Cosa succede nella misteriosa Area 51?

RussiaToday 10 agosto 2014

Le immagini satellitari della base statunitense Area 51 mostrano ciò che sembra la costruzione di un enorme hangar. Dimensioni, posizione e tempistica della costruzione di questa struttura porta molti a chiedersi: che cosa nasconde?

sat_image_2011_03Nell’agosto 2013, la CIA riconobbe l’esistenza della base militare Area 51 nel deserto del Nevada, utilizzata per programmi di test di volo segreti. Durante la guerra fredda il sito fu utilizzato per testare gli aerei spia in grado di coprire lunghe distanze e volare ad alta quota. Fu costruita nel 1954 presumibilmente come base segreta in cui l’azienda aerospaziale Lockheed Aircraft Corporation potesse sviluppare gli aerei per la CIA. Da allora la base ha continuato a crescere. Nel 2007 una struttura che, secondo alcuni esperti potrebbe contenere il drone-spia segreto RQ-180, fu costruita dalla Northrop-Grumman. Tuttavia, recenti foto satellitari mostrano quello che sembra essere la costruzione di un nuovo grande hangar suscitando grande interesse. Le immagini possono essere visualizzate sul sito Terraserver. Si trova alla fine della pista, a sud della base, come il giornalista Tyler Rogoway, specialista nella difesa, ha pubblicato in un articolo su Jalopnik. Questa posizione potrebbe consentire l’accesso rapido alla pista degli aeromobili all’interno dell’hangar, aggiunge. Secondo l’esperto, i velivoli potrebbero nascondersi ed evitare di essere spiati dai satelliti.

RQ-180-in-flightVolo ipersonico? Nuovo bombardiere?
Alcuni esperti ritengono che si tratti di una base per le operazioni di Lockheed e Boeing per il nuovo prototipo del potente bombardiere strategico LRS-B, cosa logica dato che l’hangar costruito nel 2007 presumibilmente appartiene alla Northrop-Grumman. In alternativa, aggiunge Rogoway, la struttura ospiterebbe i nuovi prototipi delle aziende dell’industria degli armamenti. Il fatto che tale struttura sia così lontana dal resto delle infrastrutture dell’Area 51, potrebbe indicare che vi sia un sistema d’ama che può eseguire attacchi complessi. Rogoway suggerisce che potrebbe anche essere un velivolo in grado di volare a velocità ipersonica, cioè un aeromobile che in pochi minuti potrebbe trasferirsi in un Paese lontano e attaccarlo. Ciò si adatterebbe all’idea dell’amministrazione Obama di impegnarsi in guerre a bassa intensità in cui droni e non forze militari sul terreno, eseguano gli attacchi. Nell’hangar dei misteriosi droni-spia potrebbero esservi gli SR-72 Blackbird, che possono attraversare il territorio degli Stati Uniti in meno di un’ora e, come previsto, entreranno in servizio nelle forze armate statunitensi nel 2030. Secondo l’articolo su Jalopnik, per decenni s’è cercato di sviluppare un velivolo da trasporto furtivo a decollo e atterraggio corto, e qui potrebbe essere ospitato. Oppure, forse si tratterebbe di un velivolo da trasporto tattico furtivo. La struttura sarebbe perfetta per scaricare carichi segreti di dimensioni sproporzionate per tale tipo di trasporto. Tuttavia, secondo l’esperto, sulla base delle immagini satellitari appare più probabile che l’hangar ospiti il nuovo bombardiere strategico a lungo raggio. In realtà, il mese scorso l’USAF annunciava una concorso per sviluppare questo velivolo.
Non sono ancora noti i velivoli che in futuro saranno ospitati nell’enorme hangar, ma “una cosa è certa: l’Area 51 testa grandi e piccoli aeromobili segreti e sembra che gli affari vadano a gonfie vele“, dice Rogoway.

U.S.-Air-Force_Lockheed-Martin-long-range-strike-(LRS)-Aircraft_180113Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mobilitazione permanente

Nuovo articolo di MV Litvinov sui numerosi tentativi della giunta fascista di effettuare una qualche mobilitazione
MV Litvinov, Cassad 26 luglio 2014
tank-graveyard-6_2840058kAnche se un altro fine settimana di luglio è davanti noi e di conseguenza altri cambiamenti della situazione non possono essere esclusi, alcune conclusioni possono essere fatte. Poiché l’offensiva generale della spedizione punitiva, iniziata subito dopo il cessate il fuoco, s’è spenta già il 15 luglio, il raggiungimento degli obiettivi tattici più vicini può essere discusso. Nel frattempo, i risultati dell’offensiva luglio del corpo di spedizione armato dell’Ucraina nel Donbass ha avuto una conclusione abbastanza ambigua. Da un lato, le truppe della spedizione hanno liquidato due (Slavjansk-Kramatorsk e Severodonetsk-Lisichansk) delle sei grandi regioni della resistenza. Ciò ha portato ad un miglioramento delle condizioni del raggruppamento armato dell’Ucraina che, data la superiorità numerica in generale, ne ha migliorato la situazione operativa. Allo stesso tempo, le truppe della spedizione sono avanzate in maniera significativa isolando la regione della resistenza di Gorlovka da Donetsk e Lugansk e, dopo l’abbandono di Popasnaja e parte di Lisichansk, la minaccia di abbandonare Pervomajsk, Stakhanov e Brjanka ora incombe. Inoltre, le truppe della spedizione hanno migliorato la loro situazione nella zona avvicinando l’assedio a Donetsk e Lugansk e anche stabilendo un collegamento stabile con l’aeroporto di Donetsk. Dall’altra parte, non solo il problema di escludere la milizia dal confine russo resta irrisolto, ma al contrario il gruppo che avrebbe dovuto risolvere tale problema è in rotta. Attualmente, tra Chervonopartizansk e Dmitrovka vi sono 8 roccaforti delle truppe della spedizione. Queste roccaforti sono isolate le une dalle altre e sono gravemente carenti nei rifornimenti. Sono anche regolarmente bombardate dalla milizia. I tentativi di sbloccare tali gruppi non hanno avuto successo, nonostante l’impiego delle ultime riserve meccanizzate del corpo di spedizione, il battaglione della 28.ma brigata meccanizzata, rafforzato dal gruppo tattico della 25.ma brigata aeroportata. Così, circa un quarto delle unità di prima linea delle truppe della spedizione (unità aviotrasportate, meccanizzate e altamente mobili delle Forze Armate dell’Ucraina) sono fuori combattimento. E’ estremamente importante il fatto che la maggior parte dei blindati disponibili sia andata persa. Nel frattempo l’isolamento dell’aeroporto di Lugansk continua, dove forze molto significative della spedizione sono bloccate (gruppi tattici dell’8.vo reggimento delle forze speciali, 25.ma brigata aeroportata, 15.mo reggimento di fanteria da montagna e 80.ma brigata aeroportata). I tentativi del corpo di spedizione di continuare l’offensiva il 20-23 luglio lanciando in battaglia i battaglioni della difesa territoriale con la massima motivazione, anche se ha portato a una serie di successi tattici, sono stati accompagnati dall’aumento significativo delle perdite, innescando numerosi contrattacchi riusciti della milizia. Tutto ciò conferma l’indebolimento del corpo di spedizione nel Donbas. Cercando di migliorare la situazione, la leadership a Kiev ha iniziato la successiva fase della mobilitazione.

