Siria: l’occidente prepara il suo piano B!

Nahed Hattar, Global Research, 2 giugno 2013

L’eterna vigilanza è l’impossibile prezzo della libertà [Guerra agli invisibili/Erik Frank Russell].  Impossibile? Restiamo vigili! [NdT].

484375L’ex vicepresidente del Consiglio dei ministri per l’economia siriano Abdullah al-Dardari si prepara ad avere un ruolo politico nella “Siria del dopoguerra!” Al-Dardari ha abbandonato il tacito sostegno ai gruppi armati, e si offre di coordinare un programma di finanziamento [da più di venti miliardi di dollari] per la ricostruzione della Siria nel dopoguerra; un progetto presentato come “Piano Marshall per la Siria“, in riferimento al piano omonimo che supportò la ricostruzione dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale. [1] Da funzionario internazionale [2] al-Dardari ha incontrato il Presidente Bashar al-Assad, il quale, secondo testimonianze di personalità giordane, non avrebbe prestato alcuna attenzione al piano e l’avrebbe rifiutato non appena gli è stato direttamente chiesto un parere al riguardo. Fonti della stampa hanno riferito che la reazione di alcuni circoli diplomatici occidentali è stata dichiarare che “Assad non ha potere di veto sul gruppo guidato da al-Dardari, nel quadro dei regolamenti interni!“. La cosa importante non è al-Dardari. La cosa importante è che il progetto che annuncia comincia a prendere forma negli ambienti economici occidentali e nei circoli della finanza, probabilmente in stretta collusione con i loro omologhi arabi e siriani.
Il progetto o “Piano B” è stato ideato dopo l’inevitabile sconfitta politica e militare del piano precedente [3] per rovesciare il governo siriano. La sua attuazione è solo agli inizi e i suoi ideatori sperano di approfittare dell’esaurimento inflitto al governo siriano sfruttandone il bisogno di riconciliazione interna e di ricostruzione accelerata, permettendo all’occidente, agli Stati Uniti, ai Paesi del Golfo e alla Turchia di “rovesciare economicamente la Siria!” Un’inversione che dovrebbe portare al controllo delle sue risorse e ricchezze attraverso l’imposizione di un “sistema neo-liberale” su tutto il territorio e tutti i settori: la privatizzazione su larga scala, la liberalizzazione del mercato e della circolazione dei capitali, la concentrazione degli investimenti stranieri nei settori più redditizi, quali infrastrutture, immobiliare, turismo e finanza. Le ben note conseguenze di un tale approccio sono il debito, il deficit di bilancio, la distruzione delle istituzioni industriali e artigianali, lo smantellamento della produzione agraria e, pertanto, la trasformazione della Siria in uno Stato dallo sviluppo nazionale in uno “Stato compradore” che perde la sua relativa indipendenza economica, con tutto ciò che comporta la resa totale alle forze del neoliberismo e a tutto ciò che esso genera, come la corruzione che l’accompagna! Pertanto, la dipendenza economica inevitabilmente ne minerebbe l’indipendenza politica. Ed è naturale che una tale dinamica, alimentata dal capitalismo globale e dalla sua cricca nei Paesi del Golfo, possa portera alla “disintegrazione” delle costanti politiche siriane, quali il finanziamento e l’equipaggiamento dell’esercito nazionale, la sua resistenza politica e militare all’occupazione delle alture del Golan, il suo sostegno alla resistenza libanese e palestinese… Insomma, la politica siriana verrebbe disintegrata! Infine, attraverso gli obblighi economici del Piano Marshall si pretenderebbe da Damasco ciò che non si può imporre con la forza delle armi e delle sanzioni. Tuttavia, ha il merito di sottolineare l’unico aspetto positivo di questo approccio verso “la Siria del dopoguerra”, il tacito riconoscimenti che l’opzione della guerra è superata ed è ormai inevitabile affrontare il governo del presidente Bashar al-Assad… utilizzando delle tentazioni seducenti!
Qui, chiedo alla leadership siriana di ricordare quanto segue:
In primo luogo, l’attuazione parziale delle politiche di privatizzazione e di apertura economica verso l’occidente, gli Stati del Golfo e la Turchia, di cui al-Dardari fu il principale artefice quando  incaricato esercitò il controllo sulle politiche e le decisioni economiche della Siria dal 2005; è stata la causa principale che ha privato il governo siriano della sua base sociale tradizionale. Contadini, artigiani e lavoratori furono gravemente colpiti dallo “shock neoliberista” nella seconda metà del decennio scorso. E’ infatti dal 2005 che sono apparse le peggiori manifestazioni di povertà,  disoccupazione ed emarginazione. È su questo segmento della società siriana che si basavano le forze reazionarie ostili alla Siria. E’ tra costoro che furono reclutati i combattenti che si unirono ai gruppi terroristici, dopo l’indottrinamento settario di migliaia di loro. Quindi, cosa possiamo aspettarci se una politica neoliberista viene applicata pienamente e incondizionatamente?
In secondo luogo, le forze che hanno versato il loro sangue e difeso la Repubblica araba siriana e il suo governo legittimo sono principalmente:
1.  Gli ufficiali e i soldati dell’esercito arabo siriano provenienti dalle classi lavoratrici.
2.  Gruppi di giovani patrioti progressisti.
3.  Attivisti di sinistra e nazionalisti che sperano che la guerra, anche se dolorosa, possa solo guidare la rotta socio-economica siriana verso lo sviluppo nazionale e la democrazia sociale.
4.  Le forze della borghesia siriana e gli industriali patriottici che ne hanno abbastanza dell’apertura verso la Turchia.
Queste sono le quattro forze che saranno maggiormente colpite, se la Siria sarà costretta a diventare uno “Stato compradore”, comportando inevitabilmente la riduzione delle spese militari, l’aumento della disoccupazione nella classe media lavoratrice e il degrado delle qualità della vita dei giovani della classe media e la distruzione dei progetti industriali… Il governo siriano non può cedere a questa tentazione, con il rischio ritrovarsi un consenso nazionale pronto ad opporvisi. La Siria del dopoguerra sarà solo per coloro che hanno combattuto per la sua difesa, e i suoi giovani, i suoi lavoratori e contadini, i suoi industriali patriottici non si discostano dalla linea dell’indipendenza, dello sviluppo e della resistenza. Questo è ciò che vogliamo sentire, ma questa volta “in pubblico”, dal suo Presidente!

