Ucraina: sfuma Ginevra e si consolida Novorossija

Alessandro Lattanzio, 20/4/2014

Pro-Russian-protester-DonetskCinque persone sono state uccise in uno scontro a fuoco a Slavjansk, città orientale controllata dai manifestanti antigolpisti. Le vittime sono due manifestanti e due aggressori di Fazione Destra. L’attacco è avvenuto la notte del 19/20 aprile, presso un posto di blocco alla periferia della città.  Quattro automobili s’erano dirette contro il checkpoint aprendo il fuoco sui manifestanti uccidendone due e ferendone gravemente altri tre. “Si avvicinarono con i fari abbaglianti. Uno dei nostri s’è diretto verso di loro per chiederne i documenti, ma fu ucciso con un colpo di fucile“. Un’altra vittima è deceduta in ospedale per una ferita alla testa. Tra le vittime dell’attacco vi era Sergej Rudenko, autista di scuolabus, di guardia al checkpoint la notte di Pasqua insieme ai due figli. Mentre i civili venivano colpiti, un gruppo di 20 manifestanti armati è giunto dalla città  aprendo il fuoco contro gli aggressori, uccidendone due, ferendone cinque e arrestandone uno. Due delle quattro autovetture degli assalitori sono state incendiate dai cittadini di Slavjansk. Diverse armi da fuoco, una mitragliatrice, un visore notturno, foto aeree di Slavjansk, uniformi e attrezzi da campeggio sono stati sequestrati. L’aggressore arrestato ha confessato di appartenere a Fazione Destra, “Il giovane s’era perso e cercava di fuggire da Slavjansk verso Kharkov“. Proviene da  Vinnitsa, ha partecipato alle proteste EuroMaidan e s’è unito a Fazione Destra. Gli aggressori  progettavano un’incursione alla torre della televisione di Slavjansk, contrassegnata da un cerchio sulla mappa scoperta nelle auto sequestrate. I leader della protesta hanno ordinato il coprifuoco a Slavjansk e chiesto alla Russia d’inviare forze di pace per proteggere i cittadini da altri attacchi. “Uccidono i nostri fratelli. E’ guerra aperta contro il popolo. Non ci parlano, semplicemente ci uccidono“. Il 1° marzo, il Consiglio della Federazione russa ha autorizzato il leader del Cremlino Vladimir Putin ad usare la forza militare sul territorio dell’Ucraina “per la normalizzazione della situazione socio-politica del Paese“. Il ministero degli Esteri russo ha condannato l’aggressione e affermato che Kiev è incapace di disarmare i gruppi radicali. Il ministero degli Interni di Kiev aveva invitato gli ex-membri dell’unità antisommossa Berkut, bollati come criminali dai golpisti, a riprendere servizio. Il ministero golpista ha detto che le truppe Berkut devono “dimenticare il passato e proteggere Kiev dall’invasione segreta russa”.
Il 15 aprile, a Lugansk, Anatolij Visir, presidente ad interim della Federazione dell’Ucraina orientale ha dichiarato: “Io, Anatolij Mikhailovich Visir, Generale, mi rivolgo a Voi liberi cittadini della Repubblica Federata del Donbas. Il 21 marzo 2014, la terra ucraina è stata vittima di un colpo di Stato e i fascisti al potere hanno versato il sangue dei minatori. Il nostro popolo è immerso nella guerra civile. I nipoti di Bandera, che aveva tradito i vincitori sul fascismo, hanno preso le armi, oggi, per assassinare i pacifici abitanti del sud-est dell’Ucraina. Come presidente dell’Ucraina sud-orientale devo proteggerne gli abitanti e por termine alle violazioni costituzionali commesse dai nazionalisti ucraini. I popoli slavi, il popolo ucraino e le minoranze etniche devono e saranno protetti. L’economia dell’Ucraina sud-orientale adotta il rublo russo. Tutte le transazioni saranno effettuate in questa valuta, davanti al crollo della moneta nazionale ucraina, la grivna. I salari e le pensioni saranno pagati in rubli rafforzando l’economia del Sud-Est ucraino. Chiedo a tutti i leader dell’Ucraina sud-orientale di seguire il mio esempio. Ho ordinato alle autorità e ai servizi di sicurezza di Lugansk, Donetsk, Kharkov, Odessa, Nikolaev e Kherson di non ostacolare la federalizzazione sud-orientale e di affrontare i nazionalisti ucraini. L’Esercito Nazionale della Federazione Sud-Orientale sarà inviato nelle regioni di cui sopra. Non permetterò a nessuno di violare il diritto alla vita. Dichiaro che la giunta neo-fascista, al potere con mezzi illegittimi, deve essere condannata. Dico a soldati, ufficiali, comandanti dell’esercito ucraino che hanno prestato giuramento al popolo ucraino, non ai traditori che trascinano il Paese nel caos e nella guerra civile.  Chiedo alle forze armate dell’Ucraina e alla Flotta del Mar Nero di difendere il popolo ucraino.  Come presidente del Sud-Est dell’Ucraina, proclamato dal popolo, ordino alle Forze Armate dell’Ucraina e alla Flotta del Mar Nero d’ignorare gli ordini dei nazionalisti e di prendere il controllo di aeroporti, stazioni ferroviarie, banche ed evitare saccheggi e caos. Ordino di bloccare le bande nazionaliste e di rilasciare i prigionieri politici. Ognuno di voi ha una famiglia, e nessuno vuole piangere la morte dei propri figli in nome di idee folli. Il Signore ci ha dato il diritto alla vita. E prima di prendere le armi contro i vostri fratelli, sarete maledetti dalle madri dei morti.
198218123 anni di caos sono ora finiti. La Federalizzazione del Paese dà ai popoli slavi l’opportunità di avvicinarsi. Chiedo ai cittadini russi supporto. L’Ucraina sud-orientale non ha mai lasciato la Comunità degli Stati Indipendenti. Noi abbiamo sostenuto l’economia, quando Kiev era in fermento per Majdan. L’Ucraina sud-orientale non ha mai opposto il popolo ucraino al popolo slavo. Chiedo al popolo russo, nostro fratello, di sostenere la federalizzazione dell’Oriente ucraino e al Presidente russo di non farci morire nel sangue. L’Ucraina sud-orientale adotta la Costituzione del 1996. Presto sarà pubblicata dai media. Secondo questo testo, l’unica fonte legittima e sovrana del potere è il popolo ucraino, che esercita il potere attraverso le istituzioni statali e comunali. Ha il diritto di determinare e modificare la Costituzione ucraina, e questo diritto non può ritornare allo Stato o ai suoi funzionari. Invito la comunità internazionale, compresi Stati Uniti e Unione europea, a non interferire nelle riforme per la federalizzazione dell’Ucraina. Gli Stati Uniti devono ritirare le forze armate della NATO dal territorio ucraino. I vostri padri e nonni, a fianco dei sovietici, combatterono i fascisti, e allora perché supportano oggi i fascisti in Ucraina? La Commissione federale per la sicurezza dell’Ucraina sud-orientale ha prove concrete della presenza di soldati degli Stati Uniti sul territorio ucraino. Avverto i capi del Pentagono e della CIA: qui non siano in a Jugoslavia, ma nel Paese di un grande popolo slavo. Paese di soldati, contadini, minatori e operai che riconoscono il fascismo. Ogni cittadino dell’Ucraina orientale difenderà, armi in pugno, l’indipendenza dell’Ucraina. L’Ucraina non sarà mai colonia o discarica radioattiva di europei e americani”.
Siamo pronti a negoziare con Kiev se le seguenti richieste saranno onorate:
• riconoscimento della federalizzazione dell’Ucraina;
• divieto del partito nazionalista Svoboda e dei movimenti fascisti in Ucraina;
• disarmo delle fazioni nazionaliste;
• riconoscimento dello status ufficiale del russo e dell’ucraino;
• scioglimento del Parlamento che adotta leggi incostituzionali e alimenta l’odio etnico.
