Al-Qaida nel Maghreb islamico: Chi sono e chi c’è dietro?

Prof Michel Chossudovsky, GlobalResearch, 21 gennaio 2013

74681Chi c’è dietro il gruppo terroristico che ha attaccato il complesso gasifero della BP-Statoil-Sonatrach del giacimento di Amenas, che si trova al confine con la Libia nel sud-est dell’Algeria? L’operazione era stata coordinata da Moqtar Belmoqtar, leader della brigata islamista al-Mulathamin, o “coloro che si firmano con il sangue”, affiliata ad al-Qaida. L’organizzazione di Belmoqtar è coinvolta nel traffico di droga, nel contrabbando e nel sequestro di stranieri nel Nord Africa. Sebbene la sua ubicazione sia nota, l’intelligence francese ha soprannominato Belmoqtar “l’imprendibile”. Belmoqtar si è assunta la responsabilità, per conto di al-Qaida, del rapimento di 41 ostaggi occidentali, tra cui 7 statunitensi, nel complesso gasifero della alla BP di Amenas. Belmoqtar, tuttavia, non è stato direttamente coinvolto nell’attacco vero e proprio. Il comandante sul campo dell’operazione era Abdul Rahman al-Nigeri, un veterano jihadista del Niger, che aveva fatto parte del Gruppo Algerino per la Predicazione e il Combattimento (GSPC) nel 2005. (Albawaba, 17 gennaio 2013)
L’operazione per il sequestro di Amenas è stata effettuata cinque giorni dopo l’avvio degli attacchi aerei della Francia contro i militanti di al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM) nel nord del Mali. Le forze speciali francesi e le truppe del Mali hanno ripreso il controllo di Diabaly e Konna, due cittadine a nord di Mopti. La città di Diabaly era stata apparentemente presa pochi giorni prima dai combattenti guidati da uno dei principali comandanti di AQIM, Abdelhamid Abu Zeid. Mentre l’attacco terroristico e il sequestro dell’impianto gasifero d’In Amenas è stato descritto come una vendetta, non è stata per nulla improvvisato, come confermato dagli analisti, l’operazione con ogni probabilità è stata pianificata con largo anticipo: “Ufficiali europei e statunitensi dicono che il raid era quasi certamente fin troppo elaborato, per essere stato pianificato in così breve tempo, anche se l’operazione della Francia avrebbe spinto i combattenti a condurre un assalto che avevano già preparato.” Secondo i recenti rapporti (20 gennaio 2012) ci sono state circa 80 vittime, tra ostaggi e combattenti jihadisti. Vi erano diverse centinaia di lavoratori nell’impianto gasifero, la maggior parte dei quali  algerini. “Tra le persone soccorse, solo 107 su 792 lavoratori erano stranieri“, secondo il ministero degli Interni algerino. I governi britannico e francese incolpano i jihadisti. Secondo il primo ministro britannico David Cameron: “Naturalmente la gente farà delle domande sulla reazione algerina a questi eventi, ma vorrei solo dire che la responsabilità di queste morti ricade direttamente sui terroristi che hanno lanciato questo attacco, feroce e vile”. (Reuters, 20 gennaio 2013). Notizie di stampa confermano, tuttavia, che il gran numero di morti tra gli ostaggi e i combattenti islamici è stato il risultato dei bombardamenti delle forze algerine.
Dei negoziati con i rapitori, che avrebbero potuto salvare delle vite, non sono stati seriamente contemplati né dai governi algerini né da quelli occidentali. I militanti chiedevano la fine degli attacchi francesi nel nord del Mali, in cambio della sicurezza per gli ostaggi. Il leader di al-Qaida Belmoqtar aveva affermato: “Siamo pronti a negoziare con l’occidente e il governo algerino, a condizione che s’interrompano i bombardamenti dei musulmani del Mali.” (Reuters, 20 gennaio 2013) Nelle fila dei jihadisti vi erano mercenari provenienti da un certo numero di paesi musulmani, tra cui la Libia (ancora da confermare), così come dei combattenti provenienti da paesi occidentali.

