“The Lone Gladio” rivela la strategia di Washington per il Nuovo Grande Gioco

Christoph Germann, 27 settembre 201410702010Il nuovo testo di Sibel Edmonds The Lone Gladio accompagna il lettore in un viaggio emozionante attraverso il globo, da Cipro Nord e Azerbaigian al sud-est asiatico e nel ventre della bestia degli Stati Uniti. Se i fili della trama sembrano scollegati, vengono brillantemente intrecciati, arrivando a vedere come lavori una delle più importanti operazioni clandestine dei nostri tempi e chi tira le fila da dietro le quinte.
L’operazione Gladio-B è l’arma preferita dalle “compagnie” (Pentagono, NATO, CIA e MI6) nella lotta geopolitica contro Russia e Cina. Tale lotta è in pieno svolgimento in molte parti del mondo, ma da quando i Balcani Eurasiatici sono di primaria importanza per il Nuovo Grande Gioco, la rete ombra paramilitare di Gladio è particolarmente attiva in Asia centrale, Caucaso e Turchia. Il modus operandi della società viene evidenziata nelle prime pagine di The Lone Gladio, quando l’agente di Gladio Greg McPhearson (OG 68) entra in un centro operativo sotterraneo, sotto una moschea nella capitale dell’Azerbaijan Baku, per preparare il prossimo attacco terroristico sul suolo russo. [1] Mentre OG 68 ed i suoi colleghi osservano il “loro” imam trasformare una disperata vedova cecena in un kamikaze, il lettore si domanda se alcune di tali “vedove nere”, che commisero molti dei peggiori attacchi terroristici in Russia, abbiano avuto un trattamento simile [2] Ma una cosa è certa: l’Azerbaigian ha un ruolo centrale nella Gladio-B e altre operazioni d’intelligence di Stati Uniti/NATO nella regione [3]. Pertanto, non sarebbe una sorpresa se Baku difatti ospitasse un centro operativo per coordinare “pianificazione e preparazione di alcuni dei più elaborati attacchi terroristici in Russia, Caucaso e Asia Centrale”. [4] È interessante notare che il centro operativo in The Lone Gladio sia collegato all’edificio dell’addetto militare degli USA, il cui ruolo viene svelato più avanti nel libro. Un altro canale principale delle operazioni di Gladio-B è la Turchia e Sibel Edmonds accenna al ruolo chiave turco nel promuovere l’insurrezione islamista nel Caucaso del Nord della Russia, quando il colonnello Winston Tanner (OG 52) spiega a Greg McPhearson come si prenderà il merito dell’attacco alla Russia: “Il colonnello annuì. “La nostra base cecena attualmente è divisa. Coloro che non ci servono più si prenderanno il merito di questo attacco. Quelli che ci servono gestiranno lo spettacolo successivo dal loro quartier generale ad Ankara”. Greg fece una pausa. “Come possiamo garantirci il silenzio della fazione cecena?” “Non rimarrà nessuno, almeno con informazioni o legami con noi. Ne esfiltriamo cinque, tre dei quali in Turchia, accusati dal FSB. Lasciamo una scia di briciole diretta ai russi. Possono sfogarsi e accusare, ma non andranno lontano. Non hanno le nostre capacità multimediali“. [5] Negli ultimi anni, agenti dei servizi segreti russi hanno eliminato molti ceceni all’estero, la maggior parte dei quali in Turchia. [6] Così nessuno avrebbe creduto ai russi, anche se innocenti.
0722_LGPost The Lone Gladio è stimolante fin dalla prima pagina, sfocando il confine tra finzione e realtà incoraggia il lettore ad osservare più da vicino le informazioni disponibili su attori, luoghi e operazioni elencate da Sibel Edmonds nel suo romanzo. Anche piccoli dettagli meritano maggiore attenzione. Ad esempio, quando il porto di Poti in Georgia viene definito punto di transito per l’eroina afgana della rete del nercotraffico della società, [7] e ciò non è certo casuale. [8] Quando l’analista dell’FBI Elsie Simon, esperto nel nesso Turchia-Asia centrale-Caucaso, s’imbatte in alcuni documenti assai esplosivi, scopriamo molto altro sull’Operazione Gladio-B. [9] Tra gli altri, i documenti rivelano il ruolo della Georgia in tutto ciò. Ascaro della NATO nel Caucaso meridionale fu determinante nel sostenere i “ribelli ceceni” e spesso ciò viene indicato. Due anni fa, il cosiddetto incidente di Lopota scosse il Paese. Dopo che 14 persone furono uccise negli scontri tra forze di sicurezza georgiane e combattenti ceceni, i funzionari georgiani affermarono di aver sventato un tentativo degli insorti di entrare in Georgia dal Daghestan. Ma l’indagine di un avvocato dei diritti umani georgiano, in seguito, concluse che i ceceni “furono reclutati in Europa dai funzionari del ministero degli Interni georgiano, portati a Tbilisi ed addestrati per alcuni mesi all’uso di armi con l’intento di infiltrarli dalla Georgia in Cecenia per aderire alla rivolta islamica“.[10] I lettori di The Lone Gladio si renderanno conto che le operazioni di questo tipo non sono condotte solo dal governo fantoccio del posto, come spesso si è portati a credere. Invece, Pentagono, NATO, CIA e MI6 ne tirano le fili da dietro le quinte. Questa regola vale anche per uno degli agenti più importanti della società nell’Operazione Gladio-B: Fethullah Gülen. Il burattino della CIA Gülen e il suo vasto movimento giocano un ruolo decisivo nel promuovere l’islamizzazione dell’Asia centrale e del Caucaso. Quando Greg McPhearson entra nel principale centro di formazione dei mullah della società di Houston, gestito dal movimento di Gülen, ci racconta come opera: “Il vero scopo di tale centro della società è reclutare e addestrare i candidati prescelti come mullah, predicatori musulmani, poi assegnati a specifiche regioni e nazioni come Azerbaigian, Kirghizistan, Tagikistan e Xinjiang, Qui avrebbero reclutato, indottrinano, soggiogato e formato islamisti fanatici da utilizzare nelle varie operazioni terroristiche progettate e realizzate dalla società, in caso di necessità”. [11]
L’informatrice dell’FBI Sibel Edmonds ha ripetutamente evidenziato le attività dubbie del movimento Gülen nei Balcani Eurasiatici, dove le sue scuole ospitano regolarmente agenti della CIA. [12] Dato il gran numero di combattenti provenienti dall’Asia centrale e dal Caucaso tra i “ribelli siriani”, tale modus operandi sembra essere ancora forte. Soprattutto il governo cinese è attualmente preoccupato dal lavaggio del cervello dei giovani musulmani, per cui ha lanciato la repressione nelle madrasse nel Xinjiang. [13] Ma finché l’azienda cerca di attuare il suo piano sul Turkestan orientale, non ci sarà fine alle violenze nello Xinjiang. [14]
The Lone Gladio è una lettura obbligata per chiunque sia interessato al Nuovo Grande Gioco nei Balcani Eurasiatici. Sibel Edmonds ha scritto un libro rivelatore, facendo luce sull’Operazione Gladio-B e fornendo informazioni assai necessarie per comprendere gli attuali sviluppi in Asia centrale, Caucaso e altrove.

2012621210609-bNote:
[1] Sibel Edmonds, The Lone Gladio (Bend: Sibel Edmonds, 2014) p. 10.
[2] Jim Heinz, “Le ‘vedove nere’ legate al decennale terrorismo in Russia“, Associated Press, 21 gennaio 2014.
[3] Christoph Germann, “The New Great Game Round-Up #39“, Boiling Frogs Messaggio 9 febbraio 2014.
[4] Ibid., Edmonds p.14.
[5] Ibid., Edmonds pp. 14-15.
[6] Sibel Edmonds, “Esclusiva BFP: Base militare comune per le operazioni di USA-NATO-militanti ceceni“, Boiling Frogs Post, 22 novembre 2011.
[7] Ibid., Edmonds p. 146.
[8] “Circa 100 kg di eroina scoperti nel porto di Poti“, Trend News Agency, 3 giugno 2010.
[9] Ibid., Edmonds p. 185.
[10] “I responsabili dello scontro georgiano-ceceno non ancora identificati“, Radio Free Europe/Radio Liberty, 4 settembre 2013.
[11] Ibid., Edmonds p. 307.
[12] Sibel Edmonds, “Il capo dell’intelligence turca svela le operazioni della CIA in Asia centrale tramite il gruppo islamico“, Boiling Frogs Post, 6 gennaio 201.
[13] “La Cina ‘salva’ altri bambini dalle scuole religiose nello Xinjiang“, Reuters, 14 settembre 2014.
[14] Scott Neuman, “Cina: serie di attentati uccide 50 persone nello Xinjiang“, NPR, 26 settembre 2014.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Raid USA in coordinamento con la Siria… bugie e segreti!

