Il cinese J-31 contro l’F-35 statunitense

Valentin Vasilescu Reseau International 18 luglio 2014
27_179326_c3e3e77cfa6c1c2_zps811c938fLa Russia è interessata a favorire l’esportazione dei caccia cinesi J-31, in modo che diventi, assieme al Sukhoj T-50, un concorrente al costoso aereo statunitense F-35. La Cina ha 580 velivoli per  garantirsi la supremazia aerea, con velivoli di 4° generazione derivati da Su-27SK e Su-30MKK (J-11, J-16) e J-10, mentre Corea del Sud e Giappone hanno assieme 590 aerei, superiori in termini di avionica e armamenti ai cinesi, cui aggiungere il contingente di 260 aeromobili degli Stati Uniti schierato nei due Paesi o sulle portaerei assegnate alla VII Flotta degli Stati Uniti. Inoltre, Corea del Sud e Giappone hanno già ordinato 40-50 aerei stealth statunitensi F-35. Da parte sua, l’industria aerospaziale indiana acquisisce la tecnologia del caccia stealth russo Sukhoj T-50, che sarà prodotto come HAL FGFA (250-280 aeromobili). Questo è il motivo per cui, negli ultimi mesi, un’assistenza discreta è stata fornita dai russi ai cinesi trasferendo tecnologia russa per ulteriori test, e procedere immediatamente alla produzione in serie del prototipo del velivolo stealth J-31. Nei prossimi anni, almeno 500 aeromobili J-31 doteranno la forza aerea cinese.
Per compensare l’elevata potenza del singolo motore F-35 (Pratt&Whitney F135 da 19000 kg/s), il J-31 è attualmente dotato di due motori WS-13 da 8700 kg/s copiati dal motore russo RD-93 del MiG-29K/MiG-35. Per competere con l’F-35 sul mercato mondiale, ai cinesi è necessario che i russi gli consentano di fabbricare su licenza il motore Saturn S-117 del Su-35, con una spinta molto più potente di 15800 kg/s. Il megacontratto da 400 miliardi di dollari firmato con la Russia all’inizio di maggio, ha mostrato da quale lato si trova la Cina dall’imposizione delle sanzioni occidentali alla Russia. Le due superpotenze hanno deciso di non essere rivali sul mercato del trasporto aereo.
Il J-31 è un’alternativa più modesta sul piano dell’avionica, ma il prezzo è pari al 60% di quello dello statunitense F-35. I due velivoli hanno due vani per trasportare due missili aria-aria a medio raggio o bombe. Ed entrambi hanno 6 piloni esterni da 6-8 tonnellate. La strategia della Cina per la commercializzazione del velivolo J-31 è interessante. Oltre ai 500 aeromobili dell’aeronautica cinese, altri 120 J-31 sono destinati alle tre portaerei cinesi. La portaerei cinese Liaoning, ex-Varjag,  attualmente ha 30 aerei J-15 (simile al Su-33) e viene utilizzata come nave scuola per l’addestramento dei piloti delle portaerei. Una copia modificata della Liaoning è in costruzione avanzata nei cantieri Dalian, mentre la terza portaerei, molto più grande, è in costruzione nei cantieri navali di Shanghai. La Cina diverrà, alla fine dell’anno, l’economia mondiale pronta ad investire tanto denaro quanto gli statunitensi sui programmi sulla furtività e nell’industria aerospaziale, prevedendo di esportare almeno 600 aerei J-31. Il prezzo di un F-35 è superiore ai 120 milioni di dollari. A tale prezzo, al di fuori degli Stati Uniti, solo Paesi ricchi della NATO come Italia, Inghilterra, Paesi Bassi, Norvegia e Turchia possono permettersi di acquistarlo. Spagna, Portogallo e Grecia, che affrontano una profonda crisi finanziaria, non intendono acquistare gli F-35. I Paesi ex-comunisti confinanti con la Russia e membri della NATO non possono sognare una cosa del genere, od ottenere l’approvazione degli Stati Uniti per acquistare i simili velivoli cinesi. Dal prossimo anno la Russia svilupperà la sua massiccia flotta di aerei stealth Su T-50, equivalenti agli F-22 degli Stati Uniti, che saranno esportati nei Paesi della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti). Ucraina, Georgia e Moldavia hanno recentemente aderito all’UE. Pertanto, a differenza dei Paesi ex-comunisti, i Paesi non allineati hanno libertà di scelta e sono obiettivo del velivolo cinese.
Il Pakistan, il partner più vicino alla Cina, ha recentemente rinunciato all’acquisto di 36-70 aerei J-10, riorientandosi sul J-31. Mentre Israele ha già ordinato 75 F-35 dagli Stati Uniti, l’Iran sembra molto interessato ad acquistare lo stesso numero di aerei J-31. Tra i potenziali acquirenti potrebbero esserci il Sud Africa (membro dei BRICS come la Cina), che ha rinunciato allo svedese JAS-39 Gripen. L’Angola, lo Stato con il più alto tasso di crescita economica nell’ultimo decennio (20% nel 2005-2007), grazie a petrolio, gas e diamanti, ha comprato le azioni della banca portoghese per salvare la vecchia madrepatria, il Portogallo, dallo spettro del fallimento. L’Angola ha avviato un piano di acquisto per 12 aerei Su-30MKI, 7 Su-27SM, 15 Su-25, mettendo da parte i fondi per il J-31. Con questo piano di acquisto, l’equilibrio di potere in Africa del Sud-Ovest muta a scapito delle vecchie potenze occidentali. L’Egitto, a cui gli Stati Uniti hanno tagliato gli aiuti militari annuali consistenti nella consegna di aerei F-16, e l’Azerbaigian, che negli ultimi anni ha un surplus dall’esportazione di gas nella regione del Mar Caspio, ha stretti rapporti con il Pakistan e sarebbe interessato a questo velivolo. Il Venezuela e il Brasile (altro Stato dei BRICS, produttore di diversi tipi di Embraer) non solo vogliono comprare, ma anche produrre su licenza il velivolo, per competere con i prodotti militari statunitensi sul mercato dell’America Latina.