Nahed Hattar al-Akhbar 31/05/2013
Articolo tradotto dall’arabo da Muna Alno-Nakhal

Note:
[1] Il piano Marshall/Indice storico: “Dal 1947, il Piano Marshall fu un’arma economica usata dagli statunitensi per combattere il comunismo. Fu il lato economico della Dottrina Truman del contenimento. L’idea è che la miseria sia la culla del comunismo, il Piano Marshall permise sia di combattere il comunismo che di convertire l’economia di guerra statunitense in un’economia di pace, necessaria. Con il Piano Marshall gli statunitensi radunarono l’Europa. L’assistenza finanziaria fu subordinata alla condizione di acquistare prodotti statunitensi. L’Unione Sovietica si oppose al progetto e impedì ai Paesi dell’Europa orientale di beneficiarne. Ad esempio, il piano Marshall in Cecoslovacchia venne inizialmente accettato dal governo, che poi dovette respingerlo sotto pressione di Mosca. Tuttavia 17 Paesi che l’accettarono contribuirono a creare, nel 1948, l’Organizzazione per la cooperazione economica (OECE), che divenne OCSE [Organizzazione per il Coordinamento e lo Sviluppo Economico). Nel maggio 1949 fu creata la RFT ed un ex-oppositore di Hitler, il democristiano Konrad Adenauer ne fu il primo Cancelliere. Ancorò fermamente la RFT nel campo occidentale e  accettò il piano Marshall. Il Piano Marshall permise le pressione sugli alleati degli Stati Uniti. Così, gli statunitensi minacciarono l'Olanda di sospendere il piano se non avesse concesso l'indipendenza all'Indonesia (nel 1949)." [Questo sito non è forse una fonte ma dal momento che la storia è scritta dai vincitori, non è vietato leggere l'altra faccia di alcune medaglie. NdT].
[2]  Abdallah al-Dardari, capo economista e direttore della Divisione sviluppo economico e globalizzazione ed ESCWA [Commissione economica e sociale per l'Asia occidentale] .
[3] Come il blocco atlantista ha condotto la guerra alla Siria 

Dr. Nahed Hattar è uno scrittore e giornalista che vive in Giordania, ad Amman.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La soglia del disastro, Israele s’impegna nella guerra imperialista contro la Siria

Fida Dakroub, Global Research, 1 giugno 2013

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Generalità
Come già annunciato e confermato nei giorni precedenti, e forse ne riceveremo notizia nei prossimi giorni, Israele si è impegnato direttamente nella guerra imperialista contro la Siria quando le sue forze aeree hanno colpito postazioni militari dell’esercito siriano nei dintorni di Damasco, smascherando così l’imperialismo occidentale, il sionismo mondiale, il dispotismo e l’oscurantismo wahhabita, riunitisi in una Santa Alleanza contro l’”Asse della resistenza” di Iran, Siria, Iraq e  Libano, con dietro la Russia e la Cina; nel frattempo, sul territorio siriano, l’esercito arabo siriano avanza su più fronti nelle province di Damasco, Homs e di Aleppo, e la crisi siriana, entrata in un vicolo cieco, ha solo due modi per essere risolta:
o la Santa Alleanza abbandona l’opzione militare e smette di addestrare, armare e infiltrare gruppi taqfiristi in Siria, così avviando il dialogo tra la cosiddetta “opposizione” e il governo siriano;
o una guerra regionale viene avviata, bruciando non solo i Paesi coinvolti, ma l’intero Medio Oriente.
Non ci nascondiamo che il conflitto sorto in Siria non è un conflitto tra un regime dispotico e una folla di monaci meditabondi, come i media monopolizzano, ma un conflitto tra l’imperialismo occidentale, il sionismo mondiale e il dispotismo e l’oscurantismo wahhabita da un lato, che per la prima volta compongono una Santa Alleanza, e l’Iran, la Siria, l’Iraq, il Libano o il cosiddetto “Asse della resistenza” sostenuto da Russia e Cina, dall’altro lato. Tutto ruota intorno a questa demarcazione, e qualsiasi discorso che potrebbe vedere nella crisi siriana la battaglia contro un regime dispotico è davvero un discorso povero o un povero discorso.

Kerry a Mosca
I lunghi colloqui con i funzionari russi, prima al Cremlino e poi al Ministero degli Esteri, in occasione della visita del segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry a Mosca, hanno portato alla seguente dichiarazione: gli approcci della Russia e degli Stati Uniti sulla questione siriana “non sono realmente differenti. Sulla sistemazione della Siria le parti hanno convenuto nel cooperare in modo efficace (…), Mosca e Washington lavoreranno insieme nel pieno rispetto del comunicato di Ginevra“, ha dichiarato il Ministro degli Esteri della Russia Sergej Lavrov [1]. “Kerry, atterrato all’aeroporto di Mosca-Vnukovo, ha compiuto la sua prima visita in Russia come capo della diplomazia statunitense, una delle mosse più delicate dopo il forte deterioramento dei rapporti bilaterali nello scorso anno” [2]. Secondo lui, le parti sono effettivamente in grado di “sbloccare la situazione“. “Gli Stati Uniti ritengono che condividiamo interessi molto importanti in Siria, tra cui la stabilità della regione e impedire che gli estremisti creino problemi nella regione e altrove“, ha detto Kerry. “Abbiamo convenuto che la Russia e gli Stati Uniti incoraggino il governo siriano e l’opposizione a trovare una soluzione politica“, ha detto Sergej Lavrov, dopo i colloqui a Mosca con il suo omologo statunitense John Kerry.
La Siria è uno dei pomi della discordia tra i due Paesi, la Russia è il principale difensore della Siria e del popolo siriano, mentre gli Stati Uniti “benedicono” l’invio di gruppi taqfiristi dalla Turchia e da alcuni Paesi arabi, per ‘guerreggiare’ contro il governo siriano. Bisogna attendere la conferenza internazionale sulla Siria, che si terrà a giugno e il vertice Putin – Obama per sapere quale delle due direzioni prima indicate, prenderà la crisi siriana [3]. Come promemoria, Mosca e Washington hanno concordato di tenere al più presto una conferenza internazionale sulla Siria. Inoltre, Dmitrij Peskov, portavoce del capo di Stato russo ha detto che il prossimo incontro tra i due presidenti potrebbe avvenire nel quadro del vertice del G8 in Irlanda del nord. [4] Questo è il risultato principale della visita in Russia del segretario di Stato statunitense John Kerry. [5]

