Il ruolo della Russia e la nuova intesa India – Cina

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 24 luglio 2014

BsiBzNACcAANr_fIl primo ministro indiano Narendra Modi incontrava il presidente cinese Xi Jinping a margine del vertice BRICS in Brasile, attirando notevole attenzione, di sicuro positivamente. L’incontro fornisce indizi sulla direzione delle relazioni tra i due confinanti, rapporti che smentiscono un modello costante. La Russia ha a lungo puntato a rinsaldare i legami tra i due giganti asiatici. L’invito di Xi a Modi a partecipare all’APEC, primo ente economico Asia-Pacifico, ha portato a notevoli speculazioni sulle motivazioni reali della Cina. Xi ha anche invitato l’India ad essere membro fondatore della Infrastrutture Asian Investment Bank. Quanto sono supportati gli inviti dall’autentico potere politico della Cina? L’invito cinese è una mossa astuta per moderare alcune posizioni dell’India? E’ una mossa per un accordo?
Si ipotizza che la Cina possa aver offerto alcune concessioni all’India per l’accordo chiave che istituisce la banca di Shanghai. Ma uno scambio Cina-India non è così facile essendo vincolato da procedure ed ostacoli politici. Tutti i membri dell’APEC devono approvare i nuovi membro del gruppo. Gli ostacoli politici possono essere più difficili da superare. Gli Stati Uniti, che  recentemente sempre più si affermano nella regione Asia-Pacifico, possono far sembrare l’offerta cinese all’India come una pedina nella scacchiera strategica antitetica ai propri interessi. La rivalità USA-Cina, piuttosto che le differenze tra Stati Uniti e India, o tra India e Cina, può influire sulla mossa. Anche le intenzioni cinesi, e le manovre politiche in questo contesto, devono ancora essere pesate approfonditamente dai politici indiani. Forse la Russia è più adatta a svolgere un ruolo bilanciante in questo caso. Vicina a India e Cina, e attore chiave di APEC e BRICS ed organizzazioni regionali come SCO, la Russia potrà non solo trasmettere gli interessi dell’India, ma anche aiutare a mediare un accordo tra India e Cina. La Russia ha sostenuto la candidatura dell’India a molte organizzazioni internazionali e regionali, tra cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la Shanghai Cooperation Organization, anche con la contrarietà della Cina. In particolare nel caso della SCO, si ritiene che l’adesione dell’India sia trattenuta dalla prevaricazione cinese. Xi durante l’incontro con Modi ha chiesto un ruolo attivo dell’India nell’organizzazione regionale. Ma non è ancora chiaro se Xi sosterrà l’adesione dell’India alla SCO. Il ruolo della Russia nella realizzazione di relazioni simmetriche India-Cina sarà cruciale. Mentre operano in tandem, i tre Paesi non solo possono siperare efficacemente le rispettive differenze, ma anche contribuire ad affrontare le questioni internazionali. Mentre la Russia può convincere la Cina ad adottare un approccio più morbido verso l’integrazione dell’India a SCO ed APEC, India e Cina possono sostenere la Russia nella crisi in Ucraina o ad superare gli effetti delle sanzioni. Non è una sorpresa che i Paesi BRICS al vertice in Brasile abbiano espresso profonda preoccupazione per la crisi in Ucraina e chiesto un “dialogo globale, de-escalation del conflitto e moderazione da tutti gli attori coinvolti, al fine di trovare una soluzione politica pacifica“. Putin ha espresso soddisfazione per gli sviluppi del vertice e ha sostenuto che gli sforzi congiunti aiuteranno ad impedire difficoltà economiche.
Un accordo tra l’India e la Cina non sarà così facile. La reciproca diffidenza s’insinua nel profondo delle relazioni bilaterali. Come custodi degli interessi nazionali, Xi e Modi potrebbero trovare difficoltà a superare interessi nazionali guidati dalla sfiducia. Ma non è impossibile. I pragmatisti seri possono trovare il modo per superare le differenze. Modi ha chiesto, e Xi concordato, un vertice sereno e tranquillo. Modi ha invitato la Cina ad investire nei progetti infrastrutturali in India. Xi può apparire meno imperscrutabile del suo predecessore, Hu Jintao, il cui aspetto stoico confuse molti dirigenti e osservatori internazionali. Xi appare più lungimirante, e la sua simpatia può essere un vantaggio per la Cina. Ma nella diplomazia internazionale è difficile basarsi sull’apparenza. Per decifrare le cose, si deve andare in profondità e leggere tra le righe. Il vantaggio per Modi e Xi è che sono al comando dei loro Paesi. Sono pro-business, giovani e dinamici. Ognuno è consapevole dei propri interessi nazionali fondamentali e dei vincoli nella loro realizzazione. Un accordo paritario tra India e Cina non sarà l’alba di una nuova intesa delle relazioni bilaterali, ma inaugurerà una nuova fase delle relazioni internazionali. Un nuovo rapporto India-Cina rafforzerà ulteriormente  le relazioni Russia-India-Cina (RIC), così come con BRICS, SCO e altre organizzazioni importanti come G-20. Con la visita di Xi in India per settembre, si spera che alcune differenze saranno risolte.
