Egitto: i Fratelli e il Grande Muto

Ahmed Bensaada Reporters, 29 dicembre 2012

Mursi-sacks-Tan8618Quando lo scorso agosto Mohamed Morsi, il primo civile eletto presidente egiziano, ha attaccato l’esercito del suo paese, i titoli dei media “mainstream” applaudirono la sua “epica” impresa e l’esplosione di titoli ditirambici fu immediata: “Il Presidente egiziano colpisce il vertice dell’esercito”, “Il presidente Mohamed Morsi sfida l’esercito”, “Il Presidente Morsi assesta un colpo contro l’esercito,” ecc. Un “esperto” ha spinto il ragionamento facendo uso di espressioni tratte da un racconto africano, confrontando Morsi a una mangusta che attacca il cobra la cui “unica possibilità di sopravvivenza è mordere il temibile mammifero prima che l’afferri alla gola.” E conclude: “E’ così che il presidente islamista Mohamed Morsi affronta l’esercito” [1]: la vittoria straordinaria del Presidente-mangusta sul formidabile esercito-cobra, conferma l’onnipotenza della fratellanza dei Fratelli Musulmani (da cui proviene Morsi) e prova l’inesorabile marcia verso la democrazia, eliminando tutto ciò che trova nel suo percorso.

Morsi e lo SCAF
E’ vero che il presidente Morsi è stato (apparentemente) in grado di “spingere” alla pensione il maresciallo Hussein Tantawi (77 anni), immobile ministro della difesa per venti anni, e il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il generale Sami Anan (64), il numero due del Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF),  compito non facile. Per dare sostanza all’atto, questa decisione presidenziale è stata anche accompagnata da voci di arresti domiciliari per i due nuovi “pensionati”, ma sono state subito smentite. Tuttavia, questi media sono stati meno verbosi circa il fatto che il nuovo rais non solo ha deciso di nominarli entrambi “consiglieri del Capo dello Stato”, ma li ha decorati due giorni dopo il loro cosiddetto licenziamento. Si noti, per inciso, che la cerimonia della decorazione è stata trasmessa dalla televisione nazionale, sottolineando l’importanza dell’evento.
Abbiamo visto un presidente profondersi in ringraziamenti verso Tantawi: “Data la vostra fedeltà e il vostro amore per la nazione, questo è un gesto di gratitudine del popolo d’Egitto, e non solo del suo presidente, verso un uomo che è stato fedele al suo popolo e al suo Paese. Dio vi doni il successo!“[2]. Il maresciallo ha ricevuto la “Collana del Nilo”, la più alta onorificenza del paese, mentre al generale è stata assegnata la “Medaglia della Repubblica.” Il maresciallo Hussein Tantawi è stato sostituito da Abdel Fattah al-Sissi, capo dell’intelligence militare. Questo generale si è fatto conoscere, nell’era post-Mubaraq, giustificando i “famosi” test di verginità cui i militari sottoposero le manifestanti egiziane. [3]
Anche se alcuni osservatori hanno interpretato la cerimonia della decorazione come il desiderio di Morsi di risparmiare l’esercito, sembra piuttosto che la decisione delle “dimissioni” sia stata presa in accordo con militari e lo SCAF [4]. Soprattutto, come sembra secondo fonti informate, che il generale Anan “goda di ottimi rapporti con i Fratelli musulmani” [5], come ci renderemo conto in seguito.

