L’alleanza blasfema tra i mercenari della Blackwater e i governanti degli Emirati Arabi Uniti

Habib Siddiqui Mediamonitors 23 maggio 2011

“… Non ci vuole uno scienziato per capire la logica dietro la diffusione di R2 negli Emirati Arabi. Le autorità hanno paura di questi lavoratori a basso reddito e dei loro diritti legittimi di cui vengono derubati. La diabolica alleanza con un odiato gruppo di omicidi dal grilletto facile, come la Blackwater, ha molto a che fare con il contenere le potenziali agitazioni dei lavoratori, e quindi per evitare catastrofi come quelli occorsi all’ex Shah nell’Iran, a Zine Ben Ali in Tunisia e a Hosni Mubarak in Egitto. Ma come la storia ha mostrato, per tanti volte è arrivato il momento in cui nessun gruppo di mercenari è in grado di proteggere un regime impopolare.”

Ricordate la Blackwater USA, il gruppo militare privato che ha lavorato come contractor per il Dipartimento di Stato USA? Dal giugno 2004, è stata pagata più di 320milioni di dollari dal budget del Dipartimento di Stato per il suo servizio mondiale di protezione individuale, proteggendo funzionari degli Stati Uniti e alcuni funzionari stranieri, nelle zone di conflitto. Solo in Iraq, in una sola volta, impiegava non meno di 20.000 forze di sicurezza armate. Nell’Iraq post-Saddam, avevano tratto molta notorietà per il loro grilletto facile, dall’atteggiamento da Gung Ho. Tra il 2005 e il settembre 2007, il personale di sicurezza della Blackwater è stato coinvolto in 195 scontri a fuoco, in 163 di questi casi, il personale della Blackwater ha sparato per primo.
Nel 31 marzo 2004, gli insorti iracheni a Falluja attaccarono un convoglio con quattro contractor della Blackwater. Secondo i resoconti iracheni, gli uomini fecero irruzione in una casa e violentarono alcune donne. I quattro contractor furono attaccati e uccisi con granate e armi leggere. Più tardi i loro corpi vennero appesi a un ponte che attraversa l’Eufrate. Nell’aprile del 2005, sei contractor indipendenti della Blackwater furono uccisi in Iraq quando il loro elicottero Mi-8 venne abbattuto.
Il 16 febbraio 2005, quattro guardie della Blackwater di scorta ad un convoglio del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti in Iraq, spararono 70 colpi su un’auto. Una ricerca condotta dal servizio di sicurezza diplomatica del Dipartimento di Stato concluse che la sparatoria non era giustificata e che i dipendenti della Blackwater fornirono dichiarazioni false agli investigatori. Le false dichiarazioni sostenevano che uno dei veicoli della Blackwater era stato colpito dagli spari dei ribelli, ma l’indagine aveva rivelato che una delle guardie della Blackwater aveva effettivamente sparato al proprio veicolo per sbaglio. Tuttavia, John Frese, alto funzionario della sicurezza dell’ambasciata degli Stati Uniti in Iraq, non volle punire la Blackwater o le guardie di sicurezza, perché credeva che eventuali azioni disciplinari abbassassero il morale del gruppo di mercenari.
Il 6 febbraio 2006, un cecchino impiegato dalla Blackwater Worldwide aveva aperto il fuoco dal tetto del ministero della giustizia iracheno, uccidendo tre guardie che lavoravano per l’Iraqi Media Network statale. Molti iracheni presenti alla scena dissero che le guardie non avevano sparato contro il ministero della giustizia. La vigilia di Natale 2006, una guardia di sicurezza del vicepresidente iracheno venne uccisa, mentre era in servizio all’esterno del compound del primo ministro iracheno, da un dipendente della Blackwater USA. Cinque contractor della Blackwater furono uccisi il 23 gennaio 2007, quando il loro elicottero venne abbattuto sull’Haifa Street di Baghdad. Alla fine di maggio del 2007, i contractor della Blackwater aprirono il fuoco per le strade di Baghdad, per due volte in due giorni, uno degli incidenti provocò una  situazione di stallo tra i contractor della sicurezza e i commando del ministero dell’interno iracheno. Il 30 maggio 2007, i dipendenti della Blackwater uccisero un civile iracheno di cui fu detto che stesse “guidando troppo vicino” ad un convoglio del Dipartimento di Stato che veniva scortato dai contractor della Blackwater.
