Speculatori, cartelli e miti della scarsità

Dean Henderson 15 aprile 2014

Shell+Sign+LogoMentre ai governi di tutto il mondo viene detto di “stringere la cinghia”, le economie contratte e il mito della scarsità (radice della parola: paura) incoraggiano la corsa al ribasso per le masse globali.  Accanto a tali pretese di austerità, continua la concentrazione storica di potere dell’élite globale ben pasciuta. Il cartello energetico e i trafficanti di petrolio evasori dei Rockefeller/Rothschild a Zug, in Svizzera, diffusero la menzogna del picco del petrolio, sapendo bene che mentre il petrolio si aggira sui 100 dollari al barile sui casinò internazionali, le compagnie petrolifere pagano circa 18 dollari al barile il greggio estratto dalla terra. Big Oil trae il solito utile record trimestrale, mentre gli speculatori guidati da Goldman Sachs e Morgan Stanley strappano altri 50 dollari al barile prima che la gente si piazzi alla pompa di benzina. Nell’aprile 2011, il dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti riferì che il principale deposito di petrolio degli USA di Cushing, Oklahoma, aveva 41,9 milioni di barili di greggio, molto vicino alla sua capacità di 44 milioni di barili. In altre parole, gli Stati Uniti sono inondati di greggio. Ora siamo un esportatore netto, eppure i prezzi del petrolio rimangono elevati. Nello stesso momento l’USDA annunciava che gli agricoltori del Sud Dakota prevedono di piantare ulteriori 850000 ettari di mais rispetto al 1931. Secondo il bollettino dell’USDA del 10 marzo 2011, il raccolto di mais del Brasile è stato di 2 milioni di tonnellate superiore rispetto allo scorso anno. Eppure, i futures sul mais alla Chicago Mercantile Exchange sono scambiati a prezzi record. I prezzi del cibo sono alti per le stesse ragioni: concentrazione e speculazioni. Secondo lo stesso rapporto dell’USDA, “le ultime scorte di grano statunitense per il 2010/11 balzano in alto questo mese, data la prospettiva di ridotte esportazioni. Le esportazioni si sono abbassate di 25 milioni di bushel date le maggiori forniture mondiali di frumento di alta qualità, in particolare dell’Australia, e il ritmo delle spedizioni commerciali di frumento statunitense, nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, è più lento del previsto. “Ma ancora i futures sul grano sono vicini a livelli record”. Non c’è nulla di allarmante nel rapporto sulle forniture di carne bovina, pollame, uova, latte, zucchero o riso. Eppure, i prezzi alimentari continuano a salire alle stelle. Le élite globali sanno che cibo ed energia sono essenziali per la vita. Il controllo su questi due beni elementari significa controllo sui popoli.
Dopo le acquisizioni nel 2008 di Swift, Smithfield e National Beef Packers da parte dell’azienda brasiliana di scatolame JBS, vi sono tre conglomerati che controllano oltre l’80% di carne bovina in scatola negli Stati Uniti: Tyson, Cargill e JBS. Queste stesse aziende controllano la maggior parte della fiorente industria del bestiame allevato concentrata nel Kansas e in Colorado. Dominano anche le industrie dei maiali, polli e tacchini. Cargill è il maggiore processore di grano sul pianeta,  gestendo al completo metà delle forniture globali di cereali. Quattro colossi non solo possiedono il petrolio, ma praticamente tutte le fonti energetiche del pianeta. Nel mio libro, Big Oil e i suoi banchieri… li ho definiti i Quattro Cavalieri: Royal Dutch/Shell, Exxon Mobil, Chevron Texaco e BP Amoco. Queste imprese controllano il greggio dal pozzo saudita alla pompa di benzina americana, traendo profitto da ogni fase di lavorazione, trasporto e commercializzazione. Mentre i repubblicani reazionari accusano gli ambientalisti per l’assenza di produzione petrolifera negli Stati Uniti, questi giganti del petrolio hanno chiuso i pozzi consentiti in Texas e Louisiana e spostato la produzione in Medio Oriente, dove i lavoratori bangleshi, filippini e yemeniti sono pagati un dollaro al giorno per lavorare negli impianti petroliferi. Royal Dutch/Shell e Exxon Mobil sono i più integrati verticalmente dei Quattro Cavalieri. Questi colossi guidano la carica all’integrazione orizzontale dell’industria energetica, investendo molto su gas, carbone e uranio.
ExxonMobilCon la caduta del muro di Berlino, Europa dell’est, Russia, Balcani e Asia centrale furono aperti a Big Oil. Secondo Kurt Wulff dell’impresa d’investimento petrolifera McDep Associates, i Quattro Cavalieri si sono scatenati sui nuovi pascoli dell’Estremo Oriente, vedendo l’incremento patrimoniale, nel 1988-94, seguente: Exxon Mobil 54%, Chevron Texaco 74%, Royal Dutch/Shell 52% e BP Amoco 54%. Il cartello petrolifero Rockefeller/Rothschild ha più che raddoppiato il proprio patrimonio collettivo in sei anni. Russia e Asia Centrale hanno oltre la metà delle riserve di gas naturale del mondo. Royal Dutch/Shell hanno aperto la pista all’estrazione di queste riserve, formando una joint venture con l’Uganskneftegasin per l’enorme giacimento di gas in Siberia in cui Shell detiene una quota del 24,5%. Shell è stato il maggiore produttore mondiale di gas naturale dal 1985, spesso attraverso joint venture con Exxon Mobil. Nel campo del gas naturale al dettaglio negli Stati Uniti, Chevron Texaco possiede Dynegy, mentre Exxon Mobil possiede Duke Energy.  Entrambi sono stati protagonisti, assieme ad Enron, nel 2000 dei picchi sul gas naturale che hanno sconvolto l’economia della California, portando al fallimento del principale ente dello Stato, Pacific Gas & Electric. Exxon Mobil ha vasti interessi negli impianti energetici di tutto il mondo, tra cui la piena proprietà della China Light & Power di Hong Kong.