Nasser Kandil al-Bina 24/09/2014
Traduzione dall’arabo di Mouna Alno-Nakhal – Reseau International10473492I raid aerei statunitensi sui siti occupati dai terroristi di SIIL e Jabhat al-Nusra nelle province siriane di Raqqa, Hasaqah, Dayr al-Zur e Idlib il 23 settembre, sono un passo timido degli Stati Uniti che finora non hanno ammesso l’urgente necessità di adeguare la loro politica anti-siriana e abbandonare palesi menzogne, in particolare puntando su coloro che il presidente Obama oggi descrive come oppositori “moderati”, dimenticando che egli stesso aveva detto che tale scommessa era pura fantasia [1]! Ma bisogna credere che la “guerra contro il SIIL” abbia aperto una breccia spingendo Stati Uniti ed alleati a riconsiderare tale scommessa fantasiosa, in quanto l’annuncio è accompagnato dal rifiuto di una qualsiasi cooperazione con la Siria e dalla ripresa del ritornello che chiede armamento e addestramento dell'”opposizione moderata siriana” [2] [3]. L’escalation verbale contro la Siria divampa. La Russia è intervenuta consigliando le autorità siriane a dichiararsi pronte a partecipare a qualsiasi alleanza internazionale seriamente decisa a combattere il terrorismo, mentre avvertiva sui pericoli di qualsiasi azione sul territorio siriano senza coordinamento con lo Stato siriano, consentendo a Mosca di negoziare con Washington in condizioni migliori. Il ministro degli Esteri siriano Walid al-Mualam in conferenza stampa ha chiaramente e fermamente dichiarato le condizioni di tale cooperazione [4], senza impedire agli Stati Uniti di continuare con lo stesso ritornello. Perciò Mosca e Teheran hanno espresso sostegno alla posizione siriana e condannato qualsiasi tentativo di violare la sovranità dello Stato siriano. La CNN trasmetteva un’intervista alla signora Buthayna Shaban, consigliera del Presidente Bashar al-Assad. [5] Shaban ha ricordato le posizioni del suo governo, ma i media statunitensi hanno fatto sì che il suo messaggio divenisse una minaccia per giustificare il successivo discorso di Obama, che minacciava di colpire le forze della Difesa aerea siriana se avessero osato rispondere ai suoi attacchi. [6] Le incursioni statunitensi hanno avuto luogo e il filo-Pentagono Francois Hollande, l’alleato più entusiasta dell’aggressione alla Siria, è rimasto lontano dalla Siria, dai suoi spazio aereo e territorio. Subito, costui ha dichiarato di non aver intenzione d’inviare la sua aviazione in Siria, limitandosi ai movimenti in Iraq. [7]
Cos’è accaduto a Washington per avvertire le autorità siriane sulle operazioni aeree e che la Siria ha accettato di considerare come un coordinamento? Una fonte irachena molto ben informata ha detto ad al-Bina che i servizi segreti iracheni hanno tracciato una serie di informazioni di massima importanza con i servizi occidentali. I servizi statunitensi ne hanno verificato la validità in Turchia e consultazioni si sono svolte con la Siria. Tali informazioni possono riassumersi in armi sofisticate e terroristi addestrati, guidati da noti capi, giunte dalla Turchia alle aree siriane controllate dal SIIL. Secondo la stessa fonte dell’Iraq, l’Iran era ben consapevole di quanto accadeva, considerandone l’enormità, ciò meritava l’abbandono di ogni riserva e la riduzione delle tensioni tra Stati Uniti e Siria. Gli eventi in Yemen spingevano a un riavvicinamento con gli Stati Uniti, e l’Iran chiedeva garanzie di non colpire le posizioni siriane, ne oggi, ne domani, con il pretesto degli attacchi alle posizioni del SIIL. Cosa che l’Iran ha ottenuto. Da parte sua, la Russia ha chiesto agli Stati Uniti di preavvertire il governo siriano degli attacchi aerei su obiettivi specifici del SIIL, notificandone le rotte e gli orari di entrata e uscita nello spazio aereo siriano, in modo che venissero coordinati con la moderna rete della difesa aerea siriana di fabbricazione russa. Riguardo la Siria, ha insistito su due punti. La prima che gli Stati Uniti dimostrassero un serio impegno nel combattere il SIIL portando la Turchia ad aderire ufficialmente all’alleanza internazionale contro il terrorismo guidata dagli Stati Uniti, e a fermare il flusso di armi e combattenti in Siria. La seconda che gli Stati Uniti fornissero i propri dati al rappresentante permanente della Siria alle Nazioni Unite a New York, dottor Bashar al-Jaafari, per un coordinamento nel contesto diplomatico. Sempre secondo la fonte irachena, Washington ha risposto positivamente a queste due condizioni formulate dalla Siria, chiedendo a sua volta due condizioni: gli Stati Uniti non cesseranno di proclamare il loro rifiuto a qualsiasi forma di cooperazione con il governo siriano, e a sostenere l’opposizione che chiamano “moderata”. E la fonte ha aggiunto che l’operazione statunitense, meticolosamente preparata da giorni e che ha impiegato missili Tomahawk, ha completamente distrutto il deposito sotterraneo di un impianto di produzione di armi chimiche e i camion che trasportavano il materiale necessario alla loro fabbricazione, che avrebbero posto un problema militarmente insolubile se fossero rimaste nelle mani del SIIL per un altro mese! La stessa fonte ha negato che i Paesi arabi, tra cui l’Arabia Saudita, abbiano partecipato agli attacchi aerei, contrariamente a quanto dicono i media [9] [10].
La fonte irachena concludeva: “Se gli Stati Uniti mentono dicendo che non hanno preavvertito il governo siriano degli attacchi aerei alle posizioni del SIIL, i loro alleati arabi mentono ancor di più quando affermano di parteciparvi!

ByNnRn1IIAEslcWNote:
[1] Obama: Il concetto di opposizione siriana che dovrebbe rovesciare Assad è una “fantasia”:
Non c’è opposizione siriana che possa sconfiggere al-Assad… Penso che l’idea che ci sia attualmente un’opposizione moderata in grado di sconfiggere al-Assad non sia semplicemente vera… Abbiamo passato molto tempo cercando di lavorare con l’opposizione moderata in Siria… l’idea che possano improvvisamente rovesciare non solo Assad, ma anche spietati jihadisti altamente addestrati, se gli inviamo alcune armi, è una fantasia… Penso che sia molto importante che il popolo degli USA e probabilmente più importante Washington e le agenzie stampa, lo capiscono!
[2] Standing United Against ISIL: “We’re Strongest as a Nation When the President and Congress Work Together”
[3] SI: Barack Obama saluta il voto del Congresso e l’aiuto della Francia
[4] Conferenza stampa di Walid al-Mualam: la Siria è disposta a cooperare nella lotta al terrorismo [25/08/2014]
[5] Siria: Buthayna Shaban, consigliera del presidente siriano al-Assad alla CNN, 11 settembre 2014.
“Siamo pronti a far parte di qualsiasi coalizione contro il terrorismo, e qualsiasi attacco in Siria senza coordinamento con il governo siriano sarà considerato un’aggressione alla Siria”.
[6] Obama minaccia di cacciare Assad se un aereo statunitense sarà abbattuto nello spazio aereo siriano
Se Assad osa farlo, Obama ha detto che avrebbe ordinato alle forze statunitensi di spazzare via il sistema di difesa aerea della Siria, che sarebbe stato più facile che non colpire il SIIL, ha osservato, poiché le sue posizioni sono meglio conosciute. Ha continuato dicendo che quest’anno le azioni di Assad avrebbero portato alla sua caduta, secondo lui”, ha detto il Times“.
[7] Hollande annuncia attacchi aerei in Iraq e difende le sue azioni
[8] Washington ha preavvertito Damasco degli attacchi, “Gli Stati Uniti non hanno avvertivo il regime siriano degli attacchi aerei sulle posizioni dei jihadisti dello Stato islamico, ha detto il dipartimento di Stato USA. “Non abbiamo chiesto il permesso al regime. Non coordiniamo le nostre azioni con il governo siriano. Non abbiamo preavvisato i siriani, né dato alcuna indicazione su tempo od obiettivi specifici degli attacchi”, ha detto la portavoce del dipartimento di Stato Jennifer Psaki… “Abbiamo informato direttamente il regime siriano con il nostro ambasciatore presso le Nazioni Unite (Samantha Power), che ha informato il rappresentante siriano permanente alla Nazioni Unite”, ha detto Psaki. “Abbiamo avvertito la Siria di non attaccare gli aerei statunitensi“.
[9] I jihadisti bombardati in Siria “erano vicini ad un attacco agli Stati Uniti”
[10] I piloti sauditi hanno partecipato alle incursioni degli Stati Uniti?
pilotes-saoudiensNasser Kandil, ex-deputato libanese e direttore di TopNews-Nasser Kandil e del quotidiano al-Bina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Oggi in Siria e Libia contro gli islamisti, domani in Ucraina contro i banderisti?

