La Cina sorveglia le esercitazioni dell’US Navy

Tyler Durden Zerohedge 21/07/2014
Beijixing 851La Cina ne ha abbastanza della diplomazia. Poco dopo che il presidente cinese Xi Jinping ha avvertito che “un conflitto tra Cina e Stati Uniti sarebbe sicuramente un disastro per i due Paesi e il mondo“, gli apparentemente stonati USA hanno risposto scatenando ancor più forze militari nel cortile della Cina, annunciando lo sviluppo di nuove tattiche militari per scoraggiare l’avanzata  lenta, ma costante, della Cina nel Mar Cinese Meridionale, anche con l’uso più aggressivo degli aerei di sorveglianza e delle operazioni navali nei pressi di aree contese. Il messaggio è chiaro: i convenevoli sono grandi, ma sospendete immediatamente le eventuali ambizioni territoriali che influenzano gli alleati regionali degli statunitensi. Beh, la Cina ha risposto, ma non nel modo con cui gli Stati Uniti avrebbero voluto. Secondo Bloomberg, la Cina ha inviato una nave per sorveglianza al largo delle Hawaii, anche se il Paese partecipa per la prima volta alla più grande esercitazione navale internazionale del mondo guidata dagli Stati Uniti. La nave opera a sud dell’isola hawaiana di Oahu, nei pressi del gruppo d’attacco (CSG) della portaerei USS Ronald Reagan (CVN-76) e del grosso di 50 navi che partecipano all’esercitazione, diverse fonti confermano all’USNI News. La nave d’intelligence si trova presso le acque territoriali degli Stati Uniti, entro le 200 miglia nautiche della zona economica esclusiva, ha detto in una e-mail il capitano Darryn James, portavoce della flotta del Pacifico degli Stati Uniti. La nave non è associata all’esercitazione Rim del Pacifico, o RIMPAC, attualmente in corso, ha detto. “Le forze navali statunitensi controllano costantemente tutte le attività marittime nel Pacifico, e ci aspettiamo che questa nave resti al di fuori delle acque territoriali statunitensi e non operi per sconvolgere l’esercitazione marittima Rim del Pacifico“, ha detto James. L’ironia, naturalmente, è che questa volta sono gli statunitensi ad essere concilianti con la Cina, invitandola a partecipare a RIMPAC per la prima volta. La Cina ha risposto inviando il secondo maggiore contingente di RIMPAC, quest’anno. “Programmata per favorire la cooperazione internazionale marittima, la Cina espande le sue capacità e la presenza della nave di sorveglianza solleva dubbi tra alcuni Paesi partecipanti“. Mentre la Cina partecipa a RIMPAC, le sue forze sono escluse dalla maggior parte delle principali esercitazioni al combattimento. Il Paese ha inviato quattro navi, il cacciatorpediniere lanciamissili Haikou, la fregata Yueyang, la nave rifornimento Qiandaohu e la nave ospedale Peace Ark. Inutile dire che gli Stati Uniti ne sono dispiaciuti: “Invia un pessimo segnale“, ha detto Ben Schreer, analista per la strategia della difesa presso l’Istituto di pianificazione strategica australiano di Canberra. “C’era molta buona volontà da parte statunitense, che afferma ‘nonostante ciò che avete fatto nei Mar Cinese Orientale e Meridionale di recente, vi abbiamo invitato a queste prestigiose esercitazioni, e avete palesemente inviato questa nave spia nella zona.’
La Cina ha preso posizioni più decise sulle questioni territoriali con il Giappone nel Mar Cinese orientale e le Filippine e il Vietnam nel Mar Cinese Meridionale, aumentando le tensioni regionali. “Non è la prima volta che siamo sorvegliati mentre operiamo o ci esercitiamo“, ha detto Per Rostad, ufficiale del nave della marina norvegese Fridtjof Nansen. “Tuttavia, si potrebbe dire che si fa del romanzo quando si partecipa a un’esercitazione con delle unità“, ha detto Rostad che ha cooperato con la marina cinese nel trasporto delle armi chimiche dalla Siria. USNI News aggiunge: “La Cina è un’ospite non invitata nella maggiore esercitazione navale del mondo. Gli Stati Uniti hanno invitato quattro navi della Marina dell’Esercito di Liberazione della Cina popolare (PLAN) all’esercitazione Rim del Pacifico 2014, una mossa salutata come segno di miglioramento delle relazioni militari tra i due Paesi. Ma la Cina ha inviato anche una nave da sorveglianza elettronica per monitorare i segnali navali nell’esercitazione. La flotta del Pacifico degli Stati Uniti ha seguito la nave da sorveglianza della marina cinese che opera in prossimità delle Hawaii, presso le acque territoriali degli Stati Uniti“, ha detto il capitano Darryn James, portavoce dell’US Pacific Fleet, ad USNI News. “Ci aspettiamo che questa nave resti al di fuori delle acque territoriali statunitensi e non operi in modo da sconvolgere l’esercitazione marittima Rim del Pacifico“. James ha detto che la nave non fa parte dell’esercitazione e non specula sulla finalità della nave, ma ha detto che è apparsa nei pressi delle Hawaii una settimana prima. “Tutte le domande sulle intenzioni o capacità della nave dovranno essere affrontate Marina dell’Esercito di Liberazione della Cina popolare“, ha detto.  La nave è una nave ausiliaria d’intelligenza generale (AGI) classe Dongdiao, una classe di tre navi progettata per raccogliere dati elettronici e di comunicazione da navi e aerei circostanti, fonti hanno confermato ad USNI News.
Lo spione sulla Cina Andrew Erikson ha detto che la nave probabilmente è la più esperta della PLAN, in un’intervista ad USNI News. “Questa AGI è probabilmente il vascello per l’intelligence Beijixing (codice 851) Tipo 815 della classe Dongdiao, assegnato alla Flotta del Mar Orientale“, ha detto Erickson, professore associato presso il Naval War College. “Beijixing è il migliore vascello della classe di AGI più avanzate della PLAN. Sulla base delle foto su internet e dei resoconti dei media e del governo giapponese, Beijixing è l’AGI cinese che più ha navigato, avendo operato frequentemente nei pressi e nella zona economica esclusiva (ZEE) del Giappone“. La classe Dongdiao al largo delle Hawaii opera nella ZEE degli Stati Uniti, ma non in acque territoriali, ha detto James. “La presenza della nave AGI della marina cinese è conforme al diritto internazionale in materia di libertà di navigazione“, ha detto. “L’US Navy opera al largo delle acque territoriali delle nazioni costiere di tutto il mondo, nel rispetto del diritto internazionale e delle norme, e all’AGI della Cina è permesso fare lo stesso”. In altre parole, la Cina fa ciò che sa fare meglio: rispondere a modo richiamando le varie nazioni alla loro ipocrisia: il ministero della Difesa della Cina ha detto che i movimenti della nave cinese in acque internazionali sono conformi al diritto internazionale, ha riferito Global Times. “La Cina rispetta i diritti di tutti gli Stati costieri interessati al diritto internazionale, e auspica che i Paesi interessati rispettino i diritti delle navi cinesi secondo la legge“, avrebbe affermato un funzionario del dipartimento stampa del ministero.

