Dedefensa 2 febbraio 2013
Si tratta di un’idea generata durante un’intervista televisiva al Primo ministro turco Erdogan lo scorso luglio (vedasi 30 luglio 2012), riferendosi a ciò che aveva detto, in modo molto informale, alcuni dicono scherzando, durante una riunione nel luglio 2012 con il presidente russo Putin. Erdogan ha sollevato la possibilità di abbandonare definitivamente il progetto turco di entrare nell’Unione europea, e di discutere della possibilità di un’adesione della Turchia alla SCO (Shanghai Cooperation Organization, basata principalmente sull’asse Mosca-Pechino, assieme ad alcuni paesi dell’Asia centrale e con molti Paesi invitati in qualità di osservatori, che possono essere tentati di avvicinarsi, o anche più, all’organizzazione, come Pakistan, India, Afghanistan, Iran, ecc.)
Ora Erdogan mette la questione sul tappeto. Stranamente, si parla in maniera sostenuta e con ritardo, della dichiarazione di Erdogan fatta il 25 gennaio 2013 nello stesso canale televisivo che aveva dato la precedente notizia. Questa ipotesi sembra al tempo stesso folle, anche se improbabile, che per qualche tempo si è esitato a commentare. Tuttavia, la dichiarazione di luglio di Erdogan è ora classificata come uno “scherzo”, e quella del 25 gennaio 2013 è considerata molto più seria. Il 29 gennaio 2013, l’eccellente sito al-Monitor che copre tutti gli affari del Medio Oriente, nella sua rubrica Turkey Pulse, riprendeva un articolo di Can Dundar, commentatore del giornale turco Milliyet. L’articolo si fa beffe dal punto di vista politico, dell’idea proposta da Erdogan, ma che ancora considera seria. La derisione sta nel fatto che il commentatore vede questa prospettiva nella SCO come un “passo indietro” per la Turchia, schematizzando secondo il nostro stato d’animo caricaturale, la Turchia volta le spalle alla civiltà (il blocco BAO) per abbracciare la barbarie sino-russa e company…
“…Il mio modo di vedere è questo: il campo della Shanghai è comodo. Non ci sono progressi da affrontare. Non ci sono considerazioni sulle violazioni dei diritti umani, nessun barometro della democrazia e né ispettori che indagano. I media sono soppressi, i giornalisti sono in prigione, e a chi importa? In ogni caso siamo in competizione con la Russia per il primo posto nelle violazioni dei diritti umani, proposta alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Come la Cina, impone il controllo dei media, gli arresti arbitrari e la tortura. In gran parte assomigliamo a Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan quando si tratta di dispotismo. Certo che vuole essere vicina a questo campo. E’ come dire: “Beh, non abbiamo potuto emulare l’occidente, quindi cerchiamo di andare ad est, che è già più simile a noi. Abbiamo sempre descritto il nostro Paese come un “trampolino di lancio”, ma non poteva avere il favore di entrambe le parti. L’occidente ci vede orientali, e l’oriente ci vede occidentali. Siamo sospesi in aria…”
Il 31 gennaio 2013, sullo stesso sito di al-Monitor, sempre nella rubrica Turkey Pulse, Kadri Gursel, giornalista sempre del giornale turco Milliyet, spiega il problema, ma con un tono diverso… “Il primo ministro turco ha annunciato la sua prima intenzione di portare il suo paese nella Shanghai Cooperation Organization [SCO], nota anche come “Shanghai Five”, in un’intervista del 25 luglio scorso a un canale televisivo turco vicino al suo partito. Erdogan poi ha detto: “Ho scherzato con Putin”. Ma ora basta scherzare con noi e chiediamoci ciò che stiamo facendo con l’UE. Ora è il mio turno di scherzare. Venite, accettateci alla Shanghai Five e noi riconsideremo l’UE.” Al momento Erdogan non è stato preso troppo sul serio, perché ha detto che stava scherzando con Putin. Il 25 gennaio, sullo stesso canale televisivo, quando ha sostenuto l’adesione della Turchia alla SCO, l’opinione pubblica turca lo ha preso sul serio. Questa volta non stava scherzando. La sua intenzione era seria. Ecco cosa ha detto Erdogan questa volta: “L’UE vuole dimenticarci, ma non può. E’ riluttante. Sarebbe meglio che lo dicesse. Invece di restare in stallo, siamo noi che lo diremo, e andremo sulla nostra strada. Naturalmente…, quando questa vicenda [dell'UE] non procede bene, il Primo ministro di 75 milioni di abitanti inizia a guardarsi intorno per trovare delle alternative. Questo è ciò che ho detto a Putin l’altro giorno, ‘Prendeteci nei Shanghai Five e noi dimentichiamo l’Unione europea.’ Portateci nei Shanghai Five e diremo addio all’UE. Qual è il punto di questo stallo? A una domanda se la SCO sia l’alternativa all’Unione europea, il primo ministro turco ha risposto: “I Shanghai Five sono migliori, sono più forti”. [...]
