The International: petrolio, droga, armi e Kissinger Associates

Dean Henderson 19 febbraio 2014

La recente epidemia di suicidi tra i banchieri internazionali ricorda l’intimità tra dell’intesa tra la finanza controllata dalle otto famiglie e la comunità d’intelligence.

JPMorganAl nadir del regime di riciclaggio armi-petrodollari-droga del Consiglio di Cooperazione del Golfo/CIA sedevano tranquillamente i bankster internazionali dei quattro cavalieri. Attraverso ogni grande scandalo e dietro ogni regime dispotico si trova l’oligarchia finanziaria globale che si avvantaggia della dipendenza del mondo da petrolio, armi e droga. La ricchezza petrolifera generata nella regione del Golfo Persico è la principale fonte di capitali di tali banchieri. Vendono agli sceicchi del GCC buoni del tesoro 30ennali all’interesse del 5%, quindi prestano i petrodollari degli sceicchi ai governi del Terzo Mondo e dei consumatori occidentali con interessi del 15-20%. Nel processo questi signori della finanza che non producono nulla, usano il debito economico importato come leva per consolidare il controllo sull’economia globale.

I padroni dei petrodollari e dei narcodollari
jpmorgan-chase-bank-1I banchieri internazionali sorvegliano la ricchezza petrolifera del Golfo Persico generata dai  tentacoli di Big Oil. La Chase Manhattan colpì la Banca centrale Markazi dell’Iran, poi saccheggiò il Tesoro iraniano con gli insiders di Rockefeller, Kissinger e McCloy quando lo Shah loro fantoccio fu cacciato. Chase aveva stretti legami con la banca centrale saudita SAMA e la banca centrale del Venezuela, dove la Exxon-Mobil di Rockefeller “è la CIA”. Chase lanciò il Fondo per lo sviluppo industriale saudita, che diede alle multinazionali di proprietà della Chase i contratti per la modernizzazione saudita, poi acquistò la Saudi Investment Banking Corporation, che fece esattamente la stessa cosa. [1] I presidenti della Banca Mondiale Eugene Black e John McCloy provenivano dalla Chase. Morgan Guaranty Trust presiedeva il petrolio dei Saud. SAMA, divenuta Banca Centrale del regno quando si stava ancora asciugando l’inchiostro dell’accordo sulla sicurezza USA/Arabia Saudita, era guidata da Goon Anwar Ali del FMI, e gestita dai “tre saggi” o “padri bianchi”, il più potente dei quali era John Meyer, presidente della divisione internazionale di Morgan Guaranty Trust e successivamente presidente della Morgan Guaranty. Meyer trasferì le royalties in petrodollari della SAMA alla Morgan, essendo consigliere per gli investimenti della SAMA. [2] Morgan era il banchiere di Bechtel e Aramco. Stephen Bechtel sedette nel CdA della Morgan Guaranty, come fecero alla Chevron-Texaco gli insider del CFR George Schultz e Sulayman Olayan, l’uomo di paglia della Bechtel, cruciale nel riciclaggio dei petrodollari del Golfo Persico nelle banche internazionali. Olayan possedeva metà Saudi Bechtel e molte azioni di Chase Manhattan, Occidental Petroleum e CS First Boston, dove fu direttore fino al 1995. Olayan fondò la Saudi-British Bank, un grande attore occulto nel mercato degli eurodollari. Aveva un’oscura partnership caraibica con Barclays e Jardine Matheson, che controllano la finanza israeliana ed HSBC rispettivamente. Fu membro della direzione di American Express insieme a Henry Kissinger e Edmund Safra, la cui fallimentare Republic Bank finì nel pozzo nero della HSBC. Il gruppo bancario di Olayan comprende CS First Boston, Saudi-British Bank, Saudi Holland Bank (controllata dalla ABN Amro, ora Royal Bank of Scotland) e Chase. [3] Attraverso queste relazioni Olayan fu il collante tra i Saud e i loro padroni delle famiglie dei Quattro Cavalieri statunitensi, inglesi e olandesi.
Nel 1975 Morgan Guaranty ebbe una partecipazione del 20% nella Saudi International Bank di Londra, il cui direttore esecutivo era il direttore di Morgan Guaranty Trust Peter de Roos. SAMA possedeva una quota del 50%, mentre Bank of Tokyo, Deutsche Bank, Banque de Nationale de Paris, National Westminster Bank e Union Bank of Switzerland avevano ognuna una proprietà del 5%. [4] Citibank acquistò il 33% della Saudi American Bank. SAMA era assistita da Merrill Lynch e Baring Brothers (ora della Royal Bank of Scotland), garantendo a New York e a Londra il controllo sui proventi del petrolio. I Padri Bianchi avevano saldamente le redini dei proventi petroliferi dell’Aramco dei Saud. Di Morgan Guaranty era il consigliere per gli investimenti dell’Abu Dhabi Investment Authority, la banca centrale degli Emirati Arabi Uniti, dove il monarca e principale azionista della BCCI, shayq Zayad detiene i cordoni della borsa. Morgan Grenfell, il braccio londinese della Morgan, è consulente dei governi della GCC del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti, e del mercato dell’oro dell’emirato di Dubai. Grenfell ora della Deutsche Bank, controllava  una larga fetta della Banca Centrale della Giordania e finanziava la vendita di armi a Oman, Giordania e Arabia Saudita. Quando il trafficante d’armi saudita della Lockheed Adnan Khasshoggi comprò l’Arizona-Colorado Land & Cattle Company, nel 1974, il ramo degli investimenti statunitense Morgan Stanley fece un affare. Quando Khasshoggi comprò un caseificio di 17000 ettari e un ranch da un milione di acri per il bestiame in Sudan, Morgan Stanley l’aiutò di nuovo.
