Perché gli USA temono il South Stream?

Pjotr Iskenderov Strategic Culture Foundation 13/06/2014
Uzsny-potok10L’occidente continua a minacciare i partner della Russia nel gasdotto South Stream. Seguendo il governo bulgaro, la Serbia ha annunciato che i lavori saranno sospesi. Entrambi i Paesi hanno citato la posizione della Commissione europea. Ma il commissario UE dell’energia Gunther Oettinger si rifiuta di discutere la costruzione di South Stream nell’ambito di una consultazione con la Russia,  principale azionista del progetto… Mentre il primo ministro bulgaro Plamen Oresharskij spiega che la sospensione dei lavori sul South Stream con la richiesta della Commissione europea e la necessità di “ulteriori consultazioni con Bruxelles”, la vicepremier e ministra dell’Energia serbo Zorana Mihajlovic ha tentato di incolpare la rivale storica del suo Paese nei Balcani, Sofia. Tuttavia, non ha evitato speculazioni politiche. “Fin quando i negoziati tra Bulgaria e Bruxelles e tra UE e Russia termineranno, resteremo inattivi. O finché la Russia non cambia posizione. In ogni caso i lavori nel nostro Paese saranno ritardati”. Ma la ministra serba non ha menzionato che “la posizione della Russia” sul South Stream risale ai primi mesi del 2008 nell’ambito degli accordi intergovernativi russo-serbi nella cooperazione energetica. Gli obblighi delle parti sul South Stream furono l’argomento principale di tali documenti, successivamente ratificati dal Parlamento della Serbia e confermati dai successivi governi nazionali. Inoltre l’accordo intergovernativo sulla cooperazione energetica, un accordo in cui Gazprom Neft acquista una partecipazione di controllo del monopolio petrolifero della Serbia Naftna Industrija Srbije (NIS) per 400 milioni di euro e discute di 500 milioni di euro d’investimento. Non sorprende che il primo ministro serbo Aleksandar Vucic abbia dovuto correggere la sua ministra; ha dichiarato che il governo serbo non ha deciso la sospensione del progetto South Stream. L’accordo russo-bulgaro per la partecipazione della Bulgaria al South Stream e la creazione di una società mista a tal fine, è stato ratificato dal parlamento bulgaro nel luglio 2008. E nel maggio 2009 a Mosca le aziende del gas di Russia, Italia, Bulgaria, Serbia e Grecia firmarono un documento sulla costruzione del gasdotto South Stream. Nell’agosto 2009 tale documento fu integrato da un protocollo firmato dal primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan sul transito del gasdotto South Stream nelle acque territoriali turche. Non molto tempo dopo, la società francese Electricité de France entrò nel progetto. Tale serie di eventi testimonia l’infondatezza di una presunta incompatibilità tra il progetto South Stream e gli interessi nazionali di Bulgaria e Serbia, o pratiche legali internazionali comparse solo ora. E anche la Commissione europea sapeva delle disposizioni degli accordi del 2008. Dobbiamo cercare altrove i motivi degli inaspettati discorsi antirussi di Sofia e riecheggiati a Belgrado.
Il fatto che il primo ministro Plamen Oresharskij abbia fatto tale dichiarazione sul South Stream, dopo un incontro con tre rappresentanti degli Stati Uniti guidati dal senatore John McCain, non è sfuggito all’attenzione del pubblico bulgaro. McCain non s’è nemmeno preso la briga di nascondere le richieste degli statunitensi a Sofia e altri partner della Russia: “Sappiamo che ci sono alcuni problemi riguardanti il gasdotto South Stream… ovviamente vogliamo ridurre al massimo il coinvolgimento russo”. Secondo le informazioni disponibili, Washington ha deciso di infliggere un nuovo duro colpo a South Stream, alla cui costruzione partecipano imprese tedesche e francesi, dopo aver ricevuto notizie allarmanti da Baku. Una fonte della società azera SOCAR ha indicato che la società francese Total e quella tedesca E.ON potrebbero vendere le loro azioni del progetto per la costruzione della Pipeline Trans-Adriatica (TAP): “Il complesso tedesco E.ON ha già annunciato l’intenzione di vendere la sua partecipazione al TAP. La francese Total ha anche annunciato l’intenzione di vendere la sua quota del progetto”. Considerando che TAP era destinata a sostituire il fallito Nabucco, che Unione europea e Stati Uniti sostenevano attivamente, ha reso comprensibile il panico a Washington e Bruxelles. C’è una cosa che innervosisce gli statunitensi, ed collegata al cambio della situazione del mercato mondiale dell’energia. Il rapporto recentemente pubblicato dall’International Energy Agency, World Energy Investment Outlook 2014, prevede un crollo della “rivoluzione dello shale” negli Stati Uniti e soprattutto l’aumento della dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni di gas quando la capacità di esportazione di Arabia Saudita e Iran sarà diminuita. In tale situazione, Washington ha deciso che sia necessario ed urgente prendere il controllo delle principali rotte commerciali energetiche che collegano Russia ed Europa. E Washington vede nel ricatto della Russia, di cui Bruxelles, Sofia e Belgrado sono strumenti, il mezzo adatto per servire i propri interessi.

southstream1La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina: sanzioni stellari e terroristi di regime

Alessandro Lattanzio, 5/4/2014

Il Presidente israeliano Peres chiede al Presidente russo: Vladimir, ma tu hai qualche antenato ebreo?
Putin: Che cosa te lo fa pensare, Shimon?
Peres: Sei riuscito a far spendere 5 miliardi di dollari agli americani per farti consegnare la Crimea. Nemmeno un ebreo, avrebbe trovato tanto coraggio!