Obiettivi della terza fase della mobilitazione
Il motivo principale e cruciale del terzo ordine di mobilitazione è il semplice fatto che l’ordine è l’unico fondamento giuridico per mobilitare unità militari, perché non c’è né guerra né legge marziale. Tuttavia, la durata operativa delle mobilitazioni parziali è limitata a 45 giorni (non il termine del piano, ma esattamente il termine della mobilitazione). Naturalmente, a coloro che sono stati mobilitati è stato detto di firmare il contratto, con le buone o con le cattive. Il motivo fondamentale se c’è la mobilitazione almeno avrete dei soldi. Ciò è dettato dalla disoccupazione nel Paese. Tuttavia, l’intensificarsi dell’azione militare costringe i mobilitati a rivedere le loro opinioni sulla redditività di tale offerta. E la rottura di un contratto in assenza di guerra e azioni militari è, in sostanza, una questione puramente legale. In tal modo, tra il 20 giugno e il 24 luglio 2014, in sostanza, abbandonando le loro unità, i militari mobilitati non possono essere considerati disertori. E se all’inizio l’analfabetismo giuridico e la tregua hanno portato ad ignorare tale possibilità, con l’offensiva di luglio l’ondata di “disertori” e “MIA” ha iniziato a crescere, raggiungendo il punto in cui i militari del raggruppamento armato ucraino hanno iniziato ad abbandonare le posizioni, entrando su convogli di APC in territorio russo, al fine di rompere il contratto e di cedere lo status di militari. Tuttavia, la mobilitazione ha anche obiettivi secondari. Si deve rilevare che l’essenza della mobilitazione è diversa dalle precedenti, questa volta. Nelle precedenti, 71 unità militari furono mobilitate. In maggioranza unità militari, senza contare le 6 unità di frontiera del Servizio di Stato della Guardia di frontiera dell’Ucraina, 3 battaglioni di volontari della riserva e 9 unità della Guardia Nazionale ucraina, 53 unità militari delle Forze Armate dell’Ucraina. Si deve notare che tra le unità militari mobilitate delle FAU, in maggioranza (29) sono battaglioni della difesa territoriale. Le unità di supporto militare (genieri, logistica, riparazioni, comunicazioni, medico-infermieristico) effettivamente non furono mobilitate. Le loro attività furono sostituite da personale non schierato delle unità e dall’uso di strutture oligarchiche e volontari civili. Quindi, l’attività militare delle truppe di spedizione aveva l’aspetto di un’organizzazione commerciale. Da lunedì a venerdì gli impiegati in divisa fecero largo uso di outsourcing, raccogliendo e consegnando il materiale per attuare le operazioni militari, dopo di che, nei fine settimana i raggruppamenti armati ucraini combattevano. Se le risorse venivano lasciate, le azioni militari attive continuavano il lunedì-martedì. Qualsiasi deviazione dal normale funzionamento in tempo di pace, gravi perdite in feriti o materiale danneggiato, creare una testa di ponte o un’importante roccaforte, interrompeva  immediatamente le operazioni. La nuova fase della mobilitazione comprende il dispiegamento di 15 unità militari e 44 unità di supporto alle operazioni, si suppone per compensare l’indebolimento delle capacità da combattimento delle unità ed alte perdite attese, con rinforzi, evacuazione, cure e riparazioni. Si deve notare che le unità sostitutive non sono state dispiegate. Quindi, numerose unità di prima linea sono rimaste nei luoghi di dislocazione permanente per sostituire e compensare le perdite. Questo sistema è promosso da due fattori. Primo, c’è la ragione legittima di evitare di inviare al fronte gli ufficiali e soldati più eccentrici delle unità mobilitati. In secondo luogo, la carenza di materiale da schierare, cosa che verrà descritta di seguito. Naturalmente nelle FAU, a differenza della GNU, è impossibile organizzare una corretta sostituzione, e il problema non è stato ancora indicato. Tuttavia, sostituire correttamente le perdite con tale sistema è anche impossibile. E le perdite aumentano; le perdite sanguinose di luglio hanno superato le perdite di giugno di un terzo.  E luglio è ancora lungi dall’essere finito. Ecco perché le FAU devono aumentare il personale supplementare sostituendo quello eliminato.