Alessandro Lattanzio, 24/9/2014

Ciò che ricevono oggi dagli USA i loro ex-alleati islamisti, in Siria e Iraq, è un monito per ciò che subiranno, domani, i futuri ex-alleati degli USA e della NATO: i banderisti locali e i loro camerati gladiatori atlantisti.

10341569Operazioni in Siria 19-23 settembre
Il 19 settembre, alle ore 11.00 a Raqqa, era previsto un incontro tra i capi del SIIL. L’intelligence militare siriana apprese della riunione ed infiltrò nella città un commando per le operazioni speciali il cui compito era fornire le coordinate del luogo della riunione, che avvenne presso l’Agricultural Research Building. Il commando trasmise le coordinate e piazzò un dispositivo di puntamento radio presso l’edificio. Alle 11:10, la SAAF compì una serie di sortite con attacchi di precisione sul luogo dell’incontro, dove erano presenti anche 8 tra ex-ufficiali dell’esercito iracheno e membri del Baath di Sadam Husayn, oltre ai capi del SIIL. 15 medici furono portati nella zona occupata dal SIIL, tra cui un medico statunitense e uno turco, per soccorrere i sopravvissuti, che furono poi trasferiti presso l’ex base militare di al-Manaqar, prontamente bombardata dalla SAAF sempre su indicazione del commando siriano. I terroristi, tra cui un alto responsabile del SIIL, e i 15 medici furono eliminati.
Il 20 settembre, la 105.ta Brigata della Guardia repubblicana siriana liberava le Torri Fitina a Jubar, dopo aver eliminato 25 terroristi del Jaysh al-Islam. Il capo militare di Jabhat al-Nusra, Abu Abdalrahman al-Baqa, veniva eliminato da Hezbollah a Falita, presso Yabrud. L’EAS e l’Esercito di liberazione della Palestina (ELP) assaltavano le posizioni di Jabhat al-Islamiya ad Adra, eliminando decine di terroristi, tra cui 2 capi di Jabhat al-Islamiya, Hani al-Musa e Anad al-Halmi. L’EAS subiva 9 caduti. Il 21 settembre presso Idlib, l’EAS e le NDF liberavano la città di al-Aziziya, le fattorie Abu Ruayda e Rawdha al-Jalma, i villaggi al-Turaymisa e Luwaybida, le località di Zuru Abu Zayd, Hajiriya al-Saman, Qafr al-Uwayna, al-Qaramita, al-Husayniya, al-Huwayr e la città di Jibin. L’esercito siriano sgomberava così 130 chilometri quadrati, liberando la rotabile Maharda – Salamiya. Il 22 settembre, a Dair al-Zur la SAAF distruggeva le basi del SIIL nei distretti di al-Mayadin e Abuqamal, eliminando 120 terroristi e distruggendo 3 tecniche. Gli attacchi aerei si ebbero in concomitanza dell’attacco della 104.ta Brigata della Guardia Repubblicana dell’EAS alle posizioni del SIIL nel quartiere di Dair al-Zur di al-Hawiqa, eliminando 23 terroristi. Ad Arsal, Hezbollah effettuava un attacco aereo tramite un drone contro una base dei terroristi di Jabhat al-Nusra, eliminandone almeno 23. Le truppe di Hezbollah continuarono l’offensiva sulle basi dei terroristi, eliminando Layth Abu al-Shami, capo di Jabhat al-Nusra in Libano. Inoltre, la SAAF colpiva una postazione dei terroristi nei pressi di un valico di frontiera di al-Zamarani, tra Siria e Libano, eliminando 10 jihadisti. Altri 11 terroristi furono eliminati quando le truppe siriane distrussero una fabbrica di ordigni esplosivi a Sarqah, nella provincia di Idlib.
In concomitanza con l’avanzata dell’EAS, gli USA intervenivano allo scopo di ostacolare i progressi dell’esercito siriano, e il 23 mattina l’US Air Force e Giordania, Arabia Saudita, Bahrayn, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, effettuavano oltre 40 raid su 20 obiettivi del SIIL a Raqqa, Aleppo, al-Hasaqah, Dair al-Zur, Abu Qamal ed Idlib, utilizzando aerei da combattimento F-22, F-15E, F-16 e F-18, bombardieri strategici Rockwell B-1, droni Reaper e 47 missili da crociera Tomahawk sparati dalle navi della flotta statunitense Arleigh Burke e Philippine Sea. Le operazioni erano dirette dal CAOC (Combined Air Operations Center) della base statunitense di al-Udayd in Qatar, sede del Comando aereo avanzato del CENTCOM (Central Command) degli USA. 14 attacchi furono compiuti su Raqqa, “capitale del califfato” del SIIL, contro campi d’addestramento, centri comando, depositi di armi e munizioni, strutture per la produzione di esplosivi e diversi autoveicoli. Furono eliminati 60 terroristi del SIIL quando un Tomahawk centrò l’ospedale di al-Tabqa. Venne anche bombardato un gruppo di Jabhat al-Nusra, il cosiddetto “gruppo Qurasan“, presso Aleppo, eliminando altri 50 terroristi, tra cui un capo di Jabhat al-Nusra, Muhsan al-Fadli al-Quwayt. Va ricordato che Jabhat al-Nusra era stata pagata dal Qatar per rilasciare 40 terroristi del SIIL, in cambio della liberazione dei 46 diplomatici turchi sequestrati dal SIIL a Mosul, nel giugno 2014. Inoltre, la Turchia impiegava il SIIL per contrastare il PKK nel Kurdistan siriano. I terroristi del SIIL avevano le loro basi in Turchia, da dove avviavano i loro assalti contro le cittadine curde nella Siria settentrionale. “Siamo pronti a colpire obiettivi del SIIL in Siria degradandone le capacità“, aveva dichiarato in precedenza il generale Martin Dempsey, presidente del Joint Chiefs of Staff degli USA, “Questa non sarà simile alla campagna shock-and-awe, perché semplicemente il SIIL non è organizzato, ma ci sarà una campagna persistente e durevole“. Il segretario alla Difesa degli USA Chuck Hagel disse che il piano “comprende azioni mirate contro i santuari del SIIL in Siria, tra cui infrastrutture di comando e controllo e della logistica“. Finora gli Stati Uniti avevano lanciato circa 190 attacchi aerei contro il SIIL in Iraq. Il Ministero degli Esteri della Siria affermava che gli Stati Uniti aveva informato l’inviato di Damasco alle Nazioni Unite poche ore prima degli attacchi aerei contro il SIIL in Siria. Intanto le IDF (Forze di Difesa Israeliane) abbattevano un caccia MiG-21UM siriano utilizzando il sistema di difesa aerea Patriot. I due piloti a bordo riuscivano a lanciarsi dall’aereo, abbattuto mentre compiva una missione sulla zona di Qunaytra contro le postazioni dei terroristi islamisti protetti dagli israeliani. Il Ministero degli Esteri russo si dichiarava “profondamente preoccupato” dall’incidente, che “aggrava una situazione già tesa. Chiediamo a tutti i Paesi della regione, e altrove, di mostrare la massima moderazione“, aggiungendo che era di fondamentale importanza non aprire un nuovo “fronte”, ma unire gli sforzi di tutte le parti interessate per combattere la minaccia islamista.
Il 24 settembre, a Tripoli, in Libia, esplodeva la rivolta contro gli islamisti, mentre almeno sei attacchi aerei centravano le postazioni degli islamisti di “Alba della Libia” nel sud della capitale. Molti islamisti furono eliminati assieme a diversi blindati. Il primo ministro Abdullah Abdurahman al-Thani, da Tobruq, invocava la sollevazione “in risposta all’appello dei residenti di Tripoli per liberarli dai militanti“.