Quale ruolo può svolgere la Russia in questo nuovo ambiente? Oltre ad incontrare Xi, Modi ha incontrato anche il presidente russo Vladimir Putin. La Russia è un noto partner strategico dell’India e della Cina, ed è coerente nel sostenere le ambizioni politiche indiane. Aggiungendovi la disponibilità della Cina a sostenere l’India nella sua adesione a APEC e SCO, la politica internazionale si completerà con una possibile avanzata del nuovo ordine. Una delle motivazioni  reali della debolezza del BRICS è la differenza India-Cina, e una volta che ciò sarà sistemato con un accordo tra India e Cina, il gruppo emergerà come nuovo centro gravitazionale nel mondo post-guerra fredda, con implicazioni bilaterali e internazionali su pace e sicurezza.

6th BRICS SummitDr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. Le sue aree di interesse sono conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, e aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e India: partnership e cooperazione strategiche

Vladimir Odintsov New Oriental  Outlook 07/10/2014
10390931Cina e India sono due superpotenze in rapido sviluppo legati da relazioni piuttosto complesse. Formalmente parlando, entrambe le nazioni hanno lo status di grandi nazioni in via di sviluppo  regionali, ciascuna concentrata sulla “propria” regione: l’India è focalizzata sull’Asia meridionale, dov’è uno dei principali membri dell’Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC) mentre la Cina guarda verso l’Est asiatico. A questo proposito, relazioni bilaterali attivamente sviluppate tra Cina e India si sono osservate nelle ultime settimane, avviate a una crescita stabile e dinamica senza effettivamente accrescere l’attenzione su se stesse. Negli anni la Cina è diventata il principale partner commerciale dell’India e il volume degli scambi tra questi Paesi cresce annualmente ad una velocità pazzesca. I Paesi hanno deciso di aumentare gli scambi dagli attuali 80 miliardi di dollari a 100 miliardi entro il 2015. Le imprese cinesi svolgono un ruolo importante nel miglioramento delle infrastrutture indiane e hanno una posizione stabile sul mercato indiano in settori come elettricità, comunicazioni e metallurgia. Negli ultimi anni, attraverso BRICS, BASIC, G20 e altre associazioni, Cina e India hanno perseguito una cooperazione efficace in settori come la lotta alla crisi finanziaria e al cambiamento climatico, sostegno al mondo multipolare, democratizzazione delle comunicazioni internazionali, nonché tutela dei diritti dei Paesi in via di sviluppo. Questi due Paesi sono le potenziali superpotenze di domani, e si contenderanno la leadership globale. Le fondamenta di questa rivalità sono già visibili in molti settori, in particolare nei mercati degli idrocarburi così come delle materie prime e degli investimenti. Oltre l’economia, reciproca rivalità e cautela accresciuta sono esibite negli ambiti militari e politici, in gran parte dovute alle conseguenze della guerra sino-indiana del 1962.
L’India a lungo era allarmata dal costante sviluppo e riarmo dell’Esercito di liberazione del popolo cinese, dai piani di sviluppo della flotta oceanica cinese e dalla creazione del “filo di perle”, la serie di basi militari dell’Esercito di liberazione del popolo cinese nell’Oceano Indiano, che numerosi strateghi della difesa indiani vedono come escalation ulteriore della superiorità militare cinese  sull’India. Per certi ambienti politici indiani contrastare la Cina è più importante che opporsi al nemico secolare pakistano. Tale atteggiamento prudente viene periodicamente intensificato dalla partecipazione attiva della Cina nella modernizzazione delle forze armate pakistane, spingendo la corsa agli armamenti e costringendo il Paese a concentrare un folto gruppo militare ai confini. Tuttavia, negli ultimi 15 anni, la Cina ha avuto una posizione neutrale sul conflitto indo-pakistano sul Kashmir, proponendo un dialogo costruttivo con l’India. A sua volta, la Cina è preoccupata dalla cooperazione militare tra India e Paesi che temono l’ascesa della Cina, mirando a creare un sufficiente contrappeso geopolitico al regno celeste. Tuttavia, nonostante la presenza di alcuni problemi e contrasti nelle relazioni sino-indiane, ciò che dovrebbe essere notato è l’assenza della predisposizione ad essere nemici. Oggi, lo sviluppo del contesto economico e politico globale dipende in modo significativo dalle relazioni tra questi due Paesi, ancora basate sulla rivalità regionale e internazionale. L’attuale battaglia ha visto un certo vantaggio di Pechino, che non solo è avanti New Delhi con un PIL superiore di 4,5 volte, ma che dimostra anche una totale indipendenza da Washington e dall’occidente. Un segno di ciò è stata la prima visita ufficiale all’estero della nuova amministrazione cinese, svoltasi non negli Stati Uniti ma a Mosca, portando alla conclusione di una serie di contratti impressionanti tra Cina e Russia su energia, commercio, economia e difesa.
