Perché il riarmo del Giappone non è un problema

Ulson Gunnar New Oriental Outlook 25/07/2014
japon-604x272Acrimonia ed esaltazione sono esplose su lati opposti della crescente frattura geopolitica nel Pacifico, dopo la decisione del Giappone di eludere la costituzione e cercare una postura globale più aggressiva. AP ha riferito che “il governo del Giappone ha approvato una reinterpretazione alla pacifista Costituzione postbellica del Paese permettendo ai militari di difendere alleati ed altri “in stretta relazione” con il Giappone, in ciò che è nota come “autodifesa collettiva”.” Chi ricorda quando il Giappone esercitò la forza militare oltre i suoi confini, protesta per la recente fase che vede quale ennesimo tentativo di militarizzare l’isola e spingerla a partecipare a un altro scontro armato disastroso. Ciò include non solo le nazioni vittime dell’imperialismo giapponese durante la seconda guerra mondiale, ma anche gli stessi giapponesi che pagarono tremendamente con sangue e risorse il loro tentativo mal concepito di avere l’egemonia sul Pacifico. Qualunque lezione i manifestanti possano aver appreso dalla storia, sembra sparire con il primo ministro giapponese Shinzo Abe, il cui discorso in Australia sembrava sospetto quanto i vari discorsi vergati per i politici statunitensi sul “Pivot verso l’Asia” degli Stati Uniti. Ma pur per tutta la postura che l’annuncio prevede, il tentativo del Giappone di far tintinnare le sciabole è reale?

Perché non sarebbe importante
Il Giappone è una nazione in declino. La sua popolazione invecchia e si contrae mentre l’economia è stagnante. Volgendosi a una maggiore militarizzazione o a coltivare rapporti conflittuali con i vicini, come la Cina, può essere il tentativo di radunare la popolazione intorno alla bandiera, ma  una tale misura sembra anche causare guai al Giappone. I contributi militari del Giappone verso  qualsiasi nazione, tramite l’”autodifesa collettiva”, sono discutibili, considerando che molti di tali alleati sono in declino permanente, come gli Stati Uniti. E’ improbabile che i contributi del Giappone permetteranno agli Stati Uniti di completare i suoi calcoli sul Pacifico. Il tentativo del  “pivot verso l’Asia” vive molti contrattempi e ritardi, tra cui la ritirata dei regimi alleati nella regione e la continua espansione della sfera d’influenza cinese rispetto al declino dell’egemonia statunitense. In realtà, la rimilitarizzazione del Giappone può solo distrarre ulteriormente dall’elaborare riforme socioeconomiche sostenibili necessarie alla ripresa della nazione, per non parlare di ciò di cui ha bisogno per prosperare ed espandersi. L’altro possibile movente del tintinnio di sciabole del Giappone può essere un altro sforzo collettivo degli occidentali e dei loro alleati regionali di forzare la mano della Cina a una stressante corsa agli armamenti e a passi falsi di stile sovietici, verso uno sperato crollo dell’attuale ordine politico di Pechino. La paranoia e la pessima intelligenza dovrebbero avere la meglio a Pechino, per spingere la Cina a reazioni esagerate alle provocazioni politiche e tattiche ai suoi confini e sfere d’influenza. Va notato che simile tintinnio di sciabole del Giappone s’è già avuto decenni fa. Retorica simile si poté sentire nel 1989, quando Giappone e Stati Uniti cercavano un modo di uscire dalla recessione economica. Più recentemente, il Giappone fece simili annunci militaristi in dichiarazioni accompagnate da stesse condanne e manifestazioni lungo linee di faglia politiche prevedibili. Può darsi che la condizione socio-economica del Giappone sia ancora una volta abbastanza terribile da giustificare l’ennesima distrazione.

Cosa la Cina dovrebbe fare
La Cina deve per primo investire saggiamente nell’intelligence, perché sarà l’intelligence a dirle  quanto preoccuparsi in realtà della questione delle mosse del Giappone, e delle maggiori alleanze, che tale contestata mossa dovrebbe promuovere. La Cina deve misurare le proprie forze in modo realistico rispetto a quelle di Giappone e Stati Uniti, sia internamente che più specificamente nella regione del Pacifico. La Cina deve anche operare internamente per sviluppare modelli socioeconomici sostenibili che contrastino e divergano da quelli che hanno più volte gettato i suoi rivali nella recessione. Per la Cina è una questione di stabilità nazionale interna, nonché di resistenza all’aggressione straniera. Se la Cina costruisce un fondamento socio-economico capace di sconfiggere gli Stati Uniti e i loro partner del Pacifico, i contributi minimi del Giappone alla presenza statunitense, già sfuggente nel Pacifico, saranno resi irrilevanti. Mentre titoli e notizie sollecitano la rinascita del “Giappone imperiale”, la realtà probabilmente sarà di gran lunga inferiore. Se non altro tale atto esterno di “forza militare” del Giappone sembra dimostrare, invece,  debolezza socio-economico nazionale e nell’ambito delle varie alleanze occidentali, in cui afferma di volere un ruolo maggiore.

