La supremazia statunitense finalmente sepolta

Réseau International 17 gennaio 2014

E’ stato come un pugno allo stomaco del Congresso degli Stati Uniti, che già lamenta i tagli al bilancio per le forze armate. Lo shock è evidente anche tra i giornalisti balbettanti nei loro testi. Nell’articolo che segue, Mike Hoffman non accetta l’idea che gli Stati Uniti abbiano perso il loro vantaggio tecnologico. Ma la verità è piuttosto rude. Il ministro della Difesa cinese ha confermato che il suo Paese ha condotto il test di un missile ipersonico, affrettandosi a rassicurare la compagna paranoica degli Stati Uniti.

1524963Il Congresso reagisce al test del missile ipersonico cinese
L’esercito cinese ha condotto un test missilistico ipersonico la scorsa settimana e tre membri del Congresso già affermano che i cinesi “sembrano averci superato” tecnologicamente. E’ difficile dirlo, dati i pochi dettagli sul test o se sia possibile confrontarlo ai progressi compiuti dai militari degli Stati Uniti, che hanno eseguito diversi test ipersonici negli ultimi anni. Un missile ipersonico deve volare tra Mach 5 e Mach 10 o 6150-12300 km all’ora, per essere considerato ipersonico. Stati Uniti, Cina, India e Russia cercano di sviluppare missili ipersonici per penetrare i sistemi di difesa missilistica incapaci d’intercettare tali veloci missili. I missili cruise volano oggi a circa 800-960 km all’ora. I membri repubblicani della commissione Forze Armate della Camera Howard P. “Buck” McKeon, Randy Forbes e Mike Rogers hanno rilasciato una dichiarazione congiunta dicendo di essere interessati, alla luce di ciò che hanno sentito del test cinese, alla capacità degli USA nel mantenere il proprio vantaggio tecnologico con gli attuali tagli approvati dal Congresso. “Mentre i tagli al bilancio della difesa continuano minando il vantaggio tecnologico degli statunitensi, cinesi e altri concorrenti avanzano verso la parità militare con gli Stati Uniti e, in alcuni casi, come questo, sembrano avanti“, hanno detto i congressisti nella loro dichiarazione. “Questo non aiuta a mantenere una convivenza pacifica nel Pacifico. L’abbiamo procrastinato per tre decenni, ritardando inappropriatamente la necessaria sostituzione degli equipaggiamenti delle nostre truppe, basate su materiale costruito durante gli anni di Reagan“.
Non si sa quante informazioni sul test siano in possesso dei membri del comitato rispetto alle informazioni dei media, avendo tutti e tre discusso a porte chiuse. Tuttavia, se i cinesi hanno superato gli Stati Uniti nella tecnologia missilistica ipersonica, ciò significa che il loro test missilistico deve aver superato quello che gli Stati Uniti hanno condotto lo scorso maggio. Durante tale prova, il missile ipersonico testato dall’US Air Force raggiunse la velocità di Mach 5,1 a 18300 metri, quando il missile fu sganciato da un B-52H Stratofortress. Denominato X-51 Waverider dalla Boeing, il test fu definito dall’US Air Forceil più lungo volo ipersonico di sempre.” La prova fu  la quarta e ultima di un programma da 300 milioni dollari, in nove anni. Il programma WaveRider è a corto di denaro e l’US Air Force si aspetta di vedere quando sarà approvato il proseguimento del programma missilistico ipersonico. Le autorità dicono che sperano di schierare armi ipersoniche senza pilota già nel 2025.
Il test condotto dai cinesi sembra essere diverso da quello dell’US Air Force di maggio. La Cina avrebbe dei programmi per sviluppare sia un missile supersonico che potrebbe essere lanciato da un bombardiere che un altro lanciato da un missile balistico intercontinentale. Il test effettuato la scorsa settimana dai cinesi riguardava un missile ipersonico lanciato da un missile balistico intercontinentale lanciato dalla Cina. In tale scenario, l’arma ipersonica viene lanciata dall’ICBM prima di rientrare a terra. Non è noto se il missile ipersonico abbia colpito un bersaglio, o abbia la velocità che i cinesi si aspettavano.
Nel 2011, gli statunitensi condussero un test simile lanciando un missile a tre stadi dotato di una Advanced Hypersonic Weapon (Avanzata Arma Ipersonica). Il velivolo raggiunse la velocità ipersonica dopo il lancio dalle Hawaii. Il missile non superò mai l’atmosfera terrestre. Anche in tale caso è difficile dire se i cinesi testassero un arma ipersonica più avanzata, secondo la dichiarazione dei tre congressisti.

Mike Hoffman, Defensetech

La Cina cerca di calmare i timori degli Stati Uniti sul missile
Zhou Wa (China Daily) 16 gennio 2014