Nel 1984 Morgan Grenfell spinse per l’esplorazione petrolifera nel Mare del Nord. Sir John Stevens della Grenfell consigliava la Banca Markazi dell’Iran. Stevens era un insider della Banca d’Inghilterra, dove il presidente della Royal Dutch/Shell Sir Robert Clark era membro del consiglio. Morgan Stanley occupava i primi 16 piani dell’edificio della Exxon a New York. Gestì nel 1977 la vendita delle azioni della BP da parte del governo inglese al clan al-Sabah del Quwayt. [5]
Il presidente della Jardine Matheson David Newbigging siede nel consiglio consultivo internazionale di Morgan Guaranty ed è probabilmente l’uomo più potente di Hong Kong. Il presidente di Morgan et Cie, divisione internazionale della banca, era Lord Cairncatto, che sedeva nel Comitato di Londra della HSBC, era presidente della Morgan Grenfell e membro del Consiglio interno del Royal Institute of International Affairs. [6] HSBC e Kleinwort Benson hanno il controllo del monopolio dell’oro Sharps Pixley Ward di Hong Kong. HSBC Bank possiede la British Bank of the Middle East, che monopolizza il fiorente mercato dell’oro di Dubai, la Republic Bank of New York di Edmund Safra, che dominava i vecchi mercati dell’oro libanesi e Midland Bank, agente di compensazione del narco-governo panamense. Fino a poco prima Sharps Pixley e Samuel Montagu, filiali della HSBC, si fusero con la Mocatta Metals della Standard Chartered, fondata da Cecil Rhodes, Johnson Matthey e NM Rothschild & Sons di Londra per fissare ogni giorno unilateralmente il prezzo dell’oro. Gli ultimi due monopoli hanno CdA che s’intrecciano sia con la HSBC che con il conglomerato Anglo-American controllato da Oppenheimer, la cui controllata Engelhardt monopolizza la raffinazione mondiale dell’oro. [7] Gli Oppenheimer controllano anche Rio Tinto e DeBeers, fondata da Cecil Rhodes, che monopolizza il commercio mondiale dei diamanti. La controllata Anglo-American delle Bermuda, Minorco, gioca un ruolo importante nel ciclo oro/diamanti/droga della Silver Triangle. Il taglio dei diamanti è finanziato dalla famiglia belga Lambert, cugini dei Rothschild, e dalla Barclays Bank, nel cui CdA siedono Sir Harry Oppenheimer e altri quattro membri dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme della Regina Elisabetta, più che in qualsiasi azienda nel mondo. [8] I giganti bancari canadesi Bank of Nova Scotia, Bank of Montreal, Royal Bank of Canada, Toronto Dominion Bank e Canadian Imperial Bank of Commerce, si sono uniti ai giganti inglesi National Westminster, Barclays, Lloyds e HSBC, nel presiedere la Silver Triangle dei Caraibi che ricicla narcodollari. Bank of Nova Scotia è il rivenditore d’oro più grande dei Caraibi e possiede 200 tonnellate di oro recuperate dai depositi sotto le macerie del World Trade Center nel 2001. La banca d’investimento più grande dei Caraibi è nota come ITCO, una joint venture tra Anglo-american, Barclays, NM Rothschild e Royal Bank of Canada. Il direttore della Lloyds, ADF Lloyd, è cognato del 10° conte di Airlie, presidente della Banca Schroeder della Warburg, che finanziò Hitler. La moglie di Earl è nipote di Otto Kahn, partner di primo piano di Kuhn Loeb. La suocera di Winston Churchill era una Airlie. Il cugino di Churchill, il visconte Cowdray, ha una grande partecipazione nella Lazard, usata dalla famiglia Kennedy. [9] Lazard controlla Financial Times, The Economist e Penguin Books.
La Citigroup dei sauditi e la Texas Commerce della Baker, ora JP Morgan Chase, aiutaron Raul Salinas a derubare il Tesoro messicano. Bank of America dei Rothschild fondò la Banca d’Italia sotto il paravento della Transamerica di Amadeo Giannini, con una joint venture da 3 miliardi di dollari con il Banco Ambrosiano, che acquistò la saccheggiata Continental Bank, finanziando la BCCI ed ripulendo gli affari della BNL. All’epoca Bank of America era la maggiore banca del mondo. [776] Secondo il ricercatore di Chicago Sherman Skolnick, Bank of America incanalava il denaro sporco generato dal finanziere latitante svizzero-israeliano del Mossad Marc Rich, e il cui denaro facile scomparve nel pozzo nero della Enron. Skolnick aggiunge che la Nugan Hand Bank divenne Household International, un prestatore di sub-prime di Chicago, il cui avvocato, fino al suo misterioso incidente in canoa, era l’ex-direttore della CIA Bill Colby. [10] Household è ora una controllata di HSBC. La Banque de Credit Internationale di Ginevra di Tibor Rosenbaum (BCI) predette la BCCI, ricevendo i profitti dei casinò di Meyer Lansky e i proventi della droga per finanziare gli imbrogli di MI6 e Mossad, tra cui la Permindex. [11] Lansky avviò i suo crimine organizzato con l’aiuto finanziario della famiglia Rothschild. Robert Vesco decollò con la Mary Carter Paint Company finanziata dai Rockefeller. Santos Trafficante è il loro successore. La CS First Boston fu fondata dalla famiglia Perkins di Boston con i proventi dell’oppio e finanziò sia l’omicidio di JFK che il tentativo di assassinio del presidente francese Charles de Gaulle. Richard Holbrooke, l’inviato di Obama in Afghanistan e capo architetto degli accordi di Dayton, e Dick Thornburgh, procuratore generale di Bush durante il cover-up della BNL, lavorarono per la CS First Boston al fianco di Sulayman Olayan. La banca collaborò con BP Amoco per arraffare il 20% della russa Lukoil.

