L’antimissile non funziona, e allora?

Dedefensa 20 giugno 2014
2020570235Sappiamo che il programma Missile Ballistic Defense (BMD) è una delle pietre angolari della “dottrina” USA sul cosiddetto “dominio nucleare”, permettendo agli “strateghi” di considerare un “primo colpo” nucleare. (Sappiamo che tale “dottrina” astratta, dall’abbondanza di citazioni, resta in molte menti fantasiose che prendono in considerazione l’attivazione operativa per salvare la civiltà. La Russia sarebbe, nelle attuali circostanze, una ben nota minaccia alla civiltà in via d’insediamento a Kiev, obiettivo che s’avvantaggerà dell’operatività di tale “concetto” strategico, assai sussurrato ai vertici, come si nota il 9 giugno 2014). Questo… è il momento scelto da David William, sul Los Angeles Times del 16 giugno 2014, per pubblicare un grosso articolo sul programma BMD concludendo semplicemente che non funziona, ma fa lo stesso. (Si noti che il programma è stato rinominato da MDB a GMD, Ground-Missile Defense, riferendosi al complesso terrestre costitutivo della dimensione strategica fondamentale del programma. Alcuni “buchi”, nella narrazione sul programma, vengono occlusi dalle unità navali del sistema AEGIS, la cui efficacia è ovviamente discutibile (23 aprile 2014). Il BMD/GMD iniziò ad essere operativo nel 2004, ma chiaramente non lo è. Nelle ultime otto prove dal 2008, in condizioni idilliache ed irreali dato che l’obiettivo è noto per via della rotta preordinata, ecc., cinque hanno fallito. Sembra che il BMD/GMD non possa fare ciò che Guglielmo Tell fece a una mela sulla testa del figlio con la freccia della sua balestra. Appare che il BMD/GMD venga trattato esattamente come il JSF: lo si produce, lo si mette in servizio, si suggerisce o si fa pensare che funzioni, quando poi nei programmi di prova e sperimentazione si scopre che non funziona, si continua o si passa ad altro. Una formula collaudata.
Una sintesi dell’articolo di William cui pensiamo di poter aggiungere la Russia tra gli “Stati canaglia”… “Il sistema di Difesa antimissile terrestre, GMD, dovrebbe proteggere gli statunitensi dall’agghiacciante nuova minaccia di “Stati canaglia” come la Corea democratica ed Iran. Ma un decennio dopo esser stato dichiarato operativo e 40 miliardi di dollari spesi, lo scudo missilistico non sembra affidabile, neanche in test scrupolosamente adattati, assai meno impegnativi di un attacco reale, scopre un’indagine del Los Angeles Times. La Missile Defense Agency ha condotto 16 test sulla capacità del sistema d’intercettare una finta testata nemica, fallendo otto volte, come documenti governativi dimostrano. Nonostante anni di ritocchi e promesse di risolverne le carenze tecniche, le prestazioni del sistema sono peggiorate e non migliorate dai primi test nel 1999. Degli otto test tenutesi dopo che il GMD è diventato operativo nel 2004, cinque sono falliti. L’ultimo successo fu il 5 dicembre 2008. Un altro test è previsto a Vandenberg, sulla costa della Santa Barbara County, a fine mese. Il sistema GMD è stato recuperato dopo che il presidente George W. Bush nel 2002 ordinò uno sforzo incisivo per schierare “una prima linea di difese missilistiche”. L’implementazione frettolosa ne compromise l’efficacia in diversi aspetti. “Il sistema non è affidabile”, ha detto un alto ufficiale da poco in pensione, che ha prestato servizio con i presidenti Obama e Bush. “Abbiamo preso un sistema ancora in fase di sviluppo, un prototipo, ed è stato dichiarato ‘operativo’ per ragioni politiche. A quel punto non si poteva sostenere più che lo si doveva ancora sviluppare e cambiare. Si doveva costruirlo”. Dean A. Wilkening, fisico del Lawrence Livermore National Laboratory di Livermore, in California, ha dato una valutazione analoga. Wilkening lavorò presso la commissione della National Academy of Sciences che nel 2011 pubblicò un rapporto sulla difesa missilistica. Il GMD resta un “prototipo che opera peggio di quanto si sperasse”, ha detto in una conferenza il 28 maggio a Washington DC: “Se si ha intenzione di definire tale sistema operativo, non si dovrebbe esser sorpresi dal fatto che tende a fallire oltre il dovuto”. In una conferenza di questo mese, Wilkening ha definito le prove del sistema “abissali””.
Il giornalista William del Los Angeles Times, conclude il suo immenso articolo con queste osservazioni (a febbraio) di Frank Kendall III, sottosegretario alla Difesa per l’acquisizione e la tecnologia, presentate disertando la narrativa ufficiale sulle sublimi prestazioni del sistema: “Riconosciamo i problemi che abbiamo avuto con tutti gli intercettori in  campo. Le causa principale è il desiderio di mettere in campo tali cose subito e a basso costo… Vediamo tanta pessima progettazione francamente, e ciò per la fretta“. Pertanto, il programma BMD/GMD non funziona… E quindi? Paul Craig Roberts osserva giustamente (il 18 giugno 2014), che in questo universo “immateriale” l’importante è crederci, perché la narrazione è il trucco. Il resto segue, anche l’Apocalisse. “La Russia ha visto gli Stati Uniti ritirarsi dal trattato ABM e sviluppare uno scudo per le “guerre stellari”. (Che non funzioni è irrilevante, l’obiettivo è convincere politici ed opinione pubblica che gli statunitensi sono al sicuro)”.

lockheed martin
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’industria della difesa USA sfrutta tecnologia e competenze russe e cinesi

