Come i collaborazionisti informatici della CIA hanno distrutto il mondo arabo

Tunisie Secret 31 luglio 2014
cyberwarIn esclusiva, pubblichiamo questo capitolo del libro capitale sulle “rivoluzioni” arabe e le conseguenze caotiche che ora misuriamo. Il titolo di questo libro collettivo è “Il volto nascosto delle rivoluzioni arabe” e il capitolo in questione s’intitola “ONG e reti sociali al cuore delle rivoluzioni arabe”. Mentre di venti cyber-collaborazionisti tunisini, l’unico nome citato è Salim Amamu, abbiamo però un altro nome della massima importanza, Alec Ross, giovane consulente di Hillary Clinton, passato al dipartimento della Difesa dal gennaio 2011 per guidare il suo esercito virtuale.  Secondo la stessa confessione di Sami Ben Gharbia, in un articolo pubblicato nel settembre 2010, Alec Ross era suo amico e “grande capo”. Oltre ai famigerati cyber-collaborazionisti, tra i gruppi che parteciparono attivamente alla destabilizzazione della Tunisia, in particolare vanno inclusi “Anonymous”, “Wikileaks”, “Telecomix”, “Pirates” e “Nawaat”, che Sami Ben Gharbia ha co-fondato e che fu finanziato da Freedom House e Open Society Institute. Documento da leggere e archiviare per la Storia.

alec_ross_project_revolutionVogliamo unirci alle vostre conversazioni“, firmato #State-Dept. Questo messaggio, semplice ma diretto, fu trasmesso su twitter all’attenzione dei dissidenti arabi durante le rivoluzioni, dal cuore nevralgico della strategia statunitense, il dipartimento della Difesa. L’autore Alec Ross, finora sconosciuto, è divenuto il simbolo di questa nuova diplomazia dell’amministrazione Obama. Infatti, tale giovane consigliere di Hillary Clinton, co-fondatore dell’organizzazione One Economy, è a capo dei servizi innovativi, polo delle “nuove tecnologie” del dipartimento della Difesa. Passato dalle tenebre alla luce in un paio di mesi, Alec Ross è ora chiamato “l’uomo che twitta le rivoluzioni“.  Ribadisce il suo ricorso, se necessario, dell’assistenza informatica del governo degli Stati Uniti ai dissidenti arabi. Aiuto che, secondo Alec Ross, dimostra che tale tecnologia può essere utilizzata per sorvegliare i cittadini ma che può anche diventare un’arma per liberarli. Un’arma formidabile perché grazie ad essa le rivoluzioni arabe hanno vinto una battaglia decisiva, necessaria per la vittoria finale, quella della comunicazione. Senza di essa, la rivoluzione non sarebbe stata esportata, venendo dimenticata dal pubblico e, infine, nella maggior parte dei casi, estinta nell’indifferenza generale. Chi avrebbe potuto prevedere la caduta di Ben Ali, Mubaraq o Gheddafi? I governi di Tunisia, Egitto e Libia che riuscirono a contenere il dissenso per molti anni, non riuscirono a sedare le ultime rivolte nonostante la censura. Senza dubbio, il risultato delle rivoluzioni ha giocato non solo sulle piazze ma anche sul web. Un ruolo che ha rivelato una nuova forza, internet e le reti sociali. Dall’inizio delle rivoluzioni arabe, i primi attori della cyber-dissidenza apparvero sulle reti. Blogger e hacker, esperti nel bypassare la censura del governo, divennero nei rispettivi Paesi eroi totali delle rivoluzioni. Il blogger dissidente tunisino Saim Amamu divenne, dopo la caduta di Ben Ali, segretario di Stato per la gioventù e lo sport. Alcuni pagheranno tale impegno con la vita, come il blogger libico Muhammad Nabus vittima di un cecchino, quando si recò con la sua macchina fotografica a riprendere gli attacchi dell’esercito libico per trasmetterli in diretta sul suo blog. Tuttavia, in questi Paesi solo il cyber-dissenso interno non basta a spiegarne il successo. Infatti, molte reti esterne, costituite da organizzazioni non governative, attivisti e “piattaforme” multimediali giocarono un ruolo decisivo. Dall’inizio delle proteste antigovernative a Cairo, al-Jazeera seguì ampiamente gli eventi in live streaming sulla sua rete satellitare. E nonostante il blackout imposto dalle autorità egiziane, il Qatar poté continuare la copertura in tempo reale con webcam amatoriali posizionate per la città. Le immagini trasmesse tramite mezzi messi a disposizione dai “dissidenti cibernetici”, furono poi pubblicate sul satellite Hot Bird, a differenza del satellite egiziano Nilesat, sottratto alla censura del governo. Infatti, se la diffusione terrestre può rimanere sotto il controllo statale, non c’è modo di censurare la copertura satellitare estera disponibile su grandi aree (Hot Bird è disponibile in Nord Africa, con una parabola di 90 cm). Inoltre, diversi operatori come Opensky offrono connessioni internet via satellite come Hot Bird, Eutelsat e Hispasat. Un semplice modem collegato tra la parabola e il computer basta per accedere al web senza sottostare a un operatore nazionale. Reti parallele di attivisti informatici operarono. Si può menzionare Telecomix, gruppo illustratosi in diverse azioni a sostegno delle rivolte in corso. Tale gruppo si vide anche acclamato da Reporters sans frontières che l’invitò, nel marzo 2012, alla Giornata Mondiale contro la Cyber-censura, per dare prova dell'”etica militante” dell’hackeraggio umanitario nelle rivoluzioni arabe. Una delle principali azioni di Telecomix fu l'”esfiltrazione cibernetica” di molti video degli insorti, utilizzando le connessioni modem tramite numeri ISP (Internet Service Provider) situati all’estero o fornendo strumenti di crittografia “anonima” per le comunicazioni. Durante la rivoluzione egiziana, Telecomix fece anche appello ai radioamatori per stabilire comunicazioni via radio. Il famoso gruppo hacker Anonymous rispose all’avvio delle rivoluzioni. In Tunisia, meno di due settimane dopo gli scontri di Sidi Buzid, il movimento Anonymous lanciò OPTunisia. Le sue prime azioni rilanciate da al-Jazeera furono gli attacchi