Perché?
La Cina da tempo lamenta la sorveglianza degli Stati Uniti al largo delle coste cinese, all’interno della zona economica esclusiva del Paese. Nel 2009, la Cina disse che una nave di sorveglianza dell’US Navy era attiva nella zona economica esclusiva del Paese, sul Mar Giallo, violando le leggi internazionali e cinesi. L’USNS Victorious non chiese il permesso della Cina, disse allora la portavoce del ministero degli Esteri Ma Zhaoxu.

In sintesi:
1. La Cina avverte gli USA di non provocarla, minacciando un nuovo “conflitto globale”.
2. Gli USA provocano inviando prontamente navi da sorveglianza nel Mar Cinese meridionale.
3. La Cina risponde alla provocazione degli USA inviando la propria nave da sorveglianza nelle Hawaii, durante ciò che dovrebbero essere esercitazioni navali amichevoli.
4. ???

203_65051_894134Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Crimea, Cina e rotte commerciali alternative

Konstantin Penzev, New Oriental Outlook 03/07/2014
VEZ52bc0c_KrymRULa Cina deve non solo di diversificare rotte e fonti di energia, ma non è un segreto che deve diversificare le rotte per i prodotti finiti. Qual è il problema? Vi sono le vecchie rotte marittime che collegano le coste della Cina attraverso stretto di Malacca, Oceano Indiano, stretto di Suez, Mar Mediterraneo e stretto di Gibilterra all’Europa, uno dei principali partner commerciali della Cina. È qui che il commercio della Cina si svolge, ad esempio con la Germania, attraverso il porto di Amburgo. Quest’ultimo è uno dei più grandi porti del mondo e il secondo in Europa per carico. La rotta del Mediterraneo al Mar Nero, attraverso gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, arriva al primo porto di carico ucraino, Odessa, ma qui una domanda piuttosto banale sorge spontanea: perché il presidente Janukovuch dovette recarsi a dicembre dell’anno scorso a Pechino per negoziare con i cinesi la costruzione (gli investitori) un porto oceanico in Crimea, che all’epoca era ancora parte dell’Ucraina? Il 5 dicembre dello scorso anno, il governo precedente dell’Ucraina firmava a Pechino un memorandum tra le società Kievgidroinvest e BICIM (RPC). Poi il 18 dicembre il presidente Janukovich voleva andare a Mosca, ma la visita fu interrotta a causa della crescente inquietudine a Kiev, per “Majdan”, che al momento non era arancione, ma piuttosto bruno acceso russofobo. Poi si ebbero eventi infami; il colpo di Stato, l’occupazione illegale del potere a Kiev dei teppisti fascisti e l’incitamento alla guerra civile nell’est. Mentre i terroristi imperversavano a Kiev esaltando incessantemente la loro purezza razziale, la repubblica di Crimea si separava dall’Ucraina, dichiarando l’indipendenza e riunendosi con la Russia. Così, la questione della costruzione cinese del porto in acque profonde in Crimea rimase sospesa per via del mutamento di sovranità e dei problemi per a recente riapertura, dal 1945, del “Fronte Orientale”. Tuttavia, ciò non elimina la domanda: perché la Cina vuole commerciare attraverso la Crimea, se la stessa cosa può essere fatta attraverso il porto di Odessa? Una spiegazione dei media ucraini, (fonti discutibili), riteneva che le navi mercantili cinesi avrebbero scaricato merci cinesi in Crimea e caricato grano ucraino. Cosa impediva all’Ucraina di fare lo stesso ad Odessa, non è mai stato spiegato. Poi si capì che l’Ucraina era parte dell’antica Grande Via della Seta che oggi s’è deciso di ripristinare nel suo “significato storico”. C’è una goccia di verità in ciò, ai tempi dei khanati mongoli e della Via della Seta, l’Ucraina non esisteva, ma la Crimea era uno dei terminali marittimi della Via. La rotta settentrionale della Via della Seta passava dall’Asia Centrale (Samarcanda, ecc), costeggiando il Mar Caspio, da Malii Sarai alla Crimea. Qui le merci sulla costa venivano prese dai mercanti genovesi (accumulando enormi fortune con gli scambi commerciali con le Orde) e trasportate nei mercati europei.
