Una bomba nell’anno del Serpente

Melkulangara Bhadrakumar Strategic Culture Foundation 14/02/2013

A North Korean soldier stands guard at the launch site for the Unha-3 long-range rocket.Tutto ciò che riguarda la Corea del Nord deve essere speculativo. Questo è stato ed è ancora il problema principale. Ma una speculazione sembra finire, finalmente. Si tratta dell’ambivalenza apparente della Cina verso il programma nucleare della Corea del Nord. Sempre più spesso Pechino esce dal ‘lato giusto della storia’. Che a sua volta avrebbe scatenato una serie di profonde conseguenze per la sicurezza della regione Asia-Pacifico e per la politica globale nel suo complesso e, cosa più importante, quel futuro di cui il nuovo leader della Cina Xi Jinping ha enigmaticamente accennato, ma lasciato indefinito, con il suo concetto delle “due grandi potenze” durante la visita negli Stati Uniti dello scorso anno, quando era ancora un semplice ‘principino’.
In effetti, mentre la ‘notizia straordinaria’ tradotta dai bit d’informazione e dalle notizie su un terremoto oscuro in Corea del Nord, la mattina del 12 febbraio, che informava il mondo che il regno eremita aveva probabilmente effettuato il suo terzo test nucleare sotterraneo, tutti gli occhi si sono puntati sulla Cina. Per gli osservatori della Cina, nel complesso, si tratta di una vera e propria festa per la mente, con la nuova leadership della Cina che affronterebbe una grande sfida nella politica estera; una seconda sfida, allo stesso tempo in effetti, se si dovesse aggiungere la faida tra Cina e Giappone sulle isole contese nel Mar Cinese Orientale.
Alla fine emerge che il predecessore di Xi, Hu Jintao, dava consigli di moderazione a Pyongyang, ma che anche manteneva l’economia della Corea del Nord rifornendola ininterrottamente di cibo, carburante e investimenti, praticamente mantenendo a bada la comunità internazionale, limitandone l’imposizione di sanzioni punitive. In effetti, sembra inevitabile l’impressione che la Corea del Nord sia stata tenuta al riparo dalle proteste internazionali da Hu, che tacitamente ha tollerato il programma nucleare della Corea del Nord. Poi è arrivato il lancio dei missili a lunga gittata della Corea del Nord, a dicembre, e la decisione sorprendente di Pechino di affiancarsi agli Stati Uniti nel sostenere le sanzioni delle Nazioni Unite contro Pyongyang. La saggezza convenzionale, a quel punto, era che la Cina sarebbe poco dopo ritornata alla sua “posizione di blocco” sulla Corea del Nord, come aveva fatto molte volte in passato. La cosa interessante, a posteriori, è che le cose non sono esattamente andate così. Al contrario, quando Pyongyang scatena un feroce attacco contro Pechino per aver sostenuto le sanzioni volute dagli USA al Consiglio di sicurezza dell’ONU, e minacciato un test nucleare, la Cina ha pubblicamente rimproverato la Corea del Nord, anche se limitandosi ai media in lingua inglese, destinati all’opinione pubblica mondiale.
Non vi è alcun dubbio che l’editoriale del quotidiano statale Global Times della settimana scorsa, scritto da Zhang Liangui, esperto della Corea del Nord e consigliere del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese, deve essere preso sul serio. L’editoriale si basava sul presupposto che Pyongyang sarebbe andata avanti con il test nucleare a qualsiasi costo, e guardando in profondità avvertiva che la Corea del Nord “pagherebbe un alto prezzo” in termini di buona volontà della Cina. Il fondo della nota redazionale è il suo avvertimento inequivocabile che Pyongyang sbaglierebbe calcoli se pensasse di mettere la Cina contro gli Stati Uniti, “Pyongyang non deve sbagliarsi sulla Cina. La Cina non metterà le sue relazioni con Pyongyang sopra agli altri interessi strategici“. Chiaramente, il rapporto politico della Cina con Pyongyang ha toccato un punto basso. Ma allora, quali sono le priorità a lungo termine della Cina? Questi sono: nessuna guerra nella penisola coreana; nessuna destabilizzazione del regime nordcoreano e, una penisola coreana libera dalle armi nucleari. La Cina potrebbe indurirsi, ma rimarranno le considerazioni umanitarie e il rapporto a lungo termine non può essere abbandonato così. Inoltre, la Corea del Nord ha agito come zona cuscinetto cruciale contro le truppe degli Stati Uniti di stanza in Corea del Sud e Giappone. Inoltre, sullo sfondo del riequilibrio in Asia degli Stati Uniti e delle relazioni difficili della Cina con il Giappone, Pechino ha bisogno di una copertura e può, quindi, nella migliore delle ipotesi permettersi di premere il tasto pausa su questo punto.
D’altra parte, c’è anche il grande quadro da considerare, il “nuovo tipo di rapporto tra due grandi potenze“, di cui Xi ha parlato durante la sua visita negli Stati Uniti. Così, in molti modi, non tutto si riduce a come Xi visualizza i rapporti USA-Cina nel loro complesso. C’è qualche ragione per  credere che la nuova dirigenza di Pechino sia alla ricerca di un buon guanxi (o buone reti di relazione) con la nuova amministrazione statunitense nel secondo mandato del presidente Barack Obama, che si è appena assestato. Infatti, un buon guanxi si basa sulle affinità e la fiducia personali ed ha il potenziale di creare situazioni “win-win“, soprattutto se portano alla conclusione di  contratti d’affari. La grande domanda è se la leadership cinese cercherà un buon guanxi da sviluppare con l’amministrazione Obama sul problema della Corea del Nord.

Morso geopolitico
I commentatori statunitensi stimano che al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, come e quando nuove sanzioni economiche contro la Corea del Nord saranno discusse in risposta al suo ultimo test nucleare, la Cina potrebbe sostenere tali misure. In realtà, l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap ha riferito che le imprese della Corea del Nord e le imprese governative che operano in Cina hanno ritirato il denaro dai loro conti bancari cinesi. Al contrario, come ha preso atto l’editoriale del Global Times, c’è sempre la possibilità che gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea del Sud stiano probabilmente cercando di fomentare la discordia tra la Cina e la Corea del Nord, e “come trappola sembra verosimile“. Si dice addirittura che gli Stati Uniti potrebbero collaborare con la Corea del Sud e imporre un blocco marittimo alla Corea del Nord, senza preoccuparsi di avere un qualsiasi mandato dalle Nazioni Unite per un atto aggressivo che, ovviamente metterebbe seriamente in difficoltà la leadership cinese. Inoltre, il test nucleare della Corea del Nord avviene in un momento politicamente delicato, in cui vi sono stati cambiamenti nelle leadership di Cina, Giappone e Corea del Sud. In particolare, la neoeletta presidente della Corea del Sud, Park Geun-hye, è la figlia dell’ex presidente Park Chung-hee, che la Corea del Nord una volta tentò di assassinare, finendo per ucciderne la moglie (madre della nuova presidente).
Neanche la Cina può permettersi di farsi distrarre da una nuova crisi nella politica estera vicina, quando gli attuali crescenti problemi interni richiedono grande attenzione. Chiaramente, la Cina si trova tra l’incudine e il martello con il test nucleare nordcoreano. Per una curiosa coincidenza, il test nucleare ha avuto luogo con il capodanno dell’anno del serpente. L’anno del serpente ha storicamente avuto un morso geopolitico: Pearl Harbor (1941), massacro di Piazza Tienanmen (1989), attentati a New York e Washington dell’11 settembre (2001). Tra l’altro, lo stesso Xi è nato nell’anno del serpente del 1953.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

La militarizzazione dello spazio degli USA

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 21/12/2012

x37-orbit-580x424L’11 dicembre 2012 un velivolo, un Boeing X-37B, veniva lanciato da Cape Canaveral per il suo terzo volo di prova. Il primo velivolo orbitale di prova (OTV-1) venne lanciato nell’aprile 2010 e tornò sulla Terra a dicembre. Fu il primo velivolo senza equipaggio degli Stati Uniti a tornare dallo spazio e ad atterrare da solo. La navetta spaziale era l’unico velivolo spaziale in grado di atterrare su una pista. Un secondo OTV-2 ha stabilito un record, per un velivolo spaziale riutilizzabile, a giugno del 2012, quando ha completato una missione di 469 giorni. In confronto, la più lunga missione dello Space Shuttle era durata 17 giorni.
Il velivolo orbitale sperimentale (X-37B), fu ideato dalla NASA nel 1999, ma il progetto venne assegnato alla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) nel 2004, e poi all’US Air Force nel 2006. Si tratta di un spazioplano senza pilota riutilizzabile a decollo verticale e atterraggio orizzontale. L’X-37B può rientrare nell’atmosfera terrestre e atterrare autonomamente senza pilota. Il robot può anche regolare la sua orbita nello spazio invece di seguire la stessa prevedibile orbita, una volta decollato. La navetta non ha un abitacolo, nessun sistema di supporto vitale, e né l’Air Force, né la NASA hanno espresso il desiderio di aggiornarlo al volo spaziale umano. L’autonomia della navetta orbitale è dovuta ai suoi pannelli solari che generano potenza elettrica dopo essere dispiegati dal vano di carico, permettendogli di rimanere in orbita per 270 giorni. L’X-37B è lungo 8,8 metri e largo 4,5 m, con un vano di carico delle dimensioni di un camioncino. Due velivoli X-37B potrebbero rientrare nel vano di carico di uno Space Shuttle.
Il costo totale del progetto è sconosciuto poiché il bilancio è classificato da quando il progetto X-37B è stato trasferito alla DARPA. L’identità specifica del carico utile non è stato rivelato… L’Air Force ha dichiarato solo che il velivolo spaziale avrebbe “eseguito vari esperimenti e consentito a sensori, sottosistemi, componenti per satellite e alla tecnologia associata di essere immessi nello spazio e fatti rientrare.”

