Grecia: attentati, arresti e mercenari

Darkernet 15 marzo 2013

10greece2-600Riportiamo le notizie sul bombardamento di uffici governativi greci e sugli anarchici arrestati. Nel frattempo vi sono ancora domande senza risposta riguardanti il ruolo dei mercenari impiegati dal governo greco. Tutto questo mentre peggiora la crisi economica, con un appello per coprire la grave carenza di farmaci.

Per primo… aggiornamento di due vecchie storie
1. Un seguito al photoshoping delle foto di Dimitris Politis, Yannis Michailidis, Nikos Romanos e Andreas-Dimitris Bourzoukos, i quattro giovani anarchici picchiati dalla polizia; una rivista ha pubblicato una foto truccata del primo ministro greco picchiato, per attirare l’attenzione sullo scandalo.
2. Kostas Vaxevanis, il giornalista che ha rilasciato i dettagli sulla sezione greca della lista Lagarde (Darkernet ha pubblicato tale elenco, per evitare un’azione legale) secondo il Frontline Club, è stato scelto per il prestigioso premio sul giornalismo dell’Index on Censorship.

A. Attentati e arresti
Tre uffici del partito conservatore Nuova Democrazia di Salonicco sono stati bombardati. Una persona è stata leggermente ferita. Gli attentati sono stati simultanei. Uno degli obiettivi era l’ufficio del Viceministro per lo sviluppo Stavros Kalafatis. Gli altri uffici attaccati sono quelli dei deputati Giorgos Orfanos e Costas Gioulekas.
Gli attentati sono avvenuti dopo che le squadre antiterrorismo di Atene hanno fatto irruzione in due appartamenti a Exarchia e vi avrebbero trovato un’auto a nolo  con due zaini contenenti due fucili Kalashnikov con il calcio segato, quattro granate di tipo F1, tre caricatori (due da 20 cartucce e uno da sei), due casse di grandi dimensioni sigillate contenenti 720 proiettili calibro 7,62 mm, e un paio di guanti di stoffa. Un altro appartamento vicino al Pireo è stato perquisito.
Gli appartamenti e garage sono stati identificati nell’ambito dell’indagine sul gruppo che ha effettuato delle rapine a mano armata a Velvento, vicino alla città settentrionale di Kozani, così come su gruppi legati ad altri recenti atti insurrezionali. Così mentre quattro giovani sono stati arrestati per le rapine di un mese fa, altri quattro vengono ricercati. Il mese scorso circa 30 assalitori mascherati hanno bersagliato il distretto di polizia di Exarchia con bombe incendiarie, causando danni ma nessun ferito; circa otto molotov sono state lanciate sulla stazione di polizia di Kallidromiou Street.

B. Mercenari
untitled Tre settimane fa abbiamo pubblicato un articolo su sei gruppi di mercenari assunti dal governo greco presumibilmente per proteggere il governo e supervisionare le operazioni di polizia. Tra i gruppi mercenari, vi è la Blackwater (ora Academi). Academi ha inviato un’oscura smentita su un contratto del genere con Academi, Xe o Blackwater; abbiamo aggiornato l’articolo di conseguenza (anche se abbiamo aggiunto che i gruppi mercenari spesso usano nomi diversi per poter dare smentite). Abbiamo anche sostenuto che il governo greco dovrebbe dichiarare quali di queste sei organizzazioni mercenarie/di sicurezza ha assunto e per quale scopo.
Un articolo del giornalista e scrittore Jeremy Scahill ha rivelato come la Blackwater abbia creato oltre 30 scatole cinesi per ricevere finanziamenti e presumibilmente gestire appalti e subappalti. Erik Prince, che ha fondato la Blackwater, è anche a capo di una società chiamata Total Intelligence Solutions (TIS), oggi conosciuta come OODA. Sarebbe interessante vedere se TIS/OODA sia una delle agenzie assunte dal governo greco.
Inoltre un documento è stato appena rilasciato su come la Blackwater sia fondamentalmente un braccio della CIA, facendo riferimento a un articolo del Daily Beast: … la CIA solitamente usa la Blackwater in missioni in tutto il mondo“, scrive. “Queste azioni avvengono in base a contratti scritti e verbali, e attraverso richieste informali. In molte occasioni la CIA non ha pagato la Blackwater per la sua assistenza. La Blackwater ha impiegato anche funzionari e agenti della CIA, e ha fornito coperture agli agenti e funzionari della CIA che agiscono in operazioni segrete e clandestine. Per molti aspetti, la Blackwater, o almeno sue componenti, è un’estensione della CIA. Prince avrebbe il controllo di numerose società affiliate all’Academi.”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Omicidi indotti per infarto e cancro

Oriental Review 9 marzo 2013
CIA_dart

Un articolo pubblicato da Veterans Today un anno e mezzo fa, acquista un nuovo significato dopo la dipartita di Chavez… 

