Cina e Russia costruiranno uno scudo antimissile congiunto

Dedefensa 15 ottobre 20141338471173_swalker.ru_don-2n-28Conosciamo l’importanza strategico-comunicativa che lo sviluppo della rete antimissili balistici statunitense (BMD e BMDE per l’Europa) ha acquisita nel 2002-2003, divenuto importante punto di disaccordo strategico tra Stati Uniti e Russia dal 2006-2007, e da allora ha continuato ad aggravarsi. Resta inteso che, nelle condizioni attuali, tale dinamica antagonistica tra le due potenze crescerà in modo esponenziale. Ma… ecco apparire un nuovo elemento. Ci sono voci e informazioni sempre più corroborate che la Russia stia sviluppando un sistema diversificato e sofisticato completamente orientato sui missili, a livello strategico, naturalmente, ma anche tattico. Inoltre, secondo Vasilij Kashin di Voce della Russia, vi è convergenza tra Cina e Russia sulla necessità strategica di sistemi di difesa missilistici, e dello sviluppo embrionale di un tale sistema da parte cinese, con la possibilità molto seria, secondo Kashin, dello sviluppo di un sistema antimissile congiunto russo-cinese. Sarebbe una vera e propria inversione delle tendenze strategiche, politiche e comunicative con il passaggio dalla dialettica offensiva e perentoria degli Stati Uniti, con il proprio sistema antimissile, al panico istigato dal progetto russo, in particolare se tale progetto diventa un progetto russo-cinese con una cooperazione che, apparendo assai seria, indubbiamente va considerata nelle dinamiche in accelerazione…. Il testo di Voce della Russia (13 ottobre 2014), presenta informazioni più precise su questa situazione russa e russo-cinese. “Il ministro della Difesa della Russia Sergej Shojgu ha recentemente dichiarato la creazione di un Sistema Unificato Spaziale (SUS), il nuovo sistema di allarme missilistico e priorità per lo sviluppo delle forze missilistiche strategiche. Secondo il parere degli esperti, nelle condizioni attuali del sistema di allarme missilistico, si tratta di uno dei più promettenti assi di cooperazione tecnico-militare tra Russia e Cina. Il sistema russo comprenderà satelliti di nuova generazione e una rete di posti di comando protetti per l’elaborazione delle informazioni ricevute dallo spazio orbitale. Questo gruppo di satelliti sostituirà il recente sistema di Oko-1 dalle caratteristiche insoddisfacenti. (…) Il SUS può rilevare non solo i lanci dei missili balistici intercontinentali, ma anche dei missili tattici. Il SUS sarà quindi un fattore della sicurezza strategica e fornirà dati preziosi per la ricognizione dei conflitti locali. Il satelliti di allarme saranno più duraturi della precedente generazione. (…) La Cina ha bisogno anch’essa di un sistema di allarme affidabile. La sua importanza cresce a poco a poco costruendo le nuove forze nucleari strategiche, mobili ed efficienti capaci, se necessario, del colpo preventivo. La Cina deve prendere in considerazione non solo la minaccia dagli Stati Uniti, ma anche i moderni missili a medio raggio dei Paesi vicini. Pechino cerca di creare un potente sistema di difesa missilistica strategica e ha testato sistemi di difesa antimissile in grado di intercettare obiettivi balistici nella fase centrale e finale della loro traiettoria. Inoltre ha prodotto diversi programmi per lo sviluppo di armi antisatellite. E’ chiaro che la capacità del sistema di allarme cinese non riflette lo sviluppo delle forze nucleari strategiche nazionali e quello dei sistemi antimissili e antisatellite. Nel frattempo, la Russia non solo costruisce attivamente il suo sistema di allarme missilistico, ma anche le stazioni radar avanzate terrestri come il radar Voronezh. Così nelle attuali circostanze il sistema di allarme missilistico avanzato è una delle mutue aree più promettenti della cooperazione tecnico-militare. Non si tratta solo di fornire equipaggiamenti e tecnologia russa alla Cina. La creazione di un sistema comune può anche testimoniare la nuova fase del partenariato strategico bilaterale“. Questo orientamento è ovviamente d’importanza ben superiore all’aspetto strategico, di massima politica e si può anche dire che sia la “prima politica”. Questa osservazione deriva dal fatto che il sistema antimissile con maggiore operatività riguarda naturalmente il campo strategico-nucleare, ma anche e forse soprattutto riguarda il fatto che il sistema statunitense, con le sue varie intenzioni per uno schieramento aggressivo intorno la Russia, ha suscitato un fenomeno molto importante che riguarda la comunicazione delle interpretazioni politiche. Vi sono tre punti di riflessione sulla dimensione dell'”alta politica” nello sviluppo del sistema missilistico russo, la possibilità di svilupparne uno russo-cinese e le trattative già avviate in questa direzione…
• Il primo è il fatto che la crisi ucraina e il deterioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Russia hanno effettivamente spinto la Russia ad avviare un programma degli armamenti volto a contrastare il potere militare degli Stati Uniti in tutti i campi, senza eccezioni. Quello della difesa missilistica è particolarmente significativo, paradossalmente allo stato attuale delle forze strategiche, è un elemento della difesa che accentua in modo significativo la capacità offensiva delle forze nucleari strategiche. I russi hanno scelto un percorso che sembrerebbe più efficiente e più completo rispetto al sistema statunitense: il sistema SUS è un sistema autonomo di rilevamento, comunicazione e leadership che abbraccia diversi tipi di minacce (da quelle strategiche a quelle tattiche), cui è asservita la rete di difesa antimissile (S-300, S-400 e S-500) in cui i russi eccellono e sono i primi al mondo. Ciò conferma che i russi ricercano la superiorità strategica sugli USA (vedi 6 ottobre 2014), e non semplicemente di bilanciare la minaccia. Il significato politico di questo approccio è evidente ed estremamente importante perché riconosce che la Russia è spinta, certamente contro la sua volontà volendo che le relazioni di potere responsabili con gli Stati Uniti permangano, considerare lo sviluppo del suo potere da un punto di vista unilaterale, essendo necessario per la propria sicurezza, e non uno sforzo concertato al bilanciamento, come avvenuto durante la Guerra Fredda tra URSS e USA.
• La cooperazione tra Russia e Cina in tale campo, con intesa la leadership russa, è un evento politico della massima importanza. Si tratta di un inasprimento assolutamente decisivo dei legami strategici, quindi un evento di grande potere politico per i due, che ne suggella l’alleanza strategica al massimo livello. Entrambi i Paesi trarranno beneficio nel rafforzare la loro alleanza: la Cina ottenendo una garanzia strategica operativa di grande importanza, rafforzandone la posizione di potenza nucleare significativa verso le due più grandi; la Russia rafforzando la propria posizione con un’alleanza strategica che si sviluppa molto rapidamente per via degli eventi (Ucraina e politica del blocco BAO), ma con una dinamica che mette la Cina in posizione di forza verso la Russia, per via della sua superiorità finanziaria e patrimoniale. Infatti, un tale progetto mostrerebbe la potenza tecnologica e militare della Russia bilanciando nell’alleanza la forza finanziaria e capitale della Cina.
• Dal punto di vista del sistema di comunicazione, possiamo essere sicuri, se il progetto di cooperazione prende forma e quando commentatori ed esperti statunitensi cominceranno a capire cosa succede, allarme e panico prevarranno immediatamente nelle sue reazioni. Esperienza e isterismo in tal senso sono inconfondibili. Ciò porterà ad ulteriori tensioni, un ulteriore radicalizzazione degli Stati Uniti nel rafforzare bilancio e programmi di sviluppo del Pentagono (tra cui il programma missilistico, certamente). Ciò sarebbe eccellente perché riguardo al blocco tecnologico e all’esaurimento burocratico e di gestione in cui sguazza l’apparato della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, con una tale spinta supplementare rafforzerebbe confusione e disordine dell’iper-comunicazione nel cuore di tale sistema. Quindi ci si aggrapperebbe all’isterismo e alla resurrezione di progetti di comunicazione come la superiorità nucleare strategica dell’attacco preventivo del primo colpo, come discusso in particolare nel 2006 e recentemente ricordato (31 marzo 2006 e 9 giugno 2014). (Il primo colpo diventa assai problematico se c’è una seria rete antimissile). Ancora una volta, la confusione e l’iperdisordine, questa volta intellettuale dalla psicologia isterica dominante, renderanno ancora più incomprensibile, incontrollabile, terrorizzata e imprevedibile la politica strategica degli USA… Tale reazione sarà “terrorizza” soprattutto per la misera Europa, impantanata nel suo osceno vassallaggio, trovandosi ad affrontare una escalation esplosiva che dovrà seguire mentre confina con la Russia ed è priva di capacità strategiche per la propria sicurezza.
In generale, un tale progetto dovrebbe ulteriormente migliorare significativamente la rinascita della potenza militare della Russia, insieme alla seria costruzione strutturale dell’alleanza strategica tra Cina e Russia. In un certo senso, potremmo dire, che il progetto giunga a termine o meno, non c’è che d’aspettare la conclusione per ottenerne l’essenza. Infatti, l’effetto principale d’aspettarsi è la pura comunicazione nel diluvio e scontro delle varie narrative che ingombrano le menti delle élite del Sistema del blocco BAO; e tale effetto accrescerà dubbi e isteria nelle menti dell’élite del Sistema del blocco BAO… Non nascondiamo a nostro avviso che tale estensione è il modo migliore per innescare reazioni che promuovano uno stretto processo causa-effetto tra superpotenza del Sistema ed accelerazione della trasmutazione della superpotenza in distruzione. Ne scriviamo secondo l’osservazione, ormai data a nostro avviso, che la superpotenza del Sistema in accelerazione costante è divenuta una dinamica che gira a vuoto perché avviene nel declino causato da impoverimento e confusione degli strumenti utilizzati. Quindi, sì, superpotenza immediatamente entrata operativamente nel processo di auto-distruzione.

oknofacilityatnurekTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Scudo missilistico statunitense: ‘l’orso russo dorme con un occhio aperto’

F. William Engdahl (FWE), RussiaTodayNsnbc

La spiegazione di Washington secondo cui il rafforzamento del suo scudo antimissile in Europa avviene contro la minaccia nucleare iraniana, non è più credibile di quanto non lo fosse 10 anni fa.