La Commissione federale per la sicurezza dell’Ucraina sud-orientale dichiara lo stato di emergenza in questa parte del Paese per proteggere la popolazione dai fascisti. Il mio dovere come ufficiale, di  Generale, è impedire il genocidio.
Al vertice a quattro sulla situazione in Ucraina a Ginevra, del 19 aprile, veniva approvato il documento che riduce le tensioni, con la firma dei rappresentanti del governo golpista ucraino,  Russia, UE e USA. Kiev in cambio approva la riforma costituzionale e l’ampia autonomia regionale.
Il documento chiede il dialogo nazionale ed esorta tutte le parti ad astenersi dalla violenza. Tutte le parti hanno accettato di sostenere la richiesta del Segretario generale dell’OSCE, Lamberto Zannier, di estendere il mandato della missione speciale dell’OSCE in Ucraina.
In relazione all’accordo, il sito Vineyardsaker osserva che:
1) Il regime di Kiev ha dimostrato che non ha i mezzi per schiacciare la ribellione in Oriente.
2) NATO e Stati Uniti non hanno un opzione militare in Ucraina.
3) le sanzioni occidentali non danneggiano in modo significativo la Russia e aumentano la popolarità di Putin e il programma delle riforme.
4) Il tempo non è dalla parte del regime di Kiev, l’occidente non può salvare l’Ucraina; la Russia può, ma non lo farà fino a quando rimane un regime illegittimo e folle.
5) milizia popolare può apparire in una notte e può scomparire dall’oggi al domani.
6) Finora Kiev ha rifiutato ogni negoziato con l’Oriente.
7) Kiev detiene decine o addirittura centinaia di antifascisti nelle sue carceri (AP ha riferito che 63 anti-golpisti sono stati arrestati di cui 38 poi rilasciati. Non si sa nulla dei rimanenti 25).
8) La popolazione che subisce una guerra aperta è quella in Oriente.
Diamo un’occhiata a ciò che è successo il 17 aprile:
1) Kiev ha accettato di negoziare con l’Oriente.
2) tutti i gruppi armati illegali dovranno disarmare (già concordato tra Janukovich e l’UE).
3) osservatori dell’OSCE andranno in Oriente a monitorare la situazione.
4) Kiev s’impegna a intraprendere riforme per una maggiore autonomia.
5) la Crimea non è nemmeno stata discussa.
6) l’Unione europea accetta la proposta di Putin per discutere le forniture di gas.
7) nessuno sarà processato fatta eccezione i gravi crimini.
Poco è infatti stato accettato, e tutto ciò che è stato concordato è vago, ambiguo e non verificabile nell’ambito di un calendario preciso”.
Secondo Lionel Reynolds, del sito Dispatchesfromempire.comL’accordo di Ginevra non cambia nulla. USA/UE/NATO non accetteranno alcuna risoluzione della crisi dell’Ucraina se essa non sarà  integrata nello spazio geopolitico occidentale. Ci hanno lavorato per 20 anni, speso 5 miliardi di dollari e provocato una crisi regionale con implicazioni globali. Sono determinati a non restare a mani vuote“. Infatti, i golpisti a Kiev già avvertivano che “L’operazione (contro la popolazione dell’Ucraina orientale), continua e la sua intensità dipende l’attuazione degli accordi, dall’evacuazione degli edifici occupati e dalla consegna delle armi“, affermava il ‘ministro degli Esteri’ di Kiev Andrej Deshitsa. Mosca rispondeva “Quando si parla di disarmo, intendiamo prima di tutto togliere le armi ai combattenti di Pravy Sektor e altri gruppi filo-nazisti che hanno partecipato al colpo di Stato del 22 febbraio”, affermava un comunicato del ministero degli Esteri russo. Il documento chiarisce che i sostenitori di Maidan dovrebbero essere i primi a lasciare gli edifici governativi di Kiev e le regioni occidentali dell’Ucraina. I manifestanti anti-golpisti di Donetsk rispondevano che sgombereranno gli edifici governativi e cederanno le armi, come chiede l’accordo di Ginevra, solo quando i golpisti libereranno tutti gli ostaggi e si attuerà il referendum sul sistema politico nazionale, “Se rilasciano tutti i prigionieri politici, fermano le persecuzioni e disarmano Fazione Destra, e si avvia il referendum sul sistema politico dell’Ucraina, naturalmente gli edifici amministrativi saranno lasciati e la lotta sarà giunta al termine“, dichiarava il leader dei federalisti Sergej Tsiplakov. Ma Tsiplakov ha detto di non credere che il governo golpista a Kiev sopravviverà all’accordo né che disarmerà i neo-fascisti.
1505420Non va dimenticata la visita compiuta a Kiev dal capo della CIA Brennan, secondo Brandon  esperto di affari internazionali, “E’ chiaro che la presenza del direttore della CIA a Kiev è molto più di una semplice coincidenza. Nonostante le smentite della Casa Bianca, sembra che la visita di Brennan sia un tentativo di sostenere la violenta repressione dei manifestanti filo-russi in Ucraina orientale. È ancor più probabile, tuttavia, che il viaggio di Brennan sia un tentativo di formulare, incoraggiare e avviare l’uso della forza. La presenza di Brennan a Kiev poco prima dell’annuncio della violenta repressione in Ucraina orientale è semplicemente troppo tempestiva per supporre che si tratti di una coincidenza”. Per Sriram Chaulia, Preside della Scuola Affari Internazionali di Jindal, il direttore della CIA s’è recato a Kiev promettendo ingenti finanziamenti “per creare nuove unità speciali e squadre per schiacciare le rivolte popolari in Ucraina orientale. Doveva andarci di persona al posto del capo locale della CIA, in modo da fare sperare alle agenzie di sicurezza ucraine che il riordinamento occidentale dello Stato è in corso, tentando di rendere l’Ucraina più aggressiva verso la Russia, dimostrandole l’alto impegno dell’occidente nel contro-spionaggio e nel sabotaggio“. Secondo F. William Engdahl “La decisione di Washington di sostenere il colpo di Stato in Ucraina… isola il potere egemone negli Stati Uniti e apre la porta al mondo multipolare in cui la cooperazione pacifica sostituisce le minacce militari e il dominio di una sola superpotenza. La stupida imposizione di sanzioni alla Russia da parte di Washington ha costretto Mosca a reagire vendendo i titoli di Gazprom non in dollari ma in yuan cinesi. Gli Stati Uniti si sono dati la zappa sui piedi. Ciò porta a un radicale cambio sul dollaro come valuta di riserva. Le stolte minacce di Obama contro Mosca semplicemente accelerano la rifocalizzazione delle gigantesche società russe, come Gazprom e Norilsk Nickel, sul grande mercato asiatico. A seguito del golpe della NATO in Ucraina e conseguente crisi, altri Paesi cercano di ridurre la loro esposizione in dollari. Gli stupidi al comando negli Stati Uniti e nella NATO non pensano alle conseguenze globali delle loro azioni”.
E nel frattempo, un nuovo giacimento da 300 milioni di tonnellate di petrolio e 90 miliardi di metri cubi di gas è stato scoperto nella regione di Astrakhan, in Russia. “Le riserve del campo sono senza precedenti, questa scoperta conferma l’elevato potenziale della regione di Astrakhan“, afferma Sergej Donskoj ministro delle Risorse Naturali della Russia. Il campo Velikoe è stato scoperto dall’AFB Oil and Gas Company, che probabilmente si assocerà a Rosneft o a Lukoil per lo sfruttamento. Rosneft possiede il limitrofo campo petrolifero Vanqor, da oltre 500 milioni di tonnellate di petrolio. Un altro giacimento della regione di Astrakhan è Filanovskij della Lukoil, di oltre 150 milioni di tonnellate di petrolio. Nel 2012, l’azienda aprì anche il vicino giacimento di Tambov, il quinto maggiore del mondo.