Una missione da interpretare
Le fonti ufficiali dell’US Air Force dicono che il velivolo viene utilizzato come “programma di test sperimentali per la dimostrazione tecnologica di una piattaforma a controllo remoto, affidabile e riutilizzabile, da testare nello spazio per conto dell’US Air Force.” Vi sono diverse versioni di ciò che il velivolo spaziale dovrebbe fare, mentre orbita intorno al pianeta in quote dichiarate che variano da 200 a 750 km sopra la superficie terrestre. L’idea iniziale era che il velivolo spaziale agisse come un nuovo tipo di satellite di sorveglianza che potesse cambiare le orbite volando sopra un determinato territorio della Terra. Questa versione è confermata dal fatto che la navetta ha sorvolato Afghanistan, Iran, Iraq, Corea del Nord, Pakistan e ha cambiato orbita più di una volta.
E’ quasi certamente un aereo spia, o almeno un banco prova per attrezzature di sorveglianza spaziale, e una piattaforma di lancio per mini-satelliti spia. Il carico utile del veicolo è sufficiente per alcuni equipaggiamenti da spionaggio come telecamere e sensori. Il velivolo non ha un portello di attracco, non potendo così essere un altro piccolo velivolo da carico per la ISS o qualsiasi altra stazione orbitale. Sarebbe anche un modello di prova per un futuro “bombardiere spaziale” che sarebbe in grado di distruggere obiettivi dall’orbita. Alcuni si chiedono se l’X-37B, in sé, possa essere un sistema da bombardamento nucleare, se l’astronave è destinata a rientrare nell’atmosfera terrestre e, con il pilota automatico, sganciare bombe su un bersaglio nemico. Ma altri analisti non sono d’accordo, dicendo che il carico utile è troppo piccolo e le specifiche non sono conformi allo scopo. Alcuni ipotizzano che l’X-37B sia un satellite-tracker o un satellite-killer. O entrambe le cose.
James Lewis, direttore del Programma di Tecnologia e Politiche Pubbliche presso il Centro di studi strategici e internazionali di Washington, dice che la durata della missione indica che l’OTV ha anche una missione ancor più segreta. Non ci sarebbe la necessità di rimanere in orbita per mesi, altrimenti, dice Lewis. “Non si tratta solo di un bus progettato per prendere le cose nello spazio e riportarle indietro.” Questo esperimento dimostra che gli Stati Uniti possono utilizzare lo spazio “come piattaforma per i sensori in grado di raccogliere dati dagli altri paesi e in in modo veramente continuo” aggiunge. Nel caso dell’X-37B ciò probabilmente comprende la raccolta “di segnali elettronici di tutti i tipi“, che si tratti di comunicazioni a microonde o della capacità di misurare dei dati a distanza. “Nel caso, per esempio, del recente lancio del missile nordcoreano, questo potrebbe includere i messaggi tra il controllo a terra ed il missile, così come misurare la firma termica e la traiettoria del lancio” (1).
Il presidente di Global Network, Dave Webb (che è anche il presidente della Campagna per il disarmo nucleare del Regno Unito) ritiene che il velivolo spaziale sia parte degli sforzi del Pentagono per sviluppare la capacità di colpire ovunque nel mondo con una testata convenzionale, e in meno di un’ora. Dice: “Crediamo che lo spazioplano X-37B faccia parte degli sforzi del Pentagono per sviluppare la capacità di colpire ovunque nel mondo con una testata convenzionale in meno di un’ora; noto come Prompt Global Strike. Così, mentre gli Stati Uniti portano avanti questi tipi di sistemi di attacco globale spaziali, sarà probabile che la Russia e la Cina saranno costrette a rispondere, rifiutandosi di ridurre le armi nucleari e sviluppando tecnologie spaziali per contrastare il programma degli Stati Uniti. “Global Networ sostiene che lo sviluppo di questi nuovi spazioplani è uno dei motivi per cui l’amministrazione Obama e il Pentagono sono desiderosi di ridurre le scorte di armi nucleari di Russia e Cina, in futuro. Come elementi chiave dell’avanzamento del programma di primo attacco degli Stati Uniti (insieme ai sistemi della cosiddetta ‘difesa antimissile’), diventano ancora più efficaci se gli Stati Uniti possono far ridurre le capacità di rappresaglia nucleare dei loro potenziali rivali, fornendo al Pentagono una probabilità ancora maggiore di scagliare con successo un decisivo attacco di primo colpo” (2).
Il ruolo della navetta può essere ampliato in futuro. Allo stato attuale, il velivolo potrebbe condurre missioni di carico attraccando ai vani di approdo congiunto di un avamposto orbitante, affermano dei funzionari della Boeing (3).
Vorrei aggiungere qualcosa, un parere strettamente personale sulla base di una modesta esperienza militare. Le altitudini utilizzate a fini militari e di esplorazione, oggi, vanno da 0 a 20 km e da 140 km in poi. C’è un vuoto da riempire tra tali orbite, che viene considerato come un potenziale teatro bellico. L’X-37 è chiaramente un mezzo per riempire il vuoto dall’”alto” in basso, mentre il Boeing X-51 (noto anche come X-51 Wave Rider), va dal “basso” o da un livello inferiore in alto. L’X-51 è un velivolo senza pilota per la dimostrazione nelle prove di volo del scramjet ipersonico (Mach 6, circa 4.000 miglia orarie (6.400 km/h) in quota). Nelle dimostrazioni di volo, l’X-51 viene trasportato da un B-52 ad una altitudine di circa 50.000 piedi (15,2 chilometri) e poi rilasciato sopra l’oceano. Il programma è gestito dall’US Air Force. La navetta ha completato con successo il suo primo volo a motore nel maggio 2010, ed ha anche compiuto il volo alla velocità di oltre Mach 5 di maggiore durata.

