Siria: cos’altro dopo il fallimento degli Stati Uniti a Ginevra 2?

Dottor Amin Hotayt al-Thawra 17 febbraio 2014
Articolo tradotto dall’arabo da Muna Alno-Naqal Reseau International

Si vince partendo solo dalla verità!
Charles de Gaulle

971748L’amministrazione statunitense s’è sognata che le sue macchinazioni, ordite nel cortile di Ginevra 2, avrebbero inevitabilmente intrappolato il governo siriano e l’Asse della Resistenza, raggiungendo gli obiettivi prefissatosi quando aggredì la Siria quasi tre anni fa. Infatti, se la Siria accettava il diktat, si sarebbe piegata all’aggressione, se le rifiutava, la delegazione siriana sarebbe stata costretta a sospendere i negoziati e lasciare Ginevra. La sospensione unilaterale avrebbe permesso agli Stati Uniti di accusarla di “fallimento programmato dei negoziati“(1), tagliando corto con il dialogo, dimostratosi inutile per una soluzione pacifica, e soprattutto imponendo al Consiglio di sicurezza la risoluzione ai sensi del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite. Risoluzione che gli Stati Uniti cercano da due anni, nonostante l’ostacolo del triplo doppio veto russo-cinese. Tale era la scena immaginata dal governo statunitense che non ha mai voluto riconoscere l’impegno e la capacità della diplomazia siriana a trasformare tale sfida in un’opportunità del dialogo nazionale e della soluzione politica, difesa fino alla fine senza mai cadere in trappola. Trappola fin dall’inizio accuratamente goffamente simulata, soprattutto riguardo gli invitati o meno a Ginevra 2… trappola cui la delegazione siriana ha semplicemente risposto: “Non abbandoniamo questi negoziati neanche se Brahimi decidesse di ritirarsi…” o “Siamo pronti a negoziare fin quando la porta rimane aperta…” La delegazione della Repubblica araba siriana è così rimasta fedele alla costante logica nazionale della sovranità dello Stato e dei diritti inalienabili del popolo siriano. Qualunque siano le equazioni regionali e internazionali del momento, ha rifiutato le imposizioni che Stati Uniti e loro alleati non sono riusciti ad avere con la guerra… sventando il piano degli USA per giustificare il loro presunto sostegno a Ginevra 2.
Ora che le luci sono spente e, come ha dichiarato Laqdar Brahimi, ogni delegazione rientra, indicando chiaramente che la delegazione della Repubblica araba siriana tornava a Damasco, in Siria, mentre la delegazione della coalizione d’opposizione ritornava nelle capitali straniere dei suoi padroni occidentali e regionali… E ora che lo stesso Laqdar Brahimi s’è scusato con il popolo siriano per aver non avere ottenuto nulla di utile (2)… La grande domanda è: quale sarà il comportamento degli Stati Uniti dopo il loro fallimento? Non hanno espresso con tutte le sfumature dell’arroganza che avrebbero inasprito la pressione sulla Siria per costringerla ad arrendersi? In altre parole, non hanno suggerito che persevereranno con la loro aggressività? Prima di rispondere, diremo che se gli Stati Uniti hanno effettivamente fallito a Ginevra 2, la delegazione siriana invece ha vinto. Con la sua tenacia ha smascherato i nemici, costringendoli a sospendere le loro presunte trattative, oltre ad averli bloccati fin quando troveranno una via…
Ma torniamo alla nostra domanda: gli Stati Uniti inaspriranno la pressione dopo il loro fallimento a Ginevra 2? Dato il contesto regionale e internazionale, vediamo tre possibilità:
1. Estensione delle operazioni militari, preceduta dall’addestramento all’estero di ulteriori gruppi armati prima di inviarli in Siria. Ciò nella speranza di penetrare le linee difensive siriane con l’obiettivo dichiarato di “riequilibrare le forze sul terreno“… A questo punto, sembra che gli Stati Uniti abbiano scelto di concentrare i loro sforzi sul fronte meridionale lanciando il loro attacco dal territorio giordano; creando campi di addestramento per i terroristi con la partecipazione di Stati europei, del Golfo e Israele, già operativi. Una serie di informazioni parlano di circa 2500 uomini dotati di moderne armi antiaeree e anticarro. Nelle prossime due settimane, questo numero potrebbe salire a 4000 uomini. Avanzeranno verso Nord, per raggiungere la periferia di Damasco e incontrare i 5000 combattenti presenti nel territorio siriano, pronti per un’operazione militare coordinata dal comando occidentale; l’operazione presuppone una pressione sul governo di Damasco sufficiente a farlo cedere! Questo è il piano che gli Stati Uniti cercano di attuare, in un modo o nell’altro, nel contesto della guerra psicologica adottata dall’inizio dell’aggressione. Ma quali sono le possibilità di successo di tale piano? In tutta onestà, crediamo che sia destinato a fallire per motivi politici, strategici e popolari, tra cui la sicura capacità delle forze di difesa di assorbire l’invasione siriana e distruggerla; l’immunità dello Stato siriano contro ogni forma di pressione di tale tipo; la volontà del popolo siriano che ha un’alta coscienza e rifiuta la presenza di combattenti stranieri sul proprio suolo…
2. Tornare all’Assemblea per un voto su un progetto di risoluzione in riferimento al capitolo VII, autorizzando l’uso della forza come nello scenario libico. Tale tentativo non è una mera ipotesi, ma è una vera determinante, tenuto conto delle posizioni adottate da burattini arabi e marionette europee, che ballano al ritmo delle orchestrazioni degli Stati Uniti. Infatti, una volta registrato il fallimento degli Stati Uniti alla Conferenza di Ginevra 2, l’Assemblea delle Nazioni Unite si trasforma nell’arena di proiezione dei piani USA verso tale obiettivo, nonostante l’eterno mimetismo dell’intervento umanitario. A nostro parere, l’ennesimo tentativo, ancora una volta, sarà contrastato dal doppio veto russo-cinese al Consiglio di Sicurezza… Tanto più che, come tutti sanno, le decisioni delle Nazioni Unite non sono vincolanti e rientrano, in questo caso, nel “wishful thinking” che non cambia la realtà di ciò che accade sul campo!
3. Utilizzare ogni forma di pressione militare, politica, economica e psicologica. Tali pressioni composite dovrebbero porre l’accento sulla responsabilità del governo siriano per il fallimento dei negoziati di Ginevra 2, una presunta responsabilità che inviterebbe il popolo siriano e le nazioni del mondo a condannarlo moralmente, economicamente e politicamente. E’ chiaro che l’amministrazione Obama ha iniziato a lavorare attivamente su tale opzione fin dalle prime ore dalla sospensione dei negoziati di Ginevra 2. Ma ancora una volta crediamo che tale opzione, tentata più volte negli ultimi tre anni, abbia ancor meno probabilità di successo rispetto al passato. Infine, con  tutte queste condizioni per l’aggressione contro la Siria fossero reali, e anche se siamo convinti che non si tradurranno nella realizzazione dei desideri degli Stati Uniti, riteniamo che il mese prossimo si avrà un passaggio difficile su più livelli. Tutti i mezzi sono buoni per un’ampia escalation della pressione economica, militare, politica e psicologica. La Siria dovrà essere massimamente vigile contro tale guerra, che entrerà nel suo ultimo e definitivo stadio, sapendo dei suoi tanti e diversi successi che gli offrono la possibilità di vincere nella sua “guerra difensiva”!