Il 19 giugno, Kommersant FM informava che una società cinese, la China Communications Construction Company, costruirà il ponte tra Kerch, nella penisola di Crimea e Taman, nella regione di Krasnodar. Un investitore disposto a spendere in rubli e a prendere impegni a lungo termine. La questione è stata discussa durante l’ultima visita di Vladimir Putin a Shanghai, come menzionato dal direttore di Avtodor Sergej Kelbakh. Secondo lui, gli ingegneri cinesi hanno già visitato Kerch, e il 18 giugno la CCC Company ha presentato una proposta alla delegazione russa guidata dal ministro dei Trasporti Maksim Sokolov. L’investitore cinese ha proposto due opzioni: un ponte stradale/ferroviario o un tunnel. Si prevede che in Crimea sarà costruita una ferrovia di 17 chilometri, e circa 10 km di strada; a Taman sarà costruito un sistema stradale e ferroviario di 40 km. Secondo la corrispondente di Kommersant FM, Jana Lubnina, un ponte sullo stretto di Kerch è uno dei temi chiave discussi a Shanghai. Ovviamente, collegherà il futuro porto d’alto mare in Crimea, attraverso Krasnodar, alla ferrovia Transiberiana. Poi ci sono due opzioni: una rotta per la Cina attraverso il Kazakistan (membro dell’Unione doganale) e una rotta lungo il confine con la Mongolia che termina a Vladivostok. A Shanghai, come sappiamo, è stata presa una serie di decisioni relative all’incremento delle capacità ferroviarie e stradali tra Cina e Russia. Russian Railways e China Railway Corporation hanno deciso di sviluppare le infrastrutture ferroviarie e stradali. Le aziende prevedono di sviluppare infrastrutture adeguate ai valichi di frontiera e nei porti per aumentare la capacità delle ferrovie, così come il volume del traffico internazionale tra i Paesi e del transito nei loro territori. Dal 18 al 20 giugno Sochi ha ospitato il Forum internazionale “Strategic Partnership 1520″. Il programma del Forum si basava sulla tesi della necessità di sviluppare un mercato equilibrato tra gli interessi dei Paesi sul perimetro del corridoio Est-Ovest e i tre pilastri principali del settore ferroviario: trasporti, infrastrutture e materiale rotabile. L’ordine del giorno della discussione plenaria comprendeva i problemi sullo sviluppo dei corridoi internazionali di trasporto UE-1520-Asia-Pacifico. Gli sviluppi del progetto ferroviario discussi includono Vienna – Bratislava – Kosice – Kiev – Mosca – Komsomolsk-on-Amur – Nysh – Juzhno-Sakhalinsk – Capo Crillon – Wakkanai (Giappone), e Rotterdam – Mosca – Kazan – Novosibirsk – Krasnojarsk – Irkutsk – Khabarovsk – Vladivostok – Busan (Corea del Sud). Quindi, il problema principale per il leader industriale di oggi, la Cina, come già accennato è diversificare le rotte di approvvigionamento energetico nonché quelle commerciali per esportare i prodotti finiti. Ahimè, la politica degli Stati Uniti di controllo delle principali rotte commerciali marittime e degli stretti ora è sempre più anticinese e meno adeguata. La diversificazione delle forniture energetiche alla Cina, in molti modi è vicina alla risoluzione, come dimostrano i numerosi accordi nel settore petrolifero e gasifero conclusi durante la visita di Putin a Shanghai. Sulla diversificazione delle rotte commerciali vi sono due opzioni allo studio oggi, la rotta marittima settentrionale e le rotte stradali e ferroviari basate sulla Transiberiana. Con queste condizioni, ovvero la costruzione di un porto in acque profonde in Crimea, il progetto della Transiberiana rientrerà nel piano di sviluppo.

iron_silk_roadKonstantin Penzev è scrittore, storico ed editorialista della rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Giappone e Corea democratica devono costruire nuovi ponti fondati sulla comprensione reciproca

