Una bomba nell’anno del Serpente

Melkulangara Bhadrakumar Strategic Culture Foundation 14/02/2013

A North Korean soldier stands guard at the launch site for the Unha-3 long-range rocket.Tutto ciò che riguarda la Corea del Nord deve essere speculativo. Questo è stato ed è ancora il problema principale. Ma una speculazione sembra finire, finalmente. Si tratta dell’ambivalenza apparente della Cina verso il programma nucleare della Corea del Nord. Sempre più spesso Pechino esce dal ‘lato giusto della storia’. Che a sua volta avrebbe scatenato una serie di profonde conseguenze per la sicurezza della regione Asia-Pacifico e per la politica globale nel suo complesso e, cosa più importante, quel futuro di cui il nuovo leader della Cina Xi Jinping ha enigmaticamente accennato, ma lasciato indefinito, con il suo concetto delle “due grandi potenze” durante la visita negli Stati Uniti dello scorso anno, quando era ancora un semplice ‘principino’.
In effetti, mentre la ‘notizia straordinaria’ tradotta dai bit d’informazione e dalle notizie su un terremoto oscuro in Corea del Nord, la mattina del 12 febbraio, che informava il mondo che il regno eremita aveva probabilmente effettuato il suo terzo test nucleare sotterraneo, tutti gli occhi si sono puntati sulla Cina. Per gli osservatori della Cina, nel complesso, si tratta di una vera e propria festa per la mente, con la nuova leadership della Cina che affronterebbe una grande sfida nella politica estera; una seconda sfida, allo stesso tempo in effetti, se si dovesse aggiungere la faida tra Cina e Giappone sulle isole contese nel Mar Cinese Orientale.
Alla fine emerge che il predecessore di Xi, Hu Jintao, dava consigli di moderazione a Pyongyang, ma che anche manteneva l’economia della Corea del Nord rifornendola ininterrottamente di cibo, carburante e investimenti, praticamente mantenendo a bada la comunità internazionale, limitandone l’imposizione di sanzioni punitive. In effetti, sembra inevitabile l’impressione che la Corea del Nord sia stata tenuta al riparo dalle proteste internazionali da Hu, che tacitamente ha tollerato il programma nucleare della Corea del Nord. Poi è arrivato il lancio dei missili a lunga gittata della Corea del Nord, a dicembre, e la decisione sorprendente di Pechino di affiancarsi agli Stati Uniti nel sostenere le sanzioni delle Nazioni Unite contro Pyongyang. La saggezza convenzionale, a quel punto, era che la Cina sarebbe poco dopo ritornata alla sua “posizione di blocco” sulla Corea del Nord, come aveva fatto molte volte in passato. La cosa interessante, a posteriori, è che le cose non sono esattamente andate così. Al contrario, quando Pyongyang scatena un feroce attacco contro Pechino per aver sostenuto le sanzioni volute dagli USA al Consiglio di sicurezza dell’ONU, e minacciato un test nucleare, la Cina ha pubblicamente rimproverato la Corea del Nord, anche se limitandosi ai media in lingua inglese, destinati all’opinione pubblica mondiale.
Non vi è alcun dubbio che l’editoriale del quotidiano statale Global Times della settimana scorsa, scritto da Zhang Liangui, esperto della Corea del Nord e consigliere del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese, deve essere preso sul serio. L’editoriale si basava sul presupposto che Pyongyang sarebbe andata avanti con il test nucleare a qualsiasi costo, e guardando in profondità avvertiva che la Corea del Nord “pagherebbe un alto prezzo” in termini di buona volontà della Cina. Il fondo della nota redazionale è il suo avvertimento inequivocabile che Pyongyang sbaglierebbe calcoli se pensasse di mettere la Cina contro gli Stati Uniti, “Pyongyang non deve sbagliarsi sulla Cina. La Cina non metterà le sue relazioni con Pyongyang sopra agli altri interessi strategici“. Chiaramente, il rapporto politico della Cina con Pyongyang ha toccato un punto basso. Ma allora, quali sono le priorità a lungo termine della Cina? Questi sono: nessuna guerra nella penisola coreana; nessuna destabilizzazione del regime nordcoreano e, una penisola coreana libera dalle armi nucleari. La Cina potrebbe indurirsi, ma rimarranno le considerazioni umanitarie e il rapporto a lungo termine non può essere abbandonato così. Inoltre, la Corea del Nord ha agito come zona cuscinetto cruciale contro le truppe degli Stati Uniti di stanza in Corea del Sud e Giappone. Inoltre, sullo sfondo del riequilibrio in Asia degli Stati Uniti e delle relazioni difficili della Cina con il Giappone, Pechino ha bisogno di una copertura e può, quindi, nella migliore delle ipotesi permettersi di premere il tasto pausa su questo punto.
D’altra parte, c’è anche il grande quadro da considerare, il “nuovo tipo di rapporto tra due grandi potenze“, di cui Xi ha parlato durante la sua visita negli Stati Uniti. Così, in molti modi, non tutto si riduce a come Xi visualizza i rapporti USA-Cina nel loro complesso. C’è qualche ragione per  credere che la nuova dirigenza di Pechino sia alla ricerca di un buon guanxi (o buone reti di relazione) con la nuova amministrazione statunitense nel secondo mandato del presidente Barack Obama, che si è appena assestato. Infatti, un buon guanxi si basa sulle affinità e la fiducia personali ed ha il potenziale di creare situazioni “win-win“, soprattutto se portano alla conclusione di  contratti d’affari. La grande domanda è se la leadership cinese cercherà un buon guanxi da sviluppare con l’amministrazione Obama sul problema della Corea del Nord.