John Stanton Global Research, 6 giugno 2014

sea-based-radarBoeing guida il programma di cooperazione dell’aviazione USA-Cina, un’iniziativa di governo e compagnie aeree degli Stati Uniti per collaborare con CAAC e compagnie aeree della Cina per svilupparne l’aviazione commerciale. La buona cittadinanza aziendale è sempre stata parte essenziale della Boeing Company. In Cina, la visione della compagnia sul programma di responsabilità sociale della Boeing, allargando competenze e impegno nell’istruzione su scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (STEM) dei giovani cinesi, dalla scuola elementare all’università“. (Boeing in Cina, Backgrounder, 14 aprile 2014)
E’ una bella cosa che Boeing sostenga l’istruzione STEM in Cina. Ma nell’ambito dell’infrastruttura sensibile delle industrie della Difesa statunitensi, Boeing si lamenta regolarmente delle carenze nell’ingegneria aerospaziale/STEM degli USA. Ad esempio, in una pubblicazione del 2007 v’è l’articolo Engineering Brain Drain? di Louise Wilkerson, in cui si apprende che “Secondo un recente studio della rivista Aviation Week & Space Technology, negli Stati Uniti si laureano solo circa 110000 ingegneri all’anno rispetto ai 600000 in Cina e ai 350000 in India, ogni anno“. Anche se non vi è alcuna prova conclusiva per parlare di carenza di ingegneri aerospaziali negli USA (immigrati o no), il Pentagono e i suoi appaltatori continuano a lamentare e gemere una mitica  penuria che in realtà non esiste. Forse Boeing scommette nel finanziare lo STEM e la ricerca informatica e sui materiali avanzati in Cina. “Boeing ha anche creato la Boeing-China Research&Technology, una sua organizzazione centrale di ricerca e sviluppo avanzata. Il centro si occupa di ricerca in collaborazione con l’Accademia Cinese delle Scienze e le università cinesi. Tre laboratori di ricerca congiunti e un centro comune di ricerca sono stati creati con i partner di ricerca. Le attività sono focalizzate su ambiente, materiali avanzati e tecnologie informatiche avanzate per l’aviazione e il design industriale“. Una delle piattaforme di allerta precoce della difesa missilistica più sofisticate è stata costruita dalla Boeing. Il sistema radar navale in Banda X della società, che attualmente galleggia nel Pacifico, è stato costruito in Russia dalla Vyborg Shipyard. Secondo navaltechnology.com, “Il sistema radar navale in Banda X SBX-1 è un radar di controllo del tiro a metà rotta installato su un impianto semisommergibile. La piattaforma è stata sviluppata da Boeing, nell’ambito della Difesa terreste di metà rotta (GMD), componente del sistema di Difesa antimissile balistico degli Stati Uniti (BMDS). Il GMD intercetta le testate in arrivo. L’SBX è stato trasferito al Comando Militare del trasporto navale (MSC) nel dicembre 2011“. Il sistema radar in banda X a bordo è stato costruito da un altro dei pesi massimi dell’industria della Difesa, la Raytheon Corporation.

Jak, Jak
Lockheed Martin, la maggiore industria della Difesa del mondo, fa notizia come vittima dei militari cinesi dell’ELP, che a quanto pare saerbbero entrati nelle reti informatiche di Lockheed per spionaggio industriale. Eppure Lockheed ha fatto accordi con la Cina nella sicurezza e la costruzione di reattori nucleari. Il suo F-35B ha una sua genesi in Russia. Secondo un comunicato stampa aziendale sul sito della Lockheed Martin, “Lockheed Martin e State Nuclear Power System Automation Engineering Company della Cina (SNPA) hanno firmato un accordo per realizzare prototipi, produrre e qualificare i sistemi di protezione dei reattori di terza generazione delle centrali nucleari in Cina. SNPA è una filiale della China State Nuclear Power Technology Corporation (SNPTC). Lockheed Martin e SNPA svilupperanno strumentazione per la sicurezza nucleare e la piattaforma di controllo, basata sulla tecnologia Field Programmable Gate Array (FPGA) per i sistemi di protezione della nuova generazione di reattori cinesi. I termini dell’accordo non sono stati divulgati“. Si scopre anche che il vantato F-35 ha origini nell’industria aeronautica russa. Secondo Aviation Intel:La gente guarda l’F-35B e vede una specie di trasformer ultra-moderno, con massicci portelli che si aprono e un tubo di scarico articolato che a comando si piega in basso in modo innaturale. La prossima cosa è vedere il caccia stealth di 5.ta generazione in bilico a mezz’aria. Con un’autonomia decente (per un caccia V/STOL), velocità superiore al Mach, radar e  pacchetto avionico più all’avanguardia che mai, e dispone di un design davvero innovativo… Ma il design unico del F-35B è davvero così innovativo? La turboventola di risalita dell’F-35B e il design dell’ugello vettoriale non furono ideati a Fort Worth, Texas, ma a Mosca in Russia, circa 35 anni fa! Lo Jak-41 utilizzava questo stesso concetto, ora conosciuto come Jak-141 nome in codice NATO “Freestyle”, progettato per sostituire il molto carente Jak-38.” E forse una coincidenza, ma Lockheed ha stipulato contratti di sicurezza informatica miliardari con il governo degli Stati Uniti. C’è qualcosa di losco nel spendere miliardi per il cyberattacco e la cyberdifesa quando nessuno sembra poter formulare o quantificare i dati della sicurezza nazionale e aziendali davvero  segretamente compromessi da cinesi, russi o studenti liceali di Houston, Texas. I funzionari del governo degli Stati Uniti e della Lockheed non sarebbero attendibili. Forniscono informazioni dubbie su prove specifiche o formule legittimamente quantificabili in dollari nel definire le fughe  dei dati. E’ una farsa, non diversamente dall’inventato gap degli ingegneri aerospaziali.