KissAss
2239374_300Tra i clienti di Kissinger Associates vi erano la Banca nazionale della Georgia della BCCI di proprietà della BNL, che collaborò con la Banca centrale irachena armando l’Iraq attraverso i conti cifrati presso Bank of America, Bank of New York, Chase Manhattan e Manufacturers Hanover Trust. Agente di compensazione della BNL in tali operazioni era Morgan Guaranty Trust. Il Consiglio di Amministrazione della Chase Manhattan Bank rifletteva il Consiglio di Amministrazione Consultivo internazionale della BNL. Henry Kissinger era legato a Chase Manhattan e a Goldman Sachs, aiutando le narco-banche Bank of New York e CS First Boston a saccheggiare il Tesoro della Russia. Quando la banda della CIA saccheggiò le S&L (cassa depositi e prestiti. NdT), Goldman Sachs spazzolò via miliardi di attività in un colpo. Il Comitato consultivo internazionale della Chase Manhattan comprendeva Y. K. Pao della Hong Kong Worldwide Shipping, Ian Sinclair della narcotrafficante Canadian Pacific e GA Wagner della Royal Dutch/Shell. [12] Pao fu vicepresidente di HSBC.
Il CdA della Kissinger Associates è ancora più oscuro e potente, il lapsus freudiano massonico della KissAss è espresso dal vecchio denaro. Il co-fondatore Lord Carrington, membro del consiglio di Barclays e Hambros, presiede il Gruppo Bilderberg e l’Istituto Reale per gli Affari Internazionali. Il membro del CdA della KissAss è Mario d’Urso della dinastia dei banchieri Kuhn Loeb, è a capo della Jefferson Insurance, la joint venture tra Assicurazioni Generali (AG) e Riunione Adriatica di Sicurtà (RAS) negli Stati Uniti. L’AG di Venezia custodisce le immense fortune delle antiche famiglie di banchieri veneziani che finanziarono le crociate e il Sacro Romano Impero. Il suo CdA includeva Elie de Rothschild, il barone August von Finck, l’uomo più ricco della Germania, il barone Pierre Lambert, cugino dei Rothschild e finanziatore della Drexel Burnham Lambert, Jocelyn Hambro, la cui famiglia possiede Hambros Bank, che possedeva la metà della Banca Privata di Michele Sindona; Pierpaolo Luzzato Fegiz della potente famiglia italiana dei Luzzato che aveva legami con il Banco Ambrosiano di Sindona e Franco Orsini Bonacossi della potente famiglia Orsini, i cui membri sedevano nell’antico senato dell’impero romano. I maggiori azionisti di AG sono Lazard Freres e Banque Paribas. [13] Paribas, ora la maggiore banca del mondo, è controllata dalla famiglia Warburg, mentre Lazard è dominata dalle famiglie Lazard e David-Weill. I Lazard inglesi fanno ora parte del conglomerato Pearson, che possiede Financial Times, Economist, Penguin e Viking Books, Madame Tussaud e ampi interessi negli Stati Uniti. La francese Lazard Freres è occultata nell’holding denominata Eurafrance. Lazard gestisce il denaro dell’élite globale come gli Agnelli italiani, i Boels belgi, gli inglesi Pearson e gli statunitensi Kennedy. Membri del consiglio della RAS sono i membri della famiglia Giustiniani, discendenti dall’imperatore romano Giustiniano, della famiglia Doria, finanzieri genovesi dei sovrani asburgici spagnoli, e il duca d’Alba, che discende dalla monarchia asburgica spagnola.
Un altro potente elemento del CdA della KissAss era Nathaniel Samuels, altro vecchio sgherro della Kuhn Loeb del clan di Samuel, che controlla gran parte di Royal Dutch/Shell e Rio Tinto. Samuel fu presidente della Banque Louis-Dreyfus Holding Company di Parigi, derivante dalla dinastia di commercianti in granaglie Louis Dreyfus, uno dei Quattro Cavalieri del Grano. Lord Eric Roll è un altro membro della KissAss. Roll è presidente della banca d’investimento della famiglia Warburg, la SG Warburg. Il potente membro asiatico del consiglio della KissAss è Sir Y. K. Kan di Hong Kong, che rappresenta quattro vecchie famiglie bancarie cinesi che controllano la Bank of East Asia. Le radici massoniche del cliente piduista BNL della KissAss risalgono alla Banca Commerciale d’Italia, dove fu fondata la P-2. La filiale svizzera della banca, la Banca della Svizzera, acquistò il 7% di Lehman Brothers nel 1970. La famiglia Lehman fece fortuna vendendo armi alle forze confederate mentre contrabbandava l’oppio inglese nell’Unione dalle piantagioni di cotone di famiglia. Quando il cliente della Lehman Brothers, Enron, crollò, l’UBS Warburg piombò per comprarsi Enron OnLine per 0 dollari. Quando Lehman fallì nel 2008, Barclays banchettò con la sua carcassa.

Note
[767] The Chase: The Chase Manhattan Bank N. A.: 1945-1985. Harvard Business School Press. Boston. 1986. p.231
[768] The House of Morgan. Ron Chernow. Atlantic Monthly Press. New York. 1990. p.606
[769] “The Olayan Group: Fifty Years of Forging Business Partnership”. Advertisement. Forbes. 7-7-97
[770] “Now the Desert Kingdom’s are Thirsty for Cash”. John Rossant. Business Week. 3-18-91. p.32
[771] Chernow. p.612
[772] Dope Inc.: The Book that Drove Kissinger Crazy. The Editors of Executive Intelligence Review. Washington, DC. 1992. p.125
[773] Ibid. p.194
[774] Ibid. p.200
[775] Ibid. p.445
[776] “A System out of Control, Not Just One Bank”. George Winslow. In These Times. October 23-29, 1991. p.8
[777] “The Enron Black Magic: Part III”. Sherman Skolnick. 1999.
[778] Hot Money and the Politics of Debt. R.T. Naylor. The Linden Press/Simon & Schuster. New York. 1987. p.22
[779] The Editors of Executive Intelligence Review. p.339
[780] Ibid. p.98

hsbc--621x414Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix e The Federal Reserve Cartel. Il suo settimanale è Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Banchieri svizzeri, BRI e i Rockefeller

Dean Henderson 23 gennaio 2014

Tre anni fa Rudolf M. Elmer, l’ex-capo dell’ufficio Isole Cayman dell’importante banca svizzera Julius Baer, annunciava di aver consegnato a Wikileaks informazioni su 2000 individui e aziende di primo piano impegnati in evasioni fiscali e altre attività criminali. Elmer li descrisse come “pilastri della società”.