Ri Kuk-Chol e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times
1003728Giappone e Corea democratica hanno avuto rapporti gelidi per troppo tempo, pertanto si spera che i funzionari di entrambe le nazioni pongano la prima pietra per una vera svolta nel 2014. Certo, le aspettative non sono troppo alte per via degli innumerevoli ostacoli. Tuttavia, se i funzionari di Giappone e  Corea democratica supereranno le preoccupazioni genuine e almeno inizieranno a “camminare insieme”, anche se non in completo unisono, allora ciò sarà positivo. La Corea democratica deve capire che i rapporti negativi con il Giappone servono solo ai nemici di Pyongyang. Allo stesso modo, i leader politici in Giappone hanno recentemente assistito alla”svolta nazionalista” in Cina e Corea del Sud verso il Giappone. Pertanto, è chiaro che l’unico “grande amico” del Giappone nella regione sia Taiwan, ma essendo nell’orbita economica della Cina non può modificare questa realtà, in futuro. La Federazione russa è una nazione centrale nella realtà geopolitica del nord-est asiatico e in tutta l’Asia. Dopo tutto, le élite politiche a Mosca comprendono appieno l’importanza geopolitica dell’Asia centrale sviluppando forti legami con Cina e India. Allo stesso tempo, l’importanza geopolitica della Mongolia è pienamente compresa dalla Federazione Russa. Pertanto, il Giappone dovrebbe superare le sue piccole tendenze nazionaliste nei confronti di questa grande potenza e cercare una soluzione sulle zone contese che ostacolano una vera amicizia tra le due nazioni. Inoltre, il Giappone non dovrebbe seguire l’agenda del G-7 imposta contro la Federazione russa per la crisi in Ucraina.
Tornando ai recenti colloqui tra Giappone e Corea democratica, è evidente che entrambe le nazioni devono “spezzare le rispettive catene”. Il nuovo leader politico della Corea democratica (dove i leader politici che restano al potere per molto tempo) può dimostrare al mondo di esser aperto a cambiamenti geopolitici radicali, oltre a sostenere autentiche riforme economiche con l’aiuto di Cina e Federazione russa. Data questa realtà, Kim Jong-un può veramente cercare di raggiungere le masse seguendo le analoghe motivazioni di Deng Xiaoping in Cina. Pertanto, è imperativo che la questione dei rapimenti non sia manipolata, nonostante la gravità del problema. In altre parole, le élite politiche a Tokyo devono muoversi verso un approccio più ampio. Sicuramente, altre questioni più importanti come nucleare, preoccupazioni geopolitiche, manovre militari e ponti economici devono superare continui ostacoli, per via soprattutto della questione dei rapimenti. Una volta che altri sviluppi andranno avanti, naturalmente la Corea democratica sarà più disponibile. Il Giappone deve capire che milioni di coreani morirono difendendo il loro nazionalismo dall’imperialismo giapponese e poi contro l’aggressione statunitense durante la guerra di Corea. Dopo la brutale guerra di Corea gli Stati Uniti sostennero governi autoritari in Corea del Sud prima della democrazia in questa nazione. E’ troppo facile puntare il dito contro la Corea democratica, ma la realtà è che tutte le nazioni hanno la loro storia e forze esterne inocularono la mentalità da assedio a Pyongyang, ma tale mentalità non si basa su capricci, ma su fatti storici importanti  (gli USA sganciarono le bombe nucleari sul Giappone e l’agente chimico arancione su Vietnam e altre nazioni della regione senza che gli USA fossero nemmeno in guerra).
Giappone e Corea democratica devono rinunciare agli ostacoli storici e politici modificando radicalmente la situazione. In un altro articolo su Tokyo Modern Times sulle relazioni tra Giappone e Corea democratica è stato affermato che: “Alcuni analisti indicano che la Corea democratica è esclusa per via delle tensioni attuali tra il Giappone e altre nazioni regionali per questioni territoriali. Ad esempio, i commenti negativi spesso emessi dalla Corea del Sud verso il Giappone. Tuttavia, ciò è troppo cinico perché il nuovo leader della Corea democratica debba essere giudicato riguardo la sua leadership mentre chiaramente la vecchia guardia ha un’enorme potere“. Gli analisti in Giappone e Corea democratica attendono con ansia l’esito dei recenti colloqui. Allo stesso modo, le grandi potenze della regione osserveranno da vicino gli eventi. Si spera quindi che i leader politici in Giappone e Corea democratica vadano avanti, mostrando sincerità e reciproco rispetto.

Japan's PM Abe meets Russia's President Putin during a bilateral session on the sidelines of the APEC leaders summit in SydneyIl Giappone toglie parte delle sanzioni alla Corea democratica migliorando le relazioni
Christof Lehmann, Nsnbc 04/07/2014

Il primo ministro Shinzo Abe del governo giapponese ha deciso di revocare alcune sanzioni unilaterali del Giappone nei confronti della Repubblica popolare democratica di Corea (RPDC) nel  disgelo delle relazioni relativi ai sequestri che per lungo tempo hanno sottolineato le relazioni bilaterali.

south-korea-mapLa decisione dell’amministrazione Abe di togliere alcune sanzione relative alla questione è stata presa dopo gli accordi per avviare la nuova inchiesta sul problema da parte di squadre di esperti per giungere a conclusioni su ciò che realmente accadde nei presunti rapimenti negli anni ’70 e ’80. La questione è stata a lungo uno dei principali ostacoli al ristabilimento delle piene relazioni diplomatiche tra i due Paesi e l’accordo per avviare le indagini con le squadre di esperti è stata presa nel vertice nella capitale cinese Pechino. Il giorno dopo la riunione, la Corea democratica annunciava che l’inchiesta globale inizierà il giorno in cui il nuovo comitato speciale d’inchiesta sarà creato. Il Comitato avrà un mandato speciale dalla Commissione di Difesa Nazionale della Corea democratica, guidata dal capo di Stato Kim Jong-Un. Il Comitato è presieduto dal Consigliere della Commissione di Difesa Nazionale So Tae Ha. Tra i circa trenta elementi del Comitato vi è anche Pak Yonk Sik, direttore del Dipartimento del ministero della Sicurezza del Popolo.
Il Giappone, da parte sua, ha deciso che una parte delle sanzioni sarà tolta permettendo ai cittadini  e alle navi registrate nella Corea democratica di entrare in Giappone, da cui fu escluso per scopi umanitari il traghetto Mangyongbong-92. Il Giappone toglie anche il controllo e il consiglio di astenersi ai cittadini giapponesi dal visitare la Corea democratica. Il disgelo nelle relazioni bilaterali potrebbe indicare un passo verso l’eventuale ripresa dei colloqui a sei, anche se gli Stati Uniti hanno una decisiva influenza, non necessariamente positiva al riguardo.