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Una modesta proposta: la Russia dovrebbe colpire il SIIL in Siria!

Ziad Fadil Syrian Perspective 22 settembre

547483Il fallimento della politica estera e militare statunitense è ben illustrato da ciò che gli Stati Uniti non dicono. Ho visto Leon Panetta, Scott Pelley e re Abdullah di Giordania umiliarsi nei più patetici momenti di 60 Minutes’ in 40 anni. Durante tutto la puntata, curiosamente limitata all’impavida campagna curda per bloccare il SIIL (i curdi sono alleati degli Stati Uniti, ora, e se lo meritano) e sui fallimenti di Obama ad armare l'”opposizione moderata” (come no!) siriana quando avrebbe dovuto, senza mai menzionare l’attore che potrebbe risolvere tutti i purulenti problemi del calderone chiamato “Pianificazione americana”. Con tutto il parlare del possibile attacco statunitense in Siria contro il SIIL e dell’impetuoso Obama che in TV dice come non esiterebbe a colpire tale organizzazione sociopatica ovunque si trovi, nessuno ha mai pensato a menzionare i russi. Ammettiamolo, Damasco non avrebbe alcun timore di un attacco delle forze armate russe. Mentre Vlad si cura degli affari in giro e l’esercito siriano scaccia i terroristi sul campo, gli Stati Uniti e i loro ritrovati amici curdi potrebbero essere visti sostenere l’esercito iracheno riprendere a contrastare il Califfone, e tutto senza truppe da combattimento statunitensi in Iraq o Siria! SyrPer è sempre all’avanguardia nel pensiero creativo, quando la capitale della nazione dorme o galleggia sul mare dell’irrilevanza. Con i francesi che dichiarano l’indisponibilità ad attaccare i virulenti parassiti del SIIL in Siria, probabilmente per paura di vedersi i loro jet Rafale abbattuti come tanti moscerini fastidiosi dagli S-300, e gli inglesi che zittiscono al parlamento il loro Miles Gloriosus, l’illustre David “Wellington” Cameron, ci sono davvero poche opzioni. Un osservatore mi aveva strappato una risata incontrollabile quando scrisse che i possibili candidati per l’attacco aereo in Siria potevano essere Arabia Saudita ed Emirati! Suggerendo anche la presenza di soldati arabi sul terreno. (Per favore non incolpatemi se vi rovesciate dal ridere. Non rimborserò il pranzo). Costui ovviamente ignora la sospetta assenza di addestrati da sauditi e arabi in tale viavai, (mercenari pakistani esclusi).
A meno che non si voglia impiegare la vantata aeronautica del Libano, davvero non c’è molto da scegliere. Ma Vlad è sempre lì a risolvere il problema che lasci. Con così tanto parlare di violazione del diritto internazionale da parte statunitense, perché il dr. Assad non invita la flotta di Vlad ad inviare i nuovissimi Sukhoj e MiG presso la base aerea di Mazah. I piloti russi acquisirebbero esperienza contro bersagli reali senza il disturbo dei noiosi occidentali che abbaiano “male!”… O qualcosa del genere alle proteste per l’occupazione sovietica dell’Afghanistan o per l’attuale Ucraina. Non vi sembra una soluzione plausibile? Possiamo salvare la faccia dei sauditi facendogli pagare carburante e manutenzione. Come ulteriore incentivo per i sauditi, tutte le parti potranno osservare con sospetto il prossimo trambusto se i sauditi decidessero di usare la loro impressionante potenza militare invadendo il truculento Qatar, liberando il mondo da tale pernicioso batterio. Ma sarebbe troppo semplice e facile. Gli Stati Uniti sostengono pubblicamente il coinvolgimento della Russia mentre segretamente fanno di tutto per sabotarlo. Oh, e Obama accusa i russi di trattare con un regime “illegittimo”, accusando i russi esattamente di ciò che tutti accusano fare gli statunitensi; usare il SIIL per attaccare l’Esercito siriano, anche se diverrebbe un sotterfugio moscovita attaccare il SIIL per farla finita con gli eroi statunitensi del gruppo al-Nusra! Non vi sembra così bizantino? I neocon sionisti avranno continue coliche renali contorcendosi sui freddi pavimenti nella capitale nazionale, trasudando urina e bile e spuntando veleno. “Non può farlo, Capo. Non può!” Hillary avrebbe una giornata campale condannando il malvagio Vlad e John McCain preannuncerebbe la Terza Guerra Mondiale mentre sarebbe misericordioso con il popolo dell’Arizona con una gradita e solitaria dipartita. Già. E’ meglio non pensarci troppo. Le buone idee in questi giorni sono per i piccioni. Vorrei solo che gli statunitensi sappiano quanto ottuso e noioso sia il loro governo.

10702010Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’accordo sulle armi Russia-Egitto: importante passo avanti mentre gli USA arretrano in Medio oriente

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 21/09/2014putin-sisi2Il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi nella località del Mar Nero di Sochi, in Russia, il 12 agosto 2014. Era la sua prima visita ufficiale nella Federazione Russa in qualità di presidente. E Vladimir Putin è stato il primo leader ad invitarlo al di fuori del mondo arabo, dopo il suo giuramento come capo di Stato. L’ordine del giorno prevedeva la presentazione di materiale militare russo da vendere. (1) I due leader decisero di ampliare la cooperazione nelle esportazioni di armi all’Egitto oltre a studiare l’istituzione di un centro logistico a Masri, sulle coste del Mar Nero. Gli Stati Uniti hanno sospeso parte delle forniture di armi alla caduta dell’ex-presidente egiziano Muhammad Mursi, nel luglio 2013, seguita dalla repressione di Sisi del precedente governo islamico. Il 17 settembre Russia ed Egitto raggiungevano un accordo preliminare per l’acquisto di armi da parte di Cairo del valore di 3,5 miliardi dollari. Aleksandr Fomin, capo del Servizio federale per la cooperazione tecnico-militare, ha detto che l’accordo è stato raggiunto nel corso di una mostra sulle armi in Sud Africa. (2)

Sanzioni occidentali: nessun impatto sull’industria militare russa
La Russia è il secondo maggiore esportatore di armi al mondo dopo gli Stati Uniti. Il direttore di Rosoboronexport, ente statale che si occupa dell’esportazione di armi, ha detto che il valore degli ordini dell’agenzia era alto nonostante le sanzioni occidentali contro Mosca per l’Ucraina. “Oggi il nostro portafoglio ordini è di 38,7 miliardi di dollari. Uno dei dati più forti di Rosoboronexport negli ultimi anni“, ha detto Anatolij Isajkin a una conferenza stampa all’expo sulle armi. L’azienda aveva firmato 1202 ordini l’anno scorso con 60 Paesi. Tra i maggiori importatori di armi e attrezzature militari russe vi sono India, Cina, Vietnam, Indonesia, Venezuela, Algeria e Malaysia. V’è grande interesse da parte degli acquirenti stranieri per i sistemi di difesa aerea, il MiG-29 o il nuovo caccia Su-35, così come per l’aereo da addestramento Jak-130, gli elicotteri da trasporto e da combattimento e i missili anticarro. Stati Uniti ed Unione europea hanno preso di mira l’industria degli armamenti della Russia nel quadro delle sanzioni contro Mosca, accusandola di aver avuto un ruolo nel fomentare i disordini separatisti in Ucraina. Ma la Russia è uno dei pochi Paesi al mondo quasi autosufficiente nella produzione per la difesa, secondo l’esperto di IHS Jane, Guy Anderson. (3) Nel breve termine, il divieto sulle armi non dovrebbe avere un impatto significativo sulla potenza militare della Russia. “L’embargo di per sé non cambia nulla delle capacità militari russe al momento“, ha detto Siemon Wezeman, ricercatore del SIPRI. (4) Le nuove sanzioni dell’Unione europea contro la Russia non avranno alcun impatto serio sulle esportazioni di armi russe, ha detto il 12 settembre un alto funzionario della società high-tech statale Rostec. (5) “Secondo le nostre previsioni e conclusioni, nonché i nostri compiti nel quadro (del programma) di sostituzione delle importazioni, non ci aspettiamo un impatto serio dalle nuove sanzioni”, ha detto Sergej Goreslavskij Vicedirettore generale di Rostec. Rostec è una società industriale russa composta da 663 organizzazioni di 60 regioni della Federazione Russa. I prodotti dell’azienda arrivano ai mercati di oltre 70 Paesi.