Morso geopolitico
I commentatori statunitensi stimano che al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, come e quando nuove sanzioni economiche contro la Corea del Nord saranno discusse in risposta al suo ultimo test nucleare, la Cina potrebbe sostenere tali misure. In realtà, l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap ha riferito che le imprese della Corea del Nord e le imprese governative che operano in Cina hanno ritirato il denaro dai loro conti bancari cinesi. Al contrario, come ha preso atto l’editoriale del Global Times, c’è sempre la possibilità che gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea del Sud stiano probabilmente cercando di fomentare la discordia tra la Cina e la Corea del Nord, e “come trappola sembra verosimile“. Si dice addirittura che gli Stati Uniti potrebbero collaborare con la Corea del Sud e imporre un blocco marittimo alla Corea del Nord, senza preoccuparsi di avere un qualsiasi mandato dalle Nazioni Unite per un atto aggressivo che, ovviamente metterebbe seriamente in difficoltà la leadership cinese. Inoltre, il test nucleare della Corea del Nord avviene in un momento politicamente delicato, in cui vi sono stati cambiamenti nelle leadership di Cina, Giappone e Corea del Sud. In particolare, la neoeletta presidente della Corea del Sud, Park Geun-hye, è la figlia dell’ex presidente Park Chung-hee, che la Corea del Nord una volta tentò di assassinare, finendo per ucciderne la moglie (madre della nuova presidente).
Neanche la Cina può permettersi di farsi distrarre da una nuova crisi nella politica estera vicina, quando gli attuali crescenti problemi interni richiedono grande attenzione. Chiaramente, la Cina si trova tra l’incudine e il martello con il test nucleare nordcoreano. Per una curiosa coincidenza, il test nucleare ha avuto luogo con il capodanno dell’anno del serpente. L’anno del serpente ha storicamente avuto un morso geopolitico: Pearl Harbor (1941), massacro di Piazza Tienanmen (1989), attentati a New York e Washington dell’11 settembre (2001). Tra l’altro, lo stesso Xi è nato nell’anno del serpente del 1953.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Spazio nucleare 2012

Karl Grossman Enformable 13 Aprile 2012

Lo schianto della scorsa settimana di un drone statunitense sulle isole Seychelles, il secondo incidente di un drone statunitense alle Seychelles in quattro mesi, sottolinea la follia mortale del piano degli scienziati dei laboratori nazionali degli Stati Uniti e della Northrop Grumman Corp. riguardante i droni a propulsione nucleare.
Il drone che “è rimbalzato un paio di volte sulla pista” nel Seychelles International Airport, il 4 aprile, “prima di finire” in mare, secondo una dichiarazione della Civil Aviation Authority delle Seychelles, era a propulsione convenzionale. Dalle isole dell’Oceano Indiano i droni degli Stati Uniti volano sulla Somalia e anche sulle acque al largo dell’Africa orientale, alla ricerca di pirati. Ma l’uso di energia nucleare per i droni degli Stati Uniti è stato “positivamente valutato dagli scienziati del Sandia National Laboratories e della Northrop Grumman Corp.”, ha rivelato Steven Aftergood, del Progetto sulla segretezza del governo della Federazione degli scienziati americani, il mese scorso.
Il loro rapporto ha detto che “i progetti tecnologici e dei sistemi sono stati valutati … ma non sono mai stati applicati in precedenza sui velivoli senza equipaggio” e l’”uso di queste tecnologie” potrebbe fornire “prestazioni del sistema senza paragoni con le tecnologie esistenti.” E’ riconosciuto, tuttavia, che “le attuali condizioni politiche non consentono l’uso dei risultati.” Così “è dubbio che saranno utilizzati in un futuro a breve o a medio termine.”
Basti pensare se i due droni che si sono schiantati alle Seychelles, avessero utilizzato il nucleare, e se all’impatto il combustibile radioattivo che avrebbero potuto contenere, si fosse sparso. Oppure, si pensi se i droni fossero precipitati altrove, in Somalia, per esempio, fornendo materiale nucleare per chi volesse avere una “bomba sporca“. I droni, non troppo per inciso, hanno una serie di frequenti incidenti.
Il drone a propulsione nucleare apparentemente non va avanti da nessuna parte, ora, a causa delle “considerazioni politiche attuali.” Ma altri sistemi che utilizzano la propulsione nucleare, e che anche minacciano una catastrofe nucleare, sono sul tavolo di progettazione e alcuni progrediscono.
Questi includono:
- Un nuovo piano dell’Aviazione degli Stati Uniti che sostiene “il volo con motore nucleare“, dal titolo Energy Horizons, emesso a gennaio, afferma che “l’energia nucleare è stata impiegata su diversi sistemi satellitari” e “questa fonte fornisce una potenza costante … con una molto più alta energia e densità di potenza rispetto alle tecnologie attuali.” E ammette che “l’attuazione di tale tecnologia deve essere valutata con dei possibili esiti catastrofici.” Infatti, il peggior incidente che ha coinvolto un sistema spaziale nucleare degli Stati Uniti si è verificato con la caduta sulla Terra, nel 1964, di un satellite alimentato da un generatore termoelettrico a radioisotopi o RTG, lo SNAP-9A. Non riuscì a raggiungere l’orbita e cadde sulla Terra, la disintegrazione nell’atmosfera causò la dispersione del suo combustibile al Plutonio-238, sotto forma di un’ampia nube di polvere sulla Terra. Il dr. John Gofman, professore di Fisica Medica presso l’University of California, Berkeley, collegò l’incidente dello SNAP-9A ad un aumento globale nel cancro ai polmoni. Il rapporto dell’Aviazione considera l’energia nucleare una fonte di energia che l’aiuterà a raggiungere la “massima quota fondamentale“, fornendo “l’accesso a ogni parte del globo, comprese le aree negate”.
- “Un innovativo sistema di navigazione spaziale a propulsione nucleare russa, sarà pronta entro il 2017, e spingerà una nave in grado di compiere lunghe missioni interplanetarie entro il 2025“, aveva riferito, la scorsa settimana, l’agenzia russa RIA Novosti. L’articolo del 3 aprile, intitolato “Plutonio su Plutone: novità sul volo spaziale nucleare russo“, diceva, “Il motore nucleare della potenza di megawatt, funzionerà per un massimo di tre anni e produrrà 100-150 kilowatt di energia, a potenza normale.” E “sviluppato presso Skolkovo, polo tecnologico avanzato della Russia, dove il direttore del programma nucleare Dennis Kovalevich ha confermato la svolta.” Ha detto, “gli scienziati si aspettano di iniziare a sviluppare il nuovo motore tramite test operativi, già nel 2014.” In precedenza, RIA Novosti aveva riferito che il direttore di Roscosmos, l’agenzia spaziale russa, riteneva che lo “sviluppo di sistemi a energia nucleare, della potenza di megawatt, per veicoli spaziali con equipaggio umano, è determinante se la Russia vuole mantenere un vantaggio competitivo nella corsa allo spazio, compresa anche l’esplorazione della Luna e di Marte.” Si dice che anche l’azienda spaziale russa Energija, sia “pronta a progettare una centrale nucleare spaziale, con una vita utile di 10 a 15 anni, da collocare inizialmente sulla Luna o su Marte.” Il peggior incidente che coinvolse un sistema spaziale nucleare sovietico o russo, fu la caduta nel 1978 del satellite Cosmos 954, alimentato da un reattore nucleare. Disperse nell’atmosfera detriti radioattivi per oltre 77.000 miglia quadrate, sui Territori del Nordovest del Canada.
- Gli Stati Uniti stanno avviando di nuovo la produzione di Plutonio-238 per uso spaziale. Negli ultimi anni, gli Stati Uniti avevano smesso di produrre Plutonio-238. E’ 270 volte più radioattivo rispetto al più comunemente conosciuto plutonio-239, utilizzato come combustibile per le bombe atomiche, e quindi la sua realizzazione ha prodotto un significativo inquinamento radioattivo. Invece, hanno ottenuto Plutonio-238 dalla Russia. Gli RTG alimentati da Plutonio-238 sono stati utilizzati dagli Stati Uniti come fonte di energia elettrica per i satelliti, come Horizons Energy notava. Ma questo fino all’incidente dello SNAP-9A, che ha causato una svolta verso la produzione di elettricità con pannelli solari fotovoltaici. Ora tutti i satelliti sono alimentati da pannelli solari, così come la Stazione Spaziale Internazionale. Ma gli RTG che usano il Plutonio-238 sono rimasti una fonte di energia elettrica a bordo di sonde spaziali come la Cassini, che la NASA ha lanciato verso Saturno nel 1999. Il Dipartimento dell’Energia prevede di produrre Plutonio-238, sia all’Oak Ridge National Laboratory che nell’Idaho National Laboratory. “Nei prossimi due anni, l’Oak Ridge National Laboratory avvierà un progetto pilota da 20 milioni di dollari per dimostrare la capacità del laboratorio nel produrre e processare Plutonio-238 per l’utilizzo nel programma spaziale“, ha riferito il Knoxville Sentinel News, il mese scorso.
-Gli Stati Uniti stanno inoltre sviluppando missili a propulsione nucleare. Il direttore della NASA Charles Bolden, un ex astronauta e maggiore generale dell’US Marine Corps, è un sostenitore del progetto di una società di Houston, Ad Astra, di cui un altro ex astronauta, Franklin Chang-Diaz, è presidente e chief executive officer. “Ha lanciato Ad Astra, dopo che si era ritirato dalla NASA nel 2005, ma l’azienda continua una stretta collaborazione con l’agenzia spaziale degli Stati Uniti“, osservava la governativa Voice of America, nel suo articolo sul progetto dello scorso anno. Il Variable Specific Impulse Magnetoplasma Rocket o VASMIR può essere alimentato da energia solare, ma l’articolo riferisce, “Chang-Diaz dice che sostituendo i pannelli solari con un reattore nucleare, si fornirà la potenza necessaria a VASMIR per un viaggio molto più veloce.” E lo cita riferire che “potremmo compiere una missione su Marte in circa 39 giorni, solo in andata.” E, anche se “tale missione è ancora lontana tanti anni, Chang-Diaz dice che il suo razzo potrebbe essere utilizzato molto prima per le missioni della Stazione Spaziale Internazionale o per il recupero o il posizionamento di satelliti in orbita attorno alla Terra.”
Chi sfida ciò che sta accadendo è il Global Network Against Weapons & Nuclear Power in Space.
Bruce Gagnon, coordinatore del gruppo, commenta:
Chi può negare che l’industria nucleare non stia facendo gli straordinari per diffondere il suo prodotto mortale su ogni possibile applicazione militare? La recente rivelazione che il Pentagono stia fortemente considerando di usare motori nucleari sui droni è pericolosamente ‘più del solito’”. “Droni a propulsione nucleare che volano in giro o a bordo di razzi che spesso falliscono il lancio, sono follia pura“, afferma Gagnon. “Le persone devono respingerlo nettamente“.
Quello che sta accadendo ha cause profonde. Un concetto fondamentale di Sandia e Northrop Grumman per i droni a propulsione nucleare era, come il quotidiano britannico The Guardian ha riferito la settimana scorsa, i voli a lunghissima autonomia. “Gli scienziati statunitensi hanno elaborato piani per una nuova generazione di droni a propulsione nucleare, in grado di volare sulle regioni remote del mondo per mesi e mesi, senza rifornimento di carburante“, ha segnalato. La stessa logica, ha osservato Gagnon, fu alla base dello sviluppo negli Stati Uniti, negli anni ’40 e ’50, di bombardieri a propulsione nucleare.
La strategia era che questi bombardieri a propulsione nucleare rimanessero in aria per lunghi periodi di tempo. Non ci sarebbe stato quindi alcun bisogno di mobilitare gli equipaggi e fare decollare i bombardieri per sganciare armi nucleari in Unione Sovietica, se erano già in volo, in attesa del comando. L’Energia Nucleare per la Propulsione di Aeromobili o progetto NEPA, fu iniziato nel 1946 e ha comportato la conversione di due bombardieri B-36 per la propulsione nucleare. La prima operazione di un motore aeronautico nucleare si verificò nel 1956. I laboratori nazionali degli Stati Uniti, una serie di strutture che iniziarono il programma d’urto per costruire le armi atomiche, il  Manhattan Project, erano parte integrante del programma. L’Oak Ridge National Laboratory, che venne avviato quando si sciolse la Commissione per l’Energia Atomica degli USA, svolse gran parte del lavoro di ricerca. Gran parte del test venne svolto in quello che ora è l’Idaho National Laboratory, dove oggi due motori per aerei nucleari sono esposti al pubblico ed è anche rimasto un hangar gigantesco, costruito per gli aerei nucleari. La General Electric fu il principale contraente.
Il piano dei bombardieri a propulsione nucleare venne finalmente affondato a causa del problema causato dalla pesante schermatura in piombo per proteggere l’equipaggio dalle radiazioni e, come l’allora Segretario alla Difesa Robert McNamara disse al Congresso nel 1961, un aereo atomico “espellerebbe nell’atmosfera una parte delle sostanze radioattive prodotte dalla fissione, creando un importante problema di pubbliche relazioni, se non un pericolo fisico reale.”
Un programma successivo che collegò l’energia nucleare e le armi fu il programma Star Wars del presidente Ronald Reagan. Venne “predicato”, osserva Gagnon, “il nucleare nello spazio“. Reattori e anche un “Super RTG” vennero costruiti dalla General Electric, per fornire l’energia a piattaforme orbitanti da combattimento dotate di laser, cannoni iperveloci e armi a fascio di particelle.
Nel mio libro, The Wrong Stuff: The Space Program’s Nuclear Threat to Our Planet e nel documentario TV, Nukes in Space: The Nuclearization and Weaponization of the Heavens, ho notato la dichiarazione del 1988 del tenente generale James Abramson, primo capo della Strategic Defense Initiative, che “senza reattori in orbita [vi] sarà necessità di un lungo, lungo cavo elettrico che scenda sulla superficie della Terra” per alimentarli. Aveva affermato: “Il mancato sviluppo dell’energia nucleare nello spazio potrebbe paralizzare gli sforzi per implementare sensori anti-missili e armi in orbita.”
Per quanto riguarda i razzi a propulsione nucleare, gli Stati Uniti hanno una lunga storia di tentativi di realizzazione a partire dagli anni ’50. C’era un programma chiamato Nuclear Engine for  Rocket Vehicle Application o NERVA, seguiti dai progetti Plutone, Rover e Poodle (barboncino). E negli anni ’80, il razzo a propulsione nucleare Timberwind venne sviluppato per inviare carichi pesanti per Star Wars e anche per dei viaggi su Marte. Più di recente, il programma Prometeo per costruire razzi a propulsione nucleare, venne iniziato dalla NASA nel 2003. Nel corso degli anni ci sono state grandi preoccupazioni sulla possibile esplosione di un missile nucleare al lancio o un suo schianto sulla Terra.
L’Unione Sovietica, la Russia, ha condotto un programma spaziale nucleare parallelo, per satelliti a propulsione nucleare, lo sviluppo di un bombardiere nucleare e di missili a propulsione nucleare.
Ora, nel frattempo, l’energia nucleare sopra le nostre teste, viene indicato come necessaria.
La NASA ha continuato a usare gli RTG alimentati da Plutonio-238 su sonde spaziali, affermando che non c’era altra scelta. Ma l’anno scorso ha lanciato la sonda spaziale Juno che ora viaggia verso Giove – che per alimentare tutti i suoi sistemi di bordo, utilizza solo pannelli solari fotovoltaici.  Arriverà nel 2016 e farà 32 orbite attorno a Giove ed eseguirà una serie di missioni scientifiche. La NASA ha dichiarato la settimana scorsa, sul suo sito web, che Juno:il 4 aprile sarà approssimativamente a 209 milioni di chilometri dalla Terra … La sonda Juno è in ottima salute.” Questo nonostante la NASA sostenga da decenni che solo l’energia nucleare sia in grado di fornire energia elettrica a bordo, nello spazio profondo.
Allo stesso modo, l’Agenzia spaziale europea ha varato nel 2004 una sonda spaziale chiamata Rosetta, che utilizza l’energia solare piuttosto che l’energia nucleare, per avere energia elettrica a bordo. Dovrà incontrare nel 2014 la cometa 67P/Churjumov-Gerasimenko e inviarvi un lander per analizzarne la superficie. A quel punto sarà a 500 milioni di miglia dal Sole, una piccola pallina nel cielo a quella distanza, ma Rosetta raccoglierà ancora l’energia solare .
Come  propulsione spaziale, una fonte di energia molto promettente sono le particelle ionizzate nello spazio, che possono essere utilizzate nell’ambiente senza attrito chiamato vela solare.
Nel maggio 2010, l’Exploration Agency del Giappone ha lanciato un veicolo spaziale sperimentale, Ikaros, che sette mesi più tardi ha raggiunto Venere, spinto solo dalla sua vela solare. La Planetary Society sta preparando una missione simile, utilizzando un veicolo spaziale di nome LightSail-1 (Vela di luce) alimentato da vele solari e pianifica due voli più ambiziosi per LightSail-2 e LightSail-3.
Queste missioni non minacciano la vita sulla Terra, come invece fa l’uso della propulsione nucleare. E le minacce della propulsione nucleare possono essere enormi. Ad esempio, si consideri la proiezione nella Final Environmental Impact Statement for the Cassini Mission della NASA, sugli impatti possibili se ci fosse un “rientro accidentale” di Cassini nell’atmosfera terrestre, durante una delle sue due “flyby”, slanci attorno alla Terra, ma a poche centinaia di miglia di quota, per aumentare la sua velocità in modo da poter raggiungere Saturno. Se cadesse sulla Terra, si dissolverebbe nell’atmosfera ed i suoi 72,3 chilogrammi di Plutonio-238 verrebbero dispersi, “5 miliardi … della popolazione mondiale … potrebbero ricevere il 99 per cento o più della esposizione alle radiazioni“, prevedeva la NASA.
Inoltre, anche la produzione di combustibile nucleare sulla Terra per l’uso nello spazio o nell’atmosfera, per droni, costituisce un pericolo. Le strutture che sono state utilizzate in precedenza dagli Stati Uniti per la produzione di Plutonio-238, i Los Alamos National Laboratory e i Mound Laboratory, sono divenuti ricettacoli della contaminazione dei lavoratori e dell’inquinamento radioattivo.
James Powell, direttore esecutivo dell’organizzazione Keep Yellowstone Nuclear Free, che si è opposto al riavvio della produzione di Plutonio-238 nel vicino Idaho National Laboratory, commenta:  “A parte il pericolo incombente di ordigni nucleari sulla Terra, dobbiamo anche renderci conto che il materiale nucleare deve essere prodotto nei nostri cortili con reattori nucleari degli anni ’60 e poi trasportato avanti e indietro da [Oak Ridge National Laboratory in] Tennessee all’Idaho. Ogni singola parte di questo processo ci interessa”.

Karl Grossman, professore di giornalismo presso la State University di New York / College di Old Westbury, è l’autore di The Wrong Stuff: The Space Program’s Nuclear Threat To Our Planet (Common Courage Press), e scrittore e narratore del documentario TV, Nukes In Space: The Nuclearization and Weaponization of the Heavens (EnviroVideo).

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Gli Stati Uniti hanno utilizzato armi nucleari tattiche in Afghanistan e in Iraq

Leonid Savin, Strategic Culture Foundation, 09.04.2012

E’ diventato chiaro, dopo il vertice sul nucleare di Seul, che gli Stati Uniti aderiscono alla vecchia politica, risalente al 1945, di monopolizzare il diritto di usare le armi nucleari, combinando la loro parte nella non proliferazione del diritto internazionale con nuove misure restrittive contro gli altri, compresa la Russia. Tutto ciò dovrebbe riportare alla superiorità nucleare globale degli Stati Uniti.
Nel suo libro Towards a World War III Scenario: The Dangers of Nuclear War, Michel Chossudovsky ci narra dell’interconnessione tra il Pentagono e le grandi aziende statunitensi. Il libro dice che il Congresso statunitense approvò l’uso di armi nucleari tattiche nelle guerre non convenzionali, nel 2003. Secondo i congressisti, ciò era abbastanza “sicuro per i civili” (1).
Infatti, la tecnologia militare è avanzata di parecchio rispetto alle due bombe nucleari usate contro il Giappone, specialmente nel campo dello sviluppo di munizioni nucleari di bassa e bassissima potenza. Già nel 1950 il “cannone nucleareDavy Crocket, il sistema d’arma più piccolo con una gittata di a 4,5 km, faceva parte dell’arsenale delle forze armate (2). Era destinato ad essere distribuito in gran numero in Europa occidentale per combattere un improvviso attacco da parte dell’Unione Sovietica.
Le forze armate statunitensi sono in possesso di 3400 munizioni nucleari dalla potenza variabile (circa 2000 schierate). Un operatore decide la potenza richiesta a seconda della situazione (ad esempio riducendola per colpire nemici nelle immediate vicinanze dell’esercito o della marina statunitense, o nel territorio o nelle acque di uno stato amico/alleato).
Veicoli aerei senza equipaggio possono essere utilizzati come vettori. L’MQ-9 Reaper, oggi presente nell’arsenale delle forze armate, può essere armato con fino 14 missili aria-superficie AGM-114 Hellfire, ognuno del peso di 50 kg. E’ possibile usarlo come vettore di piccole armi nucleari.
In condizioni di guerra ad alta intensità, le armi nucleari tattiche aggiornate possono creare l’illusione della loro assenza sul campo di battaglia nel caso in cui vengano utilizzate insieme a quelle convenzionali. Ad esempio, secondo esperti militari russi, le munizioni nucleari di nuova generazione sono state utilizzate in Libano nel 2006, durante l’operazione contro l’Hezbollah. Allora l’esercito israeliano ha utilizzato le cosiddette bunker busters. I campioni del suolo prelevati dai crateri avevano tracce di uranio arricchito. Allo stesso tempo venne precisato che non c’erano radiazioni gamma e isotopi cesio 137, derivanti da decadimento radioattivo. Il livello di radiazioni era alto all’interno dei crateri, ma scendeva di circa la metà a distanza di soli pochi metri. Non è escluso che le armi siano state inviate in Israele dagli Stati Uniti, per essere testate in battaglia.
Vi è un aspetto del diritto molto importante. Le munizioni termonucleari “pure” non sono controllate da nessun accordo internazionale e formalmente rientrano nei sistemi convenzionali ad alta precisione, anche se la loro potenza distruttiva è di gran lunga superiore. Gli esperti non hanno una visione comune di quanto gli Stati Uniti e altri stati siano avanzati nel campo dello sviluppo di armi a fusione termonucleare ‘pura’. Gli specialisti di uno degli istituti di ricerca militare russi, dicono che le nuove armi nucleari sono al di là delle restrizioni legali di un qualsiasi accordo internazionale su sviluppo, test, proliferazione o uso di armi nucleari (3).
Qualcosa di simile a ciò è stato detto dopo l’11 settembre 2001. Mentre indagavano sull’attentato alle torri gemelle di New York, alcuni esperti di diversi paesi giunsero alla conclusione che le torri furono demolite (insieme alla terza, che viene raramente menzionata nelle relazioni sull’attacco al Trade Center) a seguito di esplosioni di piccole cariche termonucleari (4). Lo scenario si basa sulle scosse sismiche del giorno dell’attacco e sul fatto che alcuni vigili del fuoco e poliziotti, che si trovavano nel luogo della distruzione, morirono anni dopo di cancro.
Nel bel mezzo del dibattito sul START-3 e sullo schieramento dello scudo missilistico europeo, gli Stati Uniti hanno riorganizzato in silenzio il Comando d’attacco globale dell’aviazione. Formalmente, la riorganizzazione è terminata nel dicembre 2011. Ora il nuovo comando avrà sotto il suo controllo la forza aerea strategica (5).
Andrew C. Weber, Assistente del Segretario alla Difesa per i programmi di difesa nucleare, chimici e biologici, ha dichiarato: “Alcuni dicono che non abbiamo mai usato le armi nucleari. La verità è che usiamo armi nucleari ogni giorno per mantenere il mondo sicuro…” Naturalmente il verbo da usare potrebbe significare affrontare. Ma Peter Eyre, un consulente sul Medio Oriente, ha detto che gli USA hanno usato armi nucleari tattiche almeno una volta in Iraq e un paio di volte in Afghanistan, nelle montagne di Tora Bora (questa violazione flagrante della Convenzione di Ginevra è stata sancita dai presidenti degli Stati Uniti, che ne fa dei criminali militari (6)). In questo contesto, il ragionamento espresso da Weber diventa inquietante.
C’è il presupposto che la riorganizzazione del Comando d’attacco globale dell’aviazione abbia per missione assegnare maggiore “flessibilità” all’uso globale delle armi nucleari nel mondo. Una volta che le armi sono state usate in Libano, Iraq e in Afghanistan, cosa impedisce che siano usate in qualche altro posto?

Note:
(1) Chossudovsky M. Towards a World War III Scenario: The Dangers of Nuclear War. Global Research, 2012
(2) S. Yuferev. Ultracompact nuclear weapon – recoilless gun Davy Crocket, Voennoe obozrenie (Military Review), 28 Ottobre 2011.
(3) V. Kretinin, A. Kotomin, A. Shushkov Pure fusion thermonuclear weapon: a myth or reality? Armeisky Vestnik (Army News) 06.06.2011 
(4) Ad esempio, vedasi: Thermonuclear destruction of the World Trade center in New York, The Pandora’s box, 21 settembre 2011
(6) Stein V., CSAF signs munitions realignment program action directive.

La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Ministero degli Esteri della Corea del Nord denuncia l’aggressione militare statunitense alla Libia

Workers 8 Aprile 2011

Il comunicato stampa seguente è stato emesso dalla Central News Agency dalla Repubblica Democratica del Popolo della Corea.

Pyongyang, 22 marzo (Kcna) – Un portavoce del ministero degli Esteri della Corea del Nord ha dato la seguente risposta ad un quesito sollevato dalla Kcna su quanto riguarda l’attacco militare statunitense alla Libia:
Gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco militare contro la Libia in combutta con alcuni paesi occidentali il 19 marzo. Interferisce apertamente negli affari interni della Libia, scatenando una guerra civile, e poi ha preparato una risoluzione ingannevole, abusando dell’autorità del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Alla fine ha perpetrato un indiscriminato intervento armato sul Paese, andando oltre i limiti della risoluzione.
La RPDC denuncia ciò con fermezza come una violazione ingiustificata della sovranità e integrità territoriale di uno Stato indipendente e come orrendo crimine contro l’umanità, in grave violazione della dignità del popolo libico e del suo diritto all’esistenza. Tale azione di guerra non può mai essere giustificata e deve essere fermata immediatamente.
Il mondo sta assistendo quasi ogni giorno alla misera morte di un gran numero di cittadini pacifici e di disastri inenarrabili, causati da due guerre lanciate dagli Stati Uniti nel nuovo secolo. Non contenti di ciò, gli Stati Uniti hanno scatenato una nuova disastrosa guerra, al fine di determinare un cambiamento di regime nel paese che incorre a suo dispiacere sotto l’insegna spuria della “protezione dei civili” e per mettere le risorse naturali della Libia sotto il loro controllo.
Gli Stati Uniti non esitano ad interferire negli affari interni di altri paesi e a lanciare un’invasione armata, abusando del nome delle Nazioni Unite, e in violazione della sovranità degli Stati indipendenti. Queste pratiche prepotenti ed arbitrarie degli Stati Uniti sono diventati la causa profonda degli attuali attentati alla pace e alla stabilità mondiale.
L’attuale crisi libica impartisce alla comunità internazionale una lezione seria. E’ stato totalmente dimostrato al mondo che lo “smantellamento nucleare della Libia“, tanto propagandato dagli Stati Uniti in passato, si è rivelato essere una modalità di aggressione con cui questi ultimi hanno blandito il primo con parole dolci come “garanzia di sicurezza” e “miglioramento delle relazioni“, per disarmare se stessa e poi essere inghiottita con la forza.
Si è dimostrato ancora una volta la verità della storia, che la pace può essere preservata solo se si costruisce una propria forza, finché le  come pratiche prepotenti ed arbitrarie andranno avanti nel mondo.
La Corea del Nord ha giustamente preso la via del Songun e della costruzione della capacità militare di autodifesa, che in questa situazione ha un effetto deterrente molto importante nell’evitare una guerra e nel difendere la pace e la stabilità nella penisola coreana.

I coreani affermano che la Libia dimostra la necessità di una forte difesa
Griswold Deirdre Workers 8 Aprile 2011

La Repubblica democratica popolare di Corea ha tratto una conclusione importante dal non provocato bombardamento della Libia da parte delle forze USA e NATO: i paesi in via di sviluppo non devono mai abbassare la guardia e credere alle promesse fatte dagli imperialisti.
Nel 2003 gli Stati Uniti accettarono che la la Libia smantellasse il suo programma di armi nucleari dopo aver dato le garanzie al governo libico sulla sua sicurezza. Oggi, mentre i paesi imperialisti continuano a fa cadere le loro bombe sulla Libia, chiunque può vedere che tali garanzie sono inutili.
La La Libia ha fatto diverse importanti concessioni a Stati Uniti, NATO e Fondo monetario internazionale, dopo l’attacco ingiustificato di Washington contro l’Iraq nel marzo 2003. Gli Stati Uniti avevano invaso l’Iraq con il pretesto che aveva armi di distruzione di massa – cose che si è poi dimostrata essere una bugia. Il Pentagono è stato in grado di distruggere gran parte delle infrastrutture del paese e ad aprire la porta alle compagnie petrolifere degli Stati Uniti, per entrare in possesso della risorsa più preziosa dell’Iraq. La Libia, un ricco paese petrolifero della regione, deve essersi sentita vulnerabile. Nel dicembre 2003 aveva accettato di smantellare il suo programma di armi nucleari, in cambio di garanzie sulla sicurezza dagli Stati Uniti. Ora guardate cosa è successo! Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia bombardano la Libia per cercare di realizzare lì quello che hanno fatto in Iraq: Distruggere un governo che gli impediva di prendere il controllo delle sue risorse ed economia.
Nel 1950, dopo una rivoluzione socialista, gli imperialisti USA invasero la Repubblica popolare democratica di Corea. Dopo tre anni di guerra devastante che uccise milioni di persone, gli Stati Uniti concordarono un cessate il fuoco, ma si rifiutarono di firmare un trattato di pace – perciò Washington è tecnicamente in guerra con la Corea del Nord, da allora. Le basi degli USA sono diventate impianti permanenti nel sud della Corea, e gli Stati Uniti hanno avviato esercitazioni belliche congiunte al largo delle coste della Corea del Nord, sia con il Giappone che con il regime sud coreano.
Allo stesso tempo, la più grande potenza nucleare del mondo, esercita un’enorme pressione sulla Corea del Nord affinché abbandoni i suoi sforzi per costruirsi la propria difesa nucleare, che i coreani chiamano “Songun.” Tuttavia, un rappresentante del Ministero degli Esteri della Corea del Nord ha detto a un reporter, il 22 marzo:
L’attuale crisi libica impartisce alla comunità internazionale una lezione seria. E’ stato totalmente dimostrato al mondo che lo “smantellamento nucleare della Libia”, tanto propagandato dagli Stati Uniti in passato, si è rivelato essere una modalità di aggressione con cui questi ultimi hanno blandito il primo con parole dolci come “garanzia di sicurezza” e “miglioramento delle relazioni”, per disarmare se stessa e poi essere inghiottita con la forza.
Si è dimostrato ancora una volta la verità della storia, che la pace può essere preservata solo se si costruisce una propria forza, finché le  come pratiche prepotenti ed arbitrarie andranno avanti nel mondo. La Corea del Nord ha giustamente preso la via del Songun e della costruzione della capacità militare di autodifesa, che in questa situazione ha un effetto deterrente molto importante nell’evitare una guerra e nel difendere la pace e la stabilità nella penisola coreana.”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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