Siria: dopo la strage di Banias, il massacro della verità

Bahar Kimyongür, Investig’Action, Bruxelles 9 maggio 2013

La Siria continua ad agonizzare. Quando preghiamo tutti i pantheon della terra che l’incubo finisca, continua al meglio. Questa volta, l’incubo colpisce Banias, una tranquilla cittadina sulle coste siriane finora risparmiata dalle violenze. All’inizio di maggio, a Banias, l’innocenza è stata vilmente assassinata. Le donne e i figli più belli tra i fiori più belli della Siria nel periodo di massimo splendore, sono stati uccisi, fucilati, pugnalati da … da chi? Ad ogni uccisione, la stessa domanda  insopportabile porta e riversa nei nostri cuori rabbia e disperazione. E quando gradualmente ci riprendiamo la mente, cerchiamo di capire l’indicibile, i padroni del pensiero alla moda già sono sul campo, spingendo le indagini su una sola direzione. Per ora, la confusione e l’inquinamento ambientale mediatico ci impediscono di dire chi sia l’autore di questi omicidi. Tuttavia, con le limitate informazioni che abbiamo, possiamo almeno dire chi non lo sia.

REYHAN~1La regione costiera della Siria, ultima isola relativamente pacifica della Siria, è stata macchiata con il sangue dei suoi bambini, uccisi da mani oscure. A seguito delle uccisioni che si sono avute all’inizio di questo mese, sono già centinaia i morti. Anche se gli autori di questo crimine efferato non sono noti, le reti sociali pro-ribelli si sono affrettate ad accusare il governo siriano e, in particolare, il capo di origine turca della milizia filo-governativa Mihraç Ural. In un video pubblicato sul sito (momentaneamente offline) del movimento chiamato Muqawama Suriy (Resistenza siriana), si vede spiegare la sconfitta dei terroristi nella parte settentrionale della provincia di Latakia. Ecco un estratto del video che suscita polemiche. Spiega la necessità di ripulire la zona di Banias, dove i terroristi cercano di farsi strada verso il mare dopo la loro sconfitta a Khirbet Soulas, un villaggio nei pressi del Deposito 16 del lago di Tishreen. Video della battaglia di Soulas Khirbet, di fonte ribelle, del 29 aprile 2013.
La parola pulizia, “tathir”, usata da Mihraç Ural è un luogocomune utilizzato da tutte le parti nel conflitto in Siria e non indica un’operazione di pulizia etnica come sostengono i media turchi e occidentali. Le vittime dei massacri sono sunniti di Banias, e i media turchi hanno immediatamente colto l’occasione per regolare i conti con l’uomo, un veterano del dissenso marxista turco. Un tempo ciò veniva sfruttato dai siti di estrema destra che hanno trovato nel turco Mihraç Ural l’ideale nemico alawita filo-governativo e comunista. La tesi del coinvolgimento di Mihraç Ural e del suo gruppo armato, tuttavia, non cammina per diversi motivi. In primo luogo, in quanto attivista dalla lunga esperienza nella sinistra turca, Mihraç Ural non ha né il profilo né il discorso o la pratica dello stragista. La sua lotta è patriottica e internazionalista. Mihraç Ural proviene dalla Sinistra rivoluzionaria turca, un movimento politico che, nonostante i suoi molti errori, non ha mai praticato il terrorismo che prende deliberatamente di mira i civili. Prima di mobilitarsi nella guerra dei siriani contro i gruppi jihadisti che infiltravano il confine, Mihraç Ural ha diretto un gruppo scissionista del Partito-Fronte di liberazione popolare di Turchia (THKP-C), chiamato i Soccorritori (Acilciler).
Il THKP-C è un’organizzazione politico-militare nata alla fine degli anni ’60 sulla scia delle rivolte di studenti e lavoratori che scossero la Turchia. Il colpo di stato militare del 12 marzo 1971 e la caccia all’uomo che ne seguì e infine l’assassinio dei massimi leader del THKP-C nel Paese, a Kizildere nel 1972, assieme al fondatore Mahir Cayan, infersero un duro colpo al movimento. Dal 1974, decine di migliaia di giovani presero la fiaccola della lotta rivoluzionaria contro il fascismo e si proclamarono eredi del THKP-C. Tra i movimenti che si sono succeduti al THKP-C, i più famosi sono la Via rivoluzionaria (come Devrimci Yol) e la Sinistra rivoluzionaria (come Devrimci Sol), da cui nacque l’attuale potente movimento chiamato DHKP-C (Partito Rivoluzionario-Fronte di Liberazione del Popolo). Oltre a Dev-Yol e Dev-Sol, una miriade di piccoli gruppi come Dev-Savas (Guerra rivoluzionaria), Halkin Devrimci Öncüleri (Avanguardia rivoluzionaria del popolo) e Acilciler (i Soccorritori) nacquero in Turchia. Oggi, di tutti questi gruppi nati dal THKP-C, solo il DHKP-C è sopravvissuto. Ma verso la fine degli anni ’70, questi movimenti erano attivi e impegnati nella resistenza armata contro il regime turco e contro le milizie fasciste addestrate dalla CIA e comunemente chiamate Lupi grigi.
Mihraç Ural è stato il fondatore della fazione marxista-leninista conosciuta come “I Soccorritori.” Alawita di Antiochia, le sue origini arabe lo portarono a studiare la storia della città e del Sangiaccato di Alessandretta (Hatay in turco), la provincia di cui è capoluogo. Pur sostenendo il comunismo, i Soccorritori divennero gradualmente un’organizzazione in lotta per la liberazione della provincia di Hatay dall’occupazione turca e la sua annessione alla Siria. Mihraç Ural fu arrestato poco prima del colpo di stato militare del 12 settembre 1980, che pose fine alla guerra civile tra le forze di sinistra e di destra. Dopo la fuga dal carcere di Adana, andò in esilio in Siria e avendo origine siriana, ottenne la cittadinanza siriana. Da 32 anni, Mihraç Ural pertanto vive nel Paese di Assad.
Rapidamente emarginati dall’arena politica turca, i leader dei “Soccorritori” cercarono d’infonderle nuova vita in Siria. Il regime di Damasco gli diede un campo di addestramento nella valle della Beqaa in Libano, accanto ai campi della sinistra rivoluzionaria turca come il Devrimçi Sol e il Partito dei lavoratori curdi, il PKK. Ma l’esilio ebbe rapidamente ragione della combattività del  gruppo di Mihraç Ural. In Turchia, i Soccorritori non ebbero che una manciata di sostenitori arabi nella città di Antiochia. Isolato, Mihraç Ural infine quasi sciolse il movimento e divenne scrittore e giornalista impegnato, ma relativamente indipendente. Dall’esilio siriano, ha pubblicato regolarmente articoli sulla politica interna turca, la geopolitica nel mondo arabo, la questione curda e il PKK, organizzazione con la quale ha mantenuto buoni rapporti, la questione della minoranza turca degli alawiti e la storia della questione di Hatay. Quando la primavera siriana esplose, come la maggior parte degli attivisti della sinistra turca, ha accusato i ribelli di essere mercenari al soldo delle potenze imperialiste e dichiarò la sua lotta in sostegno della Siria “laica e progressista”.
Nel 2012, Ural Mihraç creò nella regione di Idlib il Muqawama Suriy (Resistenza siriana), un’organizzazione patriottica per la protezione dei civili di carattere multietnico. Mihraç Ural e i combattenti provenienti principalmente da famiglie arabe transfrontaliere si diedero alla macchia  nelle aree forestali di Latakia, lungo il confine turco-siriano sul lato del Kassab, per evitare che i mercenari salafiti s’infiltrassero in Siria. L’organizzazione ha beneficiato fin dall’inizio di una relativa autonomia politica e militare. A differenza di altri comitati popolari e delle forze di difesa nazionale che supportano l’esercito arabo siriano nella sua “guerra contro il terrorismo”, il Muqawama Suriy ha la sua bandiera con la stella rossa e difende il suo progetto politico chiaramente socialista. Nelle parate militari, il Muqawama Suriy espone il ritratto di Che Guevara. Mihraç Ural è anche da molto tempo critico verso il socialismo in Siria. Ritiene che l’ideologia baathista sia obsoleta e non soddisfi gli interessi di ampi segmenti della popolazione siriana.
Se il bilancio del suo impegno politico può essere sconcertante, un attivista del suo calibro non si sporcherebbe mai le mani con un omicidio senza senso. La sinistra radicale “turca” è totalmente estranea a tali pratiche. La sua ragione d’essere è la stessa brutalità dello Stato turco. Abbiamo contattato telefonicamente Mihraç Ural per avere il suo parere in merito alle accuse che lo descrivono come un genocida anti-sunnita. Il minimo che possiamo dire è che Ural è schifato dall”odiosa campagna diffamatoria.” Conta anche d’inviare un video polemico che proverebbe che i suoi propositi sono stati deviati maliziosamente. Afferma che non era a Banias al momento delle stragi che attribuisce ai terroristi wahabiti e che il video polemico è stato ripreso durante il funerale di Ali Khalil, un militante lealista ucciso nella battaglia di Khirbet Sulas. Mihraç Ural ha detto che i terroristi wahabiti hanno cominciato uccidendo la famiglia dello sceicco Omar Bayassi, imam della moschea di Bayda, con la moglie e il figlio (vedi link di facebook ) e poi hanno trasformato la moschea in una base salafita mutando la natura dell’appello alla preghiera. Ha aggiunto che di fronte alle loro ripetute schiaccianti sconfitte, i terroristi hanno deciso d’incendiare la regione di Banyas, un’operazione denominata “Vulcano della Costa” dallo sceicco salafita quwaitiano Naif Hajjaj al-Ajami, noto per i suoi sermoni razzisti. Anche secondo loro, i massacri di Banias sono opera dei gruppi armati salafiti che volevano vendicare il rifiuto di alcuni uomini di prendere le armi al loro fianco.
Mihraç Ural insiste sui principi morali che caratterizzano l’organizzazione: “Il nostro codice di comportamento implica che mai attaccheremo un disarmato, di non fare del male a donne, bambini e anziani, per cui invece lottiamo proteggendoli“, ha concluso. Gli oppositori anti-baathisti Ahmad Ibrahim e soprattutto il blogger Ahmad Abu al-Qair, nativi di Banias, dicono anche che Mihraç Ural, soprannominato “al-Kayyal“, non ha nulla a che fare con la strage di Banias. Ahmad Ibrahim Abu al-Qair indica le responsabilità dei gruppi terroristici sconfitti su tutti i fronti e denuncia l’assalto agli sbarramenti militari nelle zone costiere, rimaste relativamente intoccate dalle violenze. I dissidenti siriani accusano anche Ibrahim Yasa, un attivista razzista turco e direttore di un sito anti-sciita, di aver diffuso la menzogna sulle responsabilità di Mihraç Ural nei massacri di Banias. Il sito del militante turco anti-sciita e filo-ribelle è Irantehlikesi.com (che significa “Il pericolo dell’Iran“).
Per ora, non sappiamo chi sono gli autori delle stragi di Banias, ma i primi elementi dell’indagine tendono a discolpare Mihraç Ural e il suo gruppo armato. In nome della giustizia e di tutti gli innocenti massacrati a Banias, continueremo la nostra ricerca per fare luce su questa nuova pagina oscura della guerra in Siria.