tnSenso e prognosi dei risultati della terza fase della mobilitazione
Si deve notare che le fasi precedenti della mobilitazione non hanno mobilitato tutte le unità militari.  E la nuova fase della mobilitazione non sarà di molto aiuto. Naturalmente, nessuno può impedire un’ulteriore dispiegamento dei battaglioni della difesa territoriale, dotati di autobus scolastici invece che di blindati. E la situazione dei blindati è tale che di fatto una sola brigata del genere è stata mobilitata. Sulla carta, le forze di terra, la marina e le brigate aviotrasportate altamente mobili avevano 723 carri armati e 2426 blindati. Inoltre, 400 semoventi di artiglieria dovrebbero esservi aggiunti. Naturalmente, le informazioni su quanti ne siano operativi resta un importante segreto militare del regime di Kiev, come quanti di essi potrebbero essere effettivamente riparati. Ma ricorrendo agli esempi storici si può avere una stima abbastanza precisa, senza sbirciare nei documenti segreti del regime di Kiev. Si deve capire che la stragrande maggioranza dei blindati ed automezzi ha 23 o più anni (ad esempio, dei 3000 veicoli della GNU, il 70% ha più di 30 anni).  Mantenere operativi motori e telai è sempre più difficile (anche se sono semplicemente depositati). Qui per esempio c’è una testimonianza oculare sullo stato dell’equipaggiamento del battaglione motorizzato in Crimea. “Nel battaglione, su 130 autoveicoli solo 9 erano più o meno operativi (e anche tra essi, durante un viaggio di 50 km, 3 dovettero essere rimorchiati)”. Cioè solo il 7% dei veicoli era operativo. Naturalmente, si trattava di un’unità motorizzata, e i pezzi di ricambio dei veicoli proveniva dal mercato rispetto ai pezzi di ricambio per mezzi corazzati. Naturalmente, era un’unità di base. Tuttavia, ciò dà un’idea della situazione operativa dei materiali. Non ci sono molti esempi di un Paese in guerra pur non avendo effettivamente nessun equipaggiamento militare di età inferiore ai 20 anni, e anche con una piuttosto prolungata manutenzione trascurata. Anche l’esperienza Sovietica nella Grande Guerra Patriottica non va bene, qui. L’arsenale militare in realtà aveva meno di 20 anni ed era circa tre volte più giovane. È molto difficile incolpare la dirigenza dell’URSS per negligenza. Tuttavia, qualcosa si può realmente imparare dalla storia. Ad esempio, i carri francesi Renault F-18 furono accettati nell’esercito francese nel 1918. Ve ne furono 3177. Nel 1940 solo 832 erano operativi, circa un quarto di tutta la flotta, e più di un migliaio di mezzi fu radiato in quel momento. Sulla base di questi fatti, possiamo trarre alcune conclusioni. Queste conclusioni effettivamente penderebbero contro la parte ucraina, perché i francesi ebbero migliore cura del loro equipaggiamento militare tra le due guerre, e 23 anni erano l’età massima, mentre in Ucraina 23 anni sono effettivamente l’età minima.
La flotta corazzata ucraina, dopo il taglio inevitabile per via del Trattato CFE, era pari a 4000 carri armati, 5000 APC e IFV, 1300 semoventi di artiglieria. Di conseguenza, la stima potenziale dei corazzati nei raggruppamenti armati dell’Ucraina è circa 1000 carri armati, 1300 APC e IF, e 350 sistemi di artiglieria semoventi, sarebbe ragionevole. Tuttavia, questa stima è soggetta a determinate correzioni. Prima di tutto sui carri armati. Dei 1300 carri armati T-72, 700 furono venduti all’estero.  Naturalmente, ciò a spese della cannibalizzazione dei restanti 600, soprattutto riguardo ai motori.  Naturalmente è possibile mettere un motore made in Ucraina in un T-72. Tuttavia, l’Ucraina non può che produrre che qualche decina di motori al mese, ed è meglio metterli negli scafi dei corazzati disponibili, i T-64. La situazione dei T-80 con il loro motore a turbina è anche peggiore. Quindi, in realtà si può parlare di circa 550-600 T-64. Riguardo l’artiglieria semovente, si deve rilevare che i Gvozdika sono in disarmo e re-impiegarli richiede altri veicoli. Il fatto è che i mezzi dei depositi non sono effettivamente degni di riparazione ed è necessario parlare di uno vero e proprio restauro, come viene particolarmente evidenziato dal seguente fatto. Il deposito di Artjomovsk ha diverse centinaia di blindati. Il deposito è rimasto in mano alla milizia per più di due mesi, divenendo oggetto di attacchi regolari. In questo periodo, non un singolo veicolo corazzato è stato utilizzato per difendere la base. Il discorso sul recupero dei circa 1000 blindati, presumibilmente nelle fabbriche ucraine, negli ultimi 3 mesi, si abbina perfettamente alla differenza tra veicoli  effettivamente operativi all’inizio della spedizione punitiva e veicoli che possono essere riparati utilizzando risorse interne e l’invio di qualche pezzo di ricambio. Si deve notare che video e foto della zona confermano che l’operazione dell’attuale spedizione delle congregazioni armate dell’Ucraina fa largo uso di vari surrogati di blindati. Quindi, possiamo dire che i distaccamenti di carri armati potrebbero essere rafforzati sulla carta all’80%, quelli meccanizzati e altamente mobili al 55%, d’artiglieria semovente al 90%. Non c’è nulla di sorprendente che in tale stato delle cose si possano usare solo 12 battaglioni meccanizzati su 25 per la spedizione punitiva. E i rimanenti, se saranno probabilmente usati correttamente, combatteranno con una quantità limitata di blindati. Inoltre, si deve notare che una parte significativa di questa flotta corazzata è andata perduta. In Crimea, la marina aveva 40 carri armati, 199 IFV e APC (complessivamente 279 blindati). Secondo i media ucraini, 184 veicoli corazzati della marina ucraina non sono stati poi restituiti dalla Russia. E’ anche vero che la stessa parte ucraina ha annunciato che 121 blindati furono effettivamente trasferiti entro il 27 maggio. Tale informazione è sconcertante, perché i numeri non corrispondono. A quanto pare, tra i 30 e 70 blindati sono stati trasferiti dalla Russia all’Ucraina, di cui vi erano documenti ufficiali. Ma in Ucraina sono andati persi. Qualcuno in Ucraina a quanto pare li ha trovati. Niente di sorprendente per un Paese in cui s’è verificato il collasso dello Stato. Nel frattempo, vi sono insinuazioni secondo cui i veicoli corazzati della Crimea siano stati trasferiti alla parte ucraina tra il 27 maggio e il 17 giugno. È possibile che siano andati persi. Con lo stesso livello di fiducia, si può stabilire il saldo del raggruppamento armato ucraino, con equipaggiamenti per 3 battaglioni meccanizzati, 2 aeroportati, 1 corazzato e 1 squadrone di semoventi d’artiglieria, inviati nei pressi del confine con la Russia. Come risultato, lo stato dei blindati dei battaglioni meccanizzati delle truppe della spedizione si ridurrà al livello dei battaglioni delle forze aviotrasportate, da 42 a 22 AFV. E aumentare tali cifre sarà molto difficile, poiché l’equipaggiamento non solo subirà perdite nei combattimenti, ma verrà utilizzato da equipaggi la cui preparazione è assai al di sotto della norma. Ci sono anche alcuni problemi con i veicoli da trasporto esteri. In primo luogo perché la flotta dei principali veicoli corazzati ucraini è unica. T-64 e BMP-2 non sono presenti in gran numero negli eserciti della NATO. E in luoghi in cui vi sono riserve per i sistemi dell’esercito ucraino, T-72 e BMP-1 sono molto diversi dai mezzi di base sovietici. E così mantenere segrete tali operazioni sarà estremamente difficile.