Israele rinuncia alla sua “neutralità”
In contrasto con l’ottimismo creato dalla visita di John Kerry a Mosca, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, non volendo mostrare che i suoi bicipiti, ha detto che gli Stati Uniti si riservano il diritto di adottare misure diplomatiche e militari per risolvere il conflitto in Siria, ma volendo risolvere questo problema insieme alla comunità internazionale. Su un altro livello, Israele è direttamente coinvolto nella guerra imperialista contro la Siria e rinuncia alla sua “neutralità”  credendo che la caduta di Assad possa anche indebolire l’Iran. All’inizio della guerra imperialista contro la Siria, Israele era rimasto rigorosamente discreto, ma questa precauzione non era più adeguata. Un anno fa, il presidente israeliano Shimon Peres disse che desiderava la vittoria dei ribelli siriani che ammira per il loro coraggio. [6] Questa piccola frase di Peres portò, qualche mese fa, al sostegno militare e logistico dei gruppi armati che combattono l’esercito siriano nei villaggi vicini al confine tra Israele e Siria [7]. Il coinvolgimento di Israele nella guerra in Siria si svolge già su due piani, logistico e tattico.
Sul piano logistico, Israele ha aperto i suoi ospedali ai militanti armati feriti. La prova si ebbe a marzo, quando undici terroristi feriti furono curati in Israele, secondo fonti ufficiali israeliane. Otto di loro furono rimpatriati in Siria e gli ultimi due rimasero ricoverati in ospedale nel nord d’Israele, uno a Nahariya e l’altro a Safed[8]. Basta fare un parallelo con la rivelazione di Moti Kahana al quotidiano israeliano Yediot Aharonot, circa la creazione di un fondo per finanziare i ribelli siriani, per determinare la misura in cui Israele è coinvolto nella guerra in Siria. Nel suo discorso al “Think Tank” Istituto di Washington per la Politica nel Vicino Oriente, Kahana dichiarò che suo fratello Steeve era un riservista dei servizi medici militari israeliani che avevano curato i feriti che passavano dal Golan siriano. Aveva detto tra l’altro di essersi recato in Siria come se andasse a Tel Aviv: “Abbiamo raccolto centinaia o addirittura migliaia di dollari negli ultimi due anni e sono responsabile del trasferimento delle donazioni alle organizzazioni liberali in Siria“, aggiunse sottolineando che lui stesso aveva dato a questo fondo una somma di 100 dollari. [9] Meglio ancora, il sito israeliano Debkafile aveva confermato che Israele aveva già costruito un ospedale da campo vicino al confine con la Siria e la Giordania, per curare gli insorti “siriani” feriti. “Israele ha creato un grande ospedale da campo nei pressi del posto di osservazione militare sul Golan di Tel Hazakah che si affaccia sul sud della Siria e sulla Giordania settentrionale. Lì, arrivavano i feriti della guerra siriana che venivano controllati ed esaminati dai medici dell’esercito israeliano, dove venivano  curati e rinviati indietro, o giudicati feriti abbastanza seriamente da richiedere assistenza ospedaliera. I feriti gravi vengono inviati in uno dei vicini ospedali israeliani di Safed o Haifa.” [10]
A livello tattico, Israele aveva deciso di cambiare le “regole del gioco” effettuando attacchi tattici contro obiettivi militari dell’esercito siriano. Israele ha avvertito che il trasferimento di “armi strategiche” ad Hezbollah potrebbe giustificare tali attacchi preventivi. Nel primo raid nella notte del 30-31 gennaio, aerei da guerra israeliani hanno effettuato numerosi attacchi contro obiettivi nella zona di confine tra la Siria e il Libano. Gli aerei avevano preso di mira un “centro di ricerca militare” a Jamraya, nei sobborghi di Damasco. Due persone che lavoravano nel sito furono uccise e altre cinque ferite. La Siria riconobbe l’attacco avvenuto contro il proprio territorio. [11] Il giorno dopo il raid, Amos Harel scrisse su Haaretz,Israele entra nella guerra civile siriana“. [12]
La seconda incursione nella notte del 2-3 maggio, aerei israeliani lanciarono un nuovo raid aereo in Siria. Secondo dei funzionari statunitensi citati dalla CNN, gli aerei israeliani attaccarono uno o più convogli che trasportavano armi destinate a Hezbollah. Una fonte ufficiale confermò il raid israeliano all’agenzia AP. Secondo questa fonte, che aveva chiesto l’anonimato, le armi non erano chimiche. La posizione precisa del raid non è attualmente nota. Tuttavia, la Siria non ha confermato queste incursioni. [13] Il Terzo raid, nella notte del 4-5 maggio, era il secondo raid che l’aviazione israeliana aveva condotto sulla Siria in 48 ore, sostenendo di voler impedire il trasferimento di armi a Hezbollah, ma a Damasco ciò apriva la porta a tutte le opzioni rendendo la situazione nella regione più “pericolosa”. Secondo la Siria, lo Stato ebraico aveva colpito tre postazioni militari a nord-ovest di Damasco con missili sparati da aerei israeliani sul Libano. Un funzionario israeliano aveva confermato l’attacco dicendo che “si trattava di missili iraniani per Hezbollah” [14]. Insieme a questi attacchi, i funzionari israeliani continuano a minacciare la Siria, basta seguire le dichiarazioni di Tel Aviv sui missili russi S-300 che sarebbero stati consegnati a Damasco recentemente, per determinare a quale punto Israele sia coinvolto nel conflitto siriano. Ad esempio, il capo del Consiglio di sicurezza di Israele, Yaakov Amidror, ha avvertito i leader europei che Israele è determinato a distruggere i missili S-300 una volta dispiegati sul territorio siriano. [15] Da parte sua, il colonnello Zvika Haimovich ha detto che Israele aveva già determinato, in tre punti, la “linea rossa” che spingerà il suo esercito a distruggere i missili S-300:
1. I missili vengono puntati sullo spazio aereo israeliano;
2. I missili vengono trasferiti a Hezbollah;
3. I missili cadono nelle mani dei gruppi taqfiristi. [16]
Tuttavia, una questione rilevante si pone qui: quanto le minacce e i recenti attacchi aerei di Tel Aviv sono efficaci nel frenare il dispiegamento dei missili S-300 in territorio siriano e il loro trasferimento a Hezbollah? Tuttavia, dobbiamo ammettere qui che a volte, nella vita, è meglio usare la saggezza del folle che la follia del saggio. Leggiamo ciò che il mullah Nasreddin Djeha disse in una situazione simile.

Lo schiaffo di Nasreddin Hodja Djeha
Nasreddin Hodja Djeha era davanti la sua porta con in mano una brocca, ma arrivare alla fontana con quel caldo era una faticata. Fermò una bambina che passava di lì e le chiese di andare a prendere l’acqua.
- Ti prego di non rompere la brocca, raccomandò e subito dopo le diede uno schiaffo in faccia.
La bambina si mise a piangere e il suo vicino di casa, che aveva visto la scena, s’infuriò per tale brutalità:
- Che Allah vi maledica Nasreddin! Non vi è nessuno più vile di voi!
- Dimmi, tu che fai il censore, a che servono gli schiaffi quando la brocca è rotta?
Se Tel Aviv teme invece che la Siria trasferisca a Hezbollah dei sistemi d’arma sofisticati che potrebbero cambiare i rapporti di forza con i libanesi al suo confine settentrionale, allora parodiando la storia del mullah Nasreddin citata sopra, a che servono gli attacchi preventivi israeliani contro la Siria quando i missili S-300 sono stati dispiegati sul territorio siriano e trasferiti a Hezbollah? Bisognerebbe vedere, in tal senso, il riferimento su questo punto del presidente siriano Assad nel corso di un’intervista alla TV libanese al-Manar. [17] Cioè che a Tel Aviv l’audacia di certo non manca, ma attenzione, attenzione!

