Gli Illuminati contro la Russia

I piani degli imperialisti della City di Londra per la Russia
Dean Henderson 29 aprile 2014 map_ktk_enIeri l’UE e gli USA hanno imposto ulteriori sanzioni alla Russia, mentre 150 truppe statunitensi sbarcano nella vicina Estonia per le esercitazioni militari. Due mesi dopo che il presidente democraticamente eletto dell’Ucraina Viktor Janukovich è fuggito dal Paese per il putsch orchestrato da MI6/CIA/Mossad a Kiev, l’occidente continua l’aggressione alla Russia, nonostante i ripetuti tentativi diplomatici del presidente russo Vladimir Putin. Quindi cosa c’è di nuovo? La City dei banchieri di Londra guidata dai Rothschild da due secoli ha grandi piani imperialisti per le ricche risorse naturali della Russia, sempre ostacolati dagli zar o dallo stalinismo nazionalista. Putin ha sventato i loro ultimi tentativi, quando ha incarcerato l’israeliano dalla doppia cittadinanza Mikhail Khodorkovskij e ri-nazionalizzato gran parte dell’industria energetica russa. Non è un caso che uno dei funzionari russi sanzionati ieri sia Igor Sechin, presidente del colosso petrolifero russo Rosneft, di cui BP detiene ancora una quota del 20%.

Alleanza blasfema
hersh_malta_2 Mentre i sindacati bancari internazionali avevano sempre trattato con l’Unione Sovietica, l’accesso alle sue vaste risorse petrolifere rimase limitata fino a quando Ronald Reagan entrò alla Casa Bianca nel 1980, determinato a frantumare l’Unione Sovietica e aprirne i giacimenti petroliferi ai Quattro Cavalieri. Il suo uomo di punta fu il direttore della CIA Bill Casey, le cui connessioni con i cattolici Cavalieri di Malta furono sfruttate a fondo. La “santa mafia” segreta dell’Opus Dei del Vaticano era dietro l’ascesa al Papato del cardinale polacco Karol Wojtyla. Wojtyla divenne Papa Giovanni Paolo II e lanciò l’offensiva dell’Opus Dei/Vaticano per eliminare i movimenti della teologia della liberazione dall’America Latina e il comunismo dall’Europa orientale. Il fascismo aiutò naturalmente Karol Wojtyla. Durante gli anni ’40 era un commesso dell’industria chimica nazista IG Farben. Wojtyla vendeva ai nazisti il cianuro usato nei loro campi di sterminio di Auschwitz. Uno dei suoi migliori amici era il dr. Wolf Szmuness, ideatore nel 1978 dello studio sull’epatite B del Center for Disease Control degli Stati Uniti, attraverso cui il virus dell’AIDS fu inoculato nella popolazione gay. [722] Nel 1982 Reagan incontrò Papa Giovanni Paolo II. Prima della riunione, Reagan firmò l’NSD-32 che autorizzava una vasta gamma di attività economiche, diplomatiche e segrete per “neutralizzare la presa dell’Unione Sovietica sull’Europa orientale“. Nel corso della riunione i due decisero di lanciare un programma clandestino per strappare l’Europa dell’Est ai sovietici. La Polonia, Paese di origine del Papa, era la chiave. Sacerdoti cattolici, AFL-CIO, National Endowment for Democracy, Banca del Vaticano e CIA si schierarono tutti.
Il Vaticano è il maggiore proprietario al mondo di titoli azionari, utilizzando la filiale svizzera del Banco di Roma per svolgerne le  attività in modo discreto. Il fascista italiano Benito Mussolini fornì generose esenzioni fiscali al Vaticano, di cui gode ancora. La riconciliazione del Grande Oriente massone con il Vaticano fu sostenuta dal Banco Ambrosiano del capo della P-2 Roberto Calvi. Le relazioni tra il Vaticano e la massoneria erano tese dall’11° secolo, quando i greci ortodossi si divisero dai cattolici romani. Emersero le fazioni dei Cavalieri Templari e dei Cavalieri Ospedalieri di S. Giovanni. Quest’ultima fu la fazione cattolica. Cambiò nome in Cavalieri di Malta, dall’isola dove trovò rifugio dopo la sconfitta delle Crociate con l’aiuto del Vaticano. Malta è una base degli intrighi di CIA/MI6/Mossad. Nel 13° secolo papa Clemente V, sostenuto dal re di Francia Filippo, accusò i Cavalieri Templari di eresia protestante, citando la loro passione per il traffico di droga, armi, gioco d’azzardo e prostituzione. Queste attività sono ciò che resero i Templari “ricchi sfondati”. Papa Clemente diede una lezione bruciando sul rogo, un venerdì 13, il capo dei Templari Jacques de Molay. [723] I templari presero il loro bottino e fuggirono in Scozia per fondare la Massoneria di Rito Scozzese. Finanziarono la Casa di Windsor che controlla la Gran Bretagna e presiede il vertice della massoneria mondiale. I membri loggia massonica iscrivono i figli alla De Molay Society, in onore del pirata templare bruciato. Il tentativo di Calvi di conciliare società segrete protestanti e cattoliche fu un successo. Divenne il finanziatore del movimento polacco Solidarnosc, mentre l’inquinata Continental Illinois Bank del segretario al Tesoro di Nixon David Kennedy inviava i fondi della CIA dalla Banca di Cicero del vescovo Paul Marcinkus per finanziare Solidarnosc. [724]
Il Vaticano collaborò con la nobiltà nera europea, i Bilderberger e la CIA per lanciare la società ultrasegreta JASON e armare i dittatori sudamericani per reprimere la teologia della liberazione. Nel 1978, quando Papa Giovanni Paolo II prese il potere, il Vaticano emise un francobollo commemorativo con una piramide egizia e il Roshaniya, l’occhio che tutto vede. [725] Il Vaticano e gli Illuminati si ricongiunsero. Gli incontri di Reagan con Papa Giovanni Paolo II furono l’affermazione di tale nuova potente alleanza che si concentrò sulla rovina dell’Unione Sovietica. Anche prima che Reagan incontrasse il Papa, la CIA aveva un agente presso il ministero della Difesa polacco, il colonnello Ryszard Kuklinski. Kuklinski faceva capo al Vaticano e contribuì ad organizzare Solidarnosc guidata dalla ricca famiglia Radziwill, che aveva finanziato gli assassini di JFK via Permindex. La maggior parte dei capi di Solidarnosc erano vecchi ricchi aristocratici. Il precursore di Solidarnosc fu l’Alleanza Nazionale dei solidaristi, una squadra fascista russo/est-europea finanziata dalla RD/Shell di Sir Henry Deterding e dal presidente della Vickers Arms Corporation Sir Basil Zacharoff. Sir Auckland Geddes della Rio Tinto Zinc, che finanziò golpe fascista di Francisco Franco in Spagna, finanziò anche i solidaristi. Il nipote di Geddes, Ford Irvine Geddes, fu presidente della Inchcape Peninsular & Orient Navigation Company nel 1971-1972. [726] Il quartier generale dei solidaristi degli Stati Uniti era la Fondazione Tolstoj, nello stesso edificio della Julius Klein Associates che armò i famigerati squadroni della morte sionisti Haganah e banda Stern che usurparono le terre palestinesi per fondare Israele. Klein era un insider dell’MI6 alla Permindex contribuendo ad organizzare l’assassinio di JFK. Il figliastro dei solidaristi, il movimento Solidarnosc, fu spacciato dai media occidentali come grande forza liberatrice polacca. Con gli aiuti della CIA, Solidarnosc rovesciò il governo comunista di Varsavia. Il loro uomo di paglia Lech Walesa divenne presidente della Polonia. Nel 1995 Walesa fu sconfitto dall’ex-leader comunista Aleksander Kwasniewski. Walesa fu premiato per aver leccato stivali lavorando alla Pepsi.
Il direttore della CIA Casey richiese costante attenzione sull’Europa orientale dalla CIA. Casey s’incontrò spesso con il cardinale di Philadelphia John Krol per discutere di Solidarnosc. Utilizzò i suoi collegamenti con i Cavalieri di Malta, appoggiandosi pesantemente su fratello Vernon Walters, il cui curriculum spettarle si legge come un romanzo di James Bond. L’ultima incarnazione di Walter fu da ambasciatore itinerante di Reagan presso il segretario di Stato del Vaticano cardinale Agostino Casaroli. [727] Nel 1991 Walters era ambasciatore USA alle Nazioni Unite, dove rullò con successo i tamburi di guerra contro l’Iraq. Era nelle Fiji quello stesso anno, poco prima della caduta di quel governo di sinistra. Altri Cavalieri di Malta coinvolti nel tentativo di destabilizzazione dell’Europa orientale furono Richard Allen, dell’NSA di Reagan e vice di Robert Vesco, il giudice William Clark dell’NSA di Reagan, l’ambasciatore di Reagan in Vaticano William Wilson e Zbigniew Brzezinski. Altri cavalieri di spicco dei Cavalieri di Malta erano Prescott Bush, il segretario al Tesoro di Nixon William Simon, il golpista nixoniano Alexander Haig, il sostenitore dei Contra J. Peter Grace e l’agente venezuelano dei Rockefeller Gustavo Cisneros.
La squadra di Reagan seguiva una strategia in cinque parti nel tentativo di distruggere l’Unione Sovietica. In primo luogo, perseguì il concetto di Star Wars della JASON Society, nel tentativo di coinvolgere i sovietici in una corsa alle armi spaziali sapendo che Mosca non poteva permettersi. In secondo luogo, la CIA avrebbe lanciato operazioni segrete in Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria nel tentativo di rovesciare quei governi filo-sovietici. Mentre Walesa spuntò in Polonia, il poeta Vaclev Havel divenne il cavaliere bianco della CIA in Cecoslovacchia. Come Walesa, Havel divenne impopolare e subito cacciato dalla presidenza di burattino. Un componente del programma di destabilizzazione della CIA era comprare armi da queste nazioni dell’Est europeo per armare i ribelli sponsorizzati dalla CIA in Nicaragua, Afghanistan, Angola e Mozambico, usando la BCCI e successivamente la BNL. Gli Stati Uniti volevano anche mettere le mani sull’avanzato arsenale sovietico. La Polonia vendette segretamente agli Stati Uniti una serie di avanzate armi sovietiche per 200 milioni di dollari. La Romania fece lo stesso. Entrambi i Paesi videro i loro debiti esteri ridotti significativamente. [728] Il terzo componente della strategia di Reagan fu finanziare la privatizzazione economica del contingente del Patto di Varsavia. In quarto luogo, gli Stati Uniti avrebbero coperto le onde radio est-europee e sovietiche di propaganda filo-occidentale da fronti come Radio Liberty, Radio Free Europe e Voice of America. La CIA finanziò giornali e riviste locali.
La Compagnia fu aiutata nell’Unione Sovietica dai suoi compari del Mossad con il tentativo del magnate dei media e ufficiale pagatore del Mossad Robert Maxwell. Quando Maxwell minacciò di svelare l’incontro tra il capo del KGB Vladimir Krjuchkov e un capo del Mossad a bordo del suo yacht privato, in cui il colpo di Stato contro Mikhail Gorbachev venne discusso, il Mossad ordinò l’eliminazione di Maxwell. Il 4 novembre 1991, quando navigava presso le isole Canarie, Maxwell fu assassinato da un commando israeliano. L’esodo di massa degli ebrei russi negli insediamenti occupati da Israele in Palestina faceva parte del patto segreto tra Mossad e Krjuchkov, ancora in una prigione di Mosca per il suo ruolo nel tradimento del colpo di Stato contro Gorbaciov. [729] Ma fu il quinto e ultimo componente della strategia di Reagan che attrasse i Quattro Cavalieri. Gli spettri di Reagan avviarono una guerra economica contro l’Unione Sovietica, comprendente il congelamento dei trasferimenti tecnologici, contraffazione del rublo russo e sponsorizzazione di gruppi islamici separatisti nell’Asia centrale e nel Caucaso sovietici. I jihadisti furono incaricati di sabotare un importante metanodotto transcontinentale che i sovietici stavano costruendo. I sovietici avevano più gas naturale di qualsiasi altro Paese sulla terra e videro nel completamento di questo gasdotto una vacca da mungere per il 21° secolo. [730] Big Oil voleva il latte della mucca.

