Venezuela: sconfitto il tentativo di colpo di Stato

L’ex presidente Lula critica le interferenze degli Stati Uniti nelle elezioni venezuelane
Thierry Deronne, Ciudad Caracas Info, Caracas, 17-18 aprile 2013 – Venezuela Infos

534321Come sappiamo, alle prime ore dell’annuncio della vittoria del bolivariano Nicolas Maduro, gli attivisti dell’ex candidato di destra Capriles Radonski (1) obbedendo ai suoi ordini, scendevano in piazza per scatenare la loro rabbia. Conclusione: otto cittadini uccisi, tra cui due destinatari della Grande Missione degli Alloggi, residenti in un comune di destra (Baruta) e 63 feriti, mentre le sedi del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), dei Centri di salute integrali, dei media comunitari, la sede regionale del Consiglio Nazionale Elettorale e le case dei funzionari governativi sono stati attaccati e bruciati. Questa violenza razzista ha beneficiato della compiacenza dei media privati venezuelani, maggioritari in Venezuela, che occultano le vittime (2), e dai loro relè mediatici internazionali, come durante il golpe contro il presidente Zelaya (in Honduras) del 28 giugno 2009 e il golpe contro Hugo Chavez del 12 aprile 2002.
A livello nazionale, una frangia di elettori di Capriles si è smarcata dalla sua strategia omicida, già usata durante il colpo di Stato del 2002, e ha espresso la propria indignazione per gli assassini (3).  In ogni caso, la maggioranza della popolazione non l’ha seguito, proseguendo le attività quotidiane o mobilitandosi pacificamente per difendere il verdetto delle urne. I consulenti mediatici di Capriles  avevano cercato, in questi mesi, di rifargli un nuovo look sociale e democratico, imitando la rivoluzione chavista e rinnovandosi da “Lula venezuelano” che manterrebbe le missioni sociali, arrivando persino a ringraziare i medici cubani. Questa cosmesi è ormai distrutta e il candidato neoliberista sembra rendersene conto annullando le nuove manifestazioni. Continui rapporti  suggeriscono che ora Radonski abbia intenzione di montare un “auto-attentato” per continuare ad alimentare i media internazionali. Mentre denuncia la “frode” davanti le telecamere di tutto il mondo, non ha impugnato né chiesto il riconteggio dal Centro Nazionale Elettorale. È il CNE che l’ha deciso il 18 aprile, estendendo il controllo sul 54% dei seggi (una verifica statistica già sufficiente e di gran lunga superiore a quella di qualsiasi altro Paese), al restante 46%. L’elezione è stata convalidata dagli osservatori internazionali, tra cui quelli di UNASUR e dell’UNIORE.
A livello internazionale, tutti i governi, dal Brasile alla Russia, dalla Francia alla Cina, hanno pienamente riconosciuto Nicolas Maduro presidente costituzionale del Venezuela (tra cui BRICS, il Movimento dei Paesi Non Allineati, MERCOSUR, UNASUR i cui 12 Paesi latino-americani si riuniscono questo 18 aprile a Lima per sostenere il Presidente Maduro). Gli ultimi alleati della destra venezuelana (OSA e Spagna) sono stati obbligati a seguire la comunità internazionale, riconoscendo la vittoria del candidato bolivariano. Il governo degli Stati Uniti si trova isolato nel suo rifiuto di riconoscere la volontà degli elettori.
Dalla Germania, il presidente ecuadoriano Rafael Correa ha condannato gli atti di violenza perpetrati dalla destra di Capriles Radonski: è sempre la strategia della destra venezuelana con il sostegno di gruppi nazionali e stranieri, per avere un voto serrato, al fine di minare le elezioni e  giocare la carta della destabilizzazione. Evo Morales ha elogiato i “fratelli venezuelani che hanno sventato un nuovo tentativo di colpo di Stato” e ha letto pubblicamente il messaggio con cui il segretario di Stato John Kerry, del governo degli Stati Uniti, ha detto che “il continente latino-americano è il nostro cortile di casa, è fondamentale per noi“. Il presidente boliviano, su questo messaggio fa presagire ulteriori tentativi di colpi di Stato. L’ex presidente Lula, che si è congratulato con Nicolas Maduro, ha detto che quando si svolgono funzioni presidenziali, vi sono cose di cui non si può parlare per diplomazia, ma oggi posso dire che di volta in volta gli Stati Uniti interferiscono nelle elezioni tenutesi negli altri Paesi. Dovrebbero farsi gli affari propri e lasciarci scegliere il nostro destino.
Durante l’inaugurazione del nuovo ospedale pubblico “Cipriano Castro” nello Stato di Aragua, il 16 aprile, il Presidente Maduro ha accusato gli Stati Uniti di finanziare la destabilizzazione della democrazia: “Ho detto al popolo “pazienza”, non ci può essere uno scontro del popolo contro il popolo. Questo è ciò che la destra vuole per giustificare l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela“.  Il nuovo ospedale, situato nella famosa zona di San Vicente, del comune Maracay, abitata per lo più da famiglie della classe operaia, è equipaggiato con le più moderne tecnologie per l’emergenza, la pediatria e la chirurgia. Le cure sono totalmente gratuite. Lo stesso giorno altri due Centri di Diagnosi Integrale sono stati aperti a La Vega (quartiere popolare di Caracas) e nel comune di La Victoria (Stato Aragua). Il CDI di La Vega è il trentottesimo della capitale e resterà aperto 24 ore su 24. Il secondo mette a disposizione degli abitanti sale ospedaliere di terapia intensiva, chirurgia, oculistica, endoscopia, cardiologia, ecografia, radiologia e traumatologia: “E’ la salute nel socialismo, come afferma la Costituzione Bolivariana: un sistema di salute pubblico gratuito, come avevamo scritto da componenti parlamentari nel 1999“, ha detto Maduro, prima di annunciare “misure drastiche per risolvere i problemi del sistema elettrico nazionale” ed avviare “il governo delle piazze“, ascoltando le critiche e le proposte dei movimenti sociali. “Le missioni educative saranno rivitalizzate, lavorando con le amministrazioni locali, la Grande Missione per gli Alloggi, per non conoscerne solo l’aspetto quantitativo, ma anche, sul campo, come migliorarne la qualità“.
Il 19 aprile, prendendo le sue funzioni ufficiali, il nuovo presidente del Venezuela sarà accompagnato da tutti i capi di Stato dell’America Latina e da altri rappresentanti internazionali, oltre alla grande mobilitazione degli elettori bolivariani.

Note:
1.  Sui colpi di Stato in Paraguay e l’Honduras, dobbiamo aggiungere gli elementi finanziati in modo occulto dalle reti di destra (reti criminali collegate alla mafie della droga, ai mercenari stranieri, tra cui salvadoregni e statunitensi, ai paramilitari colombiani legati all’ex-presidente Uribe, ecc.).
2. Il dominio dei media privati in Venezuela
3. Il giornalista Maurice Lemoine ha detto che “il 26 marzo, tre membri della destra, Ricardo Sánchez (supplente di María Corina Machado), Andres Avelino (supplente di Edgar Zambrano) e Carlos Vargas (supplente di Rodolfo Rodríguez), hanno ritirato il loro sostegno a Capriles denunciando l’esistenza di un piano sviluppato dal MUD per rifiutare i risultati della CNE sulle elezioni del 14 aprile, e orchestrare un periodo di violenze nel Paese.” Leggasi “Venezuela, la vittoria del “chavismo senza Chavez”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Hugo Chavez lascia un’eredità prodigiosa che non morirà mai

Asad Ismi, Global Research, 4 aprile 2013

408076I grandi leader rivoluzionari non muoiono mai. Sono immortali nei cuori dei popoli che hanno servito. Come Aleida Guevara, figlia del Che Guevara, ha detto: “Mio padre vive in tante popoli“. Così è per Hugo Chavez, il fenomenale presidente socialista del Venezuela morto di cancro il 5 marzo, pianto da milioni di persone in tutto il mondo che l’hanno venerato e ammirato.
Da presidente più popolare del Venezuela, negli ultimi 14 anni le realizzazioni di Chavez sono infinite. Non solo ha trasformato il Venezuela in uno Stato socialista in una notte, ma ha guidato anche la rivoluzione latinoamericana a livello continentale, una rivoluzione che ha liberato 12 Paesi della regione dal dominio imperialista degli Stati Uniti. Questo risultato ha fatto di Chavez un eroe internazionale per i popoli del Sud e del Nord del mondo, che lo guardano come esempio e ispirazione nella loro lotta contro il neocolonialismo occidentale.
Fin dalla sua fondazione, il Venezuela è stato dominato da una ricca élite bianca creola, che regnava sulla povera popolazione a maggioranza indigena, meticcia e afro-venezuelana. Questa élite, sostenuta dagli USA, ha monopolizzato la ricchezza e il potere e tenuto oltre il 50% dei venezuelani nella povertà, anche se il loro Paese era diventato il quinto più grande produttore di petrolio al mondo. Con il sostegno di Washington, la classe superiore venezuelana ha dimostrato di essere una delle più corrotte al mondo, saccheggiando la ricchezza petrolifera del Paese per 40 anni. Quando il popolo protestava, veniva ucciso, come nel massacro del Caracazo del 1989, quando le forze di sicurezza macellarono 3.000 persone. A causa di questa brutale repressione e della povertà imposta, sorse e si diffuse un movimento popolare, eleggendo infine nel 1998 presidente del Paese Hugo Chavez. Chavez poi avviò la Rivoluzione Bolivariana, che si rivelò essere precursore della più grande Rivoluzione Latinoamericana.
Ex colonnello dell’esercito, Chavez veniva da una famiglia povera in parte indigena e in parte afro-venezuelana. E’ stato eletto presidente quattro volte, e con il più ampio margine in 40 anni. Comprese le elezioni regionali, il governo di Chavez ha vinto in 16 elezioni. Determinato a farla finita con ciò che chiamava dominio del “capitalismo selvaggio”, Chavez ha ridistribuito la ricchezza del Venezuela, ha avviato la massiccia espansione dell’assistenza sanitaria e dell’istruzione gratuite, attraverso la riforma agraria e le sovvenzioni pubbliche. Queste riforme sociali fecero arrabbiare gli Stati Uniti che provarono per tre volte a sbarazzarsi di lui; una volta attraverso un colpo di stato fallito, poi fomentando la serrata petrolifera e altri attacchi economici, e poi con un pasticciato tentativo di assassinio. Prima di Chavez, più della metà del popolo del Venezuela viveva in povertà, una cifra che è riuscito a ridurre della metà, prima della morte. Ha creato l’assistenza sanitaria universale e l’istruzione gratuite, aumentando il tasso di alfabetizzazione del Paese al sorprendente 100%. Ha implementato le riforme agrarie e creato supermercati statali tagliando il prezzo degli alimentari del 40%. Prima di questi importanti miglioramenti sociali, il 70% dei venezuelani non aveva accesso alle cure mediche di base, e il 40% era analfabeta. Chavez ha anche aumentato il salario minimo di oltre il 600%, ha ridotto la disoccupazione dal 20% al 6%, ed ha portato il Venezuela al quarto posto nell’indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite.
La maggiore enfasi della Rivoluzione Bolivariana è stata posta sul miglioramento dell’assistenza sanitaria del popolo venezuelano; il governo di Chavez ha costruito migliaia di nuove cliniche, ospedali e centri diagnostici in tutto il Paese. Il programma di assistenza sanitaria del governo si chiama Missione Barrio Adentro, che significa “all’interno del quartiere.” Questo programma di assistenza sanitaria ha curato 24 milioni di pazienti, su una popolazione di 26 milioni di abitanti. Il programma ha inviato medici nelle baraccopoli urbane e nei villaggi rurali, prima raramente visitati dai medici. Quando inizialmente alcuni medici venezuelani si rifiutarono di recarsi in queste regioni remote, il governo di Chavez assunse 46.000 medici cubani disposti a viaggiare ovunque. Da allora, i medici venezuelani si sono uniti ai loro colleghi medici cubani visitando tutte le comunità isolate. La Missione Barrio Adentro è solo un programma di salute tra i tanti. La Missione Milagro, che significa “miracolo”, ha ridato la vista a circa 300.000 venezuelani. La Missione Gregorio Hernandes si prende cura dei disabili, in precedenza esclusi dal servizio medico. La Missione Sonrisa, che significa “sorriso”, fornisce gratuitamente cure odontoiatriche. La mortalità infantile in Venezuela è stata ridotta da 21 per 1.000 bambini a 13, il terzo tasso più basso in Sud America. Più di cento farmaci vengono distribuiti gratuitamente dal governo, che ha istituito le farmacie agevolate che vendono anche altri farmaci con lo sconto del 40%. Pur garantendo al popolo venezuelano benessere fisico attraverso l’assistenza sanitaria gratuita, la Rivoluzione Bolivariana ne ha liberato le menti attraverso l’istruzione pubblica. In meno di tre anni, le missioni educative del governo Chavez hanno insegnato a tre milioni di venezuelani a leggere e a scrivere, eliminando completamente l’analfabetismo. Ora il Venezuela ha uno dei più alti livelli di alfabetizzazione nel mondo. Le missioni per l’istruzione: Missione Robinson per l’analfabetismo, Missione Ribas per le scuole superiori e la Missione Sucre per le università. Più di 3.000 nuove scuole sono state costruite. Due milioni di bambini hanno raggiunto il sistema educativo, aumentando del 25%. Adulti senza istruzione superiore hanno avuto questo servizio nelle scuole di quartiere. Più di un terzo dei venezuelani è iscritto a scuole superiori e università, e 10 milioni di venezuelani vi studiano oggi. L’effetto di quest’istruzione rivoluzionaria è stato di elevare la coscienza politica di un popolo a lungo tenuto nell’ignoranza e nell’apatia dai suoi sorveglianti capitalisti.
Insieme all’assistenza sanitaria e all’istruzione, la Rivoluzione Bolivariana ha dato al popolo venezuelano terra e cibo. La sicurezza alimentare è stata a lungo un problema cruciale per i venezuelani impantanati nella povertà estrema, prima che Chavez prendesse il potere. Con la Missione Mercal, il governo ha istituito 8.000 supermercati e piccoli mercati sovvenzionati in tutto il Paese, fornendo così cibo a prezzi accessibili a otto milioni di venezuelani, che vi fanno acquisti.  I negozi fanno parte della Corporation dei mercati socialisti o COMERSO, una rete di supermercati sovvenzionati e negozi alimentari di proprietà pubblica. Il governo inoltre ha nazionalizzato la catena dei supermercati Exito. Il programma di riforma agraria del governo Chavez, chiamato Missione Zamora, promuove l’equa proprietà della terra e la sicurezza alimentare. Il settanta per cento delle terre in Venezuela è di proprietà del 3% della popolazione, spesso degli assenteisti. Per questo motivo, il Paese doveva importare il 70% del suo fabbisogno alimentare. La Missione Zamora ha spezzato il latifondo inattivo, avocato i latifondi e ridistribuito 3,4 milioni di acri di terra a 15.000 famiglie di contadini, così come ha impostato 50.000 cooperative con i nuovi proprietari. Questi passaggi hanno incrementato la produzione alimentare e il Venezuela ha iniziato il percorso verso l’autosufficienza alimentare. Come la dottoressa Maria Paez Victor, sociologa venezuelano-canadese, mi spiegò: “Chavez non è solo, il popolo del Venezuela è con Chavez.” L’enorme successo del governo di Chavez si spiega con il fatto che è uno strumento della maggioranza povera del Venezuela, che ha deciso di rivendicare il proprio Paese e le sue risorse. Così, insieme all’assistenza sanitaria, all’istruzione, alla terra e al cibo, la Rivoluzione Bolivariana ha letteralmente dato il potere al popolo e Chavez è diventato il primo governante nella storia del Venezuela ad assicurare la partecipazione dei poveri alla politica. La Costituzione bolivariana, approvata dal referendum nel 1999, dichiara che il Venezuela è una democrazia partecipativa. Per promuovere questo sistema, Chavez ha istituito 35.000 consigli comunali e 130.000 “circoli bolivariani” di base nei quartieri e nei luoghi di lavoro di tutto il Venezuela. Questi circoli hanno contribuito a elevare la coscienza di massa dei poveri per la prima volta, ed i consigli comunali gli hanno dato un potere reale. Questi consigli prendono parte alla nascita di un nuovo Stato. Come Chavez ha dichiarato, “La povertà viene eliminata per dare potere al popolo.
La Rivoluzione Bolivariana prende il nome da Simon Bolivar, che liberò l’America Latina dal colonialismo spagnolo, nel 19.mo secolo. Bolivar voleva unire i Paesi sudamericani, soprattutto per evitare che un altro potere imperiale, gli Stati Uniti, dopo la Spagna, li dominasse. A livello continentale, Chavez è stato il leader più importante della Rivoluzione Latino Americana, integrando economicamente e unendo politicamente i Paesi, eliminando il dominio USA sulla regione. Come il Presidente Chavez ha detto nel 2009, “Un altro mondo è possibile… non solo possibile, ma è necessario… e questo mondo sta nascendo in America Latina e nei Caraibi, oggi.  Oggi, in questa terra di Bolivar, Marti, San Martin, Fidel, O’Higgins, Artigas, Alfaro, viviamo una rivoluzione, una vera e propria rivoluzione.” Chavez ha guidato la formazione di diverse organizzazioni integrative che hanno unificato quasi tutto il continente, tra cui: 1) la Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC), un blocco regionale composto da 33 nazioni che comprende tutti i Paesi delle Americhe ad eccezione di Stati Uniti e Canada. Questo raggruppamento è volto a sostituire l’Organizzazione degli Stati Americani dominato dagli USA. 2) l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), l’integrazione di 12 paesi del Sud America basata su un parlamento, un forum presidenziale, una segreteria e un’alleanza militare. 3) l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), un’alleanza commerciale progressista composta da otto Paesi. 4) Banco del Sur (Banca del Sud), una banca per lo sviluppo dell’America latina. 5) Telesur, (la rete televisiva del Sud), e 6) Petrosur (la compagnia petrolifera del Sud). Con CELAC, UNASUR, la Banca del Sud, Petrosur, e ALBA, si crea una economia continentale completamente nuova e dall’orientamento socialista. Questa economia non funziona secondo le regole del mercato capitalista, ma risponde alle esigenze dello sviluppo dei popoli latinoamericani.
Infuriati per l’impressionante progresso delle rivoluzioni bolivariane e latino-americane, gli Stati Uniti e l’élite venezuelana hanno provato, fallendo, ripetutamente a rovesciare Chavez, portando alla espulsione dell’ambasciatore degli Stati Uniti. Come pilastro del neoliberismo e dell’imperialismo, il governo degli Stati Uniti ha rovesciato molti governi in America Latina e in tutto il mondo, per aver tentato di ridistribuire la ricchezza e il potere. Attraverso colpi di Stato, invasioni, omicidi, guerre segrete e coercizione economica (cioè attraverso il terrorismo di Stato), gli Stati Uniti hanno perpetrato il genocidio di circa un milione di latinoamericani fin dal 1950. Il governo di Chavez ha trionfato sull’imperialismo degli Stati Uniti perché ha organizzato il popolo venezuelano difendendo le conquiste della Rivoluzione Bolivariana. Come il Presidente Chavez ha detto nel 2009: “Dieci anni fa, la rivoluzione bolivariana è arrivata in Venezuela, sospinta da un potente movimento popolare, e abbiamo avuto dieci anni di resistenza ad aggressioni, terrorismo e sabotaggio da parte dell’impero degli Stati Uniti, ma siamo qui in piedi, pronti a sopravvivere a più di 100 anni di aggressioni, se dobbiamo“.
Data l’organizzazione di Chavez del popolo venezuelano e il suo successo nel garantirne la partecipazione alla Rivoluzione Bolivariana, la continuazione dei suoi successi incredibilmente progressivi appare sicura. Il suo successore designato, il Vicepresidente Nicolas Maduro, è un chavista convinto e ha chiarito che continuerà le politiche rivoluzionarie del Presidente. Nuove elezioni sono previste per aprile, e Maduro è ampiamente favorito come vincitore. È un lavoratore, un ex autista di autobus e leader sindacale. Ha detto recentemente di Chavez: “Missione compiuta, Comandante! Completamente realizzata: senza che dolore, sacrificio e nemmeno la malattia lo fermassero. Nulla l’ha fermato e nessuno fermerà il nostro popolo. Ora tocca a noi… fateci costruire il socialismo con equità e verità“.