Il governo iracheno revocò la licenza di operare in Iraq alla Blackwater, il 17 settembre 2007, a causa della morte di diciassette iracheni. Gli infortuni mortali si verificarono mentre una Blackwater Security Detail (PSD) privata stava scortando un convoglio di veicoli del Dipartimento di Stato statunitense, in viaggio per una riunione, nella parte occidentale di Baghdad, con dei funzionari dell’USAID. Come in molti altri casi precedenti, anche in questo si era riscontrato che le guardie della Blackwater avevano aperto il fuoco senza provocazione e con un uso eccessivo della forza. L’incidente aveva causato almeno cinque indagini, e una inchiesta della FBI aveva rilevato che i dipendenti della Blackwater usarono incautamente una forza letale. La licenza venne ripristinata dal governo statunitense nell’aprile 2008, ma all’inizio del 2009 gli iracheni annunciarono di aver rifiutato di estendere tale licenza.
I documenti ottenuti dalla fuga di informazioni sulla guerra in Iraq, sostengono che i contractor della Blackwater hanno commesso gravi abusi in Iraq, uccidendo anche dei civili. Nell’autunno del 2007, un rapporto del Comitato di Vigilanza della Camera del Congresso, aveva rilevato che la Blackwater aveva intenzionalmente “ritardato e ostacolato” le indagini sulla morte dei contractor (del 31 marzo 2004).
Così negativa era la percezione pubblica del gruppo di mercenari, che ha dovuto cambiare il suo nome due volte – prima nell’ottobre 2007 come Blackwater Worldwide e poi come Xe Services LLC, nel febbraio del 2009.
Dopo tutti questi incidenti gravi di non provocate orge omicide di civili inermi in Iraq, da parte dei mercenari dal grilletto facile che lavoravano come contractor per il Dipartimento di Stato USA, nel periodo post-Saddam, abbiamo pensato che avremmo visto per l’ultima la Blackwater e il suo CEO Erik Prince. Ma ci sbagliavamo. Assolutamente sbagliato! Ci siamo dimenticati che il male si vende alla grande! Un brutto mostro è tanto più preferibile di un Don della mafia quanto un affascinante uomo dall’animo candido.
Erik Prince si è stabilito ad Abu Dhabi e vi ha aperto una filiale dei mercenari. Ha preso il nome di Reflex Responses. La società, spesso chiamata R2, è stata autorizzata nel marzo scorso (2011). Oltre a statunitensi, inglesi, francesi e alcuni colombiani, R2 ha reclutato un plotone di mercenari sudafricani, inclusi alcuni veterani di Executive Outcomes, una società sudafricana nota per avere preparato dei tentativi di golpe o la soppressione di ribellioni contro dittatori africani negli anni ’90.
La scorsa settimana il New York Times (NYT) ha avuto un rapporto dettagliato su questo gruppo di mercenari, che viene impiegato – da chi altri questa volta se non – il principe Sheik Mohamed bin Zayed al-Nahyan di Abu Dhabi, emirato zuppo di petrolio, per proteggere la sceiccato dalle minacce. L’affare redditizio vale 529 milioni dollari. R2 spende circa 9 milioni di dollari al mese per mantenere il battaglione, comprendendo tra le spese gli stipendi dei dipendenti, per le munizioni e i salari per decine di lavoratori domestici che cucinano i pasti, lavano i panni e puliscono il campo.