1609780Fonti:
4.th Media
4.th Media
Global Research
Nsnbc
PressTV
Reseau International
RIAN
RIAN
RIAN
RussiaToday
RussiaToday

Ucraina, i soldati ucraini diventano russi

Alessandro Lattanzio, 17/4/2014

1901230Il popolo esige che gli enti locali prendano ordini dalla Repubblica Popolare del Donetsk, in modo che nessuno dei manifestanti sgomberi gli edifici governativi. Questa è la nostra posizione“, dichiarava Nikolaj Solntsev, leader delle proteste anti-golpe. Gli attivisti anti-Majdan occupavano gli edifici governativi di Donetsk, capitale della regione. Oltre 100 volontari sono stati reclutati per la difesa contro l’”operazione antiterrorismo” di Kiev, soprattutto a Slavjansk. A centinaia si sono riuniti a sostegno della federalizzazione anche a Druzhovka, Debaltsevo e altre città del Donbas, mentre le autorità cittadine di Zhdanovsk e Kirovsk hanno espresso la disponibilità ad avviare colloqui per riconoscere la legittimità della Repubblica popolare di Donetsk. Una manifestazione a Marjupol, nel sud-est del Paese, s’è concluso con l’occupazione del consiglio comunale da parte dei manifestanti filo-russi. Oltre 1000 manifestanti gridando “Slavjansk, siamo con te!” e “Referendum“, hanno costretto la polizia, a guardia del palazzo, a ritirarsi. 1500-2000 manifestanti erano davanti gli uffici del Servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU) di Lugansk. La maggior parte delle forze di polizia della città è passata con i manifestanti. Il movimento anti-Majdan della regione di Odessa dichiarava l’istituzione della Repubblica Popolare di Odessa invitando i residenti a impedire a polizia e militari di entrare nella città. “A partire da oggi, la regione di Odessa diventa la Repubblica popolare di Odessa, dove il potere appartiene solo al popolo che vive sul suo territorio“.
A Kiev, il Consiglio di Sicurezza dell’Ucraina veniva convocato per una sessione d’urgenza su Slavjansk, dove si decideva di lanciare un’”operazione militare su larga scala” contro la cittadina. Secondo il ‘presidente’ golpista Turchinov, gli attivisti anti-Majdan dovevano deporre le armi e abbandonare gli uffici amministrativi occupati alle 09:00 del 14 aprile. Il ‘ministro degli Interni’ golpista Arsen Avakov aveva annunciato la creazione di unità speciali per affrontare i ‘separatisti’ delle regioni orientali dell’Ucraina.
Quando le truppe inviate da Kiev hanno occupato l’aeroporto presso Kramatorsk con elicotteri, blindati trasporto truppa (APC), carri armati e aerei da combattimento, si è svolta un breve scontro con morti su entrambi i lati. Le truppe ucraine così riuscivano ad occupare l’aeroporto di Kramatorsk. All’inizio le truppe “avviarono dei negoziati con la milizia del popolo, che controllava il campo d’aviazione. Ma poi spararono all’improvviso, causando tre feriti tra la milizia” presso il villaggio di Pchjolkino, a sud dell’aeroporto. Gli attivisti che controllavano la base furono costretti a ritirarsi, ma la città restava sotto il controllo delle milizie popolari, bloccando l’ingresso a Kramatorsk. “Siamo stati costretti ad abbandonare il campo d’aviazione, ma la città è sotto il nostro controllo, non permetteremo alle truppe ucraine di entrare“. “Vi sono circa 60 veicoli blindati, che si preparavano da diversi giorni, e ora iniziavano l’assalto al campo d’aviazione. I manifestanti bloccavano la strada, perciò iniziarono a sparare, causando dei feriti. Ci siamo ritirati. C’erano circa 15 carri armati e altri veicoli blindati“. Subito dopo l’operazione, centinaia di civili si sono riuniti nel campo per negoziare con le truppe. Vi erano circa 50 militari in uniformi nere e verdi, che spararono colpi di avvertimento per disperdere i civili. A loro volta, i manifestanti avevano eretto delle barricate. Il generale dell’SBU Vassilij Krutov, inviato a reprimere la popolazione locale, aveva detto che tutti gli attivisti che non deponevano le armi sarebbero stati “distrutti”. “Li avverto che se non depongono le armi, saranno distrutti“. Alla periferia due manifestanti fermavano un carro armato gridando “Cosa credi di fare, non sai che siamo fratelli?
10268593Ma le truppe dispiegate dai golpisti di Kiev per reprimere la resistenza dei manifestanti di Kramatorsk, nell’Ucraina russofona, sono state infine accolte dalla città come eroi, dopo aver deciso di disobbedire agli ordini illegali di Kiev di sparare sui civili. Dopo una breve trattativa, le truppe dichiaravano che avrebbero protetto la popolazione di Kramatorsk contro l’uso illegale della forza, piuttosto che eseguire gli ordini illegali dei golpisti a Kiev. “Tu sei un militare, devi proteggerci“, diceva una donna al ragazzo su un veicolo corazzato alla periferia di Kramatorsk. Il soldato rispose “Non spareremo, non contro i nostri fratelli. Non ne avevamo nemmeno intenzione…” Avvicinandosi alla città, un’altra colonna di sei APC issava la bandiera russa, per evitare  scontri con le forze di autodifesa, mentre i collegamenti telefonici e internet locali venivano parzialmente bloccati dai golpisti di Kiev. Il personale dei sei veicoli da trasporto blindati, circa 60 militari, infine passavano con gli attivisti pro-federalismo unendosi alle squadre di autodifesa locali: “Li abbiamo trovati in una piazza vicino alla stazione ferroviaria. Un gruppo di donne li circondava, gli abbiamo detto che siamo residenti pacifici che lottano per i propri diritti e che non ci sono terroristi. Il primo veicolo corazzato da trasporto aveva una bandiera russa, e se ne andato insieme ai manifestanti verso Slavjansk”. “Vediamo che non sono né separatisti né terroristi, ma normali residenti con cui non abbiamo intenzione di combattere“, ha detto uno dei soldati. Le truppe arrivate a Slavjansk hanno così tolto le bandiere ucraine e consegnato i veicoli alla milizia. “Abbiamo deciso di non combattere contro la popolazione. Ci rifiutiamo di difendere tali autorità“. Gli equipaggi hanno detto di non aver ricevuto rifornimenti da quattro giorni, e di essere stati spediti nella regione di Donetsk dalla confinante regione di Dnepropetrovsk. Infatti, tutte le truppe che si sono schierate con l’auto-difesa provengono da Dnepropetrovsk. “Entrambe le parti erano semplicemente in piedi a fumare, in attesa di Dio-sa-cosa. Poi la milizia locale è arrivata ed ha chiesto alla gente del posto di fare un passo indietro iniziando i negoziati. Ai soldati è stato chiesto se volessero mollare, ci hanno pensato un po’ ed infine erano d’accordo“. Molti soldati si sono appuntati i nastri di San Giorgio, il tradizionale emblema russo che commemora la lotta dell’Unione Sovietica contro il nazismo. Dei 500 soldati ucraini della 25.ma Brigata paracadutisti entrati a Slavjansk, circa 300 decidevano di deporre le armi a seguito dei negoziati con la popolazione, “Siamo riusciti a negoziare con loro. Circa 300 militari hanno deciso di deporre le armi e di rientrare“.
Il golpista Aleksandr Turchinov sbraitava: “La 25.ma Brigata paracadutisti, che ha mostrato vigliaccheria e deposto le armi, sarà sciolta. E i soldati responsabili saranno chiamati a risponderne in tribunale“. Inoltre, il ‘procuratore generale’ golpista dell’Ucraina, Oleg Magnitskij, affermava che un procedimento penale era stato avviato nei confronti di 14 banche russe. Andrej Parubij, capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale e Difesa dell’Ucraina, annunciava che il primo battaglione della Guardia Nazionale “composto da volontari dell’autodifesa di Majdan“, aveva lasciato Kiev per il sud-est. A sua volta il ministro degli Esteri della Polonia Radoslaw Sikorski ha detto che “l’Ucraina ha il diritto di usare la forza per bonificare le aree occupate dai gruppi filo-russi”. Radoslaw Sikorski è sposato con la neocon statunitense Anne Applebaum, ed è cittadino inglese dal 1980, conosce David Cameron e fu consigliere di Rupert Murdoch nel 1988-1992, nonché borsista dell’American Enterprise Institute di Washington, nel 2002-2005, e direttore esecutivo di the New Atlantic Initiative. Anche un portavoce del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, ha detto che il governo dell’Ucraina era obbligato a rispondere alle “provocazioni”. Nel frattempo la Casa Bianca ha confermato che il direttore della Central Intelligence Agency aveva visitato Kiev il 12 aprile. Mosca ha esortato Washington a rispondere alle affermazioni della stampa russa secondo cui il direttore della CIA, John Brennan, aveva visitato in incognito Kiev, viaggiando sotto falsa identità al fine di evitare attenzioni. Il capo della CIA ha incontrato funzionari della sicurezza e dell’intelligenza ucraine e consigliato su come rispondere alla crisi in Ucraina orientale. L’addetto stampa della Casa Bianca, Jay Carney, ha detto che non c’era nulla di sospetto nel viaggio del direttore della CIA in un Paese straniero, “le visite di alti funzionari dell’intelligence (all’estero) sono un modo comune per promuovere la cooperazione nella sicurezza reciprocamente vantaggiosa“. Mosca ha risposto che Washington “Non ha ancora dato una risposta chiara” sui motivi della visita di Brennan a Kiev. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov affermava che il Cremlino ancora attende “spiegazioni comprensibili” sul viaggio di Brennan, ma la Casa Bianca s’è rifiutata di svelare la natura del viaggio del direttore della CIA. Infine, Sergej Lavrov ha avvertito le autorità ucraine, “Se gli attuali governanti a Kiev decidono di usare la forza contro i manifestanti nel sud-est, la nostra cooperazione sarà compromessa, non c’è dubbio su ciò“.
Lee Jay Walker dichiara a Modern Tokyo Times: “I doppi standard delle élite a Kiev e delle nazioni estere che si oppongono alla Federazione russa sono stupefacenti. Dopo tutto, il nuovo ordine politico a Kiev nasce con intimidazioni, violenze e occupazione del potere con la forza. In Crimea il voto ha avuto luogo per via di tale nuova realtà politica, oltre che per la natura russofoba delle nuove élite filo-occidentali a Kiev. Tuttavia, l’urna non è stata ritenuta idonea a Kiev e per delle masse in tale nazione. Pertanto, il colpo di Stato ha avuto luogo e ciò è stato relativizzato dalle potenze occidentali a vantaggio della propria agenda politica contro la Federazione Russa. Allo stesso modo, la NATO e gli intrighi occidentali sono responsabili della morte di un numero imprecisato di civili in Iraq, Kosovo (Serbia), Libia, Siria e altre nazioni. Infatti, non passa giorno in cui il terrorismo non assassini persone nelle varie nazioni destabilizzate dalle potenze NATO e del Golfo. Nonostante ciò, il mantra del diritto internazionale e la solita guerra mediatica sono in pieno svolgimento, nonostante il fallimento totale e l’ipocrisia del piano antirusso“.
10171219In relazione alle operazioni repressive dei golpisti a Kiev, il presidente russo Vladimir Putin aveva parlato al telefono con il capo delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon discutendo delle tensioni causate dalle operazioni di Kiev. “Il segretario generale… ha sottolineato che qualsiasi aggravarsi della crisi sarebbe profondamente dannosa per tutti gli interessati, da qui la necessità di lavorare per disinnescare la situazione“. Il 13 aprile Mosca chiese al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e all’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) di studiare con urgenza la situazione nel sud-est Ucraina. “Chiediamo che i manifestanti di ‘Majdan’ che hanno rovesciato il legittimo presidente dell’Ucraina fermino immediatamente la guerra contro il loro popolo e adempiano i loro impegni nell’ambito dell’accordo del 21 febbraio“, affermava il ministero degli Esteri russo. “I mandanti occidentali dei manifestanti di “Majdan”, soprattutto coloro che firmarono il suddetto accordo, e anche gli Stati Uniti che li appoggiano, devono trattenere i loro protetti, ora fuori controllo, e allontanarli da neo-nazisti e altri estremisti, smettere di usare le armi contro il popolo ucraino e avviare immediatamente un vero dialogo nazionale, in cui tutte le regioni abbiano ruolo paritario nell’interesse di una riforma costituzionale veloce e fondamentale. La possibilità di evitare la guerra civile è nelle mani dell’occidente“. Il 14 aprile, il Ministro degli Esteri della Federazione Russa Sergej Lavrov criticava gli Stati Uniti e l’UE per aver tentato di incolpare Mosca per gli eventi in Ucraina. Ha anche giustificato il diritto dei manifestanti pro-federalizzazione del Paese a reagire davanti alle mancate garanzie del governo golpista di Kiev verso i loro interessi. “I residenti della zona orientale del Paese, in gran parte russofoni, temono l’ascesa degli ultranazionalisti nel governo centrale del Paese e hanno chiesto maggiore autonomia, anche sulla questione della lingua. Condanniamo categoricamente e chiediamo la cessazione dell’invio di forze di sicurezza e divisioni dell’esercito, in violazione delle norme del diritto ucraino e internazionale, per reprimere le proteste”. La Russia invitava l’occidente a premere sulle autorità di Kiev affinché abbandonino i piani per usare i militari contro i manifestanti, “La comunità internazionale deve esigere che i capi andati al potere tramite Majdan, fermino la guerra contro il proprio popolo“, aveva detto l’ambasciatore russo alle Nazioni Unite Vitalij Churkin, nella riunione straordinaria sull’Ucraina del Consiglio di Sicurezza, convocata su richiesta della Russia. Churkin ha esortato le autorità statunitensi a contattare Turchinov per fargli abbandonare l’idea di usare la forza. L’ambasciatore russo ha anche avvertito che l’uso della forza da parte delle autorità di Kiev minaccia di sospendere l’incontro tra i capi diplomatici statunitensi, ucraini, russi e dell’UE a Ginevra. “Il tentativo bellico nel sud-est dell’Ucraina mina le prospettive del vertice“, ha detto Churkin. Il ministero della Difesa russo decideva anche di sospendere la consegna all’Ucraina di armi e materiale rimasti in Crimea, per evitare che vengano usati contro la popolazione russofona, “…Ricordo che la Russia s’è impegnata a non inviare armi nelle zone in conflitto e di cautelarsi sulle spedizioni“, dichiarava il Viceministro della Difesa Anatolij Antonov, che inoltre invitava l’occidente ad agire “con saggezza e moderazione” su possibili forniture di armi all’Ucraina, facendo notare che Mosca teme che “tali armi possano essere usate contro la popolazione o i manifestanti” delle regioni dell’est e sud-est del Paese. Il possibile uso di queste armi contro il popolo “trascinerà il colpevole nell’escalation delle tensioni“. La Federazione Russa è decisa a tutelare tutti i cittadini dell’Ucraina, convinta che ciò soltanto possa risolvere la crisi. Allo stesso tempo, Mosca vuole stabilizzare la situazione economica dell’Ucraina. Tuttavia, quando opzioni valide vengono proposte dalla Federazione russa, i golpisti a Kiev creano altro caos e tensione. E’ difficile credere che Kiev lo faccia seguendo una propria agenda, per via della propria debolezza, pertanto il ruolo oscuro delle potenze occidentali è chiaramente in gioco. Infatti, il direttore della CIA John Brennan aveva recentemente visitato Kiev avendo diversi incontri con i golpisti al potere in Ucraina, mentre Polonia, Gran Bretagna e Svezia hanno chiesto l’invio di una missione nell’ambito della politica di sicurezza e difesa comune dell’Unione europea; ovvero centinaia di ‘esperti’ in polizia e ‘diritti civili’ dell’UE da posizionare in Ucraina per rafforzare le forza della repressione dei golpisti.
Infine, secondo il Pentagono un cacciabombardiere russo Su-24 avrebbe sorvolato dodici volte, in modo assai ravvicinato, il cacciatorpediniere AEGIS della marina statunitense USS Donald Cook, schierato nel Mar Nero. Il 12 aprile l’aereo russo aveva sorvolato più volte l’USS Donald Cook a circa 500 metri di quota, per oltre 90 minuti. L’equipaggio del cacciatorpediniere fece diversi tentativi di chiedere via radio all’aereo da guerra russo la ragione delle manovre, senza ricevere alcuna risposta. Un secondo aviogetto fu osservato nelle vicinanze della nave. Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha sostenuto che la missione della nave è “rassicurare gli alleati della NATO e i partner del Mar Nero“. Mosca aveva affermato “Ciò che vediamo, per la prima volta dal 2008, è la NATO che crea un gruppo navale presso i confini russi“.

10153196Fonti:
Channel 4
Global Research
ITAR-TASS
ITAR-TASS
Modern Tokyo Times
Nsnbc
RIAN
RIAN
RIAN
RIAN
RIAN
StopNATO
StopNATO
RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
Voice of Russia

Il generale golpista Krutov,  fermato dalla popolazione di Kramatorsk

Il generale golpista Krutov, fermato dalla popolazione di Kramatorsk

Ucraina: vecchi trucchi dalla NATO e avvertimenti dalla Russia

Alessandro Lattanzio, 13/4/2014

1959989Recentemente la NATO ha diffuso immagini satellitari che dimostrerebbero l’ammassamento di truppe russe presso il confine con l’Ucraina. In realtà sono immagini dell’agosto 2013, riprese durante le esercitazioni militari estive russe. Questo è un vecchio trucco che Washington e il Pentagono già usarono nell’agosto 1991 per convincere il monarca saudita dell’imminente invasione del suo Paese da parte dell’esercito iracheno; gli presentarono le foto satellitari di un presunto dispiegamento di truppe nemiche ai confini del regno. In realtà non c’erano nulla del genere, le foto erano solo un inganno. Il comandante della NATO in Europa, generale Philip Breedlove, aveva affermato che 40000 truppe russe erano al confine con l’Ucraina, tweettando un link a queste immagini satellitari; ma tali immagini, che mostrano carri armati, elicotteri, aerei da combattimento e una “brigata di forze speciali” russi, sebbene rechino contrassegnate le date dal 22 al 27 marzo 2014, secondo un ufficiale dello Maggiore Generale delle Forze Armate russe, sono state scattate otto mesi prima delle date indicate. “Questi scatti, diffusi dalla NATO, mostrano unità russe del distretto militare del Sud, che l’estate scorsa presero parte a varie esercitazioni in prossimità del confine con l’Ucraina“. Le grandi esercitazioni militari nel sud della Russia, l’anno scorso, includevano le esercitazioni Commonwealth 2013: manovre congiunte della difesa aerea della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), a cui anche gli ucraini parteciparono. Il governo golpista ucraino ha intensificato la retorica sulla presenza militare russa, sostenendo che vi siano “attività militari della Federazione Russa… sul territorio dell’Ucraina“. Il portavoce del Ministero degli Esteri russo Aleksandr Lukashevich ha risposto sottolineando che “sul territorio ucraino non ci sono militari russi. Ciò è confermato dagli ispettori di Danimarca, Germania, Polonia, Austria e Svezia che tra il 20 marzo e il 2 aprile visitarono Kharkov, Donetsk, Marjupol, Nikolaev e Odessa“. Infine, il cacciatorpediniere statunitense USS Truxtun ha superato i 21 giorni previsti per la permanenza di una nave da guerra estera nel Mar Nero, secondo la Convenzione di Montreux. Inoltre, il cacciatorpediniere USS Donald Cook giunge ad integrare il Truxtun. L’assistente per la sicurezza internazionale del segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Derek Chollet, ha informato la commissione Forze Armate della Camera sulla decisione del dipartimento della Difesa USA di prolungare la presenza dell’USS Truxtun nel Mar Nero. Chollet ha sottolineato che la decisione del dispiegamento dell’USS Donald Cook e della prolungata permanenza dell’USS Truxtun rientra nella politica degli Stati Uniti di stretta cooperazione con l’Ucraina, perché l’”annessione” alla Russia della Crimea “sfida la nostra visione di un’Europa libera e in pace. Guidiamo gli sforzi della NATO per offrire all’Ucraina maggiore accesso alle esercitazioni, invitandola a partecipare allo sviluppo delle capacità militari, e a fornirle programmi per il suo potenziamento militare“.
Accanto a ciò, i mercenari delle società di sicurezza private attueranno ciò che la NATO non può fare ufficialmente, come addestrare i terroristi neonazisti che destabilizzano l’Ucraina, afferma il Prof. Michel Chossudovsky, direttore del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione, “Le organizzazioni faranno ciò che la NATO non può fare apertamente. Possono addestrare i terroristi. Parliamo del proseguimento della politica statunitense dell’intervento militare in Ucraina e della fase preparatoria per massacrare il sud-est dell’Ucraina“, ha detto Igor Korochenko, redattore capo della Rivista Difesa Nazionale russa, aggiungendo che il dispiegamento di mercenari della società privata Greystone Ltd. viene finanziato dagli oligarchi ucraini ed organizzata dal dipartimento di Stato USA. “Considerando che i servizi di sicurezza ucraini mostrano un’incompetenza evidente, i mercenari stranieri reprimeranno le proteste nella parte sudorientale del Paese“, ha detto Korochenko. Secondo Michel Chossudovsky “Il governo di Kiev ha perso il controllo delle sue forze di sicurezza, e ciò è un fatto compreso da diverse settimane, perché il governo ad interim dell’Ucraina ha confermato l’assunzione della compagnia militare privata Greystone Ltd, una società fondata dalle SAS inglesi, che oggi invia i mercenari da integrare nelle forze di polizia. Inoltre, c’è anche il ruolo dei neo-nazisti del governo, dato che i partiti di estrema destra Svoboda e Fazione Destra controllano il comitato per la sicurezza e la difesa nazionale. Nella Guardia Nazionale ucraina vi sono consiglieri militari occidentali, ufficiali che in realtà addestrano i terroristi. La NATO e gli Stati Uniti non riconosceranno la presenza di tali forze speciali. C’è un flusso di forze speciali in Ucraina a sostegno dei golpisti, così contribuendo alla destabilizzazione. Abbiamo notizie di mercenari presenti nell’Ucraina orientale dall’inizio di marzo. Alcuni di tali mercenari sarebbero stati utilizzati nelle sofisticate operazioni con i cecchini di Euromajdan”. Greystone Ltd. è una società privata, filiale della Blackwater, registrata alle Barbados che “fornisce professionisti e servizi qualificati come elicotteri, sicurezza e addestramento” e i circa 150 mercenari statunitensi della Greystone Ltd. indossano uniformi dell’unità speciale della polizia ucraina Sokol. Ed infatti, un’accozzaglia di mercenari statunitensi, membri della Guardia Nazionale ucraina e squadristi neonazisti si sarebbe avvicinata alla città di Donetsk per assaltare un edificio occupato dai manifestanti antigovernativi, “Circa un centinaio di elementi della Guardia Nazionale è alloggiata presso l’aeroporto di Donetsk“, affermava Sergej Tsiplakov, vicecomandante della locale Milizia popolare del Donbas. “Circa un centinaio di teppisti di Fazione Destra è in città, così come un centinaio di mercenari statunitensi che operano per contro della giunta di Kiev. In totale, circa 300 mercenari e fanatici ben addestrati e motivati. È una grossa forza, ma siamo pronti a combatterla“. Secondo la stampa degli Stati Uniti e la Gran Bretagna, la giunta di Kiev ha assunto 1800 mercenari.
2f700__73413744_donetsk_afpI manifestanti pro-federalizzazione hanno costruito tre barricate all’ingresso del palazzo dell’amministrazione regionale di Donetsk. E circa un centinaio di persone le sorveglia ogni notte, per difendersi dall’atteso attacco delle forze golpiste. “I rappresentanti di Kiev hanno più volte detto di restituire le armi da fuoco che, secondo loro, possediamo. Tuttavia, né io, né nessun altro, ha visto armi qui. Ci difendiamo con mezzi improvvisati“. La polizia di Donetsk s’è rifiutata di disperdere i manifestanti che occupano l’edificio. Il ‘ministro’ degli Interni golpista di Kiev, Arsen Avakov, minaccia l’uso della forza contro i manifestanti dell’Ucraina orientale. Avakov aveva detto che la situazione sarebbe stata risolta in due giorni, imponendo così un ultimatum ai manifestanti antigolpisti nelle regioni di Kharkov, Lugansk e Donestk. Avakov ha detto: “riguardo la minoranza che vuole il conflitto, avrà una risposta forte dalle autorità ucraine“. Grandi convogli di autobus carichi di elementi del Sokol e di neonazisti vengono bloccati, causando scontri con gli abitanti di diverse località. I volontari di Donetsk “difendono la Patria dall’esercito fascista che vuole ucciderli“, e chiedono “un referendum per l’indipendenza da Kiev e l’adesione alla Russia.” “Ho solo un bastone per difendermi. Ma arrivano persone armate di mitragliatrici, e tutto quello che avevo ieri, per esempio, era la gamba di una sedia“. I manifestanti di Donetsk temono il ripetersi dello scenario di Kharkov, dove la polizia ha arrestato 60 manifestanti. Donetsk è la capitale industriale dell’Ucraina con un milione di abitanti. La regione di Donetsk ospita il 10 per cento della popolazione del Paese. “La protesta di Donetsk è contro il nazionalismo, noi siamo per la giustizia sociale, la creazione della nostra repubblica significa un drastico cambiamento del modo in cui il nostro territorio è organizzato. Noi siamo per la parità linguistica. Siamo contro l’oppressione della maggioranza da parte della minoranza nazionalista, e contro le minacce all’etnia russa“. “La regione di Donetsk invia 470 milioni di dollari a Kiev, e ne riceve meno di 150. Tutte le miniere e le imprese di Donetsk sono prospere“. Intanto i comandanti delle unità antisommossa ucraine Alfa si rifiutano di obbedire ai golpisti a Kiev, che hanno ordinato l’assalto agli edifici amministrativi di Donetsk e Lugansk occupati dalla popolazione, “Agiremo nel rigoroso rispetto della legge. La nostra unità è stata creata per liberare gli ostaggi e combattere il terrorismo“. Gli ufficiali delle Alfa hanno deciso ciò in risposta all’ordine del primo vice-premier Vitalij Jarjoma e del segretario del Consiglio della Sicurezza Nazionale e della Difesa dell’Ucraina Andrej Parubij, di prendere d’assalto gli immobili occupati dai manifestanti. Inoltre, con un’ulteriore provocazione, il nuovo capo di Naftogaz annuncia che l’Ucraina non pagherà il gas russo al prezzo fissato, e che “sospende i pagamenti”.
