Dilma Rousseff e il suo sorriso ottimista

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 01/10/2014
Presidential candidate Dilma Rousseff of Workers Party waves to the crowd before she takes part in a TV debate in Sao PauloI media occidentali sono unanimi nel dire che Dilma Rousseff ha utilizzato il podio della 69.ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la campagna elettorale nella speranzosa corsa presidenziale. In realtà tutti i capi di Stato latinoamericani, come il presidente messicano Penha Nieto, dell’Hondurase Orlando Hernandez, del Guatemala Otto Pérez Molina, della Colombia Juan Manuel Santos, il venezuelano Nikolas Maduro e altri, sfruttano la possibilità di parlare dei successi dei loro Paesi. Dilma ha detto che secondo la FAO (l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite), il suo Paese ha sconfitto la fame, “Pochi giorni fa, la FAO ha annunciato che il Brasile non fa più parte della mappa della fame nel mondo“. La mancanza di prodotti alimentari è cosa del passato. Tale trasformazione è il risultato di politiche economiche che hanno generato 21 milioni di posti di lavoro e apprezzato il salario minimo, aumentandone il potere d’acquisto del 71%. Trentasei milioni di brasiliani sono usciti dalla povertà estrema per godersi una vita normale. Il gruppo dirigente del Brasile ha raggiunto risultati evidenti su istruzione, sanità e garanzie dei diritti delle minoranze. Il Brasile è passato da 13.ma a 7.ma economia mondiale, nella crisi economica globale. La Presidentessa attua una politica energetica coerente con la compagnia statale Petrobras nel ruolo chiave. Questi e altri risultati dovrebbero essere ricordati dai 142 milioni di elettori che definiranno la politica del Brasile per i prossimi quattro anni, ad ottobre. Parlando alle Nazioni Unite ha condannato l’operazione degli Stati Uniti in Iraq e Siria ed ha espresso solidarietà al popolo palestinese soggetto agli attacchi israeliani. Dilma Rousseff ritiene che tali interventi militari rappresentino una grave minaccia alla pace mondiale, “Ogni intervento militare non porta alla pace, ma al deterioramento dei conflitti. Siamo testimoni della tragica proliferazione del numero di vittime civili e catastrofi umanitarie. Non possiamo permettere che tali barbarie aumentino, danneggiando i nostri valori etici, morali e di civiltà“. Come esempio ha citato “la tragica destrutturazione nazionale dell’Iraq; la grave insicurezza in Libia; i conflitti nel Sahel e gli scontri in Ucraina“. I media ricordano sempre il suo discorso nel settembre 2013 alle Nazioni Unite quando criticò aspramente lo spionaggio totale degli USA, compresi quelli che gli USA considera suoi amici. Il giornalista statunitense Glenn Greewald ha descritto i dettagli delle operazioni d’intercettazione USA delle conversazioni di Dilma, dei parenti, dei membri del governo, delle strutture di potere e di altri funzionari di agenzie governative. Tali azioni definirono l’approccio negativo della Presidentessa brasiliano verso il modus operandi di Washington. Le politica estera del Brasile è in gran parte influenzata dalla sfiducia verso i funzionari addetti alla politica estera degli Stati Uniti.
Gli esperti di politica estera dell’America Latina ritengono che le avventure militari degli Stati Uniti e della NATO, volte a stabilire il nuovo ordine mondiale del blocco occidentale dall’indebolito potenziale finanziario ed economico, rappresentino una grave minaccia per la regione. La caotica politica internazionale statunitense prevede l’uso della forza e provoca gli Stati “ostili”, tra cui potenze nucleari, inevitabilmente suscitando preoccupazione tra i politici ragionevoli del continente latino-americano. Sotto Obama, gli Stati Uniti hanno tentato di far cadere governi legali in Venezuela, Ecuador e Bolivia. Capi di Stato considerati “populisti” da Washington, sono stati privati del potere in Honduras e Paraguay, sospettati di volersi liberare delle strutture militari USA sul loro suolo. Frustrata da Dilma Rousseff, la Casa Bianca cerca politici leali nel Paese, puntando su Marina Silva e il suo sponsor finanziario Maria “Neca” Setubal. Costei s’è laureata presso l’Università di San Paolo in sociologia e scienze politiche. Ha lavorato in organizzazioni internazionali come la Banca Mondiale ed è stata ministra dell’istruzione. Neca è assai nota in Brasile, dove controlla la banca Itau ed appartiene alla una delle famiglie più ricche del Paese. Dal 2010 Neca finanzia l’elezione di Silva. Nel 2014 ha coordinato lo staff di Silva ed ha versato 2 milioni di dollari al suo fondo elettorale. Il vero sostegno agli sforzi elettorali del Silva da parte di industriali brasiliani e stranieri è assai più significativo. I servizi speciali statunitensi usano i loro fondi segreti per la propaganda in Brasile. Diffondono informazioni false per screditare la squadra di Dilma, il governo ed attivisti del Partito dei Lavoratori. E’ facile capire perché Setubal vuole che Silva vada al potere, è il modo migliore per porre fine al processo in cui la banca Itau è accusata di evasione fiscale per la somma di 18,7 milioni di real brasiliani. Sei anni fa banca Itau ed Unibanco si fusero, ma 11,8 miliardi di real non furono versati a titolo d’imposta sul reddito, così come 6,8 miliardi di interessi e risarcimenti per danni sociali e penali.
Durante il suo primo mandato Dilma Rousseff s’è dimostrata un’appassionata combattente contro la corruzione. Il secondo mandato le darà la possibilità di modernizzare il Paese, creare condizioni sociali e politiche favorevoli a milioni di brasiliani. La notizia della improvvisa ascesa di Marina Silva a candidata del Partito Socialista (invece di Eduardo Campos, morto in un incidente aereo verificatosi in circostanze più che sospette) perde effetto. È davvero difficile adempiere alla missione di fingere di essere una politica attenta al destino della gente comune. La pressione psicologica durante la corsa aumenta e Silva compie spesso errori, per esempio ha sminuito i poveri dicendo che dubita dell’opportunità di fornirgli sostegno governativo. Ciò è piuttosto scioccante visto che Marina Silva appartiene a coloro che sono passati dalle stalle alle stelle. Un sondaggio di Datafolha a una settimana dal 5 ottobre mostra che Dilma vanta il sostegno del 40% dei votanti, il 27% per Silva e il 18% per Aesio Neves, il candidato dei socialdemocratici. Dilma ha reali possibilità nel ballottaggio (26 ottobre), con il 47% pronto a votarla contro il 43% per Silva. Con un errore dell’1-2%, Dilma vincerà se gli Stati Uniti non inscenano una grave provocazione contro di lei. I giornalisti di New York cercavano di sapere cosa pensi Dilma delle sue chance elettorali. Ha evitato di rispondere dicendo che, come aveva già spiegato, non ha mai commentato le previsioni di un qualsiasi sondaggio. Un giornalista brasiliano ha fatto un ulteriore tentativo di farla parlare chiedendole se il suo umore era migliorato per gli ultimi sondaggi a lei favorevoli. Dilma ha detto sorridendo, “Caro, io continuo a sorridere, in caso contrario la vita non varrebbe niente. È d’accordo, no?”

A handout picture released by Dilma RousLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Agente della CIA candidata presidenziale in Brasile

