India-USA: la “partnership strategica” ha un futuro?

Lagan Charu New Oriental Outlook 17/01/2014

stock-footage-flag-of-usa-and-india-waving-in-the-wind-against-blue-sky-three-dimensional-rendering-animationL’incidente dell’arresto della diplomatica indiana da parte delle autorità statunitensi di New York, avvenuto il 12 dicembre 2013, e il suo trattamento apertamente discriminatorio ha costretto l’India non solo a prendere una serie di misure di risposta verso i membri del corpo diplomatico degli Stati Uniti nel Paese, ma anche a riconsiderare la natura dei rapporti con Washington in vari settori, come energia (in particolare nucleare), commercio, militari e cooperazione tecnico-scientifica. Vari analisti statunitensi valutano il notevole sviluppo delle relazioni degli Stati Uniti con l’India raggiunto degli ultimi dieci anni come un indubbio successo della politica della Casa Bianca dalla fine della “guerra fredda”. I primi notevoli progressi nelle relazioni USA-India si verificarono durante la visita del presidente degli Stati Uniti Bill Clinton in India, nel marzo 2000. La crescita dell’economia indiana e la liberalizzazione in questo Paese non passarono inosservate negli USA. Durante la presidenza di GW Bush Jr., Washington intraprese una “politica di cooperazione rafforzata” vigorosa. Dal 2004, il fatturato del commercio tra i due Paesi è cresciuto da 30 miliardi a quasi 100 miliardi di dollari, alla fine del 2013. Anche i mutui investimenti sono aumentati.
La particolare attenzione degli Stati Uniti per l’India è dovuta non solo al fatto che sia un Paese dalla forte economia e dalle enormi risorse umane, ma anche per il fatto che è una potenza nucleare. L’India sviluppa attivamente la propria industria elettronucleare, e le forze armate della repubblica sono dotate di armi nucleari. Considerando questi fattori, la Casa Bianca ha osservato che l’India può diventare un vero e proprio alleato geopolitico regionale degli Stati Uniti, che può essere usato per proteggerne gli interessi contro Pakistan e Cina. In particolare, nel caso di un uso sapiente dei timori di New Delhi sulle minacce terroristiche dal Pakistan e sui ricorrenti problemi nelle relazioni cino-indiane.
Nel luglio 2005, il Primo Ministro Manmohan Singh e il presidente degli Stati Uniti George W. Bush Jr. firmarono un accordo di cooperazione nucleare. Nel 2008, l’India e gli Stati Uniti conclusero il loro primo accordo strategico a lungo termine in politica estera e un partenariato globale sulla cooperazione nell’energia nucleare civile. Secondo questi accordi, nel corso dei prossimi decenni, all’India sarà garantito la fornitura di combustibile nucleare per i reattori civili, molti dei quali, ovviamente, dovrebbero essere costruiti da aziende statunitensi. Il valore di tali contratti è stimato in circa 150 miliardi di dollari. Tuttavia, negli anni successivi tali accordi non furono conclusi per mancanza di volontà degli Stati Uniti nell’assumersi la responsabilità di eventuali incidenti nucleari futuri, come imposto dalla legge sul tema adottata dall’India nel 2010.  Tale posizione “riservata” di Washington non sorprende, soprattutto perché, come l’esperienza ha dimostrato, non tutti gli impianti nucleari costruiti dagli USA possono essere considerati completamente sicuri, anche a fronte di eventi climatici o geologici. Ciò fu reso evidente, in particolare, dai recenti eventi nella centrale nucleare di Fukushima in Giappone, costruita con la partecipazione degli Stati Uniti. È interessante notare che nel 2009, un noto diplomatico indiano, Rajiv Sikri, che aveva lavorato nel Ministero degli Esteri indiano dal 1970, ha osservato nel suo libro “Sfida e strategia: ripensare la politica estera dell’India” che “scopo principale degli Stati Uniti dell’accordo nucleare con l’India è diametralmente opposto a ciò che il governo degli Stati Uniti dice. Il vero scopo è portare l’India in un contesto in cui non possa rafforzarsi come potenza nucleare ma, proprio al contrario, ne siano vincolate le opportunità strategiche.”
Durante lo sviluppo delle relazioni con l’India, il particolare interesse di Washington nell’ultimo decennio era anche dovuto alle politiche di Nuova Delhi per l’ammodernamento degli armamenti dell’esercito nazionale. Dopo tutto, la struttura delle armi convenzionali di questo Paese è rimasta praticamente invariata da oltre un quarto di secolo, ed è divenuta sempre più inadeguata nell’ambito della rivoluzione tecnologica militare. Pertanto, essendo una nazione nucleare de facto, l’India avrebbe dovuto sviluppare una forza militare meno ingombrante e più efficace, creando un’industria militare che avrebbe posto le sue forze missilistiche nucleari al centro della difesa nazionale. Per tale motivo la cooperazione militare e tecnica e la vendita di armi all’India, che negli ultimi anni sono diventati un importante vettore seguito dalla Casa Bianca non solo nella cooperazione bilaterale con Nuova Delhi, ma anche nel rendere dipendente dagli USA questa nazione asiatica. Ciò in particolare, fu detto nel giugno 2012 da Leon Panetta, all’epoca a capo del Pentagono e che rivelò anche che Nuova Delhi era un “importante legamento” della nuova strategia militare degli Stati Uniti focalizzata sull’Asia. “La cooperazione militare con l’India è alla base di questa strategia“, disse. Di conseguenza gli Stati Uniti vendettero all’India armi per un valore di oltre 12 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni, concludendo accordi per la fornitura di aeromobili militari del valore di molti miliardi di dollari, nei prossimi anni, tra cui in particolare 22 elicotteri da combattimento Apache made in USA (l’importo totale del contratto sarebbe di circa 1,5 miliardi di dollari), 15 elicotteri da trasporto pesanti Chinook (per quasi un miliardo di dollari), 12 aerei antisom P-8 (per circa tre miliardi di dollari), 12 aerei da trasporto C-130J Super Hercules (pari a più di 2,1 miliardi di dollari), 10 aerei da trasporto militare C-17 (valore complessivo di 4,1 miliardi di dollari), 3 Gulfstream-3 da ricognizione dotati di uno speciale radar di sorveglianza marittima e di un sistema di navigazione inerziale, 245 MANPAD Stinger, e una notevole quantità di munizioni, ecc. Inoltre, è stato previsto di dotare il nuovo caccia indiano, il Tejas, la cui produzione è ora nella fase iniziale, dei motori della società statunitense General Electric (almeno 220 unità per questa versione dell’aereo saranno forniti all’aviazione indiana). Naturalmente, non tutti questi contratti militari sono stati eseguiti in modo normale o hanno la prospettiva di essere attuati nelle circostanze attuali. Gli indiani hanno ripetutamente avuto dubbi sulla sincerità dei “venditori” statunitensi. Inoltre, ciò non sorprende se si ricorda solo il noto episodio dell’arresto dell’agente della CIA F. D. Larkins da parte delle forze di sicurezza dell’India nel 1984. Tale agente cercava duramente da diversi mesi di convincere i rappresentanti del Ministero della Difesa indiano, in vari modi, di decidersi per l’acquisto di armi prodotte in occidente (soprattutto negli USA).
Gli incidenti verificatisi rapidamente tra i due Paesi nell’ultimo periodo, che l’India ha subito più volte, hanno portato gli indiani a un ripensamento critico della “cooperazione strategica” del Paese con gli Stati Uniti, non solo per i noti fatti sullo spionaggio di politici, accademici e semplici cittadini indiani organizzato dall’intelligence informatica degli Stati Uniti, e dall’attività di numerosi centri d’intercettazione radio e computer che controllano la regione e l’India. Ma anche il virus informatico tipo Stuxnet, creato dall’Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, di cui le reti informatiche indiane hanno sofferto. Gli indiani riconsiderano anche la cooperazione scientifica con gli Stati Uniti. A tale proposito, possiamo citare gli ampiamente noti incidenti passati con gli scienziati della G. Hopkins University statunitense, espulsi dal Paese dalle autorità indiane per il loro operato presso Delhi e nel porto di Pondicherry. Tali esperti erano impegnati a modificare il codice genetico delle zanzare per “insegnare” a tal insetti non a portare il virus della malaria tradizionale, ma l’agente della febbre gialla, dagli effetti “dannosi” più potenti.
Così, nonostante il rapido sviluppo delle relazioni USA-India negli ultimi anni, molte questioni controverse tra i due Paesi necessitano ancora di una risoluzione. Non c’è dubbio che il pubblico, i media e i politici indiani seguiranno con attenzione lo sviluppo della vicenda di dicembre del membro della missione diplomatica indiana a New York, e il suo impatto sulle future relazioni USA-India. Naturalmente, questo incidente contribuirà ad un ulteriore aggravarsi della lotta per le prossime elezioni parlamentari in India, tra il Congresso Nazionale Indiano al governo e il nazionalista Bharatiya Janata Party, che ha posizioni anti-americane ed una crescente popolarità.