darksword_0_0Il Ministero della Difesa Nazionale ha rilasciato una dichiarazione smentendo le notizie secondo cui il recente test del missile ad altissima velocità cinese serva a superare le difese antimissile degli Stati Uniti a testate nucleari. “E’ normale per la Cina condurre esperimenti scientifici entro i suoi confini e secondo i suoi piani. I test non avevano lo scopo di colpire una qualsiasi nazione, né alcun obiettivo specifico“, ha risposto il ministero al China Daily. I media occidentali hanno ripreso l’importante test missilistico del velivolo ipersonico, da quando il sito Washington Free Beacon ha citato un anonimo funzionario del Pentagono dire che il test era stato condotto allo scopo di lanciare testate attraverso le difese missilistiche statunitensi. In un articolo sul test, il sito riferiva che il nuovo missile ipersonico avrebbe viaggiato a velocità estremamente elevate sulla Cina. Il portavoce del Pentagono Jeffrey Pool ha detto al sito, “Monitoriamo regolarmente le attività delle difesa straniere e sappiamo di questo test.”
Gli osservatori hanno detto che le notizie sulla concorrenza militare indicano mancanza di comprensione reciproca tra i militari di Cina e Stati Uniti, ma le idee sbagliate possono essere superate con il dialogo. La mancanza di fiducia strategica reciproca tra le due nazioni è la ragione per cui gli Stati Uniti sono preoccupati dallo sviluppo militare della Cina, ha detto Fan Jishe, esperto di studi americani presso l’Accademia delle Scienze Sociali cinese. “Washington teme che il potere crescente della Cina riduca la propria influenza regionale, minacciando gli interessi di suoi alleati, come Giappone e Filippine… Gli Stati Uniti sono ancora i leader militari negli armamenti strategici e convenzionali“, ha detto Fan. “Gli Stati Uniti si dedicano alla ricerca di armi high-tech da molto tempo, e la Cina è ancora piuttosto indietro in questo campo“, ha detto. La Cina è sufficientemente trasparente sugli sviluppi delle proprie tecnologie militari consentendo lo sviluppo della fiducia reciproca con altre nazioni, ha aggiunto. Li Qingkong, vicesegretario generale del Consiglio per gli Studi di politica della sicurezza nazionale cinese ha detto, “Non vi è alcuna necessità per gli Stati Uniti o qualsiasi altro Paese di preoccuparsi per lo sviluppo delle forze armate cinesi, dato che la spesa militare della Cina è assai più bassa di quella degli Stati Uniti.”
Tali armi utilizzano tecnologie all’avanguardia per il volo e le manovre ad altissima velocità nello spazio e nell’atmosfera terrestre. I vantaggi del velivolo ipersonico includono un puntamento preciso e rapidissimo del carico bellico, e una maggiore sopravvivenza contro le difese missilistiche e spaziali. Il Washington Free Beacon ha detto che Stati Uniti, Russia e Cina sono impegnati nella ricerca sulle armi ipersoniche, mentre l’India sviluppa una variante ipersonica del missile da crociera BrahMos.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

India-USA: la “partnership strategica” ha un futuro?

Lagan Charu New Oriental Outlook 17/01/2014

stock-footage-flag-of-usa-and-india-waving-in-the-wind-against-blue-sky-three-dimensional-rendering-animationL’incidente dell’arresto della diplomatica indiana da parte delle autorità statunitensi di New York, avvenuto il 12 dicembre 2013, e il suo trattamento apertamente discriminatorio ha costretto l’India non solo a prendere una serie di misure di risposta verso i membri del corpo diplomatico degli Stati Uniti nel Paese, ma anche a riconsiderare la natura dei rapporti con Washington in vari settori, come energia (in particolare nucleare), commercio, militari e cooperazione tecnico-scientifica. Vari analisti statunitensi valutano il notevole sviluppo delle relazioni degli Stati Uniti con l’India raggiunto degli ultimi dieci anni come un indubbio successo della politica della Casa Bianca dalla fine della “guerra fredda”. I primi notevoli progressi nelle relazioni USA-India si verificarono durante la visita del presidente degli Stati Uniti Bill Clinton in India, nel marzo 2000. La crescita dell’economia indiana e la liberalizzazione in questo Paese non passarono inosservate negli USA. Durante la presidenza di GW Bush Jr., Washington intraprese una “politica di cooperazione rafforzata” vigorosa. Dal 2004, il fatturato del commercio tra i due Paesi è cresciuto da 30 miliardi a quasi 100 miliardi di dollari, alla fine del 2013. Anche i mutui investimenti sono aumentati.
La particolare attenzione degli Stati Uniti per l’India è dovuta non solo al fatto che sia un Paese dalla forte economia e dalle enormi risorse umane, ma anche per il fatto che è una potenza nucleare. L’India sviluppa attivamente la propria industria elettronucleare, e le forze armate della repubblica sono dotate di armi nucleari. Considerando questi fattori, la Casa Bianca ha osservato che l’India può diventare un vero e proprio alleato geopolitico regionale degli Stati Uniti, che può essere usato per proteggerne gli interessi contro Pakistan e Cina. In particolare, nel caso di un uso sapiente dei timori di New Delhi sulle minacce terroristiche dal Pakistan e sui ricorrenti problemi nelle relazioni cino-indiane.
Nel luglio 2005, il Primo Ministro Manmohan Singh e il presidente degli Stati Uniti George W. Bush Jr. firmarono un accordo di cooperazione nucleare. Nel 2008, l’India e gli Stati Uniti conclusero il loro primo accordo strategico a lungo termine in politica estera e un partenariato globale sulla cooperazione nell’energia nucleare civile. Secondo questi accordi, nel corso dei prossimi decenni, all’India sarà garantito la fornitura di combustibile nucleare per i reattori civili, molti dei quali, ovviamente, dovrebbero essere costruiti da aziende statunitensi. Il valore di tali contratti è stimato in circa 150 miliardi di dollari. Tuttavia, negli anni successivi tali accordi non furono conclusi per mancanza di volontà degli Stati Uniti nell’assumersi la responsabilità di eventuali incidenti nucleari futuri, come imposto dalla legge sul tema adottata dall’India nel 2010.  Tale posizione “riservata” di Washington non sorprende, soprattutto perché, come l’esperienza ha dimostrato, non tutti gli impianti nucleari costruiti dagli USA possono essere considerati completamente sicuri, anche a fronte di eventi climatici o geologici. Ciò fu reso evidente, in particolare, dai recenti eventi nella centrale nucleare di Fukushima in Giappone, costruita con la partecipazione degli Stati Uniti. È interessante notare che nel 2009, un noto diplomatico indiano, Rajiv Sikri, che aveva lavorato nel Ministero degli Esteri indiano dal 1970, ha osservato nel suo libro “Sfida e strategia: ripensare la politica estera dell’India” che “scopo principale degli Stati Uniti dell’accordo nucleare con l’India è diametralmente opposto a ciò che il governo degli Stati Uniti dice. Il vero scopo è portare l’India in un contesto in cui non possa rafforzarsi come potenza nucleare ma, proprio al contrario, ne siano vincolate le opportunità strategiche.”
Durante lo sviluppo delle relazioni con l’India, il particolare interesse di Washington nell’ultimo decennio era anche dovuto alle politiche di Nuova Delhi per l’ammodernamento degli armamenti dell’esercito nazionale. Dopo tutto, la struttura delle armi convenzionali di questo Paese è rimasta praticamente invariata da oltre un quarto di secolo, ed è divenuta sempre più inadeguata nell’ambito della rivoluzione tecnologica militare. Pertanto, essendo una nazione nucleare de facto, l’India avrebbe dovuto sviluppare una forza militare meno ingombrante e più efficace, creando un’industria militare che avrebbe posto le sue forze missilistiche nucleari al centro della difesa nazionale. Per tale motivo la cooperazione militare e tecnica e la vendita di armi all’India, che negli ultimi anni sono diventati un importante vettore seguito dalla Casa Bianca non solo nella cooperazione bilaterale con Nuova Delhi, ma anche nel rendere dipendente dagli USA questa nazione asiatica. Ciò in particolare, fu detto nel giugno 2012 da Leon Panetta, all’epoca a capo del Pentagono e che rivelò anche che Nuova Delhi era un “importante legamento” della nuova strategia militare degli Stati Uniti focalizzata sull’Asia. “La cooperazione militare con l’India è alla base di questa strategia“, disse. Di conseguenza gli Stati Uniti vendettero all’India armi per un valore di oltre 12 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni, concludendo accordi per la fornitura di aeromobili militari del valore di molti miliardi di dollari, nei prossimi anni, tra cui in particolare 22 elicotteri da combattimento Apache made in USA (l’importo totale del contratto sarebbe di circa 1,5 miliardi di dollari), 15 elicotteri da trasporto pesanti Chinook (per quasi un miliardo di dollari), 12 aerei antisom P-8 (per circa tre miliardi di dollari), 12 aerei da trasporto C-130J Super Hercules (pari a più di 2,1 miliardi di dollari), 10 aerei da trasporto militare C-17 (valore complessivo di 4,1 miliardi di dollari), 3 Gulfstream-3 da ricognizione dotati di uno speciale radar di sorveglianza marittima e di un sistema di navigazione inerziale, 245 MANPAD Stinger, e una notevole quantità di munizioni, ecc. Inoltre, è stato previsto di dotare il nuovo caccia indiano, il Tejas, la cui produzione è ora nella fase iniziale, dei motori della società statunitense General Electric (almeno 220 unità per questa versione dell’aereo saranno forniti all’aviazione indiana). Naturalmente, non tutti questi contratti militari sono stati eseguiti in modo normale o hanno la prospettiva di essere attuati nelle circostanze attuali. Gli indiani hanno ripetutamente avuto dubbi sulla sincerità dei “venditori” statunitensi. Inoltre, ciò non sorprende se si ricorda solo il noto episodio dell’arresto dell’agente della CIA F. D. Larkins da parte delle forze di sicurezza dell’India nel 1984. Tale agente cercava duramente da diversi mesi di convincere i rappresentanti del Ministero della Difesa indiano, in vari modi, di decidersi per l’acquisto di armi prodotte in occidente (soprattutto negli USA).
Gli incidenti verificatisi rapidamente tra i due Paesi nell’ultimo periodo, che l’India ha subito più volte, hanno portato gli indiani a un ripensamento critico della “cooperazione strategica” del Paese con gli Stati Uniti, non solo per i noti fatti sullo spionaggio di politici, accademici e semplici cittadini indiani organizzato dall’intelligence informatica degli Stati Uniti, e dall’attività di numerosi centri d’intercettazione radio e computer che controllano la regione e l’India. Ma anche il virus informatico tipo Stuxnet, creato dall’Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, di cui le reti informatiche indiane hanno sofferto. Gli indiani riconsiderano anche la cooperazione scientifica con gli Stati Uniti. A tale proposito, possiamo citare gli ampiamente noti incidenti passati con gli scienziati della G. Hopkins University statunitense, espulsi dal Paese dalle autorità indiane per il loro operato presso Delhi e nel porto di Pondicherry. Tali esperti erano impegnati a modificare il codice genetico delle zanzare per “insegnare” a tal insetti non a portare il virus della malaria tradizionale, ma l’agente della febbre gialla, dagli effetti “dannosi” più potenti.
Così, nonostante il rapido sviluppo delle relazioni USA-India negli ultimi anni, molte questioni controverse tra i due Paesi necessitano ancora di una risoluzione. Non c’è dubbio che il pubblico, i media e i politici indiani seguiranno con attenzione lo sviluppo della vicenda di dicembre del membro della missione diplomatica indiana a New York, e il suo impatto sulle future relazioni USA-India. Naturalmente, questo incidente contribuirà ad un ulteriore aggravarsi della lotta per le prossime elezioni parlamentari in India, tra il Congresso Nazionale Indiano al governo e il nazionalista Bharatiya Janata Party, che ha posizioni anti-americane ed una crescente popolarità.

C-130J SUPER HERCULES 14Lagan Charu, giornalista e osservatore politico degli affari mediorientali e subasiatici, in esclusiva per la rivista online New Oriental Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Questioni nucleari: parole e fatti

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 16/01/2014

4.2.3Il presidente degli Stati Uniti Obama ha dichiarato l’obiettivo di un mondo libero dal nucleare. La Nuclear Posture Review 2010 afferma che gli Stati Uniti si preparano a ridurre l’arsenale nucleare a 1000 testate o meno. Nell’estate del 2013 si offrirono di avviare colloqui su ulteriori riduzioni delle armi strategiche che la Russia ha rifiutato. La direzione di Obama del Pentagono punta alla riduzione del ruolo delle armi nucleari nella strategia della sicurezza globale degli Stati Uniti e a restringere la strategia della deterrenza nucleare, come infatti ha affermato la Casa Bianca nel 2013.  Molti iniziano a dire che gli Stati Uniti hanno perso interesse per le armi nucleari, mentre cercavano di intralciare la Russia con la scusa che si rifiuta di seguirne l’esempio. La Deterrence and Defence Posture Review 2012 della NATO collega i cambiamenti della postura nucleare dell’alleanza alla politica nucleare della Russia, affermando che “la NATO è disposta a considerare l’ulteriore riduzione delle armi nucleari non strategiche assegnate all’Alleanza nel contesto di iniziative reciproche con la Russia”. Nell’indirizzo del 19 giugno 2013 presso la Porta di Brandeburgo di Berlino, Obama disse: “Non possiamo più vivere nella paura dell’annientamento globale, ma fin quando esisteranno armi nucleari, non saremo veramente al sicuro”. Sembrava emozionante. L’idea si evolse nella proposta di Obama per un nuovo round per la riduzione delle armi nucleari con la Russia, a giugno, a Berlino. Mosca subito respinse tale proposta e continua a respingerla (e a crescere e modernizzare il proprio arsenale nucleare). Alla fine dello scorso anno il presidente russo Vladimir Putin ha fatto una serie di dichiarazioni annunciando l’intenzione di mantenere un forte deterrente nucleare strategico del Paese, adottando nuovi sistemi nell”arsenale. Tutti questi temi sono in cima all’agenda propagandistica per il Vertice sulla Sicurezza Nucleare che si terrà all’Aia il 24 e 25 marzo 2014. Obama ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero anche ospitato un vertice sulla sicurezza nucleare nel 2016.
Gli Stati Uniti hanno davvero “perso interesse per armi nucleari”? La Russia incrementa il suo potenziale senza ragione o provocazione? Tale ragionamento regge? O è una ritorsione di Mosca per mantenere l’equilibrio esistente? Un rapido sguardo ai fatti contribuirà a darne un giudizio…