Migliaia di manifestanti si sono riuniti nella città di Donetsk in sfida alle minacce di Avakov. Polizia e militari si rifiutano di eseguire gli ordini dei golpisti di Kiev. Nel frattempo, i manifestanti formano le milizie di autodifesa, raggiunte da poliziotti e soldati. Il capo della polizia di Donetsk Konstantin Pozhdaev s’era dimesso su ordine della popolazione. Eventi simili si svolgono nella città di Slavjansk, sempre nella regione di Donetsk, dove i manifestanti hanno occupato diversi edifici governativi, il comando della polizia e l’ufficio del Servizio Sicurezza SBU. Il 10 aprile, anche Lugansk proclamava la Repubblica popolare e creava la milizia popolare per affrontare gli agenti antisommossa e i neonazisti. Il politologo Aleksandr Gusev, direttore dell’Istituto per la programmazione e le previsioni strategiche, ha affermato “Ciò dimostra che la popolazione appoggia le proteste di Kharkov e Donetsk. Sono  regioni di estrema importanza sul piano economico, stanche di essere ingannate dalle autorità che non risolvono i problemi e che non si occupano di queste regioni, ma diffondono voci secondo cui sarebbero regioni sovvenzionate. Questi movimenti di protesta mostrano che il Sud-Est e l’Est dell’Ucraina lotteranno fino alla fine”. Bogdan Bezpalko, vicedirettore del Centro di studi sull’Ucraina e la Bielorussia presso l’Università di Stato di Mosca, afferma: “Delle concessioni sono possibili da Kiev se riconosce il diritto dell’interlocutore di esprimere la propria opinione, ma le autorità a Kiev non li vedono come  interlocutori. Se faranno delle concessioni, saranno solo di carattere tattico. Se i politici ucraini fossero saggi, nominerebbero Gubarev capo della regione di Donbass. Allora il rigetto delle autorità sarebbe meno acuto”. A Kharkov, nell’assalto alla sede dell’amministrazione occupata dai manifestanti anti-Majdan, sono stati arrestati oltre 60 attivisti. I deputati del Partito delle Regioni chiedono l’amnistia, ma difficilmente i golpisti la concederanno. Per Bogdan Bezpalko: “Queste persone o saranno messe in una cella d’isolamento, o saranno portate a Kiev, ed allora non ne sapremo più nulla. Ma si vede che nemmeno gli arresti impediscono la lotta della popolazione. Anzi, al loro posto arrivano nuovi militanti. Accelerando la macchina della repressione le autorità fanno crescere il movimento di protesta nel Sud-Est dell’Ucraina. Gli arresti e le punizioni non porranno fine alle proteste né a Kharkov, né in altre regioni”.
Tali tensioni sono vantaggiose per certe forze a Kiev, come Julija Timoshenko, che arranca nella corsa elettorale, dietro al suo rivale Petro Poroshenko.
1922384A Slavjansk, polizia e numerosi soldati si sono uniti ai manifestanti creando un nucleo armato di autodifesa, a cui si sono uniti numerosi minatori e altri cittadini. Il 12 aprile, diversi miliziani si sono impadroniti del Commissariato dei servizi di sicurezza (SBU) di Slavjansk con il sostegno della popolazione, che davanti all’edificio aveva scandito “Russia! Russia!“. La polizia era assente. Il sindaco di Slavjansk, Nelly Shtepa, ha annunciato che i cittadini sostengono le proteste anti-Majdan, che i manifestanti appartengono alla milizia del Donetsk e che la città chiede il referendum sulla federalizzazione dell’Ucraina e che la regione del Donetsk diventi un’entità federale autonoma. Il sindaco ha avvertito i golpisti contro ogni tentativo di reprimere la rivolta. Scene simili si svolgono anche nelle città di Krasnij Liman, Gosobektov e Krasnoarmejsk. A Marjupol e Druzhkovka i manifestanti hanno occupato l’amministrazione comunale e la polizia di Kramatorsk s’è unita ai manifestanti filo-russi. Il ‘presidente’ golpista Aleksandr Turchinov ha licenziato il capo del SBU di Donetsk Valerij Ivanov, mentre Avakov ripete le minacce contro la popolazione dell’Ucraina sud-orientale. Il capo dei neonazisti ucraini Dmitrij Jarosh minaccia la giunta di Kiev, ed invita le organizzazioni paramilitari di Fazione Destra e UNA-UNSO ad intraprendere azione armate contro la popolazione russofona. Jarosh ha esortato le forze di sicurezza sotto il comando del ministro Avakov, che Jarosh ha minacciato di “impiccare come un cane“, ad intervenire assieme a Fazione Destra per “ristabilisce l’ordine” in Ucraina. “Tutti gli elementi armati di Fazione Destra sono mobilitati e pronti a prendere misure decisive per difendere la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina“. Nel frattempo il Procuratore Generale russo ha inviato all’Interpol i documenti per il mandato di cattura internazionale dello stesso Jarosh, accusato di sostenere l’estremismo e il terrorismo in Caucaso.
Difatti gli scontri a fuoco sono esplosi a Slavjansk, posta sotto assedio da Kiev. Il 13 aprile, 200 elementi armati assaltavano un checkpoint dei manifestanti nella periferia della città. Diversi elicotteri atterravano in un vecchio campo d’aviazione, a 5 chilometri dalla città, sbarcando altri individui con uniformi nere, probabilmente mercenari statunitensi. Due elementi delle truppe di Kiev sono stati uccisi e altri cinque feriti. I manifestanti hanno avuto una persona uccisa e altre due ferite. Le strade per la città sono bloccate dai blindati dei mercenari di Kiev, mentre i manifestanti nella stazione di polizia si preparano a respingere l’assalto fortificando le barricate. Secondo la TV Rossija24 dalla città si alzano colonne di denso fumo nero mentre due elicotteri la sorvolano ogni cinque minuti. All’ingresso della città i mercenari di Kiev chiedono agli abitanti di rimanere a casa, ma centinaia di persone supportano attivamente le milizie di autodifesa. Secondo Igor Korochenko “Tutto ciò che accade a Slavjansk dimostra che il regime di Kiev ha scatenato la guerra contro il popolo (…) L’operazione antiterrorismo può essere effettuata solo contro i terroristi, visto che a Slavjansk agiscono  persone che semplicemente fanno valere il loro diritto a decidere il destino della loro terra. A Slavjansk, è stata lanciata un’operazione contro la popolazione impiegando unità speciali, carri armati ed elicotteri da combattimento. Dobbiamo assicurarci che Nalivajchenko, capo del SBU, e Avakov siano processati per i crimini commessi nell’Ucraina orientale. A tal fine, una commissione internazionale dovrebbe essere formata per indagare con urgenza sui fatti di Slavjansk“. Mosca ha avvertito che se Kiev usa la forza contro le proteste anti-Majdan, saboterebbe la conferenza sulla soluzione della crisi nel Paese tra Stati Uniti, Unione europea, Russia e Ucraina. A Kharkov, invece, la polizia ha arrestato quattro individui provenienti da Lvov e Kiev presso la stazione ferroviaria, dopo che un cane poliziotto aveva abbaiato a un contenitore che trasportavano. Gli uomini si sono rifiutati di mostrarne il contenuto, probabilmente un ordigno. A Poltava 10 autobus carichi di neonazisti armati di bombe molotov ed esplosivi sono stati fermati e i 70 squadristi a bordo arrestati. Si dirigevano verso Kharkov. La base dei 300 soldati di Berkut di Makeevk, che sostengono i manifestanti anti-Majdan, sarebbe stata circondata da mercenari statunitensi con uniformi nere. Le organizzazioni popolari di autodifesa hanno lanciato l’appello alla mobilitazione generale e a difendere le proprie posizioni, “Tutti all’edificio del Consiglio del Popolo! Tutto per la difesa della Repubblica Popolare di Donetsk!“. A Kharkov, dove si svolge un nuovo raduno per la federalizzazione, nonostante il divieto del tribunale locale, mentre da tre giorni, nei sobborghi, si svolgono gli scontri tra la popolazione e le forze inviate da Kiev. La milizia segnala la presenza di veicoli militari e di “auto con targhe di Vinnitsa, ma guidate da persone che non parlano russo o ucraino“. Invece nel villaggio di Semjonovka i neonazisti di Fazione Destra hanno sparato sulla popolazione che bloccava la strada al loro convoglio. I paramilitari dell’autodifesa setacciano la foresta in cui si sono nascosti i neonazisti dopo la sparatoria.
Il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha affermato che “la crisi profonda e pervasiva in Ucraina è una grave preoccupazione per la Russia. Capiamo perfettamente la posizione di un Paese indipendente da poco più di 20 anni e ancora afflitto da compiti complessi nella costruzione dello Stato sovrano, tra cui la ricerca di un equilibrio di interessi tra le sue varie regioni e popoli dalle differenti radici storiche e culturali e dalle lingue diverse, dai diversi punti di vista su passato, presente e futuro del Paese. Date queste circostanze, le forze estere dovrebbero aiutare gli ucraini a proteggere le basi della pace civile e dello sviluppo sostenibile, ancora fragile. La Russia ha fatto più di qualsiasi altro Paese nel sostenere lo Stato ucraino, anche sovvenzionarne per molti anni l’economia con i bassi prezzi dell’energia. Lo scorso novembre, all’inizio della crisi attuale, abbiamo sostenuto il desiderio di Kiev di consultazioni urgenti tra Ucraina, Russia e UE sul processo d’integrazione. Bruxelles le ha categoricamente respinte. Ciò riflette la linea improduttiva e pericolosa adottata da UE e USA, cercando di costringere l’Ucraina a fare una scelta dolorosa tra est e ovest, aggravando le differenze interne. In Ucraina è stato fornito un massiccio sostegno ai movimenti politici che promuovono l’influenza occidentale, violandone la Costituzione. Il potere a Kiev è stato sequestrato con violente proteste di piazza guidate direttamente da ministri e altri funzionari di USA e UE. L’asserzione che la Russia stia minando i partenariati europei non corrispondono ai fatti. Al contrario, il nostro Paese ha costantemente promosso un sistema di sicurezza unico e indivisibile nell’area euro-atlantica. Abbiamo proposto la firma di un trattato in tal senso, e sostenuto la creazione di uno spazio economico