1349644678_story_xlimage_2010_06_R6039_courts_chase_bank_homeless_robber_692010L’utilizzo di eurodollari nei conti bancari off-shore per le costose ragalie dei super-ricchi a governi a corto di liquidi nel mondo, fattura ogni anno migliaia di miliardi di dollari. Nel 1963 il mercato degli eurodollari era di circa 148000000 di dollari. Nel 1982 ne valeva quasi 2000 miliardi dollari, mentre l’offerta monetaria M-1 degli Stati Uniti era pari a 442 miliardi dollari. Nel 1950 le società statunitensi coprivano il 26% della fattura fiscale totale degli Stati Uniti. Nel 1990 era solo il 9%, contribuendo al massiccio deficit del bilancio e agli attuali 14000 miliardi dollari di debito degli Stati Uniti. Nel 2009 i leviatani aziendali Bank of America, General Electric e Exxon Mobil non pagavano le tasse federali degli Stati Uniti. L’utile netto di Exxon per quell’anno fu di oltre 45 miliardi di dollari. Ed utilizzavano le filiali nelle Bahamas, Bermuda e isole Cayman controllate dalla corona inglese per schivare l’IRS. Questi opachi mercati off-shore degli eurodollari riciclano anche i petrodollari sauditi, i narcodollari e i profitti sulle vendite di armi della CIA e del Mossad. Fondi illeciti escono pulitissimi sui bilanci delle mega-banche globale. Le discrete banche svizzere giocano un ruolo chiave. La più potente è la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI). BRI fu fondata a Basilea, in Svizzera, nel 1930. E’ la banca più potente del mondo, la banca centrale globale delle otto famiglie che controllano le banche centrali private di quasi ogni nazione. Il primo presidente della BRI era il banchiere dei Rockefeller Gates McGarrah, funzionario presso la Chase Manhattan e la Federal Reserve. McGarrah era il nonno dell’ex-direttore della CIA Richard Helms. Rockefeller e Morgan avevano stretti legami con la City di Londra. David Icke afferma in Children of the Matrix che i Rockefeller e i Morgan erano solo le “controfigure” statunitensi dei Rothschild europei. La BRI è di proprietà di Federal Reserve, Bank of England, Banca d’Italia, Banca del Canada, Banca nazionale svizzera, Nederlandsche Bank, Bundesbank e Banca di Francia. Lo storico Carroll Quigley dice che BRI fa parte di un piano “per creare un sistema mondiale di controllo finanziario privato in grado di dominare il sistema politico di ogni Paese e l’economia del mondo intero… controllato in modo feudale dalle banche centrali del mondo che agiscono di concerto con  accordi segreti.”
bank-for-international-settlements-300x215Il governo degli Stati Uniti storicamente diffidava della BRI, facendo vanamente lobbying per la sua scomparsa nella Conferenza di Bretton Woods del 1944. Invece il potere delle otto famiglie “aumentò con la creazione a Bretton Woods del FMI e della Banca mondiale”. La Federal Reserve ebbe le azioni della BRI solo nel settembre 1994. La BRI detiene almeno il 10% delle riserve monetarie di almeno 80 banche centrali, del Fondo monetario internazionale e di altre istituzioni multilaterali. È l’agente finanziario degli accordi internazionali, raccoglie informazioni sull’economia globale ed è prestatore di ultima istanza per evitare il collasso finanziario globale. La BRI promuove l’agenda fascista del monopolio capitalista. Diede un prestito ponte all’Ungheria nel 1990 per garantirne la privatizzazione dell’economia. Fu il tramite del finanziamento degli Illuminati di Adolf Hitler, guidati da J. Henry Schroeder della Warburg e dalla Mendelsohn Bank di Amsterdam. Molti ricercatori sostengono che la BRI è il nadir del riciclaggio mondiale di narcodollari. Non è un caso che la BRI abbia sede in Svizzera, nascondiglio favorito delle ricchezze dell’aristocrazia mondiale e quartier generale della P-2, della loggia massonica Alpina e del nazismo internazionale. Bretton Woods fu una manna per le otto famiglie. FMI e Banca Mondiale sono al centro di tale “nuovo ordine mondiale”. Nel 1944 le prime obbligazioni della Banca Mondiale furono quotate da Morgan Stanley e First Boston. La famiglia francese Lazard venne coinvolta negli interessi dei Morgan. La Banca è il maggiore investimento di Lazard Freres-France, di proprietà delle famiglie Lazard e David-Weill, vecchi rampolli bancari genovesi rappresentati da Michelle Davive. Un recente presidente e CEO di Citigroup era Sanford Weill. Nel 1968 Morgan Guaranty lanciò Euro-Clear, un sistema di compensazione bancario di Bruxelles per i titoli in eurodollari. Fu il primo tentativo automatizzato. Alcuni presero a chiamare Euro-Clear “La Bestia”. Bruxelles funge da quartier generale della nuova Banca centrale europea e della NATO. Nel 1973 i funzionari della Morgan s’incontravano segretamente alle Bermuda per far risorgere illegalmente la vecchia casa dei Morgan, 20 anni prima che la legge Glass-Steagal venisse abrogata. Morgan e Rockefeller finanziarono Merrill Lynch, aumentando gli investimenti bancari dei Big 5 degli USA. Merrill oggi fa parte di Bank of America.
John D. Rockefeller impiegò la sua ricchezza petrolifera per l’acquisizione di Equitable Trust, che aveva inghiottito alcune grandi banche e multinazionali dagli anni ’20. La Grande Depressione ha contribuito a consolidare il potere dei Rockefeller. La loro Chase Bank si fuse con Manhattan Bank di Kuhn Loeb formando Chase Manhattan, cementando un rapporto familiare di lunga data. Kuhn-Loebs e Rothschild finanziarono i tentativi di Rockefeller di diventare il re del petrolio. La National City Bank di Cleveland diede a John D. i soldi necessari per intraprendere la monopolizzazione dell’industria petrolifera statunitense. La banca fu identificata nelle udienze del Congresso come una delle tre banche negli Stati Uniti di proprietà dei Rothschild, negli anni 1870, quando Rockefeller creò la Standard Oil of Ohio. Un partner della Standard Oil di Rockefeller era Edward Harkness, la cui famiglia controllava la Chemical Bank. Un altro era James Stillman, la cui famiglia controllava la Manufacturers Hanover Trust. Entrambe le banche fanno oggi parte di JP Morgan Chase. Due delle figlie di James Stillman sposarono due dei figli di William Rockefeller. Queste due famiglie controllano Citigroup. Nel settore assicurativo, i Rockefeller controllano Metropolitan Life, Equitable Life, Prudential e New York Life. Le banche dei Rockefeller controllano il 25% di tutte le attività delle 50 maggiori banche commerciali degli Stati Uniti e il 30% di tutte le attività delle 50 maggiori compagnie di assicurazione. La prima Compagnia di assicurazione degli Stati Uniti fu avviata da dei massoni con la Woodman di of America, che svolge un ruolo chiave nella lavanderia dei narcodollari alle Bermuda. Mentre la ricchezza petrolifera si accumulava la famiglia passò ad investimenti a valle, acquistando aziende che fabbricavano prodotti a base di petrolio. Ad esempio, secondo la rivista Nexus New Times, i Rockefeller controllano il 40% del settore farmaceutico globale. Altre aziende sotto controllo dei Rockefeller sono Exxon Mobil, Chevron Texaco, BP Amoco, Marathon Oil, Freeport McMoRan, Quaker Oats, ASARCO, United, Delta, Northwest, ITT, International Harvester, Xerox, Boeing, Westinghouse, Hewlett-Packard, Honeywell, International Paper, Pfizer, Motorola, Monsanto, Union Carbide e General Foods. La Fondazione Rockefeller ha stretti legami finanziari con le fondazioni Ford e Carnegie. Altre opere filantropiche di famiglia: Rockefeller Brothers Fund, Rockefeller Institute for Medical Research, General Education Board, Rockefeller University e University of Chicago, che sfornano di continuo economisti di estrema destra come Milton Friedman, apologeti del capitale internazionale. La famiglia possiede il Rockefeller Plaza 30, dove l’albero di Natale nazionale è illuminata ogni anno, e il Rockefeller Center. David Rockefeller fu decisivo nella costruzione del World Trade Center. La principale residenza della famiglia Rockefeller è un complesso nello Stato di New York, conosciuto come Pocantico Hills. Possiede anche un appartamento di 32 camere al 5th Avenue di Manhattan, una villa a Washington DC, il Monte Sacro Ranch in Venezuela, piantagioni di caffè in Ecuador, diverse aziende in Brasile, una tenuta a Seal Harbor, nel Maine e resort nei Caraibi, Hawaii e Puerto Rico.
imagesLe famiglie Dulles e Rockefeller sono cugine. Allen Dulles ha creato la CIA, ha assistito i nazisti, coperto l’omicidio Kennedy dal suo trespolo nella Commissione Warren e raggiunto un accordo con i Fratelli musulmani per creare assassini mentalmente controllati. Il fratello John Foster Dulles  presiedette i falsi fondi della Goldman Sachs prima del crollo del mercato azionario nel 1929 ed ha aiutato il fratello a rovesciare governi di sinistra in Iran e Guatemala. Entrambi erano Skull&Bones, membri del CFR e massoni di 33.mo grado. I Rockefeller contribuirono a formare il Club di Roma volto a spopolare il pianeta, nella loro tenuta di famiglia a Bellagio, Italia. Nella loro tenuta di Pocantico Hills diedero vita alla Commissione Trilaterale. La famiglia è uno dei principali finanziatori del movimento eugenetico che produsse Hitler, la clonazione umana e l’ossessione attuale per il DNA negli ambienti scientifici statunitensi. John Rockefeller Jr. ha diretto il Population Council fino alla morte. Il suo figlio omonimo è senatore del West Virginia. Il fratello Winthrop Rockefeller era Governatore dell’Arkansas e l’uomo più potente dello Stato. Nell’ottobre  1975 nell’intervista alla rivista Playboy, il vice-presidente Nelson Rockefeller, che fu anche governatore di New York, diede un’articolata visione paternalistica della famiglia, “Sono un grande credente nella pianificazione economica, militare, sociale, politica e totale mondiale.” Ma di tutti i fratelli Rockefeller, è il fondatore della Commissione Trilaterale (TC) e presidente della Chase Manhattan, David che ha guidato l’agenda fascista globale della famiglia. Difese lo Scià di Persia, l’apartheid sudafricano e la giunta cilena di Pinochet. Fu il più grande finanziatore di CFR, TC e (durante la guerra del Vietnam) del Comitato per la pace effettiva e duratura in Asia, una miniera d’oro di contratti per i profittatori di guerra. Nixon gli chiese di essere il segretario del Tesoro, ma Rockefeller rifiutò sapendo che il suo potere era assai maggiore al timone della Chase. Secondo l’autore Gary Allen, nel 1973 “David Rockefeller incontrò ventisette capi di Stato, tra cui i governanti della Russia e della Cina rossa.” Dopo il 1975 il colpo di Stato della Nugan Hand/CIA contro il Primo ministro nazionalista australiano Gough Whitlam, il successore designato dalla corona inglese Malcolm Fraser schizzò negli Stati Uniti, incontrando il presidente Gerald Ford solo dopo aver conferito con David Rockefeller.
I documenti che Elmer ha dato a Wikileaks faranno luce su alcuni “pilastri della società”. Ma non stupitevi sei i pesci grossissimi nuoteranno via con l’esca.

Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve e Stickin’ it to the Matrix. Potete iscrivervi al suo settimanale Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Bank Rothschild of America

Dean Henderson 23 novembre 2013

Bank-of-AmericaLa NSC inviava armi ai contras nicaraguensi prima che la rete di rifornimento di Oliver North fosse operativa. Gli aiuti degli Stati Uniti all’Arabia Saudita venivano inviati ai contras attraverso la Banca di Credito e Commercio Internazionale (BCCI) di Karachi in Pakistan. [1] Mentre il denaro della Casa dei Saud veniva deviato verso i contras, uno dei più grandi depositanti iniziali della BCCI era lo Scià di Persia, i cui conti svizzeri della BCCI erano enormi. Con le famiglie dominanti dei “due pilastri” di Nixon nel CdA, la BCCI sarebbe diventata il ricettacolo dei petrodollari del Golfo Persico, generosamente mescolati con narcodollari, usati per finanziare in tutto il mondo le operazioni segrete della CIA e dei suoi partner del Mossad israeliano e dell’MI6 inglese. La BCCI era la banca di riferimento dei dittatori più noti del mondo, tra cui la famiglia Somoza, Saddam Hussein, l’uomo forte filippino Ferdinand Marcos e quello di Haiti Jean-Claude “Papa Doc” Duvalier. Il regime dell’apartheid sudafricano usò la BCCI, come fece Manuel Noriega, che andava regolarmente nella filiale della BCCI di Panama per ritirare il suo stipendio annuale della CIA di  200000 dollari. La BCCI era la lavanderia favorita del Cartello di Medellin e dei nuovi boss dell’eroina mondiale, i leader delle fazioni dei mujahidin afgani controllati dalla CIA. La BCCI finanziò la vendita segreta di armi di Reagan all’Iran e collaborò con Robert Calvi del Banco Amrosiano. Fu il tramite per il denaro sporco generato dal finanziere latitante del Mossad Marc Rich e del denaro proveniente dall’oggi in bancarotta Enron, reincarnatasi nel Bank Group Pinnacle di Chicago. [2] Frequentatore della sede di Karachi della BCCI, avendo titolarità di un conto, era Usama bin Ladin.
Con filiali in 76 paesi, la BCCI trattava armi convenzionali e nucleari, oro, droga, mercenari, intelligence e contro-intelligence. Questi interessi erano spesso schermati da facciate legittime, quali il trasporto di caffè dall’Honduras o di fagioli vietnamiti. La banca aveva stretti rapporti con la CIA, l’ISI pakistano, il Mossad israeliano e le agenzie d’intelligence saudite. Fu il collante finanziario collegato a numerosi scandali pubblici apparentemente distinti. I principali azionisti della BCCI erano regnanti e ricchi petrosceicchi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) ideato da Reagan. Fu fondata nel 1972 in Pakistan da Agha Hasan Abedi, un amico intimo del dittatore militare pakistano Zia ul-Haq. Abedi inizialmente sollecitò depositi nella banca dagli espatriati pakistani che lavoravano negli Emirati Arabi Uniti. La BCCI decollò quando Bank of America piazzò 2,5 milioni di dollari per una quota del 30%. In quel momento Bank of America era la più grande banca del mondo ed era controllata da NM Rothschild & Sons. [3] La “N” stava per Nathan, che una volta prestò al tiranno francese Napoleone 5000000 di sterline, mentre al tempo stesso faceva prestiti al suo avversario inglese di Waterloo, il duca di Wellington, per equipaggiarne l’esercito. Nathan Rothschild poi commentò l’accaduto, “fu il miglior affare che abbia mai fatto.” La “M” stava per Mayer, studioso di esoterismo della Cabala ebraica che lanciò la dinastia dei banchieri Rothschild con denaro sottratto e acquisì titoli nobiliari per la famiglia agli inizi del 19.mo secolo. Nel 1885 la regina Vittoria nominò baronetto il nipote di Nathan, mentre i fratelli condussero operazioni globali presso i governi di Inghilterra, Francia, Prussia, Austria, Belgio, Spagna, Italia, Portogallo, germanici e Brasile. Erano i banchieri delle Corone d’Europa con partecipazioni in Paesi lontani come Stati Uniti, India, Cuba e Australia. [4] Nel 1996 il 41.enne Amschel Rothschild, che gestiva il colosso finanziario della famiglia, morì in un misterioso suicidio. La Rothschild Asset Management, che Amschel guidava, perse 9 milioni di dollari l’anno precedente la morte. Le perdite si verificarono mentre Evelyn Rothschild stava creando una joint venture con la seconda banca più grande della Cina. Amschel fu trovato morto impiccato a un portasciugamani posto a un metro e mezzo dal pavimento del bagno, nel suo hotel di Parigi. Un giornalista scherzò, “impiccarsi non deve essere stato facile per un uomo alto un 1,85m”. [5]
graphics3L’esecutivo della Bank of America Roy P.M. Carlson orchestrò l’affare BCCI. Carlson poi entrò nella Safeer, la società di consulenza di Teheran fondata dall’ex direttore della CIA e ambasciatore in Iran Richard Helms. Carlson divenne presidente della travagliata Banca Nazionale della Georgia  (NBG) di Bert Lance, segretamente acquisita dalla BCCI con l’aiuto del miliardario saudita Ghaith Pharaon. La NBG era una cliente di Kissinger Associates, che anche “consigliò” l’armamento di Saddam alla Banca Nazionale del Lavoro (BNL). Partner di Helm presso Safeer era il magnate iraniano Rahim Irvani che controllava il Gruppo Melli, dove Carlson era presidente. Irvani fondò una società off-shore per nascondere l’acquisizione della BCCI di First American Bank dell’ex-segretario alla Difesa statunitense Clark Clifford. Helms progettò l’acquisizione. I grandi investitori della BCCI erano gli sceicchi del petrolio del GCC. Il capo della famiglia regnante di Abu Dhabi, lo sceicco Zayad bin Sultan al-Nahiyan era il più grande azionista della BCCI, controllando il 77% delle azioni della BCCI. [6] Il defunto sceicco Qalid bin Mahfuz, il miliardario saudita che controllava la National Commercial Bank, la più grande banca del mondo arabo, partecipava col 20%. I monarchi al-Qalifa del Bahrain e i monarchi al-Qabu di Oman possedevano anche grandi azioni della BCCI. E la BCCI era proprietaria della Banca nazionale dell’Oman. Nel 1976 la BCCI istituì una filiale nelle Isole Cayman nota come International Credit & Investment Company (ICIC). Fu attraverso questo ramo della BCCI, così come dalla filiale di Karachi, gestita dal figlio del presidente Zia ul-Haq, che le operazioni finanziarie più avvedute ebbero luogo.