Le minacce informatiche sono reali?
Secondo Tereza Pultarova, scrivendo sul Engineering and Technology Magazine (maggio 2014), “Parlando al vertice Reuters sulla cyber-sicurezza di Washington, il vicepresidente della società Chandra McMahon ha detto che solo nel gennaio 2014 l’impresa ha dovuto respingere gli attacchi di 43 gruppi di hacker diversi. Il numero di cyber-attacchi ai sistemi della Lockheed è in costante crescita, nel 2007 dieci attacchi furono individuati mentre tre anni più tardi erano già 28. Oltre ad essere il primo fornitore del Pentagono, Lockheed Martin è anche il maggiore fornitore di  tecnologia informatica del governo degli Stati Uniti. I sistemi della società sono ampiamente utilizzati da militari degli Stati Uniti, imprese energetiche, utilities e altre aziende infrastrutturali sensibli. Queste ultime hanno visto, secondo la Lockheed Martin, un aumento sostanziale del numero di attacchi informatici negli ultimi anni. Anche se non abbiamo visto azioni contro obiettivi specifiche, in termini di danni ciò che abbiamo visto negli ultimi anni sono i malware creati e diffusi per danneggiare infrastrutture critiche”, ha detto McMahon… Lockheed si aspetta la crescita a due cifre nel suo cyber-business, che oggi rappresenta il 10 per cento degli 8 miliardi di dollari di ricavi nei sistemi informatici. Lockheed e altri produttori di armi statunitensi sono spesso bersaglio di gruppi criminali, Stati e altri hacker che cercano di estrarre informazioni preziose sugli avanzati sistemi d’arma. Rapporti dell’intelligence statunitensi citano attacchi lanciati da gruppi in Iran, Cina, Russia e Corea democratica. Lockheed non ha voluto commentare su eventuali dati specifici sulle azioni identificate“.

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John Stanton scrive su 4.th Media dalla Virginia.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La NATO sempre più ostile sull’Ucraina

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 11/05/2014

10150560Con le tensioni sempre più acute sull’Ucraina c’è la speranza che la situazione possa migliorare. I risultati della riunione del 7 maggio tra il presidente russo Putin e il capo dell’OSCE Didier Burkhalter offrono un’opportunità che non si dovrebbe perdere sullo sfondo della retorica bellicosa della NATO e la politica del tintinnio di sciabole. La speranza c’è, non importa se l’alleanza sembra incamminarsi sul sentiero di guerra.

La NATO è sempre sul piede di guerra
Il 1° maggio, il vicesegretario generale della NATO, il diplomatico statunitense Alexander Vershbow, ha detto a un gruppo di giornalisti che “dobbiamo cominciare a vedere la Russia non più come un partner, ma più come avversario”. Ha affermato che l’alleanza considera nuove misure per “dissuadere” la Russia, tra cui inviare altre forze in Europa orientale. Il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha detto lo stesso sottolineando che la Russia è ora più un avversario che un partner in un’intervista alla BBC Newswire. L’alleanza transatlantica deve sostenere la spesa militare di fronte alla sfida di Mosca, ha avvertito il 2 maggio il segretario alla Difesa statunitense Chuck Hagel. Hagel ha pubblicato un appello agli alleati della NATO affinché spendano di più per i loro eserciti, ma non s’è speso in passaggi più drammatici. Nel suo discorso, Hagel ha detto al pubblico del think tank Wilson Center di Washington che l’alleanza affronta una scelta cruciale alla luce della posizione della Russia sull’Ucraina. Per spezzare tale “impasse fiscale”, Hagel ha esortato i ministri delle Finanze e gli alti funzionari del bilancio a partecipare a una futura riunione dei ministri della Difesa della NATO sulla spesa militare. Insieme con l’innalzamento delle spese, Hagel ha detto che gli Stati Uniti e i loro alleati europei devono investire nella “sicurezza energetica” contro “le coercitive politiche energetiche della Russia”. Oltre a rafforzare i bilanci militari, la NATO considera la presenza permanente di truppe in alcune parti dell’Europa orientale, in conseguenza della maggiore tensione con la Russia. L’alleanza ha organizzato una serie di esercitazioni a breve termine, con turni aerei e navali in Europa orientale, nelle repubbliche baltiche, Polonia e Romania, che durino almeno fino alla fine di quest’anno.
Il generale Philip Breedlove, comandante supremo alleato della NATO in Europa, solleva la prospettiva d’intensificare le esercitazioni militari occidentali in risposta agli eventi in Ucraina.  Esponendo l’idea, durante la visita in Canada del 5 maggio, secondo cui la situazione in Ucraina ha creato un “paradigma nuovo” che costringe la NATO a considerare la presenza permanente di mezzi militari in Europa orientale. Il generale ha detto di esser stato incaricato di costituire “misure di assicurazione” aeree, terrestri e marittime fino al 31 dicembre. Una missione che si va al di là di quanto sarebbe stato possibile. La questione è a discrezione dei capi della NATO e della Difesa. Come diceva, “penso che sia qualcosa che dobbiamo considerare, e ci torneremo nelle discussione con le leadership delle nostre nazioni per vedere dove arrivino”.
Il primo ministro lettone Laimdota Straujuma, parlando a Washington in una colazione di governo della Bloomberg, il 1° maggio, ha detto che vorrebbe vedere le forze statunitensi basate in permanenza nella sua nazione. Tale mossa, ha osservato, sarebbe giustificata dalle recenti azioni della Russia. I capi di Estonia, Romania e Polonia, membri della NATO, hanno espresso sentimenti analoghi. E’ importante notare che i preparativi militari della NATO non sono limitati all’Europa orientale o ai Paesi Baltici. Il 2 maggio, il vicesegretario generale della NATO e rappresentante speciale per il Caucaso e l’Asia Centrale, James Appathurai, ha detto in una visita di lavoro a Tbilisi che secondo lui, l’alleanza dovrebbe discutere se gli alleati della NATO debbano implementare “attività difensive” in Georgia. “Vorrei far notare che la NATO non dispone di proprie attività difensive, in particolare laddove gli alleati dell’Alleanza non ne hanno. La NATO può sempre sostenerne l’organizzazione come nel caso della Turchia durante la crisi in Siria”, ha detto Appathurai durante la conferenza congiunta con il ministro degli Esteri della Georgia Maja Panjikidze. I capi della NATO dovrebbero tenere un vertice in Galles all’inizio di settembre. Alla vigilia dell’evento, i ministri della difesa e i comandanti della NATO e stranieri dovrebbero porsi “domande più severe” sul fatto se l’alleanza adotta giuste misure in Europa, come Breedlove ha detto nella conferenza stampa a Ottawa.

