“La Madre di tutte le battaglie”
giugno 14, 2013 Lascia un commento
Dmitrij Minin Strategic Culture Foundation 14.06.2013
L’esercito siriano espande con successo la sua operazione più importante dall’inizio della guerra civile, lanciata il 9 giugno. Questa operazione, “Tempesta del Nord”, è volta a liberare la roccaforte principale dell’opposizione, Aleppo, città più grande e più importante centro economico del Paese, che si trova vicino al confine turco, dalle forze ribelli. E’ possibile che questa sarà la battaglia decisiva di tutta la guerra, non c’è da meravigliarsi che il Presidente Bashar al-Assad la chiami “la madre di tutte le battaglie”. Dopo molti mesi di confusione ed errori, le decisioni militari e politiche del leader del Paese e il comando dell’esercito siriano sono sorprendenti nella loro lungimiranza e anche nella loro eleganza strategica. Invece di correre per il Paese sprecando le forze, un errore compiuto nelle fasi precedenti, l’esercito occupa i punti chiave, tagliando le linee più importanti delle comunicazioni e degli approvvigionamento dell’opposizione, quindi determinando infallibilmente la direzione dei principali attacchi. E la leadership politica altrettanto abilmente si assicura l’aiuto degli alleati e la tutela dei fianchi dell’esercito. Ad esempio, dopo la vittoria di al-Qusayr, tutti si aspettavano che il governo iniziasse il rastrellamento a lungo atteso dei ribelli nelle vicinanze di Homs, la terza città più grande del Paese (oltre 800.000 abitanti), tuttavia, si è limitato a circondare i ribelli, trasferendosi a nord verso la Turchia, da cui minaccia il pericolo più grande. Rischioso? Sì, ma del tutto giustificato. Non è difficile vedere perché l’esercito compie una simile mossa, prima il fianco sinistro sul Libano viene protetto militarmente, e il fianco destro sull’Iraq è protetto diplomaticamente. Al tergo, importanti centri di difesa vicino alla Giordania sono stati messi sotto controllo all’inizio di quest’anno. Il momento è stato scelto in modo perfetto riguardo alla situazione in Turchia che, essendo preda delle turbolenze interne, è improbabile voglia invadere la Siria. In sostanza, ad Ankara i ribelli siriani “hanno perso sia il supporto militare che la copertura diplomatica da parte dello Stato più vicino e più amichevole verso di loro.” (1)
In larga misura le truppe devono il loro successo al talento militare del Vicecomandante in Capo delle Forze Armate della Siria, Ministro della Difesa dal luglio 2012, il Colonnello-Generale Fahd Jassim al-Freij (nato il 1 gennaio 1950 a Hama, ha ricevuto un’istruzione militare in Siria, è stato incluso nelle “lista nera” del governo statunitense) che, per inciso, è un sunnita che parla della tolleranza religiosa del regime di Damasco. (2) L’obiettivo della prima fase dell’operazione “Tempesta del Nord” è “liberare la strada statale che collega Aleppo con Azaz sul confine turco-siriano, che era controllata dai combattenti dell’opposizione da oltre un anno e che ha un significato strategico per il supporto logistico ai ribelli ad Aleppo”, ha riferito una fonte del comando dell’esercito all’agenzia di informazioni siriana Suria al-An. Domenica scorsa le truppe hanno attaccato postazioni dei ribelli lungo l’asse che passa per le città di Kafar-Hamra, Anadan, Haraytan e Atarib, sostenute da mezzi blindati. Feroci battaglie continuano in prossimità della base aerea militare di Minigh vicino Aleppo. (3) Le divisioni di Hezbollah ancora non partecipano all’operazione e sono collocate nella riserva strategica. (4)