C-130J SUPER HERCULES 14Lagan Charu, giornalista e osservatore politico degli affari mediorientali e subasiatici, in esclusiva per la rivista online New Oriental Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Questioni nucleari: parole e fatti

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 16/01/2014

4.2.3Il presidente degli Stati Uniti Obama ha dichiarato l’obiettivo di un mondo libero dal nucleare. La Nuclear Posture Review 2010 afferma che gli Stati Uniti si preparano a ridurre l’arsenale nucleare a 1000 testate o meno. Nell’estate del 2013 si offrirono di avviare colloqui su ulteriori riduzioni delle armi strategiche che la Russia ha rifiutato. La direzione di Obama del Pentagono punta alla riduzione del ruolo delle armi nucleari nella strategia della sicurezza globale degli Stati Uniti e a restringere la strategia della deterrenza nucleare, come infatti ha affermato la Casa Bianca nel 2013.  Molti iniziano a dire che gli Stati Uniti hanno perso interesse per le armi nucleari, mentre cercavano di intralciare la Russia con la scusa che si rifiuta di seguirne l’esempio. La Deterrence and Defence Posture Review 2012 della NATO collega i cambiamenti della postura nucleare dell’alleanza alla politica nucleare della Russia, affermando che “la NATO è disposta a considerare l’ulteriore riduzione delle armi nucleari non strategiche assegnate all’Alleanza nel contesto di iniziative reciproche con la Russia”. Nell’indirizzo del 19 giugno 2013 presso la Porta di Brandeburgo di Berlino, Obama disse: “Non possiamo più vivere nella paura dell’annientamento globale, ma fin quando esisteranno armi nucleari, non saremo veramente al sicuro”. Sembrava emozionante. L’idea si evolse nella proposta di Obama per un nuovo round per la riduzione delle armi nucleari con la Russia, a giugno, a Berlino. Mosca subito respinse tale proposta e continua a respingerla (e a crescere e modernizzare il proprio arsenale nucleare). Alla fine dello scorso anno il presidente russo Vladimir Putin ha fatto una serie di dichiarazioni annunciando l’intenzione di mantenere un forte deterrente nucleare strategico del Paese, adottando nuovi sistemi nell”arsenale. Tutti questi temi sono in cima all’agenda propagandistica per il Vertice sulla Sicurezza Nucleare che si terrà all’Aia il 24 e 25 marzo 2014. Obama ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero anche ospitato un vertice sulla sicurezza nucleare nel 2016.
Gli Stati Uniti hanno davvero “perso interesse per armi nucleari”? La Russia incrementa il suo potenziale senza ragione o provocazione? Tale ragionamento regge? O è una ritorsione di Mosca per mantenere l’equilibrio esistente? Un rapido sguardo ai fatti contribuirà a darne un giudizio…