Estonia, l’avamposto da cui mostrare il coraggio della NATO
Secondo i piani della NATO, la base aerea Amari in Estonia sarà utilizzata per la missione di polizia aerea della NATO sui Paesi baltici. Il comandante aereo della NATO generale Frank Gorenc dell’US Air Force ha detto in Estonia, il 30 aprile, che “vogliamo assicurarci che i nostri partner baltici, che possono sentirsi a disagio per ciò che è successo in Ucraina, siano rassicurati che l’alleanza in cui sono presenti reagirà… in conformità con le procedure della NATO”. 12 aerei della NATO parteciperanno alle missioni di polizia aerea sui Paesi baltici, secondo i militari. Questa settimana, quattro caccia polacchi arriveranno nella base dell’aviazione militare di Siauliai in Lituania. Saranno supportati da quattro jet Eurofighter Typhoon della Royal Air Force inglese, arrivati in Lituania il 28 aprile. Tra crescenti tensioni in Ucraina, Regno Unito e Francia schierano otto caccia in Lituania e Polonia rafforzando la difesa aerea della NATO sulle regioni baltiche. Le esercitazioni della NATO “Tempesta di Primavera”, che coinvolge il numero record di 6000 soldati, si terranno in 5 delle 15 contee estoni comprese le regioni meridionali e sud-orientali vicino al confine con la Russia. Lanciate il 5 maggio, le esercitazioni dovranno finire il 23 maggio. “Quest’anno Tempesta di primavera riunisce un numero record di truppe alleate. Fanteria del reggimento Duca di Lancaster, soldati lettoni e del 173.th Airborne Brigade Combat Team dell’esercito degli Stati Uniti, così come soldati lituani”, ha detto in una dichiarazione il ministero della Difesa estone. Per la prima volta, un team di sicurezza informatica francese partecipa alle esercitazioni militari. Inoltre, la Polonia ha inviato tre dei suoi aerei d’attacco Sukhoj Su-22 (Fitter), e una divisione di unità con sistemi di difesa missilistici SA-8 Gecko (in Russia 9K33 Osa), che avrà il compito di proteggere una base aerea presso Tallinn e lo spazio aereo circostante. Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti  implementano le forze nella regione del Mar Baltico dal 29 aprile, una settimana prima delle esercitazioni in Estonia. Il giorno prima, circa 150 effettivi di una divisione aerea statunitense sono  arrivati su un aereo da trasporto militare nella base aerea Amari. Al termine delle manovre, i marines statunitensi rimarranno in Estonia almeno fino alla fine del 2014. Gli USA hanno già inviato circa 600 soldati sul Baltico e in Polonia, per le esercitazioni, e rimarranno nella regione per il resto dell’anno. Il 2 maggio, un gruppo di navi della NATO è arrivato nel porto lituano di Klaipeda, per “garantire la sicurezza regionale”.
La Russia ritiene che l’aumento delle forze NATO così vicine ai suoi confini sia una provocazione, e ritiene che sia controproducente nel disinnescare le tensioni in Ucraina. Il 5 maggio, il ministro russo della Difesa Sergej Shojgu ha invitato il suo omologo statunitense Chuck Hagel a raffreddare la retorica sull’Ucraina e a collaborare per disinnescare la situazione. La Russia ritiene che le esercitazioni NATO in Estonia incoraggino Kiev a commettere provocazioni. “Le esercitazioni della NATO che si terranno in Estonia, le più grandi dal 1991, sono accompagnate da una retorica bellicosa che incoraggia Kiev a continuare l’operazione punitiva contro il proprio popolo”, ha detto il rappresentante permanente della Russia presso la NATO Aleksandr Grushko, secondo l’agenzia Interfax del 7 maggio. Secondo lui, “la NATO preferisce non ricordare gli appelli di febbraio alle forze armate ucraine, di mantenere la neutralità e non interferire nel conflitto interno”. Grushko ha detto che Kiev riceve maggiore sostegno nel quadro del programma di cooperazione del Comitato NATO-Ucraina. Ha aggiunto che “la NATO dovrebbe rendersi conto che è responsabile dei crimini del suo ‘partner per la pace‘”.

Gli Stati Uniti guidano la corsa
L’esercito statunitense collabora con il dipartimento di Stato e gli alleati della NATO nel supportare l’Ucraina. Evelyn N. Farkas, assistente del segretario alla Difesa per la Russia, l’Ucraina e l’Eurasia ha detto al Comitato per le Relazioni Estere del Senato, il 6 maggio, “useremo tutti gli strumenti a disposizione per fornire un significativo sostegno economico alle istituzioni della sicurezza dell’Ucraina”. Funzionari del DoD continuano anche ad impegnarsi con i loro omologhi ucraini, ha detto Farkas, notando che una riunione ad alto livello USA-Ucraina è in programma il mese prossimo. Gli Stati Uniti inoltre adottano misure per sostenere i partner non membri della NATO come Moldova e Georgia, ha detto…
Alcuni senatori spingono Obama ad adottare una più dura e veloce azione contro la Russia. Carl Levin, presidente democratico della Commissione Forze Armate del Senato, e Bob Corker, capo repubblicano del Comitato per le Relazioni Estere del Senato, vogliono che l’amministrazione esamini la possibilità di stanziare in modo permanente forze statunitensi nelle repubbliche baltiche. Su ciò, solo il 6% degli statunitense userebbe la forza in Ucraina, dice un sondaggio Pew. Il mese scorso l’US Navy ha iniziato a schierare l’intercettore Standard Missile-3 Block-1B progettato per contrastare i missili balistici. Si ritiene ampiamente che il sistema possa distruggere un missile strategico. Dovrebbe essere imbarcato sulle navi da guerra statunitensi di stanza nel porto di Rota, in Spagna, e a partire dal 2015 in una base intercettori in Romania, attualmente in costruzione. Una versione precedente dell’intercettore navale è stata trasferita sul Mar Nero per un breve periodo, ad aprile, durante le tensioni risorgenti con la Russia. Alcuni Paesi della NATO hanno esplicitamente collegato lo scudo missilistico con l’obiettivo di dissuaderla. La Polonia ha annunciato a marzo che come risposta agli eventi in Ucraina accelererà i tempi per l’acquisizione della capacità antimissile nazionale collegata al sistema NATO. Vale la pena ricordare che un disegno di legge del Senato è stato presentato all’inizio del mese, per chiedere al governo degli Stati Uniti di studiare l’accelerazione di diversi anni del programma per lo schieramento degli intercettori di prossima generazione Block-2A in Polonia. Gli Stati Uniti si comportano come un bullo sapendo perfettamente che la Russia non rimarrà inattiva di fronte alla minaccia.

