“Eager Lion”, operazione di esfiltrazione dei mercenari islamici in Siria?

Valentin Vasilescu, AVIC 12 giugno 2013

562316Nella guerra civile siriana, la posizione russa è stata fin dal principio di non interferenza, ma  monitora la situazione con migliaia di agenti sul terreno, con le apparecchiature ELINT a bordo delle navi militari nel porto di Tartus, attraverso immagini satellitari, ecc. In sostanza, la Russia è l’unica superpotenza che sa perfettamente tutto ciò che si muove in Siria ed è in grado di rispondere in modo efficace. Il peso della vittoria ha iniziato a pendere dalla parte del Presidente Bashar al-Assad, con la sconfitta del cosiddetto Esercito libero nelle operazioni di accerchiamento e conquista di Damasco, terminate il 5 febbraio 2013. Dopo il successo del contrattacco del marzo 2013, seguito da un approccio globale nelle operazioni offensive aero-terrestri di maggio e inizio giugno, guidate da Hezbollah e sostenute dall’esercito siriano, assicurandosi le frontiere prendendo di mira le linee di rifornimento in reclute, armi e munizioni dei ribelli.
Prendendo l’iniziativa, l’esercito nazionale fedele al presidente siriano Bashar al-Assad, ha potuto avviare l’attacco generale soltanto con la protezione della flotta russa schierata nel Mediterraneo, che ha la sua base nel porto siriano di Tartus. In un articolo precedente ho descritto in dettaglio, in concomitanza con le battaglie a terra, che nel Mediterraneo si è svolta una guerra più complessa tra le flotte russe e statunitense, con manovre di riposizionamento strategico estremamente rischiose, secondo ogni regola dell’arte militare moderna. Il ruolo del gruppo navale russo è impedire che i sottomarini e i cacciatorpediniere della Sesta flotta statunitense, inviati nel Mediterraneo orientale, lancino missili cruise contro la Siria per contrastare offensiva militare del governo. Gli errori commessi dagli israeliani negli attacchi aerei del 3/4-4/5 maggio contro la Siria e la revoca dell’embargo dell’UE, hanno permesso a Mosca d’inserirsi inviando i sistemi missilistici S-300PMU2 per garantirsi che Israele ed Europa non intervengano in Siria sul modello libico. Anche se i missili S-300 non sono ancora in Siria, i russi possono farli arrivare e attivarli in poche ore. Vi sono solo quattro batterie per lanciare la prima salva di 32 missili S-300, che non dispongono di una vasta gittata. I missili che equipaggiano l’S-300PMU2 non sono indipendenti, ma sono elementi di un complesso sistema di difesa integrato antiaereo, costituiti da radar e vari elementi per la guerra elettronica, in cooperazione con altri sistemi di difesa aerea a breve e a medio raggio. Erano alcuni di questi gli elementi indicati dal Presidente Bashar al-Assad, quando ha detto che una parte degli S-300 era arrivata in Siria.
Sappiamo già che il risultato è stata la distruzione dei centri offensivi dei ribelli di al-Qusayr (nodo di passaggio per armi, munizioni e reclute provenienti dal Libano) e Daraa (situata a 10 km dal confine meridionale con la Giordania e a 30 km a est del confine con Israele). Allo stesso tempo, l’esercito fedele al Presidente Bashar al-Assad ha consolidato la striscia di confine con la Turchia, lunga 50 km, a nord del Governatorato di Latakia (sulle coste mediterranee), attraverso cui venivano riforniti i ribelli con armi e munizioni. Per questa ultima manovra, una divisione di ribelli islamici, circa 15.000 combattenti che occupavano le aree del governatorato di Hama, a nord di al-Qusayr (Homs), è stata isolata da un’altra divisione di ribelli operanti nel vicino governatorato di Idlib. Il 27 maggio 2013, il senatore repubblicano John McCain, accompagnato dal comandante dell’esercito ribelle, il generale Idris Salim, ha attraversato il confine tra Turchia e Siria per incontrare la brigata dei combattenti guidata da Mohammed Nur. Quel giorno McCain e Idris hanno incontrato, nella città turca di Gaziantep, i comandanti dei gruppi islamisti di al-Qusayr, Homs, Hama, Idlib, Aleppo, Daraa e provincia di Damasco. McCain ha avuto colloqui con funzionari di Ankara, ha visitato il contingente statunitense ufficialmente preposto ai sistemi missilistici Patriot nella base militare di Incirlik. Il viaggio del senatore statunitense è stato organizzato dalla SETF (Task force di emergenza siriana), una ONG statunitense che sostiene l’opposizione siriana. Uno dei più importanti risultati tratti da McCain, era che il primo ministro turco Erdogan ha iniziato lo smantellamento dei centri di raccolta dei mercenari e degli islamisti in Turchia, rifiutandosi di consentire il transito di armi e munizioni verso la Siria. Coincidenza o no, il 30 maggio 2013 nel centro di Istanbul è esplosa la protesta “spontanea” contro il primo ministro Erdogan, che si è amplificata secondo gli schemi dei movimenti della “primavera araba”.
Il 9 giugno 2013, l’esercito siriano fedele al Presidente Bashar al-Assad ha lanciato l’operazione “Tempesta del Nord”, l’offensiva per sgomberare il governatorato di Aleppo nella Siria nord-occidentale. Si prevede che la resistenza armata, formata da 25.000 ribelli islamici, sarà più forte e più lunga di quella di al-Qusayr. Il terreno nelle vicinanze di Aleppo favorisce i difensori, essendo l’area in una depressione circondata da colline e trovandosi a 20-30 km dal confine con la Turchia (sia a nord che ad ovest). Uno dei principi della scienza militare raccomanda che le manovre militari al confine di uno Stato in guerra civile siano pianificati con l’intenzione d’intervenire nel conflitto a favore dell’altra parte. Ora che i ribelli stanno per essere sconfitti da Bashar al-Assad, l’esercito statunitense ha iniziato in Giordania l’operazione “Eager Lion” per un periodo di 12 giorni, che coinvolge 8.000 truppe di Paesi arabi, Stati Uniti (4500) e Regno Unito. L’Expeditionary Unit 26 è formata dalla nave d’assalto anfibio USS Kearsarge, arrivata il 14 maggio 2013 nel porto israeliano di Eilat, dove ha sbarcato il 3° battaglione marines dotato di LAV-25 e AAVP-7A1 e lo Squadrone 226 di supporto, dotato di V-22 Osprey. Oltre a queste due unità, l’esercito statunitense è attualmente impegnato in manovre con le batterie dei MIM-104 Patriot, unità dell’esercito e un certo numero di squadroni di F-16.
Il nord-est della Giordania, luogo delle esercitazioni, è zona di responsabilità del comando orientale giordano. In questo comando vi è la 2° Brigata meccanizzata della guardia, composta da due battaglioni meccanizzati equipaggiati con 80 veicoli da combattimento della fanteria M113, un battaglione blindato dotato di 40 carri modernizzati M60A3 Patton e una divisione con 24 obici semoventi M109. A tutto questo si aggiunge la 90° Brigata meccanizzata dell’esercito giordano composto da due battaglioni meccanizzati. La 3° Divisione corazzata è la forza strategica dell’esercito giordano consistente nelle 40°, 60° e 91° Brigata, ciascuna dotata di 90 carri armati al-Hussein (carri armati britannici FV4030/4 Challenger 1 modernizzati dalla giordana KADDB). L’aviazione giordana dispone di 12 F-16A Block-15 e 34 F-16AM Block-40, comprati usati da Belgio e Olanda, e 29 elicotteri d’attacco AH-1F Cobra. Questo esercito, sotto il comando degli Stati Uniti, non può eseguire che operazioni offensive limitate nel tempo e nella portata contro la Siria. Può tuttavia creare un corridoio di “esfiltrazione” in Giordania per le divisioni ribelli musulmane, circondate dall’esercito siriano a Idlib e Hama. Perché è così importante per gli Stati Uniti non lasciare che i mujahidin cadano prigionieri dei siriani? Ecco una domanda alla quale vi invito a rispondere nella sezione commenti.
A causa del logoramento delle unità dell’esercito siriano, dopo due anni di guerra civile, il corpo giordano-statunitense può entrare, in 24 ore per quasi 300 km dal confine giordano, bypassando Damasco fino a Idlib. La difesa aerea siriana è composta da 8 batterie missilistiche S-200 Angara (SA-5), 50 batterie di Dvina/S-75M (SA-2) e S-125 Neva/S-125M Pechora, da 20 batterie di missili 2K12 Kub (SA -6), 14 batterie di 9K33 Osa (SA-8) e 12 batterie di Pantsir-S1E (SA-22). Dopo aver discusso e sviluppato il piano, si nota lo schieramento di aerei giordani e statunitensi nella zona degli scontri di Idlib, cosi come di 5-6 batterie di Dvina/S-75M (SA-2) e di S-125 Neva/S-125M Pechora.