USA: nessun arretramento sulle armi nucleari anche in tempi di budget ristretti
Il Congresso affronta tagli lineari da 1200 miliardi dollari al bilancio federale, nei prossimi dieci anni, con il Budget Control Act del 2011. Non importa se un’ampia revisione dell’arsenale nucleare del Paese è in corso. La modernizzazione dell’arsenale nucleare degli Stati Uniti riguarda 5113 testate, piattaforme e impianti di produzione. Fu prudenzialmente stimata in 355 miliardi dollari per il prossimo decennio secondo il think tank Stimson Center. Tale cifra coincide con le stime del Congressional Budget Office, come si può vedere qui. Tuttavia, la relazione del Centro dice che la spesa potrebbe salire, soprattutto se il compito estremamente importante ma pubblicamente sottovalutato viene ancora ignorato. Obama ha patteggiato con i repubblicani del Senato nel 2010, promettendo l’ammodernamento dell’arsenale nucleare per garantirsi l’approvazione dell’accordo sulla nuova iniziativa per la riduzione degli armamenti con la Russia. Secondo i dati appena pubblicati della Federazione degli Scienziati Atomici (FAS), gli Stati Uniti hanno attualmente 4650 testate nucleari, 2130 operative. Oltre alle 4650 testate, Washington ne ha 2700 in deposito per essere smantellate. Secondo le stime della FAS, attualmente “1620 testate strategiche sono schierate sui missili balistici: 1150 sui missili balistici lanciati da sottomarini (SLBM) e 470 sui missili balistici intercontinentali (ICBM); circa 300 testate strategiche si trovano nelle basi dei bombardieri degli Stati Uniti e quasi 200 testate non strategiche sono dispiegate in Europa”. Gli Stati Uniti spenderanno 1000 miliardi di dollari per mantenere e modernizzare l’arsenale nucleare nei prossimi 30 anni, secondo il rapporto Trillion Dollar Nuclear Triad: US Strategic Modernization over the Next 30 Years, diffuso il 7 gennaio 2014 da James Martin del Center for Nonproliferation Studies (CNS), un think tank indipendente. Si afferma “i contratti per sostituire piattaforme e testate associate raggiungerà il picco nell’arco di quattro-sei anni, poco dopo il 2020. Durante tale periodo di picco, gli Stati Uniti dovranno spendere il tre per cento del bilancio annuale per la difesa per il proprio arsenale nucleare. Ciò è simile alla percentuale del bilancio della difesa dedicata alla modernizzazione dell’arsenale nucleare degli Stati Uniti di Ronald Reagan, negli anni ’80”, come notano gli autori Jon B. Wolfsthal, Jeffrey Lewis e Marc Quint.
I piani dell’amministrazione Obama costeranno circa 355 miliardi dollari nei prossimi dieci anni, ha detto il Congressional Budget Office il 20 dicembre 2013. Cioè quasi 150 miliardi dollari in più ai 208.500 milioni di dollari stimati dall’amministrazione in un rapporto al Congresso dello scorso anno, ha detto un analista di un gruppo di controllo degli armamenti, poiché la modernizzazione è solo all’inizio i costi dovrebbero aumentare notevolmente dal 2023. L’ufficio del bilancio ha detto che il presidente Barack Obama ha chiesto 23,1 miliardi dollari per le forze nucleari statunitensi per l’anno fiscale 2014, tra cui 18 miliardi dollari per mantenere armi e laboratori di supporto, così come sottomarini, bombardieri e missili vettori. Nel decennio finito con il 2013, i piani dell’amministrazione per modernizzare e mantenere sottomarini, bombardieri e missili prevedevano un costo di circa 136 miliardi dollari, affermava il CBO in un rapporto di 25 pagine. Gli Stati Uniti modernizzano tutti i vettori strategici esistenti e ristrutturano le testate che trasportano in vista dei prossimi 20-30 anni o più. I sistemi di lancio nucleari statunitensi sono in via di ammodernamento continuo, comprese la ricostruzione completa degli ICBM Minuteman III e degli SLBM Trident II.  L’US Navy attualmente prevede l’acquisto di 12 nuovi SSBN per sostituire i 14 SSBN classe Ohio, che saranno gradualmente radiati. Ogni nuovo SSBN costerà circa 4-6 miliardi di dollari. La vita operativa dei sottomarini lanciamissili balistici Trident della classe Ohio è stata estesa. Inoltre, il nuovo sottomarino, l’SSBNX, che sostituirà la classe Ohio è in via di sviluppo e dovrebbe costare circa 100 miliardi, secondo il Congressional Budget Office. L’US Navy ha ora intenzione di acquistare il primo SSBNX nel 2021, il secondo nel 2024 e uno all’anno tra il 2026 e il 2035. Il primo battello dovrebbe diventare operativo nel 2031. Di conseguenza, l’US Navy schiererà 10 sottomarini lanciamissili balistici tra il 2030 e il 2040. L’US Air Force sviluppa una nuova serie di bombardieri d’interdizione a lunga autonomia (LRPB) nucleari. Modernizza continuamente il B-2 (anche il bombardiere B-52H è stato aggiornato) della flotta, divenuto operativo nel 1997 e che dovrebbe restare fino al 2058. L’arma attualmente si occupa della sostituzione dell’ALCM, il missile da crociera standoff a lungo raggio (LRSO). L’US Air Force pianifica l’inizio della produzione del nuovo missile da crociera intorno al 2025, se si decide di portare avanti il LRSO. L’arsenale degli Stati Uniti di testate e bombe nucleari è continuamente rinnovato attraverso il Programma di estensione della vita operativa della NNSA (LEP). L’United States Air Force attualmente dispone di 450 ICBM Minuteman III situati presso la F. E. Warren Air Force Base, Wyoming, Malmstrom Air Force Base, Montana, e Minot Air Force Base, Dakota del Nord. Un programma di estensione della vita operativa da 7 miliardi di dollari è in corso per mantenere gli ICBM sicuri e affidabili fino al 2020; e il generale Robert Kehler, Comandante in Capo di STRATCOM, ha detto che i programmi di modernizzazione manterranno operativi i Minuteman III fino al 2030. Il programma di modernizzazione comporta essenzialmente un “nuovo” missile, ampliandone le opzioni di puntamento e migliorandone l’accuratezza e la capacità di sopravvivenza. L’Air Force attualmente esplora la possibilità di estendere l’operatività del missile Minuteman III fino al 2050 o all’arrivo di un nuovo sistema. L’US Air Force aggiorna anche le testate nucleari del Minuteman sostituendo parzialmente le vecchie testate W78 con nuove e più potenti testate W87, già schierate sui defunti ICBM MX Peacekeeper. L’US Air Force e US Navy inoltre hanno un LEP congiunto per ristrutturate le testate sostituendo le W78 e W88. Un programma per modernizzare la bomba nucleare B61 è in corso. La testata B61 è l’arma nucleare principale utilizzata sia dall’aviazione della triade strategica degli Stati Uniti (bombardieri, missili balistici intercontinentali e sottomarini) che dagli aerei d’interdizione di teatro di Stati Uniti e NATO. Ha un solo seppur importante obiettivo: la deterrenza nucleare. I governi europei hanno detto in numerose occasioni che vorrebbero far rimuovere tali armi. Invece, le armi dovrebbero essere aggiornate con capacità avanzate. La prima B61-12 dovrebbe essere completata entro il 2020. Entro il 2024, tutte le vecchie bombe dovrebbero essere sostituite. Poi, secondo il piano, nuove armi saranno schierate sui jet da combattimento come l’F-16, il nuovo F-35 e  bombardieri strategici come il B-2 Spirit o il nuovo bombardiere LRSB. Gli esperti vedono la B61-12 come molto più di un puro programma di prolungamento operativo o versione leggermente aggiornata delle vecchie bombe. Al contrario,  ritengono che sia de facto un nuova arma, uno sviluppo che violerebbe lo spirito dell’impegno preso dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama di non produrre eventuali nuove armi nucleari o dalle nuove specifiche. “La B61 è l’unica arma in riserva che soddisfa missioni tattiche e strategiche“, ha detto nell’audizione al Congresso del 6 novembre 2013 il Generale Robert Kehler, capo del Comando Strategico. La testata termonucleare B61 potrebbe costare 10 miliardi dollari in cinque anni.
Götz Neuneck dell’Istituto per le ricerche sulla pace e la politica di sicurezza di Amburgo vede un futuro onere per il governo tedesco. “Dovrebbero far capire a Washington che l’Europa non ha bisogno di nuove bombe e non ne renderà disponibile alcun vettore.” Inoltre, la NATO deve urgentemente fare proposte concrete alla Russia sul controverso sistema di difesa missilistico degli Stati Uniti, visto da Mosca come una minaccia. “Se tutto ciò fallisce”, ha detto Neuneck, “nuove armi nucleari tattiche saranno di stanza in Europa, e il disarmo nucleare sarà impossibile per decenni.” Alcuni della comunità di controllo degli armamenti affermano che la modernizzazione della triade nucleare è inutile strategicamente. Joseph Cirincione, Presidente del Fondo Ploughshares, scrive nel suo recente libro “Incubi nucleari: assicurare il mondo prima che sia troppo tardi”, “L’arsenale nucleare degli Stati Uniti è ancora configurato per contrastare la minaccia da guerra fredda di un massiccio attacco nucleare russo… la riconfigurazione della forza nucleare per affrontare l’ambiente delle reali minacce del XXI.mo secolo potrebbe ridurne drasticamente le dimensioni nel prossimo decennio, senza sacrificare le vitali missioni militari”.