Asad Ismi è corrispondente internazionale del CCPA Monitor. E’ autore del documentario radiofonico “La Rivoluzione Latino Americana“, trasmesso da 40 stazioni radio, raggiungendo un pubblico globale di circa 33 milioni di persone. Questo articolo è il 18.mo di una serie sulla rivoluzione latino-americana. Per le sue pubblicazioni, visitare Asad Ismi.ws.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chavez continua a spaventare gli USA

Gli Stati Uniti continuano a diffamare Caracas anche dopo la morte di Chavez
Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 30 marzo 2013

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Il giorno in cui è stato annunciato che il presidente del Venezuela Hugo Chávez era morto per un cancro non identificato, due diplomatici statunitensi venivano espulsi come persone non grate a Caracas, mentre cercavano di organizzare un qualche tipo di colpo di stato e di cospirazione contro il Venezuela. Evitando di attirare un’attenzione ancora più negativa, l’amministrazione Obama avrebbe tranquillamente aspettato fino al 9 marzo, il giorno dopo il funerale di Stato di Chávez, per vendicarsi con l’espulsione di due diplomatici venezuelani. Il Vicepresidente esecutivo Nicolás Maduro Moros annunciava pubblicamente che il suo governo crede che un’operazione sporca abbia  causato la morte del Presidente Chávez. Maduro ha sostenuto che i nemici “imperialisti” dell’America Latina (leggasi il governo degli Stati Uniti) avevano contagiato Chávez con un certo tipo di agente patologico che ne ha causato il cancro terminale. Si trattava di una sensazione ripresa da un paio di leader mondiali; il boliviano Evo Morales e l’iraniano Mahmoud Ahmadinejad hanno detto che anche loro sospettano un’operazione sporca. Maduro ha anche annunciato che un’indagine  scientifica sarebbe stata avviata per vedere se il defunto leader del Venezuela sia stato assassinato.
Se l’ipotesi del governo venezuelano può essere spazzata via come fantasia e posa paranoica dai suoi avversari, vale la pena notare che è ormai generalmente accettato che il defunto Yasser Arafat,  presidente della Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e capo della l’Autorità palestinese, sia stato ucciso per intossicazione da polonio radioattivo. L’assassinio per avvelenamento non è così peregrino, come qualcuno potrebbe pensare inizialmente. L’avvelenamento è in realtà un modus operandi scelto per gli assassinii politici. Ad esempio, la Central Intelligence Agency (CIA) ha cercato di uccidere di Cuba Fidel Castro con sigari avvelenati e, in seguito, attraverso ciò che gli psicologi sociali descriverebbero la “percezione dell’immagine speculare” negli altri della CIA, essa accusava l’Iraq di usare le sue stesse tattiche di assassinio. Né si deve dimenticare che il Presidente Chávez era l’uomo contro cui gli Stati Uniti hanno organizzato un colpo di stato nel 2002, nel tentativo di proteggere i giacimenti di petrolio del Venezuela, prima che Stati Uniti e Regno Unito invadessero l’Iraq nel 2003. Chávez fu fatto prigioniero e poi portato in un aeroporto da cui i golpisti volevano esiliarlo dal Venezuela, ma solo dopo aver firmato una lettera di dimissioni che gli Stati Uniti gli avevano chiesto di procurarsi, per legalizzare la loro illegale occupazione del governo nazionale a Caracas. Pedro Francisco Carmona, ricco uomo d’affari e capo della Camera di Commercio venezuelana, sarebbe diventato presidente ad interim. L’ambasciatore degli Stati Uniti Charles Shapiro si precipitò ad incontrare i leader del colpo di stato e, anche a farsi riprendere gioioso con loro, mentre la Corte Suprema del Venezuela, i membri dell’Assemblea Nazionale (Parlamento) e della Commissione elettorale venivano tutti dimessi.
Gli Stati Uniti furono coinvolti e furono consapevoli di ogni aspetto del colpo di stato. Il Pentagono aveva ufficiali nella base dove Chávez era stato imprigionato e ufficiali delle forze armate degli Stati Uniti avevano incontrato in precedenza i golpisti. Attraverso l’accesso ai documenti del governo federale statunitense, in base al Freedom of Information Act, è stato anche dimostrato che la CIA aveva fornito i piani alla cospirazione golpista, cinque giorni prima che si attivasse. Il presidente golpista Carmona non sarebbe nemmeno fuggito nell’ambasciata colombiana per entrare negli Stati Uniti, sarebbe stato portato in Colombia, da dove sarebbe entrato negli Stati Uniti.