Al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM). Chi è?
Vi è un certo numero di gruppi affiliati attivamente presenti nel nord del Mali:
Al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM), guidato da Abdelmaleq Druqdel, “l’emiro di al-Qaida nel Maghreb islamico“,
Ansar al-Din guidato da Iyad Ag Ghaly,
• il Movimento per l’Unicità e la Jihad in Africa occidentale (MUJAO).
Il Gruppo Islamico Armato, o Groupe Islamique Armé (GIA) che era in primo piano negli anni ’90, è in gran parte defunto. I suoi membri hanno aderito ad AQIM. Il Movimento Nazionale per la Liberazione del Azawad (MNLA) è un movimento per l’indipendenza tuareg, nazionalista e laico.

Cenni storici
Nel settembre 2006, il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (GSPC) unì le forze con al-Qaida. Il GSPC è stato fondato da Hassan Hattab, un ex comandante del GIA. Nel gennaio 2007, il gruppo mutò ufficialmente il nome in al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM). Nei primi mesi del 2007 la nuova formazione stabilì stretti rapporti con il Gruppo combattente islamico libico (LIFG). I comandanti del GSPC si ispirano all’insegnamento religioso del salafismo dell’Arabia Saudita, che storicamente ha svolto un ruolo importante nell’addestramento dei mujahidin in Afghanistan. La storia dei comandanti jihadisti di AQIM è importante per affrontare la questione più ampia:
• Chi c’è dietro le varie fazioni affiliate ad al-Qaida?
• Chi sostiene i terroristi?
• Quali interessi politici ed economici servono?
Il Counsil on Foreign Relations (CFR) di Washington fa risalire le origini di AQIM alla guerra in Afghanistan: “La maggior parte dei leader principali di AQIM si crede sia stato addestrata in Afghanistan durante la guerra contro i sovietici, nel 1979-1989, nell’ambito del gruppo di volontari del Nord Africa conosciuto come “arabi afghani”, che ritornarono nella regione e radicalizzarono i movimenti islamici, negli anni che seguirono. Il gruppo è diviso in “katiba” o brigate, che  raggruppano cellule diverse e spesso indipendenti. Il comandante supremo del gruppo, o emiro, dal 2004 è Abdelmaleq Druqdel, noto anche come Abu Mussab Abdelwadud, un ingegnere esperto di esplosivi che ha combattuto in Afghanistan ed ha origini nel GIA in Algeria. Fu sotto la guida di Druqdel che AQIM dichiarò che la Francia è il suo obiettivo principale. Uno dei “più violenti e radicali” leader di AQIM è Abdelhamid Abu Zeid, secondo gli esperti di antiterrorismo. Abu Zied è legato a diversi rapimenti ed esecuzioni di cittadini europei nella regione”. (Council on Foreign Relations, al-Qaida nel Maghreb Islamico, Cfr.org, senza data).
Ciò che il rapporto del CFR non riesce a ricordare è che la Jihad islamica in Afghanistan fu un’iniziativa della CIA, avviata nel 1979 durante l’amministrazione Carter. Venne attivamente sostenuta dal presidente Ronald Reagan nel corso degli anni ’80. Nel 1979, la più grande operazione segreta nella storia della CIA venne attuata in Afghanistan. Missionari wahabiti provenienti dall’Arabia Saudita crearono delle scuole coraniche (madrase) in Pakistan e Afghanistan. I libri di testo islamici utilizzati nelle madrasse venivano stampati e pubblicati in Nebraska. Il finanziamento occulto veniva incanalato ai mujahidin con il sostegno della CIA: “Con l’attivo incoraggiamento della CIA e dell’ISI pakistano, che volevano trasformare la jihad afghana in una guerra globale condotta da tutti gli stati musulmani contro l’Unione Sovietica, circa 35.000 musulmani radicali provenienti da 40 paesi islamici si unirono alla lotta in Afghanistan, tra il 1982 e il 1992. Decine di migliaia di persone andarono a studiare nelle madrase pakistane. Alla fine, più di 100.000 musulmani radicali stranieri furono direttamente influenzati dalla jihad afghana.” (Ahmed Rashid, “I taliban: l’esportazione dell’estremismo“, Foreign Affairs, novembre-dicembre 1999).
La Central Intelligence Agency (CIA), usando i militari pakistani dell’Inter-Services Intelligence (ISI), svolse un ruolo chiave nell’addestramento dei mujahidin. A sua volta, l’addestramento dei guerriglieri sponsorizzati dalla CIA venne integrato con gli insegnamenti dell’Islam: “Nel marzo 1985, il presidente Reagan firmava la Decisione direttiva per la Sicurezza Nazionale N° 166, … [che] autorizzava [l']intensificazione degli aiuti militari occulti ai mujahidin, e chiariva che la guerra segreta afghana aveva un nuovo obiettivo: sconfiggere le truppe sovietiche in Afghanistan attraverso azioni occulte e incoraggiare il ritiro sovietico. La nuova assistenza segreta degli Stati Uniti iniziò con un drammatico aumento delle forniture di armi, un costante aumento fino a 65.000 tonnellate all’anno nel 1987… così come un “flusso incessante” di specialisti della CIA e del Pentagono che si recarono al quartier generale segreto dell’ISI pakistana, sulla strada principale di Rawalpindi, in Pakistan. Gli specialisti della CIA incontrarono i funzionari dell’intelligence pakistana per pianificare le operazioni dei ribelli afghani.” (Steve Coll, Washington Post, 19 luglio 1992)
Moqtar Belmoqtar, la mente dietro l’attacco terroristico della brigata islamista al-Mulathamin al  complesso gasifero di Amenas, è uno dei membri fondatori di AQIM. Fu addestrato e reclutato dalla CIA in Afghanistan. Belmoqtar era un volontario nordafricano, un “afgano arabo” arruolatosi a 19 anni come mujahidin per combattere nelle fila di al-Qaida in Afghanistan, in un momento in cui la CIA e la sua affiliata pakistana, l’Inter Services Intelligence (ISI), sostenevano attivamente sia il reclutamento che l’addestramento dei jihadisti. Moqtar Belmoqar ha combattuto nella “guerra civile” in Afghanistan. Tornato in Algeria nel 1993, si unì al GSPC. La storia di Belmoqtar e il suo coinvolgimento in Afghanistan suggeriscono che sia stato sponsorizzato quale “asset dell’intelligence” statunitense.