Per i giapponesi
I giapponesi non avranno alcun beneficio dal ricordare al mondo il loro passato oscuro e minaccioso, con possibili ritorsioni. Né trarranno beneficio dal deviare risorse nazionali in avventure militari perseguite nel dubbio nome dell’”autodifesa collettiva”. Le tensioni regionali impediscono, non promuovono, progresso ed opportunità economiche. Il desiderio degli USA di avere divisioni nella regione da poter manipolare, costerà all’Asia proprio quell’ingerenza degli Stati Uniti che danneggia Europa dell’Est, Africa e Medio Oriente. I giapponesi già protestano contro un governo che sembra rappresentare i principi e gli interessi di Washington più che quelli giapponesi. I giapponesi devono continuare a protestare. Giappone e Cina avranno interesse reciproco nel rimuovere il ruolo egemonico degli Stati Uniti dalla regione. Mentre gli Stati Uniti sostengono che la loro presenza è necessaria per la stabilità, la pace e la prosperità, l’unica minaccia a questi tre risultati desiderabili è proprio l’ingerenza statunitense. La rimozione di tale elemento d’instabilità sarà fondamentale per Cina e Giappone nel perseguire i propri interessi, indipendentemente da quanto divergenti o compatibili possano essere. Un vero equilibrio di potere potrà essere deciso senza l’ingerenza insidiosa di nazioni che si trovano letteralmente dall’altra parte del mondo.

jsdf_female_soldiersUlson Gunnar, analista geopolitico di New York, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ruolo della Russia e la nuova intesa India – Cina

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 24 luglio 2014

BsiBzNACcAANr_fIl primo ministro indiano Narendra Modi incontrava il presidente cinese Xi Jinping a margine del vertice BRICS in Brasile, attirando notevole attenzione, di sicuro positivamente. L’incontro fornisce indizi sulla direzione delle relazioni tra i due confinanti, rapporti che smentiscono un modello costante. La Russia ha a lungo puntato a rinsaldare i legami tra i due giganti asiatici. L’invito di Xi a Modi a partecipare all’APEC, primo ente economico Asia-Pacifico, ha portato a notevoli speculazioni sulle motivazioni reali della Cina. Xi ha anche invitato l’India ad essere membro fondatore della Infrastrutture Asian Investment Bank. Quanto sono supportati gli inviti dall’autentico potere politico della Cina? L’invito cinese è una mossa astuta per moderare alcune posizioni dell’India? E’ una mossa per un accordo?
Si ipotizza che la Cina possa aver offerto alcune concessioni all’India per l’accordo chiave che istituisce la banca di Shanghai. Ma uno scambio Cina-India non è così facile essendo vincolato da procedure ed ostacoli politici. Tutti i membri dell’APEC devono approvare i nuovi membro del gruppo. Gli ostacoli politici possono essere più difficili da superare. Gli Stati Uniti, che  recentemente sempre più si affermano nella regione Asia-Pacifico, possono far sembrare l’offerta cinese all’India come una pedina nella scacchiera strategica antitetica ai propri interessi. La rivalità USA-Cina, piuttosto che le differenze tra Stati Uniti e India, o tra India e Cina, può influire sulla mossa. Anche le intenzioni cinesi, e le manovre politiche in questo contesto, devono ancora essere pesate approfonditamente dai politici indiani. Forse la Russia è più adatta a svolgere un ruolo bilanciante in questo caso. Vicina a India e Cina, e attore chiave di APEC e BRICS ed organizzazioni regionali come SCO, la Russia potrà non solo trasmettere gli interessi dell’India, ma anche aiutare a mediare un accordo tra India e Cina. La Russia ha sostenuto la candidatura dell’India a molte organizzazioni internazionali e regionali, tra cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la Shanghai Cooperation Organization, anche con la contrarietà della Cina. In particolare nel caso della SCO, si ritiene che l’adesione dell’India sia trattenuta dalla prevaricazione cinese. Xi durante l’incontro con Modi ha chiesto un ruolo attivo dell’India nell’organizzazione regionale. Ma non è ancora chiaro se Xi sosterrà l’adesione dell’India alla SCO. Il ruolo della Russia nella realizzazione di relazioni simmetriche India-Cina sarà cruciale. Mentre operano in tandem, i tre Paesi non solo possono siperare efficacemente le rispettive differenze, ma anche contribuire ad affrontare le questioni internazionali. Mentre la Russia può convincere la Cina ad adottare un approccio più morbido verso l’integrazione dell’India a SCO ed APEC, India e Cina possono sostenere la Russia nella crisi in Ucraina o ad superare gli effetti delle sanzioni. Non è una sorpresa che i Paesi BRICS al vertice in Brasile abbiano espresso profonda preoccupazione per la crisi in Ucraina e chiesto un “dialogo globale, de-escalation del conflitto e moderazione da tutti gli attori coinvolti, al fine di trovare una soluzione politica pacifica“. Putin ha espresso soddisfazione per gli sviluppi del vertice e ha sostenuto che gli sforzi congiunti aiuteranno ad impedire difficoltà economiche.
Un accordo tra l’India e la Cina non sarà così facile. La reciproca diffidenza s’insinua nel profondo delle relazioni bilaterali. Come custodi degli interessi nazionali, Xi e Modi potrebbero trovare difficoltà a superare interessi nazionali guidati dalla sfiducia. Ma non è impossibile. I pragmatisti seri possono trovare il modo per superare le differenze. Modi ha chiesto, e Xi concordato, un vertice sereno e tranquillo. Modi ha invitato la Cina ad investire nei progetti infrastrutturali in India. Xi può apparire meno imperscrutabile del suo predecessore, Hu Jintao, il cui aspetto stoico confuse molti dirigenti e osservatori internazionali. Xi appare più lungimirante, e la sua simpatia può essere un vantaggio per la Cina. Ma nella diplomazia internazionale è difficile basarsi sull’apparenza. Per decifrare le cose, si deve andare in profondità e leggere tra le righe. Il vantaggio per Modi e Xi è che sono al comando dei loro Paesi. Sono pro-business, giovani e dinamici. Ognuno è consapevole dei propri interessi nazionali fondamentali e dei vincoli nella loro realizzazione. Un accordo paritario tra India e Cina non sarà l’alba di una nuova intesa delle relazioni bilaterali, ma inaugurerà una nuova fase delle relazioni internazionali. Un nuovo rapporto India-Cina rafforzerà ulteriormente  le relazioni Russia-India-Cina (RIC), così come con BRICS, SCO e altre organizzazioni importanti come G-20. Con la visita di Xi in India per settembre, si spera che alcune differenze saranno risolte.
Quale ruolo può svolgere la Russia in questo nuovo ambiente? Oltre ad incontrare Xi, Modi ha incontrato anche il presidente russo Vladimir Putin. La Russia è un noto partner strategico dell’India e della Cina, ed è coerente nel sostenere le ambizioni politiche indiane. Aggiungendovi la disponibilità della Cina a sostenere l’India nella sua adesione a APEC e SCO, la politica internazionale si completerà con una possibile avanzata del nuovo ordine. Una delle motivazioni  reali della debolezza del BRICS è la differenza India-Cina, e una volta che ciò sarà sistemato con un accordo tra India e Cina, il gruppo emergerà come nuovo centro gravitazionale nel mondo post-guerra fredda, con implicazioni bilaterali e internazionali su pace e sicurezza.

6th BRICS SummitDr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. Le sue aree di interesse sono conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, e aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina sorveglia le esercitazioni dell’US Navy

