Le forze nucleari strategiche e la deterrenza della Russia

Jurij Rubtsov Strategic Culture Foundation 18.02.2013

tumblr_m1tqlvfNqp1r84pkto1_500Rose Gottemoeller, Assistente del segretario di Stato al dipartimento per il controllo, la verifica e la conformità delle armi degli Stati Uniti e anche Vice Sottosegretaria per controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale, ha visitato Mosca di recente. La visita si è svolta nel quadro del secondo turno della politica del reset russo di Obama, che pone la questione del controllo degli armamenti strategici in cima alle priorità. “Coinvolgeremo la Russia in ulteriori riduzioni dei dei nostri arsenali nucleari”, ha detto Obama nel suo recente discorso sullo stato dell’Unione. Secondo Foreign Policy, “Le riduzioni, così come ha espresso nel suo discorso a Praga 2009, nell’ambito del suo compito… potrebbero essere incluse nel prossimo turno dei negoziati USA-Russia sul controllo degli armamenti. Non c’è chiarezza su quali tipi di armi potrebbero essere inclusi nel prossimo turno dei negoziati USA-Russia sul controllo degli armamenti, ma l’amministrazione ha detto di essere aperta a colloqui su armi nucleari strategiche schierate, armi nucleari strategiche non schierate, armi nucleari tattiche e la difesa missilistica”. Il ministro degli Esteri russo Lavrov e il Vicepresidente Biden hanno discusso del controllo degli armamenti alla 49° conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera all’inizio di febbraio.
L’amministrazione Obama ritiene che le due parti possono proteggersi contro un’aggressione con un arsenale nucleare strategico pari alla metà o addirittura a un terzo del livello previsto dal Trattato sulla Riduzione delle Armi Strategiche – 3 (START-3), in vigore dal febbraio 2011. In base ad esso, ad ogni parte è concesso schierare non più di 1.550 testate strategiche. Nell’ottobre 2012 la Russia era già entro il termine con 1.499 testate, mentre gli Stati Uniti ne avevano 1.737 nell’arsenale. Ulteriori riduzioni possono minacciare la sicurezza della Russia. I partner statunitensi della Russia continuano a percepire le forze nucleari strategiche come un mezzo per colpire un potenziale nemico. Da questo punto di vista, gli arsenali che possiedono le due parti sono davvero ridondanti. E’ da molto tempo che il pensiero strategico contemporaneo ha abbandonato l’idea prevalente negli anni ’60 e ’70, secondo cui migliaia di testate erano necessarie per infliggere danni inaccettabili alla controparte. Non è colpendo le aree protette, ma piuttosto importanti obiettivi infrastrutturali, economici e militari, che si distrugge il potenziale di resistenza del nemico, oggi.
Le proposte, che hanno portato ad Obama il Premio Nobel, erano state elaborate da 68 premi Nobel della Federazione degli scienziati americani. Consigliavano di puntare i missili strategici sulle aree densamente popolate delle 12 più grandi strutture economiche russe: Omsk, Angara, le raffinerie di petrolio di Kirishi, gli impianti metallurgici di Cherepovets, Magnitogorsk, Norilsk Nickel e Nizhnij Tagil, gli impianti di alluminio di Novokuznetsk e Bratsk e le centrali elettriche del Surgut, di Berezovskaja e Sredneuralskaja. I vincitori del Premio Nobel hanno detto che colpendo quelle strutture si paralizzerebbe l’economia russa e il Paese perderebbe la capacità di resistere. Secondo gli esperti della Federazione, il numero di silo russi presi di mira è diminuito di tre volte (660-220) e scenderà in futuro.
Nel 1960 Robert McNamara pensava che la perdita di almeno il 30% della popolazione, del 70% della produzione industriale e di circa 1000 strutture militari chiave equivaleva a subire danni inaccettabili. Oggi la distruzione delle infrastrutture potrebbe essere raggiunta con molte meno  testate. Ciò rende la potenzialità russa e degli Stati Uniti ridondante. Eppure il quadro è molto diverso se le armi strategiche sono viste non come strumento di distruzione, ma piuttosto come un elemento di deterrenza. Secondo la posizione della Russia, un Paese commettendo un atto di aggressione contro di essa dovrà affrontare ritorsioni garantite. Le forze strategiche russe hanno raggiunto la fase critica: la difesa missilistica degli Stati Uniti è in grado di intercettare 600-700 missili balistici ed è in fase di aggiornamento. Le stime indicano che solo il livello di 1.500 testate garantisce la capacità di colpire. Ulteriori riduzioni degli armamenti strategici, senza raggiungere un accordo sulla difesa missilistica, svaluteranno il potenziale di deterrenza della Russia, creando nuove minacce alla sicurezza della Russia e della sicurezza internazionale in generale… Mosca non vede la riduzione come una “questione da discutere nel prossimo futuro”. Secondo il portavoce del Ministero degli Esteri russo Aleksandr Lukashevich, “Non abbiamo ancora ricevuto proposte specifiche su ulteriori riduzioni dei nostri arsenali nucleari strategici. Se tali proposte vengono, sicuramente saranno studiate attentamente. La posizione della Russia sulla questione è ben nota. Nella fase attuale, la nostra priorità è la piena attuazione del nuovo Trattato Russia-USA START. Dopo l’implementazione del trattato, saremmo pronti a discutere di possibili ulteriori iniziative nel settore del disarmo nucleare. Allo stesso tempo, prenderemo in considerazione tutti i fattori che influenzano la stabilità strategica, ivi compresi i piani per implementare il sistema di difesa missilistico globale degli Stati Uniti, l’assenza di progressi nella ratifica del CTBT (Trattato sul bando totale esperimenti nucleari) negli Stati Uniti e negli altri Paesi della cosiddetta lista dei 44, la mancanza di volontà nel rinunciare alla possibilità di dispiegare armi nello spazio, la presenza di squilibri quantitativi e qualitativi nelle armi convenzionali in Europa, e altro”. Nelle condizioni attuale, la concentrazione sulle forze nucleari è una cosa naturale da fare.
Il Capo di Stato Maggiore russo Colonnello-Generale (tre stelle) Valerij Gerasimov, che ha presentato la sua relazione a un convegno dal titolo “La sicurezza militare della Russia nel 21° secolo” organizzato dalle commissioni per la sicurezza e la difesa della Duma e del Consiglio della Federazione di Russia, ha detto che “le forze nucleari strategiche rimangono una priorità per lo sviluppo delle forze armate russe nel prossimo futuro”. Ha sottolineato, “fino al 2030 è prevista l’espansione delle sfide e delle minacce a seguito della formazione del sistema multipolare.” Secondo lui, “La priorità è stata data alle forze nucleari strategiche per sostenere la loro capacità di contenimento strategico nucleare”. Ha citato i missili balistici intercontinentali terrestri a testata nucleare Topol-M e Jars, i nuovi sottomarini strategici e i Tu-160 e Tu-95MS come pilastri delle forze strategiche russe. Gerasimov ha detto che entro il 2015 la quota dei moderni armamenti russi potrebbe raggiungere il 30 per cento. Ha ricordato anche le forze aerospaziali come elemento del sistema di contenimento nucleare strategico e ha definito lo spazio informatico una nuova dimensione della guerra.
Affrontare la questione del controllo degli armamenti richiede un approccio globale. Gli Stati Uniti colloquiano sulla riduzione delle armi strategiche, ma si rifiutano ostinatamente di parlare di ridurre le potenzialità nucleari tattiche, disponendo al momento di circa 500 munizioni nucleari sul suolo europeo. Possono colpire la Russia e infliggere gli stessi danni delle armi strategiche. L’altro problema sono le munizioni convenzionali ad alta precisione, come i missili da crociera navali, per esempio. La loro forza d’urto è paragonabile alle armi nucleari, ma sono più mobili e non coperti da un qualsiasi accordo internazionale, rendondoli particolarmente pericolosi. Gli Stati Uniti hanno sui  missili da crociera navali un vantaggio di 30 a uno!

