Corea democratica: Il tintinnare di sciabole intensifica lo stato di Guerra

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 3 aprile 2013

NM241500_a_284332bLa serie di minacce sta assumendo un tono sempre più virulento. Il 7 marzo, Pyongyang ha minacciato di lanciare attacchi nucleari “preventivi” contro gli Stati Uniti. Il 12 marzo, la Corea democratica ha minacciato di “annientare” un’isola nel Sud, mentre la tensione nella penisola coreana è salita al punto più alto da anni, annunciando che l’armistizio è stato annullato. Mostrando la serietà delle minacce, Pyongyang sembra aver interrotto la linea rossa con la Corea del Sud, un collegamento di emergenza per una rapida comunicazione bidirezionale, usata dai Paesi privi di canali diplomatici ufficiali.
Il 30 marzo la Corea democratica ha dichiarato che è in “stato di guerra” con la Corea del sud, avvertendo che qualsiasi provocazione di Seoul e Washington  innescherà una guerra nucleare totale. “La situazione di tregua continua della penisola coreana, di né pace né guerra, è finalmente finita”, ha detto una dichiarazione. Il 26 marzo, la Corea democratica ha detto che il suo esercito deve essere pronto ad attaccare “Tutte le basi militari statunitensi nella regione Asia-Pacifico, incluso il continente degli Stati Uniti, le Hawaii e Guam, e la Corea del sud”. I media statali della Corea democratica hanno annunciato che il Paese adotta “Lo stato di prontezza al combattimento N° 1”, il più alto livello di allerta. La dichiarazione afferma che la partecipazione dei bombardieri con capacità nucleare statunitensi B-52 e B-2, come alle esercitazioni militari annuali in corso in Corea del Sud, venivano viste come un’intimidazione. Il 31 marzo, i jet da combattimento stealth F-22 dell’US Air Force provenivano da una base in Giappone, per partecipare anch’essi alle esercitazioni in Corea del sud. L’annuncio si è avuto poco dopo che la Corea del sud e gli Stati Uniti hanno firmato un nuovo accordo militare in risposta a ciò che definiscono provocazioni di Pyongyang. La retorica di Pyongyang è eccessivamente stridente, a seguito dell’adozione della risoluzione 2094 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che ha imposto ulteriori sanzioni contro la Repubblica democratica popolare di Corea, per il suo terzo test nucleare del 12 febbraio 2013.
L’11 marzo, Seoul e Washington hanno lanciato la settimana di manovre militari congiunte annuali nella penisola coreana, nonostante gli avvertimenti di Pyongyang. L’evento ha coinvolto 10.000 soldati sudcoreani e circa 3.000 soldati statunitensi. Versando benzina sul fuoco, è stata annunciata un’altra esercitazione di Stati Uniti e Corea del sud. Quasi 10.000 soldati statunitensi, la maggior parte esterni alla Corea del sud, insieme a un numero maggiore di truppe terrestri, navali e di personale delle forze aeree della Corea del Sud, parteciperanno all’esercitazione militare congiunta annuale Foal Eagle, fino al 30 aprile. Le forze di riserva della Corea democratica sono in stato di mobilitazione da più di tre mesi, dal lancio del missile nel dicembre 2012.

La linea della Corea democratica
Il 31 marzo il leader nordcoreano Kim Jong-un ha presieduto una riunione plenaria del Comitato centrale del Partito dei lavoratori di Corea, a Pyongyang. Kim e gli alti funzionari del partito hanno adottato una dichiarazione che definisce le armi nucleari “vitali per la nazione” e componente importante della sua difesa, un bene che non sarà scambiato neanche per “miliardi di dollari”. La riunione ha deciso che il possesso di armi nucleari da parte del Paese “deve essere fissato per legge”, secondo l’agenzia di stampa ufficiale KCNA. Viene inoltre istituita una “nuova linea strategica” che richiede la costruzione sia di un’economia più forte che di un arsenale nucleare. Le forze armate nucleari “dovrebbero essere ampliate e integrate qualitativamente e quantitativamente fino a quando si avrà la denuclearizzazione del mondo”, ha aggiunto. L’incontro ha dichiarato la decisione di sostenere la costruzione economica e lo sviluppo nucleare, contemporaneamente agli sforzi per sviluppare l’agricoltura, l’industria leggera e stabilizzare lo standard di vita. “L’economia del Paese dovrebbe passare a un’economia basata sulla conoscenza e il commercio estero multilaterale e diversificato, e gli investimenti devono essere ampiamente introdotti”, riferiva l’agenzia di stampa.
Gli sforzi dovrebbero essere volti a sviluppare la scienza e la tecnologia spaziale, tra cui il lancio di satelliti avanzati. La Corea democratica ha detto che lo sviluppo economico e l’espansione del programma nucleare potrebbero avvenire in parallelo, poiché un deterrente nucleare in crescita potrebbe consentire al Nord di limitare le spese militari e destinare più risorse al settore agricolo e alle industrie leggere, per migliorare il tenore di vita del popolo. Il giorno dopo, il 1° aprile, il leader nordcoreano Kim Jong-un ha radunato i deputati per la sessione parlamentare annuale primaverile, a seguito della dichiarazione del partito sulla priorità per la nazione della costruzione di bombe nucleari e di un’economia più forte. La riunione dell’Assemblea Suprema del Popolo segue le minacce quasi quotidiane fatte da Pyongyang da settimane, tra cui la promessa di attacchi nucleari a Corea del Sud e Stati Uniti. La dichiarazione plenaria invoca anche il rafforzamento dell’economia, cui Kim ha posto l’accento nelle sue dichiarazioni pubbliche dall’insediamento al potere. Secondo l’ONU, i due terzi dei 24 milioni di abitanti del Paese subiscono carenze alimentari regolari. Lo scorso aprile, la Corea democratica si è identificata quale potenza nucleare, quando ha rivisto la sua Costituzione. Dopo che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha imposto altre sanzioni per punirla per il lancio di un missile a lungo raggio a dicembre e per il suo terzo test nucleare a febbraio, ha detto che non avrebbe più partecipato ai colloqui per smantellare il suo programma nucleare.
Come si può notare, gli eventi testimoniano il fatto che la Corea democratica sembra non avere alcuna intenzione di mollare le armi nucleari, mentre la necessità di una riforma economica è in cima all’ordine del giorno. Parlando della necessità di una riforma economica, si deve rilevare che le forze armate della Corea democratica restano in allerta consumando così una grande quantità delle scarse risorse. Per esempio, le centinaia di recenti sortite dei velivoli. L’industria passa dalla produzione di beni civili a beni militari. Anche la mobilitazione di soldati richiede la sua parte. L’esercito della Corea democratica partecipa a numerose imprese economiche, tra cui l’edilizia, e preziose ore di lavoro vengono destinate al mantenimento dell’allerta. Non c’è dubbio che il tutto sia un pesante fardello, un aspetto da tenere in considerazione per valutare la situazione complessiva. In ogni caso, la 103.ma economia mondiale con un PIL di soli 40 miliardi di dollari (circa 1.800 dollari pro capite, uno dei Paesi più poveri del mondo) ancora una volta s’è imposta all’attenzione del mondo.
Non c’è dubbio che la Corea democratica stia testando il nuovo presidente della Corea del sud, insediatosi lo scorso febbraio. Dopo che il Nord ha affondato la nave della marina Cheonan sudcoreana (su questa interpretazione della vicenda i dubbi sono molti e seri. NdT), uccidendo 46 marinai nel 2010, una risposta non può che essere più che mai la più risoluta nella storia. Un’altra caratteristica specifica della situazione attuale, è il fatto che la Corea democratica ha attraversato un’importante soglia tecnologia a dicembre, quando con successo ha messo un satellite in orbita o, in altre parole, è riuscita a mettere in orbita un carico utile usando la tecnologia missilistica chiaramente progettata per raggiungere gli Stati Uniti. Inoltre, Pyongyang ha condotto un terzo test nucleare a febbraio, che sembra aver avuto più successo rispetto ai due precedenti. Inoltre, il Nord vende i sistemi d’arma che ha sviluppato ad altri Paesi, come l’Iran e il Pakistan. Attualmente la Corea democratica può minacciare la Corea del sud e parte del Giappone con i suoi missili convenzionali e le sue forze militari convenzionali. Il Nord può colpire Seul con 500.000 proiettili d’artiglieria nella prima ora di conflitto. Questi sono i fattori con cui fare i conti.

Minacce e realtà
Le forze armate della Corea democratica vantano circa 1,1 milioni di effettivi in servizio attivo e 4,7 milioni in riserva. L’arsenale dell’esercito dispone di 4.500-5.400 carri armati, oltre 1300 veicoli corazzati, 12.700 pezzi di artiglieria e mortai, circa 1.100 lanciarazzi multipli (MLRS). L’aeronautica militare dispone di circa 1200 velivoli, tra cui 650 aerei da combattimento.  Tutti gli aerei sono estremamente obsoleti, essendo entrati in servizio negli anni ’50 (e non è vero neanche questo. NdT). La marina ha 708 imbarcazioni tra cui tre fregate e 70 sottomarini. I missili antinave sono della classe Styx, sviluppata dall’Unione Sovietica negli anni ’50. La difesa costiera è affidata a pezzi di artiglieria da 122, 130 e 152 mm. I sottomarini della marina potrebbero essere efficaci in operazioni come l’esfiltrazione e l’infiltrazione di forze speciali. I campi minati in tutta la penisola coreana sarebbero una minaccia per il potenziale nemico. L’arsenale delle Forze Strategiche Missilistiche della Corea Popolare vanta circa mille missili, tra cui i sistemi terrestri Nodong da 1000 km di gittata, Taepodong-1 da 2200 km, Musudan da  4000 km, Taeponong-2 da 7000 km. Il missile Taepodong-2 (o un missile con la relativa tecnologia) ha subito dei test fallimentari nel 2006, 2009 e 2012. Ma fu eseguito, apparentemente con successo, il lancio di un missile a tre stadi il 12 dicembre 2012. La Corea democratica ha abbastanza plutonio per disporre di 5-10 ordigni nucleari. Circa la metà delle principali armi della Corea democratica è stata progettata negli ’60, l’altra metà è ancora più vecchia. Le forze armate lamentano una carenza di pezzi di ricambio, carburante e scarsa manutenzione, alcune armi non sarebbero funzionanti. Non è noto se la Corea democratica abbia missili superficie-superficie a testata chimica.
Il 12 febbraio, la Corea democratica ha eseguito un riuscito test sotterraneo nucleare presso il sito di Punggye-ri (nella parte nord-occidentale del Paese). E’ stato il terzo test dopo i due fallimentari condotti in rigoroso spregio delle risoluzioni dell’ONU. La mossa porta allo sviluppo di una testata nucleare abbastanza piccola da essere montata su un missile a lungo raggio e possibilmente lanciata su Guam, le Hawaii e anche la costa occidentale degli Stati Uniti, dentro un’impressionante raggio d’azione.

Lampi di speranza
Nel frattempo, il complesso industriale inter-coreano che si trova in Corea democratica, funziona normalmente. Il complesso industriale di Kaesong, che si trova a 10 chilometri all’interno della Corea democratica, è stato costruito dal Sud nel 2004 come simbolo di cooperazione transfrontaliera. Circa 53.000 nordcoreani lavorano negli impianti delle 120 imprese della Corea del sud del complesso, una cruciale fonte di valuta forte per lo Stato impoverito. Utilizzando manodopera a buon mercato della Corea democratica, il complesso di Kaesong ha prodotto merci per 470 milioni di dollari USA l’anno scorso. Nessuna azione militare da parte della Corea democratica è possibile fino a che funziona questa struttura. Forse il vantaggio economico prevarrà sulla predisposizione alla soluzione militare…

La risposta della Corea del sud
La Corea del sud ha promesso una “risposta forte” a ciò che definisce l’aggressione della Corea democratica. Parlando ai funzionari della difesa, la presidente Park Geun-Hye ha detto che prende le minacce di Pyongyang “molto seriamente”. Il ministro degli Esteri sudcoreano Yun Byung-se si aspetta di incontrare il segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry, questa settimana a Washington, per discutere della Corea democratica secondo, i dispacci  dell’agenzia di stampa Yonhap. I militari della Corea del sud sono stati autorizzati a rispondere immediatamente in caso di attacco o di grave provocazione della Corea democratica. Park Geun-Hye, la presidente della Corea del sud, ha detto: “Se qualche provocazione avvenisse contro il nostro popolo e il nostro Paese, dovremo rispondere con forza fin dall’inizio, senza avere alcuna considerazione politica”.
Il 1° aprile il ministero della difesa della Corea del sud ha presentato un nuovo piano di “deterrenza attiva” che permetta al suo esercito di lanciare un attacco preventivo contro la Corea democratica se il Nord mostrasse i segni di un imminente attacco nucleare o missilistico contro il Sud. In un briefing con Park, il ministro della Difesa Kim ha detto che l’esercito dispiega “un deterrente attivo e consolida il sistema di attacco per neutralizzare rapidamente le minacce nucleari e missilistiche della Corea del nord, migliorando sensibilmente la capacità del nostro sistema di sorveglianza e ricognizione militare”. Per raggiungere questo obiettivo, il ministero potrà accelerare il dispiegamento di un sistema antimissile in grado di rilevare, tracciare e distruggere bersagli nucleari e missilistici della Corea democratica, hanno detto i funzionari del ministero. Il nuovo piano di emergenza sarà formalizzato nell’ottobre di quest’anno, ai colloqui annuali sulla sicurezza tra i capi della difesa della Corea del sud e degli Stati Uniti, hanno detto i funzionari del ministero. La Corea del sud accelererà anche la costruzione e lo schieramento, prima del previsto, di un proprio sistema di difesa missilistico denominato “Korean Air and Missile Defense (KAMD)”. L’arma è progettata per intercettare i missili o aerei da combattimento ostili fino ad un’altitudine di 10-30 chilometri.
Per rafforzare la sua capacità di ricognizione, la Corea del sud s’impegnerà a un rapido schieramento di droni per l’intelligence Global Hawk fabbricati dagli Stati Uniti, e metterà in orbita almeno due satelliti-spia militari entro il 2021, secondo il ministero. Lo scorso dicembre, il governo statunitense ha informato il Congresso di un piano per vendere quattro droni Global Hawk alla Corea del sud. L’accordo con il programma Foreign Military Sales (FMS) avrà un valore di 1,2 miliardi di dollari. Altre voci chiedono lo sviluppo di armi nucleari.

La Russia prende posizione
L’ambasciatore russo Grigorij Logvinov ha detto ad Interfax, il 30 marzo, che anche se sperava che tutte le parti “dimostrassero moderazione”, la Russia non sarebbe “rimasta fuori mentre la tensione veniva alimentata vicino ai nostri confini orientali. Ci auguriamo che tutte le parti esercitino la massima responsabilità e moderazione, e che nessuno attraversi il punto di non ritorno”, ha detto l’agenzia. Mentre la Corea democratica mette in allerta il suo arsenale balistico prendendo di mira le basi statunitensi, e gli Stati Uniti accrescono tenacemente la loro presenza militare nella regione, il tutto rischia di portare la situazione presto “fuori controllo”, ha avvertito il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. La Corea democratica e gli Stati Uniti sono responsabili  della recente grande escalation dielle tensioni, ha detto Lavrov il 29 marzo, invitando “tutte le parti a non flettere i loro muscoli militari”. “Siamo preoccupati dal fatto che accanto all’adeguata reazione collettiva del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sia in atto un’azione unilaterale sulla Corea del nord, che ha aumentato le attività militari”, ha aggiunto Lavrov, riferendosi chiaramente ai piani degli Stati Uniti per consolidare la difesa missilistica contro il Nord, nel piano congiunto di emergenza USA-Corea del sud, in caso di attacco, così come le loro recenti esercitazioni militari. Il ministro degli Esteri ha messo in guardia da un “circolo vizioso” e ha detto che tutte le parti devono evitare azioni unilaterali.
La retorica non è azione. Un attacco diretto contro le forze degli Stati Uniti o i loro alleati sembra improbabile. Resta che le crescenti tensioni aumentano il rischio di una qualche forma di conflitto armato limitato. Interrompere la linea telefonica militare con il Sud è stato un passo sbagliato che aumenta notevolmente la possibilità di innescare un incendio che nessuno vuole davvero. La Corea democratica continua a fare progressi tecnologici, qualcosa che dà a Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone e altri Paesi un argomento per giustificare l’adesione alla corsa agli armamenti nella regione e agli sforzi degli Stati Uniti nella difesa missilistica. Sembra che, non le esercitazioni militari, ma piuttosto un veloce coordinato sforzo internazionale sia necessario per evitare che uno scenario da Prima guerra mondiale. Mettere da parte il problema non è più un’opzione, e la responsabilità di risolvere la questione coreana riposa su tutti i membri del processo di sistemazione a sei.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Per saperne di più, vedasi il libro Songun: Antimperialismo e identità nazionale nella Corea socialista

Le forze strategiche dell’India

Alessandro Lattanzio, Eurasia 16 maggio 2012

image descriptionSecondo le fonti più accreditate, New Delhi possiederebbe 80/100 testate nucleari, destinate ad armare velivoli caccia-bombardieri e missili di teatro. L’ex ufficiale dell’intelligence indiana, J.K. Sinha, ha affermato che l’India è in grado di produrre 130 kg di plutonio per uso militare ogni anno, grazie ai sei reattori non inclusi nell’accordo nucleare tra India e Stati Uniti.

Missili schierati dall’India
Sono stati prodotti in serie, finora, solo i missili di teatro Prithvi-Danush (circa 75/100 unità schierate), mentre per quanto riguarda gli altri sistemi missilistici a gittata intermedia, non è chiaro se sia mai stata avviata una produzione in grande serie.

Prithvi
Il Prithvi è un missile balistico a corto raggio autocarrato, a singolo stadio e a propellente liquido. La progettazione del missile è iniziata nel 1983 ed è stato testato la prima volta nel 1988. Il missile ha una lunghezza di 9 metri, un diametro di 1,1 metri ed ha una gittata di 150-250km e trasporta una testata di 1000kg. Il Dhanush è la versione navale del Prithvi, è uno dei cinque sistemi missilistici sviluppato dalla Research Defence & Development Organization (DRDO) nell’ambito dell’Integrated Guided Missile Development Program (IGMDP). Il lavoro di progettazione del missile è iniziato nel 1988 e le prime prove sono state effettuate nel novembre 1990. Il Danush ha una gittata di 300-350 km e trasporta una testata di 500 kg.

Agni
L’Agni-I è un missile balistico a medio raggio (MRBM), ha un’altezza di 15 metri, pesa 12 tonnellate ed ha un solo stadio a propellente solido. Il missile può trasportare una testata nucleare di 1 tonnellata sugli obiettivi in Pakistan, senza dover essere schierato alle frontiere. Le testate atomiche possono essere rapidamente montate dal BARC (Bhaba Atomic Research Centre) e dal DRDO (Defense Research & Development Organisation), secondo il principio dichiarato dall’India del ‘non primo impiego‘. L’Agni-I è inoltre progettato per essere lanciato sia da un lanciatore mobile su rotaia, che si può spostare normalmente nel sistema ferroviario, che da un sistema di lancio autocarrato. Il DRDO di Ahmednagar e il Centro di Ricerca & Sviluppo di Pune hanno svolto un ruolo importante nella creazione del veicolo di trasporto e lancio. Infatti, il sistema missilistico mobile riduce la vulnerabilità del sistema d’arma e ne consente una maggiore flessibilità operativa. L’Agni-II è un Missile Balistico a Raggio Intermedio (IRBM), il cui sviluppo è iniziato nel 1979. Nel 1983 divenne parte dell’Integrated Missile Development Program Guide (IGMDP) dell’India. Il primo test dell’Agni-II avvenne il 22 maggio 1989, e altri due test furono condotti il 29 maggio 1992 e il 19 febbraio 1994. Questi test hanno coinvolto dei banchi di prova tecnologici (TTB) per sviluppare la struttura, l’integrazione, la navigazione e controllo, la dinamica del volo del missile e la tecnologia dei veicoli di rientro. L’Agni-II ha una lunghezza di 20 metri, un diametro di 1,3 metri e pesa 16 tonnellate, ha una gittata di 2500km e trasporta una testata di 1000kg, rappresentando così un netto miglioramento rispetto al suo predecessore. Sono in corso di sviluppo delle varianti successive, come l’Agni-III, un missile balistico a raggio intermedio, con gittata di 3000 – 5500km e che dovrebbe essere armato con una testata da 200Kt. L’Agni-III è stato testato con successo il 12 aprile 2007, da Wheeler Island, al largo della costa di Orissa, e il 7 maggio 2008, l’India ha ancora una volta testato, con successo, questo missile. Infine sono in fase di studio i missili balistici intercontinentali (ICBM) Agni-V, con una gittata di 5000 km, e Agni-VI, con una gittata di 6000 km.

Sagarika
Il K-15 Sagarika è un missile balistico lanciabile da sottomarini (SLBM), a due stadi a propellente solido, con una gittata di 700 chilometri. Lo sviluppo del missile K-15 è iniziato alla fine degli anni ’90, con l’obiettivo di costruire un missile balistico per i sottomarini a propulsione nucleare della classe Arihant. Il Sagarika ha una lunghezza di 10 metri, un diametro di 0,74 metri, pesa 17 tonnellate e può trasportare un carico utile di 1000kg. E’ stato sviluppato presso il complesso missilistico DRDO di Hyderabad. Il missile farà parte della forza di deterrenza nucleare indiana, fornendo la capacità di effettuare la rappresaglia a un attacco nucleare. Il missile è stato testato con successo sei volte, e il 26 febbraio 2008 è stato lanciato da un pontone sommerso a 50 metri, al largo delle coste di Visakhapatnam. Una versione terrestre del Sagarika è stata testata con successo il 12 novembre 2008.
Il DRDO sta sviluppando anche il missile sublanciato K-4, che dovrà avere una gittata di 3000 km.

SSBN
I sottomarini a propulsione nucleare lanciamissili balistici (SSBN) classe Arihant, in corso di sviluppo per la Marina militare indiana, costituiranno la terza componente della triade nucleare di New Delhi. L’INS Arihant è stato presentato al pubblico il 26 luglio 2009. L’Arihant è il primo sottomarino nucleare progettato e costruito in India. La classe sarà costituita da quattro battelli che entreranno in servizio nella Marina indiana a partire dal 2015. Lo SSBN Arihant ha un dislocamento di 6.000 tonnellate, è lungo 112 metri, raggiunge la quota di 300 metri di profondità, e sarà armato di 6 tubi lanciasiluri da 533mm, con 30 siluri, missili o mine, e di 4 tubi di lancio per SLBM, con 12 SLBM K15 (3 in ogni tubo di lancio) o 4 SLBM K-4.

Velivoli strategici
L’Indian Air Force dispone di diversi velivoli con capacità nucleare: 51 Dassault 2000H Mirage. 110 Sukhoj Su-30MKI, 14 HAL Tejas e 113 MiG-29. Inoltre l’India possiede centinaia di SEPECAT Jaguar e di MiG-27M che possono essere impiegati per trasportare bombe nucleari a gravità. Il Su-30MKI è l’unico velivolo di teatro a disposizione dell’India, avendo una autonomia di oltre 3.000 km senza rifornimento, permettendo di attaccare in modo efficace obiettivi molto distanti, in sostituzione dei sistemi missilistici come l’Agni.
Ilyushin_Il-78MKI_(RK-3452)

Riferimenti:
Bharat-rakshak
FAS.org

La mafia di Bush e l’armamento di Saddam Hussein

Dean Henderson – 20 marzo 2013

war_pumps_textless_n_big
La lega criminale di Bush
Nel 1984 il vicepresidente George Bush fece pressione sul presidente dell’Export-Import Bank (BEI) William Draper affinché fornisse al governo di Saddam un miliardo di dollari dei contribuenti  USA in prestiti garantiti per il progetto di un gasdotto in Iraq. Bush ricevette una nota segreta dall’assistente per il Medio Oriente del segretario di Stato Richard Murphy, la cui Murphy Associates poi ripulì il Kuwait, che diceva: “liberalizzare i controlli sulle esportazioni, aiutare l’Iraq a costruire il gasdotto per il porto giordano di Aqaba, organizzare il finanziamento Ex-Im“. [580] Il gasdotto fu costruito dalla Bechtel, dove il segretario di Stato di Reagan e membro del CFR, George Pratt Schultz, era direttore. Nel 1987 Bush incontrò l’ambasciatore iracheno negli USA Nizar Hamdoon per promettere agli iracheni tecnologia militare. Bush intervenne sul presidente della BEI John Bohn, convincendolo a fornire altri 200 milioni di dollari a Saddam. Bohn era titubante perché l’Iraq aveva un ben noto record d’insolvenza sui prestiti. A partire dal 1986, doveva oltre 100 miliardi di dollari ai governi occidentali. Gran Bretagna, Francia e Giappone avevano sospeso tutti i prestiti all’Iraq.
A Bush non importava se l’Iraq era in default, lasciando i contribuenti statunitensi in asso, fin quando i suoi compari del petrolio e della difesa ci avrebbero guadagnato anche un dollaro con l’Iraq. Nel 1984-1989 5miliardi di dollari finirono nei prestiti della Commodity Credit Corporation e della BEI all’Iraq. Le imprese dalle capaci casse, oggetto del finanziamento della BEI tramite la Banca Nazionale del Lavoro (BNL), includevano Snap-On, Bristol Meyers, Dow Chemical, John Deere, Warner Lambert, Singer e Cyanamid International. Nel 1989, due anni dopo che Saddam aveva gasato i curdi, Bush firmò l’NSD-26 che impegnava gli Stati Uniti a “migliorare e ampliare i nostri rapporti con l’Iraq“. L’Iraq era entrato a far parte dell’effimero Consiglio di cooperazione arabo, orchestrato dagli USA, assieme a Egitto, Yemen del Nord e Giordania. Gli iracheni ebbero armi e grano dagli Stati Uniti, mentre i quattro cavalieri ebbero del petrolio iracheno a buon mercato. Nel 1988 gli Stati Uniti acquistavano solo 80.000 barili di greggio al giorno dall’Iraq. Nel momento in cui Saddam attaccò il Kuwait, la cifra era salita a un milione di barili/giorno, secondo una nota del dipartimento di Stato, in “condizioni favorevoli”. Poco prima della mossa di Saddam in Kuwait, gli Stati Uniti aumentarono drasticamente le importazioni di petrolio dal Kuwait a 1,1 milioni di barili/giorno. L’Exxon ne era il più grande acquirente. Nei mesi precedenti la guerra del Golfo, il dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti acquistò 3,4 milioni di barili/giorno dal Kuwait. Nel 1991, i prestiti della BEI cominciarono ad invadere il Kuwait per finanziare il partito della ricostruzione dei Fortune 500.
Nel gennaio 1990 Bush approvò lo status commerciale preferenziale per il regime iracheno, poco dopo che il Congresso aveva votato per vietare ogni prestito all’Iraq. Quello stesso mese l’Harken Energy si aggiudicava la più grande concessione petrolifera off shore al largo delle coste del Bahrain. L’Harken era controllata da George W. Bush, che aveva ricevuto 50.000 dollari in capitali di avviamento, possibilmente dallo sceicco saudita bin Ladin, per lanciare il predecessore dell’Harken, l’Arbusto Energy con il supporto della Halliburton e del Vicepresidente di Bush Jr. Dick Cheney. [581] Il procuratore Allen Quasha girò l’affare alla Harken di Bush Jr., così come l’insider alla Nugan Bank, suo padre William, aveva fatto nel 1961 aiutando George Bush Sr. ad ottenere i diritti per perforare il primo pozzo petrolifero in Kuwait, per conto della narco-impresa Zapata Offshore Oil. [582] Bush Jr. vendette la sua quota del 66% della Harken, con il 200% di profitto, giusto prima che “esplodesse” l’operazione Desert Storm. Secondo il procuratore di Pittsburgh Marion Gasior, molte aziende che fornivano armi all’Iraq avevano legami con gli aristocratici della Brown Brothers Harriman, dove nonno Prescott Bush aveva lavorato. Dopo la guerra del Golfo, il presidente Bush firmò un ordine esecutivo, esentando undici alti membri del suo gabinetto dai conflitti d’interesse generati dalle loro partecipazioni azionarie nelle imprese che avevano tratto profitto dalla guerra. Tra di loro c’era il segretario di Stato James Baker, che deteneva azioni di Exxon, Texaco, Amoco e altre compagnie petrolifere che ebbero enormi profitti durante la Guerra del Golfo. Baker controllava azioni di Chemical Bank, Salomon, Smith Barney e dell’industria della difesa United Technologies. Inoltre furono esentati Eagleburger e Scowcroft della Kissinger Associates, che ne uscirono egualmente puliti. Scowcroft aveva portafoglio di un milione di dollari di azioni in 40 società, tra cui gli 11 principali appaltatori della difesa e diversi giganti petroliferi. Le sue partecipazioni più rilevanti erano di Mobil, Westinghouse, Monsanto, Lockheed, ITT, Halliburton, Bank of America, Lehman Corporation, General Motors, General Electric e Royal Dutch/Shell. [583]