Traduzioni di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’accordo sino-russo sul gas: guerra psicologica sui mercati finanziari

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 1 giugno 2014
1-s2.0-S030142150900593X-gr6L’accordo sul gas naturale tra la Russia e la Cina era in cantiere da molto tempo, quindi perché tutto questo trambusto alla sua inaugurazione? Si deve guardare oltre i titoli dei giornali quando si considerano gli eventi del mondo. Il clamore su molti di questi eventi è politichese gravemente slegato da interpretazioni lungimiranti. L’annuncio del mega-accordo sull’energia da poco più di 36,8 miliardi di metri cubi di gas naturale, raggiunto tra la Federazione russa e la Repubblica popolare cinese il 21 maggio, ne è solo un esempio. L’accordo sul gas tra Pechino e Mosca non segnala nulla di nuovo né un cambio politico e dei rapporti economici russi con la Cina, ma è stato propagandato come tale. In un modo o nell’altro, la maggior parte delle notizie sull’accordo sull’energia sino-russo ne distorcono la natura ed evidenzino questo particolare accordo in termini puramente politici. L’accordo sul gas era effettivamente in cantiere da parecchio tempo, Pechino e Mosca hanno parlato e negoziato una sorta di formula di export-import a lungo termine del gas da circa 10 anni. Chi ha seguito questi importanti negoziati lo sa e riconosce immediatamente la natura sensazionalistica e distorta delle notizie attuali sull’accordo. Esperti e media ostili a Mosca spacciano l’accordo come indicazione che la Russia prevede di stringere il controllo sul flusso di energia per l’Unione europea. Usano tale congettura per discutere della diversificazione delle fonti energetiche dell’UE, incoraggiando i leader europei a ridurre i legami economici con Mosca e promuovere l’avvio della “rivoluzione fracking” supportata dagli USA per sfruttare le riserve di gas e petrolio con il processo di fratturazione idraulica. D’altra parte, esperti e media apertamente favorevoli a Mosca ritraggono l’accordo tra Gazprom e China National Petroleum Corporation, o CNPC, come una mossa del Cremlino per ridurre al minimo le perdite economiche e volgere gli affari a Est, da quando affronta senza rispettarle le sanzioni economiche e diplomatiche del cosiddetto occidente per l’Ucraina e la Crimea.

Rinominare una tendenza esistente
Senza mezzi termini, l’accordo sul gas sino-russo non segna per nulla l’inizio di una una politica “volta a Oriente” o una politica di “de-dollarizzazione”. Né l’alleanza strategica tra la Russia e la Cina nasce per le ricadute della crisi ucraina. Tutto ciò che indica il contrario è sensazionalismo di media ed esperti disinformati sui fatti reali riguardo Russia e Cina. Invece, da parte di tali media  ed esperti vi è un deficit nella visione globale nelle loro notizie e analisi sugli eventi che plasmano il mondo, o cercano di inquadrarli attraverso una lente che si adatta solo agli attuali interessi politici. In ogni caso, non c’è nulla di nuovo, nulla. In primo luogo, nulla di nuovo viene segnalato dall’accordo tra Gazprom e CNPC. In secondo luogo, Russia e Cina sono partner strategici da quando i loro leader annunciarono l’opposizione ai sogni di Washington per un mondo unipolare, dopo che Stati Uniti e NATO attaccarono la Repubblica federale di Jugoslavia nel 1999. L’accordo sul gas naturale è di per sé parte di un trend esistente e di un processo avviato da diversi anni. In realtà, la Federazione russa ha intrapreso un percorso per aumentare gli scambi commerciali con l’Asia da oltre un decennio, e Mosca e i suoi partner cinesi hanno annunciato la decisione di imbarcarsi sulla via della de-dollarizzazione commerciando in valute locali, quasi un decennio fa. Nel 2007, i governi di Cina e Russia avviarono il quadro per la creazione di un gruppo di lavoro per la de-dollarizzazione del commercio nelle loro transazioni commerciali bilaterali, attraverso un accordo formale. Nel 2008, quando Vladimir Putin era primo ministro della Russia, lui e il suo omologo cinese, l’allora premier Wen Jiabao, furono impegnati nel processo. Pechino e Mosca hanno anche accordi analoghi con altri partner eurasiatici. L’accordo sul gas naturale annunciato a Shanghai fu studiato dai negoziatori tecnocrati. E’ il lavoro di anni di robusti negoziati, non un accordo concluso nel giro di pochi mesi. Né l’accordo sino-russo è stato avviato come tentativo dei russi di aggirare le sanzioni economiche continuamente attuate contro la loro economia da Washington e dalle sue coorti. Indipendentemente dalle tensioni tra Mosca e Washington sulla crisi latente in Ucraina, l’accordo da 400 miliardi di dollari sarebbe stato firmato, in un modo o nell’altro. Per via delle sanzioni economiche contro la Federazione russa, l’avvio del contratto la scorsa settimana, durante la Conferenza  per la costruzione di misure sull’interazione e la fiducia in Asia nel vertice di Shanghai, è stato politicamente gestito ed evidenziato, con particolare attenzione alle conseguenze del suo annuncio. Mentre l’accordo è soprattutto tecnocratico, c’è la forte possibilità che i russi abbiano potuto modificarne i prezzi come chiedevano i cinesi, ed entrambe le parti abbiano potuto accelerare la finalizzazione del contratto sulla base di considerazioni politiche. In altre parole, la guerra economica scatenata contro la Federazione russa potrebbe aver accelerato la trattativa e introdotto variabili od obiettivi politici da entrambe le parti su questo accordo in gran parte tecnocratico.

L’accordo sul gas e la guerra psicologica
“La fiducia degli investitori” è la frase chiave. Ciò che l’accordo indica sicuramente è che la Cina appoggia la Russia nella guerra psicologica sulla fiducia degli investitori. L’annuncio dell’accordo a Shanghai è in gran parte una reazione sino-russa agli Stati Uniti e ai loro alleati che cercano di minare la fiducia strategica degli investitori nell’economia russa. Nella sua testimonianza alla commissione per gli affari esteri della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, l’8 maggio, Victoria Nuland, assistente del segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici, ha affermato in una dichiarazione: “L’economia russa è già sotto la pressione delle sanzioni internazionali. Il suo rating è in bilico sullo status di ‘junk’. 51 miliardi dollari di capitale sono fuggiti dalla Russia dall’inizio dell’anno, avvicinandosi ai 60 miliardi di dollari di tutto il 2013. Obbligazioni russe sono scambiate con rendimenti più elevati rispetto a qualsiasi debito in Europa. Mentre il rublo è caduto, la Banca Centrale ha alzato i tassi d’interesse due volte e ha speso quasi 30 miliardi di dollari (USA) dalle sue riserve dall’inizio di marzo, per stabilizzarlo“. Anche se Nuland ha fatto di tutto per concludere che il popolo russo non era l’obiettivo, ma un danno collaterale delle sanzioni, era assai chiaro all’udienza che il principale obiettivo delle sanzioni è, infatti, il popolo russo. Durante l’udienza, il deputato Albio Sires ha candidamente chiarito che il popolo russo “deve sentire” le sanzioni e ha chiesto prove dall’amministrazione Obama che il popolo russo subisce danni dalle sanzioni economiche. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti e i rappresentanti del Tesoro all’udienza, a loro volta, hanno chiarito a Sires che il popolo russo “inizierà a sentire” le sanzioni economiche con il danneggiamento commerciale tra Russia e UE, l’aumento dei costi dell’indebitamento e l’inflazione in espansione. I sentimenti di Nuland sono stati ripresi da Daniel Glaser, assistente segretario per il finanziamento del terrorismo del dipartimento del Tesoro, all’udienza a Capitol Hill. Ha chiarito che il governo degli Stati Uniti lavora per imporre gradualmente costi economici ai russi. Glaser ha inoltre chiarito che ci vuole tempo affinché i danni economici si riflettano in politica, il che significa creare una recessione economica in Russia volta ad impoverire il popolo russo in modo da chiedere al Cremlino di cedere alle richieste di Washington. Glaser ha testimoniato: “Le sanzioni e l’incertezza che hanno creato nel mercato, hanno un impatto, direttamente e indirettamente, sulla debole economia della Russia. E inasprendo le sanzioni, i costi non solo aumentano, ma la capacità della Russia di ridurre i costi diminuirà. Già gli analisti del mercato prevedono significativi deflussi sia di capitali esteri che nazionali e un ulteriore indebolimento delle prospettive di crescita per quest’anno. Il FMI ha declassato le prospettive di crescita della Russia del 0,2 per cento quest’anno, e ha suggerito che la recessione non è fuori questione“. Ha indicato anche i seguenti punti:
- dall’inizio del 2014, il mercato azionario della Federazione russa è diminuito di oltre il 13 per cento;
- i deflussi di capitali pesanti hanno iniziato a danneggiare l’economia russa e portando Standard and Poor a declassare il credito sovrano della Russia a BBB–, un livello superiore a quello che S&P definisce “junk”;
- gli investitori ora vogliono maggiori rendimenti dalle obbligazioni russe per via dei maggiori rischi connessi con l’investimento in Russia;
- la Banca Centrale della Federazione Russa ha speso quasi 50 miliardi di dollari, ovvero il 10 per cento delle sue riserve in valuta estera, per difendere il valore della moneta nazionale della Russia nella guerra finanziaria che Washington ha scatenato;
- nonostante i notevoli interventi sul mercato dalla Banca centrale russa e il rialzo dei tassi di interesse, la moneta nazionale russa s’è deprezzata di quasi l’8 per cento dall’inizio del 2014.
Ciò che Glaser non ha detto è che il presunto pessimo stato BBB- di S&P a cui l’economia della Federazione russa è stata ridotta, è la stessa valutazione di altri due partner nei BRICS della Russia, Brasile e India, che non sembrano esserne per nulla terrorizzati. Né ha menzionato che le analisi di S&P, come l’economia di per sé, non sono esenti da interessi politici e manipolazioni. L’enfasi sulla valutazione come “una tacca sopra junk” è teatralità pura volta a creare allarme e paura. La strategia di Washington contro Mosca comporta chiaramente strategie per creare incertezza generale nel mercato per destabilizzare la Russia o, come Nuland ha ammesso, “creare le condizioni di mercato che rendano la Russia sempre più vulnerabile all’assalto finanziario“. Una guerra psicologica per minare la fiducia nell’economia della Federazione Russa tramite manipolazione finanziaria, è stata lanciata e la tempistica dell’annuncio della dichiarazione congiunta sino-russa sul gas è legata a ciò.
Anche se l’accordo era già allo studio indipendentemente degli avvenimenti in Ucraina, e la Russia si volge alla Cina per il sostegno economico contro la guerra economica imminente, l’ampio annuncio pubblico dell’accordo energetico a Shanghai è una contro-mossa alle azioni di Washington contro la Russia. Non solo l’accordo sul gas sino-russo indica che la Russia dispone di alternative economiche, ma il suo annuncio è un colpo psicologico volto a compensare gli assalti finanziari del governo degli Stati Uniti alla Russia, che mirano a minare la fiducia degli investitori nell’economia russa. L’accordo sul gas dovrebbe quindi dare fiducia sulla sicurezza dell’economia russa, mostrando che avrà enormi ricavi nei prossimi 30 anni.