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un attacco EMP nordcoreano sarebbe ‘inarrestabile’

Un’arma satellitare potrebbe violare le difese degli Stati Uniti e detonare sul Nebraska
F. Michael Maloof WND 15 aprile 2013
F. Michael Maloof, scrive per WND e G2Bulletin, è un ex analista della politica di sicurezza presso l’ex segretario della difesa.

rCADI228ESe la Corea democratica dovesse lanciare un attacco nucleare preventivo contro gli Stati Uniti, potrebbe usare un missile a lungo raggio per mettere in orbita un satellite sopra il Polo Sud, permettendogli di sorvolare Omaha, nel Nebraska, ed esplodere a 300 miglia di altitudine dove i sistemi dei missili antibalistici Aegis statunitensi non possono raggiungerlo, hanno detto delle fonti a WND. Inoltre, queste fonti dicono che non vi è alcun modo per determinare se un missile sia dotato di una testata nucleare fittizia o reale, obbligando ad abbattere ogni missile che venga lanciato dalla Corea democratica, dato l’avvertimento pubblico da Pyongyang che intende lanciare un attacco nucleare preventivo contro gli USA.
Gli Stati Uniti hanno posizionato navi Aegis vicino la Corea democratica e il Giappone, ma a quanto pare è stata presa la decisione politica di non tentare di abbattere i missili, se sorvolano il mare aperto. Fonti dicono, però, che un missile lanciato verso gli Stati Uniti adotterebbe una traiettoria di sorvolo del Polo Sud, ed è lecito chiedersi se gli Stati Uniti abbiano sistemi Aegis per affrontare un missile che seguisse una traiettoria meridionale del genere. Inoltre, il missile dovrebbe essere abbattuto quasi dopo il decollo, dato che il missile metterebbe in orbita il satellite in modo relativamente rapido, a un quota di 300 miglia, l’altitudine raggiunta nel lancio del satellite del dicembre scorso. La Corea democratica, nel frattempo, ha annunciato in un comunicato che ha tratto le “frecce” per “attacchi spietati di ritorsione” al continente americano, alle basi militari statunitensi nel Pacifico e “a tutte le altre basi in cui stazionano le forze dell’aggressione imperialista degli USA. I potenti mezzi d’attacco delle forze armate rivoluzionarie della RPDC [Repubblica democratica popolare di Corea] sono pronti e le coordinate degli obiettivi inseriti nelle testate“, ha detto un comunicato della Corea democratica. “Sarà sufficiente solo premere un pulsante per gettare le roccaforti dei nemici in un mare di fuoco.”
La Corea democratica, a dicembre ha messo in orbita un satellite pesante 100 kg, in modo da poter attaccare gli Stati Uniti, o qualsiasi nazione sulla Terra, con una piccola testata nucleare“, ha detto il dottor Peter Vincent Pry, ex direttore responsabile di in una commissione che ha esaminato gli effetti degli impulsi elettromagnetici, o EMP, sul sistema della rete elettrica nazionale e di altre infrastrutture critiche degli Stati Uniti. Ecco come un evento EMP potrebbe mettere in ginocchio l’ultima superpotenza rimasta. Si veda “A Nation Forsaken”.
Un’arma nucleare progettata specificamente per generare un potente impulso elettromagnetico o EMP, una sola testata ‘super-EMP’ sarebbe in grado di annichilire la rete elettrica e altre infrastrutture critiche degli Stati Uniti, infliggendo conseguenze catastrofiche a tutta la nazione, sarebbe probabilmente impiegabile dalla Corea democratica tramite un cosiddetto ‘vettore spaziale’ contro gli Stati Uniti“, ha detto Pry, che ha lavorato anche per la Central Intelligence Agency. “La Corea democratica ha messo in orbita il suo satellite su una traiettoria e ad una altitudine ideali per un attacco EMP agli Stati Uniti“. Pry ha sottolineato che l’intelligence militare della Corea del Sud ha messo in guardia non solo il suo governo, ma anche gli Stati Uniti, che la Corea democratica starebbe sviluppando testate super-EMP con l’aiuto russo. Nel 2011, Pry ha sottolineato che un commentatore militare della Repubblica popolare cinese ha dichiarato che la Corea democratica ha testate super-EMP. I dati dei test nucleari della Corea democratica, ha detto, sono coerenti con una testata super-EMP. I commenti di Pry riprendono quelli dell’ex ambasciatore statunitense Henry Cooper, che ha detto che la Corea democratica potrebbe lanciare un ordigno nucleare satellitare, simile ai satelliti che la Corea democratica ha già lanciato verso il Polo Sud. “Dopo tutto“, ha detto Cooper in un’intervista a WND, “i loro precedenti satelliti sono stati collocati, con successo, in orbite ottimali per l’esecuzione di un attacco con impulso elettromagnetico o EMP, contro l’intero continente americano, e con una singola esplosione nucleare.”
Cooper, presidente del Consiglio High Frontier, dedicato alla salvaguardia degli Stati Uniti da un attacco missilistico, aveva sviluppato il quadro di riferimento dell’Iniziativa per la Difesa Strategica del presidente Ronald Reagan. Ha anche proposto un sistema di difesa missilistico efficiente per gli Stati Uniti e più tardi è diventato direttore della Strategic Defense Initiative Organization, sotto il presidente George W. Bush. Cooper ha sottolineato che un satellite dotato di una testata nucleare, potrebbe essere fatto esplodere ad una altitudine di 300 miglia. Con una detonazione su Omaha, ha detto, verrebbero coperti gli interi Stati Uniti continentali dagli effetti EMP, le cui conseguenze  potrebbero, entro un anno, “portare alla morte di centinaia di milioni di americani e por termine al nostro modo di vita“.
Altre fonti hanno indicato che il satellite da 100kg sarebbe in grado di trasportare una bomba nucleare da 300 kiloton, simile al peso delle testate dei missili statunitensi, e sarebbe sufficiente a creare un effetto EMP da costa a costa, se esplodesse a 300 miglia sopra Omaha. “La Corea democratica, l’Iran e chiunque altro capisce questi punti, o certamente dovrebbero, se sono svegli“, ha detto Cooper. “Ma hanno collegato i puntini?” Cooper ha detto che se un satellite con una testata nucleare dovesse provenire dal Polo Sud, le informazioni dell’avvistamento e dell’inseguimento  potrebbero essere insufficienti per supportare un tentativo d’intercettazione prima che la Corea democratica faccia esplodere il suo ordigno nucleare su Omaha. Ha detto che la Corea democratica potrebbe lanciare un ordigno nucleare satellitare, simile ai satelliti che ha già lanciato verso il Polo Sud. “Dopo tutto, i loro satelliti precedenti sono stati collocati con successo in orbite ottimali per l’esecuzione di un attacco a impulsi elettromagnetici su tutto il continente americano, con una singola esplosione nucleare“, ha detto Cooper. “La nostra difesa attuale si concentra su un attacco da nord, ma se l’attacco provenisse da un orbita meridionale, potrebbe non essere in grado di intercettare il satellite prima che la Corea democratica faccia esplodere l’ordigno“. “Inoltre”, ha aggiunto, “Si dibatte che se la Corea democratica lanciasse missili balistici su una normale traiettoria balistica, questi abbiano autonomia sufficiente per raggiungere la terraferma degli Stati Uniti, ma non vi è alcuna controversia sul fatto che un ordigno nucleare satellitare possa essere fatto esplodere su orbita al di sopra degli Stati Uniti, o in qualsiasi altro luogo sulla superficie della Terra“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le ragioni della crisi nella penisola coreana