Le menzogne come metodo
Indipendentemente dalle opinioni politiche e dalle interpretazioni in merito agli anni di Hugo Chávez, la natura di parte delle relazioni dei media mainstream su di lui, da posti come Stati Uniti,  Gran Bretagna e Canada, sono difficili da dimenticare. Il motivo era che “il Venezuela può guardare a un futuro migliore e alla libertà, ora che Chávez è morto.” Queste affermazioni sono volutamente fuorvianti e confezionate per diffondere un’interpretazione negativa del leader venezuelano come dittatore. Così, il Venezuela di Chávez viene casualmente presentato come una repubblica delle banane non democratica e politicamente ed economicamente instabile. Non importa il fatto che osservatori elettorali internazionali concordino sul fatto che in Venezuela, da quando Chavez è salito al potere, le elezioni sono state impeccabilmente eque, trasparenti e libere. Questa narrativa dimostra sistematicamente il fatto che i programmi di Chávez hanno notevolmente innalzato il tenore di vita del Paese e ridotto della metà la povertà e ignorato il fatto che i “mercati bolivariani” hanno abbassato i prezzi delle merci di circa il 40%. Non importa che i programmi di assistenza sanitaria e i tassi di istruzione si siano notevolmente ampliati e siano diventati universalmente gratuiti. A quasi due milioni di persone è stato insegnato a leggere, sotto l’amministrazione di Chávez, mentre l’economia è più che raddoppiata, pochi anni dopo il fallito colpo di stato sostenuto dagli USA, nel 2002. I fatti non sono mai stati presi in considerazione nella politica estera degli Stati Uniti, sia che si tratti delle armi di distruzione di massa (WMD) in Iraq o dell’affondamento dell’USS Maine a L’Avana.
La realtà non ha impedito agli Stati Uniti di diffamare Caracas attraverso un intera serie di bugie ed  hanno continuato anche con la morte di Chávez. Il suo funerale di Stato è stato descritto come un festival chavista, con un notevole ridimensionamento della folla in semplici “migliaia.” L’indicazione dei numeri sarebbe stata diversa, in termini di precisione, se si fosse trattato del funerale di un leader degli Stati Uniti o del Regno Unito. Le generalizzazioni, le ambiguità e i termini lessicali li tradiscono come tentativo sistematico di costruire una percezione negativa di Hugo Chávez e d’indirizzare l’elaborazione interpretativa del pubblico e dei lettori. In primo luogo, molti degli articoli hanno sottolineato che dittatori e uomini forti hanno partecipato al funerale. Creando un’associazione nella mente del pubblico e dei lettori, per far generalizzare l’idea di Chávez quale membro di un club autoritario, estendendo la categoria del dittatore anche a lui. È per questo che l’evento è stato anche rappresentato, in alcuni articoli, come una riunione dell’”Asse del Male”. A ciò, di solito segue un caso specifico con cui si indica la folla venezuelana come “sostenitori di Chávez.” Utilizzando l’analisi critica del discorso, lo si può anche essere collegare a un eccesso di lessicalizzazione. La super-lessicalizzazione codifica una percezione specifica attraverso l’uso eccessivo e ripetitivo di specifiche parole descrittive. Le persone demonizzate/estraniate o impotenti, di solito vengono super-lessicalizzate, ad esempio i criminali afro-americani o ispanici degli Stati Uniti, verranno definiti “criminali afro-americani” e “ispanici criminali”, mentre i criminali considerati bianchi, saranno semplicemente indicati come semplici criminali nella narrativa super-lessicalizza.
Gli alleati del Venezuela vengono denominati “alleati di Chávez”, per personalizzare le relazioni e alienare i legami del Venezuela con Paesi come l’Iran, indicandoli come innaturali. Oltre a Fox News, molti degli stessi media che hanno riportato il funerale di Chávez, non indicano le folle di statunitensi che si assembrano a Capitol Hill per l’inaugurazione presidenziale come “pro-Obama” o “sostenitori di Obama”. I cittadini britannici che si recano a Buckingham Palace, per il giubileo o  qualche altro evento regale che coinvolge la monarchia britannica, non vengono indicati come “monarchici” o “realisti”. Se c’è una folla pro-Obama o dei monarchici inglesi, ci devono essere anche gruppi anti-Obama e repubblicani inglesi, ma la folla di Capitol Hill o di Buckingham Palace viene semplicemente generalizzata rispettivamente come cittadini statunitensi e popolo inglese.
Gli oppositori di Chávez sostengono che il Venezuela non è una democrazia o che non sia migliorata sotto la sua amministrazione. A parte che ciò è perversamente falso, a questi attori dovrebbe essere chiesto “rispetto a cosa?” Il Venezuela è diventato una democrazia soprattutto con la presidenza di Hugo Chávez e le condizioni di vita degli strati più poveri sono migliorate. Prima di Chávez, l’inflazione era al 70% e vi furono gravi tagli in quel poco di spesa pubblica fatta del governo del Venezuela. L’ultimo presidente, come molti membri dell’opposizione, è stato anche sorpreso a derubare il tesoro del Paese. Tutto ciò e la povertà del Paese, tuttavia, non sono dei problemi per i critici di Chávez, dentro e fuori il Venezuela. Questi critici o curano gli interessi di un’élite minoritaria della società venezuelana o ancora una volta si trasformano in satrapi degli statunitensi del Venezuela. Ironia della sorte, è anche a causa delle stesse leggi sulla libertà dei media, che Chavez indicò al Venezuela che l’opposizione nel suo Paese poteva criticarlo, e in molti casi calunniarlo soltanto, mentre Fox News effettuava attacchi ad hominem, con infotainment e annunci nel suo network mediatico compresa la famigerata Radio Caracas Televisión (RCTV), che sostenne il golpe del 2002. A parte i media di Stato, che hanno un pubblico che ammonta a non più del 10% del pubblico nazionale, si deve anche notare che l’opposizione detiene l’80% o più dei media mainstream del Venezuela.

Culto della personalità al passaggio della fiaccola
424593 Con Chávez morto, il mondo potrà vedere se la Rivoluzione Bolivariana è tenuta insieme da un culto della personalità, basata soprattutto sulla sua persona, o meno. La vitalità del progetto politico di Chavez sarà testata nel Venezuela post-Chávez. Dal 2011, la leadership degli Stati Uniti ha prontamente monitorato la salute di Hugo Chávez, così come ha avidamente guardato all’invecchiamento dei Castro sull’isola di Cuba. Le vibrazioni emesse dalla leadership di Washington DC, ritenevano che Chávez fosse la forza che tenesse insieme il Partito Socialista Unito del Venezuela. Nicolás Maduro, ora presidente ad interim, è stato scelto per portare avanti la fiaccola della Rivoluzione Bolivariana, perché a detta di tutti veniva percepito come un luogotenente estremamente fedele a Hugo Chávez. Nell’ottobre 2012, questo è ciò che spinse un  Chávez in difficoltà a scegliere Maduro come Vicepresidente esecutivo del Paese. Chávez stava prendendo le dovute precauzioni preparando Maduro a prendere in consegna il suo ruolo di leader del Venezuela. Pur essendo un fedele chavista, candidati di gran lunga più forti e politicamente aggressivi, come il Presidente dell’Assemblea Nazionale Diosdado Cabello e il ministro del Petrolio Rafael Ramírez, avrebbero potuto sfidare Maduro e concorrere per conquistare la leadership del Partito Socialista Unito e la carica di presidente venezuelano.
Nel 2012, Chávez vinse le elezioni presidenziali ottenendo il 55% dei voti, mentre il suo avversario ebbe circa il 44,3% dei voti. Nel 2010, il Partito Socialista Unito ebbe il 48,3% dei voti, mentre i partiti di opposizione ne ebbero il 47,2%. Escludendo il 4% circa dei voti che gli alleati del Partito Socialista Unito ottennero, il margine di differenza nel 2010 era dell’1,1%. L’Assemblea Nazionale del Venezuela non sarebbe stata dominata dal Partito Socialista Unito e dei suoi alleati, e avrebbe potuto anche perdere le elezioni del 2010, se i distretti elettorali del Paese non fossero stati ridisegnati prima delle elezioni parlamentari. Le manovre politiche per il potere, tra il Partito Socialista Unito e i suoi alleati, potrebbero avere conseguenze disastrose per il progetto bolivariano in Venezuela. Il Partito Socialista Unito potrebbe tornare alle vecchie linee di frattura settarie o a nuove fratture. Sono queste le divisioni politiche tra i partiti di sinistra del Venezuela, che Hugo Chávez temeva consentissero all’opposizione sostenuta dagli statunitensi di prendersi il Paese attraverso elezioni presidenziali e parlamentari, spingendolo a creare il Partito Socialista Unito nel 2007. In effetti, la coalizione di opposizione filo-statunitense perse le ultime elezioni presidenziali e parlamentari con margini relativamente piccoli.
Non appena morto Hugo Chávez, membri dell’opposizione venezuelana hanno avviato nuove consultazioni con i loro clienti a Washington, DC. Il divide et impera è l’obiettivo contro i chavisti.  Questo è lo scenario che sia l’opposizione venezuelana che il governo degli Stati Uniti vogliono indurre. Ciò è uno dei motivi per cui l’opposizione ha cercato di utilizzare la costituzione per spingere il Presidente dell’Assemblea nazionale, Diosdado Cabello, ad assumere la presidenza ad interim, sperando di creare una frattura tra lui e Nicolás Maduro che avrebbe diviso e, infine, indebolito i chavisti. L’articolo 233 della Costituzione venezuelana afferma che il Presidente dell’Assemblea Nazionale diventa il presidente ad interim del paese, se la persona che è stata eletta presidente, ma che non è stata insediata dall’Assemblea Nazionale o dalla Corte Suprema del Paese, o se non agisce o muore. Il Vicepresidente esecutivo diventa presidente ad interim se il neo-presidente o presidente muore. In entrambi i casi è costituzionalmente previsto, in forza dell’articolo 233, che una nuova elezione presidenziale debba svolgersi entro trenta giorni. Settimane dopo aver assunto la presidenza ad interim, Maduro ha anche rivelato che la CIA e il Pentagono hanno ordito un piano per assassinare il suo rivale dell’opposizione della Coalizione per l’Unità Democratica (MUD), che dovrebbe affrontare il 14 aprile 2013. Lo scopo di tale assassinio è polarizzare ulteriormente il Paese e destabilizzare il Venezuela, forse anche di iniziare una guerra civile o d’isolarlo a livello internazionale.