030420-N-6141B-009Nonostante i recenti sforzi della Russia per mediare una soluzione pacifica nella crisi delle armi chimiche siriane, così come i buoni uffici nel risolvere il contrasto nucleare iraniano con Washington, l’amministrazione Obama porta avanti l’assai provocatorio dispiegamento della ‘Difesa’ Antimissile Balistico (BMD) intorno la Russia. Ciò che non viene detto dai politici occidentali è il fatto che tale azione, tutt’altro che pacifica, avvicina il mondo più che mai alla guerra nucleare per errore di calcolo. L’11 febbraio, il primo di quattro avanzati cacciatorpediniere statunitensi è arrivato a Rota, in Spagna. Costituiranno una parte fondamentale dello “scudo” antimissile balistico degli USA. Lo scudo viene spacciato come protezione dell’Europa contro un possibile attacco missilistico nucleare iraniano. Le quattro navi rimarranno sul posto per i prossimi due anni, trasportando sistemi di rilevazione avanzata e missili intercettori in grado di abbattere missili balistici, secondo la NATO a Bruxelles. L’USS Donald Cook, un cacciatorpediniere lanciamissili della Marina degli Stati Uniti, equipaggiato con il sistema di combattimento ad alta tecnologia Aegis Ballistic Missile Defense, ha attraccato nel porto meridionale di Rota. Rota, nominalmente comandata da un ammiraglio spagnolo, è totalmente finanziata dagli USA. E’ la maggiore comunità militare statunitense in Spagna, che ospita personale dell’US Navy e dell’US Marine Corps. Vi si baseranno in modo permanente, secondo il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen. Fogh Rasmussen, che evidentemente capisce poco di strategia nucleare, ha detto alla stampa “L’arrivo dell’USS Donald Cook segna un passo in avanti per la NATO, la sicurezza europea e la cooperazione transatlantica.” Al vertice NATO del novembre 2010 di Lisbona, i governi membri convennero che la NATO sviluppasse la difesa missilistica per “proteggere le popolazioni e il territorio europei della NATO… la piena operatività è prevista per la prima metà del prossimo decennio.”

Obiettivo Russia
Washington continua ad insistere che lo schieramento degli Stati Uniti del BMD in tutta Europa sia volto contro possibili attacchi missilistici iraniani all’Europa. La realtà, come Mosca ha dichiarato più e più volte dal 2001, quando l’amministrazione Bush annunciò il piano, è colpire l’unico arsenale nucleare sulla Terra in grado di contrastare un attacco nucleare degli Stati Uniti, cioè quello della Russia. Infatti, la BMD era prioritaria per il segretario della Difesa Don Rumsfeld e per George W. Bush fin dai primi giorni della loro amministrazione nel 2001. Sei mesi prima degli eventi scioccanti dell’11 settembre 2001, il presidente Bush pronunciò un discorso volutamente ingannevole sul motivo per cui il mondo avesse bisogno del sistema BMD degli Stati Uniti. Il presidente insistette allora, quasi 13 anni fa, che lo scopo del suo impegno nel costruire lo scudo missilistico statunitense non era volto contro la Russia: “La Russia di oggi non è il nostro nemico“, disse Bush. Invece, insisté, il sistema BMD era necessario solo contro i “terroristi” e gli Stati “canaglia” come Iraq, Iran o Corea democratica. In realtà, come esperti militari di Mosca, Pechino e Berlino si affrettarono a sottolineare, i “terroristi” o i piccoli Stati canaglia non avevano la capacità di lanciare missili nucleari. Né l’hanno oggi, secondo l’intelligence statunitense. Perché allora Washington spende decine di miliardi, se non centinaia di miliardi di dollari dei contribuenti per sviluppare il suo sistema BMD? I dettagli delle relazioni ufficiali politico-militari statunitensi dimostrano, oltre ogni dubbio, che si tratta della politica deliberata e incrollabile di Washington dal crollo dell’Unione Sovietica, con cui sistematicamente e inesorabilmente le amministrazioni di quattro presidenti degli Stati Uniti perseguono la supremazia nucleare (distruzione unilaterale assicurata) e l’assoluto dominio militare globale, ciò che il Pentagono chiama Full Spectrum Dominance.

Supremazia nucleare degli Stati Uniti
In un’intervista del 2006 al Financial Times di Londra, l’allora ambasciatrice statunitense alla NATO, l’ex-consigliere di Cheney Victoria Nuland, la stessa persona oggi in disgrazia per la registrazione della sua telefonata all’ambasciatore degli USA in Ucraina Pyatt per il cambio del governo di Kiev (“Si fotta l’UE”), dichiarò che gli Stati Uniti volevano una “forza militare dispiegabile globalmente” e attiva in tutto il mondo, dall’Africa al Medio Oriente e oltre, “su tutto il nostro pianeta.” Nuland poi dichiarò che avrebbe incluso Giappone e Australia, nonché i Paesi della NATO. Aggiunse ,”E’ un animale completamente diverso“, riferendosi ai piani della BMD del Pentagono di Rumsfeld. Gli esperti di strategia nucleare avvertirono, all’epoca, più di otto anni fa, che lo schieramento anche minimo della difesa missilistica, sotto l’allora nuovo CONPLAN 8022 del Pentagono, darebbe agli Stati Uniti ciò che i militari chiamano “Escalation Dominance“, la capacità di vincere una guerra di qualsiasi grado di violenza, anche nucleare.
Come notarono gli autori di un chiaro articolo su Foreign Affairs dell’aprile del 2006: “Il continuo rifiuto di Washington di astenersi dal primo attacco e lo sviluppo della difesa antimissile limitata assume un nuovo e forse più minaccioso aspetto… La capacità di condurre una guerra nucleare  resta componente fondamentale della dottrina militare degli Stati Uniti e il primato nucleare resta un obiettivo degli Stati Uniti.” I due autori dell’articolo, Lieber e Press, continuavano delineando le reali conseguenze dell’attuale escalation della BMD in Europa (e anche contro la Cina in Giappone): “…Le difese antimissile che gli Stati Uniti potrebbero plausibilmente sviluppare sarebbero utili soprattutto in un contesto offensivo, non difensivo, combinandosi alla capacità di Primo Colpo statunitense, e non come mero scudo difensivo. Se gli Stati Uniti lanciano un attacco nucleare contro la Russia (o la Cina), al Paese bersaglio rimarrebbe solo una piccola parte dell’arsenale superstite, se non nulla del tutto. A quel punto, anche un sistema di difesa missilistico relativamente modesto o inefficiente potrebbe anche bastare per proteggersi da eventuali attacchi di rappresaglia“. Conclusero: “Oggi, per la prima volta in quasi 50 anni, gli Stati Uniti sono sul punto di raggiungere la supremazia nucleare. Sarà probabilmente presto possibile agli Stati Uniti distruggere gli arsenali nucleari strategici di Russia o Cina con un primo colpo. Tale drammatico cambiamento dell’equilibrio nucleare deriva da una serie di miglioramenti dei sistemi nucleari degli Stati Uniti, dal rapido declino dell’arsenale russo e dal ritmo glaciale della modernizzazione delle forze nucleari della Cina.”
Non c’è da meravigliarsi quindi che la Russia insista sul fatto che lo schieramento della BMD di Washington, basi missilistiche che essa sola controlla, sia aggressivo. Alle serie proteste russe, Washington risponde con la bugia ancora più vacua che lo “scudo” missilistico europeo sia rivolto contro l’Iran. Oggi, oltre al lanciamissili USS Donald Cook a Rota, gli Stati Uniti hanno basi BMD in Turchia, Bulgaria, Polonia e Repubblica Ceca, tutti puntate contro la Russia. Avendo il comando militare russo fin dal 1991 rifiutato di smantellare completamente la sua potenza nucleare, finché non si fosse assicurato che gli Stati Uniti facessero altrettanto, ogni passo verso il pieno dispiegamento della Ballistic Missile Defense degli Stati Uniti avvicina la possibilità di un attacco nucleare preventivo russo contro Turchia, Bulgaria, Polonia, Repubblica Ceca e ora Spagna, così come ai silos nucleari statunitensi, anche in Germania. Quanto sono stupidi i governi dell’UE? E quanto lo è Washington? Significativamente, poi, da ministro della Difesa polacco nel 2007, Radek Sikorski negoziò con gli Stati Uniti il posizionamento dei missili della sua BMD sul territorio polacco. Oggi, da ministro degli esteri, Sikorski, insieme all’assistente agli affari europei del segretario di Stato degli Stati Uniti, Victoria Nuland, svolge un ruolo chiave nel tentativo di staccare l’Ucraina dalla Russia per isolare ulteriormente la Russia. Ciò che evidentemente non riescono a capire è che, anche se l’orso russo dorme, dorme con un occhio aperto.
L’agenda dei neo-conservatori di Washington nel ridurre la Russia a una nazione frammentata e caotica non è la strategia più intelligente per Washington. Ma difatti, i falchi neo-conservatori non sono mai stati famosi per la loro intelligenza, ma per la loro brutale strategia bellica in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria e ora, forse, per una possibile terza guerra mondiale innescata dalla loro insistenza sulla BMD contro la forza d’attacco nucleare russa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Prompt Global Strike: un altro passo ambizioso