79-1Usare i risultati della mobilitazione
Dopo aver completato la terza fase della mobilitazione, l’Ucraina non avrà più di 38 battaglioni di fanteria con pochi blindati. E’ possibile aggiungervi altri 29 battaglioni della difesa territoriale senza blindati ed armi pesanti. Non ci saranno più di 50 compagnie carri (di 10 mezzi ciascuna), 14 squadroni di obici semoventi (dai calibri di 122mm e 152mm), uno squadrone di cannoni semoventi di sostegno “Nona” (18 veicoli). Inoltre 10 squadroni di MLRS “Grad”, 3 squadroni di “Uragan” e “Smerch”, 2 squadroni di “Pjon” e “Giatsint” (12 veicoli ciascuno). È più difficile valutare lo stato dell’artiglieria trainata. Ma bisogna considerare che con il pieno dispiegamento del personale delle due brigate d’artiglieria, non ci saranno più di dieci squadroni. Complessivamente, circa 690 pezzi d’artiglieria e tubi lanciarazzi. Le capacità delle FAU sopra descritte sono limitate e ovviamente non saranno complete dopo l’emanazione del prossimo ordine di mobilitazione. Tutto il contrario. Tale emanazione sarà solo un punto di partenza per le suddette misure. Il livello precedentemente descritto si avrà non prima di un mese, come suggerito dall’esperienza delle mobilitazioni precedenti. Nell’immediato la principale fonte delle capacità militari del corpo di spedizione saranno i battaglioni della difesa territoriale che entreranno in prima linea. Oggi 5 battaglioni territoriali sono stati gettati in combattimento (12.mo “Kiev” e 24.mo “Ajdar” a nord di Lugansk, 34.mo “Kirovograd-2″ e 39.mo “Dnipro-2″ a nord di Donetsk, 5.to “Prikarpate” nell’area di Amvrosievka). Inoltre, altri 6 battaglioni sono in servizio (9.no “Vinnitsa” a sud della regione di Donetsk, 40.mo “Krivbass” a ovest della regione di Donetsk, 10.mo, 13.mo, 15.mo e 22.mo a nord della RPL). A giudicare dalla densità delle forze di occupazione a nord della RPL, vi sono motivi per supporre che il numero di battaglioni della difesa territoriale sul territorio della RPD è assai superiore a 2 ed ammonti a 6-8, tenendo presente la necessità probabilmente d’occupare l’area  Slavjansk – Kramatorsk – Artemovsk. Inoltre, occupare l’area Rubezhnoe – Lisichansk – Severodonetsk richiederà non meno di 2 battaglioni, e la zona Popasnaja – Pervomajsk – Stakhanov – Brjanka altri 2. Dopo tali misure, le autorità di Kiev non avranno più di 10 battaglioni a disposizione.
Si deve notare che l’occupazione è effettuata non solo dai battaglioni della difesa territoriale. Effettivamente questi distaccamenti non entrano negli insediamenti, perché si dissolverebbero  immediatamente tra la popolazione locale. Controllano i posti di blocco, circondano i centri urbani e le basi. Ma anche qui il personale delle FAU viene mescolato ai distaccamenti della GNU.  Soprattutto reparti congiunti di unità specializzate motorizzate militari della polizia sono utilizzati per tale scopo. Il loro rapporto è di circa un plotone della GNU per ogni compagnia delle FAU. Gli effettivi complessivi di tali distaccamenti della GNU nella zona d’operazione è circa 3000 elementi o 100 plotoni. A differenza delle FAU, vengono sostituiti regolarmente (un mese e mezzo) e ricevono stipendi e benefici decenti. Garantiscono la sicurezza interna ne posti di blocco e  guarnigioni delle FAU. La sicurezza esterna è data principalmente da fortificazioni e blindati leggeri della GNU. Si deve rilevare che la GNU fornisce non solo il grosso degli effettivi. Queste formazioni operano con gli stessi principi nei posti di blocco e in prima linea. Nelle città e cittadine l’ordine è imposto dai battaglioni speciali. Complessivamente vi sono 27 battaglioni e 5 compagnie con sulla carta 5660 effettivi. E anche se non sono inquadrati, non ci sono motivi per supporre che la terza fase della mobilitazione gli permetterà di raggiungere il pieno organico. Non ci sono informazioni sulla rotazione di tali distaccamenti, oggi, e le loro condizioni sono sufficientemente confortevoli per non richiedere tale rotazione. Tuttavia, la sostituzione dell’unità non può essere esclusa totalmente. In questo momento è noto che 12 battaglioni e 1 compagnia di tali distaccamenti sono stati inviati nella zona di operazioni. Hanno nomi famosi: “Azov”, “Artjomovsk”, “Shakhtjorsk”, “Dnipro-1″, “Shtorm”, “Lugansk”, “Kievshina”, “Slobozhanshina”, “Kiev-1″, “Kharkov-1″, “Chernigov”, “Nikolaev” e “Kharkov-2″. Tali reparti collaborano strettamente con i reparti speciali della SBU nei territori occupati. Incontrarli sul fronte è improbabile (non vogliono esservi per nulla), e per sbaragliarli bisogna compiere incursioni partigiane nelle città da essi occupate, come è stato fatto a Lisichansk. I battaglioni dei volontari di riserva (in totale 3) sono distaccamenti militari della GNU, il primo dei quali attualmente è a riposo. Il terzo battaglione di riserva della GNU era formato da personale del 25.mo battaglione della difesa territoriale “Donbas”. Ora non c’è un tale battaglione nelle FAU, c’è solo una compagnia “Donbas” formato dal 24.mo battaglione della difesa territoriale “Ajdar”. Il nuovo 25.mo battaglione della difesa territoriale è stato costituito nella regione di Kiev e si chiama “Kiev Rus“. Oltre ai 3 battaglioni della riserva, l’operazione militare in prima linea viene svolta anche dai gruppi tattici costituiti dalle forze speciali della Guardia Nazionale ucraina, per un totale di 200 elementi ciascuno. Vengono sostituiti regolarmente ogni mese e mezzo, quindi il loro numero totale in prima linea non supera i 7. In prima linea vi sono 32 battaglioni di fanteria, 25 compagnie carri armati, 15 squadroni di artiglieria, 7 squadroni di MLRS “Grad“, 5 squadroni di artiglieria pesante e 30 compagnie da ricognizione e operazioni speciali; complessivamente l’organico sulla carta è di 35000 effettivi, inclusa la sussistenza. Considerando perdite e disertori, oggi non sarebbero più di 30000, così schierati sul fronte in questo momento:
a nord-ovest di Lugansk – 7 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
aeroporto di Lugansk – 3 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
tra Chervonopartizansk e Djakovo – 4 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
tra Marinovka e Starobeshevo – 4 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
nord-ovest di Donetsk – 5 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
presso Gorlovka – 3 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
settore di Popasnaja – Lisichansk – Severodonetsk – Krasnij Liman – Jampol – 5 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo.
Mentre i combattimenti si svolgono nell’ampia zona urbana, i battaglioni saranno utilizzati sempre meno. Le compagnie saranno più comuni, con un significativo rinforzo di carri armati. Tuttavia, gestirle non sarà facile, anzi sarà più difficile. Un netto successo potrà essere raggiunto soltanto con un’azione coordinata tra diversi gruppi, reparti da ricognizione e batterie degli squadroni di artiglieria assortiti. È un’operazione a livello di brigata, non di battaglione. Per ora gli sforzi delle truppe della spedizione saranno volti contro i reparti della milizia più deboli e isolati, con l’obiettivo di evitare di vincolare le proprie forze nell’assedio a tali posizioni. I battaglioni possono essere utilizzati per smembrare le comunicazioni della milizia su:
Pervomajsk – Stakhanov – Alchevsk;
Alchevsk – Zorinsk – Debaltsevo – Enakievo;
Khartsitsk – Shakhtjorsk – Torez – Snezhnoe;
Antratsit – Rovenkij – Sverdlovsk;
separare Krasnodon da Lugansk.
Solo la sconfitta della spedizione punitiva nell’assalto alle città indicate può impedire operazioni di tale tipo. Per raggiungere questo obiettivo, in ogni caso, è necessario rischiare gruppi miliziani da  500 elementi, con 50-60 granatieri qualificati e 20 armi da supporto per fanteria (ATGM, MANPADS, AGL, mitragliatrici e mortai pesanti).

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64a037ecc63c0d7ab77291e13645de84Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia salva l’Iraq

L’Iraq salvato dalla Russia da una guerra civile come quella in Siria?
Valentin Vasilescu Reseau International 13 luglio 2014

????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Chi ha addestrato i ribelli islamici del SIIL, ben armati ed appositamente preparati all’uso di efficaci sofisticate armi anticarro e alle condizioni specifiche del combattimento urbano nelle città irachene? Nel marzo 2013, Der Spiegel riferì che istruttori delle forze speciali statunitensi furono schierati dal febbraio 2012 nella base militare di Safawi, nel nord della Giordania. Casualmente, il dispiegamento militare statunitense in Giordania avvenne subito dopo l’incontro tra Hillary Rodham Clinton e re Abdullah II di Giordania, il 18 gennaio 2012. Safawi è la base utilizzata dagli statunitensi per addestrare i ribelli islamici cosiddetti “moderati”, nell’ambito del piano segreto di Stati Uniti e alleati per aiutare gli insorti a combattere contro il regime del Presidente Bashar al-Assad. L’addestramento dei combattenti islamici a Safawi fu la prima informazione a filtrare a smentiva il discorso ufficiale che affermava che Washington non aveva legami con i gruppi estremisti nemici. Gli Stati Uniti addestrarono in Giordania, nel 2012-2013, più di 200 ribelli, tra cui membri dello Stato Islamico dell’Iraq e Levante, in particolare all’uso delle armi anticarro e nei combattimenti urbani. Successivamente, il Guardian integrava le informazioni di Der Spiegel, affermando che altri ribelli islamici furono addestrati da istruttori delle forze speciali inglesi e francesi, in un’altra base nel sud della Giordania. Ad integrazione di tali informazioni, WND.com  rivelò l’esistenza di un terzo campo di addestramento del gruppo Stato Islamico dell’Iraq e Levante (SIIL), oltre ai due in Giordania, sotto la supervisione di istruttori degli eserciti di Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Tale base non è lontana dalla base aerea di Incirlik, nei pressi di Adana in Turchia. La base aerea di Incirlik è utilizzata dall’esercito turco e dall’esercito degli Stati Uniti e si trova 40 km ad ovest del terminale petrolifero di Ceyhan, sul Mar Mediterraneo.
I combattenti del SIIL sorprendono per le loro attrezzature, pari a quelle dell’esercito iracheno.  Sono dotati di mimetiche statunitensi con giubbotti antiproiettile e dispongono di visori notturni statunitensi AN/PVS-7. Le armi leggere sono i fucili d’assalto M-16 con lanciagranate M-203 da 40 mm già montati, e mitragliatrici M60E3. È l’equipaggiamento standard dei soldati statunitensi. La difesa antiaerea è fornita dai missili statunitensi FIM-92C Stinger, e la mobilità delle subunità del SIIL è facilitata da diversi mezzi, quali blindati Humvee, MRAP e APC. Tutte queste armi sono state acquisite dopo l’attacco a sorpresa e la conseguente cattura di Mosul, nel nord dell’Iraq, dove vi sono depositi di attrezzature, armi e munizioni della 2.nda Divisione di fanteria irachena, responsabile della difesa del settentrione. Poiché tali obiettivi militari della 2.nda Divisione di fanteria erano supportati da plotoni di carri armati statunitensi M1A1 Abrams appartenenti alla 36.ma brigata corazzata, i combattenti del SIIL si dotarono di mezzi anticarro, dimostrando  competenza nel loro uso. Sul posto, 28 carri armati furono distrutti, di cui 5 crivellati dai proiettili anticarro sparatigli contro. E ancora, il SIIL non ha utilizzato i missili anticarro a guida laser 9M133 Kornet che possono penetrare la corazza per 1000-1200 mm a una distanza di 8000 m, per la semplice ragione che non avevano molti. Al contrario, il SIIL aveva lanciagranate portatili RL90 M95 (versione modernizzato del M79 OSA) fabbricati in Croazia, che possono penetrare 400 mm di corazza. Il RL90 M95 fa parte dell’arsenale consegnato ai ribelli islamici in Siria dalla Croazia, Paese membro della NATO, su richiesta di Hillary Clinton, segretaria di Stato degli Stati Uniti.
Nel luglio 2008, la Defense Security Cooperation Agency degli Stati Uniti approvò la richiesta irachena per l’acquisto di armi per un valore di decine di miliardi di dollari. La maggior parte delle armi apparteneva da decenni alle forze armate statunitensi. Verso la fine del 2012, l’esercito iracheno acquisiva:
140 carri armati M1A1 Abrams
64 veicoli blindati M1151A1B1 Hummer
92 veicoli M1152
centinaia di APC
I tre battaglioni corazzati della 36.ma Brigata abbandonarono i carri armati sovietici per essere equipaggiati con carri armati statunitensi M1A1. L’attacco alla guarnigione a Mosul dimostra che i carri armati statunitensi M1A1 Abrams non sono immuni alle armi meno costose, anche se gli Stati Uniti si vantavano, fino a quel momento, che i loro carri armati fossero invulnerabili. Dopo l’occupazione dell’Iraq da parte dell’esercito degli Stati Uniti, tutti gli aviogetti MiG-21, MiG-23, MiG-29, Su-22, Su-24, L-39, Mirage F-1Q e gli elicotteri d’attacco Mi-24 rimasti illesi dopo i bombardamenti furono demoliti dalle truppe di occupazione. Al contrario, gli Stati Uniti permisero all’Iraq di acquistare:
36 aerei turboprop d’attacco al suolo Beechcraft AT-6B Texan II
8 aeromobili con motori a pistoni Cessna 208 Caravan, adattati al lancio di missili anticarro
10 elicotteri da ricognizione Bell OH-58 Kiowa
24 elicotteri civili Bell 407
Gli elicotteri sono armati con mitragliatrici e razzi. Durante i combattimenti contro i gruppi del SIIL, 6 elicotteri di produzione statunitense sono stati abbattuti dalle armi pesanti dei ribelli, perché privi di protezione. Il primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi ha cercato l’aiuto della Russia per combattere il terrorismo, acquistando un primo lotto di 12 elicotteri corazzati Mi-35, che ora sopportano il peso della lotta contro il gruppo SIIL. Oltre agli equipaggiamenti di cui sopra, l’esercito iracheno è stato dotato dagli statunitensi di:
10 aerei da ricognizione Beechcraft 350 King Air
18 velivoli monomotori giordani Seabird SBL-360 Seeker/Westar dotati di sensori (velocità massima 207 kmh)
6 velivoli da trasporto C-130J Hercules.
Tutti questi mezzi si sono rivelati vulnerabili al fuoco delle mitragliatrici pesanti e ai missili portatili, pertanto inefficaci contro colonne e piccoli gruppi in movimento dei jihadisti del SIIL. Anche se nel marzo 2009 il governo iracheno comprò e ricevette l’approvazione del Congresso per l’acquisto di uno squadrone di 18 F-16E/F Block 60 o F-16 C/D Block 52+ (Desert Falcon) oggi nessuno di essi è ancora stato consegnato dagli Stati Uniti. Pressato dall’offensiva del SIIL, il primo ministro iracheno ha fatto di nuovo appello alla Russia, il 25 giugno 2014, ricevendo i primi 3 dei 5 velivoli d’attacco al suolo Su-25, armati e pronti al combattimento, che prenderanno parte ai combattimenti a 3-4 giorni dall’arrivo. Il 28 giugno 2014, sulla pagina facebook del primo ministro iracheno, apparve l’annuncio relativo alla fornitura dei 6 velivoli Su-30K, parte dei 12 Su-30K e 5 Su-25 che costituiscono il contratto da 500 milioni di dollari firmato con la Russia.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché il dominio militare degli Stati Uniti sta svanendo