Nel 1975, durante le audizioni del Comitato Church, venne alla luce l’esistenza di un’arma per assassini occulti. La CIA aveva sviluppato un veleno che uccideva la vittima con un infarto immediato. Questo veleno poteva essere congelato sotto forma di dardo e poi sparato da una pistola. La pistola era in grado di sparare il proiettile di ghiaccio a una velocità tale che il dardo avrebbe attraversato i vestiti del bersaglio e lasciato solo un piccolo segno rosso. Una volta nel corpo, il veleno si scioglieva e veniva assorbito nel sangue causando l’infarto! Il veleno fu sviluppato per non essere rilevabile dalle autopsie moderne.
Si può indurre il cancro in una persona? Se il cancro negli animali può essere causato iniettandogli  virus e batteri, sarebbe certamente possibile fare lo stesso con gli esseri umani! Nel 1931, Cornelius Rhoads, un patologo del Rockefeller Institute for Medical Research, infettò volutamente delle cavie umane a Puerto Rico con cellule tumorali, 13 di loro morirono. Anche se un dottore portoricano scoprì in seguito che Rhoads aveva volutamente coperto alcuni dei dettagli del suo esperimento e Rhoads rese una testimonianza scritta attestante che credeva che tutti i portoricani dovessero essere uccisi, in seguito lavorò agli impianti di guerra biologica dell’esercito degli Stati Uniti di Fort Detrick in Maryland (all’origine del virus dell’HIV/AIDS, del virus dell’influenza aviaria e del virus dell’influenza suina/A-H1N1), Utah e Panama, e venne nominato all’US Atomic Energy Commission, dove iniziò una serie di esperimenti sull’esposizione alle radiazioni di soldati e pazienti civili statunitensi. La risposta alla domanda, si può indurre il cancro su una persona, è sì.
Dopo quasi 80 anni di ricerche e sviluppi, ora c’è un modo per simulare un infarto vero e proprio e suscitare il cancro in una persona sana. Entrambi sono stati utilizzati come mezzi di assassinio. Solo un patologo molto esperto, che sappia esattamente cosa cercare nell’autopsia, è in grado di distinguere un assassinio per infarto o cancro indotto. La morte per attacco cardiaco, aneurisma, emorragia cerebrale è dovuta a “causa naturale”? No, se le agenzie governative hanno trovato un modo per influenzare la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna o la dilatazione vascolare. La ricerca neurologica ha scoperto che il cervello ha frequenze specifiche per ogni movimento volontario chiamato ‘set di preparazione’. Sparando al petto un fascio di microonde con frequenze ELF emesse dal cuore, questo organo può essere soggetto a uno stato caotico, il cosiddetto infarto. In questo modo, i leader dei partiti politici che sono inclini ad attacchi di cuore, possono essere uccisi prima che possano causare problemi.
Jack Ruby morì di cancro poche settimane dopo che la sua condanna per omicidio era stata annullata in corte d’appello e gli venisse ordinato di affrontare un processo fuori da Dallas, consentendogli così di parlare liberamente, se lo voleva. Ci fu poca esitazione in Jack Ruby nell’uccidere Lee Harvey Oswald, per impedirgli di parlare, quindi non c’è motivo di sospettare che ci sarebbe stata maggiore considerazione se Jack Ruby avesse rappresentato una minaccia per le persone del governo degli Stati Uniti che avevano cospirato per uccidere il Presidente degli Stati Uniti d’America John F Kennedy.
Matt Simmons, esperto petrolifero, venne assassinato per essere diventato uno spifferatore sull’insabbiamento dall’amministrazione Obama del disastro della BP nel Golf del Messico. Il banchiere Matt Simmons, morto improvvisamente, era un insider dell’industria energetica e consigliere del presidente, il cui profilo salì quando scrisse che l’Arabia Saudita era a corto di petrolio e che il mondo aveva raggiunto il picco (petrolifero). Simmons, 67 anni, era morto nella sua casa estiva nel Maine. L’autopsia del medico legale dello Stato concluse che era morto per annegamento accidentale “con la malattia al cuore come fattore indicente.” Il suo best-seller del 2005, Twilight in the Desert: The Coming Saudi Oil Shock and the World Economy, lo rese assai noto al pubblico. Il libro sostiene che l’Arabia Saudita ha enormemente sopravvalutato le dimensioni delle sue riserve di petrolio, e che il mondo era sull’orlo di una grave penuria di petrolio, mentre i giacimenti di petrolio si esauriscono. Questa rivelazione è sostenuta dall’Iran. L’Iran sa che il petrolio del Medio Oriente sta rapidamente esaurendosi e per questo motivo si concentra sulla costruzione di reattori nucleari. Una volta che il petrolio si esaurirà l’Iran sarà l’unico Paese del Medio Oriente energeticamente autosufficiente. Tutti gli altri Paesi del Medio Oriente, tra cui l’Arabia Saudita, diventeranno Stati del Terzo Mondo impoveriti.
tumblr_lmfk9xDjSd1qzezzfo1_400Anche l’ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic è stato assassinato. Fu trovato morto nel centro di detenzione del Tribunale dell’Aja. Milosevic affrontava accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità per il suo presunto ruolo centrale nelle guerre in Bosnia, Croazia e Kosovo durante gli anni ’90. Fu anche accusato di genocidio nella guerra di Bosnia del 1992-1995, in cui morirono 100.000 persone. Milosevic scrisse una lettera il giorno prima della morte sostenendo di essere stato avvelenato in prigione. L’autopsia verificò la sua affermazione dimostrando che il corpo di Milosevic conteneva un farmaco che rendeva inefficaci il suo farmaco per la pressione alta e le condizioni del cuore, provocando l’infarto che l’ha ucciso. L’ex agente dell’MI6 Richard Tomlinson ha detto ai giornalisti di aver visto i documenti, del 1992, che discutevano dell’assassinio di Milosevic per mezzo di un incidente d’auto, in cui il conducente sarebbe stato accecato da un lampo di luce e un telecomando che avrebbe messo fuori controllo i freni, causando un incidente. Questa stessa tecnica è stata utilizzata realmente per l’omicidio della principessa Diana.
Se Milosevic è stato assassinato, in ultima analisi chi è il responsabile? La NATO. Perché la NATO? Perché anche se l’ICTY (o ‘Tribunale dell’Aja’) si presenta al mondo come organismo delle Nazioni Unite, i funzionari della NATO hanno chiarito al pubblico che appartiene in realtà alla NATO. La NATO ha nominato i pubblici ministeri e i giudici che esclusero di analizzare eventuali accuse di crimini di guerra contro la NATO. Ne consegue che Slobodan Milosevic, che era un prigioniero del carcere di Scheveningen del Tribunale dell’Aja quando è morto, era prigioniero della NATO. La NATO aveva sia il movente che l’opportunità per ucciderlo. Nel marzo 2002, Milosevic presentò al tribunale dell’Aja, controllato dalla NATO, dei documenti dell’FBI che dimostravano che sia il governo degli Stati Uniti che la NATO avevano fornito sostegno finanziario e militare ad al-Qaida per aiutare il Kosovo Liberation Army nella sua guerra contro la Serbia. Questo non andò giù al Pentagono e alla Casa Bianca, che all’epoca stavano cercando di vendere la guerra al terrore e si preparavano a giustificare l’invasione dell’Iraq.
Durante il processo a Milosevic per crimini di guerra, la NATO ha affermato che i serbi avevano commesso un massacro di civili albanesi nella città del Kosovo di Racak. Le prove presentate in tribunale dimostrarono che la pretesa della NATO era una bufala. Questo era particolarmente imbarazzante, perché la denuncia del massacro di Racak fu la scusa che la NATO utilizzò per iniziare a bombardare i serbi, il 24 marzo 1999 (il bombardamento a tappeto effettuato dall’US Air Force, autorizzato dall’allora presidente Bill e da Hillary Clinton). Poi la NATO sostenne che i serbi avrebbero presumibilmente ucciso 100.000 civili albanesi. Tuttavia, gli stessi scienziati della NATO dissero che non riuscivano a trovare nemmeno il corpo di un civile albanese ucciso dalle forze di Milosevic. L’incapacità di trovare eventuali corpi, alla fine, portò alla pretesa assurda della NATO che i serbi avevano presumibilmente coperto il genocidio spostando migliaia di corpi, su dei camion congelatori, in Serbia (mentre Bill Clinton bombardava a tappeto il luogo) senza lasciare alcuna traccia. Ma il Tribunale dell’Aja dimostrò che anche queste accuse erano del tutto fraudolente.
Milosevic fece diversi discorsi in cui disse come un gruppo ombra internazionalista avesse provocato il caos nei Balcani perché era il passo successivo sulla strada del “nuovo ordine mondiale”. Durante un discorso del febbraio 2000 al Congresso serbo, Milosevic dichiarò: La “Piccola Serbia e il suo popolo hanno dimostrato che la resistenza è possibile. Applicata a un livello più ampio, in primo luogo organizzandola come ribellione morale e politica contro la tirannia, l’egemonia, il monopolio che generano odio, paura, nuove violenze e vendette contro i campioni della libertà delle nazioni e dei popoli, una tale resistenza potrebbe fermare l’escalation dell’inquisizione moderna. Bombe all’uranio, manipolazioni informatiche, giovani assassini tossicodipendenti e teppisti nazionali corrotti e ricattati, promossi ad alleati del nuovo ordine mondiale, questi sono gli strumenti dell’inquisizione che hanno superato, in crudeltà e cinismo, tutte le forme precedenti di violenze vendicative commesse contro l’umanità, in passato.”
Le prove che collegavano Milosevic ai genocidi come a Srebrenica, in cui morirono 7.000 musulmani, si sono dimostrate fraudolente. In realtà, Srebrenica era una ‘zona di sicurezza delle Nazioni Unite’, ma proprio come in Ruanda, i caschi blu si ritirarono deliberatamente e permisero il massacro, accusò allora Milosevic. L’esposizione di Milosevic del coinvolgimento delle Nazioni Unite nel massacro di Srebrenica fu un altro motivo per cui le trascrizioni del tribunale sono state pesantemente modificate e censurate dalla NATO, e un altro fattore che spinse la NATO ad assassinarlo mentre era sotto la sua custodia. Il tribunale dell’Aja della NATO è chiaramente un tribunale illegale il cui unico scopo è convincere la gente comune, in tutto il mondo, che la distruzione a opera della NATO della Jugoslavia era giustificata. Dal momento che la NATO non l’ha dimostrato al proprio tribunale (per la totale assenza di prove che lo rendeva difficile), vi era infatti un potente motivo della NATO per uccidere Milosevic, evitare la sua assoluzione. In questo modo, la NATO può continuare a sostenere che Milosevic fosse colpevole, e nessuno avrebbe iniziato ad esaminare la montagna di prove che dimostra che furono i leader della NATO (in particolare il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton) che commisero crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio in Jugoslavia.
Così tante persone sono state fatte colpite dal cancro in un momento opportuno nella storia, quando giunse il momento di porre la domanda “chi è l’assassino che uccide tramite l’induzione di cancro o di infarti“? Chi ha ordinato gli omicidi e perché?  Charles Senseney, uno sviluppatore di armi della CIA a Fort Detrick, nel Maryland, testimoniò al comitato sull’intelligence del Senato, nel settembre 1975, descrivendo la pistola-ombrello che sparava un dardo velenoso che aveva ideato. Disse che è stato sempre utilizzato tra la folla con ombrelli aperti, sparando tra la folla in modo che non avrebbe attirato l’attenzione. Dato che era silenziato, nessuno tra la folla avrebbe sentito e l’assassino avrebbe semplicemente piegato l’ombrello e andato via con la folla. Le riprese video dell’assassinio di John F. Kennedy mostrano la pistola ombrello usata sulla Dealey Plaza. Prove video degli eventi del 22 novembre 1963 mostrano che il primo colpo sparato, in quel giorno fatidico, sembra avesse avuto un effetto paralizzante su Kennedy. I suoi pugni si erano stretti e la testa, le spalle e le braccia sembrarono irrigidirsi. L’autopsia ha rivelato che c’era una piccola ferita d’ingresso nel collo, ma senza evidenza del passaggio di un proiettile nel collo e nessun proiettile corrispondente a quelle piccole dimensioni è stato mai recuperato.
wicked-bb-gun-300x246Charles Senseney testimoniò che la sua Divisione Operazioni Speciali di Fort Detrick aveva ricevuto incarichi dalla CIA per sviluppare armi esotiche. Una delle armi era una pistola per dardi che poteva sparare un dardo velenoso a un cane da guardia, mettendolo fuori servizio per diverse ore. Il dardo e il veleno non lasciavano traccia, in modo che l’esame non avrebbe rivelato che i cani erano stati messi fuori combattimento. La CIA ordinò circa 50 di queste armi e li usò operativamente. Senseney ha detto che i dardi avrebbero potuto essere utilizzati per uccidere esseri umani e non poteva escludere la possibilità che questo sia stato fatto dalla CIA.
Un particolare tipo di veleno sviluppato della CIA induce infarto e non lascia traccia di una qualsiasi influenza esterna, a meno che l’autopsia sia condotta per verificare la presenza di questo veleno particolare. La CIA rivelò questo veleno in diversi resoconti nei primi anni ’70. La CIA rivelò anche l’arma che sparava i dardi che inducono infarto, nel corso di un’audizione al Congresso. Il dardo di questa arma segreta della CIA era in grado di penetrare l’abbigliamento senza lasciare traccia, ma solo un puntino rosso sulla pelle. Alla penetrazione del dardo mortale, l’individuo bersagliato può sentire come un morso di una zanzara, o non sentire nulla. Il dardo velenoso si disintegra completamente entrando nel bersaglio. Il veleno letale poi entra rapidamente nel flusso sanguigno causando l’infarto. Una volta che il danno è fatto, il veleno sparisce rapidamente, in modo che all’autopsia sia improbabile rilevare che l’infarto sia stato causato da qualcosa di diverso dalle cause naturali. Un ex agente della CIA aveva rivelato che i dardi erano fatti con veleno liquido congelato. Rivelò che il dardo si scioglieva nel bersaglio e lasciava solo un  minuscolo puntino rosso d’ingresso, lo stesso tipo di piccola ferita d’ingresso trovata durante l’autopsia di John F. Kennedy.
Da oltre 50 anni gli omicidi sono stati eseguiti in modo abile, lasciando l’impressione che le vittime siano morte per cause naturali. Dettagli di alcune delle tecniche utilizzate per raggiungere questo obiettivo furono portati alla luce nel 1961, quando l’assassino professionista del KGB Bogdan Stashinskii disertò in occidente rivelando di aver effettuato con successo due missioni del genere. Nel 1957 uccise lo scrittore ucraino Lev Rebet a Monaco di Baviera, con una pistola che vaporizzava veleno, lasciando che la vittima morisse di un apparente infarto. Nel 1959, lo stesso tipo di arma fu utilizzato contro il leader ucraino Stepan Bandera, anche se la morte di Bandera non fu mai completamente accettata come dovuta a cause naturali.
Tra testimoni, persone importanti e cospiratori che avrebbero potuto essere eliminati da un attacco cardiaco e cancro indotto vi sono: Jack Ruby (morto da un infarto causato da una forma non diagnosticata di cancro aggressivo, poche settimane dopo aver accettato di testimoniare davanti al Congresso sull’assassinio di JFK ), Clay Shaw, J. Edgar Hoover, Earlene Roberts (affittuaria di Oswald), Marlyn Monroe, Slobodan Milosevic, Kenneth Lay (ex-amministratore delegato della Enron, il più grande finanziatore della campagna politica di Gorge W. Bush e Dick Cheney), Matt Simmons, Mark Pittman (giornalista che predisse la crisi finanziaria ed espose le malefatte della Federal Reserve. Pittman combatté per mettere la Federal Reserve sotto maggiore controllo), Elizabeth Edwards (le venne all’improvviso diagnosticato un cancro, mentre il marito era in campagna contro Barack Obama e Hillary Clinton per la presidenza della gli Stati Uniti. Nel corso di un discorso elettorale al Council on Foreign Relations, nel maggio 2007, Edwards definì la guerra al terrorismo uno slogan creato per ragioni politiche e che non era un piano volto alla sicurezza degli Stati Uniti. Si spinse oltre confrontandolo a un semplice adesivo che avrebbe danneggiato le alleanze statunitensi, mettendogli contro tutto il mondo).
… Inserire qui i nomi di ogni persona politicamente schietta, testimone o rivelatore morto improvvisamente per attacco cardiaco o rapidamente morto per un cancro incurabile.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Jugoslavia e i Bilderberg: il tribunale-farsa