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 13/02/2014

ahw_1260Lo scorso febbraio Zachary Keck, noto esperto, associate editor di The Diplomat e giornalista di The National Interest, ha pubblicato un brillante pezzo che dice che la Marina degli Stati Uniti esplora la fattibilità di missili ipersonici sub-lanciati nell’ambito del programma del Sistema d’Attacco Globale (CPGS). Si riferisce ad un rapporto della Difesa che afferma che l’ufficio Programmi Sistemi Strategici della Marina sollecita proposte per “studi biennali industriali per rimpolpare le opzioni tecnologiche e l’architettura di un sistema d’arma d’attacco globale a medio raggio convenzionale”. Il rapporto afferma che la gara rientra nel “piano del dipartimento della Difesa per l’anno fiscale 2014, per studiare lanciatore, missile e testata di un’arma dal potenziale rivoluzionario”. L’ufficio ha annunciato la gara ed è pronto ad aggiudicare contratti “per valutare le opzioni tecnologiche e confrontare le considerazioni su costi, prestazioni e tecnologia di tali opzioni”. Oltre un decennio fa, nel tentativo di mantenere la superiorità militare e un potente deterrente, gli Stati Uniti individuarono la necessità di una nuova funzionalità. Ciò portò l’esercito statunitense a creare il concetto controverso di capacità di attacco globale ad alta precisione. Il programma è attualmente in fase di ricerca e sviluppo e punta principalmente allo sviluppo di armi convenzionali a lungo raggio ed alta precisione che possano raggiungere il bersaglio in qualsiasi parte del mondo entro un’ora. L’amministrazione Obama ha indicato che intende prendere una decisione di acquisizione entro la scadenza dei termini.
Il programma Prompt Global Strike (PGS) comprende numerose tecnologie. I componenti potenziali sono missili balistici intercontinentali dotati di testate non-nucleari ad alta precisione, missili da crociera strategici ipersonici o missili da crociera ipersonici aerolanciati, come il Boeing X-51 o l’Advanced Hypersonic Weapon, e armi cinetiche ancora allo studio. L’Air Force e la DARPA sviluppano un aliante ipersonico che potrebbe essere schierato su una versione modificata del missile balistico Peacekeeper, noto come Sistema missilistico d’attacco convenzionale (CSM). Il Congresso può rivedere le altre opzioni per le armi della missione PGS. Queste includono non solo  missili balistici e sistemi plananti, ma anche bombardieri e missili da crociera, possibilmente con scramjets o altre tecnologie avanzate. Inoltre, una volta che l’amministrazione Obama avvia la gara  di acquisizione, l’industria può anche presentare ulteriori idee. Gli Stati Uniti mirano a combinare il PGS con le tecnologie spaziali e antimissile per formare un sistema di difesa integrato che potrebbe rendere le armi strategiche degli altri Paesi, anche nucleari, quasi inutili. Vi sono alcuni risultati tangibili. Il 1 maggio 2013 un velivolo senza pilota sperimentale sviluppato per l’US Air Force ha volato a più di cinque volte la velocità del suono, in un test al largo della California. Il test ha segnato il quarto e ultimo volo dell’X-51A dell’Air Force, un passo avanti nella tecnologia scramjet. L’aereo ha raggiunto la velocità di Mach 5,1 (4828 km/h) a 18288 metri, rendendosi ipersonico. Ha percorso 230 miglia in poco più di sei minuti. Il velivolo s’è tuffato nell’oceano, come previsto. Il velivolo X-51A è noto come Wave Rider (Surfista), perché vola, in parte, per la portanza generata dalle onde d’urto generate dal volo. Una volta sganciato da un bombardiere B-52, un booster a propellente solido viene utilizzato nella fase iniziale del volo dell’aereo accelerando alla velocità che consente al motore di attivarsi, risucchiando l’aria mentre il velivolo accelera. Raggiungere un volo scramjet è tecnicamente molto impegnativo per via delle alte velocità e temperature generate.
Il Wave Rider è stato progettato per raggiungere una velocità di Mach 6 o superiore, sei volte la velocità del suono e abbastanza veloce per attraversare l’Oceano Atlantico e colpire un bersaglio in Europa in meno di un’ora. L’US Air Force continuerà la ricerca ipersonica e i successi del X-51A daranno un contributo al programma dell’Arma d’Attacco ad Alta Velocità attualmente in sviluppo.  X-51 non è un concorrente del Trident convenzionale, che avrà una gittata di soli 600 miglia nautiche. Viene aerolanciato da un velivolo, quindi spinto con un razzo a propellente solido prima che il motore ipersonico venga attivato. È la prima arma a non essere un missile balistico a volare a velocità ipersonica.
Nel suo recente libro, Silver Bullet? Asking The Right Questions about Prompt Global Strike, James Acton, senior associate nel Programma di Politica Nucleare della Carnegie Endowment for International Peace, sostiene la necessità di un più ampio dibattito sui meriti e demeriti del sistema. Vi sono diversi fattori destabilizzanti inerenti al programma, come la sua dipendenza dallo sviluppo di missili a lungo raggio con esplosivi convenzionali al posto delle testate nucleari, che potrebbe facilmente spingere uno Stato a scambiare un’arma CPGS per una testata nucleare, la cui potenziale ambiguità costituisce una notevole minaccia alla stabilità strategica. C’è un altro aspetto del problema. I velivoli aerolanciati a lunga gittata con testate convenzionali di precisione e armi non nucleari plananti non sono coperti da accordi. La questione non è inclusa nel programma di sicurezza e controllo degli armamenti, innescando una nuova corsa agli armamenti. Altri Paesi non hanno alcuna via d’uscita se non affrontare tale sfida, e lo fanno. Le preoccupazioni sono molto reali, tali fatti dimostrano che tentativi sono già in corso. Ci potranno essere profonde implicazioni per la sicurezza internazionale, se la questione non viene affrontata in tempo. Il dibattito negli Stati Uniti su come usare le armi CPGS per colpire duramente obiettivi in profondità, inevitabilmente sollevano le preoccupazioni della Russia sulla possibilità di sopravvivenza dei missili balistici intercontinentali nei silos. Funzionari russi hanno espresso aspre critiche verso i piani degli Stati Uniti per l’iniziativa del PGS.
Il 19 giugno 2013, poche ore prima che il presidente Barack Obama chiedesse ulteriori riduzioni nucleari a Berlino, il Presidente Vladimir Putin avvertiva confutandolo e precisando che, “vediamo che si lavora in tutto il mondo allo sviluppo di sistemi d’arma convenzionali ad alta precisione con  capacità d’attacco che si avvicinano a quelle delle armi nucleari strategiche. I Paesi con tali armi aumentano notevolmente la loro capacità offensiva”. A seguito del vertice del collegio del ministero della Difesa russo a Mosca, il 10 dicembre 2013, il ministro della Difesa, Generale Sergej Shojgu, e il Capo di Stato Maggiore Generale, Generale Valerij Gerasimov, istruirono i vertici sulle priorità militari. I comandanti hanno detto che lo sviluppo del Prompt Global Strike è una delle principali minacce che affronta il Piano della Difesa. Un piano è stato redatto per schierare missili nucleari su rotaie in possibile risposta al Prompt Global Strike. Il 18 dicembre 2013, il Tenente-Generale Sergej Karakaev ha detto, “Un rapporto del ministero della Difesa è stata presentato al presidente ed è stato dato l’ordine di sviluppare una progetto preliminare di sistema missilistico su rotaie”. Karakaev ha aggiunto che un’analisi approfondita del sistema d’arma statunitense ha portato alla conclusione che “vi sia la necessità di riconsiderare la questione del sistema missilistico su rotaie, data la sua maggiore capacità di sopravvivenza e la portata della nostra rete ferroviaria”. “Se parliamo dei vettori balistici convenzionali esistenti, chiaramente si percorre la via dell’escalation del conflitto dalle estreme conseguenze apocalittiche”, ha detto il Viceministro degli Esteri Sergej Rjabkov. Il Viceprimo ministro russo Dmitrij Rogozin ha detto, lo scorso dicembre, che Mosca si riserva il diritto di usare le armi nucleari in risposta ad un attacco convenzionale, vedendolo come “grande stabilizzatore” che riduce la probabilità di un’aggressione… Rogozin ha detto che coloro che “sperimentano armi strategiche non-nucleari” dovrebbero ricordarsi che “se saremo attaccati senza dubbio useremo le armi nucleari, in certe situazioni, per difendere il nostro territorio e gli interessi dello Stato”.
I leader di Stati Uniti e Russia sanno essere saggi e perspicaci. Hanno firmato dal 1972 i trattati ABM, INCSEA, SORT e START e gli esperimenti anti-satellite sono stati abbandonati. Non è tempo di far rivivere quel passato? Altri Stati come la Cina potrebbero essere inclusi nel processo di controllo degli armamenti, un’alternativa migliore alla corsa agli armamenti incontrollata.