1897814Il procuratore capo di Crimea Natalija Poklonskaja, di fronte al mandato d’arresto dei golpisti a Kiev, ha dichiarato “Nei 12 anni che ho lavorato nell’ufficio del Procuratore Generale, ho avuto a che fare con la criminalità organizzata ed imprigionato molti criminali. Il mio aspetto non è mai stato un ostacolo. Spero che inganni i nemici. La costituzione dice che l’unico potere in Ucraina e ripeto l’unico potere in Ucraina, è il popolo“. La popolarità sulla rete di Poklonskaja ha disturbato i golpisti a Kiev, che l’hanno accusata di aver organizzato un colpo di Stato. “Non ho paura di dire la verità. Non sono un criminale. Non promuovo il nazismo, come le nuove autorità a Kiev. Se vogliono avviare un procedimento penale contro di me, non ne ho paura. La cosa principale è che una nuova fase della vita inizia da zero in uno Stato dignitoso e grande come la Russia“. Nel frattempo “il disegno di legge presentato in parlamento dal Presidente Vladimir Putin, abroga gli accordi che regolano lo status e le attività della Flotta del Mar Nero in Ucraina“, dichiarava il Viceministro degli Esteri Grigorij Karasin. “Voglio sottolineare che poniamo fine all’accordo“. Il Presidente Vladimir Putin ha firmato la legge che abroga gli accordi bilaterali con l’Ucraina sullo stazionamento della flotta del Mar Nero e l’accordo tra Mosca e Kiev sullo sconto di 100 dollari sul gas russo per l’Ucraina. Il prezzo così aumentava a 485,50 dollari per 1000 metri cubi di gas il 1° aprile, essendo Kiev incapace di pagare le forniture dell’anno precedente. Il debito complessivo dell’Ucraina verso la Russia, dopo la cessazione degli accordi sulla Flotta del Mar Nero del 2010, ammonta a 11 miliardi di dollari. L’esercito russo elabora il programma per la sicurezza della Crimea al 2020, assicurando l’operatività dei militari russi nella regione. Il Ministero della Difesa ha discusso le questioni relative al dispiegamento e sviluppo delle forze russe in Crimea.
L’ex vicedirettore della CIA Michael Morell ha detto che le decine di migliaia di truppe russe al confine ucraino potevano prendersi “un terzo” dell’Ucraina se il Presidente Vladimir Putin “lo volesse”. “Lo scopo di queste truppe sarebbe occupare un terzo dell’Ucraina se Putin vuole, ma sarebbe difficile tenerselo. Quello che cerca è massimizzare il risultato diplomatico. Crede di essere in una posizione di forza e ci vuole al tavolo dei negoziati“. Intanto in Ucraina, dove il bilinguismo russo-ucraino è la normalità nella maggior parte del Paese, l’articolo 10 della Costituzione dichiara assurdamente che il russo è la lingua di una “minoranza nazionale” e inoltre, le prestazioni di Kiev rispetto alla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie sono inadempienti verso le lingue minoritarie come rumeno, bulgaro, gagauz e rusyn che Kiev rifiuta di riconoscere. La risposta fuori luogo dei golpisti a Kiev che respingono il federalismo e i diritti delle lingue indebolisce ulteriormente la coesione dell’Ucraina. L'”amministrazione” di Kiev punta solo all’agenda militare-politica con la commissione NATO-Ucraina che ha dichiarato “Accogliamo con favore la firma dell’Ucraina dei capitoli politici dell’accordo di associazione con l’Unione europea, il 21 marzo” che naturalmente riguardano di più la NATO. Infatti l’accordo firmato il 21 marzo obbliga Kiev ad armonizzare la sua politica estera e di sicurezza con quella di Bruxelles, a sua volta subordinata alla NATO con il “Berlin plus agreement” del 2002. Tutto ciò “può solo minacciare la già fragile unità dell’Ucraina”. Difatti, i rappresentanti di Ucraina e NATO hanno discusso la possibilità d’inviare istruttori militari atlantisti in Ucraina per addestrare le forze ucraine. Secondo il ‘ministro’ della Difesa ucraino Andrej Deshitsa, “Abbiamo discusso la possibilità d’inviare gruppi mobili di istruttori militari in Ucraina per addestrarne le forze di difesa civile“. Il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen non ha escluso l’invio di tali gruppi in Ucraina, ma ha escluso la possibilità di inviarvi unità armate della NATO. Comunque, oltre alla creazione della ‘guardia nazionale’ i golpisti ucraini hanno approvato 600 milioni di dollari di spese militari, un notevole balzo rispetto al bilancio del 2012 pari a 2 miliardi di dollari, ovvero l’1,1 per cento del PIL ucraino.
Il 31 marzo, a Kiev, tre persone, tra cui il vicecapo dell’amministrazione statale di Kiev, Bogdan Dubas, rimanevano ferite in una sparatoria nel ristorante Mafia. Un attivista neonazista di Fazione Destra aveva sparato contro Dubas, ferendolo assieme a due elementi dell”Autodifesa di Majdan’. Una banda armata di Fazione Destra recuperava l’attentatore dal ristorante riportandolo nella base dell’Hotel Dnepr. Il ‘ministro’ golpista degli Interni Avakov ha chiesto il bando di Fazione Destra con l’accordo del collega della Difesa Andrej Parubij. Oleg Tjagnibok, il capo di Svoboda, vi vede l’occasione di allontanare la sua figura da quella del nazista Dmitrij Jarosh. Il parlamento Ucraino, quindi, passava la risoluzione per disarmare immediatamente tutti i gruppi armati illegali, “Considerando la situazione politica straordinaria del Paese, l’aggravarsi della criminalità e delle provocazioni sistematiche da parte di cittadini stranieri nel sud-est dell’Ucraina e a Kiev, il parlamento obbliga il ministero degli Interni e il servizio di sicurezza dell’Ucraina a disarmare immediatamente le formazioni armate illegali“. A Mosca, il Servizio di Sicurezza Federale della Russia arrestava 25 ucraini che organizzavano attentati in Russia “Venticinque persone sono state identificate e detenute a seguito delle indagini relative all’intenzione dei membri della cosiddetta Fazione Destra di Majdan di compiere sabotaggi e terrorismo in sette regioni della Russia (Rostov, Volgograd, Tver, Orjol, Belgorod, repubbliche di Kalmukija e Tatarstan)“. Almeno  tre degli arrestati sono elementi del servizio di sicurezza ucraino (SBU), tra cui S. Sereda, nominato ufficiale dell’SBU dopo il colpo di Stato di febbraio. La loro missione era fotografare le postazioni e i movimenti dei militari russi nelle regioni confinanti con l’Ucraina. Avevano anche il compito di studiare la situazione politico-sociale e organizzare contatti con i rappresentanti di organizzazioni neonaziste russe, operando sotto la copertura di dipendenti di una ditta ucraina specializzata in foto per bambini.