Il futuro del socialismo del XXI.mo secolo in America Latina
La Rivoluzione Bolivariana è un movimento sociale e politico. Può essere etichettato in diversi modi, dal chavismo al socialismo del XXI.mo secolo. Uno dei modi migliori per descriverlo è dalla forma assai inclusiva di governo basata sulla pratica della più ampia partecipazione democratica delle classi povere e diseredate nella gestione dello Stato. Nonostante si alienasse la classe media, Chávez ha lavorato per un fronte unito nazionale e internazionale, entrando nella scena politica del Venezuela con una coalizione di diverse forze di sinistra, soldati di carriera e piccoli capitalisti. Nel contesto dell’egemonia di classe, questo è ciò che Antonio Gramsci avrebbe descritto come il processo della “costruzione del blocco”, parte continua e simultanea della guerra di manovra e della guerra di posizione. Nel contesto dell’egemonia a livello internazionale, i neo-gramsciani potrebbero anche usare un termine come formazione del blocco per descrivere le alleanze che il Venezuela e i suoi alleati latino-americani hanno formato con Paesi come la Russia e l’Iran. Insieme a enormi quantità di petrolio e di denaro, questo concetto di formazione blocco ha portato al successo del Venezuela.
L’importanza del petrolio venezuelano per l’economia degli Stati Uniti è fondamentale. Vi sono speranze a Washington DC, che Caracas intraprenda azioni per un riavvicinamento con il governo degli Stati Uniti, sia sotto Nicolás Maduro, o con un leader dell’opposizione MUD, come il  governatore Henrique Capriles Radonski. Capriles è un avvocato, governatore di Miranda,  candidato presidenziale del MUD e la persona che Maduro ha indicato essere obiettivo di un piano di assassinio degli Stati Uniti, volto a destabilizzare il Paese. Il messaggio nel sermone speciale del reverendo Jesse Jackson, al funerale di  Chávez, proponendo di colmare il divario tra gli Stati Uniti e il Venezuela, significa molto di più in queste circostanze. Anche se Jesse Jackson avrebbe partecipato al funerale come privato cittadino degli Stati Uniti, da ministro battista e deputato democratico degli Stati Uniti si occupa di diplomazia informale, facendo da canale tra Caracas e l’amministrazione Obama. Come altri politici del MUD, Henrique Capriles ha reso chiara la sua posizione nei confronti delle relazioni con gli Stati Uniti e internazionali. Ha detto che il Venezuela dovrebbe tagliare o ridurre le sue relazioni con Cuba, Cina, Russia e Iran. Sostiene i proprietari terrieri e ha denunciato la rivoluzione bolivariana di Chávez quale demagogia di un incompetente leader socialista.
Per quanto riguarda Nicolás Maduro, vi sono speculazioni sul percorso su cui intende indirizzare il Venezuela. È già stato visto, con sospetto, come un pragmatico. Molti chavisti non sono troppo entusiasti di lui. C’è già una speculazione secondo cui opererebbe per un certo tipo di riavvicinamento con gli Stati Uniti, minacciando gli interessi in Venezuela dei partner economici e alleati cubani, cinesi, bielorussi, russi e iraniani. Se reindirizzerà l’orbita del Venezuela, non sarà il primo successore politico di uno Stato che ri-orienta la posizione del proprio Paese. Chávez ha liberato il Venezuela dal controllo degli Stati Uniti ed ha inviato aiuti a Cuba. I due Paesi sono rimasti soli per anni, in America Latina, fino a quando una nuova generazione di leader politici regionali è emersa in Paesi come Bolivia ed Ecuador. Allo stesso tempo, il Presidente Chávez ha lavorato duramente per aiutare altri Paesi latinoamericani a diventare economicamente e politicamente indipendenti. Dopo la morte di Chávez, Cristina Fernández de Kirchner ha detto che solo Hugo Chávez, nel mondo, ha avuto il coraggio di sostenere l’Argentina e aiutarla contro la catena soffocante del debito con cui il FMI e il neoliberismo avevano immobilizzato Buenos Aires.
Il fondatore del Movimento verso il Socialismo (un ramo del Partito comunista del Venezuela) e avversario di Chávez, Teodoro Petkoff, ha detto durante i primi anni della presidenza di Hugo Chavez che, mentre il governo del Venezuela era cambiato, la sua società era rimasta la stessa. Ciò era vero all’inizio, ma lo è sempre stato di meno con il tempo. Gli aspetti sociali ed educativi della Rivoluzione Bolivariana hanno messo in discussione la presa delle vecchie élite su una parte significativa degli strati più bassi della società venezuelana, consentendo alle classi inferiori di formare un particolare modello di consapevolezza politica. Anche se la povertà, la criminalità e la corruzione sono ancora presenti in Venezuela, il Paese ha percorso una lunga strada. Hugo Chávez, l’uomo chiamato El Presidente Comandante dai suoi sostenitori, è morto, ma ha lasciato un segno nel panorama politico dell’America Latina e un Venezuela polarizzato che gli Stati Uniti ora cercano di sfruttare in sua assenza.

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Mahdi Darius Nazemroaya
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro LattanzioSitoAurora

Perché gli Stati Uniti non possono perdonare Chavez

Melkulangara Bhadrakumar, Strategic Culture Foundation, 08/03/2013

542697Una tabella di marcia è pronta La storia, evidentemente, non si è conclusa in America Latina. Tra la tempesta del ‘sequestro’ che colpisce incessantemente il circuito politico Washington, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama potrebbe ancora vedere un alone argenteo fra le pesanti nuvole nere, affrettandosi ad esprimere interesse in un ‘rapporto costruttivo’ con il Venezuela, appena il presidente Hugo Chavez ha esalato l’ultimo respiro. Ma Obama, che non è mai a corto di parole, sembrava insolitamente brusco e incerto su come necessariamente presentare le sue condoglianze. Le élite politiche statunitensi, in qualche modo si sono unite, le élite sono così polarizzate che possono anche non essere d’accordo che la terra ruoti intorno al sole, ma subito serrano le fila scrutando attraverso il binocolo verso Caracas e gridando ‘Terra!’
Chavez evoca forti sensazioni nella mente statunitense. I repubblicani sulla collina gongolano, ritenendo una buona cosa che Chavez sia morto. Sia i democratici che i repubblicani vedono la possibilità di lasciarsi alle spalle il lungo periodo di tensioni USA-Venezuela e di aprire una nuova pagina. Tuttavia, con il passare delle ore, il dipartimento di Stato è intervenuto per tenere un briefing speciale, fornendo una sfumata reazione statunitense, forse nel tentativo di perfezionare le esplosioni d’intemperanza politica dei membri del Congresso, nonché per trasmettere una serie complessa di segnali alla leadership al potere a Caracas… Privo di retorica, il briefing del dipartimento di Stato ha segnalato la disponibilità di Washington a relazionarsi con il Venezuela post-Chavez, ma con l’importante avvertenza che le elezioni presidenziali dovrebbero tenersi entro 30 giorni, come previsto dalla Costituzione, assicurando “parità di condizioni” all’opposizione nel parteciparvi e tenendole in modo libero e leale, con gli osservatori stranieri, per essere convinti che “i principi democratici” sono rispettati.
Gli anonimi alti funzionari del dipartimento di Stato si sono lamentati che Chavez era solito usare lo Zio Sam come un «bersaglio, usandoci come una specie di spaventapasseri che può essere attaccato”, e hanno ammesso “quanto sia difficile cercare di avere un rapporto positivo con il Venezuela, ci piacerebbe… un più produttivo rapporto funzionale”. Hanno ripetutamente individuato aree specifiche in cui ci potrebbe essere dell’interesse reciproco, “dove i nostri interessi coincidono”, la lotta alla droga e al terrorismo, il commercio e le relazioni economiche, l’energia. Hanno detto che gli Stati Uniti “vedono se c’è qualche spazio per lavorare su queste cose… se c’è lo spazio per farlo da parte loro [del Venezuela], lo scopriremo”, anche se “almeno inizialmente, non vediamo questo grande cambiamento”. Nel complesso, quindi, gli Stati Uniti “adotteranno un processo lento durante il quale continueremo a parlare e a difendere i principi democratici… abbiamo stabilito una sorta di tabella di marcia, se volete, la via che ci piacerebbe seguire, una sorta di processo passo dopo passo”.
Leggendo tra le righe, l’amministrazione Obama sta cercando a tentoni una via d’uscita, data l’alta probabilità che il braccio destro di Chavez e Vicepresidente Nicolas Maduro possa essere il potere dominante emergente alle prossime elezioni presidenziali. Washington perseguirà un duplice approccio verso di lui, facendo pressione con il pretesto della sua preoccupazione ai “principi democratici”, mentre cerca un’apertura per un “rapporto costruttivo”. Si tratta di un ben noto approccio che gli Stati Uniti hanno illustrato nel corso del tempo, non solo in America Latina ma anche altrove. Ma se funzionerà nel Venezuela di oggi, resta da vedere. La dipartita di Chavez non significa la fine della sinistra in Venezuela. Né l’amministrazione statunitense ignora l’enorme importanza politica della fedeltà apertamente espressa a Maduro dai militari venezuelani.

