La lezione libica e la Jihad in Medio Oriente

Leonid Savin Strategic Culture Foundation 29.06.2013

WestPoint_1_LibyaAQvsASNel 2011, sotto l’egida della NATO, l’occidente aggredì la Libia, portando alla caduta di Muammar Gheddafi, all’abolizione dello Stato e alla diffusione della jihad in Africa del Nord. Nonostante l’assassinio dell’ambasciatore statunitense a Bengasi, un certo numero di politici dell’UE e degli Stati Uniti continuano a insistere ad aiutare i ribelli siriani, suscitando la possibile creazione di una grande zona per la jihad e un boomerang contro gli interessi dell’occidente stesso. Solo i più perspicaci centri analitici occidentali hanno notato il rischio per l’UE e gli Stati Uniti studiando le conseguenze della guerra in Libia. Ne citiamo due. Il primo è il Stiftung Wissenschaft und Politik (SWP), un istituto tedesco su questioni internazionali e di sicurezza che sviluppa l’agenda per il Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca in materia di politica estera. Il secondo è il noto centro di intelligence degli Stati Uniti Stratfor.
Circa un mese fa SWP ha pubblicato un report denominato Fault Lines of the Revolution. Political Actors, Camps and Conflicts in the New Libya (1), che analizza una vasta serie di questioni, dal ruolo dei mufti dei jihadisti radicali alle minoranze etniche. L’opinione generale espressa nel documento è che in Libia si può vedere il ritorno al sistema che enfatizza l’identità e la politica locali rispetto al controllo centralizzato del governo legittimo di Tripoli. Mentre l’influenza dei musulmani radicali nel Congresso Nazionale è notevole, oltre ai Fratelli nusulmani e ai salafiti non vi sono altri gruppi ideologici, tanto che il resto dello spettro è rappresentato dagli interessi di clan e famiglie. La figura più influente nello spettro politico islamico è il mufti Sadiq al-Garyani, che nel 2012 fu nominato direttore della nuova agenzia Dar al-Ifta, responsabile dell’interpretazione della legge islamica. Nei primi mesi ha emesso una fatwa che vieta la demolizione di moschee sufi e l’uccisione di ex dipendenti della difesa e della polizia di Gheddafi. Tuttavia, in seguito ha improvvisamente iniziato a giocare con gli islamisti, il giorno prima delle elezioni ha annunciato che i musulmani non dovrebbero votare per i partiti che limitano la sfera della sharia, ha giustificato il massacro di Bani Walid nell’ottobre 2012 e ha sostenuto il divieto degli ex funzionari d’impegnarsi in politica. Al-Garyani s’è legato agli sceicchi del Qatar, indicando il sistema di controllo sulla Libia tramite l’identità religiosa.
Tuttavia, la situazione rimane fuori controllo, anche da parte degli islamisti. La relazione rileva che  grandi aree nel centro del Paese non sono controllate da Tripoli o Bengasi, e che diversi gruppi armati cercheranno di approfittare della situazione. Inoltre, anche le grandi città, tra cui Tripoli, Misurata e Bengasi, centri regionali dell’autorità, non sono in grado di stabilire e mantenere una sicurezza efficace e di cooperare con la capitale per pattugliare i confini. Di conseguenza, i vari gruppi dei consigli militari locali impongono il proprio controllo sulle province. La gerarchia di questi consigli spesso coincide con le complesse strutture tribali ed etno-sociali della Libia, aggravando il problema del controllo geografico del governo centrale. E ciascuno di questi consigli militari si considera il difensore della rivoluzione, il che significa che Tripoli non riesce a collaborare con essi e a stabilire un dialogo. La rivalità tra i soggetti locali non solo ha luogo lungo la linea di faglia della guerra civile. I gruppi armati delle tribù tubu e di quelle arabe a Sabha e Qufra sono legati alla concorrenza nella distribuzione delle risorse, prima di tutto del profitto dal contrabbando nei territori di confine. E’ stato notato molte volte che il contrabbando di armi e droga è bruscamente aumentato, e i tentativi delle autorità di fermarlo hanno incontrato la resistenza armata dei contrabbandieri (2). Inoltre, le conseguenze del crollo del sistema giuridico si fanno sentire, e a questo si aggiunge il problema di perseguire i rappresentanti del governo di Gheddafi.  Secondo i dati dell’International Crisis Group, settemila ex dipendenti della difesa e delle forze dell’ordine di Gheddafi sono in prigione, e meno della metà di loro sono in luoghi sotto un  controllo statale nominale. Cittadini di altri Paesi accusati senza prove reali di collusione con Gheddafi in quanto mercenari, sono stati imprigionati insieme ad ex-cittadini libici. Nel caso dell’omicidio del generale Abdel Fattah Yunis, le successive indagini e i tentativi del clan Yunis di uccidere i sospetti (uno dei quali lo è stato) (3) ha dimostrato il problema della vendetta del sangue, l’unico strumento rimasto alla giustizia in Libia.
L’abolizione dello Stato libico non si limita al territorio e ai problemi della Libia stessa. Robert Kaplan di Stratfor giustamente ha osservato che la caduta del regime di Gheddafi ha portato a “effetti  secondari”: la guerra e l’anarchia nel vicino Mali. “I tuareg maliani che avevano sostenuto Gheddafi sono fuggiti in massa dalla Libia, portando con se grandi quantità di armi dopo la morte del leader libico. I tuareg sono tornati in Mali dove hanno strappato il controllo del nord desertico del Paese a un governo che si trova molto più a sud, nella capitale Bamako. In seguito la ribellione tuareg è stata cooptata dai jihadisti… il governo francese è successivamente intervenuto con le sue truppe… la Libia, del resto, è ormai uno spazio ingovernabile, in parti significative del Paese al-Qaida può  molto probabilmente trovare rifugio” (4). Kaplan osserva, inoltre, che anche la presenza di 100.000 soldati statunitensi in Iraq non ha aiutato a creare una democrazia in quel Paese, così non ci si deve aspettare qualcosa del genere in Libia, dove una società civile semplicemente non è mai esistita. L’esperto di geopolitica statunitense suggerisce che questa analisi venga presa come avvertimento contro gli appelli ad intervenire in Siria, sottolineando che in Libia l’espansione dell’intervento militare estero è stata abbastanza moderata, ma non può essere prevedibile nel caso della Siria.
Il caso del Mali, collegato alla diffusione della jihad, può essere applicato anche al conflitto siriano.  A questo proposito Stratfor ha osservato che al-Qaida in Iraq tenta di utilizzare il conflitto siriano al fine di iniziare una guerra di religione in Iraq e in tal modo creare una zona di guerra continua che si estenda dall’Iraq al Libano. Le centinaia di persone che sono state uccise in Iraq da attentatori suicidi sono la testimonianza dei tentativi dei jihadisti di approfondire le animosità religiose tra sunniti e sciiti. E’ stato anche osservato che sia Riyadh che al-Qaida in Iraq cercano di approfittare dei crescenti sentimenti anti-sciiti e anti-iraniani nella regione, causati dalla morte di sunniti in Siria. Anche se i sauditi utilizzano i jihadisti per indebolire l’Iran, i jihadisti sperano di diventare una grande potenza politica in Siria e in Iraq a seguito del conflitto (5). Tuttavia, c’è una serie di ostacoli che impedisce che questi piani diventino realtà, comprese le limitate possibilità dei wahhabiti, le vittorie delle forze governative in Siria e il profilo politico dell’Iraq, in cui vi è una netta divisione tra curdi, sunniti e sciiti che impedisce ai jihadisti di coinvolgere tutta la popolazione del Paese. Nonostante il fatto che ci sia un collegamento evidente tra l’origine della lotta per il potere in Libia e la situazione dell’opposizione siriana, né a Bruxelles né a Washington e neanche i liberali dell’opposizione siriana vogliono vedere a cosa porteranno ulteriori tentativi di rovesciare il governo di al-Assad in Siria. E se nessun modello per controllare (dal punto di vista sociale, economico, politico, geografico ed etnico) l’attuale grande conflitto in Libia è ancora stato elaborato attraverso la mediazione dell’UE o delle Nazioni Unite, che senso ha continuare a molestare la Siria? Sembra che le decisioni dei leader europei e statunitensi sulla Siria vadano oltre i limiti della convenienza politica.