Valentin Vasilescu, pilota ed ex-vicecomandante delle forze militari a Otopeni, laurea in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari a Bucarest nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I missili antiaerei russi S-300 già schierati e operativi in Siria?

Prof. Michel Chossudovsky Global Research, 30 maggio 2013

923002Secondo fonti, il sistema missilistico superficie-aria russo S-300 deve essere consegnato e distribuito in Siria. Israele ha risposto con velate minacce. Secondo il ministro israeliano per gli Affari Militari Moshe Ya’alon: “È evidente che questa mossa è una minaccia per noi… In questa fase non posso dire che ci sia una escalation. Le spedizioni non sono state inviate ancora. E spero che non lo saranno… Dio non voglia che raggiungano la Siria, sapremo cosa fare“. Il presidente Assad ha confermato che gli S-300 sono stati consegnati. E’ importante inserire queste notizie nel contesto storico. L’annuncio di Mosca è stato casualmente descritto come un’improvvisata “rappresaglia” per la revoca dell’embargo sulle armi dell’Unione europea. Questa interpretazione eruttata dai media mainstream ignora la natura della pianificazione militare. Il dispiegamento dei missili antiaerei russi S-300 già schierati e operativi in Siria era previsto dal Ministero della Difesa russo dal 2006. Mosca ha annunciato nel giugno 2006 che avrebbe schierato i sistemi di difesa aerea S-300PMU per proteggere la sua base navale di Tartus nella Siria meridionale. Si era capito che questo dispiegamento potrebbe anche proteggere lo spazio aereo siriano. La notizia evidenzia lo schieramento degli S-300PMU, pur confermando che “i sistemi [s-300] non saranno consegnati ai siriani. Saranno equipaggiati e gestiti da personale russo. (Kommerzant)”.
L’intento dichiarato di Mosca, tuttavia, è “implementare un sistema di difesa aerea attorno alla base. Fornire una copertura aerea alla base stessa e a una parte consistente del territorio siriano“. Secondo le nostre fonti, la Russia e Damasco hanno raggiunto un accordo sulla modernizzazione delle difese aeree siriane. I suoi sistemi di difesa aerea a medio raggio S-125 saranno aggiornati allo fase Pechora-2A. L’aggiornamento certamente migliorerà la difesa aerea siriana, che utilizza equipaggiamenti in dotazione alla Siria dagli anni ’80. Mosca è pronta ad offrire alla Siria anche i più sofisticati sistemi a medio raggio Buk-M1. I sistemi Strelets a distanza ravvicinata, venduti a Damasco lo scorso anno, sono tutti dei sistemi di difesa aerea siriani che si dimostrano essere degli equipaggiamenti sofisticati, a questo punto (questi sistemi utilizzano il SAM Igla). (Kommerzant 28 luglio 2006)

Sviluppi recenti
Vi è ragione di credere che i principali componenti del sistema di difesa aerea S-300 siano stati consegnati e schierati in Siria nel corso degli ultimi 18 mesi. Vi sono indicazioni che i componenti del sistema S-300 siano già operativi. Secondo Arun Shavetz (24 novembre 2011), consiglieri tecnici russi sono arrivati in Siria nel novembre 2011, per “aiutare i siriani a gestire una batteria di missili S-300″. La relazione indica inoltre che un sistema radar avanzato è stato installato in tutte le installazioni chiave siriane, militari e industriali. “Il sistema radar copre anche le aree a nord e a sud della Siria, dove sarà in grado di rilevare il movimento di truppe o di aeromobili in direzione del confine siriano. I radar coprono gran parte d’Israele, così come la base militare di Incirlik in Turchia, utilizzata dalla NATO.” (Ibid)
Quasi un anno fa, nel giugno 2012, il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak fece pressione su Mosca per annullare la vendita degli S-300 alla Siria. Il presidente russo Vladimir Putin, durante la sua visita in Israele, ha confermato la sospensione della vendita di S-300 (vedasi Israele convince la Russia ad annullare l’accordo siriano sui missili S-300: ufficiale, Xinhua 28 giugno 2012). Mentre non vi è alcuna conferma ufficiale che gli S-300 siano già operativi, la Siria possiede il sistema di difesa aerea Pechora-2M, che fonti militari statunitensi ammettono costituire “una minaccia”, vale a dire un ostacolo nel caso che una “no fly zone” sia attuata sulla Siria. Il Pechora-2M è un sofisticato sistema di puntamento multiplo che può essere utilizzato anche contro missili da crociera. Se questo sistema di difesa aerea non fosse attivo, l’attuazione di una “no fly zone” di USA-NATO, senza dubbio sarebbe stata già prevista in precedenza.

Pechora-2M_3Il sistema missilistico di difesa aerea SA-3 Pechora-2M è un sistema missilistico antiaereo superficie-aria a corto raggio progettato per la distruzione di aerei, missili da crociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli a terra e aerei, a basse e medie altitudini.

Inoltre, in risposta all’installazione dei missili Patriot di USA-alleati in Turchia, la Russia ha consegnato alla Siria gli avanzati missili Iskander, ora pienamente operativi. L’Iskander è descritto come un sistema missilistico superficie-superficie “che nessun sistema di difesa missilistica può tracciare o distruggere“. L’Iskander può volare alla velocità ipersonica di oltre 1,3 chilometri al secondo (Mach 6-7) e ha una gittata di oltre 280 miglia con una precisione millimetrica nel distruggere bersagli con la sua testata da 1.500 chili, un incubo per qualsiasi sistema di difesa missilistica.

293016L’Iskander

Allegato
Portiamo all’attenzione dei lettori di Global Research una relazione che descrive la natura del sistema missilistico superficie-aria russo S-300V. Nota: questo sistema è diverso da quello installato in Siria.

Da MissileThreat:
L’S-300V, noto anche con la designazione NATO SA-12, è un avanzato sistema missilistico superficie-aria russo. Due sono le versioni attualmente esistenti: il Gladiator (NATO: SA-12A), in grado di distruggere i missili balistici, e il Gigant (NATO: SA-12B), per l’uso contro aerei e missili da crociera. Dall’inizio degli anni ’90, i russi hanno venduto migliaia di S-300V in Asia, Europa e Medio Oriente.

S-300V (SA-12A Gladiator, SA-12B Gigant)
Utente: Russia
Testata: HE (Alto Esplosivo)
Gittata: A: 6 – 75 km; B: 13 – 100 km
Basato: mobile terrestre
Stato: operativo

Air Power Australia WebsiteFonte: Pravda

L’S-300V è stato sviluppato dalla Antej Corporation, una delle maggiori società della difesa dell’ex Unione Sovietica. E’ stato progettato principalmente come sistema antimissile balistico, anche se ha anche la possibilità di individuare e distruggere aerei e missili da crociera, come il Patriot degli Stati Uniti. L’S-300V è stato schierato nel 1986 ed ebbe un tale successo che, alla fine degli anni ’80, l’esercito sovietico ordinava una media di tre-quattro battaglioni ogni anno. (1) Negli anni ’90, l’Antej migliorò la capacità dell’S-300V, dando al sistema la possibilità di ingaggiare bersagli che volano fino a 100 chilometri di distanza. (2) Fin dall’inizio, l’S-300V è stato progettato come un sistema missilistico duplice, incorporando due missili che differiscono per dimensione, portata e finalità. Il più piccolo dei due, il Gladiator, è soprattutto un missile antiaereo. Con una lunghezza di 7 metri, 0,72 metri di larghezza e un peso di 2.500 chilogrammi, vola a 1,7 chilometri al secondo e può distruggere aerei a 6-75 chilometri di distanza che si trovano a quote tra i 25 e i 25000 metri. Ogni Gladiator ha una testata da 150 chilogrammi di alto esplosivo. (3)
Al contrario, il Gigant è progettato per distruggere missili balistici tattici e missili da crociera, anche se può anche abbattere aerei. Con una lunghezza di 8,5 metri, 0,9 metri di larghezza e un peso di 4.600 chilogrammi, si avvicina al bersaglio a 2,4 chilometri al secondo. Può ingaggiare missili da crociera e velivoli a distanze tra i 13 e i 100 chilometri a quote tra 1 e 30 chilometri (20-40 km contro i missili balistici). Come il Gladiator, ogni Gigant è dotato di una testata da 150 chilogrammi di alto esplosivo. (4)
Entrambi i missili S-300V sono guidati dal radar a scansione phased-array russo 9S19M2, in grado di eseguire la scansione per una superficie di 90 gradi ogni secondo. Secondo i funzionari dell’Antej, il radar rileva obiettivi tra i 20 e i 175 km di distanza con una precisione di 200-300 metri. Il 9S19M2 è in grado di inseguire fino a 16 missili balistici, aerei o missili da crociera e contemporaneamente gestire fino a sei dispositivi di jamming. Entrambe le varianti dei missili S-300V più il sistema radar, vengono trasportati su lanciatori mobili.
Nel corso degli anni, i russi hanno testato l’S-300V contro una vasta gamma di obiettivi. I funzionari dell’Antej sostengono che, in una serie di test nel 1997, gli intercettori Gladiator e Gigant distrussero più di 60 missili balistici e da crociera. Tra i missili bersaglio vi erano Scud-B modificati per simulare il missile balistico a corto raggio al-Hussein usato dall’Iraq nella Guerra del Golfo. In una serie di test, l’S-300V con un colpo singolo ha 0,4-0,7 probabilità di distruggere missili balistici tattici. Una media di 1,5-1,75 intercettori è sufficiente per abbattere un singolo bersaglio. (6) Nel 1998, l’Antej presentò una versione dell’S-300V, soprannominato “Antej-2500″. Conosciuto come S-300VM, mentre era in fase di sviluppo, il modello aggiornato adotta due tipi di missili con velocità massime di 1,7 e 2,6 chilometri al secondo. Il sistema modificato è in grado di ingaggiare contemporaneamente 24 bersagli a una distanza di 40-200 km e a quote dai 25 metri ai 30 chilometri. E’ in grado di rilevare, inseguire e distruggere missili balistici tattici fino a 2.500 km di distanza, da qui il suo nome, Antej-2500. (7)
Negli ultimi dieci anni, la Russia ha dispiegato migliaia di S-300V e Antej-2500 presso i suoi complessi militari e industriali chiave. Inoltre, ha esportato questi sistemi in Asia, Europa e Medio Oriente per finanziare la propria economia in difficoltà, a seguito del crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Secondo Aviation Week & Space Technology, “nella competizione mondiale per la vendita dei sistemi di difesa missilistica, l’S-300V della russa Antej Corp. è il principale  concorrente“. (8) Il vantaggio per gli acquirenti dei missili terra-aria russi è che, a differenza degli Stati Uniti, non vi sono allegati obblighi politici e, molto spesso, le armi sono molto più economiche rispetto a quelle statunitensi. (9) Nel 1996, per esempio, la Russia commercializzò il sistema S-300V negli Emirati Arabi Uniti, in diretta concorrenza con gli Stati Uniti, che vendevano missili Patriot agli Emirati Arabi Uniti da diversi anni. La Russia offrì i missili S-300V agli Emirati Arabi Uniti a prezzi pesantemente scontati, in sostanza li vendettero a metà del prezzo normale, in cambio della risoluzione del debito a lungo termine con l’UAE. L’accordo Russia-Emirati Arabi Uniti, tuttavia, fece arrabbiare gli Stati Uniti che inasprirono le loro relazioni con la Russia. (10)
L’S-300V ha anche svolto un ruolo nei più grandi e più redditizi accordi sugli armamenti tra la Russia e altre potenze nucleari. Nel febbraio 2002, il viceprimo ministro russo Ilja Klebanov guidò una delegazione a New Delhi, in India, per negoziare un accordo sulle armi pesanti, il cui punto focale fu la vendita di missili S-300V. (11) Nel corso degli anni, essendo uno dei più importanti e  maggiori acquirenti di armamenti della Russia, l’India ha dotato quasi i due terzi delle sue forze armate di equipaggiamenti russi. (12) Nel febbraio 2004, la Russia ha formalmente offerto di vendere il sistema di difesa all’India. (13) Le recenti tensioni tra India e Pakistan, entrambi in possesso di armi nucleari, garantisce che i sistemi missilistici antibalistici S-300V, ed altri, saranno predominanti nei futuri accordi sugli armamenti. (14)
Allo stesso modo, è stato indicato nel dicembre 2003 che Mosca intendeva fornire all’Iran, una potenziale potenza nucleare, 1,6 miliardi dollari di dollari in armamenti, per la maggior parte missili terra-aria S-300V o Antej-2500. L’Iran ha fatto pressioni sulla Russia per vendergli lo scudo difensivo dalla fine degli anni ’90. Si prevede che utilizzerà i missili per proteggere la sua importante regione industriale di Esfahan, la sua base navale di Bandar Abbas (sul Golfo Persico), i terminali petroliferi di Abadan e Khorramshahr e la centrale nucleare di Bushehr. (15) Gli Stati Uniti, manco a dirlo, espressero forti obiezioni all’accordo Russia-Iran e, ad un certo punto, minacciarono persino sanzioni. Nonostante queste obiezioni, sembra che la Russia non abbia intenzione di fermare la commercializzazione dei propri missili S-300V, così come di altre armi, in Asia, Europa e Medio Oriente nei prossimi anni.