Giocando un gioco lungo
Chiaramente, la sinistra è penetrata profondamente nella società venezuelana e nel breve termine almeno, Maduro erediterà il mantello della leadership. L’opposizione venezuelana, che rappresenta in generale gli interessi della classe media, non ha oggi il peso per mutare l’equilibrio di potere a suo favore. Anche i detrattori ammettono che Chavez si è ripetutamente assicurato dei mandati legittimi governando attraverso genuine elezioni democratiche. In breve, la “tabella di marcia” eil  “passo dopo passo” degli statunitensi si propongono, da un lato di far tremare il governo Maduro, imponendogli una risposta “costruttiva” alle aperture di Washington, mentre dall’altra parte gioca un  gioco lungo. Le due parole agghiaccianti espresse al briefing del dipartimento di Stato, “tabella di marcia” e “lento processo”, suggeriscono che lo Zio Sam ha tutta l’intenzione di screditare il Chavismo, gli insegnamenti di Chavez, ora che il bizzarro e avvincente populista socialista dall’immenso carisma ha lasciato libero il palco. Evidentemente Washington non ha nessuna intenzione di lasciare che il Venezuela cerchi da solo la via, in un momento cruciale della sua storia. Tanto è in gioco.
Prima di tutto, vi è il petrolio. Chavez ha preso di nuovo nelle mani nazionali il controllo delle vaste risorse petrolifere del Venezuela. Nel 2007 ha iniziato a spingere per un controllo nazionale dell’industria petrolifera del Paese. Le sue azioni hanno portato all’abbandono dei grandi progetti nell’Orinoco di Exxon Mobil e ConocoPhillips. Eppure, raffinerie statunitensi continuano a importare più di un milione di barili di petrolio venezuelano al giorno, la seconda fonte più importante delle importazioni di petrolio degli Stati Uniti, superate solo dalle cessioni dal Canada. Ma altre aziende internazionali si sono insediate, in particolare, dalla Russia e dalla Cina. A dire il vero, si attende una lotta cupa con Big Oil che cerca di recuperare almeno parte del terreno perduto, oltre alle sgomitate con i concorrenti, essendo un’aspettativa diffusa che il Venezuela possa probabilmente aumentare la sua produzione di petrolio.
Il Venezuela ha dimostrato di avere riserve di greggio per 297.570 milioni di barili, secondo un rapporto del 2012 dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio. Tuttavia produce solo 2,9 milioni di barili al giorno e ne esporta 1,6 milioni  al giorno. (In confronto, l’Arabia Saudita, il più grande produttore dell’OPEC, ha minori riserve accertate, 265.410 milioni di barili, anche se produce 9,3 milioni di barili al giorno e ne esporta 7,2 milioni al giorno, secondo l’OPEC.) La vendita di petrolio del Venezuela alla Cina è salita alle stelle e Chavez ha firmato un accordo per 40 miliardi di dollari di prestito con Pechino, confermando la garanzia dell’accesso della Cina al petrolio venezuelano. Inoltre Chavez ha fornito Cuba di tutto il petrolio di cui aveva bisogno, linfa vitale per l’economia di quel Paese in lotta per trovare la sua strada nella difficile transizione nel periodo post-guerra fredda, di fronte all’ostilità implacabile di Washington. Il petrolio venezuelano ha forgiato l’asse Cuba – Venezuela, che si è rivelato un punto di svolta nella politica regionale. L’Avana ha inviato migliaia di operatori sanitari in Venezuela che hanno contribuito a realizzare il progetto sociale per i poveri di Chavez. I consulenti di sicurezza cubani hanno aiutato Chavez a neutralizzare le macchinazioni degli Stati Uniti contro il suo governo.
Inoltre, ancora una volta il petrolio ha spinto Chavez verso il suo iniziale obiettivo diplomatico di rilanciare il cartello dei paesi esportatori di petrolio, conosciuto come la OPEC [Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio] con l’ordine del giorno di incrementare i proventi per il Venezuela. E questo, a sua volta, lo mise in contatto con un leader che gli Stati Uniti vogliono ostracizzare totalmente, l’iraniano Mahmoud Ahmadinejad. La vicinanza tra i due è sbocciata in una stretta amicizia e alleanza in pochissimo tempo, nutrita dalla comune antipatia verso le politiche degli Stati Uniti. Basti dire che il petrolio rimarrà un fattore chiave per le politiche degli Stati Uniti verso il Venezuela. Ma alla fine l’eredità di Chavez non può essere ridotta a quella di un venditore di petrolio. Il punto è che ha colpito in profondità i principali interessi degli Stati Uniti a livello regionale e globale, divenendo difficile per Washington perdonarlo facilmente, e possibilmente per sempre.

Un’alternativa al Consenso di Washington
L’eredità di Hugo Chavez è una cosa meravigliosa. Il Venezuela è un Paese con una popolazione di circa 30 milioni dalla limitata forza nazionale, ma la morte di Chavez è stata osservata e discussa come un evento internazionale di grande importanza. Nonostante la campagna sostenuta dall’occidente per demonizzare Chavez come ‘dittatore’, l’opinione pubblica mondiale in generale lo prende seriamente come un uomo del destino, come è confermato dalla lode smaccata profusa dalle leadership di Brasile, Russia, Cina, India e così via. Infine, ciò che conta è che, nonostante il suo stile autoritario, nella tradizione latinoamericana del caudillismo o del governo forte, Chavez era un leader eletto e ogni elezione che ha affrontato, ne è uscito vincente in modo schiacciante sui suoi rivali.
Cosa spiega questa straordinaria popolarità tra il suo popolo? In poche parole, è stata la Rivoluzione Bolivariana, la visione di Chavez a fare del Venezuela uno Stato socialista. Ha intrapreso numerosi ‘missioni’ sociali al fine di promuovere l’alfabetizzazione di massa, fornendo sicurezza alimentare e assistenza sanitaria in tutto il Paese. Il risultato è evidente. Chavez è riuscito in buona misura nella ridistribuzione della ricchezza del Venezuela, migliorando il tenore di vita del popolo oppresso. Secondo le Nazioni Unite, la Commissione economica per l’America Latina, la povertà in Venezuela è scesa di ben il 20,8 per cento, dal 48,6% al 27,7, nei soli otto anni tra il 2002 e 2010, e la portata del successo di Chavez nel colmare il divario tra ricchi e i poveri è stato tale, che il Paese oggi ha il più basso coefficiente di Gini di tutta l’America Latina: 0,394. La Banca Mondiale stima che nel corso del periodo 2003-2009 la percentuale di venezuelani che vive sotto la soglia di povertà sia scesa dal 62% al 29%. In sei anni, dal 2001 al 2007, l’analfabetismo è sceso dal 7% al 5%. Chiaramente, Chavez ha portato il Venezuela a un elevato livello di uguaglianza socio-economica. Questo e solo questo spiegherebbe la massiccia dimostrazione di sostegno, di elezione dopo l’elezione da parte della classe operaia del Paese. Ma ancora più importante, gli ha dato una voce, un senso di dignità, un’assertività nel rivendicare i propri diritti e anche il diritto a sognare una vita migliore.
In effetti, questo ha funzionato anche in altri modi. In primo luogo, Washington era ‘bloccata’ con Chavez. Tutti i trucchi sporchi nell’armeria della Central Intelligence Agency non potevano destabilizzare il regime di Chavez. Né poteva scherzare con il caudillismo come con il peronismo. In altre parole, non era una questione di personalità o cojones soltanto. In circostanze diverse, Washington avrebbe sminuito Chavez per la sua mancanza di istinti democratici. Ma, al contrario, Chavez ha mantenuto costantemente il Venezuela sul percorso democratico. Le violazioni dei diritti umani erano una rara occorrenza. La libertà dei media in disaccordo o critici del governo non è mai stata minacciata. Le elezioni si sono svolte regolarmente e sono state assai eque secondo gli osservatori imparziali, e la prospettiva di un trasferimento pacifico del potere non è mai stata messa veramente in dubbio. Il fatto è che Chavez ha vinto la sua rielezione di ottobre con il 54% dei voti. Con la sola forza della sua personalità e delle sue politiche, Chavez ha assicurato che il ‘sinistrismo’ si radicasse nella politica del Venezuela. Così, nelle elezioni di ottobre, anche il principale candidato dell’opposizione Henrique Capriles Radonski finì praticamente con l’approvare le missioni di Chavez, sostenendo che avrebbe avuto la possibilità di poterle gestire meglio e in modo più efficiente.
La moltitudine di poveri, che sono stati ignorati e dimenticati, hanno riacquistato il rispetto di sé durante l’era Chavez e, anche senza di lui, sono tenuti a richiedere la partecipazione al sistema politico e sociale del Paese. Il fervore delle masse almeno in parte compensa il pericolo che il sistema che Chavez ha lasciato non sia così radicato come dovrebbe essere. Così, nel breve periodo, il suo partito è del tutto certo di mantenere il potere. A dire il vero, Chavez ha lasciato un segno indelebile nel panorama politico non solo in Venezuela, ma anche nel continente latino-americano nel suo complesso. Ha ispirato l’ondata politica di sinistra in tutto il continente. Diversi paesi hanno ‘oscillato’ negli ultimi 14 anni, Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay, Ecuador, Perù, e hanno continuato a eleggere leader di sinistra. Ciò che li accomuna è l’accento che questi leader hanno posto sulla lotta alla povertà, la giustizia sociale e l’opposizione pronunciata all”imperialismo’ USA. Avviando questa sinergia, Chavez ha svolto un ruolo fondamentale nel creare nuovi organismi regionali con una concertata integrazione regionale, L’Unione delle nazioni sudamericane [Unasur], l’Alleanza Bolivariana per le Americhe [Alba] e la Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi [ Celac]. Si tratta di una strategia accorta, in quanto ha creato un ‘muro di fuoco’ contro un eventuale intervento degli Stati Uniti nella regione. La realtà per cui l’Organizzazione degli Stati Americani [OSA], che gli Stati Uniti hanno utilizzato come strumento di egemonia regionale, è stata relegata in secondo piano perdendo la sua preminenza. La conseguente perdita di influenza degli Stati Uniti nella regione, potrebbe rivelarsi il lascito più importante di Chavez.
Dal punto di vista di Washington, il culmine della sua influenza regionale è stato nel dicembre 1994 a Miami, quando il presidente Bill Clinton ospitò il primo vertice delle Americhe nel tentativo di lanciare in America Latina l’immagine degli Stati Uniti. Da allora in poi, è stato un costante declino. Il pendolo ha cominciato oscillare praticamente dall’altra parte dal 1998, quando Chavez andò al potere. Oggi la regione riverbera il modello socialista che Chavez ha esposto, e non la zona di libero scambio delle economie di mercato, dall’Artico alla Tierra del Fuego, che Bill Clinton immaginava. Chavez ha stabilito che l’America Latina non ha bisogno di seguire l’esempio di Washington e in effetti farebbe meglio a non farlo. È vero, il modello Chavez non è diventato un modello uniforme dell’America Latina, ma il suo progetto ha dimostrato in modo generale che ci sono alternative alla visione di sviluppo economico e politico di Washington. La lungimiranza di Chavez sta nella sua generosità nel mettere il petrolio venezuelano a disposizione degli altri Stati poveri della regione, salvandone le economie in modo che fossero abbastanza forti da scontrarsi con il diktat di Washington. Vide che, aiutando i vicini piccoli, rafforzava la capacità del Venezuela nel resistere alle pressioni degli Stati Uniti. A sua volta, la sua posizione abrasiva contro l’imperialismo degli Stati Uniti, sulla scena internazionale, ha anche fornito lo spazio politico per altri Paesi dell’America Latina, meno ‘militanti’, per poter negoziare con Washington. Nel frattempo, questo emergente clima politico latinoamericano ha aperto la porta ad altri grandi giocatori comparsi sulla scena, che era fino ad allora dominata dagli Stati Uniti, in particolare la Cina.
Infatti, attraversando una fase critica, quando tutto questo stava accadendo in America Latina, gli Stati Uniti erano occupati dal tentativo di districarsi dal pantano in Iraq. Ma in ultima analisi, sono state le iniziative di Chavez, nel creare un’unione economica e un’unità politica regionale, che praticamente hanno ricacciato il potere degli Stati Uniti sulla regione. In aggiunta a questo, il suo atteggiamento provocatorio sulla scena mondiale, rimproverando l’imperialismo degli USA, ha colpito le corde profonde della psiche popolare latino-americana. L’effetto valanga di tutto questo era evidente nel fallimento degli Stati Uniti nell’avere il sostegno di molti Paesi dell’America Latina per l’invasione dell’Iraq, nel 2003. Guardando indietro, Chavez è riuscito nella sua missione di minare l’influenza degli Stati Uniti in tutta l’America Latina e probabilmente c’è riuscito su una scala che neanche Fidel Castro e Che Guevara, nel loro periodo di massimo splendore, potevano avere…