Note
(1) Wolfram Lacher. Fault Lines of the Revolution. Political Actors, Camps and Conflicts in the New Libya. SWP Research Paper. Berlin, Maggio 2013
(2) “Commander of Border Guard Visits Those Injured in Attack on Tamanhant Base”, Quryna, 2 aprile 2013
(3) “Abdel Fattah Younes’ Family: Criminal Prosecution – or Revenge”, Quryna, 5 dicembre 2012
(4) Robert D. Kaplan. Libyan Report Card
(5) Jihadists Seek a New Base in Syria and Iraq. Stratfor, 28 maggio 2013

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vedasi anche: LIBIA: CAMPO DI BATTAGLIA TRA OCCIDENTE E EURASIA

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Libia: la Resistenza verde cresce

15 dicembre 2012

L’articolo seguente è stato originariamente pubblicato dal Partito Comunista di Gran Bretagna (marxista-leninista):
Ascesa della Jamahiriya Verde!
Libia: la resistenza verde avanza
Il popolo della Libia lotta per recuperare ciò che ha perso

libya-oil_1842982cNell’ottobre 2011 il leader della rivoluzione verde libica, il colonnello Gheddafi, è stato brutalmente assassinato dai tagliagola mercenari sostenuti dall’occidente, dopo otto mesi di bombardamenti della NATO che hanno devastato il paese. Un anno dopo la ‘vittoria’, l’imperialismo annaspa sempre più nel vuoto, con le marionette di Tripoli che a malapena riescono a mantenere un governo per una settimana, o esercitano l’autorità sul paese, e l’esercito fantoccio sempre più messo da parte dalle milizie rivali nella guerra.
Nel frattempo, la Resistenza verde, data per spacciata, si fa sentire in modo tale che i media si sforzano d’ignorarla, ma Washington non può osare farlo. La verità amara per l’imperialismo è che i ricordi in Libia di quattro decenni di progresso economico e sociale restano sempreverdi nella mente dei suoi milioni di cittadini, nonostante tutte le bugie pompate sul ‘mostro ‘Gheddafi’. Ciò significa che i combattenti della resistenza si sono riorganizzati e compiono attacchi, forti della consapevolezza della diffusa simpatia popolare per le loro azioni. La verità scomoda per l’occidente è che la resistenza, della quale le ultime orazioni sono state lette un anno fa, non è mai veramente scomparsa, e che ora torna per vendicarsi.