Le legge degli emirati vieta la divulgazione dei documenti riguardanti le imprese, che tipicamente indicano le cariche sociali, ma richiede di pubblicare i nomi delle società sugli uffici e le vetrine. Nell’ultimo anno, il cartello fuori la suite è cambiato almeno due volte – ora dice Management Consulting Assurance.
Ci viene detto che la forza militare straniera era prevista mesi prima delle cosiddette rivolte della primavera araba, che molti esperti ritengono improbabile che si diffonda tra il popolo degli Emirati Arabi Uniti; funzionari statunitensi di R2 e coinvolti nel progetto, hanno detto ai giornalisti del NYT che gli emirati erano interessati allo schieramento del battaglione R2 per rispondere agli attacchi terroristici e per reprimere le insurrezioni all’interno dei campi di lavoro presenti in ogni angolo del paese, che ospitano pakistani, filippini e altri stranieri che costituiscono il grosso della forza lavoro del paese.
Vale la pena sottolineare che gli Emirati Arabi Uniti sono il fondo abissale della democrazia nel mondo arabo di oggi. Attraverso la loro infinita ricchezza si sono trasformati in una nuova federazione high-tech popolata da due comunità dal basso profilo – un corpo di modernisti capitalisti arabi (21% della popolazione) e occidentali (8% in totale), che hanno ben pochi contatti con il grande corpo dell’Islam, e una massa di lavoratori stranieri immigrati (per un totale del 71%) – 27% indiani, 20% pakistani, 8% bengalesi e 16% di altri asiatici – non pagati o sottopagati, senza documenti o passaporti (confiscati), che lavorano tutto il giorno, in ogni condizione, senza assistenza medica o supervisione. Come gli schiavi egizi dei tempi biblici che hanno costruito le piramidi, i lavoratori migranti – negatigli i fondamentali diritti umani – sono gli schiavi moderni che hanno costruito il Burj Khalifah (l’edificio più alto del mondo) e continuano a costruire il parco giochi per l’elite capitalista del mondo – una zona senza regole e senza timore di ricorso alla legge. Come sottolineato recentemente da Shaykh Abdal Qadir as-Sufi, “Non ci sono kamikaze negli Emirati Arabi Uniti, solo il suicidio settimanale di un lavoratore in preda alla disperazione per il suo stipendio, le sue condizioni di lavoro, il suo squallido dormitorio e il suo futuro.”
Gli Emirati Arabi Uniti, come molti dei Paesi del Golfo, hanno una scala dei redditi altamente discriminatoria, che si basa sulla nazionalità. Ad esempio, i salariati più pagati sono i bianchi occidentali (da Stati Uniti, Europa, Australia e Nuova Zelanda), seguiti dai cittadini del GCC, asiatici orientali (da Giappone, Corea), Sud-est asiatici (da Singapore, Filippine, Thailandia), sud-asiatici (da India, Pakistan, Sri Lanka, Bangladesh) e altri paesi africani (in questo ordine).
Mentre principi e sceicchi corrotti vivono una opulenta vita da parassiti, beneficiando delle prestazioni del dono di Dio alla nazione – la risorse in petrolio e gas naturale – e del frutto del lavoro dei loro lavoratori schiavi, che lavorano in quei giacimenti di petrolio e di gas naturale, nell’industria delle costruzioni e nei negozi o centri commerciali; questi lavoratori sono pagati con dei salari tra i più bassi immaginabili. Gli operai edili lavorano 12 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, e sono pagati circa 370 AED (100 dollari USA) al mese. I ‘lavoratori’ sono vincolati dal sistema Kafala a non spostarsi dal loro lavoro ad un altro e vengono ‘legati’ al datore di lavoro. I lavoratori sono ospitati dai datori di lavoro nei dormitori conosciuti come campi di lavoro, di solito ai margini delle zone urbane. Ad al-Quoz e a Sonopar, a Dubai, la tipica abitazione di un operaio edile medio è una piccola sala (40 mq) che deve ospitare fino a otto lavoratori. Al-Quoz Camp ospita 7.500 lavoratori migranti che condividono 1.248 camere. La ritenuta dei salari, in totale disprezzo delle regole islamiche, è un luogo comune. Agli avidi datori di lavoro non piace che i loro lavoratori musulmani digiunino durante il Ramadhan, temendo che la loro efficienza sul lavoro ne risenta.