Negli anni ’70 Big Oil investì 2,4 miliardi dollari per l’esplorazione dell’uranio. Controlla ora oltre la metà delle riserve mondiali di uranio, fondamentali per alimentare le centrali nucleari. Chevron Texaco e Shell hanno anche sviluppato una joint venture per costruire reattori nucleari. Exxon Mobil è il primo produttore di carbone negli Stati Uniti e ha le seconde maggiori riserve di carbone dopo la Burlington Resources, l’ex-controllata delle ferrovie BN che nel 2005 fu acquistata dalla Conoco Phillips della famiglia DuPont. Royal Dutch/Shell possiede miniere di carbone nel Wyoming attraverso la controllata ENCOAL e in West Virginia attraverso l’Evergreen Mining. Chevron Texaco possiede Pittsburgh e Midway Coal Mining. Sette dei primi quindici produttori di carbone negli Stati Uniti sono compagnie petrolifere, mentre l’80% delle riserve di petrolio degli Stati Uniti sono controllate dalle nove maggiori aziende. Royal Dutch/Shell e Exxon Mobil stanno frettolosamente comprando altre riserve di carbone. La concentrazione di potere nello spettro  energetico non si limita agli USA. In Colombia, Exxon Mobil possiede enormi miniere di carbone, BP Amoco possiede vasti giacimenti di petrolio e Big Oil controlla tutte le vaste risorse non rinnovabili del Paese. Nel 1990 Exxon Mobil importava il 16% del suo greggio estero dalla Columbia. I Quattro Cavalieri hanno investito pesantemente in altre imprese minerarie. Shell detiene i contratti a lungo termine con diversi governi per la fornitura di stagno attraverso la sua controllata Billiton, che possiede miniere in luoghi come Brasile ed Indonesia, dov’è il maggiore produttore di oro del Paese. Billiton s’è fusa con le Broken Hill Properties in Australia diventando il maggiore conglomerato minerario del mondo: BHP Billiton. Shell gode di calde relazioni con la seconda società mineraria del mondo, Rio Tinto, attraverso direzioni storicamente intrecciate. La regina d’Olanda Juliana e Lord Victor Rothschild sono i maggiori azionisti di Royal Dutch/Shell. Shell ha recentemente iniziato ad investire pesantemente nel settore dell’alluminio. Shell Canada è il primo produttore di zolfo del Canada. Shell gestisce gli interessi del legname in Cile, Nuova Zelanda, Congo e Uruguay e una vasta industria dei fiori con aziende agricole in Cile, Mauritius, Tunisia e Zimbabwe. Recentemente, il ramo della Shell BHP Billiton ha annunciato un tentativo di acquisizione ostile da 38,6 miliardi di dollari della canadese Potash Corp. BHP Billiton già possiede Anglo Potash e Athabasca Potash. La proprietà di Potash Corp. gli darebbe il controllo di oltre il 30% del mercato globale del potassio, componente necessaria in qualsiasi coltura agricola. BP Amoco, attraverso la controllata ARCO, è diventata uno dei sei maggiori produttori mondiali di bauxite, da cui l’alluminio è derivato. Ha miniere in Giamaica e in altre nazioni caraibiche. Chevron Texaco controlla oltre il 20% del grande gruppo minerario AMAX, principale produttore di tungsteno negli Stati Uniti e con grandi aziende agricole in Sud Africa e Australia. Exxon Mobil Oil possiede Superior e Falconbridge Mining, grandi produttori canadesi di platino e nichel. Exxon possiede anche Hecla Mining, uno dei maggiori produttori di rame e argento di tutto il mondo, e Carter Mining, uno dei primi cinque produttori di fosfato al mondo, con miniere in Marocco e Florida. I fosfati sono necessari per raffinare l’uranio, mentre l’acido fosforico è la chiave per la produzione petrolchimica, che sempre i Quattro Cavalieri controllano.
shellUn altro strumento dell’egemonia dei Quattro Cavalieri nel settore energetico è la joint venture. Per decenni prima che Chevron si fondesse con Texaco nel 2001, le società hanno commercializzato prodotti petroliferi in 58 Paesi sotto il marchio Caltex. Hanno inoltre creato le joint venture Amoseas e Topco prima di fondersi. Caltex possiede raffinerie in Sud Africa, Bahrain e Giappone. Nelle Filippine, Caltex e Shell controllano il 58% del settore petrolifero. Quando il dittatore filippino Ferdinand Marcos impose la legge marziale nel 1972, il vicepresidente della Caltex Frank Zingaro commentò: “La legge marziale ha notevolmente migliorato il clima per gli affari”. Exxon e Mobil condivisero molte joint ventures in tutto il mondo, prima della loro fusione nel 1999, tra cui PT Stanvav Indonesia. Royal Dutch/Shell e Exxon Mobil crearono una joint venture sul Mare del Nord chiamata Shell Expro, nel 1964, mentre nel 1972 la Shell si legò con la Mitsubishi in Brunei per la fornitura di petrolio al Giappone. Shell detiene il 34% della Petroleum Development Oman in partnership con Exxon Mobil. Saudi Aramco, Consorzio iraniano, Iraqi Petroleum Company, Kuwait Oil Company e ADCO degli Emirati Arabi Uniti sono tutti collusioni dei Quattro Cavalieri. In Iran, Iraq e Libia questi cartelli furono nazionalizzati, ecco perché il cartello petrolifero Rockefeller/Rothschild ha fatto pagare ai contribuenti degli Stati Uniti l’invasione di Iraq e Libia, continuando a minacciare l’Iran. Il primo contratto petrolifero in Iraq andò a Royal Dutch/Shell, il secondo a BP e il terzo a Exxon Mobil. Così avete il quadro.
Cibo ed energia sono di fondamentali per la vita, ecco perché il Congresso dovrebbe chiudere i casinò degli speculatori come Chicago Mercantile Exchange e NYMEX, e nazionalizzare il monopolio delle industrie alimentari dei Quattro Cavalieri. Dobbiamo formare una Società per l’Energia degli Stati Uniti e una US Food Processing Company che si concentri sulle energie rinnovabili e una dieta diversificata più sana. Tutte cose possibili se mostriamo volontà politica e non siamo spaventati. Dobbiamo rifiutare il “picco del petrolio” e il mito relativo della scarsità di cibo, e affrontare i veri problemi: la concentrazione del potere corporativo e la speculazione.