Note:
[1] Genève 2: Fabius accuse les autorités syriennes de l’échec… (Hague aussi!) – TF1.
[2] Syrie : échec total des négociations de “Genève II”, Brahimi “désolé”… (etc. etc.)

Il dottor Amin Hotayt è analista politico libanese, esperto di strategia militare e generale di brigata in pensione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La sconfitta dell’Arabia Saudita in Siria

Ghaleb Kandil Tendenze d’Oriente No. 173, 10 febbraio 2014 Settimanale di informazioni e analisi specializzato nelle questioni  dell’Oriente arabo. New Orient News (Libano) – Global Research, 10 febbraio 2014

saudi-paki-dollar-terrorL’opposizione siriana subisce lo shock dell’avanzata dell’Esercito arabo siriano ad Aleppo, nella provincia di Damasco e di Homs, mentre il processo di riconciliazione, che restaura il potere dello Stato nelle zone colpite dai gruppi taqfiristi, si diffonde dalla capitale. Nel frattempo, l’opposizione nella penisola arabica spiega le ragioni del regio decreto sui terroristi sauditi in Siria. L’opposizione saudita ha rivelato che il regime saudita ha ricevuto l’avvertimento dagli Stati Uniti che il governo siriano ha presentato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite una quantità enorme di documenti e relazioni sul coinvolgimento saudita nel sostegno diretto al terrorismo in Siria. Funzionari degli Stati Uniti hanno avvertito Riyadh che la Russia può contare su questi dati per sostenere la richiesta della Siria di adottare sanzioni contro tutti i governi coinvolti nel sostegno al terrorismo. Hanno aggiunto che Washington non potrà opporsi a tale approccio perché la lotta al terrorismo è una priorità della sua politica ufficiale, e qualsiasi tentativo di bloccarla potrebbe avere gravi conseguenze: 1 – il deterioramento delle relazioni con la Russia, 2- indebolimento della cooperazione internazionale con i servizi d’intelligence degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo, che potrebbe portare lo spettro del terrorismo sul suolo statunitense. Per queste ragioni gli Stati Uniti hanno chiesto a Riyadh di adottare misure che diano l’impressione che il regno combatta il terrorismo. Ciò faciliterà gli sforzi degli Stati Uniti volti a recuperare il ruolo regionale dell’Arabia Saudita e a contenere l’impatto del fallimento saudita-statunitense nella distruzione dello Stato siriano.
Il regio decreto è stato integrato dall’annuncio dell’ambasciata saudita ad Ankara di essere disposta ad aiutare i combattenti estremisti sauditi in Siria a tornare a casa. L’ordine del re Abdullah bin Abdul Aziz e la dichiarazione della sua ambasciata in Turchia, costituiscono un’ammissione della presenza di ufficiali e istruttori, membri dei servizi di sicurezza e della guardia nazionale del regno saudita in Siria. L’ambasciatore siriano all’ONU, Bashar al-Jafari, ha annunciato che numerosi detenuti sauditi sono in mano ai servizi governativi siriani. Secondo informazioni attendibili, sarebbero 800. Alcuni analisti ritengono che il regio decreto sia un ordine di rimpatrio inviato ai soldati sauditi spediti dalla dinastia dei Saud a combattere con i gruppi terroristici, e un invito ai taqfiristi a continuare a combattere invece di rientrare, dove si prenderebbero 30 anni di prigione. E’ in tale contesto che si avrà la visita, a fine marzo in Arabia Saudita, di Barack Obama. Informazioni e articoli della stampa sulla visita indicano che il principale obiettivo del presidente degli Stati Uniti è ridistribuire le posizioni nel regime saudita dopo la sconfitta in Siria. Fonti USA affermano che le missioni del capo dei servizi segreti, principe Bandar bin Sultan, e del ministro degli Esteri Saud al-Faisal, sono in procinto di terminare ufficialmente. Le consultazioni svoltesi tra Riyadh e Washington sulle nuove nomine a posizioni chiave richiedono dei decreti. I media statunitensi hanno riferito che re Abdullah avrebbe favorito la nomina dell’ambasciatore negli Stati Uniti, Adil al-Jubayr, a capo dei servizi segreti, mentre suo figlio, Abdel Aziz bin Abdullah al-Saud, succederebbe a Faisal. I conflitti nella famiglia regnante s’intensificano nella lotta di successione alla morte di re Abdullah, la cui scomparsa, secondo molti esperti, potrebbe far emergere le contraddizioni ed innescare una guerra tra i principi di seconda generazione. Gli osservatori dicono che il parere di Barack Obama sarà determinante nella redistribuzione dei ruoli nella famiglia reale, come raccomandato dai servizi segreti statunitensi.