E’ il petrolio, stupido!
pipelinemapQuando l’ultimo presidente dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov annunciò la perestrojka e la glasnost per privatizzare l’economia del Paese, aiutò gli Illuminati a distruggerlo. Gorbaciov fu ingannato, complice inconsapevole, un agente della CIA o vittima dell’operazione Presidio di controllo mentale del Tempio di Set? Comunque sia, svolse un ruolo chiave nello smantellamento dell’Unione Sovietica. I sovietici controllavano non solo le vaste risorse della propria nazione, ma le risorse dei Paesi del Terzo Mondo e del Comecon, alleati dei sovietici. Nell’ambito della perestrojka dovevano cessare gli aiuti sovietici a queste nazioni in via di sviluppo, per alleviare il peso del crescente debito sovietico che, come il debito degli Stati Uniti, s’era accumulato con decenni di spesa militare della Guerra Fredda. Il debito delle due superpotenze era detenuto dalle stesse banche internazionali che ora utilizzavano la leva del debito per scegliere un vincitore e aprire le risorse russe e del Terzo Mondo ai loro tentacoli aziendali. [731]
Quando il Muro di Berlino cadde e Gorbaciov fu rovesciato in favore del sicario del FMI Boris Eltsin, i Quattro Cavalieri si precipitarono a Mosca per concludere accordi petroliferi. Petrolio e gas naturale sono sempre stati la principale esportazione sovietica e così rimase per la nuova Russia. Nel 1991 il Paese guadagnò 13 miliardi dollari in valuta forte dalle esportazioni di petrolio. Nel 1992 Eltsin annunciò al mondo che l’industria petrolifera della Russia da 9,2 miliardi di barili al giorno sarebbe stata privatizzata. Il sessanta per cento delle riserve siberiane della Russia non è mai stato sfruttato. [732] Nel 1993 la Banca Mondiale annunciò un prestito di 610 miliardi dollari per modernizzare l’industria petrolifera della Russia, di gran lunga il più grande prestito nella storia della banca. L’International Finance Corporation controllata dalla Banca Mondiale, acquistò le azioni di diverse società petrolifere russe e fece un ulteriore prestito alla Conoco di Bronfman per l’acquisto della Siberian Polar Lights Company. [733] Il principale mezzo di controllo dei banchieri internazionali sul petrolio russo era Lukoil, inizialmente per il 20% di BP Amoco e Credit Suisse First Boston, dove l’inviato in Jugoslavia di Clinton e architetto degli accordi di pace di Dayton Richard Holbrooke aveva lavorato. Il procuratore generale di Bush padre, Dick Thornburgh, che orchestrò il cover-up della BNL, ora era Chief Financial Officer della CS First Boston. Una manciata di oligarchi sionisti russi, noti collettivamente come mafia russa, possedeva il resto di Lukoil, che operò da Saudi Aramco della Russia dei Quattro Cavalieri, un partner di Big Oil per i progetti nel Paese che richiedevano quantità veramente impressionanti di capitale. Questi progetti riguardavano l’isola Sakhalin, noti come Sakhalin I, una venture da 15 miliardi di dollari della Exxon Mobil; e Sakhalin II, un accordo da 10 miliardi di dollari della Royal Dutch/Shell che includeva Mitsubishi, Mitsui e Marathon Oil come partner. i piani siberiani erano ancor più grandiosi. RD/Shell è un partner al 24,5% di Uganskneftegasin, che controlla un enorme giacimento di gas naturale siberiano. A Prjobskoe, BP Amoco gestisce un progetto da 53 miliardi di dollari. A Timan Pechora sul Mar Glaciale Artico, un consorzio composto da Exxon Mobil, Chevron Texaco, BP Amoco e Norsk HYDRO gestisce una joint venture da 48 miliardi di dollari. Nel novembre 2001 la Exxon Mobil annunciò l’intenzione d’investire altri 12 miliardi di dollari in un progetto su petrolio e gas nell’Estremo Oriente russo. RD/Shell annunciò un investimento di 8,5 miliardi di dollari per le concessioni nell’isola Sakhalin. BP Amoco fece annunci simili. [734] Nel 1994 Lukoil produsse 416 milioni di barili di petrolio, diventando così il quarto maggiore produttore al mondo dopo RD/Shell, Exxon Mobil e la co-proprietaria BP Amoco. I suoi quindici miliardi di barili di riserve di greggio erano secondi al mondo dopo Royal Dutch/Shell. [735]
Il Caucaso sovietico, con l’incoraggiamento di Langley, presto si separò dalla Russia. La mappa dell’Asia centrale fu riscritta con Kazakhstan, Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan, Kirghizistan, Armenia, Azerbaigian, Ucraina e Georgia che dichiaravano l’indipendenza. Il gasdotto sovietico contro cui Reagan ordinò gli attacchi, trasportava gas naturale ad est, al porto sul Nord Pacifico di Vladivostok, e ad ovest al porto sul Mar Nero di Novorossijsk, dai più ricchi noti giacimenti di gas naturale del mondo, sotto ed a ridosso del litorale del Mar Caspio, nel cuore del Caucaso. I Quattro Cavalieri ambivano a queste risorse più che in ogni altra parte del mondo. Volevano costruire i propri gasdotti privati, una volta messe le mani sui giacimenti di gas del Mar Caspio che contengono, secondo una stima, 200 miliardi di barili di greggio. Le privatizzazioni dell’industria petrolifera furono rapidamente annunciate nelle nuove repubbliche dell’Asia centrale che ebbero, in virtù della loro indipendenza, il controllo delle vaste riserve di petrolio e di gas del Mar Caspio. Nel 1991 Chevron ebbe colloqui con il Kazakistan. [736] Le repubbliche dell’Asia centrale divennero i più grandi beneficiari degli aiuti dell’USAID, così come dei prestiti di Exim Bank, OPIC e CCC. Azerbaigian, Turkmenistan e Kazakistan ne furono particolarmente favoriti. Questi Paesi controllano il litorale del Mar Caspio, insieme a Russia e Iran. Nel 1994 il Kazakistan ricevette 311 milioni di dollari in aiuti statunitensi e altri 85 milioni di dollari per smantellare le armi nucleari sovietiche. Il presidente Clinton incontrò il presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbaev. Firmarono una serie di accordi, dal disarmo alla cooperazione nella ricerca spaziale. Il Kazakistan, con una stima di 17,6 miliardi di barili di riserve petrolifere, era una parte  strategica del sistema di armi nucleari sovietiche ed ospitava il programma spaziale sovietico. I due leader firmarono un accordo che prevedeva la protezione degli investimenti delle multinazionali statunitensi. L’Istituto di libero scambio e della Camera di Commercio degli Stati Uniti invitò i funzionari kazaki a studiare le arti più sottili del capitalismo globale. I Quattro Cavalieri si mossero in fretta. Chevron Texaco rivendicò il primo premio da 20 miliardi di dollari, il giacimento Tenghiz, poi arraffò un altro giacimento petrolifero a Koroljov. Exxon Mobil firmò un accordo per sviluppare una concessione offshore sul Mar Caspio. [737] Tengizchevroil è per il 45% di Chevron Texaco e per il 25% di Exxon Mobil. [738] Il presidente della NSA di George W. Bush e poi segretaria di Stato Condaleeza Rice, esperta di Asia centrale, era nel CdA di Chevron assieme a George Schultz nel 1989-1992. Anche una petroliera prese il suo nome.
Grazie al Mar Caspio, l’Azerbaigian riceveva centinaia di milioni di dollari in aiuti statunitensi. BP Amoco guidava un consorzio di sette giganti del petrolio che versarono inizialmente 8 miliardi di dollari per sviluppare tre concessioni al largo della capitale Baku, storico campo base di Big Oil nella regione. [739] BP Amoco e Pennzoil, recentemente acquisita da Royal Dutch/Shell, presero il controllo della compagnia petrolifera dell’Azerbaigian il cui consiglio di amministrazione includeva l’ex-segretario di Stato di Bush Sr. James Baker. Nel 1991 il super-fantasma di Air America Richard Secord si presentò a Baku sotto la copertura dell’Oil MEGA. [740] Secord & Company fornirono addestramento militare, vendevano armi israeliane, passavano “sacchetti marroni pieni di contanti” e spedirono oltre 2000 combattenti islamici dell’Afghanistan con l’aiuto di Gulbuddin Hekmatyar. L’eroina afgana inondò Baku. L’economista russo Aleksandr Daskevich disse che 184 laboratori di eroina furono scoperti della polizia di Mosca nel 1991, “Ognuno era gestito da azeri che utilizzavano il ricavato per comprare armi per la guerra dell’Azerbaigian contro l’Armenia nel Nagorno-Karabakh“. [741] Una fonte d’intelligence turca afferma che Exxon e Mobil erano dietro il colpo di stato del 1993 contro il presidente azero Abulfaz Elchibey. Gli islamisti aiutarono Secord. Usama bin Ladin istituì un’ONG a Baku da cui attaccare i russi in Cecenia e Daghestan. Venne insediato il più flessibile presidente Haydar Aliev. Nel 1996, per volere del presidente dell’Amoco, fu invitato alla Casa Bianca ad incontrare il presidente Clinton, il cui NSA era Sandy Berger che aveva 90000 dollari di azioni dell’Amoco. [742] I separatisti armeni sostenuti dalla CIA occuparono le regioni strategiche del Nagorno-Karabakh e Nakhnichevan confinante con Turchia e Iran. Quando il presidente turco Turgut Ozal menzionò l’intervento in Nakhnichevan in sostegno degli azeri, il premier turco Sulayman Demirel subito lo smentì dall’alleato chiave degli Stati Uniti. Queste due regioni sono fondamentali per Big Oil che progettava di costruire un gasdotto dal Mar Caspio attraverso la Turchia fino al porto russo sul Mar Nero di Novorrossijsk. La stessa rotta era utilizzata dai mafiosi turchi Lupi grigi nel loro traffico di eroina dall’Asia centrale all’Europa. Quando il lupo grigio Mehmet Ali Agca cercò di assassinare papa Giovanni Paolo II nel 1981, la CIA usò la sua Gladio cercando di accusarne il governo comunista della Bulgaria. Lukoil possiede il 26% del porto russo sul Mar Nero di Novorossijsk. Il suo presidente Vait Alekperov voleva costruire l’oleodotto del Caspio attraverso Groznij, in Cecenia, mentre i Quattro Cavalieri preferivano passare per la Turchia. Il supporto della CIA a separatisti armeni e ribelli islamici ceceni assicurò il caos a Groznij. Alekperov finalmente accettò la rotta turca. Nel 2003 il dipartimento della Difesa propose una borsa per l’addestramento militare da 3,8 milioni dollari all’Azerbaigian. Più tardi, ammise che ciò era volto a proteggere l’accesso al petrolio degli Stati Uniti. Come Michael Klare ha detto, “Lentamente ma inesorabilmente, l’esercito statunitense si converte nel servizio globale di protezione del petrolio“. [743]
Il Turkmenistan, che confina con il Mar Caspio a sud-est, è una virtuale repubblica del gas, con massicci giacimenti di gas naturale. Ha anche vasti giacimenti di petrolio, rame, carbone, tungsteno, zinco, uranio e oro. Il giacimento di gas più grande è presso Dauletabad, nel sud-est del paese, vicino al confine afghano. Centgas di Unocal avviò la costruzione di un oleodotto che collegava i giacimenti petroliferi di Chardzhan ai giacimenti petroliferi siberiani più a nord. Cruciale per Centgas era il gasdotto da Dauletabad, attraverso Afghanistan e Pakistan, all’Oceano Indiano. [744] Tra i consulenti del progetto vi era Henry Kissinger. Unocal ora fa parte di Chevron. Con i Quattro Cavalieri che avevano un saldo controllo delle riserve del Mar Caspio, nacque il Caspian Pipeline Consortium. Chevron Texaco ebbe una quota del 15% e gli altri tre Cavalieri e Lukoil si divisero il resto. La sicurezza delle pipeline fu fornita dalla società israeliana Magal Security Systems, collegata al Mossad. Azerbaigian e Turkmenistan hanno rapporti particolarmente affettuosi con Israele grazie all’ambasciatore speciale Yusef Maiman, presidente del gruppo israeliano Mehrav. Mehrav è coinvolto nel progetto turco per deviare l’acqua del Tigri e dell’Eufrate nel sud-est della Turchia a scapito dell’Iraq. [745] Il gasdotto del Caspio fu ostruito da Bechtel in partnership con GE e Wilbros Group. Il gasdotto divenne operativo nel novembre 2001, appena due mesi dopo l’11 settembre. Bechtel costruì anche le infrastrutture del giacimento di Tengiz della Chevron Texaco. Nel 1995 Bechtel guidò un consorzio finanziato da USAID per ristrutturare le industrie energetiche di undici nazioni dell’Europa orientale, in linea con i mandati del FMI. Bechtel ricevette un contratto enorme per aggiornare molte fonderie di alluminio russe in difficoltà, in tandem con Pechiney. Lukoil contrattò con la ABB Lummus Crest del New Jersey (formatosi quando i giganti metalmeccanici Asea Brown Boveri e Lummis Crest si fusero) per costruire una raffineria da 1,3 miliardi dollari nel porto di Novorossijsk e aggiornare per 700 milioni di dollari la raffineria di Perm. L’amministrazione Bush programmava un’ulteriore serie di oleodotti sul Mar Caspio per collegare Tenghiz al Mar Nero. Un oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan fu costruito da un consorzio dei Quattro Cavalieri guidato da BP Amoco. Lo studio legale che rappresenta il consorzio della BP è la Baker Botts della famiglia di James Baker. Il gasdotto BP Amoco attraversa la Georgia passando per la capitale Tblisi.
Nel febbraio 2002 gli Stati Uniti annunciarono l’intenzione di inviare 200 consiglieri militari ed elicotteri d’attacco in Georgia per “radicarvi il nostro terrorismo”. [746] L’implementazione fu una cortina fumogena per proteggere la pipeline. Nel settembre 2002 il ministro degli Esteri russo Igor Ivanov accusò la Georgia di ospitare i ribelli ceceni. Nell’ottobre del 2003 il presidente georgiano Eduard Shevardnadze fu costretto a dimettersi con una rivoluzione incruenta. Secondo un articolo dell’11 dicembre 2003 sul sito del Partito Socialista Mondiale, la CIA sponsorizzò il colpo di Stato. Nel settembre 2004 centinaia di bambini russi furono uccisi quando i separatisti ceceni presero il loro edificio scolastico. Il presidente russo Vladimir Putin disse dell’incidente, “Certi ambienti politici in occidente vogliono indebolire la Russia, proprio come i romani volevano indebolire Cartagine“. Ha accusato “i servizi segreti stranieri” di complicità negli attacchi. Il suo consigliere Aslanbek Aslakhanov andò oltre affermando sul Canale 2 russo “Costoro non parlavano con la  Russia, ma con altri Paesi. Erano controllati. I nostri sedicenti amici hanno lavorato per decenni a smembrare la Russia… (sono i burattinai) e finanziatori del terrorismo”. La russa KM News titolò “Il sequestro della scuola fu pianificato a Washington e Londra“. [747] Lukoil incarna la corruzione dilagante in Russia dal crollo sovietico. La corruzione è la norma. Lukoil regalò un jet di lusso al sindaco di Mosca, al capo della Gazprom (il monopolio del gas naturale statale) e al presidente del Kazakistan Nazarbaev. Alla metà degli anni ’90 Lukoil annunciò che avrebbe venduto una quota del 15% agli azionisti stranieri attraverso il suo primo proprietario e consulente finanziario CS First Boston e la Bank of New York. [748] Nel 2002 annunciò l’intenzione di svendere un altro grande asset. Secondo Kurt Wulff dell’impresa d’investimento petrolifera McDep Associates, i Quattro Cavalieri scatenatisi nei loro nuovi pascoli dell’Estremo Oriente, videro tale aumento delle attività finanziarie, nel 1988-1994: Exxon Mobil – 54%, Chevron Texaco – 74%, Royal Dutch/Shell – 52% e BP Amoco - 54%. I Cavalieri avevano più che raddoppiato il loro patrimonio in sei anni. Questo salto di qualità della potenza mondiale anglo-statunitense aveva a che fare con l’acquisizione dell’industria petrolifera ex-sovietica e il conseguente impoverimento dei suoi legittimi proprietari.