ExxonMobil_SunPhoto_retouch_cropped_959_487_90_c1Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Quinta Colonna islamista di Gaza diretta da Golfo e occidente: Egitto e Siria

Boutros Hussein e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times 14 aprile 2014

331724_US-Saudi-ArabiaSe si vuole vedere il vicolo cieco del radicalismo taqfirista, allora basta osservare il mantra di odio e discordia a Gaza, perché questa realtà estraniata dice tutto sulla realtà internazionale di tale forma d’Islam. L’islamismo taqfirista non si preoccupa dell’identità nazionale, pertanto uccidere connazionali fa parte dell’attuale distruzione delle rispettive civiltà. Tale realtà significa che nazioni come USA, Francia, Israele, Qatar, Turchia, Arabia Saudita e Regno Unito possono dirigerli manipolando vari ordini del giorno. Il risultato è che i “jihadisti internazionali” possono essere manipolati subito, mentre i “jihadisti interni” diventano la quinta colonna, come si vede in Afghanistan, Egitto, Iraq, Libia, Nigeria, Pakistan e Siria. In Egitto e in Siria i militanti islamici interni uccidono egiziani e siriani con gioia, perché la loro visione del mondo schizofrenica segue l’indottrinamento taqfirista e dei fratelli musulmani. Sarebbe stato impensabile, in passato, che i palestinesi desiderassero la jihad contro Egitto e Siria, piuttosto che occuparsi della questione palestinese. Tuttavia, i petrodollari del Golfo e la diffusione dell’ideologia salafita hanno modificato il panorama religioso e politico. Naturalmente, gli islamisti di Gaza non sono abbastanza potenti da cambiare gli eventi in Egitto e Siria. Nonostante ciò, è chiaro che gli islamisti di Gaza possono provocare caos nel Sinai e in Siria grazie ai rifornimenti di armi e partecipando al terrorismo. Allo stesso modo, se gli islamisti rispettano la melodia dei nuovi pifferai magici, continueranno a seminare altre divisioni. Ahimè, nella moderna Siria vari gruppi terroristici islamici taqfiristi, nel 2014 si massacrano a vicenda e ciò viene replicato in Afghanistan e in altre nazioni dove tale virus è libero. I petrodollari del Golfo seminano la frantumazione dei sunniti autoctoni, creando destabilizzazione, diffondendo settarismo, suscitando il terrorismo contro le minoranze non musulmane. USA, Francia, Israele, Turchia e Regno Unito “cavalcano tale tigre islamista” destabilizzando le nazioni che vogliono schiacciare. Naturalmente, l’Afghanistan fu il trampolino di lancio negli anni ’80 e primi anni ’90, ma l’evoluzione e la diffusione del salafismo è molto più potente oggi.
In Libia era necessaria la forza della NATO per bombardare e, naturalmente, agenti segreti erano  sul terreno alleati delle varie milizie e gruppi affiliati di al-Qaida. Allo stesso modo, in Siria è chiaro che gli affiliati di al-Qaida, i vari gruppi terroristici salafiti, collaborano con le potenze del Golfo e della NATO. Pertanto, in Libia e Siria sono principalmente i fratelli mussulmani, assieme ai jihadisti internazionali, che lavorano per USA, Francia, Israele, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Regno Unito. Il colonnello Gheddafi in Libia non poteva mai prevedere che i libici avrebbero apertamente collaborato con le forze della NATO e che i jihadisti internazionali l’avrebbero ritenuto  un apostata. Eppure, la Libia è stata schiacciata tramite la manipolazione del malcontento interno  da parte di nazioni estere, le potenze della NATO e del Golfo e dalla terza trinità, da jihadisti internazionali e predicatori salafiti che istigano all’odio. La Siria affronta la stessa trinità, nonostante gli eventi sul campo siano assai diversi grazie alla persistenza delle Forze Armate della Siria ed altri fattori importanti. E’ interessante notare che mentre il caos abbonda in molte nazioni della cosiddetta “primavera araba”, che in realtà dovrebbe essere chiamata “cooperazione occidentale e del Golfo”, Israele e Arabia Saudita ne sono uscite indenni, mentre i jihadisti internazionali e militanti in Siria sono impegnati a combattere e uccidere in nome di Allah; è evidente che non si preoccupano d’Israele a sud e di Turchia e NATO a nord. Infatti, in più occasioni Israele ha bombardato la Siria e ciò non ha suscitati vere manifestazioni di massa, né convulsioni politiche in Medio Oriente. Allo stesso modo, è evidente che i gruppi affiliati ad al-Qaida siano notevolmente forti nel nord della Siria, potendo utilizzare la NATO in Turchia per i rifornimenti di armi.
In un video diretto ai militanti di Gaza, l’islamista shayq Ahmad Uwayda istiga all’odio verso la Siria, affermando che “è il momento del sangue e della distruzione, dell’invasione e delle battaglie“. Altre osservazioni nel video, durante la manifestazione a Gaza, sono dirette contro Egitto e Siria. Improvvisamente, il ruolo di NATO e Israele appare assai distante e chiaramente per gli intermediari delle potenze del Golfo ed occidentali, ciò è un risultato notevole. Dopo tutto, indica che l’Islam militante può essere usato come “cavallo di Troia” nella destabilizzazione interna. Pertanto, al momento giusto i jihadisti internazionali lavorano per le potenze del Golfo e occidentali. Uwayda ha dichiarato che in Egitto la “lancia dell’Islam punta al petto della spregevole laicità… Sei la nostra speranza che la shariah ritorni a ciò che era prima“.