DDoS (che mirano a bloccare un server con un gran numero di query) ai siti del governo tunisino. Per motivi di sicurezza, la maggior parte di tali operazioni fu lanciata dall’estero. Tuttavia, la Tunisia aveva già un “pool” attivo di hacker. Si può menzionare il gruppo tunisino BlackHat, fondato nel 2007, che svolse un ruolo importante nella preparazione degli attacchi di Anonymous. In effetti, tale gruppo di hacker tunisini poté fornire preziose informazioni sull’infrastruttura IT dei diversi siti governativi. Inoltre, in condizioni di anonimato, un funzionario della sicurezza IT tunisina, durante le rivoluzioni, ammette che fu sorpreso nel scoprire che numerosi hacker tunisini erano tirocinanti al suo servizio, un paio di mesi prima delle rivoluzioni. Un'”infiltrazione” può sembrare sorprendente, ma conferma le parole di Anonymous: “Abbiamo infiltrati i vostri eserciti, fonti e informatica” (…)
cyber-warfareI dissidenti arabi ricevettero anche un significativo sostegno dall’ONG statunitense Avaaz. Avaaz significa “voce” in molte lingue, è un’organizzazione non governativa statunitense di New York, ma ha anche uffici a Londra, Parigi, Washington, Ginevra e Rio de Janeiro. Fu fondata nel 2006 dall’anglo-canadese Ricken Patel, ex-consulente per le Nazioni Unite e membro delle fondazioni Rockefeller e Bill Gates. E’ l’emanazione del gruppo ResPublica, dedita a campagne civiche transnazionali, e del gruppo statunitense MoveOn per la mobilitazione sociale su internet (….) Avaaz ha sostenitori celebri negli ambienti politici, tra cui l’ex-primo ministro inglese Gordon Brown, che disse che faceva avanzare gli ideali mondiali; l’ex-vicepresidente Al Gore, che ritiene Avaaz fonte d’ispirazione e che ha già fatto molto per cambiare le cose; Zaynab Bangura, ex-ministro degli Esteri della Sierra Leone, che descrive Avaaz come un alleato e un punto d’incontro dei popoli svantaggiati del mondo, facendo la vera differenza. Avaaz, utilizzando donazioni per sostenere le proteste arabe, inviò ai ribelli libici, yemeniti e siriano kit per connessioni internet via satellite a prova di blackout, piccole videocamere, trasmettitori portatili radio e anche gruppi di esperti per addestrarvi i manifestanti. Scopo di tali azioni di Avaaz è chiaramente visibile sul suo sito: permettere “di trasmettere video live anche con blackout d’internet e telefonici e far attrarre l’attenzione internazionale sui coraggiosi movimenti per il cambiamento“. In Siria, Avaaz sostiene di avere una “rete che contrabbanda rifornimenti medici e giornalisti, e per ricevere immagini e informazioni”. L’ONG dice anche di avere sul confine siriano “case sicure” per proteggere ribelli e giornalisti. Diversi hacker tunisini, egiziani e libici hanno anche dimostrato l’importante ruolo di Wikileaks quale fonte per la mobilitazione. Infatti, pochi mesi prima dell’inizio delle rivoluzioni arabe, abbiamo assistito all’ampia diffusione di dispacci diplomatici statunitensi che denunciavano gli eccessi e la corruzione prevalenti nei vari regimi arabi in cui sarebbe avvenuta la rivoluzione. Così per la Tunisia, si legge che “la corruzione è un problema politico ed economico. L’assenza di trasparenza e responsabilità che caratterizza il sistema politico tunisino, danneggia seriamente l’economia per le degradanti condizioni degli investimenti, alimentando la cultura della corruzione“. Un altro cablo sull’Egitto citava “la tortura e la brutalità della polizia sono endemiche e diffuse” o su Hosni Mubaraq, “ideali quali i diritti umani non lo interessano“. Mesi prima delle rivoluzioni arabe, Wikileaks alimentò le argomentazioni dei dissidenti contro i processi decisionali. Su questo dato di fatto ci si può anche interrogare sul ruolo infine favorevole all’amministrazione degli Stati Uniti svolto da Wikileaks con i cabli diplomatici. Alcuni non esitano a sostenere che la “fuga” dei messaggi diplomatici confidenziali rispondesse a un’operazione d’intelligence degli Stati Uniti con l’obiettivo di destabilizzare molti regimi arabi. Su questo punto, è interessante vedere che diverse organizzazioni che parteciparono al “mirroring” (duplicazione di un sito web al fine di salvaguardarlo e di un’ampia diffusione) di Wikileaks avessero un “donatore generoso” nel miliardario statunitense George Soros, assai vicino a Henry Kissinger e a capo di una rete globale di organizzazioni non governative, tra cui l’Open Society Institute (OSI), che svolse un ruolo attivo nelle rivoluzioni arabe. Infatti, nel 2009 l’OSI, in collaborazione con il governo degli Stati Uniti, organizzò un workshop a Cairo per addestrare gli attivisti ad eludere la censura egiziana e tunisina. La Fondazione Soros è al centro di molte rivoluzioni e la sua azione fu addirittura considerata “sovversiva” in diversi Stati, tra cui Russia e Iran che l’accusavano di essere il braccio invisibile della CIA nella “promozione della democrazia americana“. Su Wikileaks e il sostegno “indiretto” della Fondazione Soros, si può notare che Mark Stevens, uno degli avvocati di Julian Assange, è anche consulente dell’Open Society Institute. Un’altra fondazione statunitense, “Global Voices“, ha anche fornito aiuto prezioso ai blogger arabi. Fondata presso la facoltà di Giurisprudenza ad Harvard da Rebecca MacKinnon, ex-giornalista della CNN, e da Ethan Zuckerman, membro dell’Open Society Institute di George Soros, l’organizzazione mira a sostenere una rete internazionale di blogger e “cittadini giornalisti” che segue e concentra le notizie del mondo nella “blogosfera”. Nell’ottobre 2011, Global Voices co-organizzò il terzo incontro dei blogger arabi a Tunisi ed affermò l’impegno nel promuovere il “diritto delle persone ad esprimere liberamente sulle reti le proprie aspirazioni democratiche“.