USA: nessun arretramento sulle armi nucleari anche in tempi di budget ristretti
Il Congresso affronta tagli lineari da 1200 miliardi dollari al bilancio federale, nei prossimi dieci anni, con il Budget Control Act del 2011. Non importa se un’ampia revisione dell’arsenale nucleare del Paese è in corso. La modernizzazione dell’arsenale nucleare degli Stati Uniti riguarda 5113 testate, piattaforme e impianti di produzione. Fu prudenzialmente stimata in 355 miliardi dollari per il prossimo decennio secondo il think tank Stimson Center. Tale cifra coincide con le stime del Congressional Budget Office, come si può vedere qui. Tuttavia, la relazione del Centro dice che la spesa potrebbe salire, soprattutto se il compito estremamente importante ma pubblicamente sottovalutato viene ancora ignorato. Obama ha patteggiato con i repubblicani del Senato nel 2010, promettendo l’ammodernamento dell’arsenale nucleare per garantirsi l’approvazione dell’accordo sulla nuova iniziativa per la riduzione degli armamenti con la Russia. Secondo i dati appena pubblicati della Federazione degli Scienziati Atomici (FAS), gli Stati Uniti hanno attualmente 4650 testate nucleari, 2130 operative. Oltre alle 4650 testate, Washington ne ha 2700 in deposito per essere smantellate. Secondo le stime della FAS, attualmente “1620 testate strategiche sono schierate sui missili balistici: 1150 sui missili balistici lanciati da sottomarini (SLBM) e 470 sui missili balistici intercontinentali (ICBM); circa 300 testate strategiche si trovano nelle basi dei bombardieri degli Stati Uniti e quasi 200 testate non strategiche sono dispiegate in Europa”. Gli Stati Uniti spenderanno 1000 miliardi di dollari per mantenere e modernizzare l’arsenale nucleare nei prossimi 30 anni, secondo il rapporto Trillion Dollar Nuclear Triad: US Strategic Modernization over the Next 30 Years, diffuso il 7 gennaio 2014 da James Martin del Center for Nonproliferation Studies (CNS), un think tank indipendente. Si afferma “i contratti per sostituire piattaforme e testate associate raggiungerà il picco nell’arco di quattro-sei anni, poco dopo il 2020. Durante tale periodo di picco, gli Stati Uniti dovranno spendere il tre per cento del bilancio annuale per la difesa per il proprio arsenale nucleare. Ciò è simile alla percentuale del bilancio della difesa dedicata alla modernizzazione dell’arsenale nucleare degli Stati Uniti di Ronald Reagan, negli anni ’80”, come notano gli autori Jon B. Wolfsthal, Jeffrey Lewis e Marc Quint.
I piani dell’amministrazione Obama costeranno circa 355 miliardi dollari nei prossimi dieci anni, ha detto il Congressional Budget Office il 20 dicembre 2013. Cioè quasi 150 miliardi dollari in più ai 208.500 milioni di dollari stimati dall’amministrazione in un rapporto al Congresso dello scorso anno, ha detto un analista di un gruppo di controllo degli armamenti, poiché la modernizzazione è solo all’inizio i costi dovrebbero aumentare notevolmente dal 2023. L’ufficio del bilancio ha detto che il presidente Barack Obama ha chiesto 23,1 miliardi dollari per le forze nucleari statunitensi per l’anno fiscale 2014, tra cui 18 miliardi dollari per mantenere armi e laboratori di supporto, così come sottomarini, bombardieri e missili vettori. Nel decennio finito con il 2013, i piani dell’amministrazione per modernizzare e mantenere sottomarini, bombardieri e missili prevedevano un costo di circa 136 miliardi dollari, affermava il CBO in un rapporto di 25 pagine. Gli Stati Uniti modernizzano tutti i vettori strategici esistenti e ristrutturano le testate che trasportano in vista dei prossimi 20-30 anni o più. I sistemi di lancio nucleari statunitensi sono in via di ammodernamento continuo, comprese la ricostruzione completa degli ICBM Minuteman III e degli SLBM Trident II.  L’US Navy attualmente prevede l’acquisto di 12 nuovi SSBN per sostituire i 14 SSBN classe Ohio, che saranno gradualmente radiati. Ogni nuovo SSBN costerà circa 4-6 miliardi di dollari. La vita operativa dei sottomarini lanciamissili balistici Trident della classe Ohio è stata estesa. Inoltre, il nuovo sottomarino, l’SSBNX, che sostituirà la classe Ohio è in via di sviluppo e dovrebbe costare circa 100 miliardi, secondo il Congressional Budget Office. L’US Navy ha ora intenzione di acquistare il primo SSBNX nel 2021, il secondo nel 2024 e uno all’anno tra il 2026 e il 2035. Il primo battello dovrebbe diventare operativo nel 2031. Di conseguenza, l’US Navy schiererà 10 sottomarini lanciamissili balistici tra il 2030 e il 2040. L’US Air Force sviluppa una nuova serie di bombardieri d’interdizione a lunga autonomia (LRPB) nucleari. Modernizza continuamente il B-2 (anche il bombardiere B-52H è stato aggiornato) della flotta, divenuto operativo nel 1997 e che dovrebbe restare fino al 2058. L’arma attualmente si occupa della sostituzione dell’ALCM, il missile da crociera standoff a lungo raggio (LRSO). L’US Air Force pianifica l’inizio della produzione del nuovo missile da crociera intorno al 2025, se si decide di portare avanti il LRSO. L’arsenale degli Stati Uniti di testate e bombe nucleari è continuamente rinnovato attraverso il Programma di estensione della vita operativa della NNSA (LEP). L’United States Air Force attualmente dispone di 450 ICBM Minuteman III situati presso la F. E. Warren Air Force Base, Wyoming, Malmstrom Air Force Base, Montana, e Minot Air Force Base, Dakota del Nord. Un programma di estensione della vita operativa da 7 miliardi di dollari è in corso per mantenere gli ICBM sicuri e affidabili fino al 2020; e il generale Robert Kehler, Comandante in Capo di STRATCOM, ha detto che i programmi di modernizzazione manterranno operativi i Minuteman III fino al 2030. Il programma di modernizzazione comporta essenzialmente un “nuovo” missile, ampliandone le opzioni di puntamento e migliorandone l’accuratezza e la capacità di sopravvivenza. L’Air Force attualmente esplora la possibilità di estendere l’operatività del missile Minuteman III fino al 2050 o all’arrivo di un nuovo sistema. L’US Air Force aggiorna anche le testate nucleari del Minuteman sostituendo parzialmente le vecchie testate W78 con nuove e più potenti testate W87, già schierate sui defunti ICBM MX Peacekeeper. L’US Air Force e US Navy inoltre hanno un LEP congiunto per ristrutturate le testate sostituendo le W78 e W88. Un programma per modernizzare la bomba nucleare B61 è in corso. La testata B61 è l’arma nucleare principale utilizzata sia dall’aviazione della triade strategica degli Stati Uniti (bombardieri, missili balistici intercontinentali e sottomarini) che dagli aerei d’interdizione di teatro di Stati Uniti e NATO. Ha un solo seppur importante obiettivo: la deterrenza nucleare. I governi europei hanno detto in numerose occasioni che vorrebbero far rimuovere tali armi. Invece, le armi dovrebbero essere aggiornate con capacità avanzate. La prima B61-12 dovrebbe essere completata entro il 2020. Entro il 2024, tutte le vecchie bombe dovrebbero essere sostituite. Poi, secondo il piano, nuove armi saranno schierate sui jet da combattimento come l’F-16, il nuovo F-35 e  bombardieri strategici come il B-2 Spirit o il nuovo bombardiere LRSB. Gli esperti vedono la B61-12 come molto più di un puro programma di prolungamento operativo o versione leggermente aggiornata delle vecchie bombe. Al contrario,  ritengono che sia de facto un nuova arma, uno sviluppo che violerebbe lo spirito dell’impegno preso dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama di non produrre eventuali nuove armi nucleari o dalle nuove specifiche. “La B61 è l’unica arma in riserva che soddisfa missioni tattiche e strategiche“, ha detto nell’audizione al Congresso del 6 novembre 2013 il Generale Robert Kehler, capo del Comando Strategico. La testata termonucleare B61 potrebbe costare 10 miliardi dollari in cinque anni.
Götz Neuneck dell’Istituto per le ricerche sulla pace e la politica di sicurezza di Amburgo vede un futuro onere per il governo tedesco. “Dovrebbero far capire a Washington che l’Europa non ha bisogno di nuove bombe e non ne renderà disponibile alcun vettore.” Inoltre, la NATO deve urgentemente fare proposte concrete alla Russia sul controverso sistema di difesa missilistico degli Stati Uniti, visto da Mosca come una minaccia. “Se tutto ciò fallisce”, ha detto Neuneck, “nuove armi nucleari tattiche saranno di stanza in Europa, e il disarmo nucleare sarà impossibile per decenni.” Alcuni della comunità di controllo degli armamenti affermano che la modernizzazione della triade nucleare è inutile strategicamente. Joseph Cirincione, Presidente del Fondo Ploughshares, scrive nel suo recente libro “Incubi nucleari: assicurare il mondo prima che sia troppo tardi”, “L’arsenale nucleare degli Stati Uniti è ancora configurato per contrastare la minaccia da guerra fredda di un massiccio attacco nucleare russo… la riconfigurazione della forza nucleare per affrontare l’ambiente delle reali minacce del XXI.mo secolo potrebbe ridurne drasticamente le dimensioni nel prossimo decennio, senza sacrificare le vitali missioni militari”.