Il Presidente Bashar al-Assad ha sottolineato un altro motivo per cui il processo si è capovolto a favore dell’esercito: un cambiamento di atteggiamento del popolo della provincia. “Queste persone supportavano i ribelli non tanto per mancanza di patriottismo, ma perché erano state ingannate. Infatti credevano che la rivoluzione avesse avuto luogo contro le colpe dello Stato. Ora la loro posizione è cambiata, e molte persone hanno lasciato questi gruppi terroristici e tornano alla vita normale.” (5) Un esempio che fa riflettere è l’esecuzione pubblica di un ragazzino 15enne da parte degli islamisti di Aleppo, per una affermazione improvvida. Un elemento radicalmente nuovo negli sviluppi in Siria, che peggiora ulteriormente la situazione dei ribelli, è il coinvolgimento attivo di Baghdad nel conflitto. Fonti israeliane, per esempio, notano che mentre gli esperti concentravano la loro attenzione sulle azioni di Hezbollah libanese nella Siria occidentale, la dichiarazione di supporto del Primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi ad al-Assad è un fattore molto più significativo. Diversamente dell’Iran, che è sotto sanzioni, i fondi occidentali scorrono liberamente in Iraq per il petrolio che vende, ed “essi vengono trasmessi in sempre maggiori quantità da Baghdad a Damasco”. Il governo iracheno ha anche approvato una legge speciale che prevede che le armi e le munizioni acquistate sui mercati internazionali, così come petrolio, olio e lubrificanti per l’esercito, devono essere forniti alla Siria a condizioni favorevoli. (6) In passato, le relazioni tra queste due capitali non sono sempre state rosee, dal momento che erano in competizione per la leadership regionale. Tuttavia, ora il governo sciita dell’Iraq ha capito che l’ascesa al potere in Siria dei militanti sunniti potrebbe destabilizzare in modo significativo la situazione nel suo Paese. La nuova ondata di attentati terroristici da parte degli alleati iracheni dei ribelli siriani (e quindi dell’occidente, anche se indirettamente) indica la stessa cosa. A maggio di quest’anno oltre un migliaio di iracheni sono stati uccisi a seguito degli attentati terroristici. Inoltre, per ordine di al-Maliqi 20.000 truppe sono state dispiegate al confine con la Siria per interrompere tutte le vie di approvvigionamento all’opposizione siriana dall’Iraq. DEBKAfile del 9 giugno riferisce dei primi grandi scontri tra forze governative irachene e ribelli siriani, che hanno avuto luogo in due valichi di frontiera. Gli iracheni hanno subito perdite, ma i ribelli sono stati respinti. Fonti israeliane affermano che, nell’ambito di questa unione, le forze speciali preparano incursioni in profondità nel territorio siriano nella lotta contro i ribelli. (7) In occasione della riunione del Consiglio dei ministri iracheno che ha avuto luogo lo stesso giorno nella città di Erbil, nella parte settentrionale del Paese, il Primo ministro Nuri al-Maliqi ha avvertito che la regione è stata travolta da un’ondata di estremismo, a causa delle attività di organizzazioni terroristiche come al-Qaida e Jabhat al-Nusra, invitando tutti a resistervi. (8)
Tel Aviv sta vivendo anche crescenti difficoltà in connessione con il suo coinvolgimento nel conflitto siriano. Nei circoli militari d’Israele vi sono denunce contro i loro comandanti, mai sentite dalla fallita seconda guerra libanese nel 2006. Questo può essere visto su molti siti e blog. Forze speciali e d’intelligence militare sono deluse, in particolare, per l’alleanza de-facto con i “fondamentalisti barbuti” in Siria, dai quali “possono aspettarsi una coltellata nella schiena” in qualsiasi momento, quando si trovano a decine di chilometri di distanza da loro basi, così come dall’esagerazione dei successi dell’opposizione e dalla sottovalutazione delle vittorie delle forze del governo (9). Credono che le false valutazioni della situazione nel teatro di operazioni “potrebbero portare a decisioni errate”. Ad esempio, il sito DEBKAfile, vicino all’intelligence militare israeliana, ha apertamente criticato il discorso del ministro della Difesa Moshe Ya’alon alla Knesset, quando il 3 giugno ha affermato che al-Assad detiene solo il 40% del territorio del Paese e che i ribelli controllano una parte significativa di Damasco. In realtà, l’intelligence israeliana possiede informazioni che l’opposizione sia stata quasi completamente sconfitta nella capitale; rimangono solo isolate sacche di resistenza. Il quadro è simile sugli altri fronti dove l’esercito, “grazie alle forniture russe e iraniane”, mette sotto pressione i ribelli ovunque. Inoltre, membri di questi circoli ammettono che l’interferenza d’Israele nel conflitto siriano, compresi i bombardamenti del deposito munizioni, aumenta solo lo spirito combattivo dell’esercito siriano e indebolisce l’opposizione, facilitando la perdita di autorità agli occhi della popolazione. (10)