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perchè gli Stati Uniti denunciano i test degli ICBM russi?

Viktor Litovkin, RIR, 10 febbraio 2014

Washington ha informato gli alleati della NATO delle sue preoccupazioni su una possibile violazione del trattato Intermediate-Range Nuclear Forces (INF) da parte di Mosca. Queste preoccupazioni sarebbero state innescate dai test dei missili da crociera russi. RIR ha chiesto al prominente esperto militare Viktor Litovkin di spiegare la situazione.
mailedD16Il Trattato INF vieta produzione, test e implementazione di missili balistici e da crociera a medio raggio (1000-5000 km) e a corto raggio (500-1000 km) a Stati Uniti e Russia. A giudicare dalle notizie apparse sulla stampa statunitense, Washington ritiene che la Russia abbia testato un missile “sospetto” nel 2008. Le pubblicazioni statunitensi non dicono di quale missile si tratti, ma alludono gravemente all’RS-26, noto anche come Rubezh o Avangard. L’RS-26 Rubezh è un missile balistico intercontinentale (ICBM), il che significa che segue una traiettoria balistica per colpire l’obiettivo. I missili da crociera, invece, volano orizzontalmente appena sopra la superficie terrestre, seguendo dappresso la topografia della superficie. Gli ICBM hanno una gittata di 11500 km, considerando che i missili da crociera, di norma, hanno una gittata molto più limitata di 3500 km. La causa del recente putiferio è, in un certo senso, la testata utilizzata dall’ICBM Rubezh che si comporta come un missile da crociera. Dopo essere lanciato da una piattaforma mobile terrestre, l’RS-26 sale dritto verso l’alto. Una volta raggiunta una certa quota, inizia a seguire una traiettoria balistica curva verso il bersaglio. Poi nella sezione discendente della traiettoria, a poche centinaia di miglia dal bersaglio, la testata improvvisamente si tuffa perdendo quota, continuando ad avvicinarsi come un missile cruise, cioè volando orizzontalmente lungo la superficie della Terra. Il rilevamento dai radar o altri mezzi tradizionali di tale testata è impossibile, né può essere intercettata.

Una risposta simmetrica
Queste nuove testate degli ICBM russi sono sviluppate in risposta ai piani statunitensi per implementare il sistema globale di difesa antimissile lungo i confini della Russia. In realtà, Washington è stata informata da qualche tempo circa l’RS-26 Rubezh. Il Colonelllo-Generale Vladimir Zarudnitskij, capo del Dipartimento Operazioni Fondamentali dello Stato Maggiore della Russia, ha parlato del nuovo sistema missilistico poco più di sei mesi fa. “Nell’ambito del piano approvato per potenziare le forze armate russe, il Ministero della Difesa ha condotto un lancio di prova del nuovo ICBM Rubezh, dalle notevolmente migliorate caratteristiche di precisione nell’attacco“, ha detto il generale in un incontro con il presidente Vladimir Putin. Il missile fu lanciato il 6 giugno 2013 dal poligono di Kapustin Jar nella Regione di Astrakhan, ed atterrò nel poligono Balkhash nel Kazakhstan orientale. Prima di ciò, un altro missile fu lanciato dal balipedio di Plesetsk nella regione di Arkhangelsk, atterrando nel poligono di Kura in Kamchatka, 6300 km ad est. Secondo il Generale Zarudnitskij, una volta che il Rubezh supera il programma delle prove  entrerà in servizio con le Forze Strategiche Missilistiche (le forze nucleari russe terrestri). Il primo reggimento missilistico inizierà a riceverli nell’autunno 2014. Il Ministero della Difesa lavora all’implementazione delle infrastrutture necessarie e alla formazione del personale.

L’attacco, migliore forma di difesa?
Alcuni esperti dicono che la Russia potrebbe in realtà aver testato un missile da crociera destinato allo schieramento su bombardieri a lungo raggio, navi e sottomarini. Tali missili non sono vietati dal trattato INF. Il problema è che il test del missile fu effettuato da una piattaforma terrestre, poiché molto più conveniente che condurlo in mare o da un aeromobile. Anche se ciò potrebbe essere il dettaglio che ha spinto gli statunitensi ad accusare Mosca, le loro motivazioni non sono probabilmente quelle che sembrano. Ad esempio, gli statunitensi testano regolarmente elementi del loro sistema di difesa missilistico dall’atollo di Kwajalein nel Pacifico. I missili-bersaglio utilizzati durante questi test sono equipaggiati con motori per missili a medio raggio. Ciò fu sottolineato a più riprese dal Maggiore Generale Midykhat Vildanov, professore presso l’Accademia delle Scienze Militari e uno degli specialisti più rispettati della Russia sui sistemi d’arma strategici. In un articolo pubblicato sulla rivista Nezavisimoe Voennoe Obozrenie (Rivista Militare Indipendente) nel luglio scorso, accusava il Pentagono di violare il Trattato INF. In particolare, il Prof. Vildanov insisteva sul fatto che durante le prove dei loro intercettori, gli statunitensi usino missili-bersaglio dalla gittata di oltre 1000 km (1200 km per l’HERA, 2000 km per LRALT, e 1100 km per i missili MRT); una chiara violazione del trattato INF. Il ministero degli Esteri russo se ne lamentò nel gennaio 2001, e di nuovo nell’agosto 2010, ma non ebbe alcuna risposta da Washington. Nel frattempo, il Ministero della Difesa russo dice che l’accusa di aver violato il Trattato INF rivolta a Mosca dalla stampa statunitense, coincide con una dichiarazione interessante del Segretario alla Difesa Chuck Hagel. Parlando alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, Hagel ha detto che il Pentagono aveva inviato l’USS Donald Cook, un cacciatorpediniere equipaggiato con il sistema di difesa missilistico navale Aegis, nel porto spagnolo di Rota. Tali coincidenze stranamente ricordano gli attacchi propagandistici preventivi durante la Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica.

russiatestsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

Washington gioca alla roulette russa con la difesa missilistica

F. William Engdahl, Nsnbc, RT 30 dicembre 2013
BMD-conceptNel suo recente incontro annuale con i media, il presidente russo Vladimir Putin ha risposto a una domanda sul presunto posizionamento dei missili Iskander russi a Kaliningrad, alle porte della Polonia. Ha affermato che la difesa missilistica degli Stati Uniti rimane una minaccia alla sicurezza nazionale russa e che la Russia ha il diritto di disporre i missili Iskander a Kaliningrad, ma ha sostenuto che tale passo non era ancora stato preso. Putin ha aggiunto, tuttavia, che porre i missili Iskander a Kaliningrad sarebbe una risposta logica ai piani statunitensi di costruzione del sistema di difesa missilistica in Europa. Ciò che pochi in occidente, al di fuori di una manciata di esperti militari, capiscono tuttavia è che il piano statunitense di installare i missili e i radar speciali della  cosiddetta Ballistic Missile Defense in Polonia, Repubblica Ceca, Turchia e Bulgaria, è un atto estremamente provocatorio di Washington contro la Russia, e rischia di trascinare il mondo sull’orlo di una guerra nucleare.
Le osservazioni di Putin fanno seguito a un report del quotidiano tedesco ardentemente filo-statunitense Bild Zeitung. Alcuni giorni prima dei commento di Putin, il Bild aveva riferito che immagini satellitari segrete mostravano missili Iskander-M di stanza presso il confine polacco. Sia il Bild che i media mainstream statunitensi ed europei ripresero l’articolo su Kaliningrad come conferma dell’aggressione russa e del ritorno della Guerra Fredda. Difatti, per Washington e l’esercito statunitense, la guerra fredda non è mai finita. La Difesa antimissile di Washington è la provocazione più estrema che si possa immaginare nell’era nucleare. Si tratta della versione atomica della roulette russa che rende la probabilità di una reazione preventiva di Mosca contro i missili polacchi e i radar cechi dell’AMD altamente logica. È utile ricordare il contesto.