y8uuQLa Russia incrementa il potenziale nucleare
Il 3 gennaio il portavoce del ministero della Difesa ha detto che l’esercito russo prevede di testare circa 70 tipi di razzi e missili presso un importante poligono, per quest’anno. Secondo il colonnello Igor Egorov, portavoce del ministero, il programma dei test al poligono di Kapustin Jar, nella Russia meridionale, riguarderà circa 300 lanci di razzi, missili e droni di oltre 180 programmi di ricerca e sviluppo. Lo sforzo non si limita al “prolungamento della vita operativa” o all’aggiornamento tecnico dei vecchi sistemi presenti nell’arsenale come: i missili balistici intercontinentali (ICBM) SS-18, SS-19 e SS-25 e i missili balistici lanciati da sottomarini (SLBM)  SS-N-18 e SS-N-23. L’obiettivo è sostituire una forza obsolescente con nuovi missili, testate e piattaforme. Il Tenente-Generale Sergej Karakaev, il comandante in capo delle Forze missilistiche strategiche, ha annunciato che l’intera forza nucleare strategica russa sarà aggiornata entro il 2021.  La maggior parte dei missili balistici intercontinentali russi è alla fine della vita utile, ciò rende l’implementazione e l’ammodernamento dei missili attuali e nuovi fondamentale per mantenere le capacità nucleari del Paese. Attualmente, la maggioranza degli ICBM della Russia è costituita dai vecchi missili balistici intercontinentali SS-18, SS-19 e SS-25 entrati in servizio nell’era sovietica. La Russia vuole sostituire entro il 2016 108 di questi vecchi missili con i nuovi e più avanzati RS-24 Jars-M (SS-29) e Topol-M (SS-27)  mobili, così come 30 SS-19 di nove divisioni basate sui silo.
Nel corso della riunione allargata del Ministero della Difesa del 10 dicembre, Putin ha dettagliato gli sforzi per la modernizzazione delle forze nucleari, ricordando che la Russia deve ricevere 40 ICBM avanzati e aggiornati. Faceva seguito a un vertice con i leader delle forze missilistiche strategiche russe, alla fine del novembre scorso, dove furono discussi in dettaglio i piani per il dispiegamento di 40 ICBM RS-24 Jars-M, 22 sui silo e 18 mobili. Mosca ha annunciato che implementerà un nuovo missile balistico intercontinentale pesante a propellente liquido nel 2018, che vanta caratteristiche superiori a tutti i precedenti missili russi, compresa l’immunità dai sistemi di difesa missilistica. La Russia ha sviluppato un nuovo ICBM a propellente solido, l’RS-26, da testare per la fine di quest’anno. Poche caratteristiche sono note, mentre il missile sarebbe dotato di una nuova testata. La Russia sta attuando il programma degli otto nuovi sottomarini nucleari della classe Borej per l’arsenale della marina, divenendo il nucleo della forza nucleare strategica navale, mentre vengono sostituiti i vecchi sottomarini Typhoon, Delta III e IV. Ogni Borej è dotato di 16 (le versioni successive ne avranno 20) nuovi SLBM Bulava. Il PAK-DA, nuovo bombardiere a lungo raggio, è in via di sviluppo per sostituire la sempre più obsoleta flotta di bombardieri strategici Tu-95MS Bear e Tu-160 Blackjack. L’aeromobile sarà equipaggiato con i nuovi missili da crociera nucleari Kh-101 e Kh-102 che vantano una gittata di 10000 km. Armi nucleari tattiche potranno essere configurate anche per i nuovi cacciabombardieri Su-34 recentemente introdotti in servizio.

Cause e ragioni di tale posizione
La Russia vede una minaccia nello sviluppo dell’iniziativa Prompt Global Strike che consente agli Stati Uniti di colpire obiettivi in tutto il mondo con armi convenzionali in meno di un’ora, così come lo sviluppo della difesa missilistica statunitense, che modifica la bilancia globale del potere. In  risposta s’è concentrata sul rafforzamento del deterrente nucleare. Poco prima di del suo terzo mandato a presidente della Russia, Vladimir Putin ha scritto un articolo per la rivista Foreign Policy, in cui ha sottolineato la particolare importanza per Mosca del suo potenziale strategico. Il Presidente ha osservato che, “In un mondo in sconvolgimento c’è sempre la tentazione di risolvere i propri problemi a spese di qualcun altro, attraverso la pressione e la forza. In altre parole, non dobbiamo tentare nessuno permettendoci di essere deboli. Noi, in nessun caso, cederemo la nostra  deterrenza strategica. Infatti, la rafforzeremo”. Parlando al suo annuale indirizzo alla nazione del dicembre 2013, il Presidente Putin ha sottolineato, “L’incremento in Paesi stranieri dei propri sistemi strategici ad alta precisione non nucleari e l’ampliamento delle possibilità della difesa antimissile, potrebbero rovinare gli accordi precedentemente raggiunti sul controllo e la riduzione degli armamenti nucleari, rompendo il cosiddetto equilibrio strategico… Nessuno dovrebbe farsi illusioni sulla possibilità di superare militarmente la Russia”, ha detto. “Non lo permetteremo mai”. Il 23 giugno, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov suggeriva che riduzioni oltre i livelli del nuovo START renderanno gli arsenali nucleari di Stati Uniti e Russia paragonabili a quelli di altri Paesi con armi nucleari. “Ciò significa che ulteriori eventuali proposte per la riduzione effettiva delle armi strategiche offensive, dovranno essere riviste multilateralmente. Parlo non solo delle potenze nucleari ufficiali, ma di tutti i Paesi che possiedono armi nucleari”, ha detto Lavrov alla TV Rossija 1. La Russia insiste sul fatto che ulteriori riduzioni nucleari dipendono anche dalla risoluzione delle sue preoccupazioni sui piani della difesa missilistica strategica degli Stati Uniti. La difesa missilistica, i programmi di modernizzazione in corso delle forze nucleari, il concetto Prompt Global Strike, l’evidente superiorità degli Stati Uniti nelle armi non nucleari di alta precisione a lungo raggio, la crescente proliferazione delle armi nucleari nel mondo (aspetto che gli Stati Uniti evitano di prendere in considerazione, pur presentando proposte sui tagli delle forze strategiche), tutti questi fattori definiscono la posizione della Russia sulla questione… Speriamo che questi temi scottanti siano nell’agenda del prossimo evento dell’Aia, venendo affrontati costruttivamente da tutti i partecipanti che realmente si sforzano di rendere il mondo un posto più sicuro rispettando ogni altra preoccupazione e agendo concretamente, invece di insistere con dure parole dal senso torbido, come ogni tanto accade nei migliori eventi mondiali.

TBXjbTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

Spacca-difesa missilistica: la Cina testa un nuovo velivolo ipersonico

Russia Today 14 gennaio 2014
darksword_0_0La Cina ha testato con successo il suo primo velivolo ipersonico nucleare capace di penetrare il sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti, registrando nuovi record di velocità, conferma il Pentagono.
Il nuovo velivolo ipersonico (HGV) soprannominato WU-14, avrebbe segnato nuovi record di velocità durante un test di volo sulla Cina, il 9 gennaio, ha detto un funzionario del Pentagono al Washington Free Beacon. Il nuovo sistema d’arma sarebbe progettato come stadio finale di un missile balistico intercontinentale cinese, che si avvicinerebbe all’obiettivo ad una velocità 10 volte superiore alla velocità del suono. La gamma della velocità ipersonica sarebbe tra Mach 5 e Mach 10, o 5000-10000 km all’ora. Un portavoce del Pentagono ha confermato il lancio di prova cinese, ma ha rifiutato di fornire dettagli. “Monitoriamo regolarmente le attività delle difese straniere e sappiamo di questo test“, ha detto al Washington Free Beacon il tenente-colonnello Jeffrey Pool, portavoce del Corpo dei Marines. “Tuttavia, non commentiamo la nostra intelligence o le nostre valutazioni dei sistemi d’arma stranieri“, ha detto Pool. “Incoraggiamo una maggiore trasparenza riguardo gli investimenti per la difesa e puntiamo ad evitare errori“, ha aggiunto.
I velivoli ipersonici, progettati anche da Stati Uniti, India e Russia, sono sviluppati per impiegare le armi nucleari in modo preciso e veloce, venendo testati per superare le difese aerospaziali e  missilistiche ostili. “Un aliante spinto da un missile, teoricamente dovrebbe contrastare le difese anti-missili di metà volo esistenti“, ha detto al Washington Free Beacon Mark Stokes, un ex-ufficiale dell’US Air Force. Strokes ha spiegato che la Cina sta sviluppando due programmi per velivoli ipersonici, uno sarebbe un velivolo post-lancio progettato per essere installato su un missile che punta sul suo obiettivo dallo spazio, o da un’orbita a circa 100 km dalla terra. Basando la sua ipotesi sulle notizie provenienti dalla Cina, Stokes ritiene che i velivoli ipersonici potrebbero raggiungere la velocità di Mach 12, circa 12000 km all’ora, compromettendo potenzialmente la difesa missilistica degli Stati Uniti. “La bellezza dell’HGV è che può condurre attacchi di precisione ipersonici, pur mantenendo una quota relativamente bassa e una traiettoria piatta, il che lo rende molto meno vulnerabile alle difese missilistiche“, ha detto al Washington Free Beacon Rick Fisher, analista presso l’International Assessment and Strategy Center. “Con l’integrazione delle analisi strategiche e la pianificazione nella ricerca tecnica, il perseguimento della Cina di armi ipersoniche ad alta precisione promette di essere più veloce e più concentrato di quelle associate ai precedenti programmi di ricerca anti-satellite e collegati alla difesa antimissile balistico“, ha detto Lora Saalman, specialista di sistemi strategici cinesi presso la Carnegie Endowment. “Questo recente test è una manifestazione di tale tendenza.”
I cinesi “cercano attivamente di essere una potenza militare globale che possa affrontare gli Stati Uniti, e non c’è ancora intenzione di parlare o di affrontare il controllo degli armamenti, in questo caso“, ha detto Fisher. A maggio, la valutazione del Pentagono delle capacità cinesi suggeriva che la Cina avesse costruito il più grande tunnel del vento ipersonico del mondo, in grado di generare condizioni di test di volo fino alla velocità di Mach 9. Due documenti tecnici cinesi del dicembre 2012 e dell’aprile 2013 rivelano che il Paese sviluppa sistemi di puntamento di precisione progettati per essere diretti via satellite. Il secondo documento cinese conclude che le armi ipersoniche rappresentano “una nuova minaccia aerospaziale“. L’attuale ricerca ipersonica statunitense viene condotta dal programma FALCON in collaborazione con il Pentagono e l’US Air Force. Gli Stati Uniti sono in procinto di perfezionare il Lockheed HTV-2, un velivolo senza pilota spinto da un missile in grado di raggiungere la velocità di Mach 20, o 20000 km all’ora. L’US Air Force testa lo Spazioplano X-37B, in orbita dal dicembre 2012. Allo stesso tempo, la Boeing lavora sull’X-51 WaveRider, un velivolo supersonico propulso da ram-jet, sviluppato per l’US Air Force per condurre missioni di attacco e ricognizione ipersonici.
Anche la Russia ha confermato lo sviluppo di una simile tecnologia ipersonica. L’Air Force National Air and Space Intelligence Center afferma nella sua relazione annuale che la Russia sta costruendo “una nuova classe di velivoli ipersonici” che “permetteranno ai missili strategici russi di penetrare i sistemi di difesa missilistica”. “Viviamo una rivoluzione nelle scienze militari“, ha detto lo scorso giugno il viceprimo ministro della Russia Dmitrij Rogozin, dopo il 4.to test dell’avanzato ICBM mobile autocarrato, un “killer della difesa missilistica” denominato RS-26 Rubezh (Frontiera). “Né l’attuale, né il futuro sistema di difesa antimissile statunitensi potranno impedire che il missile distrugga il suo bersaglio.” Mosca sta anche sviluppando il sistema di difesa aerospaziale S-500, con intercettori in grado di abbattere missili ipersonici.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La marina russa avanza