Aleksandr Vorontsov, Strategic Culture Foundation, 12.04.2013

544392Cresce la tensione nella penisola coreana. Pyongyang ha deciso di chiudere il complesso industriale di Kaesong, un’area industriale mista con la Corea del Sud, e ha suggerito che le ambasciate straniere siano evacuate dalla Repubblica popolare democratica di Corea per motivi di sicurezza.  Più significativa, in questa serie di passi, è stata la decisione del Plenum del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori della Corea, svoltosi nel marzo 2013, riguardo la conferma giuridica dello status di potenza nucleare della Corea democratica e la decisione della Suprema Assemblea Popolare della Corea democratica “di rafforzare ulteriormente lo status di Paese in possesso di armi nucleari a fini di auto-difesa”. La maggior parte dei media, mentre dipinge un quadro vivido della militanza della Corea democratica, non cerca di capire le ragioni per cui il conflitto sul suolo coreano, oggi, abbia un’escalation così drammatica. Quando ci provano, di solito accusano Pyongyang di essere la causa di tutti i mali, sottolineando che dopo il terzo test nucleare della Corea democratica, si è attivato l’“incubo”. Di conseguenza, sorge la pressante necessità di esaminare le reali cause alla base di ciò che viene comunemente indicato come il “problema coreano”.
In breve, la causa iniziale è il nodo irrisolto della Guerra di Corea (1950-1953). Quest’anno è il 60.mo anniversario della fine della guerra e un accordo di pace tra i suoi protagonisti non è ancora stato firmato, vi è solo un accordo di armistizio (possibilmente solo sulla carta in questi giorni), quindi solo una temporanea cessazione delle ostilità, in altre parole. Ancora più importante, non vi sono relazioni diplomatiche tra le principali parti in conflitto, gli Stati Uniti e la Corea democratica.
La natura anomala di una situazione come questa appare ovvia. Pyongyang ha più volte suggerito che questo sorprendente anacronismo della guerra fredda venisse rimosso, ma invano: Washington si rifiuta ostinatamente sia di normalizzare le relazioni intergovernative sia di sostituire l’accordo di armistizio con un documento fondamentale che stabilisca una pace duratura nella penisola. In effetti, gli Stati Uniti dimostrano di avere “intenzioni ostili”, come vengono definite a Pyongyang; non a parole, ma con i fatti, una convivenza pacifica con la Repubblica Popolare Democratica di Corea non figura nei piani statunitensi. Piuttosto, cercano di eliminarla. Questo è il motivo per cui vi è un predeterminato stato di conflitto permanente nella penisola coreana, uno sviluppo ciclico della situazione di crisi acutizzata dalla relativa “remissione” e viceversa. Le azioni dell’occidente riguardo la Corea democratica appaiono come viziate dal comma-22. Gli appelli a sospendere il programma nucleare, evitando così la violazione dei principi del regime di non proliferazione delle armi di distruzione di massa, sono spesso utilizzati per coprire la realizzazione di un programma segreto: il cambiamento di regime nella Corea democratica…
Di conseguenza, nei casi in cui Pyongyang sceglie il modello contrattuale delle relazioni con la comunità internazionale ed è pronta ad accettare compromessi reciproci riguardanti le  preoccupazioni (sulla non-proliferazione), l’occidente non vede ciò come una decisione indipendente dei nordcoreani, ma come una dimostrazione di debolezza, un trionfo della sua politica di pressioni. Seguendo tale logica, Washington e i suoi alleati sono non hanno fretta di valutare le misure prese da Pyongyang in base al merito, utilizzandole ai fini di una cooperazione costruttiva e di un modo per far avanzare la soluzione della questione nucleare nella penisola coreana, ma piuttosto per agire completamente all’opposto. Sulla base della falsa idea che la Corea democratica abbia cominciato a fare concessioni sotto pressioni esterne, l’occidente ritiene necessario aumentare queste pressioni al fine di mettere alle strette il suo avversario. E ogni volta questa politica duplice, fallisce. Convinta dalle vere intenzioni dei suoi partner, Pyongyang, con l’intenzione di collaborare, ma in nessun modo di capitolare, smette di giocare al gioco altrui e si adopera per rafforzare la sua capacità di difesa nazionale. Di conseguenza, invece delle ulteriori concessioni, che ci si aspettava e del crollo tanto atteso della Corea democratica, l’occidente riceve in risposta nuovi test missilistici e nucleari.
La cronologia della crisi attuale è ben nota. Il lancio riuscito di un satellite nordcoreano del 12 dicembre 2012. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sceglie la forma più dura di risposta, sotto forma della risoluzione 2087 (22.01.2013), al contrario di un’occasione simile nell’aprile 2012, quando il Consiglio di Sicurezza si limitò a una dichiarazione del suo presidente. La Corea democratica, fortemente in disaccordo con tale decisione, così come con la logica statunitense, secondo cui “i suoi lanci non riguardano i satelliti, ma missili balistici a lungo raggio”, annunciava che “i colloqui a sei e la dichiarazione congiunta del 19 settembre non esistono più”. Come “segno di protesta”, Pyongyang ha effettuato il suo terzo test nucleare il 12 febbraio 2013, dopo aver sottolineato, in una dichiarazione del Ministero degli Esteri, che ci sono stati “più di 2.000 test nucleari e 9.000 lanci di satelliti” nel mondo, “ma il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non ha mai approvato una risoluzione che vieta i test nucleari o i lanci di satelliti”. In risposta, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione 2094, il 7 marzo 2013, imponendo le sanzioni più severe che la Corea democratica abbia mai subito negli ultimi decenni.
Qual è stato il motivo per il rapido peggioramento del confronto nel 2013? Ci sono molte ragioni.  Tra le principali, gli avversari di Pyongyang di solito citano i seguenti: le palesi inesperienza, immaturità e avventurismo del giovane leader della Corea democratica, il desiderio d’intimidire Seoul, costringendola a credere che le armi nucleari vengono schierate, la Corea democratica ha drasticamente alterato l’equilibrio militare nella penisola a suo favore, ottenendo l’immunità dalle azioni del Sud, ed è ora in grado d’intimidire e di effettuare impunemente “provocazioni militari” contro la Repubblica di Corea. Tali atteggiamenti sono ormai diffusi e di conseguenza sono supportati dall’opinione pubblica sudcoreana. Nella comunità politica e tra gli esperti degli USA, sono aumentate notevolmente le richieste per impegnarsi in un cambiamento immediato e decisivo della politica in favore dell’adozione di misure volte a forzare il cambio di regime nella Corea democratica, aumentando drammaticamente la pressione esterna, così come l’isolamento e l’incoraggiamento dell’opposizione interna. A livello ufficiale, l’idea di colpire il livello di vita della popolazione della Corea democratica, tra le altre cose, è stato discusso apertamente. I sostenitori di questo tipo di azioni preferiscono non notare che i test nucleari della Corea democratica, a cavallo del 2012-2013, sono stati in larga misura una risposta alla riluttanza dell’occidente ad aprire un dialogo costruttivo con Pyongyang.
Ricorderete che, dopo che la Corea democratica aveva annunciato il suo ritiro dai colloqui a sei, nell’aprile 2009, i cinque membri rimanenti avevano dichiarato che trovare un modo per convincere Pyongyang a tornare ai colloqui era una priorità. Ed ecco, quando questo obiettivo è stato quasi raggiunto, in gran parte grazie agli sforzi diplomatici di Russia e Cina, e quando il governo della Corea democratica, nel 2011-2012, ha ripetutamente annunciato di essere disposto a continuare il suo coinvolgimento nel processo diplomatico a sei, Washington, Tokyo e Seoul, in contrasto con le loro stesse dichiarazioni, iniziarono ad avanzare pretesti e sostanzialmente fecero del loro meglio per ritardare la ripresa dei negoziati il più a lungo possibile. Così facendo, ancora una volta rivelarono i loro veri scopi: estendere la politica della “pazienza strategica”, che molti esperti statunitensi definiscono una variazione della “strategia del contenimento” della Corea democratica, in modo da aumentarne l’isolamento con il fine ultimo del cambio di regime. Avendo perfettamente compreso ciò dei suoi avversari, e tenendo conto, sugli esempi di Libia e Siria, della crescente inclinazione dell’occidente a usare la forza militare per rovesciare i regimi indesiderati, Pyongyang si considera libera nella scelta dei mezzi e ha adottato le misure necessarie per rafforzare la sua capacità di difesa nazionale. Ciò non è l’unico motivo che spinge Pyongyang a prendere tali misure, naturalmente. E’ più che probabile che il desiderio del governo nordcoreano di compensare la sgradevole amarezza che nasce nella società, dopo il fallito lancio del satellite del 13 aprile, e la realtà della corsa allo spazio tra Corea del Nord e Corea del Sud vi gioca anche la sua parte. Inviando il suo primo satellite in orbita, come programmato, il 12 dicembre 2012, la Corea democratica ha vinto la corsa allo spazio. Ciò è stato preso piuttosto male al Sud, realizzando il riuscito lancio del proprio satellite un mese e mezzo dopo.
Nel frattempo, queste azioni trascinano verso un conflitto mettendo ormai la penisola coreana sull’orlo della guerra. Al fine di evitare ulteriormente il deterioramento della situazione, tutte le parti interessate devono avere autocontrollo, prima di tutto, e avere la massima concentrazione nella ricerca dei modi per riprendere i contatti politici.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vedasi anche: SONGUN: Antimperialismo e identità nazionale nella Corea socialista