Dean Henderson – 2 marzo 2013

milosovicIl Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY) è stato creato per volere degli Stati Uniti e ha ricevuto finanziamenti e direttive dai suoi sponsor della NATO. [1] Il concetto stesso di  tribunale ad hoc, istituito con l’intento di giudicare eventi che si verificano in un solo luogo geografico, viola il canone dell’equità del diritto. I tentativi della comunità mondiale d’istituire una Corte penale internazionale, che sarebbe competente su tutto il mondo, non sono riusciti a causa dell’insistenza degli Stati Uniti a che i cittadini statunitensi siano esentati dai procedimenti giudiziari da parte del tribunale. Questo atteggiamento degli Stati Uniti, essere al di sopra della legge, non è una novità. Nel 1984, quando la Corte Internazionale di Giustizia stabilì che gli Stati Uniti dovevano risarcire il Nicaragua per il sabotaggio del porto di Corinto, gli Stati Uniti semplicemente ignorarono il verdetto. Come Slobodan Milosevic ha scritto dell’ICTY, “Gli Stati Uniti stessi, immuni dal controllo o da una prosecuzione, e al di sopra della legge, usano il loro potere per avviare la persecuzione dei nemici che hanno scelto di terrorizzare e demonizzare.”
Nel modo in cui è stato creato l’ICTY, il giudice agisce in tandem con l’accusa, piuttosto che agire da arbitro imparziale del caso. Come l’ex avvocato britannico Geoffrey Locke ha sottolineato, “Il tribunale si crea da sé le regole di procedura e prova e non risponde a nessuno… il giudice di un vero tribunale deve dimostrare il caso, non solo esercitare un potere positivamente diretto, agendo come consulente dell’accusa nella preparazione del caso, suggerendo come potrebbe essere rafforzata e migliorata“. [2]
Il governo jugoslavo consegnò Milosevic all’ICTY dopo che gli erano stati promessi nuovi prestiti dal FMI. Per più di un mese Milosevic fu tenuto in isolamento, senza poter parlare neanche con i suoi avvocati, che ebbero difficoltà anche ad ottenere i visti per i Paesi Bassi. La sua cella aveva  telecamere che registravano ogni sua mossa. Milosevic, un avvocato di successo, volle rappresentare se stesso dinanzi al tribunale, ma l’ICTY in un primo momento gli negò questo diritto umano fondamentale e nominò tre amici curiae (amici della corte) per rappresentarlo. Il giudice disse che a Milosevic non sarebbe stato nemmeno consentito di avere voce in capitolo nella sua strategia di difesa, qualcosa che neanche i nazisti avevano vietato al leader comunista bulgaro Georgij Dimitrov, che fu in grado di guidare la propria difesa nel processo sull’incendio del Reichstag del 1933. Sotto la pressione internazionale, il giudice finalmente fece marcia indietro su questa misura draconiana.
Eppure, a Milosevic non fu permesso di parlare delle accuse, avendogli spento il suo doppio microfono. Più tardi, in una conferenza di stato, dove alla difesa dovrebbe essere consentito di sollevare questioni d’interesse, il suo microfono venne nuovamente spento e i giudici uscirono dalla stanza. Alla terza apparizione al tribunale dell’ICTY, venne spento di nuovo il microfono di Milosevic, dopo che aveva messo in discussione la legittimità del tribunale. Nel febbraio 2002 il processo-farsa a Milosevic iniziò. Quando il 13 febbraio Milosevic sostenne che il giudice non aveva legittimità e che l’ICTY aveva orchestrato un “processo parallelo mediatico” per emettere un verdetto prima che le prove venissero anche solo presentate, il giudice May gli disse che i suoi commenti erano “irrilevanti”. Il giorno dopo Milosevic, che aveva trascorso sette mesi in isolamento, replicò che il suo “processo farsa… faceva parte di un grande tentativo occidentale di controllare il mondo“. Ha poi mostrato un video comprovante che il massacro di Racak è una frode. [3] Un testimone da lui chiamato disse che il tanto sbandierato massacro serbo a Srbenica fu, difatti, istigato dai servizi segreti francesi.
Nell’agosto 2002 Milosevic aveva rovesciato la situazione al tribunale-farsa, presentando un flusso costante di informazioni ben documentate che dimostravano la spartizione CIA-mafia della Jugoslavia. I media improvvisamente non seguirono più il processo. Nel marzo 2006, un Slobodan Milosevic in salute morì improvvisamente nella sua cella all’Aja. Il suo avvocato e numerosi sostenitori dicono che fu avvelenato.
Mentre gli Stati Uniti e la NATO formularono il loro intervento jugoslavo in termini etnici, molti croati, bosniaci, moldavi, macedoni, montenegrini e albanesi continuano a vedere nell’occidente un nemico. Mentre i media statunitensi si fissavano sugli albanesi in fuga dai bombardamenti statunitensi in Kosovo per mettersi al sicuro in Macedonia, molti più albanesi fuggivano nella direzione opposta, a Belgrado, dove sostennero Milosevic e maledirono gli aggressori della NATO. Un albanese che giunse a Belgrado era Fatmir Seholi, che era stato caporedattore della Radio Televisione di Pristina finché le truppe della NATO l’espulsero dalla provincia. Seholi disse questo della guerra, “Ogni bombardamento della NATO è stato un grosso problema. L’uomo che ordina alla NATO di bombardare le persone non è umano. E’ un animale. Dopo il bombardamento di Djakovica ho visto corpi decapitati… ho visto gente senza braccia, senza piedi… Chi è questo  Clinton che accusa chicchessia? Vorrei dire a Hillary Clinton che suo marito è una persona immorale. Quel tizio ha rovinato il nostro Stato senza motivo. Che cosa avrebbe detto se qualcuno avesse bombardato la Casa Bianca? Chi è il malvagio qui? Milosevic, che protegge il territorio della Jugoslavia e la popolazione del Kosovo, o Clinton, che lo bombarda?

[665] “War Criminals, Real and Imagined“. Gregory Elich. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.24
[666] Ibidem
[667] CNN Headline News. 2-14-02

Dean Henderson è l’autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix. Puoi iscriverti gratuitamente alla sua rubrica settimanale Left Hook @ Deanhenderson.wordpress.com

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I militari greci si preparano alla repressione di massa