Il Programma di studio sul terrorismo riferisce che “Post sulle bacheche jihadiste suggeriscono che ora è il momento per i jihadisti di attaccare l’Egitto per vendicarsi dell’esercito egiziano“. “Non è più possibile chiudere un occhio sul fatto ovvio che laici e miscredenti idolatri siano ostili all’Islam e gli  muovano guerra e odio“, ha detto Abdullah Muhammad Mahmud del gruppo jihadista Fondazione per gli studi e la ricerca Dawat al-Haq, scrivendo in un forum jihadista, come ha riportato il Long War Journal. “Se la jihad non viene dichiarata oggi per difendere la religione, quando lo sarà?” continuava: “I musulmani aspetteranno fin quando non verrà vietateo pregare nelle moschee?! Potranno attendere fino a quando la barba diventerà un’accusa punita con la reclusione?! Potranno aspettare fin quando i loro figli saranno nelle carceri a decine di migliaia, torturati, passandovi decine di anni della loro vita?” “O musulmani d’Egitto, se non fate la jihad oggi, allora è solo colpa vostra“. L’Egitto è molto più complesso, perché mentre Golfo e potenze occidentali hanno tutti governi anti-siriani, non succede lo stesso per questa nazione. Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo (tranne il Qatar pro-fratelli musulmani e terrorismo) sostengono finanziariamente l’Egitto perché temono di perdere la loro base di potere interna. Infatti, l’Arabia Saudita è contro l’ordine del giorno pro-fratelli musulmani dell’amministrazione Obama che ha provocato lo scontro tra Riyadh e Washington. Tuttavia, la questione della diffusione del salafismo è un problema reale per l’Egitto e altri Paesi come la Tunisia. Pertanto, i petrodollari del Golfo non devono poter diffondere l’ideologia islamista. In altre parole, i religiosi musulmani indigeni devono tendere allo spirito. Le questioni relative ai fratelli Musulmani devono essere risolte, perché tale movimento islamico vuole imporre la sua ideologia al popolo d’Egitto. Al-Ahram Weekly ha riferito nel periodo cruciale dell’anno scorso che: “Muhammad Guma, specialista di questioni palestinesi del Centro di studi politici e strategici al-Ahram, dice che mentre il “rapporto organico” tra Hamas e Fratellanza musulmana è da tempo noto, Hamas rischia di perdere quei legami mentre la brigata al-Qasam attraversa Gaza. Vi sono, dice Guma, differenze all’interno di Hamas su come rispondere agli sviluppi in Egitto. Alcuni nel movimento sollecitano moderazione ed evitano una retorica che possa essere vista come provocazione dall’esercito egiziano. La comparsa di un convoglio di al-Qasam, sostiene, suggerisce che tali voci perdono davanti allo zelo pro-fratellanza musulmana del contingente. Il governo di Hamas vede il Sinai come suo cortile di casa“, dice Guma, “un corridoio di sicurezza per armi e altre esigenze strategiche. Questo è il motivo per cui il movimento sostiene gli attacchi contro le forze di sicurezza egiziane nel Sinai. E spiega perché così tanti elementi palestinesi siano apertamente per le operazioni contro l’esercito“.
Il governo siriano nel frattempo lotta per la sua sopravvivenza contro la trinità blasfema contro questa nazione. Allo stesso modo, l’Egitto affronta convulsioni politiche interne e la minaccia terroristica nel Sinai e in altre parti del Paese. La Libia ha ceduto alla trinità e chiaramente la Siria affronta la stessa combinazione di forze, nonostante le situazioni interne siano molto diverse. Dopo tutto la Libia è stata solo “abbandonata ai lupi”, ma diverse potenti nazioni sostengono la Siria, nonostante il loro sostegno sia insufficiente rispetto a quello dei nemici della Siria. In altre parole, se le potenze del Golfo e occidentali decidono collettivamente la destabilizzazione, chiaramente le nazioni di Nord Africa e Medio Oriente vi sono assai vulnerabili. La grazia salvifica dell’Egitto è che la maggior parte delle nazioni del Golfo si oppone all’amministrazione di Obama, quando si tratta di essa. Tuttavia, la Siria non è così fortunata perché questa nazione affronta la manipolazione estera e la trinità brutale che rifiuta di andarsene. Gli islamisti di Gaza apertamente celebrano l’assassinio dei siriani e istigano all’odio contro questa nazione laica. In nessun punto mostrano la stessa volontà di morire contro Israele o la NATO in Turchia. Allo stesso modo, i jihadisti palestinesi taqfiristi sono coinvolti nella diffusione di terrorismo e caos nel Sinai, e più recentemente gli sciiti in Libano sono aggrediti dalle stesse forze che hanno abbandonato la causa palestinese. Pertanto, la schizofrenia islamista salafita è un ottimo strumento di USA, Francia, Israele, Qatar, Turchia, Arabia Saudita e Regno Unito nel breve termine, nazioni che condividono la stessa visione.
Gli islamisti a Gaza ora esprimono odio principalmente contro la Siria, ma anche contro l’Egitto. Il Long War Journal ha riportato, lo scorso anno: “nel mercato aperto della jihad in Siria, i giovani islamci arrivano da ogni dove per combattere” contro il regime di Assad. L’autore stesso s’è vantato che “convogli di mujahidin” di Gaza si recano in Siria per combattere e che alcuni vi sono morti“. In altre parole, l’Islam militante è uno comodo strumento della manipolazione delle nazioni estere che desiderano cambiare il panorama politico e militare. Naturalmente, se l’Afghanistan e la Libia vengono visti nel lungo termine, proprio come la destabilizzazione dell’Iraq e le politiche autodistruttive del Pakistan, allora il lungo termine sarà molto diverso, a meno che non si sostengano Stati falliti, terrorismo, settarismo, misoginia e frantumazione religiosa e culturale.
Gli islamisti di Gaza sono solo un pezzo di un puzzle molto complesso. Tuttavia, se possono abbandonare la loro patria per uccidere altri musulmani e arabi, perseguitare minoranze religiose e partecipare alle politiche antisciite in Siria, allora ciò evidenzia la nuova forza sostenuta dal Golfo e dai circoli occidentali. Infatti, le nazioni estere non hanno bisogno di una presenza sul terreno come in Afghanistan e in Iraq. Invece, la trinità può fare tutto da lontano e, se è necessario un sostegno extra, allora si potenzieranno le ratlines assieme all’ulteriore indottrinamento salafita.