Note
1. Nikolay Novichkov e Michael A. Dornheim, “Russian SA-12, SA-10 On World ATBM Market”, Aviation Week & Space Technology, 3 marzo 1997.
2. Robert Wall, “Russia’s Premier SAMs Seen Proliferating Soon”, Aviation Week & Space Technology, 27 settembre 1999.
3. Novichkov, et al.; Missile.index.
4. Ibid.
5. Novichkov, et al.
6. Lbid.
7. “Russia’s Antey Offers Upgraded SA-12 For Export”, Aerospace Daily, 28 maggio 1998.
8. Novichkov, et al.
9. Carlo Kopp, “Next-Generation SAMs For Asia A Wake-Up Call For Australia”, Australian Aviation, 1 ottobre 2003.
10. “Russian/U.S. Tussle Over UAE Air Defence System Intensifies”, Flight International, 24 marzo 1999; GlobalSecurity.org.
11. “Russia: Moscow Begins Arms Trade Negotiations With New Delhi”, Periscope Daily Defense News Capsules, 6 febbraio 2002.
12. Sergei Blagov, “Trade: Russia Leads World In Arms Exports,” Inter Press Service, 1 liglio 2002.
13. “Russia Offers S-300V SAM Anti-Missile System To India”, The Press Trust of India Limited, 5 febbraio 2004.
14. Sergei Blagov, “Trade: Russia Leads World In Arms Exports”, Inter Press Service, 1 luglio 2002; Rajat Pandit, “India Wants Info On Patriot Missile System”, The Times of India, 14 agosto 2003.
15. Aleksandr Reutov, “Iran Yields To IAEA To Gain Time”, Kommersant, 19 dicembre 2003.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le forze nucleari strategiche e la deterrenza della Russia