Nel maggio 2010, centinaia di lavoratori hanno marciato dal loro campo di lavoro a Sharjah al Ministero di Dubai, chiedendo di essere rimandati a casa. Avevano affermato che erano rimasti senza assegni per oltre sei mesi ed erano stati mantenuti nello squallore. Le autorità finalmente ne mandarono a casa 700 dei bloccati nel campo di lavoro Sharjah al-Sajar.
Quindi, non ci vuole uno scienziato per capire la logica dietro la diffusione di R2 negli Emirati Arabi. Le autorità hanno paura di questi lavoratori a basso reddito e dei loro diritti legittimi di cui vengono derubati. La diabolica alleanza con un odiato gruppo di omicidi dal grilletto facile, come la Blackwater, ha molto a che fare con il contenere le potenziali agitazioni dei lavoratori, e quindi evitare catastrofi come quelli occorsi all’ex Shah nell’Iran, a Zine Ben Ali in Tunisia e a Hosni Mubarak in Egitto. Ma come la storia ha mostrato, per tante volte è arrivato il momento in cui nessun gruppo di mercenari è in grado di proteggere un regime impopolare.
Negli ultimi anni, il governo degli emirati ha inondato le aziende della difesa statunitensi, con miliardi di dollari per contribuire a rafforzare la sicurezza del paese. Una società gestita da Richard A. Clarke, ex consigliere dell’antiterrorismo durante la amministrazioni Clinton e Bush, ha vinto diversi contratti lucrativi di consulenza, negli Emirati Arabi Uniti, su come proteggere le loro infrastrutture.
Gli ufficiali degli emirati avevano promesso che se il primo battaglione R2 di Erik Prince fosse stato un successo, sarebbe stata acquisita una brigata intera di diverse migliaia di uomini. I nuovi contratti sarebbero miliardari, e avrebbero aiutato il prossimo grande progetto di Prince: un complesso di addestramento nel deserto per le truppe straniere, modellato sul compound della Blackwater di Moyock, Carolina del Nord
In una notte della scorsa primavera, dopo mesi di stanza nel deserto, i mercenari della R2 salirono su un autobus non marcato e furono inviati in un hotel nel centro di Dubai. Lì, alcuni dirigenti della R2 avevano organizzato il loro passatempo serale con le prostitute. In quale altro luogo nel mondo arabo se non negli Emirati Arabi Uniti, si può trovare tale esposizione di immoralità?
In un noto hadith, Muhammad (S), il Profeta dell’Islam, ha detto: “Allah l’Altissimo dice: ‘Ci saranno tre persone contro cui mi batterò nel Giorno del Giudizio: (1) la persona che fa una promessa con un giuramento nel mio nome e poi lo rompe, (2) la persona che vende un uomo libero come schiavo e si appropria dei proventi della vendita, e (3) la persona che impiega un operaio e dopo aver beneficiato appieno del suo lavoro, non riesce a pagargli i suoi debiti.” [Bukhari: Abu Hurayrah (RA)].
Muhammad (S) disse anche: “Date il suo salario al lavoratore prima che il suo sudore si asciughi.” [Ibn Majah: Abdullah b. Umar (RA)] Umar (RA)]
Qualcosa è profondamente sbagliato nel mondo arabo. Una una volta dotati di cammelli e di tenda-dimora, ed ora che volano su jet e hanno ricche abitazioni moderne, gli arabi del deserto sono così occupati a godere delle modalità e dei valori delle moderne tecno-società che hanno completamente perso il cuore di tutta la loro identità civica e spirituale. Hanno dimenticato che la migliore sicurezza non viene dai mercenari, ma da una forza lavoro soddisfatta che sia trattata equamente e umanamente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Battaglia per Tripoli – La notte dei gonzi