Mackenzie Eaglen National Interest 30 giugno 2014

F-35_PinottiSi è spesso detto che il Congresso odia tagliare o cancellare sistemi d’arma, di solito per motivi connessi a lavoro ed elezioni. Ma i fatti dimostrano che il Congresso assai probabilmente limiterà l’acquisto di nuovi mezzi militari piuttosto che sbarazzarsi o ritirare il materiale obsoleto. Tale tendenza è sempre più problematica per l’esercito statunitense. In molti settori i margini tradizionali della supremazia tecnologica militare degli Stati Uniti sono in declino. Troppo spesso i politici pensano che la sfida emergente potrà essere affrontata nei prossimi anni. Ma come è stato documentato e dichiarato da molti alti funzionari del Pentagono, lo scorso anno, il calo della superiorità militare degli Stati Uniti è ormai un problema del “qui e ora”. Frank Kendall, sottosegretario per l’acquisizione, tecnologia e logistica, di recente ha detto “Sono molto preoccupato dall’erosione della superiorità tecnologica e dalla strada presa. [...] Sono passati 20 anni dalla fine della guerra fredda (e) dalla presunzione degli Stati Uniti di esser tecnologicamente superiori sul piano militare. Non credo che sia un presupposto sicuro. In realtà, credo che ci siamo compiaciuti e fatti distrarre negli ultimi dieci anni dalla lotta contrinsurrezionale“. Il comandante della flotta del Pacifico ammiraglio Sam Locklear ha ribadito lo stesso punto, di recente, notando “Il nostro predominio storico di cui molti di noi in questa stanza si compiacciono, è in diminuzione, non c’è dubbio“. Ora che i bilanci della Difesa per il quarto anno diminuiscono, la tendenza a finanziare il vecchio avviene sempre più a spese del nuovo. Acquisire materiale vecchio non è un piano statico o passeggero, ma avanza con l’invecchiare degli equipaggiamenti, divenendo sempre più costoso mantenerli. Tali restrizioni iniziano a colpire gli investimenti per l’innovazione e le forze future, e il loro margine sul campo di battaglia.
Negli ultimi dieci anni, il Congresso ha approvato la fine e risoluzione anticipata di molte armi, grandi e piccole. Continuare con il materiale ereditato o già esistente si dimostra sempre più difficile per i leader del Pentagono. Si veda il disegno di legge per il finanziamento della Difesa approvato dalla Camera per il 2015, per esempio. L’F-35 Joint Strike Fighter è fondamentale nei piani di modernizzazione di Air Force, Marine Corps e Navy. Eppure, con il permanere del sequestro del budget, il Pentagono è costretto a ridurne l’acquisto rispetto allo scorso anno, passando da 42 F-35 previsti per il 2015 a soli 34, secondo l’ultimo bilancio del presidente. La Camera dei Rappresentanti ha deciso tale piccolo lotto di F-35 senza alcuna resistenza nella sua NDAA, e sostenuto i tagli, anche se di 4 aerei invece di 8, nell’ultima finanziaria per la Difesa per il 2015. L’F-35 è un caccia multiruolo destinato a sostituire molte vecchie cellule tra cui l’A-10 Warthog, in servizio da quasi 40 anni. Come con l’F-35, il Pentagono è costretto a proporre netti tagli sull’A-10, a causa del quasi sequestro del budget promulgato dal Congresso. Eppure, a differenza dell’F-35, i tagli all’A-10 hanno generato dibattiti e azioni al Congresso in quanto  i legislatori ne hanno respinto il ritiro. Se il Congresso vieta al Pentagono di radiare l’A-10, con i tagli sul bilancio incombenti l’Air Force sarà costretta a togliere fondi ad altre priorità, come gli aeromobili e forse anche l’F-35. Le reazioni molto diverse del Congresso ai tagli proposti per A-10 ed F-35 dimostra che è più rapido e politicamente facile ridurre, annullare o ritardare lo sviluppo o la produzione di nuove armi che sbarazzarsi di quelle esistenti. Tale approccio da “uccello in mano”  del Congresso, infine impone la necessità di ridurre, rinviare o eliminare i programmi più recenti per comprare materiale obsoleto che invecchia.
Il Congresso detiene l’importante ruolo di supervisore del bilancio per la sicurezza nazionale.  