26cnd-hamas.600Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La ricetta segreta ucraina: “Brennan a Kiev”

Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation, 15/04/2014
0107-John-Brennan-CIA.jpg_full_600Il direttore della Central Intelligence Agency, John O. Brennan, prepara una tempesta in Ucraina e “Brennan a Kiev” è l’entrée sul menu. Brennan ha recentemente visitato in segreto la capitale ucraina per discutere con i golpisti su come spezzare la rivolta in Ucraina orientale. Secondo diverse agenzie europee Brennan è arrivato il 12 aprile a Kiev con un passaporto diplomatico sotto falsa identità. Brennan avrebbe esortato i membri del “Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale”, l’autorità suprema creata dai capi che hanno deposto il Presidente Viktor Janukovich nel colpo di Stato di febbraio, a sedare con violenza la ribellione degli ucraini filo-russi a est. Brennan e altri funzionari del governo degli Stati Uniti sono anche responsabili dell’identificazione dei secessionisti dell’est come “terroristi”, nell’ambito di una grande guerra di propaganda statunitense e occidentale contro i leader secessionisti ucraini orientali e il governo russo. La notizia della visita segreta di Brennan a Kiev proviene soprattutto dai lealisti di Janukovich rimasti nel governo ucraino, così come dai funzionari del Partito Comunista ucraino ancora parlamentari. Brennan ha coordinato le attività anti-russe della CIA con i servizi d’intelligence degli alleati della NATO in Europa orientale, in particolare di Paesi baltici, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia. E’ anche significativo che Brennan, figlio di immigrati irlandesi, sia sposato con Kathy Pokluda, nativa del New Jersey di origine ceca. Tre figli di Brennan, Kyle, Kelly e Jaclyn, sono ceco-irlandesi. I Pokluda non abitano solo nella Repubblica Ceca, ma anche in Slovacchia e Ucraina occidentale. I legami di Brennan con la Repubblica ceca, che ha eletto capi violentemente antirussi, spiega in parte il desiderio di Brennan di aumentare le tensioni con Mosca in Ucraina orientale.
Stati Uniti e Gran Bretagna hanno chiamato i capi della violenta ribellione che rovesciò Janukovich a febbraio “combattenti per la libertà” e “forze pro-democrazia”, anche se le milizie nazionaliste di  destra hanno sparato sui manifestanti di piazza Majdan con i cecchini annidati negli edifici intorno al luogo delle proteste. I “combattenti per la libertà” dell’occidente hanno ucciso numerosi manifestanti e agenti di polizia. La CIA, utilizzando prevalentemente i gruppi di facciata della “società civile” di George Soros e le operazioni mediatiche, aveva affermato che i cecchini erano fedelissimi del governo Janukovich e persino unità delle forze speciali russe. Tuttavia, ciò che la CIA accusa facciano Janukovich e la Russia in Ucraina è esattamente ciò ha fatto nelle ultime settimane: dispiegare unità delle forze speciali, tra cui forze di sicurezza private della CIA, come  l’Academi (la famigerata ex-Blackwater), per sparare sui manifestanti filo-russi nell’Ucraina orientale. Brennan, i cui sentimenti filo-sauditi sono così ben noti che viene soprannominato “Shayq Brennan” dagli addetti della CIA, secondo quanto riferito ha contribuito a forgiare la reazione violenta delle forze di sicurezza ucraine nella città di Slavjansk e in altri centri abitati, tra cui Donetsk, Kharkov e Lugansk. Essendo normale routine viaggiare, per i direttori della CIA, Brennan avrebbe fornito consulenza ai funzionari ucraini, assistito da una squadra del servizio nazionale clandestino della CIA, tra cui agenti sul campo della CIA, già presenti in Ucraina e che parlano correntemente l’ucraino. In reazione alla presenza di Brennan nella capitale ucraina, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha chiesto spiegazioni a Washington su ciò che Brennan fa in Ucraina.  Parlando ad una conferenza stampa, Lavrov ha detto che la Russia non ha ancora ricevuto una risposta ragionevole dagli Stati Uniti sullo scopo del viaggio segreto di Brennan a Kiev.
La CIA ha una lunga tradizione nell’assumere il comando virtuale dei servizi di sicurezza stranieri, come il servizio di sicurezza ucraino o Sluzhba Bezpekij Ukrajinij (SBU). Durante il regno dello Scià dell’Iran, la CIA guidava il temuto servizio di sicurezza SAVAK iraniano e dopo che si dimise  da direttore della CIA, Richard Helms divenne l’ambasciatore degli Stati Uniti a Teheran. Come nelle recenti attività di Brennan in Ucraina, Helms comandava la SAVAK addestrata dalla CIA in Iran. Ciò che seguì all’operato di Helms a Teheran fu la rivoluzione islamica che, in parte, reagì agli  agenti della SAVAK addestrati dalla CIA in tecniche di tortura ed esecuzioni extragiudiziali dei leader dell’opposizione iraniana. La CIA guidava virtualmente i servizi segreti del dittatore dello Zaire Mobutu Sese Seko, del caudillo della Repubblica Dominicana Rafael Trujillo, del dittatore panamense Manuel Noriega e di quello nicaraguense Anastasio Somoza. Tuttavia, ciò che potrebbe causare una certa apprensione tra i capi provvisori di Kiev, va notato: quando la CIA si stancò di tali dittatori, se ne sbarazzò rapidamente. Mobutu morì in esilio in Marocco, dopo essere stato rovesciato da forze aiutate dalla CIA. Trujillo fu assassinato nella sua Chevrolet Bel Air da congiurati addestrati dalla CIA. Noriega fu arrestato mentre cercava asilo nell’ambasciata del Vaticano a Panama City, dopo l’invasione degli Stati Uniti; fu condannato in Florida e in Francia ed ora marcisce in una prigione nella giungla panamense; e Somoza fu costretto a fuggire in Nicaragua dopo il taglio del sostegno degli Stati Uniti; la sua auto fu poi colpita da un razzo anticarro mentre viveva in esilio in Paraguay. Il presidente temporaneo ucraino Aleksandr Turchinov, il primo ministro Arseniyj Jatsenjuk, il ministro degli Interni Arsen Avakov e gli altri golpisti ucraini, ovviamente, non hanno considerato ciò che la CIA fa dei suoi “amici” diventati inutili e spendibili.