Detto questo, gli esperti sostengono che la proposta degli Stati Uniti, inviata alla Russia, di organizzare un incontro regionale a margine della Conferenza di Ginevra II, ha come principale obiettivo aiutare l’Arabia Saudita a sfuggire alle conseguenze delle sue azioni in Siria. Gli Stati Uniti hanno proposto una riunione tra esperti di Iran, Turchia, Arabia Saudita, Stati Uniti e Russia. Il rifiuto dell’Iran ha deluso gli Stati Uniti che sperano di far assorbire il fallimento saudita cercando d’anticipare i mutamenti sul terreno siriano. Soprattutto le prossime settimane porteranno nuove conquiste dell’Esercito Arabo Siriano, con un nuovo mutamento della situazione in suo favore. La confessione del segretario di Stato John Kerry sui cambiamenti favorevoli al Presidente Bashar al-Assad non è più sufficiente. Questi cambiamenti sul terreno apriranno la strada alla rielezione del Presidente Assad a un nuovo mandato, il primo dalla stesura della nuova Costituzione. C’è una grande differenza tra i vincitori, che sanno quel che vogliono ed esprimono la volontà popolare, e i fantocci che statunitensi, sauditi e turchi cercano al loro meglio di rappattumare per avere, invano, un interlocutore credibile.
La sconfitta dei Saud in Siria assesterà il colpo decisivo al regno di sabbia, già scosso da profonde crisi interne.

Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Intrighi a Ginevra II

Igor Pankratenko (Russia) Iran.ru 25 gennaio 2014

526113225_18255793“L’idea di Montreux”, l’idea d’impegnarsi in un processo di pace e nel dialogo nazionale in Siria con la mediazione internazionale, è morta prima che potesse nascere. Un intrigo brutto, che coinvolge il Segretario generale delle Nazioni Unite e l’impiego di cavilli insignificanti come ritardare l’aereo della delegazione siriana ad Atene, tutto ciò offre motivo di ritenere che la coalizione antisiriana non voglia il dialogo, ma la guerra. E il punto chiave dei maggiori giocatori in questa coalizione, Stati Uniti, Francia e Arabia Saudita, è l’assoluta necessità d’escludere Russia e Iran quali co-sponsor del processo di pace nella regione. Lo scenario della conferenza di Ginevra 2, o meglio, la scenografia del fallimento della conferenza, è stata scritta a Washington. Ban Ki-moon non ha fatto che adempiere obbediente al ruolo di capo di un’organizzazione che dipende dagli Stati Uniti per il 22% del bilancio. Le azioni del Segretario generale delle Nazioni Unite sono state uno splendido esempio di successo della politica statunitense nel trasformare l’ONU in una “organizzazione fantoccio”, obbediente alla volontà del suo primo finanziatore. I media occidentali che sostengono che la decisione di Ban Ki-moon di revocare l’invito di Teheran fu presa “su pressione dell’opposizione siriana” e che l’opposizione “fa pressioni sulle Nazioni Unite” con un ultimatum al Segretario generale di sei ore per revocare l’invito a Teheran, mentono sfacciatamente. Ma poi di nuovo, l’intrigo a Ginevra II viene soffuso di bugie. Il portavoce ufficiale del Segretario generale, Martin Nesirky, afferma che la decisione d’invitare l’Iran a Montreux non fu preso frettolosamente ma dopo lunghe consultazioni con i funzionari degli Stati Uniti. “So per certo che non poteva essere una sorpresa per le autorità statunitensi. Non era affrettata, ed erano pienamente consapevoli della tempistica dell’invito.” Inoltre, secondo lo stesso Martin Nesirky, consultazioni si sono tenute lo scorso fine settimana, per qualche giorno o una settimana prima, da parte di statunitensi e russi sulla partecipazione dell’Iran alla conferenza. Tuttavia, anche senza queste confessioni spontanee è perfettamente chiaro che l’”ultimatum” dell’opposizione siriana non ha nulla a che farci. Prima di tutto, in occasione della riunione dell’Assemblea Generale della Coalizione Nazionale della Rivoluzione e delle Forze d’opposizione siriane di Istanbul, 58 dei 73 membri del consiglio direttivo  decisero di partecipare alla conferenza di Ginevra II, pur pienamente consapevoli che l’Iran fosse già stato invitato. E in secondo luogo, chi sono coloro che dettano condizioni alle Nazioni Unite? Semplici burattini dell’occidente il cui compito è leggere ad alta voce ciò che i loro sceneggiatori gli hanno scritto. Questo è il motivo per cui è più importante capire cosa abbia spinto gli sceneggiatori di Washington ad avere colloqui seri sui “rappresentanti dell’opposizione siriana” presenti alla conferenza, anche se non hanno il sostegno di nessuno.