Russia-Egitto: grandi prospettive per la cooperazione militare
Dal 1979, gli Stati Uniti hanno fornito all’Egitto quasi 70 miliardi di dollari in finanziamenti, più della metà dei quali per l’acquisto di attrezzature militari statunitensi. Gli aiuti da 1,3 miliardi di dollari l’anno per l’assistenza alla sicurezza degli Stati Uniti, rappresentavano l’80 per cento del bilancio annuale militare egiziano. Oltre a standardizzare l’arsenale di Cairo e accrescerne l’interoperabilità con le forze statunitensi, le vendite di armi diedero a Washington una significativa leva politica. Nell’ottobre 2013, Washington prese una decisione importante. In un drammatico cambio verso l’importante alleato arabo, l’amministrazione Obama annunciava la sospensione di una parte rilevante degli aiuti militari all’Egitto, per via della repressione sanguinosa dei Fratelli musulmani, elementi assai vicini ai militanti dello Stato islamico che gli USA combattono in Iraq oggi. La mossa, che interessa centinaia di milioni in aiuti degli Stati Uniti all’esercito egiziano, si ebbe al culmine di mesi di dibattito nell’amministrazione su come rispondere alla cacciata dell’ex-presidente Muhammad Mursi, capo per la prima volta eletto in Egitto ed incline a un regime autoritario. L’Egitto da tempo cerca di diversificare i fornitori di armamenti per non dipendere da Washington. Cerca nuovi aerei da combattimento da un altro fornitore che non gli Stati Uniti, per sostituire i sistemi sovietici e cinesi obsoleti. In particolare, ha urgente bisogno di elicotteri d’attacco per combattere la crescente insurrezione islamista nel Sinai. Gli Apaches statunitensi sono un problema. I programmi di manutenzione ordinaria in genere occupano più di un terzo dei 35 velivoli esistenti. A complicare le cose, le fonti della difesa egiziana notano che gli avvisi sui viaggio del dipartimento di Stato e l’evacuazione temporanea di personale statunitense “non essenziale” dall’Egitto, negli ultimi tre anni, hanno interrotto la manutenzione cruciale fornita dagli appaltatori statunitensi. Gli elicotteri d’attacco Mi-35 e/o gli elicotteri multiruolo Mi-17 russi farebbero parte dell’accordo concluso. L’Egitto ha già quasi 100 di questi velivoli ad ala rotante e di vecchi elicotteri Mi-8 dell’epoca sovietica, nelle versioni trasporto truppe, cargo, intelligence elettronica e attacco, quest’ultima attrezzata con cannoni da 23mm e 500 kg di bombe o missili anticarro. Alcuni di questi sistemi operano nel Sinai. Gli Stati Uniti inoltre affrontano un altro problema. L’Arabia Saudita è disposta ad essere generosa per colpire Washington. Insieme con gli Emirati Arabi Uniti, Riyadh sottoscrive l’acquisto dell’Egitto di armi russe. Questo contributo segue l’annuncio di dicembre secondo cui il regno avrebbe fornito alle Forze Armate libanesi, la maggior parte del cui budget era già finanziato da Washington, 3 miliardi di dollari per acquistare armi francesi. La decisione di Riyadh di finanziare con 5 miliardi di dollari l’acquisto di armi russe e francesi da clienti tradizionali degli Stati Uniti, è un segno inequivocabile del malcontento saudita verso la politica degli Stati Uniti su questioni regionali sensibili, in particolare Iran, Siria ed Egitto. Inoltre, il finanziamento saudita delle armi egiziane annulla la politica di Washington nel vincolare gli aiuti militari a riforme politiche. In ogni caso, dato che la leadership attuale dell’Egitto vede il conflitto con i Fratelli musulmani e l’insurrezione jihadista nel Sinai come minacce esistenziali, gli sforzi degli Stati Uniti per sfruttare le vendite di armi a favore di un governo inclusivo hanno scarse probabilità di successo.
L’ex-ambasciatore egiziano in Russia ed onnipresente figura mediatica, Rauf Sad, ha sostenuto che i due governi condividono una visione comune del terrorismo e che la stretta relazione di Mosca con l’Etiopia aiuterà Cairo a gestire le preoccupazioni nella costruzione della diga della Rinascita sul Nilo. (6) Gli ufficiali egiziani hanno anche osservato che l’assenza da parte della Russia di condizioni sulle vendite di armi, ne fa un partner più affidabile di Washington, che ha trattenuto le armi in attesa della riforma politica. Egitto e Russia furono alleati strategici. Il rapporto che emerge ricorda l’era del Presidente Gamal Abdal Nasser, il grande leader egiziano che guidò il Paese dopo che l’esercito rovesciò la monarchia nel 1952. Nasser forgiò stretti legami con l’Unione Sovietica fino al 1970. La cooperazione militare era molto stretta in quei giorni, consentendo al Paese di difendere l’indipendenza nella politica mondiale.
L’accordo concluso tra Russia ed Egitto il 17 settembre, presagisce la progressiva riduzione della capacità di Washington nel controllare qualità e quantità delle armi che Cairo riceve e mantenere il vantaggio regionale militare qualitativo d’Israele. Stretti legami commerciali agricoli e militari fra Cairo e Mosca difficilmente aiuteranno Washington nel congelare efficacemente le relazioni Est-Ovest sulla crisi ucraina. La Russia ha risposto all’isolamento diplomatico degli Stati Uniti e dei loro alleati europei stipulando il massiccio accordo sul gas con la Cina e invitando i Paesi latino-americani a vendere i loro prodotti agricoli alla Russia a condizioni preferenziali. L’accordo con Cairo illustra come le sanzioni occidentali contro il complesso militare industriale russo siano inefficaci. L’accordo in questione è un importante passo avanti della Russia in Medio Oriente e un chiaro successo della politica russa.

Villano, lo zio Sam Vi sospenderà i rifornimenti di armi

Villano, lo zio Sam Vi sospenderà gli aiuti militari

Note di chiusura:
1. Youtube
2. RG
3. Youtube
4. Siemon Wezeman
5. ITAR-TASS
6. Washington Institute

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’incombente pantano statunitense in Iraq e in Siria

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 19/09/2014

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McCain e l’ex-capo dell’ELS Salim Idris; cerchiato, al-Baghdadi