Bahar Kimyongür è autore di Syriana, la conquista continua.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il governo siriano ha ragione, gruppi armati operano in Siria

Infosyrie

Vi proponiamo la traduzione di un articolo pubblicato il 3 agosto sul blog di Joshua Landis, Syria Comment, uno dei più acuti sulla questione, assai  consultato dai giornalisti statunitensi e anglosassoni, Landis ha scritto per i media e i giornali più prestigiosi degli Stati Uniti – CNN, New York Times, Wall Street Journal, Washington Post, ecc. Joshua Landis, uno statunitense sposato con una siriana, affronta qui il problema dei gruppi armati, la cui esistenza è costantemente negata in generale – o ignorata – dai media occidentali. Il suo articolo è stato scritto dopo l’uscita del famosa e terribile video che mostra dei manifestanti chiaramente islamiti e certamente anti-regime, appendere dei cadaveri insanguinati dal ponte sul fiume Oronte, ad Hama. Si riferisce anche a un altro video – pubblicato il 3 agosto da Infosyrie.fr - che mostra due camion dell’esercito siriano cadere in un’imboscata a Banias, ad aprile: è uno dei nove soldati uccisi in questa occasione era un cugino della moglie di Landis, il tenente colonnello Yasser Qash’ur. Questo dramma familiare, ma anche attento esame degli elementi esistenti di altre prove del coinvolgimento di gruppi armati dell’opposizione a Jisr al-Shoughour o Hama, porta Joshua Landis a concludere che le versioni fornite dalle autorità siriane su questi incidenti sanguinosi sono corrette, e che la stampa occidentale ha sempre rifiutato di vedere la verità in faccia, per motivi legati alla buona coscienza e alla conformità ideologica. Sì, ripete Landis, ci sono gruppi armati che operano in Siria, che tentano, con successo finora, di coinvolgere il noto e fatale ciclo “provocazione-repressione“, ben noto ai professionisti delle rivolte e della destabilizzante.
Questa conclusione di un esperto riconosciuto di questioni siriane, tanto più che la seconda parte dell’articolo di Landis non è altro che favorevole al regime baathista: afferma che troppi siriani attualmente soffrono la povertà e un totale mancanza di prospettive, e sono quindi ideali per essere reclutati dai gruppi armati eversivi: avremo riserve sul quadro molto desolante di Landis sul regime che ha comunque suscitato molti anni di progresso sociale ed economico.  Ma la sua tesi, preoccupante, sulla frangia radicale degli oppositori e dell’irrigidimento parallelo dei sostenitori del regime è credibile: lo spettro della guerra civile in Iraq è iniziata ha profilarso in Siria, nei pressi di Hama e Homs. I pompieri piromani della France – il tandem Juppé-Sarkozy – e altrove – che spalleggiano l’Unione europea o, talvolta precedono i desideri del Pentagono, del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca – ne devono essere ben consapevoli.

La controversia sui gruppi armati
Joshua Landis 4 agosto 2011

Ho parlato della “polemica sui gruppi armati” nei miei ultimi due articoli. Nella sezione commenti, i siriani hanno discusso se l’opposizione  accoglie nelle sue fila elementi attivisti che uccidono i soldati siriani. Un certo numero di analisti, tra cui un tale Majd Eid, si univano al dibattito di ieri su France24, sostengono che è una rivolta non violenta. Essi insistono sul fatto che le truppe siriane uccidano altri soldati, non elementi dell’opposizione.  Questi massacri avvengono quando le forze di sicurezza rifiutano gli ordini di sparare sulla folla, insistono. Ad oggi, non ci sono prove che l’esercito siriano abbia ucciso suoi commilitoni per aver rifiutato un ordine diretto. Al contrario, la maggior parte delle prove disponibili rafforza le affermazioni del governo, secondo cui elementi armati dell’opposizione sparano alle forze di sicurezza.
Questa polemica è nata ad aprile durante le proteste di Banias, quando nove soldati sono stati uccisi sulla strada principale, su due veicoli al di fuori della città. Gli attivisti hanno annunciato che i soldati erano stati assassinati a Banias da altri soldati per essersi rifiutati di sparare sulla folla. Questa storia s’è dimostrata falsa, ma è stata trasmessa dalla maggior parte della stampa occidentale e non è mai stata corretta. Ho scritto un articolo su questa polemica il 14 aprile con il titolo: La stampa occidentale esagera – Chi ha ucciso i nove soldati di Banias? Non le forze di sicurezza siriane. La ragione per cui mi sono interessato a questo caso è che il cugino di mia moglie, il tenente colonnello Yasir Qash’ur, è stato uno dei nove soldati uccisi quel 10 aprile. Noi lo conoscevamo bene. Abbiamo parlato con il fratello di Yasser, il colonnello ‘Uday Ahmad, che era seduto nella parte posteriore del camion in cui sono stati uccisi Yasir e diversi soldati. ‘Uday ci ha detto che i loro due camion militari sono stati attaccati mentre stavano attraversando un cavalcavia, da uomini bene armati nascosti dietro le barriere e le piante, sui tetti degli edifici, lungo la strada. Hanno tempestato il convoglio con armi da fuoco automatiche, uccidendo nove persone. L’incidente non aveva niente a che fare con soldati che rifiutano gli ordini. La sua descrizione dei fatti era in contraddizione con tali le storie che ho letto sulla stampa, ed ho iniziato a scavare sull’argomento. Un video successivo sullo scontro a fuoco è stato trovato e mostrato alla televisione siriana. Ha confermato il racconto di ‘Uday. La stampa occidentale e gli analisti non sono disposti a riconoscere che elementi armati sono diventati attivi. Hanno preferito raccontare una bella favola di “buoni” che combattono dei “cattivi”. Non vi è dubbio che la maggior parte dell’opposizione è pacifica ed è stata presa di mira da soldati e da cecchini egualmente assassini. Ci si chiede solo perché questa storia non poteva essere raccontata tenendo conto della realtà – che elementi armati che sono venuti per uccidere, hanno anche un ruolo.
Durante gli scontri sanguinosi di Jisr al-Shoughour, la stampa occidentale per la maggior parte ha ripetuto le affermazioni dell’opposizione, che aveva annunciato che 100 soldati erano stati uccisi, non da elementi dell’opposizione, ma da altri soldati. I giornali hanno insistito che i militari siriani erano stati uccisi in questa città da altri soldati per aver rifiutato gli ordini di sparare sulla gente. Le dichiarazioni del governo, che dicono che i soldati sono stati uccisi da elementi armati che hanno teso un agguato, furono sistematicamente ignorate. Oggi, ecco un video che supporta la versione  degli eventi del governo: i soldati di stanza in città sono stati attaccati da un’opposizione armata e organizzata. Ecco un video che mostra alcuni di questi soldati prima che fossero uccisi. I primi minuti mostrano i soldati dopo che sono stati uccisi. Ecco il video originale, inedito, i corpi prima di essere messi sul camion.
Nella battaglia di Hama, il video che mostra i corpi gettati da un ponte in un fiume è stato oggetto di controversie. Questo video, realizzato mettendo a confronto la vista del ponte da Google Earth con quello che abbiamo visto nel video, dimostra che il film è nuovo, viene da Hama e mostra elementi dell’opposizione gettare i corpi dei soldati dal ponte autostradale sul fiume ‘Asi, a nord di Hama, sull’autostrada per Aleppo.
Qual è il significato dell’emergere degli elementi dell’opposizione armata? Un dei principali attivisti anti-governativi, parlando alla CNN, l’ha ben spiegato. Ecco la storia di Arwa Damon e Nada Husseini, trasmessa alla CNN il 2 agosto:
Un importante attivista anti-governativo, che ha chiesto di non essere nominato a causa dei pericoli associati alla divulgazione di queste informazioni, ha detto alla CNN che la relazione sulla televisione di stato siriana era corretta. I corpi sono quelli dei membri della polizia segreta uccisi da miliziani siriani provenienti dall’Iraq per unirsi alla lotta contro il governo, ha spiegato l’attivista, che ottiene informazioni relative agli eventi da una vasta rete di corrispondenti.
“L’attivista stesso ha sottolineato che questi estremisti non sono rappresentativi del movimento di protesta. Elementi marginali violenti sono emersi per fomentare i torbidi in Siria. Secondo uno studio dell’International Crisis Group, rilasciata il mese scorso, alcuni elementi anti-governativi hanno preso le armi. Tuttavia, afferma il rapporto, “la stragrande maggioranza delle perdite riguarda manifestanti pacifici, e la stragrande maggioranza della violenza è stata perpetrata dai servizi di sicurezza. L’attivista ha anche detto che la pubblicazione di questo video è come una spada a doppio taglio per gli avversari.
“Da un lato, dice, i manifestanti pacifici devono essere consapevoli dell’esistenza di questi elementi marginali. Questo dovrebbe incoraggiare più persone a rifiutare sia il regime che questo tipo di aggressione armata, e conservare gli obiettivi di una protesta pacifica. Ma a llo stesso tempo, ha detto, gli incidenti danno credito alle affermazioni del governo siriano, secondo cui attacca solo “bande armate”. Una tale violenza (da parte degli attivisti, ndr), dice ancora una volta, potrebbe far sì che la comunità internazionale sia riluttante nell’aumentare la pressione sul regime siriano“.
Molti sostenitori del movimento rivoluzionario hanno risposto a questi video, chiedendo: “Cosa si aspettavano? I siriani aspetterebbero di farsi uccidere? Naturalmente la violenza genera violenza. Questo è normale e l’unica sorpresa è che si ci sia voluto tanto tempo per scoppiare.”
E’ un argomento incontestabile. L’opposizione siriana è stata lenta a prendere le armi nel tentativo di rovesciare il regime baathista. Il Movimento degli ufficiali liberi è sempre più importante. Il video più recente pubblicato dal MUL mostra che il numero dei membri è cresciuto, anche se l’organizzazione è ancora balbettante. Il suo leader dice che difenderà i civili contro le “azioni barbariche del regime e dei suoi Shabbiha (giovani delinquenti della comunità alawita nella regione costiera del nord del paese, che si ritiene abbiano avuto un ruolo nella repressione di determinate manifestazioni dell’opposizione, ndr) “. Altre organizzazioni armate sono scese in strada, ma nessuno ha ufficialmente dichiarato la loro esistenza o obiettivi politici definiti. Questo dovrebbe certamente essere fatto nei prossimi mesi.
Fin dall’inizio, abbiamo avuto una guerra dei video. Quello di una donna che dice addio al marito, ucciso a Hama il 2 agosto, è patetico. Questi video sono come una chiamata alle armi.
Il regime si batterà fino alla fine e ha ancora uno spirito combattivo. I militari hanno molti vantaggi rispetto ad un’opposizione divisa. E’ improbabile che il sistema “collassi“, come previsto da alcuni attivisti, o evapori alla maniera di quello di Ceaucescu. Se deve essere sconfitto, sarà sul terreno e con la forza. E’ difficile immaginare un esito diverso. Naturalmente, se Damasco e Aleppo manifestano in massa assieme, la rottura potrebbe essere accelerato, ma l’esercito e il Baath non rinunceranno alla partite. Le divisioni della Siria sono troppo profonde. La paura della vendetta e della pulizia etnica rafforzerà la determinazione di tutti coloro che hanno sostenuto il regime in vigore per decenni. Se la leadership siriana avesse voluto passare il potere pacificamente e  stabilire una sorta di accordo costituzionale, lo avrebbe fatto.
La povertà e la perdita di dignità sperimentata da molti siriani sono una dimensione molto pesanti della realtà in questo paese. Il 22% dei siriani vive con due dollari al giorno o meno. Questo è un fatto sorprendente. Sarà molto peggio quando le difficoltà economiche e la perdita di posti di lavoro cominceranno a moltiplicarsi. La Siria è piena di persone che hanno poco da perdere, che hanno un basso livello di istruzione e poche prospettive per una vita migliore e più dignitosa. Il potenziale di violenza e criminalità è importante. Ancora più preoccupante è la mancanza di leadership delle forze dell’opposizione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