La risposta della Russia
Lo sforzo della difesa missilistica degli Stati Uniti non è passato inosservato in Russia. “Vediamo intensificati sintomi del lavorio sui diversi segmenti del sistema di difesa missilistico”, avrebbe detto il Viceministro degli Esteri russo Sergej Rjabkov, il 6 maggio. Rjabkov ha anche avvertito gli occidentali che i passi sulla difesa antimissile potrebbero compromettere il nuovo accordo sul controllo degli armamenti START. Il capo della cooperazione militare internazionale Sergej Koshelev del Ministero della Difesa russo ha detto che la NATO ha respinto la proposta di tenere un “dialogo tra esperti” sulle questioni relative allo scudo della difesa missilistica. La Russia potrebbe schierare missili a corto raggio Iskander nella regione di Kaliningrad, ad occidente del Paese, se la NATO decidesse di rafforzare la propria presenza militare in Europa dell’Est, ha detto a RIA Novosti il Tenente-Generale Eevgenij Buzhinskij. “La Russia è una potenza nucleare”, ha detto. “Se la NATO diventa più attiva, schiereremo una divisione di missili Iskander nella regione di Kaliningrad”, ha aggiunto. Il Generale Buzhinskij in precedenza era a capo del dipartimento sugli accordi internazionali nel Ministero della Difesa russo. Franz Klintsevich, Vicepresidente del Comitato per la Difesa della Duma di Stato, ha detto a RIA Novosti che la diffusione di infrastrutture NATO in Europa orientale e nei Paesi baltici mette in pericolo questi Paesi e la Russia dovrebbe diplomaticamente trasmettere questo messaggio alla leadership di questi Stati. “Una presenza grave nel territorio lituano, una qualsiasi arma nucleare moderna, significa fondamentalmente che la Lituania non esisterà più, e i politici dovrebbero capire che ciò è un problema serio”, ha detto Klintsevich. E’ importante aggiungere che le azioni della NATO sono una violazione vera e propria del Russia-NATO Founding Act del 1997, in cui si afferma che la NATO, dato il “contesto della sicurezza attuale e prevedibile”, non perseguirà “ulteriori stazionamenti permanenti di sostanziali forze da combattimento” in Europa centrale e orientale.

L’accordo Putin – Burkhalter: la grande opportunità da sfruttare
Il Presidente Putin ha fatto proposte pacifiche all’Ucraina dopo i colloqui a Mosca con Didier Burkhalter, presidente svizzero ed attuale presidente dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). Secondo lui, le elezioni presidenziali in Ucraina del prossimo 25 maggio sono un passo “nella giusta direzione”, a condizione che i diritti di “tutti i cittadini” siano  protetti. Il presidente russo ha suggerito che l’operazione militare di Kiev in Ucraina orientale (considerata un’azione punitiva contro i civili dalla Russia) possa essere interrotta in cambio di un rinvio del referendum che si svolgerà in diverse aree l’11 maggio. Ha anche detto di aver ritirato le forze russe dal confine con l’Ucraina “per le esercitazioni periodiche, ai campi di addestramento“. L’OSCE ha proposto una tabella di marcia per la sistemazione della crisi ucraina a tutte e quattro le parti, e la rapida firma degli accordi di Ginevra. Il documento propone misure concrete, tra cui  cessate il fuoco, de-escalation della tensione, creazione di un dialogo ed elezioni. Questo stato di cose crea una base per la riduzione della tensione e per unire gli sforzi affrontando la crisi ucraina in modo costruttivo. Date le conseguenze negative che l’ulteriore aggravamento dello stallo sull’Ucraina potrebbe comportare, sarebbe una follia lasciarsi sfuggire questa occasione. Ma un processo politico positivo non ha alcuna possibilità in una situazione di minacce belliche dalla NATO e presenza di forze nelle immediate vicinanze del confine con la Russia, permanenti o a turno. Inoltre non c’è alcuna possibilità se la NATO accelera l’attuazione dei suoi piani di difesa missilistica. Lo scudo antimissile è una questione delicata e i capi dell’alleanza lo sanno bene.  Questo è il momento di dare una possibilità alla pace.

1472965La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ritorno di ‘Star Wars’

Dmitrij Litovkin, RIR, 29 aprile 2014

1016790Velivoli senza pilota ipersonici saranno la prossima fase del confronto tecnico-militare tra Mosca e Washington. In risposta all’avvento della dottrina statunitense degli attacchi preventivi, la Russia si prepara a svelare uno scudo spaziale dalla portata globale, quello delle Forze di Difesa Aerospaziali. Tale sviluppo rappresenta la rinascita di uno dei temi centrali della Guerra Fredda: la possibilità delle ‘Star Wars‘.