Il deputato del Partito comunista ucraino Vladimir Golub ha detto a RIA Novosti che l’SBU è diventata una “unità della CIA”. Gli agenti della CIA hanno respinto le notizie su Brennan a Kiev come “bugie”. Tuttavia, Brennan è noto per aver mentito in passato sulle operazioni clandestine della CIA e la CIA ha pubblicato la sua risposta standard che “né conferma né smentisce” la presenza di Brennan in Ucraina.
Brennan mentì sul ruolo di sauditi e Qatar nell’operazione della CIA a Bengasi, in Libia, che vide l’ambasciatore USA Christopher Stevens e altri tre diplomatici statunitensi uccisi dai ribelli islamisti nel tentativo di trasferire armi dai depositi del leader libico caduto Muammar Gheddafi ai guerriglieri salafiti in Siria. Brennan era il viceconsigliere per la sicurezza nazionale del presidente Obama al momento del disastro di Bengasi. Dopo l’ammissione del direttore della CIA David Petraeus di una relazione extraconiugale con la sua biografa, Brennan, ex-agente del Servizio Nazionale Clandestino della CIA dai solidi legami con l’Arabia Saudita, sostituì Petraeus. Brennan ha supportato la politica dell’invio segreto di armi e tortura dell’amministrazione di George W. Bush, usata contro “al-Qaida” in tutto il mondo. Dopo il suo ritiro nel 2005, Brennan è diventato l’amministratore delegato di The Analysis Corporation (TAC), il contraente privato favorito dalla CIA. Fin dall’inizio della campagna presidenziale del 2008, i dipendenti del TAC di Brennan presso l’Ufficio passaporti del dipartimento di Stato, si assicurarono che certe informazioni su Obama e i suoi parenti venissero eliminate dai documenti del dipartimento di Stato. Il mini-scandalo riguardava anche le registrazioni dei passaporti degli avversari di Obama, Hillary Rodham Clinton e John McCain, cancellati anch’essi. Brennan fu premiato per il suo lavoro a favore della campagna di Obama con la seconda carica nel Consiglio di Sicurezza Nazionale e, infine, con la direzione della CIA dopo la caduta di Petraeus. Brennan prende poche decisioni senza prima discuterne con Obama. Qualsiasi decisione d’inviare agenti della CIA, tra cui mercenari, in Ucraina orientale avrebbe il consenso di Obama, ufficialmente con la firma di un “decreto presidenziale”, o ufficiosamente con una semplice “strizzatina d’occhio e un cenno del capo” a Brennan. Brennan, definito un “delinquente insopportabile” dai funzionari e pensionati della CIA che lo conoscono, non sarebbe la figura più gradita in Ucraina, se le autorità di Kiev in realtà desiderassero la soluzione pacifica con gli oppositori…

John-Brennan-Confirmed-As-CIA-DirectorLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line dello Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sanzioni contro la Russia: il loro impatto negativo sulla sicurezza energetica globale

Igor Alekseev, Route MagazineNsnbc
baltic_pipelineDopo una serie di dichiarazioni da testata sulla possibilità di “orientare” i consumatori europei verso il gas statunitense, i media degli USA si sono affrettati ad annunciare l’offensiva del petrolio e del gas di Obama contro la Russia. In realtà l’UE non è attualmente disposta, né tecnicamente né in termini di prezzi, ad acquistare risorse energetiche dagli Stati Uniti. Ci vorrebbero almeno dieci anni per adeguare anche il tecnicamente avanzato sistema energetico tedesco all’uso del gas statunitense. Nelle crisi, quando è particolarmente urgente avere un rapido ritorno degli investimenti, tali progetti sono irrealistici.
Se l’industria tedesca sia pronta a pagare di più il gas estero solo per il dubbio piacere di “punire” qualcuno, è una grande domanda. A differenza dei funzionari dell’UE, il governo tedesco non mette pubblicamente in discussione i suoi contratti a lungo termine con la Russia o il futuro del gasdotto South Stream. Il 13 marzo 2014, il presidente del consiglio di amministrazione di Gazprom, Aleksej Miller, ha partecipato a un incontro con il vicecancelliere e ministro dell’Economia e dell’Energia della Germania Sigmar Gabriel. “La Germania è il primo partner della Russia nel mercato del gas e dell’energia in Europa“, ha dichiarato Miller. “Il gas russo rappresenta il 40% di tutte le importazioni tedesche. E persino si nota l’aumento delle forniture di gas dalla Russia. Lo scorso anno, le esportazioni ammontavano ad oltre 40 miliardi di metri cubi, con un aumento annuale del 20%“. Guardando queste statistiche, è chiaro che tutte le chiacchiere sulla solidarietà atlantica non hanno alcun effetto sul razionale processo decisionale del governo tedesco. “Non abbiamo bisogno di un’escalation del conflitto“, ha affermato Sigmar Gabriel nella tavola rotonda degli esperti in politica energetica di fine marzo. “La Russia ha rispettato gli obblighi previsti dai contratti sul gas anche negli anni più bui della guerra fredda“. Sigmar Gabriel sa di cosa parla. Per l’Europa poter utilizzare pienamente le forniture di gas dagli Stati Uniti, sarà necessario costruire impianti costosi per decomprimere e immagazzinare il gas. Inoltre, al fine d’integrare il gas “americano” nei sistemi energetici locali, i Paesi europei avrebbero bisogno di costruire nuove stazioni di pompaggio.  L’infrastruttura associata ne aumenterà il prezzo al consumatore. Né i padroni dell’industria tedesca, né i leader politici responsabili, sosterranno tale politica.

Quindi chi c’è dietro la pretesa di punire la Russia?