1351767722_05323100

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché il dominio militare degli Stati Uniti sta svanendo

Mackenzie Eaglen National Interest 30 giugno 2014

F-35_PinottiSi è spesso detto che il Congresso odia tagliare o cancellare sistemi d’arma, di solito per motivi connessi a lavoro ed elezioni. Ma i fatti dimostrano che il Congresso assai probabilmente limiterà l’acquisto di nuovi mezzi militari piuttosto che sbarazzarsi o ritirare il materiale obsoleto. Tale tendenza è sempre più problematica per l’esercito statunitense. In molti settori i margini tradizionali della supremazia tecnologica militare degli Stati Uniti sono in declino. Troppo spesso i politici pensano che la sfida emergente potrà essere affrontata nei prossimi anni. Ma come è stato documentato e dichiarato da molti alti funzionari del Pentagono, lo scorso anno, il calo della superiorità militare degli Stati Uniti è ormai un problema del “qui e ora”. Frank Kendall, sottosegretario per l’acquisizione, tecnologia e logistica, di recente ha detto “Sono molto preoccupato dall’erosione della superiorità tecnologica e dalla strada presa. [...] Sono passati 20 anni dalla fine della guerra fredda (e) dalla presunzione degli Stati Uniti di esser tecnologicamente superiori sul piano militare. Non credo che sia un presupposto sicuro. In realtà, credo che ci siamo compiaciuti e fatti distrarre negli ultimi dieci anni dalla lotta contrinsurrezionale“. Il comandante della flotta del Pacifico ammiraglio Sam Locklear ha ribadito lo stesso punto, di recente, notando “Il nostro predominio storico di cui molti di noi in questa stanza si compiacciono, è in diminuzione, non c’è dubbio“. Ora che i bilanci della Difesa per il quarto anno diminuiscono, la tendenza a finanziare il vecchio avviene sempre più a spese del nuovo. Acquisire materiale vecchio non è un piano statico o passeggero, ma avanza con l’invecchiare degli equipaggiamenti, divenendo sempre più costoso mantenerli. Tali restrizioni iniziano a colpire gli investimenti per l’innovazione e le forze future, e il loro margine sul campo di battaglia.
Negli ultimi dieci anni, il Congresso ha approvato la fine e risoluzione anticipata di molte armi, grandi e piccole. Continuare con il materiale ereditato o già esistente si dimostra sempre più difficile per i leader del Pentagono. Si veda il disegno di legge per il finanziamento della Difesa approvato dalla Camera per il 2015, per esempio. L’F-35 Joint Strike Fighter è fondamentale nei piani di modernizzazione di Air Force, Marine Corps e Navy. Eppure, con il permanere del sequestro del budget, il Pentagono è costretto a ridurne l’acquisto rispetto allo scorso anno, passando da 42 F-35 previsti per il 2015 a soli 34, secondo l’ultimo bilancio del presidente. La Camera dei Rappresentanti ha deciso tale piccolo lotto di F-35 senza alcuna resistenza nella sua NDAA, e sostenuto i tagli, anche se di 4 aerei invece di 8, nell’ultima finanziaria per la Difesa per il 2015. L’F-35 è un caccia multiruolo destinato a sostituire molte vecchie cellule tra cui l’A-10 Warthog, in servizio da quasi 40 anni. Come con l’F-35, il Pentagono è costretto a proporre netti tagli sull’A-10, a causa del quasi sequestro del budget promulgato dal Congresso. Eppure, a differenza dell’F-35, i tagli all’A-10 hanno generato dibattiti e azioni al Congresso in quanto  i legislatori ne hanno respinto il ritiro. Se il Congresso vieta al Pentagono di radiare l’A-10, con i tagli sul bilancio incombenti l’Air Force sarà costretta a togliere fondi ad altre priorità, come gli aeromobili e forse anche l’F-35. Le reazioni molto diverse del Congresso ai tagli proposti per A-10 ed F-35 dimostra che è più rapido e politicamente facile ridurre, annullare o ritardare lo sviluppo o la produzione di nuove armi che sbarazzarsi di quelle esistenti. Tale approccio da “uccello in mano”  del Congresso, infine impone la necessità di ridurre, rinviare o eliminare i programmi più recenti per comprare materiale obsoleto che invecchia.