Gli sceneggiatori della Casa Bianca
Riguardo la partecipazione dell’Iran alla conferenza, le manovre di Washington sono contorte e confuse come al solito. Il segretario di Stato Kerry insisteva che la partecipazione di Teheran avrebbe svolto un ruolo costruttivo nel dialogo per la pace, per poi avanzare condizioni, affermando che Teheran doveva prima “accettare pubblicamente il comunicato di Ginevra“, un riferimento al comunicato finale del Gruppo di Azione per la Siria, adottato il 30 giugno 2012 cui Russia e Stati Uniti hanno contribuito. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha opportunamente ricordato al suo omologo statunitense che “se lo stesso criterio, vale a dire l’obbligo di indicare pubblicamente e in modo indipendente, ‘condivido pienamente gli obiettivi del comunicato di Ginevra’, venisse applicato agli altri invitati, sarei per esempio tutt’altro certo di poterlo fare.” E in effetti, la situazione nel giugno 2012 era completamente diversa da quella attuale. Nel 2012 era ancora possibile parlare di conflitto interno in Siria, anche se con presenze straniere che alimentavano le fiamme della guerra, come si vedeva chiaramente anche allora. Non c’è una guerra civile in Siria oggi! Ma l’intervento armato esterno di “jihadisti” e radicali sunniti, e l’aggressione dell’”internazionale terrorista” che usa collaboratori locali per opporsi allo Stato sovrano.
Sarebbe troppo semplice accusare Washington di “miopia politica” o dire, come molti esperti, che “la situazione nell’opposizione siriana è complicata” e che Washington non ha “scelto chi sosterrà.” Ma sarebbe una bugia. L’amministrazione Obama ha costantemente perseguito e continua a perseguire il rovesciamento di Bashar al-Assad. La sua rimozione dal potere e l’occupazione di Damasco con forze vicine all’occidente (o del suo alleato strategico Riyadh) è un punto chiave della politica statunitense nella “questione siriana”. E la sostituzione della segretaria di Stato Hillary Clinton con John Kerry non ha avuto assolutamente alcun effetto su tale politica. La Siria è la pietra angolare della politica di Washington in Medio Oriente oggi. Le favole sui piani statunitensi per “ritirarsi” dal Medio Oriente erano ingenue o semplicemente disoneste. Non si abbandona qualcosa come un “investimento” di 8000 miliardi di dollari, versato solo dalle monarchie mediorientali dal 1976, soprattutto per una sciocchezza come la mancanza di competenza dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Il complesso militare-industriale e le élite finanziarie statunitensi controllavano il prezzo del petrolio, dominando il Golfo Persico e il Canale di Suez e proteggendo le “vacche sacre” USA, Israele e monarchie del Golfo. E nessuno a Washington è in procinto di mollare i frutti faticosamente raccolti per decenni.