Barack Obama continua a guardare all’Europa per fare pressione su Mosca. Non è un caso che le recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti in politica energetica coincidano con la sua visita in Arabia Saudita. Il presidente Obama è venuto a Riyadh per abbattere i prezzi, in cambio dello sviluppo delle strutture saudite per estrarre e liquefare il gas da inviare in Europa. E’ improbabile che anche lo stesso Charles Maurice de Talleyrand possa convincere i sauditi a riversare la maggior quantità di risorse possibile sul mercato e solo in cambio della nebulosa  promessa di un aiuto statunitense nell’avere nuovi impianti gasiferi, in un imprecisato futuro. Anche la posizione del Qatar deve essere considerata. Vi sono gravi disaccordi tra i sauditi e l’ex-emiro del Qatar, ipersensibile come nessuno in Medio Oriente sul bisogno di un nuovo concorrente nel settore del gas. Il tentativo di Obama di ripetere il trucco petrolifero di Ronald Reagan in Medio Oriente “abbattendo” i prezzi globali, dovrà affrontare molti ostacoli. L’abbattimento del prezzo del petrolio a 80 dollari susciterebbe un altro problema, la vera polemica nella campagna per la rielezione di Obama, e cioè cosa fare dell’Iraq. Anche un calo del 10% del prezzo del petrolio potrebbe eliminare l’economia irachena, ancora scossa dall’invasione degli Stati Uniti. E Israele osserva i tentativi della Casa Bianca di avviare il riavvicinamento con l’Iran. Se lo Zio Sam tenta d’imporre sanzioni energetiche contro la Russia per le sue posizioni politiche in Medio Oriente, presto scoprirà di aver caricato la pistola solo per spararsi ai piedi.
Il segretario all’Energia degli Stati Uniti, Ernest Moniz, incaricato da Obama e appassionato di scisto, s’è esaltato nel dibattito su come “punire” la Russia. Ha promesso di prendere in considerazione nuovi sforzi per le navi metaniere dagli Stati Uniti all’Europa. In questo caso particolare, il suo intervento difficilmente rifletterebbe la posizione dei CEO delle major petrolifere.  Sanno molto bene che un vera svolta dei prezzi nel settore non si avvicina a quella di 30 anni fa, per via dell’inflazione e dei costi operativi sempre più elevati. Solo il terminale Sabine Pass da 10 miliardi di dollari, una struttura della Cheniere di Cameron Parish, ha l’approvazione necessaria dal dipartimento dell’Energia e dalla Regulatory Commission della Federal Energy statunitensi. Ai primi di marzo, l’economista statunitense Philip Verleger, che ha lavorato alla Casa Bianca e al Tesoro degli Stati Uniti negli anni ’70, ha parlato da esperto sulla questione di come usare l’energia per “punire” la Russia. Nella newsletter del 3 marzo 2014 che pubblica per i suoi clienti, Verleger ha scritto che gli Stati Uniti dispongono di uno strumento per influenzare la Russia, la sua Strategic Petroleum Reserve (SPR). La riserva statunitense attualmente è pari a circa 700 milioni di barili di petrolio, cinque milioni dei quali sono stati immessi sul mercato durante la visita a Washington del primo ministro ad interim ucraino Arsenij Jatsenjuk. “E’ quasi una sfida alla logica pensare non ci sia un legame“, ha osservato John Kingston, direttore della divisione notizie della Platts. Toccare l’SPR per manipolare il mercato globale sarebbe una decisione assai straordinaria. L’unico modo per esercitare una reale pressione sui prezzi mondiali del petrolio sarebbe cedere almeno il 50% di tutta la SPR e concedere licenze di esportazione a chiunque lo volesse. Il DoE statunitense non è ovviamente pronto a tali misure draconiane. Guardando il Rapporto 2014 scritto dagli analisti del DoE, noti per la loro fede quasi religiosa nelle energie alternative, il prezzo minimo per il petrolio nel 2015 sarà di 89,75 dollari/barile. Il bilancio nazionale russo, nel 2014, gravato dalle spese per le Olimpiadi, è stato redatto sulla base di un prezzo medio di 93 dollari al barile. Ergo, anche 80-90 dollari non sarebbero affatto un disastro per Mosca, tanto meno 100 dollari al barile. Inoltre, la pressione “non di mercato” dagli Stati Uniti potrebbe essere bilanciata dalle nazioni esportatrici. Ad esempio, con l’idea della “moneta energetica”, a lungo tema caldo presso l’OPEC e il Gas Exporting Countries Forum (GECF).
Per la prima volta nella storia delle relazioni USA-Russia, assistiamo a un dibattito pubblico sulla minaccia di sanzioni economiche che può avere ampi effetti negativi sulla sicurezza energetica globale. L’amministrazione Obama si comporta come se seguisse un vecchio libro di testo di economia politica sovietico. Al momento, a quanto pare, il dogma sacro del libero mercato, da Samuelson a Friedman, può essere comodamente trascurato solo per punire una nazione sovrana. Quando il capo dello Stato più influente del mondo parla di manipolazione dei prezzi di mercato per punire attori recalcitranti, di che tipo di “libero mercato globale” e fair play parla per davvero?

09670350-8cd2-45af-ac1c-2ea3331d3383Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gladio II: guerra di quarta generazione contro Russia, Siria, Iran

Dr. Christof Lehmann, PressTV 8 aprile 2014

fsbIl Direttore del FSB Aleksandr Bortnikov ha annunciato che Umarov è stato neutralizzato a seguito di operazioni di combattimento chirurgiche nel primo trimestre del 2014. Centinaia di altri militanti e loro sostenitori sono stati arrestati. In vista delle Olimpiadi Invernali del 2014 a Sochi, i servizi di sicurezza russi hanno effettuato 33 operazioni antiterrorismo nei primi tre mesi del 2014. Tredici signori della guerra e 65 terroristi sono stati uccisi durante le operazioni, altri 240 terroristi e 18 emissari di organizzazioni terroristiche internazionali sono stati arrestati. Il capo dell’intelligence russa non ha rivelato esattamente quando Umarov è stato ucciso e non è improbabile che la sua morte fosse tenuta riservata per evitare ritorsioni durante i Giochi Olimpici Invernali 2014. A gennaio, il Presidente della Repubblica autonoma russa della Cecenia, Ramzan Kadyrov, aveva annunciato che le comunicazioni intercettate tra i capi dei terroristi indicavano che Umarov era stato ucciso. La dichiarazione è stata confermata oggi. Uno dei più stretti collaboratori di Doku Umarov, Islam Atev, è stato ucciso a dicembre insieme ad altri due taqfiri. Gli esplosivi nel loro nascondiglio, in un villaggio in Daghestan, furono attivati e fatti esplodere durante uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza russe. Il FSB della Russia stava per prendere Umarov, uno dei più pericolosi agenti taqfiri contro la Russia sponsorizzato da sauditi e NATO. Una delle ultime apparizioni pubbliche di Umarov è un video in cui invitava taqfiri russi e stranieri a sabotare a tutti i costi le Olimpiadi invernali 2014 di Sochi.