Tyler Durden Zerohedge 21/07/2014
Beijixing 851La Cina ne ha abbastanza della diplomazia. Poco dopo che il presidente cinese Xi Jinping ha avvertito che “un conflitto tra Cina e Stati Uniti sarebbe sicuramente un disastro per i due Paesi e il mondo“, gli apparentemente stonati USA hanno risposto scatenando ancor più forze militari nel cortile della Cina, annunciando lo sviluppo di nuove tattiche militari per scoraggiare l’avanzata  lenta, ma costante, della Cina nel Mar Cinese Meridionale, anche con l’uso più aggressivo degli aerei di sorveglianza e delle operazioni navali nei pressi di aree contese. Il messaggio è chiaro: i convenevoli sono grandi, ma sospendete immediatamente le eventuali ambizioni territoriali che influenzano gli alleati regionali degli statunitensi. Beh, la Cina ha risposto, ma non nel modo con cui gli Stati Uniti avrebbero voluto. Secondo Bloomberg, la Cina ha inviato una nave per sorveglianza al largo delle Hawaii, anche se il Paese partecipa per la prima volta alla più grande esercitazione navale internazionale del mondo guidata dagli Stati Uniti. La nave opera a sud dell’isola hawaiana di Oahu, nei pressi del gruppo d’attacco (CSG) della portaerei USS Ronald Reagan (CVN-76) e del grosso di 50 navi che partecipano all’esercitazione, diverse fonti confermano all’USNI News. La nave d’intelligence si trova presso le acque territoriali degli Stati Uniti, entro le 200 miglia nautiche della zona economica esclusiva, ha detto in una e-mail il capitano Darryn James, portavoce della flotta del Pacifico degli Stati Uniti. La nave non è associata all’esercitazione Rim del Pacifico, o RIMPAC, attualmente in corso, ha detto. “Le forze navali statunitensi controllano costantemente tutte le attività marittime nel Pacifico, e ci aspettiamo che questa nave resti al di fuori delle acque territoriali statunitensi e non operi per sconvolgere l’esercitazione marittima Rim del Pacifico“, ha detto James. L’ironia, naturalmente, è che questa volta sono gli statunitensi ad essere concilianti con la Cina, invitandola a partecipare a RIMPAC per la prima volta. La Cina ha risposto inviando il secondo maggiore contingente di RIMPAC, quest’anno. “Programmata per favorire la cooperazione internazionale marittima, la Cina espande le sue capacità e la presenza della nave di sorveglianza solleva dubbi tra alcuni Paesi partecipanti“. Mentre la Cina partecipa a RIMPAC, le sue forze sono escluse dalla maggior parte delle principali esercitazioni al combattimento. Il Paese ha inviato quattro navi, il cacciatorpediniere lanciamissili Haikou, la fregata Yueyang, la nave rifornimento Qiandaohu e la nave ospedale Peace Ark. Inutile dire che gli Stati Uniti ne sono dispiaciuti: “Invia un pessimo segnale“, ha detto Ben Schreer, analista per la strategia della difesa presso l’Istituto di pianificazione strategica australiano di Canberra. “C’era molta buona volontà da parte statunitense, che afferma ‘nonostante ciò che avete fatto nei Mar Cinese Orientale e Meridionale di recente, vi abbiamo invitato a queste prestigiose esercitazioni, e avete palesemente inviato questa nave spia nella zona.’
La Cina ha preso posizioni più decise sulle questioni territoriali con il Giappone nel Mar Cinese orientale e le Filippine e il Vietnam nel Mar Cinese Meridionale, aumentando le tensioni regionali. “Non è la prima volta che siamo sorvegliati mentre operiamo o ci esercitiamo“, ha detto Per Rostad, ufficiale del nave della marina norvegese Fridtjof Nansen. “Tuttavia, si potrebbe dire che si fa del romanzo quando si partecipa a un’esercitazione con delle unità“, ha detto Rostad che ha cooperato con la marina cinese nel trasporto delle armi chimiche dalla Siria. USNI News aggiunge: “La Cina è un’ospite non invitata nella maggiore esercitazione navale del mondo. Gli Stati Uniti hanno invitato quattro navi della Marina dell’Esercito di Liberazione della Cina popolare (PLAN) all’esercitazione Rim del Pacifico 2014, una mossa salutata come segno di miglioramento delle relazioni militari tra i due Paesi. Ma la Cina ha inviato anche una nave da sorveglianza elettronica per monitorare i segnali navali nell’esercitazione. La flotta del Pacifico degli Stati Uniti ha seguito la nave da sorveglianza della marina cinese che opera in prossimità delle Hawaii, presso le acque territoriali degli Stati Uniti“, ha detto il capitano Darryn James, portavoce dell’US Pacific Fleet, ad USNI News. “Ci aspettiamo che questa nave resti al di fuori delle acque territoriali statunitensi e non operi in modo da sconvolgere l’esercitazione marittima Rim del Pacifico“. James ha detto che la nave non fa parte dell’esercitazione e non specula sulla finalità della nave, ma ha detto che è apparsa nei pressi delle Hawaii una settimana prima. “Tutte le domande sulle intenzioni o capacità della nave dovranno essere affrontate Marina dell’Esercito di Liberazione della Cina popolare“, ha detto.  La nave è una nave ausiliaria d’intelligenza generale (AGI) classe Dongdiao, una classe di tre navi progettata per raccogliere dati elettronici e di comunicazione da navi e aerei circostanti, fonti hanno confermato ad USNI News.
Lo spione sulla Cina Andrew Erikson ha detto che la nave probabilmente è la più esperta della PLAN, in un’intervista ad USNI News. “Questa AGI è probabilmente il vascello per l’intelligence Beijixing (codice 851) Tipo 815 della classe Dongdiao, assegnato alla Flotta del Mar Orientale“, ha detto Erickson, professore associato presso il Naval War College. “Beijixing è il migliore vascello della classe di AGI più avanzate della PLAN. Sulla base delle foto su internet e dei resoconti dei media e del governo giapponese, Beijixing è l’AGI cinese che più ha navigato, avendo operato frequentemente nei pressi e nella zona economica esclusiva (ZEE) del Giappone“. La classe Dongdiao al largo delle Hawaii opera nella ZEE degli Stati Uniti, ma non in acque territoriali, ha detto James. “La presenza della nave AGI della marina cinese è conforme al diritto internazionale in materia di libertà di navigazione“, ha detto. “L’US Navy opera al largo delle acque territoriali delle nazioni costiere di tutto il mondo, nel rispetto del diritto internazionale e delle norme, e all’AGI della Cina è permesso fare lo stesso”. In altre parole, la Cina fa ciò che sa fare meglio: rispondere a modo richiamando le varie nazioni alla loro ipocrisia: il ministero della Difesa della Cina ha detto che i movimenti della nave cinese in acque internazionali sono conformi al diritto internazionale, ha riferito Global Times. “La Cina rispetta i diritti di tutti gli Stati costieri interessati al diritto internazionale, e auspica che i Paesi interessati rispettino i diritti delle navi cinesi secondo la legge“, avrebbe affermato un funzionario del dipartimento stampa del ministero.