Geostrategie 25 agosto 2011

D – Qual è la sua opinione sugli scontri armati del 21-22 agosto?
Jacques Borde – In primo luogo, la Battaglia di Tripoli, difatti, è incominciata. In secondo luogo, una repulsione certa per questa grande strage, che è stata possibile solo con i bombardamenti della NATO. Una NATO che ha da tempo superato il mandato delle Nazioni Unite che le era propria. Senza offesa per gli imprecatori filo-sessuologi salottieri preferiti del Je Suis Partout di questa OPA coloniale, l’Asse atlantico è UN, per non dire IL belligerante incontestabile di questa parte della guerra…

D – Quali sono i partecipanti, allora?
Jacques Borde – Qui le cose si fanno rapidamente interessanti. Primo, BfmTv.com, ci ha mostrato le immagini di combattenti mascherati intorno ad un “ufficiale” ribelle. Per cominciare, alcune osservazioni:
1. L’ufficiale in questione, oltre ad una buona folla di beduini lambda, sembra completamente sopraffatto e, francamente, sembra chiedersi che cosa ci faccia la in mezzo a degli uomini incappucciati e dalle figure impressionanti.
2. I combattenti in questione hanno una tonalità della pelle più chiara della media dei libici. Da qui la mia domanda: sono davvero libici? O, più probabilmente, stranieri! Vale a dire combattenti stranieri (mercenari, imprenditori, forze speciali occidentali, ecc.)
3. I combattenti in questione indossano giacconi mimetici centro-europei e inglesi E passamontagna. Si noti che questa è la prima volta che vedo questo tipo di mimetiche sulle immagini dal fronte libico. Quindi ipotizzando che i combattenti armati con mimetiche inglesi e passamontagna sono, con ogni probabilità, membri delle SAS o SBS di Sua Graziosa Maestà, gli utenti regolari di questi equipaggiamenti operativi…
4. Noto anche che l’uso di passamontagna da parte degli insorti libici, è una novità. Nonostante la loro capacità al combattimento molto relativa, gli insorti filo-occidentali hanno sempre combattuto, al 99,99%, a viso aperto. Perché nascondersi in questo modo, se non l’hanno mai fatto prima, durante i loro, frequenti, rovesciamenti  di fortuna?

D – Quindi la SAS e altre forze speciali britanniche, sono in ballo?
Jacques Borde – Molto sicuramente. Ma non solo. Abbiamo parlato di 1000 – 1200 uomini, di cui 400 contractor cileni! A priori, anche molti francesi. A questo punto un dettaglio mi ha colpito: la comparsa di piccole armi di concezione SERBA, tra le mani degli insorti filo-occidentali. A differenza di BHL (e altri) non ho problemi ad identificare la fonte dei materiali dalle loro caratteristiche tecniche! Così:
1. La presenza di elementi francesi che inquadrano e guidano la lotta (in realtà combattono al posto loro) degli insorti filo-occidentali è sufficientemente provato.
2. Innegabile presenza, sulla prima linea, di : a – fucili d’assalto Zastava Oružje 1M-70B1/B2, nuovi fiammanti, b – fucili da cecchino M-76 (senza cannocchiali). Il primo è la derivazione jugoslava dell’AK-47 (e non dell’AKM). E’ ben riconoscibile dal suo mirino fisso sull’arma. L’M-76 versione leggera da cecchino dell’M-70.
3. Fatta eccezione per Seif al-Islam (che aveva un M-70B1/B2), in un video pubblicato nella notte del 22-23 agosto 2011, non avevo notato, fino ad ora, questo tipo di armi di piccolo calibro nelle mani degli insorti  filo-occidentali, o anche tra quelli delle forze lealiste. Esiste, naturalmente la possibilità di consegne recenti – che quindi  renderebbe coloro che li hanno consegnati, colpevoli di traffico di armi – Libia nel suo complesso è sotto embargo militare. Il fatto che tali armi siano state saccheggiate da poco sembra sorprendente. Infatti, M-70B1/b2, M-76 e M-91, essendo di fattura migliore dei loro originali russi, sarebbe sensato che le truppe lealiste ne fossero ampiamente dotate…
4. Chiaramente, combattendo tra i ribelli (se non al posto loro), i francesi, per ragioni sia, di discrezione che di logistica, non potevano dotarsi di Famas, M-4 o G-36 e HK-416, le armi del personale delle Forze Speciali della Repubblica. Avevano armi compatibili con le enormi quantità di munizioni recuperate in loco. Chiaramente, il 7,62×39 mm Sovietico per l’M-70, che è importante sottolineare, utilizza gli stessi caricatori dell’AK-47 e degli AKM dei lealisti e dei ribelli. E il 7,62x54R per gli M-76, ossia lo stesso calibro dei fucili leggero da cecchino Dragunov delle forze lealisti e ribelli. Anche i Dragunov sono prodotti in Serbia sotto l’etichetta di M-91. Ma non c’è modo di distinguerli da quelli di altri origini.
5. In generale, sono soldati di ventura o attivi, cui piace lavorare con armi e munizioni che hanno già provato e che già conoscono.
6. Durante lo scontro a fuoco, relativamente grandi, i soldati di fortuna francesi, nello Zaire (ora RDC) al servizio di Mobutu, quali armi hanno usato? Esattamente gli stessi: il fucile d’assalto M-70B1/B2, nuovi fiammanti e i fucili da cecchino M-76.
7. Non vi è pertanto alcuna sorpresa, per i francesi che vogliono dotarsi in fretta, a mio modesto parere, non avendo la Francia (tranne che in piccole quantità, per così dire) armi compatibili con gli standard del Patto di Varsavia, di essersi rivolto a un fornitore che conoscevano da molto tempo: gli arsenali serbi della ex Jugoslavia.
8. Arsenali in questione che avevano degli stand all’ultimo Salone dell’armamento terrestre a Villepinte, Eurosatory 2010, sotto l’egida della Yugoimport-SPDR, che rappresenta all’estro le imprese belliche del paese …