y8uuQLa Russia incrementa il potenziale nucleare
Il 3 gennaio il portavoce del ministero della Difesa ha detto che l’esercito russo prevede di testare circa 70 tipi di razzi e missili presso un importante poligono, per quest’anno. Secondo il colonnello Igor Egorov, portavoce del ministero, il programma dei test al poligono di Kapustin Jar, nella Russia meridionale, riguarderà circa 300 lanci di razzi, missili e droni di oltre 180 programmi di ricerca e sviluppo. Lo sforzo non si limita al “prolungamento della vita operativa” o all’aggiornamento tecnico dei vecchi sistemi presenti nell’arsenale come: i missili balistici intercontinentali (ICBM) SS-18, SS-19 e SS-25 e i missili balistici lanciati da sottomarini (SLBM)  SS-N-18 e SS-N-23. L’obiettivo è sostituire una forza obsolescente con nuovi missili, testate e piattaforme. Il Tenente-Generale Sergej Karakaev, il comandante in capo delle Forze missilistiche strategiche, ha annunciato che l’intera forza nucleare strategica russa sarà aggiornata entro il 2021.  La maggior parte dei missili balistici intercontinentali russi è alla fine della vita utile, ciò rende l’implementazione e l’ammodernamento dei missili attuali e nuovi fondamentale per mantenere le capacità nucleari del Paese. Attualmente, la maggioranza degli ICBM della Russia è costituita dai vecchi missili balistici intercontinentali SS-18, SS-19 e SS-25 entrati in servizio nell’era sovietica. La Russia vuole sostituire entro il 2016 108 di questi vecchi missili con i nuovi e più avanzati RS-24 Jars-M (SS-29) e Topol-M (SS-27)  mobili, così come 30 SS-19 di nove divisioni basate sui silo.
Nel corso della riunione allargata del Ministero della Difesa del 10 dicembre, Putin ha dettagliato gli sforzi per la modernizzazione delle forze nucleari, ricordando che la Russia deve ricevere 40 ICBM avanzati e aggiornati. Faceva seguito a un vertice con i leader delle forze missilistiche strategiche russe, alla fine del novembre scorso, dove furono discussi in dettaglio i piani per il dispiegamento di 40 ICBM RS-24 Jars-M, 22 sui silo e 18 mobili. Mosca ha annunciato che implementerà un nuovo missile balistico intercontinentale pesante a propellente liquido nel 2018, che vanta caratteristiche superiori a tutti i precedenti missili russi, compresa l’immunità dai sistemi di difesa missilistica. La Russia ha sviluppato un nuovo ICBM a propellente solido, l’RS-26, da testare per la fine di quest’anno. Poche caratteristiche sono note, mentre il missile sarebbe dotato di una nuova testata. La Russia sta attuando il programma degli otto nuovi sottomarini nucleari della classe Borej per l’arsenale della marina, divenendo il nucleo della forza nucleare strategica navale, mentre vengono sostituiti i vecchi sottomarini Typhoon, Delta III e IV. Ogni Borej è dotato di 16 (le versioni successive ne avranno 20) nuovi SLBM Bulava. Il PAK-DA, nuovo bombardiere a lungo raggio, è in via di sviluppo per sostituire la sempre più obsoleta flotta di bombardieri strategici Tu-95MS Bear e Tu-160 Blackjack. L’aeromobile sarà equipaggiato con i nuovi missili da crociera nucleari Kh-101 e Kh-102 che vantano una gittata di 10000 km. Armi nucleari tattiche potranno essere configurate anche per i nuovi cacciabombardieri Su-34 recentemente introdotti in servizio.

Cause e ragioni di tale posizione
La Russia vede una minaccia nello sviluppo dell’iniziativa Prompt Global Strike che consente agli Stati Uniti di colpire obiettivi in tutto il mondo con armi convenzionali in meno di un’ora, così come lo sviluppo della difesa missilistica statunitense, che modifica la bilancia globale del potere. In  risposta s’è concentrata sul rafforzamento del deterrente nucleare. Poco prima di del suo terzo mandato a presidente della Russia, Vladimir Putin ha scritto un articolo per la rivista Foreign Policy, in cui ha sottolineato la particolare importanza per Mosca del suo potenziale strategico. Il Presidente ha osservato che, “In un mondo in sconvolgimento c’è sempre la tentazione di risolvere i propri problemi a spese di qualcun altro, attraverso la pressione e la forza. In altre parole, non dobbiamo tentare nessuno permettendoci di essere deboli. Noi, in nessun caso, cederemo la nostra  deterrenza strategica. Infatti, la rafforzeremo”. Parlando al suo annuale indirizzo alla nazione del dicembre 2013, il Presidente Putin ha sottolineato, “L’incremento in Paesi stranieri dei propri sistemi strategici ad alta precisione non nucleari e l’ampliamento delle possibilità della difesa antimissile, potrebbero rovinare gli accordi precedentemente raggiunti sul controllo e la riduzione degli armamenti nucleari, rompendo il cosiddetto equilibrio strategico… Nessuno dovrebbe farsi illusioni sulla possibilità di superare militarmente la Russia”, ha detto. “Non lo permetteremo mai”. Il 23 giugno, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov suggeriva che riduzioni oltre i livelli del nuovo START renderanno gli arsenali nucleari di Stati Uniti e Russia paragonabili a quelli di altri Paesi con armi nucleari. “Ciò significa che ulteriori eventuali proposte per la riduzione effettiva delle armi strategiche offensive, dovranno essere riviste multilateralmente. Parlo non solo delle potenze nucleari ufficiali, ma di tutti i Paesi che possiedono armi nucleari”, ha detto Lavrov alla TV Rossija 1. La Russia insiste sul fatto che ulteriori riduzioni nucleari dipendono anche dalla risoluzione delle sue preoccupazioni sui piani della difesa missilistica strategica degli Stati Uniti. La difesa missilistica, i programmi di modernizzazione in corso delle forze nucleari, il concetto Prompt Global Strike, l’evidente superiorità degli Stati Uniti nelle armi non nucleari di alta precisione a lungo raggio, la crescente proliferazione delle armi nucleari nel mondo (aspetto che gli Stati Uniti evitano di prendere in considerazione, pur presentando proposte sui tagli delle forze strategiche), tutti questi fattori definiscono la posizione della Russia sulla questione… Speriamo che questi temi scottanti siano nell’agenda del prossimo evento dell’Aia, venendo affrontati costruttivamente da tutti i partecipanti che realmente si sforzano di rendere il mondo un posto più sicuro rispettando ogni altra preoccupazione e agendo concretamente, invece di insistere con dure parole dal senso torbido, come ogni tanto accade nei migliori eventi mondiali.

TBXjbTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

Israele ha paura del sistema russo S-350E

Valentin Vasilescu, Réseau International, 12 gennaio 2014

almazantei001-4L’S-350E Vitjaz è un sistema mobile antiaereo e anti-balistico limitato, superiore all’ERAM RIM-174 (SM-6) dell’US Navy che dovrebbe entrare in servizio nel 2014 negli Stati Uniti e dopo pochi anni nell’esercito israeliano. L’SM-6 è il vecchio missile superficie-aria SM-2ER Block IV, su cui è stato montato il sistema di guida del missile aria-aria AIM-120C (AMRAAM). Il 2 settembre 2013, al culmine delle tensioni internazionali connesse all’eventuale attacco statunitense alla Siria, l’esercito israeliano, con la complicità degli Stati Uniti, aveva lanciato un missile-bersaglio Ankor da un aereo F-15B. Il missile lanciato dal caccia aveva simulato la traiettoria di un missile balistico dalla gittata di 1000-1500 km. Il lancio fu effettuato dal centro del Mar Mediterraneo verso le coste del Libano. I comandamenti delle unità ELINT dell’esercito israeliano rimasero confusi scoprendo che il loro lancio fu subito individuato da uno sconosciuto complesso antiaereo, simile al sistema navale Aegis, di un cacciatorpediniere russo nel Mediterraneo a 550 chilometri dall’F-15.  L’obiettivo fu inquadrato e inseguito fino a quando non cadde in mare. Infine i russi annunciarono che l’obiettivo sarebbe stato rilevato dal colossale radar di allarme antimissile di Armavir sul Mar Nero, nascondendo così il cacciatorpediniere russo utilizzato per i test dei sistemi S-350E Vitjaz. Le funzionalità dell’S-350E Vitjaz, integrate dall’S-400 Trjumf, è un cocktail micidiale per gli israeliani perché i moderni sistemi antiaerei russi furono creati per proteggere direttamente gli interessi della Russia nel mondo e di cui sono iniziati i negoziati per esportarli nei tradizionali partner della Russia in Medio Oriente. Come Valentin Mandrasescu dimostra, l’azienda russa Sojuzneftegaz ha ottenuto la licenza per sfruttare quattro lotti petroliferi in Siria, al confine con il Libano e presso il porto di Banias. Tali blocchi forniranno tra pochi anni 3,2 milioni di barili al giorno, pari alla produzione del Quwayt. Brutta mossa per il primo ministro israeliano Netanyahu, costretto a visitare Mosca il 20 novembre 2013, incontrando per quattro ore di colloqui diretti Vladimir Putin. Nella breve conferenza stampa  seguita, il primo ministro israeliano ha utilizzato un linguaggio diplomatico in cui sembrava che i due capi di Stato non s’intendessero neanche sullo schieramento di questi sistemi al confine d’Israele, e ancor meno sull’abbandono della loro vendita a Paesi considerati ostili ad Israele.
Con una gittata di 150 km, una velocità di risposta molto alta rispetto a S-300 e S-400, il Vitjaz è un’arma antiaerea a lungo raggio ideale per equipaggiare le navi della Marina russa. La flotta recentemente creata per operare continuamente nel Mediterraneo orientale, e considerata la spina dorsale della forza anti-terrorismo della Russia, è composta da due incrociatori della classe Slava: Moskva e Varjag, e dall’incrociatore a propulsione nucleare della classe Kirov, Pjotr Velikij. Le tre navi sono armate con sistemi S-300PMU-2 ed S-300FM, che saranno sostituiti nel 2014 dall’S-350E Vitjaz. Da un paio di settimane sono stati rilasciati dai cantieri, dopo l’ammodernamento, i cacciatorpediniere Admiral Panteleev e Smetlivij, seguiti dalle fregate Neustrashimij, Ladnij e Pitlivij della stessa flotta. È chiaro che il sistema S-350E Vitjaz è stato montato su questi vascelli. Il Ministero della Difesa della Federazione Russa vuole dotare le truppe di 30 sistemi S-350E nei prossimi quattro anni, realizzando uno scudo antiaereo compatto composto da S-500, S-400, S-350E e Pantsir S-1. L’azienda russa Almaz-Antej ha già presentato il nuovo sistema di difesa aerea S-350E Vitjaz all’air show MAKS 2013. Una batteria terrestre di S-350E è costituita da un centro di controllo su un autoveicolo speciale, due radar attivi phased array AESA resistenti alle interferenze e 6 autoveicoli con 12 lanciamissili ciascuno. I missili sono del tipo uguale all’S-400 Trjumf, i 9M96E2, così anche quelli a gittata più corta, i 9M100. L’S-350E è in grado di rilevare, monitorare e lanciare missili contemporaneamente contro due missili balistici a corto raggio (e a medio raggio), contro 16 aeromobili o 12 missili da crociera. Il nuovo sistema è stato realizzato nel 2013 negli stabilimenti di San Pietroburgo e ha completato i test questo autunno nel poligono di Kapustin Jar. Il passaggio alla produzione in serie per l’impiego su vasta scala dovrebbe iniziare nei primi mesi del 2014. In un articolo precedente su Voce della Russia, l’Almaz-Antej aveva dichiarato di aver completato l’organizzazione della produzione in serie dei sistemi S-400 Trjumf negli stabilimenti di Nizhnij Novgorod e Kirov. Almaz-Antej inizierà la produzione del nuovo sistema S-500 ed aprirà altri tre impianti per missili balistici diventando il leader mondiale in questa categoria di armamenti.
La Russia aveva offerto alla Romania la possibilità di costruire un impianto a Craiova, oltre a più di 100 MiG-29K/KUB e la tecnologia per la produzione di missili più moderni. I missili superficie-aria 9K338 Igla-S, resistenti alle contromisure elettroniche e dotati di visori notturni, i missili aria-aria R-77RVV-AE (gittata di 100-120 km), soprannominati dagli occidentali Amraamski. Anche missili anticarro laserguidati 9A4172 Vikhr e il missile Kh-35 Uran chiamato Harpoonski in occidente, che può essere lanciato da batterie costiere o da navi da guerra o dai MiG-29M, per attaccare obiettivi terrestri e marittimi. La Romania decise di rifiutare l’offerta dei russi e di aderire alla NATO, comprando armi usate, obsolete e vecchie più di 30 anni.

s350e-1Valentin Vasilescu, pilota ed ex vicecomandante della base militare di Otopeni, laureato in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La marina russa avanza