Il ruolo degli alleati degli USA: Arabia Saudita e Qatar
Al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM) fin dal 2007 aveva stabilito una stretta relazione con il Gruppo combattente islamico libico (LIFG), i cui leader erano stati addestrati e reclutati in Afghanistan dalla CIA. Il LIFG era sostenuto segretamente dalla CIA e dall’MI6 britannico. Il LIFG è stato supportato direttamente dalla NATO durante la guerra del 2011 contro la Libia, “fornendo  armi, addestramento, forze speciali e perfino aerei per aiutarlo a rovesciare il governo della Libia.” (Tony Cartalucci, The Geopolitical Reordering of Africa: US Covert Support to Al Qaeda in Northern Mali, France “Comes to the Rescue”, Global Research, gennaio 2013).
Le Forze speciali britanniche SAS giunsero in Libia prima dell’inizio dell’insurrezione, in qualità di consulenti militari del LIFG. Recentemente, relazioni confermano che AQIM ha ricevuto armi dal Gruppo combattente islamico libico (LIFG). Mercenari del LIFG si sono integrati nelle brigate di AQIM. Secondo il comandante Moqtar Belmoqtar, che ha coordinato l’operazione del sequestro  di In Amenas: “Siamo uno dei principali beneficiari delle rivoluzioni nel mondo arabo. Per quanto ci riguarda, abbiamo ottenuto delle armi (dalla Libia), questa è una cosa naturale in simili circostanze.” Hanford
L’impianto della BP ad In Amenas è situato direttamente sul confine con la Libia. Si sospetta che vi fosse un contingente di combattenti del Gruppo combattente islamico libico (LIFG) coinvolto nell’operazione. AQIM ha anche legami con il Fronte al-Nusra in Siria, sostenuto segretamente da Arabia Saudita e Qatar. Al-Qaida nel Maghreb Islamico è indelebilmente legato all’agenda delle intelligence occidentali. È descritto come “uno dei più ricchi e più armati gruppi militanti della regione“, finanziato segretamente da Arabia Saudita e Qatar. Il giornale francese Canard enchaîné ha rivelato (nel giugno 2012) che il Qatar (un fedele alleato degli Stati Uniti) ha finanziato varie entità terroristiche in Mali, tra cui il salafita Ansar al-Din: “I ribelli tuareg del MNLA (indipendentisti e laici), Ansar al-Din, AQIM (al-Qaida nel Maghreb islamico) e Mujao (Jihad in Africa occidentale), ricevono dollari dal Qatar, secondo un rapporto (The Examiner). Il giornale satirico francese Canard enchaîné riportava [nel giugno 2012] che il Qatar stava probabilmente finanziando gruppi armati nel nord del Mali, che si diffondevano in Algeria e nell’Africa occidentale. I sospetti che Ansar al-Din, il principale gruppo armato pro-shari’ah nella regione, abbia ricevuto finanziamenti dal Qatar, circolano in Mali da diversi mesi. Rapporti (ancora non confermati) su un aereo del ‘Qatar’ che sarebbe atterrato a Gao carico di armi, denaro e droga, per esempio, sono emersi all’inizio del conflitto.
L’articolo originale cita un rapporto dell’intelligence militare francese che indicava che il Qatar forniva sostegno finanziario a tutti e tre i principali gruppi armati nel nord del Mali: l’Ansar al-Din di Iyad Ag Ghali, al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM) e il Movimento per l’Unicità e la Jihad in Africa occidentale (MUJAO). L’importo del finanziamento concesso a ciascuno dei gruppi non viene menzionato, ma si parla di rapporti ripetuti del DGSE francese al ministero della Difesa, che indicavano il sostegno del Qatar al ‘terrorismo’ nel nord del Mali
.”
Il ruolo di al-Qaida nel Maghreb islamico come attività dell’intelligence deve essere attentamente valutata. L’insurrezione islamica crea le condizioni che favoriscono la destabilizzazione politica del Mali come Stato-nazione. Quali interessi geopolitici vengono serviti?