La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Gli USA complottano contro il Venezuela del dopo-Chavez

Land Destroyer - 6 mar 2013
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Il think-tank della grande finanza, l’American Enterprise Institute (AEI), ha dichiarato nella suo “lista dei doveri post-Chavez per i politici degli Stati Uniti“, che gli Stati Uniti devono muoversi rapidamente per riorganizzare il Venezuela secondo gli interessi degli USA. Al momento le “esigenze fondamentali” della loro lista sono:
• La cacciata dei narco-boss che ora occupano posti di responsabilità nel governo
• Il rispetto di una successione costituzionale
• L’adozione di significative riforme elettorali per garantire una equa campagna e un trasparente conteggio dei voti per le attese elezioni presidenziali
• Lo smantellamento delle reti iraniane e di Hezbollah in Venezuela
In realtà, AEI sta parlando di smantellare del tutto gli ostacoli che hanno impedito agli Stati Uniti e agli interessi delle imprese finanziarie che li dirigono, di installare un regime cliente e di estrarre del tutto le ricchezza del Venezuela, mentre ostacolano e smantellamento i progressi e l’influenza geopolitica realizzata negli anni dal Presidente Hugo Chavez in tutto il Sud America, e altrove. La “lista” dell’AEI, continua affermando: “Ora è il momento per i diplomatici degli Stati Uniti di avviare un dialogo silenzioso con le principali potenze regionali, per spiegare gli elevati costi del regime criminale di Chavez, compreso l’impatto della complicità chavista con i narcotrafficanti che seminano caos in Colombia, America Centrale e Messico. Forse allora saremo in grado di convincere i leader regionali a mostrare solidarietà verso i democratici venezuelani che vogliono ripristinare l’impegno allo stato di diritto e ricostruire un’economia che può essere un motore per la crescita del Sud America”.
Naturalmente, per “democratici venezuelani”, l’AEI intende i fantocci di Wall Street come Henrique Capriles Radonski e la sua facciata politica Primero Justicia, due entità che i media occidentali si stanno già preparando a sostenere in vista delle elezioni anticipate.

L’occidente ha già posizionato i fantocci per spolpare il Venezuela del dopo-Chavez
Primero Justicia è stata co-fondata da Leopoldo Lopez e Julio Borges, che come Radonski, furono gestiti per quasi un decennio dal dipartimento di Stato degli USA. Primero Justicia e la rete di ONG dai finanziamenti esteri che la supportano, hanno avuto sostegno sia diretto e indiretto dall’estero, per almeno altrettanto tempo.

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Immagine: Il documento del dipartimento di Stato USA che illustra il ruolo svolto dalle ONG finanziate dal National Endowment for Democracy (NED) nel sostenere gli esponenti dell’opposizione in Venezuela. Gli Stati Uniti evitano regolarmente di indicare in modo trasparente chi ottiene gli ampi finanziamenti che il NED fornisce ai gruppi di opposizione in Venezuela, quindi, documenti come questo forniscono uno sguardo unico sui nomi e le dinamiche effettivamente operanti. Come si sospettava, il NED invia denaro alle reti che supportano l’attuale  candidato alla presidenza, Henrique Capriles Radonski. In questo documento particolare, i problemi legali di Sumate, finanziato dal NED, sono descritti in relazione al suo tentativo di difesa di Radonski. Al momento della stesura di questo documento, Radonski era in carcere in attesa di giudizio per il suo ruolo di supporto al fallito golpe del 2002, sostenuto dagli USA, contro il presidente Hugo Chavez. Il documento è ancora on-line presso il sito ufficiale del dipartimento di Stato USA.

Tutti e tre i co-fondatori si sono laureati negli USA; Radonski ha frequentato la New York Columbia University (spagnola), Julio Borges il Boston College e Oxford (spagnola), e Lopez Leopoldo la Harvard Kennedy School of Government (KSG), di cui è considerato un ex-alunno (qui). La Harvard Kennedy School, che ospita il noto Centro Belfer, comprende le seguenti facoltà e gli alunni di Lopez, co-fondatore dell’attuale opposizione filo-Stati Uniti in Venezuela: John P. Holdren, Samantha Power, Lawrence Summers, Robert Zoellick, (tutti nella facoltà), così come Ban Ki-Moon (’84), Paul Volcker (’51), Robert Kagan (’91), Bill O’Reilly (’96), Klaus Schwab (’67), e letteralmente centinaia di senatori, ambasciatori e amministratori di Wall Street e di Londra, l’attuale crema dell’ordine globale internazionale.
La Harvard Kennedy School of Government (KSG) è chiaramente una delle diverse università che costituiscono il fondamento della politica globalista-internazionale guidata dalla grande finanza, e che creano le legioni di amministratori per gestirla. Per comprendere pienamente le implicazioni dell’istruzione di Lopez, aiuta a capire la leadership e i principi guida la dichiarazione di missione di Harvard, ben esemplificata dal Belfer Center della KSG che, fino ad oggi, offre il suo sostegno pubblico a Lopez e al suo partito di opposizione Primero Justicia.