Roger McDermott, Modern Tokyo Times 8 gennaio 2014

949-000La Marina della Russia arriva al 2014 con alcuni piccoli progressi, mentre il Ministero della Difesa affronta sfide significative incentrate sullo sviluppo del missile balistico sublanciato (SLBM) Bulava per la nuova generazione di sottomarini. La Marina agisce anche sviluppando il profilo internazionale del Paese, inviando le sue navi nelle “aree strategiche” degli oceani del mondo (Interfax, 30 dicembre). Tuttavia, la marina russa attualmente riceve dei sottomarini di nuova generazione ancora privi del sistema missilistico primario. Il 30 dicembre, dopo le riparazioni del sottomarino lanciamissili a propulsione nucleare Smolensk della Flotta del Nord, tornato alla base di Zaozersk, a Murmansk. Il portavoce della Flotta del Nord, il Capitano di 1° rango Vadim Serga, ha detto a Interfax che “il sottomarino lanciamissili a propulsione nucleare Smolensk della Flotta del Nord è ritornato alla base di Zaozersk da Severodvinsk, dove è stato riparato e modernizzato presso il cantiere navale militare Zvezdochka” (Interfax, 30 dicembre). Secondo il comandante di sottomarino, il Capitano di 1° rango Boris Morozov, la nave ha completato con successo la sua prima fase di prove in mare e il sottomarino è considerato operativo con un equipaggio “in perfette condizioni.
La Flotta del Nord ha accettato tre nuovi sottomarini negli ultimi 18 mesi: i sottomarini Novomoskovsk e Verkhoture preceduti dal Smolensk. Tuttavia, le riparazioni del Smolensk sono durate circa due anni, durante cui l’apparato motore e lo scafo sono stati rinnovati, mentre i sistemi radio-elettronici e di navigazione sono stati modernizzati. Il Smolensk è un sottomarino classe Progetto 949A (Antej) Oscar II, entrato in servizio 24 anni fa. Secondo il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin, Mosca continuerà ad investire per mantenere il numero attuale di sottomarini nucleari (SSGN) classe Oscar II, attraverso le revisioni come nel recente esempio del Smolensk. Il comandante del Smolensk ha dichiarato che nel 2014 il sottomarino emergerà al Polo Nord, piantando la bandiera russa e la croce di Sant’Andrea, simbolo della Marina russa (Interfax, 23 dicembre 30). Il 23 dicembre, il sottomarino lanciamissili balistici a propulsione nucleare (SSBN) della classe Progetto 955 Borej, Aleksandr Nevskij, ha raggiunto la flotta. Tuttavia, il Nevskij e il suo gemello, lo Jurij Dolgorukij, affrontano ancora il problema dell’accettazione dell’armamento principale, l’SLBM Bulava. Il Nevskij dovrebbe testare il Bulava entro la fine dell’anno. Nel frattempo, il terzo sottomarino classe Borej, Vladimir Monomakh, entrerà in servizio nel 2014. Così il Nevskij e il Monomakh saranno in servizio senza l’SLBM Bulava. Allo stesso tempo, l’avanzato sottomarino d’attacco polivalente (SSN) Progetto 885 Severodvinsk, entrerà in servizio a breve (RIA Novosti, 30 dicembre). Il 27 dicembre, l’incrociatore pesante lanciamissili a propulsione nucleare della Flotta del Nord Pjotr Velikij compiva una missione nel Mediterraneo, nell’ambito di un gruppo navale russa, nel porto cipriota di Limassol. Il portavoce della Flotta del Nord, capitano di 1° rango Serga, ha detto a Interfax, “la visita dell l’incrociatore pesante lanciamissili a propulsione nucleare Pjotr Velikij a Limassol è la prima di una nave da guerra a propulsione nucleare russa nella storia della cooperazione internazionale tra la Russia e la Repubblica di Cipro. L’ambasciatore russo presso la Repubblica di Cipro, Stanislav Osadkhij, visiterà la nave russa ancorata nel porto straniero” (Interfax, 27 dicembre). Il Pjotr Velikij era salpato da Severomorsk, principale base della Flotta del Nord, il 22 ottobre 2013, coprendo circa 8000 miglia nautiche fin dall’inizio del suo viaggio. Il Ministero della Difesa ha sottolineato che tali visite ai porti stranieri sono coerenti con la direttiva del Cremlino per riattivare la regolare presenza di navi da guerra russe nelle aree strategiche degli oceani mondiali. E’ evidente che tali visite ai porti stranieri sono volte ad ampliare le capacità della moderna marina russa.
Tali sviluppi sollevano anche la questione su dove si collochi la Marina nell’ambizioso programma di riarmo convenzionale per il 2020. L’analista del CNA Dmitrij Gorenburg ha evidenziato una pubblicazione russa del novembre 2013 dettagliare i contratti per progetti cantieristici navali. Un totale per la marina russa di “41 navi da combattimento, comprendenti 2 navi d’assalto anfibio universali, 2 grandi navi d’assalto anfibio, 14 fregate, 15 corvette, 8 natanti lanciamissili. Di queste, 24 sono in costruzione, comprese le 2 navi d’assalto anfibio universali, 2 grandi navi d’assalto anfibio, 9 fregate, 5 corvette e 6 piccole imbarcazioni lanciamissili. Sei di queste navi sono state varate, tra cui 1 nave d’assalto anfibio universale, 1 grande nave d’assalto anfibio, 1 fregata, 1 corvetta e due natanti lanciamissili“. Mentre il programma del riarmo per il 2020 è chiaramente ambizioso, la parte effettivamente spettante alla Marina è una domanda aperta. Nel frattempo, Rogozin porta avanti i piani per mantenere i sottomarini classe Oscar II, e un progresso è stato compiuto con l’aggiornamento. Mostrando bandiera nelle visite d’alto profilo all’estero della Marina e piantando simbolicamente la bandiera russa, almeno durante l’emersione del Smolensk al Polo Nord, si suggerisce che la leadership politica voglia utilizzare la Marina principalmente per scopi di relazioni pubbliche. L’enigma chiave rimane la quadratura del cerchio dei sottomarini della classe Borej e del travagliato sistema missilistico Bulava. Con uno sforzo d’immaginazione, la Marina russa  affronterà un anno impegnativo.