Per ora, l’India non mostra alcuna indipendenza dall’occidente. Con le varie dichiarazioni sul “corso indipendente”, New Delhi, con un chiaro sguardo verso gli Stati Uniti, sostiene “l’unificazione delle forze democratiche in Asia” sotto l’auspicio di Washington, pur essendo consapevole che tale unificazione “ha chiare motivazioni anticinesi”. Tale ambito giustifica l’accresciuto interesse verso lo sviluppo dei contatti indo-cinesi delle ultime settimane, ben oltre i limiti della comunicazione quotidiana e sempre più dall’importanza globale e concreta, nella regione e altrove. Le comunicazioni tra i due Paesi dimostrano che la Cina è particolarmente attiva in materia. La Cina dimostra anche di percepire l’India come partner naturale per la cooperazione regionale e internazionale, aprendo nuove opportunità ad entrambe le nazioni, in particolare alla Cina. L’ambasciatore cinese a New Delhi Wei Wei ha avviato una discussione abbastanza dettagliata sulla tesi di Pechino per sviluppare i legami con l’India, nell’intervista al quotidiano indiano Hindi. In particolare, ha rilevato le seguenti aree di interesse nelle relazioni bilaterali in sviluppo:
Sviluppare attivamente gli scambi in politica estera ai vertici governativi, come in particolare la visita ufficiale a New Delhi del ministro degli Esteri cinese Wang Yi, l’8 giugno, inviato speciale di Pechino per stabilire contatti diretti con la nuova amministrazione indiana, nonché la riunione dei leader a margine del vertice BRICS in Brasile.
Promuovere una pragmatica cooperazione bilaterale in tutti i settori, soprattutto nello sviluppo di infrastrutture, produzione, agricoltura, soprattutto sui grandi programmi come i trasporti ferroviari e i parchi industriali.
Pechino promuove l’espansione degli investimenti cinesi in India e l’India promuove ulteriormente l’interesse delle imprese indiane per il mercato cinese.
Sviluppo di scambi culturali e umanitari tra le nazioni, intensificare la cooperazione tra città gemellate.
Promuovere la cooperazione negli affari regionali e internazionali, stretto coordinamento delle posizioni su questioni chiave nell’ambito di BRICS, cooperazione Cina-Russia-India, G20 e East Asia Summit.
Ulteriori sforzi per risolvere le differenze tra i due Paesi per mantenere pace e tranquillità nelle zone di confine, e per risolvere la questione dei confini da definire.
Pechino vede il neoeletto premier indiano Narendra Modi un “manager efficace” che si concentrerà sugli aspetti economici del partenariato e il rispetto degli interessi nazionali approfondendo le riforme, migliorando l’economia e aumentando il benessere della popolazione. Queste aree di cooperazione bilaterale erano al centro dei colloqui di giugno avviati dal ministro degli Esteri cinese Wang Yi, accuratamente osservati dalle comunità politica ed economica non solo nella regione, ma anche occidentali. La particolare importanza del viaggio del ministro degli Esteri cinese a New Delhi è sottolineata anche dal fatto che è stata la prima visita ufficiale all’estero di un alto funzionario in India, dopo l’elezione di Narendra Modi al governo indiano.
Con palese delusione, la Casa Bianca ha dovuto ammettere che la visita a New Delhi dell’assistente del segretario di Stato per gli affari dell’Asia meridionale e centrale, Nisha Biswal, nello stesso momento, non era paragonabile a quella del ministro cinese, sia in termini di qualità dei contatti che del contenuto della visita. Washington si rende conto che il nuovo governo indiano cerca di affermarsi negli affari interni, soprattutto nella propria regione, avvicinando la posizione di leader del Movimento dei Paesi Non Allineati all’”autonomia strategica” e concentrandosi sulla risoluzione delle questioni relative alla sviluppo interno, principali obiettivi dell’India nella ricerca di partner stranieri per rafforzare la propria leadership regionale e ampliare i contatti sulla scena mondiale. Lo sviluppo attivo dei legami bilaterali tra Cina e India, avutosi negli ultimi giorni, può anche essere un importante elemento di prova affinché Washington rivaluti l’approccio politico verso Pechino e New Delhi, così come della declinante influenza statunitense nella regione e, sempre più, in altre regioni, dovuta alla politica perdente perseguita dalla Casa Bianca negli ultimi anni.