Perché?
La Cina da tempo lamenta la sorveglianza degli Stati Uniti al largo delle coste cinese, all’interno della zona economica esclusiva del Paese. Nel 2009, la Cina disse che una nave di sorveglianza dell’US Navy era attiva nella zona economica esclusiva del Paese, sul Mar Giallo, violando le leggi internazionali e cinesi. L’USNS Victorious non chiese il permesso della Cina, disse allora la portavoce del ministero degli Esteri Ma Zhaoxu.

In sintesi:
1. La Cina avverte gli USA di non provocarla, minacciando un nuovo “conflitto globale”.
2. Gli USA provocano inviando prontamente navi da sorveglianza nel Mar Cinese meridionale.
3. La Cina risponde alla provocazione degli USA inviando la propria nave da sorveglianza nelle Hawaii, durante ciò che dovrebbero essere esercitazioni navali amichevoli.
4. ???

203_65051_894134Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Scacco matto dei BRICS nel cortile di Washington

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 15/07/2014 modi-brics-story_650_051914125040Stati Uniti e loro più stretti alleati hanno cercato di isolare la Russia e il Presidente Vladimir Putin dalla scena mondiale. Come risultato del sostegno occidentale al regime ucraino, salito al potere con le violenze a Kiev, le azioni intraprese dalle potenze occidentali contro la Russia comprendono l’espulsione della Russia dal G-8 delle potenze capitaliste, il congelamento dei beni dei funzionari del governo e delle banche russi, e divieto di viaggio a prominenti cittadini russi. Tuttavia, Putin ha messo sotto scacco il presidente degli Stati Uniti Barack Obama nel suo cortile di casa. I difensori di Obama immaginano il loro presidente come un maestro di “scacchi a 11 dimensioni”. Tuttavia, in Brasile, il vertice delle nazioni BRICS di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, mostra al mondo che è Putin, non Obama, il maestro di scacchi a 11 dimensioni. In realtà, Obama potrebbe mollare la scacchiera. Putin è in visita in Brasile partecipando al summit 2014 nella città di Fortaleza. Il vertice BRICS avviene mentre i membri dell’amministrazione Obama, tra cui neo-con come l’assistente del segretario di Stato per gli affari europei Victoria Nuland, stilano piani per inasprire le sanzioni contro la Russia, portandoli ai livelli di Iran, Siria e Cuba. Putin e i suoi colleghi dei BRICS firmeranno un accordo a Fortaleza per la creazione della banca di sviluppo BRICS che aiuterà a schivare il tentativo dei neo-con d’isolare la Russia dalle reti bancarie internazionali. Qualsiasi rafforzamento delle sanzioni, come quelle imposte da Washington a Iran, Siria, Cuba, corre il rischio di punire le banche brasiliane, indiane, cinesi, sudafricane e di altre società, qualcosa che potrà far finire l’amministrazione Obama nelle acque bollenti del tribunale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio che decide sulle pratiche commerciali che violano le norme dell’OMC.
L’eredità dell’amministrazione Obama è la politica da Guerra Fredda verso un’America Latina che ha chiuso definitivamente il vecchio dominio politico-economico degli Stati Uniti dell’emisfero occidentale. Obama ha piantato l’ultimo chiodo sull’arcana dottrina Monroe che decise che gli Stati Uniti avrebbero impedito alle nazioni non dell’emisfero occidentale, comprese le potenze d’Europa, dall’intervenire nelle Americhe. L’interventismo in Paesi come Venezuela e Honduras svolto dalla collega neocon della Nuland, Roberta Jacobson, assistente del segretario di Stato per gli affari dell’emisfero occidentale, ha portato un grosso contingente di leader latinoamericani a partecipare con Putin, il presidente cinese Xi Jinping e gli altri leader dei BRICS al vertice in Brasile in cui gli Stati Uniti non avranno un posto. In effetti, gli Stati Uniti e le loro politiche imperialistiche saranno un tema importante in Brasile, un Paese che ha visto le sue telecomunicazioni, comprese chiamate ed e-mail private della presidentessa brasiliana Dilma Rousseff, regolarmente spiate dalla National Security Agency degli Stati Uniti. Putin ha svolto il grosso della sua visita di sei giorni in America Latina. Ha condonato il debito di Cuba verso la Russia, durante la visita a L’Avana ed si è anche fermato in Nicaragua e Rio de Janeiro. A Cuba Putin ha incontrato l’ex-leader cubano Fidel Castro e suo fratello Raul Castro, presidente di Cuba, due leader che continuano a far infuriare i centri di potere di destra e neo-con di Washington. Putin ha anche presenziato alla finale della Coppa del Mondo a Rio. La Russia sarà l’ospite della Coppa del Mondo 2018. Putin ha anche visitato l’Argentina dove ha firmato un accordo sull’energia nucleare. L’interesse di Iran, Argentina, Nigeria, Siria ed Egitto nel far parte dei BRICS potrebbe presto far divenire la sigla del gruppo “BRICSIANSE”. Un tale sviluppo farà trionfare le nazioni che si rifiutano di prendere ordini da Washington, e la presenza della Siria significherà la sconfitta definitiva della dottrina Obama della “R2P”, o “responsabilità di proteggere” filo-USA, e dell’intelligence occidentale che finanzia i capi dell’opposizione intenti a sostituire i governi anti-americani con regimi filo-USA. La Siria che entra nei BRICS come membro, a pieno titolo o associato, sarà il paletto nel cuore della R2P.