Putin a Monaco di Baviera
Nel febbraio 2007, il presidente russo Vladimir Putin partecipò in Germania all’annuale Conferenza internazionale sulla sicurezza di Monaco di Baviera, in precedenza nota come Conferenza di Wehrkunde. In un discorso straordinario sotto qualsiasi aspetto, le osservazioni di Putin suscitarono la sorpresa di molti in occidente: “La NATO ha piazzato le sue forze di prima linea ai nostri confini. E’ ovvio che l’espansione della NATO non abbia alcuna relazione con la modernizzazione dell’Alleanza o la garanzia della sicurezza in Europa. Al contrario, rappresenta una seria provocazione che riduce il livello di fiducia reciproca. Abbiamo il diritto di chiedere: contro chi viene intesa questa espansione? E cosa è successo alle assicurazioni dei nostri partner occidentali dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia?” Putin continuava: “E’ impossibile sanzionare la comparsa di nuove, destabilizzanti armi ad alta tecnologia… nelle nuove aree del confronto, specialmente nello spazio. Le guerre stellari non sono più una fantasia, ma una realtà. A parere della Russia, la militarizzazione dello spazio potrebbe avere conseguenze imprevedibili per la comunità internazionale, e provocare nientemeno che l’inizio della guerra nucleare. I piani per espandere certi elementi del sistema di difesa antimissile in Europa non possono aiutarci, ma danneggiarci. Chi ha bisogno di un ulteriore passo di ciò che sarebbe, in tal caso, l’inevitabile corsa agli armamenti?
Il ministero degli Esteri russo ha ufficialmente risposto al programma AMD di Washington, nel 2007, dichiarando che “L’intenzione degli Stati Uniti di dispiegare componenti della difesa antimissile, che diverranno strutture militari strategiche nelle immediate vicinanze dei confini russi, è fonte di particolare preoccupazione. Dovremo tener conto delle potenziali strutture negli ulteriori passi politico-militari e nella pianificazione militare russi. Tali piani contraddicono l’impegno della NATO a frenare il dispiegamento di forze, come affermato nell’Atto fondativo Russia-NATO“.
Nel gennaio 2007, poco prima delle osservazioni critiche di Putin a Monaco di Baviera, il Pentagono aveva annunciato i piani degli USA di dispiegare un sistema di difesa antimissili balistici in Europa. Il Pentagono ha sostenuto che lo schieramento mirava a proteggere le installazioni statunitensi e della NATO contro le minacce dei nemici mediorientali, in modo esplicito l’Iran, non la Russia. A seguito della osservazioni a Monaco di Putin, il dipartimento di Stato statunitense pubblicò un commento formale, rilevando che l’amministrazione Bush era “perplessa dai ripetuti commenti caustici sul sistema previsto da Mosca.” In ulteriori dichiarazioni, Washington ha insistito che lo schieramento europeo dell’AMD è rivolto contro la potenziale minaccia di un attacco missilistico iraniano in un Paese europeo della NATO o negli stessi USA. Come Putin ha sottolineato nel suo intervento a Monaco di Baviera, ciò non ha militarmente senso. “Come diciamo in Russia, sarebbe come usare la mano destra per raggiungere l’orecchio sinistro.” Ora, circa sette anni dopo, proprio mentre Mosca ha facilitato la soluzione diplomatica dei grovigli siriani e iraniani di Washington, Washington amplia l’anello di siti missilistici dell’AMD intorno alla Russia in Romania, Turchia e Bulgaria, nonché Polonia e Repubblica ceca. Cruciale per afferrare il motivo per cui Mosca si rifiuta di accettare il dispiegamento dei missili degli Stati Uniti, è come contribuirebbe all’equilibrio della pace.

Il bluff di Washington
Il governo russo non ha perso tempo a rispondere alla recente svolta dei P5+1 tra Washington e Teheran, per negoziare una soluzione diplomatica al programma nucleare iraniano. Il 25 novembre, il ministro degli Esteri russo Lavrov ha detto ai media occidentali, a Roma, “Se l’accordo con l’Iran viene attuato, il motivo dichiarato per la costruzione dello scudo della difesa non sarà più applicabile.” Mosca definisce bluff di Washington il suo dispiegamento di missili in Europa come rivolto non contro la Russia ma l’Iran. Washington si è affrettata a rispondere. Il 16 dicembre, il segretario della Difesa statunitense Chuck Hagel ha dichiarato che il piano di azione congiunto P5+1, concluso tra l’Iran e gli Stati del P5+1 riguardo il programma nucleare di Teheran, “non elimina la necessità degli Stati Uniti ed alleati europei di continuare ad attuare i piani della difesa missilistica in Europa“. Hagel ha continuato “gli sforzi della difesa antimissile della NATO non costituiscono una minaccia per la Russia“, e ha invitato le parti a continuare le consultazioni sui futuri piani missilistici in Europa. Hagel non si preoccupava di spiegare perché l’accordo di Teheran non eliminasse il “bisogno” dell’AMD degli Stati Uniti. Il presidente Putin ha aggiunto, “il programma nucleare iraniano era la ragione principale per il dispiegamento degli scudi missilistici. E cosa abbiamo adesso? Il problema nucleare iraniano svanisce mentre lo scudo missilistico rimane al suo posto. Anzi, viene ancora sviluppato.

L’anello mancante per il primo colpo
Sfumando le sottigliezze, Hagel semplicemente mente. Come ex-capo del programma della difesa antimissile del Pentagono del presidente Reagan, il colonnello Robert Bowman ha detto a questo autore, in una intervista telefonica del 2009, che lo sviluppo dello “scudo” antimissile USA attorno alla Russia, lungi dall’essere difensivo, è offensivo all’estremo. Bowman ha definito lo schieramento dell’AMD, “l’anello mancante per un Primo Colpo“. Gli Stati Uniti perseguono la possibilità di una guerra nucleare con il suo unico rivale nucleare attuale, la Russia, come ‘possibile!’ Ciò è realmente e veramente ‘pazzesco’. La prima nazione con una ‘difesa’ antimissile nucleare (AMD) avrebbe de facto la ‘capacità di primo colpo’, perché potrebbe paralizzare la rappresaglia nucleare abbattendo i missili. Lo scudo della difesa missilistica nucleare degli Stati Uniti, che segue il programma di sviluppo top secret del Pentagono dagli anni ’70, prevede un sistema terrestre che potrebbe rispondere a un attacco missilistico limitato. Attualmente ci sono cinque parti del sistema statunitense AMD, compresi gli impianti dei radar phased array in grado di rilevare il lancio di missili nemici e di tracciarli. In teoria, una volta che i missili lanciati vengono rilevati e confermati puntare sugli Stati Uniti o su qualsiasi altro obiettivo specifico, la fase successiva sarebbe lanciare uno o più del centinaio di missili intercettori, per distruggere il missile balistico nemico prima che raggiunga lo spazio aereo statunitense.
Una volta che l’AMD degli Stati Uniti sarà attivo e operativo, attorno alla Russia, la tentazione di certuni al Pentagono e alla Casa Bianca (non che qualsiasi persona mentalmente instabile possa mai occupare la Casa Bianca), di lanciare un primo attacco nucleare contro l’arsenale nucleare russo, sarebbe definitiva. Tale “primato” nucleare è stato il sogno del Pentagono fin dagli anni ’50. In un articolo del marzo 2006, la più importante rivista di politica estera degli Stati Uniti, Foreign Affairs, due alti analisti militari statunitensi hanno formulato osservazioni in tal senso: se la modernizzazione nucleare degli Stati Uniti fosse realmente rivolta contro gli Stati canaglia o i terroristi, la forza nucleare del Paese non avrebbe bisogno delle migliaia di testate che si otterranno dal programma di aggiornamento delle W-76. La forza nucleare attuale e futura degli Stati Uniti, in altre parole, sembra progettata per effettuare un attacco preventivo contro la Russia o la Cina. Non c’è da meravigliarsi, allora, che la Russia abbia o sia in procinto di schierare missili Iskander e di adottare altre misure per contrastare il folle dispiegamento dell’AMD di Washington.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iskander, risposta al BMD. L’occidente provoca ulteriormente la Russia?

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 20/12/2013

999876La Russia ha avvicinato missili Iskander alle frontiere europee, in risposta al dispiegamento dello scudo antimissile degli USA. Secondo il giornale popolare tedesco Bild del 14 dicembre, la Russia avrebbe dispiegato circa 10 sistemi Iskander nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania. Il ministero della Difesa russo ha confermato le notizie sul dispiegamento dei missili a corto raggio Iskander nella regione di Kaliningrad, affermando che non viola gli accordi internazionali. “Le unità missilistiche e di artiglieria del distretto militare occidentale sono dotate di sistemi missilistici tattici Iskander,” ha detto il 16 dicembre il Maggior-Generale Igor Konashenkov, capo del servizio stampa del ministero della Difesa. “Il dispiegamento dei battaglioni di missili Iskander nel Distretto Militare occidentale non contraddice accordi o trattati internazionali“, ha aggiunto. Il quotidiano russo Izvestija ha riportato che i missili sono presenti “da qualche tempo”. Un’altra fonte militare anonima ha detto che furono dispiegati circa 18 mesi prima. (1)

Iskander: arma difensiva avanzata
L’Iskander (NATO: SS-26 Stone) è un tipo di arma che potrebbe influenzare l’equilibrio militare e politico in alcune regioni del mondo. Si tratta di un sistema mobile per missili balistici tattici fabbricato dall’Industria Unitaria dello Stato federale, il Design Bureau metalmeccanico, per l’esercito russo), il primo test si svolse nel 1996 entrando in servizio nel 2006. può colpire bersagli a terra, come centri comando e comunicazione, concentramenti di truppe, strutture per la difesa aerea e aeroporti. Il ministero della Difesa russo ha in programma l’acquisizione di 120 sistemi missilistici tattici Iskander-M, con cui dotarne almeno cinque brigate missilistiche entro il 2016. L’Iskander viene prodotto in tre versioni. Iskander-E per l’esportazione, con sistema di guida inerziale e una gittata massima di 280 km (la gittata minima del missile è 50 km) con probabilità di errore circolare di 30-70 metri. Bielorussia, Iran e Libia hanno espresso interesse nel procurarsi il missile. Iskander-M è un missile a gittata estesa per l’esercito russo. La gittata supera i 400 km, con una maggiore precisione fornita da sistemi di guida inerziale e ottici. Satelliti, aerei o ricognizione potrebbero essere utilizzati per la rilevazione, l’identificazione e la guida. Dopo aver ricevuto le immagini del bersaglio, il computer di bordo punta e dirige a velocità supersonica la testata verso l’obiettivo. Il sistema è dotato di due missili a corto raggio balistici a puntamento indipendente, in grado di mutare la rotta in volo per colpire obiettivi in movimento. Un missile può colpire il bersaglio con una testata convenzionale di 500kg a frammentazione, alto esplosivo, submunizioni, penetrazione, esplosivo carburante-aria o ad impulso elettro-magnetico. Iskander offre la possibilità di superare le difese missilistiche nemiche con un elevato grado di immunità alle contromisure elettroniche.  Iskander-K è la versione migliorata per lanciare il missile da crociera R-500.