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 12/09/2014

bvpoi0diqaajbxb1Marina Silva è la candidata presidenziale del Partito socialista. La sua personalità attirò l’attenzione della CIA a metà degli anni ’80, quando frequentava l’Università Federale di San Giovanni d’Acri. Allora aveva grande interesse per il marxismo e divenne membro del clandestino Partito Comunista Rivoluzionario. Ben presto la sua infatuazione a sinistra finì passando alla lotta per la protezione dell’ambiente della regione amazzonica. I servizi speciali degli Stati Uniti sono sempre interessati a tale parte del continente, nella speranza di controllarlo in caso d’emergenza geopolitica. La CIA l’ha contattata, e non fu un caso che nel 1985 entrò nel Partito dei Lavoratori (PT – Partido dos Trabalhadores), aprendole nuove prospettive di carriera politica. Nel 1994 Marina Silva fu eletta al Senato federale per la fama di fervente ambientalista, ed allora le notizie sui suoi legami con la CIA comparvero. Nel 1996 ebbe il Goldman Environmental Prize ed altri premi prestigiosi per la protezione dell’ambiente. I curatori della CIA fecero del loro meglio per aumentarne il prestigio. Per cinque anni fu membro del governo di Luiz Inácio Lula da Silva per poi cambiare partito. Nel 2009 Silva annunciò il suo passaggio dal Partito dei Lavoratori al Partito dei verdi, principalmente per protesta contro le politiche ambientali approvate dal PT. Silva scosse seriamente la politica brasiliana annunciando la sua candidatura, dopo quasi trent’anni. Ebbe quasi 20 milioni di voti nelle elezioni del 2010 come candidata del Partito Verde ed ha accettato la candidatura a vicepresidente di Campos quando i tentativi di creare il Partito della rete della sostenibilità fallirono. Dilma Rousseff, la candidata del PT che vuole continuare le politica indipendente del suo predecessore Lula da Silva, non piace a Washington.
10487406 Il rapporto degli Stati Uniti con il Brasile è peggiorato per lo scandalo sulle intercettazioni. L’US National Security Agency (NSA) spiava Dilma Rousseff e il suo governo. La presidentessa brasiliana sospese anche la visita ufficiale negli Stati Uniti, in segno di protesta. Non ha mai ricevuto scuse o la promessa di fermare le attività di spionaggio. Così ha cominciato ad agire. La presidentessa ha condannato le attività di NSA e CIA in America Latina e preso misure per migliorare la sicurezza delle comunicazioni e controllare i rappresentanti statunitensi nel Paese, esasperando Barack Obama. Nelle elezioni presidenziali in Brasile previste per il 5 ottobre, Washington vuole far decadere Dilma Rousseff. I servizi speciali degli Stati Uniti hanno lanciato una campagna per sbarazzarsi dell’attuale leader brasiliana. In un primo momento provocando proteste di piazza presunte spontanee per modificare e abbandonare le “vecchie politiche”. C’erano gruppi di giovani che protestavano contro propaganda e simboli dei politici politici, soprattutto del Partito dei lavoratori. Marina Silva ha formato il Partito della rete sostenibile. E’ ancora un mistero da dove abbia preso i fondi. La nuova organizzazione deve sostituire i vecchi partiti che presumibilmente sarebbero delle reliquie, ed ascendere. Le elezioni presidenziali del 2014 dovrebbero fare di Marina e del suo partito il cambio del panorama politico del Brasile, rimuovendo le forze politiche “arcaiche”. Terza con 19 milioni di voti, alle ultime elezioni, inizialmente non ebbe l’opportunità di concorrere alle presidenziali non avendo ottenuto le firme necessarie per farvi partecipare il suo Partito della rete sostenibile. Ma la tragedia che ha ucciso Campos e altre sei persone preso São Paulo, il mese scorso, ha dato a Silva l’inattesa seconda possibilità di soddisfare le proprie ambizioni presidenziali. Per divenire il primo presidente nero del Paese, dovrà sconfiggere la prima donna presidente, Rousseff del Partito dei Lavoratori (PT), così come il liberista Aécio Neves del Partito della socialdemocrazia brasiliana (PSDB), che ora è al terzo posto. La Casa Bianca era frustrata, Campos non aveva nessuna possibilità, ma era irremovibile nel concorrere, ignorando i media brasiliani che l’accusavano di corruzione. Anche Dilma Rousseff e il suo team furono pesantemente attaccati. Il 13 agosto la campagna elettorale presidenziale del Brasile finì nello sconcerto quando il jet privato del candidato del Partito socialista Eduardo Campos si schiantò in una zona residenziale nei pressi di San Paolo. Campos e gli altri sei membri dell’equipaggio e passeggeri rimasero uccisi nell’incidente, avvenuto durante il maltempo, mentre il Cessna si apprestava ad atterrare. La morte ha messo in lutto in tutto il Paese, rischiando di essere seguito da speculazioni sull’effetto sul voto presidenziale del 5 ottobre. La Presidentessa Dilma Rousseff dichiarava tre giorni di lutto ufficiale per Campos, che sostenne il governo Lula. L’aereo aveva prestato servizio tecnico regolare e senza difetti. Il registratore di cabina del Cessna era spento, sollevando interrogativi. In precedenza aveva funzionato senza intoppi, ma non registrò le conversazioni nel giorno della tragedia. L’aereo ebbe diversi proprietari (uomini d’affari brasiliani e statunitensi che rappresentavano aziende dalla dubbia reputazione). Alcuni commentatori brasiliani ritengono che si tratti di un assassinio. Prima della tragedia il velivolo fu utilizzato dall’US Drug Enforcement Administration (DEA). Persone inviate dagli ex-proprietari potrebbero aver avuto accesso all’aereo con diversi pretesti. Viene da chiedersi, gli Stati Uniti sono responsabili della tragedia? Chi esattamente? L’aereo decollò da Rio de Janeiro dove una stazione CIA opera nel consolato degli Stati Uniti. Non c’è dubbio che l’ufficio sia utilizzato dall’agenzia. Forse i servizi speciali brasiliani dovrebbero prestare attenzione a coloro che lasciarono il Paese subito dopo l’incidente aereo. La morte di Eduardo Campos ha innalzato le quote di Silva come candidata elettorale del Partito socialista. Se Campos non raccolse mai più del 9-10%, lei avrebbe il 34-35% al primo turno. Le previsioni indicano che il voto aumenterebbe al ballottaggio.
Marina Silva viene dipinta come strenua combattente contro la corruzione che potrebbe placare gli scontri interni, promettendo di lavorare con tutti i gruppi, i partiti e le coalizioni senza distinzioni. E’ difficile dire quale siano le sue reali intenzioni, è sempre difficile dire qualcosa di preciso quando si parla di personaggi sostenuti dagli Stati Uniti, troppo spesso Silva ha cambiato bandiera. Ad esempio, unendosi a Campos ha sostenuto l’idea di tenere alla larga le idee di Chavez (Hugo Chavez, defunto presidente del Venezuela noto per le sue convinzioni socialiste e la politica di sinistra) lontane dal Brasile. Oggi dice che la squadra del Presidente Lula era troppo chavista (pro-Chavez). Quindi, sulla sua proclamata disponibilità a lavorare con tutti? Non c’è dubbio che il Partito dei Lavoratori del Brasile gode di ampio sostegno, ma difficilmente può essere paragonato al partito al potere in Venezuela. Forse la CIA vuole utilizzare Silva per attuare il suo vecchio piano di creare una “cintura della sinistra alternativa” in America Latina per opporsi ai regimi autoritari, populisti e arcaici di Venezuela e Cuba. Silva è sempre più neo-liberale nella campagna elettorale dicendo che non c’è bisogno di un altro “centro di potere”, i BRICS, e di attuare la decisione del blocco d’istituire una banca di sviluppo, un fondo di riserva, ecc. Silva ha dubbi sul Consiglio di difesa sudamericano. Sottovoce chiede di prestare meno attenzione al MERCOSUR (Mercado Común del Sur, blocco sub-regionale che comprende Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela) e UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane: Unión de Naciones Suramericanas, unione intergovernativa che integra le due unioni doganali esistenti, Mercosur e Comunità delle nazioni andina, nell’ambito del processo d’integrazione sudamericano). Secondo lei, lo sviluppo delle relazioni bilaterali dovrebbe avere la priorità. Tali punti di vista sono in contrasto con il processo d’integrazione dell’America Latina. Come reagiranno i brasiliani alla svolta neoliberista del Paese nel caso vincesse? C’è la grande possibilità che si arrivi a disordini sociali, essendo abituati al progresso sociale del Paese. Le persone sono ascoltate, le riforme avviate e il Paese è stabile ed avanza. Se Silva diventasse presidentessa (George Soros, magnate, investitore e filantropo statunitense finanzia la sua campagna con notevoli fondi) ci sarà la seria possibilità di chiudere molti programmi sociali ed economici suscitando ampio malcontento. C’è l’idea che gli uffici degli Stati Uniti in Brasile siano pieni di agenti dei servizi speciali incaricati della missione di stimolare le proteste.

Marina Silva é como uma nota de 3 reaisLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia e il balzo latino-americano nel multipolarismo

Andrew Korybko (USA) Oriental Review. 23 agosto 2014

1E3F793A-A6C4-40F6-80B8-FB2FE5D773E2_mw1024_s_nLa Russia ha ripristinato la portata globale dell’epoca sovietica con Vladimir Putin, estendendone l’influenza in tutto il mondo. Svolgendo il ruolo di contrappeso strategico, le relazioni con la Russia sono ora più che mai apprezzate mentre il mondo volge al multipolarismo. Alcuni sfondi contestuali rendono l’America Latina ricettiva al multipolarismo e ai grandi obiettivi della politica estera russa. Negli ultimi dieci anni, Mosca ha tessuto una rete complessa di relazioni estendendo direttamente e indirettamente la sua influenza nei Caraibi e sulle coste del continente sudamericano. Questa strategia non è priva di rischi, tuttavia, dato che i partner della Russia sono vulnerabili alle diverse destabilizzazioni sponsorizzate dagli USA. Se gestito correttamente, tuttavia, il ritorno della Russia in America Latina può essere la manna del multipolarismo, e può anche sovvertire l’iniziativa strategica del Pentagono e, per una volta, mettere sulla difensiva gli Stati Uniti nel proprio naturale ambito d’interesse. (Grazie alle sue peculiarità geopolitiche e all’unico rapporto storico e sociale con gli Stati Uniti, il Messico è escluso dall’analisi, essendo più appropriato analizzarne i legami con la Russia in separata sede sul tema).

Sfondo contestuale
L’America Latina nel suo complesso è generalmente molto sensibile a qualsiasi espressione dell’egemonia statunitense (economica, politica e soprattutto militare), ed è una delle regioni più fertili del mondo per il pensiero antioccidentale. Ciò è in gran parte riconducibile agli oltre 500 anni di saccheggio verificatisi per mano degli europei e poi degli statunitensi, come eloquentemente indicato nel famoso libro del 1971 “Le vene aperte dell’America Latina”. Relativamente parlando, data la storia con il suo grande vicino nordamericano, l’America Latina può solo contrapporsi al suo vecchio egemone, come l’Europa orientale con la Russia. Ciò ne fa una posizione strategica geo-sociale che può sconvolgere l’unipolarismo contribuendo alla creazione del mondo multipolare.

Il Venezuela in ascesa
Tale sentimento contro occidente e Stati Uniti, in particolare, ha portato alla nascita di ciò che viene definito “Socialismo del 21.mo secolo”. Hugo Chavez fu il volto di questo movimento e suo massimo sostenitore, impregnando questa ideologia socio-economica con alcuni aspetti di politica estera, che sarebbe poi divenuti la norma tra i suoi seguaci. In particolare, Chavez era decisamente contrario alla politica estera degli Stati Uniti, e di conseguenza Washington progettò il breve colpo di Stato che lo rimosse dal potere temporaneamente, nel 2002, dopo il recupero dall”offensiva segreta degli Stati Uniti, Chavez istituzionalizzò democraticamente il suo governo tramite il voto ed avviò l’esportazione dell’influenza regionale del Paese attraverso l’organizzazione multipolarista ALBA che aveva fondato. Di conseguenza, Chavez era assai favorevole alla Russia riportandola negli affari emisferici.