Nel frattempo la NATO ha smesso qualsiasi cooperazione militare e civile con la Russia, tuttavia il Consiglio Russia-NATO continuerà a riunirsi per tenere aperto il dialogo con la Russia. Il Pentagono inoltre sospendeva i colloqui con la Russia sullo scudo della difesa antimissile in Europa. La viceassistente del segretario alla Difesa per la difesa nucleare e missilistica, Elaine Bunn, ha detto “L’intervento della Russia in Ucraina in violazione del diritto internazionale ha portato alla sospensione dei nostri dialoghi militari e civili, e non continueremo a coinvolgere la Russia sul tema della difesa missilistica“. Washington rifiuta d’introdurre restrizioni sulla difesa antimissile, come proposto dalla Russia. Il Viceministro degli Esteri russo Sergej Rjabkov ha risposto “Devo dire che la cooperazione non esiste in questo campo. La parte statunitense è ben consapevole del fatto che le opportunità di tale cooperazione potrebbero emergere se Washington accettasse di ascoltare la nostra richiesta di fornire garanzie affidabili e giuridicamente vincolanti a che il sistema di difesa missilistico globale costruito dagli Stati Uniti insieme ai suoi alleati della NATO e alcuni Paesi della regione asiatica e del Medio Oriente, non sia diretto contro la Russia. Ovviamente, questo modo di porre la questione non è più pertinente oggi per via della politica degli USA volta a inasprire le relazioni bilaterali con la Russia. Forse, col passare del tempo, la parte statunitense realizzerà l’assenza di qualsiasi alternativa a tale approccio, se certamente la politica di Washington non è totalmente dominata dall’aspirazione a garantire il potenziale della difesa missilistica iniziando a svalutare la nostra deterrenza nucleare strategica“. Gli Stati Uniti hanno sospeso la cooperazione con la Russia anche sui programmi nucleari civili. L’azienda di Stato nucleare russa Rosatom ha detto “Consideriamo questo passo sbagliato e in contraddizione con lo spirito costruttivo che avevamo con il dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti negli ultimi anni. L’energia nucleare è una questione molto seria. È necessario un approccio responsabile e professionale di tutti i partecipanti alla cooperazione internazionale. La politicizzazione è inutile. Qualsiasi tentativo di aggiungere restrizioni unilaterali in questo settore influenzeranno soprattutto i promotori di tali misure”. Washington congela anche la cooperazione tra l’agenzia spaziale NASA e la sua controparte russa sul partenariato spazio globale. Il direttore dell’Istituto di politica spaziale Ivan Moiseev ha avvertito la NASA che la sua mossa avrà un impatto “piuttosto rilevante” sui progetti di esplorazione spaziale. “La moderna scienza dello spazio è un fenomeno globale che avvantaggia tutti i Paesi. Significa che molti grandi progetti richiedono uno sforzo internazionale. Il blocco della cooperazione stimolerà una grave reazione contro il programma spaziale internazionale“, aggiungendo che tale blocco non avrà ripercussioni per l’industria della Russia che semplicemente adeguerà i suoi progetti alla nuova realtà. Secondo Jurij Karash, membro dell’Accademia Russa di Cosmonautica Tzjolkovskij, “Gli Stati Uniti saranno costretti a cooperare, perché al momento non possono inviare astronauti sulla stazione spaziale internazionale se non con le Sojuz russe”. Mosca ha anche denunciato la presenza delle navi da guerra statunitensi nel Mar Nero, che ha superato i termini previsti dalla convenzione internazionale, “Esiste la Convenzione di Montreux, che pone criteri estremamente chiari che limitano il dispiegamento di navi da guerra che non appartengono ai governi del Mar Nero, in materia di stazza e durata del soggiorno“, ha detto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. “Abbiamo notato che le navi da guerra statunitensi hanno esteso la loro presenza oltre i termini stabiliti, e per un paio di volte ultimamente e non sempre in conformità alle normative imposte dalla Convenzione di Montreux. Abbiamo anche richiamato l’attenzione di USA e Turchia su ciò. La nostra posizione è che tutti i principi della Convenzione devono essere rigorosamente rispettati. Vigileremo“. La Russia quindi ha richiamato per consultazioni il suo rappresentante permanente presso la NATO, Valerij Evnevich, “L’escalation artificiale della tensione politica non è una nostra scelta. Ma non vediamo l’opportunità di continuare la cooperazione militare con la NATO come se nulla fosse accaduto. Abbiamo deciso di consultare il rappresentante militare della Russia presso la NATO Valerij Evnevich“, ha dichiarato il viceministro della Difesa russo Anatolij Antonov.
Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha detto che il suo Paese si oppone alle sanzioni contro la Russia, alla luce del riavvicinamento economico e politico tra Ungheria e Russia. Dopo il rifiuto delle condizioni imposte dal FMI per rifinanziare il Paese, Viktor Orban s’è rivolto a Mosca per rilanciare il partenariato economico tra l’Ungheria e la Federazione russa. Nel caso dell’Ucraina, Budapest ha anche interesse a mantenere lo status quo linguistico che consente alla minoranza ungherese in Transcarpazia di vedere i suoi diritti rispettati. Motivo per cui questa comunità ha votato per il Partito delle Regioni Viktor Janukovich. Il governo ungherese è attento alle mosse degli oltranzisti golpisti a Kiev.