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Immagine: John P. Holdren (con la barba, a sinistra), sostenitore della riduzione della popolazione attraverso la sterilizzazione forzata, supervisionata da un “regime planetario”, è solo uno dei tanti caratteri “colorati” che si trovano nelle aule della Harvard Kennedy School of Government, dove il co-fondatore di Primero Justicia del Venezuela, Leopoldo Lopez, si è laureato. Fino ad oggi, KSG fornisce consulenza negli sforzi dell’opposizione filo-USA nel prendere il potere in Venezuela.

Denominato da Robert Belfer, della Belco Petroleum Corporation e, poi, direttore della fallimentare Enron Corporation, il Centro Belfer si definisce come “il fulcro della ricerca della Harvard Kennedy School, nell’insegnamento e nella formazione nella sicurezza degli affari internazionali, nelle questioni ambientali e risorse, e nella scienza e tecnologia.” Robert Belfer è ancora membro del Consiglio internazionale. Il direttore della Belfer, Graham Allison fornisce un esempio di corporativismo che trae vantaggio guidando la politica degli Stati Uniti. E’ stato uno dei fondatori della Commissione Trilaterale, direttore del Council on Foreign Relations (CFR), consulente della RAND Corporation, direttore di Getty Oil Company, Natixis, Loomis Sayles, Hansberger, Taubman Centers Inc., e Belco petrolio e gas, nonché membro dei comitati consultivi di Chase Bank, Chemical Bank, Hydro-Québec e della losca International Energy Corporation, tutto secondo la sua biografia ufficiale del Centro Belfer.
Altri personaggi discutibili e alunni della Belfer sono Robert Zoellick, membro del CFR e della  Goldman Sachs, ed ex-presidente della Banca Mondiale. Al consiglio di amministrazione vi è l’ex-membro del CFR ed ex consulente di Goldman Sachs, Ashton Carter. C’è anche l’ex direttore di Citigroup e Raytheon, ex direttore della CIA e membro del CFR John Deutch che ottenne il perdono da Clinton per evitare il processo su una violazione della sicurezza, mentre armeggiava nelle sue funzioni nella CIA. Nel frattempo vi sono anche Nathaniel Rothschild di Atticus Capital e RIT Capital Partners, Paul Volcker della Federal Reserve e l’ex segretario della DHS, Michael Chertoff, tutti “consiglieri” del Centro Belfer.
Ultimo ma non meno importante, vi è John P. Holdren, anche membro del Council on Foreign Relations, consigliere scientifico sia del presidente Clinton che del presidente Obama, e co-autore con Paul Ehrilich dell’ormai famigerato “Ecoscience”, quando Holdren non promuove la “distruzione climatica”, con cui sogna un governo totalitario globale malthusiano che sterilizza forzatamente la popolazione mondiale. Teme, erroneamente, che la sovrappopolazione ponga fine dell’umanità. Aveva sostenuto con piena superbia, nel suo scadente libro, “La società senza crescita“, che entro il 2040 gli Stati Uniti avrebbero avuto una popolazione pericolosamente insostenibile di 280 milioni di abitanti, definendola “esagerata”. La popolazione attuale degli Stati Uniti è di oltre 300 milioni di abitanti, e nonostante la leadership e le politiche azzardate, resta ancora sostenibile.
Si potrebbe sostenere che l’istruzione di Lopez risieda nel suo passato, indipendentemente dalle sue attività politiche attuali, tuttavia gli interessi che guidano l’agenda del Centro Belfer ancora dimostrano il suo sostegno agli sforzi del partito Primero Justicia a prendere il potere in Venezuela. Lopez, Radonski e Borges fino ad oggi continuano a ricevere ingenti finanziamenti e sostegno dalle reti di ONG finanziate direttamente dal National Endowment for Democracy del dipartimento di Stato USA, e sono chiaramente favoriti dalla stampa occidentale. Inoltre, CFR, Heritage Foundation  e altri gruppi di riflessione guidati dalle aziende finanziarie sostengono tutti Radonski e Primero Justicia nel loro tentativo di “ripristinare la democrazia” in stile statunitense in Venezuela.
Con la morte di Chavez, i nomi di queste figure dell’opposizione diventeranno i pilastri della comunicazione occidentale in vista delle elezioni anticipate, di cui l’occidente è ansioso tenere; elezioni in cui l’occidente è ben posizionato nel manipolarle in favore di Lopez, Radonski e Borges. Qualunque cosa si possa avere pensato del presidente venezuelano Hugo Chavez e delle sue politiche, ha nazionalizzato il petrolio della sua nazione, cacciando le multinazionali straniere, ha diversificato le esportazioni riducendone la dipendenza dai mercati occidentali (con le esportazioni verso gli Stati Uniti al minimo in 9 anni), e si era apertamente opposto al neo-imperialismo delle aziende finanziarie in tutto il mondo. E’ stato un ostacolo all’egemonia occidentale, un ostacolo che ha provocato un palese depravato giubilo nei suoi avversari, al momento della morte. E mentre molti critici sono pronti a definire le politiche del Presidente Chavez un “fallimento”, sarebbe utile ricordare che gli Stati Uniti hanno schierato le loro vaste risorse, sia apertamente che segretamente, contro il popolo venezuelano nel corso degli anni, per garantirsi che qualsiasi sistema al di fuori della sfera di influenza occidentale fallisca inevitabilmente.

Davanti, giorni oscuri
Giorni bui, in effetti, attendono il Venezuela, con la “lista” dell’AEI che prefigura una “rivolta”, affermando: “Mentre i democratici venezuelani lottano contro il chavismo, i leader regionali devono mettere in chiaro che una repressione in stile Siria non sarà tollerata nelle Americhe. Dobbiamo difendere il diritto dei venezuelani a lottare democraticamente per recuperare il controllo del loro Paese e del suo futuro. Solo Washington può chiarire ai leader cinesi, russi, iraniani, cubani che sì gli Stati Uniti si preoccupano se si cerca di sostenere un regime non democratico e ostile in Venezuela. Qualsiasi tentativo di sopprimere la sua autodeterminazione con contanti cinesi, armi russe, terroristi iraniani o teppismo cubano, riceveranno una risposta coordinata regionale.”
Consiglieri militari e forze speciali degli Stati Uniti sono stati catturati mentre operavano in giro per il Venezuela. Così come ci sono stati segnali di avvertimento in Siria, anni prima che nel 2011 il conflitto iniziasse; le intenzioni degli Stati Uniti di spargere sangue e provocare un cambiamento di regime in Venezuela risalgono al 2002. Proprio come la Siria ora affronta una guerra per procura ideata dall’occidente, lo stesso sarà per il Venezuela, con l’AEI che ha già svelato i piani degli Stati Uniti per condurre una guerra per procura, sul modello siriano, in Sud America.
L’AEI ricorda anche ai lettori che il racket di Hugo Chavez aveva espulso dal Venezuela i falsi diritti umani, “sviluppo economico” e “promozione della democrazia” dell’occidente, diffondendosi in altre regioni del Sud America, e il desiderio dell’occidente di ripristinarle: “Le agenzie di sviluppo degli Stati Uniti dovrebbero cooperare con gli amici della regione, in modo da formare una task force di rappresentanti dell’industria privata, economisti e ingegneri, per collaborare con i venezuelani per identificare le riforme economiche, gli investimenti in infrastrutture, sicurezza, assistenza e negli aiuti umanitari che saranno necessari per stabilizzare e ricostruire il paese. Naturalmente, l’aspettativa sarà che tutti i costi di queste attività saranno a carico di un’industria petrolifera  restaurata nella produttività e nella redditività. Infine, abbiamo bisogno di collaborare con le nazioni che la pensano come noi, per dare nuovo impulso alle organizzazioni regionali impegnate alla democrazia, ai diritti umani, lotta contro la droga, cooperazione e solidarietà emisferica, e che sono state castrate dall’agenda distruttiva di Chavez.”
Mentre gli Stati Uniti finanziano, armano e sostengono apertamente al-Qaida in Siria, eseguono sequestri globali, gestiscono un arcipelago internazionale di centri di tortura, e solo ora conclude un decennio di stragi e assoggettamento in Iraq e in Afghanistan, continuando a mietere vite e a mettere a repentaglio il futuro di milioni di persone, finora resta difficile discernere a chi si rivolga l’AEI. E’ molto probabile a chi sa leggere tra le righe: gli avvoltoi delle corporation finanziarie in attesa del momento giusto per spolpare il Venezuela fino all’osso.
Il destino del Venezuela è nelle mani del suo popolo. La destabilizzazione occulta deve essere affrontata dal popolo venezuelano, mentre i media alternativi devono fare del loro meglio per svelare le bugie già snocciolate nelle tanto a lungo pianificate operazioni per il “Venezuela post-Chavez”. Per il resto di noi, dobbiamo individuare gli interessi aziendali-finanziari che guidano questa agenda; interessi che probabilmente frequentiamo ogni giorno, boicottandole e sostituendole in modo permanente, erodendo l’influenza indebita che hanno e continueranno ad utilizzare contro il popolo venezuelano, così come contro i popoli di tutto il mondo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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