Il Congresso detiene l’importante ruolo di supervisore del bilancio per la sicurezza nazionale.  Eppure, nonostante le frequenti caricature sul Congresso che sosterebbe esclusivamente nuove costose armi, al di sopra di ogni altra cosa, la realtà è che i parlamentari sono spesso scettici sui nuovi programmi e tendono a far quadrato attorno ai vecchi sistemi che il Pentagono si propone di sbarazzare. Mentre le ultime versioni della finanziaria della Difesa attraggono l’attenzione bloccando una varietà di piani militari, tra cui la proposta radiazione di A-10 e aerei spia U-2, così come la naftalina per 11 incrociatori e 3 navi anfibie, lo scetticismo congressuale sulla radiazione  proposta non è recente. Nel 2001, il Congresso vietò la radiazione dei sottomarini classe Los Angeles ed Ohio, a meno che non fossero considerati insicuri. Nel 2005, il Congresso bloccò la radiazione dei caccia stealth F-117 impiegati nel 2004, così come tutti i modelli dell’aerocisterna KC-135E. Il Congresso rafforzò tale posizione l’anno successivo, ancora bloccando il ritiro di KC-135E e F-117. Nel 2011, il Congresso impedì alla Navy di radiare il velivolo spia EP-3E. Nel 2013 e 2014, il Congresso respinse la proposta del Pentagono di radiare gli incrociatori e le navi d’assalto anfibio della Navy (con una sola eccezione), così come del velivolo RQ-4 Block 30 Global Hawk. Altre azioni del Congresso per limitare l’abbandono dei sistemi, dal 2001 riguardano i velivoli cargo C-5 e C-130E, e i bombardieri B-1 e B-52.
A suo credito, in molti dei casi in cui il Congresso ha bloccato il ritiro, poi lo permise gradualmente. Ad esempio, anche se bloccò il ritiro dei KC-135E nel 2005 e 2006, nel 2007 autorizzò l’Air Force a ritirarne 29 e 85 nel 2008, in subordine ai progressi dello sviluppo di un tanker di nuova generazione. Allo stesso modo, mentre il Congresso impedì il ritiro dei B-1 nel 2012, rilassò la posizione nel 2013 autorizzando il Pentagono a ritirarne 6. Questi graditi passaggi danno al Pentagono più autorità sul proprio bilancio. Eppure il ritiro dilatorio e limitato ha un costo reale: il Pentagono è stato costretto a risparmiare altrove dollaro-per-dollaro sul suo bilancio, riducendo altre capacità militari e interrompendo i piani del dipartimento della Difesa. Nel frattempo, il Congresso ha spesso dato ai dirigenti del Pentagono un ampio margine di manovra nel limitare ed escludere programmi per equipaggiamenti più recenti. Gli esempi più notevoli si ebbero nel 2010 e 2011, quando il segretario alla Difesa Robert Gates propose l’annullamento o la cessazione della produzione di armi come il caccia F-22, il velivolo cargo C-17, l’incrociatore CG(X), il motore alternativo F-136, l’elicottero da ricerca e salvataggio in combattimento dell’Air Force, l’elicottero presidenziale VH-71 e il Future Combat Systems dell’Army. Altri programmi ad alto profilo chiusi di recente sono l’elicottero Comanche, l’aereo da ricognizione PE-X, l’obice semovente Crusader, l’Expeditionary Fighting Vehicle, l’Advanced SEAL Delivery System e l’aereo da trasporto C-27J. Mentre nel caso del C-27J il Pentagono poté salvare qualcosa trasferendo 7 velivoli dall’Air Force allo Special Operations Command e 14 alla Guardia Costiera, troppo spesso, come ad esempio con il Comanche e l’EFV, il dipartimento della Difesa ha speso miliardi di dollari senza mettere in campo dei sistemi operativi. I sistemi di difesa missilistici sono stati duramente colpiti con cancellazioni o la fine di Multiple Kill Vehicle, Kinetic Energy Interceptor, Airborne Laser, Area Theater Ballistic Missile Defense della Navy e Third Generation Infrared Surveillance. Egualmente, molti sistemi satellitari sono stati anche oggetto dei tagli, compresi National Polar-Orbiting Operational Environmental System e Transformational SATCOM System dell’Air Force. I sistemi di alto profilo non sono stati i soli programmi di sviluppo o produzione presi di mira dalla leadership del Pentagono e Capitol Hill. Sistemi ancora più piccoli sono stati ridotti, eliminati o uccisi, compresi Aerial Common Sensor dell’Army, Advanced Deployable System della Navy, Precision Tracking Space Sensor e Surface-Launched Advanced Medium Range Air-to-Air Missile. Mentre chiaramente alcuni divieti di ritiro ed alcune cancellazioni di armi possono essere stati prudenziali, il vecchio travisamento secondo cui il Congresso non incontrasse un nuovo sistema che non gradisse, semplicemente non è preciso. La realtà è che il Congresso fa blocco nel proteggere gli equipaggiamenti in uso da anni piuttosto che comprarne di nuovi. Mentre di tanto in tanto è sano, tale istinto ad opporsi all’intenzione di abbandonare materiale oramai vecchio minaccia di rendere ancora più anemici i piani di modernizzazione delle forze armate USA. Peggio ancora, tale  preferenza sottrae sempre più dollari in favore di sistemi sempre meno efficienti. Nel lungo periodo, l’incapacità del Congresso di cambiare lo status quo erode la prontezza dei militari al prossimo scontro, ipotecando il futuro per il presente. Alla fine, i responsabili politici dovranno ristabilire l’equilibrio nel portafoglio del dipartimento della Difesa, per garantire adeguatamente che le forze di domani abbiano le migliori attrezzature, proprio come quelle che utilizzavano in precedenza.