Caspian-pipelines-mapNote
[722] Behold a Pale Horse. William Cooper. Light Technology Publishing. Sedona, AZ. 1991.
[723] The Robot’s Rebellion: The Story of the Spiritual Renaissance. David Icke. Gateway Books. Bath, UK. 1994. p.94
[724] Hot Money and the Politics of Debt. R.T. Naylor. The Linden Press/Simon & Schuster. New York. 1987. p.78
[725] Ibid. p.165
[726] Dope Inc.: The Book that Drove Kissinger Crazy. The Editors of Executive Intelligence Review. Washington, DC. 1992
[727] “The Unholy Alliance”. Carl Bernstein. Time. 2-24-92. p.28
[728] “US Obtained Soviet Arsenal from Poland”. Eugene Register-Guard. 2-13-94
[729] The Other Side Of Deception. Victor Ostravsky. HarperCollins Publishers. New York. 1994.
[730] Bernstein. p.28
[731] “The Dismantling of the Soviet Union”. Peter Symon. Philippine Currents. November/December 1991.
[732] “Drilling for a Miracle”. Fred Coleman. US News & World Report. 12-7-92. p.54
[733] Evening Edition. National Public Radio. 6-18-93
[734] “Exxon’s Russian Oil Deal Makes Other Firms Feel Lucky”. Wall Street Journal. 12-13-01
[735] “The Seven Sisters Have a Baby Brother”. Paul Klebnikov. Forbes. 1-22-96. p.70
[736] Taliban: Militant Islam, Oil and Fundamentalism in Central Asia. Ahmed Rashid. Yale University Publishing. New Haven, CT. 2001. p.145
[737] “Christopher Promises Aid to Oil-Rich Kazakhstan”. AP. Northwest Arkansas Morning News. 10-24-93
[738] 10K Filings to SEC. Exxon Mobil and Chevron Corporations. 3-28-01
[739] “The Quietly Determined American”. Paul Klebnikov. Forbes. 10-24-94. p.48
[740] Azerbaijan Diary: A Rogue Reporter’s Adventures in a Oil-Rich, War-Torn, Post-Soviet Republic. Thomas Goltz. M.E. Sharpe. Armonk, NY. 1999. p.272
[741] “al-Qaeda, US Oil Companies and Central Asia”. Peter Dale Scott. Nexus. May-June, 2006. p.11-15
[742] See No Evil: The True Story of a Ground Soldier in the CIA’s War on Terrorism. Robert Baer. Crown. New York. 2002. p.243-244
[743] Blood and Oil: The Dangers and Consequences of America’s Growing Dependency on Imported Petroleum. Michael T. Klare. Metropolitan/Henry Holt. 2004. p.6-7
[744] Escobar. Part I
[745] “The Roving Eye: Pipelineistan, Part II: The Games Nations Play”. Pepe Escobar. Asia Times Online. 1-26-02
[746] “Wolf Blitzer Reports”. CNN. 2-27-02
[747] “Paranotes: Russian School Seige Conspiracy”. Al Hidell. Paranoia. Issue 37. Winter 2005.
[748] Klebnikov. 1-22-96. p.72

Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Storia della British Petroleum

Dean Henderson 18 dicembre 2013

bpNel 1872 il barone inglese Julius du Reuter ebbe la concessione esclusiva per 50 anni di estrarre e commercializzare in Persia, dal Trono del Pavone, la monarchia del Paese. Nel 1921 il governo inglese insediò Shah Mohammed Reza Khan con un golpe di palazzo. Con il suo burattino al potere, la compagnia di du Reuter, uno dei tentacoli più importanti dell’impero inglese, si mise a sfruttare le ricche riserve di petrolio dell’Iran. L’Anglo-Persian Oil Company crebbe rapidamente, prima cambiando il suo nome in Anglo-Iranian Oil, e poi divenendo British Petroleum (BP). Durante gli ultimi due decenni del 20.mo secolo, la BP accelerò l’espansione mondiale, assorbendo Britoil e Standard Oil of Ohio negli anni ’80, e poi inghiottendo Amoco e Atlantic Richfield (ARCO) alla fine degli anni ’90. Nel 1991, la Russia traeva 13 miliardi di dollari dalle esportazioni di petrolio. Nel 1992, il fantoccio del FMI Boris Eltsin annunciò che la Russia, leader mondiale del petrolio, con 9,2 miliardi di barili/giorno, sarebbe stata privatizzata. Il sessanta per cento dei giacimenti siberiani della Russia non era mai stato sfruttato. Nel 1993 la Banca Mondiale annunciò un prestito di 610 miliardi di dollari per modernizzare l’industria petrolifera russa, il più grande prestito nella storia della banca. La Banca Mondiale, controllata dall’International Finance Corporation, acquisì le azioni in diverse società petrolifere russe e diede un ulteriore prestito alla Conoco della famiglia Bronfman, per l’acquisto della Siberian Polar Lights Company.
Il mezzo principale del controllo bancario internazionale sul petrolio russo fu la Lukoil, inizialmente con il 20% di BP e Credit Suisse First Boston. Una manciata di oligarchi sionisti russi con passaporto israeliano, noti collettivamente come la mafia russa, possedeva il resto della Lukoil, La collaborazione dei Quattro Cavalieri nel sfruttare petrolio e gas del Paese trascinò quantità impressionanti di capitale. Tra questi Sakhalin I, una joint venture di 15 miliardi di dollari dell’Exxon Mobil, e Sakhalin II, un affare di 10 miliardi di dollari della Royal Dutch/Shell comprendente Mitsubishi, Mitsui e Marathon Oil quali partner. Lo sfruttamento siberiano fu ancora più grande. RD/Shell fu partner al 24,5% di Uganskneftegasin, che controllava un enorme giacimento di gas naturale siberiano. A Prjobskoe, la BP Amoco gestiva un progetto da 53 miliardi di dollari, mentre a Timan Pechora, sul Mar Glaciale Artico, un consorzio composto da Exxon Mobil, Chevron Texaco, BP Amoco e dalla norvegese Norsk Hydro, creò una joint venture da 48 miliardi di dollari. Nel novembre 2001, l’Exxon Mobil annunciò l’intenzione di investire altri 12 miliardi di dollari su un progetto su petrolio e gas nell’Estremo Oriente russo, mentre RD/Shell annunciò altri 8,5 miliardi dollari di investimenti nelle sue concessioni sull’isola Sakhalin. BP Amoco fece proclami simili. Nel 1994 Lukoil estrasse 416 milioni di barili di petrolio diventando così il quarto più grande produttore mondiale dopo RD/Shell, Exxon Mobil e la relativa proprietà BP Amoco. I suoi 15 miliardi di barili di riserve di greggio erano secondi al mondo solo a Royal Dutch/Shell. Lukoil possiede anche il 26% del porto strategico russa sul Mar Nero di Novorrossijsk.
Il Caucaso sovietico, con l’incoraggiamento dell’intelligence occidentale, ben presto venne diviso dalla Russia. La mappa dell’Asia centrale fu ridisegnata con Kazakhstan, Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan, Kirghizistan, Armenia, Azerbaigian, Ucraina e Georgia che dichiararono la propria indipendenza. La privatizzazione dell’industria petrolifera venne rapidamente annunciata in queste nuove repubbliche dell’Asia centrale, confinanti con i vasti giacimenti di petrolio e di gas del Mar Caspio. Già nel 1991, Chevron ebbe colloqui con il Kazakhstan. Le repubbliche dell’Asia centrale subito divennero i maggiori beneficiari degli aiuti dell’USAID, così come dei prestiti di Exim Bank, OPIC e CCC. Azerbaigian, Turkmenistan e Kazakhstan furono particolarmente favoriti, dato che questi Paesi, insieme a Iran e Russia, si affacciano sul Mar Caspio. L’Istituto del libero scambio e le Camere di commercio degli Stati Uniti invitarono funzionari kazaki a studiare le arti più sottili del capitalismo globale. I Quattro Cavalieri si mossero in fretta, con Chevron Texaco che rivendicava il premio più grande, i 20 miliardi di dollari del giacimento Tenghiz, insieme a quello di Korolev. L’Exxon Mobil firmò un accordo per sviluppare una concessione offshore sul Mar Caspio. Tengizchevroil ottenne il 45% da Chevron Texaco e il 25% da Exxon Mobil. Bush il minore, e l’agente dell’NSA e poi segretaria di Stato Condaleeza Rice, esperta di Asia centrale, sedettero nel CdA di Chevron, accanto all’ex-segretario di Stato di Reagan e insider della Bechtel George Schultz, nel 1989-92. Condie più tardi diede il suo nome a una petroliera della Chevron.
Oltre il Mar Caspio, l’Azerbaigian ricevette centinaia di milioni di dollari in aiuti statunitensi. BP Amoco guidò un consorzio di sette giganti del petrolio che riversarono 8 miliardi di dollari per sviluppare tre concessioni al largo della costa della capitale azera Baku, l’ex campo base di Big Oil nella regione prima che i bolscevichi vincessero nel 1917. BP Amoco e Pennzoil (oggi della Royal Dutch/Shell) presero il controllo della compagnia petrolifera dell’Azerbaigian, il cui consiglio di amministrazione comprendeva l’ex-segretario di Stato di Bush Sr., James Baker. Nel 1991 il super-spettro dell’Air America Richard Secord si presentò a Baku sotto la copertura della MEGA Oil. Secord & Co. fornivano addestramento militare ed armi israeliane, passavano “pacchetti marroni pieni di contanti” e spedirono oltre 2000 mercenari islamisti dall’Afghanistan con l’aiuto del sostenitore dei taliban Gulbuddin Hekmatyar. L’eroina afgana inondò Baku. L’economista russo Aleksandr Daskevich disse che i 184 laboratori di eroina scoperti dalla polizia a Mosca, nel 1991, “erano gestiti da azeri, che utilizzavano il ricavato per acquistare armi per la guerra dell’Azerbaijan contro l’Armenia per il Nagorno-Karabakh“. Una fonte dell’intelligence turca afferma che Exxon Mobil era dietro il colpo di Stato del 1993 contro il presidente eletto Abulfaz Elchibey. Gli islamisti di Secord vi parteciparono, mentre Usama bin Ladin istituì una ONG a Baku, quale base per attaccare i russi in Cecenia e Daghestan. Venne nominato il più flessibile presidente azero Heidar Aliev che nel 1996, per volere del presidente dell’Amoco, fu invitato alla Casa Bianca ad incontrare il presidente Clinton, il cui agente dell’NSA Sandy Berger deteneva 90.000 dollari di titoli dell’Amoco (ora BP).
Nel 2003 il dipartimento della Difesa propose un corso per l’addestramento militare da 3,8 milioni dollari all’Azerbaigian, nell’ambito della guerra al terrore. Più tardi, ammise che servivano a proteggere l’accesso al petrolio degli Stati Uniti. Come ha indicato l’autore Michael Klare, “Lentamente ma inesorabilmente, l’esercito statunitense si converte nel servizio globale di protezione del petrolio“. Con i Quattro Cavalieri saldamente aggrappati ai giacimenti del Mar Caspio, nacque il Caspian Pipeline Consortium. La Chevron Texaco si prese una quota del 15% e gli altri tre Cavalieri e la Lukoil, controllata da BP, si spartirono il resto. Il gasdotto del Caspio fu costruito da Bechtel in partnership con GE e Willbros Group. Il gasdotto iniziò a trasferire petrolio e gas dal novembre del 2001, appena due mesi dopo l’11 settembre. L’amministrazione Bush poi ancora più tranquillamente, programmò una serie di ulteriori pipeline dal Mar Caspio per completare la linea Tenghiz-Mar Nero. L’oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan fu costruito da un consorzio dei Quattro Cavalieri guidato da BP Amoco. Lo studio legale che rappresentava il consorzio BP era della famiglia di James Baker, la Baker Botts. Il gasdotto BP Amoco attraversa la Georgia, passando per la sua capitale Tblisi. Nel febbraio 2002, gli Stati Uniti inviarono 200 consiglieri militari ed elicotteri d’attacco in Georgia, per “consolidare il nostro terrorismo“. Piuttosto ironico dato che nel settembre 2002 il ministro degli Esteri russo Igor Ivanov accusò la Georgia, fedele alleato degli Stati Uniti, di ospitare ribelli ceceni. Nell’ottobre del 2003 il presidente georgiano Eduard Schevardnadze fu costretto a dimettersi con una rivoluzione incruenta. Secondo un articolo dell’11 dicembre 2003 sul sito del Partito Socialista Mondiale (WSWS), la CIA appoggiò i golpisti. Nel settembre del 2004 centinaia di bambini di una scuola russa furono uccisi quando i separatisti ceceni occuparono il loro edificio. Il presidente russo Vladimir Putin disse dell’incidente, “Certi ambienti politici occidentali vogliono indebolire la Russia, proprio come i romani volevano indebolire Cartagine“, accusando “servizi segreti stranieri” di complicità negli attentati. Il suo consigliere Aslanbek Aslakhanov andò oltre, affermando sul notiziario russo di Canale 2, “Questi uomini avevano colloqui non con la Russia, ma con altri Paesi. Erano al guinzaglio. I nostri sedicenti amici hanno lavorato per decenni per smembrare la Russia… (sono i burattinai) e finanziano il terrorismo.” KM News Russia titolò “Il sequestro del scuola è stato pianificato a Washington e Londra“.
La Lukoil, controllata da BP, incarna la corruzione dilagante in Russia dal crollo sovietico. La corruzione è una caratteristica normale delle offerte di Lukoil. La società diede un jet di lusso al sindaco di Mosca, al capo della Gazprom (monopolio del gas statale) e al presidente del Kazakhstan Nazarbaev. Secondo Kurt Wulff dell’impresa di investimento petrolifero McDep Associates, i Quattro Cavalieri si scatenarono nei loro nuovi pascoli dell’Estremo Oriente, osservando un aumento delle attività nel 1988-94 così: Exxon Mobil 54%, Chevron Texaco 74%, Royal Dutch/Shell 52% e BP Amoco 54%. I Quattro cavalieri raddoppiarono il loro patrimonio collettivo in sei anni, mentre la Russia cadde in due decenni di povertà.