Mentre l’amministrazione Obama cerca alleati affidabili per affrontare lo Stato islamico in Siria e Levante (SIIL) e il dipartimento della Difesa nomina ufficialmente il nuovo spauracchio islamista radicale, eclissando “al-Qaida”, a “nemico pubblico numero uno” globale, gli Stati Uniti sono sull’orlo di un altro pantano mediorientale. Più si scava nelle operazioni riguardo lo “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante” (ISIL) o come viene variamente chiamato “Stato Islamico in Iraq e al-Sham” (SIIS), “al-Dawlah” (Stato) o “Daiish” (“al-Dawla al-Islamiya fi Iraq wa al-Sham“), più collegamenti tra il gruppo islamista e i servizi segreti occidentali e israeliani vengono svelati. Il SIIL deriva dall’organizzazione della Base della Jihad nel Paese dei due Fiumi o al-Qaida in Iraq (AQI), guidata da Abu Musab al-Zarqawi. Come sull’attuale capo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi, interrogativi circondano Zarqawi. Come detto su una pagina PowerPoint della Forza multinazionale in Iraq (MNFI), Zarqawi era una figura minacciosa creata da operazioni psicologiche, attività multimediali e operazioni speciali del Pentagono per sfruttare la xenofobia di gruppi etnici e religiosi iracheni, come sciiti, sunniti moderati, sufi e curdi. In una diapositiva del 2004 dal titolo “Risultato”, la MNFI si vantava che la sua minaccia fasulla Zarqawi avesse conseguito i risultati desiderati: “Abu Musab al-Zarqawi rappresenta oggi:
a. il terrorismo in Iraq
b. combattenti stranieri in Iraq
c. sofferenza del popolo iracheno (attentati alle infrastrutture)
d. negazione alle aspirazioni irachene (dirompente perdita di sovranità)
La pagina si conclude con la descrizione degli effetti della promozione di Zarqawi a massima minaccia terroristica all’Iraq, e cioè: “Eliminare il sostegno popolare a una rivolta potenzialmente supportata, impedendo all’insurrezione di ‘mettere radici’ tra la popolazione“.
Secondo il Washington Post, il generale Mark Kimmitt, direttore degli affari pubblici del Comando Centrale degli Stati Uniti in Iraq, dichiarò in una conferenza del 2004 presso il CENTCOM che “Il programma psyop Zarqawi è la campagna d’informazione di maggior successo fino ad oggi.” Dopo la debacle in Iraq, molti terroristi di Zarqawi controllati dall’intelligence USA passarono in Siria, dove minacciarono il governo del Presidente Bashar al-Assad. Alcuni di tali elementi infiltrarono il confine della Siria minacciando il governo sciita a Baghdad e il governo regionale curdo di Irbil. L’ultimo spauracchio è Abu Baqr al-Baghdadi, ex-aiutante di Zarqawi, proclamatosi “emiro” del nuovo califfato in Iraq e Siria. Il vero nome di Zarqawi era Ahmad Fadil Nazal al-Qalaylah, nato nella città giordana di Zarqa. Abu Musab al-Zarqawi fu un alias quanto Abu Baqr al-Baghdadi è un alias dell’attuale capo del SIIL. Al-Baghdadi, nativo di Samara in Iraq, è in realtà Ibrahim ibn Awad Ibrahim ibn Ali ibn Muhammad al-Badri al-Samarai. Prima di unirsi ai mujahidin contro i sovietici, Zarqawi era un noto ubriacone e drogato, difficilmente roba per islamisti finanziati da Arabia Saudita ed emirati del Golfo. Come Baghdadi, Zarqawi si proclamò “emiro di al-Qaida nel Paese dei due Fiumi“, cioè l’Iraq. Alcune fonti d’intelligence statunitensi hanno affermato che Zarqawi era un “mito” inventato dai neocon per giustificare le operazioni militari statunitensi in Iraq. I leader sunniti e sciiti iracheni sono raramente d’accordo, ma tuttavia, un capo degli insorti sunniti disse al Daily Telegraph che credeva che Zarqawi fosse un agente statunitense o israeliano e il leader sciita iracheno Muqtada al-Sadr affermò che Zarqawi era un falso le islamista taqfirista alle dipendenze degli Stati Uniti.
zarqawi_narrowweb__200x294Mentre Zarqawi veniva spacciato come uno dei più pericolosi nemici degli USA, l’uomo che gli succedette a capo del SIIL in Siria, Abu Baqr al-Baghdadi, è uno degli alleati più fidati degli USA. Al-Baghdadi, insieme ai capi del Fronte al-Nusra, inizialmente sottopose le sue forze all’esercito libero siriano. Tuttavia, vi sono indicazioni che al-Baghdadi sia una creatura della CIA, come Zarqawi. Nabil Naim, ex-capo di al-Qaida e fondatore del Partito Democratico della Jihad islamica in Libano, disse alla rete televisiva al-Maydin di Beirut che il SIIL è una creazione di CIA e Mossad. Naim dichiarò anche che lo scopo del SIIL è attuare la politica del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu del “Clean Break” o Taglio netto: la nuova strategia per stabilire il Reame, nel 1996 ideato dai neoconservatori sionisti statunitensi. Il Taglio netto gettò le basi per l’US Syrian Accountability Act del 2003, il piano interventista statunitense in Siria per rovesciare Assad. Al-Baghdadi sarebbe stato addestrato dal Mossad ed istruito sulla teologia islamista in Israele per un anno. Naim ha anche detto che il capo del Fronte al-Nusra, Muhammad al-Julani, che ha giurato fedeltà al SIIL, è un agente della CIA. Il discorso videoregistrato di al-Baghdadi alla Grande Moschea al-Nuri di Mosul, in cui afferma di essere il califfo di tutti i musulmani, è ritenuto un falso da un funzionario del governo iracheno. L’Esercito libero siriano (ELS) e il suo Fronte dei rivoluzionari in Siria (SRF), sostenuti da neo-conservatori statunitensi come i senatori John McCain e Lindsey Graham, così come da ONG neocon come la Fondazione per la Difesa delle Democrazie, hanno stretti legami con SIIL e al-Nusra. Il capo del SRF, Jamal Maruf*, dichiarò pubblicamente che il SRF combatterà il SIIL ma non “al-Qaida: anche se ci sono poche prove in Siria e Iraq che indichino differenze tra i due gruppi“. ELS e SIIL si unirono nell’invasione del Libano e nella battaglia di Arsal ad agosto. SIIL e ELS presero diversi ostaggi dopo aver attaccato le unità dell’esercito libanese e la polizia locale. I capi dell’ELS dichiararono che i terroristi di SIIL e al-Nusra si unirono per attaccare le unità libanesi ad Arsal e nel Qalamun.
Ci sono tutte le prove che il SIIL abbia legami significativi con Israele. Anche se vi sono affermazioni contrarie, il SIIL ha assorbito la maggior parte dei terroristi islamisti di Jabhat al-Nusra, affiliato ad al-Qaida in Siria. Il Fronte al-Nusra ha coordinato l’occupazione di posizioni dell’esercito siriano sul Golan con la Forza di Difesa israeliana (IDF). Piuttosto che colpire le posizioni di al-Nusra sul lato siriano del Golan, gli israeliani attaccarono le postazioni dell’esercito siriano, sostenendo le campagne di al-Nusra in particolare e del SIIL in generale. Vi sono notizie secondo cui l’esercito israeliano avrebbe dato le coordinate dell’esercito siriano, di Hezbollah e dei “Comitati di Difesa della Patria” delle milizie alawite, sciite, cristiane e druse, ad al-Nusra/SIIL lanciando missili e droni dal lato israeliano del confine. Gli israeliani sono ottimisti verso il SIIL, il quotidiano israeliano Haretz ha riferito che le autorità israeliane permettono ai turisti israeliani, armati di macchine fotografiche e binocoli, di visitare le alture del Golan e la valle di Qunaytra per testimoniare la lotta dei jihadisti di al-Nusra/SIIL contro l’esercito siriano. Israele ha anche fornito telescopi per seguire i combattimenti nella valle. Gli israeliani si portano pranzo, caffè e sdraio trascorrendo l’intera giornata a guardare gli arabi uccidersi.
In Germania, un volontario musulmano tedesco, Kreshnik Berisha, è sotto processo per appartenenza al SIIL. Berisha, prima di entrare nel SIIL, giocava per la TuS Makkabi di Francoforte, la prima squadra di calcio ebraica della Germania. La compiacenza israeliana verso i jihadisti suggerisce un accordo tra il governo israeliano e i jihadisti siriani per non far debordare il conflitto dal Golan in Israele. In cambio, i jihadisti siriani ricevono un certo tipo di controllo operativo da Mossad e IDF, con l’ordine tassativo di non attaccare obiettivi israeliani. Israele maschera l’infiltrazione e l’esfiltrazione dei guerriglieri di al-Nusra/SIIL in Siria sostenendo di fornire assistenza medica ai ribelli siriani feriti. Tali attività furono notate dai peacekeeper delle Nazioni Unite di Filippine e Fiji, che furono attaccati da al-Nusra/SIIL. I terroristi presero in ostaggio 45 peacekeeper delle Fiji e non li rilasciarono finché il Qatar pagò un grosso riscatto, arricchendo così le casse già considerevoli del SIIL. Un altro gruppo siriano “moderato”, che riceverebbe aiuti da Arabia Saudita e Israele, è il “fronte meridionale”, raggruppamento guidato da un certo Bashar al-Zubi. Nelle battaglie interne in Iraq, Siria, Libano e probabilmente presto in Giordania e Sinai, lealtà mutevoli, grandi tasche degli arabi del Golfo e rapporto sempre più stretto tra sionisti di destra israeliani e casa dei Saud, forniscono gli ingredienti per un pantano. Grazie ai neocon che precipitano gli Stati Uniti in un altro pasticcio assoluto, gli USA non vedranno terminare il flusso di sacchi per cadaveri all’obitorio della Dover Air Force Base, in Delaware.

caliphate-isis-terrorism-state*Maruf è stato eliminato dall’aeronautica militare siriana il 18 settembre, assieme ai vertici della sua organizzazione terroristica. NdT

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi c’è dietro le decapitazioni dello Stato islamico (SIIL)? Il Group Intelligence SITE