La NATO si precipita a esprimere preoccupazione
Stati Uniti, Polonia e Stati baltici hanno tutti espresso ansia. I ministri della difesa estone e lituano hanno definito la notizia “allarmante”, descrivendola un “motivo di preoccupazione”. Il ministro della difesa lettone Artis Pabriks ha detto che una tale mossa cambierebbe l'”equilibrio di potere nella nostra regione” e “minaccia diverse città del Baltico.” Gli Stati Uniti si uniscono agli alleati. La viceportavoce del dipartimento di Stato Marie Harf ha dichiarato: “Abbiamo sollecitato la Russia a non prendere misure destabilizzanti la regione”. La Polonia si consulterà con i suoi partner della NATO sulla questione, prima dell’eventuale risposta. Il ministero degli Esteri di Varsavia ha detto, in una dichiarazione del 16 dicembre, “I piani per implementare altri missili Iskander-M a Kaliningrad sono preoccupanti“, ed ha detto di non aver ricevuto alcuna informazione ufficiale dalla Russia sullo schieramento, e che controllava i media. Il generale dell’US Air Force Philip Breedlove, comandante supremo della NATO in Europa, ha detto il 17 dicembre che era interessato dalla notizia. “È qualcosa che dobbiamo capire e di cui saperne concretamente“, ha detto a un gruppo di giornalisti a Berlino. Il generale ha suggerito che la divulgazione dimostra la necessità di un canale per comunicazioni più regolare e affidabile tra la NATO e i comandanti militari russi. “Le nostre navi nel Mediterraneo orientale sono molto vicine… I nostri aerei ogni giorno s’incontrano sul Mare del Nord, sui Paesi Baltici e in altri luoghi. Ci potrebbe essere lo spazio per errore di calcolo“, ha detto. “Come militari nella leadership di questa alleanza… dobbiamo avere comunicazioni serie, costanti ed affidabili“, ha aggiunto Breedlove. Alla domanda se tale canale esistesse, rispose: “Non saprei, ma avendone bisogno vi lavoriamo molto seriamente.” La portavoce della NATO Oana Lungescu ha detto, rispondendo sulla notizia: “Il movimento di missili o aerei in aree le cui intenzioni sono difficili da capire, è controproducente per la partnership che la NATO cerca con la Russia e per gli scopi che abbiamo concordato per migliorare la sicurezza regionale.” Ha detto che la NATO voleva essere più trasparente nei suoi rapporti con la Russia e aveva fatto ripetuti sforzi per coinvolgervi Mosca, anche attraverso inviti ad osservare le esercitazioni e a cooperare sulla difesa missilistica. “Purtroppo, la Russia deve ancora rispondere a queste offerte“, si lamentava Lungescu.

Alcune riflessioni da condividere
A questo proposito credo che sia opportuno ricordare che gli Stati Uniti dispongono di 180 munizioni nucleari aviotrasportate B61 schierate in Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Turchia destinati agli aerei da combattimento F-15E e F-16 (la Russia non ha armi nucleari fuori dal suo territorio). I velivoli con capacità nucleare fanno parte dell’arsenale di Stati non-nucleari come Belgio, Turchia e Olanda. Anche i Tornado tedesco e italiani possono trasportare le B61 nucleari. Tali velivoli con capacità nucleare decollano dalla base di Siauliai, in Lituania, per pattugliare in rotazione i cieli vicini al confine russo. Possono raggiungere Smolensk in 15-20 minuti, per esempio. Sarebbe totalmente irresponsabile da parte della Russia non adottare misure adeguate… La regione di Kaliningrad ospita una stazione radar Voronezh-DM per controllare lo spazio aereo sull’Atlantico. L’Oceano Atlantico è pattugliato da sottomarini strategici lanciamissili intercontinentali di Stati Uniti, Regno Unito e Francia pronti a colpire la Russia. Il sistema di difesa missilistico USA-NATO dispiegato in Europa, è una minaccia potenziale per almeno la metà dell’arsenale nucleare strategico basato sui silos in Russia. I missili SM-3B1 sono appena stati dispiegati in Romania. La Fondazione per la Cultura Strategica ha evidenziato l’evento in modo dettagliato (2). La Polonia, confinante con la regione di Kaliningrad, ospiterà una versione ancora più avanzata del sistema missilistico. Nel 2009 la Russia disse agli Stati Uniti che non avrebbe schierato gli Iskander se gli Stati Uniti annullavano la cosiddetta terza componente di superficie della difesa antimissile in tale Paese. Ma non lo fece. Ora gli Stati Uniti programmano di far stazionare cacciatorpediniere Aegis in Spagna. Secondo i piani, l’USS Ross e l’USS Donald Cook arriveranno nel porto di Rota, loro base di stazionamento, nel 2014, seguiti dagli USS Carney e Porter nel 2015. Le navi da difesa missilistica pattuglieranno il Mediterraneo orientale.

La risposta della Russia alle preoccupazioni della NATO
La Russia è libera di schierare missili tattici Iskander “dovunque voglia” sul suo territorio, ha detto il 18 dicembre il ministro della Difesa Sergej Shojgu, durante un incontro con gli ufficiali della riserva nei corsi di addestramento (presso la Russia State Technological Institute), in risposta alle preoccupazioni dell’occidente. “Recentemente c’è un gran chiacchierare per aver messo degli Iskander in qualche posto sbagliato. Sul territorio della Federazione Russa, li metteremo dove ci aggrada“, ha detto. Il capo della Difesa ha anche aggiunto che la Federazione russa ha la tecnologia per reagire al dispiegamento dei sistemi di difesa missilistica degli Stati Uniti in Europa. “Non resteremo fermi a guardare passivamente lo schieramento della difesa antimissile (USA/NATO). I nostri progettisti ed impianti lavorano efficacemente e l’esercito russo possiede armi potenti, mobili ed efficienti“, ha detto Shoigu. “Non si creda alle voci secondo cui Russia è debole e non può fare nulla. Credetemi, è una bugia“, ha detto…