Osservazioni conclusive: “The American Sudan”
Con amara ironia, il sequestro nel sud dell’Algeria e la tragedia risultante dall’operazione militare di “salvataggio” algerina, fornisce una giustificazione umanitaria all’intervento militare occidentale guidato dall’US AFRICOM. Quest’ultimo non opera solo in Mali e Algeria. Potrebbe anche includere la vasta regione che si estende sulla cintura sub-sahariana del Sahel, dalla Mauritania al confine occidentale del Sudan. Questa escalation è parte di un piano militare e strategico degli Stati Uniti, fase segeunte della militarizzazione del continente africano, “un passo successivo” della guerra USA-NATO in Libia del 2011. Si tratta di un progetto di conquista neo-coloniale degli Stati Uniti di una vasta area.
Mentre la Francia è l’ex potenza coloniale che interviene a nome di Washington, la fine del gioco  vedrà l’esclusione della Francia, infine, dal Maghreb e dall’Africa sub-sahariana. Questo declassamento della Francia come potenza coloniale, è stato avviato fin dalla guerra di Indocina nel 1950. Mentre gli Stati Uniti si preparano, a breve, a condividere il bottino di guerra con la Francia, l’obiettivo ultimo di Washington è “ridisegnare la mappa del continente africano” e infine portare l’Africa francofona nella sfera di influenza statunitense. Quest’ultima si estenderebbe su tutto il continente, dalla Mauritania sull’Atlantico a Sudan, Etiopia e Somalia. Un analogo processo di esclusione della Francia dall’Africa francofona è in corso dal 1990 in Ruanda, Burundi e  Repubblica del Congo. A sua volta, il francese quale lingua ufficiale nell’Africa francofona, viene insidiato. Oggi in Ruanda l’inglese è la lingua ufficiale, accanto al kinyarwanda e al francese. Da quando l’RPF è al governo, dal 1994, l’istruzione secondaria veniva offerta in francese o in inglese. Ma dal 2009 viene offerta solo in inglese. L’università, dal 1994, non utilizza più il francese. (Il presidente del Ruanda Paul Kagame non legge o non parla francese). Nel 2009, il Rwanda entrava a far parte del Commonwealth.
La posta in gioco è un vasto territorio che, durante il periodo coloniale francese copriva l’Africa occidentale ed equatoriale francese. Il Mali durante il periodo francese veniva indicato come Le Soudan français (il Sudan francese). Ironia della sorte, questo processo di indebolimento e, infine, di esclusione della Francia dall’Africa francofona viene effettuato con l’avallo tacito dell’ex presidente Nicolas Sarkozy e del presidente François Hollande, entrambi al servizio degli interessi geopolitici degli Stati Uniti, a danno di quelli della Repubblica francese. La militarizzazione del continente africano fa parte del mandato dell’US AFRICOM. L’obiettivo a lungo termine è esercitare il controllo geopolitico e militare su una vasta area, che storicamente rientrava nella sfera d’influenza della Francia.
Questa zona è ricca di petrolio, gas, oro, uranio e minerali strategici. (Cfr. R. Teichman, The War on Mali. What you Should Know: An Eldorado of Uranium, Gold, Petroleum, Strategic Minerals…, Global Research, 15 gennaio 2013)