SIRIA: Chi c’è dietro il movimento di protesta? Fabbricare un pretesto per l’”intervento umanitario” USA-NATO

Prof. Michel Chossudovsky Global Research, 3 Maggio 2011

Vi è l’evidenza di gravi manipolazioni e falsificazioni dei media, fin dall’inizio del movimento di protesta nel sud della Siria, il 17 marzo. I media occidentali hanno presentato gli avvenimenti in Siria come parte del più ampio movimento di protesta pro-democrazia araba, che si diffonde spontaneamente dalla Tunisia all’Egitto, dalla Libia alla Siria.
La copertura mediatica è concentrata sulla polizia e le forze armate siriana, che sono accusate di sparare e uccidere indiscriminatamente manifestanti disarmati “pro-democrazia“. Mentre queste sparatorie della polizia si sono effettivamente verificate, ciò che i media non hanno menzionato è che tra i manifestanti c’erano uomini armati e cecchini che sparavano sia alle forze di sicurezza che ai manifestanti. Le cifre dei morti presentate nelle relazioni, sono spesso prive di fondamento. Molte delle relazioni sono “secondo i testimoni“. Le immagini e i filmati video mandati in onda su Al Jazeera e CNN, non sempre corrispondono agli eventi che vengono coperti dai notiziari.
Vi è certamente motivo di tensioni sociali e di protesta di massa in Siria: la disoccupazione è aumentata negli anni recenti, le condizioni sociali si sono deteriorate, soprattutto dopo l’approvazione nel 2006 di ampie riforme economiche, sotto la guida del FMI. La “medicina economica” del FMI comprende  misure di austerità, congelamento dei salari, deregolamentazione del sistema finanziario, riforma del commercio e privatizzazioni. (Vedasi IMF Syrian Arab Republic — IMF Article IV Consultation Mission’s Concluding Statement, 2006)
Con un governo dominato dalla minoranza alawita (un ramo dello sciismo), la Siria non è “società modello” per quanto riguarda i diritti civili e la libertà di espressione. Ma costituisce comunque l’unico (ancora) stato laico indipendente nel mondo arabo. La sua base anti-imperialista, populista e laica è ereditata dal partito dominante Baath, che integra musulmani, cristiani e drusi. Inoltre, a differenza di Egitto e Tunisia, in Siria vi è un notevole sostegno popolare al presidente Bashar Al Assad. La grande manifestazione a Damasco del 29 marzo, “con decine di migliaia di sostenitori” (Reuters) del presidente Al Assad è appena accennata. Eppure, con una torsione insolita, le immagini e le riprese video di alcuni eventi pro-governativi sono stati usati dai media occidentali per convincere l’opinione pubblica internazionale che il presidente veniva sfidato da manifestazioni di massa contro il governo.