Ritorno della Russia
In questo periodo la Russia sorgeva dalle ceneri del crollo sovietico, tornando al suo status di grande potenza. E così aveva bisogno di espandere il suo nuovo dominio in zone in cui un tempo aveva influenza, tra cui naturalmente l’America Latina. Visite reciproche, accordi su armi e contratti energetici fiorirono tra Russia e Venezuela dal 2000, ed entrambi i Paesi erano già forti partner strategici nel 2010, quando Putin si recò a Caracas. La cooperazione militare nel settore navale e aereo consolidò il rapporto e mostrò il reciproco impegno delle parti. Tutto ciò era influenzato ed in linea con il Concetto della Politica estera russa del 2013, dove la ricerca della multipolarità è un presupposto scontato (essendo indicato come obiettivo della politica estera ufficiale nel 2000) e la maggiore interazione con l’America latina vi veniva sottolineata. È importante sottolineare che questo stesso documento distingue inoltre tra Stati dei Caraibi e dell’America Latina, una distinzione che avrà risalto nella prossima sezione.

Il legame cinese
Per concludere lo sfondo contestuale dell’attuale politica latinoamericana della Russia, i semi geopolitici del partenariato strategico russo-cinese hanno finalmente maturato e fruttato. La Cina ha aperto importanti porte alla cooperazione della Russia con alcuni Paesi della regione, così come all’importante finanziamento del rivoluzionario canale di Nicaragua. Il partenariato strategico non  sottovaluta la politica latinoamericana della Russia, ma si preannuncia importante nel prossimo futuro. Tutto ciò, in relazione alla situazione contestuale, così come al grande ruolo di Brasile e BRICS, ha reso il ritorno monumentale di Putin in America Latina di un mese fa, una progressione naturale e logica della politica globale russa, così come il viaggio di Lavrov nella regione di due mesi prima.

0,,17516185_303,00Il fulcro venezuelano
Il ruolo del Venezuela nella politica regionale della Russia è estremamente importante, con il Paese  fulcro tra due triangoli dell’influenza strategica di Caraibi e America Latina. In riferimento al Concetto della Politica estera russa del 2013, Mosca vede queste due regioni come parti distinte di un tutto più grande, quindi è fondamentale che il Venezuela sia la leva dell’influenza della Russia. Caracas ha acquisito questo ruolo per via dell’espansione della sua influenza attraverso ALBA, nel ruolo dirimente di leader regionale del socialismo del 21° secolo, e per il grande peso economico che vi pone grazie alle sue grandi riserve di petrolio.

I Caraibi
Il primo fulcro che il Venezuela incentra è quello di leader del triangolo dei Caraibi tra esso, Nicaragua e Cuba. L’importanza del Nicaragua e del suo canale finanziato dai cinesi è già stata indicata, ma è anche importante menzionare che il Paese è ancora una volta governato dall’ex-sandinista Ortega Daniela. Significativo dato regionale che un alleato di Mosca negli anni ’80, sia tornato alla presidenza nel 2006; non solo è uno stretto alleato di Russia e Venezuela, ma è anche, ovviamente, in ottimi rapporti con la Cina e promuove maggiori legami economici con l’Iran, attestando in tal modo le sue credenziali multipolari. Il terzo angolo del triangolo dei Caraibi, Cuba, è importante per la sua vicinanza geostrategica alle coste meridionali degli USA e al ruolo simbolico che la sua leadership ha nella regione e nel mondo anti-occidentale. La posizione di Cuba ha ancora una volta acquisito maggiore valore agli occhi dei decisori russi, date le recenti indicazioni che la base spionistica sovietica, Lourdes, possa essere riaperta.

Sud America
Nel continente latino-americano, il Venezuela supporta la Russia nell’azione politica in Ecuador e Bolivia, due Paesi con leader violentemente antioccidentali. L’Ecuador è rapidamente diventato un alleato dei russi di vitale importanza, negli ultimi anni, con Medvedev che commentava alla fine del 2013, che era divenuto uno dei “partner più importanti dell’America Latina”. Durante la stessa visita, la Russia annunciò che avrebbe investito 1,5 miliardi di dollari nel settore energetico dell’Ecuador. La stretta cooperazione tra Mosca e Quito s’illustrava a pieno all’inizio del mese, quando il Presidente Rafael Correa ha rimproverato pubblicamente l’appello disperato dell’UE a non commerciare con la Russia. La cooperazione con la Bolivia, tuttavia, è più in sordina ma la Russia ha recentemente intensificato la cooperazione energetica con il Paese, che ha il secondo maggiore giacimento di gas del continente. La Bolivia è attualmente più importante dal punto di vista geopolitico e come forte sostenitore ideologico del multipolarismo.

Sommario
Russia e Venezuela hanno un reciproco rapporto proficuo, e in cambio dell’ampia assistenza di Mosca a Caracas, ha accesso privilegiato ai Paesi critici nelle regioni dei Caraibi e dell’America Latina. Con il primo, la Russia aveva già un patrimonio storico di cooperazione, ma il fattore venezuelano ha rafforzato i legami esistenti e datogli ulteriore ‘credibilità regionale’. Verso il Sud America, si possono attribuire i successi della politica estera della Russia con l’Ecuador e la Bolivia alla forte agevolazione data dalla relazione strategica con il Venezuela. La Russia non ebbe tale influenza in questi Paesi in passato, simile a quella attuale, e ciò è un risultato tangibile dell’amicizia russo-venezuelana. Così, si può considerare il Venezuela come supporto politico regionale primario della Russia e uno dei suoi centri di gravità strategici.

Brasile e Argentina
Non meno importanti dei suoi legami con il Venezuela sono i rapporti della Russia con Brasile e Argentina. Questi due Paesi sono una coppia di fatto nella strategia sudamericana della Russia, e permettono di esercitare influenza nell’Atlantico meridionale. Brasile e Russia sono membri dei BRICS, e questa organizzazione, secondo Putin, “è l’elemento chiave del mondo multipolare emergente”. Pertanto, la cooperazione tra i due è sovra-regionale e si estende sul mondo, ma è ancora importante ricordare che ognuno di essi assiste l’altro nella creazione di un punto d’appoggio strategico nella rispettiva regione. Ciò dà alla Russia un avamposto in Sud America e al Brasile uno in Eurasia, srotolando in tal modo il tappeto rosso dei vantaggi economici. I rapporti con l’Argentina sono più complessi che con il Brasile, ma non significa che non siano vicini. L’Argentina è ufficialmente un importante alleato non-NATO, dopo aver ricevuto tale designazione nel 1998, a garanzia del privilegiato rapporto militare con gli Stati Uniti, facendone l’unico Stato di tale categoria presente nell’emisfero occidentale. Sgomentando Washington, però, tale categorizzazione ‘gratificante’ potrebbe essere stata prematura, mentre l’Argentina volge drammaticamente al campo antioccidentale dopo il collasso economico di un decennio fa. Contestando apertamente le pretese del Regno Unito sulle isole Malvinas/Falkland e accusando nettamente gli Stati Uniti di aver cospirato per destabilizzarne l’economia, comportamento che la distingue visibilmente dagli altri importanti alleati non-NATO come Israele e Australia. E’ in tale contesto politico che l’Argentina si avvicina ai BRICS, con la Russia che l’aveva invitata a partecipare al vertice brasiliano dello scorso mese. V’erano anche molte voci anche sul tentativo di unirsi all’organizzazione in futuro, mostrando ulteriormente l’intenzione della propria leadership di rompere economicamente con l’occidente. Ultimamente, l’Argentina ha con entusiasmo e volontariamente aumentato l’invio di derrate in Russia per compensare il vuoto lasciato dalle contro-sanzioni sui prodotti europei. Brasile e Argentina sono così i principali centri d’influenza russa in Sud America. Va da sé che i legami costruttivi con questi giganti economici inevitabilmente portano a relazioni positive con il piccolo vicino Uruguay, che è saltato sul carrozzone delle contro-sanzioni aumentando le esportazioni agricole verso la Russia. Quando si osserva una mappa, questi tre Paesi costituiscono la maggior parte del continente e hanno incredibili potenziali economici ed umani e risorse naturali, dimostrando così che, anche se fossero i soli partner emisferici della Russia, solo attraverso essi la Russia avrebbe già stabilito un piano strategico solido nel cortile degli USA.

Trans-Pacific Partners
Il terzo vettore della politica latinoamericana della Russia è direttamente supportato dal partenariato strategico russo-cinese. La Cina è il mammut economico mondiale, specialmente nel Pacifico, ed esercita immensa influenza con i suoi legami commerciali con gli altri Stati. Nell’APEC ha l’opportunità di incontrare e avere colloqui ad alto livello con i suoi partner latinoamericani del Pacifico, in particolare Perù e Cile. Entrambi questi Paesi sono alleati e membri dell’American Pacific Alliance, blocco commerciale neo-liberista che comprende anche Colombia, Costa Rica e Messico. La maggior parte di questi Stati è impegnata in trattative con gli Stati Uniti sulla Trans-Pacific Partnership di Washington. Nonostante ciò, la Russia è interessante a corteggiare più strette relazioni con Perù e Cile, in particolare. L’ex-presidente Medvedev visitò il Perù nel 2008, la prima visita di un leader russo nella storia, in cui i due Paesi firmarono accordi sull’industria della difesa, economici e di cooperazione antidroga. Putin in seguito incontrò il presidente del Perù a margine del vertice APEC 2012 tenutosi a Vladivostok, un chiaro segno che la Russia è interessata a rafforzare le sue relazioni con il Paese. Legami furono infatti rafforzati, essendoci ora piani con il Perù per la produzione congiunta di elicotteri russi nel Paese, e le aziende ittiche peruviane ora  programmano di sostituire quelle europee colpite dalle sanzioni. In Cile, il Paese è stato a lungo un deciso alleato degli USA, ma la recente elezione della leader della sinistra Michelle Bachelet potrebbe rendere il Paese più multipolarista. Ha già avviato l’esenzione del visto ai cittadini russi e sembra pronto a riempire il vuoto della Norvegia nella fornitura di salmone ai russi. Bisogna ricordare che l’Unione europea ha recentemente pubblicato un patetico appello ai Paesi dell’America Latina a non commerciare con la Russia e sfruttare le contro-sanzioni ai danni di Bruxelles. Essendo il Cile stretto alleato degli USA e membro dell’Alleanza del Pacifico, era inaspettato che sfidasse l’occidente in questo modo, soprattutto con una ‘nuova guerra fredda’ in corso. Ciò potrebbe essere spiegato dalla firma tra Cile e Cina di un accordo di libero scambio nel 2005, che entrerà in pieno vigore nel 2016. Negli anni successivi, la Cina si è assicurata tale punto d’appoggio economico nel Paese, ora suo principale partner commerciale. Così, sembra che Pechino abbia usato la sua influenza economica sul Cile per aiutare Mosca in questo caso, nell’ambio del partenariato strategico globale russo-cinese. In generale, in relazione a Perù e Cile, la Cina non usa tutte le carte economiche. Ha anche firmato un accordo di libero scambio con il Perù nel 2009, divenendo due anni dopo suo maggior partner commerciale e investitore. Naturalmente, la Russia già compiva  progressi in Perù, prima di ciò, ma è probabile che il coinvolgimento indiretto cinese abbia contribuito a spianare la strada alle relazioni attuali. Pertanto, nel contesto più ampio della grande strategia latinoamericana della Russia, i casi di Perù e Cile fungono da forti indicazioni della portata globale e dell’efficacia del partenariato strategico russo-cinese nel trasmettere le ambizioni regionali di Mosca.