facebookCIA1Vediamo gli elementi della preparazione “sotto l’influenza” estera delle rivoluzioni del Vicino e Medio Oriente avviarsi gradualmente. Inoltre, se la culla della primavera araba è la Tunisia, si può collocare la sua genesi nel giugno 2009 in Serbia. Mohamed Adel, giovane egiziano che studiò dai Fratelli musulmani, è un capo del movimento 6 aprile. Composto da giovani dissidenti, il gruppo ha scelto il nome in riferimento allo sciopero generale del 6 aprile 2008, nato su internet. Ma secondo Muhammad Adel, non fu realmente spontaneo. Come egli stesso ammette: “In Serbia fummo addestrati nei metodi della non-violenza. Ci fu insegnato a mobilitare le folle pacificamente, a controllarle ed organizzare efficacemente le manifestazioni...” Fu nel giugno 2009, che accompagnato da altri 14 militanti egiziani e algerini, si recò a Belgrado. Seguì un corso di formazione in arabo. Tali due settimane di seminario avevano lo scopo di formare “apprendisti rivoluzionari” alla lotta non violenta, con la possibilità d’interagire con i militanti serbi e incontrare ONG e giornalisti. Dietro tale formazione rivoluzionaria vi era il Canvas o Center for Applied Nonviolent Action and Strategies. Tale organizzazione è in realtà una propaggine del movimento serbo Otpor, che significa resistenza. Otpor è un’associazione studentesca all’origine degli eventi che portarono alla caduta di Milosevic nel 2000. Scopo dichiarato era utilizzare il know-how di CanvasOtpor riguardante i movimenti di protesta non violenta, che può essere fatto risalire ai “consulenti” di Canvas nella rivoluzione delle rose in Georgia. In Ucraina, l’organizzazione PORA era molto attiva durante la “rivoluzione arancione”, inviando nell’aprile 2004 18 suoi membri a Novi Sad, nel nord della Serbia, per partecipare a un seminario. Si noti inoltre che poco prima delle elezioni, un membro di Canvas venne deportato dall’Ucraina. Canvas è anche strettamente legata a Zubr, organizzazione per i diritti civili filo-occidentale bielorussa, creata nel 2001 per rovesciare il regime di Aleksandr Lukashenko. Nel 2002 troviamo tracce di Canvas nell’opposizione venezuelana. Nel gennaio e febbraio 2011, il logo Canvas, quello di Otpor, veniva brandito da giovani studenti tunisini ed egiziani del movimento 6 aprile che protestavano per le strade di Cairo. Per operare, una tale struttura ha bisogno di notevoli mezzi finanziari. Canvas è finanziata da ricchi filantropi il cui unico scopo è costruire un mondo migliore e far avanzare la democrazia? A credere a Srdja Popovic, fondatore di Otpor e attuale direttore di Canvas, riceve solo fondi privati, senza contributi pubblici. Ma sembra che sia altrimenti. Secondo fonti solitamente bene informate, due agenzie statunitensi contribuiscono in modo significativo al suo finanziamento. International Republican Institute e Freedom House. International Republican Institute è un’organizzazione politica legata al Partito repubblicano. Il suo finanziamento proviene principalmente dal governo federale degli Stati Uniti. Si noti che nella primavera del 2000, l’ex-colonnello dell’esercito statunitense Robert Helvey fu inviato in Serbia dall‘International Republican Institute per condurre seminari sulla non violenza a favore degli attivisti di Otpor. Ambienti vicini ai servizi segreti occidentali dichiarano che infatti l’IRI non sia altro che una facciata della CIA. Freedom House, il cui obiettivo è esportare i valori statunitensi, era presieduta da James Woolsey. È utile ricordare che fu direttore della CIA nel 1993-1995?