Bani Walid: l’eroica città della rivoluzione verde
Simbolo di fedeltà duratura e patriottismo della maggior parte libici, è il rifiuto dei cittadini della città settentrionale di Bani Walid di chinare la testa davanti al governo dei quisling di Tripoli, che invece mantengono la propria città come un baluardo dell’integrità, mentre gran parte del paese è dilaniata dalla sovversione imperialista e dai conflitti tribali. Quando la dirigenza legittima del paese è stata brutalmente estromessa dalla NATO, i cittadini hanno formato un Consiglio degli Anziani per gestire la città. Nel disperato tentativo di riaffermare la propria declinante autorità politica, le marionette hanno deciso di dare una lezione ai leali cittadini dell’inaccettabile Bani Walid.
Un pretesto, chiaramente creato per inviare una spedizione punitiva dell’esercito fantoccio contro i propri cittadini (la stessa azione di cui il colonnello Gheddafi è stato così falsamente accusato), è stata la morte di Omran Shaaban, il traditore che si era ‘vantato’ di aver arrestato il colonnello Gheddafi, consegnandolo ai suoi assassini psicopatici. Shaaban ha incontrato la sua meritatissima fine in circostanze controverse, dopo esser stato ferito per essersi rifiutato di fermarsi a un posto di blocco di Bani Walid. Anche se questo mercenario imperialista è opportunamente crepato in un letto d’ospedale parigino, il suo ‘martirio’ è stato ritenuto un pretesto sufficiente per le marionette per emettere un decreto, la Risoluzione 7, che dava all’esercito fantoccio pieni poteri eccezionali e di poter utilizzare tutti i mezzi necessari per prendere il pieno controllo della città. Perfino all’interno del Consiglio nazionale generale del (GNC) dei burattini, voci si sono levate per protestare contro tale decreto che dava carta bianca per un genocidio.
Invano il Consiglio degli Anziani di Bani Walid ha protestato che il decreto è illegittimo e incostituzionale. In effetti, uno dei membri del Consiglio stesso fu successivamente sequestrato dai ratti e trascinato nel loro covo a Misurata, ad affrontare un destino incerto. Per settimane l’esercito fantoccio, affiancato e spesso superato dalle milizie ‘ufficiose’, ha assaltato Bani Walid, insieme ai bombardamenti indiscriminati, rapimento, l’assassinio e massacro di civili, terrorizzando la popolazione e bloccando i rifornimenti di cibo, medicine e altre cose essenziali. I medici si lamentavano che le milizie fermavano i veicoli che trasportavano medicine, personale e ossigeno. Tuttavia, nonostante settimane di pesanti martellamenti dei mortai, integrati da bombe con gas e fosforo bianco, molti degli abitanti di Bani Walid si sono rifiutati di abbandonare le proprie case. Un testimone oculare ha detto a Russia Today che “molti gruppi armati sono arrivati all’ingresso principale di Bani Walid e hanno chiesto alle persone di uscire dalla città. Abbiamo deciso di non farlo perché vogliamo difendere i nostri diritti, le nostre case e le nostre famiglie.” (7 ottobre 2012)
Coloro che non potevano resistere oltre e furono costretti a fuggire, hanno poi ritrovato la via del ritorno bloccata dalle bande armate. Molte famiglie si sono ritrovate bloccate su strade deserte, senza cibo o protezione. Eppure Bani Walid combatte ancora.

Zio Sam esclude i mediatori
Non essendo riusciti il governo fantoccio e l’esercito ad attuare l’agenda imperialista, l’imperialismo fa sempre più affidamento direttamente alle milizie per fare il lavoro sporco. Va notato che una delle bande più importanti nella violenta milizia contro-rivoluzionaria, lo Scudo di Libia, è stata pubblicamente corteggiata dalla Casa Bianca, in quanto ha contribuito a salvare i sopravvissuti della missione degli Stati Uniti, quando fu attaccata a Bengasi.
The Independent ha riferito che una delegazione della CIA e dell’ambasciata “si è recata a Bengasi per incontrare e reclutare combattenti direttamente dallo Scudo libico, una potente organizzazione ombrello delle milizie”. Il ministro della difesa del governo fantoccio denunciava che “il suo ministero non ha il controllo delle forze dello Scudo libico di Misurata, che aveva sequestrato Bani Walid, una città già fedelissima a Gheddafi, e stavano impedendo ai residenti sfollati di ritornare “, è chiaro che Washington ha solo disprezzo per il governo e il suo esercito ‘ufficiale’, sperando invece di combattere le forze della resistenza con i mercenari”. (11 novembre 2012)
E’ altrettanto chiaro che, a dispetto di tutti i pii discorsi riguardo al superamento delle divisioni tribali e di esclusione delle armi dalla politica, gli Stati Uniti fanno tutto il possibile per sfruttare queste divisioni, sperando così di sopprimere le forze della resistenza patriottica. Quando la Russia ha cercato di avere un progetto di dichiarazione convocando le Nazioni Unite per una soluzione pacifica dell’assedio di Bani Walid, gli USA hanno bloccato il passo.
La speranza di Washington, che le armi della milizia mercenaria operassero meglio degli ‘ufficiali’ del governo-fantoccio, seppellendo la resistenza, è andata delusa. Nonostante il quasi totale blackout sui massicci crimini di guerra commessi quotidianamente a Bani Walid, e l’ennesimo annuncio trionfale della morte del figlio del colonnello Gheddafi, Khamis (di nuovo) e la cattura del suo ministro dell’informazione (di nuovo), non riesce a nascondere la confusione e il panico che ora affliggono l’imperialismo, mentre una nuova ‘facile’ avventura guerrafondaia va così tanto male. Se non si può gettare la piccola popolazione della Libia nel servilismo, il Pentagono deve essere angosciato: come diavolo può prevalere contro la Siria e l’Iran?