comune dall’Atlantico al Pacifico aperto ai Paesi post-sovietici. Nel frattempo, gli Stati occidentali, nonostante le ripetute assicurazioni del contrario, hanno sempre allargato la NATO verso est e iniziato ad attuare i piani della difesa antimissile. Il partenariato orientale dell’UE è volto ad associare gli Stati presi di mira chiudendo la possibilità di una cooperazione con la Russia. I tentativi da parte di coloro che hanno attuato la secessione del Kosovo dalla Serbia e di Mayotte dalle Comore di mettere in discussione la libera volontà della Crimea, non possono essere considerati che manifesta dimostrazione di doppiopesismo. Non meno preoccupante è la pretesa di non accorgersi che il pericolo principale per il futuro dell’Ucraina è la diffusione del caos da parte di estremisti e neonazisti. La Russia fa tutto il possibile per promuovere la stabilizzazione dell’Ucraina. Siamo fermamente convinti che ciò può essere raggiunto attraverso: una riforma costituzionale che garantisca i diritti di tutte le regioni ucraine e risponda alle richieste delle regioni sud-orientali di avere il russo come seconda lingua ufficiale dello Stato; la precisa garanzia che l’Ucraina resti uno Stato non-allineato e misure urgenti per fermare l’attività delle formazioni armate illegali di Fazione Destra ed altri gruppi ultra-nazionalisti. Non imponiamo niente a nessuno, ma se vediamo che se ciò non viene fatto, l’Ucraina precipiterà nella crisi con conseguenze imprevedibili”.
1010324A sua volta il presidente russo Vladimir Putin ha proposto ai leader europei un incontro urgente sul debito dell’Ucraina verso la Russia. La lettera di Putin è stata inviata ai leader di Moldova, Romania, Turchia, Ungheria, Slovacchia, Slovenia, Macedonia, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Bulgaria, Austria e Italia. “L’economia dell’Ucraina negli ultimi mesi precipita. Le sue industrie sono in brusco calo. Il deficit del bilancio aumenta. La situazione del sistema monetario è sempre più deplorevole. Il saldo commerciale negativo è accompagnato dalla fuga di capitali. L’economia dell’Ucraina punta a default, sospensione della produzione e disoccupazione alle stelle. La Russia e l’UE sono i principali partner commerciali dell’Ucraina. Procedendo da ciò, in occasione del vertice UE-Russia di gennaio, ci siamo accordati con i nostri partner europei per consultazioni sull’economia ucraina, tenendo conto degli interessi dell’Ucraina e dei nostri Paesi, formando alleanze con la partecipazione dell’Ucraina. Tuttavia, i tentativi della Russia di iniziare vere consultazioni non hanno prodotto alcun risultato. Invece di consultazioni, sentiamo appelli ad abbassare i prezzi sul gas russo, a prezzi “politici”. Si ha l’impressione che i partner europei vogliano incolpare la Russia della crisi economica dell’Ucraina. Fin dal primo giorno dell’Ucraina indipendente, la Russia ha sostenuto la stabilità dell’economia ucraina fornendogli gas a prezzi stracciati. Nel gennaio 2009, con la partecipazione dell’allora premier Julija Timoshenko, fu sottoscritto un contratto sulla fornitura di gas per il periodo 2009-2019. Il contratto regola questioni riguardanti la consegna e il pagamento del prodotto, e pone garanzie sul transito ininterrotto nel territorio dell’Ucraina. Inoltre, la Russia adempie al contratto secondo la lettera e lo spirito del documento. Per inciso, il ministro dell’energia ucraino dell’epoca era Jurij Prodan, che ha la stessa carica nel governo attuale di Kiev. Il volume totale di gas trasportato in Ucraina, come previsto dal contratto per il periodo 2009-2014, si attesta sui 147,2 miliardi di metri cubi. Qui, vorrei sottolineare che il prezzo fissato nel contratto non è stato alterato da allora. E l’Ucraina, fino all’agosto 2013, ha effettuato pagamenti regolari in conformità a tale formula. Tuttavia, dopo la firma di tale contratto, la Russia ha concesso all’Ucraina una serie di privilegi senza precedenti e sconti sul prezzo del gas. Ciò vale per lo sconto derivante dall’accordo del 2010 a Kharkov, fornito a titolo di acconto per i futuri canoni di locazione per la Flotta del Mar Nero dal 2017. Ciò vale anche per gli sconti sui prezzi del gas acquistato dalle aziende petrolchimiche ucraine e anche per lo sconto concesso nel dicembre 2013, per tre mesi, per via della critica situazione dell’economia ucraina. Dal 2009, la somma di tali sconti si attesta a 17 miliardi dollari. A ciò dobbiamo aggiungere altri 18,4 miliardi di dollari di acquisti da parte ucraina. Così, negli ultimi quattro anni la Russia ha sovvenzionato l’economia dell’Ucraina, offrendo gas a prezzi stracciati per 35,4 miliardi dollari. Inoltre, nel dicembre 2013, la Russia ha concesso all’Ucraina un prestito di 3 miliardi di dollari. Tali importi molto significativi sono volti a mantenere la stabilità e la credibilità dell’economia e a conservare posti di lavoro ucraini. Nessun altro Paese ha fornito tale supporto tranne la Russia.
Che dire dei partner europei? Invece di offrire un sostegno reale all’Ucraina, fanno dichiarazioni di intenti, solo promesse senza fatti. L’Unione europea usa l’Ucraina come fonte di materie prime alimentari, metalli e risorse minerarie e anche come mercato di sbocco dei suoi beni ad alto valore aggiunto (macchinari e prodotti chimici), creando così un deficit commerciale per l’Ucraina di oltre 10 miliardi di dollari, cioè quasi i due terzi del disavanzo complessivo dell’Ucraina nel 2013. In larga misura, la crisi economia ucraina è stata precipitata dallo squilibrio commerciale con l’UE, e ciò ha avuto un impatto assai negativo sull’adempimento dell’Ucraina agli obblighi contrattuali per le forniture di gas russo. Gazprom non ha intenzione di fare eccezioni sul contratto 2009, né piani per imporre eventuali condizioni aggiuntive. Ciò riguarda anche il prezzo contrattuale del gas, calcolato in stretta conformità con la formula concordata. Tuttavia, la Russia non può e non deve sopportare unilateralmente l’onere di sostenere l’economia dell’Ucraina con sconti e condono di debiti, e in effetti far usare questi sussidi per coprire il deficit dell’Ucraina con l’UE. Il debito della NAK Naftogaz dell’Ucraina per il gas ricevuto è cresciuto quest’anno. Nel novembre-dicembre 2013 il debito era pari a 1451,5 miliardi di dollari USA; nel febbraio 2014 è aumentato di 260,3 milioni e a marzo di 526,1 milioni. Vorrei richiamare la vostra attenzione sul fatto che a marzo c’era ancora lo sconto, cioè 268,5 dollari per 1000 metri cubi di gas. E anche a quel prezzo, l’Ucraina non ha pagato un solo dollaro. In tali condizioni, a norma degli articoli 5.15, 5.8 e 5.3 del contratto, Gazprom è costretto a chiedere il pagamento anticipato del gas, e in caso di ulteriore violazione delle condizioni di pagamento, cesserà le forniture. In altre parole, sarà consegnato all’Ucraina solo il volume di gas pagato il mese prima della consegna. Indubbiamente si tratta di una misura estrema. Ci rendiamo conto pienamente che ciò aumenta il rischio di sottrazione di gas sul territorio dell’Ucraina a danno dei consumatori europei. Ci rendiamo conto che questo può rendere difficile all’Ucraina accumulare riserve di gas sufficienti per il periodo autunnale e invernale. Al fine di garantire il transito ininterrotto, sarà necessario nel prossimo futuro rifornire di 11,5 miliardi di metri cubi di gas gli impianti di stoccaggio sotterraneo dell’Ucraina, e ciò richiederà il versamento di circa 5 miliardi di dollari. Tuttavia, il fatto che i nostri partner europei si siano unilateralmente ritirati dal tentativo concertato di risolvere la crisi ucraina, e anche dalle consultazioni con la Russia, non lascia alternative. C’è solo un modo per uscire da tale situazione, crediamo che sia fondamentale tenere, senza indugio, consultazioni tra i ministri dell’economia, delle finanze e dell’energia per elaborare azioni concertate volte a stabilizzare l’economia dell’Ucraina e a garantire il transito di gas russo in conformità a termini e condizioni contrattuali. Non dobbiamo perdere tempo nell’intraprendere e coordinare passi concreti. A tal fine facciamo appello ai nostri partner europei. Inutile dire che la Russia è pronta a stabilizzare e ripristinare l’economia dell’Ucraina. Tuttavia, non in modo unilaterale, ma a parità di condizioni con i nostri partner europei. E’ inoltre indispensabile tenere conto di investimenti reali, contributi e spese che la Russia si è assunta da sola per così tanto tempo nel sostenere l’Ucraina. Come si vede, solo un tale approccio sarà equo ed equilibrato, e solo un tale approccio può avere successo. Il deficit della bilancia commerciale con l’UE impedisce all’Ucraina di adempiere agli obblighi contrattuali con la Russia”.
L’agenzia stampa russa Rossija Segodnja si rifiuta di ritrasmettere la radio della CIA Voce dell’America. Il Direttore generale dell’Agenzia, Dmitrij Kiselev, ha detto “Rossija Segodnja non coopererà più con Voce dell’America che trasmette da un mondo che non esiste più. Considero queste radio (Voce dell’America e Radio Svoboda) spazzatura“. Il contratto per la ritrasmissione di Voce dell’America è scaduto ad aprile. La nuova agenzia Rossija Segodnja (Russia Today), che ha assorbito Voce della Russia e RIA Novosti nel dicembre 2013, non ha intenzione di prorogare il contratto con la CIA. Kiselev ha già informato della decisione la BBG, l’agenzia che soprassiede alla radiodiffusione della propaganda statunitense all’estero. Secondo il direttore della BBG, Jeff Shell, si tratterebbe di una violazione della libertà di parola. “Ciò non ha niente a che vedere con la libertà di parola. Voce dell’America e radio Svoboda non dicono nulla di originale“, osserva Kiselev, “non è affatto necessario sostenere tali radio sul territorio russo”.

10155015Fonti:
al-Manar
El Espia Digital
ITAR-TASS
Global Research
Global Research
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Moon of Alabama
NEO
Nsnbc

Nsnbc
Nsnbc
Nsnbc
RapsiNews
Reseau International
RIAN
RIAN
RIAN
RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
Voce della Russia
Voice of Russia

Gladio II: guerra di quarta generazione contro Russia, Siria, Iran

Dr. Christof Lehmann, PressTV 8 aprile 2014

fsbIl Direttore del FSB Aleksandr Bortnikov ha annunciato che Umarov è stato neutralizzato a seguito di operazioni di combattimento chirurgiche nel primo trimestre del 2014. Centinaia di altri militanti e loro sostenitori sono stati arrestati. In vista delle Olimpiadi Invernali del 2014 a Sochi, i servizi di sicurezza russi hanno effettuato 33 operazioni antiterrorismo nei primi tre mesi del 2014. Tredici signori della guerra e 65 terroristi sono stati uccisi durante le operazioni, altri 240 terroristi e 18 emissari di organizzazioni terroristiche internazionali sono stati arrestati. Il capo dell’intelligence russa non ha rivelato esattamente quando Umarov è stato ucciso e non è improbabile che la sua morte fosse tenuta riservata per evitare ritorsioni durante i Giochi Olimpici Invernali 2014. A gennaio, il Presidente della Repubblica autonoma russa della Cecenia, Ramzan Kadyrov, aveva annunciato che le comunicazioni intercettate tra i capi dei terroristi indicavano che Umarov era stato ucciso. La dichiarazione è stata confermata oggi. Uno dei più stretti collaboratori di Doku Umarov, Islam Atev, è stato ucciso a dicembre insieme ad altri due taqfiri. Gli esplosivi nel loro nascondiglio, in un villaggio in Daghestan, furono attivati e fatti esplodere durante uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza russe. Il FSB della Russia stava per prendere Umarov, uno dei più pericolosi agenti taqfiri contro la Russia sponsorizzato da sauditi e NATO. Una delle ultime apparizioni pubbliche di Umarov è un video in cui invitava taqfiri russi e stranieri a sabotare a tutti i costi le Olimpiadi invernali 2014 di Sochi.
Le prove del supporto dell’Arabia Saudita ai gruppi taqfiri ceceni e di altro tipo nelle repubbliche caucasiche della Russia, così come in Siria, divennero di pubblico dominio ad agosto 2013, quando l’ufficio stampa presidenziale del Presidente russo Putin divulgò parte del verbale di una riunione tra il Presidente Vladimir Putin e l’allora capo dell’intelligence saudita principe Bandar bin Sultan, del 3 agosto 2013. I verbali rivelarono che i servizi segreti e il ministero degli interni dell’Arabia Saudita hanno il controllo diretto delle reti terroristiche in Russia e Siria. Putin e Bandar discussero, tra l’altro, dell’attacco con armi chimiche nel sobborgo di Damasco del Ghuta orientale, il 21 agosto 2013, che secondo i testimoni e altre fonti, fu effettuato dal Liwa al-Islam filo-saudita al comando di Zahran al-Lush. Fin dal 1980 l’esperto di armi chimiche Zahran al-Lush ha lavorato per le intelligence dell’Arabia Saudita e degli Stati Uniti nelle reti di al-Qaida. Il verbale della riunione Putin-Bandar ha rivelato che Bandar cercava di corrompere Putin con accordi su armi e petrolio per avere il sostegno del presidente russo nel spodestare il governo di Assad. Bandar supponeva che il governo siriano doveva essere sostituito dall’opposizione sostenuta e sponsorizzata dai sauditi. Bandar garantì che gli interessi della Russia in Siria sarebbero stati preservati dal governo filo-saudita se la Russia sosteneva il cambio di regime. Mentre Bandar ha tentato di fare di Putin un potenziale alleato del cambio di regime in Siria, ha anche fatto una minaccia velata dicendo, tra l’altro: “Posso garantirvi la protezione delle Olimpiadi invernali nella città di Sochi, sul Mar Nero, del prossimo anno. I gruppi ceceni che minacciano la sicurezza dei giochi sono controllati da noi, e non si muoveranno sul territorio siriano senza coordinarsi con noi. Tali gruppi non ci spaventano, li usiamo contro il regime siriano, ma non avranno alcun ruolo o influenza nel futuro politico della Siria“. Putin rispose che i russi sanno che i sauditi sostengono i gruppi terroristici ceceni da un decennio, e che il supporto che Bandar appena aveva offerto era assolutamente incompatibile con gli obiettivi comuni della lotta globale contro il terrorismo.
La conferma della morte di Umarov da parte del capo del FSB Aleksandr Bortnikov getta anche nuova luce su Gladio II della NATO e la sua Guerra di 4.ta generazione contro Russia, Siria, Iran, Ucraina e altri Paesi presi di mira. I terroristi dalla Cecenia e altre repubbliche caucasiche della Russia operano in Siria in unità dalle dimensioni del gruppo di combattimento e in stretto collegamento con Jabhat al-Nusrah, Liwa al-Islam e altre brigate taqfire controllate e formate dall’Arabia Saudita e dalla NATO. Combattono in Siria anche le truppe filo-USA del MEK,  responsabile della morte di almeno 17000 iraniani. A febbraio, il capo ultranazionalista ucraino dell’apertamente neonazista Pravý Sektor (Fazione Destra), Dmitrij Jarosh, aveva chiesto pubblicamente a Doku Umarov e ad altre brigate takqire in Russia e internazionali, di colpire gli interessi russi per “sostenere la rivoluzione in Ucraina”. Dmitrij Jarosh, insieme ad altri ultranazionalisti ucraini, ha combattuto contro la Russia nella guerra cecena, dove Jarosh conobbe Umarov. Pravý Sektor collabora strettamente con il cosiddetto esercito di liberazione nazionale dell’Ucraina, UNA-UNSO, che aveva giocato un ruolo chiave nella guerra filo-NATO della Georgia contro l’Ossezia del 2007. Le unità ucraine di UNA-UNSO sono ritenute responsabili di alcuni dei peggiori crimini di guerra commessi durante il tentativo della Georgia di pulizia etnica nella regione. UNA-UNSO è noto per i suoi stretti legami con l’intelligence e la rete Gladio della NATO. UNA-UNSO è, secondo gli analisti, responsabile dell’uccisione di 90 e il ferimento di oltre 500 manifestanti e agenti di polizia a Kiev ad opera dei cecchini, attribuiti alle forze speciali della polizia ucraina (Berkut) e al Presidente Janukovich. L’incidente fu usato come pretesto per il sequestro del parlamento e l’estromissione di Janukovich, il giorno dopo l’accordo mediato da polacchi, tedeschi, francesi e UE per una soluzione pacifica, riforma costituzionale ed elezioni anticipate con l’”opposizione” di Euro-Majdan. Gli Stati dell’UE e della NATO continuarono il sostegno al colpo di Stato, nonostante il fatto che una telefonata trapelata tra il capo degli affari esteri dell’UE Ashton e il ministro degli Esteri lettone Paet rivelasse che l’opposizione aveva ordinato ai cecchini gli assassini.
Una delle operazioni di alto profilo di Doku Umarov, nel 2010, fu l’attentato alla metropolitana di Mosca sotto l’ufficio del servizio d’intelligence russo FSB. L’esplosione uccise e ferì 24 persone. Dopo soli 40 minuti un’altra esplosione deragliò un treno a Park Kulturij (Parco della Cultura) a Mosca, uccidendo 12 persone e ferendone un’altra decina. Considerando l’esplosione del 2010 sotto l’ufficio di Mosca del FSB, il direttore Aleksandr Bortnikov poteva aver interesse personale nella preparazione dell’eliminazione di Doku Umarov. La Guerra di 4.ta generazione della NATO, tuttavia, è destinata a continuare fin quando la “comunità internazionale” chiuderà un occhio sulla sponsorizzazione e il controllo della NATO e dell’Arabia Saudita di morte e distruzione in nome di “libertà e demoinganno”.

spetsnaz_fsb_by_muaythai40000-d51ml1gTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Donetsk e Lugansk, implode l’Ucraina

Aleksandr Bojtsov Strategic Culture Foundation 10/04/2014

Bkc4vnXCcAA0KeWDal 6-7 aprile la situazione nelle zone sud-orientali dell’Ucraina evolve con velocità sorprendente. I manifestanti di Kharkov, Donetsk e Lugansk si sono riuniti per “protestare nel giorno del riposo”.  Ma questa volta non è andata come normalmente avviene prima che inizi un’altra settimana di lavoro. I manifestanti hanno continuato l’azione. A Kharkov, la prima capitale dell’Ucraina, hanno respinto l’attacco dei militanti di Fazione Destra, facendoli strisciare attraverso il “corridoio della vergogna”. Poi i manifestanti hanno sequestrato la sede dell’amministrazione regionale fino al mattino, quando l’edificio fu riconquistato dalle forze di polizia inviate da Kiev. E’ stato molto più difficile a Lugansk, città dei discendenti dei cosacchi del Don. In questo caso, i manifestanti hanno preso d’assalto l’ufficio del Servizio di Sicurezza ucraino (SBU), entrando in possesso di armi e pronti a respingere gli attacchi. C’erano molti ex-militari tra i manifestanti che hanno saputo condurre azioni di combattimento… Negli importanti eventi svoltisi a Donetsk, numerosi edifici amministrativi sono stati occupati, creando la “repubblica popolare” sovrana ed indipendente da Kiev, e proclamando il referendum sullo status della repubblica per l’11 maggio. I manifestanti hanno anche fatto appello a Mosca per inviare forze di pace nella regione. Marjupol, centro industriale e città portuale, è stata anche occupata da coloro che si oppongono al governo ad interim nella capitale.
Kiev non può ignorare gli eventi. Agendo da forze anfibie, i politici di Kiev sbarcavano a frotte nei centri amministrativi, tra cui Julija Timoshenko, che non detiene cariche ufficiali. Alla conferenza stampa all’aeroporto, ha detto che i manifestanti sono mercenari e agenti dei servizi di sicurezza russi. Secondo informazioni confidenziali provenienti da ambienti governativi a Kiev, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina e Valentin Nalivajchenko, capo del Servizio di Sicurezza ucraino (SBU), insistono a che le proteste a Kharkov e Lugansk siano represse con la forza mentre vuote promesse devono minare il morale dei manifestanti di Donetsk.
Dal crollo dell’Unione Sovietica, la Crimea è vista come elemento speciale territoriale dai deboli  legami con la terraferma e pronta a “partire per la Russia” in qualsiasi momento. Il caso è molto diverso per le regioni filo-russe come il Donbass. La loro secessione sembrava sempre improbabile perché erano profondamente integrate con il resto del Paese. Una cosa è tagliare l’istmo di Perekop e il ponte Chongar, altra è chiudere le molte miglia di frontiera terrestre con le regioni limitrofe.  Tutte le regioni sud-orientali, che si oppongono a Kiev, hanno un potenziale industriale sviluppato;  tagliare i rapporti economici con le altre regioni del Paese rappresentava una grave minaccia per il benessere del popolo. Ciò ha scoraggiato i manifestanti dal compiere passi decisi volti alla separazione dal resto dell’Ucraina. Ma la decisione di Kiev di chiudere le miniere del Donbass lasciando oltre 70 mila persone senza lavoro, è stato il punto di svolta. Inoltre, le altre simili misure di austerità draconiane e le minacce a russi e russofoni espresse dai politici, hanno aggiunto benzina al fuoco. In realtà, Donetsk e Lugansk, città che erano politicamente passive, hanno fatto implodere la situazione nel sud-est dell’Ucraina. Non è un caso che gli Stati Uniti diano tanta attenzione agli eventi che possano fare da esempio avviando una reazione a catena fino alle regioni centrali e settentrionali come Kherson, Nikolaev, Odessa, Dnepropetrovsk, Zaporozhe, Poltava, Sumy, Chernigov, Cherkassij, Kirovograd e la grande città di Kharkov.
Gli eventi a Donetsk e Lugansk possono innescare proteste su larga scala contro il regime neo-nazista a Kiev, e poi un effetto domino farà crollare l’intera struttura costruita dai golpisti giunti al potere con il colpo di Stato auspicato dagli Stati Uniti.

ukraine-peoples-choice-gubarev-speaks-about-the-donetsk-he-foreseesLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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