bricsfortal10411234L’amministrazione Obama non è riuscita a convincere un solo leader sudamericano ad evitare il vertice BRICS in Brasile. Infatti, due dei leader sudamericani sedutisi con Putin, Xi, Rousseff e gli altri leader in Brasile, il presidente del Venezuela Nicolas Maduro e il presidente del Suriname Desi Bouterse, sono stati oggetto dei tentativi di destabilizzazione della CIA e del dipartimento di Stato, collegati a minacce di sanzioni. Erano anche presenti presso i BRICS la presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner, il presidente della Bolivia Evo Morales, la presidentessa del Cile Michelle Bachelet, il presidente colombiano Juan Manuel Santos, il presidente dell’Ecuador Rafael Correa, il presidente della Guyana Donald Ramotar, il presidente del Paraguay Horacio Cartes, il presidente del Perù Ollanta Humala e il presidente dell’Uruguay José Mujica. Le sanzioni statunitensi contro la Russia e la sua dimostrazione di forza contro la Cina attraverso Giappone e  Filippine, sono cadute nel vuoto in Sud America. Le buffonate adolescenziali di Nuland, Jacobson, della consigliera per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti Susan Rice, dell’ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite Samantha Power, saranno di sicuro discusse nei pettegolezzi dei leader riunitisi a Fortaleza. La presenza del presidente della Colombia Santos è particolarmente degna di nota. Santos ha recentemente sconfitto il candidato della destra sostenuto dagli stessi interventisti dell’amministrazione Obama che hanno sabotato l’economia del Venezuela. Il candidato perdente, Oscar Ivan Zuluaga, aveva il pieno sostegno del predecessore di destra e pro-Israele/USA di Santos, Alvaro Uribe. Notizie recenti dimostrano che Uribe ha istituito un sistema di sorveglianza nazionale delle comunicazioni, in stile NSA, contro i suoi avversari. I legami di Zuluaga con gli stessi elementi che cercano di deporre Maduro in Venezuela non sono stati dimenticati da Santos, che continua ad impegnarsi in negoziati di pace a L’Avana con i guerriglieri di sinistra delle FARC e a migliorare i rapporti con il Venezuela, con grande disappunto degli agenti della CIA che vivono nello splendore di Miami, in Florida.
A Rio, Putin è riuscito a sabotare gli sforzi degli Stati Uniti per isolarlo, incontrando il primo ministro di Trinidad e Tobago Kamla Persad-Bissessar e il primo ministro di Antigua e Barbuda Gaston Browne, oltre al primo ministro ungherese Victor Orban, al presidente della Namibia Hage Geingob, al presidente del Gabon Ali Bongo e alla cancelliera tedesca Angela Merkel. Merkel e Rousseff hanno molto in comune, in quanto entrambi hanno avuto i loro cellulari personali monitorati dalla NSA, un fatto che Putin, che ha fornito asilo all’informatore della NSA Edward Snowden, probabilmente ha menzionato di sfuggita. L’unico tentativo che gli Stati Uniti hanno potuto fare affinché qualche funzionario latinoamericano criticasse i contatti tra i leader dell’emisfero occidentale e Putin, è stato organizzare il viaggio privato del capo dell’opposizione di Trinidad, Keith Rowley, per condannare il viaggio del primo ministro del suo Paese in Brasile. Rowley ha criticato Persad-Bissessar e suo nipote per l’incontro con Putin e gli altri leader a Rio, perché il viaggio è stato compiuto durante la controversia che coinvolge il dipartimento dell’immigrazione di Trinidad. Il potere d’influenza di Washington sugli eventi nell’emisfero occidentale è davvero sprofondato in nuovi abissi. L’ordine del giorno delle nazioni dei BRICS è  diversificato come quello di qualsiasi riunione del G-7, non più chiamato G-8 dopo che la Russia è stata espulsa. Nell’agenda del vertice BRICS vi sono commercio, sviluppo, politica macroeconomica, energia, finanza, terrorismo, cambiamenti climatici, sicurezza regionale, traffico di droga e criminalità transfrontaliera, industrializzazione dell’Africa e ciò che sarebbe il campanello d’allarme per Wall Street, Banca Mondiale, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e altri strumenti del capitalismo occidentale, la riforma delle istituzioni finanziarie internazionali (IFI). Le operazioni di sicurezza dei Paesi BRICS in Afghanistan sostituiranno quelle degli Stati Uniti, dopo il ritiro delle loro truppe. La Russia guida gli sforzi dei BRICS per affrontare il riciclaggio di denaro e la criminalità transfrontaliera ottenendo la partecipazione di Bielorussia, India, Kazakistan, Cina, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Osservatori provenienti da Mongolia e Armenia si sono uniti ai colloqui. Nel settore della sicurezza, è evidente il sinergismo tra BRICS e Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), guidando Russia e Cina nella politica di sicurezza comune con gli Stati dell’Asia centrale come Kazakistan e Uzbekistan. Russia e Cina sembrano intenzionate a che Ucraina e Georgia siano la “linea sulla sabbia” di eventuali ulteriori invasioni delle rivoluzioni “R2P” di George Soros e CIA nello spazio eurasiatico. E’ anche chiaro che Putin ha battuto in astuzia Obama nel suo cortile di casa.