Robert Stevens WSWS 2 marzo 2013

iVEd_4iltG_sL’ex alto diplomatico greco Leonidas Chrysanthopoulos ha dichiarato al New Statesman inglese, la scorsa settimana, che discussioni hanno avuto luogo tra esponenti politici e delle forze armate greci sulla risposta dei militari a ciò che Chrysanthopoulos ha descritto come “esplosione di disordini sociali” che dovrebbero avvenire “molto presto”. Chrysanthopoulos ha detto che nei prossimi mesi, “ci saranno ulteriori azioni armate. Ci saranno dimostrazioni sanguinose.” Senza entrare nei dettagli, ha detto che “Vi sono contatti di certi politici con elementi delle forze armate per garantire che, in caso di gravi disordini sociali, l’esercito non intervenga“. Questa affermazione è stata l’ultima, probabilmente, fatta per il pubblico. Anche se tale richiesta fosse stata fatta, nessuna garanzia dei militari greci sarebbe utile, data la storia recente del Paese, quando il “regime dei colonnelli” prese il potere con un colpo di stato militare nel 1967, e che durò fino al 1974. Dall’inizio dell’austerità di massa in Grecia, nel 2010, vi sono continue voci su discussioni tra i vertici militari su un colpo di stato.
L’aspetto più significativo dell’intervista di Chrysanthopoulos è la rivelazione delle discussioni tra politici e militari su come rispondere alla minaccia della rivoluzione sociale. I circoli dominanti greci lavorano sul presupposto che le lotte insurrezionali siano inevitabili per via del disagio intollerabile che hanno imposto alla classe operaia. In meno di quattro anni, la posizione sociale della classe lavoratrice greca è stata ridotta a livelli che non si vedevano dall’occupazione nazista, durante la seconda guerra mondiale. Una povertà brutale ha colpito la vita di milioni persone.
Un aspetto importante dell’assalto alle condizioni di vita è la rimozione della sanità pubblica. Più di 50 conglomerati farmaceutici hanno interrotto o ridotto selvaggiamente le forniture alla Grecia, citando le preoccupazioni per i loro profitti. La pericolosa carenza di centinaia di medicinali di base si traduce in scene caotiche di pazienti che corrono da una farmacia all’altra alla ricerca di farmaci vitali, mentre gli ospedali pubblici sono privi di adeguate forniture di farmaci da dispensare. Tale comportamento non si limita alle grandi aziende farmaceutiche. Il 27 febbraio è emerso che la Croce Rossa Svizzera, agenzia di soccorso senza scopo di lucro, ha imposto una drastica riduzione delle forniture alla Grecia delle sacche dei donatori di sangue, citando il problema di che le forniture precedenti non erano state  completamente pagate, ed annunciando che a partire dal 2015 il numero di sacche di sangue dei donatori inviati alla Grecia sarà dimezzato, rispetto al livello attuale annuale di 28.000 unità.
Come risultato delle politiche di austerità richieste dalla “troika” (Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Unione Europea), l’incredibile cifra di 4.650.000 di persone è ora disoccupata o economicamente non attiva. Vi sono 450mila famiglie in cui nessuno si occupa. Delle 2,6 milioni di persone occupate nel settore privato nel 2010, 900.000 sono state licenziate. Poiché la durata delle prestazioni è stata ridotta, appena 225.000 dei disoccupati ora hanno una retribuzione per la disoccupazione. Nel settore privato, 600.000 lavoratori (su un totale 1,6 milioni) ora vengono regolarmente pagati per una giornata lavorativa di otto ore. Il professore Savas Robolis dell’università Panteion di Atene ha detto di recente, “Il resto dei lavoratori ha avuto l’orario ridotto o sono stati pagati in ritardo, quattro o cinque mesi di ritardo. Sono in uno stato di disperazione.”
La relazione annuale, questa settimana, della Banca di Grecia ha rilevato che il 23 per cento della popolazione viveva al di sotto della soglia di povertà nel 2012, rispetto al 16 per cento nel 2011. Inoltre, nota l’aumento esponenziale della povertà infantile, con un tasso di famiglie a rischio che raggiunge il 31 per cento in un solo anno (2010-2011). Nel periodo 2010-2012, il salario medio lordo del paese è stato ridotto del 20,6 per cento e il costo del lavoro per i datori di lavoro è diminuito del 18,5 per cento. Date le misure di austerità già in vigore, ci sarà una riduzione complessiva del costo del lavoro in Grecia per il periodo 2012-2014, pari al 17,6 per cento. Queste  misure così selvagge vengono imposte per arrivare a ridurre del 15 per cento la spesa complessiva, come richiesto dalla troika. Presentando la relazione, il presidente della banca George Provopoulos ha affermato che la ripresa economica si avrà mediante l’austerità e ha chiesto misure ancora più dure da imporre. “Ora che il traguardo è finalmente visibile”, ha detto, “dobbiamo intensificare gli sforzi, accelerare il nostro ritmo per coprire il tratto finale e garantirci che i sacrifici dei cittadini non siano stati vani…” Parlando delle vittime di queste politiche, ha dichiarato, “richieste critiche e irragionevoli da parte di gruppi sociali non contribuiscono a questo obiettivo.”
La relazione della banca è stata emessa mentre i rappresentanti della troika, ancora una volta convergevano su Atene per controllare l’attuazione del programma concordato con il governo Nuova Democrazia/PASOK/Sinistra democratica. Tra le questioni da regolare vi è il modo più reciso per ridurre il bilancio farmaceutico di quest’anno. In seguito alle richieste precedenti della troika, il bilancio è stato ridotto da 3,7 a 2,4 miliardi di euro lo scorso anno. I rapporti suggeriscono che potrebbe essere ridotto a 2 miliardi quest’anno. Con aziende farmaceutiche che già trattengono molti farmaci, questa è la ricetta per una catastrofe sanitaria e parecchi morti inutili. La troika prevede anche di chiedere di aumentare la rapidità del licenziamento di 25.000 lavoratori del settore pubblico quest’anno (entro metà giugno), al fine di soddisfare i concordati 150.000 licenziamenti entro il 2015. Se Atene non dovesse imporre i tagli per soddisfare la troika, due tranche di prestiti per marzo e aprile, per un totale di 8,8 miliardi di euro, verrebbero bloccate o assai ridotte. La mancata ricezione di tali finanziamenti, renderebbe la Grecia inadempiente sul suo debito.
Con la promessa, se eletto, di invertire il programma di austerità, SYRIZA (Coalizione della sinistra radicale) ha avuto quasi il 30 per cento dei voti nelle elezioni dello scorso anno. Si è presentata come gruppo di organizzazioni di pseudo-sinistra in alternativa progressiva ai partiti di governo pro-austerità e mezzo per contrastare l’avanzata del movimento fascista Golden Dawn. In realtà, SYRIZA non è meno una creatura della classe dirigente del partito di destra Nuova Democrazia, e non è meno legata al programma di austerità. Questa settimana, il portavoce di SYRIZA Panos Skourletis ha dichiarato: “Noi non abbiamo la bacchetta magica in grado di migliorare e cambiare la situazione da un giorno all’altro… Dobbiamo renderci conto che ogni giorno in cui questa politica viene applicata, le cose peggiorano. Questa devastazione è incalcolabile e, quindi, riprendersi dalle ripercussioni di questa politica diventa sempre più difficile.” Il significato di tali osservazioni, che non è possibile invertire l’austerità programma, è inconfondibile. SYRIZA prepara i suoi argomenti per quello che sarà chiamata a svolgere, se raggiunge il suo obiettivo di entrare in un futuro governo contrario alla classe operaia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Jugoslavia e i Bilderberg: Il Triangolo d’oro Kosovo/Albania