Copyright © 2014 Global Research

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Il prossimo è un accordo Russia-Giappone sul gasdotto?
Ankit Panda Global Research, 1 giu 2014

6bde6e45Dopo lo storico accordo da 400 miliardi di dollari sul gas naturale tra Russia e Cina la scorsa settimana, i legislatori giapponesi cercano di rilanciare gli sforzi per attingere dalle stesse forniture di gas russo. Un articolo di Bloomberg (1) mostra che un gruppo di 33 parlamentari giapponesi sostiene un gasdotto di 1350 km tra l’isola russa di Sakhalin e la prefettura giapponese di Ibaraki, a nord-est di Tokyo. Il progetto ha un costo stimato di 5,9 miliardi dollari e potrebbe fruttare fino a 20 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno (equivalenti a 15 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto). Il gasdotto accrescerebbe del 17 per cento le importazioni del Giappone. I legislatori giapponesi che sostengono la proposta appartengono soprattutto al Partito Liberaldemocratico e al Partito New Komeito. Il rinnovato interesse per la pipeline è dovuto principalmente alla carenze energetiche del Giappone dopo la chiusura dei 48 reattori nucleari del Giappone, a seguito del terremoto e dello tsunami dell’11 marzo 2011 a Tohoku, causando il triplo collasso della centrale di Fukushima Daiichi. Il governo del Partito Democratico in Giappone al momento ha deciso di chiudere le centrali nucleari ed iniziare a staccare il Paese dalla dipendenza dall’energia nucleare, dopo la reazione pubblica alla crisi di Fukushima. Sulla base dei piani attuali, il gas di Sakhalin in Russia sarebbe trasportato attraverso il gasdotto Sakhalin-Khabarovsk-Vladivostok dove verrebbe trasformato in gas naturale liquefatto per l’esportazione in Giappone.(2) La Russia considera ulteriori gasdotti terrestri e sottomarini per rifornire di gas Cina, Corea democratica e Corea del Sud, tra cui una pipeline che trasporti gas in Corea del Sud attraverso la Corea democratica.
Per la Russia, un accordo sulla pipeline con il Giappone sarebbe particolarmente interessante. Il Giappone è il maggiore importatore di GNL nel mondo, dopo aver acquistato 87,49 milioni di tonnellate di GNL nel 2013, secondo il ministero delle Finanze giapponese. Pur essendo il primo importatore mondiale e la vicinanza alla Russia, il Giappone importa solo il 9,8 per cento del suo GNL dalla Russia. Il gasdotto proposto accrescerebbe notevolmente tale cifra, in parte perché il Giappone potrebbe importare gas naturale invece che GNL. Il GNL è più costoso da trasportare.  Naokazu Takemoto (3), parlamentare giapponese a capo del gruppo favorevole al gasdotto, stima che “il prezzo del gas naturale sarà due volte inferiore rispetto al gas naturale liquefatto”. Politicamente, dato l’attuale isolamento della Russia dall’occidente per le sue azioni in Ucraina, un accordo sul gasdotto farebbe anche guadagnare a Vladimir Putin qualche moneta politica di vitale necessità. Infatti, il recente accordo della Russia con la Cina è stato probabilmente motivato dalle preoccupazioni politiche del Cremlino. La Cina sembra aver stipulato l’accordo ad un prezzo molto favorevole. Se Giappone e Russia iniziano ufficialmente i negoziati sul gasdotto, Tokyo probabilmente ne trarrà un prezzo anch’esso favorevole. Mentre l’Europa cerca di ridurre la sua dipendenza dal gas naturale russo, la Russia perderà una certa leva nei negoziati. Il gruppo di legislatori giapponesi proporrà l’accordo al primo ministro Shinzo Abe, che studierà la fattibilità della transazione a giugno. E’ probabile che Abe proporrà l’accordo a Vladimir Putin durante la sua visita a Tokyo quest’anno.