Fida Dakroub, Ph.D

Note
[1] La voix de la Russie. (8 maggio 2013). «John Kerry à Moscou: pas de divergences Russie-USA sur la Syrie».
[2] Libération. (7 maggio 2013). «John Kerry à Moscou pour rencontrer Vladimir Poutine».
[3] Russia Today. (7 maggio 2013). “Russia, US to push for global Syria conference to bring conflicting sides to table”.
[4] La voix de la Russie. (8 maggio 2013). «Poutine espère rencontrer bientôt Obama».
[5] La voix de la Russie. (8 maggio 2013). «John Kerry à Moscou…», loc. cit.
[6] Le Figaro. (11 giugno 2012). «Israël prend position en faveur des insurgés syriens».
[7] Henry, Marc. (29 marzo 2013). «Un hôpital israélien sur le Golan pour soigner les rebelles anti-Assad». Le Figaro.
[8] Huffington Post. (27 marzo 2013). «Un insurgé syrien blessé sur le Golan soigné en Israël est décédé».
[9] Benhorin,Yitzhak. (10 maggio 2013). «Israeli raising funds to help Syrians ‘dying near us’». Yediot Aharonot.
[10] Debka File. (8 maggio 2013). «Israeli -and Hizballah- controlled enclaves inside Syria».
[11] Le Figaro. (31 gennaio 2013). «Syrie: le raid israélien aurait visé un convoi d’armes».
[12] Harel, Amos. (31 gennaio 2013). “Israel enters the civil war in Syria”. Haaretz.
[13] Le Figaro. (4 maggio 2013). «L’aviation israélienne a lancé un nouveau raid aérien en Syrie».
[14] Libération. (5 maggio 2013). «Syrie: nouveau raid israélien, Damas garde toutes les options ouvertes».
[15] The Jerusalem Post. (30 maggio 2013). “Analysis: Israel could hit S-300 missiles in Syria”.
[16] loc. cit.
[17] SANA. (30 maggio 2013). «Le président al-Assad : Les batailles que déclenche l’armée arabe syrienne visent à préserver l’unité de la Syrie».

Ricercatrice in Studi francesi (University of Western Ontario, 2010), Fida Dakroub è scrittrice e ricercatrice sulla teoria di Bachtin. È un’attivista per la pace e i diritti civili.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Guerra di Quarta Generazione parla: Assad è più forte che mai