La posizione generale della Russia sulla questione
Già nel novembre 2011, quando gli Stati Uniti non accettarono di fare della difesa missilistica un progetto congiunto con la Russia, l’allora Presidente Dmitrij Medvedev annunciò piani radicali per affrontare ciò che Mosca considera una minaccia alla propria sicurezza nazionale. Disse che avrebbe dispiegato sistemi d’attacco nell’ovest e nel sud del Paese, così come per far stazione missili  Iskander nella regione di Kaliningrad, al fine di contrastare il rischio rappresentato dallo scudo di difesa missilistica europeo. Questo febbraio, il Colonnello-Generale Valerij Gerasimov, Capo di Stato Maggiore russo, ha detto che tutte le brigate missilistiche russe saranno armate con i sistemi Iskander entro il 2020. Mosca da tempo chiede garanzie giuridicamente vincolanti sul sistema di difesa missilistico, affinché non sia rivolto contro la Russia, ma gli Stati Uniti finora si sono rifiutati di fornire tale promessa. Per anni, la necessità di costruire lo scudo missilistico in Europa è stata giustificata dalla presunta minaccia da Paesi come l’Iran. Mosca aveva sperato che il sistema missilistico degli Stati Uniti venisse ritirato, con l’accordo firmato tra Teheran e i P5+1 il 24 novembre a Ginevra. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha detto che l’accordo nucleare dell’Iran con l’occidente non giustifica la realizzazione del sistema missilistico statunitense, da tempo propagandato in Europa. “Se l’accordo con l’Iran viene attuato, il motivo dichiarato per la costruzione dello scudo di difesa non avrà più ragione di essere“, ha detto Lavrov a Roma il 25 novembre (Il piano congiunto d’azione, concluso tra l’Iran e gli Stati membri del P5+1, riguardo il programma nucleare di Teheran). La soluzione del problema nucleare iraniano renderà inutile il dispiegamento della difesa missilistica in Europa. “Presumiamo che la soluzione dei problemi legati al programma nucleare iraniano debbano portare alla revisione del concetto statunitense della rete di difesa missilistica in Europa“, ha detto Lavrov durante “l’ora del governo” al Consiglio della Federazione, il 18 dicembre. “In effetti, la soluzione del problema nucleare iraniano eliminerà la premessa che giustifica la necessità di schierare la difesa missilistica in Europa“, ha detto (3). Ma i funzionari della NATO la pensano diversamente.
Il presidente Putin ha chiarito che tutte le forze nucleari strategiche russe devono essere invulnerabili a qualsiasi difesa antimissile. Rivolgendosi alla nazione sulla Costituzione, ha sottolineato che risolto il problema dell’Iran, la difesa missilistica diventa un’arma offensiva. Parlando nel suo indirizzo annuale sullo Stato della nazione, il 12 dicembre, Putin ha detto che la Russia è consapevole del fatto che il sistema di difesa missilistico statunitense, previsto per l’Europa orientale, sia difensivo solo di nome descrivendone il potenziale strategico offensivo. “L’incremento dei Paesi stranieri dei propri sistemi strategici non nucleari ad alta precisione e l’ampliamento della potenza della difesa antimissile, potrebbe rovinare i precedenti accordi sul controllo e la riduzione degli armamenti nucleari, portando a spezzare il cosiddetto equilibrio strategico” ha detto. “Nessuno dovrebbe illudersi sulla possibilità di superare militarmente la Russia“, ha detto Putin. “Non lo permetteremo mai.” Putin ha osservato che lo scudo missilistico “eroderà” l’equilibrio di potere mondiale. Ha detto che “ogni problema internazionale può e deve essere risolto con mezzi politici“. “Il programma nucleare iraniano serviva da scusa principale per schierare lo scudo missilistico“, ha detto Putin. “E cosa abbiamo adesso? Il problema nucleare iraniano svanisce mentre lo scudo missilistico rimane al suo posto. Anzi, viene ancora sviluppato.” Alla conferenza stampa annuale del 19 dicembre, Putin ha detto che la Russia non può non reagire al vero dispiegamento di armi statunitensi in Europa, compresi i sistemi di difesa antimissile. Secondo lui, non c’è nulla di nuovo sullo schieramento degli Iskander nella regione di Kaliningrad. Il Presidente ha sottolineato che la decisione finale non è ancora stata presa, ma la Russia non deve essere provocata, perché gli Iskander non sono l’unica arma, e neanche la più efficace, che la Russia possiede per difendersi.
In precedenza, in una riunione con il ministro della Difesa della Russia Shojgu, il 10 dicembre, ha detto che il Paese deve migliorare i suoi armamenti per mantenere la parità con “le nazioni leader nel modernizzare attivamente i loro arsenali.” Il ministro della Difesa Sergei Shojgu ha detto che la Russia continuerà il dispiegamento dei missili nucleari Iskander nella regione di Kaliningrad, la più occidentale del Paese, in reazione ai piani missilistici statunitensi.
Il presidente Putin ha citato lo scudo missilistico come uno dei motivi per cui la Russia deve mantenere un esercito forte, impegnandosi a spendere 23000 miliardi di rubli (700 miliardi dollari) entro il 2020 per aggiornare la difesa. La Russia ha sempre sospettato che gli Stati Uniti  implementano non dei sistemi di difesa missilistica in Europa, ma vere e proprie armi di Primo attacco. “Siamo ben consapevoli del fatto che il sistema di difesa missilistico è difensivo solo di nome, mentre in realtà si tratta di un elemento essenziale del potenziale offensivo strategico“, ha detto Putin al suo discorso all’Assemblea federale, aggiungendo che la Russia “segue da vicino l’evoluzione del cosiddetto “concetto di attacco nucleare disarmante” delle forze armate statunitensi”. Putin ha detto che il programma degli Stati Uniti è volto “a sconvolgere ciò che è noto come equilibrio strategico di potenza.” “Ne siamo ben consapevoli. E sappiamo cosa fare al riguardo“, ha avvertito Putin. L’11 dicembre il viceprimo ministro russo Dmitrij Rogozin ha avvertito che la Russia userà armi nucleari se venisse attaccata, aggiungendo che questa possibilità è il principale deterrente contro potenziali provocatori e aggressori. “Si può provarlo tutto il tempo che si vuole, schierando testate non-nucleari su vettori missilistici strategici. Ma si dovrebbe tenere a mente che se ci fosse un attacco contro di noi, certamente ricorreremo all’utilizzo di armi nucleari in certe situazioni, per difendere il nostro territorio e gli interessi dello Stato“, ha detto Rogozin, a capo dell’industria della Difesa, parlando alla Duma di Stato. (4)
Aleksej Pushkov, presidente della commissione Esteri della Duma di Stato russa, la camera bassa del parlamento, ha detto in un’intervista a Russia Today (RT), che fin dall’inizio la tesi occidentale che sostiene l’idea della BMD europea era “profondamente sbagliata”, e che gli argomenti su Corea democratica e Iran utilizzati per giustificare l’ABM statunitense in Europa “sono solo falsi.” “Il vero obiettivo è creare una nuova superiorità statunitense in Europa, per cercare di neutralizzare il potenziale nucleare russo, almeno in parte, e creare un nuovo legame tra gli Stati Uniti e l’Europa“, ha detto Pushkov. (5)
le notizie sullo schieramento di Iskander a Kaliningrad furono già segnalate. Il presidente russo Vladimir Putin e altri funzionari russi hanno parlato da anni di una mossa del genere sottolineando che si tratta della necessaria contromisura alla difesa antimissile della NATO/USA in Europa. La Russia fa ciò che dice. C’è ancora tempo per la NATO per affrontare seriamente il problema invece di esprimere sorpresa e preoccupazione per ciò di cui era stata debitamente avvertita.

1004784Note:
1. Izvestia
2. Strategic Culture
3. Voice of Russia
4. RussiaToday
5. RussiaTiday

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo strano missile anti-missile di Erdogan