L’epicentro” del movimento di protesta. Daraa: una piccola città di confine, nel sud della Siria
Qual è la natura del movimento di protesta? Di quali i settori della società siriana è emanazione? Cosa ha provocato le violenze? Qual è la causa delle morti?
L’esistenza di una insurrezione organizzata composta da bande armate, coinvolte in atti di omicidio e di incendi dolosi, è stato respinto dai media occidentali, nonostante le prove del contrario. Le manifestazioni non sono iniziate a Damasco, capitale della nazione. In via preliminare, le proteste non sono state integrate da un movimento di massa dei cittadini della capitale della Siria. Le manifestazioni sono iniziate a Daraa, una piccola città di confine di 75.000 abitanti, al confine siriano-giordano, piuttosto che a Damasco o ad Aleppo, dove si trova il fondamento della opposizione politica organizzata e dei movimenti sociali. (Daraa è una piccola città di confine paragonabile a Plattsburgh, NY, sul confine USA-Canada).
La Associated Press (citando anonimi “testimoni” e “attivisti“) descrive le proteste nei primi mesi del Daraa come segue:
Le violenze a Daraa, una città di circa 300.000 abitanti vicino al confine con la Giordania, stanno rapidamente diventando una grande sfida al presidente Bashar Assad, … La polizia siriana ha lanciato un attacco implacabile, Mercoledì, in un quartiere che alberga i manifestanti antigovernativi [Daraa], sparando fatalmente su almeno 15 persone, in un’operazione iniziato prima dell’alba, hanno detto dei testimoni. Almeno sei sono stati uccisi durante l’attacco di prima mattina, alla moschea al-Omari, nel settore agricolo della città meridionale di Daraa, dove i manifestanti sono scesi in piazza per chiedere riforme e libertà politiche, hanno detto testimoni. Un attivista in contatto con persone di Daraa, ha detto che la polizia ha sparato ad altre tre persone che stavano protestando nel centro della città, di epoca romana, dopo il crepuscolo. Sei corpi sono stati trovati più tardi nella giornata, diceva l’attivista. Mentre le vittime aumentano, la gente dai villaggi vicini di Inkhil, Jasim, Khirbet Ghazaleh e al-Harrah hanno tentato di marciare Mercoledì notte verso Daraa, ma le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco mentre si avvicinavano, diceva sempre l’attivista. Non è stato immediatamente chiaro se ci fossero altri morti o feriti.” (AP, 23 marzo 2011)
La relazione di AP gonfia i numeri: Daraa viene presenta come una città di 300.000 abitanti, mentre in realtà la sua popolazione è di 75.000 abitanti, “manifestanti si sono riuniti a migliaia”, “le vittime aumentano“. La relazione tace sulla morte di poliziotti, che in Occidente fa sempre la prima pagina dei tabloid. La morte dei poliziotti è importante nel valutare ciò che è realmente accaduto. Quando ci sono vittime della polizia, questo significa che c’è uno scontro a fuoco tra le opposte parti, tra poliziotti e “manifestanti“. Chi sono questi “manifestanti“, tra cui i cecchini sui tetti che prendevano di mira la polizia.
Dei reportage libanesi e israeliani (che riconoscono la morte di poliziotti) forniscono un quadro più chiaro di quello che è successo il 17-18 marzo a Daraa. La Israel National News Report (che non può essere accusata di parzialità a favore di Damasco), riferisce di questi stessi eventi così:
Sette agenti di polizia e almeno quattro manifestanti in Siria, sono stati uccisi in violenti scontri che sono scoppiati in mood continuato nella città meridionale di Daraa, lo scorso Giovedi. …. Il Venerdì la polizia ha aperto il fuoco su manifestanti armati, uccidendo quattro persone e ferendone altre 100. Secondo un testimone, che ha parlato alla stampa in condizioni di anonimato, “hanno usato munizioni vere immediatamente – nessuna gas lacrimogeno o qualsiasi altra cosa.” …. In un insolito gesto destinato ad alleviare le tensioni, il governo ha offerto di rilasciare gli studenti detenuti, ma sette agenti di polizia sono stati uccisi, e la sede del partito Baath e il palazzo di giustizia sono stati bruciate, in nuove violenze, Domenica.” (Gavriel Queenann, Syria: Seven Police Killed, Buildings Torched in Protests, Israel National News, Arutz Sheva, 21 marzo 2011)
Il notiziario libanese, citando varie fonti, riconosce anche l’uccisione di sette poliziotti a Daraa: Sono stati uccisi “durante gli scontri tra le forze di sicurezza e i manifestanti … sono stati ucciso mentre cercavano di allontanare i manifestanti, durante la manifestazione a Dara’a.”
Il libanese Ya Libnan riferisce citando che anche Al Jazeera ha riconosciuto che i manifestanti avevano “bruciato il quartier generale del partito Baath e la corte di Dara’a“.
Queste notizie degli eventi a Daraa confermane quanto segue:
1. Questa non era una “protesta pacifica“, come sostenuto dai media occidentali.  Molti dei “manifestanti” avevano armi da fuoco e li stavano utilizzando contro la polizia: “La polizia ha aperto il fuoco su manifestanti armati, uccidendone quattro”.
2. Nel numero delle vittime iniziale (Israel News), vi erano più poliziotti che manifestanti uccisi: 7 poliziotti uccisi contro quattro manifestanti. Questo è importante perché suggerisce che le forze di polizia potrebbero essere state inizialmente in inferiorità numerica, di fronte ad una banda armata ben organizzata. Secondo fonti dei media siriani, vi erano anche cecchini sui tetti che sparavano sia alla polizia che ai manifestanti.
Ciò che è chiaro, da questi rapporti iniziali, è che molti dei manifestanti non erano manifestanti, ma dei terroristi coinvolti in atti di assassinio premeditati e di incendio doloso. Il titolo del notiziario israeliani riassume quello che è successo in Siria: sette poliziotti uccisi, Edifici incendiati nelle proteste.
Il “movimento di protesta” di Daraa del 18 marzo, aveva tutte le apparenze di un evento organizzato che comprende, con ogni probabilità, il sostegno segreto ai terroristi islamici dal Mossad e/o delle intelligence occidentali. Fonti governative indicano il ruolo dei gruppi radicali salafiti (sostenuti da Israele) Altre relazioni hanno sottolineato il ruolo dell’Arabia Saudita nel finanziamento del movimento di protesta.
Ciò che si è svolto a Daraa, nelle settimane successive agli scontri violenti iniziali del 17-18 marzo, è uno scontro tra la polizia e le forze armate, da un lato, e le unità armate di terroristi e cecchini, dall’altro, che hanno infiltrato il movimento di protesta. Rapporti indicano che questi terroristi sono integrati dagli islamisti. Non ci sono prove concrete che le organizzazioni islamiste siano dietro i terroristi, e il governo non ha rilasciato informazioni che corroborano su chi siano questi gruppi.
Sia la Fratellanza musulmana siriana (la cui leadership è in esilio in Gran Bretagna) e che il bandito Hizb ut-Tahrir (Partito della Liberazione), tra gli altri, hanno elogiato a parole il movimento di protesta. Hizb ut Tahir (guidato dagli anni ’80 dal siriano Omar Bakri Muhammad) tende a “dominare la scena islamista inglese“, secondo gli affari esteri. Hizb ut Tahir è anche considerata d’importanza strategica per il servizio segreto della Gran Bretagna MI6. Nel perseguimento degli interessi anglo-statunitensi in Medio Oriente e nell’Asia centrale (Is Hizb-ut-Tahrir another project of British MI6? – State of Pakistan). 
La Siria è un paese arabo laico, una società di tolleranza religiosa, in cui musulmani e cristiani hanno vissuto per diversi secoli in pace. Hizb ut-Tahrir (Partito della Liberazione) è un movimento politico radicale impegnato nella creazione di un califfato islamico. In Siria, il suo obiettivo dichiarato è quello di destabilizzare lo Stato laico.
Dalla fine della guerra sovietico-afgana, le agenzie di intelligence occidentali e il Mossad d’Israele hanno costantemente utilizzato varie organizzazioni terroristiche islamiste come “attività di intelligence“. Sia Washington che il suo indefettibile alleato britannico hanno fornito sostegno segreto ai “terroristi islamici” in Afghanistan, Bosnia, Kosovo, Libia, ecc. come mezzo per innescare conflitti etnici, violenze settarie e instabilità politica.
Il movimento di protesta organizzato in Siria è modellato su quello della Libia. L’insurrezione in Libia orientale è integrata dal Gruppo combattente islamico in Libia (LIFG) che è supportato dall’MI6 e dalla CIA. L’obiettivo finale del movimento di protesta della Siria, attraverso la menzogna e le manipolazioni dei media, è quello di creare divisioni all’interno della società siriana e giustificare un eventuale “intervento umanitario“.