D – Niente statunitensi?
Jacques Borde – Naturalmente sì. Molti video mostrano, con pochi dubbi, i contractor degli Stati Uniti che combattono al fianco dei ribelli. Ricordate le immagini del dispiegamento di forze speciali USA nella conquista dell’Afghanistan, vedrete … E il loro numero può aumentare nella misura in cui, in generale, gli statunitensi – che, per ovvi obiettivi di predazione economica, torneranno in forze in Libia – raramente lasciano ad altri il compito di garantire la sicurezza dei loro cittadini e proprietà. Questo non sarà senza problemi.

D – Di che tipo?
Jacques Borde – Nella misura in cui gli statunitensi, lungi dal portare la pace, il benessere e la sicurezza a coloro che invadono ed occupano, sono spesso un fattore aggravante. Come è avvenuto in Iraq …

Q – Di quanto?
Jacques Borde – Ricordate il 16 settembre 2007. In quel giorno a Baghdad, i membri della principale compagnia privata militare (PMC), Blackwater, si abbandonarono ad un vero e proprio massacro. Simile in grandezza alla Domenica di sangue nell’Irlanda occupata dagli inglesi. Al punto che la squadra di inchiesta creata dall’amministrazione Maliki, ha osservato, circa la Blackwater. nella loro relazione preliminare che “l’assassinio a sangue freddo dei cittadini [in Iraq] nel quartiere di Nissouri, è considerato un atto terroristico contro civili, come ogni operazione terroristica“.
Sì. Avete letto bene, il comportamento di un membro della più grande PMC nordamericana che opera in Iraq, è considerato dalle autorità locali di questo paese, che mangiano dalla mano dell’occupante statunitense, come un “atto terroristico” e una “operazione terrorista” 2. Queste sono, grosso modo, gli  stessi molossi che gli Stati Uniti scateneranno in Libia. Rassicurante, no?

D – Non considerate l’arrivo in forze degli statunitensi, come una buona cosa per la Libia?
Jacques Borde – No. Per aderire a questa idea – che, senza dubbio, probabilmente aumenterà l’entusiasmo di un BHL, tanto affarista occupato quanto imbonitore impenitente – avrei dovuto credere alla volontà degli statunitensi di essere dei responsabili onesti del paese che hanno sequestrato…

D. – E questo non è il caso?
Jacques Borde – Assolutamente no. E’ una leggenda metropolitana. Basta guardare a tutto il male che hanno portato in Iraq con le forze di occupazione nordamericane. Dopo tutti questi anni, Baghdad ha ancora poche ore di elettricità al giorno! Buon esempio! Nel suo libro, Jeremy Scahill ci ammonisce che “la migliore eredità di Bremer, sulle rive del Tigri, dove ha lavorato come proconsole dell’occupazione degli Stati Uniti per più di un anno, è stata senza dubbio trasformare il paese sotto il suo controllo, nell’epicentro globale della resistenza anti-statunitense. Ha amministrato l’Iraq con un sistema che facilitava la corruzione e l’appropriazione indebita nell’ambito del redditizio settore deglie eserciti privati“… 3.