Dedefensa 30 settembre 2013

998990L’editorialista ed ex diplomatico indiano MK Bhadrakumar dedica una lunga pagina, il 29 settembre 2013, su Strategic Culture, sulla scelta inaspettata, o strana dipende, della Turchia per il sistema anti-missile cinese (BMD) FD-2000, prodotto dalla società China Precision Machinery Import and Export Corp. (CPMIEC), per un contratto iniziale di 3 miliardi di dollari. Seguiamo Bhadrakumar almeno per la sua esperienza nel campo dei sistemi d’arma, per la sua conoscenza e i suoi molti conoscenti in Turchia (dove è stato ambasciatore dell’India), che gli consentono di far comprendere meglio la situazione turca e, in questo caso, il senso politico di una cosa così importante come la scelta del sistema anti-missile. L’FD2000 è stato scelto a dispetto dei suoi concorrenti, il sistema Patriot (USA e NATO), il sistema franco-italiano Eurosam e il sistema russo S-400. Bhadrakumar ha anche avanzato argomenti finanziari, che sembrano giocare soprattutto a favore del concorrente russo (S-400), mentre le argomentazioni politiche riguardano i due concorrenti provenienti dai Paesi del blocco BAO e dalla NATO, di cui la Turchia è membro. Mentre Bhadrakumar offre alcune riflessioni su ciò che questa vendita rappresenta come “svolta cinese” sul mercato delle armi avanzate, chiaramente è l’aspetto politico che interessa, in particolare con questa osservazione che colpisce un aspetto di buon senso. “[...] La presenza di una società cinese legata all’Esercito di Liberazione del Popolo per avviare il compito altamente sensibile della costruzione di una difesa missilistica per tutto il Paese, che è alle porte dell’Europa e sembra essere un membro chiave della North Atlantic Treaty Organization… L’ironia si approfondisce quando il fattore per cui la Turchia ha bisogno di un sistema di difesa missilistica, in prima istanza, è scongiurare un potenziale (o ipotetico) scontro con l’Iran o Israele, i due Paesi della regione con capacità missilistiche che sono anche assai vicini alla Cina. E diventa ulteriormente più greve ricordandosi che componenti del sistema di difesa missilistica della NATO sono già schierati sul suolo turco, presidiati da militari degli Stati Uniti, apparentemente per affrontare la minaccia dello “stato canaglia” Iran.”
Bhadrakumar ha detto che la NATO ha fatto pressione per diversi mesi sulla Turchia perché  comprasse il sistema Patriot, per il diritto sacrosanto dell’interoperabilità, uno dei fondamenti tecnici di questa organizzazione così ben organizzata, naturalmente su ispirazione americanista. A questo imperativo dell’interoperabilità, aggiungeremmo il caso della vasta famiglia dei sistemi BMD (Ballistic Missile Defense), e il controllo assoluto degli USA su tutto il sistema, nel caso della NATO. Sembra che l’argomento dell’unicità e della rigorosa ortodossia delle attrezzature NATO, contrariamente al solito, sia invece stata accolta dai turchi come argomento contrario… Il fatto che la CPIMEC, l’azienda cinese che produce il FD-2000, sia stata sanzionata dagli Stati Uniti e sia nella lista nera infinita di questo Paese, contrario a quasi tutto ciò che non sia degli Stati Uniti, sembra quasi aver pesato come argomentazione a favore della sua scelta. “Chiaramente, Ankara ha preso una decisione calcolata sulla base di considerazioni geopolitiche. La decisione riflette il disincanto in costante crescita in Turchia verso l’Unione Europea, la NATO e gli Stati Uniti. Erdogan inconfondibilmente sottolinea che la sua nazione non sarà più insultata dall’occidente. Realizzando che la Turchia avrà dall’UE sempre un continuo sbarramento all’adesione di Ankara all’unione. Un ex-ministro ha detto la scorsa settimana che la Turchia che non sarà mai ammessa nell’UE. I turchi sono scettici circa l’adesione a una partnership con le languidi economie europee, e su cosa potrebbero apportare alla propria economia ancora capace di galleggiare. Nell’operazione libica della NATO, la Francia ha ignorato la Turchia nel suo piano, cui Ankara ha partecipato senza essere invitata. Sulla Siria, l’agenda della NATO è l’agenda occidentale, non della Turchia, e un’azione può aversi se gli Stati Uniti perseguono le proprie strategie regionali e non gli interessi della Turchia, in qualsiasi modo possano competervi“.
Segue una lunga lista di frustrazioni di Erdogan verso il blocco BAO e soprattutto nei confronti degli Stati Uniti. Il consiglio degli USA alla Turchia di avvicinarsi ad Israele non ha avuto alcun effetto. La Turchia segue una via spesso conflittuale con gli Stati Uniti, in particolare nel contesto della “primavera araba” e anche nel contesto della crisi in Siria, dove la Turchia è su una posizione estrema che la porrebbe da “dura” e, quindi, come ottimo allieva del blocco BAO, in realtà finisce per escluderla quando a tale posizione si aggiungono le varie frustrazioni contrastanti, la cui ultima di queste “frustrazioni contraddittorie”, suggerisce Bhadrakumar, non è che la mente sospettosa e rabbiosa di Erdogan, che ha visto nei recenti disordini in Turchia la mano di Washington, ma è poi un pessimo sospetto, essendo nota la propensione degli Stati Uniti ad attivare i mezzi di sovversione sociale attraverso il controllo di innumerevoli ONG in quanti più paesi possibili?… Concludiamo che si debba cercare, nelle situazioni conflittuali, meno logica strategica che il risultato della grande confusione che agita la logica delle relazioni internazionali, di cui la crisi siriana è un nodo particolarmente fertile. “Ancora più importante, Erdogan a malapena nasconde il suo senso di frustrazione per il zig-zag dell’amministrazione Obama sulla Siria. Erdogan è un solido esponente del cambio di regime in Siria e persino sostiene un’ampia azione militare invece della semplice “azione limitata” che Obama contemplava sulla questione delle armi chimiche. Da parte sua, l’amministrazione Obama ha messo in guardia il governo islamista di Ankara nel fornire supporto segreto ai gruppi salafiti estremisti in Siria, tra cui ad esempio gli affiliati di al-Qaida, ISIS e Nusra. Rapporti continuano ad emergere, di volta in volta, sulla finalità del legame segreto nella guerra per procura della Turchia contro i curdi siriani, in combutta con l’organizzazione separatista PKK.
Poi vi sono altri aspetti irritanti. Washington ha ignorato gli avvertimenti della Turchia sul coinvolgimento di Big Oil nei giacimenti offshore di Cipro e c’è il sospetto in agguato nella mente di Erdogan, che non potrebbe articolare in modo esplicito, secondo cui ‘i disordini anti-governativi in Turchia godono del sostegno occidentale. L’amministrazione Obama è stata aspramente criticata sul giro di vite dei manifestanti ad Istanbul, da parte del governo turco. “In effetti, si è tentati di suggerire che Erdogan abbia deciso di avere un flirt con la Cina per dispetto verso l’occidente. È vero, è sottoposto ad una forte pressione occidentale ultimamente, ed è notoriamente un uomo orgoglioso. Erdogan è sensibile alle critiche statunitensi, che verso il suo presunto stile autoritario e la sua segreta agenda d’islamizzazione della Turchia “laica” sono state dure, soprattutto da parte degli autori ebreo-americani e dei think tank. Tuttavia, c’è molto di più in questa decisione di aggiungere una dimensione altamente strategica ai legami turco-cinesi. Quando Erdogan ha detto a gennaio che aveva discusso con il Presidente Vladimir Putin l’idea che la Turchia aderisse alla Shanghai Cooperation Organization [SCO] invece che all’Unione europea, fu sottoposto al ridicolo negli Stati Uniti. In un attacco pungente su National Interest, Ariel Cohen ha deriso Erdogan: “A differenza dell’Unione europea, i membri della Shanghai non premeranno su Erdogan per una liberalizzare. Infatti, possono incoraggiare le sue tendenze dittatoriali… Inoltre, la SCO è adatta all’impulso islamista di Erdogan nel sfidare l’occidente e nel sognarvi un’alternativa… Conversazioni con alti operatori politici turchi che hanno familiarità con la cultura politica e lo stile della negoziazione di Ankara, suggeriscono una triplice spiegazione: frustrazione per il lungo processo di adesione all’UE, un bluff e la necessità di attirare l’attenzione. Ora, Erdogan minaccia di andare via da un negozio snob, che rifiuta di vendergli la merce, andando nel negozio accanto, che vende beni più economici e scadenti”. Ma, cosa succederebbe se Erdogan non bluffa? Il suo islamismo ha sempre avuto un forte sottofondo nazionalista turco, che in parte spiega la veemenza del suo  mandato popolare. La Turchia ha rimuginato sulla saggezza di una contiguità all’identità occidentale in un mondo in cui l’Asia avanza. L’Unione europea può essere un “negozio snob” la cui merce ha superato la data di scadenza. Considerando che il negozio accanto inizia ad avere ultimamente  prodotti allo stato dell’arte.”
Segnato dal disordine di Erdogan”, diciamo, senza dubbio. Il primo ministro turco ha già dimostrato, dopo il più impressionante debutto nella direzione opposta, di avere grandi difficoltà a non cedere al disordine le sue opinioni politiche, spesso aiutate dalla pressione di un carattere  scarsamente controllato. Tuttavia, questo disordine, che non è che un ulteriore elemento di questa considerevole agitazione delle relazioni internazionali in cui vi sono molti disturbi “politici” può, come gli altri, trovare un posto nella logica di un ordine superiore che gli eventi riordineranno. Ad esempio, si può presumere che la scelta dell’FD-2000 sia legata al fatto che Erdogan ha parlato due volte della candidatura della Turchia alla Shanghai Cooperation Organization (SCO), che a quanto pare viene presa sul serio dalla Russia mentre la Cina era molto riluttante, questo approccio positivo verso l’FD2000 e l’allineamento alla sicurezza che ne conseguirebbe, potrebbero ammorbidire significativamente il giudizio cinese. (A proposito del disturbo nel passo dal National Interest citato da Bhadrakumar, è strano vedere la SCO citata in alternativa all’UE, anche se questa organizzazione è dedita principalmente alla sicurezza, sarebbe molto più logico definirla, nel caso della Turchia, come un’esplosiva adesione alla concorrente nella NATO… inaugurando una strana situazione nella mente di Erdogan e nello spirito del tempo, ma anche nel senso di quei disturbi che, a forza d’insistere, mettono a nudo le situazioni dei vari vincoli ed impegni contrastanti, il cui esito può portare a un nuovo ordine. D’altra parte, se il commentatore Ariel Cohen ha la serietà che Bhadrakumar gli attribuisce, la sua interpretazione, ponendo le funzioni delle due organizzazioni UE ed SCO su un piano comune, denota lo strano stato d’animo di Washington, ma alla fine niente sorprende veramente).
Ciò che vogliamo esprimere è che dopo aver considerato Erdogan come un possibile statista discreto, che poteva porre un ordine del principio nel nostro tempo, appare meglio come uno spirito inquieto e coraggioso, un audace che ha una certa mancanza di consapevolezza delle cose e dei fatti, e che più di ogni altro rispecchia il disordine intrinseco del nostro tempo, e che quindi vi partecipa. L’idea di scegliere un sistema missilistico cinese, vale a dire uno dei sistemi d’arma dal maggiore significato politico oggi, è senza dubbio da parte di un membro della NATO un approccio barocco ed effettivamente audace come indicato sopra. (La Turchia ha acquistato armi russe, per esempio, ma dal minore significato politico, e in modo meno frenetico e meno pronto ad interpretazioni politiche elevate.) Questo stesso approccio è, per un Paese musulmano esterno al Medio Oriente, e che si ritiene emarginato dagli eventi attuali, un orientamento politico che per contro si unisce a un orientamento sorprendentemente strutturale, se non di principio, della tentazione dell’Oriente, o meglio del Nord-Est, con cui la Turchia volta le spalle all’occidente… In effetti, gli eventi attuali tendono a marginalizzare potentemente la Turchia, prima quelli in Egitto, dove la Turchia s’è opposta alla violenta presa del potere dei militari, mentre gli altri Paesi della regione l’hanno accettata, e poi quelli in Siria, dove l’opzione massimalista favorita dalla Turchia è ora nel caos più totale. Su questo ultimo punto, l’ironia di cui parla Bhadrakumar, cioè il disordine, si tradurrebbe in un potente cambiamento progettato dalla Russia (la situazione siriana) emarginando la Turchia dal Medio Oriente e spingendola ad esplorare l’Oriente/Nord-est e la Shanghai Cooperation Organization, dove ritroverebbe… la Russia. Inoltre, Putin, quando parla di Turchia non dimentica mai di dire una parola sul suo “amico Erdogan”, mettendo da parte negligentemente la crisi siriana per proclamare che la Russia e la Turchia hanno molto in comune. “Ma cosa succede se Erdogan non bluffa?” si domanda Bhadrakumar. Precisando la realtà nelle sue varie componenti: e se Erdogan, con il suo sistema FD2000 e l’OCS, con il suo disgusto per il blocco BAO e il suo risentimento anti-USA, non bluffa? Il disordine, ancora il disordine, sempre il disordine…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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