Dean Henderson – 27 febbraio 2013

greater-albaniaNel 1996 il servizio informazioni tedesco (BND) iniziò l’addestramento dell’esercito di liberazione del Kosovo (UCK). Il Bundesnachrichtendienst fu creato nel 1956 per sostituire l’organizzazione nazista Gehlen. L’idea di una Grande Albania era un’idea dei nazisti durante la loro occupazione della Jugoslavia, nella seconda guerra mondiale. Questa idea è condivisa oggi dalla NATO. Il BND era guidato da Hasjorg Geiger, che creò un enorme stazione regionale del BND a Tirana, in Albania nel 1995. La CIA impostò una vasta operazione a Tirana, l’anno prima. Il presidente Sali Berisha si era già insediato in Albania nel 1990. Caro al Fondo monetario internazionale, aprì l’economia dell’Albania alle multinazionali e alle banche occidentali, venendo ricompensato con un enorme pacchetto di prestiti del FMI.
Nel 1994, lo stesso anno, la Società atterrò a Tirana, una banca a schema piramidale su cui Berisha presiedeva come nuovo gattino del FMI, crollò improvvisamente cancellando i risparmi di una vita di migliaia di albanesi. Lo schema si basava sui modelli precedenti del FMI/BCCI coordinati per saccheggiare le nazioni debitrici del Terzo Mondo. Berisha venne estromesso da Tirana, ma fuggì a nord dell’Albania e prese il controllo di questa regione, sempre più senza legge, divenendo un percorso importante per il contrabbando di eroina e armi dalla Mezzaluna d’oro. Con l’aiuto della polizia segreta albanese (SHIK), la CIA e il BND reclutarono potenziali combattenti dell’UCK tra le fila di questi contrabbandieri, molti dei quali la CIA aveva fatto entrare nel business di Peshawar, in Pakistan, dieci anni prima [1].
I Kommando Spezialkräfte (KSS) tedeschi indossavano uniformi nere addestrarono l’UCK e l’armarono con armi della Germania democratica. Più tardi, nel vicino Kosovo vi furono molte segnalazioni di uomini in uniforme nera che terrorizzavano i contadini. Mentre gli Stati Uniti sostennero che questi fossero Forze Speciali jugoslave, probabilmente erano membri dei KSS tedeschi, che guidavano l’UCK nelle incursioni nel Kosovo. L’UCK indossava giacche di combattimento delle Bundeshehr con insegne tedesche. La Germania è stato il primo Paese a riconoscere la Croazia negli anni ’90, prima ancora che i separatisti croati iniziassero la rivolta contro Belgrado. I tedeschi condussero la campagna che incoraggiò la Croazia alla secessione dalla Jugoslavia. Quando il nuovo governo venne istituito a Zagabria, adottò la bandiera e l’inno nazionale degli Ustashi, fantocci di Hitler.
Nel 1998 l’UCK era una piccola cellula terroristica con solo 300 membri. Dopo un anno di costanti spedizioni di armi e addestramento da parte di Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, l’UCK divenne un importante esercito di guerriglieri con 30.000 membri. Il braccio destro di Usama bin Ladin, Muhammad al-Zawahiri, fu un comandante dell’UCK. Le provocazioni dell’UCK servirono da pretesto per l’aggressione della NATO contro la Jugoslavia e per la spartizione del Kosovo ricco di petrolio e minerali. Le forze di sicurezza jugoslave combatterono il terrorismo dell’UCK, anche rispondendo agli episodi di ritorsione eccessiva dei serbi, arrestando più di 500 serbi per crimini contro i civili albanesi. [2]
Il Presidente Milosevic aveva sempre sostenuto l’uguaglianza etnica e l’armonia. La sua delegazione ai colloqui di pace di Rambouillet, in Francia, era costituita da persone di tutti i gruppi etnici della Jugoslavia, tra cui albanesi. I serbi erano in realtà una minoranza nella delegazione. Nel discorso del 1992, tipico del pensiero di Milosevic sulle tensioni etniche in Kosovo, che le agenzie di intelligence occidentali hanno sfruttato storicamente, dichiarò: “Sappiamo che ci sono molti albanesi del Kosovo che non approvano la politica separatista dei loro capi nazionalisti. Sono sotto pressione, intimiditi e ricattati. Ma non dobbiamo rispondere nello stesso modo. Dobbiamo rispondere offrendo la nostra mano, vivendo con loro in parità e non permettendo che un singolo bambino, donna o uomo albanese siano discriminati in Kosovo in alcun modo. Noi dobbiamo… insistere su una politica di fraternità, di unità e di uguaglianza etnica in Kosovo. Dobbiamo perseverare questa politica“. [3]
Alla fine della campagna iugoslava di bombardamenti della NATO, venne trasferito in Kosovo una forza di occupazione sotto gli auspici della KFOR. La NATO continua a chiudere un occhio di fronte alle bande di rinnegati dell’UCK che attaccano i civili serbi sotto lo sguardo della KFOR, mentre favoreggia i ribelli dell’UCK che tentano di staccare una parte della Macedonia, a favore del la causa bancaria internazionale. Gli Stati Uniti hanno costruito in Kosovo la loro più grande base militare dai tempi del Vietnam. [4] Nel frattempo l’Albania veniva trasformata in un campo di addestramento dei terroristi della CIA, un centro di produzione dell’eroina e un supermercato delle armi.
Un articolo del 6 marzo 1995 dell’agenzia greca Athen News, citava il ministro dell’ordine pubblico greco Sifis Valyrakis dire che credeva che il governo albanese fosse coinvolto nella produzione e nel traffico di stupefacenti da Skopje, Macedonia, dove le truppe degli USA e della NATO si erano ammassate durante la guerra in Kosovo. Valyrakis disse che l’oppio veniva coltivato nella zona della Chimarra, nel sud dell’Albania, dove dei laboratori di eroina erano sorti in una zona triangolare formata dalle città di Gevgeli, Prilep e Pristina, in Albania, Macedonia e nel Kosovo secessionista. Citò il coinvolgimento nel traffico di eroina degli alleati degli USA: i militari macedoni e i mafiosi turchi dei Lupi grigi, da tempo alleati della CIA. Aveva notato il fiorente commercio di armi, in via di sviluppo in Macedonia e in Kosovo, e disse che i separatisti albanesi in Jugoslavia erano al centro dei traffici di eroina e di armi, che avevano sede a Pristina, nel comando della forza di “mantenimento della pace” in Kosovo, la KFOR della NATO. Secondo lo storico Alfred McCoy, “gli esuli albanesi utilizzavano i profitti della droga per inviare armi ceche e svizzere in Kosovo ai guerriglieri separatisti dell’UCK. Nel 1997-1998, questi cartelli della droga kosovari armarono l’UCK nella rivolta contro l’esercito di Belgrado… Anche dopo l’accordo del 1999, a Kumanovo, che risolse il conflitto in Kosovo, l’amministrazione delle Nazioni Unite della provincia permise… il fiorente traffico di eroina… ai comandanti dell’UCK… che continuavano a dominare il traffico attraverso i Balcani“. [5]
Una relazione da Tirana della Reuters del 16 giugno 1995, di Benet Koleka, accusava il governo albanese di scaricare segretamente tonnellate di armi dirette in Ruanda, prima del genocidio verificatosi in quel Paese dell’Africa centrale. Il più grande quotidiano albanese, Koha Jone, riferì che diversi aerei cargo Antonov An-12 avevano lasciato la base aerea di Gjadri, in Albania, con carichi di armi diretti per il Ruanda. Amnesty International intervistò quattro dei piloti che volavano sugli Antonov. Tutti dissero che stavano lavorando per una società britannica. Dissero che trasportavano armi per la Repubblica democratica del Congo che scaricavano all’aeroporto di Goma, nei pressi del confine ruandese. Dissero anche che trasportavano carichi di armi a Goma da Israele, e che vi erano agenti del Mossad israeliano che lavorano nella base aerea di Gjadri, supervisionando l’operazione albanese. Nello stesso anno, un inquietante appaltatore della difesa degli Stati Uniti, conosciuto come RONCO, si trovava in Ruanda con il pretesto dello sminamento. RONCO in realtà importava materiale militare per il Pentagono e le assegnava alle forze ruandesi appena prima che lo spopolamento ruandese cominciasse. [6]
Il Washington Times riferì nel 1999, “L’Esercito di liberazione del Kosovo, che l’amministrazione Clinton ha abbracciato e alcuni membri del Congressovogliono armare nell’ambito della campagna di bombardamenti della NATO, è un’organizzazione terroristica che ha finanziato gran parte del suo sforzo bellico con i profitti della vendita di eroina“. [7] Nel 1999 il Times of London dichiarò di aver trovato che l’UCK era il principale trafficante mondiale di eroina, ereditando tale affermazione dagli ultimi surrogati della CIA, i mujahidin. Europol invitò i governi di Svezia, Svizzera e Germania ad indagare i legami dell’UCK con il traffico di eroina. Walter Kege, capo dell’unità antidroga della polizia svedese che seguiva le indagini, dichiarò: “Abbiamo informazioni che ci portano a credere che ci sia una connessione tra il denaro della droga e il Kosovo Liberation Army“.
Il Berliner Zeitung tedesco citò una relazione dell’intelligence occidentale che dichiarava che 900 milioni di marchi tedeschi erano piovuti in Kosovo da quando l’UCK aveva iniziato ad attaccare il governo jugoslavo nel 1997. La metà derivava dai proventi della droga. La polizia tedesca osservò un parallelo tra l’aumento dell’UCK e l’aumento del traffico di eroina albanese in Germania, Svizzera e Paesi scandinavi. La polizia in Cechia rintracciò un albanese che era evaso da una prigione norvegese, dove stava scontando 12 anni per traffico di eroina. Nel suo appartamento trovarono documenti che lo collegavano a molti acquisti di armi effettuati per conto dell’UCK. [8] L’Agenzia criminale federale della Germania concluse: “Gli albanesi sono oggi il gruppo più importante nel traffico di eroina nei Paesi consumatori occidentali.” Europol preparò una relazione dettagliata sul traffico di eroina dell’UCK/albanese per la Corte internazionale dell’Aia.
Molti combattenti dell’UCK erano stati addestrati negli stessi campi infestati di eroina in Pakistan, da cui emersero i taliban afghani. Nel 1997 i signori della guerra ceceni, addestrati in quegli stessi campi, iniziarono ad acquistare grandi quantità di beni immobili in Kosovo. Il leader ribelle ceceno di origine araba, l’emiro al-Qattab, istituì campi in Cecenia per addestrare le truppe dell’UCK. Entrambi i tentativi furono finanziati con vendita di eroina, prostituzione, contrabbando di armi e contraffazione. [9]
Dopo che l’UCK poté usurpare il Kosovo da ciò che rimaneva della Jugoslavia, la macchina della propaganda degli Stati Uniti, ancora una volta, aumentò la pressione accusando la maggioranza serba di condurre un’altra campagna di pulizia etnica, questa volta contro la narcomafia albanese del Kosovo. Ancora una volta i media ripeterono a pappagallo la campagna della CIA demonizzante i serbi. Il 24 marzo 1999 le bombe statunitensi piovvero su Belgrado. Milosevic venne inseguito da killer armeni assoldati dalla CIA. Scuole, fabbriche, ospedali, centrali elettriche, autobus, treni e carri carichi di fieno furono bombardati. L’infrastruttura economica della Jugoslavia venne decimata, in stile ‘Piano Rosa’. In un momento di ironia della storia, la NATO bombardò lo stesso ponte di Novi Sad sul Danubio dove migliaia di serbi erano morti combattendo durante l’invasione nazista del 1941. La città di Novi Sad perse due altri ponti e la raffineria di petrolio. La residente Jasminka Bajic ha raccontato di come perse il marito Milan, mentre se ne stava sulla soglia della loro casa di Novi Sad, “fu alle 00:20 dell’8 giugno 1999. Nessuno si aspettava che le bombe colpissero così vicino le case. Ho dovuto vendere tutti i miei animali per comprare la lapide“. [10]
La città di Pancevo, vicino a Belgrado, vide rasa al suolo numerosi impianti petrolchimici e di fertilizzanti, e una raffineria di petrolio. Gas nocivi riempirono l’aria. Ammoniaca, mercurio e greggio inquinarono il Danubio. Il sindaco di Pancevo Borislava Kruska definì i bombardamenti della NATO, “un disastro ambientale… un crimine contro l’umanità. La comunità internazionale si occupa principalmente dei ponti di Novi Sad non a causa della nostra sofferenza, ma perché vuole la sua rotta di navigazione aperta“. [11] Il 7 maggio 1999 una bomba della NATO distrusse l’ambasciata cinese a Belgrado, provocando forti rimproveri dal governo cinese e dal suo popolo. Lo stesso giorno le bombe della NATO distrussero un ospedale e il mercato di Nis uccidendo quindici persone. I manifestanti a Belgrado presero a chiamare la NATO l’organizzazione terrorista americana nazista. In tutto 2000 civili jugoslavi furono uccisi dai bombardamenti della NATO e oltre 10.000 feriti. Altre migliaia persero le case e gli appartamenti, deliberatamente colpiti dalle bombe della NATO nel tentativo di convincere il popolo jugoslavo a gridare “zio”. [12] A Stari Trg il direttore della miniera Bjelic Novak, che lavorava per l’azienda statale iugoslava di Trepca, disse che quando i bombardamenti degli Stati Uniti cominciarono, “La guerra in Kosovo era solo per le miniere, per nient’altro. Inoltre, il Kosovo ha giacimenti di carbone per diciassette miliardi di tonnellate“.
Uno dei più pubblicizzati “massacri” presumibilmente condotti dall’esercito jugoslavo contro gli albanesi del Kosovo, si verificò a Racak. Un gruppo chiamato Kosovo Monitor International strumentalizzò il caso. Il suo capo era William Walker, che in precedenza era stato l’aiutante di Oliver North nell’impresa con i contras. Mentre Walker vomitava la sua versione dei fatti di Racak a degli ansiosi media statunitensi, molti media europei, tra cui la BBC, la tedesca Die Welt, Radio France International e il francese Le Figaro  cominciarono a mettere in discussione il resoconto di Walker, che naturalmente accusava i serbi. Una troupe televisiva francese che era a Racak al momento in cui il massacro sarebbe avvenuto, disse che il “massacro” era effettivamente stato uno scontro a fuoco tra l’esercito jugoslavo e un gruppo di assalitori dell’UCK. Più tardi gli uomini in divisa nera ritornarono sulla scena e rivestirono i morti dell’UCK con abiti civili. Esperti forensi jugoslavi convennero che il massacro di Racak fosse una bufala. Aveva impressionanti similitudini con il massacro del mercato in Bosnia, dove si scoprì poi che i combattenti islamici gestirono il massacro per conto dei media occidentali. [13]
L’incidente comportò le sanzioni delle Nazioni Unite contro la Jugoslavia. Il quotidiano francese Le Monde riferì da Pristina, il 21 gennaio 1999, secondo cui due giornalisti dell’AP avevano contraddetto il resoconto di Walker degli eventi a Racak. Dissero che vi erano poche cartucce di fucile vuote nel sito e quasi nessuna traccia di sangue sui cadaveri. L’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa inviò una squadra di patologi finlandesi, su richiesta del governo jugoslavo, che aveva anche invitato una seconda squadra dalla Bielorussia. Entrambe le squadre confermarono i sospetti jugoslavi che le vittime erano morte per dei colpi di fucile da lungo distanza, fori di proiettile da breve distanza e ferite di coltello erano state inflitte sui corpi dopo la morte. Scoprirono anche che i fori di proiettile non avevano lacerato  gli abiti sui corpi, indicando che i vestiti erano stati cambiati dagli uomini in uniforme nera, probabilmente delle stesse Forze Speciali tedesche KSS che addestravano l’UCK. Nessuna relazione è stata mai pubblicata dai media statunitensi.
L’incidente ricorda una manovra di Adolf Hitler nel 1939, per giustificare l’invasione della Polonia. Hitler fece vestire dei prigionieri morti con uniformi dell’esercito polacco e li lasciò vicino a una stazione radio di confine, Hitler quindi disse che era stato attaccato dall’esercito polacco. [14] In una settimana, 1.500.000 di truppe naziste entrarono in Polonia. BBC News ha riportato, nel dicembre 2004, che un oleodotto da 1,2 miliardi dollari, a sud della massiccia base dell’esercito USA in Kosovo, era stato approvato dai governi di Albania, Bulgaria e Macedonia. [15]