Corea democratica e infrastrutture critiche

Dedefensa 5 aprile 20138183019375_aaeca7c287_z

Ci sono già state numerose “crisi” tra la Corea democratica e gli Stati Uniti (e la Corea del Sud “incidentalmente”) dalla fine della guerra fredda e dalla fine delle speranze per la riunificazione a metà degli anni ’90. (Il blocco dei tentativi di riunificazione è dovuto principalmente, tra le altre cose, alle macchinazioni per sabotare questi accordi tra Nord e Sud, da parte dei guerrafondai americanisti.) La crisi attuale è particolarmente “ricca”, perché va molto avanti nella sua dimostrazione, quindi offrendo una notevole gamma di opzioni operative e di interpretazioni politiche; opzioni per descrivere le diverse opportunità operative del dispiegarsi della crisi, e le valutazioni politiche per descrivere le varie spiegazioni della crisi. La più istruttiva, in questo caso, fa riferimento alle “valutazioni politiche” (cosa significa questa crisi?), le “opzioni operative” sono estremamente difficili da fissare nel sistemico torrente delle comunicazioni aperte al riguardo.
L’ultima notizia “operativa” è del giovane Grande Leader Kim Jong-Un al cui esercito ha dato il permesso di lanciare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. (Vedasi RussiaToday 4 aprile 2013): “Poco dopo che gli Stati Uniti hanno detto che si preparano a schierare un avanzato sistema di difesa antimissile a Guam, Pyongyang ha annunciato di aver approvato un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. Nel frattempo vi sono articoli secondo cui la Corea del Nord sta spostando un missile a medio raggio sulle sue coste orientali.”) Se ci si chiede con cosa e come questo attacco nucleare avverrebbe, ovviamente si entra nel campo della FantasyLand che caratterizza l’attuale Corea democratica, straordinaria enclave nel sistema globale e ultra-liberale, ecc. Ma nel loro modo di trattare la “minaccia” della Corea democratica, gli strateghi e gli specialisti della comunicazione di Washington e del blocco BAO non sono meno sulla strada per FantasyLand. (Come ad esempio l’inglese Cameron, che ha annunciato che la Corea democratica possiede la capacità di attacco nucleare contro il Regno Unito (vedi The Independent, 5 aprile 2013), cosa tempestiva e benedetta nel dibattito in corso sul dispiegamento permanente di armi nucleari strategiche inglesi sui sottomarini SSBN che trasportano i missili SLBM Trident.) I sudcoreani non credono in una guerra. Russi e cinesi sono in guardia, ansiosi e timorosi che una manovra maldestra dell’uno o degli altri (soprattutto degli Stati Uniti, dopo tutto)… Lo spettacolo non deturpa il quadro attuale e un incidente che degenera in eventi incontrollabili è ovviamente possibile. Ad ogni modo, vengono date varie interpretazioni della crisi e dei conflitti potenziali.
• L’interpretazione “interna” di Justin Raimondo su Antiwar.com del 3 aprile 2013… Questa è l’interpretazione interna alla Corea democratica. Anche se non ha mancato di ricordare il rude e provocatorio avatar della politica degli Stati Uniti dal 1991, Raimondo essenzialmente non attribuisce la causa di questa crisi particolare o aggravamento, agli Stati Uniti, ma a una situazione di tensione interna al potere nella Corea democratica. Naturalmente, Raimondo ha detto che gli Stati Uniti non hanno fatto nulla per muoversi in direzione della pace. “La retorica isterica che esce dalla Corea del Nord fa il suo corso: questo è, dopo tutto, il solo (e unico) capo di esportazione del Paese. Washington sa bene che Pyongyang non ha né i mezzi né l’intenzione di attaccare gli Stati Uniti, nonostante le minacce da operetta, eppure si comportano come se la minaccia fosse reale. In risposta, il segretario della Difesa Chuck Hagel ha annunciato “casualmente” che rinforzeranno le nostre difese contro i missili sulla West Coast. Le programmate esercitazioni militari USA – Corea del Sud, con la partecipazione di aerei con capacità nucleare che “fingono un attacco” alla Corea del Nord, sono una provocazione che ha fatto esplodere la risposta sulfurea di Pyongyang. Gli Stati Uniti hanno solo fatto in modo di sospendere tutti i reali tentativi di pace nella penisola coreana: quando sembrava che la Corea del Sud stesse assumendo sul serio la prospettiva di una riunificazione con il Nord, Washington ha dato un taglio al processo. Ora che la figlia di un ex dittatore della Corea del Sud è giunta alla presidenza, le prospettive di una ripresa dell’iniziativa sono remote. In questo contesto, le provocazioni di routine di Washington hanno un effetto molto più grande sul Nord, che si vede in una situazione impossibile. Il Regno Eremita è più povero e più isolato che mai, e questo ha prodotto le dinamiche interne che guidano le azioni delle élite della Corea del Nord. Poco si sa degli sviluppi politici interni nel Nord, ma il passaggio da un capo supremo a quello successivo è sicuramente problematico in ogni sistema autoritario, e doppiamente in una monarchia “comunista”. Vi sono state a lungo tensioni tra il Partito coreano dei lavoratori al governo e l’esercito della Corea del Nord, e a quanto pare ciò si è inasprito a un livello insolito lo scorso anno, con notizie di un tentativo di assassinio di Kim Jong-Un, conclusosi con uno scontro a fuoco per le strade di Pyongyang.”
• Vi è l’interpretazione delle “macchinazioni strategiche” degli Stati Uniti, o del modo di utilizzare la crisi coreana (forse una guerra in Corea) per rafforzare ulteriormente l’influenza statunitense nella regione e creare un esercito anti-cinese. Questo è stato sviluppato alla luce della “svolta strategica” annunciata dagli Stati Uniti qualche mese fa, un cambiamento delle priorità generali dallo Spazio Atlantico a quello del Pacifico/Asia. L’argomento è, naturalmente, il crescente potere dei cinesi e le loro ambizioni espansionistiche, secondo l’interpretazione usuale degli strateghi del Pentagono e dei loro accoliti commentatori che sembrano darla per scontata, guardando il mondo come se si vedessero allo specchio, dove tutti ragionano come gli Stati Uniti e coltivano le stesse intenzioni degli Stati Uniti. L’articolo già citato da RussiaToday, ha detto un paio di cose al riguardo, alla fine dell’analisi, partendo dalle valutazioni dei giornalisti interessati alla questione.