Dedefensa 25 maggio 2013

293086Il settimanale tedesco Der Spiegel ha ottenuto la valutazione della situazione siriana del BND (i servizi segreti tedeschi, o Bundesnachrichtendienst) e del suo direttore Gerhard Schindler, comunicata a un gruppo selezionato di politici. In un anno, il BND ha cambiato radicalmente la sua valutazione. Il BND ritiene che il governo di Assad “sia più stabile di quanto non lo sia mai stato da molto tempo” e potrebbe “intraprendere operazioni riuscite contro i gruppi di ribelli.” (Spiegel online, 22 maggio 2013.)
Vi è stato un notevole voltafaccia. Non più tardi dell’estate scorsa Schindler ha riferito ai funzionari governativi e parlamentari che sentiva che il regime di Assad sarebbe crollato all’inizio del 2013. Ha ripetuto la sua visione nelle interviste. A quel tempo, il BND sottolineava la situazione precaria dei rifornimenti dei militari siriani e un gran numero di diserzioni tra cui membri del corpo ufficiali. L’intelligence tedesca parlava della “fase finale del regime. Da allora, tuttavia, la situazione è cambiata radicalmente, ritiene la BND. Schindler ha utilizzato grafici e carte per dimostrare che le truppe di Assad, erano ancora in possesso di efficienti linee di rifornimento per garantirsi quantità sufficienti di armi e altro materiale. I rifornimenti di carburante per i carri armati e gli aerei militari, che si erano rivelati problematici, sono nuovamente disponibili, riferiva Schindler. La nuova situazione consente alle truppe di Assad di combattere i ribelli attaccanti e addirittura di riprendersi le posizioni in precedenza perse. Il BND non crede che i militari di Assad siano abbastanza forti da sconfiggere i ribelli, ma possono fare di più per migliorare la propria posizione nell’attuale situazione di stallo. La valutazione appare coerente con le recenti notizie provenienti dalla Siria, dove le truppe governative hanno ripreso il sopravvento nella regione che si estende da Damasco a Homs, comprese le zone costiere vicino Homs. Inoltre, i combattenti fedeli ad Assad hanno espulso i combattenti ribelli da diversi quartieri ai margini di Damasco e di tagliarne le linee di rifornimento da sud. Attualmente, il regime è in procinto di tagliare le linee di rifornimento dei ribelli ad ovest. Nel frattempo, il BND ritiene che le forze ribelli, che comprendono diversi gruppi di combattenti islamici collegati con al-Qaida, si trovano ad affrontare difficoltà estreme. Schindler ha riferito che diversi gruppi di ribelli si combattono tra di loro per avere la supremazia nelle singole regioni. Inoltre, le truppe del regime sono riuscite a tagliare le linee di rifornimento di armi e le vie di evacuazione dei combattenti feriti. Ogni nuova battaglia indebolisce ulteriormente le milizie, ha detto il capo del BND. Se il conflitto continuerà come in queste settimane, dice Schindler, le truppe governative potrebbero riprendere tutta la metà meridionale del Paese entro la fine del 2013. Questo lascerebbe solo il nord ai combattenti ribelli, dove i ribelli curdi hanno uno stretto controllo sulle loro aree.”
Sul terreno, i ribelli si muovono in modo sempre più indipendente, se non antagonistico e, naturalmente con gli scontri interni incontrollati, continuano a indebolirsi portando i rapporti con la “direzione politica”, organizzata sotto l’egida del blocco BAO, a divenire praticamente inesistenti, come dice Schindler. Questo lascia poche speranze che i colloqui di pace possano svolgersi (tra cui la Conferenza di Ginevra-II, lanciata da Russia e Stati Uniti), se la “direzione politica” è ridotta allo stato di non-rappresentazione e non avendo altra uscita che radicalizzare ulteriormente le proprie posizioni rendendo le trattative impossibili, senza evidenziarne troppo l’impotenza e l’inesistenza.
Il rapporto di Schindler sullo stato dei gruppi ribelli concedee poco spazio alla speranza che seri colloqui tra i ribelli e il regime di Assad si svolgano presto. Il BND dice che non c’è una catena di comando funzionante tra i leader dell’opposizione all’estero e le milizie in Siria. I combattenti sul terreno semplicemente non ne riconoscono la leadership politica, dice il BND.”
Questa valutazione del BND conferma (v., in particolare, il 22 maggio 2013) tutte le valutazioni, in particolare nel settore dei servizi e delle agenzie specializzate del blocco BAO, della situazione sul terreno. Ciò include la vittoria nella battaglia di Qusayr (vedi al-Monitor Lebanon Pulse, 21 maggio 2013), considerata un’importante affermazione strategica e, secondo noi, un’operazione che assume l’aspetto del simbolo di questa “guerra siriana.” Quindi si tratta di un elemento fondamentale per la definizione della Guerra di 4.ta Generazione (4GW), divenuto nello sviluppo degli eventi, specialmente dal 2008, la trascrizione operativa del collasso generale del Sistema. Abbiamo seguito, ogni tanto, ciò che abbiamo considerato l’evoluzione del concetto di 4GW,  evoluzione di un concetto che indica anche una nuova “generazione” di forma di guerra, la cui particolarità è designare un concetto di guerra completamente esterno alle sole regole e ai soli elementi dell’attività militare. Ad esempio, nel 2006, circa due crisi militarizzate (tra Israele e Hezbollah nell’estate del 2006, e durante l’operazione israeliana contro Gaza all’inizio del 2009 [vedi 16 agosto 2006 e 23 gennaio 2009]), abbiamo osservato l’evoluzione radicale del concetto che coinvolge sempre più essenzialmente e necessariamente aree che abbiamo considerato essere non militari. La nostra valutazione progredisce arrivando a considerare che 4GW è un concetto di “guerra” completamente adattato al nostro tempo, integrando le significative modifiche apportate dal tempo (soprattutto dal 2008) quale le infrastrutture critiche e la crisi del collasso del Sistema. Tra gli elementi essenziali che caratterizzano la nuova forma di conflitto (è sempre più difficile chiamarla “guerra”), si nota la preponderanza del sistema di comunicazione (la comunicazione) e il ruolo fondamentale delle forze strutturali quali sono i principi e, viceversa, l’attacco delle forze del sistema caratterizzato dall’equazione dd&e (disintegrazione, dissoluzione e entropizzazione).
La “guerra siriana” nel suo svilupparsi negli ultimi due anni è diventato un conflitto perfettamente 4GW, nel senso che sfida tutte le regole militari convenzionali e si evolve come “guerra” in forma anarchica, se si prendono in considerazione solo gli attuali concetti militari e geopolitici. La comunicazione svolge un ruolo chiave (vedasi 2 aprile 2012), tra cui la comunicazione sugli strumenti di guerra di cui non necessariamente sono portati a servirsi, e di cui possiamo anche dire che la relativa funzione potrebbe giustamente non essere utilizzata (nel caso degli S-300 russi consegnati o meno alla Siria). Anche in modo paradossale, la diplomazia gioca un ruolo importante come “arma da combattimento”, perché è la diplomazia che ha permesso alla Russia di avere il ruolo di leadership che adesso possiede. (Questo contro la non-diplomazia di un blocco BAO completamente immerso nelle emozioni [vedi 11 giugno 2012], basate sull’ultimatum della distruzione del nemico e sul sostegno dimostrato verso tutte le forze sovversive, negando anche quella scarsa legittimità che potrebbe rivendicare una parte dell’opposizione siriana, in un oceano di montature, frodi e finanziamenti illegali, grazie al supporto avanzato da uno dei membri più fittizi e più anti-principi del blocco BAO, il Qatar, che ha saputo gestire l’influenza della destrutturazione.) Infine, la questione del principio svolge un ruolo fondamentale nel riconoscere o negare agli uni e agli altri, misurando l’evoluzione della situazione operativa, la legittimità che permetta un ruolo chiave attraverso l’autorità conferita dalla legittimità. Questo è ancora il caso della Russia, ma anche del regime di Assad che aveva all’inizio dei torbidi una legittimità traballante e in piena dissoluzione, che si è ri-legittimata mentre sosteneva la “guerra”, alla luce delle prove dell’azione destrutturante dei suoi avversari. In questa avventura, d’altra parte, gli altri giocatori dalla parte della difesa dei principi organizzativi, che svolgevano un ruolo del tutto secondario all’inizio, come Hezbollah e l’Iran, hanno sviluppato la loro stessa legittimità di attori a pieno titolo, al di fuori dei loro territorio, affermandosi sul piano regionale.
Non vi è alcuna sicurezza che la “guerra siriana” si evolva in una guerra regionale, o peggio, in un conflitto ancor più ampio. Non è sicuro che si arrivi a una vittoria netta e a una ri-stabilizzazione del Paese colpito (sotto una potenza o un’alta) e degli altri Paesi della regione. Ma già la “guerra siriana”, secondo la lente della 4GW, colpisce l’intera regione e la trasforma radicalmente, secondo condizioni e linee guida che non possiamo immaginare, e questo tra le conseguenze generali dell’evoluzione della crisi di collasso del sistema, che sono anch’esse oltre la nostra capacità di previsione e che potrebbero essere radicali nella loro catena degli effetti e delle conseguenze. La “guerra siriana”, secondo il modello 4GW, ha lasciato la dimensione nazionale, la dimensione ideologica e anche la dimensione religiosa, sottoprodotti dello scontro tra Sistema e anti-Sistema, per raggiungere la dimensioni di quella del confronto dei principi (attorno ai principi destrutturanti contro quelli strutturanti). La sola certezza è che l’attuale tendenza a santificare assolutamente la logica della crisi del collasso del sistema, che si svolge in realtà proprio su questo scontro dei principi e connette apertamente, in ogni sequenza, la dinamica dell’auto-distruzione alla dinamica della superpotenza. Il blocco BAO ha scelto il suo campo come un sacrificio a una fatalità che abbia già fatto la sua scelta, perché questo campo è quello del Sistema che cancellerà le delusioni abituali. … Il resto si evolve secondo questa tendenza generale. Due anni fa gli “Amici della Siria” si sono incontrati per la prima volta a Tunisi, erano 88; si sono  appena incontrati il 22 maggio, ad Amman. Erano undici.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il pendolo siriano

Dmitrij Minin, Strategic Culture Foundation 23.05.2013

62591La situazione che riguarda la Siria è come un pendolo, prima volge nella direzione di una grande guerra, poi improvvisamente scivola verso una risoluzione pacifica. Gli osservatori hanno a malapena la possibilità di valutare la nuova tendenza prima che il pendolo cominci nuovamente ad oscillare nella direzione opposta. L’ampiezza del suo oscillare è così grande che attraversa il centro quasi senza pause. In questi ultimi giorni sul campo di battaglia, l’oscillazione chiaramente pende a favore delle forze governative. Gli strateghi occidentali si trovano di fronte a una scelta: o ammettere che il tentativo di stabilire un regime fantoccio in Siria non è riuscito, o mettere da parte tutti i loro espedienti da ‘soft power’ e passare all’intervento militare aperto e costoso.
I problemi nell’indire la conferenza per risolvere la questione siriana, come previsto, sono sorti immediatamente dopo che Lavrov e Kerry hanno raggiunto un accordo a Mosca. Appena due giorni dopo, a Roma, in una riunione con i ministri giordani e israeliani, il segretario di Stato USA ha sconfessato le sue stesse parole, dichiarando che Bashar al-Assad e i suoi seguaci non possono far parte di un governo di transizione. Su istruzione di Kerry, l’ambasciatore statunitense in Siria, Robert Ford, che aveva lasciato Damasco qualche tempo prima, si recava segretamente ad Aleppo dalla Turchia, dove per diverse ore ha avuto un incontro con i leader dell’opposizione dicendogli di non preoccuparsi e assicurandogli pieno sostegno fino alla vittoria finale. Così le prospettive di una risoluzione pacifica ‘appassivano sul nascere’. (1) Per gli statunitensi, un accordo è ‘soddisfacente per tutti’ quando tutti soddisfanno ciò che gli USA vogliono.
Damasco, ignorata dall’occidente, non solo rimane la principale forza politica in Siria, ma  guadagna terreno contro i suoi avversari. L’esercito siriano s’è riarmato, ha maturato la necessaria esperienza in battaglia, ha incrementato le sue forze con professionisti volontari provenienti da Iran, Iraq e Libano, e ha iniziato a ripianare sistematicamente le perdite. Anche se Damasco, comprensibilmente, nega che stranieri partecipino alle operazioni militari dalla sua parte, molte fonti dicono che lo sono, e che sono guidati dal comandante della Forza al-Quds dell’Esercito dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, il generale iraniano Qassem Suleimani… Secondo i media arabi, questa missione gli è stata affidata dal leader spirituale dell’Iran, l’Ayatollah Khamenei. Inoltre, il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha anche incontrato un mese fa il leader spirituale dell’Iran e ha ricevuto istruzioni per dirigere tutti i suoi sforzi nella lotta contro i ‘ribelli’ in Siria. E’ stato osservato che Nasrallah ha almeno 7000 uomini sotto il suo comando nel territorio della Siria. (2)
Le truppe governative hanno occupato posizioni strategiche nei pressi del confine con la Giordania a metà maggio, bloccando gli aiuti militari dei loro avversari, e il 19 maggio hanno ottenuto un’importante vittoria liberando la città di al-Qusayr, al confine settentrionale con il Libano. Questo apre un percorso diretto tra le coste, fedeli ad al-Assad e popolate da alawiti, alla capitale, così come una via di rifornimento tra Damasco e dei suoi alleati Hezbollah in Libano. Sarà molto più difficile per Israele interrompere quel canale. Allo stesso tempo, le vie settentrionali di approvvigionamento libanesi dell’opposizione sono state interrotte; questa è una delle perdite più devastanti per i ribelli che sostengono da due anni la guerra. Una grande forza dell’opposizione, nei pressi di Homs, è isolata. Non vi è praticamente che una sola direzione da cui possa realisticamente approvvigionarsi: dalla Turchia. Tuttavia, le aspettative che la Turchia possa impedire il fallimento dell’intera impresa siriana non sono giustificate. Il primo ministro turco R. Erdogan, che non molto tempo fa cercava di convincere gli USA a stabilire una no-fly zone e a condurre un intervento militare in Siria, durante una recente visita a Washington ha improvvisamente iniziato a parlare della necessità di una conferenza di pace. (3) A quanto pare aveva anche avuto ‘notizie dal fronte’. E’ inoltre sempre più difficile per i leader occidentali nascondere il volto dell’opposizione. Le scene di esecuzioni di massa e persino atti di cannibalismo da parte degli avversari del regime sono semplicemente scioccanti. Damasco sta vincendo la guerra di propaganda, in sostanza senza neppure combatterla. Tale è la natura del nemico che deve affrontare, che si svela continuamente da sè. Le indagini mostrano che assolutamente ovunque, nel mondo, la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica è contro l’intervento militare straniero in Siria a sostegno di tali ‘combattenti per la libertà’.
Allo stesso tempo, essendo dalla stessa parte d’Israele, gli oppositori radicali di Jabhat al-Nusra hanno iniziato a perdere l’aureola di combattenti islamici convinti. Questo è stato particolarmente evidente durante l’attacco di al-Nusra su Yarmouk, il grande campo di rifugiati palestinesi nei sobborghi di Damasco, durante cui hanno distrutto la tomba di sheikh F. Shaqaqi al Cimitero dei Martiri. E questo nonostante il fatto che i palestinesi, la stragrande maggioranza dei quali sunniti convinti, fossero ancora neutrali nella guerra civile. Rendersi nemica la numerosa comunità palestinese, sempre pronta a combattere, è miope, per non dire altro. Tuttavia, le maschere sono cadute, e diventa chiaro che l’Islam, come la democrazia, non ha nulla a che fare con qualsiasi cosa qui, questa è una questione di un proficuo lavorio politico. L’autorevole Washington Post ammette: “Non c’è dubbio che il pendolo stia oscillando ora a favore di Assad, potenzialmente mettendolo nella posizione di forza nel fissare i termini, se si negozia con l’opposizione… in futuro”. L’esperto del Jane’s Terrorism and Insurgency Center, Charles Lister, ritiene che “Se le cose continuano così, il governo sarà certamente il partito che avrà grande vantaggio” in qualsiasi negoziato. (4) Opinioni simili si esprimono in Israele. Per esempio, il London Times ha pubblicato un’intervista con un alto ufficiale dell’intelligence israeliana che ha detto al giornale che un Assad intatto, ma indebolito, è di gran lunga preferibile ai suoi avversari: “Meglio il diavolo che conosciamo che i demoni che si possono solo immaginare se… gli estremisti di tutto il mondo arabo vi prendessero il potere.” Un’altra fonte israeliana citata dal Times, ha detto che gli eventi in Siria erano stati valutati in modo non corretto fin dall’inizio. “L’ipotesi era che il regime di Assad stesse crollando velocemente. Abbiamo sottovalutato la forza di Assad e la sua influenza sul suo popolo, e sopravvalutato le capacità militari dei ribelli”, ha detto. Gli analisti del centro israeliano DEBKAfile ritengono che sia gli Stati Uniti che Israele hanno commesso errori strategici nelle fasi precedenti a causa di valutazioni errate dei punti di forza delle parti in guerra. Hanno pensato che i giorni di Assad fossero contati e che ci volesse solo un piccolo sforzo per farlo cadere. Tuttavia, di conseguenza, l’alleanza Teheran – Damasco – Hezbollah è diventata sempre più forte, anche grazie al supporto tecnico della Russia, che ora riguadagna una posizione dopo l’altra. Inoltre, dopo gli attacchi aerei israeliani, non solo c’è la possibilità che Assad diventi più forte, ma anche la possibilità che le attività militari verso le alture del Golan vengano riprese. (5) Israele sta anche rivedendo il suo precedente parere che la caduta del regime di Assad e l’ascesa dei ‘ribelli’ al potere non abbia gravi conseguenze per gli israeliani. Considerando la penetrazione sempre più attiva delle forze terroristiche della Global Jihad e di al-Qaida nei ranghi dei ribelli, specialisti israeliani cominciano ad esprimere seri dubbi circa la possibilità di una futura convivenza pacifica con la ‘Siria post-Assad’. Inoltre, Israele sente che deve essere pronto a una svolta degli eventi in cui “Assad mantiene, se non il potere, allora almeno una forte influenza in Siria”. (6)
Gli analisti spiegano anche il pessimismo crescente in occidente e in Israele riguardo le prospettive di una possibile vittoria militare dell’opposizione siriana per l’opposizione coerente e decisiva della Russia, che “non vuole una ripetizione dello scenario libico”. (7) Con la consegna di moderni missili antinave a media gittata a Damasco, come pure attraverso la presenza di “oltre una dozzina di navi militari” che pattugliano le coste della Siria, Mosca ha essenzialmente “tagliato la rotta per il rifornimento via mare dei ribelli” e reso l’intervento militare straniero molto difficile. Non è un caso che negli Stati Uniti, il presidente del Joint Chiefs of Staff Martin Dempsey ha definito la consegna dei missili russi alla Siria un”inopportuna’ e ‘infelice’ decisione, in quanto ‘rafforza’ Assad. Per il generale statunitense, forse si tratta di una ‘decisione deplorevole’, ma per il popolo siriano e la stabilità della regione, è abbastanza felice. Le nuove circostanze oggettivamente rafforzano le posizioni di Mosca e di Damasco nei negoziati sul futuro della Siria. (8) Tuttavia, è improbabile che Washington abbandoni i suoi piani così in fretta. Il popolo siriano, insieme ai suoi amici e alleati, dovrà ancora lottare per il diritto di scegliere liberamente il proprio destino.