Aspetti giuridici
Dalla metà del XX.mo secolo, lo spazio è stato utilizzato per le operazioni dei velivoli spaziali militari come i satelliti per le comunicazioni e la ricognizione, e da alcuni missili balistici che passano attraverso lo spazio durante il volo. Finora, tuttavia, le armi non sono state dislocate nello spazio. Le armi nucleari e di distruzione di massa sono vietate nello spazio in virtù del trattato del 1967, i cui principi governano le attività degli Stati nell’esplorazione e nell’uso dello spazio, compresi la Luna e gli altri corpi celesti, che di solito viene chiamato Trattato sullo Spazio. Ma il Trattato non vieta il posizionamento di armi convenzionali in orbita. Azioni e piani attuali di Washington hanno suscitato preoccupazioni sulle armi non nucleari nello spazio. Attraverso risoluzioni e discussioni in seno alle Nazioni Unite, un accordo generale ha dichiarato che una corsa agli armamenti nello spazio deve essere evitata. Tuttavia, a causa della struttura del regime giuridico internazionale e ad eccezione di un piccolo numero di stati, come gli Stati Uniti, per esempio, non è ancora stato negoziato un trattato per impedire completamente lo schieramento di armi spaziali. Gli Stati Uniti sostengono che una corsa agli armamenti nello spazio non esiste ancora, e non è quindi necessario intervenire sulla questione.
Il 12 febbraio 2008, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, rivolgendosi alla Conferenza aveva presentato un progetto della Russia di trattato per la prevenzione del collocamento di armi nello spazio, la minaccia o l’uso della forza contro oggetti spaziali (PPWT), sostenuto anche dalla Cina. Fu il primo progetto di trattato sulla questione formalmente presentato alla Conferenza sul Disarmo (CD), anche se si basava su elementi proposti in un documento di lavoro per il CD, del giugno 2002, da Russia, Cina, Vietnam, Indonesia, Bielorussia, Zimbabwe e Siria. Il Ministro Lavrov aveva spiegato che il progetto di trattato era volto “ad eliminare le lacune esistenti nel diritto spaziale internazionale, creare le condizioni per l’esplorazione e l’utilizzo dello spazio, a conservare le costose proprietà spaziali, a rafforzare la sicurezza generale e il controllo degli armamenti.” In precedenza la Cina e la Russia avevano presentato diversi “documenti di lavoro” per impedire una corsa agli armamenti nello spazio, ed elementi preliminari del trattato definito dai precedenti documenti congiunti.
L’allora Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, in un discorso al gruppo sul disarmo, espresse costernazione per la lunga impasse nei colloqui volti a fermare la diffusione di armi pericolose. Eppure l’iniziativa di Russia-Cina non è arrivata a compimento per l’opposizione degli Stati Uniti. Donald Mahley, in qualità di viceassistente del segretario si Stato statunitense per la riduzione delle minacce, i controlli sulle esportazioni e le trattative, aveva detto, “Gli accordi vincolanti sul controllo degli armamenti non sono che semplicemente uno strumento efficace per migliorare le interessi a lungo termine per la sicurezza spaziale degli Stati Uniti e dei loro alleati.”
Gli Stati Uniti continuano a investire in programmi che potrebbero fornire armamenti anti-satelliti e spaziali. Nel luglio 2010, l’amministrazione Obama lanciava la nuova politica spaziale nazionale degli Stati Uniti, affermando: “Gli Stati Uniti restano impegnati nell’utilizzo di sistemi spaziali a sostegno della propria sicurezza nazionale e interna. Gli Stati Uniti investono nella capacità di conoscere la situazione e di lanciare velivoli; di sviluppare i mezzi per garantire le funzioni essenziali delle missioni spaziali, di migliorare la nostra capacità di identificare e caratterizzare le minacce, di dissuadere, difendere e, se necessario, sconfiggere le minacce volte a interferire o ad attaccare sistemi spaziali degli Stati Uniti o degli alleati“(4).
La nuova politica rileva inoltre che gli Stati Uniti esamineranno proposte e concetti sulle misure di controllo degli armamenti, se sono “equi, effettivamente verificabili e volti a migliorare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei loro alleati.” Secondo gli Stati Uniti, il comune progetto di trattato russo-cinese sulla prevenzione del collocamento di armi nello spazio (PPWT) non rispondeva ai criteri degli Stati Uniti, in quanto è “fondamentalmente errato” e non forniva motivi per iniziare dei negoziati. In qualche modo, gli Stati Uniti non sono riusciti a venire incontro a una qualsiasi altra iniziativa, finora, dando priorità alla continua militarizzazione dello spazio.
Militarizzare lo spazio distruggerà l’equilibrio e la stabilità strategica, minerà la sicurezza internazionale e nazionale, compromettendo il regime di controllo delle armi e provocando una corsa agli armamenti. Il modo per evitarlo è un trattato multilaterale per non lanciare velivoli spaziali militari in missioni avvolte dal segreto.

Riferimenti:
1. The Christian Science Monitor, US launches super-secret, orbiting, robotic plane, 12 dicembre 2012,
2. War is Crime.org, Planned Military Space Plane Launch Highlights Keep Space for Peace Week Concerns, 6 ottobre 2012
3. The space.com, Air Force’s Secret X-37B Space Plane Lands in Calif. After Mystery Mission, 16 giugno 2012
4. National_Space_Policy_6-28-10

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - Sitoaurora

Un nuovo ruolo per l’arsenale nucleare della Cina?

J. Michael Cole, The Diplomat, 11 dicembre 2012

xi-jinpingIn un sistema in cui l’ordine e le sequenze hanno un valore altamente simbolico, la prima promozione a Generale di un ufficiale, da parte di Xi Jinping, aggiunge un alto profilo alla visita della settimana scorsa, dicendoci alcune cose sulle priorità dei militari e che cosa vogliono in futuro. Più di ogni altra arma dell’Esercito di Liberazione Popolare, il Corpo della Seconda Artiglieria, che controlla l’arsenale missilistico convenzionale e nucleare del paese, sembra interessare Xi. Il primo atto di Xi da neopresidente della potente Commissione Centrale Militare (CMC) è stata la promozione del Tenente-Generale Wei Fenghe, 58enne comandante in capo della Seconda Artiglieria e membro del CMC, a Primo Generale, il 23 novembre.
A parte l’aumento della spesa per la difesa, la promozione di alti ufficiali è considerata il modo migliore per i leader cinesi di consolidare il loro potere sulle forze armate. Mentre tenta di rafforzare il suo controllo sulle forze armate, un esame immediato della promozione di Wei da parte di Xi indicherebbe che abbia avuto a che fare con la caduta in disgrazia dell’ex-segretario del partito di Chongqing, Bo Xilai, il cui legame con il Corpo della Seconda Artiglieria, e più specificamente con il Commissario politico del Corpo della Seconda Artiglieria, Generale Zhang Haiyang, era considerata da Pechino una minaccia. Anche se Zhang è riuscito a mantenere il suo posto nel Comitato Centrale, non è stato così nella CMC, al contrario invece di Wei.
Al di là delle manovre politiche, Xi ha indicato che la Seconda Artiglieria giocherà un ruolo sempre più importante in futuro. Nel corso di un incontro con gli ufficiali della Seconda Artiglieria il 5 dicembre, il nuovo capo della CMC ha detto che la forza è “un pilastro dello status strategico di grande potenza della Cina“, aggiungendo che il Corpo è la “forza centrale” del “deterrente strategico” della nazione e una “base importante” per la protezione della sicurezza nazionale. Oltre a sottolineare la necessità che il Corpo della Seconda Artiglieria resti pienamente sotto il controllo del partito, Xi ha chiesto di svilupparlo in una “potente e avanzata forza missilistica.”
A parte l’arsenale di missili intercontinentali nucleari, la Seconda Artiglieria controlla anche i missili a breve e medio raggio che possono essere utilizzati nei confronti di Taiwan, Vietnam,  Filippine, così come delle basi statunitensi di Okinawa. Come parte dell’evoluzione della strategia  d’interdizione di area (A2/AD) della Cina, il Corpo impiega anche il DF-21D comunemente indicato come il “killer di portaerei”, un missile che una volta a regime potrebbe complicare notevolmente lo schieramento delle forze navali degli Stati Uniti e alleati all’interno della prima catena di isole e oltre. Gran parte dei futuri investimenti nella Seconda Artiglieria deriverà dalla comprensione di Pechino della rapida modernizzazione delle sue altri forze militari, nonostante non speri (né desideri) combattere e sconfiggere le forze USA in battaglie convenzionali. Ma questo riguarda i missili convenzionali. E l’arsenale strategico nucleare della Cina?
In una “lettura esplicativa” fatta subito dopo il discorso di Xi, Wang Haiyun, ex Maggiore-Generale dell’EPL, ha detto che questa era la prima volta che la “missione e lo status delle forze strategiche nucleari della Cina venivano articolate pubblicamente“, aggiungendo che il discorso rappresentava la possibile presa di distanza dalle precedenti dichiarazioni degli alti dirigenti cinesi sul ruolo dell’arsenale nucleare della Cina. Secondo l’interpretazione di Wang delle osservazioni Xi, che in nessun modo devono essere accettate come la politica ufficiale di Pechino, questi potrebbe essere in procinto di allontanare la Cina dall’attuale politica nucleare del ‘no-first-use’ (NFU), che tra le altre cose afferma che la Cina userà le armi nucleari solo nel caso in cui sia sottoposta ad un attacco nucleare, volgendosi invece  verso una politica nucleare più ambigua, in cui le armi nucleari potrebbero essere utilizzate nell’ambito di più ampie contingenze.
Casualmente, i recenti commenti di alcuni analisti della difesa degli Stati Uniti, potrebbero rafforzare l’idea che un più forte arsenale nucleare di Pechino dovrebbe svolgere un ruolo più importante nella sua difesa. Si potrebbe immaginare che ciò faccia parte della risposta della Cina al cosiddetto concetto di Battaglia Aero-navale di Washington, che prevede che gli Stati Uniti impieghino una enorme potenza di fuoco convenzionale contro la patria cinese. In parziale risposta alle preoccupazioni sul concetto di Battaglia Aeronavale, sfocerebbe inevitabilmente in uno scambio nucleare tra Cina e Stati Uniti, il colonnello in pensione T. X. Hammes ha richiamato il caso che definisce strategia del “controllo off-shore” (OC) che, invece di tentare di sconfiggere la Cina attraverso attacchi convenzionali sul suo territorio o all’interno della prima catena di isole, cerca invece di neutralizzare gran parte delle risorse della Cina nell’A2/AD operando al di fuori della sua area d’intervento.
Come Hammes spiega, con la strategia del controllo oceanico degli Stati Uniti, “le nazioni partner dell’Asia-Pacifico garantiranno la capacità degli Stati Uniti di interdire l’importazione di energia e materie prime e le esportazioni industriali della Cina, proteggendo quelle nazioni.” In altre parole, piuttosto che combattere, gli Stati Uniti cercherebbero di soffocare economicamente la Cina. Hammes sostiene che la strategia OC permetterebbe di evitare attacchi in profondità alla Cina, e ridurrebbe la possibilità di una escalation nucleare. Questo è uno scenario plausibile, ma solo se la dottrina nucleare della Cina del no-first-use rimane invariata. Se, come sostiene Wang, Pechino è in procinto di adottare una politica nucleare più aggressiva, la strategia OC di scatenare un conflitto di lunga durata, potrebbe spingere Pechino a minacciare l’uso del nucleare.
Se le forze statunitensi ribaltano il tavolo e adottano un approccio asimmetrico verso la Cina, cercando di evitare i punti di forza della Cina, una possibile risposta di Pechino sarebbe riconsiderare le contingenze su cui si basano le proprie forze nucleari. Le prime mosse di Xi già indicano il suo interesse nel fare del Corpo della Seconda Artiglieria un  futuro elemento cardine delle forze armate della Cina. Poiché nessun sistema è statico, la strategia militare degli Stati Uniti, nei confronti della Cina, potrebbe benissimo precipitare ulteriori iniziative in questa direzione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il missile balistico anti-nave cinese e la cattura del drone RQ-170 Sentinel