Note
(1) Bloomberg
(2) Vladivostok Times
(3) Voice of Russia

Copyright © 2014 Global Research

japan-russia-treatyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I politici giapponesi sperano nel gasdotto con la Federazione russa

Michiyo Tanabe e Nuray Lydia Oglu Modern Tokyo Times 29 maggio 2014

japan_russia_natural_gas01Se gli USA venissero esclusi dall’equazione delle questioni geopolitiche, Giappone e Federazione russa amplierebbero i rapporti per via degli interessi condivisi. Questi interessi riguardano maggiore interazione culturale, sviluppo economico, questioni geopolitiche, maggiore collaborazione su energia e altre risorse naturali, più stretti legami militari, e altre notevoli aree. Pertanto, si spera che il governo del primo ministro Abe ascolti attentamente i 33 deputati giapponesi che desiderano che un nuovo importante gasdotto colleghi le due nazioni. Lee Jay Walker afferma a Modern Tokyo Times:In effetti, la Federazione russa nel settore dell’energia e delle risorse naturali è di grande importanza per tutte le nazioni dell’Asia nordorientale. Questa realtà è evidente per la Cina e ciò la lega anche all’Asia centrale, dove l’influenza della Federazione Russa rimane significativa, per non dire altro. Naturalmente, per la Cina è anche di grande importanza, tra i mediatori del potere di Pechino, l’aspetto militare e tecnologico spaziale nelle relazioni con la Federazione russa. Allo stesso modo, Corea democratica e Corea del Sud comprendono l’importanza di sviluppare buone relazioni con Mosca. Infatti, a differenza di altre nazioni nella regione, la Federazione Russa è vista come una potenza neutrale in tutta la regione, in cui le élite politiche di Mosca possano svolgere un ruolo molto importante nei momenti di tensione nel nord-est asiatico“.
Il nuovo gasdotto proposto collegherebbe l’isola di Sakhalin (Federazione Russa) con la prefettura di Ibaraki (Giappone). Ovviamente, questo incrementerà l’economia regionale del nord del Giappone e a Ibaraki, perché molte aziende vi guadagnerebbero in vario modo. Inoltre, data la crisi interna in Giappone nel settore dell’energia, per via della crisi nucleare scoppiata dopo il potente terremoto di magnitudo 9.0 che innescò uno tsunami brutale, chiaramente i 33 parlamentari giapponesi hanno un valido punto. Non solo, con la firma dell’importante accordo energetico della Federazione Russa con la Cina appare altrettanto essenziale che il Giappone aumenti i suoi interessi economici, politici e geopolitici con i mediatori del potere di Mosca. Naokazu Takemoto, persona influente nel gruppo dei parlamentari, rende noto che discuterà della questione con il leader del Giappone. E’ di buon auspicio anche che i leader del Giappone e della Federazione russa abbiano solide relazioni, quindi si spera che Abe non soccomba a una qualsiasi possibile ingerenza di Washington. Dopo tutto, mentre Giappone e USA hanno un rapporto speciale, è altrettanto chiaro che non si dovrebbe mai mettere tutte le uova nello stesso paniere. Pertanto, il Giappone ha bisogno di concentrarsi sullo sviluppo di legami più forti con la Federazione russa, e le élite politiche di Mosca devono avere maggiore comprensione degli interessi del Giappone. Il Presidente Vladimir Putin dovrebbe visitare il Giappone questo autunno, quindi è una grande opportunità per entrambi i leader per cementare i legami tra le due nazioni a un livello assai più elevato. Questa realtà significa che Takemoto ha bisogno di sostegno e si spera che gli altri parlamentari giapponesi s’imbarchino. L’accordo può apparire minore dopo che Cina e Federazione russa hanno recentemente concordato un’offerta da 400 miliardi di dollari per il gas russo che contribuirà a rilanciare l’economia della Cina, consentendo con questo accordo un flusso energetico verso quest’ultima nazione per i prossimi 30 anni. Nonostante ciò, il piano da 5,9 miliardi di dollari proposto tra Giappone e Federazione russa potrebbe avviare altri nuovi progetti nel prossimo futuro.
Negli ultimi tre anni, dopo la crisi nucleare di Fukushima è noto che la spesa per le importazioni di gas naturale liquefatto è ormai poco più che raddoppiata rispetto a prima dell’11 marzo 2011. Naturalmente, il Ministero delle Finanze comprende pienamente la necessità di attuare una nuova politica energetica al fine di soddisfare le esigenze aziendali. Si spera che Abe ascolti Takemoto e tutti i membri del gruppo che sostiene l’accordo tra Giappone e Federazione russa. In un altro articolo su Modern Tokyo Times si diceva: “La Federazione russa è una forza vincolante che unisce Eurasia e Asia centrale, e quindi le élite politiche di Tokyo devono concentrarsi su geopolitica e interessi nazionali. Allo stesso tempo, con le relazioni tra Cina e Giappone a dir poco gelide, è chiaro che Mosca sarebbe un mediatore onesto. Allo stesso modo, la penisola coreana è molto complessa, ma una volta di più la Federazione Russa è vista positivamente, perché diplomatica verso tutte le potenze regionali. Allo stesso modo, il Giappone del Nord ha bisogno di maggiori investimenti economici ed i legami naturali tra oriente russo e nord nipponico sono chiari a tutti. Pertanto, le realtà di cui sopra e l’importanza delle questioni energetiche e delle altre risorse naturali, di cui il Giappone ha bisogno, devono essere valutate pienamente dalle élite politiche di Tokyo”. Il ministro degli Esteri del Giappone, Fumio Kishida, ha commentato in passato che “…La cooperazione tra Giappone e Russia, quali attori chiave nella regione dell’Oceano Pacifico, è importante per fortificare la pace e la stabilità nella regione“. Pertanto, si spera che i 33 parlamentari giapponesi dei partiti di governo in Giappone abbiano grande impatto su Abe. Dopo tutto, il Giappone deve sempre mettere gli interessi nazionali avanti piuttosto che soccombere ai capricci degli USA.

putin-abeLee Jay Walker ha contibuito all’articolo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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