Jurij Rubtsov Strategic Culture Foundation 18.02.2013

tumblr_m1tqlvfNqp1r84pkto1_500Rose Gottemoeller, Assistente del segretario di Stato al dipartimento per il controllo, la verifica e la conformità delle armi degli Stati Uniti e anche Vice Sottosegretaria per controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale, ha visitato Mosca di recente. La visita si è svolta nel quadro del secondo turno della politica del reset russo di Obama, che pone la questione del controllo degli armamenti strategici in cima alle priorità. “Coinvolgeremo la Russia in ulteriori riduzioni dei dei nostri arsenali nucleari”, ha detto Obama nel suo recente discorso sullo stato dell’Unione. Secondo Foreign Policy, “Le riduzioni, così come ha espresso nel suo discorso a Praga 2009, nell’ambito del suo compito… potrebbero essere incluse nel prossimo turno dei negoziati USA-Russia sul controllo degli armamenti. Non c’è chiarezza su quali tipi di armi potrebbero essere inclusi nel prossimo turno dei negoziati USA-Russia sul controllo degli armamenti, ma l’amministrazione ha detto di essere aperta a colloqui su armi nucleari strategiche schierate, armi nucleari strategiche non schierate, armi nucleari tattiche e la difesa missilistica”. Il ministro degli Esteri russo Lavrov e il Vicepresidente Biden hanno discusso del controllo degli armamenti alla 49° conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera all’inizio di febbraio.
L’amministrazione Obama ritiene che le due parti possono proteggersi contro un’aggressione con un arsenale nucleare strategico pari alla metà o addirittura a un terzo del livello previsto dal Trattato sulla Riduzione delle Armi Strategiche – 3 (START-3), in vigore dal febbraio 2011. In base ad esso, ad ogni parte è concesso schierare non più di 1.550 testate strategiche. Nell’ottobre 2012 la Russia era già entro il termine con 1.499 testate, mentre gli Stati Uniti ne avevano 1.737 nell’arsenale. Ulteriori riduzioni possono minacciare la sicurezza della Russia. I partner statunitensi della Russia continuano a percepire le forze nucleari strategiche come un mezzo per colpire un potenziale nemico. Da questo punto di vista, gli arsenali che possiedono le due parti sono davvero ridondanti. E’ da molto tempo che il pensiero strategico contemporaneo ha abbandonato l’idea prevalente negli anni ’60 e ’70, secondo cui migliaia di testate erano necessarie per infliggere danni inaccettabili alla controparte. Non è colpendo le aree protette, ma piuttosto importanti obiettivi infrastrutturali, economici e militari, che si distrugge il potenziale di resistenza del nemico, oggi.
Le proposte, che hanno portato ad Obama il Premio Nobel, erano state elaborate da 68 premi Nobel della Federazione degli scienziati americani. Consigliavano di puntare i missili strategici sulle aree densamente popolate delle 12 più grandi strutture economiche russe: Omsk, Angara, le raffinerie di petrolio di Kirishi, gli impianti metallurgici di Cherepovets, Magnitogorsk, Norilsk Nickel e Nizhnij Tagil, gli impianti di alluminio di Novokuznetsk e Bratsk e le centrali elettriche del Surgut, di Berezovskaja e Sredneuralskaja. I vincitori del Premio Nobel hanno detto che colpendo quelle strutture si paralizzerebbe l’economia russa e il Paese perderebbe la capacità di resistere. Secondo gli esperti della Federazione, il numero di silo russi presi di mira è diminuito di tre volte (660-220) e scenderà in futuro.
Nel 1960 Robert McNamara pensava che la perdita di almeno il 30% della popolazione, del 70% della produzione industriale e di circa 1000 strutture militari chiave equivaleva a subire danni inaccettabili. Oggi la distruzione delle infrastrutture potrebbe essere raggiunta con molte meno  testate. Ciò rende la potenzialità russa e degli Stati Uniti ridondante. Eppure il quadro è molto diverso se le armi strategiche sono viste non come strumento di distruzione, ma piuttosto come un elemento di deterrenza. Secondo la posizione della Russia, un Paese commettendo un atto di aggressione contro di essa dovrà affrontare ritorsioni garantite. Le forze strategiche russe hanno raggiunto la fase critica: la difesa missilistica degli Stati Uniti è in grado di intercettare 600-700 missili balistici ed è in fase di aggiornamento. Le stime indicano che solo il livello di 1.500 testate garantisce la capacità di colpire. Ulteriori riduzioni degli armamenti strategici, senza raggiungere un accordo sulla difesa missilistica, svaluteranno il potenziale di deterrenza della Russia, creando nuove minacce alla sicurezza della Russia e della sicurezza internazionale in generale… Mosca non vede la riduzione come una “questione da discutere nel prossimo futuro”. Secondo il portavoce del Ministero degli Esteri russo Aleksandr Lukashevich, “Non abbiamo ancora ricevuto proposte specifiche su ulteriori riduzioni dei nostri arsenali nucleari strategici. Se tali proposte vengono, sicuramente saranno studiate attentamente. La posizione della Russia sulla questione è ben nota. Nella fase attuale, la nostra priorità è la piena attuazione del nuovo Trattato Russia-USA START. Dopo l’implementazione del trattato, saremmo pronti a discutere di possibili ulteriori iniziative nel settore del disarmo nucleare. Allo stesso tempo, prenderemo in considerazione tutti i fattori che influenzano la stabilità strategica, ivi compresi i piani per implementare il sistema di difesa missilistico globale degli Stati Uniti, l’assenza di progressi nella ratifica del CTBT (Trattato sul bando totale esperimenti nucleari) negli Stati Uniti e negli altri Paesi della cosiddetta lista dei 44, la mancanza di volontà nel rinunciare alla possibilità di dispiegare armi nello spazio, la presenza di squilibri quantitativi e qualitativi nelle armi convenzionali in Europa, e altro”. Nelle condizioni attuale, la concentrazione sulle forze nucleari è una cosa naturale da fare.
Il Capo di Stato Maggiore russo Colonnello-Generale (tre stelle) Valerij Gerasimov, che ha presentato la sua relazione a un convegno dal titolo “La sicurezza militare della Russia nel 21° secolo” organizzato dalle commissioni per la sicurezza e la difesa della Duma e del Consiglio della Federazione di Russia, ha detto che “le forze nucleari strategiche rimangono una priorità per lo sviluppo delle forze armate russe nel prossimo futuro”. Ha sottolineato, “fino al 2030 è prevista l’espansione delle sfide e delle minacce a seguito della formazione del sistema multipolare.” Secondo lui, “La priorità è stata data alle forze nucleari strategiche per sostenere la loro capacità di contenimento strategico nucleare”. Ha citato i missili balistici intercontinentali terrestri a testata nucleare Topol-M e Jars, i nuovi sottomarini strategici e i Tu-160 e Tu-95MS come pilastri delle forze strategiche russe. Gerasimov ha detto che entro il 2015 la quota dei moderni armamenti russi potrebbe raggiungere il 30 per cento. Ha ricordato anche le forze aerospaziali come elemento del sistema di contenimento nucleare strategico e ha definito lo spazio informatico una nuova dimensione della guerra.
Affrontare la questione del controllo degli armamenti richiede un approccio globale. Gli Stati Uniti colloquiano sulla riduzione delle armi strategiche, ma si rifiutano ostinatamente di parlare di ridurre le potenzialità nucleari tattiche, disponendo al momento di circa 500 munizioni nucleari sul suolo europeo. Possono colpire la Russia e infliggere gli stessi danni delle armi strategiche. L’altro problema sono le munizioni convenzionali ad alta precisione, come i missili da crociera navali, per esempio. La loro forza d’urto è paragonabile alle armi nucleari, ma sono più mobili e non coperti da un qualsiasi accordo internazionale, rendondoli particolarmente pericolosi. Gli Stati Uniti hanno sui  missili da crociera navali un vantaggio di 30 a uno!

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Corea democratica: Il tintinnare di sciabole intensifica lo stato di Guerra

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 3 aprile 2013

NM241500_a_284332bLa serie di minacce sta assumendo un tono sempre più virulento. Il 7 marzo, Pyongyang ha minacciato di lanciare attacchi nucleari “preventivi” contro gli Stati Uniti. Il 12 marzo, la Corea democratica ha minacciato di “annientare” un’isola nel Sud, mentre la tensione nella penisola coreana è salita al punto più alto da anni, annunciando che l’armistizio è stato annullato. Mostrando la serietà delle minacce, Pyongyang sembra aver interrotto la linea rossa con la Corea del Sud, un collegamento di emergenza per una rapida comunicazione bidirezionale, usata dai Paesi privi di canali diplomatici ufficiali.
Il 30 marzo la Corea democratica ha dichiarato che è in “stato di guerra” con la Corea del sud, avvertendo che qualsiasi provocazione di Seoul e Washington  innescherà una guerra nucleare totale. “La situazione di tregua continua della penisola coreana, di né pace né guerra, è finalmente finita”, ha detto una dichiarazione. Il 26 marzo, la Corea democratica ha detto che il suo esercito deve essere pronto ad attaccare “Tutte le basi militari statunitensi nella regione Asia-Pacifico, incluso il continente degli Stati Uniti, le Hawaii e Guam, e la Corea del sud”. I media statali della Corea democratica hanno annunciato che il Paese adotta “Lo stato di prontezza al combattimento N° 1”, il più alto livello di allerta. La dichiarazione afferma che la partecipazione dei bombardieri con capacità nucleare statunitensi B-52 e B-2, come alle esercitazioni militari annuali in corso in Corea del Sud, venivano viste come un’intimidazione. Il 31 marzo, i jet da combattimento stealth F-22 dell’US Air Force provenivano da una base in Giappone, per partecipare anch’essi alle esercitazioni in Corea del sud. L’annuncio si è avuto poco dopo che la Corea del sud e gli Stati Uniti hanno firmato un nuovo accordo militare in risposta a ciò che definiscono provocazioni di Pyongyang. La retorica di Pyongyang è eccessivamente stridente, a seguito dell’adozione della risoluzione 2094 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che ha imposto ulteriori sanzioni contro la Repubblica democratica popolare di Corea, per il suo terzo test nucleare del 12 febbraio 2013.
L’11 marzo, Seoul e Washington hanno lanciato la settimana di manovre militari congiunte annuali nella penisola coreana, nonostante gli avvertimenti di Pyongyang. L’evento ha coinvolto 10.000 soldati sudcoreani e circa 3.000 soldati statunitensi. Versando benzina sul fuoco, è stata annunciata un’altra esercitazione di Stati Uniti e Corea del sud. Quasi 10.000 soldati statunitensi, la maggior parte esterni alla Corea del sud, insieme a un numero maggiore di truppe terrestri, navali e di personale delle forze aeree della Corea del Sud, parteciperanno all’esercitazione militare congiunta annuale Foal Eagle, fino al 30 aprile. Le forze di riserva della Corea democratica sono in stato di mobilitazione da più di tre mesi, dal lancio del missile nel dicembre 2012.