314049Mackenzie Eaglen collabora al Marilyn Ware Center for Security Studies presso l’American Enterprise Institute.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA alimentano la guerra civile in Ucraina con la disinformazione

Valentin Vasilescu Reseau International 17 giugno 2014
T-64B1_UkrainianArmy_Crimea_Mar2014_1Gli Stati Uniti affermano che la Russia ha fornito agli insorti federalisti dell’Ucraina orientale carri armati T-64 occupando i valichi di frontiera. Un’enorme bugia statunitense. E il segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, ha detto di avere informazioni secondo cui gruppi filo-russi in Ucraina sono dotati di “armi pesanti dalla Russia, tra cui carri armati“, illustrando immagini  satellitari privi di rilevanza che mostrano carri armati russi T-72M, da 48 tonnellate (dalla silhouette diversa del T-64, che pesa solo 37 tonnellate), a decine di chilometri dal confine russo-ucraino, nella regione di Rostov. Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha esortato, in tono imperativo, la Russia a fermare il flusso di armi e combattenti per l’Ucraina. L’”etica” del predicatore Barroso, colui che contribuì a rilanciare la guerra civile nell’ex-colonia portoghese dell’Angola a metà degli anni ’90 attraverso il “Piano Bicesse”, rifornendo i ribelli dell’UNITA di armi di contrabbando dalle colonie statunitensi dell’Europa dell’Est, tra cui sistemi missilistici terra-terra FROG-3 e FROG-7b romeni capaci di trasportare una testata di 450 kg di esplosivi a una distanza di 70 km.
Tale disinformazione del dipartimento di Stato degli Stati Uniti guida la propaganda occidentale nelle colonie statunitensi dell’Europa dell’Est, presentandosi da notizia sensazionale. A sostegno delle affermazioni occidentali, un video girato a Donetsk è stato messo on-line, in cui appare una colonna di veicoli militari federalisti, tra cui vari carri armati T-64 da 37 tonnellate, differenti nella forma e nel peso dal T-72 (48 tonnellate). I carri armati T-64 furono sviluppati da Aleksandr Morozov, ingegnere capo dell’ufficio studi dell’impianto Malyshev di Kharkov, Ucraina. Qui fu prodotto questo carro armato entrato in dotazione dell’URSS nel 1967 e che i sovietici non hanno mai esportato. C’è un dettaglio passato sotto silenzio scandalosamente scioccante, l’esercito russo non ha più carri armati T-64, avendoli rimossi dal loro arsenale subito dopo la prima guerra in Cecenia. Nel periodo 1996-2007, 3000 carri T-64 furono smantellati e fusi. Altrettanto importante è sapere che dopo l’indipendenza dell’Ucraina nel 1991, 2345 carri armati T-64 quasi nuovi entrarono nell’arsenale dell’esercito ucraino. Attualmente, l’Ucraina ne ha 600, sottoposti a vari processi di modernizzazione. Inoltre, dall’inizio della cosiddetta operazione antiterrorismo, l’esercito ucraino ha schierato a Donetsk, Slavjansk, Kramatorsk, Marjupol 2-3 battaglioni corazzati con 80-100 carri armati T-64. Donetsk è a 150 km ad ovest del confine con la Russia. Tra la città e il confine è stato creato un dispositivo di filtraggio delle forze armate ucraine che partecipano alla cosiddetta operazione antiterrorismo, da Slavjansk-Kramatorsk (regione nord di Donetsk) a Marjupol (zona sud di Donetsk). In questo corridoio nord-sud vi sono i posti di blocco dell’esercito ucraino su tutte le vie di comunicazione. Allora, da dove arrivano i carri armati T-64 coprendo i 150 km dal confine russo-ucraino senza essere rilevati dall’esercito ucraino? E’ impossibile. Così i carri armati T-64 non hanno mai attraversato il confine russo-ucraino, ma erano sempre in Ucraina.
Sull’origine dei carri armati T-64, i federalisti sostengono che un’intera compagnia blindata ucraina con 10-12 carri armati T-64 ha aderito alla “Repubblica di Donetsk”. Un primo dettaglio che non sembra gradito all’immagine del neopresidente miliardario Petro Poroshenko. Inoltre, i carri armati T-64 che compaiono per le strade di Donetsk, al contrario di quelli dell’esercito russo, hanno un’apparecchiatura caratteristica che esclude qualsiasi rischio di confusione, il PNK-6 che combina una telecamera a termovisione panoramica con un telemetro laser. Il PNK-6 è il risultato della collaborazione tra l’ufficio di sviluppo tecnico Morozov dell’impianto Malyshev di Kharkov con la Thales, basato sul “Catherine MP + CELT 2 Laser“, prodotto da Thales a cui i russi non hanno mai avuto accesso. Kiev affronta una guerra di guerriglia in cui i soldati dell’esercito ucraino dimostrano di non avere idea di come ne saranno inghiottiti. Un altro dettaglio che dovrebbe far riflettere Poroshenko è che i carri armati T-64 sono attualmente gestiti da squadre federaliste composte da ufficiali riservisti dell’esercito ucraino. Si tratta di ufficiali professionisti ucraini attualmente federalisti dopo esser stati espulsi dal sistema. Ecco una dimostrazione di ciò che fanno:

Mentre il Pentagono ha imposto all’Ucraina l’eliminazione dall’esercito di 41000 ufficiali e sottufficiali nel 2005-2014, gli Stati Uniti hanno involontariamente fornito un grande nucleo di soldati ben addestrati e motivati alla causa della federalizzazione di Ucraina. Questo nucleo di professionisti può gestire meglio degli avversari gli armamenti più sofisticati e più efficaci dell’esercito ucraino. Questo dettaglio, che non viene ancora preso in considerazione, potrebbe danneggiare il piano con cui Washington ha previsto d’installarsi ed utilizzare la parte orientale dell’Ucraina come trampolino di lancio per l’annientamento della forza nucleare russa.