Note
[1] “KLA a Creation of Western Intelligence”. Anthony Wayne. Lawgiver.org 4-11-99
[2] “Milosevic Defiantly Defends His Role in Kosovo Conflict”. Fox News. 8-24-01
[3] “Milosevic Addresses Kosovo Polje Rally”. Radio Belgrade. 12-17-92 [4] Escobar [5] The Politics of Heroin in Southeast Asia. Alfred W. McCoy. Lawrence Hill Books/Chicago Review Press. Chicago. 2001. p.517
[6] Silverstein
[7] Washington Times. 5-3-99
[8] “The KLA: Drug Money Linked to Kosovo Rebels”. The Times of London. 3-24-99
[9] Chossudovsky
[10] “The Danube: Europe’s River of Harmony and Discord”. Cliff Tarpy. National Geographic. March 2002
[11] Ibid
[12] “War Criminals, Real and Imagined”. Gregory Elich. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.22
[13] “Statement on Kosovo in Tandem with the Rockford Institute”. Chronicles. 3-25-99
[14] Marrs. p.171
[15] “al-Qaeda, US Oil Companies and Central Asia”. Peter Dale Scott. Nexus. May-June 2006. p.11-15

Dean Henderson è l’autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix. Puoi iscriverti gratuitamente alla sua rubrica settimanale Left Hook @ Deanhenderson.wordpress.com

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Jugoslavia e i Bilderberg: CIA, islamisti, Halliburton e falsi massacri

Dean Henderson – 24 febbraio 2013
milosevic

Al-Qaida alla riscossa
Anche se il presidente Clinton propugnava una tregua nella regione, il presidente dei Capi di stato maggiore congiunto, generale John Shalikashvili, ora direttore del Carlyle Group, si incontrava con i comandanti militari croati a Zagabria, per coordinare il dispiegamento di 25.000 soldati statunitensi per gestire gli eserciti separatisti di Croazia e Bosnia-Erzegovina. I fondamentalisti islamici si riversavano in Bosnia, dove furono addestrati dagli ex-leader dei mujahidin afghani, tra cui Usama bin Ladin. Anche i mullah iraniani inviarono combattenti con la benedizione dell’amministrazione Clinton. Al-Qaida di Bin Ladin formò una cellula di combattenti bosniaci nota come Takfir wal Hijra (Espiazione ed Esilio). Alcuni del dipartimento di Stato di Clinton, erano nervosi in merito al crescente numero di islamici in Bosnia, ma la CIA si oppose all’espulsione di al-Qaida. [1] Si organizzò anche per rimuovere alcuni gruppi terroristici da una lista di controllo del dipartimento di Stato, in modo che i membri potessero viaggiare liberamente nei Balcani, per prendere parte alla guerra.
Dall’altra parte del mare Adriatico, in Italia, l’imam Anwar Shaban reclutava combattenti per la Bosnia nel Centro islamico di Milano. Shaban era un seguace dello sceicco radicale Omar Abdel Rahman, che la CIA aveva portato negli Stati Uniti negli anni ’80 per reclutare mujahidin per la guerra in Afghanistan. Rahman era il leader spirituale della Jihad islamica egiziana, un ramo della Fratellanza musulmana, una società segreta dominata dalla Casa dei Saud. Il Centro islamico di Milano era finanziato da Ahmed Idris Nasreddin, un ricco kuwaitiano che agiva in qualità di console onorario del Kuwait in Italia. Nasreddin fondò al-Taqwa, una società svizzera, ma con sede alle Bahamas, che cambiò nome in Nada Management, per onorare il presidente Youssef Nada, un importante leader dei Fratelli musulmani. Nada management è recentemente finita sotto inchiesta per il suo ruolo nel finanziamento del terrorismo globale. [2]
Nel 1995, il governo del protetto della CIA, Gulbuddin Hekmatyar, si fece da parte in Afghanistan, dando il via al regime dei taliban, che consegnarono i loro campi di addestramento al confine con il Pakistan al pakistano Jamiat-ul-Ulema-e-Islam (Jui), che aveva sostenuto l’ascesa dei talebani in stretta collaborazione con l’intelligence pakistana ISI. Il JUI reclutava e addestrava i volontari per combattere in Bosnia, e poi in Kosovo. L’esercito bosniaco, il cui addestramento fu affidato alla MPRI, finanziata dai sauditi e dai kuwaitiani, venne anche finanziato tramite il narcotraffico della mezzaluna d’oro, i cui trafficanti avevano stabilito le rotte per il contrabbando verso l’Europa, attraverso la Bosnia. [3]
La CIA organizzò il passaggio sicuro per i membri della Jihad islamica, ricercati in Egitto, e i terroristi del Gruppo Islamico Armato (GIA) in fuga dall’Algeria, dove avevano rovesciato il governo nazionalista di Chadli Bendjedid, che si era rifiutato di approvare la legge sugli idrocarburi per conto dei Quattro Cavalieri. Il 18 gennaio 2002, una cellula del GIA di sei elementi fu intercettata mentre programmava di far saltare in aria l’ambasciata statunitense a Sarajevo. Il fabbro dell’ambasciata era il suocero di uno dei sospettati. Aveva dato al GIA le chiavi e i codici di accesso per attuare la loro missione. Migliaia di musulmani bosniaci arrabbiati protestarono mentre i terroristi filo-sauditi venivano consegnati agli Stati Uniti. [4] Improvvisamente i media corporativi degli Stati Uniti espressero toni meno simpatici verso i musulmani bosniaci, che qualche anno prima erano stati fabbricati elettronicamente per far lacrimare ogni famiglia statunitense.

Pulizia etnica al rovescio
Migliaia di serbo-bosniaci si riunivano tutti i giorni nel sobborgo di Ilijas, a Sarajevo, per protestare contro la cessione della periferia della città, prevalentemente serba, alla Federazione croato-musulmana, secondo gli accordi di Dayton. Il generale francese Jean-René Bachelet, che comandava le truppe delle Nazioni Unite a Sarajevo, definì l’accordo “pulizia etnica”, la frase che gli USA usavano contro i serbi durante la guerra. Bachelet inizialmente si rifiutò di disporre le truppe per far rispettare le disposizioni di Dayton, ma alla fine si piegò sotto la pressione di Parigi. Gli jugoslavi protestarono anche contro la presenza nel Paese di 60.000 uomini della NATO. [5] La TV di Pale riferì che “le forze della NATO hanno usato armi nucleari a bassa intensità, quando condussero raid aerei sulle posizioni serbe intorno a Sarajevo, Gorazde e Majevica, nell’agosto e settembre 1995. Gli esperti sono giunti alla conclusione che alcune persone mostrano segni di contaminazione da radiazioni“, e che il “generale jugoslavo Djordje Djukic era stato torturato dal Tribunale penale internazionale dell’Aja“. Poco dopo il tribunale dichiarò che il generale era morto. Mentre lottava per la vita, Djukic condannò il procuratore capo del Tribunale Richard Goldstone come “assassino dalla faccia di bambino e nemico dei serbi“. [6]
Pale trasmise un altro programma dal titolo Genocidio, che documentava il terrorismo di al-Qaida contro i serbi, e mostrava Borvivoje Sendic, vicepresidente del Partito democratico serbo, commentare che alle prossime elezioni jugoslave, “La comunità internazionale cercherà di intervenire nelle prossime elezioni. Ma i serbi non si lasceranno truffare, questa volta, in segno di rispetto per tutti i caduti…” Mirjana Markovic, moglie del presidente Milosevic e a capo del partito Sinistra Unita, alleato con il Partito socialista del marito, disse nel 1996 che i manifestanti a Belgrado venivano a fomentare la guerra civile; molti portavano le bandiere statunitense e tedesca. Markovic denunciò entrambe le nazioni come le “forze oscure” dietro i tumulti. Le interferenze statunitensi a Belgrado continuarono nel nuovo millennio. Il 7 febbraio 2000 il ministro della difesa jugoslavo, Pavle Bula, fu assassinato nel ristorante del cugino, a Belgrado. Il ministro dell’Informazione della Jugoslavia rilasciò una dichiarazione dicendo che “i servizi segreti stranieri” ne erano responsabili. Vojoslav Seselj, leader del Partito radicale serbo, disse che l’assassinio era stato effettuato da “agenti degli Stati Uniti, britannici o francesi“. [7]
Milosevic, rieletto a capo del Partito Socialista nel novembre 2000, con l’86,55% dei voti, venne consegnato al Tribunale per i crimini di guerra in cambio di un pacchetto di aiuti del FMI al nuovo governo di Belgrado. Milosevic era provocatorio a L’Aja, dicendo che non c’era bisogno di rispondere alle domande, in quanto il giudice non aveva legittimità o giurisdizione. Definì il tribunale “la nuova Gestapo dell’Aja“, e disse “il genocidio è stato commesso contro i serbi da una parte della comunità internazionale“. Peter Finn, il giornalista del Washington Post che aveva diretto le aggressioni a Milosevic, vomitando acriticamente le accuse di pulizia etnica, da parte dei serbi, fabbricate dalla CIA, passò il  2000 ammettendo che era stato ingannato riguardo le presunte atrocità serbe. Finn scrisse il 17 gennaio 2000, sul Post, “le accuse occidentali che vi fossero dei campi per lo stupro gestiti dai serbi… e accuse dalle oscure origini, su alcune pubblicazioni, che i serbi si dedicassero alla mutilazione di morti e di vivi… tutte si dimostrarono false.” I bambini jugoslavi avevano il loro modo di protestare contro l’occupazione del loro Paese. Agli studenti della scuola elementare Peter Petrovic Nyegos fu chiesto di prestare il proprio talento artistico per riassumere la guerra condotta nel loro Paese. Un bambino disegnò una grassa prostituta americana che portava a spasso un cane di nome “Europa”, un altro ritraeva il linciaggio del Ku Klux Klan di soldati serbi, mentre un terzo rappresentava gli aerei dell’UNICEF bombardare i bambini serbi.

La Brown & Root del problema
L’esercito croato comprò molte armi dal trafficante d’armi tedesco Ernst Werner Glatt, fornitore preferito della CIA sia con i contras del Nicaragua che con i mujahidin afghani. A un certo punto  Glatt inviava ai croati 200 milioni di dollari in armi all’anno, con gran parte del conto pagato dai sauditi. Glatt operò così bene, per se stesso, che poté andare in pensione in una tenuta della Virginia che si chiama Black Eagle. L’aquila nera era l’emblema ufficiale del governo nazista tedesco ed era stato il nome in codice per le operazioni Contras-cocaina di Oliver North, sotto la supervisione del generale panamense Manuel Noriega, per conto dei suoi boss della CIA e del Mossad. [8]
I contratti militari venivano distribuiti con la parsimonia delle caramelle, durante il conflitto nei Balcani, ma nessuna impresa guadagnò più della Brown & Root, che in seguito si fuse con il gigante delle costruzioni MW Kellogg, per diventare KBR. KBR è una filiale della Halliburton, di  Houston, dove Dick Cheney era al timone. Halliburton possiede anche la Dresser Industries, dove Lawrence Eagleburger faceva parte del consiglio di amministrazione. L’azienda è una piovra globale con sedi in 130 Paesi e più di 100.000 dipendenti. Cheney non era schizzinoso sui clienti dell’azienda, facendo ottimi affari con i dittatori nigeriani, Saddam Hussein e la giunta militare del Myanmar. [9] Brown & Root fu pagata 546 milioni dollari per costruire latrine, caserme e altre infrastrutture necessarie per mantenere le truppe della NATO e delle Nazioni Unite che occupano la Jugoslavia. Tre anni dopo, l’azienda venne pagata con altri 400 milioni di dollari per il supporto logistico in Bosnia, Croazia e Ungheria, dove la controllata della Brown & Root, conosciuta come International American Products, forniva supporto alle truppe. Gli addetti alla cucina ungheresi accusarono le truppe statunitensi, che frequentavano il loro posto di lavoro, di continue molestie sessuali e sfruttamento.
La società di Cheney ottenne anche contratti per rinforzare le basi militari USA in Italia. Brown & Root, che godeva del monopolio delle attività di supporto delle truppe, fin dalla guerra del Golfo, ricavo più di 260 milioni dollari facendo un lavoro simile durante le avventure militari degli Stati Uniti ad Haiti, in Somalia e in Ruanda. [10] Nel 1999 stipulò un contratto da 900 milioni dollari nei Balcani. Nel 2000, l’anno in cui Cheney si dimise per diventare il compagno di corsa del candidato Bush Jr., la Brown & Root ricevette 300 milioni di dollari con un contratto della marina degli Stati Uniti per migliorare le basi all’estero, un contratto da 100 milioni di dollari per migliorare la sicurezza delle ambasciate degli Stati Uniti in tutto il mondo e un contratto da 40 milioni dollari per gestire il National Institutes of Health. Cheney ha ricevuto un enorme pacchetto di pensionamento da 20 milioni dollari dalla Halliburton. E ancora 10 milioni di dollari di stock option. Lo stipendio alla Halliburton di Cheney, dove era presidente e amministratore delegato nel 1995-2000, era di 1,3 milioni dollari all’anno. [11]
Nel 1996, il segretario statunitense al commercio Mickey Kantor arrivò a Zagabria con i rappresentanti di 18 multinazionali statunitensi. Kantor e il suo entourage negoziarono un accordo d’investimento per ricostruire la Croazia, sarebbe stata una manna per le aziende. Bechtel, mai negligente nel fiutare un contratto pubblico, ne ottenne due per costruire centrali elettriche dal governo della Croazia. Gran parte degli sforzi per la ricostruzione bosniaca fu presieduta dal 353.mo Commando Affari Civili, una unità di riserva dell’esercito del Bronx, con grande connessioni con le corporazioni statunitensi. L’unità era guidata dal colonnello dell’esercito statunitense Michael Hess, che frequentava la nuova sede della Banca Mondiale istituita a Sarajevo. Datore di lavoro di Hess, al solito, era Citigroup dove operava come Relationship Manager per la Scandinavia, la Finlandia e il Benelux. Un altro membro della 353.ma Unità era un vice-presidente della ABN Amro Holdings NV, il colosso bancario olandese che nel 1997 rilevò la fallimentare vecchia banca britannica Barings, successivamente incorporata nella Royal Bank of Scotland. Nel  353.mo militavano anche un ingegnere della Schering-Plough, un broker della Merrill Lynch ed un ex manager della AT&T. Altri membri lavoravano per Texas Instruments, American Airlines, l’agenzia militare privata BDM Internazional, che addestrava i sauditi, e il gigante della difesa Lockheed Martin.
Il banchiere della ABN Amro, Renato Bacci, si incaricò della formazione dei banchieri della Bosnia, nel passaggio dal socialismo al capitalismo. Il tenente-colonnello del 353.mo, Gerry Suchanek, insegnava economia presso l’University of Iowa. Ha detto del suo lavoro, “Tutto quello che faccio a casa è insegnare il capitalismo. Tutto quello che faccio qui è lo stesso“. [12] La CIA aveva completato la partizione della maggior parte della Jugoslavia e gli agenti del capitale internazionale stavano avendo il sopravvento. Il problema era che la Jugoslavia ancora controllava Stari Trg, le enormi riserve di carbone e i giacimenti nell’Adriatico che Big Oil ambiva. Ottenere tali attività richiese il distacco della porzione di territorio più indisciplinata dal governo centrale di Belgrado.

[1] “Bin Laden’s Invisible Network“. Evan Thomas. Newsweek. 10-29-01. p.42
[2] “New Links in the bin Laden Money Chain”. Mark Hosenball. Newsweek. 11-12-01
[3] “Who is Osama bin Laden?” Michel Chossudovsky. Gobalresearch.ca 11-2001
[4] CNN Headline News. 1-18-02
[5] “Serbs Will Never Give In, Military Chief Says”. AP. Great Falls Tribune. 12-3-95. p.1
[6] “TV Station Feeds Serbs Exclusive Propaganda”. Chris Hedges. New York Times. 6-9-96
[7] Cody. p.1
[8] Silverstein
[9] “The Roving Eye: Pipelineistan, Part I: The Rules of the Game”. Pepe Escobar. Asia Times Online. 1-25-02
[10] “Bosnia Mission Enriches Firm Headed by Ex-Defense Official”. AP. Missoulian. 3-23-96
[11] “Cheney’s Firm Profited from Military Roles Bush Attacked”. AP. St. Louis Post-Dispatch. 8-27-00. p.A1
[12] “An Army Reserve Unit Guides Reconstruction of Postwar Bosnia”. Thomas Ricks. Wall Street Journal. 6-10-96. p.A1

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Srebrenica: genocidio o propaganda?

De-Construct 4 maggio 2007
Il ‘genocidio di Srebrenica’ è una bufala?
Aleksandar Pavic WorldNetDaily

3678_mudzahedini_5Per più di 10 anni, il termine “Srebrenica” è stato usato per indicare il massacro di “musulmani innocenti” per mano di cristiani, specificamente dall’esercito serbo-bosniaco, secondo cui si presume siano stati massacrati, secondo la versione attualmente accettata dalla maggior parte dei principali media, “tra 7.000 e 8.000 musulmani” quando presero quel paesino nella Bosnia orientale, a metà del luglio 1995. Secondo la leggenda, i serbi di Bosnia catturarono questa “zona protetta dall’ONU” e  procedettero a deportare e giustiziare migliaia di uomini, donne e bambini nel giro di pochi giorni, per poi seppellirli nelle fosse comuni, che sono ancora ricercate dopo quasi 12 anni.

1. Numeri truccati
Lo storico e ricercatore di Belgrado Milivoje Ivanisevic, che ha documentato le vittime della guerra civile jugoslava per più di un decennio, ha recentemente contestato le rivendicazioni in un nuovo opuscolo, “La carta d’identità di Srebrenica“, che documenta che centinaia dei corpi sepolti nel Srebrenica Memorial non furono uccisi nel luglio 1995, quando il presunto genocidio avrebbe avuto luogo, ma che si trattava di persone decedute di morte naturale ben 13 anni prima che gli eventi avessero avuto luogo. L’ultima prova offerta da Ivanisevic indica che il numero di coloro che sono sepolti presso il Complesso Memoriale di Srebrenica, non solo non sono stati uccisi nel luglio del 1995, ma in realtà sono morti molto prima, perfino nei primi anni ’80, più di 10 anni prima che iniziasse la guerra civile in Jugoslavia.

2. I morti votano
Secondo Ivanisevic, a partire dal marzo 2007, più di 12 anni dopo l’evento, un totale di 2.442 corpi vennero sepolti al Memorial. Tra questi, un 914, oltre il 37 per cento, erano sulle liste elettorali delle elezioni del 1996 in Bosnia, tenutesi un anno dopo il presunto “genocidio”. Le liste elettorali furono approvate e controllate dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa [OSCE], che curò le elezioni.

3. I musulmani “massacrati” sono morti di cause naturali
Una seconda scoperta ancora più significativa, indicava il fatto che “almeno 100 persone” sepolte nel Memoriale sono morte per cause naturali. Ivanisevic afferma che i numeri sarebbero ancora più alti se gli fosse stato consentito l’accesso ai registri anagrafici di Srebrenica e delle città circostanti. Tuttavia, tra i diversi nomi, con date di nascita, morte e luogo di morte, vi sono: Fetahija (Nazif) Hasanovic, n. 1955 – m. 15 dicembre 1996, Srebrenica, Sukrija (Amil) Smajlovic, n.1946 – m. 2 maggio 1996, Zaluzje; Maho (Suljo) Rizvanovic, n.1953 – m. 3 gennaio 1993, Glogova; Mefail (Meho) Demirovic, n.1970 – m. 10 maggio 1992, Krasanovici; Redzic (Ahmet) Asim, n.1949 – m. 22 aprile 1992, Bratunac.

4. Presunte “vittime di Srebrenica” uccise prima di Srebrenica
In terzo luogo, Ivanisevic afferma che diverse centinaia di soldati e civili sono stati trasferiti al Memorial di Srebrenica da altri cimiteri e riseppelliti con rituali musulmani. Uno di questi è il corpo di Hamed (Hamid) Halilovic, trasferito dal vicino cimitero di Kazani, che a quanto pare è morto ben 13 anni prima del “genocidio” di Srebrenica. Altri corpi trasferiti da Kazani al Memoriale di Srebrenica comprendono quelli di Osman (Ibro) Halilovic, Nurija (Smajo) Memisevic, Salih (Saban) Alic, Mujo (Hasim) Hadzic, Ferid (Ramo) Mustafic e Hajrudin (Ismet) Cvrk. In quarto luogo, utilizzando registri catturati all’esercito musulmano-bosniaco, Ivanisevic elenca più di una dozzina di nomi di soldati alle cui famiglie furono concessi alloggio e servizi sociali dovuti ai familiari dei soldati uccisi in azione prima dell’11 novembre 1993, quando i documenti vennero catturati dall’esercito serbo-bosniaci. In quinto luogo, sulla base dei documenti acquisiti nello stesso modo, Ivanisevic fornisce i nomi di decine di combattenti dell’esercito musulmano-bosniaco uccisi prima del 7 marzo 1994.

5. I macellai della Jihad camuffati da vittime innocenti
Ivanisevic continua a fornire i nomi dei soldati bosniaci musulmani sepolti presso il Memoriale di Srebrenica implicati in numerosi massacri di civili serbi nella zona vicina, in cui vennero uccisi oltre 3.000 serbi. È interessante notare che il comandante della forze dell’esercito bosniaco a Srebrenica, Naser Oric, fu condannato a due anni dal Tribunale penale internazionale per la Jugoslavia, o ICTY, nel giugno 2006 per la sua partecipazione a questi omicidi, alcuni dei quali ripresi in video e diffusi dal giornalista del Washington Post John Pomfret, che lo incontrò nella “zona di sicurezza delle Nazioni Unite” nel 1994. [Bill Schiller sul Toronto Star del Canada]

Il Dipartimento di Stato della Clinton, ancora in carica, condivide il mito
Negli anni ’90, l’amministrazione Clinton ha utilizzato il preteso “genocidio di Srebrenica” per intervenire nella guerra civile bosniaca dalla parte dei musulmani bosniaci e applicare il successivo accordo di pace di Dayton per la Bosnia-Erzegovina, nel novembre 1995, con il riconoscimento reciproco tra Jugoslavia (ora Serbia), Croazia e Bosnia. Più in generale, la burocrazia del Dipartimento di Stato della Clinton ha utilizzato il “genocidio di Srebrenica”, come da allora è stato definito a seguito delle controverse sentenze pronunciate dal Tribunale Penale Internazionale per la Jugoslavia a L’Aia, per giustificare il suo sostegno ai movimenti politici musulmani non solo in Bosnia, ma in Macedonia e nella regione del Kosovo della Serbia, che attualmente cerca l’indipendenza. E poiché la maggior parte degli indirizzi della Clinton è affidata al Sottosegretario di Stato per gli affari politici Nicholas Burns, che continua l’esecuzione della strategia degli Stati Uniti nei Balcani, la sua azione politica è rimasta tale fino ad oggi.
Così, anche se l’indipendenza albanese del Kosovo è pesantemente sostenuta dagli Stati Uniti, dagli inglesi e dai tedeschi, ai serbo-bosniaci, infelici per la prospettiva di rimanere chiusi dentro una Bosnia a maggioranza musulmana, è stata negata l’indipendenza, grazie al “genocidio di Srebrenica” utilizzato come argomento principale, vale a dire che i vantaggi della guerra conseguiti attraverso il “genocidio” non possono essere sanzionati. Molti osservatori, tra cui una recente analisi del Bollettino G2, collega il sostegno occidentale dei musulmani nei Balcani a spese dei cristiani, nel quadro di una più ampia politica per placare i regimi “moderati” sunniti in Medio Oriente, nell’ambito di una coalizione anti-iraniana.

Srebrenica trasformata in un santuario per la Jihad
Tra gli elementi radicali bosniaci musulmani, il racconto di Srebrenica è stato utilizzato non solo per ottenere il sostegno alla causa generale della jihad, suscitando il sentimento tra i musulmani di essere oppressi e perseguitati dai non-musulmani, ma per costruire ciò che alcuni chiamano il “primo santuario musulmano in Europa”, un luogo di ritrovo per i musulmani di tutto il mondo con intenzioni anti-occidentali, anti-europee e anti-cristiane. Il complesso del memoriale di Srebrenica ora serve come luogo di pellegrinaggio dove i musulmani possano vedere, in prima persona, i risultati di quello che credono essere un’atrocità senza precedenti contro i loro compagni di fede.

I mass media occidentali perpetuano il mito
L’intero racconto di Srebrenica è stato supportato fondamentalmente dai media mainstream occidentali, con in testa New York Times, Washington Post, Los Angeles Times, Wall Street Journal e i principali media britannici, tedeschi e francesi, che hanno collegato le notizie dai Balcani, nel corso degli anni, con riferimenti al “genocidio di Srebrenica” definendolo, tra le altre cose, “la peggiore atrocità in Europa dalla seconda guerra mondiale“, e “macchia sulla coscienza dell’Occidente“, ecc. Fin dall’inizio, numerose voci di dissenso, sia in occidente che in ex-Jugoslavia, hanno contestato sia i mass media occidentali, sia le accuse e le sentenze dell’ICTY connesse a Srebrenica, ma non hanno ricevuto quasi nessuna pubblicità di sorta.

Il Gruppo di Ricerca su Srebrenica demistifica la menzogna
Nell’estate del 2005, nel 10° anniversario della manifestazione, il “Gruppo di Ricerca su Srebrenica” composto in gran parte de figure accademiche e mediatiche anglo-statunitensi e, così come gli ex funzionari civili ed osservatori militari delle Nazioni Unite, con esperienza sull’ex-Jugoslavia, creò  un sito web in cui l’intera storia del “massacro di Srebrenica” è stata riconsiderata e demistificata. Invece sul dato di 7-8000, i funzionari delle Nazioni Unite e gli esperti del Congresso degli Stati Uniti parlano di “700-800″, “poche centinaia”, “un totale di circa 2.000 musulmani e serbi”, ecc. Henry Wieland, capo della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, che ha passato diversi giorni ad intervistare i profughi di Srebrenica nel luglio 1995, avrebbe detto che non aveva trovato “nessuno che avesse visto con i propri occhi una qualsiasi atrocità.”

I risultati e i verdetti forensi dell’ICTY contestati
I risultati forensi vennero richiamati all’ordine e venne affermato che l’intero processo di scavo e identificazione dei corpi era stato controllato da un’organizzazione fondata dal defunto leader islamico bosniaco Alija Izetbegovic. E un professore canadese di diritto internazionale smontò i verdetti del ICTY su Srebrenica, dimostrando, tra le altre cose, che il generale serbo-bosniaco Radoslav Krstic, condannato a 46 anni, è stato, nel verdetto del tribunale, assolto dalla partecipazione o anche dalla conoscenza del massacro, invece di essere condannato in base alla ricostruzione dell’ICTY della sua “responsabilità di comandante”.
Il testimone dell’accusa, Drazen Erdemovic, un croato bosniaco che misteriosamente apparve nelle file dell’esercito serbo-bosniaco dopo aver precedentemente combattuto nei ranghi dell’esercito musulmano bosniaco, che sostenne di aver partecipato al massacro di 1.200 musulmani a Srebrenica, venne esentato dal contro-interrogatorio perché ritenuto dalla stessa corte “mentalmente instabile” e, in definitiva, ebbe una condanna a cinque anni per la sua “cooperazione”. Eppure, i media, senza eccezioni, hanno ignorato i risultati del gruppo, anche quelli che citano i rapporti degli stessi media presenti sul terreno in quel momento.

Istituto olandese: Srebrenica era un rifugio sicuro per diverse migliaia di armati musulmani bosniaci che devastavano i villaggi serbi nei dintorni
L’Istituto olandese per la documentazione di guerra ha pubblicato un ampio rapporto, nel 2002: “Srebrenica, uno spazio ‘sicuro’“, che dettaglia tra le altre cose che Srebrenica, anche se dichiarata “zona di sicurezza delle Nazioni Unite“, in realtà non è stata mai smilitarizzata, e che molte migliaia di truppe musulmane bosniache vi erano di stanza, da dove organizzavano numerose incursioni letali contro i villaggi serbi nelle vicinanze. L’accusa è stata ulteriormente corroborata dalla relazione del segretario generale dell’ONU all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 15 novembre 1999. Il libro di Ivanisevic sarà presto tradotto in inglese.
Resta da vedere se i mass media occidentali aziendali continueranno ad ignorare questa e altre prove che sfatano l’affermazione che un “genocidio” anti-musulmano ha avuto luogo a Srebrenica, nel luglio del 1995. Alcuni personaggi pubblici nei Balcani hanno chiesto che una commissione internazionale su Srebrenica riesamini le prove e faccia una nuova valutazione più equilibrata e indipendente di ciò che accadde nella Bosnia orientale, durante le ultime fasi della guerra civile, nell’estate del 1995.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 367 follower