Il corrispondente da Seoul Joseph Kim dice che gli Stati Uniti perseguono i propri interessi, essendo sempre più coinvolti nel conflitto. “Seguono costantemente e acquisiscono sempre maggiore influenza nella regione. Stanno tecnicamente cercando di tornare in Asia orientale per contrastare la Cina e la sua crescente potenza economica. E perché non utilizzare la Corea del Nord?” ha detto Kim a RT. “Per quanto riguarda i mezzi che gli Stati Uniti hanno scelto per raggiungere i loro scopi, vi sono altre questioni circa l’efficacia. Il giornalista investigativo Tim Shorrock ritiene che le azioni della Corea democratica siano state fraintese e che la risposta statunitense sia sbilanciata e porti al risultato opposto: “La Corea del Nord non vuole suicidarsi. Credo che stia facendo tutto questo per poter arrivare a un punto in cui possa negoziare un qualche tipo di accordo di pace con gli Stati Uniti”, ha detto. “Osservano e vedono questi bombardieri B-2, un richiamo assoluto del pericolo di una guerra con gli Stati Uniti, ma dà anche al monolitico Stato autoritario [l'opportunità] di dimostrare al popolo della Corea democratica che in effetti vi è una minaccia. Quindi, portando l’escalation a questo punto, gli Stati Uniti giocano proprio la mano di Kim Jong-un”.”
• Un punto interessante riguarda le misure militari prese dagli Stati Uniti… manovre, schieramento  di alcune navi antimissile, voli dimostrativi di B-52, B-2 e F-22, la costruzione di difese strategiche nell’isola Guam. E per quanto ne sappiamo, non una parola su una portaerei di rinforzo. Nel caso di una grave crisi, gli Stati Uniti hanno l’abitudine, nella loro tecnica del rafforzamento volto ad affermare la loro potenza e a scoraggiare il nemico preparandosi ad ogni evenienza, di schierare per primi dei gruppi di  portaerei (anche se già uno è nella zona), con l’effetto della “comunicazione strategica” fornita da questo gesto. Non l’hanno fatto finora, a quanto pare. Questa situazione è da notare, a nostro avviso, si può riferire a tre elementi: 1) non vi è il desiderio politico di un eccesso nel drammatizzare la crisi, 2) non c’è il desiderio dei capi militari, anche per loro, di drammatizzare la crisi, 3) in particolare, a nostro avviso, perché si tratta di una situazione di fatto, una dimostrazione della situazione strategica estremamente ristretta degli Stati Uniti, data dalla disponibilità di portaerei, come si è visto più volte nelle ultime settimane (26 gennaio 2013, 11 febbraio 2013, 4 marzo 2013).
• Vi sono le interpretazioni “complotiste”, come al solito, provenienti da ogni angolo di Internet. Mai dimenticare il mini-sottomarino carico di armi nucleari della Corea democratica, forse, in transito nei pressi delle coste USA di Sorella Sorcha (WhatDoesItMeans, 8 marzo 2013); “pompata” e “rinfrescata” dalla notizia riportata da Zerohedge.com il 3 aprile 2013, secondo cui “osservatori” della Corea del Sud hanno perso il contatto con tre di questi mini-sottomarini nordcoreani). L’approccio tradizionale del complotto a questo proposito, viene presentato dal sito Infowars.com, specialista in questo tipo di interpretazioni, il 3 aprile 2013). E’ anche più di una supposizione, ma una rivelazione o dichiarazione… “Il piano della Federal Reserve di distruggere l’economia e fare spazio al governo mondiale e una economia autoritaria globalista, supportate da un sistema di controllo da polizia di Stato, che richiederà un prerequisito sufficiente, e questo presupposto può benissimo essere una nuova guerra nella penisola coreana“, un’interpretazione annessa riguarda l’articolo “Una guerra accidentale” (Los Angeles Times 3 aprile 2013: “…quando le forze sono in allerta e minacce di attacchi preventivi volano, anche se inverosimili, potenzialmente si creano situazioni d’innesco in cui movimenti tattici, anche di piccole dimensioni, potrebbero essere male interpretati“).
E’ difficile trarre una lezione precisa, e ancora più fare una previsione. Ma non siamo qui per questo lavoro (di previsione), che ha poco senso in un momento come il nostro, segnato dal disordine e caratterizzato da una dimensione escatologica, nel senso che l’elemento umano, con tutto il suo armamentario e nonostante i suoi ornamenti, non domina tutti gli eventi, e tanto meno le loro cause, in particolare i più importanti di questi eventi. Ciò è rafforzato dal carattere incontrollabile dei due avversari principali del momento  (la Corea del Sud è ancora relegata al rango di colonia strategica degli Stati Uniti, un ruolo secondario ma anche così strano rispetto alla sua posizione): il capriccioso, brusco e a volte surreale regime nord-coreano, e la natura ossessiva degli Stati Uniti nell’identificare le minacce e usare la forza militare… in questa constatazione di mancanza di controllo alla luce della durata della crisi, ha portato a prendere in considerazione un conflitto con la Corea democratica, nonostante o forse a causa di alcuni aspetti grotteschi delle considerazioni che la precedono e la caratterizzano, non vergognandosi di queste stranezze.
Come sappiamo e come è stato ripetuto, ci sono già state numerose “crisi”, in generale allarmi transitori e conseguenti gesticolazioni tra i due, la Corea democratica e gli Stati Uniti. Questa volta, la sequenza è più lunga e presenta alcuni aspetti gravi. In un certo senso, si potrebbe dire che questa sequenza potrebbe essere presa più “seriamente” rispetto alle precedenti. Nonostante la disposizione militare e la critica drammatizzazione della crisi contro di loro, gli Stati Uniti mostrano una certa moderazione rispetto ai precedenti episodi segnati da atteggiamenti minacciosi, gesticolazioni militari e dal solito (dall’11 settembre 2001) parossismo della comunicazione bellicista; le misure militari sono anche caratterizzate da una maggiore attenzione difensiva, sempre in relazione ai casi precedenti. Ciò può essere dovuto sia alla più misurata squadra di sicurezza nazionale vigente (Kerry-Hagel) rispetto alle precedenti, ad una certa consapevolezza della situazione generale mondiale e dei rischi portati dal disordine che segna la politica e la strategia, con l’aggiunta della constatazione della realtà della riduzione delle loro capacità di potenza strategica. In un certo senso, questa sequenza di crisi con la Corea democratica ha dei caratteri che l’inseriscono, più delle precedenti, nella situazione generale che conosciamo, assieme alla mancanza di controllo causata dal carattere prevalente escatologico, e dall’incertezza che quindi ne indica la priorità… Si potrebbe dire, tanto gli avatar della Corea democratica sembravano finora provenire da un dominio separato dalla situazione generale, che questa sequenza sembra condurre all’integrazione della situazione critica nordcoreana in ciò che abbiamo identificato come nuova situazione generale di infrastruttura critica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Corea democratica: Il tintinnare di sciabole intensifica lo stato di Guerra