20120630_ASD001_0Vladimir Odintsov, commentatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Oriental  Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Crimea, Cina e rotte commerciali alternative

Konstantin Penzev, New Oriental Outlook 03/07/2014
VEZ52bc0c_KrymRULa Cina deve non solo di diversificare rotte e fonti di energia, ma non è un segreto che deve diversificare le rotte per i prodotti finiti. Qual è il problema? Vi sono le vecchie rotte marittime che collegano le coste della Cina attraverso stretto di Malacca, Oceano Indiano, stretto di Suez, Mar Mediterraneo e stretto di Gibilterra all’Europa, uno dei principali partner commerciali della Cina. È qui che il commercio della Cina si svolge, ad esempio con la Germania, attraverso il porto di Amburgo. Quest’ultimo è uno dei più grandi porti del mondo e il secondo in Europa per carico. La rotta del Mediterraneo al Mar Nero, attraverso gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, arriva al primo porto di carico ucraino, Odessa, ma qui una domanda piuttosto banale sorge spontanea: perché il presidente Janukovuch dovette recarsi a dicembre dell’anno scorso a Pechino per negoziare con i cinesi la costruzione (gli investitori) un porto oceanico in Crimea, che all’epoca era ancora parte dell’Ucraina? Il 5 dicembre dello scorso anno, il governo precedente dell’Ucraina firmava a Pechino un memorandum tra le società Kievgidroinvest e BICIM (RPC). Poi il 18 dicembre il presidente Janukovich voleva andare a Mosca, ma la visita fu interrotta a causa della crescente inquietudine a Kiev, per “Majdan”, che al momento non era arancione, ma piuttosto bruno acceso russofobo. Poi si ebbero eventi infami; il colpo di Stato, l’occupazione illegale del potere a Kiev dei teppisti fascisti e l’incitamento alla guerra civile nell’est. Mentre i terroristi imperversavano a Kiev esaltando incessantemente la loro purezza razziale, la repubblica di Crimea si separava dall’Ucraina, dichiarando l’indipendenza e riunendosi con la Russia. Così, la questione della costruzione cinese del porto in acque profonde in Crimea rimase sospesa per via del mutamento di sovranità e dei problemi per a recente riapertura, dal 1945, del “Fronte Orientale”. Tuttavia, ciò non elimina la domanda: perché la Cina vuole commerciare attraverso la Crimea, se la stessa cosa può essere fatta attraverso il porto di Odessa? Una spiegazione dei media ucraini, (fonti discutibili), riteneva che le navi mercantili cinesi avrebbero scaricato merci cinesi in Crimea e caricato grano ucraino. Cosa impediva all’Ucraina di fare lo stesso ad Odessa, non è mai stato spiegato. Poi si capì che l’Ucraina era parte dell’antica Grande Via della Seta che oggi s’è deciso di ripristinare nel suo “significato storico”. C’è una goccia di verità in ciò, ai tempi dei khanati mongoli e della Via della Seta, l’Ucraina non esisteva, ma la Crimea era uno dei terminali marittimi della Via. La rotta settentrionale della Via della Seta passava dall’Asia Centrale (Samarcanda, ecc), costeggiando il Mar Caspio, da Malii Sarai alla Crimea. Qui le merci sulla costa venivano prese dai mercanti genovesi (accumulando enormi fortune con gli scambi commerciali con le Orde) e trasportate nei mercati europei.