Eppure, nonostante le frequenti caricature sul Congresso che sosterebbe esclusivamente nuove costose armi, al di sopra di ogni altra cosa, la realtà è che i parlamentari sono spesso scettici sui nuovi programmi e tendono a far quadrato attorno ai vecchi sistemi che il Pentagono si propone di sbarazzare. Mentre le ultime versioni della finanziaria della Difesa attraggono l’attenzione bloccando una varietà di piani militari, tra cui la proposta radiazione di A-10 e aerei spia U-2, così come la naftalina per 11 incrociatori e 3 navi anfibie, lo scetticismo congressuale sulla radiazione  proposta non è recente. Nel 2001, il Congresso vietò la radiazione dei sottomarini classe Los Angeles ed Ohio, a meno che non fossero considerati insicuri. Nel 2005, il Congresso bloccò la radiazione dei caccia stealth F-117 impiegati nel 2004, così come tutti i modelli dell’aerocisterna KC-135E. Il Congresso rafforzò tale posizione l’anno successivo, ancora bloccando il ritiro di KC-135E e F-117. Nel 2011, il Congresso impedì alla Navy di radiare il velivolo spia EP-3E. Nel 2013 e 2014, il Congresso respinse la proposta del Pentagono di radiare gli incrociatori e le navi d’assalto anfibio della Navy (con una sola eccezione), così come del velivolo RQ-4 Block 30 Global Hawk. Altre azioni del Congresso per limitare l’abbandono dei sistemi, dal 2001 riguardano i velivoli cargo C-5 e C-130E, e i bombardieri B-1 e B-52.
A suo credito, in molti dei casi in cui il Congresso ha bloccato il ritiro, poi lo permise gradualmente. Ad esempio, anche se bloccò il ritiro dei KC-135E nel 2005 e 2006, nel 2007 autorizzò l’Air Force a ritirarne 29 e 85 nel 2008, in subordine ai progressi dello sviluppo di un tanker di nuova generazione. Allo stesso modo, mentre il Congresso impedì il ritiro dei B-1 nel 2012, rilassò la posizione nel 2013 autorizzando il Pentagono a ritirarne 6. Questi graditi passaggi danno al Pentagono più autorità sul proprio bilancio. Eppure il ritiro dilatorio e limitato ha un costo reale: il Pentagono è stato costretto a risparmiare altrove dollaro-per-dollaro sul suo bilancio, riducendo altre capacità militari e interrompendo i piani del dipartimento della Difesa. Nel frattempo, il Congresso ha spesso dato ai dirigenti del Pentagono un ampio margine di manovra nel limitare ed escludere programmi per equipaggiamenti più recenti. Gli esempi più notevoli si ebbero nel 2010 e 2011, quando il segretario alla Difesa Robert Gates propose l’annullamento o la cessazione della produzione di armi come il caccia F-22, il velivolo cargo C-17, l’incrociatore CG(X), il motore alternativo F-136, l’elicottero da ricerca e salvataggio in combattimento dell’Air Force, l’elicottero presidenziale VH-71 e il Future Combat Systems dell’Army. Altri programmi ad alto profilo chiusi di recente sono l’elicottero Comanche, l’aereo da ricognizione PE-X, l’obice semovente Crusader, l’Expeditionary Fighting Vehicle, l’Advanced SEAL Delivery System e l’aereo da trasporto C-27J. Mentre nel caso del C-27J il Pentagono poté salvare qualcosa trasferendo 7 velivoli dall’Air Force allo Special Operations Command e 14 alla Guardia Costiera, troppo spesso, come ad esempio con il Comanche e l’EFV, il dipartimento della Difesa ha speso miliardi di dollari senza mettere in campo dei sistemi operativi. I sistemi di difesa missilistici sono stati duramente colpiti con cancellazioni o la fine di Multiple Kill Vehicle, Kinetic Energy Interceptor, Airborne Laser, Area Theater Ballistic Missile Defense della Navy e Third Generation Infrared Surveillance. Egualmente, molti sistemi satellitari sono stati anche oggetto dei tagli, compresi National Polar-Orbiting Operational Environmental System e Transformational SATCOM System dell’Air Force. I sistemi di alto profilo non sono stati i soli programmi di sviluppo o produzione presi di mira dalla leadership del Pentagono e Capitol Hill. Sistemi ancora più piccoli sono stati ridotti, eliminati o uccisi, compresi Aerial Common Sensor dell’Army, Advanced Deployable System della Navy, Precision Tracking Space Sensor e Surface-Launched Advanced Medium Range Air-to-Air Missile. Mentre chiaramente alcuni divieti di ritiro ed alcune cancellazioni di armi possono essere stati prudenziali, il vecchio travisamento secondo cui il Congresso non incontrasse un nuovo sistema che non gradisse, semplicemente non è preciso. La realtà è che il Congresso fa blocco nel proteggere gli equipaggiamenti in uso da anni piuttosto che comprarne di nuovi. Mentre di tanto in tanto è sano, tale istinto ad opporsi all’intenzione di abbandonare materiale oramai vecchio minaccia di rendere ancora più anemici i piani di modernizzazione delle forze armate USA. Peggio ancora, tale  preferenza sottrae sempre più dollari in favore di sistemi sempre meno efficienti. Nel lungo periodo, l’incapacità del Congresso di cambiare lo status quo erode la prontezza dei militari al prossimo scontro, ipotecando il futuro per il presente. Alla fine, i responsabili politici dovranno ristabilire l’equilibrio nel portafoglio del dipartimento della Difesa, per garantire adeguatamente che le forze di domani abbiano le migliori attrezzature, proprio come quelle che utilizzavano in precedenza.