La linea della Corea democratica
Il 31 marzo il leader nordcoreano Kim Jong-un ha presieduto una riunione plenaria del Comitato centrale del Partito dei lavoratori di Corea, a Pyongyang. Kim e gli alti funzionari del partito hanno adottato una dichiarazione che definisce le armi nucleari “vitali per la nazione” e componente importante della sua difesa, un bene che non sarà scambiato neanche per “miliardi di dollari”. La riunione ha deciso che il possesso di armi nucleari da parte del Paese “deve essere fissato per legge”, secondo l’agenzia di stampa ufficiale KCNA. Viene inoltre istituita una “nuova linea strategica” che richiede la costruzione sia di un’economia più forte che di un arsenale nucleare. Le forze armate nucleari “dovrebbero essere ampliate e integrate qualitativamente e quantitativamente fino a quando si avrà la denuclearizzazione del mondo”, ha aggiunto. L’incontro ha dichiarato la decisione di sostenere la costruzione economica e lo sviluppo nucleare, contemporaneamente agli sforzi per sviluppare l’agricoltura, l’industria leggera e stabilizzare lo standard di vita. “L’economia del Paese dovrebbe passare a un’economia basata sulla conoscenza e il commercio estero multilaterale e diversificato, e gli investimenti devono essere ampiamente introdotti”, riferiva l’agenzia di stampa.
Gli sforzi dovrebbero essere volti a sviluppare la scienza e la tecnologia spaziale, tra cui il lancio di satelliti avanzati. La Corea democratica ha detto che lo sviluppo economico e l’espansione del programma nucleare potrebbero avvenire in parallelo, poiché un deterrente nucleare in crescita potrebbe consentire al Nord di limitare le spese militari e destinare più risorse al settore agricolo e alle industrie leggere, per migliorare il tenore di vita del popolo. Il giorno dopo, il 1° aprile, il leader nordcoreano Kim Jong-un ha radunato i deputati per la sessione parlamentare annuale primaverile, a seguito della dichiarazione del partito sulla priorità per la nazione della costruzione di bombe nucleari e di un’economia più forte. La riunione dell’Assemblea Suprema del Popolo segue le minacce quasi quotidiane fatte da Pyongyang da settimane, tra cui la promessa di attacchi nucleari a Corea del Sud e Stati Uniti. La dichiarazione plenaria invoca anche il rafforzamento dell’economia, cui Kim ha posto l’accento nelle sue dichiarazioni pubbliche dall’insediamento al potere. Secondo l’ONU, i due terzi dei 24 milioni di abitanti del Paese subiscono carenze alimentari regolari. Lo scorso aprile, la Corea democratica si è identificata quale potenza nucleare, quando ha rivisto la sua Costituzione. Dopo che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha imposto altre sanzioni per punirla per il lancio di un missile a lungo raggio a dicembre e per il suo terzo test nucleare a febbraio, ha detto che non avrebbe più partecipato ai colloqui per smantellare il suo programma nucleare.
Come si può notare, gli eventi testimoniano il fatto che la Corea democratica sembra non avere alcuna intenzione di mollare le armi nucleari, mentre la necessità di una riforma economica è in cima all’ordine del giorno. Parlando della necessità di una riforma economica, si deve rilevare che le forze armate della Corea democratica restano in allerta consumando così una grande quantità delle scarse risorse. Per esempio, le centinaia di recenti sortite dei velivoli. L’industria passa dalla produzione di beni civili a beni militari. Anche la mobilitazione di soldati richiede la sua parte. L’esercito della Corea democratica partecipa a numerose imprese economiche, tra cui l’edilizia, e preziose ore di lavoro vengono destinate al mantenimento dell’allerta. Non c’è dubbio che il tutto sia un pesante fardello, un aspetto da tenere in considerazione per valutare la situazione complessiva. In ogni caso, la 103.ma economia mondiale con un PIL di soli 40 miliardi di dollari (circa 1.800 dollari pro capite, uno dei Paesi più poveri del mondo) ancora una volta s’è imposta all’attenzione del mondo.
Non c’è dubbio che la Corea democratica stia testando il nuovo presidente della Corea del sud, insediatosi lo scorso febbraio. Dopo che il Nord ha affondato la nave della marina Cheonan sudcoreana (su questa interpretazione della vicenda i dubbi sono molti e seri. NdT), uccidendo 46 marinai nel 2010, una risposta non può che essere più che mai la più risoluta nella storia. Un’altra caratteristica specifica della situazione attuale, è il fatto che la Corea democratica ha attraversato un’importante soglia tecnologia a dicembre, quando con successo ha messo un satellite in orbita o, in altre parole, è riuscita a mettere in orbita un carico utile usando la tecnologia missilistica chiaramente progettata per raggiungere gli Stati Uniti. Inoltre, Pyongyang ha condotto un terzo test nucleare a febbraio, che sembra aver avuto più successo rispetto ai due precedenti. Inoltre, il Nord vende i sistemi d’arma che ha sviluppato ad altri Paesi, come l’Iran e il Pakistan. Attualmente la Corea democratica può minacciare la Corea del sud e parte del Giappone con i suoi missili convenzionali e le sue forze militari convenzionali. Il Nord può colpire Seul con 500.000 proiettili d’artiglieria nella prima ora di conflitto. Questi sono i fattori con cui fare i conti.

Minacce e realtà
Le forze armate della Corea democratica vantano circa 1,1 milioni di effettivi in servizio attivo e 4,7 milioni in riserva. L’arsenale dell’esercito dispone di 4.500-5.400 carri armati, oltre 1300 veicoli corazzati, 12.700 pezzi di artiglieria e mortai, circa 1.100 lanciarazzi multipli (MLRS). L’aeronautica militare dispone di circa 1200 velivoli, tra cui 650 aerei da combattimento.  Tutti gli aerei sono estremamente obsoleti, essendo entrati in servizio negli anni ’50 (e non è vero neanche questo. NdT). La marina ha 708 imbarcazioni tra cui tre fregate e 70 sottomarini. I missili antinave sono della classe Styx, sviluppata dall’Unione Sovietica negli anni ’50. La difesa costiera è affidata a pezzi di artiglieria da 122, 130 e 152 mm. I sottomarini della marina potrebbero essere efficaci in operazioni come l’esfiltrazione e l’infiltrazione di forze speciali. I campi minati in tutta la penisola coreana sarebbero una minaccia per il potenziale nemico. L’arsenale delle Forze Strategiche Missilistiche della Corea Popolare vanta circa mille missili, tra cui i sistemi terrestri Nodong da 1000 km di gittata, Taepodong-1 da 2200 km, Musudan da  4000 km, Taeponong-2 da 7000 km. Il missile Taepodong-2 (o un missile con la relativa tecnologia) ha subito dei test fallimentari nel 2006, 2009 e 2012. Ma fu eseguito, apparentemente con successo, il lancio di un missile a tre stadi il 12 dicembre 2012. La Corea democratica ha abbastanza plutonio per disporre di 5-10 ordigni nucleari. Circa la metà delle principali armi della Corea democratica è stata progettata negli ’60, l’altra metà è ancora più vecchia. Le forze armate lamentano una carenza di pezzi di ricambio, carburante e scarsa manutenzione, alcune armi non sarebbero funzionanti. Non è noto se la Corea democratica abbia missili superficie-superficie a testata chimica.
Il 12 febbraio, la Corea democratica ha eseguito un riuscito test sotterraneo nucleare presso il sito di Punggye-ri (nella parte nord-occidentale del Paese). E’ stato il terzo test dopo i due fallimentari condotti in rigoroso spregio delle risoluzioni dell’ONU. La mossa porta allo sviluppo di una testata nucleare abbastanza piccola da essere montata su un missile a lungo raggio e possibilmente lanciata su Guam, le Hawaii e anche la costa occidentale degli Stati Uniti, dentro un’impressionante raggio d’azione.