10404095_637570386334920_7623976943899925933_n

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Casa Bianca scuote il mondo

Vladimir Odintsov New Oriental Outlook 29/04/2014
nsa-echelonLa predilezione di sempre della Casa Bianca nel sottoporre il mondo e le nazioni di varie regioni a convulsioni e disturbi è ben nota. Dal 1989 Washington ha iniziato attivamente la ricerca dei modi per mantenere la sua influenza in tutto il mondo. E se la sua strategia in quelle prime fasi non ha manifestato un atteggiamento belligerante e messianico chiaramente articolato, un tale atteggiamento è apparso decisamente evidente con l’ascesa al potere di Bush il Giovane, la cui aperta aggressione ha preso tutti di sorpresa. Nell’era dell’amministrazione George W. Bush, i suoi disturbi organizzati nell’ordine mondiale sempre più spesso presero la forma di guerre e aggressioni armate, come le invasioni di Afghanistan (nel 2001) e Iraq (nel 2003), e la creazione di un completo sistema di difesa missilistica nazionale (a partire dal 2001). Il mondo fu ulteriormente scosso il 29 gennaio 2002 dall’annuncio del presidente statunitense di “rivelazioni” nel suo discorso annuale al Congresso degli Stati Uniti e la proclamazione della guerra contro il cosiddetto “Asse del Male”, i Paesi che secondo la Casa Bianca sponsorizzano il terrorismo, tra i quali furono menzionati i seguenti Stati, ritenuti congeniali all’amministrazione di Washington: inizialmente Iraq, Iran e Corea democratica, in seguito si aggiunsero Cuba, Libia e Siria. Dopo l’Afghanistan e l’Iraq, le peggiori convulsioni generate dagli Stati Uniti furono dirette contro Libia e Siria, anche dopo l’elezione del presidente Obama. Tuttavia, l’uso diretto della propria forza militare e la sponsorizzazione dei movimenti di protesta non sono le uniche forme adottate nello sforzo attivo della Casa Bianca, in questi ultimi anni, per sostituire i regimi che trova opinabili e sottometterli ad altri governi. Washington e l’arsenale della CIA hanno recentemente dato priorità crescente agli “esperimenti scientifici” condotti dalla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), così come alla ricerca segreta dai recenti sviluppi significativi nel cambiamento climatico globale, che hanno avuto effetti devastanti sull’economia e il generale tenore di vita dei cittadini in molti Paesi del mondo, in particolare in Asia Sud-Orientale, Africa, America Latina ed Europa. Nel settembre 2009, su iniziativa di Leon Panetta, allora direttore della CIA, uno speciale centro sul cambiamento climatico e la sicurezza nazionale fu creata nell’Agenzia. Significative quantità di risorse furono messe da parte e continuano ad essere messe a disposizione per il finanziamento di tale programma, che in nessun modo li usa per il bene della popolazione delle regioni che hanno sofferto di disturbi climatologici negli ultimi anni. Recentemente non è raro che disastri nazionali (soprattutto nei Paesi dell’Asia e dell’America Latina) si verifichino a seguito di convulsioni causate da attività sismica.  