James F. Tracy, Global Research, 15 settembre 2014
web_revue--672x359Da metà agosto 2014 le principali agenzie di stampa trasmettono dei video che sarebbero stati trovati on-line dal Group Intelligence SITE. Non sorprende che gli stessi media omettano di chiedersi cosa sia tale società privata, in realtà, e se il materiale che promuove debba essere accreditato.
Il Search for International Terrorist Entities Intelligence Group (SITE) fu co-fondato da Rita Katz nel 2001. Nel 2003 Katz scrisse il libro Terrorist Hunter: La storia straordinaria di una donna che s’infiltrò nei gruppi radicali islamici operanti in America, che pubblicò con lo pseudonimo “Anonymous“. Nel libro, Katz spiega come assunse i crismi da donna musulmana per infiltrarsi nelle riunioni dei terroristi islamici radicali. La trama è improbabile, soprattutto se si considera che tali riunioni segrete tra fondamentalisti sono quasi sempre divisi lungo linee di genere e nessuna donna, anche coperta, avrebbe accesso senza che la sua identità sia fermamente stabilita.
Il SITE Intelligence Group è costituito da Katz e due “consiglieri”, uno dei quali è Bruce Hoffman, responsabile antiterrorismo e controinsurrezione alla RAND Corporation ed ex-direttore dell’ufficio di Washington DC della RAND. Il Group Intelligence SITEmonitora costantemente internet e media tradizionali su materiale e propaganda dei gruppi jihadisti e loro sostenitori”, annuncia il sito della società. “Una volta ottenuto, SITE traduce immediatamente il materiale e fornisce l’intelligence oltre all’analisi contestuale che spiega la fonte del materiale e la sua importanza ai nostri abbonati“. [1] Nel 2003 e 2004, SITE ricevette finanziamenti dal governo degli Stati Uniti. Anche nel 2000 SITE stipulò un contratto di consulenza per l’FBI. [2] Sembrerebbe che SITE abbia abbandonato il suo status di no-profit e si basi su abbonamenti aziendali e individuali per le entrate. Nel 2005 la compagnia mercenaria Blackwater salutò SITE come “risorsa preziosa”. [3] La maggior parte dei “gruppi jihadisti, operano su più media producendo e pubblicando “prodotti multimediali e, in alcuni casi, stampa e riviste“, spiega sul suo sito SITE. “Queste unità multimediali coinvolgono team di produzione e corrispondenti che riportano direttamente dal campo di battaglia, e la propaganda per indottrinare e reclutare nuovi combattenti per i gruppi“. SITE fornisce collegamenti diretti a siti di gruppi jihadisti o alle loro produzioni multimediali dalla propria piattaforma. [4] Katz descrive SITE come rivolta alla jihad islamica internazionale, “Noi di SITE da oltre un decennio ricerchiamo e studiamo i jihadisti on-line”, spiega. Abbiamo studiato e monitorato i jihadisti online, sempre più sofisticati, seguendone le tecniche e studiandoli. E sulla base di ciò, possiamo prevedere dove caricheranno i loro video. Dopo tutto, dobbiamo ricordare che gran parte di questa propaganda va on-line. Le loro versioni vengono diffuse in linea [sic]. Così possiamo rilevare i punti per caricare i loro video prima della pubblicazione”. [5]
Anche se abitualmente trascurato nel turbinio delle prime pagine dei media corporativi assegnate ai tre video delle decapitazioni, l’ultima del cooperante scozzese David Cawthorne Haines, è noto che SITE riceve gli inquietanti dichiarazioni e video dei terroristi ben prima dei tanti servizi segreti degli Stati Uniti così generosamente finanziati. Ad esempio, il Washington Post riportava nel 2007, “Una piccola azienda d’intelligence privata che monitora i gruppi terroristici islamici ha avuto il nuovo video di Usama bin Ladin prima della sua pubblicazione ufficiale, il mese scorso, alle 10 del 7 settembre… due alti funzionari vi accedettero a condizione di non rivelarlo prima della diffusione da parte di al-Qaida. In 20 minuti, una serie di agenzie di intelligence lo scaricavano dal sito della società. A metà pomeriggio di quel giorno, il video e una trascrizione della sua traccia audio erano trapelate dall’amministrazione Bush ai notiziari via cavo e trasmessi in tutto il mondo“. [6] Il video poi si rivelò fasullo. Con in mente quanto sopra, ci si può chiedere se nell’amministrazione presidenziale degli Stati Uniti o nel dipartimento di Stato abbiano cercato di ignorare il possibile ampio controllo della comunità d’intelligence su tali questioni, fornendo al tempo stesso il mezzo per propagandarli efficacemente presso il pubblico statunitense; per fini più ampi, quale modo migliore che contrarre i servizi di un’agenzia quale SITE?
Se c’è qualche merito nella valutazione di cui sopra, la disposizione viene ora spinta all’estremo dall’amministrazione Obama spianando la strada verso l’obiettivo a lungo cercato: la guerra al regime di Bashar al-Assad in Siria. Infatti, servizi come SITE sono un mezzo potente e prezioso per dirigere l’opinione pubblica, come nelle ultime settimane sull’azione militare contro lo Stato islamico. Lungo tali linee, una decina di anni fa, John Kerry e George W. Bush accreditarono la rielezione di quest’ultimo con la surrettizia apparizione di Usama bin Ladin su un video alcuni giorni prima del voto. [7] Giocando un ruolo simile a SITE, INTELCENTER agiva da intermediario tra il presunto braccio mediatico di al-Qaida, al-Sahab, e i principali media. In altre parole, “acquistano i video e li trasmettono alla stampa, avendo anche previsto quando sarebbero stati diffusi“, riferisce Paul Joseph Watson. “INTELCENTER è gestito da Ben Venzke, ex-direttore dell’intelligence della società iDefense, della Verisign. iDefense è una società di sicurezza di rete che monitora l’intelligence sui conflitti in Medio Oriente e si concentra su minacce informatiche, tra l’altro. E’ anche fortemente infarcita di ex-funzionari dell’intelligence militare”. [8] Come notato, le agenzie di stampa raramente ritengono opportuno analizzare attentamente SITE o Katz sulle loro attività di ricerca sulla propaganda terroristica. Una ricerca di LexisNexis su SITE Intelligence negli articoli dei giornali statunitensi e delle principali pubblicazioni mondiali, negli ultimi due anni, produce 317 articoli, cifra bassa data l’importanza delle rivelazioni di SITE. Eppure una ricerca simile solo su “Steven Sotloff” porta ad oltre 1000 articoli di giornale e 600 trascrizioni di trasmissione, suggerendo l’uso sensazionalistico e l’effetto dei dati di SITE, così come né SITE né Katz sono chiamati a spiegare i loro metodi specifici e i risultati. Infatti, una ricerca simile su “SITE Intelligence” e “Rita Katz” da solo 26 voci in due anni. Di queste, 14 appaiono sul Washington Post, ben collegato all’intelligence degli Stati Uniti. Quattro articoli del New York Times presentano i dati combinati.

Alla CNN, sulla scia della decapitazione di Sotloff, Katz spiega come SITE ha curiosamente superato le capacità di tutta la comunità d’intelligence statunitense nell’intercettare il video di Sotloff. “Il video mostra la decapitazione di Steven Sotloff“, Katz inizia con cautela dopo essere stata interrogata sull’autenticità del documento. “Il punto da cui il video è stato preso è un luogo in cui il SIIL di solito carica i video originali [sic]. Il video è un chiaro messaggio del SIIL, che segue quello precedente. Ed in effetti in un breve arco di tempo dalla nostra pubblicazione, i dati del SIIL sui social media indicavano che a breve avrebbe pubblicato il video, solo che in realtà già avevamo quel video e l’abbiamo preceduto nel pubblicarlo”. Questa affermazione insolita sulle notevoli capacità di SITE, dovrebbe mettere le agenzie di stampa in guardia sulla sua affidabilità. Indubbiamente è difficile chiedere ciò a media che troppo spesso orientano l’opinione pubblica verso la guerra, prodezza che ancora una volta adempiono con l’aiuto di SITE. Gli interessi e le alleanze delle entità transnazionali che possiedono i media le rendono pronte ad approfittare dei piani geopolitici elaborati dai clienti aziendali e governativi di SITE, il più importante dei quali sarebbe cercare di allargare il conflitto mediorientale. Senza dubbio, l’accettazione su vasta scala di tale propaganda è anche dovuto alle capacità critiche assai diminuite del grande pubblico, come avviene ormai da diversi decenni.