84-bpNel 1928 Sir John Cadman della BP tenne una piccola riunione nel suo castello di Achnacarry in Scozia. Erano presenti Sir Henry Deterding della Royal Dutch/Shell, un accanito sostenitore di Adolf Hitler, Walter Teagle della Exxon, che in seguito inviò sostanze chimiche ai nazisti, e William Mellon della Gulf Oil, ora parte dell’abominio ChevronTexaco. L’accordo di Achnacarry divise le riserve mondiali di petrolio tra i Quattro Cavalieri. BP e Shell, la fazione Rothschild dei Cavalieri, si presero l’Iraqi Petroleum Company e il Consorzio iraniano, mentre Exxon, Mobil, Chevron, Texaco e Gulf Oil, l’ala Rockefeller dei Cavalieri, si presero la Saudi Aramco. Nel 1949 BP e RD/Shell controllavano il 52% del petrolio del Medio Oriente, mentre i Cavalieri statunitensi ne controllavano il 42%. Nel 1931-1933 questo cartello tagliò spietatamente il prezzo del greggio East Texas da 98 centesimi a barile a 10, rovinando molti produttori indipendenti del Texas. Coloro che sopravvissero furono messi sottoposti a un rigoroso regime di quote di produzione, esistente ancora oggi. Nel frattempo, il Cartello trasferì le sue operazioni nei pascoli dal lavoro a buon mercato del Medio Oriente, licenziando migliaia di lavoratori del petrolio degli Stati Uniti in Texas e Louisiana. I contribuenti statunitensi finanziarono le guerre in Medio Oriente a beneficio di questi baroni del petrolio, da allora. Se si vuole incolpare qualcuno della nostra dipendenza dal petrolio straniero, la colpa è della BP e dei suoi amici del Cartello.
La BP Amoco acquistò poi l’Arco nel 1999, divenendo proprietaria del 72% dell’Alaskan Pipeline. Alla fine del 1998, una serie di email della BP rivelò i piani a “breve termine sul mercato della West Coast“, per deviare il petrolio dagli Stati Uniti in Asia. L’azienda voleva creare “un’insurrezione sulla West Coast” e ricattare i consumatori degli Stati Uniti. Alla fine del giugno 2006, BP fu accusata di cercare di accaparrarsi il mercato del propano statunitense. La BP è anche uno dei produttori di bauxite più grandi al mondo, con grandi miniere in Giamaica. La BP s’interseca con i CdA delle compagnie finanziarie inglesi più vecchie, quali Hudson Bay, Kleinwort Benson, Jardine Matheson, HSBC e P&O Nedlloyd Shipping, l’operatore portuale più grande del mondo. Deutsche Bank, controllata dalla famiglia Warburg, JP Morgan Chase e Wells Fargo ne sono i maggiori azionisti, insieme ai Rothschild e ai reali europei. La British Petroleum, precedentemente nota prima come Anglo-Persian Oil e poi Anglo-Iranian Oil, ideò l’operazione Ajax nel 1953, impiegando agenti della CIA, del Mossad israeliano e dell’M16 inglese per rovesciare il governo iraniano democraticamente eletto di Muhammad Mossadegh. Tale evento è alla base dell’attuale tensione USA/Iran. In Colombia, la BP è implicata nel finanziamento degli squadroni della morte di destra, che terrorizzano quella nazione. Alla fine degli anni ’90, la BP ebbe la quota di maggioranza della compagnia petrolifera russa Lukoil, già nazionalizzata. Le attività di BP quadruplicarono, mentre la Russia veniva derubata delle sue risorse petrolifere e subiva una grave crisi finanziaria. E fu la BP che scaricò ai contribuenti degli Stati Uniti le sue passività, ripulendosi dei titoli tossici attraverso la sua controllata Arco di Milltown, MT, quando quel settore gravemente inquinato divenne un Superfondo.
La BP è una delle quattro compagnie petrolifere giganti che controllano l’industria petrolifera mondiale dal grande pennacchio di gas fiammeggiante. Nel mio libro, Big Oil e i suoi Banchieri nel Golfo Persico… li chiamo I Quattro cavalieri: BP Amoco, ExxonMobil, Chevron Texaco e Royal Dutch/Shell. Dopo decenni di fusione-mania, i Quattro Cavalieri, di proprietà in gran parte delle famiglie Rockefeller e Rothschild e della nobiltà europea, non solo hanno integrato verticalmente l’industria petrolifera, ma hanno anche integrato orizzontalmente l’intero settore energetico, dato che sono anche i più grandi proprietari di carbone, metano e gas naturale del pianeta. La BP ha il più grande impianto offshore di tutto il mondo. Riguardo la politica energetica degli Stati Uniti, è il momento di spezzare Big Oil e lanciare una società energetica statunitense nell’ambito del dipartimento dell’Energia, incentrata sulla produzione di energia alternativa. Se il fiasco del 2010 della BP, nel Golfo del Messico, non è una sveglia, si prendano in considerazione i pensieri economici di Daniel Webster, “Il governo più libero non può reggere a lungo se la tendenza della legge è accumulare rapidamente proprietà nelle mani di pochi, e rendere le masse povere e dipendenti“.

Oil RefineryDean Henderson è autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve e Stickin’ it to the Matrix. È possibile iscriversi gratuitamente al suo settimanale Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il piano della CIA “Pan-Turania” per sostituire l’URSS

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 26/11/2013

AsiaCaucasus-CentralAsiaTenuto per decenni in fondo al Top Secret Center Archives and Records della Central Intelligence Agency, vi era un piano ideato da un anonimo esperto turcologo tedesco, noto come “turcologist”, che avrebbe visto una vittoriosa Germania nazista suddividere l’Unione Sovietica in un gruppo di Stati fantoccio basati sul nazionalismo turanico. Questo rapporto sull’“Idea di Pan Turania” non fu declassificato dalla CIA che alla vigilia del natale 2005. Fu infatti adottato dalla CIA durante i primi giorni della Guerra Fredda come strumento per dissolvere l’URSS e sostituirla con una federazione pan-turanica. Il “pan-turanismo” era un concetto originariamente sviluppato dal ministro degli Esteri e primo ministro inglese Lord Palmerston, per distruggere l’impero russo e sostituirlo con Stati vassalli turchi e mongoli che rispondessero al sultano ottomano e quindi alla corona inglese. Il pan-turanismo ha influenzato il movimento dei “Giovani Turchi” di Kemal Ataturk e fu concepito insieme al “pan-arabismo” che infine distrusse l’impero ottomano, da Wilfred Blunt, un ufficiale dei servizi segreti inglesi che guidò il loro ufficio di Cairo. L’idea di un restaurato impero pan-turanico e di una unica nazione araba, o “Ummah”, influenzò anche il movimento sionista, che vi vide un futuro “Grande Israele” ebraico e nazionalista. Il piano nazista per la Pan-Turania fu temperato dalla consapevolezza che il nazionalismo turco non aveva alcun desiderio di governare un impero decentrato che includesse l’Ummah araba e autogoverni cristiani, tra cui russo e greco-ortodossi.
Il progetto per la pan-Turania, cui fa riferimento il turcologo tedesco, fu redatto dall’autore turco Halide Edip Adivar, descritto come il “più grande autore della Turchia moderna” e che sosteneva la pan-Turania nel suo romanzo “Yeni Turan” (La Nuova Turania). I nazisti tedeschi, secondo il giornale pan-Turania, stabilirono dei contatti prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale con i popoli “turchi in Romania, Bulgaria e Jugoslavia, e nella Repubblica socialista sovietica autonoma dei tatari di Crimea (ASSR Tartarija) nell’URSS. I tentativi dei tedeschi per stabilire contatti nelle repubbliche kazake e uzbeke nell’Asia centrale non ebbero successo perché, come il turcologo tedesco spiegava, non c’erano ‘le basi dell’Inturist’”. Il turcologo tedesco affermava nella sua relazione che la Germania nazista avrebbe istituito “governi fantoccio” sul suolo tedesco che avrebbero pubblicato giornali nelle “varie lingue al fine di esercitare un’influenza su questi gruppi e prepararli a una possibile collaborazione nel caso di partizionare della Russia in Stati nazionali”. Dopo l’invasione tedesca dell’URSS, il 22 giugno 1941, il comando tedesco, secondo il piano “avrebbe iniziato a separare le formazioni non-russe tra i prigionieri dell’Armata Rossa” e formato “legioni” su base nazionaliste. Ancora più sorprendente, il giornale pan-Turania rivela che i governi fantoccio turchi sul suolo tedesco furono autorizzati a mantenere i contatti con gruppi simili nella Turchia neutrale e nella nemica Gran Bretagna. I nazisti istituirono un “comitato in esilio” del Grande Turkestan a Berlino e finanziarono il giornale turanico nazionalista “Naher Osten/Yakin Sark” o “Vicino Oriente”. Berlino ospitò un leader politico turanico di nome Mustafa-bij-Choqai-ogli che disse ai suoi colleghi turanici a Berlino, “tutte e sei i Paesi, Kazakhstan, Kirghizistan, Karakalpakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, così come il Tagikistan, formeranno lo Stato del Turkestan”. Il piano degli sponsor nazisti del futuro turanico dell’Unione Sovietica divenne chiaro. I nazisti di Berlino riuscirono anche a convincere azeri e alcuni non-turchi armeni, georgiani e delle minoranze del Caucaso del Nord, compresi calmucchi mongoli, a sostenere la causa turanica e infine formare una Federazione del Caucaso con i ceceni e altre minoranze turche dopo la prevista sconfitta dell’Unione Sovietica.
Un sostenitore della pan-Turania che collegò il supporto nazista tedesco all’impero turanico su gran parte dell’Asia centrale dell’Unione Sovietica, all’alleanza fascista del dopoguerra supportata dalla CIA, il Blocco delle Nazioni Anti-bolscevico (ABN) in Europa orientale fu il capo del Partito d’Azione Nazionalista turco Alparslan Turkes. Razi Nazar, uno dei leader dell’ABN di Monaco,  lavorò anche a Radio Free Europe della CIA durante la Guerra Fredda. Nazar era vicino a Turkes.  Dopo la caduta dell’URSS, Turkes visitò Baku, in Azerbaijan, dove fu accolto da eroe. Turkes sostenne il presidente dell’Azerbaigian Abulfaz Elchibey. All’inizio della Guerra Fredda, la CIA e la NATO istituirono una serie di reti ‘Stay Behind‘ in Europa occidentale. Queste reti dovevano operare da movimenti guerriglieri clandestini antisovietici per attaccare le forze sovietiche, in caso d’invasione ed occupazione sovietica dell’Europa occidentale. In Italia, il movimento clandestino divenne noto come “Gladio”. In Turchia fu “Ergenekon”, dal nome della città in Mongolia da dove il popolo turanico, precursore del popolo turco, avrebbe avuto origine. Pan-Turania è più un’idea che un reale impero storico e potente. Tuttavia, i nazionalisti turchi, sia seguaci laici di Ataturk che del magnate e leader islamista turco Fethullah Gulen, attualmente in esilio in Pennsylvania  protetto dalla CIA, l’hanno invocato. È Gulen con la sua rete di madrasse in tutta l’Asia centrale, Medio Oriente e anche negli Stati Uniti, che ora sposa la cosa più vicina al pan-turanismo. E il sostegno della CIA alla pan-Turania di Gulen è il risultato diretto del sostegno dell’agenzia alle idee naziste della pan-Turania. Il supporto della CIA ai terroristi ceceni, attraverso le organizzazioni non governative di Gulen (ONG), così come quelle sostenute da George Soros e Freedom House, fa parte del concetto di pan-Turania. Fu Gulen a sostenere l’ascesa al potere del partito islamico Giustizia e Sviluppo (AKP) del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, che non faceva segreto del suo desiderio di un’Unione turca non europea a capo di una comunità turca che si estendesse dall’Albania all’Asia centrale cinese. L’Islam di Gulen è fermamente contrario al wahhabismo saudita e al salafismo e sembra essere una riedizione dei Giovani Turchi e dell’idea di Ataturk di fondere il nazionalismo pan-islamico e il pan-turanismo.
Molti Paesi, compresi Russia, Egitto e Siria, non vedono alcuna differenza negli obiettivi dei salafiti e dei gulenisti. Fu attraverso le operazioni dei gulenisti, come madrasse e organizzazioni della “società civile”, che CIA, sauditi e Qatar poterono infiltrare gli islamisti in Cecenia, Daghestan, Inguscezia, e negli “stan” indipendenti dell’Asia centrale. In realtà, il movimento di Gülen fu accusato di organizzare per conto della CIA la vendita di armi ai guerriglieri musulmani albanesi che combattevano contro le forze serbe in Bosnia-Erzegovina e in Kosovo. Gulen era anche legato alle operazioni della CIA in Cecenia, e la Turchia fu usata dalla CIA come base per le operazioni nei Balcani e in Caucaso a sostegno degli insorti islamisti che combattevano serbi e russi, compresi gli elementi noti come Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev, i fratelli accusati di aver compiuto l’attentato alla maratona di Boston. Lo zio dei fratelli, Ruslan Tsarni (alias Tsarnaev), è un vecchio agente d’influenza delle operazioni della CIA nella regione pan-turanica. La rete militare e d’intelligence turca Ergenekon era incentrata sui Lupi Grigi, un gruppo di estrema destra che supportava la creazione dell’impero pan-turco turanico che avrebbe compreso ciò che gli espansionistici turchi chiamano Turkestan orientale, la provincia cinese dello Xinjiang, come pure le repubbliche dell’Asia centrale di Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghizistan, Kazakhstan, Azerbaijan e una serie di repubbliche autonome russe come Daghestan, Cecenia, Inguscezia e Tuva, tutti snodi delle attività di destabilizzazione dell’organizzazione non governativa (ONG) di Soros. Alcuni piani pan-turanici includono i popoli ugro-finnici nell’impero turanico, tra cui finlandesi, ungheresi, komi, udmurti e mari della Russia, così come mongoli, coreani, giapponesi e tibetani. Il concetto nazista di pan-Turania comprendeva anche i popoli nativi nordamericani nel suo piano post-bellico per il dominio del mondo.
L’addetto della CIA al controllo dei Lupi grigi negli anni ’60 e ’70 sarebbe stato il capo della stazione CIA di Ankara, l’ex-vicepresidente del National Intelligence Council Graham Fuller, che fu anche assegnato come capo della CIA in Afghanistan, Libano e Yemen del Nord, e che è anche l’ex-suocero di Ruslan Tsarni, lo zio dei presunti attentatori di Boston. Fu un membro dei Lupi grigi, il  turco Mehmet Ali Agca, che tentò di assassinare Papa Giovanni Paolo II nel 1981, un evento che la CIA cercò di attribuire ai governi dell’Unione Sovietica e della Bulgaria. Turkes inoltre promosse l’ideologia dei Lupi grigi. Un altro loro promotore fu Samuel Huntington, il beniamino dei neocon e autore del libro “Scontro di civiltà”, la “bibbia” dell’aggressione e dell’occupazione occidentale delle nazioni musulmane. Huntington, che fu ispirato dal guru sionista Bernard Lewis, è la prova del legame tra sionismo e pan-Turania. In realtà, l’idea della ricreazione dell’impero turanico ha anche un’importante connessione con Hollywood, dove la CIA ha mantenuto un ufficio di collegamento fin dai tempi della Guerra Fredda, per influenzare i grandi film. L’impero pan-turanico asiatico ispirò il film “Conan il Barbaro“, interpretato da Arnold Schwarzenegger. I pan-turanisti turchi avevano come modelli i temibili Orki di JRR Tolkien, dal nome della Valle Orkhun, patria dei turchi in Mongolia. Rebiya Kadeer, la benestante ex-membro del Politburo cinese, ora a capo della Conferenza mondiale uigura di Soros e Gulen, vuole l’indipendenza della provincia a maggioranza musulmana dello Xinjiang in Cina, ha assunto poteri mitici. Kadeer è ora conosciuta come “Dragone Combattente“, titolo del suo libro, la cui introduzione è stata scritta dal Dalai Lama del Tibet. Il titolo e il libro di Kadeer sono gli stessi di un film del 2003 sulla battaglia contro un drago creato per clonazione genetica. Il marito di Kadeer, Sidiq Rouzi, è legato alla CIA per via del suo lavoro con Radio Free Asia e Voice of America. Il Movimento per l’indipendenza di Kadeer è un diretto derivato dei piani nazisti per la pan-Turania. Il rapporto pan-Turania dell’autore tedesco afferma che il generale Ma Chung-ying, che tentò di dichiarare l’indipendenza del Turkestan cinese dal 1928 fino alla soppressione della sua ribellione nel 1937 da parte dell’intervento sovietico per conto del governo nazionalista cinese, voleva che la Germania nazista vincesse la guerra contro la Russia, al fine di garantire l’indipendenza del Turkestan orientale. Questa fu l’ennesima indicazione dei legami tra pan-Turania e Germania nazista.
I guerrieri neo-conservatori e neo-freddi di Freedom House, Open Society Institute di Soros, National Endowment for Democracy della CIA hanno rispolverato l’”Idea Pan-Turania”, tenuta sotto chiave dalla CIA per oltre 50 anni, nel tentativo di dividere la Federazione russa e la Cina in un mosaico di staterelli indipendenti, tutti impegnati in una federazione pan-turanica con capitale Istanbul, ma con i suoi veri padroni a Washington, Londra e New York…

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia ha vinto la lunga battaglia degli oleodotti, ma ora cosa succederà?

Steve LeVine Osnetdaily 1 luglio 2013

sd_export_routes_20121La Russia ha ottenuto una grande vittoria nella battaglia quasi ventennale con l’occidente sul gas del Mar Caspio. Ma la vittoria del 28 giugno è contraddittoria per Mosca, perché aiuta a minare le ragioni di un altro progetto russo, un’arma chiave nella lotta del Paese per il predominio energetico. La storia è aggrovigliata, e prima di passare ai dettagli, diciamo solo d’identificare un sorprendente vincitore, la sofferente Grecia. Passerà da essa la rotta del gasdotto Trans-Adriatico (TAP), che ha battuto il Nabucco sostenuto dall’occidente, il corridoio per cui l’occidente ha contrastato la Russia dalla metà degli anni ’90. Con la vittoria del TAP, assieme al Primo ministro greco Antonis Samaras, il mondo dovrebbe capire che una Grecia economicamente in lotta è sulla buona strada per riprendersi. Dopo tutto, “chi avrebbe investito denaro in un Paese che affronta minacce economiche, sociali e politiche?“, ha detto Samaras in una dichiarazione.

Gli USA hanno tramato per tenere la Russia fuori dal suo cortile di casa
La storia risale al crollo dell’Unione Sovietica. Dopo aver sconfitto il loro rivale della Guerra Fredda, gli Stati Uniti tracciarono una linea intorno alla metà meridionale dell’URSS, gli otto nuovi Stati del Caucaso e dell’Asia centrale, e annunciarono la strategia per impedire che dovessero mai cadere nuovamente nella morsa di Mosca. Il piano degli Stati Uniti era sostenere la costruzione di oleogasdotti per trasportare l’energia della regione ai mercati occidentali evitando il suolo russo e, quindi, rafforzarne l’indipendenza economica. Nel 2006, la prima linea si materializzò, l’oleodotto dall’Azerbaijan al Mediterraneo Baku-Ceyhan, lungo circa 1500 km. Un gasdotto parallelo presto  sarebbe seguito. Occupando la parte Caucasica del Caspio. Ma gli Stati dell’Asia centrale, i cosiddetti “stan”, si comportarono diversamente. Lì, gli Stati Uniti e l’Europa immaginarono un gasdotto di circa 5.600 chilometri che dal Turkmenistan attraversasse il Mar Caspio per arrivare in Europa. Tale linea avrebbe dato all’Asia centrale lo stesso canale economico indipendente di cui ora godeva il Caucaso. Solo che il Turkmenistan esitava. Anno dopo anno, non poteva apparire impegnato in tale linea o in un qualsiasi accordo di trivellazione con una società occidentale, per avviare le esportazioni di gas necessarie. Alcuni dicevano che il Turkmenistan avesse paura della Russia, altri ne incolparono i suoi profondi sospetti verso tutti gli stranieri. Comunque sia, le speranze di un decisivo abbraccio turkmeno del gasdotto trans-Caspio sembravano perdute.

Poi gli Stati Uniti decisero di abbandonare l’Asia centrale
Nel 2002, l’occidente cambiò posizione, propose un nuovo e più corto gasdotto denominato Nabucco (dal nome di un’opera verdiana), che saltasse il Turkmenistan e invece iniziasse dall’Azerbaigian. Questa proposta sembrava avere una migliore possibilità di successo, ma venne completamente ignorata l’originale motivazione del gasdotto, l’Asia centrale non sarebbe stata più liberata dalla morsa della Russia. Ma gli Stati Uniti e l’Unione europea sostennero che, mentre non potevano più salvare l’Asia centrale, avrebbero salvato l’Europa che, affermavano, dipendeva  troppo dal gas russo. Lo sforzo ottenne uno slancio particolare dal 2006, quando la Russia, in una serie di dispute con l’Ucraina, chiuse temporaneamente i rifornimenti di gas per l’Europa.
Nel 2007, Vladimir Putin rispose con la stessa arma, avrebbe costruito “South Stream“, un oleodotto da 39 miliardi di dollari lungo 1.900 km che, sfidando direttamente il Nabucco, avrebbe portato il gas russo nel cuore dell’Europa. Ma sembrava a molti esperti che le due linee, Nabucco e South Stream, fossero incompatibili. Per ragioni sia di offerta che di domanda, solo una sarebbe stata finanziata e costruita. Nel frattempo, i giocatori più piccoli emersero dalle infangate prospettive di un successo del Nabucco in Azerbaigian. Tra di essi vi era il TAP, una relativamente piccola linea che avrebbe trasportato solo un terzo del volume promesso da Nabucco, ma che sarebbe anche costata molto meno.

TAP, Nabucco e altri rivali del Caspio
Il culmine si ebbe il 28 giugno. In Azerbaijan, un consorzio guidato da BP annunciava di voler costruire il TAP. Sembra che tale decisione, almeno a questo stadio, si basasse su ragioni economiche. Il TAP è assai meno costoso della versione accorciata e ancora più compatta del Nabucco, chiamata “Nabucco West“. Mantenendo la pressione sul Nabucco, Putin condizionava tempo e ritmo della realizzazione del TAP. Questo costituisce una minaccia assai minore al predominio della Russia sul mercato europeo del gas. Il TAP fornirà solo 10 miliardi di metri cubi all’anno di gas rispetto ai 30 miliardi di metri cubi che il Nabucco originariamente avrebbe dovuto inviare nel continente.

Senza il Nabucco, qual’è la logica del South Stream?
Così il gasdotto South Stream della Russia potrebbe da ora avere la strada spianata. Putin non ha ancora commentato, ma in passato ha detto che costruirà il South Stream indipendentemente dal destino del Nabucco. E una serie di accordi bilaterali lungo la sua rotta, suggerisce un progetto già deciso. Eppure la matematica viene sfidata. Per finanziare i grandi accordi petroliferi firmati il 21 giugno con la Cina, Rosneft, pesantemente indebitata, ha dovuto ottenere degli anticipi da Pechino per un totale di 60 miliardi su 70 miliardi di dollari. In una dichiarazione del 28 giugno, Aleksej Miller, il CEO della Gazprom, parlava di enormi impianti per la liquefazione del gas (GNL) a Vladivostok e sul Mar Baltico, aspirando a fornire il 15% del GNL del mondo. Tali impianti costano miliardi di dollari. Insomma, la Russia ha notevoli esigenze concorrenti per la sua liquidità. Nel frattempo, il mercato europeo non è invitante: la concorrenza sui gas è dura con Norvegia e Qatar, e le potenziali forniture, entro la fine del decennio, da Stati Uniti, Israele e Mozambico. L’Europa si rivolge anche al più economico carbone. E il suo appetito di energia nel complesso è stagnante, nella migliore delle ipotesi. Quindi vi è ragione di mettere in questione, almeno sul piano economico, il South Stream. E ora che Nabucco è morto, non c’è gloria nella vittoria su di esso.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Asia: Locomotiva della storia moderna

Gennadij Zjuganov alla 7a sessione dell’Assemblea Generale della Conferenza dei partiti politici asiatici
La Russia è pronta a compiere la sua missione storica di collegamento tra i centri principali delle civiltà del Mondo moderno
Soviet Russia Now 23 novembre 2012


Il 21 novembre a Baku la delegazione del Partito Comunista guidata dal Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista, GA Zjuganov, partecipava alla 7.ma Assemblea Generale della Conferenza Internazionale di Partiti Politici Asiatici, che si è aperta nella capitale dell’Azerbaigian.

La riunione alla Fondazione Internazionale Nobel di Baku
Nel giorno dell’arrivo, GA Zjuganov e la delegazione hanno visitato a Baku la Fondazione Internazionale Nobel e il Museo Nobel – Villa Petrolia, il primo museo della famiglia Nobel al di fuori della Svezia. Il nome Nobel è strettamente legato alla storia del petrolio dell’Azerbaigian. Furono i pionieri nello sviluppo delle risorse petrolifere del paese. Fondata alla fine del secolo XIX, la società per azioni “Associazione Nobel” è stata la prima ad introdurre tecnologie e pensieri innovativi in questa industria, sull’economia orientata alla comunità, destinando il 40% dei profitti ai salari e ai servizi di assistenza sociale. Durante una visita alla Fondazione, GA Zjuganov è stato premiato con la medaglia istituita dalla Fondazione Internazionale Nobel.

Conversazione con il segretario del PCC Du Qinglin
Prima dell’apertura della 7.ma Assemblea Generale, GA Zjuganov ha incontrato il Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e Vicepresidente del Comitato consultivo politico popolare cinese, Du Qinglin. Du Qinglin ha informato GA Zjuganov sul XVIII° Congresso del Partito Comunista cinese appena concluso, e sulle relative decisioni sulle modalità di sviluppo della Cina nei prossimi anni. A sua volta, GA Zjuganov ha descritto la preparazione del partito per il quindicesimo congresso del partito comunista del prossimo primo febbraio, e ha invitato una delegazione del Partito comunista cinese a partecipare al congresso. Le parti si sono scambiate  opinioni su una vasta gamma di questioni d’interesse per entrambe i partiti. Alla riunione hanno partecipato i membri dell’Ufficio di presidenza, il Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista LI Kalashnikov e il deputato del Partito Comunista alla Duma di Stato, AP Tarnaev.