10154367Fonti:
Business Insider
ITAR-TASS
Global Research
Modern Tokyo Times
NEO
RBTH
Reseau International
Reseau International
Stop NATO
RIAN
RIAN
RIAN
RussiaToday
RussiaToday
Space Daily

Crimea: crescente sofisticazione della rinascita militare della Russia

Tim Ripley, Defence Weekly IHS Jane 26 marzo 2014

1800373Il 25 marzo sera, l’ultima nave da guerra ucraina bloccata nel porto sulla costa occidentale della Crimea si arrese alle forze russe, completando in poco più di tre settimane le operazioni per strappare la penisola strategica al controllo di Kiev. Questa campagna-lampo sembra preannunciare la nuova sofisticazione nelle modalità dei comandi russi di condurre le operazioni militari. La caratteristica distintiva dell’operazione russa era l’enfasi sul risparmio degli sforzi. A differenza dei precedenti interventi in Afghanistan, Cecenia e Georgia, dove i comandanti russi invocarono l’impiego massiccio di carri armati e artiglieria, l’intervento in Crimea presenta meno di 10000 truppe d’assalto schierate contro 16000 militari ucraini. Il veicolo di combattimento più pesante impiegato dai russi contro gli ucraini è stato il veicolo corazzato a ruote (APC) BTR-80. Una volta che le truppe russe si sono mosse per bloccare i militari ucraini nelle loro basi, guerra psicologica, propaganda mediatica, intimidazione e corruzione furono le armi principali nel minare la volontà degli avversari di resistere, piuttosto che una schiacciante potenza di fuoco. Le truppe russe hanno mostrato anche notevoli disciplina e pazienza durante questa fase. Inoltre, sono apparsi ben equipaggiati con nuove attrezzature personali, giubbotti antiproiettile e veicoli blindati leggeri ruotati. Questo nuovo approccio è stato reso necessario dalla necessità del presidente russo Vladimir Putin di avviare l’operazione in tempi stretti, dopo la caduta del regime filo-moscovita di Kiev il 27 febbraio.
Sebbene l’operazione sia stata programmata da molti mesi, non c’è stato tempo sufficiente per mobilitare una forza maggiore. I comandanti russi hanno dovuto accontentarsi della fanteria navale della Flotta del Mar Nero già di stanza in Crimea, sostenuta da un paio di battaglioni di truppe aviotrasportate e da commando di Spetsnaz inviati sulla penisola. L’economia della forza fu anche dotata della narrazione politica della campagna: questa era una missione per proteggere la popolazione russofona della Crimea, piuttosto che un’invasione. In poco più di tre settimane, la volontà delle forze ucraine in Crimea s’è rotta in tutte le loro 190 basi e senza colpo ferire i loro difensori si arresero. Tuttavia, anche se unità blindate pesanti ucraine erano presenti in Crimea, la maggior parte delle forze ucraine era formato da personale navale e amministrative piuttosto che da truppe da combattimento. Una resistenza militare organizzata non è mai stata una seria prospettiva. Invece di realizzare un semplice trionfo militare sul campo di battaglia, le forze armate russe hanno permesso una vittoria politica e psicologica.

E adesso?
Sulla scia del suo successo, c’è un’intensa speculazione sulle intenzioni future del Presidente Putin.  Nel suo discorso della vittoria del 18 marzo, dopo la caduta della Crimea, espose la sua visione del mondo. La perdita di potere e status della Russia alla fine della guerra fredda, nel 1989, fu una deliberata umiliazione generazionale per mano dell’occidente, un motivo di odio e apprensione. Per il presidente russo, l’importanza strategica dell’Ucraina per la Russia è la questione chiave. Secondo Putin, l’Ucraina è la cerniera tra oriente e occidente. Il controllo dell’Ucraina significa controllo del Mar Nero e accesso senza ostacoli alle popolazioni potenzialmente vicine dell’Europa centrale e dei Balcani, in nazioni come Bulgaria, Slovacchia e Serbia, e l’esercizio da tempo onorato del ‘panslavismo’ ai fini di una maggiore integrazione. Queste prospettive strategiche sembrano essere state in gran parte ignorate dai capi occidentali. L’Ucraina era sufficientemente importante nel 2004, l’ultima volta che un’uscita dal controllo russo sembrò probabile, Viktor Jushenko, capo dell’opposizione filo-occidentale, della rivoluzione arancione e poi presidente, fu quasi mortalmente avvelenato e sfigurato in modo permanente dalla diossina. In ogni caso, il Cremlino vede nella ‘rivoluzione colorata’, foriera della democrazia liberale tra gli slavi, minacciosa e assolutamente inaccettabile.
Un effetto significativo della campagna di Crimea è stato testare ulteriormente la determinazione di  NATO e UE. I leader russi tendono a pensare in grande rispetto ai loro omologhi occidentali. Gli ‘atlantisti’ sono inclini a considerare le singole nazioni o piccoli gruppi di Paesi minacciandoli, e alla loro specifica singola importanza. Gli analisti russi valutano, ed hanno interi rami di studio dedicati, la regione del Mar Nero e del Baltico come territorio strategico soggetto in sé. La Russia ha in genere controllato queste regioni tra la Russia e i Paesi stranieri nel contesto più ampio dell”estero vicino’. Le speculazioni si volgono su Moldavia e adiacente e non riconosciuta enclave russofona della Transnistria o Repubblica Moldava di Pridnestrovia (PMR), come prossima prova della determinazione occidentale a fronte del possibile intervento di Putin. Una possibile giustificazione  o pretesto per l’invasione russa è il desiderio della piccola repubblica auto-dichiarata di far parte della Russia e la presenza contestata di un battaglione di 400 soldati di pace russi. Il 25 marzo, la Russia ha annunciato l’avvio di esercitazioni per la difesa territoriale in Transnistria, che fonti moldave hanno descritto ad IHS Jane come preoccupanti anche se previste.
Pur facendo parte della NATO e dell’UE, gli Stati baltici sono all’estremità settentrionale dello spazio del Mar Nero e del Baltico, e sono vulnerabili. Il tono di disapprovazione di una certa retorica russa suggerisce che c’è disagio. Dalla base della Divisione di Assalto Aereo russo di Pskov, vicino al confine lettone-estone, le forze potrebbero da subito escludere l’Estonia dal resto dell’UE in meno di 40 minuti, secondo un ex-comandante di una Divisione d’assalto aereo russa. Lo stesso potrebbe essere fatto lungo gli 80 km di confine polacco-lituano tra la Bielorussia e l’enclave baltica russa di Kaliningrad. In entrambi i casi, uno o tutti gli Stati baltici potrebbero essere chiusi, controllati e separati dal resto d’Europa. Nel Baltico, Ucraina orientale e Moldavia-Transnistria unità militari russe sono attive, a disposizione di un ulteriore avanzata se il Presidente Putin lo desiderasse.