314049Mackenzie Eaglen collabora al Marilyn Ware Center for Security Studies presso l’American Enterprise Institute.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA alimentano la guerra civile in Ucraina con la disinformazione

Valentin Vasilescu Reseau International 17 giugno 2014
T-64B1_UkrainianArmy_Crimea_Mar2014_1Gli Stati Uniti affermano che la Russia ha fornito agli insorti federalisti dell’Ucraina orientale carri armati T-64 occupando i valichi di frontiera. Un’enorme bugia statunitense. E il segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, ha detto di avere informazioni secondo cui gruppi filo-russi in Ucraina sono dotati di “armi pesanti dalla Russia, tra cui carri armati“, illustrando immagini  satellitari privi di rilevanza che mostrano carri armati russi T-72M, da 48 tonnellate (dalla silhouette diversa del T-64, che pesa solo 37 tonnellate), a decine di chilometri dal confine russo-ucraino, nella regione di Rostov. Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha esortato, in tono imperativo, la Russia a fermare il flusso di armi e combattenti per l’Ucraina. L'”etica” del predicatore Barroso, colui che contribuì a rilanciare la guerra civile nell’ex-colonia portoghese dell’Angola a metà degli anni ’90 attraverso il “Piano Bicesse”, rifornendo i ribelli dell’UNITA di armi di contrabbando dalle colonie statunitensi dell’Europa dell’Est, tra cui sistemi missilistici terra-terra FROG-3 e FROG-7b romeni capaci di trasportare una testata di 450 kg di esplosivi a una distanza di 70 km.
Tale disinformazione del dipartimento di Stato degli Stati Uniti guida la propaganda occidentale nelle colonie statunitensi dell’Europa dell’Est, presentandosi da notizia sensazionale. A sostegno delle affermazioni occidentali, un video girato a Donetsk è stato messo on-line, in cui appare una colonna di veicoli militari federalisti, tra cui vari carri armati T-64 da 37 tonnellate, differenti nella forma e nel peso dal T-72 (48 tonnellate). I carri armati T-64 furono sviluppati da Aleksandr Morozov, ingegnere capo dell’ufficio studi dell’impianto Malyshev di Kharkov, Ucraina. Qui fu prodotto questo carro armato entrato in dotazione dell’URSS nel 1967 e che i sovietici non hanno mai esportato. C’è un dettaglio passato sotto silenzio scandalosamente scioccante, l’esercito russo non ha più carri armati T-64, avendoli rimossi dal loro arsenale subito dopo la prima guerra in Cecenia. Nel periodo 1996-2007, 3000 carri T-64 furono smantellati e fusi. Altrettanto importante è sapere che dopo l’indipendenza dell’Ucraina nel 1991, 2345 carri armati T-64 quasi nuovi entrarono nell’arsenale dell’esercito ucraino. Attualmente, l’Ucraina ne ha 600, sottoposti a vari processi di modernizzazione. Inoltre, dall’inizio della cosiddetta operazione antiterrorismo, l’esercito ucraino ha schierato a Donetsk, Slavjansk, Kramatorsk, Marjupol 2-3 battaglioni corazzati con 80-100 carri armati T-64. Donetsk è a 150 km ad ovest del confine con la Russia. Tra la città e il confine è stato creato un dispositivo di filtraggio delle forze armate ucraine che partecipano alla cosiddetta operazione antiterrorismo, da Slavjansk-Kramatorsk (regione nord di Donetsk) a Marjupol (zona sud di Donetsk). In questo corridoio nord-sud vi sono i posti di blocco dell’esercito ucraino su tutte le vie di comunicazione. Allora, da dove arrivano i carri armati T-64 coprendo i 150 km dal confine russo-ucraino senza essere rilevati dall’esercito ucraino? E’ impossibile. Così i carri armati T-64 non hanno mai attraversato il confine russo-ucraino, ma erano sempre in Ucraina.
Sull’origine dei carri armati T-64, i federalisti sostengono che un’intera compagnia blindata ucraina con 10-12 carri armati T-64 ha aderito alla “Repubblica di Donetsk”. Un primo dettaglio che non sembra gradito all’immagine del neopresidente miliardario Petro Poroshenko. Inoltre, i carri armati T-64 che compaiono per le strade di Donetsk, al contrario di quelli dell’esercito russo, hanno un’apparecchiatura caratteristica che esclude qualsiasi rischio di confusione, il PNK-6 che combina una telecamera a termovisione panoramica con un telemetro laser. Il PNK-6 è il risultato della collaborazione tra l’ufficio di sviluppo tecnico Morozov dell’impianto Malyshev di Kharkov con la Thales, basato sul “Catherine MP + CELT 2 Laser“, prodotto da Thales a cui i russi non hanno mai avuto accesso. Kiev affronta una guerra di guerriglia in cui i soldati dell’esercito ucraino dimostrano di non avere idea di come ne saranno inghiottiti. Un altro dettaglio che dovrebbe far riflettere Poroshenko è che i carri armati T-64 sono attualmente gestiti da squadre federaliste composte da ufficiali riservisti dell’esercito ucraino. Si tratta di ufficiali professionisti ucraini attualmente federalisti dopo esser stati espulsi dal sistema. Ecco una dimostrazione di ciò che fanno:

Mentre il Pentagono ha imposto all’Ucraina l’eliminazione dall’esercito di 41000 ufficiali e sottufficiali nel 2005-2014, gli Stati Uniti hanno involontariamente fornito un grande nucleo di soldati ben addestrati e motivati alla causa della federalizzazione di Ucraina. Questo nucleo di professionisti può gestire meglio degli avversari gli armamenti più sofisticati e più efficaci dell’esercito ucraino. Questo dettaglio, che non viene ancora preso in considerazione, potrebbe danneggiare il piano con cui Washington ha previsto d’installarsi ed utilizzare la parte orientale dell’Ucraina come trampolino di lancio per l’annientamento della forza nucleare russa.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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