Nel marzo di quest’anno, forti terremoti hanno avuto luogo in Cile, Nicaragua, Giappone e Cina, con scosse di assestamento che hanno provocato danni in Grecia, Francia e molti altri Paesi. A gennaio, Nuova Zelanda e Giappone sono stati colpiti, come Indonesia, Filippine e Perù poco prima. E’ sorprendente, considerando gli sviluppi contemporanei nel campo della scienza e la perfezione dei mezzi per prevedere il rischio di attività sismica naturale, che tali eventi sembrino inaspettati facendo pensare a “destino crudele” o “mano crudele”, testando immediatamente la volontà e la resistenza della popolazione delle nazioni dell’America latina e dell’Asia. Speculare su tale “mano crudele” dietro questi avvenimenti, non può non ricordarci dei tanti annunci sui media della Francia e di altri Paesi con cui l’attenzione è stata ripetutamente attratta dall’esistenza in Australia (nei pressi di Alice Springs) di una base militare segreta della CIA chiamata Pine Gap, che ha a sua disposizione armi sia climatiche che sismiche.
Pine_Gap_AUCome è stato notato in rapporti pubblicati sulla base, più di 800 statunitensi vi lavorano, in prevalenza agenti dei servizi segreti degli Stati Uniti, NSA o CIA. Dati di riferimento della base indicano che è stata progettata  per le comunicazioni con i satelliti spia statunitensi e la ricezione dei loro dati di intelligence raccolti da diverse regioni del mondo. E’ curioso che la base non disponga di un proprio aeroporto e si trovi ad una notevole distanza da altre aree abitate. Allo stesso tempo, secondo le innumerevoli dichiarazioni della popolazione locale, notevoli quantità di cibo e vari accessori vengono regolarmente trasportati a Pine Gap attraverso l’aeroporto situato a 16 km, sufficiente a sostenere il funzionamento autonomo della piuttosto imponente cittadina sotterranea. Gli autori di un lavoro pubblicato su Pine Gap furono sorpresi nel scoprire che neanche i parlamentari australiani possiedono informazioni precise sulla natura delle attività della base segreta degli Stati Uniti. Tuttavia, secondo i dati di altri periodici australiani e statunitensi, è noto che direttamente sotto il territorio della base ci sia una grotta che si estende per più di otto chilometri di profondità verso il centro della terra. Questo fatto ha portato molti esperti a sospettare che i servizi di sicurezza statunitensi possono sfruttare questa singolarità naturale per lo sviluppo nella grotta di un’antenna a bassa frequenza che mediante l’uso di un’onda ad alta potenza generata attraverso la crosta terrestre, sia capace di scatenare terremoti e tsunami, utilizzata da Washington come arma sismica. Vari studiosi di tutto il mondo hanno già ripetutamente documentato la possibilità di sviluppare e utilizzare un’arma sismica. Già nel 2000, in occasione dell’Assemblea della Salute di Popoli nel dicembre 2000 a Dhaka, la dottoressa Rosalie Bertell riferì della possibilità che i servizi di sicurezza statunitensi possano sviluppare armi climatiche e sismiche.
Al momento del terremoto di Haiti nel 2010, molti osservatori che indagavano sulle cause di quel disastro sospettarono che Washington potesse aver usato un’arma sismica per provocarlo. Alla fine, però, nessuna richiesta venne fatta dalla comunità internazionale riguardo questo argomento. Né qualsiasi confutazione conclusiva di tali sospetti fu offerta da Washington, né allora né dopo. Nel frattempo, il mondo continua a tremare per la politica estera e gli “esperimenti scientifici” della Casa Bianca, che posa da “baluardo della pace e della democrazia”. Ma come possono quei civili che muoiono a causa delle operazioni militari segrete e speciali organizzate dalla Casa Bianca approvare le azioni di Washington o dei suoi soldati occulti? E gli Stati Uniti sono davvero un baluardo dopo tutto?