9286807_originalTraduzione di Alessandro Lattanzio -SitoAurora

Bombardamento della Jugoslavia contro “invasione russa” della Crimea

Valentin Vasilescu, Reseau International 8 marzo 2014

0,,17467756_303,00Nel 1999, l’offensiva della NATO contro non solo obiettivi militari ma anche civili in Jugoslavia, iniziò con un bombardamento aereo massiccio, con il pretesto dell’oppressione serba della minoranza albanese in Kosovo, parte della Jugoslavia. Al massacro della Jugoslavia, durato 78 giorni, parteciparono US Air Force, Regno Unito, Francia, Belgio, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, Germania, Spagna, Portogallo, Turchia e Canada, tutti membri della NATO. La stessa cosa accadde nel 2011, quando la stessa scusa fu utilizzata in Libia per rovesciare Gheddafi. Nel bombardamento della Libia parteciparono sempre USAF, Regno Unito, Francia, Belgio, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, Spagna, Turchia e Canada, tutti membri NATO, con l’aggiunta delle forze di Svezia, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Il desiderio di ogni comandante militare è impedire al nemico di avviare un dispiegamento difensivo adeguato e la pianificazione preventiva di fossati anticarro e trincee. Ma a tale proposito, le unità ucraine in Crimea furono colte di sorpresa ed isolate nelle loro caserme. Finora i russi hanno mantenuto un equilibrato rapporto di forze in Crimea, ma in 48 ore utilizzando aerei da trasporto aereo e navi da sbarco, possono dispiegare più di 200000 soldati, mezzi da combattimento pesanti, missili da crociera e missili terra-terra, centinaia di bombardieri e aerei multiruolo. Ciò è la prova più evidente che, finora, i russi non hanno intenzione di agire come gli Stati Uniti in Jugoslavia, distruggendo le infrastrutture militari ed economiche, uccidendo civili, o radendo al suolo le città ucraine con massicci attacchi aerei e sbarramenti d’artiglieria.
La Russia ha finora applicato il metodo “soft“, seguendo l’obiettivo politico limitato deciso da Vladimir Putin. Basandosi sul principio della “relazione tra persone ragionevoli” e il massimo uso delle capacità dei gruppi da ricognizione strategica (Alfa) dell’esercito russo. Finora, i russi hanno fatto solo capire all’esercito ucraino che i capi di Euromaidan vogliono mandarli a morire deliberatamente per mantenere le cariche che occupano grazie ai crimini commessi a piazza dell’Indipendenza a Kiev, che hanno comportato un colpo di Stato bello e buono. Questo   atteggiamento suggerisce che l’esercito ucraino dovrebbe arrestare e disarmare rapidamente i gruppi estremisti filo-occidentali che hanno dichiarato pubblicamente che i cittadini russofoni dell’Ucraina, come quelli rumeni, devono essere liquidati. Per una settimana s’è parlato di “fronte” formato dalle truppe russe, in modo che l’esercito ucraino cominciasse ad arrestare e disarmare i gruppi d’opposizione estremisti filo-occidentali. Mentre l’esercito ucraino non ha dimostrato maggior discernimento, la Russia si sente in dovere di dimostrare rapidamente agli ucraini il suo enorme sistema militare. La seconda fase del “soft power” dell’esercito russo in Ucraina potrebbe consistere nell’ampio uso di sistemi C4I in stretta correlazione con le truppe aeroportate e terrestri, la marina e l’aviazione. Memorie, microprocessori, apparecchiature per le comunicazioni via satellite, coordinati da server dedicati, potenza di elaborazione di ultima generazione, nonché sicurezza garantita da crittografia digitale su tutte le frequenze, faranno sì che i sistemi C4I russi saranno impossibili da neutralizzare per gli ucraini. Così, tutti i canali di sorveglianza e rilevamento di tutti i servizi delle forze armate ucraine potrebbero giocare ad “Age of Empire“, allertando su una grande invasione ma non avendo i mezzi per verificarla; l’esercito ucraino sarà costretto a scegliere tra le alternative disponibili, mettendosi in posizione da combattimento su alcune linee per far fronte al nemico e, quindi, lasciare scoperte altre zone divenute automaticamente e fatalmente vulnerabili all’esercito ucraino.

Valentin Vasilescu, pilota ed ex-vicecomandante della base militare di Otopeni, laureato in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari a Bucarest nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I tredici anni del piano imperialista per la Siria

Slobodan Eric Rete Voltaire 15 febbraio 2014

Solo gradualmente tutti i pezzi del puzzle si combinano. In questa intervista con la rivista serba Geopolitika, Thierry Meyssan spiega cosa ora preveda il piano imperialista di Washington per il Medio Oriente, elaborato nel 2001. Ne osserva l’incapacità di affrontare la resistenza popolare e nota che pagheremo tutti le conseguenze, sia i popoli oppressi che coloro che pensavano di dominarle.

tumblr_m7fa7tntbz1qap9gno1_1280Geopolitika: Caro signor Meyssan, potrebbe brevemente spiegare ai lettori di Geopolitika ciò che  accade oggi in Siria, dato che secondo le informazioni delle principali reti televisive e le affermazioni dell’Osservatorio siriano dei diritti umani di Londra, non si capisce la situazione reale nel Paese in guerra. Ci sembra che un vento positivo soffi per il Presidente Assad, l’Esercito siriano e le forze patriottiche che difendono la Siria, dopo l’iniziativa russa per l’eliminazione delle armi chimiche che ha sventato il piano d’intervento di Stati Uniti e NATO.
Thierry Meyssan: Secondo gli Stati membri della NATO e del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), i siriani si ribellarono al loro governo, tre anni fa, imitando i nordafricani. Questo è ciò che viene chiamata “primavera araba”. Il governo, o “il regime” più sprezzantemente, ha risposto con forza e brutalità. Dal 2011, la repressione avrebbe causato più di 130000 morti. Questa versione è supportata dall’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo che pubblica il numero delle vittime. La realtà è molto diversa. Al momento degli attentati dell’11 settembre, gli Stati Uniti decisero di distruggere un certo numero di Paesi, tra cui la Libia e la Siria. Questa decisione fu rivelata dall’ex Comandante Supremo della NATO, generale Wesley Clark, che si oppose. Si trattava di creare un’unità politica, dal Marocco alla Turchia, intorno a Fratellanza musulmana, Israele e  globalizzazione economica. Nel 2003, dopo la caduta dell’Iraq, il Congresso approvò il Syria Accountability Act, che autorizza il presidente degli Stati Uniti ad entrare in guerra contro la Siria senza l’autorizzazione del Parlamento. Nel 2005, gli Stati Uniti utilizzarono l’assassinio di Rafiq Hariri per accusare il Presidente Bashar al-Assad, promuovendo e creando il Tribunale speciale per il Libano, al fine di condannarlo e di dichiarare guerra al suo Paese. Tale accusa crollò per lo scandalo dei falsi testimoni. Nel 2006, Washington subappaltò una guerra contro Hezbollah ad Israele, sperando di coinvolgervi la Siria. Nel 2007, gli Stati Uniti organizzarono e finanziarono gruppi di opposizione esiliati intorno alla Fratellanza musulmana. Nel 2010, decisero di esternalizzare la guerra contro la Libia a Francia e Regno Unito che, perciò, conclusero il Trattato di Lancaster House. Nel 2011, un commando della NATO fu inviato segretamente in Siria per creare panico e desolazione. Dopo la caduta della Libia, spostarono il centro di comando dei loro eserciti a Izmir, in Turchia, e i combattenti libici di al-Qaida nel nord della Siria. Tale guerra di aggressione ha ucciso 130000 siriani e numerosi combattenti stranieri. Dopo la crisi delle armi chimiche dell’agosto-settembre 2013, gli Stati Uniti ammisero di non poter rovesciare il governo siriano. Interruppero le forniture di armi e i jihadisti stranieri non possono più contare su Israele, Francia e Arabia Saudita. Ovunque, l’esercito lealista avanza e le bande armate sbandano ovunque tranne che nel nord. Tuttavia, Washington impedisce la pace in Siria fin quando non riuscirà ad imporre la sua soluzione alla questione palestinese.