Roger McDermott, Modern Tokyo Times 8 gennaio 2014

949-000La Marina della Russia arriva al 2014 con alcuni piccoli progressi, mentre il Ministero della Difesa affronta sfide significative incentrate sullo sviluppo del missile balistico sublanciato (SLBM) Bulava per la nuova generazione di sottomarini. La Marina agisce anche sviluppando il profilo internazionale del Paese, inviando le sue navi nelle “aree strategiche” degli oceani del mondo (Interfax, 30 dicembre). Tuttavia, la marina russa attualmente riceve dei sottomarini di nuova generazione ancora privi del sistema missilistico primario. Il 30 dicembre, dopo le riparazioni del sottomarino lanciamissili a propulsione nucleare Smolensk della Flotta del Nord, tornato alla base di Zaozersk, a Murmansk. Il portavoce della Flotta del Nord, il Capitano di 1° rango Vadim Serga, ha detto a Interfax che “il sottomarino lanciamissili a propulsione nucleare Smolensk della Flotta del Nord è ritornato alla base di Zaozersk da Severodvinsk, dove è stato riparato e modernizzato presso il cantiere navale militare Zvezdochka” (Interfax, 30 dicembre). Secondo il comandante di sottomarino, il Capitano di 1° rango Boris Morozov, la nave ha completato con successo la sua prima fase di prove in mare e il sottomarino è considerato operativo con un equipaggio “in perfette condizioni.
La Flotta del Nord ha accettato tre nuovi sottomarini negli ultimi 18 mesi: i sottomarini Novomoskovsk e Verkhoture preceduti dal Smolensk. Tuttavia, le riparazioni del Smolensk sono durate circa due anni, durante cui l’apparato motore e lo scafo sono stati rinnovati, mentre i sistemi radio-elettronici e di navigazione sono stati modernizzati. Il Smolensk è un sottomarino classe Progetto 949A (Antej) Oscar II, entrato in servizio 24 anni fa. Secondo il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin, Mosca continuerà ad investire per mantenere il numero attuale di sottomarini nucleari (SSGN) classe Oscar II, attraverso le revisioni come nel recente esempio del Smolensk. Il comandante del Smolensk ha dichiarato che nel 2014 il sottomarino emergerà al Polo Nord, piantando la bandiera russa e la croce di Sant’Andrea, simbolo della Marina russa (Interfax, 23 dicembre 30). Il 23 dicembre, il sottomarino lanciamissili balistici a propulsione nucleare (SSBN) della classe Progetto 955 Borej, Aleksandr Nevskij, ha raggiunto la flotta. Tuttavia, il Nevskij e il suo gemello, lo Jurij Dolgorukij, affrontano ancora il problema dell’accettazione dell’armamento principale, l’SLBM Bulava. Il Nevskij dovrebbe testare il Bulava entro la fine dell’anno. Nel frattempo, il terzo sottomarino classe Borej, Vladimir Monomakh, entrerà in servizio nel 2014. Così il Nevskij e il Monomakh saranno in servizio senza l’SLBM Bulava. Allo stesso tempo, l’avanzato sottomarino d’attacco polivalente (SSN) Progetto 885 Severodvinsk, entrerà in servizio a breve (RIA Novosti, 30 dicembre). Il 27 dicembre, l’incrociatore pesante lanciamissili a propulsione nucleare della Flotta del Nord Pjotr Velikij compiva una missione nel Mediterraneo, nell’ambito di un gruppo navale russa, nel porto cipriota di Limassol. Il portavoce della Flotta del Nord, capitano di 1° rango Serga, ha detto a Interfax, “la visita dell l’incrociatore pesante lanciamissili a propulsione nucleare Pjotr Velikij a Limassol è la prima di una nave da guerra a propulsione nucleare russa nella storia della cooperazione internazionale tra la Russia e la Repubblica di Cipro. L’ambasciatore russo presso la Repubblica di Cipro, Stanislav Osadkhij, visiterà la nave russa ancorata nel porto straniero” (Interfax, 27 dicembre). Il Pjotr Velikij era salpato da Severomorsk, principale base della Flotta del Nord, il 22 ottobre 2013, coprendo circa 8000 miglia nautiche fin dall’inizio del suo viaggio. Il Ministero della Difesa ha sottolineato che tali visite ai porti stranieri sono coerenti con la direttiva del Cremlino per riattivare la regolare presenza di navi da guerra russe nelle aree strategiche degli oceani mondiali. E’ evidente che tali visite ai porti stranieri sono volte ad ampliare le capacità della moderna marina russa.
Tali sviluppi sollevano anche la questione su dove si collochi la Marina nell’ambizioso programma di riarmo convenzionale per il 2020. L’analista del CNA Dmitrij Gorenburg ha evidenziato una pubblicazione russa del novembre 2013 dettagliare i contratti per progetti cantieristici navali. Un totale per la marina russa di “41 navi da combattimento, comprendenti 2 navi d’assalto anfibio universali, 2 grandi navi d’assalto anfibio, 14 fregate, 15 corvette, 8 natanti lanciamissili. Di queste, 24 sono in costruzione, comprese le 2 navi d’assalto anfibio universali, 2 grandi navi d’assalto anfibio, 9 fregate, 5 corvette e 6 piccole imbarcazioni lanciamissili. Sei di queste navi sono state varate, tra cui 1 nave d’assalto anfibio universale, 1 grande nave d’assalto anfibio, 1 fregata, 1 corvetta e due natanti lanciamissili“. Mentre il programma del riarmo per il 2020 è chiaramente ambizioso, la parte effettivamente spettante alla Marina è una domanda aperta. Nel frattempo, Rogozin porta avanti i piani per mantenere i sottomarini classe Oscar II, e un progresso è stato compiuto con l’aggiornamento. Mostrando bandiera nelle visite d’alto profilo all’estero della Marina e piantando simbolicamente la bandiera russa, almeno durante l’emersione del Smolensk al Polo Nord, si suggerisce che la leadership politica voglia utilizzare la Marina principalmente per scopi di relazioni pubbliche. L’enigma chiave rimane la quadratura del cerchio dei sottomarini della classe Borej e del travagliato sistema missilistico Bulava. Con uno sforzo d’immaginazione, la Marina russa  affronterà un anno impegnativo.

1231667Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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