Un grafico trovato in una cassaforte della Casa Bianca relativo agli sforzi per rifornire i contras nicaraguensi di Oliver North, indicavano una “IC” nelle Isole Cayman quale epicentro della rete dell’Impresa di North. Donazioni private vennero incanalate dalla ICIC e finirono nei conti Lake Resources del Credit Suisse a Ginevra, controllati da Richard Secord. Secord era allora un alto “consulente” della Casa dei Saud. Il Washington Post riferì che “IC” aveva inviato 21182 dollari alla Gulf & Caribbean Foundation di William Blakemore III, vecchio compare di George Bush Sr. nel petrolio del Texas occidentale. [7] L’ICIC fece una quantità enorme di affari con il Banco de America Central (BAC). La traduzione inglese del nome della banca è Bank of Central America, un nome stranamente simile a quello della Bank of America, gestita dalla BCCI. In realtà, BAC fu  istituita da Wells Fargo Bank (l’altra metà sulla costa occidentale delle banche dei Quattro Cavalieri, che spesso lavora in tandem con Bank of America) e dall’elite zuccheriera pro-Somoza del Nicaragua. [8] BAC diventò la più grande lavanderia dei narcodollari del Cartello di Medellin, legando il dinero della cocaina al supermercato delle armi honduregno dei contras nicaraguensi, rifornito con le armi dell’Impresa.
Ogni volta che Aga Hasan Abedi scambiava denaro con le azioni emesse della BCCI, le vendeva allo sceicco Qamal Adham, capo della Direzione Generale dell’intelligence saudita, o a AR Qalil, altro funzionario dell’intelligence saudita e agente di collegamento della CIA. Adham e Qalil prendevano il denaro per acquistare azioni appaltando “prestiti” della ICIC nelle Isole Cayman, che non furono mai rimborsate. Quando Secord dirigeva l’Impresa da Riyadh, dov’era l’agente di  collegamento di Reagan con l’Arabia Saudita, l’intelligence saudita era occupata a riciclare narcodollari attraverso l’ICIC. Prestiti simili furono emessi dall’ICIC allo sceicco Muhammad bin Rashid al-Maqtum, rampollo della famiglia regnante degli Emirati Arabi Uniti, e a Faisal al-Saud al-Fulaij, presidente della Kuwait Airways nei primi anni ’70, che ricevette oltre 300 mila dollari in tangenti dalla Boeing. Al-Fulaij era anche legato alla Kuwait International Finance Company.  Questi prestiti dell’ICIC furono trasferiti dalla Banque de Commerce et de Placements, filiale svizzera della BCCI gestita dal luogotenente dei Rothschild Alfred Hartman, o dalla Banca nazionale dell’Oman, che la BCCI possedeva. [9] La ragione per cui Abedi continuava ad essere a corto di liquidi era che la filiale di Karachi della BCCI, gestito dal figlio di Zia ul-Haq, finanziava gli eserciti della CIA dei mujahidin in Afghanistan. Nel 1978 uno dei più grandi depositanti della BCCI, il tenente-generale pakistano Fazle Haq, fu nominato governatore della provincia nord-occidentale del Pakistan. Haq era il braccio destro del presidente Zia. Nella sua nuova posizione  prese il controllo del finanziamento della BCCI ai mujahidin. Si fece carico anche del traffico di eroina pakistano. La BCCI trasferì milioni agli ufficiali e ai funzionari dell’ISI pakistani dai conti della CIA presso la filiale di Karachi. La BCCI era così coinvolto nello sforzo della CIA che il proprio personale avrebbe spesso trasportato armi nelle basi dei mujahidin presso Peshawar, nella provincia del nord-ovest di Haq, appena entro il confine del Pakistan con l’Afghanistan. Questi stessi dipendenti della BCCI sarebbero quindi stati i corrieri dell’eroina nel viaggio di ritorno a Karachi. La banca fu così invischiata negli affari pakistani che si potrebbe quasi dire che non c’erano differenze tra i due. Oltre ai prestiti all’ICCI, la BCCI fu mantenuta a galla da Bank of America, che trasferiva un  miliardo di dollari al giorno fino al 1991. Bank of America era come un aspirapolvere globale che risucchiava i depositi della banca da tutto il mondo. La maggior parte di questi depositi furono dirottati vero la filiale di Karachi. Anche Bank of America ebbe una sua grande filiale a Karachi. Vi  erano almeno 10 linee di telex tra Bank of America-Karachi e l’ICIC nelle Isole Cayman.
Nel 1980 Bank of America vendette le sue azioni della BCCI, ma continuò a gestire la maggior parte della sua attività. Nel 1984 BCCI trasferì 37,5 miliardi dollari nelle banche statunitensi, oltre la metà gestita da cinque banche del pool Bank of America, Security Pacific (poi fusa con la Bank of America), American Express (dove i membri del consiglio includevano Henry Kissinger, Edmund Safra e Sulaiman Olayan), Bank of New York (che nel 2000 fu multata per riciclaggio di oltre 10 miliardi di narcodollari della mafia russa) e First Chicago (a lungo diretta dalla CIA e in parte di proprietà della famiglia regnante al-Sabah del Kuwait). [10]