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Francia mostra una sfacciata ipocrisia mentre bombarda il Mali

La NATO finanzia e arma, e nello stesso tempo combatte al-Qaida dal Mali alla Siria
Landdestroyer

12mali-articleLarge-v311 gennaio 2013 (LD) – Un diluvio di articoli è stato rapidamente messo in circolazione per difendere l’intervento militare della Francia nella nazione africana del Mali. L’articolo del Time,La crisi in Mali: l’intervento francese fermerà l’avanzata islamista?” decide che i vecchi trucchi sono i migliori trucchi, ed sceglie la noiosa narrativa della “Guerra al Terrore”. Time sostiene che l’intervento cerca di impedire ai terroristi “islamisti” di impadronirsi dell’Africa e dell’Europa. Nello specifico, l’articolo afferma: “…è una (probabilmente ben fondata) paura della Francia che un Mali islamista radicale minacci la Francia soprattutto, dal momento che la maggior parte degli islamisti sono francofoni ed hanno parenti in Francia. (Fonti dell’intelligence di Parigi hanno detto a Time di aver identificato degli aspiranti jihadisti in partenza dalla Francia per il nord del Mali, per addestrarsi e combattere.) Al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM), uno dei tre gruppi che compongono l’alleanza islamista del Mali e che ne costituisce gran parte della leadership, ha anche designato la Francia, la potenza rappresentante l’occidente nella regione, come obiettivo primario degli attacchi“.
Ciò che Time evita di raccontare ai lettori è che al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM) è strettamente collegata al Gruppo combattente islamico libico (LIFG, che la Francia ha supportato  durante l’invasione per procura della NATO della Libia, nel 2011, fornendo armi, addestramento, forze speciali e anche aerei per sostenerlo nel rovesciamento del governo della Libia. Già nell’agosto del 2011, Bruce Riedel, del think-tank della grande finanza Brookings Institution, ha scritto “L’Algeria sarà la prossima a cadere“, dove aveva allegramente predetto che il successo in Libia avrebbe incoraggiato gli elementi radicali in Algeria, AQIM in particolare. Tra le violenze estremiste e la prospettiva di attacchi aerei francesi, Riedel sperava di vedere la caduta del governo algerino. Ironia della sorte, Riedel osservava: “L’Algeria ha espresso particolare preoccupazione che i disordini in Libia possano portare alla creazione di un rifugio sicuro e importante santuario per al-Qaida e altri estremisti jihadisti.” E grazie alla NATO che la Libia è diventata esattamente ciò, un santuario per al-Qaida sponsorizzata dall’occidente. Con l’avanzata di AQIM nel nord del Mali e il coinvolgimento francese, ora si vedrà il conflitto sconfinare inevitabilmente in Algeria.
Va notato che Riedel è co-autore di “Quale percorso verso la Persia?”, che cospira apertamente ad armare un’altra organizzazione definita terroristica dal Dipartimento di Stato degli USA, (il numero 28 della lista), la Mujahidin-e Khalq (MEK), per causare caos in Iran e contribuire a far pressione sul governo locale, illustrando chiaramente l’impiego delle organizzazioni terroristiche, anche quelle elencati tali dal Dipartimento di Stato statunitense, nell’eseguire la politica estera degli Stati Uniti.
L’analista geopolitico Pepe Escobar ha notato un collegamento più diretto tra LIFG e AQIM, in un articolo di Asia Times dal titolo “Come al-Qaida ha potuto dominare Tripoli”: “Soprattutto, ancora nel 2007, il numero due di al-Qaida, Zawahiri, ha annunciato ufficialmente la fusione tra LIFG e al-Qaida nel Maghreb islamico (AQIM). Quindi, a tutti gli effetti, da allora LIFG/AQIM sono la stessa cosa, e Belhaj ne era/è il suo emiro“. “Belhaj”, ovvero Abdul Hakim Belhaj, leader del LIFG in Libia, ha ottenuto sostegno, armi, finanziamenti e riconoscimento diplomatico dalla NATO per il rovesciamento di Muammar Gheddafi, e ora ha gettato la nazione in una perenne guerra intestina genocida razzista e tribale. Questo intervento ha visto anche l’epicentro della rivolta, Bengasi, staccarsi da Tripoli come semi-autonomo “emirato del terrorismo”. L’ultima campagna di Belhaj si svolge in Siria, dove è stato certamente al confine siriano-turco ad inviare armi, denaro e combattenti al cosiddetto “Esercito libero siriano”, ancora una volta sotto gli auspici della NATO.