Lampi di speranza
Nel frattempo, il complesso industriale inter-coreano che si trova in Corea democratica, funziona normalmente. Il complesso industriale di Kaesong, che si trova a 10 chilometri all’interno della Corea democratica, è stato costruito dal Sud nel 2004 come simbolo di cooperazione transfrontaliera. Circa 53.000 nordcoreani lavorano negli impianti delle 120 imprese della Corea del sud del complesso, una cruciale fonte di valuta forte per lo Stato impoverito. Utilizzando manodopera a buon mercato della Corea democratica, il complesso di Kaesong ha prodotto merci per 470 milioni di dollari USA l’anno scorso. Nessuna azione militare da parte della Corea democratica è possibile fino a che funziona questa struttura. Forse il vantaggio economico prevarrà sulla predisposizione alla soluzione militare…

La risposta della Corea del sud
La Corea del sud ha promesso una “risposta forte” a ciò che definisce l’aggressione della Corea democratica. Parlando ai funzionari della difesa, la presidente Park Geun-Hye ha detto che prende le minacce di Pyongyang “molto seriamente”. Il ministro degli Esteri sudcoreano Yun Byung-se si aspetta di incontrare il segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry, questa settimana a Washington, per discutere della Corea democratica secondo, i dispacci  dell’agenzia di stampa Yonhap. I militari della Corea del sud sono stati autorizzati a rispondere immediatamente in caso di attacco o di grave provocazione della Corea democratica. Park Geun-Hye, la presidente della Corea del sud, ha detto: “Se qualche provocazione avvenisse contro il nostro popolo e il nostro Paese, dovremo rispondere con forza fin dall’inizio, senza avere alcuna considerazione politica”.
Il 1° aprile il ministero della difesa della Corea del sud ha presentato un nuovo piano di “deterrenza attiva” che permetta al suo esercito di lanciare un attacco preventivo contro la Corea democratica se il Nord mostrasse i segni di un imminente attacco nucleare o missilistico contro il Sud. In un briefing con Park, il ministro della Difesa Kim ha detto che l’esercito dispiega “un deterrente attivo e consolida il sistema di attacco per neutralizzare rapidamente le minacce nucleari e missilistiche della Corea del nord, migliorando sensibilmente la capacità del nostro sistema di sorveglianza e ricognizione militare”. Per raggiungere questo obiettivo, il ministero potrà accelerare il dispiegamento di un sistema antimissile in grado di rilevare, tracciare e distruggere bersagli nucleari e missilistici della Corea democratica, hanno detto i funzionari del ministero. Il nuovo piano di emergenza sarà formalizzato nell’ottobre di quest’anno, ai colloqui annuali sulla sicurezza tra i capi della difesa della Corea del sud e degli Stati Uniti, hanno detto i funzionari del ministero. La Corea del sud accelererà anche la costruzione e lo schieramento, prima del previsto, di un proprio sistema di difesa missilistico denominato “Korean Air and Missile Defense (KAMD)”. L’arma è progettata per intercettare i missili o aerei da combattimento ostili fino ad un’altitudine di 10-30 chilometri.
Per rafforzare la sua capacità di ricognizione, la Corea del sud s’impegnerà a un rapido schieramento di droni per l’intelligence Global Hawk fabbricati dagli Stati Uniti, e metterà in orbita almeno due satelliti-spia militari entro il 2021, secondo il ministero. Lo scorso dicembre, il governo statunitense ha informato il Congresso di un piano per vendere quattro droni Global Hawk alla Corea del sud. L’accordo con il programma Foreign Military Sales (FMS) avrà un valore di 1,2 miliardi di dollari. Altre voci chiedono lo sviluppo di armi nucleari.

La Russia prende posizione
L’ambasciatore russo Grigorij Logvinov ha detto ad Interfax, il 30 marzo, che anche se sperava che tutte le parti “dimostrassero moderazione”, la Russia non sarebbe “rimasta fuori mentre la tensione veniva alimentata vicino ai nostri confini orientali. Ci auguriamo che tutte le parti esercitino la massima responsabilità e moderazione, e che nessuno attraversi il punto di non ritorno”, ha detto l’agenzia. Mentre la Corea democratica mette in allerta il suo arsenale balistico prendendo di mira le basi statunitensi, e gli Stati Uniti accrescono tenacemente la loro presenza militare nella regione, il tutto rischia di portare la situazione presto “fuori controllo”, ha avvertito il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. La Corea democratica e gli Stati Uniti sono responsabili  della recente grande escalation dielle tensioni, ha detto Lavrov il 29 marzo, invitando “tutte le parti a non flettere i loro muscoli militari”. “Siamo preoccupati dal fatto che accanto all’adeguata reazione collettiva del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sia in atto un’azione unilaterale sulla Corea del nord, che ha aumentato le attività militari”, ha aggiunto Lavrov, riferendosi chiaramente ai piani degli Stati Uniti per consolidare la difesa missilistica contro il Nord, nel piano congiunto di emergenza USA-Corea del sud, in caso di attacco, così come le loro recenti esercitazioni militari. Il ministro degli Esteri ha messo in guardia da un “circolo vizioso” e ha detto che tutte le parti devono evitare azioni unilaterali.
La retorica non è azione. Un attacco diretto contro le forze degli Stati Uniti o i loro alleati sembra improbabile. Resta che le crescenti tensioni aumentano il rischio di una qualche forma di conflitto armato limitato. Interrompere la linea telefonica militare con il Sud è stato un passo sbagliato che aumenta notevolmente la possibilità di innescare un incendio che nessuno vuole davvero. La Corea democratica continua a fare progressi tecnologici, qualcosa che dà a Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone e altri Paesi un argomento per giustificare l’adesione alla corsa agli armamenti nella regione e agli sforzi degli Stati Uniti nella difesa missilistica. Sembra che, non le esercitazioni militari, ma piuttosto un veloce coordinato sforzo internazionale sia necessario per evitare che uno scenario da Prima guerra mondiale. Mettere da parte il problema non è più un’opzione, e la responsabilità di risolvere la questione coreana riposa su tutti i membri del processo di sistemazione a sei.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Per saperne di più, vedasi il libro Songun: Antimperialismo e identità nazionale nella Corea socialista

Le forze strategiche dell’India

Alessandro Lattanzio, Eurasia 16 maggio 2012

image descriptionSecondo le fonti più accreditate, New Delhi possiederebbe 80/100 testate nucleari, destinate ad armare velivoli caccia-bombardieri e missili di teatro. L’ex ufficiale dell’intelligence indiana, J.K. Sinha, ha affermato che l’India è in grado di produrre 130 kg di plutonio per uso militare ogni anno, grazie ai sei reattori non inclusi nell’accordo nucleare tra India e Stati Uniti.