Geopolitika: Quali sono le conseguenze della sconfitta dell’Esercito libero siriano, sostenuto dall’occidente? Qual è la situazione ad Aleppo e sugli altri fronti? Quali fondi e sostegni hanno al-Nusra, al-Qaida e gli altri gruppi estremisti islamici? Gli islamisti radicali, anche se non sono così popolari, sono guerrieri scadenti che attaccano la Siria per conto dell’occidente?
Thierry Meyssan: In principio la NATO ha scelto di combattere una guerra di quarta generazione. Il popolo siriano venne inondato da una marea di informazioni false per fargli credere che il Paese fosse in rivolta e che la rivoluzione avesse trionfato, in modo che tutti inevitabilmente accettassero il cambio di regime. Il ruolo dei gruppi armati era condurre azioni simboliche contro lo Stato, per esempio contro le statue di Hafiz al-Assad, il fondatore della moderna Siria e atti di terrorismo per intimidire le persone e costringerle a non intervenire. Ognuno di tali gruppi armati era diretto da ufficiali della NATO, ma non c’era un comando centrale, per dare l’impressione di un’insurrezione diffusa e non di una guerra vera e propria. Tutti questi gruppi, disgiunti gli uni dagli altri, avevano la singola etichetta dell’Esercito Siriano Libero (FSA). Riconobbero la stessa bandiera verde, bianca, nera, storicamente del mandato francese, nel periodo tra le due guerre, cioè dell’occupazione coloniale. Quando gli occidentali decisero di cambiare strategia, nel luglio 2012, cercarono di mettere questi gruppi armati sotto un unico comando. Non ci riuscirono mai per via della competizione tra i loro mandanti, Turchia, Qatar e Arabia Saudita. Fin dall’inizio, le uniche forze militari efficaci sul terreno erano i jihadisti che affermarono fedeltà ad al-Qaida. Erano la punta di diamante dell’ELS nella prima parte della guerra, poi si separarono quando gli Stati Uniti li definirono “terroristi”. Oggi, sono divisi principalmente tra il Fronte Islamico, finanziato dall’Arabia Saudita, Fronte al-Nusra finanziato dal Qatar ed Emirato islamico dell’Iraq e Levante (EIIL, “Daish” in arabo ), finanziato dalla NATO attraverso la Turchia, anche se controllato dall’Arabia Saudita. La  concorrenza è tale che questi tre gruppi si massacrano più di quanto combattano il governo siriano.

Geopolitika: Sulle due informazioni dannose e parziali dei media globali, potrebbe dirci chi ha attaccato civili e bambini con il gas sarin? Qui in Serbia, dove abbiamo avuto l’esperienza della strage di Racak e degli abitanti di Markale a Sarajevo, dove i serbi furono accusati senza alcuna prova, il tutto sembra un copione già visto della “manipolazione del massacro”. Tali sceneggiate sanguinarie utilizzate per manipolare l’opinione pubblica e avviare interventi militari nell’ex- Jugoslavia e in altre aree critiche del mondo, perdono efficacia, o in altre parole: ora è più difficile ingannare la gente?
Thierry Meyssan: L’attacco con il gas sarin a Ghuta, Damasco, (cioè nella cintura agricola della capitale) non fu il primo attacco con il gas. Ve ne furono molti altri in precedenza, per i quali la Siria fece invano appello al Consiglio di Sicurezza. Secondo l’opposizione in esilio, il governo avrebbe bombardato la zona di Ghuta per diversi giorni uccidendone infine la popolazione con il gas. Il presidente Obama, che ritenne che questo attacco superasse la “linea rossa”, minacciò di distruggere Damasco. Fu seguito, in un crescendo, dal presidente Hollande. Ma infine, la Siria, su proposta russa, aderì alla Convenzione contro le armi chimiche e tutte le scorte furono consegnate all’OPAC. Così non si verificò l’attacco a Damasco. Oggi il Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha pubblicato un rapporto che dimostra che i razzi osservati a Ghuta avevano una gittata inferiore ai 2 km. Tuttavia, secondo le cartine diffuse dalla Casa Bianca, le forze lealiste erano a 9 km dalla “zona ribelle.” In altre parole, è impossibile che questi tiri provenissero dalle forze governative. Questo studio conferma i rapporti dei satelliti russi secondo cui i due razzi furono  sparati dai Contras dalla loro area, convalidando la confessione trasmessa tre giorni dopo dalla TV siriana, dove un individuo ammise di avere trasportato questi razzi chimici da un deposito  dell’esercito turco a Damasco. Sono convalidate le accuse delle famiglie alawiti di Lataqia che sostengono di aver riconosciuto il loro figli rapiti dai Contras, il mese precedente, nelle immagini delle vittime. Infine, convalida l’inchiesta di Seymour Hersh che sostiene, contrariamente a Barack Obama, che la sorveglianza del Pentagono non mostrava alcuna attività del servizio chimico nei giorni precedenti. Questo caso non può sorprendervi, avendo sperimentato lo stesso tipo di aggressione dalle stesse potenze. Funziona bene tanto oggi quanto ieri. Tuttavia, l’intossicazione ha ancora una durata limitata. Si scopre che ha funzionato, ma non ha avuto successo. Il pubblico occidentale ci crede, ma Damasco non è stata bombardata perché la Russia l’ha impedito inviando la sua flotta presso le coste siriane. Improvvisamente, il Pentagono non poté distruggere la città sparano dal Mar Rosso, attraverso la Giordania e Arabia Saudita, poiché avrebbe scatenato una grande guerra regionale. La verità la sappiamo con certezza ora, cioè sei mesi dopo.