“Ci possono essere coloro che a prima vista potrebbero avere la sensazione che non sia serio e che ancora Erdogan tenti di spaventare l’UE con il “ricatto della SCO” per accelerare il processo di adesione. Ma qui la stampa si sbaglia, perché Erdogan è serio. Il mio suggerimento a chi pensa che la preferenza di Erdogan per la SCO non sia seria, non è di respingerla come la frivola mentalità del governo arbitrario che prevale in Turchia. L’obiettivo della SCO è serio e coerente con lo stile del governo arbitrario. [...] Anche il paragone fatto è fuori luogo. La Turchia, per diventare un membro della SCO, prima di dimenticare l’UE dovrebbe lasciare la NATO, perché questi organismi sono alternativi l’uno all’altro. La SCO, che era nell’agenda nascosta dell’AKP per la Turchia, è oggi un dichiarato punto dell’agenda. Gli alleati occidentali del mondo libero della Turchia, prendono sul serio gli scherzi di Erdogan…“
Nello stesso testo del 30 luglio 2012, ovviamente abbiamo commentato le precedenti dichiarazioni del primo ministro turco Erdogan. Per ingenuità o non conoscenza delle persone, del clima e delle cose, o per ignoranza, avevamo preso sul serio quello che si sarebbe dimostrato essere uno “scherzo” di Erdogan … Ma non su questo punto, che ci sembra, in ultima analisi, piuttosto non essere uno “scherzo”, perché ritornandoci, seriamente, rinveniamo la prova che lo dimostra. Ripetiamo qui alcune delle nostre osservazioni del 30 luglio 2012, in cui è chiaro che noi non vedevamo come scherzo la dichiarazione di Erdogan, anche se forse è stato detto in questa forma, ma ovviamente nascondendo una prospettiva molto seria. (Una prospettiva che Kadri Gursel mette sotto una luce nuova, rifiutando l’interpretazione dello “scherzo” quando scrive: “La SCO, che era nell’agenda nascosta dell’AKP per la Turchia, è oggi un punto dichiarato dell’agenda.” Lo “scherzo” dimostra dunque una prospettiva molto seria.)
“…Nel frattempo, si comprende il processo per quello che è, senza alcun apprezzamento delle sfumature interpretative, della divinazione e di altri secondi fini. Resta quindi Erdogan che chiede a Putin supporto alla domanda di adesione a un’organizzazione che riunisce gli avversari del blocco di potenze BAO, spingendo Putin in una zona altamente strategica che, in caso di successo, lo classificherebbe almeno come “sospetto alla NATO”, se non “nemico della NATO.” Ora, la Turchia da un lato fa parte della NATO, con un impegno strategico in questo senso con la politica-sistema del grande blocco BAO (l’impegno nell’antimissile della BMDE ne è l’aspetto principale), d’altra parte, la Turchia è in prima fila tra gli “Amici della Siria”, e quindi fa parte necessariamente del carrozzone del blocco BAO. Ciò è compatibile con l’appartenenza alla SCO?
In secondo luogo e al contrario, fino al caso siriano, e almeno dal 2009 (dopo la guerra tra la Georgia e la Russia [vedi 18 agosto 2008]), la Turchia ha seguito un percorso molto originale che, a quanto pareva, l’allontanava decisamente dal blocco BAO e l’avvicinava alla Russia. La sua posizione estremamente critica su Israele, con gli incidenti che seguirono, ne dava testimonianza. (Inoltre, nonostante la sua “evoluzione” recente, la Turchia è ancora fredda verso Israele.) Secondo questa logica, naturalmente, la Turchia sembrava promessa ad avvicinarsi alla SCO e inoltre la Turchia ha effettivamente partecipato al recente vertice dell’Organizzazione (vedi 11 giugno 2012), come “partner del dialogo”. Ma lo status di membro a pieno titolo va ben oltre ed introduce un elemento del tutto nuovo e completamente inaspettato. (Si legga, ad esempio, lo stesso cronaca di M. K. Bhadrakumar del 23 luglio 2012 su Atimes.com, che prendeva in considerazione la visita di Erdogan a Mosca, ma senza menzionare l’adesione alla SCO, cronaca assai pessimista a nostro avviso, dando un grande ruolo agli Stati Uniti e dando per scontato il coinvolgimento di Israele in Siria sulle sostanze chimiche siriane, e così via, tutte cose completamente rimesse in questione, al momento.)