La Resistenza cresce
Durante l’estate, il numero degli attacchi che possono ragionevolmente essere attribuiti alle forze della resistenza si è moltiplicato, nonostante la severa repressione e le menzogne dei media che presentano le violenze come semplici battibecchi tribali (con il signore coloniale che è lì per ‘mantenere la pace’).
Il 10 agosto, otto combattenti della resistenza sono stati liberati dalla prigione di al-Fornaj a Tripoli, dopo un attacco coordinato, il terzo attacco di questo tipo dal rovesciamento di Gheddafi.
Il 18 agosto, la resistenza ha fatto esplodere un’autobomba davanti un albergo di Tripoli, puntando a un veicolo utilizzato da personale di sicurezza di Bengasi.
Il 19 agosto, un’altra auto-bomba a Tripoli prendeva di mira il ministero degli interni e un centro per gli interrogatori.
Il 23 agosto, in uno sviluppo che ricorda la crescente violenza che attualmente passa dal ‘verde al blu’  tra la soldataglia imperialista in Afghanistan, Abdelmenom al-Hur, portavoce del Comitato supremo per la sicurezza ha detto ai giornalisti, che la resistenza si è infiltrata tra diversi ufficiali delle unità della sicurezza e si è impossessata di una caserma piena di armamenti pesanti.
A settembre, l’aeroporto di Bengasi, che gli Stati Uniti usavano come base per i droni, ha dovuto chiudere dato che la resistenza continuava a sparare ai droni. Un sito web segnalava alcune attività più recenti, tra cui un tentativo di assassinio quasi riuscito contro il leader militare del cosiddetto ‘Consiglio di transizione della Cirenaica’, Hamid al-Hassi, un tentativo di fuga dal carcere Koufiya a Bengasi e un attacco con RPG al Comitato supremo per la sicurezza a Tripoli. (Libyaagainstsuperpowermedia.com 8 novembre 2012).
Maggiormente dannoso per il prestigio imperialista, finora è stato l’attacco alla missione degli Stati Uniti a Bengasi dell’11 settembre, dove l’ambasciatore Stevens e tre altri signori coloniali vi hanno perso la vita.
In un primo momento, la linea di Obama era che l’attacco fosse stata una protesta spontanea innescata dalla diffusione del film grossolanamente islamofobo l’Innocenza dei musulmani; una protesta che era sfuggita di mano! Tuttavia, è poi passata la linea che si trattasse di un attacco terroristico di al- Qaida. Questo sembrava, se non altro, ancora meno credibile, dato il ruolo di servizio svolto da questo gruppo, così di recente, nei confronti dell’imperialismo degli Stati Uniti attraverso la mobilitazione del Gruppo combattente islamico libico contro Gheddafi. Obiezioni analoghe potrebbero essere formulate contro la tesi dei salafiti, non meno ferventi oppositori della rivoluzione verde.
La spiegazione più semplice potrebbe rivelarsi anche la più autentica: l’attacco è stato effettuato dalla stessa resistenza. Sembra certamente un lavoro professionale. Un testimone oculare, ferito nell’attacco, ha riferito che circa 125 uomini hanno attaccato con mitragliatrici, armi antiaeree e lanciagranate, bombardando sistematicamente il complesso. E mentre Obama ha cercato di spacciare la sua storia al resto del mondo, le sventurate marionette hanno raccontato una storia più semplice. Il ‘presidente’ della Libia al-Magariaf, gli ambasciatori della Libia alle Nazioni Unite e a Washington, e l’allora ‘primo ministro’ Abdurrahim al-Qaib, hanno tutti accusato i lealisti di Gheddafi dell’attacco, e solo successivamente si sono confusamente allineati dietro la tesi della NATO.
Se la Resistenza può aggiungere quest’azione alla sua lista di eroici successi anti-imperialisti, o se si scoprisse che si tratta du un altro spettacolare autogol, il risultato finale è lo stesso: uno schiaffo all’imperialismo degli Stati Uniti, che lo lascia confuso, umiliato e sempre più diviso. Lo stesso vale per molte altre azioni anti-fantocci che non è possibile, in questa fase, attribuire con certezza alla Resistenza. Se i burattini dell’imperialismo sono preda delle caotiche divisioni tribali che i loro padroni hanno suscitate, allora così sia. Gli imperialisti, ancora una volta, hanno sollevato un masso per schiacciare i loro nemici, per poi farlo cadere sui propri piedi.

I ladri cadono
Quando il 26 ottobre, la ragazza del generale Petraeus ha scelto di intrattenere il pubblico con le gemme dal suo discorso del cuscino, il capo della CIA oramai era caduto in disgrazia, avendo preso a calci un vespaio, rivelando forti conflitti all’interno di circoli dirigenti imperialisti.
Ora, non so se molti di voi l’hanno sentito, ma la missione della CIA aveva effettivamente un paio di prigionieri, membri della milizia libica, e pensavano che l’attacco al consolato fosse un tentativo per liberare questi prigionieri, un aspetto ancora in fase di vaglio… I fatti venuti alla luce oggi, dicono che le forze presenti nella dependance della CIA, che non era il consolato, chiedevano rinforzi. Chiedevano – chiamando il CINC (Comandante in Capo) delle forze di pronta reazione – un gruppo di operatori della Delta Force, i nostri ragazzi di maggior talento militare che abbiamo sul campo. Avrebbero potuto venire e rafforzare il consolato e l’annesso della CIA che erano sotto attacco… E’ stata una tragedia perdere un ambasciatore e due altri funzionari del governo, c’era un guasto nel sistema perché non vi era la necessaria sicurezza aggiuntiva… E’ frustrante vedere l’aspetto politico di tutto ciò che sta succedendo con questa indagine… la sfida è la nebbia della guerra, e la sfida più grande è che siamo nella stagione di caccia politica, e così tutta questa faccenda è stata politicizzata.”
Appoggiando il suo uomo con una dichiarazione che il fidanzato avrebbe preferito non venisse detta, Paula Broadwell balbettò che la “cosa difficile” per Petraeus era dover tacere su quello che stava realmente accadendo: “Così sapeva tutto ciò, aveva corrispondenza con il capo della stazione della CIA in Libia in meno di 24 ore, sapevano quello che stava accadendo.”
Sì, deve essere un inferno dover gestire la CIA e raccontare storie sempre più incredibili per conto di un sistema di sfruttamento e dominio globale che sta così clamorosamente rovinando. L’innocente dichiarazione della Broadwell sulle calde relazioni fraterne tra l’Ufficio Ovale, il Pentagono e Foggy Bottom ci offre un chiaro esempio dello stress e delle tensioni presenti all’interno dei circoli dominanti, mentre l’imperialismo in crisi sprofonda sempre più in un’altra sua palude. Può affondare senza lasciare traccia.

Vittoria alla resistenza verde!
Morte ai ratti!
Morte al re dei ratti: l’imperialismo!

Red Ant Liberation Army

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La roccaforte di Gheddafi, Bani Walid, sotto attacco

Stephen Lendman Globalresearch, 20 ottobre 2012

La Guerra di Washington alla Libia infuria. La guerra non è finita dopo che la NATO ha detto che la sua “missione” del 2011 si era conclusa dopo sette mesi. Devastare un paese non belligerante non era abbastanza. La durezza dell’occupazione infligge altro dolore. La resistenza della Jamahiriya è forte. La sua lotta continua. E non si fermerà fino a quando la Libia riacquisterà la libertà. I lealisti non vogliono partecipare ai leader fantoccio controllati dalla NATO, al saccheggio e agli abusi  imperiali al popolo libico. Gli scontri per la libertà esplodono frequentemente. Le tribù vi sono coinvolte. Le milizie locali hanno una propria agenda. I ribelli si combattono tra loro e contro la Resistenza verde per il controllo.
Le forze governative servono Washington e i principali partner della NATO. Dagli inizi di ottobre, Bani Walid è assediata. Migliaia di miliziani combattono. Cibo, forniture mediche, carburante e altre cose essenziali scarseggiano. Uomini armati bloccano i veicoli con generi di prima necessità, medicine e altro all’entrata. I quartieri residenziali vengono attaccati. I villaggi nelle vicinanze sono stati saccheggiati e bruciati. Il cosiddetto Congresso Nazionale Generale (GNC) della Libia approva l’assalto. I fantocci al governo vogliono che i residenti consegnino i presunti responsabili dell’uccisione di Omran Shaaban, un ribelle coinvolto nella cattura e nell’assassinio di Gheddafi.
Lo scorso autunno, la NATO ha devastato Bani Walid. Per settimane, bombardamenti terroristici, bombardamenti indiscriminati e attacchi di terra l’hanno ridotta a una città fantasma. E’ stata una delle ultime città della Libia a cadere. E’ la casa di oltre 80.000 abitanti. Hanno pagato un prezzo enorme. Molte le vittime. Molti i morti e i feriti. Migliaia sono gli sfollati. Centinaia sono stati arrestati e imprigionati. Il loro crimine è il desiderio di vivere liberi. Oggi i residenti di Bani Walid sono di nuovo sotto attacco. Finora stanno resistendo valorosamente. Lo scorso autunno, le forze della NATO e i ribelli hanno usato chimiche e altre armi illegali. I rapporti suggeriscono che sono usate anche oggi. Le ferite non sono correlate ad armi convenzionali. Israele fa la stessa cosa agli abitanti di Gaza. Così fanno le forze statunitensi nei teatri di guerra del Pentagono.
Mathaba ha riferito che i residenti ricoverati hanno gravi ustioni, “allucinazioni, spasmi muscolari, bava alla bocca, tosse, irritazioni agli occhi, vertigini, difficoltà di respirazione e perdita di coscienza.” La NATO e le sue forze fantoccio combattono tutte le loro guerre in modo sporco. I civili soffrono di più. I media delinquenziali sopprimono ciò che dovrebbe fare titolo. Mathaba citava il Dr. Taha Muhammad: “Abbiamo cominciato a ricevere pazienti con sintomi strani che non ho mai visto prima. Le persone colpite avevano difficoltà respiratorie, vertigini e tosse. Non tutti manifestano gli stessi sintomi, ma alcuni sono anche affetti da allucinazioni, schiuma alla bocca e perdita di coscienza. Crediamo che siano stati esposti a qualche tipo di gas.” Le strutture e le attrezzature mediche disponibili non possono diagnosticare correttamente o curare le vittime. I medici fanno il meglio che possono. I pazienti soffrono. Le violazioni dei diritti umani continuano ogni giorno.
Il 19 ottobre, Reuters intitolava “Il capo dell’esercito libico a Bani Walid, dopo gli scontri“, dicendo: “Il capo dell’esercito Yussef al-Mangoush ha detto che le truppe sono “pronte ad entrare a Bani Walid, e ci aspettiamo (di entrare) pacificamente. L’esercito sta per prendere il controllo della situazione.” Il colonnello della Resistenza Salem al-Wa’er, ha detto “Bani Walid è stata bombardata da questa mattina da tre lati: sud, est e sud-est”. Gli abitanti della città dicono che i bombardamenti continuano. Il commercio è cessato. I beni essenziali si stanno esaurendo. Le tensioni sono alte”.
Il 18 ottobre, Russia Today intitolava “Undici uccisi mentre la roccaforte libica di Gheddafi viene bombardata dalle milizie“, affermando: “Le autorità libiche continuano a lottare contro i gruppi di miliziani, mentre cresce il disordine politico.” Il 19 ottobre, AFP intitolava “Gli scontri tengono il mediatore fuori da Bani Walid“, dicendo: “I miliziani pro-regime martellano la città. Fino ad ora, i combattenti della resistenza gli hanno impedito di entrare e di prendere il controllo. Il presidente del GNC Mohammed Megarief ha promesso di venire, ma i combattimenti lo hanno tenuto lontano.” In precedenza aveva fondato il Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia (NFSL). Si trattava di un gruppo anti-Jamahiriya finanziato da CIA/Arabia Saudita, che ha diretto dall’ottobre 1981 al maggio 2012. E’ attivamente anti-Gheddafi. Più volte ha cercato di cacciarlo con un Colpo di Stato, ma non c’era riuscito. Dopo la sua morte, si è trasformato nel Partito del Fronte Nazionale. Ha vinto tre dei 59 seggi nelle elezioni del luglio 2012 per il GNC. L’Alleanza delle Forze Nazionali (NFA) di Mahmoud Jabril ha ottenuto 39 seggi.
Il 18 ottobre, il Guardian intitolava “La confusione si diffonde mentre la città libica di Bani Walid viene tempestata dall’esercito.” “Fino ad ora, le unità dell’esercito non hanno vinto come previsto. Aspri combattimenti continuano. “Abbiamo iniziato a entrare Bani Walid. Non siamo lontani dal centro”, ha detto il portavoce dell’esercito Mohammed al-Gandus. “C’è stata una grande battaglia tra gli abitanti di Bani Walid e il nostro esercito.” I sostenitori di Gheddafi vi si sono “nascosti”, ha aggiunto. “Stanno combattendo molto bene, perché sanno che presto moriranno.”
I rapporti sulla loro fine potrebbero rivelarsi esagerati. Lo scorso autunno, la NATO aveva detto che la resistenza di Bani Walid era stata sconfitta. Un anno dopo, la loro lotta continua. Milioni di libici vogliono la libertà, non l’occupazione del regime repressivo dei fantocci filo-occidentali. Non hanno smesso di combattere e non cederanno in tutto il paese. Bani Walid è uno dei tanti campi di battaglia. Scontri possono scoppiare ovunque e in qualsiasi momento. Non si fermeranno fino a quando la libertà sarà riconquistata. Allo stesso tempo, la violenza quotidiana provoca notevoli danni. La cosiddetta liberazione della NATO offre un inferno vivente. Uccisioni di massa, distruzione e miseria umana accompagnano ogni campagna della NATO, che restano, una volta finita la guerra. Bani Walid si trova a 180 km a sud ovest di Tripoli. E’ la base di origine dei Warfalla, la più grande tribù della Libia. È rimasta fedele a Gheddafi durante i combattimenti dello scorso anno. I   combattenti di Bani Walid resistono meglio che possono. Almeno 10 morti sono confermati e decine i feriti. La valle al-Mardoum è la più colpita. Ma è difesa valorosamente. I due precedenti tentativi, quest’anno, di prendere la città non sono riusciti. Da mesi è indipendente e libera dalle milizie. I residenti hanno assunto la responsabilità della sicurezza locale. Lottano per mantenere ciò che le milizie e i funzionari del GNC vogliono distruggere.
Il 19 ottobre, Mathaba intitolava “Un’assalto completo su Bani Walid è in corso“, dicendo: “La delibera n° 7 del GNC emanata il 27 settembre, chiede alle unità dell’esercito di arrestare i responsabili della morte di Omran Shaban. Le forze di terra hanno attaccato la città. Numerose sono state le vittime da entrambe le parti.” Il comandante dell’esercito al-Gandus ha sostenuto che le sue truppe hanno iniziato ad entrare Bani Walid. Si dirigono verso il centro della città, ha detto. Ha sostenuto che vincere questa battaglia libererà la Libia. I residenti la pensano diversamente da lui. I funzionari del regime sono in gran parte silenziosi. Hanno parlato poco dei loro piani di guerra. Aspettatevi l’uso illegale di armi chimiche, di nuovo, sui residenti della città. Sono circa 2000 le truppe coinvolte. I miliziani li integrano. Le perdite da entrambe le parti potrebbero essere elevate. Un residente di Bani Walid, Ibrahim Warfalli, ha smentito le notizie ufficiali. Ha detto che i combattenti della resistenza mantengono il controllo dell’aeroporto e hanno impedito a unità dell’esercito di entrare in città. La posta in gioco è la libertà o l’occupazione e il controllo imperiale. I combattimenti sono intensi.
Il portavoce dell’esercito ha detto che non sa quanto tempo ci vorrà per controllare Bani Walid. “Forse ci vorrà qualche giorno“, ha detto. “Forse qualcosa di inaspettato accadrà. Ci vorrà del tempo se coloro che sostengono Bani Walid usano i civili come scudo. Noi non vogliamo uccidere civili.” In realtà, li stanno deliberatamente prendendo di mira. Durante l’assedio dello scorso anno e di quest’anno, bombardamenti indiscriminati e gas tossici hanno causato terribili ferite e molte morti. Video e altre immagini mostrano bambini gravemente feriti. Alcuni rimangono in vita. Altri dono deceduti nei combattimenti. Mentre Bani Walid rimane assediata e aggredita, la resistenza continua altrove in tutta la Libia. Aspettatevi una lunga lotta fino fino a quando la Jamahiriya trionferà sulla tirannia. Gli eroici  combattenti per la libertà non si accontentano di meno.

Un commento finale
Il 17 ottobre, Human Rights Watch (HRW) intitolava “Libia: nuove prove di uccisioni di massa nel luogo della morte di Gheddafi. Un anno dopo, sullo stato dell’avanzamento dell’inchiesta sugli assassini.” Delle prove accusano gli insorti di Misurata. Hanno gravemente picchiato e ucciso decine di fedelissimi di Gheddafi fatti prigionieri. Le autorità libiche avevano promesso di indagare, ma non ha fatto nulla. Secondo Peter Bouchaert di HRW: “Le prove suggeriscono che le milizie dell’opposizione hanno sommariamente giustiziati almeno 66 prigionieri del convoglio di Gheddafi a Sirte. Sembra anche che abbiano portato Mutassim Gheddafi, che era stato ferito, a Misurata e lo abbiano ucciso lì. I nostri dati mettono in discussione l’affermazione delle autorità libiche secondo cui Muammar Gheddafi è stato ucciso dal fuoco incrociato, e non dopo la sua cattura.” Il diritto internazionale è chiaro. “In base alle leggi di guerra, l’uccisione di combattenti catturati è un crimine di guerra, e le autorità civili e militari libiche hanno l’obbligo di indagare sui crimini di guerra e altre violazioni del diritto internazionale umanitario“. Invece di indagare e perseguire i responsabili, le autorità libiche hanno nascosto i loro crimini. Washington, i partner della NATO e i complici regionali devono assumersene la piena responsabilità. I loro tirapiedi libici, messi al potere da loro, faranno quello che gli si dice.

Stephen Lendman vive a Chicago e può essere raggiunto a lendmanstephen@sbcglobal.net. Il suo nuovo libro si intitola “How Wall Street Fleeces America: Privatized Banking, Government Collusion and Class War.” Visitate il suo blog sjlendman.blogspot.com e ascoltate le sue discussioni con ospiti illustri sul Progressive Radio News Hour, del Progressive Radio Network, giovedì alle 10.00 ora centrale degli Stati Uniti, e sabato e domenica a mezzogiorno. Tutti i programmi vengono archiviati per facilitarne l’ascolto.

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Libia intensifica la resistenza all’occupazione degli USA e della NATO

Il Pentagono ammette un maggior coinvolgimento sul terreno
Abayomi Azikiwe, Global Research, 14 Settembre 2011
Abayomi Azikiwe è redattore di Pan-African News Wire

