MiG-31: Un caccia in anticipo sui tempi

Ekaterina Turysheva, RIR, 21 febbraio 2014 VPK - Rossijskaja Gazeta

1174718Lo spazio aereo russo è custodito da un aereo unico, in grado di intercettare qualsiasi bersaglio, dai missili da crociera furtivi ai satelliti, con giorno e notte, pioggia o sole, e a qualsiasi velocità. Gli  analisti della difesa ritengono che nessun altro aeromobile potrà competere con ciò che la NATO chiama Foxhound nei prossimi 10 o 15 anni.

Barriera Artica
Il caccia-intercettore biposto supersonico denominato Foxhound dalla NATO, è il primo aereo da combattimento sovietico di quarta generazione. Alla fine degli anni ’60, c’erano due ragioni per costruire questo aereo, interna ed estera. Da un lato, gli Stati Uniti misero in servizio i missili da crociera strategici e il bombardiere FB-111. Questi potevano sorvolare il Polo Nord e raggiungere i confini dell’URSS a bassa quota, seguendo l’orografia ed evitando la sorveglianza dei nostri satelliti. D’altra parte, c’era un vuoto nella barriera radar nel nord della Russia. Al fine di colmare questa lacuna ed intercettare eventuali “ospiti indesiderati”, Mosca decise di costruire un aereo in grado di monitorare lo spazio aereo su un ampio fronte e ad alta quota. Questi aerei furono i nuovi MiG costruiti dall’Artjom Mikojan Experimental Design Bureau (oggi Russian Aircraft Corporation MiG). Dopo la loro assegnazione a compiti operativi, i ricognitori statunitensi volarono meno frequentemente oltre i confini dell’URSS. Ora, quando la questione della tutela degli interessi russi nella regione artica è diventata sempre più importante, l’esperienza “Artica” del MiG-31 può essere di grande aiuto per le formazioni settentrionali dell’esercito russo.
Il MiG-31 può intercettare e distruggere qualsiasi bersaglio dai satelliti a bassa quota ai missili da crociera. Un gruppo di intercettori può controllare una grande porzione di spazio aereo, indirizzando i caccia su qualsiasi bersaglio, così come i missili antiaerei a terra. Questo aereo viene chiamato “radar volante” dai piloti, per le sue capacità avioniche uniche. Questo complesso si basa sul sistema di controllo ‘Barriera’, dotato della prima al mondo antenna phased array. Questa PAA differisce dal classico radar potendo spostare il fascio con un antenna fissa, così da creare il necessario numero di raggi d’inseguimento simultaneo di bersagli multipli. Barriera è in grado di rilevare 24 oggetti ad una distanza di 200 chilometri. Il computer di bordo sceglie i quattro obiettivi più pericolosi e vi punta contro i missili aria-aria a lungo raggio. Altri quattro obiettivi (il numero massimo di obiettivi simultanei che possono essere attaccati è otto) vengono distrutti dai missili a medio raggio e a corto raggio, o le loro coordinate vengono trasmesse ai caccia e ai missili antiaerei a terra.
Gli esperti dicono che nei prossimi 10 o 15 anni non ci sarà nessun sistema aeronautico integrato che possa affrontare il MiG-31. Tutti i caccia moderni (ad eccezione dei caccia di quinta generazione) non sono completamente supersonici, in quanto il loro periodo di volo supersonico è limitato a 5-15 minuti, per via di varie restrizioni nella progettazione della cellula. La durata del volo supersonico del MiG-31 è limitata solo dalla quantità di combustibile. Inoltre, il MiG-31 può superare la barriera del suono in volo livellato e in cabrata, mentre la maggior parte degli aerei supersonici supera la velocità di Mach 1 in leggera picchiata.

1570741Storia a decollo corto
La produzione del MiG-31 è iniziata nel 1981 presso lo stabilimento Sokol di Gorkij (oggi Nizhnij Novgorod). Entro la fine del 1994, più di 500 velivoli furono costruiti, quindi la loro produzione fu ridotta. Oggi circa un centinaio è operativo. La modernizzazione dei MiG-31, avviato nel 1984, portò alla creazione del MiG-31M, considerato la migliore invenzione e creazione nella storia dell’aviazione militare sovietica, con alcune informazioni ancora confidenziali oggi. E’ noto che il MiG-31M, alla velocità massima, è più veloce di qualsiasi aeromobile nel mondo di almeno 500 chilometri all’ora. Nell’agosto 1995, il velivolo fu mostrato al MAKS-95 Air Show di Zhukovskij e fece scalpore. Tuttavia, il MiG-31M non è andato in produzione di serie. Tuttavia, presso l’impianto Sokol e gli impianti di riparazione esiste ancora la capacità di produzione, il personale e la documentazione necessaria per la ripresa del lavoro. I professionisti dell’aviazione ritengono che tutti questi fattori ridurranno di un terzo i costi di produzione e recupero di un così promettente aeromobile.

v_dmitrenko_savasleyka_07Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Greenpeace” va in guerra

Route 9 ottobre 2013

Quasi la metà della trentina di attivisti di Greenpeace arrestati dalla Russia è accusata di pirateria. Su scala più ampia, l’attacco alla piattaforma petrolifera “Prirazlomnaja” dovrebbe essere visto in prospettiva storica. Ora l’incidente ha lasciato il campo delle relazioni pubbliche e sarà trattato dal sistema giudiziario russo come reato. La Corte di Murmansk dovrà scoprire chi tra l’equipaggio dell’Arctic Sunrise sia responsabile e debba meritare una condanna.

dsc_0236La triste tradizione di Greenpeace di mettere in pericolo i complessi impianti energetici è entrata in conflitto con la crescente presenza russa nella regione. Pochi giorni prima dell’incidente sulla piattaforma “Prirazlomnaja“, la Russia aveva annunciato i piani per proteggere i giacimenti offshore, e per ricostruire una base militare nelle isole della Nuova Siberia. Le azioni pericolose di hippy ben preparati, presso la vitale infrastruttura energia di Mosca, non riguarda solo lo scenario artico. Tre anni dopo il famigerato incidente della BP, un gruppo di giovani, ancora una volta, mise in pericolo l’ecologia marina e la sicurezza del personale operativo. Una rapida risposta era inevitabile perché gli ingegneri russi hanno dovuto terminare una fase difficile dei lavori sottomarini. “Qualsiasi cosa poteva succedere. Un errore di manovra o un malfunzionamento tecnico. C’era un pericolo per la vita e la salute del personale. Tali trovate pubblicitarie valgono davvero la pena delle possibili gravi conseguenze che possono creare?“, ha chiesto il Presidente della Russia Vladimir Putin ai partecipanti del forum internazionale sull’Artico in Russia. Questa estate la nave di Greenpeace ha violato la frontiera marittima della Russia diverse volte. Le guardie di frontiera hanno contattato il capitano dell’Arctic Sunrise, che aveva deciso d’ignorare tutti gli avvertimenti sulla navigazione. Se gli attivisti di Greenpeace avessero eseguito un simile attacco a sorpresa contro una qualsiasi struttura statunitense, sarebbero sicuramente finiti a Gitmo con l’accusa di terrorismo.
Le aziende di costruzione di tutto il mondo sono ben consapevoli di questo tipo di minaccia. Gli atti di ecoterrorismo sono spesso coperti dall’assicurazione contro i rischi politici. In prospettiva storica, i governi dei Paesi sviluppati non hanno esitato a fermare l’agenda degli attivisti radicali con tutti i mezzi disponibili. L’affondamento della Rainbow Warrior di Greenpeace fu uno degli esempi più vividi. Nel 1985 il presidente francese François Mitterand aveva tentato d’impedire alla nave d’interferire con un test nucleare pianificato e ordinò di sabotarla in un porto della Nuova Zelanda.  Il fotografo Fernando Pereira, a bordo della Rainbow Warrior, annegò nel rapido affondamento che fece seguito all’esplosione. Il governo francese si scusò, ma Greenpeace non aveva tratto alcuna conclusione dal tragico incidente. Un altro caso interessante. Nel settembre del 1995, 25 attivisti di Greenpeace occuparono la piattaforma Brent Spar della compagnia Shell, per protesta contro il piano di affondare l’impianto di perforazione in acque profonde. La Shell aveva commissionato la consulenza indipendente della norvegese Det Norske Veritas (DNV), per indagare sulle accuse di Greenpeace. Greenpeace ammise che le sue affermazioni secondo cui la Spar conteneva 5.500 tonnellate di petrolio erano “imprecise”. Prendendo parte al conflitto tra società off-shore e onshore, Greenpeace danneggiò gravemente la propria credibilità. Il governo inglese si trattenne da azioni sovversive e optò per l’infiltrazione: agenti di polizia ebbero l’ordine di aderire all’organizzazione verde. The Guardian seguì in dettaglio molte storie di agenti di polizia sotto copertura che posarono per anni da attivisti ambientali. I principali membri di Greenpeace furono profondamente coinvolti nello scandalo.
Dalla “battaglia” del Brent Spar, il ricatto ecologico è diventato un business redditizio e un utile strumento nella lotta per gli affari. Greenpeace gode di generose donazioni da varie istituzioni di beneficenza private negli Stati Uniti. “Esiste negli Stati Uniti una vasta, ben consolidata, altamente professionale industria della protesta alimentata da gruppi d’interesse che cercano di riempirsi le tasche“, hanno scritto Jay Byme e Henry I. Miller nel loro articolo “Aprire gli occhi sull’eco-terrorismo” di “Forbes“. Cosa c’è di meglio degli estremisti verdi da poter vendere sempre  al pubblico quali “bravi ragazzi”, perché l’ambientalismo aggressivo gode di uno status quasi religioso nei Paesi occidentali. Si tratta di una parte sostanziale della nuova ideologia anti-scientifica ostile all’industria energetica e al progresso tecnologico. Alcuni membri dell’equipaggio dell’Arctic Sunrise possono essere idealisti puri. Il loro zelo neo-luddista è solo degno di miglior causa e deve essere qualificato come circostanza attenuante. Più vulnerabili di loro, per esempio, è l’eco-attivista finlandese Sini Saarela che dovrebbe essere curata e medicata. La guardia costiera russa l’ha salvata un paio di giorni prima dalle acque fredde del Mar di Pechora, dopo che non era riuscita a salire sulla “Prirazlomnaja” con materiale alpinistico. Considerando tutti questi fatti, le guardie costiere russe sono improvvisamente apparse come un faro di umanesimo rispetto a coloro che affondarono la Rainbow Warrior come “misura preventiva” o a coloro che inviarono poliziotti a lavorare in Greenpeace. L’intenzione della Russia poteva essere spaventare alcuni membri dell’equipaggio ignari, non punirli penalmente, secondo l’esperto sull’energia russo Konstantin Simonov.
Piccolo test di realtà per i cuori liberali che sanguinerebbero senza mai farsi del male. E’ assai probabile che le guardie di frontiera della Russia abbiano anche ottenuto un applauso silenzioso da ingegneri canadesi, norvegesi e persino statunitensi che lavorano su progetti energetici pericolosi sulle frontiere artiche. Ma gli eco-terroristi professionali come il capitano della Rainbow Warrior e dell’Arctic Sunrise, Peter Wilcox sono assai ben consapevoli di tutte le conseguenze. Sono infatti esperti manager dell’industria transnazionale dell’attivismo verde retribuito che partecipano volontariamente ad azioni illegali per pubblicità. Volevano uno scandalo e ci sono riusciti. Potrebbe essere uno dei motivi per cui i giudici a Murmansk hanno negato la cauzione, al fine di lasciare che gli investigatori scoprano chi siano quelli dell’equipaggio dell’Arctic Sunrise. L’approccio  individuale è davvero necessario nel mantenere i principi di legalità e di proporzionalità della pena.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Europa occidentale nelle mani di Putin

Valentin Vasilescu, Ruvr.ruRéseau International, 29 settembre 2013

L’Europa occidentale deve fare subito una scelta cruciale. O attaccare la Russia per catturare e sfruttare le risorse di idrocarburi nell’Artico, o accettare la totale dipendenza dal gas russo, secondo il modello tedesco. Su una mappa delle riserve mondiali conosciute di petrolio e di gas del 2000, vediamo che l’economia dell’Europa occidentale (in misura minore Francia, Portogallo, Spagna e Italia) dipende dagli idrocarburi del mare Nord.

800px-usgs_world_oil_endowmentSu una mappa con la delimitazione delle zone economiche esclusive, si osserva che il petrolio e il gas nel Mare del Nord appartengono principalmente a Regno Unito e Norvegia, una piccola parte a Danimarca e Paesi Bassi e pochissimo alla Germania. La BP detiene il monopolio sello sfruttamento in collaborazione con l’Amoco e l’Apache statunitensi e la società statale norvegese Statoil.

north_sea_eezE’ interessante notare che dal 2007 al 2012, il petrolio e il gas nei Paesi Bassi si sono ridotti di 2,5 volte. Ciò dimostra che, dopo 50 anni di spietato sfruttamento, la riserve di petrolio del giacimento nel Mare del Nord saranno completamente esaurite nei prossimi due anni. Ciò genererà una crisi energetica che causerà il collasso dell’economia dell’UE. La Germania è stata la prima a tentare di risolvere il problema in anticipo, collaborando con la Russia per la costruzione del gasdotto North Stream.

nord-stream-map-2La stampa internazionale ha chiesto al presidente russo Vladimir Putin se avesse dei piani a lungo termine. Ha detto che per lui la Russia non è un progetto, la Russia è un destino. Con la scoperta del vasto giacimento russo di Juzhno-Karskij, che si trova a nord del Mare di Barents, che raccoglie il 75% di petrolio e gas nell’Artico, gli Stati membri della NATO, in questa zona d’Europa, potrebbero avere la tentazione di usare la forza, violando il diritto di proprietà sovrana della Russia, credendo che gli Stati Uniti vengano in loro aiuto. Ma l’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico, firmato a Washington il 4 aprile 1949, recita quanto segue: “Le parti concordano che, in caso di attacco armato contro una di esse, ciascuna deciderà singolarmente e/o congiuntamente con altre parti di sostenere la parte attaccata con qualsiasi azione che giudicherà necessaria, compreso l’uso della forza armata“. Quindi, in caso di aggressione contro la zona artica della Russia di un Paese della NATO, gli Stati Uniti non necessariamente interverrebbero, e se lo facessero, subirebbero subito la sconfitta più umiliante della loro storia. Perché l’esercito statunitense si basa su una flotta in grado di proiettarne la forza militare vicino al nemico. Ma l’Artico russo non è la Jugoslavia, l’Iraq, la Libia e la Siria, e portaerei, navi d’assalto anfibio del Corpo dei Marines (portaelicotteri), cacciatorpediniere e navi da rifornimento non possono operare nel mare ghiacciato. E il raggio di azione degli aerei a bordo della portaerei, schierate nelle basi della NATO in Nord Europa, non è sufficiente per poter colpire un qualsiasi bersaglio nell’Artico russo. Tuttavia, la Russia è pronta ad ogni evenienza, avendo nella zona un imponente schieramento militare terrestre, navale e aereo.

Valentin Vasilescu, pilota ed exvice comandante della base militare di Otopeni, laureato in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest, nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

MiG-31 in difesa della regione artica russa!

Zebra Station Polaire RIA Novosti, Mosca, 25 settembre 2012

Questo potrebbe essere il titolo di una nuova avventura di Buck Danny, ma sarà una realtà strategica, proprio per gli Stati Uniti, tra un paio di settimane: la Russia schiererà dei MiG-31 per colmare il vuoto nello strategico fronte artico, in attesa dell’entrata in servizio dei nuovi radar di allarme antimissile Voronezh-M e Voronezh-DM. L’annuncio arriva al termine di un’importante esercitazione combinata tra la marina e la difesa costiera russe.

La Russia schiererà entro il 2013, un gruppo di caccia-intercettori a grande raggio MiG-31 nell’arcipelago della Novaja Zemlja, nel Mar Glaciale Artico della Russia, per proteggere il territorio contro un possibile attacco da Nord, informa il quotidiano Izvestia facendo riferimento al Ministero della Difesa. “Si prevede che questo gruppo sia una componente della difesa aerea e  missilistica russa in via di realizzazione. Il MiG-31 è in grado di intercettare non solo aerei nemici, ma anche missili da crociera a testata nucleare nello spazio tra il Mar di Barents e il Mar di Laptev“, riferiva una fonte del Ministero della Difesa russo. Il su citato giornale ha, inoltre, spiegato che nel nord della Russia la rete radar non è abbastanza densa. Lo schieramento nel settore dei MiG-31, in grado di individuare un bersaglio a una distanza di 200 km, è quindi di grande attualità. Il gruppo aereo in questione sarà schierato sulla base aerea di Rogachevo, in Novaja Zemlja.

Nota del redattore:
1 – Attualmente vi è un “vuoto strategico” lungo il fronte artico russo. Non è coperto dalla rete dei radar Voronezh. Solo il radar Darjal della stazione di Pechora, nella Repubblica di Komi, fornisce una copertura parziale del fronte artico della Russia. Secondo i piani del Ministero della Difesa russo, i lavori per sostituirlo con un radar tipo Voronezh-VP devono iniziare nel 2015, trovandosi tra le aree coperte dai radar di Irkutsk e Leningrado. Se delle polemiche “controverse” riguardano la gittata e le capacità di rilevazione del nuovo radar Zaslon-AM e il processore dei segnali Baget-55 dei 10 MiG-31 modernizzati allo standard BM – Bolshaja Modernizatsija (Grande Modernizzazione), che devono essere completati questo mese; la loro mobilità e capcità di rifornimento in volo possono farne delle eccellenti piattaforme di allarme avanzato. Un gruppo di quattro MiG-31 è sufficiente a coprire uno spazio aereo di 900 km di estensione. Con il rifornimento in volo, lo squadrone sulla base di Novaja Zemlja può pattugliare l’area dal Mare di Barents al Mare di Laptev.
2 – Ancora una volta, non è un “progetto aggressivo” della Russia, ma una risposta alla militarizzazione della regione da parte della NATO; Stati Uniti e Canada in questo caso. All’inizio di aprile 2012, un bombardiere strategico statunitense B-2 ha sorvolato il Polo Nord, principale via per un attacco strategico contro la Russia, per effettuare dei test in volo delle attrezzature speciali per le regioni polari. Se le dichiarazioni ufficiali indicano dei programmi di test di resistenza delle apparecchiature elettroniche e dei software, è anche probabile che questa missione faccia parte di un programma di controllo degli equipaggiamenti per la navigazione nelle latitudini boreali, nel caso di un attacco attraverso il Polo Nord contro la Russia, secondo uno schema sviluppato dal generale Curtis LeMay, alla fine degli anni ’40. Il Canada prevede di dotarsi di UAV RQ-4 Block-30 Hawk per le missioni di spionaggio globale sulla regione artica.
3 – La base di Rogachevo, che ha ospitato fino al 1993 uno squadrone di Su-27, il 63° Reggimento Caccia della Guardia, si trova vicino ai grandi centri di produzione di idrocarburi nell’Artico della Russia: la penisola di Jamal [600 km], la Siberia occidentale [1300 km], la regione di Timan-Pechora [500 km]. La Novaja Zemlja è situata lungo la Rotta Marittima del Nord, o Sevmorput, tra le due regioni petrolifere off-shore più promettenti: il Mare di Barents per il gas naturale e il Mare di Kara per il petrolio. L’infrastruttura aerea, così come gli edifici per gli aviatori e le loro famiglie, sono pienamente operativi.
4 – I MiG-31 operativi sul fronte artico rientreranno nel sistema di difesa antimissile, in particolare contro i missili da crociera a testata nucleare. Saranno equipaggiati, perciò, con i missili aria-aria R-40 e R-33, ma anche con i missili di nuova generazione progettati per il PAK-FA Sukhoj T-50.
5 – Allo stesso momento dello schieramento dei MiG-31, il Ministero della Difesa russo annunciava  lo svolgimento dal 21 al 27 settembre 2012 le esercitazioni con più di 7000 militari, 20 navi di superficie, tra cui la Portaerei Admiral Kuznetsov, l’incrociatore Pjotr Velikij, le navi anfibie Aleksandr Otrakovskij e Kondopoga, le navi anti-som Admiral Chabanenko e Vitse-admiral Kulakov, sottomarini, 30 aerei e 150 veicoli da combattimento. Queste esercitazioni riguardano il Mare di Barents, Mare di Kara e Mare di Laptev e la zona costiera di Pechenga, nell’Oblast di Murmansk. Le manovre avevano lo scopo di verificare la prontezza al combattimento di queste unità nella difesa degli impianti di produzione di petrolio in mare aperto, nel proteggere la Rotta Marittima del Nord e le strutture on-shore (stazioni di ricerca, impianti di perforazione, centri produzione e trasporto di energia presenti nell’Artico), contro minacce terroristiche e convenzionali. Le unità anfibie dovrebbero quindi prendere il controllo di una regione costiera tenuta da forze ostili.
Va notato qui, che si ebbero dei combattimenti in alcuni di questi teatri delle esercitazioni, durante la seconda guerra mondiale e l’invasione nazista, e che queste aree strategiche continuano a mantenere, lungo il corso della Storia, il loro carattere strategico; perciò queste esercitazioni anfibie sono molto prossime a una situazione di aggressione reale. Allo stesso modo, le condizioni meteorologiche in rapida evoluzione sulla costa artica spesso richiedono il mutamento degli scenari.
Un attento osservatore del video noterà, sia in termini climatici che di disposizione tattica, una situazione Malvina!

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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