Morsi e le commemorazioni storiche
Ma il presidente Morsi non solo ha adempiuto alla cerimonia. Infatti, meno di due mesi dopo questo evento, ha approfittato della ricorrenza della “guerra dell’ottobre 1973″ per decorare, postumo, l’ex presidente Anwar Sadat. Una distinzione assegnata allo stesso maresciallo Tantawi è stata data al figlio del presidente. Ironia della sorte, è in questa stessa cerimonia che, 31 anni fa, quasi nello stesso giorno, venne assassinato Sadat da soldati appartenenti al movimento della Jihad islamica egiziana, fondata da ex membri dei Fratelli Musulmani. Tentando una spiegazione di questo gesto altamente politico, il quotidiano libanese “al-Safir” dice che l’azione del presidente islamista “illumina il rapporto interessante nato negli anni ’70 del secolo scorso, tra Sadat e i vertici islamisti, tra i più fondamentalisti, di cui liberò molti dei membri dalle carceri di Nasser, e che utilizzò in un modo o nell’altro per indebolire i suoi avversari politici nasseriani, i gruppi nazionalisti e di sinistra, ed altri, prima che gli islamici non gli si rivoltassero contro, fino al suo assassinio sul palco per la commemorazione della guerra di ottobre“[6]. Alcuni teorici della “mangusta” hanno avanzato la spiegazione che “mettendo da parte” i due alti ufficiali, il presidente Morsi porrebbe fine alla “generazione del 1973″, per far posto a militari più giovani. [7] Con la decorazione postuma di Sadat, il ciclo si sarebbe chiuso.
Va da sé che questa improvvisa frenesia del presidente nell’assegnare decorazioni militari, che non dimentichiamolo è un civile, è molto curiosa, soprattutto se si tiene conto del breve periodo trascorso dalla sua ascesa alla presidenza e il tormentato rapporto tra la Fratellanza e l’esercito egiziano negli ultimi decenni. Ma cosa più interessante in questo caso è che alcune persone che hanno segnato indelebilmente la storia dell’Egitto moderno, sono state deliberatamente oscurate dal presidente Morsi. A questo proposito, alcuni osservatori hanno notato che all’innegabile leader storico, il compianto Presidente Jamal Abdel Nasser, non è stato decorato (postumo) durante le celebrazioni del 60° anniversario della “rivoluzione del 23 luglio 1952.” Peggio ancora, il presidente dei Fratelli Musulmani ha semplicemente svolto un discorso televisivo in cui ha criticato in modo implicito ed esplicito Nasser. [8] Commentando quell’epoca, Neveen Ahmed ha scritto: “Nessuno può negare che questo periodo sia molto doloroso, nella mente di molti dei Fratelli musulmani, per le detenzioni e le torture nelle carceri. Vi è quindi una storica ostilità tra i fratelli e l’era di Nasser“. [9]
Con questa verità lapalissiana, possiamo solo chiederci, assieme ai sempre (più numerosi) critici del nuovo rais, se Morsi sia il presidente di tutti gli egiziani o solo dei Fratelli musulmani, come suggerito dalla sua selettiva memoria storica. Certo, Nasser è considerato dalla confraternita come il “distruttore” dell’islamismo, ma non è questo aspetto della politica nasseriana che giustifica tale “amnesia” selettiva. Infatti, è ben noto che sia l’esercito egiziano che il governo islamista al potere sono alleati del governo degli Stati Uniti. Il primo riceve una rendita generosa, mentre il secondo gode di un innegabile sostegno politico “post-primavera”. Piuttosto, Nasser e gli Stati Uniti si vedevano come nemici. Per illustrarlo, la cosa che potrebbe essere più eloquente è la famosa affermazione di Nasser: “Se vedete che gli Stati Uniti si compiacciono di me, allora saprete che sono sulla strada sbagliata“.
Se si crede a Bernard Lugan, l’esercito egiziano sarebbe diviso in tre gruppi distinti: “uno stato maggiore composto da vecchi sodali di Washington, una fazione islamista difficilmente quantificabile, e una maggioranza composta da ufficiali e sottufficiali nazionalisti che hanno per modello Nasser“. [10] In questo caso, tenendo conto del fatto che per una frangia significativa della popolazione e di intellettuali egiziani, Nasser non è solo il figlio prediletto dell’Egitto, ma anche un eroe del pan-arabismo, va da sé che Morsi corre il rischio di alienarsi una parte dell’esercito e dell’opinione pubblica, se non è in grado di migliorare la propria immagine di “presidente dei Fratelli.”