AviationIntel 26 gennaio 2012

Dong Feng 21D missiles
Il misterioso programma dei missili balistici antinave della Cina Dongfeng-21D, presumibilmente è in grado di colpire portaerei e le loro navi di scorta statunitensi fino a circa 4.000 km. Il DF-21D utilizza il concetto balistico inviando il suo carico mortale a grande gittata e con un veicolo manovrabile di rientro nella fase terminale di attacco. Se ne è comprovata l’operatività, il DF-21D ha il potenziale di interdire i gruppi di portaerei degli Stati Uniti, negandogli totalmente l’accesso strategicamente imperativo nel Mar Cinese Meridionale. Questo sistema d’arma potenzialmente rivoluzionario, è descritto nel seguente articolo di The Diplomat.
La grande domanda è quanto sia realmente efficace questo sistema d’arma “killer di portaerei”? È un mortale missile strategico anti-portaerei verso cui gli Stati Uniti hanno scarsa difesa, o è solo un sogno, solo un’altra parte della partita strategica giocata dalla Cina contro gli Stati Uniti? E’ molto difficile cercare di stimare l’affidabilità reale e provata del missile “stando fuori a guardare”; ma possiamo dare un’occhiata all’altro meno glamour ma altrettanto importante pezzo di questo sistema missilistico balistico anti-nave, nella capacità della Cina di colpire con precisione i Gruppi di portaerei statunitensi oltre l’orizzonte, per valutare la validità di un tale concetto di così vasta portata. Inoltre, i recenti avvenimenti che riguardano la fuga della tecnologia di avanguardia statunitense degli Unmanned Aerial Vehicles, può aiutarci a meglio prevedere esattamente quanto realisticamente possa diventare efficace il sistema d’arma. Inizialmente il rilevamento dei Gruppi di portaerei statunitensi può essere fatto utilizzando una varietà di metodi, come un avanzato radar ‘oltre l’orizzonte’ (che la Cina sta sviluppando attivamente), il tradizionale velivolo da pattugliamento marittimo, pattugliamenti di sottomarini, navi di sorveglianza e da combattimento di superficie, sorveglianza satellitare e forse dai più efficienti e resistenti Unmanned Aerial Vehicles (UAV).
Per aumentare la possibilità di trovare ciò che equivale ad un ago in un pagliaio, un velivolo da pattugliamento marittimo utilizzerebbe il radar per rilevare inizialmente una flottiglia statunitense, mentre i satelliti potrebbero utilizzare gli infrarossi o i radar di sorveglianza ad apertura sintetica, e i sottomarini potrebbero utilizzare i sonar sia nel ruolo passivo che attivo. Inoltre, quasi tutte le piattaforme di cui sopra potrebbero teoricamente essere in grado di rilevare, inizialmente su un piano generale, un gruppo di battaglia, utilizzando sistemi di rilevamento elettronici (ESM), che potrebbero passivamente rilevare un gruppo di portaerei “ascoltandone” le emissioni elettroniche. In realtà esiste un cocktail iniziale di capacità di rilevamento dei bersagli, quando si tratta di localizzare le flotte statunitensi in navigazione nella vastità del Pacifico. Tuttavia, la capacità che sembra essere di grande interesse per i militari cinesi, così come in tutto il Mondo, è l’uso di un sistema di sorveglianza di ampie aree marittime (BAMS), impiegndo dei Unmanned Aerial Vehicles del tipo High Altitude Long Endurance (HALE). Qualcosa di simile allo statunitense RQ-4 Global Hawk, una piattaforma che con un radar ad apertura sintetica (SAR) ad alta risoluzione e capacità Moving Target Indicator (MTI), e con potenti sistemi elettro-ottici per seguire e condurre la scansione di fasce massicce del Pacifico, in cui navigano le navi da combattimento di superficie statunitensi. Inoltre, questo aereo, volando a oltre 20.000 metri, sarebbe in grado di controllare a grandi distanze le zone in cui si sospetta operi la flotta degli Stati Uniti, rendendolo un mezzo capace di sopravvivere al contrario dei prevedibili satelliti e dei meno efficienti aeromobili da pattugliamento marittimo con equipaggio, che sono più facili da distruggere durante una guerra.
La realtà è che la Cina ha costruito e fatto volare una cellula simile all’RQ-4 Global Hawk, così come una versione a getto analogo al Predator-B, altrimenti noto come MQ-9 Reaper statunitense, così come altre versioni di UAV più piccoli. Sembrerebbe che la progettazione e la produzione di cellule per la Cina non sia un problema, quanto utilizzare le funzionalità avanzate dei velivoli senza equipaggio. In realtà, sembrerebbe che sia il Global Hawk della Cina che l’UAV HALE simile al Predator-B, siano in realtà più avanzate aerodinamicamente rispetto ai loro equivalenti statunitensi. Questo può essere visto dall’impiego nell’UAV HALE cinese di un avanzata e sfalsata ala a forma romboidale, ottimizzata per l’efficienza aerodinamica ad alta quota, contrariamente alla semplice sottile ala diritta in stile U-2 del Global Hawk. Inoltre, un piccolo UAV, simile al ben noto MQ-9, viene testato attivamente dalla PLAAF. La principale differenza tra questo e il suo cugino statunitense, sembra essere l’utilizzo di un motore a reazione e di una cellula dalla resistenza aerodinamica inferiore, che pone l’aereo tra l’MQ-9 Reaper e il nuovo Predator-C a getto e furtivo, noto anche come Avenger, della General Atomics (creatrice dei velivoli della serie Predator), e questo per quanto riguarda la sola progettazione della cellula. Sono apparse delle foto di quello che sembra essere un UAV cinese molto simile, nella configurazione, al furtivo RQ-170 Sentinel e al relativo P-175 Polecat, anche se non ci sono informazioni interne di dominio pubblico in merito alla situazione dei test, o perfino delle vere dimensioni di questa macchina. Dove la Cina sembra avere carenze tecnologiche riguardo gli UAV, è nel campo delle trassmisioni dati avanzati, dei controlli di volo autonomi e, nel caso del concetto BAMS, di un potente radar di sorveglianza a bassa probabilità di intercettazione (LPI).
Cioè laddove il RQ-170 Sentinel, atterrato in modo morbido nel territorio iraniano, può rivelarsi estremamente utile per i cinesi. L’Iran ha già dichiarato che i russi e i cinesi hanno esaminato il drone, più di un mese prima, ma ci si può immaginare che ci sarà una vera e propria guerra delle offerte su chi, effettivamente, metterà le mani sul Sentinel per eseguire una ‘reverse engineering’. Visto che i cinesi sono davvero i migliori retro-ingegneri del Mondo ed hanno portafogli capienti, è quasi un dato certo che otterranno dati di prima mano, facendo tesoro di ciò che è nascosto all’interno della liscia carlinga a boomerang della “Bestia di Kandahar”. Indipendentemente da quanto sia invisibile ai radar il design dell’RQ-170, è ciò che vi è impacchettato all’interno che gli permette di realizzare delle missioni uniche e altamente stimolanti, e potrebbe essere proprio ciò di cui la Cina ha bisogno per produrre un suo UAV, attualmente, mentre sviluppa i giochi strategici per il Teatro del Pacifico, soprattutto se esso viene abbinato al nascente programma di missili balistici anti-nave. I data link furtivi dell’RQ-170 sono molto probabilmente i pezzi più avanzati in dotazione che permettono al velivolo di rischiare missioni clandestine altamente sensibili, essendo in grado di operare in modo semi-autonomo, mentre rinvia continuamente e in tempo reale informazioni ai controllori di terra, molto probabilmente in tutto il mondo, senza essere rilevato dalle postazioni nemiche in ascolto. Si tratta davvero di uno dei più grandi aspetti del Sentinel. Non vi può essere dubbio che come minimo, l’hardware che permette ciò, compreso ciò che si trova sotto le sue due “gobbe” per le telecomunicazioni, siano rimasti in gran parte intatti dopo la sua sfortunata caduta dietro le linee nemiche. Tale hardware sarà prezioso per gli ingegneri cinesi, che hanno un grande bisogno di integrare il data link LPI nel BAMS del loro HALE/UAV, al fine di consentirgli di rimanere inosservato mentre vola lontano da casa, permettendogli così di sopravvivere in un  conflitto.
Come abbiamo detto in passato, l’RQ-170 molto probabilmente utilizza la stessa architettura di controllo dell’RQ-4 Global Hawk, in particolare la sua avanzata stazione di terra costruita dalla Northrop Grumman. Poter comprendere da un lato questo collegamento circolare delle comunicazioni, senza dubbio aiuterà i cinesi a produrre l’interfaccia umano dall’altro lato. Eppure, per i cinesi, il pezzo più importante dell’hardware a bordo dell’RQ-170 caduto, molto probabilmente è il radar miniaturizzato ad apertura sintetica a bassa probabilità di intercettazione ed il suo avanzato indicatore di movimento dei bersagli. Un pezzo dell’equipaggiamento che può veramente permettere al DF-21D la distruzione di una portaerei. L’RQ-170 ha avuto dei lontani predecessori, come il Tacit Blue  e il Darkstar (molto di più si può leggere, riguardo all’oscuro albero genealogico del Sentinel, alla fine di questo articolo), che certamente sono stati costruiti per sfuggire ai radar di sorveglianza di o presso un territorio interdetto. Che cosa ha a che fare tutto ciò con il missile balistico antinave della Cina DF-21D? Molto in realtà. Se, infatti, l’RQ-170 sfoggia un così efficiente radar, come sembra essere dalle ultime foto ad alta risoluzione scattate mentre operava fuori dalla sua base a Kandahar, che si tratti di un avanzato radar a scansione elettronica attiva (AESA), o anche un più datato radar a scansione passiva dotato di funzionalità LPI, può solo far compiere un salto necessario alla Cina nella capacità d’intercettazione oltre l’orizzonte e di quasi invisibilità del suo programma dei missili balistici antinave DF-21D. Ciò che è più sorprendente, nella possibilità dei cinesi d’impadronirsi del drone RQ-170 perduto, non sono necessariamente i singoli sistemi di bordo, ma  il sistema di targeting in tempo reale e le capacità di collegamento dati che possiede e che potrebbero essere quasi direttamente adattati alla cellula dei loro droni HALE/BAMS. Un velivolo senza dubbio concepito per supportare il missile balistico anti-nave DF-21D in tempo reale, capace di restare in volo in modo continuo, con capacità avanzate di poter inseguire i movimenti degli obiettivi, e di cui hanno un così disperato bisogno per rendere efficace l’intero sistema. Quando si tratta di inseguire oggetti in movimento a grande distanza, l’alta qualità dei dati forniti su un bersaglio remoto è in grado di fornire la migliore possibilità che l’arma colpisca tale bersaglio, soprattutto se lanciato da migliaia di chilometri di distanza e centrandolo. Se la Cina ha infatti accesso ai sistemi di collegamento dati, di controllo del volo e ai sensori dell’RQ-170, non ci può essere alcun dubbio che la qualità dei dati sarà tale che la capacità dei loro UAV di raccogliere e trasmetterli farà un balzo in vanti di anni, se non di decenni.