[1] The Outlaw Bank: A Wild Ride into the Secret Heart of BCCI. Jonathan Beaty and S.C. Gwynne. Random House. New York. 1993.
[2] “The Enron Black Magic: Part III”.
[3] “A System Out of Control, Not Just One Bank”. George Winslow. In These Times. October 23-29, 1991. p.8
[4] Rule by Secrecy: The Hidden History that Connects the Trilateral Commission, the Freemasons and the Great Pyramids. Jim Marrs. HarperCollins Publishers. New York. 2000. p.80
[5] Ibid. p.81
[6] “Emirates Looked Other Way While al Qaeda Funds Flowed”. Judy Pasternak and Stephen Braun. Los Angeles Times. 1-20-02
[7] The Mafia, CIA and George Bush: The Untold Story of America’s Greatest Financial Debacle. Pete Brewton. SPI Books. New York. 1992
[8] Out of Control. Leslie Cockburn. Atlantic Monthly Press. New York. 1987. p.155
[9] Beaty and Gwynne
[10] Winslow. p.9

BCCIDean Henderson è autore dei seguenti libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve e Stickin’ it to the Matrix. Potete iscrivervi al suo sito Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La dimensione continentale delle elezioni in Venezuela

André Maltais, Mondialisation, 28 settembre 2012

Le elezioni presidenziali del 7 ottobre in Venezuela sono, come raramente accade per una elezione, di una terribile importanza. Non solo, dice il fondatore del canale Telesur Aram Aharonian, i venezuelani si chiedono se il processo bolivariano continuerà, ma sia i latinoamericani che i centri di potere statunitensi sanno che da questo processo dipende, in buona misura, il futuro dell’integrazione dell’America Latina e dei Caraibi. Per il sindacalista venezuelano residente in Argentina, Modesto Emilio Guerrero, “una sconfitta del movimento del presidente Chavez causerebbe dei mutamenti politici nelle Americhe, poiché vi sono concentrate, in Venezuela, tante importanti conquiste politiche dell’ultimo decennio Latinamericano.” Migus Romain, un giornalista francese che soggiorna in Venezuela, ritiene che tale risultato riporterebbe il continente latino-americano “nell’abisso sociale degli anni ’90.”
La sconfitta di Chavez è improbabile, comunque. Dei 124 sondaggi condotti finora in Venezuela, sia dal governo che da privati, 122 prevedono che l’attuale presidente vincerà con un margine compreso tra 8 e 22 punti percentuali sul suo avversario diretto, il governatore dello stato di Miranda, Henrique Capriles Radonski. Ma il piano B dell’opposizione preoccupa seriamente. Il 25 agosto, pochi giorni dopo una dichiarazione della società di sondaggi Datanalisis, secondo cui solo un evento eccezionale, come un disastro, potrebbe impedire l’elezione di Chavez, un violento incendio uccideva 41 persone nella raffineria di Amuay, una delle più importanti paese. Datanalisis è stata fondata da Luis Vicente Leon, uno degli organizzatori del fallito colpo di stato dell’aprile 2002 contro il presidente Chavez. In precedenza, dopo lo straripamento del fiume, l’importante ponte di Cupira che collega la capitale all’est, era misteriosamente crollato. Questi due “eventi eccezionali“, come la presunta strage di indigeni amazzonici, sono attualmente sotto inchiesta. Cercando di accusare il governo per questi eventi, la destra e i media commerciali sperano di ridurre il divario tra i candidati e, quindi, giustificare una presunta frode elettorale, che annunciano da diverse settimane conducendo una furiosa campagna contro l’affidabilità del sistema venezuelano elettorale e contro la Commissione elettorale nazionale (CNE), accusata di essere il “braccio elettorale del chavismo“.
In Cile, l’ex ministro della pianificazione del governo di Carlos Andrés Pérez e consigliere di Capriles Radonski, Ricardo Haussman, vantava che la sera del 7 ottobre l’opposizione comunicherà al mondo i risultati dell’elezione, possibilmente prima della stessa CNE! Radonski, ricorda Modesto Emilio Guerrero, proviene da ‘Giustizia In primo luogo’, un movimento che ha partecipato attivamente al colpo di stato dell’aprile 2002. Il candidato dell’opposizione aveva  assaltato l’ambasciata di Cuba a Caracas, scavalcando il muro, danneggiando i veicoli, tagliando acqua, elettricità e cibo ai residenti. La consigliera statunitense Eva Golinder, ritiene che i milioni di dollari inviati in dieci anni dalle agenzie degli Stati Uniti ai gruppi anti-Chavez potrebbero ‘erodere’ Chavez, e ciò non più tardi delle elezioni provinciali e comunali dell’aprile 2013. Nel frattempo, ha detto, un clima propizio agli scontri post-elettorali per le strade, potrebbe far perdere a Chavez più della metà delle province e oltre il 60% dei comuni. Sarebbe allora possibile, aggiunge Guerrero, costruire una corrente reazionaria istituzionale “rispettosa della democrazia“, come quella che abbiamo visto all’opera in Paraguay, e che sembra essere un modello per ciò che è previsto per il Venezuela.
Il tempo sta per scadere per gli Stati Uniti. Nel suo rapporto del maggio 2012, la Bank of America analizza le conseguenze a lungo termine delle elezioni che si terranno nel paese, da dove arriva il 27% del petrolio che muove l’economia degli Stati Uniti, e raccomanda di risolvere “il caso del signor Chavez”. Secondo la Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL), la somma delle attività economiche in Asia Pacifico e America Latina rappresenta oggi il 60% della crescita economica globale. Per far fronte alla crisi nel proprio paese, il presidente Obama ha ridotto le importazioni di petrolio degli Stati Uniti da 9,3 a 8,9 milioni di barili al giorno. Quindi, avverte Victor Flores Alvarez sul portale Internet America Latina en movimiento, se sfruttate al ritmo attuale dall’amministrazione Obama, le riserve statunitensi non dovrebbero durare più di undici anni. Nel frattempo, il Venezuela non solo è pieno di oro nero, ma il suo governo con le sue principali entità commerciali, economiche, militari, culturali e diplomatiche dipendenti o associate, per dieci anni ha strutturato la “nuova America Latina“, allontanandosi da Washington. La recente adesione del Venezuela al Mercosur non può far piacere per nulla agli Stati Uniti, poiché con questa unione, le due entità che preoccupano la Casa Bianca si rafforzano a vicenda.
Il Venezuela, ha detto Isabel Delgado, membro della Commissione presidenziale per il Mercosur, porta al blocco commerciale “una forte e strutturata dimensione energetica, la cui assenza è fondamentale per l’attuale crisi dell’Unione europea.” Con il Venezuela, il Mercosur ospiterà il 70% della popolazione del Sud America e il suo PIL coprirà l’83,2% di quello del sub-continente. Il suo territorio occupa la maggior parte della costa atlantica e si proietta sul mare dei Caraibi. E’ anche evidente che il blocco regionale rafforza il Venezuela, un paese fino ad allora vulnerabile alla scarsità di cibo, dandogli l’accesso a uno dei più grandi mercati alimentari del mondo. Cosa più importante, il blocco spezza l’isolamento in cui gli Stati Uniti cercano di confinare Caracas e la protegge contro possibili blocchi economici. Con il Mercosur e l’ALBA, il Venezuela è posizionato più che mai nella dimensione storica orientata all’integrazione Bolivariana dell’America Latina, e non c’è dubbio che con esso, i paesi del Mercosur si rivolgeranno maggiormente verso i BRICS emergenti, come Cina, India e Russia. Il premier cinese Wen Jiabao lo ha capito, e solo tre giorni dopo che il Mercosur ha sospeso il Paraguay, (uno dei pochi paesi al mondo che non intrattengono relazioni diplomatiche con la Cina), proponeva una vasta alleanza strategica tra il suo paese e il blocco commerciale del Sud America. L’offerta cinese è allettante, dice Victor Flores Alvarez.
Il CEPAL stima che nel 2030 i due terzi della classe media globale vivranno nella regione Asia-Pacifico, contro il 20% in Nord America e in Europa insieme. La classe media asiatica sarà un mercato chiave per prodotti alimentari, beni di lusso, turismo di qualità, servizi medici e prodotti di consumo. All’America Latina viene offerta l’opportunità non solo di prolungare il ciclo commerciale favorevole con l’Asia, che mantiene dal 2003, ma anche di diversificare le proprie esportazioni e aumentarne il valore aggiunto. Flores Alvarez ha aggiunto che l’offerta cinese permette all’America Latina anche di contemplare una alleanza anti-invasione e anti-aggressione con una grande potenza che equilibra il pianeta. Pertanto, conclude Eva Golinder, “gli insaziabili che vogliono il potere nel paese che detiene le maggiori riserve di petrolio del mondo, non tollereranno un fallimento. Il paese è in pericolo e deve prevalere“.

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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