0011282775La risposta statunitense
Gli Stati Uniti, data l’arroganza dell’American Exceptionalism e gelosi custodi dei dettami restrittivi della dottrina Monroe, non prendono con leggerezza l’avanza della Russia nell’emisfero occidentale. In realtà, gli Stati Uniti sono completamente contrari a ciò che la Russia fa, e vogliono seriamente eliminarne le ultime avanzate. Secondo la dottrina Wolfowitz, si deve impedire a qualsiasi Paese di sfidare gli Stati Uniti, mentre il Pentagono teme le conseguenze non solo dell’influenza russa in America Latina, ma della resistenza generale e le sfide di molti suoi leader. Si può così spiegare il tentativo di golpe del 2002 contro Chavez, così come l’occulto golpe del 2009 in Honduras contro Manuel Zelaya, di sinistra e filo-multipolarista. Il Dr. Paul Craig Roberts ha osservato che la politica statunitense contemporanea avvia l’effetto domino della destabilizzazione per rovesciare Venezuela, Ecuador, Bolivia e infine Brasile. Considerando la serie di colpi di Stato e rivoluzioni colorate degli Stati Uniti, non sembra essere un’affermazione irrealistica. Ci sono quindi tre categorie di vulnerabilità alla destabilizzazione cui ciascuno degli Stati esaminati rientra:

Pressioni
Gli Stati Uniti riconoscono che due loro alleati tradizionali, Perù e Cile, escono dall’orbita unipolare ed entrano nella sfera del mondo multipolare. Dato che hanno bisogno che questi due Stati siano relativamente stabili, al fine di perseguire la trama trans-Pacifico per dividere il Sud America, è improbabile che adottino immediatamente le tradizionali misure di destabilizzazione contro di essi. Invece, probabilmente cercheranno di fare pressione con mezzi economici e politici, rimanendo titubanti nel sconvolgere prematuramente il futuro equilibrio regionale che prevedono. Resta da vedere esattamente quali forme prenderanno, ma si può essere certi che Washington risponderà, in un modo o nell’altro, alla disobbedienza dei suoi delegati.

Moti interni
Il livello successivo di destabilizzazione intensa sarebbe diretta contro Brasile e Argentina. Questi Paesi sono ovviamente più grandi dei loro omologhi latinoamericani e quindi meno suscettibili alla semplice pressione economica e politica. I loro sistemi di governance non sono attualmente vulnerabili ad un colpo di Stato militare tradizionale, aumentando così la possibilità di spaventarne la leadership con la solita minaccia della rivoluzione colorata. Pertanto, gli Stati Uniti probabilmente espanderanno l’aggressione economica all’Argentina e molto probabilmente al Brasile in futuro. Potranno anche ricorrere ai metodi subdoli delle organizzazioni anti-governative a capo della “resistenza”, mobilitando e sviando le masse in ampie proteste future. Lo scopo è dimostrare tangibilmente, in Brasile e Argentina, che gli Stati Uniti hanno gli strumenti per esacerbare le fratture economiche e sociali nazionali esistenti, minacciandone la leadership.

Tentativi di golpe definitivi
La terza e più intensa categoria di destabilizzazione si ha quando gli Stati Uniti cercano di rimuovere i legittimi governi degli Stati presi di mira. I Paesi che rientrano in tale categoria sono  Venezuela, Cuba, Bolivia, Ecuador e Nicaragua, che gli Stati Uniti hanno sempre cercato di rovesciare. Il governo statunitense disprezza le personalità e le politiche di questi Stati resistenti e sfidanti, ed è più che probabile il ricorso a metodi occulti per cercare di sottometterne la resilienza.  Pertanto, ci si può aspettare un certo grado di destabilizzazione aggressiva statunitense, volta a colpirli in una forma o nell’altra nel prossimo futuro.

Pensieri conclusivi
Quando si fa un passo indietro e si analizza il quadro completo, la Russia ha compiuto straordinarie avanzate geopolitiche in America Latina dalla fine della guerra fredda, soprattutto dopo che Putin è salito alla presidenza. E’ ormai evidente che la Russia sia coinvolta in una complessa rete di alleanze nel cortile degli USA, con il Venezuela e l’asse Brasile-Argentina punti focali della sua strategia emisferica, aprendo la strada alla resistenza multipolare. Con l’aiuto della Cina, la Russia ha debilitato la fedeltà cieca dei tradizionali alleati degli USA, dimostrando in tal modo che può veramente attrarre Paesi precedentemente “intoccabili” della regione. Pur essendo carico di rischi, tutti gli Stati esaminati hanno volontariamente scelto di collaborare con la Russia a prescindere, mostrando di comprendere l’importanza di avere relazioni pragmatiche con Mosca. Inoltre, il fatto stesso che gli Stati Uniti debbano rispondere alle mosse della Russia in America Latina, dimostra che l’iniziativa strategica è contro il Pentagono, mettendolo implicitamente sulla difensiva a livello di teatro, sviluppo inedito nella sua storia. Nel complesso, il ruolo della Russia di contrappeso strategico globale e d’irresistibile partner economico è ormai chiaro a tutti nell’emisfero, creando rapidamente una nuova realtà geopolitica nel cortile degli Stati Uniti, piantando l’ultimo chiodo sulla bara dell’unipolarismo. xi-with-president-maduroAndrew Korybko è corrispondente politico statunitense di La Voce della Russia, attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin in America Latina

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 16/07/2014

Putin-CastroDurante il suo tour latino-americano, il Presidente Putin non ha mai detto che il viaggio è la risposta alle provocazioni di USA e NATO ai confini russi. Non ha mai fatto dichiarazioni di natura conflittuale, non importa se gli USA sfruttano la grave crisi in Ucraina per flettere i muscoli lungo i confini russi. La Russia e i suoi politici subiscono continue minacce e offese dagli Stati Uniti. Il viaggio riguarda Cuba, Nicaragua, Argentina e Brasile. Nulla di simile è mai accaduto ai tempi dell’Unione Sovietica. La visita di numerosi Stati sarà routine. Vi sono inviti, ordini del giorno adempiuti e precisati. C’è ogni motivo per parlare di rinascita delle relazioni latinoamericane-russe… L’isolamento della Russia è una bolla, una fantasia di Foggy Bottom, solo un altro tentativo di avverare un sogno che riflette il fallimento di Obama nel percepire adeguatamente gli eventi  mondiali. La seria supposizione che gli Stati Uniti avranno altre possibilità di costruire un mondo unipolare, ne suscita il rifiuto anche dagli alleati di Washington. Solo gli anglosassoni sembrano accettarlo. Lo stile amichevole e costruttivo di Putin nel comunicare con i suoi partner latinoamericani, il suo impegno al raggiungimento di accordi reciprocamente vantaggiosi nell’economia, finanza, politica e cultura è molto apprezzato dai leader latinoamericani e trova risposte positive tra la gente comune. Le attività dei blogger confermano l’efficacia della visita del presidente. Ecco alcuni esempi:
Putin è un politico eccezionale che visita l’America Latina. La nuova strategia russa è un nuovo motivo per Obama di arrabbiarsi. I latino-americani fanno paragoni a favore della Russia. L’ambasciata degli Stati Uniti fa quel che vuole qui, in Paraguay; i media trascurano le notizie sulla visita. Chi pensa capisce bene quello che succede”.
“Hai ragione, amigo dal Paraguay; molti Paesi latinoamericani erano satelliti degli USA, tra cui il mio preferito, Kiskeya (Repubblica Dominicana)”.
“I legami tra Russia e Cuba sono sempre più forti facilitando pace, progresso, lotta contro la povertà e per l’uguaglianza sociale in America Latina. Questo è un esempio della strategia positiva di Putin volta alla coesistenza pacifica. L’impero degli Stati Uniti, le sue società petrolifere e di armi devastano interi territori, come Siria e Ucraina. Fiumi di sangue scorrono per consentire agli Stati Uniti di acquisire risorse petrolifere e minerarie. Ecco perché l’America Latina accoglie con favore il presidente russo e l’amico popolo russo”.
“E’ grande la Russia che tende una mano per salvare l’America Latina dal giogo statunitense. La caduta dell’impero, che si presenta ancora come la principale economia mondiale, si avvicina. Hugo Chavez ha detto che sarebbe successo a metà secolo. Gli Stati Uniti saccheggiano gli Stati latino-americani con il cosiddetto contributo finanziario, mentre ne arraffano le risorse minerarie. Gli USA lo fanno in Perù, Paraguay, Suriname e America Centrale. Negli Stati sull’istmo centroamericano solo il Nicaragua ha conservato la sovranità, grazie all’aiuto di Cina e Russia”.
“Qualunque cosa ho letto sul Presidente Putin mi convince che sia un grande leader. Ci sono pochi politici così sinceri e modesti”.
I media occidentali percepiscono la visita come una sfida geopolitica della “Russia al contrattacco!” Lo spagnolo El Pais è un media antirusso utilizzato dai servizi speciali degli Stati Uniti per spargere informazioni ostili sui “regimi populisti” nell’emisfero occidentale. Questa volta dà rilievo speciale alla cooperazione militare tra Russia e Paesi dell’America latina. I commenti di questo tipo sono usati per scopi antirussi dipingendo l’interazione militare come “aggressione armata”. Ecco come i voli dei bombardieri strategici (per rifornirsi) e l’approdo di navi da guerra sono dipinti. L’idea che tali visite siano usate per far riposare gli equipaggi e la manutenzione tecnica, suscita panico al Pentagono e tra i militari statunitensi situati in decine di basi in Colombia, Guatemala, Honduras, Paraguay e altri Paesi. I media USA sembrano seguire la visita di Putin su istruzione di Obama. La propaganda statunitense risuscita i fantasmi raccapriccianti dell’aggressione russa all’Ucraina, quando il presidente russo lo trova come il momento propizio per visitare l’America Latina. I media statunitensi usano il modello tradizionale, ignorare o denigrare. “I russi fanno promesse che non mantengono mai”. Come i grandi accordi firmati a L’Avana, compresa l’estrazione di petrolio. Il debito multi-miliardario di Cuba viene cancellato eliminando una dissonanza nel rapporto bilaterale. A Managua il Presidente Putin ha avuto intensi colloqui con il Presidente Daniel Ortega, che ha definito storica la visita. Ha detto che un presidente russo era sul suolo nicaraguense per la prima volta nella storia, e che il popolo era felice di dargli il benvenuto. Ortega ha confermato la volontà irremovibile di sviluppare la cooperazione con Mosca. Ha detto che Managua è pronta ad unirsi alle iniziative di pace mondiali della Russia. La risoluzione dei conflitti non viene raggiunta dai bombardamenti, ma da approcci ragionevoli e dalla volontà del popolo. Il Nicaragua è un alleato vero e provato della Russia in America Latina. Ortega è stato uno dei primi a sostenere la Russia sull’adesione della Crimea alla Federazione russa con il referendum di marzo. La Russia concede al Nicaragua un significativo aiuto economico e finanziario, fornisce grano, autobus e automobili Lada Kalina utilizzate dai tassisti. La Russia ha interesse a partecipare alla costruzione del canale interoceanico, alternativo al Canale di Panama, non escludendone la partecipazione alla difesa da attacchi marittimi o aerei. Il programma di cooperazione militare con le forze armate sandiniste ha grandi prospettive.

NICARAGUA-RUSSIA-PUTIN-ORTEGABuenos Aires è un’altra tappa. I colloqui Russia-Argentina si sono svolti in un’atmosfera estremamente cordiale. Le ragioni sono evidenti. Il Presidente Putin e la Presidentessa Cristina Kirchner hanno opinioni simili sulle principali questioni internazionali. Ritengono che la Carta delle Nazioni Unite debba essere rispettata quale documento fondante per mantenere la pace sul pianeta. Gli accordi raggiunti includono: un contratto prolungato tra i governi sull’energia nucleare, che prevede la costruzione di centrali nucleari, la ricerca congiunta e la generazione di isotopi per l’industria e le esigenze mediche. Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato accordi sull’energia nucleare con l’Argentina, nell’ambito del viaggio latino-americano volto a costruire l’influenza della Russia nella regione. L’Argentina ha costruito centrali elettronucleari per il suo programma nucleare riducendone la dipendenza dai combustibili fossili, nel pieno della crisi energetica. Putin e la Presidentessa Cristina Fernandez hanno detto che la società atomica russa Rosatom sarà coinvolta nella costruzione di un’unità della centrale nucleare argentina Atucha III. “Si tratta di accordi molto importanti”, ha detto Fernandez, assente dal pubblico per una settimana per via di un’infezione alla gola. “L’Argentina è leader nell’America Latina nella produzione elettronucleare”, ha detto Fernandez alla conferenza stampa congiunta al palazzo presidenziale. “Riaffermiamo i nostri legami di amicizia e i legami strategici”. L’Argentina ha uno dei più grandi giacimenti di petrolio e gas di scisto del al mondo, ma solo poche aziende hanno preso impegni per svilupparli. I membri della delegazione russa hanno visitato Vaca Muerta, un giacimento nella provincia di Neuquen. “Ne parliamo con la Russia, uno dei principali produttori mondiali di gas e petrolio del mondo. Ma noi argentini abbiano i nostri e sembra che altri l’abbiano notato”, ha detto Fernandez. Secondo stime preliminari Vaca Muerta può produrre energia sufficiente a soddisfare le esigenze di Argentina e Paesi del Cono Sud. I capi di Stato si sono scambiati regali tradizionali. Il Presidente Putin ha dato a Cristina Kirchner uno squisito scrigno d’argento come dono. Cristina gli ha regalato un bandoneon, strumento musicale per il tango.
La tappa brasiliana non sarà meno fruttuosa. La Presidentessa Dilma Rousseff ha contributo notevolmente al successo dei colloqui, abolendo alcune formalità. Putin l’ha ringraziata per l’atteggiamento ben augurante. Rousseff ha sottolineato che vi sono grandi prospettive nella cooperazione su sfruttamento del petrolio, costruzione delle ferrovia e sfera militare. Il Brasile è consapevole della posizione leader nella produzione di armi della Russia. Alcuni esperti latinoamericani dicono che il saluto particolarmente caldo di Rouseff all’ospite russo, sottolinea il malcontento per le recenti rivelazioni sullo spionaggio statunitense su suolo brasiliano. Rousseff ha dimostrato che atteggiamento positivo e fiducia sono possibili nel rapporto tra Stati. Gli Stati Uniti possono strappare una pagina dal libro Russia-Brasile.

Russian President Vladimir Putin Visits Argentina

bildeLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Scacco matto dei BRICS nel cortile di Washington