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 3 aprile 2013

NM241500_a_284332bLa serie di minacce sta assumendo un tono sempre più virulento. Il 7 marzo, Pyongyang ha minacciato di lanciare attacchi nucleari “preventivi” contro gli Stati Uniti. Il 12 marzo, la Corea democratica ha minacciato di “annientare” un’isola nel Sud, mentre la tensione nella penisola coreana è salita al punto più alto da anni, annunciando che l’armistizio è stato annullato. Mostrando la serietà delle minacce, Pyongyang sembra aver interrotto la linea rossa con la Corea del Sud, un collegamento di emergenza per una rapida comunicazione bidirezionale, usata dai Paesi privi di canali diplomatici ufficiali.
Il 30 marzo la Corea democratica ha dichiarato che è in “stato di guerra” con la Corea del sud, avvertendo che qualsiasi provocazione di Seoul e Washington  innescherà una guerra nucleare totale. “La situazione di tregua continua della penisola coreana, di né pace né guerra, è finalmente finita”, ha detto una dichiarazione. Il 26 marzo, la Corea democratica ha detto che il suo esercito deve essere pronto ad attaccare “Tutte le basi militari statunitensi nella regione Asia-Pacifico, incluso il continente degli Stati Uniti, le Hawaii e Guam, e la Corea del sud”. I media statali della Corea democratica hanno annunciato che il Paese adotta “Lo stato di prontezza al combattimento N° 1”, il più alto livello di allerta. La dichiarazione afferma che la partecipazione dei bombardieri con capacità nucleare statunitensi B-52 e B-2, come alle esercitazioni militari annuali in corso in Corea del Sud, venivano viste come un’intimidazione. Il 31 marzo, i jet da combattimento stealth F-22 dell’US Air Force provenivano da una base in Giappone, per partecipare anch’essi alle esercitazioni in Corea del sud. L’annuncio si è avuto poco dopo che la Corea del sud e gli Stati Uniti hanno firmato un nuovo accordo militare in risposta a ciò che definiscono provocazioni di Pyongyang. La retorica di Pyongyang è eccessivamente stridente, a seguito dell’adozione della risoluzione 2094 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che ha imposto ulteriori sanzioni contro la Repubblica democratica popolare di Corea, per il suo terzo test nucleare del 12 febbraio 2013.
L’11 marzo, Seoul e Washington hanno lanciato la settimana di manovre militari congiunte annuali nella penisola coreana, nonostante gli avvertimenti di Pyongyang. L’evento ha coinvolto 10.000 soldati sudcoreani e circa 3.000 soldati statunitensi. Versando benzina sul fuoco, è stata annunciata un’altra esercitazione di Stati Uniti e Corea del sud. Quasi 10.000 soldati statunitensi, la maggior parte esterni alla Corea del sud, insieme a un numero maggiore di truppe terrestri, navali e di personale delle forze aeree della Corea del Sud, parteciperanno all’esercitazione militare congiunta annuale Foal Eagle, fino al 30 aprile. Le forze di riserva della Corea democratica sono in stato di mobilitazione da più di tre mesi, dal lancio del missile nel dicembre 2012.