La minaccia militare spaziale
A differenza del regista George Lucas, il 40° presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan sapeva molto bene che una guerra nello spazio non era più una prospettiva lontana. Nel secolo scorso l’unica cosa che gli impedì di realizzare l’idea della totale supremazia statunitense sui sovietici negli anni ’80 era l’assenza della tecnologia necessaria. Gli USA acquisirono tale tecnologia 25 anni dopo la fine della sua presidenza. Lo scorso dicembre, il presidente russo Vladimir Putin ha osservato che l’avvento delle minacce di attacchi ipersonici e spaziali da Washington, e il possibile uso di tali armi, potessero disattivare istantaneamente le difese di Mosca. “Un’efficace difesa aerospaziale è garanzia di sopravvivenza delle nostre forze di deterrenza strategica, e della protezione del Paese da minacce di attacco aerospaziale“, aveva detto Putin durante una visita a un impianto di produzione di missili per la difesa aerea, nel giugno 2013. “Nessun altro Paese, ad eccezione degli Stati Uniti, può minacciare la sopravvivenza delle Forze strategiche nucleari della Russia (Strategicheske Jaderne Silj, o SJaS) e nessun altro Paese può minacciare un attacco spaziale“.
L’esperto militare Igor Korochenko è certo che il compito richiede la comprensione delle minacce militari contemporanee che la Russia potrebbe affrontare nei prossimi 15-20 anni. Vi è una serie di Paesi, in primo luogo gli Stati Uniti, che attivamente svolgono ricerche per produrre velivoli ipersonici d’attacco, che opereranno non solo dal cielo, ma anche dallo spazio. Ciò obbliga ad aggiornare l’attuale sistema di Difesa Aerospaziale (Vozdushno-Kosmicheskaja Oborona, o VKO) con avanzati sistemi di difesa antiaerea e antimissile (Protivovozdushnaja Oborona i Protivoraketnaja Oborona, PVO-PRO). A marzo è stato creato in Russia l’Istituto di ricerca scientifica per la Difesa aerospaziale. L’istituto ha il compito di sviluppare un sistema di sorveglianza e allarme contro un attacco aerospaziale, e di uno per colpire e disturbare le minacce aerospaziali, così come sviluppare sistemi di controllo e manutenzione delle attuali forze di difesa  aerospaziali.
La preoccupazione del Strategic Aerospace Defense Systems (Strategicheskie Sistemij Vozdushno-Kosmicheskoj Oboronij), che riunisce gli sviluppatori di missili e radar, è volto a lavorare sul piano pratico del programma. Dei 22 miliardi di rubli stanziati per l’intero programma di riarmo dell’esercito russo, entro il 2020, Mosca ne spenderà circa il 20 per cento per il suo programma ‘Zvjozdne Voinij‘ (Guerre Stellari), equivalenti a circa 3-4 miliardi di rubli. Dato questo finanziamento, è già iniziato il lavoro sul ripristino globale di un sistema radar unificato per l’intercettazione dei lanci missilistici. Il più recente sistema radar Voronezh-DM viene dispiegato lungo i confini della Russia. Questo sistema è in grado di rilevare qualsiasi cosa accada a 3000 km dai confini del Paese. Queste stazioni radar sono già presenti nelle regioni di Leningrado, Kaliningrad e Irkutsk, nonché nei territori di Altaj e Krasnodar. Si presuppone siano collocati a una distanza di circa 1000 km l’una dall’altra. Secondo il Viceministro della Difesa Jurij Borisov, entro il 2018 formeranno il sistema di difesa radar intorno alla Russia.

É una nuova corsa agli armamenti?
Oltre a sviluppare un sistema di preallarme dalle minacce aerospaziali, Mosca sta attivamente sviluppando una propria minaccia d’attacco. Gli ultimi anni hanno visto la grande modernizzazione del sistema di difesa antimissile russo A-135 schierato intorno a Mosca. Inoltre è prevista l’implementazione del sistema antiaereo a corto raggio Pantsir-S1, così come di 28 reggimenti missilistici antiaerei dotati di S-400 Trjumf, (un totale di 450-670 siti di lancio) e anche 38 batterie dell’avanzato sistema S-500 Vitjaz (equivalenti a circa 300-460 siti di lancio). Secondo Borisov, diversi nuovi stabilimenti di produzione sono in costruzione nelle regioni di Kirov e Nizhnij Novgorod per produrre questi mezzi di difesa. Il costo di questi nuovi impianti è stimato a più di 36 miliardi di rubli. Un lavoro di simili dimensioni è in corso per aumentare le capacità operative   degli armamenti strategici della Russia. Da quando gli Stati Uniti si sono ritirati dal Trattato sui missili antibalistici, Mosca ha testato sei nuovi tipi di missile balistico intercontinentale introducendoli in servizio nelle forze di deterrenza nucleare dell’esercito e della marina. Tutti, a differenza delle limitazioni dei trattati russo-statunitensi, non sono dotati di una singola testata, ma di testate nucleari multiple.
Mosca è sicura che i piani per sviluppare la difesa aerospaziale non porteranno ad una nuova Guerra Fredda. La discrepanza tra spesa per la difesa russa e statunitense su ciò, risulta ampia.

233752Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

Su-24 contro USS Donald Cook

Dedefensa 23 aprile 2014
NSSeBE’ il sito Vineyard of the Saker, e più precisamente la reazione di Saker a un intervento di uno dei suoi lettori, che ha attirato la nostra attenzione su un recente incidente di particolare interesse… Fissiamo bene tale giudizio perché le circostanze e l’ambiente politico-militare danno alla notizia, al suo presupposto implicito, all’eventuale inesattezza della fonte con tutte le domande che suscita, una particolare importanza: si tratta di un punto riguardante lo scontro nel sistema di comunicazione e nel tecnologismo tra Russia e Stati Uniti (blocco BAO), in connessione alla crisi ucraina e alle tensioni che suscita. L’incidente nella sua semplice descrizione è stato segnalato come una mossa deliberata della Russia per dimostrare la sua presenza e potenza nel Mar Nero, di fronte all’incursione di unità dell’US Navy nella zona, schierata per fare pressione sulla Russia nel contesto della crisi ucraina. (I russi sottolineano che alcune di tali unità avevano, hanno o possono violare la Convenzione di Montreux, che limita a due settimane la presenza di unità navali di Paesi che non hanno accesso al mare, oltre al divieto di unità pesanti, che non riguarda le unità statunitensi coinvolte come le fregate [secondo la terminologia francese, piuttosto che cacciatorpediniere]). L’incidente ha visto un aereo d’interdizione disarmato Sukhoj Su-24 sorvolare dimostrativamente la fregata USS Donald Cook, con diversi passaggi a bassissima quota, senza tuttavia mai generare una situazione di pericolo. Inoltre, questo tipo di azione era comune nella Guerra Fredda, come attività di codificazione de facto, di una parte all’altra, per comunicare l’affermazione del proprio potere: essere in guardia e controllare aree di sicurezza, eseguita dalla missione dell’unità in questione, di per sé una missione che anche noi chiameremmo “affermazione della comunicazione”. Inoltre, l’incidente Su-24-Donald Cook è stato ampiamente riportato, anche con un tono sensazionale che non sembra giustificato… Poi è apparsa un’informazione secondo cui il Su-24 ha effettivamente compiuto una dimostrazione tecnologica “operativa” di un sistema di guerra elettronica che avrebbe completamente accecato il sistema AEGIS del Donald Cook, potente sistema elettronico da difesa aerea, antiaerea e antimissile, che costituisce il nucleo della difesa antiaerea della flotta degli Stati Uniti. (Il sistema AEGIS è ancora più importante costituendo anche una parte notevole della grande rete di difesa antimissile che gli Stati Uniti sviluppano da diversi anni, ufficialmente contro l’Iran, ma che operativamente è evidentemente contro la Russia. Questa è l’importanza non solo militare, ma politica dell’AEGIS). Il sistema russo utilizzato è designato Khibinij. Dopo l’incidente, l’USS Donald Cook s’è diretto in un porto rumeno, a quanto pare per riparazioni e una fonte afferma che 27 membri dell’equipaggio si sono dimessi. La notizia è stata diffusa il 21 aprile 2014 sul sito della radio russa in indiano Indian.ruvr.ru. In particolare, dà voce a Pavel Zolotarev, vicedirettore dell’Istituto per Stati Uniti e Canada di Mosca (importante istituto russo che collabora con la leadership russa).
A quanto pare, tutti gli sforzi per riattivare l’”AEGIS” e fornire informazioni sull’obiettivo per la difesa, sono falliti. La reazione della Russia alla pressione militare degli Stati Uniti è stata profondamente calma, afferma il politologo russo Pavel Zolotarev: “La dimostrazione è stata abbastanza originale. Un bombardiere senza armi, ma con attrezzature per il disturbo radar, ha operato contro un cacciatorpediniere dotato di “AEGIS”, il sistema più moderno di difesa area e missilistica. Ma questo sistema di localizzazione mobile, in questo caso sulla nave, ha uno svantaggio significativo. Cioè, le capacità di tracciamento del bersaglio funzionano bene quando vi sono numerose navi di questo tipo che possono coordinarsi. In questo caso c’era solo un cacciatorpediniere, e apparentemente l’algoritmo del radar del sistema “Aegis” a bordo non ha funzionato sotto l’influenza del disturbo generato dal Su-24. Non era quindi solo una reazione nervosa al sorvolo del bombardiere russo, pratica comune durante la Guerra Fredda. La reazione degli statunitensi era dovuta al fatto che il maggior sistema moderno, in particolare la sua parte informatica e radar, non funzionò adeguatamente. Pertanto, c’è stata una reazione così nervosa all’episodio (…) Quali sono le possibili conseguenze dell’incidente provocato dagli Stati Uniti nel Mar Nero? Pavel Zolotarev prevede: “Penso che gli statunitensi in qualche modo rifletteranno su come migliorare il sistema “AEGIS”. Questo è un aspetto puramente militare. In termini politici, non vi è alcun rischio di simili dimostrazioni dall’altra parte. Questo è sufficiente. Nel frattempo, per gli statunitensi è un momento assai sgradevole. In generale, il sistema di difesa missilistico che dispiegano comporta enormi spese. Devono dimostrare ogni volta che è necessario stanziare fondi, allo stesso tempo, la componente terrestre dell’ABM è stata testata in condizioni ideali, dimostrando scarsa efficienza. Questo fatto viene nascosto dal Pentagono. La componente più moderna, il sistema navale “AEGIS”, ha mostrato le sue lacune nel caso in questione”.
Dopo aver citato Vineyard of the Saker avvertendo di questa notizia, riproduciamo la reazione di Saker, che sembra di una prudenza abbastanza neutra e giustificata, né positiva o negativa. Saker risponde così a un lettore anonimo (“l’alta tecnologia militare russa supera quella degli americani. Date un’occhiata a questo spettacolo di superiorità [...] Gli americani si sono bagnati i pantaloni”): “Ho sentito questa voce, ma devo ancora vederla confermata, anche indirettamente, da qualsiasi fonte credibile. Da ex-pioniere della guerra elettronica, posso dirvi che è difficile da credere, essendovi molta più potenza su una nave dell’USN che su un aereo russo, soprattutto a distanza ravvicinata. Non dico che non sia vero, solo che ho bisogno di altre conferme. Inoltre, la storia dei 27 marinai dell’USN dimessisi perché non vogliono morire, mi sembra falsa. Quindi, se avete altre fonti, fatemelo sapere”. Da parte nostra, facciamo diverse osservazioni relative alla notizia, il cui l’interesse speculativo e di comunicazione, senza pregiudizio per la sua realtà o falsità, ci sembra chiaro; anche le nostre osservazioni saranno generali, senza approfondire. Tuttavia, il primo punto è proprio tecnico. Il Su-24 è un vecchio aereo (del 1970) da penetrazione profonda e attacco al suolo. Il suo uso in una missione di “dimostrazione della comunicazione” è una scelta che potrebbe essere curiosa perché mostra un aereo superato impiegato in una dimostrazione che comporta l’affermazione del potere attraverso la comunicazione. A questo proposito, l’utilizzo di un potente Su-34 (sostituendo il Su-24), o di qualsiasi altro moderno caccia russo sarebbe stato più appropriato. Per contro, questa scelta rafforza la versione proposta dalla notizia citata. Si tratta di un’abitudine comune sviluppare aerei da combattimento nella versione per la guerra elettronica, che rimangono in servizio attivo molto più a lungo rispetto alle versioni da combattimento: l’USAF ha creato la versione da guerra elettronica EF-111A Raven del cacciabombardiere F-111 radiato alla fine degli anni ’70; e lo stesso EF-111A fu dismesso alla fine degli anni ’90, con una decisione che fu anche considerata un errore; l’US Navy ha sviluppato negli anni ’60 l’EA-6B Prowler, versione da guerra elettronica del caccia A-6: il caccia A-6 fu ritirato nei primi anni ’80, l’EA-6B è ancora presente, e comincia ad essere sostituito dall’EF-18G Growler. In ogni caso, questa notizia, o meglio detonatore di speculazioni sul gioco delle potenze nella crisi ucraina, si sposa perfettamente con la tendenza attuale, soprattutto riguardo la Russia contro gli Stati Uniti. Davanti agli Stati Uniti che intraprendono numerose missioni di proiezione in tutti i continenti e senza riguardo per sovranità e diritto internazionale; in ciò, soprattutto da un punto di vista operativo grazie alla potenza e sofisticazione tecnologica dei loro sistemi militari, la Russia ha una politica molto più cauta e non espansiva (la crisi ucraina in questo caso particolare colpisce direttamente la Russia e non rientra nella categoria della “spedizione”); svolge essenzialmente una politica di comunicazione soprattutto nella Difesa, per le sue presupposte capacità nella guerra elettronica e nei missili. Sappiamo dell’odissea non dell’S-300 (missile superficie-aria a lungo raggio), ma della reputazione dell’S-300 (e dei successori S-400 e S-500), spesso presentati come una sorta di “arma assoluta” della difesa aerea, con speculazioni circa la sua consegna a Iran e Siria; questa “Odissea” è meno operativa e più politica, e chiaramente coinvolge le tattiche del sistema di comunicazione. La questione dell’S-300 ha indubbiamente influenzato, ad esempio, le relazioni politiche tra Russia e Israele, più che le relazioni della Russia con i Paesi indicati quali possibili acquirenti del sistema.
Nel caso del Su-24 contro l’USS Donald Cook, versioni intermedie dell’incidente sono possibili tra la piena accettazione della versione proposta e la completa negazione, ed è probabile che sarà grande oggetto di discussioni informali, senza pregiudicare la verità di questa situazione. Il Su-24 ha potuto compiere una dimostrazione parziale di alcune funzionalità contro il sistema AEGIS, il cui effetto sarebbe d’indurre un dubbio estremamente dannoso negli Stati Uniti (nell’US Navy), sulle capacità operative del sistema AEGIS. La famosa nebbia di guerra non è mai più densa che in tali questioni di dimostrazione di capacità, di cui non è noto se siano piene o parziali, con l’introduzione del dubbio in un campo (la guerra elettronica) dove la certezza dell’efficacia (o inefficienza) è molto più importante che in altri campi militari. E’ lì che passa il tecnologismo avanzato, quando comincia a essere contro-produttivo: per giudicarne l’efficacia, quindi la fiducia assegnatagli e la strategia da essa determinata, sempre più spesso si deve avere una certezza al 100% che le capacità corrispondano ai dati teorici; qualsiasi riduzione di questa percentuale sconvolgerebbe completamente le proposizioni che si basano su di essa. La guerra postmoderna, che in teoria consegna il trionfo quasi senza combattere, è un formidabile “tutto o niente” che non abbiamo finito di conoscere a nostre spese. Ma è in definitiva un riflesso del sistema in generale, e della sua dinamica superpotenza-distruzione. C’è un’altra estensione possibile, se non probabile, considerando soprattutto che il caso tende a minare uno dei tre pilastri fondamentali dello status di potenza dell’US Navy nello Stato della Sicurezza Nazionale vigente a Washington. Questi tre pilastri, che in realtà hanno una rilevanza politico-militare statutaria, sono la forza di proiezione di potenza (portaerei), la forza nucleare strategica (sottomarini lanciamissili balistici e d’attacco) e il sistema AEGIS perché fornisce alla flotta di superficie tutta la potenza e un ruolo nel sistema generale di sicurezza nazionale, in particolare presso la rete antimissile globale. La valutazione generale dell’US Navy presso le altre armi, agenzie d’intelligence, i diversi poteri politico-militari dell’americanismo è che l’US Navy deve proteggere gli artigli di questi tre pilastri. Perciò, l’insieme degli AEGIS di cui è dotata la flotta, è un elemento essenziale del suo potere nella burocrazia del sistema americanista, così i suoi status, bilancio, peso nel processo decisionale, ecc. Pertanto, e considerando il clima di forte concorrenza, sospetti, ecc. tra i diversi centri di potere, l’incidente del Su-24 contro l‘USS Donald Cook può essere considerato, a seconda della versione che offre l’US Navy, un elemento che alimenta i sospetti contro di essa. Tuttavia dobbiamo fare attenzione nel valutare questa notizia, come raccomandato da Saker, mentre i nostromi della burocrazia di Washington s’avviano con tutta cautela a suggerire che la Marina degli Stati Uniti potrebbe nascondere qualche elemento dell’incidente, come una particolare osservazione sulla capacità dell’AEGIS, ecc. La nebbia di guerra nella guerra della comunicazione, a volte e spesso, è più densa a Washington, tra i diversi centri di potere che beneficiano dell’esaurimento di un potere centrale completamente scoperto, che tra “partner” internazionali che sembrano sempre più dei nemici.

s_miroshnichenko_su-24mr_24_1280Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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