La battaglia finale di Chavez: “la mobilitazione del lutto”
marzo 6, 2013 1 commento
Dedefensa 6 marzo 2013
La morte del presidente venezuelano Hugo Chavez si pone immediatamente sotto gli auspici di una grande crisi: una crisi, non solo nel Paese, cosa ovvia per un tale evento e sapendo le circostanze generali, ma soprattutto anche una crisi generale che oppone il Sistema a forze necessariamente anti-sistema, rientrando completamente nel contesto internazionale. Il governo e, in generale, il “Gruppo Chavez” condotto finora dal Vicepresidente Maduro, hanno immediatamente ed esclusivamente inserito l’evento in questo contesto, e con tutti gli argomenti necessari per farlo.
Due assi sono stati immediatamente scelti per realizzare questo contesto dell’aggressione del Sistema, rappresentato principalmente dagli Stati Uniti e dal loro processo d’interferenza immemorabile e d’intervento illegale in America Latina. Da un lato, un intervento diretto degli Stati Uniti, anche attraverso militari o funzionari dell’ambasciata degli Stati Uniti, con l’espulsione immediata di due ufficiali dell’USAF addetti all’ambasciata e accusati di proporre ai militari venezuelani delle azioni sovversive; dall’altro, i dubbi sulle cause del cancro di cui Chavez è morto. Si hanno i dettagli dei due assi nell’intervento di Maduro, denunciante un piano di destabilizzazione, su Venezuelanalysis.com del 5 Marzo 2013.
“Il Vicepresidente Nicolas Maduro ha oggi denunciato piani di destabilizzazione da parte delle destre venezuelana e internazionale, annunciando l’espulsione di due ufficiali degli Stati Uniti per aver minacciato la sicurezza militare. Implicando anche che il cancro di Chavez sia stato “causato dai nemici del Venezuela” … [...] Inoltre, [Maduro] ha detto: “Non abbiamo dubbi che i nemici storici del Paese hanno cercato un modo per danneggiare la salute del presidente Chavez… aggredito con questa malattia”, alludendo alla possibilità di un “attentato scientifico”. “Proprio come è successo a Yasser Arafat… Alla fine ci sarà un’indagine scientifica sulla malattia del Presidente Chavez”, ha detto.” Questo aspetto, una cospirazione per provocare il cancro Chavez, è ovviamente l’asse più originale del contrattacco preventivo del governo venezuelano nel suo ruolo completamente anti-Sistema.
RussiaToday del 5 marzo 2013 mostra i due assi di questo “contrattacco preventivo”, sviluppando in particolare quello relativo alla salute di Chavez. Ci si ricorda delle accuse dello stesso Chavez, citando il suo caso personale e quello della presidente argentina, e avrebbe potuto aggiungere quelli dell’ex presidente brasiliano Lula e dell’attuale presidente Rousseff, essendosi entrambi curati dal cancro. “Nel dicembre 2011, Chavez speculava sul fatto che gli Stati Uniti potrebbero avere infettato i leader regionali con il cancro, dopo che alla presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner era stato diagnosticato un cancro alla tiroide. “Non voglio fare qualsiasi accusa insensata“, ha detto Chavez alla luce di qualcosa che risultava essere “molto, molto strana.” “Sarebbe strano se [gli Stati Uniti] abbiano sviluppato una tecnologia per indurre il cancro, e nessuno lo sappia?”, si è chiesto.”
Un altro campo di battaglia del dopo-Chavez riguarda l’economia. Su questo punto, da parte del Sistema è in atto un’intensa campagna propagandistica che ruota attorno alla recente svalutazione in Venezuela, e ovviamente contro di essa. Si tratta di screditare in tutti i modi possibili un sistema economico che si oppone direttamente all’ideologia economica del Sistema, di cui può essere visto in tutto il mondo il carattere destabilizzante e dissolvente, la cui generazione di crisi successive colpisce la sua stessa essenza. Questi attacchi contro il sistema economico del Venezuela utilizzano ogni sorta di apprezzamento possibile, spesso straordinariamente assurdo e hollywoodiano, sulla realtà di questa svalutazione.
Un buon apprezzamento è dato dall’articolo di Mark Weisbrot sul Guardian del 3 marzo 2013. Ecco un breve estratto dove Weisbrot sembra rimproverare un economista del Sistema che avrebbe confuso, nel suo racconto, le false cifre dell’inflazione con le cifre false della svalutazione: “Non sorprende che parecchio di ciò che passa per analisi sulla stampa, si basa su una logica errata e dati sbagliati. Il premio dei numeri sbagliati questa volta va a Moisés Naim, che scrive sul Financial Times che “durante la presidenza di Chávez, il bolivar è stato svalutato del 992%.” I fan dell’aritmetica sapranno subito che questo è impossibile. Che la moneta al massimo può essere svalutata del 100%, a quel punto verrebbe scambiata per zero dollari. A quanto pare, un’amplissima esagerazione viene consentita quando si scrive del Venezuela, e finché è negativa…“
L’economista Weisbrot, co-autore del documentario pro-Chavez di Oliver Stone, South of the Border, collabora anche con il sito Venezuelanalysis.com, che ha un forte sostegno dai “dissidenti” pro-Chavez negli Stati Uniti, ed è una buona fonte per seguire gli avvenimenti in Venezuela. Questo sito ha pubblicato, il 5 marzo 2013, un’interessante analisi del Dr. Francisco Dominguez, segretario della Campagna di solidarietà al Venezuela del Regno Unito, su Ricardo Haussmann, collaboratore episodico del Guardian che prende di mira la situazione economica del Venezuela: Haussmann uomo della vecchia era pre-Chavez, e del FMI, poi di Harvard… Questo è l’archetipo dell’attore economico del Sistema che agisce per raccogliere e organizzare le varie forze economiche dominanti anti-Chavez e pro-USA in Venezuela.
“Nelle scorse elezioni di ottobre, vinte da Hugo Chavez in modo schiacciante, Haussmann (in qualità di advisor dello sconfitto candidato della destra Henrique Capriles) aveva dichiarato che l’opposizione di destra avrebbe avuto 200.000 persone presenti ai seggi elettorali, che poi avrebbero annunciato i propri risultati prima di quelli ufficiali. Fortunatamente questo piano, che fu visto da molti fin dall’inizio come una preoccupante destabilizzazione volta a legittimare dei risultati internazionalmente non riconosciuti, non scattò a causa della dimensione della vittoria di Hugo Chavez, con Capriles stesso che riconosceva i risultati. Questo non è stato il primo, il quotidiano spagnolo ABC aveva pubblicato un falso sondaggio che dichiarava perdente Hugo Chavez. Sicuramente il suo ruolo di consulente del candidato di destra avrebbe dovuto configurare il pezzo per il Guardian. Ciò spiegherebbe meglio i motivi del contenuto dell’articolo. Allo stesso modo, parte dei media britannici ha recentemente ospitato Diego Arria (che negò che il golpe che in Venezuela nel 2002 fosse un golpe!) e la filo-golpista del 2002, deputata estremista di destra (e amica di George W. Bush) María Corina Machado. Entrambi sono firmatari di primo piano di una recente petizione pubblica che invita i militari venezuelani a rovesciare il governo legittimo del Paese.”
Tutto ciò definisce una situazione molto particolare, che non è inaspettata considerando la personalità e l’influenza del defunto, nonché la condanna e l’odio con cui lo perseguiva il Sistema, ma una situazione che resta, tuttavia, straordinaria. Questa morte apparentemente “naturale” (di malattia) è stata chiaramente presentata e già accettata, e dovrebbe essere sempre più vista come una morte per attentato o aggressione dal Sistema, direttamente o indirettamente, a scelta. Questa presentazione e percezione della morte di Chavez, fanno si che sia più molto l’occasione della mobilitazione che del lutto o, se si vuole, di una “mobilitazione del lutto”, che sarebbe il massimo contributo diretto di Chavez alla lotta anti-Sistema. Sembra molto probabile che le elezioni presidenziali (entro 30 giorni, secondo le dichiarazioni del ministro degli Esteri del Venezuela) saranno sotto il segno della mobilitazione: contro l’aggressione del Sistema (gli Stati Uniti e gli economisti del Sistema), anche propriamente o indistintamente considerata responsabile della morte per assassinio di Chavez con un attentato tecnologico-medico, o di una sovversione generalizzata.