Tenere sotto controllo l’Iran ed espellere la Russia dal Medio Oriente
E’ un’altra questione che gli strumenti della politica estera cambino. Riconoscendo il fatto assai spiacevole che la Repubblica islamica non è stata soffocata dal cappio delle “sanzioni paralizzanti” e che la politica estera proclamata dal presidente russo si basa su valori tradizionali, come il rispetto per la sovranità, la considerazione per le idiosincrasie nazionali e l’inammissibilità dell’”esportazione della democrazia”, Washington ha cambiato tattica. Una “guerra per procura” viene combattuta in Siria, in cui il ruolo principale è svolto dai partner strategici degli USA, principalmente Riyadh. Parigi, sotto la presidenza di Hollande, ha perso la visione oggettiva dei propri interessi nazionali e sembra farsi illudere dal miraggio di reimporre il protettorato francese in Africa e Medio Oriente, intendendo intervenire più attivamente nella lotta contro Damasco. Ma ciò non significa che Washington sia da meno nella coalizione anti-siriana. Gli Stati Uniti si sono prefissati degli obiettivi strategici, in primo luogo proteggere la coalizione antisiriana e le bande terroristiche utilizzate internazionalmente dal gruppo, e secondo, bloccare qualsiasi attività regionale di Teheran e Mosca. In realtà, tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 vi è stato un tacito accordo sugli sforzi congiunti di Russia e Stati Uniti per risolvere la crisi siriana. La Russia ha accettato il compito di garantire che Bashar al-Assad fosse pronto al dialogo con l’opposizione, così come a collaborare a una linea costruttiva con Teheran. La Russia ha contratto i suoi obblighi al 100% che, per inciso, includono la promozione di Mosca del principio della partecipazione attiva dell’Iran al processo siriano. L’azione congiunta di Russia e Iran verso la Siria è un vivido esempio per Washington del pericolo di tale partnership strategica. E così, con il pretesto dei tentativi congiunti di trovare una soluzione, Washington ha effettivamente lanciato un’operazione  speciale per eliminare Mosca, Teheran e altri co-sponsor del processo siriano.
Un ruolo altrettanto importante è stato assegnato a Washington in conformità agli accordi raggiunti. Questi consistono, prima di tutto, nel limitare l’intervento di Turchia e Arabia Saudita, e poi nel “spingere” l’opposizione siriana al dialogo che, quasi sempre, dipende finanziariamente da Stati Uniti ed alleati. Di conseguenza, Washington non ha adempiuto a nessuno dei suoi impegni.  Inoltre, in un solo anno l’opposizione è stata trasformata da forza laica a una fondamentalista. In larga misura, l’attuale conflitto nell’opposizione indica che i jihadisti impongono il controllo sui canali dei rifornimenti di fondi e armi, in precedenza destinati all’opposizione “laica”. Le oscure storie sugli “improvvisi sequestri” dai jihadisti di scorte e armi sono ancora un’altra bugia dell’”intrigo di Montreux.” Nessuna persona razionale avrebbe inviato rifornimenti senza garantirsi che finissero nelle “mani giuste”. Quando si invia qualcosa in piena fiducia, come merci che saranno sequestrate, c’è qualcos’altro.

Le lezioni di Montreux
Cosa possiamo aspettarci dalla conferenza di Montreux? Niente di buono. Al meglio sarà un evento puramente cerimoniale che non risolverà nulla e non farà nulla per impedire lo spargimento di sangue in Siria. Nel peggiore dei casi, data la maggioranza aggressiva e d’obbedienza filo-USA che sarà assemblata nella conferenza, la coalizione anti-siriana avrà il riconoscimento della legittimità dell’aggressione contro Damasco. Non è un caso che Kerry abbia categoricamente dichiarato: “A tutti coloro che cercano di riscrivere questa storia o confondere le acque, mi si permetta di affermare ancora una volta a cosa serve Ginevra II. Deve avviare il processo essenziale per la formazione di un governo di transizione dai pieni poteri esecutivi, stabilito per mutuo consenso“. Cioè, continuare lo spargimento di sangue, nessun dialogo per la pace, né sospensione dell’intervento estero e dell’infiltrazione dei terroristi, ma solo il rovesciamento di Assad! Le conclusioni inequivocabili e molto ragionevoli cui si arriva, che possono essere definite “lezioni di Montreux.” Prima di tutto, chi prende seriamente le dichiarazioni di Washington sulla sua disponibilità a “normalizzare” i rapporti con l’Iran e allentare il regime delle sanzioni, consentendo così a Teheran di diventare un garante della stabilità in Medio Oriente, dovrebbe urgentemente sbarazzarsi di tale illusione: Washington non intende “normalizzare” nulla. La distruzione della Siria è solo un passo nella strategia a lungo termine degli Stati Uniti per consolidare la propria egemonia nel Medio Oriente, basata su Israele, monarchie del Golfo e regimi leali agli Stati Uniti a Cairo, e come contratta la Casa Bianca, a Baghdad. Una volta che tale strategia sarà completata, Teheran sarà costretta ad uscire sia dall’”Arco sciita” che dalla regione nel complesso.
La seconda politica mediorientale degli USA punta a sradicare la presenza regionale di Paesi che gli Stati Uniti vedono come concorrenti, Russia, Iran e Cina. In realtà, si voglia ammetterlo o no, tutta l’azione di Washington contro la Siria è permeata dall’idea del confronto con la Russia. La Casa Bianca è ora apertamente indifferente alle vere minacce poste dalla destabilizzazione regionale, dal rafforzamento dei “jihadisti”, e dalla creazione di una “economia di guerra” che trasforma l’instabilità e il narcotraffico in un’essenziale fonte di reddito. “Assad è peggio di al-Qaida.” Ma lui non è così terribile di per se, ma perché è un alleato dell’Iran e della Russia. Così, “Assad deve andarsene.” I disaccordi tra Mosca e Washington sul conflitto in Siria producono conseguenze estremamente gravi e del tutto inattese, anche se i mass media e l’élite politica occidentali non ne vogliono prendere atto. Vladimir Putin è riuscito a diventare il politico di maggior successo nel mondo, mentre il presidente Barack Obama perde popolarità assieme alla fiducia negli USA in Medio Oriente. Alcune elite politiche occidentali si soffermano sulla proposizione che “i russi puntano al Medio Oriente” e di conseguenza l’occidente e i suoi partner strategici in Medio Oriente hanno già etichettato il non ancora definitivamente stabilito asse “Mosca – Teheran – Pechino” un nemico da combattere con ogni mezzo, dagli intrighi alla provocazione finale…