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 15/07/2014 modi-brics-story_650_051914125040Stati Uniti e loro più stretti alleati hanno cercato di isolare la Russia e il Presidente Vladimir Putin dalla scena mondiale. Come risultato del sostegno occidentale al regime ucraino, salito al potere con le violenze a Kiev, le azioni intraprese dalle potenze occidentali contro la Russia comprendono l’espulsione della Russia dal G-8 delle potenze capitaliste, il congelamento dei beni dei funzionari del governo e delle banche russi, e divieto di viaggio a prominenti cittadini russi. Tuttavia, Putin ha messo sotto scacco il presidente degli Stati Uniti Barack Obama nel suo cortile di casa. I difensori di Obama immaginano il loro presidente come un maestro di “scacchi a 11 dimensioni”. Tuttavia, in Brasile, il vertice delle nazioni BRICS di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, mostra al mondo che è Putin, non Obama, il maestro di scacchi a 11 dimensioni. In realtà, Obama potrebbe mollare la scacchiera. Putin è in visita in Brasile partecipando al summit 2014 nella città di Fortaleza. Il vertice BRICS avviene mentre i membri dell’amministrazione Obama, tra cui neo-con come l’assistente del segretario di Stato per gli affari europei Victoria Nuland, stilano piani per inasprire le sanzioni contro la Russia, portandoli ai livelli di Iran, Siria e Cuba. Putin e i suoi colleghi dei BRICS firmeranno un accordo a Fortaleza per la creazione della banca di sviluppo BRICS che aiuterà a schivare il tentativo dei neo-con d’isolare la Russia dalle reti bancarie internazionali. Qualsiasi rafforzamento delle sanzioni, come quelle imposte da Washington a Iran, Siria, Cuba, corre il rischio di punire le banche brasiliane, indiane, cinesi, sudafricane e di altre società, qualcosa che potrà far finire l’amministrazione Obama nelle acque bollenti del tribunale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio che decide sulle pratiche commerciali che violano le norme dell’OMC.
L’eredità dell’amministrazione Obama è la politica da Guerra Fredda verso un’America Latina che ha chiuso definitivamente il vecchio dominio politico-economico degli Stati Uniti dell’emisfero occidentale. Obama ha piantato l’ultimo chiodo sull’arcana dottrina Monroe che decise che gli Stati Uniti avrebbero impedito alle nazioni non dell’emisfero occidentale, comprese le potenze d’Europa, dall’intervenire nelle Americhe. L’interventismo in Paesi come Venezuela e Honduras svolto dalla collega neocon della Nuland, Roberta Jacobson, assistente del segretario di Stato per gli affari dell’emisfero occidentale, ha portato un grosso contingente di leader latinoamericani a partecipare con Putin, il presidente cinese Xi Jinping e gli altri leader dei BRICS al vertice in Brasile in cui gli Stati Uniti non avranno un posto. In effetti, gli Stati Uniti e le loro politiche imperialistiche saranno un tema importante in Brasile, un Paese che ha visto le sue telecomunicazioni, comprese chiamate ed e-mail private della presidentessa brasiliana Dilma Rousseff, regolarmente spiate dalla National Security Agency degli Stati Uniti. Putin ha svolto il grosso della sua visita di sei giorni in America Latina. Ha condonato il debito di Cuba verso la Russia, durante la visita a L’Avana ed si è anche fermato in Nicaragua e Rio de Janeiro. A Cuba Putin ha incontrato l’ex-leader cubano Fidel Castro e suo fratello Raul Castro, presidente di Cuba, due leader che continuano a far infuriare i centri di potere di destra e neo-con di Washington. Putin ha anche presenziato alla finale della Coppa del Mondo a Rio. La Russia sarà l’ospite della Coppa del Mondo 2018. Putin ha anche visitato l’Argentina dove ha firmato un accordo sull’energia nucleare. L’interesse di Iran, Argentina, Nigeria, Siria ed Egitto nel far parte dei BRICS potrebbe presto far divenire la sigla del gruppo “BRICSIANSE”. Un tale sviluppo farà trionfare le nazioni che si rifiutano di prendere ordini da Washington, e la presenza della Siria significherà la sconfitta definitiva della dottrina Obama della “R2P”, o “responsabilità di proteggere” filo-USA, e dell’intelligence occidentale che finanzia i capi dell’opposizione intenti a sostituire i governi anti-americani con regimi filo-USA. La Siria che entra nei BRICS come membro, a pieno titolo o associato, sarà il paletto nel cuore della R2P.
bricsfortal10411234L’amministrazione Obama non è riuscita a convincere un solo leader sudamericano ad evitare il vertice BRICS in Brasile. Infatti, due dei leader sudamericani sedutisi con Putin, Xi, Rousseff e gli altri leader in Brasile, il presidente del Venezuela Nicolas Maduro e il presidente del Suriname Desi Bouterse, sono stati oggetto dei tentativi di destabilizzazione della CIA e del dipartimento di Stato, collegati a minacce di sanzioni. Erano anche presenti presso i BRICS la presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner, il presidente della Bolivia Evo Morales, la presidentessa del Cile Michelle Bachelet, il presidente colombiano Juan Manuel Santos, il presidente dell’Ecuador Rafael Correa, il presidente della Guyana Donald Ramotar, il presidente del Paraguay Horacio Cartes, il presidente del Perù Ollanta Humala e il presidente dell’Uruguay José Mujica. Le sanzioni statunitensi contro la Russia e la sua dimostrazione di forza contro la Cina attraverso Giappone e  Filippine, sono cadute nel vuoto in Sud America. Le buffonate adolescenziali di Nuland, Jacobson, della consigliera per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti Susan Rice, dell’ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite Samantha Power, saranno di sicuro discusse nei pettegolezzi dei leader riunitisi a Fortaleza. La presenza del presidente della Colombia Santos è particolarmente degna di nota. Santos ha recentemente sconfitto il candidato della destra sostenuto dagli stessi interventisti dell’amministrazione Obama che hanno sabotato l’economia del Venezuela. Il candidato perdente, Oscar Ivan Zuluaga, aveva il pieno sostegno del predecessore di destra e pro-Israele/USA di Santos, Alvaro Uribe. Notizie recenti dimostrano che Uribe ha istituito un sistema di sorveglianza nazionale delle comunicazioni, in stile NSA, contro i suoi avversari. I legami di Zuluaga con gli stessi elementi che cercano di deporre Maduro in Venezuela non sono stati dimenticati da Santos, che continua ad impegnarsi in negoziati di pace a L’Avana con i guerriglieri di sinistra delle FARC e a migliorare i rapporti con il Venezuela, con grande disappunto degli agenti della CIA che vivono nello splendore di Miami, in Florida.
A Rio, Putin è riuscito a sabotare gli sforzi degli Stati Uniti per isolarlo, incontrando il primo ministro di Trinidad e Tobago Kamla Persad-Bissessar e il primo ministro di Antigua e Barbuda Gaston Browne, oltre al primo ministro ungherese Victor Orban, al presidente della Namibia Hage Geingob, al presidente del Gabon Ali Bongo e alla cancelliera tedesca Angela Merkel. Merkel e Rousseff hanno molto in comune, in quanto entrambi hanno avuto i loro cellulari personali monitorati dalla NSA, un fatto che Putin, che ha fornito asilo all’informatore della NSA Edward Snowden, probabilmente ha menzionato di sfuggita. L’unico tentativo che gli Stati Uniti hanno potuto fare affinché qualche funzionario latinoamericano criticasse i contatti tra i leader dell’emisfero occidentale e Putin, è stato organizzare il viaggio privato del capo dell’opposizione di Trinidad, Keith Rowley, per condannare il viaggio del primo ministro del suo Paese in Brasile. Rowley ha criticato Persad-Bissessar e suo nipote per l’incontro con Putin e gli altri leader a Rio, perché il viaggio è stato compiuto durante la controversia che coinvolge il dipartimento dell’immigrazione di Trinidad. Il potere d’influenza di Washington sugli eventi nell’emisfero occidentale è davvero sprofondato in nuovi abissi. L’ordine del giorno delle nazioni dei BRICS è  diversificato come quello di qualsiasi riunione del G-7, non più chiamato G-8 dopo che la Russia è stata espulsa. Nell’agenda del vertice BRICS vi sono commercio, sviluppo, politica macroeconomica, energia, finanza, terrorismo, cambiamenti climatici, sicurezza regionale, traffico di droga e criminalità transfrontaliera, industrializzazione dell’Africa e ciò che sarebbe il campanello d’allarme per Wall Street, Banca Mondiale, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e altri strumenti del capitalismo occidentale, la riforma delle istituzioni finanziarie internazionali (IFI). Le operazioni di sicurezza dei Paesi BRICS in Afghanistan sostituiranno quelle degli Stati Uniti, dopo il ritiro delle loro truppe. La Russia guida gli sforzi dei BRICS per affrontare il riciclaggio di denaro e la criminalità transfrontaliera ottenendo la partecipazione di Bielorussia, India, Kazakistan, Cina, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Osservatori provenienti da Mongolia e Armenia si sono uniti ai colloqui. Nel settore della sicurezza, è evidente il sinergismo tra BRICS e Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), guidando Russia e Cina nella politica di sicurezza comune con gli Stati dell’Asia centrale come Kazakistan e Uzbekistan. Russia e Cina sembrano intenzionate a che Ucraina e Georgia siano la “linea sulla sabbia” di eventuali ulteriori invasioni delle rivoluzioni “R2P” di George Soros e CIA nello spazio eurasiatico. E’ anche chiaro che Putin ha battuto in astuzia Obama nel suo cortile di casa.

_76244169_023151058-1La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ritornando nel cielo blu dell’Avana