Il richiamo generale ai sospetti sulle cause del cancro di Chavez dovrebbe svolgere un ruolo importante nel comportamento e nella mobilitazione della popolazione per le elezioni. E anche se la situazione in America Latina sia coerente a ciò che si percepisce, questa mobilitazione prevedibilmente supererà i confini del Venezuela, perché riguarda logicamente tutti i nuovi regimi dell’America Latina, dall’estrema-sinistra di Morales in Bolivia, al centro-sinistra di Rousseff e Lula in Brasile. (Usiamo queste nozioni di “sinistra” per facilità, quando si dovrebbero piuttosto indicare queste tendenze come anti-Sistema.) Non diremo che assolutamente tutti apprezzavano Chavez, ma tutto deve essere necessariamente interdipendente, almeno l’immediato dopo-Chavez, nella misura in cui la pressione del Sistema contro il Venezuela di Chavez comporta un attacco contro l’intero continente per il suo attuale orientamento anti-Sistema. Si può arrivare all’ipotesi che tutto è possibile, in talune circostanze, come nel caso di un brutale tentativo di “golpe” contro il regime di Chavez, in cui uno dei vicini, anche il potente Brasile, prenderebbe in considerazione un intervento militare basandosi sulla reazione popolare in Venezuela. Questo tipo di assunzione può portare a situazioni di grande destabilizzazione, in cui il Sistema non esce sempre vincitrice, anzi lontano da ciò, perché a livello continentale vi è la possibilità di un furioso indurimento anti-Sistema, in tali circostanze.
Ma si farà un tentativo diretto e brutale di destabilizzazione? La dottrina del “diritto alla stupidità“, come ha affermato Kerry ad uso universale del Sistema, non è impossibile. L’espulsione di due ufficiali dell’USAF potrebbe essere un segno, perché cercare di fomentare un colpo di stato delle forze armate venezuelane, nelle condizioni attuali, è una tattica brutale che delimita in modo efficace, nelle condizioni attuali (popolarità Chavez, sospetti sulle cause della sua morte, la solidarietà in America Latina), la famosa “stupidità”. (Che i due ufficiali abbiano effettivamente complottato o meno è secondario, il fatto essenziale è che la percezione di tale iniziativa sarebbe troppo in sintonia con i metodi degli Stati Uniti per essere categoricamente rifiutata: in questo caso, il sospetto sulla base dell’esperienza storica crea la verità della questione, altrimenti sarebbe quasi impossibile determinarlo oggettivamente…)
L’assunzione di un tale tentativo attivo e brutale è da prendere in considerazione, se non altro perché tutte le menti sono d’accordo sulla sua possibilità, e non si deve mai disperare di un sistema in cui più poteri non sono coordinati tra di loro e la passione anti-Chavez così ampiamente diffusa, accentuano il riferimento alla “dottrina della stupidità.” E’ su questo terreno che il regime di Chavez dovrebbe logicamente correggere le tattiche per lanciare il dopo-Chavez, e andare rapidamente a nuove elezioni per sfruttarne l’emozione, in particolare sulla mobilitazione che dovrebbe accompagnare questa emozione. Si aggiunga, come ulteriore vantaggio dei successori di Chavez, che l’opposizione è tutt’altro che unita intorno all’avversario di Chavez dell’ottobre 2012, Henrique Capriles.
La cosa più notevole della situazione, ancora una volta, si trova nel campo della comunicazione. L’attacco contro Chavez da parte della comunicazione del Sistema, e in particolare da quando era malato, è stato di tale potenza, coinvolgendo tutti gli aspetti della “dottrina della stupidità”, che l’idea dell’aggressione occulta si è istituzionalizzata. La morte di Chavez non sarebbe vista come naturale, ma causata da un’attentato. La mobilitazione diventerebbe assolutamente naturale, e se questa sarà la mentalità dominante, ovviamente sarà vantaggiosa per il regime; la responsabilità generale della crisi viene vista come il risultato di questo attacco costante e massiccio contro Chavez. Gli stessi metodi della comunicazione, “l’aggressione morbida” come contro la Russia, devono essere falsati in questo caso, perché in America Latina vi è il peso della brutalità storica del Sistema (Stati Uniti) in questa regione, disprezzata e considerata il giardino o il cortile degli Stati Uniti.
Si scaccia difficilmente l’atavismo storico della brutalità, in particolare quando si carica di questa stupidità del Sistema che sembra andare di pari passo con l’attività da superpotenza del Sistema, il suo odio totale per tutti i principi di legittimità della sovranità, il suo gusto per la dipendenza dell’illegalità, arrivando alla tossicodipendenza, ecc. Tutto questo è stato fatto per anni contro Chavez. Il risultato è che la morte di Chavez, qualunque sia la sua causa, viene facilmente percepita come un attacco del Sistema, giustificando tutte le paure e quindi la mobilitazione generale per il contrattacco “preventivo” delle accuse pubbliche del governo, l’espulsione degli ufficiali USAF come l’espulsione di agenti del KGB nei momenti di tensione durante la guerra fredda, e così via.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora