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Tradotto dal russo da Oriental Review

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Siria non ha intenzione di sacrificare la propria indipendenza al diktat e al terrorismo esteri

Boutros Hussein e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times 19 gennaio 2014

1004644Vale la pena ricordare che questa settimana è una normale settimana di devastazioni caotiche scatenate dalle potenze del Golfo e occidentali. Turchia e Pakistan sono ugualmente responsabili. Pertanto, le stesse forze destabilizzanti non hanno alcun motivo di parlare di pace, giustizia, libertà, prosperità e così via. Al contrario, le stesse nazioni continuano a volere morte e distruzione nel caos da esse collettivamente promosso. Prima dell’ingerenza estera, la Siria del Presidente Bashar al-Assad era una nazione in cui diverse fedi religiose coesistevano e dove le donne avevano una libertà ineguagliata nella feudale e barbara Arabia Saudita. Infatti, tutte le principali potenze del Golfo e occidentali prima di destabilizzare la Siria avevano crescenti rapporti con questa nazione, lo stesso vale per la Turchia. Tuttavia, la mania di potenza delle nazioni che rovesciarono Gheddafi in Libia, era così estremamente potente da bramare il sangue in Siria. Infatti, fin dal primo giorno, i cosiddetti “manifestanti pacifici” linciarono persone considerate leali al governo della Siria e attaccarono le forze armate nell’ambito del caos pianificato. Tali nazioni da subito iniziarono a finanziare settarismo, terrorismo e sedizione contro la Siria laica. Tale realtà fece sì che tutte le minoranze religiose divenissero bersaglio di forze brutali e che i sunniti filogovernativi venissero massacrati dalle forze settarie e terroristiche dell’opposizione.
Nonostante tutto, le forze armate della Siria rimangono salde nella loro determinazione a difendere la sovranità e l’indipendenza della Patria. Ciò è chiaramente testimoniato dal loro sacrificio per tutti i siriani che sostengono l’indipendenza e la libertà, a prescindere dalla fede. Dopo tutto, le forze armate della Siria rappresentano l’intero mosaico della società, e chiaramente la nazione della Siria è il rifugio di coloro che fuggono dalla guerra e dal caos regionale. Pertanto, persone di tutte le fedi da Iraq, Libano e Palestina si rifugiarono nella secolare Siria per sfuggire agli intrighi di nazioni estere. Al governo siriano non è mai importato che queste persone fossero sunniti, cristiani, sciiti e così via. A differenza di Kosovo, Iraq e Libia, è del tutto evidente che la Federazione Russa abbia deluso le nazioni straniere che diffondono caos e destabilizzazione. Pertanto, il governo della Siria non è mai rimasto isolato, perché altre importanti potenze si rifiutarono di cedere all’enorme  disinformazione mediatica contro la Siria. Tuttavia, gli stessi intriganti del Golfo e occidentali sono ancora ciechi davanti la realtà, continuando a spacciare irrazionalità e disinformazione.
Essendo i colloqui di pace previsti in Svizzera, le grandi potenze occidentali lodano il Syrian National Coalition (SNC) per aver accettato di parteciparvi. Eppure, la maggior parte di questi 120 gruppi e individui non è d’accordo. Ancora più importante, sul terreno le varie forze terroristiche e settarie si massacrano a vicenda e chiaramente il SNC non può fare nulla per fermarle. Naturalmente, le stesse forze barbare sono sponsorizzate da potenze che massacrano curdi, perseguitano i cristiani, decapitano alawiti, uccidono sciiti e sunniti filo-governativi. In altre parole, il diktat estero è una farsa di enormi proporzioni perché non c’è unità nel SNC e tale movimento di ascari non controlla la pletora di forze terroristiche e settarie in Siria. Ciò significa che solo il governo siriano può avere dei colloqui veri, perché il tradimento dei lacchè stranieri non ha alcuna sostanza. Naturalmente il governo siriano comprende appieno come sia necessario trovare una soluzione politica, ma ciò può accadere solo all’interno. Le nazioni estere dalle influenze negative e i loro fantocci non hanno alcun diritto di decidere il destino della Siria. Dopo tutto, le forze armate di questo Paese continuano a sacrificarsi affinché il mosaico della Siria sopravviva accanto al ricco patrimonio di questa nazione. Le forze di opposizione taqfiriste, invece, vogliono schiacciare tutte le minoranze religiose, distruggere gli importanti santuari religiosi e la cultura indigena, proprio come i barbari taliban in Afghanistan, e schiacciare i sunniti in modo che l’Islam salafita si diffonda in tutta la Siria. In cima a ciò, i taqfiri vogliono annullare le donne e tornare indietro.
Anche prima che i colloqui inizino, il Regno Unito continua con il suo auto-allucinato mantra settario, proprio come gli USA e la Francia. Il Regno Unito, non accontentandosi di aver contribuito a scatenare le forze che scacciarono i cristiani da Timor Est, Kosovo e Iraq, adesso punta sulla Siria. William Hague, ministro degli Esteri inglese dice: “Come ho detto molte volte, qualsiasi soluzione reciprocamente concordata significa che Assad non dovrà svolgere alcun ruolo nel futuro della Siria“. In altre parole, il Regno Unito continua a sostenere un diktat e a schierarsi con le forze settarie e terroristiche. Naturalmente, Hague non riusciva nemmeno a convincere il governo inglese ad accettare l’intervento militare, ma ciò non gli impedisce di spacciare altri diktat verso la Siria.  Indipendentemente dal risultato finale che ponga fine al conflitto, iniziato dall’ingerenza negli affari interni della Siria di nazioni estere, è del tutto evidente che solo i siriani possono decidere il futuro del loro Stato nazionale. Dopo tutto, il governo della Siria s’è rifiutato di vendere l’anima ai petrodollari del Golfo e di fuggire nelle ricche nazioni straniere, a differenza dei capi del cosiddetto SNC.
John Kerry, il segretario di Stato degli USA, dice a proposito del voto del SNC che: “Questo è un voto coraggioso nell’interesse di tutto il popolo siriano, che ha sofferto così terribilmente sotto la brutalità del regime di Assad e per la continua guerra civile.” Naturalmente, ciò è ridicolo perché la cosiddetta guerra civile è dovuta a nazioni estere che supportano una pletora di settari, terroristi e sodali di al-Qaida che utilizzano le ratlines della NATO in Turchia, Libano, Giordania, Libia e così via. Se le forze armate della Siria fossero crollate, oggi la Siria sarebbe un altro Stato fallito e al-Qaida avrebbe libero campo nel diffondere ulteriormente caos. In effetti, numerosi iracheni vengono oggi uccisi perché i settari e al-Qaida inviano affiliati e armi per diffondere altro caos in Iraq. Allo stesso tempo, il caos sponsorizzato dall’estero mina il Libano, perché le forze settarie e le fazioni terroristiche accrescono la loro influenza. Infatti, mentre il governo della Siria è ancora concentrato sulla soluzione politica, è chiaro che le potenze feudali del Golfo, Arabia Saudita e Qatar, sono ancora intente a sostenere il terrorismo e il settarismo. Pertanto, è essenziale che le potenze del Golfo e la Turchia abbandonino il loro sostegno al caos, in modo che la Siria trovi una soluzione politica, una volta che le forze settarie e terroristiche saranno sconfitte. Naturalmente, affinché i settari e i terroristi siano sconfitti, è essenziale che le nazioni che s’ingeriscono negativamente in Siria abbandonino la loro politica di destabilizzazione.
La strada da fare è dura per la Siria, ma per via della solida natura delle forze armate, attualmente questa nazione ospita ancora il ricco mosaico del Levante. Se le forze armate venissero sconfitte in Siria, allora questo ricco mosaico sarebbe schiacciato e la Siria diverrebbe un altro Stato fallito creato dall’ingerenza straniera. Dopo tutto, guardando oggi Kosovo, Iraq, Libia e Afghanistan non c’è molto di cui essere orgogliosi, no?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Bashar al-Assad, il nuovo Che Guevara!

Aleksandr Artamonov, Voce della Russia 16 gennaio 2014

998810La Russia assieme a Stati Uniti e Unione europea ha istituito la Conferenza di Ginevra 2 dedicata al problema siriano. Ma dietro la cortina della contrattazione diplomatica, si sente un vuoto cosmico, perché la cosiddetta opposizione siriana non solo non è rappresentativa, ma perde su tutti i fronti di questa guerra sovversiva architettata dagli statunitensi secondo la formula di Lawrence d’Arabia. Effimera e molto eterea, l’enigmatica resistenza di un Paese solidale al presidente, appare sempre più come un innesto occidentale sul vecchio olivo siriano. Questa repulsione non è che un desiderio volgare respinto dal tronco e che muore lentamente. L’opposizione ha vissuto e l’iniziativa dei bellicosi incendiari del pianeta è svanita. Thierry Meyssan, figura di spicco della resistenza mediatica francese si trova sul campo e per l’ennesima volta ci illumina affinché si possa avere una analisi completa della situazione.

Voce della Russia. La Conferenza di Ginevra 2 avrà effetti positivi?
Thierry Meyssan. Quando parliamo dell’opposizione siriana, parliamo di fantocci che agiscono per conto di potenze straniere, oggi 11 unite sotto il nome di “Amici della Siria”. Poi la Conferenza di Ginevra mira a stabilire la pace in Siria, sulla base di un accordo preventivo tra Russia e Stati Uniti di un anno e mezzo fa, ma che non è stato possibile realizzare finora. Così, funzionerà questa volta la Conferenza di Ginevra 2? Tutto fa pensare di sì, ma non è certo. E gli Stati Uniti si riservano ancora il diritto di sabotare la conferenza se non riescono ad imporre questa soluzione ai loro alleati! È una situazione abbastanza complicata: gli Stati Uniti sono protagonisti di tale guerra… vi ricordo che dichiararono guerra alla Siria votando il Sovereign Countability Act nel 2003. Da quel momento, hanno cercato più volte di entrare in guerra fino ai noti eventi attuali, rappresentati da una guerra per procura per interposte potenze. Gli Stati Uniti hanno delegato i loro poteri di guerra, prima a Francia e Gran Bretagna, e poi a potenze regionali, e cioè Turchia, Giordania e poi successivamente Qatar e Arabia Arabia. Quando spedirono gli altri in guerra è difficile dirlo. “Ora è finita! Si va a casa perché avete perso!” È a questa situazione che devono gestire oggi. Ho detto che possono sempre sabotare la conferenza poiché tra due giorni vi sarà il primo incontro del Tribunale speciale per il Libano. Quindi, se vogliono sabotare la conferenza, potranno semplicemente accusare nuovamente la Siria dell’assassinio di Rafiq Hariri, sulla base di certe false testimonianze sconfessate in pochi mesi. Ma così interromperebbero i negoziati.