Note
1) Debka
2) Elections-ices.org
3) Debka
4) Washington Post
5) Debka
6) 9TV
7) NYTtimes
8) WSJ

Le ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

165490La sconfitta dei ribelli siriani a Qusayr
Michael Collins, The Peoples Voice 28 maggio 2013 – Oriental Review

Gli eventi in Siria travolgono i piani delle potenze occidentali e delle petromonarchie del Golfo per abbattere il governo del presidente siriano Bashar al-Assad. La vittoria definitiva dell’esercito siriano contro i ribelli in una battaglia quasi conclusa nei pressi del confine tra Siria e Libano,  potrebbe essere un importante punto di svolta nel conflitto.
Il Times of Oman del 25 maggio ha riferito che l’esercito siriano e i combattenti di Hezbollah in Libano hanno circondato i ribelli siriani nella città critica di Qusayr. La città si trova appena oltre il confine Libano-Siria, un punto d’ingresso strategico per i combattenti e le armi, vitali per la causa dei ribelli. L’articolo del Times of Oman, e una delle fonti principali, l’Osservatorio siriano, danno credibilità agli eventi riportati, dal momento che entrambi sono visti devoti alla causa dei ribelli. Nel frattempo, i negoziati in Svizzera, progettati per portare ad una soluzione pacifica del conflitto, vengono sospesi dai ribelli. I vari gruppi non sono in grado di formare una delegazione e di stabilire un ordine del giorno. Secondo fonti russe, Assad ha accettato di inviare rappresentanti alla prossima conferenza a Ginevra sponsorizzata da Stati Uniti e Russia.
Una vittoria del governo siriano a Qusayr potrebbe cambiare abbastanza l’equilibrio di potere, rendendo prive di senso le trattative. I ribelli avrebbero perso le loro vie di rifornimento per le armi e i combattenti, e la loro posizione nella città di Homs sarebbe stata compromessa. Questo lascerebbe il confine turco come unica via dei rifornimenti esterni. Con la vittoria a Qusayr, il governo di al-Assad sarà felice di partecipare alla conferenza di pace, ma è improbabile che negozierà da qualcosa di diverso da una posizione di forza. La vittoria a Qusayr vanificherebbe l’obiettivo principale delle potenze occidentali, la liquidazione politica del legittimo presidente siriano Bashar al-Assad. Perché dovrebbe accettare di dimettersi se raccoglie una serie di vittorie con il supporto dei suoi alleati del Libano, Hezbollah?
L’attenzione all’imminente conferenza di pace del segretario di Stato Kerry, del governo turco e degli stati dell’UE, potrebbe essere un riscatto per salvare la faccia, in risposta all’incapacità di sbarazzarsi di al-Assad. La richiesta chiave dei ribelli, la rimozione di Assad e del suo governo, non sarà onorata. Quale capo di Stato accetterebbe di lasciare il potere, proprio quando il suo esercito vince una prolungata guerra civile? Focalizzando l’attenzione su una conferenza di pace, Stati Uniti e Unione europea possono dire “abbiamo cercato” o forse “abbiamo provato, ma i ribelli non potevano nemmeno eleggere un rappresentante per la conferenza.” Con i ribelli nel disordine, i vantaggi dell’operazione false flag svaniscono egualmente. Forse il risultato peggiore del supporto delle potenze straniere sarebbe una vittoria dei ribelli seguita da lotte interne tra i gruppi ribelli interni, al-Qaida ed altre fazioni appoggiate da forze straniere.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Svolta: la Battaglia per al-Qusayr

Artiglieria, aeronautica e fanteria assistiti da Hezbollah e dai guerriglieri della Forza di Difesa Nazionale nella battaglia contro i gruppi militanti radicali divisi
Alaa, Haider, Wafa, Leith, Syrian Perspective, Sham FM – Syria Report 21 maggio 2013

984317In seguito a controllo dei villaggi che circondano la città chiave di al-Qusayr nella provincia di Homs, gli aerei siriani hanno lanciato volantini sulla città il 10 maggio. I volantini informavano i civili della città assediata di un corridoio a nord, attraverso cui venivano invitati a evacuare, in attesa dell’imminente offensiva per sradicare i militanti presenti. Gli osservatori si aspettavano una pronta offensiva, ma a causa della pausa per l’evacuazione dei civili, l’assalto era stato rinviato al 14 maggio circa. Recentemente, articoli suggeriscono che i civili che cercavano di andarsene sono stati costretti a rimanere, utilizzati come scudi umani dalle frammentate fazioni dei militanti.