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L’intervento della NATO in Libia ha fatto risorgere l’organizzazione terroristica affiliata ad al-Qaida, LIFG. Aveva già combattuto in Iraq e in Afghanistan, e ora invia combattenti, denaro e armi, il tutto grazie alla NATO, dal Mali in occidente alla Siria in oriente. Il temuto “califfato globale” con cui i neo-con hanno spaventato i bimbi occidentali per un decennio, sta prendendo forma attraverso le macchinazioni di USA, Arabia Saudita, Israele e Qatar e non grazie all”Islam’. In realtà, i veri musulmani pagano il prezzo più alto nella lotta contro questa vera e propria “guerra contro il terrorismo finanziato dall’occidente.”

Il LIFG, che con armi, contanti e supporto diplomatico francesi, sta invadendo il nord della Siria per conto di un cambiamento di regime tentato dalla NATO, ufficialmente si è fuso con al-Qaida nel 2007, secondo il Centro di lotta al terrorismo (CTC) di West Point dell’esercito degli Stati Uniti. Secondo CTC, AQIM e LIFG non solo hanno obiettivi ideologici, ma anche strategici e tattici. Le armi che il LIFG ha ricevuto, certamente sono finite nelle mani di AQIM passando attraverso i confini porosi del deserto del Sahara e del nord del Mali. In realtà, ABC News ha riferito, nell’articolo “Il gruppo terroristico di al-Qaida: ‘riceviamo le armi libiche“, che: “un esponente di spicco di un gruppo terrorista affiliato ad al-Qaida, ha indicato che l’organizzazione può aver acquisito alcune migliaia di potenti armi scomparse nel caos della rivolta libica, alimentando i timori dei funzionari occidentali. Siamo uno dei principali beneficiari delle rivoluzioni nel mondo arabo,” ha detto alla agenzia di stampa mauritana ANI Moqtar Belmoqtar, un leader nordafricano di al-Qaida nel Maghreb islamico [AQIM]. “Per quanto riguarda il nostro beneficiare delle [libiche] armi, è una cosa naturale in questo tipo di circostanze.”
Non è un caso che mentre il conflitto libico si avvicinava alla conclusione, un altro conflitto scoppiava nel nord del Mali. Fa parte di un premeditato riordinamento geopolitico che ha avuto inizio con la caduta la Libia, da allora usata come trampolino di lancio per invadere altre nazioni prese di mira, tra cui Mali, Algeria e Siria, usando terroristi armati fino ai denti, finanziati e aiutati dalla NATO. Il coinvolgimento francese può scacciare AQIM ed i suoi affiliati dal nord del Mali, ma sono quasi sicuri di finire in Algeria, molto probabilmente in base a un piano preciso. L’Algeria è stata in grado di sventare la sovversione, durante le prime fasi della “primavera araba” ideata dagli USA nel 2011, ma sicuramente non è sfuggita all’attenzione dell’occidente, che si trova a trasformare una regione che si estende dall’Africa al pianerottolo di Pechino e di Mosca, usando,  con un impeto di schizofrenia geopolitica, i terroristi sia come come casus belli per invadere e sia come inesauribile forza mercenaria da impiegarvi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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