Le prove del supporto dell’Arabia Saudita ai gruppi taqfiri ceceni e di altro tipo nelle repubbliche caucasiche della Russia, così come in Siria, divennero di pubblico dominio ad agosto 2013, quando l’ufficio stampa presidenziale del Presidente russo Putin divulgò parte del verbale di una riunione tra il Presidente Vladimir Putin e l’allora capo dell’intelligence saudita principe Bandar bin Sultan, del 3 agosto 2013. I verbali rivelarono che i servizi segreti e il ministero degli interni dell’Arabia Saudita hanno il controllo diretto delle reti terroristiche in Russia e Siria. Putin e Bandar discussero, tra l’altro, dell’attacco con armi chimiche nel sobborgo di Damasco del Ghuta orientale, il 21 agosto 2013, che secondo i testimoni e altre fonti, fu effettuato dal Liwa al-Islam filo-saudita al comando di Zahran al-Lush. Fin dal 1980 l’esperto di armi chimiche Zahran al-Lush ha lavorato per le intelligence dell’Arabia Saudita e degli Stati Uniti nelle reti di al-Qaida. Il verbale della riunione Putin-Bandar ha rivelato che Bandar cercava di corrompere Putin con accordi su armi e petrolio per avere il sostegno del presidente russo nel spodestare il governo di Assad. Bandar supponeva che il governo siriano doveva essere sostituito dall’opposizione sostenuta e sponsorizzata dai sauditi. Bandar garantì che gli interessi della Russia in Siria sarebbero stati preservati dal governo filo-saudita se la Russia sosteneva il cambio di regime. Mentre Bandar ha tentato di fare di Putin un potenziale alleato del cambio di regime in Siria, ha anche fatto una minaccia velata dicendo, tra l’altro: “Posso garantirvi la protezione delle Olimpiadi invernali nella città di Sochi, sul Mar Nero, del prossimo anno. I gruppi ceceni che minacciano la sicurezza dei giochi sono controllati da noi, e non si muoveranno sul territorio siriano senza coordinarsi con noi. Tali gruppi non ci spaventano, li usiamo contro il regime siriano, ma non avranno alcun ruolo o influenza nel futuro politico della Siria“. Putin rispose che i russi sanno che i sauditi sostengono i gruppi terroristici ceceni da un decennio, e che il supporto che Bandar appena aveva offerto era assolutamente incompatibile con gli obiettivi comuni della lotta globale contro il terrorismo.
La conferma della morte di Umarov da parte del capo del FSB Aleksandr Bortnikov getta anche nuova luce su Gladio II della NATO e la sua Guerra di 4.ta generazione contro Russia, Siria, Iran, Ucraina e altri Paesi presi di mira. I terroristi dalla Cecenia e altre repubbliche caucasiche della Russia operano in Siria in unità dalle dimensioni del gruppo di combattimento e in stretto collegamento con Jabhat al-Nusrah, Liwa al-Islam e altre brigate taqfire controllate e formate dall’Arabia Saudita e dalla NATO. Combattono in Siria anche le truppe filo-USA del MEK,  responsabile della morte di almeno 17000 iraniani. A febbraio, il capo ultranazionalista ucraino dell’apertamente neonazista Pravý Sektor (Fazione Destra), Dmitrij Jarosh, aveva chiesto pubblicamente a Doku Umarov e ad altre brigate takqire in Russia e internazionali, di colpire gli interessi russi per “sostenere la rivoluzione in Ucraina”. Dmitrij Jarosh, insieme ad altri ultranazionalisti ucraini, ha combattuto contro la Russia nella guerra cecena, dove Jarosh conobbe Umarov. Pravý Sektor collabora strettamente con il cosiddetto esercito di liberazione nazionale dell’Ucraina, UNA-UNSO, che aveva giocato un ruolo chiave nella guerra filo-NATO della Georgia contro l’Ossezia del 2007. Le unità ucraine di UNA-UNSO sono ritenute responsabili di alcuni dei peggiori crimini di guerra commessi durante il tentativo della Georgia di pulizia etnica nella regione. UNA-UNSO è noto per i suoi stretti legami con l’intelligence e la rete Gladio della NATO. UNA-UNSO è, secondo gli analisti, responsabile dell’uccisione di 90 e il ferimento di oltre 500 manifestanti e agenti di polizia a Kiev ad opera dei cecchini, attribuiti alle forze speciali della polizia ucraina (Berkut) e al Presidente Janukovich. L’incidente fu usato come pretesto per il sequestro del parlamento e l’estromissione di Janukovich, il giorno dopo l’accordo mediato da polacchi, tedeschi, francesi e UE per una soluzione pacifica, riforma costituzionale ed elezioni anticipate con l’”opposizione” di Euro-Majdan. Gli Stati dell’UE e della NATO continuarono il sostegno al colpo di Stato, nonostante il fatto che una telefonata trapelata tra il capo degli affari esteri dell’UE Ashton e il ministro degli Esteri lettone Paet rivelasse che l’opposizione aveva ordinato ai cecchini gli assassini.
Una delle operazioni di alto profilo di Doku Umarov, nel 2010, fu l’attentato alla metropolitana di Mosca sotto l’ufficio del servizio d’intelligence russo FSB. L’esplosione uccise e ferì 24 persone. Dopo soli 40 minuti un’altra esplosione deragliò un treno a Park Kulturij (Parco della Cultura) a Mosca, uccidendo 12 persone e ferendone un’altra decina. Considerando l’esplosione del 2010 sotto l’ufficio di Mosca del FSB, il direttore Aleksandr Bortnikov poteva aver interesse personale nella preparazione dell’eliminazione di Doku Umarov. La Guerra di 4.ta generazione della NATO, tuttavia, è destinata a continuare fin quando la “comunità internazionale” chiuderà un occhio sulla sponsorizzazione e il controllo della NATO e dell’Arabia Saudita di morte e distruzione in nome di “libertà e demoinganno”.

spetsnaz_fsb_by_muaythai40000-d51ml1gTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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