Armi di distruzione di massa a chiunque?
map_of_iraq.gifLa BNL era il canale principale attraverso cui si finanziavano le vendite di veicoli della General Motors all’Iraq. Una buona fetta di Wall Street agiva con la BNL in modo simile. Più inquietante è il fatto che la BNL stesse segretamente fornendo a Saddam Hussein una vasta gamma di alta tecnologia militare, un know-how approfondito per la sua ricerca di armi di distruzione di massa. Saddam ricevette software militare sensibile, saldatrici a fascio di elettroni per l’arricchimento dell’uranio, computer mainframe per la difesa, rari lubrificanti per l’arricchimento dell’uranio e un processore in fibra di vetro per produrre ogive per i missili Scud. Brett Coulson, che sedeva nell’NSC di Bush nel 1989-1991, disse poi, “Sapevamo che l’Iraq stava progredendo sul nucleare, e nei programmi di armi biologiche e chimiche“. [584] Bechtel e Lummus Crest costruirono gli impianti PC-1 e PC-2 in Iraq, che producevano ossido di etilene e glicole etilenico, componenti chiave per produrre thiodiglicole, da cui Saddam traeva il gas mostarda usato contro i curdi nel 1987. Soldati statunitensi che combatterono nell’operazione Desert Storm testimoniarono che barili di agenti chimici che si trovano in bunker iracheni, avevano la dicitura “Made in America”. Nel 1988-1989, Reagan/Bush inviarono il gas nervino binario VX in Iraq, in violazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 598. Dopo l’invasione dell’Iraq, nel 2003, le truppe statunitensi trovarono taniche di VX nel deposito di armi Alcaca. Le polizze di carico  dimostravano che il Carlyle Group aveva effettuato le spedizioni. [585]
I doganieri europei tenevano d’occhio Euromac, che attraverso i suoi uffici italiani e britannici agiva come ente per l’acquisizione di armamenti dell’Iraq in quel continente. L’Euromac una volta cercò di ottenere un circuito per una bomba nucleare dalla CSI Technologies, una società californiana. La CSI informò la CIA ma non ebbe risposta. Bryan Seibert, capo dell’Ufficio classificazione e tecnologia del dipartimento dell’Energia, ebbe una risposta simile dall’unità di intelligence del dipartimento, quando gli disse delle sospette proposte irachene. L’Euromac era diretto dal dr. Safa Haji al-Habobi, che guidava il ministero della produzione industriale e militare iracheno e supervisionava il complesso militar-industriale iracheno NASSR. Al-Habobi gestiva anche la Matrix-Churchill del Regno Unito e la Babil International di Parigi, due delle principali facciate irachene per l’acquisizione di armi della BNL. Armi, spesso finanziate dalla BNL, vennero contrabbandate in Iraq attraverso i contatti della BNL in Europa orientale, che venivano compensati con lo stesso tipo di prestiti versati dalla CCC all’agente del Mossad Gerald Bull e alla Cargill continental. [586] La CIA sapeva di almeno cinque offerte, finanziate dalla BNL nel 1985-1990, vincolate all’industria della difesa irachena, ma Bush e il segretario al commercio, l’insider della Texas Commerce Bank Robert Mosbacher, dissero alla propria gente di approvare i contratti da 1,5 miliardi di dollari. [587] Rockwell International, Hewlett-Packard e Tektronix furono tra quelli che beneficiarono dell’empatia di Mosbacher per Saddam Hussein. Una volta che la BNL si accordò con la Banca centrale irachena, vi furono oltre 3.000 righe di telex sui detonatori nucleari tra le due.
La CIA disse al segretario di Stato James Baker delle capacità nucleari irachene, nel settembre 1989. Un mese dopo, Baker assicurò il ministro degli Esteri iracheno che i controlli sulle esportazioni verso il suo Paese non sarebbero stati irrigiditi, approvando anche un pacchetto da un  miliardo di dollari in aiuti alimentari a Baghdad. Nel luglio del 1989 la task force di monitoraggio sui rapporti dell’intelligence sull’Iraq del dipartimento dell’Energia, venne improvvisamente sciolta. La CIA non solo sapeva che gli esportatori statunitensi di materiale sensibile in Iraq erano società di copertura irachene, ma che gestivano anche molte di queste facciate. Secondo il Senate Intelligence Committee, sia la RD&D che la Rexon Tecnology erano facciate usate dalla CIA per armare l’Iraq. Dale Toler, capo della RD&D, aveva lavorato alla NSA. William Muscarella, presidente di XYZ Options, disse che la CIA era pienamente consapevole che la sua ditta addestrava tecnici iracheni a Topeka, Kansas, per gestire una fabbrica di armi segreta da costruire nel complesso iracheno di al-Atheer. Nel 1987, il dr. Richard Fuisz fu invitato a visitare un impianto della Terex a Motherwell, in Scozia. La Terex era stata scorporata l’anno prima dal membro dell’US/Iraqi Business Forum e cliente della BNL, General Motors. Fuisz testimoniò al Congresso che vide autocarri fuoristrada i cui cassoni ribaltabili erano stati sostituiti con lastre di metallo forate. Il direttore dello stabilimento gli disse che i camion sarebbero diventati dei “lanciarazzi per l’esercito iracheno“. In seguito furono dotati di missili Scud lanciati contro le forze USA e Israele durante la guerra del Golfo. [588]
La Canira Technical Corporation irlandese fu un’importante facciata per l’acquisto di armamenti iracheno, come la Kintex della Bulgaria. La Kintex, come la milanese Stibam Corporation che gestì l’affare del rilascio degli ostaggi degli iraniani, era una società di copertura dei fascisti turchi dei Lupi grigi, che usavano questo conglomerato di Sofia per il contrabbando dell’eroina della mezzaluna d’oro in Europa attraverso la Bulgaria. Quando lo Scià di Persia fu deposto, i Lupi grigi trovarono un nuovo fornitore nei mentori dei mujahidin afghani e pakistani. Ora usavano la loro facciata della Kintex per armare Saddam, con strizzatina d’occhio e cenni del capo di Langley. Bert SerVass, un amico di Indianapolis della famiglia Quayle e principale sostenitore dei reverendi Pat Robertson e Robert Schuler, ottenne dalla BNL i finanziamenti per la sua Servass Inc. per costruire un impianto per il riciclaggio dei bossoli di ottone in Iraq. SerVass ebbe l’aiuto del vicepresidente Dan Quayle, la cui famiglia controlla la Eli Lilly, in cui il capo di Dan, George Bush, era stato amministratore delegato. La nomina di Quayle a vicepresidente era presumibilmente un rimborso per il finanziamento dal gigante farmaceutico della carriera politica di Bush. Servass era presidente del Consiglio comunale di Indianapolis, proprietario del Saturday Evening Post, agente dell’OSS in Cina e sostenitore del regime dell’apartheid sudafricano. Un autore del Post una volta raccontò di come SerVass volesse scrivere un articolo, su richiesta di Richard Helms, esaltando le virtù della CIA. Lo scrittore disse che quando SerVass chiamava Helms, “andava subito dritto avanti“. Indianapolis è anche la sede del killer della CIA John Hull. La BNL si assunse un prestito della American Bank & Trust Company (ABTC) di Tulsa alla società metalmeccanica di Stato dell’Iraq. Il presidente della ABTC, Fred Henke, portò l’Utica National Bank & Trust a prestare dei milioni alla Global International Airways di Farhad Azima, fondamentale nello sforzo di Reagan per armare gli ayatollah. L’ex presidente della ABTC, Victor Thompson, fu costretto a dimettersi a causa di irregolarità mentre guidava la Synthetic Fuels Corporation di Reagan. Il figlio di Robert Thompson formò una società di consulenza con Prescott Bush nel 1983. Agì come factotum nelle amministrazioni di Reagan e Bush padre. Entrambi erano sotto inchiesta da parte del Congresso per traffici con l’affarista e saccheggiatore di risparmi dell’Arizona, dall’appropriato nome di James Fail. [589]
Anche i tedeschi presero parte all’affare. Krupp-Widia e Hertel vendettero all’Iraq utensileria in carburo di tungsteno per produrre proiettili di artiglieria, fabbricata dalla Kennametal di Latrobe, Pennsylvania. Ironia della sorte, quando un missile Scud iracheno colpì una caserma statunitense a Dhahran, Arabia Saudita, durante la Guerra del Golfo, la maggior parte dei 28 soldati statunitensi rimasti uccisi era di Latrobe. La Kennametal ebbe a che fare con la Matrix-Churchill e il trafficante d’armi cileno Carlos Cardoen, nel rifornire il complesso per le munizioni iracheno NASSR. Altre società tedesche che contribuirono alla costruzione del complesso militare iracheno sono Daimler-Benz, Messerschmitt, Gildemaster, Ferrostaal, Thyssen, SMS Hasenclever, Karl Kolb e Siemens. Karl Kolb controllava l’impianto pilota costruito per il complesso per la produzione di armi chimiche di Samarra, che produsse l’iprite usata contro i curdi. La Siemens fornì a Saddam tecnologia nucleare sensibile. [590] Il progetto Condor II era un programma militare congiunto tra Argentina, Egitto e Iraq finanziato dalla BNL, con contratti con Mack Truck, Hewlett Packard, Halliburton Dresser Industries, Caterpillar, Ingersoll Rand e Mannesmann Demag. La BNL finanziava la vendita di armi francesi all’Iraq, nel 1984, per conto della Luchaire, il più grande produttore privato di armi della Francia. Nel 1989 la BNL era uno dei due principali istituti di credito in Messico, dove il presidente Carlos Salinas e suo fratello Raul erano occupati nel riciclaggio di denaro della droga attraverso la Texas Commerce Bank di James Baker. La BNL era diventata un canale della NATO per l’attività della massonica P-2 e per le vendite di missili Sidewinder all’Italia, finanziate dagli Stati Uniti nel 1986. L’agente doppiogiochista Aldrich Ames aveva un conto presso la BNL di Roma.
Quando scoppiò lo scandalo BNL, 68 documenti del dipartimento del Commercio furono modificati sostituendo “commerciale” a “militare”. Il sottosegretario al Commercio Dennis Kloskie, cui fu ordinato di modificare i documenti, poi disse che le sue azioni furono approvate da un organo inter-agenzie. Norman Bailey della NSA ammise, “...le autorità sapevano tutto e approvavano. Usavano questo canale per il finanziamento di talune attività.” L’Iraq acquistò armi per un valore di 46,7 miliardi dollari negli anni ’80, la più grande acquisizione di armi moderne di un Paese del Terzo Mondo. Tale acquisizione fu finanziata dalla BNL, con la tacita approvazione del governo degli Stati Uniti. Quando l’Iraq andò in default sui mutui della BNL, i contribuenti statunitensi de facto pagarono Saddam Hussein nella sua corsa allo sviluppo di armi di distruzione di massa.

Note
[580] “Bush Lobbied to Aid Saddam for Years”. Los Angeles Times. 3-3-92
[581] The Outlaw Bank: A Wild Ride into the Heart of BCCI. Jonathan Beaty and S.C. Gwynne. Random House. New York. 1993. p.226
[582] “Arming Saddam Hussein”. Patrick Barnard. Commonweal. 6-5-92
[583] “Kissinger Associates, Scowcroft, Eagleburger, Stoga, Iraq and BNL”. Chair Henry Gonzalez. H2694. Senate House Banking Committee. 4-28-92
[584] “US Contributed Significantly to Saddam’s Bomb Arsenal”. AP. Northwest Arkansas Morning News. 11-1-92. p.1
[585] “Paranote”. Paranoia. #41. Spring 2006. p.64 (waynemadsenreport.com)
[586] “Arming Saddam Hussein”. Patrick Barnard. Commonweal. 6-5-92 p.5
[587] “CIA Knew about Defense Sales to Iraq”. Rocky Mountain News. 10-30-92
[588] Shell Game: A True Story of Banking, Spies, Lies, Politics and the Arming of Saddam Hussein. Peter Mantius. St. Martin’s Press. New York. 1995. p.80
[589] American Banker/Bond Buyer. 4-27-92
[590] “My Advice to the Privileged Orders”. Chairman Henry Gonzalez (D-TX) H206. Senate House Banking Committee. 2-3-92

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

La volatilità di Gas, Geopolitica e Grande Medio Oriente

Intervista con il Maggiore Agha H. Amin
Christof Lehmann Nsnbc 30 gennaio 2013

5901C-Afghanistan-pakistanIl Maggiore Agha H. Amin è un ex ufficiale pakistano e autore di vari libri, tra cui “Sviluppo delle fazioni taliban in Afghanistan“, “La guerra dei taliban in Afghanistan” e “Storia dell’esercito del  Pakistan“. Ha studiato presso il Forman Christian College e la Pakistan Military Academy di Kalkul. Agha H. Amin ha lavorato come Assistant Editor del Defensee Journal, Executive Editor del Globe, e come Editor del Journal of Afghanistan Studies. E’ un membro attivo del think tank ORBAT e dell’Alexandrian Defense Group e lavora come consulente per la gestione della sicurezza. Agha H. Amin ha lavorato come consulente in diversi progetti su petrolio, gas ed  energia in Asia centrale,  Afghanistan e Pakistan, tra cui i gasdotti TAPI, CASA 100, la linea Uzbekistan-Afghanistan- Pakistan e la linea Turkmenistan-Mazar Sharif. È un esperto di sicurezza nazionale e regionale,  sicurezza energetica e geopolitica. Ciò che segue è il testo integrale di un’intervista di Christof Lehmann al Maggiore Agha H. Amin del 30 gennaio 2013.

CL: Non molto tempo fa abbiamo discusso della situazione in Siria, e del fatto che la causa principale della sovversione in Siria sia il progetto del gasdotto PARS da 10 miliardi di dollari, che porterà gas dall’Iran, attraverso l’Iraq e la Siria al Mediterraneo orientale, tra i più importanti fattori vi è l’influenza politica che l’Iran acquisirebbe se, insieme alla Russia, fornisse più del 40% del gas consumato dall’UE nei prossimi 100-120 anni, e un tentativo degli Stati Uniti e del Regno Unito per sabotare l’ulteriore integrazione delle economie e dell’energia nazionali dell’Europa continentale e della Russia. Sia i vertici del Partito dei Lavoratori che ex- alti ufficiali della Turchia accusano il governo dell’AKP del primo ministro R. Tayyip Erdogan di essere coinvolto nella realizzazione del progetto del Grande Medio Oriente, sviluppato dalla RAND Corporation per il dipartimento della Difesa USA nel 1996. Il piano prevede la “balcanizzazione” della Turchia in Staterelli. Abbiamo discusso di un possibile piano per creare un corridoio della NATO dalla Turchia all’India. Nella nostra discussione, lei ha detto: “Vorrei aggiungere che l’istituzione del corridoio nel Kurdistan  potrebbe modificare sensibilmente le dinamiche di sicurezza del gasdotto russo South Stream, che rientra tra le cause della guerra alla Siria.” Può informarci sui fattori più importanti riguardo la dinamica della sicurezza del gasdotto russo South Stream?
AHA: L’idea strategica della NATO, è diretta ad assicurare i confini settentrionali d’Israele contro Hezbollah e le frontiere meridionali contro Hamas, e ad eliminare la base navale russa nel Mediterraneo orientale, nella città siriana di Tartous. La NATO sta progettando di creare un corridoio strategico occidentale per garantirsi la sicurezza energetica nel caso in cui le forniture di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz siano interrotte a causa di una guerra con l’Iran, o per altra causa. Uno dei primi passi verso l’attuazione del piano strategico a lungo termine, è la spartizione della Turchia con la creazione di distinte aree curde, fornendo in tal modo alla NATO un accesso diretto al ventre molle della Russia, il Caucaso. Questo può idealmente essere usato per controllare il petrolio caucasico, nonché per sostenere i ceceni contro la Russia in un conflitto a bassa intensità. Inoltre, creando uno Stato curdo indipendente, si avrebbe bisogno di un accesso al mare. Questo può essere ottenuto sulle coste meridionali della Turchia e quelle settentrionali della Siria. Se un soldato governativo siriano o un ‘pazzo’ islamista siriano ci restano secchi, va sempre ugualmente bene per gli USA/NATO.
L’idea cardine strategica è interiorizzare la guerra nel mondo islamico, in modo che l’Europa e gli Stati Uniti siano più sicuri, mentre i nemici della civiltà occidentale si distruggono a vicenda. La NATO è un club di lupi e la Turchia è il lupo più strano della NATO. Una volta che i lupi hanno mangiato la Siria, mangeranno lo strano lupo turco. Sì, la Turchia ottiene enormi fondi dall’Arabia Saudita, in particolare i pagliacci islamisti del Partito della Libertà e Giustizia. I pagliacci del partito islamista corrompono la laicità della Turchia. D’altra parte, la Turchia gioca al meglio il ruolo di attrezzo della NATO. Per usare un paragone storico, quando Hitler iniziò a mangiarsi gli agnelli d’Europa, come i Sudeti della Cecoslovacchia e l’Austria, il mondo lo tollerò. Il limite fu raggiunto nel 1939. E’ paragonabile alla NATO, guidata dagli Stati Uniti, che mangia agnelli dal 1991. In primo luogo la Serbia è stata distrutta, poi è toccato al Kosovo, e quindi ad Afghanistan, Iraq e  Libia. Penso e spero che la Siria sia il punto di svolta. Con la Libia è iniziata la pessima pratica di usare i cani rabbiosi islamisti come ascari. Al-Qaida e altri gruppi islamisti fanatici sono stati usati in Libia e ora di nuovo in Siria. La NATO sta scatenando gli stessi selvaggi che pretende di combattere in Afghanistan, contro Stati laici come la Libia e la Siria. Se la Russia non si fosse affermata, i lupi avrebbero attaccato la Siria oggi. Questi lupi hanno paura solo delle armi di distruzione di massa, le ADM, e ogni Stato che non avrà ADM sarà fatto a pezzi e divorato dai lupi. Speriamo che Putin si riveli come un nuovo Mosè che sfida i lupi dalle anime pagane.

CL: Considerando la volatilità della situazione in Siria, e che un conflitto del genere è facilmente in grado di sviluppare una dinamica propria, una dinamica che non é né prevista né voluta dalle parti interessate, e considerando che l’aggravarsi della crisi in una guerra regionale che coinvolga Iran, Iraq, Siria, Israele, Libano, Giordania, Stati arabi del Golfo, Turchia, Paesi della NATO e Russia potrebbe avere conseguenze catastrofiche e, inoltre, considerato che la situazione è tale che non sembra che i soggetti interessati possano vincere, ma che tutti possono perdere, quali iniziative  diplomatiche, politiche ed economiche sarebbero necessarie e possibili per risolvere la crisi?
AHA.Ci stiamo muovendo verso una grande guerra mondiale e la suprema anarchia strategicamente eterodiretta“. Questo è accaduto, perché i piloti che avrebbero dovuto regolare la politica e il corso della storia, non hanno il talento per esercitare tale ruolo assegnatogli dalla Storia! Costoro in realtà indossano le uniformi dei piloti, ma hanno il calibro degli assistenti di volo! Tra loro vi sono Obama, Yusuf Raza Gillani, Man Mohan Singh e il re saudita. Ciò ci ha portato a una situazione tipo Sarajevo, in cui gli eventi hanno cominciato a muovere i responsabili, piuttosto che i responsabili a decidere gli eventi. Fino al 2008, gli Stati Uniti erano guidati da un pilota irruento dal  basso quoziente intellettivo, ma dalla definita risolutezza strategica. Un uomo dall’intelletto limitato, ma che poteva prendere decisioni strategiche. Dopo il 2008, gli Stati Uniti sono divenuti  un arrampicatore sociale che appare all’esterno intelligente e brillante, ma che non è uno statista e ha una visione strategica nulla. Così in Afghanistan, dopo il 2008, è passato da una relativa calma all’anarchia, lontano dal sud preoccupante.
Il Pakistan ha fatto di peggio. E’ stato guidato da un opportunista che ha tentato di soddisfare tutte le parti, compresi statunitensi, islamisti, liberali, pakistani e indiani. In Pakistan di conseguenza si è  sviluppato la fatale “confusione del principio” che ha fratturato l’intera società pakistana fin nelle sue più profonde fondamenta. Questo militare opportunista, a sua volta, ha fatto la pace con i politici corrotti per prolungare il suo governo. Successivamente, l’intero edificio politico del Pakistan è stato infranto. L’esercito pakistano è stato attaccato dagli islamisti con l’accusa di essere in combutta con le potenze cristiane. L’esercito pakistano ha perso la sua intera credibilità quando è emerso come il principale partito del controverso accordo NRO che legittimava la corruzione dei passati politici del Pakistan, che l’esercito aveva perseguito con zelo nel 1999-2002. Il Pakistan è stato inghiottito da due grandi insurrezioni. Quella degli islamisti e quella in Baluchistan. Entrambi hanno il potenziale di destabilizzare e persino di distruggere il Pakistan.
Gli Stati Uniti non hanno una strategia in Afghanistan e si trovano in una situazione da comma 22, a meno che non decidano di adottare la strategia dell’azione decisiva. Mentre i responsabili politici degli Stati Uniti vedono il Pakistan come centro di gravità degli islamisti, tra cui i taliban afghani, gli Stati Uniti non riescono ad elaborare una strategia determinante per affrontare il Pakistan. Le risorse nucleari del Pakistan, il supporto cinese e il sempre più crescente supporto russo, sono gli ostacoli principali che si trovano ad affrontare gli Stati Uniti nella formulazione di una strategia  decisiva contro il Pakistan. Sia l’Iran che il Pakistan restano due cactus strategici per gli Stati Uniti,  che vengono costantemente innaffiati da Cina e Russia. Il raid contro Usama bin Ladin e l’incidente di Salala hanno forzato le élite militare e politica del Pakistan a chiudere le linee dei rifornimenti della NATO in Afghanistan. Lo scandalo del memogate ha anche aumentato il divario tra civili e militari in Pakistan, ma questo sembra essere più una manovra degli Stati Uniti per dividere e indebolire il Pakistan. Le tendenze strategiche fondamentali in questo scenario sono le seguenti: Il ritiro degli Stati Uniti, totale o parziale, rafforzerebbe gli islamisti in Afghanistan che vedranno la sconfitta, totale o parziale, degli Stati Uniti come una grande vittoria per l’Islam. Ciò destabilizzerà il Pakistan e aumenterà le possibilità di una guerra tra India e Pakistan. Lo scudo missilistico degli USA ha definitivamente alienato la Russia, una Russia che si riafferma e prende l’iniziativa di aiutare tutte le forze anti-americane.
Il fallimento degli Stati Uniti nell’affrontare correttamente l’Iran e il Pakistan destabilizza ulteriormente la situazione. Le risorse nucleari pakistane dissuadono gli Stati Uniti da qualsiasi grande avventura contro il Pakistan. Le possibilità di un colpo di stato interno pro-Stati Uniti in Pakistan, da parte del PPP, sono diventate alte la settimana dopo l’incidente di Usama bin Ladin e l’incidente di Salala. Le probabilità di un colpo di stato militare in Pakistan diventerà più forte se la situazione si muove e se il piano dell’ISI pakistana (Intelligence Inter-Servizi) di avere un governo nazionale guidato da Imran Khan avrà esito negativo. L’India percepisce ancora il Pakistan come una grave minaccia strategica e resta preoccupata dalle armi nucleari strategiche del Pakistan. Questo farà sì che gli indiani continueranno ad alimentare la guerra a bassa intensità in Pakistan. Gli Stati Uniti cercano di seguire una politica che riduca il Pakistan a una dimensione secondaria e confini le armi nucleari del Pakistan in Punjab. Nel caso del Baluchistan, non sarà difficile per gli Stati Uniti balcanizzare il Pakistan se decideranno di sostenere i secessionisti baluci. Karachi rimane un asset strategico per gli Stati Uniti con il MQM e altri elementi che possono paralizzare Karachi con poche ore di preavviso.
La politica degli Stati Uniti sarà difficile da formulare ed eseguire. Nessuno Stato nucleare è mai stato denuclearizzato con la guerra. La politica che gli Stati Uniti seguiranno sarà destabilizzare il Pakistan e presentarlo come un pericolo per la pace mondiale, come la Repubblica Popolare Democratica della Corea. Nel processo, anche un piccolo incidente può avviare un grande terremoto strategico. Dio aiuti gli Stati Uniti, il Pakistan, l’India e il mondo.

CL: La guerra degli USA in Afghanistan dura ormai da più di dieci anni. Dopo il 25° vertice della NATO a Chicago, nel 2012, è emerso che la NATO manterrà una presenza in Afghanistan almeno fino al 2014, e molto probabilmente fino al 2025 e oltre. La NATO e i media mainstream occidentali continuano a spacciare l’argomento secondo cui la presenza della NATO è necessaria per combattere “i taliban” e al-Qaida in Afghanistan. Inoltre, le aggressioni degli Stati Uniti in Pakistan, prevalentemente sotto forma dell’aumento degli attacchi dei droni, vengono anch’essi spacciati con lo slogan della lotta contro i “taliban”. La prego di aiutarci a decostruire il racconto sui “taliban” e a sollecitare cosa s’intende con “taliban”, di quali sfumature dovremmo essere a conoscenza. Sembra che gli Stati Uniti, per molti aspetti, combattano un nemico che creano.
AHA: Per rispondere alle vostre domande, vorrei fare riferimento alla mia valutazione del 2008. “Si noti che Obama è solo un arrampicatore sociale intelligente, un meticcio spedito a calci verso l’alto, un presidente senza alcun controllo su nulla.” Gli obiettivi non sono al-Qaida, i taliban e bin Ladin. Gli obiettivi sono attaccare l’Iran, il ventre molle russo degli Stati petroliferi dell’Asia centrale, destabilizzare la provincia cinese del Sinkiang con un’insurrezione islamista, denuclearizzare il Pakistan e consolidare l’asse Stati Uniti – India contro la Cina, dopo che il Pakistan sarà balcanizzato. Gli obiettivi sul terreno non sono al-Qaida, i taliban e bin Ladin. I droni continuano a sparare su obiettivi a caso per convincere l’opinione pubblica e dare ai ricchi amici nell’industria della difesa altri appalti per la fornitura di equipaggiamenti e munizioni. Le truppe statunitensi consolidano il traffico petroliero sulla strada Kandahar-Herat. Non c’è una vera e propria offensiva lanciata contro i taliban. Sono la ragione per cui gli Stati Uniti sono in Afghanistan, quindi perché gli USA/NATO dovrebbero eliminarli. I politici degli Stati Uniti  fanno pressione sul Pakistan per mezzo degli attacchi con i droni, costringendolo ad intraprendere un’azione militare nel FATA allo scopo di destabilizzare il Pakistan, in modo che le motivazioni ultime per la denuclearizzazione del Pakistan siano create.
Gli strumenti degli Stati Uniti in questo esercizio, sono i contractor statunitensi in Pakistan e Afghanistan, le società di sicurezza britanniche e statunitensi in Pakistan, i banchieri e i dirigenti d’azienda statunitensi o ex-statunitensi in Pakistan, che possono avere influenza negativa sui vertici civili e militari. Con le elezioni del 2008, gli Stati Uniti hanno già ottenuto un cambiamento di regime politico in Pakistan, mentre l’esercito pakistano e la salvaguardia delle risorse nucleari del Pakistan, sono il prossimo obiettivo. L’obiettivo di attaccare l’Iran e il ventre molle della Russia nell’Asia centrale ricca di petrolio, è stato finora un miserabile fallimento, con i fantocci degli USA che non possono controllare l’Asia centrale, l’Iran e la Cina. Tuttavia, l’addestramento segreto degli ascari avviene nelle basi statunitensi in Afghanistan. L’obiettivo di destabilizzare la provincia cinese del Xinjiang con un’insurrezione islamista è un obiettivo logico, ma c’è la volontà indipendente del nemico, sostenuta dalle ADM. La Cina “non è” l’Iraq.
La denuclearizzazione del Pakistan sta procedendo ad un buon ritmo, anche se nessun grande successo è stato raggiunto. Il governo civile pakistano è completamente sul libro paga degli Stati Uniti, mentre potrebbero essere necessari 2 – 5 anni prima che l’esercito pakistano diventi un attrezzo completo degli Stati Uniti. Per quanto riguarda l’obiettivo di consolidare l’asse Stati Uniti – India, dopo la balcanizzazione del Pakistan, il programma include la balcanizzazione nello Stato Baluchi, nel Pashtunistan, nello Stato della città di Karachi, nel Sindhu Desh. Un Pakistan denuclearizzato sarà costituito solo dal Punjab e dalle zone settentrionali controllate dalla Cina. Ciò richiederà da cinque a dieci anni. Con il Pakistan balcanizzato, gli Stati Uniti e l’India avranno una completa contiguità contro la Cina e la Russia.

L’analisi
L’attuale posizione strategica degli Stati Uniti è la silenziosa registrazione degli obiettivi in Pakistan, Iran, Sinkiang cinese e Asia centrale dominata dai russi. Cercando base logistiche negli Stati ex-societici dell’Asia centrale, gli Stati Uniti cercano di apportare vantaggi economici all’Asia centrale, in modo che la presa russa sia indebolita. Tuttavia, la Russia è convinta che gli Stati Uniti devono fallire in Afghanistan e compie notevoli sforzi per aiutare le forze contrarie agli USA in Afghanistan, attraverso l’Iran e le Repubbliche dell’Asia centrale. Le forze USA non saranno in grado di controllare l’Afghanistan, a meno che il Pakistan venga balcanizzato e questo accadrebbe in almeno 3-5 anni.
Il primo Stato a secedere con il sostegno degli Stati Uniti sarebbe il Baluchistan. Questo perché la base della lotta contro le forze USA in Afghanistan è nel Baluchistan pakistano, e la Russia, l’Iran e la Cina hanno un comune interesse a scacciare gli USA dall’Afghanistan tramite gli ascari dei pakistani noti come taliban. Quando il Pakistan aiuta i taliban in Afghanistan, in realtà difende se stesso. La manovra degli Stati Uniti per risolvere la situazione sarebbe una guerra manipolata dagli Stati Uniti tra India e Pakistan, che lascerebbe il Pakistan e l’India gravemente danneggiati, seguita dalla denuclearizzazione del Pakistan. Cina, Russia e Iran sono gli avversari degli Stati Uniti, hanno il potenziale per sventare i piani degli Stati Uniti. C’è l’imprevisto del Fattore X.
Sembra che ci sia un forte consenso negli Stati Uniti così come nei suoi alleati della NATO, che il Pakistan sia il centro di gravità degli islamisti, nella cosiddetta guerra al terrore. L’idea ha ricevuto consenso nei vari alti circoli politici e thin tank degli Stati Uniti intorno al 1987-1989, e poi ha assunto forma solida nel decennio 1990 – 2000. Dopo do che è stata politicamente adottata e una concreta anche se top-secret pianificazione è stata avviata riguardo il Pakistan, che ai massimi livelli viene visto come parte del problema, piuttosto che come soluzione. Vorrei anche fare riferimento a una valutazione del 2006 ancora valida: una breve valutazione strategica della presenza degli Stati Uniti in Afghanistan del settembre 2005, di Agha Amin. La distinzione tra islamico e non islamico viene rapidamente trasformata nella lotta tra USA e forze anti-USA. L’Afghanistan può rivelarsi zona di convergenza strategica per islamisti, Cina, Russia e persino Pakistan e Iran, che sono logicamente gli obiettivi statunitensi della fase due. E’ ingenuo pensare che gli Stati Uniti siano venuti in Afghanistan per affrontare i taliban.
Le scelte degli USA: gli Stati Uniti hanno diverse scelte. Sono in grado di affrontare soltanto l’Afghanistan e consolidarsi. Questo non sarebbe conveniente per gli USA. L’investimento fatto è troppo grande. Si potrebbe allargare il fronte nella fase due, il Pakistan e l’Iran. La terza fase può essere il Sinkiang cinese e la fase quattro le repubbliche dell’Asia centrale. Gli Stati Uniti potranno scegliere di ritirarsi dall’Afghanistan pur mantenendo una posizione centrale, colpendo qualsiasi bersaglio nella zona. Forse creando uno Stato indipendente baluchi, separato da Iran e Pakistan, in un primo momento, e un Baluchistan pakistano, in seguito.
Le scelte di Cina e Russia: la Cina e la Russia possono consentire agli Stati Uniti un soggiorno non contestato e rischiare una rivolta musulmana nello Xinjiang entro i prossimi dieci anni, e il dominio degli Stati Uniti sulle Repubbliche dell’Asia centrale. O possono aiutare le forze anti-USA, usando attori non statali in Pakistan e attori statali in altre zone, e possono rafforzare le alleanze con gli Stati iraniano e pakistano.
Le scelte di Pakistan e Iran: Pakistan e Iran possono accettare il dominio degli Stati Uniti e rottamare i loro programmi di ADM, o rafforzare le alleanze con la Cina e la Russia, e aiutare le forze anti-USA in Afghanistan con la benedizione di cinesi e russi. Gli attori principali: Le forze anti-americane sono divise in due, attori statali e non statali. Le basi principali degli attori non statali sono in Pakistan, Iran e Medio Oriente. Gli Stati pakistano e iraniano sono gli Stati direttamente confinanti con l’Afghanistan, coinvolti nel gioco afghano attraverso attori statali e non statali. Le principali tendenze strategiche: un Pakistan attivo, essendo l’arsenale di ADM pakistano futuro obiettivo degli Stati Uniti, avrà l’Afghanistan come base. L’azione di Cina e Russia per la salvezza strategica risiede nel favoreggiamento dei gruppi anti-statunitensi, in particolare in Afghanistan. Lo sviluppo del Pakistan come migliore base per i gruppi anti-USA che operano in Afghanistan, e ancor più per gli attori non statali. Per far fronte agli attori non statali, gli Stati Uniti ad un certo punto dovranno fare i conti sia con il Pakistan che con l’Iran.
Gli Stati Uniti sembrano strategicamente incapaci e giocano di rimessa. Il tempo è la chiave. Le forze anti-USA possono aspettare dieci anni, ma ogni secondo gli USA perdono denaro. Gli Stati Uniti devono raggiungere un obiettivo strategico tangibile. Sia la Cina che la Russia utilizzano la carta islamica, mentre gli Stati Uniti usarono l’Afghanistan dal 1979 al 1989. Militarmente, una guerra contro gli Stati Uniti in Afghanistan, aiutata da Cina e Russia, si dimostrerebbe essere un’ulcerazione degli USA. Le forze anti-statunitensi in Afghanistan, Pakistan e Iran sono intatte e possono modificare l’equilibrio strategico. La presenza degli USA in Afghanistan si limita solo alle città chiave. La mafia della droga è un avversario importante degli Stati Uniti e può sostenere le forze anti-USA in Afghanistan. Gli islamisti hanno capito che devono avere la Cina e la Russia come alleati. La stessa considerazione si ha in Cina e Russia. Pertanto, si pone una convergenza di interessi. Le opzioni strategiche degli Stati Uniti sono le seguenti: creare una mafia della droga alternativa  che sia pashtun e che possa creare nuovi Stati alleati degli Stati Uniti, come il Baluchistan, il Kurdistan. Forse gli Stati Uniti potrebbero anche lavorare a creare uno Stato non pashtun nel nord dell’Afghanistan.

CL: In una delle nostre discussioni ha detto che c’è un notevole divario tra le aree in cui gli Stati Uniti schierano i droni e dove i cosiddetti “taliban” attaccano le truppe degli USA. Ha anche affermato che molti degli attacchi dei droni sono effettuati in aree in cui il controllo dei militari pakistani e la sicurezza della frontiera Af-Pak è assai scarsa, se nessun attacco dei droni vi venisse  svolto, avrebbe effettivamente senso. Potrebbe descrivere questo spiegando in dettaglio i piani strategici più importanti, nonché le implicazioni politiche?
AHA. Il 90% degli attacchi dei droni viene effettuato nelle due agenzie del Nord e Sud Waziristan e nel sotto-distretto di Datta Khel. Hanno come obiettivo il gruppo Haqqani, considerato uno strumento dell’ISI dagli Stati Uniti. Uno dei principali obiettivi dei droni è anche aiutare i contractor coinvolti in questi attacchi su tutti i livelli, dall’intelligence alla fornitura di munizioni e droni. Un’altra idea importante è demoralizzare i pashtun, in modo che qualsiasi guerra contro gli Stati Uniti porterebbe a una redistribuzione a cui non sarebbero in grado di rispondere o anche di gestire.

CL: Lei ha affermato che l’Iran ha un interesse significativo nel sud-ovest dell’Afghanistan. Sentiamo molto poco di ciò nei media occidentali e non sono stato in grado di trovare una qualsiasi analisi dettagliata nei media iraniani. La prego di darci la sua posizione sul ruolo giocato dall’Iran in Afghanistan.
AHA: L’Iran è attivo nell’Afghanistan occidentale, così come nell’Afghanistan centrale. L’Iran è il sostenitore più importante della Alleanza del Nord dopo la Russia e l’India. L’Iran vede i taliban come una minaccia esistenziale. E per quanto riguarda i non pashtun, nonché i pashtun moderati, li considera suoi alleati.

CL: Ci sono pochi dubbi tra gli analisti che gli Stati Uniti e alcuni Paesi membri della NATO stiano cercando di “balcanizzare” il Pakistan in piccole nazioni. Osserviamo l’aumento delle attività delle ONG finanziate da Soros e delle agenzie delle Nazioni Unite, in particolare nel nord del Pakistan, indicando un tentativo di giocare la carta etnica. Si tratta di una strategia standard usata dall’occidente in Jugoslavia, in particolare in Bosnia-Erzegovina, la strategia è in corso di attuazione in Nepal e in Myanmar, nel tentativo di creare la cosiddetta violenza inter-comunale nello Stato Rakhine del Myanmar. Ci può dare il suo punto di vista in merito ai tentativi di distruggere lo Stato-nazione Pakistan?
AHA: Vorrei anche qui riferirmi ad una precedente valutazione, che ho fatto nell’aprile 2009. Ogni movimento nella storia ha una direzione, un quantum, un modus operandi. Secondo il padre della filosofia della guerra Carl Von Clausewitz, nella strategia tutto si muove lentamente, impercettibilmente, in modo sottile, un po’ misteriosamente e a volte in modo invisibile. La grandezza di un comandante militare o di uno statista sta nel valutare questi movimenti strategici. Gli Stati Uniti hanno ereditato una situazione storica in formazione, l’11 settembre 2001. In quel momento non si stava facendo la storia, se siamo d’accordo che il 9/11 è stata opera di al-Qaida su cui, finora, gli Stati Uniti non sono riusciti a fornire alcuna prova solida.
Dopo il 9/11, quando gli Stati Uniti hanno attaccato l’Afghanistan, i leader e i principali comandanti militari degli Stati Uniti stavano facendo la storia. Avevano un certo piano in mente. Gli obiettivi dichiarati di questo piano era l’eliminazione di al-Qaida. L’obiettivo non dichiarato era la denuclearizzazione del Pakistan. Questo autore ha continuamente tenuto questa posizione, l’ha regolarmente esposta in articoli pubblicati sul Nation dal settembre 2001, e di seguito dal 2002 fino al 2009. Il piano strategico degli Stati Uniti ha seguito le seguenti fasi:
- Una manovra iniziale per occupare l’Afghanistan nel 2001.
- Stabilire e consolidare basi militari vicino al confine con l’Afghanistan, in Pakistan. Le più importanti sono Khost, Jalalabad, Sharan e Kunar. Alcune basi militari come Dasht-i-Margo nel Nimroz e tre altre basi a Kandahar, Badakhshan e Logar sono così segrete che la loro costruzione non è stata nemmeno pubblicizzata. Anche nel caso delle aree sensibili, i contratti sono stati aggiudicati alla Shaw Inc. di proprietà del governo degli Stati Uniti e alla Dyncorps Corporation, creatura della CIA. I patrioti afgani addestrati in URSS sono stati rimossi dai servizi segreti, perché non avrebbero accettato di essere parte del gioco sporco degli USA, tra il 2001 e il 2007. Egualmente, molti ufficiali patriottici afgani addestrati in Unione Sovietica sono stati rimossi dalla struttura militare afghana.
- Coltivare le varie tribù dei gruppi etnici al confine con il Pakistan-Afghanistan concedendogli redditizi contratti edili e logistici.
- Forzare l’esercito pakistano ad agire contro le tribù nel FATA, destabilizzando così il nord-ovest del Pakistan, vicino al cuore strategico di Peshawar-Islamabad-Lahore, dove si trova il centro politico e militare del Pakistan.
- Creazione di una situazione in cui misteriose insurrezioni scoppiano in varie parti del Pakistan tra cui nel FATA, Swat e Baluchistan.
- Sostenere il terrorismo urbano in Punjab tramite vari ascari. Ora sembra che il piano strategico stia entrando nella sua fase finale, per lanciare il colpo di grazia strategico al Pakistan.
Questo può essere valutato così:
- Un dispiegamento militare degli Stati Uniti in Afghanistan e il lancio di un’offensiva contro i taliban, con l’obiettivo di spingerli in Pakistan.
- Contemporaneamente spingere l’esercito del Pakistan a lanciare un’operazione in Waziristan. Così che l’esercito del Pakistan sia gravemente impantanato e centinaia di migliaia di profughi del Pakistan entrino nelle province della NWFP e del Baluchistan. Infiltrando una quinta colonna tra questa grande confusa massa in movimento. – Dal 2001 gli Stati Uniti hanno speso una fortuna nella raccolta di informazioni sulle attività nucleari strategiche del Pakistan. Sembra che dal 2009 abbiano dati sufficienti per lanciare un’operazione segreta. L’operazione segreta nucleare potrebbe avere una parte militare e una civile. La parte civile comporterebbe l’attacco ai reattori nucleari civili del Pakistan, come Chashma e KANUPP. L’operazione militare segreta potrebbe comportare un attacco a uno dei gruppi strategici nucleari del Pakistan. Una volta che questo tipo di attacco è compiuto, gli Stati Uniti e i loro lacchè della NATO come la Gran Bretagna, la Francia e la Germania manovrerebbero alle Nazioni Unite  una risoluzione internazionale, chiedendo la denuclearizzazione del Pakistan. L’opinione pubblica internazionale sarebbe così forte che il governo del Pakistan capitolerebbe.
- Una volta che il Pakistan è denuclearizzato, gli Stati Uniti incoraggerebbero la balcanizzazione del Pakistan in un Baluchistan satellitare agli USA, una città-stato del MQM a Karachi, un Pashtunistan gravemente danneggiato dai bombardamenti e a brandelli, e un Punjab privo di potenziale nucleare e preso a calci dall’India. Una repubblica nell’area del Nord ridotta a lacchè degli Stati Uniti, a meno che la Cina decida di vedere il bluff degli Stati Uniti, occupando la regione.

CL: Quindi, mi ricordo che lei ha affermato che il diritto internazionale è irrilevante, in quanto non è cambiato nulla dai tempi di Alessandro Magno. Sono d’accordo che, per esempio, la Corte penale internazionale abbia più a che fare con la giustizia del vincitore che con il diritto internazionale. Vediamo negli ultimi dieci anni il grave danno del diritto internazionale fino alla sua stessa radice. Le Convenzioni di Ginevra sono aggirate attraverso la creazione di costrutti artificiali come i combattenti illegali, dai metodi di interrogatorio, dall’uso dei “contractor”, come se fossero dei lavoratori assoldati per costruire scuole e ospedali, dispiegati per effettuare compiti militari, le  deportazioni speciali, solo per citare alcuni dei problemi più evidenti. Come uomo di formazione militare, quali rischi vede nel deterioramento del diritto internazionale?
AHA: Andiamo verso un nuovo ordine internazionale in cui il potere dello Stato sarà totalmente nelle mani di una mafia corrotta, che usurpa i diritti umani col pretesto di controllare il terrorismo. Ciò si tradurrebbe in una grande anarchia strategica e anche nella balcanizzazione degli Stati Uniti. Il boomerang tornerà e come si suol dire, la ruota gira!

Intervista al Maggiore Agha H. Amin di Christof Lehmann

Siti di riferimento:
Conflitto a bassa intensità
Nsnbc contributors
The Development of Taliban Factions in Afghanistan and Pakistan: A Geographical Account, February 2010
Taliban War in Afghanistan-A Writers Transformed Perceptions from 2001 to 2011 Pakistan Army through eyes of Pakistani Generals

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Una bomba nell’anno del Serpente

Melkulangara Bhadrakumar Strategic Culture Foundation 14/02/2013

A North Korean soldier stands guard at the launch site for the Unha-3 long-range rocket.Tutto ciò che riguarda la Corea del Nord deve essere speculativo. Questo è stato ed è ancora il problema principale. Ma una speculazione sembra finire, finalmente. Si tratta dell’ambivalenza apparente della Cina verso il programma nucleare della Corea del Nord. Sempre più spesso Pechino esce dal ‘lato giusto della storia’. Che a sua volta avrebbe scatenato una serie di profonde conseguenze per la sicurezza della regione Asia-Pacifico e per la politica globale nel suo complesso e, cosa più importante, quel futuro di cui il nuovo leader della Cina Xi Jinping ha enigmaticamente accennato, ma lasciato indefinito, con il suo concetto delle “due grandi potenze” durante la visita negli Stati Uniti dello scorso anno, quando era ancora un semplice ‘principino’.
In effetti, mentre la ‘notizia straordinaria’ tradotta dai bit d’informazione e dalle notizie su un terremoto oscuro in Corea del Nord, la mattina del 12 febbraio, che informava il mondo che il regno eremita aveva probabilmente effettuato il suo terzo test nucleare sotterraneo, tutti gli occhi si sono puntati sulla Cina. Per gli osservatori della Cina, nel complesso, si tratta di una vera e propria festa per la mente, con la nuova leadership della Cina che affronterebbe una grande sfida nella politica estera; una seconda sfida, allo stesso tempo in effetti, se si dovesse aggiungere la faida tra Cina e Giappone sulle isole contese nel Mar Cinese Orientale.
Alla fine emerge che il predecessore di Xi, Hu Jintao, dava consigli di moderazione a Pyongyang, ma che anche manteneva l’economia della Corea del Nord rifornendola ininterrottamente di cibo, carburante e investimenti, praticamente mantenendo a bada la comunità internazionale, limitandone l’imposizione di sanzioni punitive. In effetti, sembra inevitabile l’impressione che la Corea del Nord sia stata tenuta al riparo dalle proteste internazionali da Hu, che tacitamente ha tollerato il programma nucleare della Corea del Nord. Poi è arrivato il lancio dei missili a lunga gittata della Corea del Nord, a dicembre, e la decisione sorprendente di Pechino di affiancarsi agli Stati Uniti nel sostenere le sanzioni delle Nazioni Unite contro Pyongyang. La saggezza convenzionale, a quel punto, era che la Cina sarebbe poco dopo ritornata alla sua “posizione di blocco” sulla Corea del Nord, come aveva fatto molte volte in passato. La cosa interessante, a posteriori, è che le cose non sono esattamente andate così. Al contrario, quando Pyongyang scatena un feroce attacco contro Pechino per aver sostenuto le sanzioni volute dagli USA al Consiglio di sicurezza dell’ONU, e minacciato un test nucleare, la Cina ha pubblicamente rimproverato la Corea del Nord, anche se limitandosi ai media in lingua inglese, destinati all’opinione pubblica mondiale.
Non vi è alcun dubbio che l’editoriale del quotidiano statale Global Times della settimana scorsa, scritto da Zhang Liangui, esperto della Corea del Nord e consigliere del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese, deve essere preso sul serio. L’editoriale si basava sul presupposto che Pyongyang sarebbe andata avanti con il test nucleare a qualsiasi costo, e guardando in profondità avvertiva che la Corea del Nord “pagherebbe un alto prezzo” in termini di buona volontà della Cina. Il fondo della nota redazionale è il suo avvertimento inequivocabile che Pyongyang sbaglierebbe calcoli se pensasse di mettere la Cina contro gli Stati Uniti, “Pyongyang non deve sbagliarsi sulla Cina. La Cina non metterà le sue relazioni con Pyongyang sopra agli altri interessi strategici“. Chiaramente, il rapporto politico della Cina con Pyongyang ha toccato un punto basso. Ma allora, quali sono le priorità a lungo termine della Cina? Questi sono: nessuna guerra nella penisola coreana; nessuna destabilizzazione del regime nordcoreano e, una penisola coreana libera dalle armi nucleari. La Cina potrebbe indurirsi, ma rimarranno le considerazioni umanitarie e il rapporto a lungo termine non può essere abbandonato così. Inoltre, la Corea del Nord ha agito come zona cuscinetto cruciale contro le truppe degli Stati Uniti di stanza in Corea del Sud e Giappone. Inoltre, sullo sfondo del riequilibrio in Asia degli Stati Uniti e delle relazioni difficili della Cina con il Giappone, Pechino ha bisogno di una copertura e può, quindi, nella migliore delle ipotesi permettersi di premere il tasto pausa su questo punto.
D’altra parte, c’è anche il grande quadro da considerare, il “nuovo tipo di rapporto tra due grandi potenze“, di cui Xi ha parlato durante la sua visita negli Stati Uniti. Così, in molti modi, non tutto si riduce a come Xi visualizza i rapporti USA-Cina nel loro complesso. C’è qualche ragione per  credere che la nuova dirigenza di Pechino sia alla ricerca di un buon guanxi (o buone reti di relazione) con la nuova amministrazione statunitense nel secondo mandato del presidente Barack Obama, che si è appena assestato. Infatti, un buon guanxi si basa sulle affinità e la fiducia personali ed ha il potenziale di creare situazioni “win-win“, soprattutto se portano alla conclusione di  contratti d’affari. La grande domanda è se la leadership cinese cercherà un buon guanxi da sviluppare con l’amministrazione Obama sul problema della Corea del Nord.

Morso geopolitico
I commentatori statunitensi stimano che al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, come e quando nuove sanzioni economiche contro la Corea del Nord saranno discusse in risposta al suo ultimo test nucleare, la Cina potrebbe sostenere tali misure. In realtà, l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap ha riferito che le imprese della Corea del Nord e le imprese governative che operano in Cina hanno ritirato il denaro dai loro conti bancari cinesi. Al contrario, come ha preso atto l’editoriale del Global Times, c’è sempre la possibilità che gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea del Sud stiano probabilmente cercando di fomentare la discordia tra la Cina e la Corea del Nord, e “come trappola sembra verosimile“. Si dice addirittura che gli Stati Uniti potrebbero collaborare con la Corea del Sud e imporre un blocco marittimo alla Corea del Nord, senza preoccuparsi di avere un qualsiasi mandato dalle Nazioni Unite per un atto aggressivo che, ovviamente metterebbe seriamente in difficoltà la leadership cinese. Inoltre, il test nucleare della Corea del Nord avviene in un momento politicamente delicato, in cui vi sono stati cambiamenti nelle leadership di Cina, Giappone e Corea del Sud. In particolare, la neoeletta presidente della Corea del Sud, Park Geun-hye, è la figlia dell’ex presidente Park Chung-hee, che la Corea del Nord una volta tentò di assassinare, finendo per ucciderne la moglie (madre della nuova presidente).
Neanche la Cina può permettersi di farsi distrarre da una nuova crisi nella politica estera vicina, quando gli attuali crescenti problemi interni richiedono grande attenzione. Chiaramente, la Cina si trova tra l’incudine e il martello con il test nucleare nordcoreano. Per una curiosa coincidenza, il test nucleare ha avuto luogo con il capodanno dell’anno del serpente. L’anno del serpente ha storicamente avuto un morso geopolitico: Pearl Harbor (1941), massacro di Piazza Tienanmen (1989), attentati a New York e Washington dell’11 settembre (2001). Tra l’altro, lo stesso Xi è nato nell’anno del serpente del 1953.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 151 follower