Nel caso del DF-21D non è chiaro come il missile, volando a velocità ipersonica con testate indipendenti (un singolo missile DF-21D sarebbe in grado di trasportare più veicoli di rientro (MRV)) mentre punta verso le sue vittime marittime in movimento, possa in realtà individuare o agganciare gli obiettivi. Inizialmente, una sorgente di targeting, in questo caso un UAV di sorveglianza marittima a lungo raggio ad alta quota, ritrasmetterebbe le precise coordinate del bersaglio al centro comando e controllo, passando le coordinate a un sistema di lancio mobile terrestre, o possibilmente navale, di un DF-21D. Minuti dopo il lancio, mentre il missile è al suo apogeo e prima che la testata si separi, un aggiornamento dei dati in fase di volo può essere trasmesso dall’UAV collegandosi al missile tramite un satellite, per rendere più precisa la regolazione della fase finale del volo. Prima che la testata si separi, deve continuare a manovrare verso il suo obiettivo, cosa che equivale a colpire un francobollo che galleggia in uno dei Grandi Laghi. Un dispositivo di tracking terminale a bordo della testata, quindi entra in azione. Questo è il momento in cui le capacità reali del DF-21D diventano un mistero. Un attacco terminale guidato potrebbe essere realizzato utilizzando un sensore a infrarossi nel naso della testata o ‘veicolo di rientro’, che guiderebbe la fase finale dell’attacco. Avverrebbe così, dopo che le coordinate iniziali del target sono state inviate al momento del lancio e aggiornate, possibilmente, nel corso della fase di volo a “metà percorso” del missile. Il sistema di ricerca a infrarossi passivo di bordo, non essendo ad energia elettromagnetica, dovrebbe essere utilizzato per illuminare il bersaglio. Il sensore a infrarossi acquisirebbe l’area in cui la nave è più probabile che navighi, durante gli ultimi secondi di volo, nella speranza di bloccarsi sulla firma di calore della portaerei che manovra rapidamente. La portaerei statunitense cambierebbe rapidamente rotta e velocità, mentre i satelliti di allerta precoce per il rilevamento del lancio di missili balistici sicuramente rileverebbero la fase di spinta iniziale del DF-21, allertando il gruppo della portaerei del missile in arrivo, o più probabilmente, dei missili. Anche gli incrociatori e cacciatorpediniere lanciamissili classe AEGIS, del gruppo d’attacco della portaerei, tenterebbero di monitorare e inseguire il missile con le loro limitate capacità di difesa antimissili balistici.
Un altro modo per agevolare la fase finale dell’attacco del missile balistico antinave DF-21D è utilizzare i collegamenti dei dati non solo riportando le coordinate iniziali del bersaglio al lanciatore del missile, ma trasmettendone continuamente la posizione esatta mentre si muove nel tempo e nello spazio, via satellite, al missile, finché avvia l’attacco finale sul suo bersaglio. Ciò massimizza il data-linking e il radar dell’UAV, e la loro tecnologia per tracciare il movimento dei bersagli. Una piccola antenna che può resistere ai violenti effetti atmosferici al rientro di una testata, può essere in grado di fornire, in tempo reale, i dati necessari inviati da un UAV che utilizzi tecnologia derivata dal RQ-170, per colpire con precisione una portaerei in manovra, e con un elevato grado di affidabilità. In questo caso l’UAV, o qualsiasi altra piattaforma per il rilevamento a distanza, potrebbe letteralmente dire alla testata dove andare, tramite il collegamento dati, fino a quando non trapassa il ponte della portaerei volando a Mach 10. Un altro metodo, molto probabilmente, potrebbe utilizzare un sistema di ricerca radar attivo o passivo. Un ricercatore radar attivo, in pratica un piccolo radar come quello utilizzato per i missili aria-aria a medio raggio, potrebbe essere efficace, anche se la sensibilità del sistema è limitata, essendo fragile e complesso e suscettibile di inceppamenti. Un’alternativa più probabile, in questa fase della capacità tecnologica della Cina, almeno sarebbe di far puntare la testata, nella sua fase finale, sul bersaglio mentre attraversa l’atmosfera usando un vecchio, ma più robusto, sistema di guida radar terminale, noto come radar homing “semi-attivo”. Il radar homing “semi-attivo”, a volte chiamato “fascio a onda”, funziona in modo simile al già accennato radar dei missili aria-aria, come l’AIM-7 Sparrow, resosi popolare in Vietnam e con Desert Storm. Questa forma di targeting via radar utilizza una potente fonte radio per “dipingere” un bersaglio con una certa banda e frequenza di energia elettromagnetica. Poi lo stesso missile, dotato di una rudimentale testata di ricerca, sintonizzata per “vedere” l’energia riflessa del radar d’inseguimento lontano, semplicemente riconosce e insegue le onde radar riflesse dal target “dipinto”, fino al punto d’impatto o fino a quando si attiva il radar di bordo. Questa forma semplice, collaudata e affidabile di puntamento richiederebbe una fonte secondaria, in questo caso un UAV HALE/BAMS dotato di un radar potente, che traccia l’obiettivo per la testata attaccante, durante gli ultimi momenti del volo d’attacco. Utilizzando tecnologia ad alta potenza, ma compatta, AESA o ESA, dove un fascio di energia molto potente può individuare un bersaglio a grande distanza, si consentirebbe a un tale sistema di operare in modo efficiente. Inoltre, il potente radar degli UAV armati dovrebbe solo “dipingere” un obiettivo per un periodo di tempo continuo molto breve, solo pochi secondi, mentre la testata compie l’avvicinamento finale a velocità ipersonica.
Una volta che l’attacco è completato, il sistema di puntamento dell’UAV può passare alle “emissioni silenziose” e cambiare rotta per sfuggire alla rappresaglia, anche se sarebbe molto probabilmente oltre la portata di una squadra statunitense, in primo luogo. Inoltre, se la Cina può rigenerare i sistemi derivati dall’hardware del Sentinel per un tale compito, le informazioni da tale cellula furtiva permetterebbero al velivolo di avvicinarsi ulteriormente a una squadra statunitense. Anche se l’UAV venisse abbattuto da ciò che resta di un gruppo di portaerei, dopo un massiccio tiro di sbarramento di DF-21D, sarebbe un prezzo esiguo da pagare per quello che sarebbe l’attacco antinave di maggior successo in 70 anni. Tra le possibilità di targeting di cui sopra, alla fine, tra una decina di anni si potrà vedere un DF-21D dotato di una serie variabile di sistemi di guida terminale e di targeting, al fine di aumentarne le probabilità di successo quando ne viene sparata una raffica contro delle unità di superficie nemiche. In effetti, questo renderebbe più difficile per la nave presa di mira sapere quale tipo di attacco verrebbe perseguito contro di essa. Inoltre, l’uso di diversi metodi di guida terminale complicherebbe gravemente l’attuazione delle contromisure, come razzi direzionali agli infrarossi, dispositivi “accecanti” per le testate dotate di homing IR, o di chaff per testate dotate di homing radar.
Alla fine, la bassa probabilità di intercettazione dei collegamenti dati, sia per per il funzionamento dell’UAV che per indirizzare il missile nella fase iniziale e per guidarne la testata durante la sua fase terminale di volo, sarebbe il “Sacro Graal” di tale sistema d’arma, molto difficile da ingannare o confondere. A quel punto, solo una difesa basata su armi laser attive o “hit to kill” sarebbe in grado di respingere un attacco del genere, che potrebbe essere efficace contro un DF-21DS in rientro, e durante una bella giornata, ma inutile contro uno sbarramento massiccio. Un targeting a lungo raggio che utilizzi un UAV tipo High Altitude Long Endurance (HALE) in operazioni semi-autonome di tipo sorveglianza marittima su grandi aree (BAMS), dotato di data link a bassa probabilità di intercettazione (LPI) e radar di acquisizione ad alta potenza e ad alta risoluzione, sarebbe senza dubbio l’attivatore e il moltiplicatore di forza definitivo che permetterebbe al missile balistico antinave cinese DF-21D di raggiungere il suo pieno potenziale. Con la recente perdita di un avanzatissimo drone degli Stati Uniti, che quasi certamente era dotato di tutti i componenti sopra citati, i cinesi potrebbe compiere l’enorme salto tecnologico di cui hanno bisogno proprio al momento giusto, rendendo efficace tale pericolosa sistema d’arma d’interdizione di area. Un sistema volto a colpire al cuore la potenza degli Stati Uniti: i loro gruppi di portaerei.
Con tutta la sua potenza, un gruppo di portaerei statunitense è efficace solo se i suoi obiettivi rientrano nella gittata dei suoi aerei da combattimento e missile cruise. Un arsenale operativo di DF-21D, accoppiato a una efficace assistenza di targeting oltre l’orizzonte, negherebbe agli statunitensi la prossimità utile per colpire le coste cinesi e i mari circostanti, e con un margine enorme. La necessità di una robusta e resiliente forza di puntamento e sorveglianza a lungo raggio è così importante per il sistema DF-21D, che mi spingerei a dire che l’RQ-170 catturato dagli iraniani si presenta come una grande opportunità per la difesa della Cina, e un enorme aumento del rischio potenziale per la Marina degli Stati Uniti, di cui non c’è davvero alcun precedente noto. In sostanza, le capacità del RQ-170, se riprodotte in modo esatto, o anche in modo più rudimentale, possono benissimo aver dato ai progettisti cinesi il prezioso “anello mancante” che cercavano di avere per fare del loro pregiato DF-21D un vero “Carrier Killer” realmente operativo.