Morsi e lo Sceicco Cieco
Durante il suo discorso simbolico a Piazza Tahrir, pochi giorni dopo la sua elezione alla più alta carica dello Stato, Morsi fece una dichiarazione sottaciuta dalla stampa internazionale, ma che non passò inosservata negli Stati Uniti. Ha strombazzato ad alta voce: “Io farò tutto il possibile per la liberazione dei [...] prigionieri, tra cui lo sceicco Omar Abdel-Rahman” condannato nel 1995 all’ergastolo dai tribunali degli Stati Uniti per aver ideato l’attacco contro obiettivi a New York e l’assassinio dell’ex presidente Hosni Mubaraq. [11] Ma chi è questo sceicco di cui Morsi ha sentito l’obbligo  di citare in uno dei suoi primi discorsi presidenziali, come se si trattasse di una questione cruciale per il paese? In realtà, lo sceicco Omar Abdel-Rahman, noto come lo “Sceicco Cieco”, a causa della sua cecità contratta durante l’infanzia, è il leader spirituale della Jamaa al-Islamiya, organizzazione islamista egiziana che ha recuperato i resti della Jihad islamica egiziana ed è stata responsabile di diversi attacchi terroristici in Egitto e negli Stati Uniti. Condannato per il primo attacco contro il World Trade Center nel 1993, lo sceicco Abdel-Rahman sta attualmente scontando la pena negli Stati Uniti. [12]
La richiesta della “liberazione” dello sceicco da parte del neoeletto presidente, ha fatto arrabbiare molti politici statunitensi, come è possibile comprendere leggendo queste reazioni. Il senatore Charles Schumer ha dichiarato che “le offensive dichiarazioni del presidente Morsi sono un insulto alla memoria delle vittime dell’attentato al World Trade Center“, e lo sceicco Abdel-Rahman è “un terrorista che aveva pianificato l’assassinio di americani innocenti, non vi preoccupate, rimarrà al suo posto, in carcere per il resto della sua vita.” La senatrice Kirsten Gillibrand ha, nel frattempo, descritto la dichiarazione di Morsi “non solo scandalosa, ma che rappresenta una fonte di profonda preoccupazione per il rispetto di Mohammed Morsi per lo Stato di diritto e la democrazia“. [13]
Va notato che nel 2006, Ayman al-Zawahiri, da tempo numero due di al-Qaida, ed egli stesso ex-membro di spicco della Jihad islamica egiziana, aveva annunciato la fusione della Jamaa al-Islamiya con al-Qaida. [14] Uno dei motivi avanzati per  tale alleanza, era proprio l’incarcerazione dello sceicco Abdel-Rahman. Elemento interessante in questa storia: lo sceicco è stato incarcerato in seguito all’assassinio del presidente Sadat, accusato di aver emesso una fatwa che ne autorizza l’abbattimento [15] e per avere istigato l’attentato. A causa di mancanze di prove, lo sceicco è stato successivamente rilasciato ma deportato.
Così, è facile vedere l’ambivalenza politica del presidente Morsi: è in grado di decorare postumo un presidente assassinato e chiedere il rilascio della persona su cui pesa il grave sospetto di essere il mandante. Questo caso illustra il doppio gioco di Morsi: vuole essere “il presidente di tutti” onorando i suoi predecessori, ma non dimentica i suoi “compagni” islamisti, la prova della sua lealtà alla confraternita e alla sua “Mourchid” (guida suprema dei Fratelli musulmani).

Un matrimonio molto speciale
Il 31 agosto 2012, poco più di due settimane dopo il “pensionamento obbligatorio” del maresciallo Tantawi e del generale Sami Anan, l’hotel a cinque stelle “al-Masah” di Cairo ha ospitato un matrimonio elegante. L’eccitazione che ha colto l’edificio, di proprietà delle forze armate egiziane, era al culmine per la notorietà degli sposi, ma soprattutto di quella degli ospiti. Quel giorno, Mohamed Mamdouh Shahin convolava a nozze con Ithar Kamal al-Katatni. La coppia felice è formata dal figlio del generale Mamdouh Shahin, membro influente del SCAF e assistente del ministro della difesa responsabile per le questioni giuridiche e costituzionali. La bella moglie di 25 anni, è la figlia dell’ingegnere Kamal al-Katatni parente di Saad al-Katatni, ex presidente della disciolta Assemblea del popolo egiziano, membro del Consiglio direttivo della Fratellanza musulmana e attuale presidente del Partito per la Libertà e la Giustizia (la vetrina politica della Fratelli musulmani).
Ma al di là della vita mondana, il matrimonio tra i figli di un alto militare e di un membro della famiglia di un anziano islamista dei Fratelli musulmani, ha fatto i titoli dei giornali. In primo luogo, la presenza del generale Sami Anan seduto accanto a Saad al-Katatni non poteva passare inosservata. La prima apparizione pubblica del generale “licenziato” ha posto fine alle voci sui suoi arresti domiciliari. Anzi, Sami Anan era arrivato con la stessa auto di servizio che aveva durante lo svolgimento delle sue funzioni, ed era protetto da guardie del corpo. D’altra parte, il quotidiano “al-Youm al-Sabii” ha riferito che alla fine della cerimonia nuziale, il “generale Sami Anan era entrato in una sala VIP con il dottor Saad al-Katatni, e la porta della stanza si era chiusa dietro di loro“. [16] Lo stesso giornale ha pubblicato numerose fotografie dell’evento, tra cui personaggi che è difficile immaginare insieme: il Mufti della repubblica, personalità salafite, sufi o dei Fratelli musulmani, ex ministri, uomini d’affari, ecc. Questo gruppo eterogeneo mostrava come l’esercito e gli islamisti possano vivere in “perfetta armonia” e indicava come Sami Anan coltivi buoni rapporti con i Fratelli musulmani, come accennato in precedenza. Il suo pensionamento e quello del suo superiore, da parte del presidente islamista Morsi, non può essere interpretato come un “licenziamento”, ma piuttosto come un accordo tra le due istituzioni più grandi sulla scena egiziana: l’esercito egiziano e la fratellanza.

L’esercito soccorre Morsi
Contrariamente a ciò che dicono oggi, gli islamisti non sono “rivoluzionari” della prima ora. Erano molto scettici, all’inizio delle rivolte contro Mubaraq, e si sono uniti al movimento di protesta molto tardi. Inoltre, pochi mesi dopo la caduta del presidente deposto, hanno reso pubblico il loro desiderio di dividersi dal movimento pro-democrazia, nato in piazza Tahrir. Commentando questo periodo, il professor Stéphane Lacroix scrive: “Siaono stati alleati o no durante la rivoluzione, i giovani rivoluzionari e i Fratelli hanno rapidamente scelto percorsi diversi. I Fratelli prendono le distanze dalla piazza, preferendo investire nel gioco politico delle istituzioni. Fanno finta di mostrare la loro fiducia nel processo di “transizione” guidato dal Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF), con la quale, riprendendo le abitudini dell’era Mubaraq, non esitano a negoziare dietro le quinte“. [17] Da allora, i fratelli vengono regolarmente accusati di collusione con i militari. Già nel luglio 2011 (un anno prima del pensionamento dei due anziani membri del SCAF), Mohammed Badie, Mourchid dei Fratelli musulmani, mostrava il cammino ai membri della sua fratellanza. Dopo gli incidenti di piazza Abbassiya, che fecero quasi 300 feriti nelle file dei manifestanti pro-democrazia che volevano marciare sul Ministero della Difesa, ha detto: “Noi difenderemo sempre l’esercito e l’esercito ci difenderà” [18].
Con la promulgazione del decreto del 22 novembre 2012, Morsi si è dato dei poteri definiti “faraonici” dai suoi oppositori. Sono seguite battaglie campali tra gli islamisti e l’opposizione liberale che hanno lasciato sette morti e centinaia di feriti. I carri armati sono ricomparsi per le strade di Cairo e Morsi ha ordinato all’esercito di proteggere il paese. Gli ha dato il diritto di arrestare i civili, potere molto criticato dai “rivoluzionari” durante la transizione post-Mubaraq. Quindi, l’esercito è di nuovo sulla ribalta politica del paese, proteggendo gli islamisti su loro richiesta, come previsto più di un anno prima dal Mourchid, e per impedire al paese di scadere nel caos. Il Fronte di salvezza nazionale (NSF), è la principale coalizione dei movimenti di opposizione di sinistra, laici e liberali mobilitati contro l’autocratico presidente Morsi. La coalizione è fortemente contraria alla volontà del governo di forzare la riscrittura della costituzione, accelerata dagli islamisti, e d’indire assai rapidamente un referendum costituzionale. In considerazione della pericolosa polarizzazione della società egiziana, l’esercito egiziano ha chiesto al governo islamista e all’opposizione di dialogare. Il portavoce delle forze armate ha affermato che, senza dei colloqui, l’Egitto prenderà “un sentiero oscuro, che porterebbe a un disastro“, cosa che l’esercito “non può permettere“. [19]
Pertanto, contrariamente a quanto è stato trasmesso dai media “mainstream”, al momento dell’apparente “spiazzamento” di Tantawi e Anan, le forze militari del paese mostrano unilateralmente come l’esercito non sia sottoposto a un potere e rimanga al timone del paese. Anche se l’incontro tra le due parti infine non ha avuto luogo, si deve rilevare che l’esercito non ha abbandonato l’idea del vertice se non dopo essersi assicurato che il NSF abbia richiesto ai suoi di partecipazione al referendum costituzionale, riducendo notevolmente la tensione politica nel paese. In ultima analisi, tutto indica che l’esercito ha scelto di cooperare con il gruppo politico del paesaggio politico dell’Egitto più forte e più organizzato, vale a dire i Fratelli musulmani. Questa opzione è stata probabilmente “incoraggiata e consigliata” dal governo degli Stati Uniti [20], che ha stretti rapporti con entrambe le parti da decenni. Pertanto, la decisione di mandare in pensione il maresciallo Tantawi e il generale Anan sembra essere stata presa di comune accordo e consensualmente con l’esercito dal governo islamico Morsi. Secondo l’opposizione, la collusione tra le due istituzioni si riflette nell’articolo 197 della nuova costituzione del paese, in cui il bilancio militare non viene realmente posto sotto controllo, potendo così continuare a proteggere i privilegi goduti dall’esercito sotto Mubaraq. [21]
Il 22 dicembre, il giorno della seconda fase del referendum sulla costituzione, Anne Patterson, l’ambasciatrice statunitense a Cairo, ha visitato un certo numero di seggi elettorali nella capitale egiziana. Vedendo la diplomatica, gli elettori hanno iniziato a cantare “Islamiya, Islamiya” (islamico, islamico) [22], vedendo nella visita della signora Patterson un’interferenza degli Stati Uniti negli affari interni del loro paese. Questa animosità popolare ha costretto l’ambasciatrice a rientrare e ad evitare certi uffici “inospitali”. Un aneddoto che mostra come la diffidenza del “piccolo popolo” contro l’onnipresenza statunitense in Egitto (prima e dopo la caduta di Mubaraq), sia in netto contrasto con la qualità delle relazioni tra l’esercito egiziano e i Fratelli musulmani con l’amministrazione statunitense.
Nella mitologia dell’antico Egitto, il dio “Ra” si trasforma in un’enorme “ichneumon” (mangusta) per combattere “Apophis” (serpente gigante che personifica il male). In Egitto, oggi, la mangusta e il cobra più probabilmente danzano insieme al suono del flauto suonato da un incantatore dotato di grande destrezza. Ma gli spettatori non sembrano apprezzare la musica.

Ahmed Bensaada Montreal, 25 dicembre 2012
Questo articolo è stato pubblicato 29 dicembre 2012 dalle quotidiano algerino Reporters

Riferimenti
1 – Christophe Ayad, «Le président égyptien frappe l’armée à la tête», Le Monde, 13 agosto 2012
2 – AFP, «En Égypte, Mohamed Morsi décore les généraux qu’il a limogés», Le Monde, 14 agosto 2012
3 – AFP, «Un général égyptien justifie les “tests de virginité” sur des manifestantes», Le Point.fr, 26 giugno 2011
4 – Karim Kebir, «Morsi écarte l’armée du pouvoir», Liberté, 13 agosto 2012
5 – Maghreb Intelligence, «Le général Anan, au chevet de l’Égypte», 3 agosto 2012
6 – Essafir, «Morsi décore Sadate!», 4 ottobre 2012
7 – Alain Gresh, « Égypte, de la dictature militaire à la dictature religieuse?», Le Monde diplomatique, novembre 2012
8 – Essafir, Op.Cit.
9 – Névine Ahmed, «Entre Nasser et Morsi, des jeunes si semblables…si différents!», Le Progrès Égyptien, 24 luglio 2012
10 – Bernard Lugan, «Irak, Libye, Syrie, Égypte et demain Iran. La stratégie du chaos», Metamag, 14 dicembre 2012
11 – AFP, «Morsi promet d’agir pour faire libérer Omar Abdel-Rahman aux États-Unis», Romandie.com
12 – David D. Kirkpatrick, «Egypt’s New Leader Takes Oath, Promising to Work for Release of Jailed Terrorist», The New York Times, 29 giugno 2012
13 – Jonathan Dienst, «Area Pols Condemn Egypt’s Next President for Supporting ’93 WTC Terrorist», NBC New York, 29 giugno 2012
14 – Andrew Cochran, «New Al Qaeda Tape Announces “Merger” With Egyptian Islamic Group, a.k.a. Gamaa Islamiya», Counter Terrorism Blog, 5 agosto 2006
15 – Christophe Ayad, «Géopolitique de l’Égypte», Editions Complexe, Bruxelles, 2002, pp. 143
16 – Mohamed Ahmed Tantaoui, «En photos: Le général Anan assiste au mariage du fils du général Mamdouh Chahine et rencontre l’ancien chef de l’assemblée du peuple Saad el-Katatni», El-Youm el-Sabii, 31 août 2012
17 – Stéphane Lacroix, «L’Égypte, l’armée et les Frères», Le Monde, 25 juin 2012
18 – Alexandre Buccianti, «Égypte: les Frères musulmans confirment leur rapprochement avec l’armée contre les révolutionnaires», RFI, 25 luglio 2011
19 – AFP, «L’armée égyptienne somme pouvoir et opposition de dialoguer», Libération, 8 dicembre 2012
20 – Jacques Chastaing, «Égypte: la révolution et les islamistes», Culture & Révolution, 28 settembre 2012
21 – R.B., «Égypte: pourquoi le projet de Constitution inquiète» Le Parisien.fr. 23 dicembre 2012
22 – Bahjat Abou Deif, «Les électeurs scandent contre l’ambassadrice américaine “islamique … islamique”», El-Youm el-Sabii, 22 dicembre 2012

Copyright © 2013 Reporters

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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