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 14.07.2014
putin-castro-afpIl presidente russo Vladimir Putin ha iniziato un viaggio di sei giorni in America Latina in concomitanza con il vertice BRICS a Brasilia. L’ordine del giorno completo comprende Cuba, Nicaragua, Argentina e Brasile. I canali televisivi occidentali utilizzano un mantra trito e ritrito ripetendo sempre che il tour è il tentativo della Russia di rompere l’isolamento internazionale. Questo tipo di discorso nasce dalla nostalgia del governo degli Stati Uniti quando guidava i golpe nell’emisfero occidentale. 30-40 anni fa l’America Latina era il santuario degli Stati Uniti. I governi fantoccio obbedivano a tutte le direttive di Washington. Cuba era l’unico a resistere all’impero, respingendo tutti gli attacchi e pagaiando la propria canoa. Si eliminavano i regimi nazionalisti nel continente che cercavano l’indipendenza. Washington recisamente pose fine a tutti i tentativi d’installare regimi “pro-sovietici” con metodi come complotti, terrore, “quinta colonna”, sabotaggio economico e annientamento fisico dei politici caduti in disgrazia. Guatemala, Grenada, Cile e Panama sono solo alcuni Paesi dissidenti puniti dagli Stati Uniti, anche con azioni sanguinarie. Nei giorni della guerra fredda, i politici statunitensi erano abituati a fare ballare gli altri con la loro musica. Hanno sempre trattato l’America Latina come una colonia. Oggi Venezuela, Ecuador, Cuba, Bolivia, e molte nazioni insulari dei Caraibi, Brasile e Argentina mettono i loro interessi nazionali in cima alla lista delle priorità, suscitando grande esasperazione a Washington. Gli Stati Uniti coltivano l’odio verso chi si rifiuta di conformarsi. I servizi speciali degli Stati Uniti lanciano i piani di destabilizzazione e provocano conflitti tra Stati latino-americani, in particolare nel caso dei Paesi governati da “leader populisti”. L’obiettivo è diffondere il caos sul continente e creare nuovi attriti da usare come pretesto per l’intervento armato. Cuba e Venezuela sono i principali nemici. Se non fosse per la solidarietà dei Paesi latino-americani, il progresso dell’integrazione e le politiche equilibrate di Brasile e Argentina, che rifiutano categoricamente l’ostile retorica “anti-populista” di Washington, senza dubbio ci sarebbero stati “bombardamenti umanitari” contro questi Paesi. L’irrazionalità e imprevedibilità degli Stati Uniti preoccupano i Paesi amichevoli verso gli USA nel continente. In America Latina ritengono ampiamente che Washington avrebbe sacrificato qualsiasi alleato e utilizzato qualsiasi inganno per i propri interessi. Dopo gli scandali spionistici in Europa e le rivelazioni dell’intelligence statunitense verso le agenzie governative tedesche, tale parere si rafforza. Se gli statunitensi trattano i loro più stretti alleati in questo modo, cosa faranno clandestinamente in America Latina? Gli Stati Uniti ritengono di poter fare qualsiasi cosa, violare regole, ignorare ragioni. Questo è ciò che i miei colleghi latinoamericani mi hanno detto in privato.
L’America Latina è incline a cooperare con i Paesi che rispettano il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. Il viaggio del Presidente Putin è benvenuto, non importano gli sforzi della “propaganda nera”. L’America Latina ritiene che Putin sia il più popolare politico contemporaneo.  Alcuni media hanno anche pubblicato immagini che confrontano il cordiale sorriso del presidente russo e la sua mano tesa per una stretta di mano, e il volto minaccioso del presidente Barack Obama con le mani convulsamente serrate a pugno. Gli alleati regionali degli Stati Uniti sono stanchi della dittatura degli Stati Uniti. Questi gringos norteamericanos vogliono sempre comandare e intimidire, imponendo sanzioni. I latino-americani sono storditi dalle minacce degli Stati Uniti alla Russia. Se una piccola Cuba subisce il blocco, le eventuali sanzioni contro la Russia non sono che conseguenziali. Il viaggio del presidente Putin è iniziato con il Paese che considera la Russia con simpatia e amore. Le persone in età ricordano la canzone La Paloma brillantemente eseguita da Klavdia Shulzhenko:
Cuando de tu ciudad de la Habana, navegó yo en la distancia, Sólo ha de las adivinar Arreglo para mi tristeza!”
“Quando lascio la vostra Havana navigando lontano, Puoi solo indovinare il mio dolore!”
La visita del Presidente della Russia ha un significato simbolico. Dopo aver attraversato momenti difficili negli ultimi anni, l’alleanza tra Russia e Cuba emersa negli anni dopo la vittoria della rivoluzione cubana, diventa sempre più forte adattandosi alle nuove realtà storiche. L’agenda di Putin include la cerimonia della posa della corona di fiori al Memoriale di soldato sovietico internazionalista… Raul Castro, Presidente del Consiglio di Stato di Cuba e Presidente del Consiglio dei Ministri di Cuba, ha preso parte alla cerimonia. Il Presidente Putin ha firmato 20 accordi economici e umanitari. Il più interessante per i cubani è stata la decisione del parlamento russo (Duma) di ripianare il debito cubano accumulato fin dai tempi sovietici. L’importo pari al 90% (oltre 30 miliardi di dolari) della somma viene condonato mentre i restanti 3,5 miliardi saranno investiti nell’economia dell’isola. Cancellando il debito si aprono nuove opportunità nei settori dell’energia, comunicazioni, medicina e aviazione. Zarubezhneft ha firmato un contratto con CubaPertoleo per l’esplorazione e lo sviluppo del giacimento di Boca de Jaruco. La società che in precedenza aveva stipulato un contratto con la cubana Union de Cubapetroleo per le operazioni pilota, valutazione e applicazione di metodi di recupero del petrolio secondario presso il giacimento di Boca de Jaruco, aveva scelto la ERIELL Group quale contractor per la perforazione. Zarubezhneft, Rosneft e CubaPetrolero svilupperanno il lotto 37 sulla piattaforma continentale. Secondo le prime stime, le riserve cubane superano i 20 miliardi di barili. In totale ci sono 59 lotti da licenziare, e contratti sono stati firmati con aziende di Venezuela, Cina, Brasile, India e Canada.  La concorrenza è forte.
Russia e Cuba sono intente ad incrementare la joint venture. Nel 2013 il fatturato del commercio è stato solo 185 milioni dollari, ed è in leggero calo quest’anno. Gli esperti ritengono che il credito concesso dalla Russia nel 2009 sia troppo limitato. In primo luogo è stato utilizzato per l’edilizia e l’acquisizione di attrezzature agricole. 25 contratti con esportatori sono stati conclusi nel 2010-2013 con la partecipazione di 16 esportatori russi e 5 importatori cubani. KAMAZ, IVEKTA, CHETRA – macchine industriali, Cheljabinsk macchinari da costruzione e stradali. I cubani adempiono pienamente ai loro obblighi creditizi contrattuali, pagando regolarmente gli interessi e la Russia non ha reclami. La Russia prevede di partecipare allo sviluppo della zona di libero scambio nella città portuale di Mariel, nelle vicinanze de L’Avana. I progetti congiunti di assistenza sanitaria ed energia aumentano. La cooperazione militare viene anche intensificata. I cubani sanno bene come gestire i sistemi russi… Alcuni aspetti di questa cooperazione rimangono nell’ombra per ben noti motivi. L’accordo spaziale Russia-Cuba è stato firmato nel febbraio 2013, entrando in vigore entro la fine di quest’anno. Uno dei problemi è la base giuridica per l’installazione dei siti di GLONASS. Vladimir Putin ha detto che la Russia è interessata a collocare il sistema GLONASS a Cuba. “La Russia è interessata a collocare stazioni terrestri di GLONASS a Cuba. E in questo caso, la parte cubana avrà accesso a servizi e tecnologie per comunicazioni satellitari nella zona della stazione”, ha detto il presidente dopo i colloqui con il presidente del Consiglio di Stato di Cuba Raul Castro. Secondo RIA Novosti è stato firmato l’accordo intergovernativo russo-cubano per la cooperazione spaziale nel febbraio 2013. Si prevede che entrerà in vigore a breve. Quindi ci sarà una base giuridica per la realizzazione delle stazioni terrestri di GLONASS a Cuba. La Russia ha avuto colloqui con gli Stati Uniti per distribuire le stazioni GLONASS sul suolo statunitense (sulla base della reciprocità, vi sono 19 siti statunitensi in Russia). Il Pentagono e la Central Intelligence Agency si oppongono. Le agenzie ritengono che le stazioni GLONASS potrebbero essere utilizzate per scopi spionistici e militari. Il ?ongresso degli Stati Uniti suona l’allarme sulla tecnologia satellitare russa richiedendo agli alti funzionari della sicurezza nazionale degli Stati Uniti di fornire informazioni sulla minaccia rappresentata dalla proposta russa di istituire stazioni di monitoraggio per il sistema di navigazione satellitare GLONASS sul suolo statunitense. Come l’Armed Services Committee del Congresso martella sui dettagli finali del National Defense Authorization Act per il 2015, il rappresentante Jim Bridenstine ha proposto un emendamento che richiede al segretario alla Difesa, al segretario di Stato e al direttore della National Intelligence di riferire al Congresso sulla proposta russa per impiantare 8 stazioni di monitoraggio GLONASS negli USA. I funzionari della sicurezza nazionale dovrebbero rivelare le posizioni dei siti GLONASS, valutare le potenziali minacce che pongono all’infrastruttura di sicurezza nazionale degli Stati Uniti e presentare piani concreti per mitigare queste minacce. Gli eventi si svolgono in modo tale che la Russia dovrà chiudere definitivamente le stazioni statunitensi.
Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che la Russia aiuterà Cuba a superare il blocco illegale imposto dagli Stati Uniti, dopo l’incontro con il Presidente del Consiglio di Stato di Cuba Raul Castro. Il Ministro del Commercio Estero di Cuba, Rodrigo Malmierca, ha detto che il principale obiettivo della nuova legge sugli investimenti Esteri nel Paese è attrarre capitali nei diversi settori dell’economia nazionale. “Il nostro disegno di legge prevede garanzie per il capitale straniero e difende i nostri interessi nazionali nella ricerca di Cuba della sovranità nella proiezione di capitali per l’economia nazionale. Senza mai fare ciò che fu fatto nel passato neocoloniale, quando praticamente il Paese fu venduto”, ha detto il funzionario cubano durante un’intervista speciale a Telesur. In viaggio nella capitale venezuelana, dove a 200 aziende vengono presentati i dettagli dei nuovi regolamenti, Malmierca ha detto che dopo l’inaugurazione lo scorso gennaio dell’Area di sviluppo spaziale o del porto di Mariel, s’è avuto la nuova apertura del Paese al capitale straniero. “E già operativo. Spostiamo il terminal dei container di L’Avana (Havana) a Mariel, un porto moderno”, ha spiegato il diplomatico, aggiungendo che è un “grande vantaggio sviluppare questa zona speciale”, mirando a fornire maggiori incentivi nell’attrarre capitale straniero, soprattutto di aziende tecnologiche, di marketing ed agricole tra le altre. Sul rapporto commerciale con i Paesi dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), ha detto che si tratta di un approccio integrato dell’economia cubana e “sarà presente nello sforzo di Cuba per commercializzare l’economia nazionale”. Sull’embargo commerciale degli USA subito dall’Avana per 50 anni, ha detto che è l’unico grande ostacolo che affronta il Paese, ma non influenzerà il corso del modello economico. Allo stesso modo, si riferiva all’unificazione monetaria e del cambio attuato dal governo cubano, aggiungendo che il presidente Raul Castro aveva recentemente detto che tale processo deve progredire gradualmente, proteggendo i soldi della popolazione. Il ministro ha detto che il Paese non ripeterà gli errori del passato sperperando le ricchezze nazionali.
Come previsto, Vladimir Putin ha incontrato Fidel Castro, che non detiene posizioni ufficiali ed è coinvolto principalmente in programmi giornalistici. Si concentra sui temi scottanti del nostro tempo, proponendo definizioni e previsioni struggenti e perspicaci. È attento e sa tutto della politica mondiale. Credo che sarà interessante per il Presidente Putin conoscere il parere di Fidel Castro su alcuni eventi e personaggi politici (sa come fare confronti). Non credo che le loro opinioni differiscano molto. L’esperienza è di enorme rilevanza nella politica contemporanea.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’America Latina si rifiuta di vivere nella “caserma globale” degli Stati Uniti