enterpriseNote:
[1] “Services” SITE Intelligence Group
[2] Berni McCoy, “So, a ‘Charitable Organization’ Released the bin Laden Video”, Democratic Underground
[3] “SITE Institute”, Sourcewatch.org, Center for Media and Democracy, s.d.
[4] “Media Groups”, SITE Intelligence Group, s.d.
[5] Karl Penhaul, Pamela Brown, Alisyn Camerota, Don Lemon, Paul Cruickshank, “Joan Rivers on Life Support; Chilling Words From ISIS Terrorist; How to Fight Radical Recruitment”, CNN, 2 settembre 2014.
[6] Joby Warrick, “Leak Severed a Link to Al Qaeda Secrets”, Washington Post, 9 ottobre 2007.
[7] Paul Joseph Watson, “Another Dubious Osama Tape Appears When the Neo-Cons Need It Most”, Prisonplanet.com, 16 luglio 2007.
[8] Ibid. Vedasi Kurt Nimmo, “Sotloff Video Found by Group Responsible For Releasing Fake Osama Bin Laden Video”, Infowars.com, 3 settembre 2014.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le probabilità di un’aggressione alla Siria

Ghaleb Kandil New Orient News 12/09/2014
Tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal – Reseau International
10151331Molti sostenitori della Resistenza si preoccupano legittimamente delle manovre degli Stati Uniti con il pretesto della lotta al terrorismo, dopo aver per anni assemblato e sostenuto economicamente e logisticamente le reti terroristiche per colpire e distruggere lo Stato siriano. Tutte le marionette locali delle agenzie d’intelligence occidentali e miliardi di dollari sono stati messi a disposizione della coppia terroristica internazionale David Petraeus e Bandar bin Sultan, per la campagna contro la Siria. Tuttavia, queste due eminenti figure dell'”intelligence occidentale e del Terzo Mondo” hanno perso la scommessa ed infine sono stati licenziato per il fallimento totale dei loro tentativi davanti la solidità dello Stato, del popolo, dell’esercito nazionale e del suo comandante, il Presidente Bashar al-Assad. Ma ora ci chiediamo, ancora una volta, se l’impero statunitense sconfitto e il suo seguace saudita minacciato dal “cataclisma del SIIL”, non useranno la loro guerra al terrorismo per coprire l’aggressione alla Siria, i raid dell’aviazione degli Stati Uniti sulle posizioni dell’esercito nazionale siriano faciliterebbero l’avanzata dei gruppi terroristici nella regione, che saranno addestrati in Arabia Saudita [1], oltre a quelli già addestrati in Giordania [2] avendo l’incarico di staccare la striscia di confine adiacente le alture del Golan e le Fattorie di Shebaa al comando di agenti segreti sionisti. [3] La risposta è ovvia e immediata, ogni sciocchezza è possibile da parte delle potenze coloniali e delle forze reazionarie ad esse asservite, quando affrontano disperazione e sconfitta. Pertanto, la prima cosa da fare è prepararsi al peggio, ed è ciò che è sempre all’ordine del giorno della Direzione siriana e del suo Esercito, e sempre considerato dall’Asse della Resistenza e dai suoi alleati Russia, Cina, India e Paesi BRICS. Infatti, una tale stupida e potenzialmente assai pericolosa avventura è ancora più probabile dato che circostanze e ragioni che costrinsero Obama ad annullare l’assalto minacciato alla Siria, lo scorso anno, sono ancora più gravi oggi; la potenza dell’Esercito nazionale siriano s’è rafforzato in tutti i settori, compresa la Difesa aerea, per ammissione del Capo di stato maggiore dell’esercito degli Stati Uniti, generale Martin Dempsey, e il partenariato e la cooperazione militare tra Repubblica araba siriana, Federazione Russa ed Iran s’è rafforzata. La Russia, che aveva espresso la propria disapprovazione intercettando dei missili diretti sulla Siria nel settembre 2013 [4], ha ulteriori motivi per lanciare messaggi più forti e seri; il confronto USA-Russia in Ucraina e la sanzioni occidentali l’hanno ancora più convinta della correttezza della visione siriana sulla mentalità coloniale di Stati Uniti e NATO che minaccia il mondo intero! Per l’Iran, la posizione è ancor più chiara essendo la Siria considerata baluardo del Medio Oriente libero!
Non è un caso che il “circo degli Stati Uniti” a Jidah [5] coincide con l’annuncio dell’aumento di dieci volte del commercio russo-iraniano e con la dichiarazione di Mosca di sostenere la strategia per sviluppare l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), facendone un’alleanza internazionale attiva [6] in tutte le regioni, in particolare con l’Iran. Inoltre, la stessa griglia di lettura va applicata alle notizie provenienti da Russia, Cina e Iran [7]: un avvertimento netto contro qualsiasi attacco alla sovranità degli Stati; implicitamente anche la sovranità della Repubblica araba siriana. Dichiarazioni che saranno tradotte efficacemente sul suolo siriano, con il sistema di cooperazione militare e di sicurezza con gli alleati della Siria che sarà attivato e sviluppato a tempo debito. Ciò è necessario per scoraggiare gli Stati Uniti dalla loro orgia brutale contro uno Stato che si batte contro il terrorismo da solo, al posto di alleati e nemici! Detto ciò, e in previsione di uno stupido attacco, in ogni caso è necessario ricordare la dichiarazione del ministro siriano Walid Mualam, che sinteticamente ha detto che qualsiasi operazione aerea in territorio siriano senza previo coordinamento con il governo della Siria, sarà considerato un attacco che richiederà la legittima risposta difensiva. [8] Gli Stati Uniti, nella loro cosiddetta guerra al terrorismo, ideata per colpire la Siria, hanno scelto di continuare ad armare e finanziare altri gruppi terroristici per demolirla e ostacolarla. Vestono i loro agenti e mercenari di mille maschere, in collaborazione con i governi turco, qatariota e saudita, impantanati fino alla testa nel terrorismo taqfirista. Ciò conferma che “l’alleanza di Jidah” non è volta a contenere il terrorismo o a distruggerlo, ma ad usarlo ancora! Inoltre, l’evasività della Turchia [9] e la riluttanza inglese e tedesca offuscano il quadro della situazione. Naturalmente, la visita di Staffan de Mistura (nuovo inviato delle Nazioni Unite in Siria) a Damasco e il suo incontro con il Presidente Bashar al-Assad, sottolineano la priorità della lotta al terrorismo, parallelamente alla carnevalata della conferenza di Jidah, suggerendo a molti osservatori che gli Stati Uniti cercano di rassicurare Damasco. Alcuni credono che abbiano finalmente deciso di domare i loro agenti prima di mutare copione con lo Stato siriano. Ma la storia ci spinge a considerare le sempre cattive intenzioni degli Stati Uniti e a comportarci di conseguenza, in primo luogo. E se mai si dovesse stringerne la mano e sorridergli, nulla vieta di mostrare le zanne, come la Siria può fare al lupo americano e alle sue iene regionali, se necessario!

Note:
[1] L’Arabia Saudita ospiterà campi di addestramento per i ribelli siriani
[2] Washington parteciperà all’addestramento dei ribelli siriani [in Giordania]
[3] Israele in terra siriana: una striscia di confine fino a Damasco: “L’Asse della Resistenza osserva da vicino le pendici orientali del monte Hermon. Fonti attendibili indicano che Israele ha intenzione di occupare la striscia di confine dei villaggi drusi che si estende fino al Rif di Damasco, apparentemente per difendersi dai massacri commessi dai gruppi terroristici siriani… Allo stesso tempo, Israele non si risparmia nel rifornire armi ai terroristi di “Jabhat al-Nusra”, assieme ad assistenza chirurgica e supporto logistico, al fine d’imporre il dominio sulle posizioni dell’Esercito nazionale siriano nella zona centrale di Qunaytra. Insomma, l’Asse della Resistenza si prepara ad affrontare una situazione già vista con l'”esercito di Lahd” nel sud del Libano“. (Antoine Lahd ex-generale dell’esercito libanese, tra il 1984 e il 2000 fu il capo dell’ASL, la milizia libanese alleata dell’esercito israeliano nel sud del Libano).
[4] Il retroscena del lancio di due missili nel Mediterraneo
[5] Coalizione contro l’IS: i Paesi del Golfo si sono riuniti a Jidah
[6] La NATO non è più la principale alleanza militare del mondo; i primi risultati del vertice SCO di Dushanbe
[7] La guerra contro l’IS: Washington vuole “violare la sovranità degli stati”, secondo Teheran
[8] Mualam: la Siria è disposta a collaborare regionalmente e internazionalmente nella lotta al terrorismo
[9] La Turchia non parteciperà alle operazioni contro i jihadisti dell’IS

syria-harra-falls-as-syrian-army-continues-advance-01-jan-14Ghaleb Kandil direttore del Centre New Orient News (Libano)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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