Pine_Gap_by_SkyringVladimir Odintsov, osservatore politico, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’America Latina sceglie armi russe

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 03/04/2014

6046Gli esperti latinoamericani lo sanno bene, le armi prodotte dalla Russia sono note per la qualità. Rosoboronexport (l’agenzia intermediaria di Stato per le esportazioni/importazioni di prodotti, tecnologie e servizi per la Difesa della Russia) ha una vasta esperienza di proposte nell’emisfero occidentale, dal Messico al Cile. I suoi sforzi non sono falliti. I tempi in cui i militari latino-americani erano sotto stretto controllo del Pentagono sono ormai lontani. Le offerte di aeromobili ad ala rotante e fissa, e di carri armati ai vecchi clienti del complesso militare-industriale degli Stati Uniti, sono diventate argomenti quotidiani… sempre più spesso i latino-americani scelgono produttori russi perché, a differenza delle compagnie statunitensi, non impongono mai condizioni politiche. FIDAE-2014, la Fiera Internazionale della Difesa ed Aerospaziale, s’è svolta il 25-28 marzo 2014 a Santiago del Cile. E’ un altro passo sull’espansione della presenza della Russia sul mercato delle armi latino-americane… L’esposizione russa presentava i prodotti di dieci aziende della Rostekh, come Russian Helicopters, SPA Bazalt, High-Accuracy Complexes e United Shipbuilding Corporation. Negli ultimi dodici anni, la Russia ha venduto più di 14 miliardi di dollari di equipaggiamenti ed aerei militari all’America Latina. Le armi offerte da Rosoboronexport sono vantaggiose sul piano “costo-efficacia”. Piani di cooperazione tecnologica sono allo studio. La produzione congiunta di sistemi di nuova generazione è l’opzione più redditizia. Inoltre, i latino-americani hanno la triste esperienza della cooperazione con gli Stati Uniti, che limita l’accesso alla tecnologia militare d’avanguardia e utilizza la corruzione per vendere armi obsolete.
Durante la fiera gli esperti della Rosoboronexport hanno avuto una serie di colloqui con alti ufficiali di numerosi Paesi latino-americani. Il Cile ha espresso maggiore interesse per l’aereo d’addestramento Jak-130, gli elicotteri d’assalto Mi-17, i sistemi portatili di difesa aerea Igla-S ed armi come il fucile automatico Kalashnikov serie-100. Il radar di sorveglianza navale e terrestre Podsolnukh-E ha attirato particolare attenzione. Il Cile studia l’acquisizione di autocarri pesanti Kamaz e Ural da utilizzare in zone montagnose e nel deserto. I team Kamaz hanno preso i primi tre posti nel recente rally Dakar-2014. Il percorso che attraversa Argentina, Bolivia e Cile passa su un terreno estremamente accidentato. Russia e Perù hanno una lunga cooperazione. Nel dicembre 2013 il Perù ha firmato un accordo da 500 milioni di dollari per acquistare 24 elicotteri da trasporto Mil Mi-171 per il suo esercito. I carri armati T-90S sono i prossimi sulla lista. Un vero e proprio ampio contratto per l’acquisto di 110 veicoli è previsto, così nel 2013 Rosoboronexport ha lasciato che i peruviani testassero il carro armato nelle condizioni locali. É andata proprio bene. Una delegazione peruviana visiterà la Russia e valuterà le capacità di combattimento del carro in prove sul campo. Il Perù prevede un accordo per l’acquisto di mezzi blindati (APC) BTR-80A, che si distingue come il veicolo più affidabile tra gli APC contemporanei.