VdR. Parlando appunto dell’opposizione siriana, cos’è in realtà?
Thierry Meyssan. Non c’è opposizione formale e fin dall’inizio gli Stati Uniti decisero di applicare in Siria non una guerra convenzionale, fronte contro fronte, ma ciò che chiamano guerra di quarta generazione in cui le persone vengono manipolate facendo credere che un disastro generale e il crollo del governo fossero imminenti. Ed è così che le persone furono spinte ad anticipare gli eventi. In questa guerra di quarta generazione, si è deciso di finanziare alcuni gruppi sparsi e distinti solo per dare l’impressione di un movimento generale. Non vi è alcun coordinamento tra questi gruppi  impegnati in atti di terrorismo diffuso, per convincere la gente che ciò che guardavano su al-Jazeera e al-Arabiya era vero! Ha funzionato per qualche tempo e poi, infine, gli Stati Uniti ritennero che non avesse funzionato. La Conferenza di Ginevra 1 poteva por terminare alla guerra. Ma pochi mesi dopo Stati Uniti, Israele, Francia, Qatar e Arabia Saudita la riaccesero introducendovi masse jihadiste dal resto del mondo. Ma come s’è appreso, i diversi gruppi, rimanendo divisi, non potevano mai costruire un vero e proprio esercito, e ciò avrebbe richiesto il cambiamento della strategia militare. Questa è anche la ragione per cui hanno chiaramente perso sul campo. E questo è anche il motivo per cui non riescono ad avere una rappresentanza coerente nella Conferenza di Ginevra 2. Con rappresentanza coerente intendo leader politici che parlano a nome dei gruppi stranieri infiltrati in Siria.

VdR. Ultima domanda: pensa che il governo di Bashar continuerà o dovremmo pensare a una dipartita del presidente siriano con la creazione di un governo di transizione?
Thierry Meyssan. In primo luogo, secondo i nemici della Siria, cioè NATO e Turchia, il sostegno popolare a Bashar al-Assad viene variamente stimato tra il 60 e l’88% della popolazione! Lo si confronti con la Francia, dove attualmente il sostegno popolare al presidente della Repubblica è del 15%! Quindi, se qualcuno deve lasciare il potere non è certamente Bashar al-Assad! Poi, quando si guarda alla tecnica militare utilizzata, sì! C’è voluto molto tempo per raggiungere la vittoria. Parliamo di vittoria, oggi, mentre Aleppo viene liberata e la periferia di Damasco viene ripulita completamente! Ci sono voluti tre anni per questo! E durante questi tre anni le potenze straniere non hanno smesso d’inviare combattenti. Non sappiamo il numero esatto, ancora una volta ci sono stime assai diverse! Tra 40000 e 160000 combattenti stranieri inviati qui! Probabilmente la verità è che c’è un contingente di 120000 combattenti stranieri ancora oggi in territorio siriano! C’è voluto tempo, ma Assad è riuscito a vincere nonostante tale coalizione estera… D’altra parte, nel Paese, lo Stato funziona ancora, dopo 3 anni!… Vivo a Damasco e non manca nulla! Niente! Potete trovare tutti i prodotti necessari per la vita quotidiana, naturalmente, non c’è una scelta enorme quando cercate scatolette di tonno, ne trovate di una sola marca… Ma si possono trovare tutti i prodotti necessari. Così anche sulle coste mediterranee, dove non solo troverete qualsiasi cosa al mercato, ma chiaramente non vi sono più neanche operazioni militari. Per contro, vi sono aree del Paese dove lo Stato non opera più. Queste sono le cosiddette aree “liberate” dall’opposizione armata. Ma quando diciamo che lo Stato non c’è più, significa solo che alcuni servizi non soni più erogati. Ma altri vi sono sempre! Ad esempio, gli ospedali e le scuole funzionano! Le scuole, anche nei territori occupati dalle bande armate, sono ben finanziate e non dalle bande armate o dai loro mandanti stranieri! Sì, la politica di Bashar al-Assad si rivela un successo e sarà certamente ampiamente studiata da tutte le accademie militari del mondo. Perché questa è la prima volta che vediamo tale tipo di guerra. Finora le guerre di quarta generazione furono condotte in contesti diversi: alla fine della guerra del Vietnam e poi la resistenza di Hezbollah ad Israele… Ma non era la situazione di uno Stato attaccato da bande armate straniere!

Commento dell’autore. Thierry Meyssan è un commentatore ed analista, ma ha sbagliato su un punto. Per la prima volta nella storia moderna, il Paese invaso da truppe di banditi per istituirvi un regime wahhabita era la Russia su suolo ceceno e contro il popolo ceceno. La formula magica non funziona più ed è il momento per Obama e Hollande di pensare a un dopo-guerra nel Vicino Oriente contro cui si sono tanto accaniti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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