1231667Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come il MiG-31 cacciò l’SR-71 Blackbird dai cieli sovietici

Dario Leone The Aviationist 11 dicembre 2013

1380115Anche se nessun SR-71 Blackbird è andato perso a causa di azioni ostili durante la su carriera, l’aereo-spia da Mach 3+ affrontò un avversario che poteva intercettarlo efficacemente: il MiG-31 Foxhound. L’impressionante record di missioni del SR-71 fu conseguito grazie ad alcune caratteristiche uniche della sua cellula, come la capacità di volare a una velocità più di tre e mezzo quella del suono a 28.000 metri, una ridotta sezione trasversale Radar (RCS) e le sofisticate contromisure elettroniche (ECM). Queste caratteristiche di volo protessero il Blackbird contro ogni tentativo d’intercettazione condotto da caccia o missili superficie-aria (SAM) nemici nelle sue missioni di ricognizione nei cieli sovietici durante la Guerra Fredda. L’unico aereo che possedeva la capacità di abbattere l’SR-71 era l’F-14 Tomcat, che poteva usare il missile a lungo raggio AIM-54 Phoenix contro il veloce aereo nero. In effetti, il Phoenix fu sviluppato per abbattere i missili da crociera sovietici che volavano a quote simili a quelle raggiunte dal Blackbird. Inoltre, con una velocità tra Mach 4 e Mach 5, l’AIM-54 era abbastanza veloce da causare seri problemi al SR-71. Ma, le capacità del Tomcat e dei suoi missili a lungo raggio non era presenti in alcun intercettore sovietico, e per bloccare i sorvoli dell’SR-71, i sovietici svilupparono un aereo che aveva caratteristiche simili a quelle dell’F-14.
Come abbiamo spiegato recentemente, l’unico aereo che avesse una velocità prossima a quella del SR-71 era il MiG-25. Ma anche se poteva volare a Mach 3,2, il Foxbat non era in grado di sostenere tale velocità abbastanza a lungo per raggiungere il Blackbird. Un altro grave problema del Foxbat era la scarsa efficacia dei suoi missili R-40 (AA-6 Acrid secondo la designazione NATO) contro un bersaglio aereo più piccolo di un bombardiere strategico. Queste carenze furono risolte quando lo sviluppo di un più avanzato MiG-25 portò al MiG-31, entrato in servizio nel 1980: il Foxhound era armato con un missile molto simile all’AIM-54 Phoenix, l’R-33 (AA-9 Amos secondo la designazione NATO). Quest’arma era ideale non solo per abbattere i bombardieri statunitensi ma anche per intercettare e distruggere gli aerei da ricognizione veloci, come l’SR-71. Tale affermazione fu drammaticamente confermata nel libro di Paul Crickmore, Lockheed Blackbird: Beyond The Secret Missions. In questo libro, uno dei primi piloti del Foxhound, il Capitano Mikhail Mjagkij, che decollò con il suo MiG-31 più volte per intercettare l’aereo-spia super-veloce degli USA, spiega come poté bloccare il Blackbird il 31 gennaio 1986:
Il sistema di intercettazione del SR-71 fu calcolato fino all’ultimo secondo, e il MiG decollò  esattamente 16 minuti dopo il primo allarme. (…) Fummo allertati per l’intercettazione alle ore 11.00. Diedero l’allarme con un campanello stridulo, poi confermato con un altoparlante. La comparsa di un SR-71 era sempre accompagnata da nervosismo. Tutti si misero a parlare  freneticamente, a correre e a reagire alla situazione con emozione eccessiva.” Mjagkij e il suo Weapons System Officer (WSO) poterono raggiungere il SR-71 a 16.000 metri e ad una distanza di 120 km dal bersaglio. Il Foxhound salì a 22.000 metri, dove l’equipaggio avvistò il Blackbird, secondo Mjagkij: “L’aereo-spia aveva violato lo spazio aereo sovietico e sarebbe stato effettuato il lancio di un missile. Non vi era praticamente speranza per l’aereo di poter evitare il missile R-33.”
Dopo questa intercettazione i Blackbird cominciarono a compiere le loro missioni di ricognizione  fuori dai confini dell’Unione Sovietica. Ma i MiG-31 intercettarono l’SR-71, almeno in un’altra occasione.
Il 3 settembre 2012, un articolo scritto da Rakesh Krishman Simha per Indrus.in spiega come il Foxhound poté fermare le missioni di spionaggio del Balckbird sull’Unione Sovietica, il 3 giugno 1986. Quel giorno, non meno di sei MiG-31 “intercettarono” un SR-71 sul Mare di Barents, eseguendo un’intercettazione coordinata che mise il Blackbird in balia di un possibile attacco con missili aria-aria da ogni angolo. A quanto pare, dopo questa intercettazione, gli SR-71 non compirono più nessuna missione da ricognizione sull’Unione Sovietica e pochi anni dopo il Blackbird fu ritirato per essere sostituito dai satelliti.
Anche se sostenere che il MiG-31 sia stato una delle cause del ritiro del SR-71 sia un po’ esagerato, è sicuro che verso la fine della carriera del leggendario aereo-spia, i russi dimostrarono di aver sviluppato tattiche che potevano minacciare il Blackbird. Il MiG-31 è ancora in servizio, ma il successore del SR-71, soprannominato SR-72 e capace di raggiungere Mach 6, dovrebbe essere abbastanza sicuro a velocità ipersonica.

1466220Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 281 follower