La resistenza da parte delle forze lealiste in Libia si è intensificata, con scontri più importanti tra i sostenitori del governo di Gheddafi e il Consiglio ribelle di transizione nazionale (NTC), finanziato da USA-NATO. Per più di due settimane la leadership filo-occidentale, insieme con gli imperialisti, hanno fatto pressioni sul popolo di Bani Walid affinché si arrendesse e lasciasse occupare la sua città di 100.000 abitanti, nella regione occidentale di questo stato nordafricano produttore di petrolio.
Dopo non esser riusciti a convincere la leadership della città a cedere alle pretese neo-coloniali del NTC e dei suoi sostenitori, alcuni tentativi, da parte dei ribelli e della NATO, di attaccare Bani Walid e i suoi dintorni sono stati respinti dall’organizzazione armata del popolo. In queste recenti schermaglie, è stato rivelato che l’esercito libico mantiene ancora la capacità di impegnarsi in operazioni sia offensive che difensive.
Prima del tentativo di entrare a Bani Walid, le forze armate della Libia hanno lanciato  razzi Grad contro le posizioni dei ribelli del CNT, fuori dalla città. Quando le unità ribelli si sono avvicinate all’ingresso nord della città, sono state colpite da ulteriori colpi di mortaio e da tiri dei cecchini.
Dopo il ritiro dalle aree prossime a Bani Walid, i ribelli del CNT hanno deciso di rafforzare la loro unità nell’approccio a Sirte, la città costiera occidentale, una zona di forte sostegno al colonnello Muammar Gheddafi. Anche lo sforzo di avvicinarsi a Sirte ha incontrato una dura resistenza da parte delle forze lealiste, spingendo i ribelli a ritirarsi a 125 km dalla città.
Impedendo ai ribelli di entrare in queste aree, si dimostra la falsità secondo cui il governo libico non avrebbe un sostegno continuo nel paese. Prima dell’invasione di Tripoli, si sono avute dimostrazioni di milioni di persone a sostegno del governo e in opposizione alla guerra USA-NATO.
La NATO ha intensificato le sue operazioni di bombardamento su Bani Walid e Sirte, nei giorni precedenti la scadenza del termine dato al popolo di arrendersi. Ci sono state segnalazioni secondo cui la NATO ha consigliato i ribelli di ritirarsi, in attesa di ulteriori attacchi aerei contro i lealisti in queste città, ancora sotto il controllo del governo.
Ulteriori operazioni offensive dei lealisti contro la guerra USA-NATO nel paese, hanno incluso un audace attacco, il 12 settembre, al porto petrolifero di Ras Lanuf, un importante centro della guerra, negli ultimi sette mesi. E’ stato riferito che 17 ribelli del CNT sono stati uccisi in un attacco, avvenuto dopo che gli operai avevano incendiato sezioni della raffineria, come atto di sabotaggio contro il piano imperialista di sottrarre grandi quantità di petrolio allo Stato, che prima della guerra produceva 1,5 milioni barili al giorno di greggio di alta qualità.
Lo stesso 12 settembre, ci sono stati attacchi contro le forze ribelli del CNT presso l’aeroporto di Tripoli, dove sono state sentite esplosioni in lontananza. Durante questo stesso periodo, vi è stata una escalation nel tiro contro gli elementi del CNT in tutta Tripoli.
Anche il New York Times ha ammesso, il 12 settembre, che “Abdulrahman Busin, un portavoce delle operazioni militari del consiglio, ha detto che l’attacco a Ras Lanuf era apparentemente una risposta alla notizia che il Consiglio aveva adottato delle misure per riavviare la produzione di petrolio, che era uno delle maggiori fonti di reddito del paese prima del conflitto. Ha detto che le forze alleate del consiglio, stavano ancora combattendo i lealisti, per portare la zona industriale di Ras Lanuf sotto controllo.” (NYT, 12 settembre)

Rafforzare il ruolo degli Stati Uniti nella Continuazione della guerra della NATO
Mentre l’escalation della guerra in Libia aumentava nel corso dei mesi, a partire dall’inizio degli attacchi dei ribelli del 17 febbraio, a Bengasi, e in altre aree nella parte orientale del paese, è stato rivelato che gli Stati Uniti e i paesi della NATO avevano organizzato, finanziato e coordinato le azioni e i movimenti dei ribelli del CNT. La Casa Bianca ha inviato degli operativi Central Intelligence Agency (CIA) in Libia, per fornire assistenza alla controrivoluzione.
E’ stato riferito, nel corso di questo stesso periodo, precedente o durante la guerra, che gli agenti dell’MI-6 e le forze speciali inglesi, erano coinvolti nei combattimenti, così come le unità militari appoggiate dagli USA, del vicino Egitto e del Qatar, nel Golfo. L’intervento diretto di terra da parte degli Stati imperialisti e dei loro alleati, illustra il grado di importanza che le classi dirigenti di questi diversi paesi occidentali valutano negli sforzi per prendere il controllo della Libia, dei suoi corsi d’acqua, tesoro nazionale e risorse naturali.
Tuttavia, altre affermazioni danno ulteriore prova del dispiegamento sul terreno di unità militari statunitensi. Nonostante i consistenti rapporti su forze USA erano avvistate nel teatro di guerra, il Pentagono ha ripetutamente negato queste accuse.
Tuttavia, è stato segnalato il 12 settembre dalla Associated Press che “Il Dipartimento della Difesa dice di avere quattro soldati in Libia, è solo la seconda volta da quando gli Stati Uniti vi sono stati coinvolti, che ha riconosciuto di avere personale militare sul terreno. La prima volta fu a marzo, quando dei Marines salvarono un pilota dell’Air Force che si era eiettato sula Libia orientale.” (AP, 12 settembre)
Anche se il Capitano della Marina, John Kirby, un portavoce del Joint Chiefs of Staff, ha indicato il 12 settembre che il personale militare era in Libia solo per indagare sulla riapertura dell’ambasciata statunitense a Tripoli, con ogni probabilità, questo è parte di una più più ampia strategia per una  maggiore presenza del Pentagono nel paese. Perché il popolo libico o la comunità internazionale accettano queste smentite da Washington, quando Business Insider ha affermato che “(questa) ammissione contraddice l’amministrazione Obama, che ha ripetutamente affermato all’inizio dell’intervento militare in Libia, che le forze USA non sarebbero state dispiegate nella nazione Nordafricana.“? (Business Insider, 12 settembre)
Questa stessa pubblicazione in seguito ha rilevato che “i funzionari statunitensi hanno già riconosciuto la presenza di alcuni agenti della CIA a terra, in Libia, che starebbero aiutando a coordinare gli attacchi aerei della NATO.” Il Pentagono e la CIA hanno anche fornito i droni Predator utilizzati per identificare gli obiettivi e colpire le posizioni libiche a terra.
Allo stesso tempo, il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha sottolineato che l’alleanza militare continuerà le sue operazioni in Libia, nel futuro imprevedibile. Durante il corso della guerra contro la Libia, ci sono stati oltre 20.000 sortite e circa 8.000 bombardamenti.
In risposta alla maggiore resistenza contro la politica di guerra in Libia degli gli USA-NATO, Rasmussen ha detto che “Si è visto anche durante questo fine settimana, che i resti del regime di Gheddafi costituiscono ancora una minaccia per la popolazione civile. Siamo pronti a continuare la nostra attività, per il tempo necessario.” (Xinhua, settembre 12) I paesi della NATO ed i loro alleati, hanno ospitato numerose conferenze volte a espropriare la ricchezza della Libia, dove le attività estere al di sopra dei 120 miliardi di dollari, sono stati congelati per diversi mesi.

Divisioni tra i ribelli e ulteriori rivelazioni di atrocità
Già tra le forze ribelli ci sono profonde divisioni che possono benissimo fornire una spiegazione falsamente razionale al grande intervento militare degli Stati imperialisti. Il 9 settembre ci sono state segnalazioni su Tripoli Post, che 12 ribelli sono stati uccisi in lotte interne tra le diverse unità, in due città sul confine orientale dei Monti Nafusa. (Tripoli Post, 9 settembre)
Altri rapporti indicano crepe tra le unità da combattimento ribelli del CNT ed i politici che sono invitati alle conferenze nelle capitali occidentali, dove sono salutati come la nuova leadership del paese. Anche tra i portavoce CNT ci sono profonde differenze sulla base delle prospettive politiche, e sfiducia tra islamisti, monarchici, disertori dal governo e gruppi da molto tempo addestrati dalla CIA, che si sono opposti al governo Gheddafi fin dal 1980.
Oltre a queste divisioni fra i ribelli filo-occidentali, ci sono rapporti giornalieri di atrocità commesse dai ribelli contro i libici neri e gli africani provenienti da altri paesi del continente. Centinaia di nigeriani e ghanesi sono rinchiusi in prigioni in Libia, insieme a cittadini dalla pelle scura percepiti dai reazionari e dai loro sostenitori NATO, come sostenitori dei lealisti.
Circa 20 nigeriani sarebbero stati stati trovati giustiziati presso il compound di Gheddafi a Tripoli, che fu invaso dalle forze del CNT durante la prima settimana dell’occupazione della capitale. Questi atti di razzismo e  genocidio, hanno giocato un ruolo significativo nell’impedire all’Unione Africana di riconoscere il CNT come il legittimo governo della Libia, nonostante le enormi pressioni economiche e politiche degli stati imperialisti.
Forse una delle storie più scioccanti uscite dalla Libia, è stata rivelato da un ex membro del Congresso degli Stati Uniti, Walter Fauntroy, un attivista per i diritti civili e collaboratore del martire Martin Luther King, Jr. Fauntroy, che si recò in Libia durante i giorni precedenti la guerra, cercando di mediare un accordo di pace tra le forze USA-NATO e il governo di Gheddafi, ha detto che ha assistito alla decapitazione di persone da parte di unità delle forze speciali dei paesi della NATO. (Mathaba.net, 9 settembre)
Anche gli stati moderati dell’Africa, come il Kenya, stanno chiedendo di rigettare il riconoscimento del CNT da parte della comunità internazionale. L’ambasciata del Kenya è stato specificamente presa di mira  durante l’invasione di Tripoli e il ministero degli esteri ha sottolineato che, finché non ci sarà un chiaro piano per una transizione verso un governo rappresentativo in Libia, il CNT non deve essere riconosciuto sul piano diplomatico.
Nel frattempo, il 12 settembre, nell’escalation della resistenza contro la guerra USA-NATO contro il suo Paese, il leader Muammar Gheddafi ha rilasciato una dichiarazione ad Ar-Rai TV, della Siria. Gheddafi ha invitato il popolo libico a resistere all’imposizione del dominio del CNT sulla Libia e ha ribadito che i ribelli sono agenti dell’imperialismo.

I movimenti USA contro la guerra e per la pace devono opporsi alla guerra contro la Libia
E’ essenziale che i movimenti contro la guerra e la pace negli Stati Uniti e negli altri paesi della NATO, si oppongano apertamente al complotto imperialista per distruggere e occupare la Libia. Non esiste una cosa come una guerra buona per la neo-colonizzazione e l’occupazione.
Le lezioni dell’Afghanistan e dell’Iraq dimostrano chiaramente che le condizioni per la maggior parte dei popoli che vivono sotto occupazione statunitense,  inevitabilmente peggiorano. Il deterioramento delle condizioni sociali dei popoli che vivono sotto il dominio imperialista, diretto o indiretto, porterà a un maggiore intervento militare e a conseguenti stragi e distruzioni.
Le forze contro la guerra devono esigere che gli imperialisti non devono mettere le zampe sulla ricchezza nazionale del popolo libico. I ribelli non possono in alcun modo, essere considerati i rappresentanti legittimi del popolo, quando hanno apertamente collaborato con le ex potenze coloniali e lo stato leader imperialista nel mondo, gli Stati Uniti, non solo nel rovesciare il governo del paese, ma approvando anche il furto delle sue risorse naturali e  risorse estere.
La guerra contro la Libia è la prima piena missione operativa del Comando statunitense in Africa (AFRICOM), istituito dal Pentagono nel 2008 per aumentare l’intervento militare sul continente. Con l’affidamento alla classe dirigente degli Stati Uniti delle esportazioni di petrolio e delle risorse minerarie del continente africano, ci saranno maggiori appelli della borghesia ad impegnarsi negli sforzi volti al cambiamento di regime, seguendo lo stesso schema della Costa d’Avorio, della Francia, e della Libia, da un collettivo di stati imperialisti guidati dagli Stati Uniti.
Gli attivisti preoccupati per la pace globale e lo sviluppo, dovrebbero chiedere lo smantellamento di AFRICOM e il ritiro di ogni coinvolgimento militare degli Stati Uniti nel continente africano. Gli affari dell’Africa devono essere di competenza esclusiva dei popoli, che porteranno per sempre il peso dell’intervento e dell’occupazione imperialista.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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