D – Ed è quello che accadrà in Libia?
Jacques Borde – Sì, ma aspettate, non ho finito la mia citazione. Scahill continua. “Alla fine del suo mandato, circa 9 miliardi di fondi per la ricostruzione dell’Iraq erano scomparsi senza  spiegazione, secondo una verifica da parte dell’Ispettore Generale per l’Iraq” 4.

D – Bremer non si difese?
Jacques Borde – Sì, naturalmente! Nel corso dell’udienza, l’audit in questione “si basava su criteri irrealistici” 5! Quel che credo è che gli statunitensi – che, con i francesi, hanno già distolto gran parte del patrimonio libico -, naturalmente, agiscono per darne una piccola parte agli insorti filo-occidentali. Si tratta di uno sciame di locuste particolarmente ben organizzato e feroce, che cadrà sulla Libia. Dategli fiducia. Chissà, riapparirà L. Paul Bremer III emerito Gauleiter dell’Asse Atlantico. A meno che il presidente francese, Nicolas Sarkozy, non ritiri fuori Kouchner dal suo cappello da mago. O DSK! E se cito il libro di Scahill sulla Blackwater, non è, naturalmente, per caso. Una delle piste più sicure per succhiare – con entusiasmo e abilmente – il sangue dei libici sarà di far pagare la loro (in)sicurezza ad un prezzo alto, facendo sbarcare le loro enormi compagnie militari private. Ovviamente, queste, che prosperano sulla miseria dei paesi in cui atterrano, saranno le ultime ad avere interesse in una Libia che ritrova la sua prosperità di anteguerra. E non parlo del welfare che aveva istituito Gheddafi. Con po’ di fortuna, la fu Jamahiriya sarà una pallida copia della Tunisia. Oltre che più povera! Nel peggiore dei casi, un inferno tra l’Afghanistan e la Somalia …

D – E la visione di BHL …?
Jacques Borde – là, vi arresto subito. Come nessuno dei nostri intellettuali da salotto non è MAI stato in prima linea, in una qualsiasi parte del mondo, le loro opinioni non hanno un’oncia d’interesse. Se non ricordo male, l’unica prestazione da “guerriero” (sic) che ci ha dato il più illustre di loro a Sarajevo, fu, giacendo in una grondaia, rispondere a una intervista con i passanti che lo vedevano metà sorpresi e metà divertiti, (il primus inter pares della nuova filosofia aveva sentito uno sparo lontano). Per quanto riguarda un altro, in circostanze quasi identiche, al suono (per quanto remoto) di un mortaio, il suo sfintere lo tradì e dovette tornare al suo albergo sporco di materia e con passo esitante … Intendiamoci, quando si parla di “visione” di BHL è il plurale che si dovrebbe usare …

D – Perché?
Jacques Borde – Perché, ovviamente, la logorrea di BHL sulla Libia si basa più su visioni della Libia, non su una visione obiettiva della Libia …

D – Ma in cosa?
Jacques Borde – Bene, cominciamo! Visione n°1. La presa di Tripoli degli insorti filo-occidentali. Meno che non si sia sordi e ciechi, nessuno può ragionevolmente sostenere questa sciocchezza. Senza prendersela con de la Palisse, è chiaro che se la battaglia di Tripoli è in corso dal 23 agosto 2011, non è stata conquistata il 22 agosto! Idem per quel “giornalista” (sic) che ci ha detto, nella stessa frase, che i lealisti non controllavano che il quartier generale di Gheddafi e che si combatteva ad “ogni angolo di strada” nella città! Ad oggi, i combattimenti non si sono fermati!
Visione n°2. Uno dei figli di Gheddafi è nelle mani dei ribelli. Parzialmente vero, a questo Gheddafi, a quanto pare, è stato impedito di muoversi da parte degli insorti. Ma l’acquisizione da parte i lealisti della suddetta zona gli ha recuperato la sua intera capacità di movimento.
Visione n°1. Gli insorti filo-occidentali non hanno bisogno di niente e nessuno per avanzare. Coloro che affermano il contrario stanno cercando di sminuire la gloria di questi valorosi combattenti. Anche l’assai filo-regime Figaro ha fatto eco al sostegno delle forze occidentali, a partire dalla sua forniture di armi agli insorti.
Visione n°1. Il più funesto figlio di Gheddafi (nella  mentalità di BHL, voglio dire, Seif el-Islam, è stato preso vivo dai ribelli! La favola durerà nelle redazioni, fino al passaggio, come una folata di vento, della persona interessata, ovviamente in piena forma fisica e morale, in un hotel a Tripoli, da dove perora la maggior parte dei giornalisti occidentali, che ricostruiscono la guerra e il mondo, senza lasciarne la sala d’ingresso! Con una menzione speciale – onanismo sfrenato – per i tenutari della Procura del Tribunale penale internazionale che, sulla scia, ci avevano annunciato come imminente il trasferimento di Seif el-Islam nei loro locali. Suggerimenti pratici all’argentino Luis Moreno Ocampo e i suoi sbirri:
1. Non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso…
2. Ottenere un sacco di stracci prima di impegnarsi in un delirio così sfrenato (non va bene “sollazzarsi” così, durante le ore di servizio).
3. Imparare il tango e intraprendere la carriera di professionista dello spettacolo.

D – E la Russia?
Jacques Borde – fedele a se stessa. Dall’inizio del conflitto, ha dato il meglio di sè nel suo onanismo diplomatico, annunciando la disponibilità a lavorare con il potere che emergerà dai combattimenti tripolitani. Peggio ancora, la Russia – come una iena, guardando la morte del leone – attende, come ha detto, “la cessione imminente” del potere ai ribelli. Che piccolezza, che bassezza d’animo! A chi serve precisamente la cricca di burocrati ex-sovietici che si contendono il potere? Oltre a gozzovigliare con le rendite di Gazprom? Mi chiedo … Ma per plagiare, sia Stalin che Rafi Eitan: “Quando non sei parte della soluzione, sei parte del problema“! Viene da chiedersi se per chiarirsi, infine, il paesaggio geopolitico a est, non sarebbe appropriata una “Primavera russa” che ci liberarsi, una volta per tutte, di piccoli uomini che inutilmente ingombrano i corridoi del potere Russo. Tabula rasa, insomma!…

D – Dove sarebbe la Guida caduta?
Jacques Borde – Caduta, ma non morta! Nessuna certezza su ciò… Nessuna fonte specifica delle agenzie di sicurezza di un paese vicino dimostra la sua presenza in Algeria ….  Ma nulla è confermato. E’ probabile che lui sia ancora in Libia.

Note:
[1] O Zastava Arms, filiale della Zastava che è, allo stesso titolo della azienda russa, Izhmash, il principale fabriccante di armi leggere serbe. La ditta è nata a Kragujevac (60 km a sud di Belgrado). Collabora dal 1990 con le IMI e altre impresa israeliane dell’armamento.
[2] Security Firm faces Criminal charges in Iraq, James Gkantz & Sabrina Tarnerwise, New York Times (23 septembre 2004).
[3] Blackwater, l’ascension de l’armée privée la plus puissante au monde, p.119, Jeremy Scahill, Actes Sud, 2008.
[4] Blackwater, l’ascension de l’armée privée la plus puissante au monde, p.119, Jeremy Scahill, Actes Sud, 2008.
[5] Blackwater, l’ascension de l’armée privée la plus puissante au monde, p.119, Jeremy Scahill, Actes Sud, 2008

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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