Missili schierati dall’India
Sono stati prodotti in serie, finora, solo i missili di teatro Prithvi-Danush (circa 75/100 unità schierate), mentre per quanto riguarda gli altri sistemi missilistici a gittata intermedia, non è chiaro se sia mai stata avviata una produzione in grande serie.

Prithvi
Il Prithvi è un missile balistico a corto raggio autocarrato, a singolo stadio e a propellente liquido. La progettazione del missile è iniziata nel 1983 ed è stato testato la prima volta nel 1988. Il missile ha una lunghezza di 9 metri, un diametro di 1,1 metri ed ha una gittata di 150-250km e trasporta una testata di 1000kg. Il Dhanush è la versione navale del Prithvi, è uno dei cinque sistemi missilistici sviluppato dalla Research Defence & Development Organization (DRDO) nell’ambito dell’Integrated Guided Missile Development Program (IGMDP). Il lavoro di progettazione del missile è iniziato nel 1988 e le prime prove sono state effettuate nel novembre 1990. Il Danush ha una gittata di 300-350 km e trasporta una testata di 500 kg.

Agni
L’Agni-I è un missile balistico a medio raggio (MRBM), ha un’altezza di 15 metri, pesa 12 tonnellate ed ha un solo stadio a propellente solido. Il missile può trasportare una testata nucleare di 1 tonnellata sugli obiettivi in Pakistan, senza dover essere schierato alle frontiere. Le testate atomiche possono essere rapidamente montate dal BARC (Bhaba Atomic Research Centre) e dal DRDO (Defense Research & Development Organisation), secondo il principio dichiarato dall’India del ‘non primo impiego‘. L’Agni-I è inoltre progettato per essere lanciato sia da un lanciatore mobile su rotaia, che si può spostare normalmente nel sistema ferroviario, che da un sistema di lancio autocarrato. Il DRDO di Ahmednagar e il Centro di Ricerca & Sviluppo di Pune hanno svolto un ruolo importante nella creazione del veicolo di trasporto e lancio. Infatti, il sistema missilistico mobile riduce la vulnerabilità del sistema d’arma e ne consente una maggiore flessibilità operativa. L’Agni-II è un Missile Balistico a Raggio Intermedio (IRBM), il cui sviluppo è iniziato nel 1979. Nel 1983 divenne parte dell’Integrated Missile Development Program Guide (IGMDP) dell’India. Il primo test dell’Agni-II avvenne il 22 maggio 1989, e altri due test furono condotti il 29 maggio 1992 e il 19 febbraio 1994. Questi test hanno coinvolto dei banchi di prova tecnologici (TTB) per sviluppare la struttura, l’integrazione, la navigazione e controllo, la dinamica del volo del missile e la tecnologia dei veicoli di rientro. L’Agni-II ha una lunghezza di 20 metri, un diametro di 1,3 metri e pesa 16 tonnellate, ha una gittata di 2500km e trasporta una testata di 1000kg, rappresentando così un netto miglioramento rispetto al suo predecessore. Sono in corso di sviluppo delle varianti successive, come l’Agni-III, un missile balistico a raggio intermedio, con gittata di 3000 – 5500km e che dovrebbe essere armato con una testata da 200Kt. L’Agni-III è stato testato con successo il 12 aprile 2007, da Wheeler Island, al largo della costa di Orissa, e il 7 maggio 2008, l’India ha ancora una volta testato, con successo, questo missile. Infine sono in fase di studio i missili balistici intercontinentali (ICBM) Agni-V, con una gittata di 5000 km, e Agni-VI, con una gittata di 6000 km.

Sagarika
Il K-15 Sagarika è un missile balistico lanciabile da sottomarini (SLBM), a due stadi a propellente solido, con una gittata di 700 chilometri. Lo sviluppo del missile K-15 è iniziato alla fine degli anni ’90, con l’obiettivo di costruire un missile balistico per i sottomarini a propulsione nucleare della classe Arihant. Il Sagarika ha una lunghezza di 10 metri, un diametro di 0,74 metri, pesa 17 tonnellate e può trasportare un carico utile di 1000kg. E’ stato sviluppato presso il complesso missilistico DRDO di Hyderabad. Il missile farà parte della forza di deterrenza nucleare indiana, fornendo la capacità di effettuare la rappresaglia a un attacco nucleare. Il missile è stato testato con successo sei volte, e il 26 febbraio 2008 è stato lanciato da un pontone sommerso a 50 metri, al largo delle coste di Visakhapatnam. Una versione terrestre del Sagarika è stata testata con successo il 12 novembre 2008.
Il DRDO sta sviluppando anche il missile sublanciato K-4, che dovrà avere una gittata di 3000 km.

SSBN
I sottomarini a propulsione nucleare lanciamissili balistici (SSBN) classe Arihant, in corso di sviluppo per la Marina militare indiana, costituiranno la terza componente della triade nucleare di New Delhi. L’INS Arihant è stato presentato al pubblico il 26 luglio 2009. L’Arihant è il primo sottomarino nucleare progettato e costruito in India. La classe sarà costituita da quattro battelli che entreranno in servizio nella Marina indiana a partire dal 2015. Lo SSBN Arihant ha un dislocamento di 6.000 tonnellate, è lungo 112 metri, raggiunge la quota di 300 metri di profondità, e sarà armato di 6 tubi lanciasiluri da 533mm, con 30 siluri, missili o mine, e di 4 tubi di lancio per SLBM, con 12 SLBM K15 (3 in ogni tubo di lancio) o 4 SLBM K-4.

Velivoli strategici
L’Indian Air Force dispone di diversi velivoli con capacità nucleare: 51 Dassault 2000H Mirage. 110 Sukhoj Su-30MKI, 14 HAL Tejas e 113 MiG-29. Inoltre l’India possiede centinaia di SEPECAT Jaguar e di MiG-27M che possono essere impiegati per trasportare bombe nucleari a gravità. Il Su-30MKI è l’unico velivolo di teatro a disposizione dell’India, avendo una autonomia di oltre 3.000 km senza rifornimento, permettendo di attaccare in modo efficace obiettivi molto distanti, in sostituzione dei sistemi missilistici come l’Agni.
Ilyushin_Il-78MKI_(RK-3452)

Riferimenti:
Bharat-rakshak
FAS.org

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