La cooperazione militare tra Russia e Brasile è un successo. Gli elicotteri sono centrali. Elicotteri  d’attacco Mi-35 e la versione civile del Mi-17 sono già stati consegnati. Il Brasile ha espresso il desiderio di acquistare il Ka-62, in fase di sviluppo. Ha anche acquisito il sistema d’arma combinato d’artiglieria antiaerea e missili superficie-aria a breve-medio raggio russo Pantsir-S1 (SA-22 Greyhound) e il sistema di difesa antiaerea portatile a corto raggio Igla (SA-18 Grouse). A giugno-agosto le parti hanno intenzione di firmare un contratto. I brasiliani hanno ricevuto informazioni dettagliate su Pantsir-S1 grazie agli stretti legami con l’Impresa Federale Statale Unita – Instrument Design Bureau Tula. La russa Rostekh e la brasiliana Odebrecht Defesa e Tecnologia hanno firmato un accordo di cooperazione esteso al 2015. Un altro elemento della cooperazione strategica bilaterale, comprendente sistemi ad alta tecnologia militari. La Russia ha invitato il Brasile a partecipare al programma del caccia di quinta generazione T-50, e s’è offerta anche di avviare la produzione su licenza con un nuovo marchio del Pantsir-S1. I colloqui con il partner brasiliano continuano.
Il Venezuela è un grande importatore latinoamericano di armi russe. Rosoboronexport ha firmato il suo primo contratto il 10 marzo 2005 a Caracas, non badando all’opposizione veemente degli Stati Uniti. Grazie alla Russia l’esercito ha potenziato rapidamente le sue capacità di combattimento. Il Paese è stato il primo a ricevere gli elicotteri da combattimento Mi-35M e l’avanzato sistema russo di difesa aerea antimissile balistico Antej-2500 S-300VM (SA-23 Gladiator/Giant). L’Antej-2500 è stato progettato per abbatter missili balistici a breve e medio raggio, missili da crociera, velivoli ad ala fissa, così come piattaforme ECM e per munizioni a guida di precisione. Il Venezuela ha il sistema di difesa aerea Pechora-2M nell’arsenale, il migliore del suo genere. Si tratta di un sistema missilistico superficie-aria antiaereo a corto raggio progettato per la distruzione di aerei, missili da crociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli aerei a quota bassa e media. La capacità della difesa aerea venezuelana è inoltre integrata dai sistemi Buk-M2 (SA-17 Grizzly), un sistema missilistico semovente superficie-aria a medio raggio per una solida difesa dei suoi cieli. L’arsenale dell’esercito vanta gli MLRS (sistema lanciarazzi multipli) Smerch, pezzi di artiglieria-obici da 155mm MSTA-S. L’aeronautica ha gli aerei da combattimento SU-30MK2 che hanno dimostrato le loro capacità neutralizzando in breve tempo circa due dozzine di aerei dei narcotrafficanti in volo tra Messico, America Centrale, Colombia e Caraibi. La costruzione di una fabbrica di fucili d’assalto K-103 a Maracay, capitale dello stato centrale di Aragua, volge al termine, così come quella della fabbrica per la produzione di munizioni. Tutto sommato, il Venezuela ha speso 12 miliardi dollari per acquistare armi russe.
Altri Stati seguono. Gli esperti militari di ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe) notano sempre più spesso che il Pentagono non è onnipotente. Il desiderio degli Stati latino-americani nel rafforzare la cooperazione militare con la Russia diventa sempre più forte con gli avvertimenti da Washington. Gli elicotteri russi hanno avuto una notevole spinta sul mercato latino-americano. Vi sono oltre 500 velivoli ad ala rotante negli arsenali dei Paesi dell’America latina, dal Messico all’Argentina! L’industria militare russa avrà bisogno di un paio di anni di intensi sforzi per adempiere ai propri obblighi sui sistemi di difesa aerea da consegnare all’America Latina. Veicoli corazzati, sistemi lanciarazzi multipli e armi russi sono sempre al centro dell’attenzione delle fiere per attrezzature militari latinoamericane. Il Pentagono fa del suo meglio per evitare che le armi russe arrivino nella regione, ma i giorni dei regimi fantoccio e dei ministri della Difesa corrotti  diventano storia. Sempre più spesso l’America Latina parla con la propria voce, senza badare a Washington. La Cina, non gli Stati Uniti, sembra essere il principale rivale della Russia sul mercato delle armi latinoamericane.

10001293La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 330 follower