Perché è importante al-Qusayr?
Al-Qusayr è una piccola città con una popolazione compresa tra 30.000 e 50.000 abitanti, a circa 9 km dal confine nord del Libano. Si trova anche a 22 km a sud-ovest di Homs. Grazie alla sua vicinanza al Libano, al-Qusayr occupa una posizione interessante nel traffico di armi e di persone per i gruppi militanti. Al-Qusayr è un nodo strategico tra Damasco, le coste, Homs, Hama e Aleppo. Da marzo, l’esercito siriano è all’offensiva, sorvegliando le aree chiave di Aleppo, provincia di Damasco, Dara’a e Homs. L’obiettivo principale di queste operazioni puntiformi è la disgregazione e l’eliminazione delle linee di rifornimento dai Paesi vicini, la linea di sicurezza che consente ai gruppi militanti di continuare il loro logoramento delle installazioni dell’esercito siriano, come le basi aeree. Nel Rif Dimashq (provincia di Damasco) in particolare, le organizzazioni militanti hanno intensificato i tentativi di boicottare la vita quotidiana a Damasco con continui lanci di razzi e colpi di mortaio, e con le autobombe.
A seguito di uno straordinario dispiegamento di artiglieria e potenza aerea, il 19 maggio le forze siriane ed alleate, distaccamenti dei guerriglieri delle Forze di Difesa Nazionale (NDF) ed Hezbollah, hanno preso d’assalto al-Qusayr. Entro il primo giorno, il centro della città è stato occupato secondo testimonianze dalla chiesa, distrutta dai militanti, al-Qusayr ha una significativa popolazione cristiana. Secondo la nostra fonte, la più grande sfida per le truppe siriane e i suoi alleati guerriglieri, sono i militanti ceceni e i cecchini ben addestrati. Sottolineando l’importanza logistica e strategica della città, sono stati segnalati insorti ben armati che costantemente sparano centinaia di colpi al minuto, mentre schierano mortai e lanciarazzi. Il 20 maggio, è stato segnalato che l’esercito siriano aveva il controllo di oltre il 60% della città. Da allora, l’avanzata è stata indicata rallentare, ma in modo significativo essendo il ruolo delle unità aeree e blindate divenuto più limitato, utilizzando la fanteria con l’obiettivo di combattere in una zona densamente abitata. Significativamente, il comando siriano ha lasciato aperta la via di uscita a nord della città. Inizialmente, questo era il corridoio per i civili invitati ad evacuare nei giorni e nelle settimane prima dell’assalto. Poco si sa del motivo di una tale decisione, ma è molto probabile che sia al fine di attirare gli avversari in campo aperto per consentirne un bombardamento preciso e la sconfitta finale dei militanti armati che hanno esaurito i rifornimenti durante il loro accerchiamento. In effetti, una scissione in due gruppi si è avuta a seguito dell’accerchiamento quasi totale della città, tra coloro che vogliono combattere fino alla morte e coloro che vogliono evacuare in previsione dei bombardamenti di saturazione siriani sulla città.
Ad oggi, la progressione rimane lenta ma costante. Le varie brigate militari coinvolte nell’assalto multi-direzionale sulla città convergono nella zona sud, preparandosi a un assalto a ovest. La battaglia non è finita e che ne sarà dei rimanenti avversari nel corridoio settentrionale della città, resta da vedere. Il seguente video, girato nella periferia della città documenta l’inizio dell’assalto:


Dopo la battaglia di al-Qusayr

Una mappa pubblicata da Syrian Perspective, che mette in luce la strategia dell’esercito siriano.
syrpermapCome notato, i dintorni di al-Qusayr sono stati oggetto dell’accerchiamento e dell’ammassamento delle truppe siriane e alleate. A nord-ovest della città, i villaggi di al-Hamidiyah e al-Haydariya sono stati assicurati, completando una rete di postazioni e trincee intorno ai ribelli. Si prevede che i gruppi militanti saranno completamente circondati, assediati ed eliminati in modo da assicurare il Governatorato (provincia) di Homs nella sua interezza. La strategia dell’esercito per assicurare le città più importanti, cittadine e gli altri centri abitati, ponendo meno enfasi sulle posizioni rurali isolate, ha pagato. E’ possibile che l’esercito e i suoi alleati controlleranno pienamente l’ovest del Paese e si muoveranno verso est nel tentativo di affrontare al-Qaida e altre fazioni particolarmente attive in quella regione. Si notino le posizioni circostanti la città Hama, tra cui Talbiseh e Rastan.

Dalle previsioni sul crollo dell’esercito siriano alle continue vittorie sul campo
Le relazioni sulle nuove strategie di contro-insurrezione nei primi mesi del 2013, sembrano indicare dare frutti, con un netto aumento del morale delle truppe siriane. Rapporti da Damasco indicano un’amministrazione sempre più sicura. Più di recente, il trasferimento dalla Russia dell’avanzato missile anti-nave P-800 Oniks/Jakhont, sottolinea la posizione di Mosca sul conflitto, contraria all’intervento straniero. Una marcata rielaborazione dei metodi dell’esercito siriano può essere fatta risalire alle ultime settimane del 2012, quando rapporti sulle “vittorie dell’opposizione” venivano attribuite nella cattura di installazioni insignificanti e di posizioni isolate dell’esercito siriano. In realtà, i rapporti suggeriscono che gli strateghi militari avevano deciso contro la difesa di avamposti strategicamente poco importanti, a favore del consolidamento operativo delle truppe e degli equipaggiamenti, al fine di perseguire il confronto diretto con le organizzazioni militanti. L’esame della tendenza dell’esercito siriano verso la dottrina militare sovietica, dagli anni del presidente Hafiz al-Assad, e la stretta relazione tra l’Unione Sovietica, e oggi la Russia, sono importanti. Le lezioni russe dalla costosa guerra in Cecenia e la conseguente sconfitta dei gruppi jihadisti militanti, sono la chiave per una maggiore comprensione della logica siriana nell’affrontare gruppi militanti trincerati e spesso inafferrabili. Inoltre, il materiale militare sovietico ha avuto molte opportunità di presentare difetti e vantaggi.
L’esercito siriano, mal preparato all’assalto militante asimmetrico, armato e finanziato dall’estero, si è dimostrato notevolmente resistente. Nonostante l’hardware militare cruciale sia vecchio, è costituito però da veicoli e velivoli affidabili gestiti da personale ben addestrato, consentendo alle forze armate siriane di adottare una strategia di successo. In effetti, la narrazione dei media occidentali ha eseguito un’ampia inversione, dall’esercito che aveva i giorni contati, in ritirata, afflitto da defezioni e vicino al collasso. Invece erano assenti dalle notizie sui media occidentali, che spesso citano presunti esperti, rapporti esatti sulla dottrina dell’ordine di battaglia dell’esercito siriano, che indicavano la reputazione di uno degli eserciti meglio addestrati ed attrezzati della regione. Vale la pena considerare anche, che l’esercito ha spezzato i due assedi molto seguiti di Wadi al-Daif e Hamidiya, presso Maarat al-Numan, a metà aprile. I lanci aerei sugli impianti naturalmente sono stati interrotti, consentendo di concentrare maggiore potenza aerea su altri importanti focolai.
Il principio del presidente Hafiz al-Assad per mantenere un esercito ben disciplinato e competente, continua. Adeguatosi alle lezioni russe sul conflitto in Cecenia e all’esperienza, all’efficacia e alle tattiche di combattimento asimmetriche di Hezbollah, l’esercito siriano è all’altezza della sua reputazione di forza organizzata e coesa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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