Geopolitika: Dobbiamo anche domandarci della situazione dei cristiani in Siria. Vi sono informazioni sull’occupazione e il saccheggio a Malula, da parte degli islamisti di al-Nusra, di una ex-chiesa cristiana, delle suore sarebbero state rapite?
Thierry Meyssan: Per esaurire la Siria, la NATO ha fatto ricorso a collaborazionisti siriani e combattenti stranieri. Durante la seconda parte della guerra, cioè dalla prima conferenza di Ginevra nel giugno 2012, c’è stato un afflusso di Contras senza precedenti. Si tratta di una guerra di tipo nicaraguense, ma con un inaudito ricorso ai mercenari. Ora sono almeno 120000 i combattenti stranieri provenienti da 83 Paesi per combattere in Siria contro il governo. Tutti si richiamano al wahhabismo, setta fondamentalista al potere in Arabia Saudita, Qatar e Emirato di Sharjah. La maggior parte si dice taqfirista, cioè “pura”. Condannano a morte “apostati” e “infedeli”. Quindi, urlano nelle loro manifestazioni: “Gli alawiti sottoterra! I cristiani in Libano!“. Per tre anni hanno massacrato decine di migliaia di alawiti (una corrente sciita per cui la fede è interiore e non può essere espressa con dei riti) e di cristiani. Soprattutto, hanno costretto centinaia di migliaia di cristiani a fuggire, abbandonando le loro proprietà. Oggi li costringono a pagare una tassa speciale, in quanto infedeli. Mentre sopraggiunge la fine della guerra, i gruppi armati cercano di vendicare la loro sconfitta con operazioni spettacolari. Hanno attaccato Malula, città cristiana in cui si parla ancora la lingua di Cristo, l’aramaico. Si sono dedicati ad atrocità sconvolgenti. I cristiani sono stati torturati in pubblico e martirizzati perché rifiutavano di rinunciare alla loro fede.

Geopolitika: Seguendo con molta attenzione e precisione la situazione in Medio Oriente. Come descriverebbe la situazione in Egitto? Pensa che la situazione si sia consolidata dopo le azioni decise dal comando militare? È la prima grave sconfitta di coloro che pianificarono le rivoluzioni arabe? Come si spiega che gli Stati Uniti supportino un gruppo islamico radicale come i Fratelli musulmani?
Thierry Meyssan: Il termine “primavera araba” è un cavillo da giornalista per parlare di eventi che non comprende che accadono nello stesso momento in Paesi assai diversi che parlano la stessa lingua, l’arabo. E’ anche un mezzo della propaganda per spacciare guerre aggressive per rivoluzioni. Preoccupato dalla successione di Mubaraq, il dipartimento di Stato aveva deciso di rovesciarlo per scegliere il governo successivo. Così organizzò la carestia del 2008 speculando sul cibo. Creò una squadra che si occupò della Fratellanza musulmana. E aspettò che la pentola bollisse. Quando la rivolta iniziò, il dipartimento di Stato inviò l’ambasciatore Frank Wisner, che aveva organizzato il riconoscimento internazionale dell’indipendenza del Kosovo, per ordinare ad Hosni Mubaraq di dimettersi. Cosa che fece. Poi, il dipartimento di Stato contribuì ad organizzare le elezioni che permisero alla Fratellanza musulmana di mettere il cittadino egiziano-statunitense Muhammad Mursi alla presidenza con meno del 20% dei voti. Una volta al potere, Mursi aprì l’economia alle transnazionali statunitensi e annunciò l’imminente privatizzazione del Canale di Suez. Impose una costituzione islamica, ecc. Il popolo si ribellò di nuovo. Ma non solo in alcuni quartieri di Cairo, come la prima volta. Tutto il popolo in tutto il Paese, tranne il quinto della popolazione che l’aveva eletto. In definitiva, i militari presero il potere e incarcerarono i capi della Fratellanza musulmana.  Ora sembra che stessero negoziando il trasferimento della popolazione palestinese di Gaza in Egitto. Lì, come in tutto il mondo arabo, Hillary Clinton si appoggiò alla Fratellanza musulmana. Tale organizzazione segreta, costituita in Egitto per combattere contro il colonialismo inglese, fu effettivamente manipolata dall’MI6 e ora ha la sua sede internazionale a Londra. Nel 2001, Washington previde l’ascesa in Turchia, facilitandone le elezioni, di un politico imprigionato in quanto appartenente alla fratellanza musulmana, pur pretendendo di averla abbandonata, Recep Tayyip Erdogan. Dopo aver tentato numerosi colpi di Stato in diversi Paesi per 80 anni, la Fratellanza andò al potere grazie alla NATO in Libia, e alle urne in Tunisia e in Egitto. Partecipa ai governi di Marocco e Palestina. Dona un aspetto politico ai Contras in Siria. S’è illustrata in Turchia. Ovunque dispone della consulenza in pubbliche relazioni della Turchia e del finanziamento del Qatar, cioè dell’Exxon-Mobil di Rockefeller. Ha la sua televisione e il predicatore principale al-Qaradawi è il “consigliere spirituale” (sic) della rete del Qatar al-Jazeera. La Fratellanza impone un Islam settario, che perseguita le donne e assassina gli omosessuali. In cambio, sostiene che il nemico degli arabi non sia Israele, ma l’Iran, e apre i mercati alle multinazionali statunitensi. Se per due anni e mezzo abbiamo creduto che i Fratelli dovessero governare l’intero mondo arabo, oggi sono stati abbandonati dall’occidente. Infatti, da nessuna parte sono riusciti a ottenere un massiccio sostegno popolare. Non hanno mai avuto più del 20% della popolazione dalla loro parte.

Geopolitika: Dalla vostra “torre di guardia” in Medio Oriente, potrebbe spiegare la sorprendente amicizia tra il governo serbo e gli Emirati Arabi Uniti? Il principe Muhammad bin Zayad al-Nahyan è venuto più volte in Serbia dove ha annunciato diversi investimenti nel settore agricolo e nel turismo serbo. Etihad ha acquistato, quasi assorbito, la compagnia serba JAT Airways. Tali contatti politici ed economici tra Abu Dhabi e Belgrado possono non avere il consenso di Washington? Quale sarebbe la ragione della Casa Bianca per incoraggiare la collaborazione tra gli Emirati Arabi Uniti e la Serbia?
Thierry Meyssan: Gli Emirati Arabi Uniti sono in una situazione molto difficile. In primo luogo, è una federazione di sette Stati molto diversi, tra cui l’emirato wahhabita di Sharjah. Poi sono troppo piccoli per resistere al loro potente vicino, l’Arabia Saudita, e al loro cliente, gli Stati Uniti. In primo luogo hanno cercato di diversificare i propri clienti, offrendo una base militare alla Francia, ma questa rientrò nel comando integrato della NATO. Nel 2010 hanno abbandonato l’idea di avere un ruolo diplomatico sulla scena internazionale, dopo che la CIA assassinò in Marocco il principe Ahmad, perché segretamente finanziava la resistenza palestinese. La revoca delle sanzioni statunitensi contro l’Iran indeboliranno i loro porti, diventati il fulcro del traffico che aggira l’embargo. Ora cercano nuovi partner commerciali della loro taglia. Negoziano con la Serbia, equilibrando l’influenza wahhabita del Qatar, che ha creato al-Jazeera in Bosnia.