Il 19 giugno, Kommersant FM informava che una società cinese, la China Communications Construction Company, costruirà il ponte tra Kerch, nella penisola di Crimea e Taman, nella regione di Krasnodar. Un investitore disposto a spendere in rubli e a prendere impegni a lungo termine. La questione è stata discussa durante l’ultima visita di Vladimir Putin a Shanghai, come menzionato dal direttore di Avtodor Sergej Kelbakh. Secondo lui, gli ingegneri cinesi hanno già visitato Kerch, e il 18 giugno la CCC Company ha presentato una proposta alla delegazione russa guidata dal ministro dei Trasporti Maksim Sokolov. L’investitore cinese ha proposto due opzioni: un ponte stradale/ferroviario o un tunnel. Si prevede che in Crimea sarà costruita una ferrovia di 17 chilometri, e circa 10 km di strada; a Taman sarà costruito un sistema stradale e ferroviario di 40 km. Secondo la corrispondente di Kommersant FM, Jana Lubnina, un ponte sullo stretto di Kerch è uno dei temi chiave discussi a Shanghai. Ovviamente, collegherà il futuro porto d’alto mare in Crimea, attraverso Krasnodar, alla ferrovia Transiberiana. Poi ci sono due opzioni: una rotta per la Cina attraverso il Kazakistan (membro dell’Unione doganale) e una rotta lungo il confine con la Mongolia che termina a Vladivostok. A Shanghai, come sappiamo, è stata presa una serie di decisioni relative all’incremento delle capacità ferroviarie e stradali tra Cina e Russia. Russian Railways e China Railway Corporation hanno deciso di sviluppare le infrastrutture ferroviarie e stradali. Le aziende prevedono di sviluppare infrastrutture adeguate ai valichi di frontiera e nei porti per aumentare la capacità delle ferrovie, così come il volume del traffico internazionale tra i Paesi e del transito nei loro territori. Dal 18 al 20 giugno Sochi ha ospitato il Forum internazionale “Strategic Partnership 1520″. Il programma del Forum si basava sulla tesi della necessità di sviluppare un mercato equilibrato tra gli interessi dei Paesi sul perimetro del corridoio Est-Ovest e i tre pilastri principali del settore ferroviario: trasporti, infrastrutture e materiale rotabile. L’ordine del giorno della discussione plenaria comprendeva i problemi sullo sviluppo dei corridoi internazionali di trasporto UE-1520-Asia-Pacifico. Gli sviluppi del progetto ferroviario discussi includono Vienna – Bratislava – Kosice – Kiev – Mosca – Komsomolsk-on-Amur – Nysh – Juzhno-Sakhalinsk – Capo Crillon – Wakkanai (Giappone), e Rotterdam – Mosca – Kazan – Novosibirsk – Krasnojarsk – Irkutsk – Khabarovsk – Vladivostok – Busan (Corea del Sud). Quindi, il problema principale per il leader industriale di oggi, la Cina, come già accennato è diversificare le rotte di approvvigionamento energetico nonché quelle commerciali per esportare i prodotti finiti. Ahimè, la politica degli Stati Uniti di controllo delle principali rotte commerciali marittime e degli stretti ora è sempre più anticinese e meno adeguata. La diversificazione delle forniture energetiche alla Cina, in molti modi è vicina alla risoluzione, come dimostrano i numerosi accordi nel settore petrolifero e gasifero conclusi durante la visita di Putin a Shanghai. Sulla diversificazione delle rotte commerciali vi sono due opzioni allo studio oggi, la rotta marittima settentrionale e le rotte stradali e ferroviari basate sulla Transiberiana. Con queste condizioni, ovvero la costruzione di un porto in acque profonde in Crimea, il progetto della Transiberiana rientrerà nel piano di sviluppo.

iron_silk_roadKonstantin Penzev è scrittore, storico ed editorialista della rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Giappone e Corea democratica devono costruire nuovi ponti fondati sulla comprensione reciproca

Ri Kuk-Chol e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times
1003728Giappone e Corea democratica hanno avuto rapporti gelidi per troppo tempo, pertanto si spera che i funzionari di entrambe le nazioni pongano la prima pietra per una vera svolta nel 2014. Certo, le aspettative non sono troppo alte per via degli innumerevoli ostacoli. Tuttavia, se i funzionari di Giappone e  Corea democratica supereranno le preoccupazioni genuine e almeno inizieranno a “camminare insieme”, anche se non in completo unisono, allora ciò sarà positivo. La Corea democratica deve capire che i rapporti negativi con il Giappone servono solo ai nemici di Pyongyang. Allo stesso modo, i leader politici in Giappone hanno recentemente assistito alla”svolta nazionalista” in Cina e Corea del Sud verso il Giappone. Pertanto, è chiaro che l’unico “grande amico” del Giappone nella regione sia Taiwan, ma essendo nell’orbita economica della Cina non può modificare questa realtà, in futuro. La Federazione russa è una nazione centrale nella realtà geopolitica del nord-est asiatico e in tutta l’Asia. Dopo tutto, le élite politiche a Mosca comprendono appieno l’importanza geopolitica dell’Asia centrale sviluppando forti legami con Cina e India. Allo stesso tempo, l’importanza geopolitica della Mongolia è pienamente compresa dalla Federazione Russa. Pertanto, il Giappone dovrebbe superare le sue piccole tendenze nazionaliste nei confronti di questa grande potenza e cercare una soluzione sulle zone contese che ostacolano una vera amicizia tra le due nazioni. Inoltre, il Giappone non dovrebbe seguire l’agenda del G-7 imposta contro la Federazione russa per la crisi in Ucraina.
Tornando ai recenti colloqui tra Giappone e Corea democratica, è evidente che entrambe le nazioni devono “spezzare le rispettive catene”. Il nuovo leader politico della Corea democratica (dove i leader politici che restano al potere per molto tempo) può dimostrare al mondo di esser aperto a cambiamenti geopolitici radicali, oltre a sostenere autentiche riforme economiche con l’aiuto di Cina e Federazione russa. Data questa realtà, Kim Jong-un può veramente cercare di raggiungere le masse seguendo le analoghe motivazioni di Deng Xiaoping in Cina. Pertanto, è imperativo che la questione dei rapimenti non sia manipolata, nonostante la gravità del problema. In altre parole, le élite politiche a Tokyo devono muoversi verso un approccio più ampio. Sicuramente, altre questioni più importanti come nucleare, preoccupazioni geopolitiche, manovre militari e ponti economici devono superare continui ostacoli, per via soprattutto della questione dei rapimenti. Una volta che altri sviluppi andranno avanti, naturalmente la Corea democratica sarà più disponibile. Il Giappone deve capire che milioni di coreani morirono difendendo il loro nazionalismo dall’imperialismo giapponese e poi contro l’aggressione statunitense durante la guerra di Corea. Dopo la brutale guerra di Corea gli Stati Uniti sostennero governi autoritari in Corea del Sud prima della democrazia in questa nazione. E’ troppo facile puntare il dito contro la Corea democratica, ma la realtà è che tutte le nazioni hanno la loro storia e forze esterne inocularono la mentalità da assedio a Pyongyang, ma tale mentalità non si basa su capricci, ma su fatti storici importanti  (gli USA sganciarono le bombe nucleari sul Giappone e l’agente chimico arancione su Vietnam e altre nazioni della regione senza che gli USA fossero nemmeno in guerra).
Giappone e Corea democratica devono rinunciare agli ostacoli storici e politici modificando radicalmente la situazione. In un altro articolo su Tokyo Modern Times sulle relazioni tra Giappone e Corea democratica è stato affermato che: “Alcuni analisti indicano che la Corea democratica è esclusa per via delle tensioni attuali tra il Giappone e altre nazioni regionali per questioni territoriali. Ad esempio, i commenti negativi spesso emessi dalla Corea del Sud verso il Giappone. Tuttavia, ciò è troppo cinico perché il nuovo leader della Corea democratica debba essere giudicato riguardo la sua leadership mentre chiaramente la vecchia guardia ha un’enorme potere“. Gli analisti in Giappone e Corea democratica attendono con ansia l’esito dei recenti colloqui. Allo stesso modo, le grandi potenze della regione osserveranno da vicino gli eventi. Si spera quindi che i leader politici in Giappone e Corea democratica vadano avanti, mostrando sincerità e reciproco rispetto.

Japan's PM Abe meets Russia's President Putin during a bilateral session on the sidelines of the APEC leaders summit in SydneyIl Giappone toglie parte delle sanzioni alla Corea democratica migliorando le relazioni
Christof Lehmann, Nsnbc 04/07/2014

Il primo ministro Shinzo Abe del governo giapponese ha deciso di revocare alcune sanzioni unilaterali del Giappone nei confronti della Repubblica popolare democratica di Corea (RPDC) nel  disgelo delle relazioni relativi ai sequestri che per lungo tempo hanno sottolineato le relazioni bilaterali.

south-korea-mapLa decisione dell’amministrazione Abe di togliere alcune sanzione relative alla questione è stata presa dopo gli accordi per avviare la nuova inchiesta sul problema da parte di squadre di esperti per giungere a conclusioni su ciò che realmente accadde nei presunti rapimenti negli anni ’70 e ’80. La questione è stata a lungo uno dei principali ostacoli al ristabilimento delle piene relazioni diplomatiche tra i due Paesi e l’accordo per avviare le indagini con le squadre di esperti è stata presa nel vertice nella capitale cinese Pechino. Il giorno dopo la riunione, la Corea democratica annunciava che l’inchiesta globale inizierà il giorno in cui il nuovo comitato speciale d’inchiesta sarà creato. Il Comitato avrà un mandato speciale dalla Commissione di Difesa Nazionale della Corea democratica, guidata dal capo di Stato Kim Jong-Un. Il Comitato è presieduto dal Consigliere della Commissione di Difesa Nazionale So Tae Ha. Tra i circa trenta elementi del Comitato vi è anche Pak Yonk Sik, direttore del Dipartimento del ministero della Sicurezza del Popolo.
Il Giappone, da parte sua, ha deciso che una parte delle sanzioni sarà tolta permettendo ai cittadini  e alle navi registrate nella Corea democratica di entrare in Giappone, da cui fu escluso per scopi umanitari il traghetto Mangyongbong-92. Il Giappone toglie anche il controllo e il consiglio di astenersi ai cittadini giapponesi dal visitare la Corea democratica. Il disgelo nelle relazioni bilaterali potrebbe indicare un passo verso l’eventuale ripresa dei colloqui a sei, anche se gli Stati Uniti hanno una decisiva influenza, non necessariamente positiva al riguardo.

Traduzioni di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra irregolare contro l’Eurasia

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 23/06/2014
Gerassimov3Oceania era in guerra con l’Eurasia: quindi Oceania era sempre stata in guerra con l’Eurasia. Il nemico del momento rappresentava sempre il male assoluto, e ne conseguiva che qualsiasi accordo passato o futuro fosse impossibile”. Queste sono le parole di ’1984′, il romanzo di George Orwell dalla stranamente corretta prognosi degli eventi futuri, dalla geopolitica alla perdita della privacy e alla nascita dello Stato di sorveglianza. Oceania fittiziamente rappresentava le isole britanniche, Nord e Sud America, Africa meridionale e Australasia. Nel mondo di Orwell, Eurasia era composta da Russia ed Europa, mentre un’altra potenza, Estasia, includeva Cina, Corea e Giappone. Oggi, una forma modificata della futuristica cartina del mondo distopico di Orwell diventa realtà con Russia e Cina che sempre più collaborano economicamente, politicamente e militarmente impedendo che le forze dell’Oceania, centrata su Washington, Londra, Berlino e Parigi, invadano l’Eurasia.
Alla terza conferenza internazionale sulla sicurezza del mese scorso a Mosca, un conclave patrocinato dal Ministero della Difesa russo, il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate russe, il Generale Valerij Gerasimov, dichiarava che le “rivoluzioni colorate” finanziate e organizzate dagli occidentali, come quelle impiegate per due volte in Ucraina e una volta in Georgia, rappresentano una forma di guerra irregolare contro l’Eurasia. La dichiarazione di Gerasimov sui Paesi del North Atlantic Treaty Organization (NATO), che assomigliano all’Oceania di Orwell, che lanciano la guerra irregolare contro Eurasia, avrebbe potuto essere strappata da ’1984′. Gerasimov ha citato la guerra d’informazione, le sanzioni economiche e il sostegno alle “organizzazioni criminali fantoccio” e gruppi estremisti, come componenti irregolari della guerra occidentale contro l’Eurasia. Gerasimov ha anche detto che le rivoluzioni colorate sono parte integrante della strategia militare occidentale contro l’Eurasia dato che le tattiche non militari impiegate, sono spesso seguite dalla forza militare per compiere il cambio di regime. Oggi è il caso dell’offensiva militare del governo ucraino, sostenuta dalla NATO, contro i federalisti dell’Ucraina orientale, così come del sostegno della NATO ai ribelli islamici che combattono contro il governo del presidente siriano Bashar al-Assad. L’intervento militare, compresi gli attacchi aerei, fu impiegato dalla NATO dopo la rivolta islamista in Libia orientale, che alla fine abbatté il leader libico Muammar Gheddafi. I commenti di Gerasimov sulle rivoluzioni colorate sono state supportate da nientemeno che Anthony Cordesman del Centro per gli Studi Strategici e Internazionali (CSIS), un think tank no-profit che spesso riflette le opinioni della Central Intelligence Agency e del dipartimento di Stato USA. Cordesman ha detto che le rivoluzioni colorate sponsorizzate dall’occidente sono una nuova forma di guerra contro Russia e Cina. Il Ministro della Difesa bielorusso Jurij Zhadobin ha citato il “padrino” delle rivolte e rivoluzioni finanziate da George Soros e CIA, Gene Sharp, direttore dell’Albert Einstein Institution di Boston, quale sponsor principale delle rivolte in Europa e Medio Oriente. Le forze armate di Russia, Cina e Bielorussia ora considerano il sostegno dell’occidente al cambio di regime con le rivoluzioni colorate, parte della dottrina militare di Stati Uniti e NATO. I pianificatori militari di Mosca, Pechino e Minsk vedono anche i contractor militari privati, i mercenari occidentali, come l’ex-Blackwater ed ora Academi, parte dello scenario del cambio di regime occidentale dopo lo scoppio delle rivoluzioni colorate. Le ragioni occidentali per la rivoluzione colorata e il cambio di regime in Eurasia sono chiare. Con Russia e Cina in prima linea nello sviluppare nuovi regimi energetici eurasiatici riguardanti gas e nuove rotte che evocano la vecchia Via della Seta, l’occidente si sente minacciato dalla comparsa in Eurasia di un nuovo mercato dinamico, che non solo sarebbe il rivale, ma eclisserebbe il Trans-Pacific Partnership (TPP) di Unione europea e Washington. L’emergere di una nuova identità eurasiatica allarma i capi politici de facto di Oceania. L’Eurasia oppone sviluppo economico e rispetto per le tradizioni a ciò che molti in Russia, Cina, Kazakistan, Bielorussia e altri Paesi della regione vedono come ‘cultura’ occidentale che enfatizza la cultura pop, l’omosessualità, la distruzione delle reti di sicurezza sociale, l’assenza di rispetto per la religione, la distruzione del nucleo familiare tradizionale e il capitalismo predatorio sfrenato che promuove austerità draconiane.
La conferenza di sicurezza di Mosca s’è svolta quando il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping si sono incontrati alla quarta Conferenza sull’interazione e le misure di rafforzamento della fiducia in Asia (CICA), tenutasi a Shanghai. Xi vi ha sottolineato che l’Asia è entrata nel 21° secolo, e che la mentalità da guerra fredda dovrebbe essere abbandonata. Gli osservatori di Giappone e Stati Uniti videro come i delegati asiatici hanno nettamente respinto il “perno in Asia” da Guerra Fredda del presidente Barack Obama e il rafforzamento militare imperiale revanscista del primo ministro giapponese Shinzo Abe in Asia orientale. Per molti aspetti, le forze nel Pacifico di Stati Uniti, Giappone, Filippine e Corea del Sud rappresentano la militarista “Estasia” di ’1984′, alleata per un certo periodo all’Oceania. Non solo il metanodotto “Potenza della Siberia” inizierà a pompare gas dalla Siberia alla Cina nel 2018, come concordato a Shanghai, ma ci sono piani per ripristinare la vecchia Via della Seta come grande autostrada trans-eurasiatica che collegherà la Cina all’Europa attraverso l’autostrada trans-siberiana e l’E-30 europea. Alla fine, un’autostrada di classe A collegherà Amsterdam con Pechino attraverso l’Asian Highway Network. Tale rete di moderne autostrade ripristinerà l’antica Via della Seta dell’Asia inviando merci e passeggeri in tutta l’Eurasia e, nel processo, costruendo nuove infrastrutture nelle zone più remote del cuore eurasiatico. Questa prospettiva preoccupa le banche di Europa e America dato che verranno escluse dalle lotterie finanziari. I leader dell’Eurasia, da Putin e Xi al presidente iraniano Hassan Ruhani e al presidente afgano Hamid Karzai, sono ben consapevoli che le rivoluzioni colorate che hanno fratturato Ucraina, Georgia e Kirghizistan furono finanziate dall’Open Society Institute di George Soros, e che la Fondazione e l’impero degli hedge fund di Soros non sono altro che una facciata del cartello bancario internazionale dei Rothschild. La NATO e l’amministrazione Obama, che rappresentano gli interessi di Soros e Rothschild, non si fermerà davanti a nulla pur di distruggere l’iniziativa eurasiatica. Il rovesciamento con ‘Euromaidan’ del presidente ucraino Viktor Janukovich, che respinse l’adesione all’Unione europea e sembrava pronto a stringere legami con l’Eurasia, fa parte della prima aggressione militare indiretta dell’occidente (od Oceania) contro l’Eurasia. Alcuni leader eurasiatici sanno che l’occidente cerca di sabotare lo sviluppo dell’Unione Eurasiatica. Il presidente kazako Nursultan Nazarbaev ha proposto di trasformare la CICA in una nuova Organizzazione per la sicurezza e lo sviluppo in Asia (OSDA), che sarebbe simile alla controparte eurasiatica della NATO. Sottolineando il rifiuto dell’Eurasia dei ‘valori’ occidentali, Nazarbaev ha sottolineato che OSDA verrebbe costruita su “tradizioni e valori” asiatici. Nazarbaev sembra parlasse per conto di numerosi leader eurasiatici, respingendo il lassismo della cultura occidentale testimoniata dalle volgarità gratuite di Femen e Pussy Riot nei luoghi religiosi in Russia, Ucraina e altri Paesi.
Una nuova concorrente alla versione statunitense di Oceania emerge nell’Eurasia di Orwell. L’”Heartland Theory” di Halford John Mackinder adottata nel libro “Il Pivot geografico  della Storia”, postula che la potenza che controllava il cuore dell’Eurasia, tra Volga, Yangtze, Mare Artico e Himalaya, controllerà il destino del mondo. Se l’Unione eurasiatica diventa un’unione politica ed economica riuscita, Stati Uniti, Gran Bretagna, Europa occidentale e Giappone saranno confinati ad un anemico ed economicamente e socialmente decadente “Rimland” costiero in cui le ultime risorse saranno combattute dagli affamati sciacalli bancari di Wall Street, City di Londra e Francoforte. Lo scoppio della guerra in Siria, Ucraina e Iraq non sono che i primi colpi della guerra imminente tra “Oceania” ed “Eurasia”.

41d34043e88e6a906cb1La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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