Insurrezione armata in Siria
Una insurrezione armata integrata dagli islamisti e sostenuto segretamente dall’intelligence occidentale, è centrale per la comprensione di quanto sta avvenendo sul terreno.
L’esistenza dell’insurrezione armata non è menzionata dai media occidentali. Se dovesse essere riconosciuta e analizzata, la nostra comprensione dello svolgimento degli eventi sarebbe completamente diversa. Ciò che è citato abbondantemente è che le forze armate e la polizia sono coinvolte nell’uccisione indiscriminata di manifestanti. Il dispiegamento delle forze armate, compresi i tank, a Daraa, è diretta contro una insurrezione armata organizzata, che opera nella città di confine a partire dal 17-18 marzo. Le vittime che sono state segnalate comprendono anche poliziotti e soldati uccisi.
Con amara ironia, i media occidentali riconoscono che poliziotti e soldati sono morti, pur negando l’esistenza di una insurrezione armata. La questione chiave è come fanno i media a spiegare questi soldati e poliziotti morti? Senza prove, le relazioni suggeriscono autorevolmente che la polizia sta sparando contro i soldati e viceversa, i soldati sparano sulla polizia. In un rapporto del 29 aprile, Al Jazeera descriveva Daraa come “una città sotto assedio“.
Carri armati e truppe  controllano tutte le strade. Dentro la città, i negozi sono chiusi e nessuno osa camminare per le strade una volta affollate dal mercato, oggi trasformate in zona di tiro dei cecchini sui tetti. Incapace di schiacciare il popolo che per primo ha osato sollevarsi contro di lui – né con la polizia segreta, i teppisti pagati o le forze speciali dei militari della divisione di suo fratello – il presidente Bashar al-Assad ha inviato migliaia di soldati siriani e con le loro armi pesanti a Deraa, per un’operazione che il regime vuole che nessuno al mondo  veda. Anche se quasi tutti i canali di comunicazione con Deraa sono stati tagliati, tra cui il servizio mobile giordano che raggiunge la città  appena oltre il confine, Al Jazeera ha raccolto testimonianze di prima mano della vita all’interno della città, dai residenti che l’hanno appena lasciato, o da testimoni oculari che, all’interno, sono stati in grado di sforare l’area del blackout. Il quadro che emerge è di una mortale e tetra zona di sicurezza, diretta dalle azioni della polizia segreta e dei loro cecchini sui tetti, in cui soldati e manifestanti allo stesso modo vengono uccisi o feriti, in cui delle crepe emergono nel campo militare stesso, e in cui si crea il grande caos che il regime utilizza per giustificare la sua escalation della repressione.” (Daraa, a City under Siege, IPS/Al Jazeera, 29 aprile 2011)
Il servizio di Al Jazeera sfiora l’assurdo. Leggete attentamente. “Carri armati e truppe controllano tutte le strade per e da Daraa”, “migliaia di soldati siriani con le loro armi pesanti, sono a Daraa” Questa situazione ha prevalso per diverse settimane. Questo significa che i manifestanti in buona fede che non sono già dentro, non possono entrare a Daraa. Le persone che vivono in città sono nelle loro case: “nessuno osa passeggiare per le strade...”. Se nessuno osa passeggiare per le strade dove sono i manifestanti? Chi c’è per le strade? Secondo Al Jazeera, i manifestanti sono in strada insieme ai soldati, ed entrambi, i manifestanti ed i soldati, sono stati colpiti da “da poliziotti dei serivizi segreti in borghese“, da “teppisti pagati” e cecchini sponsorizzato dal governo.
L’impressione lasciata nel rapporto è che queste vittime sono attribuite alla lotta intestina tra la polizia e l’esercito. Ma il rapporto dice anche che i soldati (“migliaia“) controllano tutte le strade dentro e fuori la città, ma essi vengono presi di mira dai tetti da poliziotti in borghese dei servizi segreti.
Lo scopo di questa rete di inganni mediatici, delle chiare invenzioni totali – in cui i soldati sono uccisi dalla polizia e dai “cecchini governo” – è quello di negare l’esistenza di gruppi armati terroristici. Questi ultimi sono integrati da cecchini e “terroristi in borghese” che sparano contro la polizia, le forze armate siriane e i residenti locali. Questi non sono atti spontanei di terrore, sono attacchi accuratamente pianificati e coordinati. Nei recenti sviluppi, secondo un rapporto Xinhua (30 aprile 2011), “gruppi terroristici armati” “hanno attaccato le aree  destinata ai militari” nella provincia di Daraa, “uccidendo un sergente e ferendone due“. Mentre il governo ha la responsabilità pesante per la sua cattiva gestione delle operazioni militari di polizia, compresa la morte di civili, le relazioni confermano che i gruppi armati terroristici avevano anche aperto il fuoco sui manifestanti e i residenti locali. Le vittime vengono poi attribuite alle forze armate e alla polizia, e il governo di Bashar Al Assad viene interpretato dalla “comunità internazionale” come il responsabile che ha ordinato le innumerevoli atrocità. Il fatto della questione è che i giornalisti stranieri sono banditi dall’interno della Siria, al punto che molte delle informazioni, tra cui il numero delle vittime, è ottenuto dai resoconti non verificati dei “testimoni“. E’ nell’interesse dell’alleanza USA-NATO ritrarre gli avvenimenti in Siria come un movimento di protesta pacifico che è stato brutalmente represso da un “regime dittatoriale“.
Il governo siriano può essere autocratico. Non è certo un modello di democrazia, ma non lo è neanche l’amministrazione statunitense, che è caratterizzato da corruzione dilagante,  deroga alle libertà civili ai sensi della legislazione Patriot, dalla legalizzazione della tortura, per non parlare delle sue “sanguinose guerre umanitarie”:
Gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO hanno, oltre alla Sesta Flotta USA e alle attività militari dell’Active Endeavor della NATO dispiegati in modo permanente nel Mediterraneo, aerei da guerra, navi da guerra e sottomarini impegnati nell’aggressione contro la Libia, che possono essere utilizzati contro la Siria con un momento di preavviso.”
Il 27 aprile la Russia e la Cina hanno chiaramente impedito agli USA e i loro alleati della NATO, di sostenere un equivalente della risoluzione 1973 contro la Siria, nel Consiglio di Sicurezza, con il vice ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Aleksandr Pankin, che affermava che la situazione attuale in Siria “non presenta alcuna minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale“. La Siria è l’ultima vera partner della Russia nel Mediterraneo e nel mondo arabo e ospita uno delle due basi navali russe all’estero, a Tartus. (L’altra è in Crimea, in Ucraina.) (Rick Rozoff, Libyan Scenario For Syria: Towards A US-NATO “Humanitarian Intervention” directed against Syria? Global Research, 30 aprile 2011)
Lo scopo finale è quello di innescare la violenza settaria e il caos politico all’interno della Siria, sostenendo velatamente organizzazioni terroristiche islamiche.

Che cosa ci attende?
A più lungo termine, la prospettiva della politica estera degli Stati Uniti è un “cambiamento di regime” e la destabilizzazione della Siria come Stato-nazione indipendente, attraverso o un processo segreto di “democratizzazione” o con mezzi militari. La Siria è sulla lista degli “stati canaglia“, che sono presi nel mirino di un intervento militare degli Stati Uniti. Come confermato dall’ex comandante generale della NATO, Wesley Clark, “[La] campagna quinquennale [include] … un totale di sette paesi, a partire dall’Iraq, poi Siria, Libano, Libia, Iran, Somalia e Sudan” (rilevazioni ufficiali del Pentagono dal generale Wesley Clark).
L’obiettivo è quello di indebolire le strutture dello Stato laico, mentre si giustifica un eventuale “intervento umanitario” sponsorizzato dall’ONU. Quest’ultimo, in prima istanza, potrebbe assumere la forma di un embargo rafforzato sul paese (comprese le sanzioni), nonché il congelamento dei beni siriani in banche ed istituzioni finanziarie estere. Mentre un intervento militare USA-NATO nel futuro immediato sembra altamente improbabile, la Siria è comunque sulla tabella di marcia militare del Pentagono, vale a dire, una eventuale guerra contro la Siria è prevista, sia da Washington che da Tel Aviv. Se dovesse accadere, in futuro, essa porterebbe ad una escalation. Israele sarebbe inevitabilmente coinvolta. Tutto il Medio Oriente e la regione dell’Asia centrale, dal Mediterraneo orientale al confine cinese-afghano, s’incendierebbe.

Video: Intervento umanitario in Siria e Libia, Prof. Michel Chossudovsky – 01/05/2011

Michel Chossudovsky è vincitore di premi letterari, professore di economia (emerito) presso l’Università di Ottawa, direttore del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione (CRG) e redattore di globalresearch.ca. E’ autore de La globalizzazione della povertà e il Nuovo Ordine Mondiale (2003) e di “War on Terrorism” (2005). E’ anche partner dell’Enciclopedia Britannica. I suoi scritti sono stati pubblicati in più di venti lingue. Ha trascorso un mese in Siria, ai primi del 2011.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