La linea della Corea democratica
Il 31 marzo il leader nordcoreano Kim Jong-un ha presieduto una riunione plenaria del Comitato centrale del Partito dei lavoratori di Corea, a Pyongyang. Kim e gli alti funzionari del partito hanno adottato una dichiarazione che definisce le armi nucleari “vitali per la nazione” e componente importante della sua difesa, un bene che non sarà scambiato neanche per “miliardi di dollari”. La riunione ha deciso che il possesso di armi nucleari da parte del Paese “deve essere fissato per legge”, secondo l’agenzia di stampa ufficiale KCNA. Viene inoltre istituita una “nuova linea strategica” che richiede la costruzione sia di un’economia più forte che di un arsenale nucleare. Le forze armate nucleari “dovrebbero essere ampliate e integrate qualitativamente e quantitativamente fino a quando si avrà la denuclearizzazione del mondo”, ha aggiunto. L’incontro ha dichiarato la decisione di sostenere la costruzione economica e lo sviluppo nucleare, contemporaneamente agli sforzi per sviluppare l’agricoltura, l’industria leggera e stabilizzare lo standard di vita. “L’economia del Paese dovrebbe passare a un’economia basata sulla conoscenza e il commercio estero multilaterale e diversificato, e gli investimenti devono essere ampiamente introdotti”, riferiva l’agenzia di stampa.
Gli sforzi dovrebbero essere volti a sviluppare la scienza e la tecnologia spaziale, tra cui il lancio di satelliti avanzati. La Corea democratica ha detto che lo sviluppo economico e l’espansione del programma nucleare potrebbero avvenire in parallelo, poiché un deterrente nucleare in crescita potrebbe consentire al Nord di limitare le spese militari e destinare più risorse al settore agricolo e alle industrie leggere, per migliorare il tenore di vita del popolo. Il giorno dopo, il 1° aprile, il leader nordcoreano Kim Jong-un ha radunato i deputati per la sessione parlamentare annuale primaverile, a seguito della dichiarazione del partito sulla priorità per la nazione della costruzione di bombe nucleari e di un’economia più forte. La riunione dell’Assemblea Suprema del Popolo segue le minacce quasi quotidiane fatte da Pyongyang da settimane, tra cui la promessa di attacchi nucleari a Corea del Sud e Stati Uniti. La dichiarazione plenaria invoca anche il rafforzamento dell’economia, cui Kim ha posto l’accento nelle sue dichiarazioni pubbliche dall’insediamento al potere. Secondo l’ONU, i due terzi dei 24 milioni di abitanti del Paese subiscono carenze alimentari regolari. Lo scorso aprile, la Corea democratica si è identificata quale potenza nucleare, quando ha rivisto la sua Costituzione. Dopo che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha imposto altre sanzioni per punirla per il lancio di un missile a lungo raggio a dicembre e per il suo terzo test nucleare a febbraio, ha detto che non avrebbe più partecipato ai colloqui per smantellare il suo programma nucleare.
Come si può notare, gli eventi testimoniano il fatto che la Corea democratica sembra non avere alcuna intenzione di mollare le armi nucleari, mentre la necessità di una riforma economica è in cima all’ordine del giorno. Parlando della necessità di una riforma economica, si deve rilevare che le forze armate della Corea democratica restano in allerta consumando così una grande quantità delle scarse risorse. Per esempio, le centinaia di recenti sortite dei velivoli. L’industria passa dalla produzione di beni civili a beni militari. Anche la mobilitazione di soldati richiede la sua parte. L’esercito della Corea democratica partecipa a numerose imprese economiche, tra cui l’edilizia, e preziose ore di lavoro vengono destinate al mantenimento dell’allerta. Non c’è dubbio che il tutto sia un pesante fardello, un aspetto da tenere in considerazione per valutare la situazione complessiva. In ogni caso, la 103.ma economia mondiale con un PIL di soli 40 miliardi di dollari (circa 1.800 dollari pro capite, uno dei Paesi più poveri del mondo) ancora una volta s’è imposta all’attenzione del mondo.
Non c’è dubbio che la Corea democratica stia testando il nuovo presidente della Corea del sud, insediatosi lo scorso febbraio. Dopo che il Nord ha affondato la nave della marina Cheonan sudcoreana (su questa interpretazione della vicenda i dubbi sono molti e seri. NdT), uccidendo 46 marinai nel 2010, una risposta non può che essere più che mai la più risoluta nella storia. Un’altra caratteristica specifica della situazione attuale, è il fatto che la Corea democratica ha attraversato un’importante soglia tecnologia a dicembre, quando con successo ha messo un satellite in orbita o, in altre parole, è riuscita a mettere in orbita un carico utile usando la tecnologia missilistica chiaramente progettata per raggiungere gli Stati Uniti. Inoltre, Pyongyang ha condotto un terzo test nucleare a febbraio, che sembra aver avuto più successo rispetto ai due precedenti. Inoltre, il Nord vende i sistemi d’arma che ha sviluppato ad altri Paesi, come l’Iran e il Pakistan. Attualmente la Corea democratica può minacciare la Corea del sud e parte del Giappone con i suoi missili convenzionali e le sue forze militari convenzionali. Il Nord può colpire Seul con 500.000 proiettili d’artiglieria nella prima ora di conflitto. Questi sono i fattori con cui fare i conti.

Minacce e realtà
Le forze armate della Corea democratica vantano circa 1,1 milioni di effettivi in servizio attivo e 4,7 milioni in riserva. L’arsenale dell’esercito dispone di 4.500-5.400 carri armati, oltre 1300 veicoli corazzati, 12.700 pezzi di artiglieria e mortai, circa 1.100 lanciarazzi multipli (MLRS). L’aeronautica militare dispone di circa 1200 velivoli, tra cui 650 aerei da combattimento.  Tutti gli aerei sono estremamente obsoleti, essendo entrati in servizio negli anni ’50 (e non è vero neanche questo. NdT). La marina ha 708 imbarcazioni tra cui tre fregate e 70 sottomarini. I missili antinave sono della classe Styx, sviluppata dall’Unione Sovietica negli anni ’50. La difesa costiera è affidata a pezzi di artiglieria da 122, 130 e 152 mm. I sottomarini della marina potrebbero essere efficaci in operazioni come l’esfiltrazione e l’infiltrazione di forze speciali. I campi minati in tutta la penisola coreana sarebbero una minaccia per il potenziale nemico. L’arsenale delle Forze Strategiche Missilistiche della Corea Popolare vanta circa mille missili, tra cui i sistemi terrestri Nodong da 1000 km di gittata, Taepodong-1 da 2200 km, Musudan da  4000 km, Taeponong-2 da 7000 km. Il missile Taepodong-2 (o un missile con la relativa tecnologia) ha subito dei test fallimentari nel 2006, 2009 e 2012. Ma fu eseguito, apparentemente con successo, il lancio di un missile a tre stadi il 12 dicembre 2012. La Corea democratica ha abbastanza plutonio per disporre di 5-10 ordigni nucleari. Circa la metà delle principali armi della Corea democratica è stata progettata negli ’60, l’altra metà è ancora più vecchia. Le forze armate lamentano una carenza di pezzi di ricambio, carburante e scarsa manutenzione, alcune armi non sarebbero funzionanti. Non è noto se la Corea democratica abbia missili superficie-superficie a testata chimica.
Il 12 febbraio, la Corea democratica ha eseguito un riuscito test sotterraneo nucleare presso il sito di Punggye-ri (nella parte nord-occidentale del Paese). E’ stato il terzo test dopo i due fallimentari condotti in rigoroso spregio delle risoluzioni dell’ONU. La mossa porta allo sviluppo di una testata nucleare abbastanza piccola da essere montata su un missile a lungo raggio e possibilmente lanciata su Guam, le Hawaii e anche la costa occidentale degli Stati Uniti, dentro un’impressionante raggio d’azione.