0Si noti che il blogger egiziano Abdel Fatah Isra, co-fondatore del movimento 6 aprile, faceva parte di un gruppo di attivisti invitato da Freedom House. Poté partecipare ad un programma di formazione per “riformatori politici e sociali”, finanziato da USAID (United States Agency for International Development). L’agenzia statunitense mira in particolare a ridurre la povertà e promuovere la democrazia e la crescita economica. Durante tali seminari, gli aspiranti rivoluzionari (tunisini, egiziani, algerini, siriani, yemeniti…) imparano anche come utilizzare al meglio i social network ed internet. Giocarono un ruolo di primo piano. Di particolare nota è la creazione di una pagina facebook sei mesi prima della caduta di Mubaraq, chiamata “Siamo tutti Qalid Said“, in omaggio a un giovane surfista torturato a morte dalle autorità, dopo aver pubblicato un video che mostrava poliziotti corrotti. Più di 500000 persone divennero rapidamente membri di tale gruppo che protestava contro la violenza della polizia. Il suo creatore, all’inizio anonimo, finalmente fu smascherato dalla polizia, Wail Ghonim, marketing manager per il Medio Oriente del gigante statunitense d’internet Google. Il vento di rivolta provò a travolgere altri Paesi dell’Africa e del Medio Oriente. Il vicino Sudan non fu risparmiato. Khartoum, che ha perso tre quarti dei suoi proventi petroliferi per la secessione del Sud Sudan, si trova ad affrontare un’alta inflazione e la svalutazione. Nella capitale sudanese, gli studenti scesero in piazza il 30 gennaio 2011 al richiamo di diversi gruppi costituiti su facebook, tra cui “30 gennaio, la parola ai giovani sudanesi”. Violentemente soppresso, il movimento non ebbe l’effetto desiderato. Inoltre il presidente Omar Hasan al-Bashir non si limitò a ordinare la repressione dei manifestanti, ma invitò i jihadisti informatici a combattere in rete. La loro missione è combattere sul loro stesso terreno contro i membri dei due principali gruppi attivisti in grado di raccogliere circa 20000 sostenitori. Si tratta di “Giovani del cambiamento” e “WeR fed-up”. Il metodo sembra efficace perché se gli studenti sudanesi sporadicamente hanno sfidato le autorità dimostrando per le strade di Khartoum, la repressione s’è affrettata a disperdere tali facinorosi. Finora non sono riusciti a trascinare il resto della popolazione, anche se il capo islamista Hasan al-Turabi potrebbe finire per esserne tentato…
stratfor-canvas-wikileaks-venezuelaAll’inizio del 2011, un po’ più a est, un utente anonimo creò la pagina “Yemen rivoluzione” che orgogliosamente mostrava il simbolo del pugno di Otpor. Il 3 febbraio 2011 lo Yemen conobbe le  più grandi manifestazioni degli ultimi decenni. Decine di migliaia di manifestanti adottarono il colore rosa come segno dell’adunata. Nello Yemen solo l’1% della popolazione è connesso ad internet e l’analfabetismo è ancora notevole. Se questa rivoluzione rosa sembrava esaurirsi, un anno dopo il presidente Salah lasciò il potere e si svolsero le elezioni presidenziali. Anche se vi fu un solo candidato, il vicepresidente, e tanti incidenti causati dai separatisti del sud da provocare la chiusura di molti seggi elettorali, lo Yemen divenne il primo Paese arabo in cui la rivolta portò a una soluzione negoziata. Ora il destino dello Yemen non è deciso. Tra separatisti meridionali e la presenza di numerosi militanti di al-Qaida, il Paese è tutt’altro che stabile. Da notare anche la presenza sottile ma molto attiva delle forze speciali statunitensi, pesantemente coinvolte nella lotta al terrorismo, sostenuti da regolari raid dei droni statunitensi della CIA. Nello stesso periodo fu creato un gruppo su facebook chiamato “Algeria pacifica” che adotta il pugno chiuso di Otpor e lo slogan “Insieme tutto è possibile”. Ma le autorità algerine monitorano attentamente internet e le forze di sicurezza vengono dispiegate nelle manifestazioni di massa che disperdono sistematicamente. Anche in questo caso la rivoluzione deve prendere forma. Nel vicino Marocco, il re anticipa ed evita la primavera araba con un referendum per cambiare la costituzione. A fine  novembre 2011, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo che riunisce noti islamisti monarchici, è il vincitore delle elezioni. Il re non ha altra scelta che nominare capo del nuovo governo, il capo degli islamisti.
Se si dovesse cercare un denominatore comune a tutte queste pretese azione spontanee volte all’obiettivo lodevole di sconfiggere tiranni e stabilire la democrazia, sarebbe “islamisti e Stati Uniti”. Un esempio: l’egiziano Muhammad Adel fece il suo debutto nei Fratelli musulmani prima di essere addestrato da Canvas, finanziato da organizzazioni statunitensi, o Wail Ghonim, dirigente di Google, il gigante d’internet la cui collaborazione con intelligence degli Stati Uniti non è più un segreto. Più discreto ma non meno attivo, il Qatar non solo fornisce sostegno finanziario, ma anche forze speciali, soprattutto molto attive in Libia. A poco a poco, un’ombra, che alcuni qualificherebbero volentieri come “omertà”, vela le rivoluzioni che hanno trasformato in profondità il volto del mondo arabo come lo conoscevamo. La primavera araba ha anche rivelato la potenza di una nuova forza, ora al centro delle sfide della strategia globale, internet e le reti sociali, segnando un punto di svolta nella storia della “rivoluzioni”.

destroyYves-Marie Peyry, Ricercatore Associato presso il Centro francese per la Ricerca sull’Intelligence (CF2R). Alain Charret, ex-dirigente dei servizi segreti francesi, direttore di “Renseignor“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Avaaz: una cortina di fumo che nasconde le bombe all’uranio impoverito

Dominique Guillet Liberterre 14 novembre 2012

IllusionofPeacePoco dopo l’operazione speciale psicologica chiamata 11/9, il generale Wesley Clark, ex comandante in capo della NATO (North Atlantic Terrorist Organization), incontrò al Pentagono un ufficiale di stato maggiore che l’invitò a guardare un documento riservato del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e che prevedeva, nei successivi 5 anni, l’invasione di sette Paesi (da “liberare” nel linguaggio orwelliano) da parte degli Stati Uniti: Iraq, Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e Iran. Il generale Wesley Clark, in pensione, ha più volte dichiarato pubblicamente in proposito: “E’ stata una dichiarazione sorprendente: l’esercito servirebbe a scatenare le guerre e far cadere i governi e non a impedire i conflitti. Invadiamo Paesi. I miei pensieri correvano. L’ho messo da parte, era come una pepita da conservare. Un gruppo di persone ha preso il controllo del Paese con un colpo di Stato politico, Wolfowitz, Cheney, Rumsfeld… Potrei citare una mezza dozzina di altri dipendenti del Progetto per un Nuovo Secolo Americano (PNAC). Volevano che il Medio Oriente sia destabilizzato, incasinato e posto sotto il nostro controllo.” (1)
E’ una coincidenza che l’organizzazione chiamata Avaaz ha sostenuto l’intervento militare in Libia (19/20/21) e Siria (25/26/27/28)? E’ una coincidenza che Avaaz s’immischia negli affari interni della Somalia (2/3/4)? E’ un caso che Avaaz s’immischia negli affari interni del Sudan (5) accusando inoltre l’assai demonizzato Iran di rifornirlo di armi (7/8)? E’ una coincidenza che Avaaz s’immischi negli affari interni dell’Iran (9/10)? Chi sono questi “attivisti di Avaaz” coinvolti concretamente, nel 2012, nelle operazioni per destabilizzare la Siria (11)? L’organizzazione Avaaz non è semplicemente una testa di ponte della CIA, ma una gigantesca cortina fumogena che nasconde le bombe liberatrici all’uranio impoverito dell’imperialismo occidentale?
Avaaz-org_italiano Nell’autunno del 2009, scrivendo i miei quattro articoli sulla truffa del riscaldamento globale antropogenico (13), ho scoperto che gli attivisti di questa organizzazione hanno cercato di raccogliere fondi in pochi giorni, fino a 150.000 dollari US, per creare un blog per il vertice di Stoccolma. “Abbiamo solo un paio di giorni, da qui a lunedì potremmo raccogliere 150000 dollari, Avaaz potrebbe impegnare maggiori risorse in questo progetto, costruendo una mappa del mondo e un blog tipo twitter per collegare tutti gli eventi organizzati per il clima entro il 21 settembre, creando un database globale telefonico per permettere a migliaia di noi d’inondare i nostri leader di telefonate, ed infine, assumendo un team di professionisti per fare un balzo di qualità mediatico, contro le potenti lobbie industriali e del petrolio.” 150.000 dollari finanziati da ingenui attivisti per creare un blog! La mente vacilla. Al momento pensai che Avaaz fosse una ONG fraudolenta, un’organizzazione per gabbare i gonzi all’unico scopo di sottrarre un sacco di soldi agli attivisti, e il cui strumento principale si basa su patologie moderne, il petizionismo acuto e la sfrenata coniugazione del verbo “cliccare”. Ed è chiaro che Avaaz eccelle quale gigantesca macchina per cliccare/spillare dollari/euro. Basta  verificare su internet una delle sue campagne, del 2009, per raccogliere fondi, con grande enfasi sulle piccole quantità: “Questo è un momento cruciale per l’Iran e per il mondo. Possiamo scoprire la verità attraverso l’organizzazione di un sondaggio post-elettorale rigoroso e urgente di cittadini iraniani, chiedendogli per chi hanno votato e pubblicando i risultati nei media. Più di un terzo dei voti è in gioco, e il nostro sondaggio può ben dimostrare che diciamo la verità, se siamo in grado di raccogliere 119.000 euro nelle prossime 24 ore, pubblicheremo i risultati prima che il Consiglio dei Guardiani della Costituzione non renda pubblici i risultati del conteggio dei propri voti. Se possiamo raccogliere più soldi, possiamo estendere la portata della campagna. Abbiamo urgente bisogno che 10.000 di voi forniscano una piccola somma. Aiutateci a finanziare l’indagine utilizzando il modulo sicuro qui di seguito.”(10)
Ci si chiede anche di cosa sia sicura Avaaz, con la seguente frase in grassetto rosso: “228449 dollari donati per aiutare a finanziare un sondaggio per la verità in Iran“, che vi appare? Sul sito di Avaaz-Francia di oggi, novembre 2012, si può premere il pulsante Paypal per contribuire finanziariamente al sondaggio, quantomeno molto “post-elettorale”. Dopo aver controllato la stessa campagna sul  sito statunitense, si scopre che la sede centrale si è profusa in scuse, nel 2009, circa l’impossibilità di fare il sondaggio, secondo essa a causa della corruzione in Iran. All’epoca, Avaaz propose ai derubati, in tutta sincerità naturalmente, di recuperare il maltolto inviando una e-mail, o di renderlo disponibile per un’altra campagna che aveva appena lanciato per garantire la connessione internet gratuita in Iran! (12)… assicurandosi il jackpot di Paypal.
_58771112_jex_1334851_de27-1Perché Avaaz ha bisogno di soldi, tanti soldi, per organizzare le sue petizioni virtuali su alcuni computer, specialmente per la remunerazione dei suoi dirigenti. Perché, affermiamolo forte e chiaro, i dirigenti di Avaaz non sono pagati con arachidi virtuali: il fondatore e direttore esecutivo Ricken Patel ha ricevuto nel 2010 la modesta somma salariale di 183.264 dollari (15.200 dollari al mese), un leggero aumento rispetto al suo stipendio di 120.000 dollari dell’anno precedente, mentre il manager delle campagne, Ben Wikler, ha raggiunto 111.384 dollari di stipendio. Quello stesso anno, il 2010, Avaaz disse nella sua dichiarazione dei redditi (modulo 990) dichiarò 921.592 dollari per “nuove campagne e consulenze”, 182.196 dollari per “spese di viaggio”, 262.954 dollari per “spese pubblicitarie”, 404.889 dollari per “costi nella tecnologia dell’informazione”, ecc, ecc. Tutto questo puzza di clientelismo e truffa finanziaria arci-dollarizzata. Tra le poche spese di gestione di Avaaz vi è Milena Berry (e il marito Paul) per il lavoro di consulenza IT (Information Technology), qualcosa come 245.182 dollari nel 2009 e 294.000 nel 2010. Nonostante l’elevato stipendio di Milena Berry, che si presenta come il capo tecnico della gestione IT, l’organizzazione Avaaz ha lanciato un appello alla generosità nelle donazioni per rafforzare il proprio sistema informatico, a seguito di un presunto attacco informatico nel maggio 2012. No comment.
L’organizzazione Avaaz non sembra aver fretta di pubblicare la sua dichiarazione dei redditi del 2011, il che è abbastanza comprensibile data la pletora di articoli apparsi su internet che denunciano questa organizzazione fraudolenta. A metà novembre 2012, il “modulo 990″ era ancora assente dal sito, mentre la revisione della relazione finanziaria venne rilasciata da una società di revisione di New York (Lederer, Levine e Associati), il 19 giugno 2012. Avaaz fu creata nel 2006 da MoveOn.org e Res Publica. “Avaaz” in diverse lingue dell’Asia e dell’Europa orientale significa “voce”. La voce silenziosa dietro Avaiaz e Res Publica è quella di tre individui: Tom Perriello, ex-membro del Congresso degli Stati Uniti; Ricken Patel, consulente di molti enti controllati da predatori psicopatici; e Tom Pravda, ex-diplomatico inglese e consulente del dipartimento degli Interni degli Stati Uniti. Altri fondatori di Avaaz sono Eli Pariser (direttore esecutivo di MoveOn), Andrea Woodhouse (consulente per la Banca Mondiale), Jeremy Heimans (co-fondatore di GetUp! e di Purpose) e l’imprenditore australiano David Madden (co-fondatore di GetUp! e di Purpose).
MoveOn, il co-fondatore di Avaaz, distribuì nel 2002, attraverso il suo comitato di azione politica, 3 milioni e mezzo di dollari USA a 36 candidati del Congresso. Nel novembre 2003, MoveOn ricevette 5 milioni dollari dal miliardario speculatore George Soros. Ricken Patel, del resto, ha dichiarato pubblicamente che l’Open Society Institute di George Soros (rinominato nel 2011 Open Society Foundation) è uno dei membri fondatori di Avaaz. Chi è George Soros? Uno dei predatori psicopatici alla guida del CFR (Council for Foreign Relations) e membro del Gruppo Bilderberg. CFR e Bilderberg Group sono due tentacoli della piovra del cosiddetto “Nuovo Ordine Mondiale”. CFR e Gruppo Bilderberg furono creati dai Rockefeller, la famiglia responsabile di molti mali che affliggono il mondo. Per la cronaca, la Fondazione Rockefeller promosse le leggi eugenetiche negli Stati Uniti all’inizio del secolo scorso, ha finanziato il nazismo prima e durante la seconda guerra mondiale, e finanziato la ricerca genetica dal 1945, quindi l’intero settore delle chimere genetiche, e infine ha lanciato la devastante Rivoluzione Verde…
Avaaz è stata nel giugno 2009 uno dei partner della campagna Tcktcktck di Havas, accanto all’EDF, Banca Loyds… e 350.org, un’organizzazione finanziata da Fondazione Ford, Rockefeller Foundation, Rockefeller Brothers Fund e dall’organizzazione del miliardario George Soros. George Soros è il primo finanziatore di tutto questo movimento delle ONG dagli obiettivi occulti. Durante l’estate del 2009, l’Open Society Institute (Soros) diede un contributo di 150.000 dollari ad Avaaz.  In aggiunta a tale concessione, Avaaz ricevette da Res Publica (finanziata da Soros) 225.000 dollari nel 2006, 950.000 nel 2007 e 500.000 nel 2008. La Fondazione per promuovere l’Open Society (Soros) ha dato ad Avaaz nel 2008/2009 300.000 dollari per il sostegno generale, e 300.000 per la campagna (la truffa) climatica con cui Avaaz ha la particolarmente brillante esperienza di saper creare denaro non virtuale per combattere il riscaldamento globale virtuale con petizioni altrettanto virtuali. Ricken Patel non dice d’altronde e da nessuna parte, nella sua crociata contro il riscaldamento globale di origine antropica, come ridurre l”impronta di carbonio’ generata dagli enormi emolumenti concessi dai suoi buoni amici di Avaaz (una redistribuzione delle generose donazioni della cricca di Soros, mentre Avaaz afferma sfrontatamente che l’organizzazione riceve denaro da donazioni individuali!), e l”impronta di carbonio’ generata dagli altissimi salari di Avaaz! Si tratta probabilmente di una riduzione virtuale. E per di più, non abbiamo controllato se le multiple tasche di Ricken Patel abbiano generato molteplici “impronte di carbonio” associate a stipendi multipli. Anzi, è co-fondatore e co-direttore di Faith in Public Life (una grande organizzazione cristiana), e consulente dell’International Crisis Group, della Fondazione Rockefeller, della Bill Gates Foundation, delll’ONU, dell’Harvard University, di CARE International, International Center for Transitional Justice, co-fondatore e co-direttore di DarfurGenocide.org e co-fondatore e direttore di Res Publica. Un ecc, ecc, fino alla nausea.
tom-perriello-tim-robinette-2010-7-15-16-20-24 Nella cricca dei fondatori di Avaaz, la cui ideologia si basa sulla pratica della sindrome del click-click e delle piccole somme, Patel non è l’unico a indossare cappelli multipli. Tom Perriello si ritrova consulente o gestore di: National Council of Churches of Christ, Catholics United, Catholics in Alliance for the Common Good, Faithful America, Faith in Public Life, Center for a Sustainable Economy, Center for American Progress Action Fund, Youth and Environmental Campaigns, E-Mediat Jordan, International Center for Transitional Justice, Res Publica, The Century Foundation, l’ONU, Open Society Institute, ecc. ecc. Ha lavorato con il reverendo James Forbes sui concetti di “giustizia profetica”. Tom Perriello supporta la cosiddetta “guerra al terrore“, l’operazione speciale psicologica lanciata da Bush e continuata da Obama. La sua visione d’Israele rientra nella favola: vede questo Paese come una delle “creazioni più spettacolari ed emozionanti della comunità internazionale” del 20° secolo ed è convinto che “vi sia un rapporto strategico e morale tra Stati Uniti e Israele“, ecc, ecc fino alla nausea. Il grande amore di Tom Perriello per Israele non impedisce ad Avaaz di lanciare una petizione per sostenere i poveri palestinesi perseguitati dallo Stato sionista! E qui sta il grande genio strategico di Avaaz nel sfruttare attivisti sinceri: Avaaz promuove, di volta in volta, “nobili” cause: le api, i palestinesi… e anche Kokopelli. Avaaz ha anche lanciato una petizione per mandare i banchieri in galera, quegli stessi banchieri che hanno promosso assieme ad Avaaz la legislazione “cap and trade(JP Morgan Chase, Bank of America…) o con cui i fondatori di Avaaz collaborano nell’International Crisis Group (Morgan Stanley, Deutsche Bank…).
Avaaz ha raggiunto il picco della grande farsa quando l’organizzazione lanciò la campagna per fermare la “guerra contro la droga”. Il 3 giugno 2011, il burattino Ban Ki-moon ricevette dalle mani di Ricken Patel, insieme a Richard Branson fondatore della Virgin, una petizione di 600.267 persone: “Terminate la guerra alla droga“. Di cosa stiamo parlando? Di una campagna per depenalizzare cannabis, ayahuasca, funghi di psilocibina e peyote? O una campagna per fermare la guerra contro la cancrena sociale formata dalla commercializzazione a tutto campo dell’eroina e della cocaina? Scommetto che è la seconda alternativa. Eroina e cocaina sono i due più generosi fondi neri della mafia dei predatori psicopatici, così come fonte di contanti per le grandi banche internazionali. La presenza dell’alleanza occidentale in Afghanistan ci dice, tra le altre cose, che il controllo dell’oppio, il 95% della produzione mondiale, si concentra in questo Paese. Quali  giornalisti degni di tale titolo hanno informato il pubblico dell’enorme scandalo del riciclaggio di centinaia di miliardi di narcodollari, dall’eroina e dalla cocaina, delle principali banche internazionali (23/24) HSBC, Wells Fargo, Bank of America…?
13469133412 Tutte queste campagne sono solo una grande cortina fumogena per nascondere le finalità odiose che Avaaz supporta al servizio dell’imperialismo occidentale, la distruzione della Libia, la destabilizzazione della Siria, la destabilizzazione dell’Iran, la destabilizzazione della Bolivia di Evo Morales. Tutte queste operazioni di distruzione e destabilizzazione di Paesi sovrani sono promosse da Tom Perriello, le cui opinioni belliciste (“pro-guerra”) non sono un segreto per nessuno. In un video (14), Tom Perriello, si presenta come il direttore onorario di E-Mediat Jordan, un’organizzazione situata in Giordania, un paese al confine con l’Iraq e la Siria. Si rivolge ai giovani dell’organizzazione (“un centro di formazione, tecnologie e strumenti“) che sono pronti, ha detto, “a sacrificarsi per il loro Paese“, cioè a servire da carne da cannone per l’avanzamento dell’imperialismo occidentale.
Nel maggio del 2009, quando 60 membri del Congresso degli Stati Uniti votarono contro l’assegnazione di 97 miliardi dollari nelle guerre in Iraq e Afghanistan, Tom Perriello la votò. Nel marzo 2010, un ricevimento fu organizzato da due organizzazioni pseudo-verdi “League of Conservation Voters” e “Environmental Defense Action Fund” per raccogliere fondi per la rielezione al Congresso degli Stati Uniti di Tom Perriello. MoveOn.org, co-fondatore di Avaaz, gli assegnò 100.000 dollari per la sua campagna di rielezione. Nel marzo del 2010, quando 60 membri del Congresso degli Stati Uniti votarono contro l’estensione della guerra in Afghanistan, Tom Perriello la votò. Il 27 luglio 2010, Tom Perriello votò contro il ritiro delle truppe statunitensi dal  Pakistan. Il 27 luglio 2010, quando 115 membri del Congresso degli Stati Uniti votarono contro l’assegnazione di ulteriori 33 miliardi dollari per la guerra in Iraq, Tom Perriello la votò. Il 30 luglio 2010, Tom Perriello votò contro il regolamento (HR 3534) per supervisionare la perforazione di  petrolio offshore e votò a favore di una moratoria all’imposizione di sorveglianti nelle perforazioni offshore. Il 15 dicembre 2011, Tom Perriello divenne direttore di CAP Action, uno dei rami del Center for American Progress. Sul Democracy Journal, dopo aver elogiato il “successo” dell’intervento militare in Libia, disse: “Oggi, Gheddafi è morto e il popolo libico può, per la prima volta da decenni, avere la possibilità di godere di una governance responsabile e democratica… Non ci sono stati morti tra le truppe americane. I combattenti ribelli e la stragrande maggioranza della popolazione hanno celebrato la vittoria come una liberazione e i siriani coraggiosi che affrontano la morte ogni giorno, opponendosi al proprio regime repressivo, hanno accolto con favore la caduta di Gheddafi. Tutti questi risultati sono piccole imprese per coloro che hanno a cuore la dignità umana, la democrazia e la stabilità…
Queste sono in realtà le grandi conquiste che caratterizzano la “liberazione” della Libia, che era il Paese più ricco dell’Africa: un diffuso caos sociale, attentati quotidiani, continue lotte interne, per non parlare di 50-100000 civili libici liberati per sempre dall'”oppressione” di Gheddafi, morendo sotto le bombe contenenti uranio impoverito dell’occidente. Sia attraverso i piani guerrafondai dei suoi fondatori o le proprie campagne di destabilizzazione e d’invasione militare di Paesi sovrani, Avaaz è chiaramente un’organizzazione complice di crimini di guerra. Non ho né il tempo, né la voglia di sondare ulteriormente le profonda immoralità di questa organizzazione malvagia. Rinvio i lettori ai diversi articoli e storie che iniziano ad emergere su internet (29/30/31/32) e, in particolare, a quattro ottimi rapporti investigativi scritti da Cory Morningstar, in Canada (15/16/17/18). Ciò che credo sia una grande cortina fumogena, diffusa dalle campagne “umanistiche” di Avaaz per i palestinesi, le api, la foresta amazzonica o Kokopelli… sta svanendo rapidamente. Avaaz è la “voce” occulta del complesso militare-industriale che cerca di seminare il caos bellico sul pianeta.
Avaaz, giù la maschera!