L’origine della sovversione in Siria

Il 14 Aprile 2011, la televisione di Stato siriana ha trasmesso i filmati di tre giovani di una cellula terroristica, che confessavano di aver ricevuto fondi e armi dal deputato del Blocco Futuro Jamal Jarrah, al fine di compiere atti di sabotaggio in Siria. I tre giovani, Anas Kanj, Mohammed Badr Al-Kalam e Mohammed El Sokhna, hanno confessato di aver provocato le proteste nella Moschea degli Omayyadi, contro il regime, e compiuto atti di sabotaggio, come attaccare una stazione di polizia a Sbeineh. Anas Kanj ha detto di aver ricevuto soldi e armi da un intermediario di nome Ahmed Awdeh, un membro del gruppo dei Fratelli Musulmani, che lo ha collegato con Jarrah. “Ahmed mi ha detto che Jarrah è generoso e sosterrà la mia famiglia, e che ci darà armi sofisticate, trasportate dal Libano grazie alla corruzione, e che noi saremo addestrati da altre cellule che non conosciamo. Mi ha promesso di incontrare Jarrah, ma che ora non poteva a causa del suo lavoro“, aveva detto Anas. “Ahmed ha anche promesso di presentarmi a Fida’a Sayyed, il Capo della Sicurezza Generale dei Fratelli musulmani in Siria, e mi ordinò di sparare sui manifestanti e di filmarlo in modo da inserire le scene sul ‘Syrian Revolution Website’, in modo da trarre l’attenzione internazionale sulla necessità di liberarsi del regime siriano, perché è un ‘regime oppressivo’“, aggiungeva.
Jarrah ha negato le accuse dicendo: “Non abbiamo né la capacità né l’intenzione di interferire negli affari interni della Siria. Se la Siria ha un caso da discutere, può rivolgersi al governo e alla magistratura attraverso il Ministero degli Affari Esteri libanese”. (1)
Intanto a Damasco, bande armate hanno impedito i soccorsi ai feriti  delle forze di sicurezza, vittime delle proteste. Le autorità siriane hanno che “certi media hanno fatto senza fondamento dicendo che le autorità siriane avevano impedito ai feriti di essere ricoverate in ospedale”, una dichiarazione del Ministero degli Interni. “Uomini armati  hanno bloccato le ambulanze che trasportavano 34 poliziotti feriti nell’ospedale di Daraa, l’8 aprile”. Il comunicato faceva eco a un precedente comunicato del ministero, in cui si affermava che: “bande armate hanno bloccato la strada per Banias (nel nord-ovest) per impedire alle ambulanze di soccorrere i feriti e trasportarli nell’ospedale militare.”
In un comunicato ufficiale del 17 aprile, il ministero degli Interni della Siria ha avvertito che “le leggi in vigore in Siria saranno applicate per tutelare la sicurezza dei cittadini e la stabilità interna. Il corso degli eventi scorsi ha rivelato che tutto ciò è un’insurrezione armata di gruppi armati appartenenti ad organizzazioni salafite, soprattutto nelle città di Homs e Banias.” Il Ministero  invitava tutti i cittadini siriani a “contribuire efficientemente nel mantenere la stabilità e sicurezza e di assistere le autorità competenti nei loro compiti nell’attuazione di questo obiettivo“. Il Ministero ha anche chiesto ai siriani “di astenersi da ogni manifestazione di massa, o dimostrazione o sit-in a qualsiasi titolo.” In un primo momento le dimostrazioni erano poche e piccole, con richieste  limitate. Poche centinaia di persone avevano protestato a Damasco, Latakia e  Daraa, per chiedere riforme limitate, il rilascio di prigionieri politici o l’eliminazione della legge d’emergenza. Ma poi qualcosa è successo e il movimento è stato spinto a mutarsi in un’aperta rivolta. Secondo Syria News Sat, ‘gruppi di traditori e criminali armati controllati dall’estero’ avevano partecipato a una manifestazione presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Damasco, il 17 aprile.
Nonostante il governo siriano abbia promesso di applicare le riforme nei settori politici e sociali, ma seguendo solo la propria agenda, approvando un decreto legislativo per porre fine allo stato di emergenza nella Repubblica Araba di Siria, dichiarato nel 1963 e un decreto legislativo per abolire l’Alta Corte per la Sicurezza dello Stato, creata nel 1968; e dopo aver presentato un disegno di legge che regola il diritto alla protesta pacifica come diritto umano fondamentale garantito dalla Costituzione siriana, i bloggher attivisti siriani, che per la maggior parte residenti all’estero, continuano a utilizzare internet per istigare ad ulteriori dimostrazioni violente. Evidentemente, si tratta di una serie di sommosse e di manovre di destabilizzazione dirette dall’estero, e non va escluso che dietro ai tanti ‘dissidenti’ arabi, che a quanto pare esistono solo online, sul web, vi siano invece dei concreti e reali militari e agenti di potenze straniere. Come riferisce il giornale inglese The Guardian: “L’esercito statunitense sta sviluppando un programma che gli permetterà di manipolare segretamente i social media usando falsi profili per influenzare le conversazioni Internet e per diffondere propaganda pro-USA. Una società statunitense si è appena aggiudicata un contratto con il Comando Centrale dell’US Army, che sovraintende alle operazioni in Medio Oriente e Africa centrale (CENTCOM), con lo scopo di creare un ‘servizio di gestione di profili online’, permettendo a un solo militare di controllare fino a dieci identità diverse, piazzati in qualsiasi parte del Mondo. … Una volta sviluppato, il programma potrebbe permettere ai militari statunitensi, che operano su un determinato luogo e un determinato fuso orario, di interagire in varie conversazioni online, inviano in modo coordinato un certo numero di e-mail, post sui blog e nelle chat e altre azioni. La sede di questa operaizone dovrebbe essere la base dell’aeronautica statunitense di MacDill vicino Tampa, in Florida, dove risiede il centro comando delle Forze Speciali USA.”(2)
Quindi, un programma che viene indicato essere in fase di studio, ma nulla esclude che questo ‘studio’ possa anche significare una ‘sperimentazione’ dal vivo e sul campo. Dietro ai presunti bloggher dissidenti anti-sistema arabi (e di qualsiasi altra parte del Mondo), vi possono benissimo essere dei tutt’altro che anti-sistemici soldati ed agenti a stelle&strisce, che eseguono patriotticamente gli ordini dei loro superiori, generando caos e destabilizzazione negli stati-bersaglio. Il campo di battaglia viene trasferito anche su Facebook, Twitter, Youtube, ecc. Le notizie sui presunti massacri di decine e centinaia di dimostranti civili, molto probabilmente sono dei falsi tesi ad inasprire le tensioni interne in Siria, e a spianare la strada ad un intervento esterno, sul piano dei rapporti internazionali. In ciò, seguendo il piano di aggressione attuato contro la Libia.
Il 18 aprile, il ministero degli Interni aveva riferito che un gruppo armato aveva aperto il fuoco a caso, terrorizzando i cittadini e bloccando le vie pubbliche, mentre le forze di polizia disarmate mantenevano l’ordine. Il poliziotto Ahmad al-Ahmad è stato ucciso e altri 11 sono rimasti feriti, quando un gruppo di criminali armati hanno aperto il fuoco su di loro, nella città di Talbisa, vicino Homs. Una fonte ufficiale ha affermato che dopo che l’autostrada Homs-Hama-Aleppo era stata interrotta vicino la città di Talbisa, da gruppi criminali armati che terrorizzavano i civili, una unità militare è stata mobilitata per porre fine all’azione dei gruppi armati e impedirgli di bloccare nuovamente l’autostrada. Mentre l’unità si avvicinava, membri dei gruppi armati criminali, situati negli edifici vicino all’autostrada, avevano aperto il fuoco contro l’unità militare che ha risposto ed ucciso tre membri dei gruppi armati, e feriti altri 15, mentre 5 militari sono stati feriti.
Il 19 aprile, il Ministero degli Interni di Damasco osservava in un comunicato, che gli eventi in diverse province siriane, come l’assassinio di poliziotti, soldati e civili, sono parte di una terrificante rivolta armata guidata da gruppi armati salafiti. I gruppi terroristici hanno ucciso soldati, ufficiali, poliziotti e civili, mutilandone poi i corpi. Il ministero quindi invitava i cittadini a collaborare con le autorità e a non permettere ai terroristi di sfruttare l’atmosfera di libertà per spargere sangue e colpire le proprietà pubbliche e private. Il ministero ha annunciato che questi gruppi armati avevano commesso dei crimini allo scopo di creare il caos e terrorizzare il popolo siriano, sfruttando il processo di riforma e di libertà lanciato all’interno del programma annunciato dal presidente Bashar al-Assad, durante il suo discorso al nuovo governo.
Damasco dichiarava, il 19 aprile, che un gruppo di criminali armati, ad Homs, aveva assassinato il colonnello Mohammad Abdo Khaddour, sparandogli in testa e all’addome, mentre si dirigeva al lavoro, e poi ha anche mutilato il viso del Col. Khadour. Anche il Sergente Maggiore Ghassan Mehrez è stato ucciso mentre guidava un minibus. Altre aggressioni contro le forze di sicurezza e singoli cittadini sono state effettuate da questi gruppi armati criminali, colpendo due stazioni di polizia ad al-Hamidiya e al-Bayyada, a Homs, ferendo sei poliziotti, mentre due membri del gruppo armato sono stati uccisi e altri cinque feriti. Il capo della polizia di Homs, generale di brigata Hamid Asa’ad Mar’ai, ha detto che i gruppi di criminali armati hanno cercato di appiccare il fuoco alla stazione di polizia di al-Bayyada, dopo averla circondata, sparando e ferendo alcuni membri del al suo personale all’interno.
Il direttore dell’ospedale nazionale di Homs, Ghassan Tannous, ha detto “Sei membri delle forze di sicurezza sono stati portati all’ospedale, Martedì all’alba, avevano subito varie lesioni dopo che essere stati aggrediti con armi da taglio e bastoni durante il loro spostamento dalla stazione di polizia di al-Bayyada a quella di al-Hamidiya. I feriti osservano che circa 50 uomini armati hanno attaccato la stazione di polizia al-Bayyada, alle 03:00, ed aperto il fuoco contro i membri della sicurezza, ed hanno attaccato uno di loro con manganelli e armi da taglio, ripetendo la stessa scena che si era svolta presso la  stazione di polizia di al-Hamidiya.”
Il 23 aprile i militari siriani hanno trovato dei telefoni cellulari che utilizzavano schede SIM non-siriano e apparecchi GPS e macchine fotografiche digitali contenente brevi video, raffiguranti atti di violenza e false scene di repressione delle proteste. I telefoni e le macchine fotografiche sono stati sequestrati a membri di un gruppo armato criminale, che avevano attaccato una posizione militare nella zona di al-Rakhem Hirak, presso Daraa. I membri del gruppo inoltre erano armati di spranghe, spade e altre armi di metallo, che sono state utilizzate contro le forze di sicurezza, durante le proteste, oltre a molotov e a bottiglie piene di sangue da utilizzare nella messa in scena di atti di violenza.
Il 20 aprile, il Generale di Brigata Khodir al-Talawi, due figli e suo nipote sono caduti in un’imboscata, feriti a morte da gruppi criminali armati della città di Homs, a circa 160 chilometri da Damasco. I corpi dei caduti sono stati brutalmente mutilati dai gruppi criminali. Altri due ufficiali dell’esercito siriano: il colonnello Moin Mihla e il maggiore Iyad Harfoush sono stati anche loro assassinati dai gruppi criminali armati di Homs. Decine di altri membri della polizia siriana sono stati feriti dai gruppi criminali armati. Il Ministero degli Interni siriano ha emesso l’ordine di divieto d’ingresso ai motocicli nela città di Homs, visto l’uso frequente da parte dei gruppi criminali di questi mezzi di trasporto. Assassinato anche l’inventore siriano Issa Abboud, di 27 anni, ucciso da bande armate criminali nel quartiere di al-Nozha di Homs. Issa era in visita da suo cugino, nel quartiere di al-Nozha, dove i gruppi criminali armati sparavano, aveva ottenuto il titolo di più giovane inventore del mondo, con più di 100 brevetti.
Intanto gli screditati media ‘liberali panarabi’ continuano a interferire e a voler sabotare l’attività politica interna degli stati-bersaglio.
Il 21 aprile, il Gran Muftì della Repubblica Araba di Siria, Dr. Ahmad Hassoun Badreddin, esprimeva rammarico per la perdita di credibilità e di onestà di alcuni mass-media arabi, che si aspettava lavorassero per preservare l’unità araba e impedissero lo spargimento di il sangue arabo, invece di istigare alla  divisione etnica e settaria. In una dichiarazione, il Gran Mufti aveva smentito le dichiarazioni che alcuni canali gli avevano attribuito, dicendo che ciò che è stato trasmesso da Alarabiya è stato fabbricato e mirava a provocare una frattura tra i dirigenti e i cittadini. Ha sottolineato che ciò che Alarabiya aveva diffuso era solo una parte di un lungo discorso dato nella città di al-Sanamin, quando vi si era recato per offrire le condoglianze alla sua gente,  dicendo che il loro sangue è il sangue della nazione e che il presidente Bashar al-Assad è addolorato per ogni goccia di sangue che si versa in Siria. Il Gran Mufti ha affermato che il popolo della Siria è consapevole della necessità di costruire il paese e ristabilire l’unità tra la dirigenza e il popolo, in particolare dopo il discorso del presidente al-Assad al Governo, sottolineando che il paese può essere costruito solo dalla modestia, dal lavoro e dall’integrità del suo popolo.
Il 19 aprile precedente, a Damasco, i vertici degli insegnanti religiosi hanno affermato che il comunicato rilasciato dall’International Union of Muslim Ulama sulla situazione in Siria, è diretta contro la sicurezza e la stabilità della Siria e non è coerente con i metodi scientifici e logici di in giudizio, ma ciò  non rappresenta per loro una sorpresa, visto che proviene da ambienti associati a schemi abbastanza chiari riguardo agli obiettivi perseguiti. In una dichiarazione gli studiosi religiosi siriani hanno detto che sebbene ‘la dichiarazione dell’Unione Internazionale degli ulema musulmani riconosca che il presidente Bashar al-Assad ha deciso di revocare lo stato di emergenza entro una settimana, e abbia dato le indicazioni riguardanti l’approvazione di una nuova legge sui partiti‘, la stessa associazione in questione, in realtà, ‘non presta attenzione a tutto questo, perché è legata a un regime straniero che cerca di destabilizzare la Siria‘. Gli studiosi hanno affermato che i membri dell’Unione degli studiosi religiosi in Siria non sono stati consultati, e nessuno di loro ha sottoscritto la dichiarazione, riferendosi agli interessi  stranieri dietro tale dichiarazione. ‘Le soluzioni proposte dal presidente al-Assad non sono parziali, come afferma la dichiarazione, le soluzioni sono radicali, incluse le leggi sui partiti, di emergenza, sui media e l’amministrazione locale… non sono semplici promesse‘, aggiungeva il comunicato. Gli studiosi hanno detto che loro, assieme al popolo della Siria, sono unanimi nel respingere la sedizione, gli omicidi e le distruzioni, e sono impegnati per l’unità nazionale. ‘I tentativi sovversivi non possono indebolire la determinazione del popolo siriano, e il costante attacco alla Siria è la testimonianza della sua ferma posizione’, conclude il comunicato.
Il Ministro delle fondazioni islamiche, Mohammad Abdul-Sattar al-Sayed, ha detto che aveva incontrato gli studiosi della Siria e che hanno rilasciato una dichiarazione, in risposta alle affermazioni emesse dall’International Union of Muslim Ulama, secondo cui tali affermazioni si basano sulla visione faziosa di una banda specifica, compromessa in un complotto che mira alla sicurezza e alla stabilità della Siria. Da parte sua, il Gran Mufti della Repubblica, Ahmad Badreddin Hassoun si chiedeva: “Chi ha consultato l’Unione internazionale degli Ulama  musulmani, e chi li autorizza a rilasciare tale dichiarazione?”, facendo notare che alcuni degli studiosi della Siria sono membri di questa unione, ma non uno di loro è stato informato di questa dichiarazione. Aggiungendo che l’Unione avrebbe dovuto pregare per la prosperità del popolo siriano, e non avrebbe dovuto rilasciare una simile provocazione contro il popolo. (3)

Note
1. Upprooted Palestinians
2. Guardian
3. Champress.net

Alessandro Lattanzio 24/4/2011  – Aurora03.da.ru

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