Asia: locomotiva della storia moderna
Discorso di Zjuganov alla sessione plenaria dell’Assemblea in occasione della seduta plenaria della 7a Assemblea Generale. Il primo ad intervenire dopo la relazione principale, il presidente del Comitato centrale del Partito comunista, GA Zjuganov, è stato molto calorosamente accolto dal forum.
“Come sapete, la Russia è il centro storico dell’Eurasia – ha iniziato Gennadij Zjuganov – il nostro paese svolge da per migliaia di anni il ruolo di “ponte” geopolitico che collega due mondi, due civiltà – europea e asiatica. Attraversando essa, abbiamo avviato la cooperazione economica e gli scambi culturali tra i due paesi, separati da migliaia di chilometri. Attraverso di essa ondate di conquistatori hanno sottomesso i più antichi centri della civiltà, e spesso distruggendoli. Si formarono diverse forme di dialogo eurasiatico. Ma per noi è sempre stato molto importante. Oggi, mentre ci prepariamo a celebrare il 90.mo anniversario dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, è utile ricordare che il nostro governo federale originariamente doveva chiamarsi, e in una serie di documenti chiave era chiamato, Unione delle Repubbliche Sovietiche d’Europa e Asia. Pertanto, seguiremo sempre con interesse i lavori della Conferenza internazionale dei partiti politici asiatici, e a prepararci seriamente per parteciparvi. Il tema della conferenza “Mondo – Sicurezza – Riconciliazione” è più che mai rilevante nella nuova situazione geopolitica emergente. I segni della putrefazione del sistema capitalistico sono evidenti. Colpisce tutte le aree del sistema: produzione, finanza, politica, cultura e moralità. Un intero gruppo di paesi della zona euro è sull’orlo del fallimento. Il debito nazionale degli Stati Uniti ha superato i 16.000 miliardi dollari.
La crisi generale del sistema sociale e dell’economia borghese si è protratta per un secolo, inasprendosi e arretrando ulteriormente. Ed un altro aggravamento oggi è davanti ai nostri occhi. Coloro che promuovono l’aguzza teoria della globalizzazione si aspettavano di “escludere” la teoria leninista dell’imperialismo come fase suprema del capitalismo, per portarla nell’oblio. Per noi, comunisti, è la guida ideologica e teorica per l’analisi e la valutazione della moderna economia capitalista. Nel 2002, abbiamo ritenuto il globalismo la fase attuale dell’imperialismo. Ecco le caratteristiche principali dell’imperialismo dell’epoca della globalizzazione:
1. Sottomissione finale della produzione di capitale, del capitale industriale, al capitale finanziario e speculativo.
2. La trasformazione dei rapporti di mercato in meccanismo artificiale per l’applicazione di scambi ineguali e di saccheggio di interi paesi e popoli.
3. Istituzione di un modello globale di “divisione internazionale del lavoro”, che incarna la flagrante disparità sociale planetaria.
4. La rapida crescita dell’influenza politica delle multinazionali e dei gruppi finanziari-industriali, rafforzandone la pretesa a una sovranità illimitata.
5. La perdita della capacità dei governi nazionali nel controllare i processi economici mondiali e anche nazionali. Revisione delle norme fondamentali del diritto internazionale, per la creazione di un governo mondiale.
6. L’espansione informativa e culturale come forma di aggressione. Unificazione spirituale al livello più primitivo. Eradicazione dell’identità nazionale delle nazioni e dei popoli.
7. Parassitismo del capitale transnazionale. Consegnargli i benefici dell’introduzione dell’alta tecnologia nel resto del Mondo significa povertà, decadenza ed inibizione qualitativa del progresso tecnologico.
Dopo la distruzione dell’Unione Sovietica vivere sulla Terra è diventato molto più difficile e pericoloso. Si acutizzano ed esplodono numerosi conflitti. Recentemente, quasi tutti gli Stati del Medio Oriente e Nord Africa sono stati destabilizzati. Dopo il massacro in Afghanistan, Iraq e Libia, vi è una vera e propria guerra civile in Siria e una crescente pressione su Iran e Corea del Nord. La strategia coloniale degli Stati Uniti e dei Paesi dipendenti dell’occidente, ancora una volta, mette l’umanità di fronte a una guerra mondiale, applicando attivamente la teoria reazionaria della “guerra di civiltà”. L’occidente ha dichiarato di supportare “libertà”, “democrazia” e “diritti umani” nel Mondo.
Il capitale finanziario globale opera svolgendo la sua attività sottomettendo la politica alla dipendenza economica. Costruendo un sistema di governance mondiale, l’imperialismo ha creato istituzioni speciali. Queste includono la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e l’Organizzazione mondiale del commercio. Per coloro che resistono ai “pacifici” globalisti vi è l’intervento della NATO: l’istituzione della violenza militare. Tutto questo provoca resistenze. Ecco perché i vertici dell’UE e la signora Merkel vengono accolti in modo ostile ad Atene, da masse di manifestanti greci. Ecco perché le strade delle città spagnole si trasformano in un’arena di feroci battaglie di classe, ricordando le battaglie della guerra civile. I lavoratori protestano sempre più, non vogliono vivere come una volta. Nel mondo della globalizzazione, matura il rifiuto degli USA. Sempre più persone e movimenti sociali chiedono un cambiamento: lo sviluppo armonioso delle forze produttive, un consumo equilibrato, il rispetto per la natura.
Anche i sostenitori del capitalismo sono sempre più chiamati a trattare con il socialismo. L’ex presidente democristiano della Germania Keller ha invocato la fine del “capitalismo anglosassone” dei giocatori d’azzardo e degli avventurieri. François Hollande introduce una tassa speciale sui ricchi. Nei prossimi due anni, tutti i cittadini francesi che ricevono più di un milione all’anno, daranno allo stato il 75% del loro reddito. Riprendendo i leader europei, il presidente degli  USA Obama sta cercando di mettere le redini sui “gatti grassi” che traggono profitto dal picco della crisi. La borghesia è sempre più difficile da gestire “alla vecchia maniera”.
Una tendenza importante è il mutamento geopolitico del centro globale delle attività economiche, che passa alla regione Asia-Pacifico (APR), sottolineando la lunga crisi in Europa e Nord America. Secondo gli esperti, la crisi è tutt’altro che finita. A questo proposito, l’esperienza dei nostri vicini della Cina è importante, dimostrando che mantenere alti livelli di crescita economica è possibile solo con massicci investimenti nelle infrastrutture. In queste condizioni, il massimo utilizzo dell’enorme potenziale economico, scientifico e culturale dell’Asia apre, a nostro avviso, le prospettive di una soluzione a lungo termine e permanente dei problemi su cibo, energia, sicurezza militare ed ambientale.
La Conferenza internazionale sul dialogo tra più di 300 partiti politici, di governo e d’opposizione, conservatori, liberali e comunisti, in più di 50 paesi della regione, offre un’opportunità unica per discutere di tutte tali questioni. E, soprattutto, senza i “consigli” di “simpatizzanti” esterni alla nostra regione. Lo sviluppo congiunto delle proposte per affrontarle da parte di potenti forze politiche dei paesi partecipanti, può essere la chiave per la loro attuazione attraverso la politica dei governi. Ecco in breve la nostra visione di alcuni di questi problemi.
1. Il problema della sistemazione delle infrastrutture, dell’energia e dei trasporti della regione asiatica, cardini della sicurezza regionale. Questa operazione ridurrebbe l’asimmetria dello sviluppo socio-economico tra i paesi vicini, e aumenterà l’area di contatto tra i partecipanti al progetto. In Russia, sono in corso lavori in questa direzione. Come futura unica infrastruttura eurasiatica potrebbero esservi i progetti già all’opera: la Trans-Siberiana, l’oleodotto-gasdotto Sakhalin-Khabarovsk-Vladivostok, GLONASS, ecc. Strumenti per inserire saldamente l’Eurasia nel panorama economico del Pacifico e associarla con l’Europa che parla di Rotta del Mare del Nord, Sistema Trans-cavo, BAM, ecc. Egualmente vi si rientrano la ferroviaria e il gasdotto trans-coreani. In generale, potrebbe trattarsi del mega-progetto collettivo economico che gli esperti russi chiamano “Iniziativa eurasiatica per incrementare gli investimenti nel Pacifico.”
2. La sicurezza alimentare sarà uno dei temi centrali nel XXI.mo secolo. In molti paesi dell’Asia-Pacifico, la crescita della popolazione ha superato la crescita delle risorse alimentari. Per esempio nel 2010, di 925 milioni di persone che rientrano nella categoria dei più sottoalimentati nel Mondo, 578 milioni vivono nell’Asia-Pacifico. I settori più promettenti della cooperazione in questo campo possono essere i seguenti:
– La formazione di un sistema di monitoraggio regionale e di previsione della situazione alimentare;
– Avviare un coordinamento di alto livello nella fornitura degli aiuti alimentari, nelle situazioni di emergenza;
– Avvio ed attuazione di progetti comuni per la produzione di biocarburanti. Possiamo aspettarci che progressi concreti in questo settore non solo creino posti di lavoro, ma anche che riducano le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Per migliorare la sicurezza alimentare il potenziale della Russia nella regione viene determinata dalla presenza di vaste terre coltivabili e vaste riserve di acqua dolce. Così, nella Siberia orientale e nell’Estremo Oriente viene utilizzato il 50% del terreno coltivabile. A questo proposito, si potrebbe arrivare a creare un Fondo regionale per il grano coinvolgendo la Russia (sul modello del Fondo per il riso est-asiatico).
3. Il problema della condivisione dell’acqua è ancora una “pietra d’inciampo” nei rapporti tra un certo numero di paesi della regione. Questo stato suscita una situazione controproducente che potrebbe attivare conflitti a diversi livelli e destabilizzare l’intera regione. Ma a questo proposito, i nostri paesi hanno prospettive promettenti.
4. Un certo numero di paesi della regione è stato coinvolto nel traffico di droga. La produzione di materie prime, il trattamento e il trasporto di essa possono essere risolti soltanto con mezzi militari da formare nel territorio dei paesi fonte dell’instabilità. Uno Stato non può affrontare da solo, per conto proprio, questi “punti caldi”; la lotta contro ciò necessita di un coordinamento molto stretto tra tutti gli Stati interessati.
5. Si ritiene che un ulteriore impulso allo sviluppo della cooperazione multilaterale nella regione deriva dalla costruzione dell’Unione parlamentare dei paesi asiatici, proposto dai nostri colleghi del partito Yeni Azerbaijan. Tale struttura interparlamentare potrebbe, a livello politico, confermare il potenziale della crescita economica dell’Asia e diventare uno dei portavoce della volontà politica collettiva dei suoi popoli.
Nel complesso, ci offriamo di ricreare un aggiornato “Ponte Euro-Asiatico”, per una stretta ed efficace cooperazione tra i nostri popoli, paesi e continenti. La Russia è da migliaia di anni  attivamente coinvolta nella vita dell’Europa e dell’Asia, ed è pronta a compiere la sua missione storica, essere il collegamento tra i centri principali della civiltà del presente Mondo moderno, in un momento difficile nel suo sviluppo. Gennadij Zuganov, Presidente del CC-PCFR Russia

Sulla situazione geopolitica della regione
Su richiesta dei giornalisti, Gennadij Zjuganov ha condiviso la sua visione della situazione geopolitica nella regione. “Sono lieto che le relazioni tra la Russia e l’Azerbaigian si stiano rafforzando. Il nostro partito si è sempre distinto per l’amicizia e la fratellanza tra i due popoli”, ha detto il leader del Partito comunista. “In tutto il sud vi sono operazioni militari, e siamo al confine di questa fascia fornendo sicurezza e sviluppo sostenibile, proteggendo il nostro paese e il nostro popolo, i limiti delle grandi scosse che già si stanno avvendo. Dobbiamo continuare su questa strada e ricordare che, per competere in questo Mondo, è necessario disporre di una popolazione di 300 milioni di abitanti, cui solo l’Unione di Russia, Bielorussia, Ucraina, Kazakistan ed Azerbaigian è in grado di garantirne la sicurezza, i mercati, gli interessi e il progresso scientifico e tecnologico”, ha detto G. Zjuganov.
Il leader comunista russo l’ha ribadito all’Assemblea Generale della Conferenza Internazionale dei Partiti Politici asiatici, tenutasi a Baku, sullo sfondo della nuova crisi globale che coinvolge quasi 200 paesi. “Il tema è molto importante. Pace, sicurezza e riconciliazione, sullo sfondo di ciò che sta accadendo oggi in Medio Oriente, Nord Africa, Afghanistan. A mio parere, qui a Baku, vi è un dialogo molto serio su come uscire da questa difficile crisi. Ricordo che in 150 anni di capitalismo vi sono state 12 gravi crisi. Due di queste ultime, nel secolo scorso, hanno portato a due guerre mondiali”, ha detto il leader del Partito comunista.
Durante la sua visita a Baku, Zjuganov ha avuto numerosi incontri bilaterali, tra cui dei colloqui con la leadership del Partito Comunista dell’Azerbaigian.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra al Libano e la battaglia per il petrolio

Prof. Michel Chossudovsky Global Research, 21 ottobre 2012

Nota dell’autore I recenti sviluppi in Siria e Libano puntano verso l’escalation militare, vale a dire verso una grande guerra regionale, che è sul tavolo del Pentagono dal 2004. I confini di Siria e Libano sono circondati. Truppe inglesi e statunitensi sono di stanza in Giordania, l’Alto Comando turco in collaborazione con la NATO sta fornendo sostegno militare all’esercito libero siriano. Le forze navali alleate sono dispiegate nel Mediterraneo orientale. Secondo un recente rapporto d’intelligence del Debka News Service israeliano: “Le truppe statunitensi inviate al confine Giordania-Siria stanno costituendo un quartier generale in Giordania per rafforzarne le capacità militari, nel caso le violenze si riversassero dalla Siria, suggerendo un ampliamento dell’intervento militare statunitense nel conflitto siriano.”
Il dispiegamento di truppe alleate al confine meridionale della Siria è coordinato con le azioni intraprese dalla Turchia e dai suoi alleati al confine nord della Siria. Nel frattempo, il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu ha chiesto il sostegno della NATO contro la Siria, secondo la dottrina della sicurezza collettiva. “Faremo ciò che deve essere fatto, se la nostra frontiera sarà violata di nuovo“, aveva detto ai giornalisti il 13 ottobre. Davutoglu aveva sottolineato la presunta violazione del confine della Turchia da parte della Siria come una violazione dei confini della NATO. Ai sensi dell’articolo 5 del Trattato di Washington, l’attacco a uno stato membro dell’Alleanza Atlantica è considerato come un attacco contro tutti gli stati membri della NATO. “In questo contesto, ci aspettiamo il sostegno dei nostri alleati”, aveva detto Davutoglu, intendendo che sia la Germania che gli altri Stati membri dell’alleanza atlantica dovrebbero agire per difendere la Turchia secondo la dottrina della sicurezza collettiva: “Se un tale attacco si producesse, ciascuna di essi, nell’esercizio del diritto individuale o collettiva alla legittima difesa … assisterà la parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, compreso l’uso della forza armata per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale…” (Vedi testo completo dell’articolo 5 del Trattato di Washington, aprile 1949).
Inoltre, le azioni di Israele e Turchia sono coordinate nel contesto di una trentennale alleanza militare diretta contro la Siria. In base a tale patto bilaterale, Turchia e Israele sono d’accordo “a collaborare nella raccolta d’intelligence” dalla Siria e dall’Iran. Durante l’amministrazione Clinton, un’intesa triangolare militare tra Stati Uniti, Israele e Turchia venne creata. Questa ‘triplice alleanza’, controllata dall’US Joint Chiefs of Staff, integra e coordina le decisioni dei comandi militari tra Washington, Ankara, Tel Aviv e il quartier generale della NATO, a Bruxelles, riguardanti il Medio Oriente. La triplice alleanza è anche accoppiata all’accordo di cooperazione militare NATO-Israele del 2005, in base al quale Israele è diventato un membro de facto dell’alleanza atlantica. Questi legami militari con la NATO sono visti dai militari israeliani come un mezzo per “rafforzare la capacità di deterrenza d’Israele verso potenziali nemici che lo minacciano, soprattutto l’Iran e la Siria.”

L’ultima bomba a Beirut
L’attentato dinamitardo che ha devastato un quartiere cristiano di Beirut il 19 ottobre, ha provocato 8 morti e più di 80 feriti. Poche ore dopo l’attacco, i media occidentali, così come il Dipartimento di Stato USA, hanno accusato, senza uno straccio di prova, Damasco di essere dietro l’attentato e la morte del direttore del servizio di sicurezza interno del Libano, il Brigadier-Generale Wissam al-Hassan. A seguito di tali segnalazioni, il governo siriano è stato accusato di aver ordinato l”assassinio politico’ di Wisssam al-Hassan, che viene descritto come un componente della fazione anti-siriana di Saad Hariri. “Volevano farlo, e l’hanno fatto“, ha detto Paul Salem, analista regionale della Carnegie Middle East Center. Mentre non vi è alcuna prova del coinvolgimento del governo siriano in questo attentato, molti osservatori hanno sottolineato il fatto che il bombardamento del quartiere cristiano di Beirut assomiglia a quelli svolti dall”opposizione’ dell’esercito libero siriano (ELS) contro la comunità cristiana in Siria.
Il bombardamento di Beirut del 19 ottobre ha le caratteristiche di un attacco sotto falsa bandiera, una provocazione destinata a scatenare una guerra settaria in Libano, così come a destabilizzare il governo della Coalizione 8 marzo, che ha il sostegno di una parte della comunità cristiana. L’obiettivo è forzare alle dimissioni il governo della Coalizione 8 marzo. Il 21 ottobre, due giorni dopo l’attentato di Beirut, Israele e Stati Uniti hanno avviato grandi esercitazioni di guerra, simulando “un attacco missilistico iraniano, siriano e/o di Hezbollah su Israele.” Soldati statunitensi sono ora presenti in Israele e Giordania. Forze speciali britanniche sono state inviate in Giordania.

La guerra del 2006 contro il Libano
Lo sfondo storico di questi eventi recenti dovrebbe essere inteso. Nel 2006, il Libano è stato bombardato dalle forze aeree israeliane. Le truppe israeliane attraversarono il confine e furono respinte dalle forze di Hezbollah. La guerra del 2006 contro il Libano era parte di un piano militare attentamente pianificato e coordinato. L’estensione della guerra del 2006 contro il Libano alla Siria era stata contemplata dai pianificatori militari degli Stati Uniti e di Israele. Quest’ampia agenda militare del 2006 era strettamente legata alla strategia del petrolio e degli oleodotti. Era sostenuta dai giganti petroliferi occidentali che controllano i corridoi petroliferi.
Uno degli obiettivi militari formulati nel 2006 era che Israele ottenesse il controllo delle coste libanese e siriana del Mediterraneo orientale, cioè la creazione di un corridoio costiero che si estendesse da Israele alla Turchia. Il seguente testo scritto nel 2006, al culmine della guerra del Libano del 2006, esamina la geopolitica dei corridoi e dei gasdotti dell’energia e del petrolio, attraverso il Libano e la Siria. Un altro importante obiettivo strategico d’Israele è il controllo sulle riserve di gas offshore nel Mediterraneo orientale, comprese quelle di Gaza, Libano e Siria. Queste riserve di gas costiere si estendono dal confine d’Israele con Egitto al confine turco.

La guerra al Libano e la battaglia per il petrolio
Michel Chossudovsky, Global Research, 26 luglio 2006

Esiste una relazione tra il bombardamento del Libano e l’inaugurazione del più grande oleodotto strategico del mondo, che destinerà più di un milione di barili di petrolio al giorno ai mercati occidentali? Virtualmente ignota, l’inaugurazione dell’oleodotto Ceyhan-Tblisi-Baku (BTC), che collega il Mar Caspio al Mediterraneo Orientale, ha avuto luogo il 13 luglio, fin dall’inizio dei bombardamenti israeliani in Libano. Un giorno prima degli attacchi aerei israeliani, i principali partner e azionisti del progetto BTC, tra cui molti capi di Stato e dirigenti di compagnie petrolifere, erano presenti nel porto di Ceyhan. Poi si precipitarono a un ricevimento inaugurale ad Instanbul, patrocinato dal presidente turco Ahmet Necdet Sezer, nei lussuosi dintorni del Palazzo Cyradan. Vi parteciparono l’Amministratore Delegato della British Petroleum (BP), Lord Browne, insieme ad alti funzionari governativi di Gran Bretagna, Stati Uniti e Israele. La BP guida il consorzio dell’oleodotto BTC. Altri principali azionisti occidentali sono Chevron, Conoco-Phillips, la francese Total e l’italiana ENI. Il ministro dell’energia e delle infrastrutture di Israele, Binyamin Ben-Eliezer era presente assieme ad una delegazione di alti funzionari israeliani del settore petrolifero.
L’oleodotto BTC elude del tutto il territorio della Federazione Russa. Transita attraverso le repubbliche ex-sovietiche dell’Azerbaijan e della Georgia, che sono entrambe diventate ‘protettorati’ degli Stati Uniti, ben integrate in un’alleanza militare con gli Stati Uniti e la NATO. Inoltre, sia l’Azerbaigian che la Georgia hanno accordi di cooperazione militare di lunga data con Israele. Israele ha una quota dei campi petroliferi azeri, dai quali importa circa il venti per cento del suo petrolio. L’apertura del gasdotto aumenterà in modo sostanziale le importazioni petrolifere israeliane dal bacino del Mar Caspio. Ma c’è un’altra dimensione che si correla direttamente alla guerra in Libano. Considerando che la Russia è stata indebolita, Israele è destinato a giocare un ruolo strategico importante nel ‘proteggere’ i corridoi di Ceyhan e la pipeline del Mediterraneo orientale.

La militarizzazione del Mediterraneo Orientale
Il bombardamento del Libano è parte di un piano militare attentamente pianificato e coordinato. L’estensione della guerra alla Siria e all’Iran è già stata contemplata dai pianificatori militari degli Stati Uniti e di Israele. Questa più ampia agenda militare è intimamente legata alla strategia sul petrolio e gli oleodotti. È sostenuta dai giganti petroliferi occidentali che controllano i corridoi petroliferi. Nel contesto della guerra in Libano, Israele cerca il controllo territoriale delle litoraneo del Mediterraneo orientale. In questo contesto, l’oleodotto BTC, controllato dalla British Petroleum, ha cambiato drammaticamente la geopolitica del Mediterraneo orientale, che adesso è collegata, mediante un corridoio energetico, al bacino del Mar Caspio: “[L'oleodotto BTC] cambia considerevolmente lo status dei paesi della regione e cementa una nuova alleanza pro-occidente. Avendo collegato l’oleodotto al Mediterraneo, Washington ha praticamente creato un nuovo blocco con Azerbaijan, Georgia, Turchia e Israele“. (Komersant, Mosca, 14 luglio 2006) Israele fa ora parte dell’asse militare anglo-statunitense, che serve gli interessi dei giganti petroliferi occidentali in Medio Oriente e Asia Centrale. Mentre i rapporti ufficiali dichiarano che l’oleodotto BTC “porterà petrolio ai mercati occidentali“, quello che non viene riconosciuto è che parte del petrolio del Mar Caspio sarà direttamente incanalato verso Israele. A questo proposito, il progetto di oleodotto sottomarino israelo-turco è previsto che colleghi Ceyhan al porto israeliano di Ashkelon e da lì, attraverso le pipeline principali d’Israele, al Mar Rosso.
L’obiettivo di Israele non è solo acquisire petrolio dal Mar Caspio per il proprio consumo interno, ma anche svolgere un ruolo chiave nella riesportazione del petrolio del Caspio verso i mercati asiatici, attraverso il porto di Eilat sul Mar Rosso. Le implicazioni strategiche di questo re-instradamento del petrolio dal Mar Caspio, sono di vasta portata. Così è previsto il collegamento dell’oleodotto BTC alla pipeline Trans-Israele Eilat-Ashkelon, anche noto come Tipline d’Israele, da Ceyhan al porto israeliano di Ashkelon. Nell’aprile 2006, Israele e Turchia annunciarono piani per quattro oleodotti sottomarini che ignorano il territorio siriano e libanese. “La Turchia e Israele stanno negoziando la costruzione di un progetto multi-milionario per il trasporto di acqua, elettricità, gas naturale e petrolio mediante degli oleodotti per Israele, con il petrolio da inviare da Israele verso l’Estremo Oriente. La nuova proposta israelo-turca in discussione, vedrebbe il trasferimento di acqua, elettricità, gas naturale e petrolio ad Israele mediante quattro oleodotti sottomarini”. JPost
Il petrolio di Baku può essere trasportato ad Ashkelon attraverso questo nuovo oleodotto, e da lì  all’India e all’Estremo Oriente. [Attraverso il Mar Rosso]. Ceyhan e il porto mediterraneo di Ashkelon sono situati a soli 400 km di distanza. Il petrolio può essere trasportato in città con petroliere o mediante una pipeline appositamente costruita sott’acqua. Da Ashkelon, il petrolio può essere pompato attraverso oleodotto già esistente verso il porto di Eilat sul Mar Rosso, e da lì può essere trasportato in India e in altri paesi asiatici, su navi petroliere”. (REGNUM)

Acqua per Israele
Parte di questo progetto è una condotta per l’acqua diretta a Israele, pompata dalle riserve del sistema fluviale a monte del Tigri e dell’Eufrate, in Anatolia. Questo è da tempo un obiettivo strategico di Israele a detrimento della Siria e dell’Iraq. L’agenda di Israele riguardo l’acqua è sostenuta dall’accordo di cooperazione militare tra Tel Aviv e Ankara.

Il reindirizzo strategico del petrolio dell’Asia centrale
Il reindirizzo del petrolio dell’Asia centrale e del gas verso il Mediterraneo Orientale (sotto la protezione militare israeliana) per riesportarlo verso l’Asia, serve a minare il mercato dell’energia inter-asiatico, che si basa sullo sviluppo dei corridoi petroliferi che collegano l’Asia centrale e la Russia all’Asia del Sud, alla Cina e all’Estremo Oriente. In definitiva, questo progetto ha lo scopo di indebolire il ruolo della Russia in Asia Centrale e di escludere la Cina dalle risorse petrolifere dell’Asia centrale. È inoltre destinato a isolare l’Iran. Nel frattempo, Israele è emerso come nuovo e potente giocatore nel mercato globale dell’energia.

La presenza militare della Russia in Medio Oriente
Nel frattempo, Mosca ha risposto al progetto di USA-Israele-Turchia per militarizzare il litoraneo  del Mediterraneo Orientale con l’intenzione di stabilire una base navale russa nel porto siriano di Tartus: “Fonti del ministero della difesa ricordano che una base navale a Tartus permetterà alla Russia di consolidare le proprie posizioni in Medio Oriente e garantire la sicurezza della Siria. Mosca intende dispiegare un sistema di difesa aereo attorno alla base, per fornire copertura aerea alla stessa base e a una parte consistente del territorio siriano. (I sistemi S-300PMU-2 Favorit non saranno consegnati ai siriani, ma saranno gestiti da personale russo.)(Kommersant, 2 giugno 2006) Tartus è strategicamente situata a 30 km dal confine con il Libano. Inoltre, Mosca e Damasco hanno raggiunto un accordo per la modernizzazione delle difese aeree siriane così come un programma di sostegno alle forze terrestri, per la modernizzazione dei caccia MiG-29 e dei sottomarini. (Kommersant, 2 giugno 2006). Nel contesto di una escalation a un conflitto, questi sviluppi hanno implicazioni di vasta portata.

Guerra e oleodotti
Prima del bombardamento del Libano, Israele e Turchia avevano annunciato degli oleodotti sottomarini che evitavano la Siria e il Libano. Questi oleodotti sottomarini non violano apertamente la sovranità territoriale del Libano e della Siria. D’altra parte, lo sviluppo di corridoi terrestri alternativi (per il petrolio e l’acqua) attraverso il Libano e la Siria richiederebbe il controllo territoriale israelo-turco delle coste del Mediterraneo orientale di Libano e Siria. L’implementazione di un corridoio terrestre, in contrasto con il progetto di gasdotto sottomarino, richiede la militarizzazione del litoraneo del Mediterraneo orientale, che si estende dal porto di Ceyhan e, attraverso Siria e Libano, arriva al confine israelo-libanese. Non è forse questo uno degli obiettivi occulti della guerra in Libano? Aprire uno spazio che permetta ad Israele di controllare un vasto territorio che si estende dal confine libanese alla Turchia attraverso la Siria.
Vale la pena notare che l’Accademia militare degli Stati Uniti aveva previsto la formazione di un “Grande Libano” che si estenda lungo la costa tra Israele e la Turchia. In questo scenario, tutta la costa siriana sarà collegata ad un protettorato israelo-anglo-statunitense. Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha dichiarato che l’offensiva israeliana contro il Libano “durerà molto tempo“. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno accelerato l’invio di armi a Israele. Vi sono obbiettivi strategici sottesi alla “Lunga Guerra”, collegati al petrolio e agli oleodotti. La campagna aerea contro il Libano è inestricabilmente legata agli obiettivi strategici israelo-statunitensi sul Medio Oriente, compresi Siria e Iran. Recentemente, la Segretaria di Stato Condoleeza Rice ha dichiarato che lo scopo principale della sua missione in Medio Oriente non è cercare un cessate il fuoco in Libano, ma piuttosto isolare la Siria e l’Iran. (Daily Telegraph, 22 luglio 2006). In questo particolare momento, il rifornimento di scorte a Israele di armi di distruzione di massa degli Stati Uniti, punta ad un’escalation della guerra sia entro che oltre i confini del Libano.

Michel Chossudovsky è l’autore del best seller internazionale “The Globalization of Poverty”, pubblicato in undici lingue. E’ Professore di Economia presso l’Università di Ottawa e Direttore del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione.  È anche collaboratore dell’Enciclopedia Britannica. Il suo libro più recente è intitolato: La “guerra al terrorismo” dell’America, Global Research, 2005. Per ordinare il libro di Chossudovsky, clicca qui.

Per ulteriori informazioni sulla campagna contro l’oleodotto BTC

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La storia afgana soppressa: Il socialismo, al-Qaida e la Chevron

Dean Henderson, Left Hook, Counterpsyops 19 ottobre 2012

Alla metà degli anni ’80, l’ONU ha tentato di negoziare un accordo di pace in Afghanistan, richiedendo il completo ritiro sovietico in cambio della fine del supporto ai ribelli afghani da Stati Uniti e Gulf Cooperation Council (GCC). L’amministrazione Reagan aveva rifiutato l’accordo delle Nazioni Unite. Voleva “dare ai sovietici il loro Vietnam” nell’ambito dell’enorme impresa per distruggere l’Unione Sovietica. Inoltre, voleva che il governo socialista di Karmal andasse via da Kabul. Nel 1986, gli aiuti militari degli USA ai mujahidin aumentarono schizzando a 1 miliardo di dollari all’anno.
Nel 1988 gli Stati Uniti e i sovietici firmarono gli accordi di Ginevra, che imponevano l’embargo sulle armi in Afghanistan. Entrambi i paesi ignorarono l’accordo e continuarono lo scontro. I mujahidin torturavano e mutilavano sistematicamente i soldati russi e afghani catturati, spesso in presenza dei consiglieri statunitensi.[1] Nel 1989 i sovietici si ritirarono dall’Afghanistan. Il primo ministro da loro imposto, Babrak Karmal, era stato sostituito dal democraticamente eletto Mohammad Najibullah Ahmadzai, nel 1986. Ma Najibullah era anche un socialista e la democrazia non è mai stata una priorità del Dipartimento di Stato degli USA. Rappresentava la frazione comunista Parcham del Partito democratico del popolo dell’Afghanistan.
Anche se i sovietici non c’erano più, gli Stati Uniti continuarono il finanziamento della guerriglia contro il governo regolarmente eletto di Kabul. Nel 1992 Najibullah fu rovesciato. Una delle sette fazioni in lotta dei mujaheddin, guidata da Burhaddin Rabbani, prese il potere. Sei dei sette gruppi ribelli deposero le armi e seguirono Rabbani. Quello che non lo fece era il favorito della CIA, l’Hezbi-i Islami di Gulbuddin Hekmatyar, che immerse le strade di Kabul in un altro bagno di sangue. Anche se le Nazioni Unite avevano riconosciuto la fazione guidata da Rabbani come governo legittimo dell’Afghanistan, la CIA riteneva Rabbani essere troppo di sinistra.
Hekmatyar, infine, occupò Kabul. Rabbani e il suo governo fuggirono a nord, nella regione di Mazar-i-Sharif in cui, sotto il comando del capo militare Sheik Ahmed Shah Massoud, le fazioni mujahidin estromesse si ricostituirono come Alleanza del Nord. Nel 1995, l’Hezbi-i Islami improvvisamente decadde, cedendo Kabul alla nuova creazione dell’Inter-Services Intelligence (ISI) del Pakistan, già presente a Kandahar, i taliban. Più di due milioni di afghani sono morti nella decennale guerra della CIA, la sua più grande operazione segreta dai tempi del Vietnam. I contribuenti statunitensi spesero 3,8 miliardi dollari per attuare un genocidio. La Casa dei Saud raddoppiò tale importo e anche gli altri monarchi del CCG vi contribuirono. Gli Stati Uniti non fecero nulla per aiutare a ricostruire l’Afghanistan e le forze create dalla CIA per combattere la sua guerra per procura, volsero sempre più la loro rabbia contro l’Occidente.
Un colpo di stato, nell’ottobre 1999, portò il generale Pervez Musharraf al potere in Pakistan. Musharraf aveva sostenuto l’ascesa del fondamentalismo islamico. Ha fatto parte del consiglio dell’Unione dei Rabita per la riabilitazione dei fuoriusciti pakistani: un fronte per la raccolta fondi di Usama bin Ladin. Dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti, l’amministrazione Bush diede a Musharraf 36 ore per dimettersi dall’Unione dei Rabita. Quando si rifiutò, il Dipartimento di Stato semplicemente rimosse i Rabita dalla lista dei gruppi che sponsorizzavano il terrorismo. [2]
Gulbuddin Hekmatyar si unì a molti altri leader mujahidin nell’esprimere rabbia e disprezzo verso gli Stati Uniti, per averli abbandonati. Durante la Guerra del Golfo diversi ex comandanti mujahidin supportarono l’Iraq. Dopo la guerra, il riccone saudita Usama bin Ladin, che era stato l’emissario dei Saud nel reclutamento dei combattenti arabi per l’Afghanistan, quando usò la sua esperienza nelle costruzioni per la realizzazione a Khost, in Afghanistan, dei campi di addestramento dei mujahidin della CIA, nel 1986, invocava la jihad contro l'”alleanza crociato-sionista“. [3] Molti dei suoi compagni ex-mujahidin ascoltarono il suo appello ed al-Qaida emerse come il più brutto Frankenstein mai visto.
Nel 1993 gli estremisti di al-Qaida guidati da Ramzi Yousef, tentarono di far saltare in aria il World Trade Center con una bomba posta in un garage sotto le torri. Sei persone morirono. Una settimana prima del bombardamento, un fax venne ricevuto a Cairo, avvisava di un attacco imminente agli interessi degli Stati Uniti. Il fax era stato opportunamente inviato da Peshawar, dove prima la CIA reclutava mujahidin. Era firmato da al-Gamaa al-Islamiya (Gruppo islamico), una fazione dei mujahidin.
Nel marzo 1993, un ex-membro dei mujahidin si avvicinò al controllo di sicurezza del quartier generale della CIA, a Langley, e aprì il fuoco uccidendo due agenti. Nel marzo del 1995, due agenti della CIA che lavoravano presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Karachi, vennero freddati da un altro veterano mujahid. Entrambi gli assalitori utilizzarono dei fucili d’assalto AK-47 pagati dal governo saudita e forniti dalla CIA. Il surplus bellico della CIA, in dotazione ai mujahidin, compresi i missili Stinger, era anche finito in Iran e in Qatar. Nel 1996 gli operativi di bin Ladin bombardarono la caserma militare delle Khobar Towers di una base USA in Arabia Saudita. L’azienda di costruzioni di Bin Ladin aveva costruito le strutture. Nel 1997, due giorni dopo che un tribunale statunitense aveva condannato il responsabile pakistano dell’attacco al quartier generale della CIA, quattro impiegati della Società Texas Union Oil furono freddati a Karachi.
Nel 1998 i seguaci di bin Ladin fecero saltare in aria le ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania, a pochi minuti l’una dall’altra. Centinaia i morti. Nel 2000, al-Qaida lanciò un’imbarcazione carica di esplosivi contro una fiancata del cacciatorpediniere USS Cole, mentre era ancorato nello Yemen, luogo di origine della famiglia bin Ladin. Ventisei marinai statunitensi morirono.
Gli Stati Uniti, infine, furono costretti ad esercitare pressioni pubbliche sul governo pakistano, che ospitava il Frankenstein della CIA. Il direttore della CIA di Clinton, James Woolsey, disse che il Pakistan era vicino a essere inserito nella lista del Dipartimento di Stato degli stati che sponsorizzano il terrorismo. Questa pressione pubblica aveva ulteriormente irritato il popolo pakistano, che aveva osservato come la CIA avesse creato e allevato questi narco-terroristi per un decennio, usando il loro paese come campo di addestramento. Ora gli Stati Uniti volevano scaricare le loro colpe sul popolo pakistano. I mujahidin erano furiosi. Il mujahid giordano Abu Taha la mise in questo modo, “Gli Stati Uniti sono una sanguisuga… e il Pakistan è il burattino dell’America.” Un altro mujahid veterano, Abu Saman, aveva dichiarato: “non eravamo terroristi finché noi e gli americani avevamo la stessa causa, sconfiggere una superpotenza. Ora non rispondiamo più agli interessi americani e occidentali, quindi siamo seganti come terroristi“. [4]
Nel 1994 i taliban uscirono dalle scuole religiose, note come madrasse, nel nord-ovest del Pakistan. Le scuole erano gestite dal Jamiat-Ulema-i-Islami, un gruppo fondamentalista islamico con stretti legami con l’ISI pakistano e finanziato dal governo saudita. I taliban lanciarono incursioni dal suolo pakistano, proprio come avevano fatto i mujahidin, ottenendo notorietà quando liberarono un convoglio militare pakistano catturato in Afghanistan. Nel giro di un anno, controllavano un terzo dell’Afghanistan, istituendo un governo provvisorio a Kandahar. Il governo Rabbani venne estromesso a Kabul dall’Hezbi-i Islami di Hekmatyar. Nel 1995 le forze taliban avanzarono su Kabul e le truppe di Hekmatyar consegnarono Kabul ai taliban. Un diplomatico occidentale disse dei taliban, “Chiaramente i pakistani stanno giocando un loro ruolo“. [5]
Quando i taliban presero il potere nel 1996, dicendo che avrebbero stabilito un “emirato islamico”, degli aerei atterrarono a Kabul trasportando i leader taliban e sette alti ufficiali pakistani. [6] il Pakistan, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti riconobbero immediatamente i taliban.
I Quattro Cavalieri (Exxon-Mobil, Chevron-Texaco, BP Amoco e Royal Dutch/Shell) presero in simpatia i taliban, considerati una “forza stabilizzatrice nella regione”. Erano ansiosi di convincere i feudatari dell’importanza della costruzione di un gasdotto che attraverso l’Afghanistan andasse dall’Oceano Indiano ai vasti giacimenti di gas naturale del Turkmenistan, che confina con l’Afghanistan a nord. Il governo Rabbani aveva negoziato con un consorzio argentino chiamato Bridas, la costruzione del gasdotto. Questo fece arrabbiare i Quattro Cavalieri, che appoggiarono la Unocal nel consorzio noto come Centgas. Nel 2005 la Unocal divenne una sezione della Chevron. Molti cittadini di Kabul erano convinti che la CIA avesse portato al potere i taliban, nel nome di Big Oil. [7]
I Quattro Cavalieri erano occupati a sfruttare i loro nuovi giacimenti di petrolio e gas del Mar Caspio e delle nuove repubbliche dell’Asia centrale, a nord dell’Afghanistan. Azerbaigian e Kazakistan possiedono vaste riserve di greggio stimate in oltre 200 miliardi di barili. Il vicino Turkmenistan è una virtuale repubblica del gas, ospitante alcuni dei più grandi giacimenti di gas naturale sulla terra. Il giacimento di gas più grande si trova a Dauletabad, nel sud-est del paese, vicino al confine con l’Afghanistan. In tutto ci sono circa 6.600 miliardi di metri cubi di gas naturale nella regione del Mar Caspio. Il consorzio Centgas aveva anche previsto la costruzione di un oleodotto che colleghi i campi petroliferi di Chardzhan, in Turkmenistan, ai giacimenti petroliferi siberiani più a nord. [8] Il Turkmenistan ha anche vasti giacimenti di petrolio, rame, carbone, tungsteno, zinco, uranio e oro.
Con Rabbani fuori dal quadro, la Centgas iniziò a negoziare sul serio con i taliban per i diritti di costruzione del gasdotto da Dauletbad, attraverso l’Afghanistan, al porto di Karachi in Pakistan, dove l’US Navy gestiva una base di 100-acri, misteriosamente consegnatale dal Sultano Qabus dell’Oman. I Quattro Cavalieri si portarono in Asia centrale alcuni fedeli partner commerciali sauditi. Il miliardario saudita sceicco Khalid bin Mahfouz, proprietario della BCCI e della Banca commerciale nazionale, ed entusiasta sostenitore dei mujahidin, abbracciò i taliban. Bin Mahfouz, il cui patrimonio netto va oltre i 2 miliardi di dollari, controllava la Nimir Petroleum, un partner della Chevron-Texaco nello sviluppo di un giacimento petrolifero da 1,5 miliardi di barili del Kazakistan. Un’indagine del governo saudita scoprì che la Banca commerciale nazionale di bin Mahfouz aveva trasferito oltre 3 milioni di dollari in beneficenza ad Usama bin Ladin, nel 1999. [9]
La saudita Delta Oil è una partner della Amerada Hess nelle imprese petrolifere dell’Azerbaijan. Delta-Hess fa parte della Bechtel, che guida il gruppo di costruzione dell’oleodotto trans-turco da 2,4 miliardi dollari del Caspian Pipeline Consortium, che arriva al porto russo sul Mar Nero di Novorossisk. Delta Oil è anche un partner nella Centgas.
Secondo lo scrittore francese Olivier Roy, “Quando i taliban presero il potere in Afghanistan, la cosa fu in gran parte orchestrata dai servizi segreti pakistani (ISI) e dalla compagnia petrolifera Unocal assieme alla sua alleata, la saudita Delta“. [10] Nel gennaio 1998 Centgas accettava di pagare al governo taliban 100 milioni di dollari all’anno, per gestire il suo gasdotto in Afghanistan. La Centgas organizzò riunioni ad alto livello a Washington, tra funzionari taliban e il Dipartimento di Stato. A rappresentare Unocal vi era Zalmay Khalilzad, sottosegretario alla difesa di Bush senior e che aveva lavorato per la Cambridge Energy Research Associates, prima di lavorare per Unocal. Khalilzad è nato a Mazar-i-Sharif, da ricchi aristocratici afghani. Suo padre era un assistente del re Zahir Shah. Khalilzad ha anche lavorato per la Rand Corporation, quando era nella CIA. [11] Khalilzad ha lasciato il suo posto all’Unocal per aderire al Consiglio di sicurezza nazionale di Bush Jr. [12] Nel 2002 Bush ha nominato Khalilzad primo inviato degli Stati Uniti in Afghanistan dopo più 20 anni. Il primo punto del suo ordine del giorno era rilanciare i colloqui sulla costruzione del gasdotto Centgas.
Bin Mahfouz era ora sotto inchiesta per il finanziamento della rete terroristica al-Qaida di Usama bin Ladin. Era rappresentato negli Stati Uniti dallo studio legale di Washington Akin, Gump, Strauss, Hauer & Feld. Lo studio rappresenta la Casa dei Saud e la più grande società di carità del mondo islamico, la Holy Land Foundation per lo sviluppo e il soccorso dell’Arabia Saudita. Entro tre mesi dagli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, il Tesoro aveva congelato i beni della fondazione saudita. Akin-Gump difese con successo bin Mahfouz, quando scoppiò lo scandalo della BCCI. Tre partner dello studio sono buoni amici del presidente George W. Bush. James C. Langdon è uno dei più cari amici di Bush. George Salem era stato coinvolto nella raccolta di fondi per la campagna di Bush. Barnett “Sandy” Cress è stato nominato da Bush alla guida di un’iniziativa per l’istruzione sponsorizzata dalla Casa Bianca. [13]
Secondo l’analista d’intelligence francese Jean-Charles Brisard, il presidente degli Stati Uniti Bush Jr. aveva bloccato le indagini dei servizi segreti statunitensi sulle cellule dormienti di al-Qaida, mentre continuava a negoziare segretamente con i funzionari taliban. L’ultimo incontro avvenne nell’agosto 2001, appena cinque settimane prima dell’11 settembre. Bush voleva che i taliban consegnassero bin Ladin in cambio di aiuti economici dagli Stati Uniti e dall’Arabia Saudita e del sostegno ai taliban. [14]
Il vicedirettore dell’FBI, John O’Neill, si dimise nel luglio 2001 per protestare contro l’amministrazione Bush, che si stava ingraziando i taliban. Brisard dice che O’Neill gli ha detto, “i principali ostacoli all’indagine sul terrorismo islamico sono gli interessi delle società americane e il ruolo svolto dall’Arabia Saudita.” O’Neill divenne il nuovo capo della sicurezza presso il World Trade Center di New York, ed è stato ucciso durante gli attacchi dell’11 settembre 2001. [15]
Secondo il quotidiano francese Le Figaro, la CIA ha incontrato bin Ladin più volte nel corso dei mesi precedenti l’11 settembre. Secondo il Washington Post, la CIA ha incontrato l’inviato del leader talib Mullah Mohammed Omar, Rahmattullah Hashami, nel luglio 2001. Hashami si offrì di trattenere bin Ladin fin quando la CIA avesse potuto catturarlo ma, secondo il Village Voice, l’amministrazione Bush rifiutò l’offerta. Nello stesso mese, la CIA aveva incontrato il capo di Jamiaat-i-Islami, Qazi Hussein Ahmed.
Il governo degli Stati Uniti diede 43 milioni di dollari di aiuti ai taliban nel 2000 e 132 milioni nel 2001. Ai taliban fu detto dalla Casa Bianca di Bush di assumere una ditta di pubbliche relazioni di Washington, per far ripulire la loro immagine. L’azienda era guidata da Laila Helms, nipote dell’ex direttore della CIA e amico intimo della BCCI, Richard Helms. I rappresentanti di Big Oil erano presenti ai negoziati Bush-taliban, in cui un funzionario disse ai taliban, in una riunione dell’agosto di quell’anno, “O accettate la nostra offerta di un tappeto d’oro, o vi seppelliamo sotto un tappeto di bombe“. [16]
Anche dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, il presidente Bush omise i nomi di due organizzazioni finanziate dalla Casa dei Saud, l’International Islamic Relief Organization e la Lega Musulmana Mondiale, che finanziavano al-Qaida, da un elenco dei gruppi i cui beni sarebbero stati congelati dal Tesoro degli Stati Uniti. [17] Come l’analista dell’intelligence francese Brisard ha osservato, “La dipendenza americana dal petrolio e dal denaro sauditi rischia di minare la sicurezza nazionale in Occidente“.

Note:
[1] “War Criminals, Real and Imagined”. Gregory Elich. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.23
[2] “Handbook for the New War”. Evan Thomas. Newsweek. 10-8-01
[3] “The Mesmerizer”. Rod Nordland and Jeffrey Bartholet. Newsweek. 9-24-01. p.45
[4] “Terror Sweep Drives Arabs from Pakistan”. AP. Arkansas Democrat Gazette. 4-13-93. p.1
[5] “The Rise of the Taliban”. Emily MacFarquhar. US News & World Report. 3-6-95. p.64
[6] “The World Today”. BBC Radio. 9-24-96
[7] “Morning Edition”. National Public Radio. 10-2-96
[8] “The Roving Eye: Pipelineistan, Part I: The Rules of the Game”. Pepe Escobar. Asia Times Online. 1-25-02
[9] “The White House Connection: Saudi Agents and Close Bush Friends”. Maggie Mulvihill, Jonathan Wells and Jack Meyers. Boston Herald Online Edition. 12-10-01
[10] “al-Qaeda, US Oil Companies and Central Asia”. Peter Dale Scott. Nexus. May-June, 2006. p.11-15
[11] Escobar
[12] “US Ties to Saudi Elite May be Hurting War on Terrorism”. Jonathan Wells, Jack Meyers and Maggie Mulvihill. Boston Herald Online. 12-10-01
[13] Mulvihill, Wells and Meyers
[14] Bin Laden: The Forbidden Truth. Jean-Charles Brisard and Guillaume Dasquie. Paris. 2001
[15] Ibid
[16] Ibid
[17] Nordland and Bartholet. p.45

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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