Geopolitika: Cosa pensate dello stato attuale delle relazioni internazionali? La presenza militare russa nel Mediterraneo e le sue azioni diplomatiche rendono impossibile l’intervento in Siria, incoraggiano l’Ucraina a non firmare l’accordo con l’UE e la forte posizione della Cina sulle isole contese nel Pacifico, ciò dimostra la costruzione di un mondo multipolare? Che risposta possiamo aspettarci dal governo degli Stati Uniti e dall’élite globale per le sconfitte subite dalle rivoluzioni arabe ed arancioni, e riguardo la tendenza evidente all’indebolimento del potere occidentale?
Thierry Meyssan: La debolezza degli Stati Uniti è certa. Avevano programmato una dimostrazione di forza attaccando sia la Libia che la Siria. In definitiva, non poterono farlo. Oggi, i loro eserciti sono inefficaci e non riescono a riorganizzarli. Tuttavia, sono ancora di gran lunga la prima potenza militare al mondo, e quindi riescono a imporre il dollaro, nonostante il debito estero senza precedenti. Negli ultimi anni Cina e Russia hanno fatto notevoli progressi, evitando lo scontro diretto. Pechino è diventata la prima potenza economica del mondo, mentre Mosca è ancora la seconda potenza militare. Questo processo continuerà mentre i leader cinesi e russi dimostrano le loro capacità mentre i leader statunitensi hanno dimostrato la loro incapacità ad adattarsi. Sono scettico verso lo sviluppo di Sud Africa, Brasile e India. Crescono economicamente in questo momento, ma non vedo le loro ambizioni politiche. Le élite globali sono divise. Ci sono coloro che credono che il denaro non abbia patria e che Washington sarà sostituita, e coloro che credono nella  forza minacciosa della potenza militare del Pentagono.

Geopolitika: Date le informazioni che avete e la credibilità della vostra analisi, saremmo interessati a conoscere la vostra opinione sulla politica del governo della Serbia, che insiste a portare il Paese nell’Unione europea, senza alcun entusiasmo dal popolo, e che ha accettato di raggiungere questo obiettivo partecipando con Bruxelles e Washington alla distruzione della resistenza serba alla secessione albanese in Kosovo e Metohija.
Thierry Meyssan: Il governo serbo attuale non capisce il nostro tempo. Agisce sempre come se la Russia sia ancora governata da Boris Eltsin e non possa aiutarla. Avendo chiuso da sé la porta del Cremlino, non ha altra scelta se non volgersi verso l’Unione europea e pagarla. Ora porta il peso della vergogna di aver abbandonato la resistenza serba. Infatti, non è l’unico Stato balcanico in tale posizione. Grecia e Montenegro dovrebbero anch’essi volgersi alla Russia ma non lo fanno. Senza dubbio, possiamo dire che la maggiore vittoria dell’imperialismo è aver saputo dividere e isolare  popoli che non credono di aver più una scelta politica.

Geopolitika: Nella sua ultima intervista a Geopolitika, ha detto che l’UCK in Kosovo aveva addestrato al terrorismo un gruppo di combattenti in Siria. L’UCK e il Kosovo sono ancora attivi nella lotta contro il Presidente Assad e il legittimo governo della Siria? Avete qualche informazione sulla partecipazione di islamisti di Bosnia, Kosovo e Metohija e della regione della Serbia dalla maggioranza musulmana (Novi Pazar)?
Thierry Meyssan: I jihadisti che combattono in Siria sostengono sui loro siti web di esser stati addestrati dall’UCK e ne hanno postato le foto. Tutto ciò è stato evidentemente organizzato dai servizi segreti turchi, MIT, il cui attuale capo Hakan Fidan fu il collegamento tra l’esercito turco e il quartier generale della NATO durante la guerra del Kosovo. Inoltre, sappiamo che molti jihadisti in Siria provengono dai Balcani. Ma non sembrano più riforniti dalla Turchia. Attualmente la polizia e la giustizia turche conducono un’operazione contro il governo Erdogan. Sono riusciti a evidenziare i rapporti personali del premier con il banchiere di al-Qaida, ricevuto segretamente a Istanbul mentre era sulla lista dei ricercati dalle Nazioni Unite. Così, la Turchia ha finanziato le attività di al-Qaida in Siria. Erdogan sostiene di essere vittima di un complotto del suo ex-compare, il predicatore musulmano Fethullah Gulen. E’ probabile che, in realtà, collabori con l’esercito kemalista contro Erdogan, che s’è rivelato, nonostante ciò che afferma, di essere sempre un membro dei Fratelli musulmani. Inizialmente, gli Stati membri o vicini alla NATO hanno inviato i musulmani per la jihad in Siria. Oggi, si preoccupano che queste persone rientrino. Persone che hanno violentato, torturato, smembrato ed appeso altre persone non possono ritornare a una normale vita civile. Quando la CIA ha creato il movimento della jihad contro l’Unione Sovietica in Afghanistan, il mondo non era globalizzato. Su viaggiava assai di meno e più controllati. Non c’era Internet. La CIA poteva manipolare i musulmani in Afghanistan senza timore che si diffondessero altrove. Ora ciò che la NATO ha iniziato in Siria, cresce da solo. Non c’è bisogno di organizzare filiere affinché i giovani si uniscano ai Contras in Siria. Si è ripetuto così spesso che la Siria era una dittatura che tutti ci credono. Ed è romantico combattere una dittatura. Molti governi europei ora chiedono alla Siria di aiutarli ad identificare i propri cittadini tra i jihadisti. Ma come la Siria potrebbe farlo e perché rendere tale servizio a coloro che hanno cercato di distruggerla? La guerra finirà progressivamente in Siria, e i jihadisti torneranno a casa, anche in Europa, per continuare la guerra per la quale gli europei li hanno addestrati. Inoltre, tale situazione non avrà una soluzione pacifica, perché se la NATO avesse vinto in Siria rovesciando l’amministrazione di al-Assad, sarebbe stato peggio. Sarebbe stato un segnale per tutti i jihadisti apprendisti in occidente, a tentare a casa ciò che era riuscito in Medio Oriente. L’occidente e il GCC hanno allevato dei mostri con crimini che sconteremo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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