Non solo l’occidente, ma l’attuale leader di al-Qaida, Ayman al-Zawahiri, è turbato dalle sconfitte dell’opposizione in Siria. A giugno ha registrato un videomessaggio in cui ha esortato i suoi sostenitori in tutto il mondo ad aumentare il sostegno alle forze della jihad nel Paese, così come ad unire tutti i gruppi con orientamento simile in un unico movimento. La priorità principale per al-Qaida, in un messaggio di al-Zawahiri, non è al momento l’Afghanistan o l’Iraq, ma la Siria. (11) Il centro di consulenza statunitense Flashpoint Global Partners ha dichiarato che la maggior parte dei combattenti stranieri uccisi in Siria dal luglio 2012 al maggio 2013 è collegata ad al-Qaida. La relazione del Centro ha sottolineato, per esempio, che durante tale periodo almeno 280 combattenti stranieri provenienti da Stati Uniti, Cecenia, Kosovo, Egitto, Giordania, Tunisia, Libia e Arabia Saudita sono stati uccisi. (12) L’ultimo, un belga, è stato ucciso qualche giorno fa.
Il noto esperto di Medio Oriente Michael Young ritiene che, considerando i vantaggi che il Presidente al-Assad ha raggiunto nella guerra civile, le richieste dell’opposizione di non consentirgli di partecipare alla conferenza di Ginevra sono “non realistiche”, e il rifiuto dei suoi leader a parteciparvi è “un errore”, dal momento che in questo caso la colpa del fallimento del processo di pace ricadrà su di loro. Per l’opposizione siriana questo potrebbe rivelarsi “fatale”. Non molto tempo fa pochi credevano che Bashar al-Assad sarebbe rimasto al potere. “Forse abbiamo sbagliato”, si lamenta Young. Sfortunatamente, i segni che questa realizzazione sia giunta ai leader politici occidentali finora non appaiono. In particolare, questo può essere visto nelle manovre militari degli Stati Uniti e dei loro alleati e dallo sbarco di 4.500 truppe in Giordania al culmine della “Tempesta del Nord”. Simulando preparativi per l’invasione della Siria da sud, cercano di fermare l’avanzata dell’esercito siriano. Tuttavia, i siriani hanno già forze sufficienti per sopportare un attacco da quella direzione senza abbandonare la loro avanzata su Aleppo. Come fonti ufficiali della Casa Bianca hanno riferito ad AP, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama prenderà una decisione sulla fornitura di armi ai ribelli siriani questa settimana. Obama molto probabilmente approverà la decisione, “essendo in questi ultimi giorni la situazione dell’opposizione diventata abbastanza deplorevole”. Secondo l’AP, il segretario di Stato John Kerry ha rinviato il suo viaggio in Medio Oriente per diversi giorni, dal momento che deve partecipare alle riunioni del Consiglio di Sicurezza Nazionale dove è in discussione la questione delle forniture delle armi. (14) Tuttavia, un tentativo di cambiare lo sviluppo oggettivo degli eventi pompando denaro e armi all’opposizione perdente, difficilmente potrà salvarla, e potrebbe causare soltanto innumerevoli nuove calamità al popolo siriano.
Se i “progressisti” di Europa e Stati Uniti non vogliono difendere il Medio Oriente dal medievalismo di al-Qaida, almeno non dovrebbero impedirgli dal farlo da se.
Note
(1) Iran.ru
(2) Fahd Jassem al-Freij
(3) Ruvr.ru
(4) Debka
(5) Sana
(6) Debka
(7) Debka
(8) Sana
(9) A questo proposito le pubblicazioni della fonte russa mignews.com, per esempio, sono molto eloquenti.
(10) Debka
(11) Joshua Landis
(12) Sana
(13) CFR
(14) Cursor
La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora












