Scudo missilistico statunitense: ‘l’orso russo dorme con un occhio aperto’

F. William Engdahl (FWE), RussiaTodayNsnbc

La spiegazione di Washington secondo cui il rafforzamento del suo scudo antimissile in Europa avviene contro la minaccia nucleare iraniana, non è più credibile di quanto non lo fosse 10 anni fa.

030420-N-6141B-009Nonostante i recenti sforzi della Russia per mediare una soluzione pacifica nella crisi delle armi chimiche siriane, così come i buoni uffici nel risolvere il contrasto nucleare iraniano con Washington, l’amministrazione Obama porta avanti l’assai provocatorio dispiegamento della ‘Difesa’ Antimissile Balistico (BMD) intorno la Russia. Ciò che non viene detto dai politici occidentali è il fatto che tale azione, tutt’altro che pacifica, avvicina il mondo più che mai alla guerra nucleare per errore di calcolo. L’11 febbraio, il primo di quattro avanzati cacciatorpediniere statunitensi è arrivato a Rota, in Spagna. Costituiranno una parte fondamentale dello “scudo” antimissile balistico degli USA. Lo scudo viene spacciato come protezione dell’Europa contro un possibile attacco missilistico nucleare iraniano. Le quattro navi rimarranno sul posto per i prossimi due anni, trasportando sistemi di rilevazione avanzata e missili intercettori in grado di abbattere missili balistici, secondo la NATO a Bruxelles. L’USS Donald Cook, un cacciatorpediniere lanciamissili della Marina degli Stati Uniti, equipaggiato con il sistema di combattimento ad alta tecnologia Aegis Ballistic Missile Defense, ha attraccato nel porto meridionale di Rota. Rota, nominalmente comandata da un ammiraglio spagnolo, è totalmente finanziata dagli USA. E’ la maggiore comunità militare statunitense in Spagna, che ospita personale dell’US Navy e dell’US Marine Corps. Vi si baseranno in modo permanente, secondo il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen. Fogh Rasmussen, che evidentemente capisce poco di strategia nucleare, ha detto alla stampa “L’arrivo dell’USS Donald Cook segna un passo in avanti per la NATO, la sicurezza europea e la cooperazione transatlantica.” Al vertice NATO del novembre 2010 di Lisbona, i governi membri convennero che la NATO sviluppasse la difesa missilistica per “proteggere le popolazioni e il territorio europei della NATO… la piena operatività è prevista per la prima metà del prossimo decennio.”

Obiettivo Russia
Washington continua ad insistere che lo schieramento degli Stati Uniti del BMD in tutta Europa sia volto contro possibili attacchi missilistici iraniani all’Europa. La realtà, come Mosca ha dichiarato più e più volte dal 2001, quando l’amministrazione Bush annunciò il piano, è colpire l’unico arsenale nucleare sulla Terra in grado di contrastare un attacco nucleare degli Stati Uniti, cioè quello della Russia. Infatti, la BMD era prioritaria per il segretario della Difesa Don Rumsfeld e per George W. Bush fin dai primi giorni della loro amministrazione nel 2001. Sei mesi prima degli eventi scioccanti dell’11 settembre 2001, il presidente Bush pronunciò un discorso volutamente ingannevole sul motivo per cui il mondo avesse bisogno del sistema BMD degli Stati Uniti. Il presidente insistette allora, quasi 13 anni fa, che lo scopo del suo impegno nel costruire lo scudo missilistico statunitense non era volto contro la Russia: “La Russia di oggi non è il nostro nemico“, disse Bush. Invece, insisté, il sistema BMD era necessario solo contro i “terroristi” e gli Stati “canaglia” come Iraq, Iran o Corea democratica. In realtà, come esperti militari di Mosca, Pechino e Berlino si affrettarono a sottolineare, i “terroristi” o i piccoli Stati canaglia non avevano la capacità di lanciare missili nucleari. Né l’hanno oggi, secondo l’intelligence statunitense. Perché allora Washington spende decine di miliardi, se non centinaia di miliardi di dollari dei contribuenti per sviluppare il suo sistema BMD? I dettagli delle relazioni ufficiali politico-militari statunitensi dimostrano, oltre ogni dubbio, che si tratta della politica deliberata e incrollabile di Washington dal crollo dell’Unione Sovietica, con cui sistematicamente e inesorabilmente le amministrazioni di quattro presidenti degli Stati Uniti perseguono la supremazia nucleare (distruzione unilaterale assicurata) e l’assoluto dominio militare globale, ciò che il Pentagono chiama Full Spectrum Dominance.

Supremazia nucleare degli Stati Uniti
In un’intervista del 2006 al Financial Times di Londra, l’allora ambasciatrice statunitense alla NATO, l’ex-consigliere di Cheney Victoria Nuland, la stessa persona oggi in disgrazia per la registrazione della sua telefonata all’ambasciatore degli USA in Ucraina Pyatt per il cambio del governo di Kiev (“Si fotta l’UE”), dichiarò che gli Stati Uniti volevano una “forza militare dispiegabile globalmente” e attiva in tutto il mondo, dall’Africa al Medio Oriente e oltre, “su tutto il nostro pianeta.” Nuland poi dichiarò che avrebbe incluso Giappone e Australia, nonché i Paesi della NATO. Aggiunse ,”E’ un animale completamente diverso“, riferendosi ai piani della BMD del Pentagono di Rumsfeld. Gli esperti di strategia nucleare avvertirono, all’epoca, più di otto anni fa, che lo schieramento anche minimo della difesa missilistica, sotto l’allora nuovo CONPLAN 8022 del Pentagono, darebbe agli Stati Uniti ciò che i militari chiamano “Escalation Dominance“, la capacità di vincere una guerra di qualsiasi grado di violenza, anche nucleare.
Come notarono gli autori di un chiaro articolo su Foreign Affairs dell’aprile del 2006: “Il continuo rifiuto di Washington di astenersi dal primo attacco e lo sviluppo della difesa antimissile limitata assume un nuovo e forse più minaccioso aspetto… La capacità di condurre una guerra nucleare  resta componente fondamentale della dottrina militare degli Stati Uniti e il primato nucleare resta un obiettivo degli Stati Uniti.” I due autori dell’articolo, Lieber e Press, continuavano delineando le reali conseguenze dell’attuale escalation della BMD in Europa (e anche contro la Cina in Giappone): “…Le difese antimissile che gli Stati Uniti potrebbero plausibilmente sviluppare sarebbero utili soprattutto in un contesto offensivo, non difensivo, combinandosi alla capacità di Primo Colpo statunitense, e non come mero scudo difensivo. Se gli Stati Uniti lanciano un attacco nucleare contro la Russia (o la Cina), al Paese bersaglio rimarrebbe solo una piccola parte dell’arsenale superstite, se non nulla del tutto. A quel punto, anche un sistema di difesa missilistico relativamente modesto o inefficiente potrebbe anche bastare per proteggersi da eventuali attacchi di rappresaglia“. Conclusero: “Oggi, per la prima volta in quasi 50 anni, gli Stati Uniti sono sul punto di raggiungere la supremazia nucleare. Sarà probabilmente presto possibile agli Stati Uniti distruggere gli arsenali nucleari strategici di Russia o Cina con un primo colpo. Tale drammatico cambiamento dell’equilibrio nucleare deriva da una serie di miglioramenti dei sistemi nucleari degli Stati Uniti, dal rapido declino dell’arsenale russo e dal ritmo glaciale della modernizzazione delle forze nucleari della Cina.”
Non c’è da meravigliarsi quindi che la Russia insista sul fatto che lo schieramento della BMD di Washington, basi missilistiche che essa sola controlla, sia aggressivo. Alle serie proteste russe, Washington risponde con la bugia ancora più vacua che lo “scudo” missilistico europeo sia rivolto contro l’Iran. Oggi, oltre al lanciamissili USS Donald Cook a Rota, gli Stati Uniti hanno basi BMD in Turchia, Bulgaria, Polonia e Repubblica Ceca, tutti puntate contro la Russia. Avendo il comando militare russo fin dal 1991 rifiutato di smantellare completamente la sua potenza nucleare, finché non si fosse assicurato che gli Stati Uniti facessero altrettanto, ogni passo verso il pieno dispiegamento della Ballistic Missile Defense degli Stati Uniti avvicina la possibilità di un attacco nucleare preventivo russo contro Turchia, Bulgaria, Polonia, Repubblica Ceca e ora Spagna, così come ai silos nucleari statunitensi, anche in Germania. Quanto sono stupidi i governi dell’UE? E quanto lo è Washington? Significativamente, poi, da ministro della Difesa polacco nel 2007, Radek Sikorski negoziò con gli Stati Uniti il posizionamento dei missili della sua BMD sul territorio polacco. Oggi, da ministro degli esteri, Sikorski, insieme all’assistente agli affari europei del segretario di Stato degli Stati Uniti, Victoria Nuland, svolge un ruolo chiave nel tentativo di staccare l’Ucraina dalla Russia per isolare ulteriormente la Russia. Ciò che evidentemente non riescono a capire è che, anche se l’orso russo dorme, dorme con un occhio aperto.
L’agenda dei neo-conservatori di Washington nel ridurre la Russia a una nazione frammentata e caotica non è la strategia più intelligente per Washington. Ma difatti, i falchi neo-conservatori non sono mai stati famosi per la loro intelligenza, ma per la loro brutale strategia bellica in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria e ora, forse, per una possibile terza guerra mondiale innescata dalla loro insistenza sulla BMD contro la forza d’attacco nucleare russa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Washington gioca alla roulette russa con la difesa missilistica

F. William Engdahl, Nsnbc, RT 30 dicembre 2013
BMD-conceptNel suo recente incontro annuale con i media, il presidente russo Vladimir Putin ha risposto a una domanda sul presunto posizionamento dei missili Iskander russi a Kaliningrad, alle porte della Polonia. Ha affermato che la difesa missilistica degli Stati Uniti rimane una minaccia alla sicurezza nazionale russa e che la Russia ha il diritto di disporre i missili Iskander a Kaliningrad, ma ha sostenuto che tale passo non era ancora stato preso. Putin ha aggiunto, tuttavia, che porre i missili Iskander a Kaliningrad sarebbe una risposta logica ai piani statunitensi di costruzione del sistema di difesa missilistica in Europa. Ciò che pochi in occidente, al di fuori di una manciata di esperti militari, capiscono tuttavia è che il piano statunitense di installare i missili e i radar speciali della  cosiddetta Ballistic Missile Defense in Polonia, Repubblica Ceca, Turchia e Bulgaria, è un atto estremamente provocatorio di Washington contro la Russia, e rischia di trascinare il mondo sull’orlo di una guerra nucleare.
Le osservazioni di Putin fanno seguito a un report del quotidiano tedesco ardentemente filo-statunitense Bild Zeitung. Alcuni giorni prima dei commento di Putin, il Bild aveva riferito che immagini satellitari segrete mostravano missili Iskander-M di stanza presso il confine polacco. Sia il Bild che i media mainstream statunitensi ed europei ripresero l’articolo su Kaliningrad come conferma dell’aggressione russa e del ritorno della Guerra Fredda. Difatti, per Washington e l’esercito statunitense, la guerra fredda non è mai finita. La Difesa antimissile di Washington è la provocazione più estrema che si possa immaginare nell’era nucleare. Si tratta della versione atomica della roulette russa che rende la probabilità di una reazione preventiva di Mosca contro i missili polacchi e i radar cechi dell’AMD altamente logica. È utile ricordare il contesto.

Putin a Monaco di Baviera
Nel febbraio 2007, il presidente russo Vladimir Putin partecipò in Germania all’annuale Conferenza internazionale sulla sicurezza di Monaco di Baviera, in precedenza nota come Conferenza di Wehrkunde. In un discorso straordinario sotto qualsiasi aspetto, le osservazioni di Putin suscitarono la sorpresa di molti in occidente: “La NATO ha piazzato le sue forze di prima linea ai nostri confini. E’ ovvio che l’espansione della NATO non abbia alcuna relazione con la modernizzazione dell’Alleanza o la garanzia della sicurezza in Europa. Al contrario, rappresenta una seria provocazione che riduce il livello di fiducia reciproca. Abbiamo il diritto di chiedere: contro chi viene intesa questa espansione? E cosa è successo alle assicurazioni dei nostri partner occidentali dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia?” Putin continuava: “E’ impossibile sanzionare la comparsa di nuove, destabilizzanti armi ad alta tecnologia… nelle nuove aree del confronto, specialmente nello spazio. Le guerre stellari non sono più una fantasia, ma una realtà. A parere della Russia, la militarizzazione dello spazio potrebbe avere conseguenze imprevedibili per la comunità internazionale, e provocare nientemeno che l’inizio della guerra nucleare. I piani per espandere certi elementi del sistema di difesa antimissile in Europa non possono aiutarci, ma danneggiarci. Chi ha bisogno di un ulteriore passo di ciò che sarebbe, in tal caso, l’inevitabile corsa agli armamenti?
Il ministero degli Esteri russo ha ufficialmente risposto al programma AMD di Washington, nel 2007, dichiarando che “L’intenzione degli Stati Uniti di dispiegare componenti della difesa antimissile, che diverranno strutture militari strategiche nelle immediate vicinanze dei confini russi, è fonte di particolare preoccupazione. Dovremo tener conto delle potenziali strutture negli ulteriori passi politico-militari e nella pianificazione militare russi. Tali piani contraddicono l’impegno della NATO a frenare il dispiegamento di forze, come affermato nell’Atto fondativo Russia-NATO“.
Nel gennaio 2007, poco prima delle osservazioni critiche di Putin a Monaco di Baviera, il Pentagono aveva annunciato i piani degli USA di dispiegare un sistema di difesa antimissili balistici in Europa. Il Pentagono ha sostenuto che lo schieramento mirava a proteggere le installazioni statunitensi e della NATO contro le minacce dei nemici mediorientali, in modo esplicito l’Iran, non la Russia. A seguito della osservazioni a Monaco di Putin, il dipartimento di Stato statunitense pubblicò un commento formale, rilevando che l’amministrazione Bush era “perplessa dai ripetuti commenti caustici sul sistema previsto da Mosca.” In ulteriori dichiarazioni, Washington ha insistito che lo schieramento europeo dell’AMD è rivolto contro la potenziale minaccia di un attacco missilistico iraniano in un Paese europeo della NATO o negli stessi USA. Come Putin ha sottolineato nel suo intervento a Monaco di Baviera, ciò non ha militarmente senso. “Come diciamo in Russia, sarebbe come usare la mano destra per raggiungere l’orecchio sinistro.” Ora, circa sette anni dopo, proprio mentre Mosca ha facilitato la soluzione diplomatica dei grovigli siriani e iraniani di Washington, Washington amplia l’anello di siti missilistici dell’AMD intorno alla Russia in Romania, Turchia e Bulgaria, nonché Polonia e Repubblica ceca. Cruciale per afferrare il motivo per cui Mosca si rifiuta di accettare il dispiegamento dei missili degli Stati Uniti, è come contribuirebbe all’equilibrio della pace.

Il bluff di Washington
Il governo russo non ha perso tempo a rispondere alla recente svolta dei P5+1 tra Washington e Teheran, per negoziare una soluzione diplomatica al programma nucleare iraniano. Il 25 novembre, il ministro degli Esteri russo Lavrov ha detto ai media occidentali, a Roma, “Se l’accordo con l’Iran viene attuato, il motivo dichiarato per la costruzione dello scudo della difesa non sarà più applicabile.” Mosca definisce bluff di Washington il suo dispiegamento di missili in Europa come rivolto non contro la Russia ma l’Iran. Washington si è affrettata a rispondere. Il 16 dicembre, il segretario della Difesa statunitense Chuck Hagel ha dichiarato che il piano di azione congiunto P5+1, concluso tra l’Iran e gli Stati del P5+1 riguardo il programma nucleare di Teheran, “non elimina la necessità degli Stati Uniti ed alleati europei di continuare ad attuare i piani della difesa missilistica in Europa“. Hagel ha continuato “gli sforzi della difesa antimissile della NATO non costituiscono una minaccia per la Russia“, e ha invitato le parti a continuare le consultazioni sui futuri piani missilistici in Europa. Hagel non si preoccupava di spiegare perché l’accordo di Teheran non eliminasse il “bisogno” dell’AMD degli Stati Uniti. Il presidente Putin ha aggiunto, “il programma nucleare iraniano era la ragione principale per il dispiegamento degli scudi missilistici. E cosa abbiamo adesso? Il problema nucleare iraniano svanisce mentre lo scudo missilistico rimane al suo posto. Anzi, viene ancora sviluppato.

L’anello mancante per il primo colpo
Sfumando le sottigliezze, Hagel semplicemente mente. Come ex-capo del programma della difesa antimissile del Pentagono del presidente Reagan, il colonnello Robert Bowman ha detto a questo autore, in una intervista telefonica del 2009, che lo sviluppo dello “scudo” antimissile USA attorno alla Russia, lungi dall’essere difensivo, è offensivo all’estremo. Bowman ha definito lo schieramento dell’AMD, “l’anello mancante per un Primo Colpo“. Gli Stati Uniti perseguono la possibilità di una guerra nucleare con il suo unico rivale nucleare attuale, la Russia, come ‘possibile!’ Ciò è realmente e veramente ‘pazzesco’. La prima nazione con una ‘difesa’ antimissile nucleare (AMD) avrebbe de facto la ‘capacità di primo colpo’, perché potrebbe paralizzare la rappresaglia nucleare abbattendo i missili. Lo scudo della difesa missilistica nucleare degli Stati Uniti, che segue il programma di sviluppo top secret del Pentagono dagli anni ’70, prevede un sistema terrestre che potrebbe rispondere a un attacco missilistico limitato. Attualmente ci sono cinque parti del sistema statunitense AMD, compresi gli impianti dei radar phased array in grado di rilevare il lancio di missili nemici e di tracciarli. In teoria, una volta che i missili lanciati vengono rilevati e confermati puntare sugli Stati Uniti o su qualsiasi altro obiettivo specifico, la fase successiva sarebbe lanciare uno o più del centinaio di missili intercettori, per distruggere il missile balistico nemico prima che raggiunga lo spazio aereo statunitense.
Una volta che l’AMD degli Stati Uniti sarà attivo e operativo, attorno alla Russia, la tentazione di certuni al Pentagono e alla Casa Bianca (non che qualsiasi persona mentalmente instabile possa mai occupare la Casa Bianca), di lanciare un primo attacco nucleare contro l’arsenale nucleare russo, sarebbe definitiva. Tale “primato” nucleare è stato il sogno del Pentagono fin dagli anni ’50. In un articolo del marzo 2006, la più importante rivista di politica estera degli Stati Uniti, Foreign Affairs, due alti analisti militari statunitensi hanno formulato osservazioni in tal senso: se la modernizzazione nucleare degli Stati Uniti fosse realmente rivolta contro gli Stati canaglia o i terroristi, la forza nucleare del Paese non avrebbe bisogno delle migliaia di testate che si otterranno dal programma di aggiornamento delle W-76. La forza nucleare attuale e futura degli Stati Uniti, in altre parole, sembra progettata per effettuare un attacco preventivo contro la Russia o la Cina. Non c’è da meravigliarsi, allora, che la Russia abbia o sia in procinto di schierare missili Iskander e di adottare altre misure per contrastare il folle dispiegamento dell’AMD di Washington.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le rivolte a Kiev aiutano gli USA a difendere lo scudo antimissile?

Valentin Vasilescu Reseau International 9 dicembre 2013

7jsdf-patriot-3Sergej Smoljaninov, deputato di Sebastopoli in Ucraina, ha dichiarato che i servizi speciali occidentali, attraverso agenti da loro addestrati, hanno intrapreso il tentativo di rovesciare il governo legittimo. Ha chiesto al presidente russo di inviare truppe in Ucraina per difendersi contro l’aggressione militare di NATO e Stati Uniti. I colloqui di Ginevra sul programma nucleare dell’Iran hanno portato ad accordi che risolvono definitivamente la crisi iraniana. Se lo scudo missilistico di Deveselu era diretto contro i missili iraniani, vorrà dire che ora dovrebbe essere abolito. Il Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca ha detto che gli Stati Uniti non sono disposti ad andare in questa direzione. Uno studio interno del Comando Sud dell’esercito russo, molto probabilmente  entrato in possesso degli Stati Uniti, illustra la soluzione trovata al problema di rischi e  vulnerabilità derivanti dal posizionamento dello scudo missilistico statunitense a Deveselu. E’ chiaro che la Russia non rimarrà ferma aspettando l’attacco degli Stati Uniti dal territorio rumeno.
Per neutralizzare i missili statunitensi, la posizione ottimale preventiva sarebbe una delle tre basi militari in Ucraina a Izmail, Bolgrad e Tatarbunar alla foce del Danubio, o Isola dei serpenti, o nella caserma Vulcanesti, nella regione autonoma della Gagauzia. Fino al crollo dell’URSS, i reggimenti paracadutisti che formavano la 98.ma Divisione Aerotrasportata (soggetta al Distretto Militare sovietico di Odessa) avevano le loro guarnigioni in queste basi militari. La Russia è l’unico utente delle basi affittate in Crimea, in Ucraina, e gli attacchi nucleari degli Stati Uniti su di esse colpirebbe la popolazione civile ucraina, che non è in grado di proteggersi. L’Ucraina non ha altra scelta che accettare che la Russia sia responsabile dell’eliminazione del pericolo al posto suo. Sui mezzi da combattimento previsti, la relazione optava per i missili 9K720 Iskander-M. La missione è facilitata dal fatto che i sensori di guida del missile SM-3 Block 1B non funzionano sotto la quota di 80000 m, mentre i missili Hawk e S-75 dell’esercito rumeno hanno una tangenza tra i 18 e i 27000 m. Si noti che il missile Iskander-M è un missile quasi-balistico, con una quota di crociera di 50000 m (vale a dire, in pratica, passa sotto gli SM-3 Block 1B e sopra i missili antiaerei rumeni) con una gittata di 400-500 km e un margine di errore massimo di 6 m. Il missile Iskander-M può affrontare un missile a testata nucleare o convenzionale con sei bombe anti-bunker. Il caricamento delle batterie di Iskander-M è considerato estremamente facile, soprattutto in assenza dei missili balistici R-17 SCUD-B dalla gittata di 500 km, di cui la Romania s’è sbarazzata. Avrebbero potuto distruggere i lanciatori degli Iskander in 6 minuti, cioè prima che i russi lanciassero il loro primo missile. Mentre i generali romeni si affrettarono ad abbandonare tali missili, citando le inesistenti disposizioni del Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa, la Turchia ha agito secondo i suoi interessi.

Possiamo dire che il pensiero militare russo può risolvere ogni problema complesso, mentre il pensiero militare rumeno, completamente piatto, ha portato alla situazione rilevata nel Libro bianco della difesa. A differenza di altri Paesi dell’Europa orientale, che non avevano scelta, la Romania ricevette una buona offerta dalla Russia, che purtroppo respinse.
Mentre il ritorno in Ucraina della Russia compromette definitivamente lo scudo di Deveselu, gli statunitensi non hanno rinunciato alla speranza di una riuscita sollevazione popolare. Campo in cui gli Stati Uniti si sono dimostrati altamente qualificati, sia in America Latina negli anni ’70 che nei Paesi ex-comunisti dell’Europa orientale (vedasi la serie di rivoluzioni delle rose del 2003-2004 e Chisinau nel 2009).

Valentin Vasilescu, pilota ed ex-vicecomandante della base militare di Otopeni, laureato in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Pivot militare statunitense in Asia: Obama vuole che il Giappone “possa fare la guerra” alla Cina

Colonnello Ann Wright, Global Research, 8 novembre 2013

031200-N-0000X-001 031200-N-0000X-001Il notevole articolo pacifista costituzionale del Giappone sotto forte attacco
Dalla fine della seconda guerra mondiale, la costituzione giapponese, scritta in parte dagli Stati Uniti per la nazione giapponese sconfitta, respinge la guerra come soluzione al conflitto. Il preambolo della Costituzione giapponese riconosce le azioni brutali del governo giapponese in Asia durante la Seconda Guerra Mondiale, “...noi siamo determinati a mai più assistere agli orrori della guerra attraverso l’azione del governo“, e continua “Noi, popolo giapponese, desideriamo la pace sempre e siamo profondamente consapevoli degli alti ideali che controllano i rapporti umani, e siamo determinati a preservare la nostra sicurezza ed esistenza confidando nella giustizia e nella fede dei popoli amanti della pace nel mondo. Noi desideriamo occupare un posto d’onore nella società internazionale che lotta per la pace e la messa al bando di tirannia e schiavitù, oppressione e intolleranza, per sempre dalla terra. Siamo consapevoli che tutti i popoli del mondo hanno il diritto di vivere in pace, liberi dalla paura e autonomi“. L’articolo 9 afferma: “Aspirando sinceramente ad una pace internazionale fondata sulla giustizia e sull’ordine, il popolo giapponese rinuncia per sempre alla guerra come diritto sovrano della nazione e alla minaccia o all’uso della forza come mezzo per risolvere le controversie internazionali. Al fine di realizzare l’obiettivo del paragrafo precedente, le forze di terra, mare e aeree, così come altri potenziali mezzi bellici, non saranno mai più mantenuti. Il diritto alla belligeranza dello Stato non sarà riconosciuto.”
Due settimane fa ero a Osaka, in Giappone, oratrice al convegno internazionale sull’articolo 9 “pacifista”. Sono già stata in Giappone cinque anni fa, nel 2008, in una conferenza simile, quando George Bush era presidente degli Stati Uniti e ostacolava lo spirito e l’intento dell’articolo 9 della Costituzione giapponese, esortando il governo giapponese a consentire alle forze di autodifesa giapponesi di fornire assistenza logistica area e marittima alla guerra di Bush contro l’Iraq. Uno dei principali consiglieri del presidente Bush, l’ex-assistente del segretario di Stato Richard Armitage si  lamentava che “l’articolo 9 del Giappone è un impedimento all’alleanza USA-Giappone“, un’alleanza che l’amministrazione Bush voleva utilizzare per distribuire l’onere operativo, finanziario e militare della guerra in Iraq. Nonostante le obiezioni di molti cittadini giapponesi, il governo giapponese fornì le navi per rifornire le navi da guerra statunitensi e aerei da trasporto logistico per trasportare rifornimenti a Baghdad. Una decisione del 2008 dalla Corte di Nagoya, ha rilevato che le missioni delle forze aeree di autodifesa giapponesi in Iraq erano incostituzionali in quanto violavano l’articolo 9.

L’amministrazione Obama vuole che il Giappone “riesamini” la base giuridica dell’articolo 9
Cinque anni dopo c’è Barack Obama come presidente degli Stati Uniti, ma la richiesta del governo degli Stati Uniti non è cambiata, il Giappone deve “modificare” l’articolo 9 e porre al suo pacifismo. Il 3 ottobre 2013, gli Stati Uniti e il Giappone emisero una “Dichiarazione congiunta del Comitato consultivo sulla sicurezza: verso un’alleanza più solida e una maggiore condivisione delle responsabilità“. Nel documento, gli Stati Uniti “salutano” la volontà del governo Abe di “riesaminare la base giuridica per la sua sicurezza, tra cui la questione di esercitare il diritto all’autodifesa collettiva...” In altre parole, di trovare un modo per eliminare l’articolo 9 e quindi permettere al Giappone di avere una politica militare che non ne precluda la partecipazione a guerre d’aggressione.
Il documento emargina i Paesi della regione, Cina, Corea democratica e anche la Corea del sud  sollecitando l’impegno degli Stati Uniti nella sicurezza del Giappone attraverso capacità militari nucleari così come convenzionali, accogliendo “la determinazione del governo Abe a contribuire in modo più attivo alla pace regionale e globale“, annunciando che gli Stati Uniti dovranno rafforzare il loro coinvolgimento militare nella regione. Giappone e Stati Uniti affermano che la loro alleanza deve essere pronta ad affrontare “minacce persistenti ed emergenti alla pace e alla sicurezza“, tra cui “i comportamenti coercitivi e destabilizzanti marittimi, attività di disturbo nello spazio e nel cyberspazio, proliferazione delle armi di distruzione di massa (WMD), catastrofi artificiali e  naturali e i programmi nucleari e missilistici della Corea democratica.” La dichiarazione chiede anche “d’incoraggiare la Cina a svolgere un ruolo responsabile e costruttivo per la stabilità e la prosperità regionale, di aderire a norme internazionali di comportamento, oltre che a migliorare l’apertura e la trasparenza nella sua modernizzazione militare con i suoi crescenti investimenti militari.”

Il pivot militare statunitense verso l’Asia e il Pacifico
Con il “pivot” militare del presidente degli Stati Uniti Obama verso l’Asia, il governo degli Stati Uniti spinge pesantemente il governo giapponese a spendere sempre più per la sicurezza degli Stati Uniti. Il Giappone attualmente versa agli Stati Uniti oltre 2 miliardi di dollari per le basi e il personale militare statunitensi in Giappone. In effetti, il governo giapponese sovvenziona l’esercito statunitense. Le esercitazioni militari statunitensi e la relativa presenza di materiale militare strategico in Asia e nel Pacifico sono aumentati sostanzialmente, dalla fine della guerra in Iraq e dopo che la guerra in Afghanistan volge al termine. Ad esempio, gli Stati Uniti inizieranno a far volare i droni spia a lungo raggio Global Hawk da una base in Giappone. I voli di sorveglianza inizieranno nella primavera del 2014 e secondo quanto riferito, si svolgeranno innanzitutto sulla Corea democratica. Inoltre, gli Stati Uniti costruiranno un nuovo sistema radar in Giappone per il loro sistema di difesa missilistica. Equipaggiamento militare statunitense di nuova generazione viene schierato in Giappone, compresi i nuovi aerei antisommergibile P-8, primo utilizzo del velivolo al di fuori degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno già inviato aerei Osprey in Giappone e la sua presenza  causa proteste tra i cittadini giapponesi.
Nell’estate del 2012, le più grandi esercitazioni militari mai tenute nel Pacifico, al largo delle Hawaii, furono condotte da 42 navi, tra cui la portaerei USS Nimitz, 200 aerei e 25000 effettivi provenienti da 22 nazioni. L’esercitazione coinvolse navi da combattimento di superficie di Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia, Corea del Sud e Cile. La Cina fu esclusa dallo status di osservatore che aveva avuto nelle precedenti “esercitazioni”. Nel 2012, gli Stati Uniti e il Giappone  decisero di dimezzare la controversa presenza del Corpo dei Marine ad Okinawa e di rischierare  9000 marines nel Pacifico, anche rafforzando con 5000 marines Guam, e reimpiegando migliaia di marines nelle Hawaii e con turnazioni in Australia. 4700-5000 marines saranno trasferirsi da Okinawa a Guam. Il costo totale include un importo non specificato per l’eventuale costruzione di nuovi centri di addestramento nel Commonwealth delle Isole Marianne settentrionali, un possedimento territoriale degli Stati Uniti, che potrebbero essere utilizzati congiuntamente da forze statunitensi e giapponesi. I gruppi ambientalisti già protestano sul possibile utilizzo delle isole di Pagan e Tinian nelle Isole Marianne come bersaglio per bombardamenti aerei. Negli ultimi venti anni, gli attivisti hanno costretto il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti a chiudere i poligoni sull’isola hawaiana di Kahoolawe e sull’isola di Puerto Rico di Viequez. Nella madrepatria Giappone, l’attivismo cittadino ha costretto al trasferimento della base aerea di Futenma nella  densamente popolata Okinawa. Tuttavia, il piano degli Stati Uniti per posizionare la nuova base aerea in una base navale a nord dell’isola ha generato la forte opposizione dei residenti locali, che non vogliono che l’habitat per i mammiferi marini, l’unico nella zona, sia distrutto da una pista che finirebbe sulle acque incontaminate di Okinawa.
In Australia, è stato segnalato che la Caserma Robertson potrebbe essere la futura sede del ridispiegamento dell’United States Pacific Command Marine Air-Ground Task Force. Le strutture militari a Darwin diventeranno la base per una task force dell’US Marine Corp, aerodromi e poligoni nell’Australia settentrionale saranno utilizzati da bombardieri a lungo raggio statunitensi. Il porto di Perth sarà visitato da navi da guerra e sottomarini nucleari statunitensi. Le forze armate australiane vengono strutturate ad ogni livello per operare come parte integrante delle operazioni degli Stati Uniti nella regione. Bombardieri B-52 verranno schierati due volte a Darwin, quest’anno, e una base per droni statunitense è in costruzione nelle isole Cocos, un possedimento australiano. Un secondo turno di oltre 200 marines statunitensi sarà schierato a Darwin, nel settembre 2013, con l’intenzione di aumentare questa forza a circa 2500 ogni anno. Il centro congiunto per la difesa di Pine Gap è stato fondato nell’Australia centrale vicino la città di Alice Springs, nel 1970. Pine Gap è una delle tre principali stazioni di localizzazione satellitare gestita dalle agenzie di intelligence degli Stati Uniti e dell’esercito degli Stati Uniti. Ogni giorno, agenti dell’Agenzia di Sicurezza Nazionale, della CIA, dell’intelligence dell’aviazione, dell’esercito, marina e del corpo dei marines degli USA, così come le agenzie d’intelligence dell’Australia, gestiscono grandi quantità di dati trasmessi a Pine Gap dai satelliti spia statunitensi che sorvolano Medio Oriente, Asia Centrale, Oceano Indiano, Cina e Sud Est asiatico e Oceano Pacifico. In Nuova Zelanda, nel maggio 2012, i marines hanno condotto la prima esercitazione da combattimento su larga scala con la Nuova Zelanda, dopo 27 anni. L’addestramento al combattimento è stato il primo condotto dagli USA con l’ANZUS (Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti) dalla sospensione degli obblighi del trattato della Nuova Zelanda, nel 1986, dopo che il governo del Paese approvò una legge antinucleare che vietava alle navi a propulsione nucleare della marina statunitense l’accesso alle acque della Nuova Zelanda.
Oltre alla minacce degli Stati Uniti di costruire un aeroporto militare nell’ambiente marino incontaminato di Okinawa, il sistema di difesa missilistico degli Stati Unite e le sue navi Aegis hanno già distrutto uno dei più incontaminati ambienti marini in Corea del Sud, con la costruzione di un enorme, inutile porto militare nell’isola di Jeju Island, che ospita la flotta di cacciatorpediniere antimissile Aegis. La costruzione della nuova base militare su un’isola vicino alla Cina, è una provocazione per il governo cinese. Ho visitato Jeju nel 2010 e poi di nuovo a ottobre, è stato straziante vedere una base navale militare inutile costruita in un’area bellissima. Gli attivisti di Jeju hanno usato tattiche non violente per opporsi alla costruzione della base, mentre il governo sudcoreano ha inviato migliaia di poliziotti e militari dalla Corea del Sud per arrestare e imprigionare molti attivisti. Nelle Filippine, gli Stati Uniti negoziano un più ampio accesso alle basi militari. Un nuovo accordo di sicurezza, chiamato Accordo per una maggiore rotazione del presidio (IRP), permetterebbe alle forze statunitensi una turnazione regolare nelle Filippine per esercitazioni militari congiunte USA-Filippine. Questo accordo permetterebbe agli Stati Uniti di preposizionare materiale bellico per le loro forze nelle basi militari filippine. La frequenza delle esercitazioni USA-Filippine potrebbe aumentare fino alla quasi continua presenza militare statunitense nelle Filippine. Le forze militari statunitensi furono ritirate dalle Filippine nel 1992, dopo le proteste cittadine. Le pretese cinesi sulle isole tradizionalmente detenute dalle Filippine hanno alimentato il nuovo rapporto USA-Filippine.
La visita rinviata del presidente Obama doveva consolidare i piani per le Filippine firmando l’accordo di partenariato trans-Pacifico (TPP), che stabilirà tra 11 nazioni una zona di libero scambio nella regione Asia-Pacifico, che darebbe un’autorità senza precedenti alle società internazionali nel minare le industrie nazionali di quei Paesi.

Jeju-3
La Cina rappresenta una minaccia?
Gli Stati Uniti hanno aumentato notevolmente il loro coinvolgimento militare in Asia per contrastare la crescente potenza economica e militare della Cina nella regione. Eppure, la spesa militare della Cina di 129 miliardi di dollari è nulla rispetto ai 628 miliardi dollari spesi dagli Stati Uniti. Un confronto sul materiale militare dimostra il predominio degli Stati Uniti: gli Stati Uniti dispongono di 10 portaerei contro una della Cina, gli Stati Uniti hanno 15293 aerei militari contro i 5048 della Cina; 6665 elicotteri militari contro i 901 della Cina. La disparità tra gli Stati Uniti e la Cina nel numero di personale militare è impressionante. Con una popolazione di 1344130000, la Cina ha 2285000 militari in servizio attivo e 800000 in riserva. Gli Stati Uniti hanno meno di un quarto della popolazione della Cina, 313847500, ma 1478000 militari in servizio attivo e 1458500 nella riserva. Secondo i media cinesi, la marina cinese ha 70 sottomarini, 10 dei quali a propulsione nucleare. Almeno quattro di questi sono in grado di lanciare i missili JL-2 con testate nucleari, fornendo alla Cina, per la prima volta, una deterrenza strategica e la capacità di secondo colpo contro gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno 73 sottomarini nucleari e altri 3 in costruzione e 4 ordinari: 14 sottomarini lanciamissili balistici classe Ohio e 4 lanciamissili da crociera classe Ohio, 7 sottomarini d’attacco classe Virginia, altri 3 in costruzione e 4 ordinati, 3 sottomarini d’attacco classe Seawolf e 43 sottomarini d’attacco classe Los Angeles e 2 in riserva. Gli Stati Uniti hanno  5113 armi e missili nucleari con una gittata di 9300 miglia se lanciati da terra e 7500 miglia se lanciati da sottomarini nucleari.
Nel 2011, l’Università di Georgetown stimava che la Cina avesse ben 3000 testate, mentre nel 2009 la Federation of American Scientists stimava che i cinesi avessero un minimo di 240 testate. Nel 2011, la Cina pubblicava un libro bianco della difesa che ribadiva la propria politica nucleare,  mantenendo al minimo il deterrente e divenendo il primo Stato nucleare ad adottare la politica “no first use“, impegnandosi ufficialmente a non usare armi nucleari contro Stati che ne sono privi. L’implementazione della Cina di quattro nuovi missili balistici con capacità nucleare ha causato preoccupazione internazionale.
Gli Stati Uniti continuano ad avere “tutte le opzioni” aperte, compreso il nucleare, come precisato il 3 ottobre 2013 dalla “Dichiarazione congiunta del Comitato consultivo della sicurezza.”

Caroline Kennedy, nuova ambasciatrice degli Stati Uniti in Giappone, riuscirà a sfidare le politiche di Obama?
Gli Stati Uniti presto invieranno un nuovo ambasciatore in Giappone. Caroline Kennedy, figlia dell’ex presidente John F. Kennedy, sarà il nuovo volto dell’imperialismo statunitense in Giappone.  Da privata cittadina, Caroline Kennedy ha dichiarato di essersi opposta alla guerra all’Iraq. Una questione importante è se lei riconoscerà il desiderio del popolo giapponese a continuare ad avere il suo unico e importante articolo 9, il paragrafo “pacifista” della sua Costituzione e a convincere l’amministrazione Obama a non indebolirlo. Farlo sarebbe un atto d’incredibile coraggio politico per un ambasciatore statunitense, degno di essere incluso nella versione aggiornata del libro del padre “Profiles in Courage“.

Ann Wright è un colonnello dell’esercito/riserva degli Stati Uniti. È stata anche diplomatico degli Stati Uniti per 16 anni nelle ambasciate di Nicaragua, Grenada, Somalia, Uzbekistan, Kirghizistan, Sierra Leone, Micronesia, Afghanistan e Mongolia. Rassegnò le dimissioni dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, nel 2003, in opposizione alla guerra all’Iraq.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Presidente Putin mette fine alla cooperazione Russia-NATO sull’ABM

StopNATO 3 novembre 2013 – Voce della Russia

Guarda cosa mi ha mandato Obama!

Guarda cosa mi ha mandato Obama!

Con un’altra mossa potente e significativa per la pace, il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha cancellato l’ordine presidenziale che nel 2011 aveva istituito un gruppo di lavoro interdipartimentale sotto l’autorità dell’amministrazione presidenziale russa, volto a sviluppare i metodi per avviare la cooperazione con la North Atlantic Treaty Organization (NATO), nell’ambito della ‘difesa missilistica’.

Sospiro di sollievo
Molti esperti e osservatori della NATO, a conoscenza del decreto e dei tentativi della Federazione russa a sviluppare un rapporto di partnership paritetica con la NATO, basato sul rispetto reciproco e la trasparenza, possono ora tirare un sospiro di sollievo dopo che il Presidente Putin ha finalmente perso la pazienza con l’alleanza. La saggezza del presidente non può essere messa in discussione, dopo ciò che molti hanno detto per anni e le decine di tentativi non riusciti di sviluppare una partnership con l’alleanza. Questi “errori” furono sfruttati e aggravati dalle azioni e dall’inclusiva insistenza della NATO. Come il proverbiale orso russo, il Presidente Putin ha tardato a reagire alla provocazione, ma una volta che l’azione è stata decisa, è stato risoluto.

Vuota retorica
Era quasi ovvio fin dall’inizio che, nonostante tutta la sua retorica in senso contrario, che si dimostrava sempre vuota come le menti di coloro che la sposano, la NATO non aveva alcuna intenzione di permettere alla Federazione russa di agire da partner alla pari. Questa incapacità totale  della NATO di adeguare e modernizzare la propria missione strategica, tenendo conto delle realtà contemporanea di una Russia potenza leader europea interessata alla pace, allo stato di diritto e a una cooperazione reciprocamente vantaggiosa, può essere dovuta alla sua natura intrinseca di  organizzazione creata all’unico scopo di contenere l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, e/o al fatto che NATO è diventata un mero strumento globale del miope tentativo d’imporsi del dominio militare geopolitico e dell’egemonia armata degli USA.

Fallimento della cooperazione
Fin dal periodo caotico alla fine della guerra fredda, la neonata e travagliata Federazione Russa,  rinata dalle ceneri della dissoluzione della più grande potenza della storia dell’umanità, vanamente aveva tentato di trovare un modo di collaborare, ed a volte di placare, il suo ex-avversario della NATO, che avrebbe dovuto essere sciolto al momento del crollo del blocco sovietico. Ma purtroppo la brama di egemonia e dominio militare globale, e il nuovo modus operandi della “promozione degli interessi con la forza” non permise all’occidente di smantellarne la macchina di guerra e morte. Questo avvenne in Jugoslavia e in Serbia, quando la NATO promise alla Russia di inviare i suoi peacekeeper, ma quando venne il momento della presenza russa sul terreno, fece rapidamente  dietro-front. Questo schiaffo agli interessi della Russia e dei suoi alleati, in seguito si verificò nuovamente molte volte, mentre la NATO scatenava guerre illegali d’aggressione e avventure militari contro un Paese dopo l’altro nel mondo. Poi, con ciò che s’è rivelato essere il falso  paradigma della “guerra al terrore”, quando la Russia in innumerevoli occasioni tentò di collaborare… ma la Russia fu disprezzata altre volte. Infine, si è visto che, nonostante la nuova natura della Russia di Paese democratico in crescita, promuovendo pace e cooperazione, la NATO ha continuato l’espansione ad est e, difatti, mondiale e perfino spaziale, mentre allo stesso tempo circondava la Russia con missili e armi da guerra, con il pretesto dello spauracchio di un attacco dell’altrettanto demonizzata Repubblica islamica dell’Iran. Cercando di diventare un partner a pari titolo dello scudo missilistico, la Russia ha tentato più volte di collaborare con la NATO. Tuttavia, la NATO bloccò tutti i tentativi della Russia di parteciparvi ed avere la garanzia che i missili non sarebbero stati usati per neutralizzare la Russia stessa. La Russia ha ripetutamente chiesto una garanzia scritta, alla luce della pratica occidentale di sprezzare totalmente le garanzie promesse e mai mantenute, come provato in Serbia e Kosovo, ma la garanzia scritta non venne mai fornita e tanto meno presa in considerazione. La Russia tentò di introdurre ciò che fu chiamato approccio settoriale, la saggia strategia di uno “scudo” attentamente pianificato ed efficace per proteggere sia l’Europa che la Russia stessa, ma fu sdegnosamente respinto.

Difesa missilistica, cavallo di Troia per il primo colpo
Fu provato ed è ora noto pubblicamente che i missili intercettori e gli elementi dello scudo missilistico degli Stati Uniti e dei loro alleati della NATO, che sono stati surrettiziamente disposti intorno alla Russia, possono essere trasformati in armi offensive di primo colpo, quasi un colpo distruttivo. Questi cosiddetti missili “difensivi” sono anche in grado di lanciare testate nucleari direttamente nel cuore della Russia. Questo viene ulteriormente sottolineato dai testimoni dei test missilistici dello scudo della NATO e dagli scienziati esperti dei radar e degli elementi che compongono lo scudo. Come “scudo”, il sistema missilistico USA/NATO è quasi completamente inefficace, consentendo a più del 40% dei missili di filtrare, e quasi inefficace al 100% contro  missili tattici e armi a corta gittata. E’ un dato di fatto che i progettisti del sistema ne siano consapevoli. Allora perché installare tale sistema? Per un primo colpo totalmente devastante e senza risposta.

Pace
La vittoria per il Presidente Putin, la Federazione russa e la pace in Siria ha ora dimostrato, aldilà di  ogni ombra di dubbio, che il Presidente Putin è un leader che veramente onora e crede nella pace, lo Stato di diritto e la trasparenza. A differenza del Nobel per la Pace Obama, che cerca di continuare le politiche per una guerra aggressiva, la promozione degli interessi con la forza e le esecuzioni extragiudiziali con i droni, approvate personalmente. Il Presidente Putin ha detto sinceramente che non si preoccupa del Premio Nobel per la Pace. Si preoccupa della pace.

Nuova corsa agli armamenti
L’inarrestabile espansione della NATO in tutto il mondo e verso est, ha costretto i Paesi a costruirsi armi per difendersi, il diritto di qualsiasi nazione sovrana di contrastare la minaccia di un aggressore, spingendo il mondo ad entrare nella corsa globale degli armamenti, al cui confronto la guerra fredda sembrerà un’esercitazione. Russia, Cina, Venezuela e Corea democratica in particolare, sono costretti a spendere miliardi per la difesa e le forze armate per contrastare la minaccia della NATO. Con il costante atteggiamento bellicoso degli Stati Uniti, la Corea democratica ed altri Paesi ad essi non favorevoli sono stati costretti a crearsi una deterrenza nucleare. Ciò ha portato a un mondo molto più pericoloso, ma ne ha dimostrato la necessità, dopo ciò di cui il mondo è stato testimone in Iraq, Afghanistan e Libia, nell’operato degli Stati Uniti e dei loro alleati della NATO.

Artico
USA/NATO continuano a tentare di promuovere i propri interessi con la forza e la militarizzazione di Paesi e regioni una volta neutrali e pacifici, nel caso dei Paesi scandinavi e dell’Artico. Il tentativo di USA/NATO di spostarsi nella regione artica, è chiaramente una strategia per prendere risorse e territori con la forza. Qualcosa di illegale, come le loro guerre aggressive e la dottrina Bush della guerra preventiva.

La nuova posizione della Russia nel mondo
Due eventi recenti, il rifiuto da parte del Presidente Putin di farsi influenzare dalla minaccia del  terrorismo dal principe saudita Bandar, con il “pieno sostegno degli Stati Uniti”, ed aver impedito un’altra aggressione a una nazione sovrana, la Siria, da parte di USA/NATO, hanno ancora una volta trascinato il mondo nel campo del sano multipolarismo che efficacemente pone fine ai piani degli Stati Uniti per l’”egemonia globale americana”, un fatto ammesso anche dall’architetto del grande gioco della geopolitica, Zbignew Brzezinski.

Avvertimenti
Avvertimenti furono  emessi in Russia da molti ambiti riguardo l’avvio dell’espansione verso est della NATO, tra cui gli avvertimenti che lo scudo USA/NATO potesse essere rapidamente e senza problemi convertito in un mortale sistema di primo colpo. Quindi, perché la Russia dovrebbe continuare a tentare di collaborare con il piano per circondarla di missili della NATO? Le risposte  possono essere machiavelliche o semplicemente essere che la Russia cercasse di cooperare con l’occidente fino in fondo e in modo pacifico.

Fine di un’epoca
Con l’abrogazione molto chiara dell’ordine presidenziale del 25 aprile 2012, che istituiva ufficialmente la cooperazione con la NATO: “Sull’abrogazione dell’ordine del presidente russo sul rappresentante speciale del presidente russo presso l’Interazione della Difesa Missilistica con l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO)“, il Presidente Vladimir Putin ha messo ufficialmente fine al periodo in cui la Russia tentava di placare e di collaborare con il suo ex-nemico, la NATO, tranquillamente, ancora una volta e con calma, affermando la sovranità della Russia e dimostrando che la Russia è dalla parte della pace non solo a parole, ma con atti dignitosi.

La NATO continua a mostrare aggressività
Nel frattempo la NATO avvierà esercitazioni di guerra a 30 secondi di volo dal territorio della Federazione Russa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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