_76244169_023151058-1La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il momento BRICS di Modi

MK Bhadrakumar, 13 luglio 2014

narendra modi 2 - PTI_0_0_0_0_0 Il manifesto elettorale del Bharatiya Janata Party menzionava i BRICS come priorità della politica estera. Quindi, non c’è motivo di sfatare il prossimo vertice del raggruppamento in Brasile come “eredità” per il primo ministro Narendra Modi, come alcuni detrattori indiani hanno prematuramente detto riguardo l’evento. La dichiarazione di Modi, in viaggio per il Brasile, sottolinea che l’India attribuisce “grande importanza” ai BRICS. La cosa che colpisce dell’affermazione è che Modi non ha evitato di riconoscere che il vertice BRICS in Brasile sarà un evento altamente politico, dato che si svolge “in un momento di agitazione politica, conflitti e crisi umanitaria in varie parti del mondo”. Modi vede il vertice BRICS come un’opportunità per discutere con i suoi omologhi su “come contribuire agli sforzi internazionali nell’affrontare le crisi regionali, le minacce alla sicurezza e ripristinare un clima di pace e stabilità nel mondo” (qui). Basti dire che ha sepolto l’isterismo dei lobbisti anti-BRICS in India secondo cui il raggruppamento dovrebbe limitarsi esclusivamente all’economia e a mantenere a distanza la politica mondiale. Francamente, i lobbisti statunitensi tra noi appaiono sempre più superati. Non riescono a rendersi conto che i Paesi BRICS decollano con le due decisioni storiche formalizzate questa settimana: la creazione della Banca di sviluppo BRICS e il Fondo di riserva contingente. Tutto indica che il presidente russo Vladimir Putin presenterà una terza iniziativa dall’importante natura, la creazione di un’associazione energetica e di un’istituzione politica energetica nell’ambito dei BRICS.
I lobbisti statunitensi a Delhi che osteggiano i BRICS e che vorrebbero che il gruppo sia in qualche modo strangolato nella culla, sono assolutamente giustificati temendo che l’impatto degli ultimi sviluppi permetterà ai Paesi BRICS di guidare il fenomeno della ‘dedollarizzazione’ cioè, in ultima analisi, abbandonare le transazioni in dollari o non accettare la valuta degli Stati Uniti, sfidando il predominio mondiale del dollaro. Infatti, la Cina ne è già il primo motore e l’aspettativa è che entro il prossimo anno, il 30 per cento degli scambi della Cina sarà in renminbi. L’ultima mossa della Cina è stata creare l’Asian Infrastructure Investment Bank, a cui ancora una volta l’India è stata invitata a partecipare, vista anche come piattaforma aperta e inclusiva. La Cina non gradisce chiacchierare e preferisce andare avanti costantemente verso i propri obiettivi, e senza sbagliare c’è lo stretto coordinamento tra Russia e Cina, permettendo ai BRICS di avviare la propria versione delle istituzioni finanziarie globali esistenti, dominate dall’occidente. Naturalmente, “l’ascesa della Cina ha una propria agenda“. Ma chi non ha un ordine del giorno, l’India? Con lo spauracchio della Cina s’innervosisce la leadership indiana sui BRICS, ma non funziona, come vividamente fa notare la decisione, adottata con il consenso di Delhi, di porre la sede dell’Asian Infrastructure Investment Bank a Shanghai. Sì, la Cina investe più del resto dei BRICS e Pechino avrà una grossa voce sulla gestione della banca. E quindi? Finché l’India può attingervi per i suoi progetti infrastrutturali, lo scopo è raggiunto. La scelta non è tra una banca in cui la Cina potrà essere influente e “quelle ideate dall’occidente”. La scelta è sul modo in cui il denaro sarà erogato dalle banche senza condizioni che incidano sulla sovranità. La scelta è decidere quali programmi di sviluppo siano prioritari per le nostre esigenze. La scelta è sulle nuove fonti per gli investimenti nei nostri progetti infrastrutturali.
ecoSe la Cina avanza i propri interessi sfruttando processi multilaterali, BRICS, Shanghai Cooperation Organization, ASEAN, ecc., allora cerchiamo di emularla. Non abbiamo fatto abbastanza rispetto  alla Cina, e quindi perché non può anche l’India? Non è mai troppo tardi per imparare qualcosa d’intelligente dal nostro grande concorrente, che eccelle nella diplomazia economica. Cosa impedisce all’India di fare ciò che Russia e Cina fanno ai nostri occhi, trasformando i BRICS in strumento per promuovere i loro “interessi nazionali illuminati”? In realtà, Modi potrà anche combinare un tour latino-americano con il vertice BRICS in Brasile. Quel continente lontano ha grande empatia verso l’India. In ogni caso, qual è la ricetta per l’India della nostra lobby anti-BRICS? L’isolazionismo? Chiaramente un vicolo cieco nel mondo globalizzato. Il G7? Non scherziamo. Questa è la dura realtà. Dobbiamo essere degli idioti non riuscendo a comprendere dove si trovino gli interessi a medio e lungo termine dell’India, Paese in via di sviluppo che aspira ad emergere nello scacchiere finanziario globale. E’ giunto il momento di rendersi conto che l’appartenenza ai BRICS è un privilegio, tanti Paesi fanno la fila per entrarvi, tocca interamente a noi incassare questo privilegio. Per essere sicuri, ciò che i Paesi BRICS fanno è unire le risorse per investirle nel loro sviluppo, in tal modo sfidando gli accordi monetari globali esistenti e segnalando le loro frustrazioni per la mancanza di progressi nella riforma della governance delle istituzioni finanziarie internazionali. Questo è esattamente il motivo per cui l’India appartiene ai BRICS.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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