Potete leggere tutta la mia copertura sul RQ-170, nel link seguente, compresa la mia analisi fotografica e la serie sulle “Origini dell’RQ-170“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina è una minaccia militare? Perché la Cina è innervosita dal Perno di Obama

F. William Engdahl, Global Research, 21 novembre 2012

Leggendo i media mainstream occidentali, si potrebbe concludere che la Cina è diventata un gigante economico intenzionato a mostrare la sua forza militare, avviando una massiccia corsa agli armamenti. La Cina ha designato il suo nuovo presidente, Xi Jinping, che ha appena sostituito il  predecessore Hu Jintao sia al vertice del partito comunista che della potente Commissione militare centrale, dando a Xi il controllo completo delle forze armate e del partito. Una recente analisi della BBC, nell’articolo intitolato “La Cina estende la portata militare“, nella tipica copertura mediatica occidentale del programma militare della Cina: “La prima portaerei della Cina inizierà le prove in mare entro la fine dell’anno. Alla fine dell’anno scorso, erano trapelate le prime immagini del prototipo del nuovo caccia “stealth” di Pechino. E gli esperti militari statunitensi ritengono che la Cina abbia iniziato a schierare il primo missile balistico a lungo raggio in grado di colpire una nave in movimento in mare“. [1]
In Giappone, i politici nazionalisti, come l’ambizioso governatore di Tokyo Shintaro Ishihara e Toru Hashimoto, sindaco di Osaka, ottengono popolarità con la retorica anti-cinese, sostenendo che il Giappone deve sviluppare le capacità per opporsi alla supremazia militare cinese. A maggio l’autorevole New York Times ha pubblicato un articolo allarmante sull’annunciato “incremento a due cifre” delle spese militari della Cina. Nell’articolo si parla di un aumento dell’11% rispetto al bilancio precedente, di gran lunga inferiore perfino al tasso di inflazione. Tuttavia, quando si esamina in dettaglio il reimpiego effettivo e le mosse militari delle forze armate statunitensi nella regione dell’Asia, dopo l’annuncio del presidente Obama dell’”Asia Pivot”, per una nuova  ridefinizione delle capacità militari degli Stati Uniti passando dall’Europa occidentale alla regione dell’Asia, diventa chiaro che la Cina reagisce allo scopo di affrontare le future molto reali minacce alla sua sovranità, piuttosto che agire aggressivamente.
Il semplice fatto che il presidente al potere Obama, nel corso dei dibattiti presidenziali televisivi nazionali, abbia etichettato la Cina come “avversario” è indicativo del cambiamento della posizione militare degli Stati Uniti. La profondità e la natura del perno degli Stati Uniti sulla Cina è cristallino quando si guardano più da vicino i recenti sviluppi dello schieramento asiatico dell’US Missile Defense, chiaramente rivolto contro la Cina e nessun altro. La Cina ufficialmente spende appena il 10% di quello che gli Stati Uniti spendono per la loro difesa, circa 90 miliardi di dollari, e se alcune importazioni di armi e altri costi vi sono inclusi, forse si arriva a 111 miliardi di dollari all’anno. Anche se le autorità cinesi non pubblicano i dati completi su tali aree sensibili, è chiaro che la Cina spende solo una parte degli Stati Uniti, partendo da una base militare-tecnologica di gran lunga inferiore rispetto agli Stati Uniti.
Il bilancio della difesa degli Stati Uniti non è solo di gran lunga il più grande del mondo. Domina tutti gli altri, ed è del tutto indipendente da qualsiasi minaccia percepibile. Nel XIX.mo secolo, la Royal Navy inglese costruì la sua flotta in base alle flotte dei due potenziali nemici più potenti della Gran Bretagna; gli strateghi del bilancio della difesa degli USA, affermano che sarebbe una “catastrofe” se gli Stati Uniti avessero una marina meno di cinque volte superiore a quelle di Cina e Russia messe insieme.[2]
Se includiamo la spesa da parte della Russia, il più forte alleato della Cina nella Shanghai Cooperation Organization, la loro spesa totale annuale combinata per la difesa sarebbe di quasi 142 miliardi dollari. Le dieci prime nazioni al mondo per spesa per la difesa, oltre agli Stati Uniti, la più grande, e la Cina, la seconda più grande del Mondo, sono Regno Unito, Francia, Giappone, Russia, Arabia Saudita, Germania, India e Brasile. Nel 2011, la spesa militare degli Stati Uniti era pari a uno sbalorditivo 46% della spesa totale di un mondo di 171 stati, quasi la metà del mondo intero. [3]
Chiaramente, con tutta la sua retorica sulle missioni di mantenimento della pace e per la promozione della “democrazia”, il Pentagono sviluppa ciò che i suoi pianificatori chiamano “Full Spectrum Dominance”, il controllo totale globale aereo, terrestre, marittimo, spaziale, cosmico e ora cyberspaziale. [4] E’ chiaramente determinato a usare la sua forza militare per garantirsi il dominio o l’egemonia globale. Nessun altra interpretazione è possibile. La Cina di oggi, per via della sua dinamica crescita economica e la sua determinazione nel perseguire gli interessi sovrani nazionali cinesi, e solo perché esiste, sta diventando “l’immagine del nemico” o il nuovo avversario del Pentagono, sostituendo l’”immagine del nemico” non più utile dell’islam, usata dal settembre 2001 dall’amministrazione Bush-Cheney per giustificare l’esercizio del potere globale del Pentagono. Dopo quasi due decenni di abbandono dei propri interessi in Asia orientale, nel 2011, l’amministrazione Obama ha annunciato che gli Stati Uniti ne avrebbero fatto “il perno strategico” nella loro politica estera, concentrando l’attenzione politica e militare sulla regione dell’Asia-Pacifico, in particolare Sud-Est asiatico, cioè, la Cina.

Parte II: la ‘Dottrina Obama’ e il BMD asiatico
Fino ad oggi il cuore delle fasi iniziali del Perno Cinese comporterà la costruzione di un massiccio anello antimissile intorno alla Cina per neutralizzarne il potenziale d’attacco nucleare. Durante gli ultimi mesi del 2011, l’amministrazione Obama ha chiaramente definito la nuova dottrina della minaccia e della prontezza militare degli Stati Uniti sulla scia dei fallimenti militari statunitensi in Iraq e in Afghanistan. Durante un viaggio presidenziale in Estremo Oriente, mentre era in Australia, il Presidente degli Stati Uniti ha presentato ciò che viene chiamata ‘Dottrina Obama’. [5]
Le seguenti sezioni del discorso di Obama in Australia valgono d’essere citate in dettaglio: “Con la maggior parte delle centrali nucleari del mondo e più di metà del genere umano, l’Asia in gran parte definirà se il secolo prossimo sarà segnato da conflitti o dalla cooperazione… In qualità di Presidente ho quindi preso una decisione deliberata e strategica… gli Stati Uniti giocheranno un ruolo più ampio e di lunga durata nel plasmare questa regione e il suo futuro… ho indicato alla mia squadra di sicurezza nazionale di rendere la nostra presenza e missione nel Pacifico-Asia una priorità assoluta… Preserveremo la nostra unica capacità di proiettare potenza e scoraggiare le minacce alla pace… Gli Stati Uniti sono una potenza del Pacifico e siamo qui per rimanervi. In realtà, stiamo già modernizzando la postura difensiva dell’America nell’Asia-Pacifico. …Vediamo la nostra nuova postura qui in Australia… credo che si possano affrontare sfide comuni, quali la proliferazione e la sicurezza marittima, e la cooperazione nel Mar Cinese Meridionale.” [6]
Il 24 agosto, 2012, il Wall Street Journal di New York riportava che l’amministrazione Obama, nell’ambito della sua nuova politica imperniata sulla Cina, amplierà il suo scudo di difesa missilistica, la difesa antimissile balistico o BMD, come è noto in campo militare, alla regione dell’Asia-Pacifico. [7] La ragione ufficiale del Pentagono per il nuovo dispiegamento della sua BMD nel teatro asiatico è proteggere Giappone, Corea del Sud e altri paesi alleati degli Stati Uniti nella regione contro un attacco missilistico nucleare della Corea del Nord. Questo argomento non regge ad un attento esame. In realtà, secondo numerose segnalazioni, Washington ha deciso di investire su una grande rete per la difesa antimissile in Giappone, Corea del Sud e Australia. Il vero obiettivo del sistema BMD non è la Corea del Nord, ma piuttosto la Repubblica Popolare Cinese, l’unica potenza nella regione a possedere anche una potenziale minaccia nucleare con grandi capacità di lancio a lungo raggio. Fa parte della nuova strategia del Pentagono imporre il pieno controllo sullo sviluppo futuro della Cina. L’offensiva della BMD di Washington deve essere vista anche alla luce della tempestiva decisione, del governo giapponese, di provocare deliberatamente le tensioni con la Cina sulle controverse isole Diaoyu nel Mar Cinese orientale, una regione ritenuta enormemente ricca di gas. [8]

Parte III: Giappone, chiave della difesa antimissile
Nel settembre 2012, il segretario alla difesa Leon Panetta annunciava che gli Stati Uniti e il Giappone avevano raggiunto un importante accordo per schierare un secondo grande avanzato radar della difesa antimissile sul territorio giapponese. [9] Nel suo annuncio Panetta dichiarava: “Lo scopo di ciò è rafforzare la nostra capacità di difendere il Giappone. È stato inoltre progettato per aiutare le avanguardie delle forze americane e inoltre sarà efficace nel proteggere gli Stati Uniti dalla minaccia dei missili balistici nordcoreani“. [10] Uno sguardo alla mappa mostra i buchi nucleari della dichiarazione di Panetta. I siti missilistici cinesi sono appena oltre il confine coreano, entro la gittata della nuova installazione della BMD di Stati Uniti-Giappone. La decisione di Washington di installare infrastrutture avanzate della BMD in Giappone è stata presa tempo fa, nell’ambito della strategia per il dominio globale militare degli Stati Uniti.
La cooperazione nella BMD con il Giappone iniziò il 19 dicembre 2003, quando il governo giapponese emise il decreto governativo “Introduzione del sistema della Ballistic Missile Defense e altre misure.” Da allora, l’istituzione di un robusto sistema di difesa missilistica è stata la priorità per la sicurezza nazionale del Giappone. Secondo l’interpretazione del governo giapponese dell’articolo 9 della Costituzione del Giappone, la partecipazione del Giappone a un sistema di difesa collettivo è vietata, in quanto utilizza le capacità della difesa antimissile per difendere un paese terzo, anche se è un alleato come gli Stati Uniti. Shinzo Abe, capo del Partito LiberalDemocratico, quasi certo di divenire primo ministro dopo le elezioni del 16 dicembre per la Camera Bassa, è un forte sostenitore della BMD e della modifica dell’articolo 9. Ciò significa che ci si può aspettare un grande cambiamento verso una posizione militare ulteriormente anticinese du Tokyo. [11]
Secondo i resoconti della stampa militare statunitense, la caratteristica più importante del nuovo progetto BMD giapponese sarà l’installazione di un potente radar di preallarme ‘X-band’, della Raytheon Co. E’ “un grande centro di controllo del tiro ‘phased array’, con capacità di rilevamento di precisione e di sostegno all’intercettazione”, progettato per contrastare le minacce degli ‘stati canaglia’. Sarà installato su un’anonima isola meridionale giapponese. [12] Il ministro della difesa del Giappone Satoshi Morimoto ha confermato che Tokyo e Washington “hanno avuto varie discussioni sulla difesa antimissile, tra cui modalità di schieramento del sistema radar in banda-X degli Stati Uniti“. [13] il Giappone ospita già un radar in banda X nella prefettura settentrionale di Aomori, dal 2006. E’ fortemente contrastato dai residenti locali che temono, non senza ragione, che la presenza del radar li renda un bersaglio per dei potenziali attacchi nemici. [14]

Parte IV: La BMD in tutta l’Asia
La decisione degli Stati Uniti di dare priorità all’installazione della sua BMD in Asia coinvolge non solo il Giappone. Washington sta anche aiutando l’India a migliorare il suo nuovo sistema di difesa missilistica. Gli indiani vogliono costruire una rete multi-livello di difesa missilistica con l’aiuto degli Stati Uniti. Pubblicamente il governo indiano cita il Pakistan come causa. In privato, è la Cina. L’India ha testato il suo missile balistico a gittata intermedia Agni-V, all’inizio di quest’anno e la stampa indiana ha apertamente citato la capacità del sistema di colpire qualsiasi parte della Cina, come sua caratteristica più importante. [15] Secondo Steven Hildreth, un esperto di difesa antimissile del Congressional Research Service di Washington, negli Stati Uniti, ciò “getta le basi” per un sistema di difesa antimissile regionale che consisterebbe nelle difese contro i missili balistici degli USA in combinazione con quelle delle potenze regionali, in particolare Giappone, Corea del Sud e Australia. Anche se presumibilmente finalizzata a contenere le minacce dalla Corea del Nord, Hildreth ha anche affermato, “la realtà è che stiamo anche guardando, a lungo termine, all’elefante nella stanza, cioè la Cina.”
Secondo un rapporto del Wall Street Journal, il radar in banda-X permetterebbe agli Stati Uniti di ‘sbirciare più in profondità’ in Cina, oltre alla Corea del Nord. [16] Come pure vi sono relazioni da parte di anonimi funzionari del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, su un terzo radar in banda-X che verrebbe posizionato nelle Filippine, permettendo al Pentagono di monitorare con precisione i missili balistici lanciati dalla Corea del Nord, ma anche da buona parte della Cina. [17] Oltre al Giappone, Washington ha invitato la Corea del Sud e l’Australia a partecipare al programma asiatico della BMD. Il quotidiano ufficiale cinese in lingua inglese, Global Times, ha sottolineato “Tra le potenze nucleari, la Cina ha il minor numero di armi nucleari. E’ anche l’unico paese ad essersi impegnato nella dottrina del ‘non primo uso’. L’installazione di un sistema di difesa missilistico in Asia non rispetta la politica nucleare della Cina.” L’articolo del Global Times osserva ancora: “Se Giappone, Corea del Sud e Australia aderiscono al sistema, una viziosa corsa agli armamenti in Asia potrebbe accendersi. Non è ciò che la Cina vuole, ma dovrà fare i conti con la corsa agli armamenti, se accadesse. Gli Stati Uniti stanno sconvolgendo l’Asia. La regione in futuro può vedersi intensificare i conflitti. La Cina dovrebbe fare tutti gli sforzi possibili per impedirlo, ma deve preparasi al peggio”. [18]

Parte V: la BMD incoraggia il Primo Attacco nucleare
La strategia della BMD degli Stati Uniti in Asia segue una decisione presa dalle amministrazioni Bush e Obama per lo schieramento del primo anello della BMD che circonda la Russia con installazioni in Polonia, Repubblica Ceca e Turchia, mirato contro l’arsenale russo dei missili balistici intercontinentali. Mentre alti ufficiali in pensione delle forze armate USA hanno messo in guardia che lo schieramento della difesa antimissili balistici contro un potenziale avversario nucleare, come Russia, Cina, Corea del Nord o Iran, sarebbe una follia in stretti termini di strategia militare. Con anche un primitivo scudo di difesa missilistica, gli Stati Uniti potrebbero lanciare un primo attacco contro i silos dei missili e le flotte dei sottomarini russi o cinesi, con meno timore di ritorsioni efficaci; ma i pochi missili nucleari russi o cinesi rimasti sarebbero in grado di lanciare una risposta sufficientemente distruttiva.
Durante la Guerra Fredda, la capacità del Patto di Varsavia e della NATO per annientarsi reciprocamente aveva portato ad una situazione di stallo nucleare, soprannominata dagli strateghi militari MAD-mutua distruzione assicurata. Era spaventoso ma, in un certo senso bizzarramente più stabile di quello che sarebbe accaduto con la ricerca unilaterale degli Stati Uniti della supremazia nucleare. La MAD era basata sulla prospettiva della reciproca distruzione nucleare, senza alcun vantaggio decisivo per nessuna delle parti, ma ha portato ad un Mondo in cui la guerra nucleare era diventata ‘impensabile’. Ora gli Stati Uniti, con la BMD in Europa contro la Russia e in Asia contro la Cina, perseguono la possibilità di una guerra nucleare come ‘pensabile.’ Questa è una vera e propria ‘pazzia.’ La prima nazione con scudo ‘difesa’, con la difesa antimissile balistico (BMD), avrebbe di fatto la ‘capacità del primo colpo,’ facendo della BMD un sistema non difensivo ma offensivo all’estremo. Il Tenente-Colonnello Robert Bowman, direttore del Programma di Difesa Antimissile dell’aviazione degli degli Stati Uniti, durante l’era Reagan, ha recentemente definito la difesa missilistica, “l’anello mancante per un Primo Attacco.” [19] La BMD fornisce l’incentivo per attuare il primo colpo nucleare, qualcosa di mai prima immaginabile a causa dell’incertezza che la nazione non divenisse  un cumulo di macerie radioattive. In termini militari, la BMD è offensiva, non difensiva come dice il nome, e dovrebbe correttamente essere chiamata Attacco dei Missili Balistici.

Note ulteriori: Bowman
Sotto Reagan e Bush I, si chiamava Strategic Defense Initiative Organization (SDIO). Sotto la presidenza di Clinton, è diventata la Ballistic Missile Defense Organization (BMDO). Ora Bush II ha creato la Missile Defense Agency (MDA) e gli ha dato la libertà di vigilanza e di controllo precedentemente goduto solo dai programmi neri o top secret. Se il Congresso non agisce subito, questa nuova agenzia indipendente può prendersi un bilancio essenzialmente illimitato e spendere al di fuori del controllo pubblico e del Congresso, in armi di cui non sapremo nulla fino a quando saranno nello spazio. In teoria, quindi, i guerrieri spaziali governerebbero il mondo, potendo distruggere qualsiasi bersaglio sulla Terra senza preavviso. Saranno queste nuove superarmi a dare  sicurezza al popolo statunitense? Difficilmente. [20]
Lo schieramento principale della BMD di Washington in tutta l’Asia, è una delle probabili ragioni principali per l’improvvisa decisione di ritardare il 18.mo Congresso del Partito fino a dopo le elezioni degli Stati Uniti, per vedere se la Cina avrebbe avuto di fronte il presidente Romney o il presidente Obama. Ciò si concretizza in termini di decisioni militari degli USA, nei pochi mesi da quando Obama ha proclamato la sua Dottrina del Perno in Asia, chiarendo perché la Dottrina Obama rende la Cina sempre più nervosa per il ‘perno’ di Obama.

F. William Engdahl è economista e analista geopolitico. Maggiori informazioni su i suoi vari libri e articoli si possono trovare su www.williamengdahl.com

Note:
[1] Jonathan Marcus, China extending military reach, 14 giugno 2011
[2] Winslow Wheeler, The Military Imbalance: How The US Outspends the World, 16  marzo 2012.
[3] Ibid.
[4] F. William Engdahl, Full Spectrum Dominance: Totalitarian Democracy in the New World Order, 2010, edition.engdahl, Wiesbaden.
[5] President Barack Obama, Remarks By President Obama to the Australian Parliament, 17 novembre 2011.
[6] Ibid.
[7] Brian Spegele et al, US Missile Shield Plan Seen Stoking China Fears, The Wall Street Journal, 24 agosto 2012.
[8] Kazunori Takada, Japanese firms shut China plants, US urges calm in islands row, Reuters, 17 settembre 2012.
[9] Thom Shanker and Ian Johnson, US Accord With Japan Over Missile Defense Draws Criticism in China, The New York Times, 17 settembre 2012
[10] Chris Carroll, US, Japan Announce Expanded Missile Defense System, 17 settembre 2012, Stars and Stripes
[11] Masako Toki, Missile defense in Japan, Bulletin of the Atomic Scientists, 16 gennaio 2009
[12] RT, Shield revealed US spreads missile defenses East, Russia Today, 24 agosto 2012.
[13] Brian Spegele, et al, US Missile Shield Plan Seen Stoking China Fears, Wall Street Journal, 24 agosto 2012
[14] Ibid.
[15] Trefor Moss, Asia’s New Arms Race: Missiles, Missile Defenses, 27 agosto 2012.
[16] RT, op. cit.
[17] Brian Spegele, op. cit.
[18] Global Times, US missile shield fosters Asian arms race, Beijing, Global Times, 29 marzo 2012.
[19] F. William Engdahl, Full Spectrum Dominance: Totalitarian Democracy in the New World Order, edition.engdahl,Wiesbaden, 2009, p. 162.
[20] Ibid., p. 161.

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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