Lampi di speranza
Nel frattempo, il complesso industriale inter-coreano che si trova in Corea democratica, funziona normalmente. Il complesso industriale di Kaesong, che si trova a 10 chilometri all’interno della Corea democratica, è stato costruito dal Sud nel 2004 come simbolo di cooperazione transfrontaliera. Circa 53.000 nordcoreani lavorano negli impianti delle 120 imprese della Corea del sud del complesso, una cruciale fonte di valuta forte per lo Stato impoverito. Utilizzando manodopera a buon mercato della Corea democratica, il complesso di Kaesong ha prodotto merci per 470 milioni di dollari USA l’anno scorso. Nessuna azione militare da parte della Corea democratica è possibile fino a che funziona questa struttura. Forse il vantaggio economico prevarrà sulla predisposizione alla soluzione militare…

La risposta della Corea del sud
La Corea del sud ha promesso una “risposta forte” a ciò che definisce l’aggressione della Corea democratica. Parlando ai funzionari della difesa, la presidente Park Geun-Hye ha detto che prende le minacce di Pyongyang “molto seriamente”. Il ministro degli Esteri sudcoreano Yun Byung-se si aspetta di incontrare il segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry, questa settimana a Washington, per discutere della Corea democratica secondo, i dispacci  dell’agenzia di stampa Yonhap. I militari della Corea del sud sono stati autorizzati a rispondere immediatamente in caso di attacco o di grave provocazione della Corea democratica. Park Geun-Hye, la presidente della Corea del sud, ha detto: “Se qualche provocazione avvenisse contro il nostro popolo e il nostro Paese, dovremo rispondere con forza fin dall’inizio, senza avere alcuna considerazione politica”.
Il 1° aprile il ministero della difesa della Corea del sud ha presentato un nuovo piano di “deterrenza attiva” che permetta al suo esercito di lanciare un attacco preventivo contro la Corea democratica se il Nord mostrasse i segni di un imminente attacco nucleare o missilistico contro il Sud. In un briefing con Park, il ministro della Difesa Kim ha detto che l’esercito dispiega “un deterrente attivo e consolida il sistema di attacco per neutralizzare rapidamente le minacce nucleari e missilistiche della Corea del nord, migliorando sensibilmente la capacità del nostro sistema di sorveglianza e ricognizione militare”. Per raggiungere questo obiettivo, il ministero potrà accelerare il dispiegamento di un sistema antimissile in grado di rilevare, tracciare e distruggere bersagli nucleari e missilistici della Corea democratica, hanno detto i funzionari del ministero. Il nuovo piano di emergenza sarà formalizzato nell’ottobre di quest’anno, ai colloqui annuali sulla sicurezza tra i capi della difesa della Corea del sud e degli Stati Uniti, hanno detto i funzionari del ministero. La Corea del sud accelererà anche la costruzione e lo schieramento, prima del previsto, di un proprio sistema di difesa missilistico denominato “Korean Air and Missile Defense (KAMD)”. L’arma è progettata per intercettare i missili o aerei da combattimento ostili fino ad un’altitudine di 10-30 chilometri.
Per rafforzare la sua capacità di ricognizione, la Corea del sud s’impegnerà a un rapido schieramento di droni per l’intelligence Global Hawk fabbricati dagli Stati Uniti, e metterà in orbita almeno due satelliti-spia militari entro il 2021, secondo il ministero. Lo scorso dicembre, il governo statunitense ha informato il Congresso di un piano per vendere quattro droni Global Hawk alla Corea del sud. L’accordo con il programma Foreign Military Sales (FMS) avrà un valore di 1,2 miliardi di dollari. Altre voci chiedono lo sviluppo di armi nucleari.

La Russia prende posizione
L’ambasciatore russo Grigorij Logvinov ha detto ad Interfax, il 30 marzo, che anche se sperava che tutte le parti “dimostrassero moderazione”, la Russia non sarebbe “rimasta fuori mentre la tensione veniva alimentata vicino ai nostri confini orientali. Ci auguriamo che tutte le parti esercitino la massima responsabilità e moderazione, e che nessuno attraversi il punto di non ritorno”, ha detto l’agenzia. Mentre la Corea democratica mette in allerta il suo arsenale balistico prendendo di mira le basi statunitensi, e gli Stati Uniti accrescono tenacemente la loro presenza militare nella regione, il tutto rischia di portare la situazione presto “fuori controllo”, ha avvertito il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. La Corea democratica e gli Stati Uniti sono responsabili  della recente grande escalation dielle tensioni, ha detto Lavrov il 29 marzo, invitando “tutte le parti a non flettere i loro muscoli militari”. “Siamo preoccupati dal fatto che accanto all’adeguata reazione collettiva del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sia in atto un’azione unilaterale sulla Corea del nord, che ha aumentato le attività militari”, ha aggiunto Lavrov, riferendosi chiaramente ai piani degli Stati Uniti per consolidare la difesa missilistica contro il Nord, nel piano congiunto di emergenza USA-Corea del sud, in caso di attacco, così come le loro recenti esercitazioni militari. Il ministro degli Esteri ha messo in guardia da un “circolo vizioso” e ha detto che tutte le parti devono evitare azioni unilaterali.
La retorica non è azione. Un attacco diretto contro le forze degli Stati Uniti o i loro alleati sembra improbabile. Resta che le crescenti tensioni aumentano il rischio di una qualche forma di conflitto armato limitato. Interrompere la linea telefonica militare con il Sud è stato un passo sbagliato che aumenta notevolmente la possibilità di innescare un incendio che nessuno vuole davvero. La Corea democratica continua a fare progressi tecnologici, qualcosa che dà a Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone e altri Paesi un argomento per giustificare l’adesione alla corsa agli armamenti nella regione e agli sforzi degli Stati Uniti nella difesa missilistica. Sembra che, non le esercitazioni militari, ma piuttosto un veloce coordinato sforzo internazionale sia necessario per evitare che uno scenario da Prima guerra mondiale. Mettere da parte il problema non è più un’opzione, e la responsabilità di risolvere la questione coreana riposa su tutti i membri del processo di sistemazione a sei.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Per saperne di più, vedasi il libro Songun: Antimperialismo e identità nazionale nella Corea socialista

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 151 follower