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 08/07/2014
raul-castro-vladimir-putinL’America Latina ha dato grande interesse al discorso del Presidente Putin alla conferenza degli ambasciatori e rappresentanti permanenti della Federazione Russa, il 1.mo luglio. L ‘interesse è cresciuto ancora più quando è stato riportato, il 4 giugno, che il presidente russo Vladimir Putin visiterà Cuba, Argentina e Brasile entro la fine mese. Il Presidente visiterà l’America Latina e parteciperà al vertice del gruppo BRICS delle cinque principali economie emergenti (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) del 11-16 luglio… “A margine del vertice BRICS, Putin  incontrerà i leader di Cina, India e Sud Africa, così come numerosi leader latinoamericani”, ha detto il Cremlino. Il sesto vertice dei BRICS si terrà nel nord-est del Brasile, a Fortaleza il 15 luglio. L’Argentina parteciperà al vertice su invito della Russia. Nel corso della riunione, i Paesi BRICS discuteranno dell’eventuale ammissione dell’Argentina come sesto Paese aderente. Tutelare gli interessi nazionali della Russia e rafforzare i fondamenti e i principi delle relazioni internazionali sono gli obiettivi prioritari stabiliti da Putin presso il Ministero degli Esteri e tutte le missioni russe all’estero. Il Presidente ha esortato l’occidente (in primo luogo gli Stati Uniti) a fermare la trasformazione del mondo in una “caserma globale” dettando regole agli altri. “Spero che il pragmatismo prevalga. L’occidente dovrà sbarazzarsi dell’ambizione d’imporre una “caserma globale”, organizzando tutti secondo i ranghi, imponendo regole uniformi di comportamento e vita sociale”, ha detto Putin.
Le sanguinose guerre scatenate da dipartimento di Stato, Pentagono e servizi speciali degli USA nel ventre molle della Russia, dall’Afghanistan all’Ucraina, non possono lasciare indifferenti i politici ragionevoli dell’America Latina. Riassumendo quanto è stato riportato da periodici seri come Punto Final (Cile), La Jornada (Messico), Granma (Cuba) e molti altri media, si abbassano i toni. Tutta la potenza degli Stati Uniti è diretta contro Russia e Cina, Paesi che possono contrastarne qualsiasi azione aggressiva. Obama ha bisogno di riavere l’immagine di “duro” mentre la sua popolarità è al minimo, per cui gli Stati Uniti cercano una preda, un regime ostile da colpire. Obama difficilmente avrà il coraggio di avviare un’operazione punitiva in regioni lontane mentre l’economia è in stasi, quindi la vittima dovrà essere trovata più vicino, a sud del Rio Grande, nel cortile dell’impero. Chi sceglierà Washington per una “neutralizzazione” dimostrativa? È l’argomento in cima all’elenco delle questioni prioritarie dell’America Latina. Si sottolinea che gli Stati Uniti conducono azioni sovversive intense, in particolare contro i governi “populisti” utilizzando i metodi più avanzati della guerra dell’informazione. Vi molti obiettivi nel continente latino-americano: Cuba, Venezuela, Ecuador, Nicaragua, Bolivia, Argentina e perfino Brasile, ben lungi dall’adottare politiche populiste, ma che segue una politica estera in linea ai propri interessi nazionali. Le nazioni insulari dei Caraibi, mantenendo stretti legami con Cuba e Venezuela e che partecipano al progetto Petrocaribe, possono affrontarne la stridula furia. Petrocaribe è un’alleanza petrolifera di molti Stati caraibici con il Venezuela, per l’acquisto di petrolio a condizioni preferenziali. L’alleanza fu lanciata nel 2005, periodo preliminare della lotta di Washington contro i regimi ostili, utilizzando i metodi morbidi della destabilizzazione, come aggravare le crisi economiche, provocare movimenti di protesta con l’aiuto di organizzazioni non-governative guidate da operatori della Central Intelligence Agency o attivisti di USAID, informazioni di natura dubbia dedicate prevalentemente alla corruzione e regolarmente sparsi tra la popolazione per creare tensioni. Fanno del loro meglio per screditare i leader. Gli intrugli più primitivi sono utilizzati allo scopo, come informazioni sui conti bancari privati. Hanno detto che i depositi di Fidel Castro erano per 40 miliardi di dollari (esattamente questo dato), hanno anche scritto dei conti di Hugo Chavez e Daniel Ortega presso grandi banche estere, senza mai fornire alcuna prova.
Quando la destabilizzazione ribolle a un certo punto, i servizi speciali degli Stati Uniti la scaldano. In Ecuador i poliziotti al comando degli agenti dei servizi speciali USA che lavorano con la copertura dell’ambasciata, organizzarono l’ammutinamento armato ed attaccarono il presidente. In Bolivia, i diplomatici statunitensi guidarono un gruppo terroristico formato in Europa dalla CIA e tratto da vecchi mercenari. Le azioni risolute delle unità per le operazioni speciali boliviane eliminò  parte della formazione terroristica, alcuni ribelli furono messi agli arresti. Gli Stati Uniti continuano le attività in Bolivia, e regolarmente vengono svelate le attività degli agenti della CIA, le proteste dei poliziotti spiegate dai loro legami con gli agenti degli USA nel Paese. Tale congettura ha una giustificazione. In Venezuela i servizi speciali degli Stati Uniti provocarono sovversione economica, scarsità artificiale di prodotti alimentari e beni primari quotidiani, proteste di piazza organizzate, strade bloccate, palazzi del governo incendiati e terrorismo. In Brasile le organizzazioni non governative sponsorizzate dall’USAID lanciarono una campagna di protesta contro la coppa del mondo nel Paese, con lo slogan per lottare contro la “caduta della politica sociale” della Presidentessa Dilma Rousseff. Slogan diffamatori. Nessun presidente ha mai attuato grandi programmi di politica sociale come Ignacio Lula Da Silva e Dilma Rousseff.
L’approccio ostile di Washington ai problemi internazionali è un fattore negativo permanente per l’intero sistema delle relazioni internazionali in America Latina. Parlando agli ambasciatori, il presidente russo ha dato una definizione precisa delle motivazioni politiche degli Stati Uniti in America Latina, “vorrei cominciare dicendo che il Ministero degli Esteri e le nostre ambasciate sono sotto pressione; lo vediamo, ne siamo consapevoli, ma tale pressione non sarà ridotta. Aumenterà, così come l’obbligo di dimostrare efficienza, precisione e flessibilità nelle nostre azioni per garantire gli interessi nazionali della Russia. Sapete quanto dinamici e imprevedibili possano talvolta essere gli sviluppi internazionali. Sembrano spinti e purtroppo non tutti sono positivi. Un possibile conflitto nel mondo è in crescita, le vecchie contraddizioni sono sempre più acute e quelle nuove sono provocate. C’imbattiamo in tali sviluppi, spesso inaspettatamente, e osserviamo con rammarico come il diritto internazionale non funzioni, le norme più elementari della decenza non siano rispettate e il principio del permissivismo totale abbia il sopravvento”. Gli Stati Uniti sono fermamente convinti nel cercare di preservare il modello unipolare del sistema mondiale fallito. La politica di attenersi ai vecchi modi non può che comportare implicazioni globali. L’infrastruttura delle basi militari USA e NATO è stata creata per azioni offensive; i piani d’attacco nucleare contro Russia e Cina sono costantemente rinnovati. Gli esperti del Pentagono freddamente valutano i parametri dei danni accettabili in caso di attacco di rappresaglia contro gli Stati Uniti. In teoria le perdite sono accettabili; gli specialisti del Pentagono cinicamente calcolano a milioni i morti statunitensi. Freddi calcoli al cui confronto le storie dell’orrore di Hollywood impallidiscono. Ciò è esattamente quel che ha detto il presidente russo, “Non c’è quasi alcun dubbio che l’ordine mondiale unipolare non ci sarà. Popoli e Paesi alzano la voce in favore dell’autodeterminazione e dell’identità civile e culturale, in contrasto ai tentativi di certi Paesi di mantenere il dominio nella sfera militare, politica, finanziaria ed economica, e ideologica”. È giunto il momento di riconoscere il diritto di essere diversi e di determinare il proprio destino in maniera indipendente, non secondo le istruzioni di qualcuno. Ma certi Paesi dell’America Latina hanno a che fare con quanto viene detto da Washington. Colombia, Honduras, Guatemala, Paraguay e altri vivono nella caserma degli Stati Uniti. Le strutture militari sul loro territorio sono utilizzate dal Pentagono per ricattare i regimi ostili ed infiammare conflitti militari.
Il Presidente Putin ha detto che la Russia è pronta a sviluppare le relazioni con tutti i partner. Ha  sottolineato la ricca esperienza dei legami politici ed umanitari tra la Russia e l’America Latina, l’enorme potenziale dei mercati emergenti dell’America Latina. Ad esempio, a L’Avana il Presidente Putin e Raul Castro discuteranno di commercio, economia, aviazione civile, energia e trasporti, sanità e uso pacifico dello spazio. L’agenda del Presidente Putin comprende incontri con il leader storico della Rivoluzione cubana Fidel Castro. Ciò ha un grande significato simbolico. Prima della visita, la Duma russa ha deciso di cancellare il debito di Cuba verso la Russia di oltre 30 miliardi di dollari. Si trattava prevalentemente di spese per esigenze militari. L’eliminazione del debito e il processo di liberalizzazione dell’economia cubana aprono la strada a brillanti prospettive nel campo della cooperazione economica. Le compagnie russe Rosneft e Zarubezhneft hanno già firmato accordi con Cuba per lo sviluppo dei giacimenti petroliferi sottomarini cubani, in prossimità delle coste degli Stati Uniti. I piani per revisionare il porto di Mariel, e per trivellazioni e posa dei tubi. I media cubani hanno riferito che il futuro porto di Mariel è progettato per avere 770 metri di ancoraggio, consentendo di ricevere contemporaneamente due grandi navi oceaniche. I piani per il 2022 prevedono che Mariel ospiti strutture logistiche per l’esplorazione petrolifera off-shore e la creazione di un nuovo terminal per container e merci varie alla rinfusa, per movimentazione e stoccaggio refrigerati e una zona di sviluppo economico speciale per la produzione di elettricità e stoccaggio. Il nuovo porto di Mariel potrà gestire le navi più grandi ad Havana Bay, dove un tunnel sotto il canale riduce la profondità a 11 metri. Il terminal container di Mariel avrà una capacità annuale di 850000-1 milione di container, rispetto ai 350000 di L’Avana. Questi sviluppi dovrebbero consentire a Mariel di accogliere le grandi navi portacontainer in transito dall’Asia attraverso il Canale di Panama, una volta ampliato quest’ultimo, nell’estate del 2014. Il presidente russo Putin discuterà anche dei grandi progetti economici in Argentina e Brasile. Il tutto dimostra che c’è un’alternativa al “sistema da caserma mondiale” imposto da Washington.

f6684b3d-72ba-49f9-b790-7bea71623177_W_00960La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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