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Avaaz: il lobbista che si maschera da attivista

Susanne Posel, Global Research, 10 dicembre 2012

RickenPatelNell’era digitale, l’attivismo si è trasformato in ‘cliccattivismo’ e Ricken Patel, fondatore di Avaaz.org, ha sfruttato la globalizzazione del mondo attraverso internet. Avaaz sostiene di essere un “mondo in azione” che conduce delle campagne comunitarie, facendo partecipare le persone “al processo decisionale in tutto il mondo“. Avaaz ha dato “voce” non a coloro che vogliono partecipare effettivamente alle protestare contro le ingiustizie nel mondo, ma piuttosto a coloro che organizzano, nel comfort della propria casa, petizioni online ai funzionari eletti, per presumibilmente fare pressione sui governi, similmente ad altri siti web come Respublica, GetUp! e MoveOn.org.
Avaaz è diventato così influente da esser partecipe della propaganda di guerra per procura in Siria. In realtà, Avaaz ha sostenuto la rivolta fabbricata in Siria, che ha dato all’esercito libero siriano (ELS) così tanto successo. Alice Jay, direttrice delle campagna di Avaaz, sostiene che il massacro di Houla è stata opera del governo siriano, affermando: “Decine di bambini giacciono coperti di sangue, i loro volti mostrano la paura che sentivano prima della morte, e i loro cadaveri innocenti rivelano un massacro indicibile. Questi bambini sono stati massacrati da uomini con l’ordine tassativo di seminare il terrore. Eppure, tutti i diplomatici finora non sono vicini ai pochi ‘osservatori’ delle Nazioni Unite che hanno monitorato le violenze. Ora, i governi di tutto il mondo espellono gli ambasciatori siriani, ma non chiedono una forte azione sul terreno, accontentandosi di queste mezze misure diplomatiche.”
La risposta che si aspettava Avaaz è spiegata dal fatto che l’occupazione della Siria avrebbe messo fine a tali violenze. Jay dice: “L’ONU sta discutendo cosa fare in questo momento. Se ci fosse una forte presenza internazionale in tutta la Siria, con il mandato di proteggere i civili, si potrebbero impedire i massacri mentre i leader sono impegnati in sforzi politici per risolvere il conflitto. Non riesco a vedere altre immagini come queste, senza gridare ai quattro venti. Ma per fermare la violenza, dovremmo unirci tutti noi e con una sola voce, chiedere la protezione di questi bambini e le loro famiglie. Firma la petizione urgente per il diritto di invocare adesso l’azione delle Nazioni Unite, e condividete questa campagna con tutti.”
L’ELS è composto da reclute recuperate in tutto il mondo arabo da al-Qaida, creatura della CIA, poi addestrate in una base in Turchia controllata dalla CIA. Questi “combattenti per la libertà”, appena addestrati vengono spediti al confine turco/siriano per diventare terroristi-fantocci. E Avaaz è sempre disponibile ad offrire assistenza e a facilitarne la propaganda che circonda la missione, in Siria, per rovesciare il governo di Bashar al-Assad. Le cellule terroristiche salafite hanno nomi diversi a seconda della loro posizione geografica (come al-Qaida, ELS, ecc.) in modo che l’idea che esse siano separate appaia al grande pubblico. Tuttavia, fanno parte di una forma estremizzata dell’Islam adottata in Arabia Saudita.
I salafiti utilizzati in Siria sono eccezionalmente violenti e  aderiscono al settarismo totale che ha in orrore gli Stati Uniti. Questa ideologia è favorita perché aiuta a creare la mentalità necessaria per una manipolazione psicologica. Ad ottobre si è scoperto che l’ELS è armato dall’Arabia Saudita. L’attacco ad Aleppo è stato effettivamente finanziato con munizioni e armi dal Paese mediorientale filo-USA. L’ELS impedisce di far sapere come abbia ottenuto questi carichi dall’Arabia Saudita, ma è abbastanza ovvio che gli estremisti salafiti di quel paese stanno sostenendo la fazione terrorista sostenuta dagli USA. Funzionari sauditi non hanno voluto commentare, pensando che il rifiuto di parlare corrispondesse a una loro estraneità. Eppure, le munizioni saudite vengono utilizzate fin dall’inizio dai “ribelli”  addestrati dalla CIA, che sono spacciate come “aiuti dall’estero” dai governi statunitense e britannico.
Avaaz ha anche mostrato il suo sostegno alle sanzioni imposte alla Siria dalle autorità dell’Unione europea, al fine di devastarne l’economia, impoverendo i cittadini e facilitando una rivolta che avrebbe giustificato le reazioni più violente della fazione CIA-terrorista dell’ELS. Patel crede che utilizzando un numero esponenzialmente crescente di utenti di internet a suo vantaggio, con petizioni online e slogan propagandistici, e sfruttando le donazioni da parte dei membri ignari, di poter racimolare la somma di 13,5 milioni dollari ogni anno e altri 3 milioni di dollari negli eventi per la raccolta fondi. Mentre Avaaz afferma di facilitare l’individualità dei manifestanti, utilizzando tattiche di manipolazione mentale per creare una grande comunità di persone online che difendono l’organizzazione. Patel si consulta anche con le Nazioni Unite, la fondazione Rockefeller, la Fondazione Gates, le università globaliste come Harvard University, Oxford University e CARE International.
A febbraio, Avaaz ha iniziato una petizione contro il movimento BDS, un “movimento globale per una campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni” (BDS) contro Israele fino a quando non si conformerà al diritto internazionale e al diritto dei palestinesi, che è stata avviata dalla società civile palestinese nel 2005.” BDS sostiene gli sforzi del popolo palestinese per essere liberi dalla tirannia genocida impostagli dal governo israeliano controllato dai sionisti. E Avaaz è contro questa lotta per la libertà. La petizione online di Avaaz ha promesso di fare pressione sui funzionari eletti, in favore dei coloni israeliani “discriminati” dal popolo palestinese. Il sostegno dell’occupazione di Israele in Palestina è il primo obiettivo di Avaaz.

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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