Invece di spossarci con innumerevoli ipotesi che vanno in tutte le direzioni, sostenute dalle “informazioni del momento” e su tante analisi contraddittorie e incontrollabili, proclamiamo immediatamente la nostra clausola d’inconsapevolezza, rimanendo sul fatto da noi considerato importante (la domanda di adesione alla SCO), dopo aver osservato che il zig-zag e le variazioni della politica turca possono benissimo derivare, infine, dal caos suscitato dalle relazioni internazionali e da vari piani contraddittori. Erdogan ha fatto un annuncio estremamente contorto sull’atto fondamentale della sua domanda di adesione alla SCO, in cui si impegna nei confronti di Mosca, qualcosa di estremamente serio per Erdogan e la Russia, tutto ciò dimostra che desidera far notare questo atto fondamentale, pur essendo consapevole della sua incongruenza rispetto alla caotica evoluzione della Siria. Per noi, se dobbiamo scegliere tra l’impegno turco in Siria e la richiesta di adesione alla SCO, qui il secondo caso va oltre il primo per importanza…”
Non si aggiunge nulla di fondamentale a tutto questo, ma si osserva che le varie condizioni nel passaggio sopra riportato hanno solo rafforzato, in particolare, il ruolo sia destabilizzante che falsificante di molte posizioni naturali degli uni e degli altri sulla crisi siriana. Semplicemente, o meglio in modo complicato, la crisi siriana è davvero diventata ancor più complicata, sempre meno distinta in due campi e sempre più scatola e vaso colmi di contraddizioni, paradossi, calcoli falsi e reali, ecc., rispetto alle grandi linee di forza politica. In questo caso, ovviamente, saremmo portati a considerare la questione sollevata ancora una volta da Erdogan in modo serio, anche se a volte sembra avere sia l’apparenza dello “scherzo”, sia del carattere del tutto fondamentale. Portando al commento alquanto sprezzante di Can Dundar (“Abbiamo sempre descritto il nostro Paese come un “trampolino di lancio”, ma non può avere il favore di entrambe le parti. L’occidente ci vede orientali, e l’oriente ci vede occidentali. Siamo sospesi in aria…”), con Dundar, diciamolo ancora, che ovviamente propende per l’abbraccio senza riserve del “civile blocco BAO”, portandolo a tali commenti ma rilevandoci, a differenza di quanto suggerisce Dundar, che la Turchia non sia “sospesa in aria”, ma che abbia chiaramente scelto il blocco BAO da decenni (l’adesione alla NATO non è niente?…), e la “sospensione in aria” non risale in realtà che al 2008, con gli errori di Erdogan e la crisi siriana che, come venti del disordine, impediscono di fissare una decisione netta. E quindi, da questo punto di vista, l’opzione della SCO diventa una cosa molto seria, più che mai considerata tale, e quindi l’osservazione di Gursel assume assolutamente tutto il suo significato sia dal punto di vista fondamentale, che dal punto di vista delle circostanze: “La SCO, che era nell’agenda nascosta dell’AKP per la Turchia, è oggi un punto dichiarato dell’agenda.”
Questo… è un dibattito fondamentale, perché per la Turchia (come per qualsiasi grande paese nella stessa posizione), la questione “Ovest-Est” (estranea alla Guerra fredda) è del tutto essenziale, poiché questa è la sfida del Sistema. Oltre a questo, il calderone in Medio Oriente e la crisi siriana, le ambizioni regionali, le esplosioni arcaiche e utopiche fra sunniti, sciiti, islamisti radicali e liberali, vari trafficanti e industrie del petrolio, non hanno alcun valore duraturo. Nel migliore dei casi, fanno parte di un disturbo che non si è sviluppato ancora abbastanza, paradossalmente, per passare a una posizione accettabile ai margini del movimento anti-Sistema. Nel peggiore dei casi si tratta di un disturbo da deviazione della questione fondamentale, e cioè del Sistema. (Questo fatto è un bene per la Turchia, perché ha altre opzioni, ma non è valido per altri Paesi incassati nel Medio Oriente, in grado di analizzare la loro posizione, rispetto al disordine generale della regione, in modo diverso), invece l’equazione simbolica della NATO contro la SCO rappresenta pienamente per la Turchia, la logica perenne della nostra crisi globale: la Turchia nella NATO rimane nel Sistema, passando alla SCO la Turchia diventa anti-Sistema.
Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora