Basi militari ‘segrete’ nell’emisfero occidentale

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 13/04/2014

iAV.gKDS7p0YIl picco propagandistico sulla creazione della Russia di basi militari in America Latina e nei Caraibi non finisce. Su iniziativa dei centri da ‘guerra fredda’ degli Stati Uniti, scoperte su basi navali e aeree russe “segrete” in Nicaragua, Venezuela e perfino Argentina appaiono regolarmente nei media.  Più spesso che no, tali notizie sono accompagnate da fotografie di bombardieri strategici Tu-160 (‘Cigno Bianco’) e Tu-95MS, dell’incrociatore a propulsione nucleare Pjotr Velikij (‘Pietro il Grande’), e del grande cacciatorpediniere anti-sommergibile Ammiraglio Chabanenko, che avviarono le visite delle forze navali e aeree della Russia presso gli ospiti del continente americano nel 2008. L’esempio più recente di tale tipo è l’attracco nel porto dell’Avana della nave dell’intelligence russa Viktor Leonov. Nel novembre 2013, l’Assemblea Nazionale del Nicaragua ha ratificato la decisione del governo di permettere alle unità militari russe, navali e aeree, di visitare la repubblica nella prima metà del 2014. I loro equipaggi potranno partecipare all’addestramento dei  militari del Nicaragua e condividerne le esperienze. Il documento menziona anche navi e aerei militari di Cuba, Venezuela, Messico e Stati Uniti. Nel giugno di quest’anno, il governo di Daniel Ortega presenterà al parlamento la proroga del documento per ulteriori sei mesi. Il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha recentemente annunciato l’intenzione di aumentare il numero di basi all’estero. Ha anche detto che colloqui sono in corso con Cuba, Venezuela, Nicaragua, Vietnam, Singapore e Seychelles. Il Viceministro della Difesa russo Anatolij Antonov ha spiegato la situazione così: “Quando si parla di valorizzare la presenza della marina russa in America Latina, s’intende soprattutto creare le condizioni per una procedura semplificata per le visite delle nostre navi russe nei porti dell’America Latina. Data la notevole distanza dalle coste russe, è ovvio che saremmo interessati a rifornirle di scorte di cibo e acqua, nonché ad organizzare le attività ricreative dei nostri marinai. In alcune circostanze, dobbiamo essere sicuri di poter svolgere piccole e medie riparazioni per le nostre navi”.
Il Presidente Daniel Ortega, ha prospettato la ‘presenza’ amichevole della Russia sulle rive dell’America Latina in un discorso ai militari del Nicaragua, il 6 aprile, dicendo da quando il governo sandinista è tornato al potere nel 2007, di essere disposto a cooperare con qualsiasi Paese possa contribuire a rafforzare e modernizzare l’esercito. Gli Stati Uniti non hanno dato al Paese alcuna speranza. Nonostante i già stretti legami tra Washington e i governi di destra del Nicaragua, il Pentagono non ha fatto alcun tentativo serio per equipaggiare l’esercito del Nicaragua con armi moderne. Gli Stati Uniti vedono sempre l’ideologia dei sandinisti come ostile. Perciò il governo del Nicaragua s’è rivolto alla Russia. Accordi di vasta portata nella cooperazione militare e tecnica sono stati firmati. Secondo Ortega, il contributo della Russia al processo di riarmo militare è “stabile, affidabile ed estremamente importante”, ed è accompagnato dalla previsione incondizionata di aiuti sociali ed economici al popolo nicaraguense. Sono stati inviati rifornimenti di grano, attrezzature agricole, autobus e autovetture. Una considerevole quantità di denaro è stata anche assegnata a  scopi umanitari, tra cui sanare le conseguenze delle catastrofi naturali. Analizzando il contenuto del discorso di Ortega ai militari, il quotidiano conservatore La Prensa di Managua ha osservato che Ortega “giustifica la possibile creazione di basi russe in Nicaragua”. Ecco una citazione dal discorso di Ortega: “Quante navi militari statunitensi hanno visitato (i nostri porti) tra il 2007 e il 2012? Quante navi statunitensi hanno trascorso mesi nei nostri porti dei Caraibi e dell’Oceano Pacifico? Navi militari sfilate per le missioni di pace! E quanti soldati e ufficiali statunitensi sono sbarcati nel nostro Paese diretti nelle loro basi?… Basi (estere) vietate dalla Costituzione, ma (in realtà) ancora presenti”. Per Ortega, il rafforzamento della sicurezza del Paese rimane un obiettivo strategico. Più potente l’esercito, più significativo il suo contributo nel tutelare ogni regione del Paese, e una vita più tranquilla per il popolo nicaraguense, nei nostri tempi difficili. Ortega insiste in particolare sulla necessità di rafforzare la lotta al traffico di droga, tenendo presente che il Nicaragua si trova ‘al crocevia’ dei traffici di cocaina e di altri allucinogeni da Colombia, Perù e Bolivia agli Stati Uniti. Le Forze armate del Nicaragua devono avere moderne capacità operative nel sequestrare e distruggere il traffico di droga via terra, aria e mare. Si potrebbe pensare che l’US Drug Enforcement Agency (DEA), a lungo presente nel Paese, avesse contribuito a modernizzare il suo arsenale. Ma l’Agenzia sviluppa la cooperazione bilaterale esclusivamente nei propri interessi, cioè espandendo la presenza militare statunitense nel Paese. I metodi autoritari della DEA alienano sempre più leader latinoamericani. Perciò le strutture preposte in Nicaragua e altri Paesi centroamericani hanno reagito positivamente al piano della Russia per la formazione di funzionari antidroga in una scuola speciale a Managua. I professionisti del Servizio anti-Narcotici Federale della Russia (FSKN) insegnano nella scuola, e coloro che la frequentano provengono da Nicaragua, Salvador, Panama, Honduras, Repubblica Dominicana e altri Paesi della regione. Il primo gruppo di operatori s’è già laureato. Gli Stati Uniti sono gelosi del successo della FSKN in Nicaragua e in America Latina. Per questo motivo Viktor Ivanov, presidente del Comitato antidroga dello Stato e direttore della FSKN, è stato inserito nella lista nera del governo degli Stati Uniti. I piani per una collaborazione tra Russia e Nicaragua per esplorare e utilizzare lo spazio viene  considerata dal Pentagono come “assai sospetto” quale “componente militare”. Tra l’altro, l’accordo prevede la costruzione di un sistema di sorveglianza satellitare GLONASS in Nicaragua. Attraverso i media del Paese sotto il suo ‘controllo’, l’ambasciata degli Stati Uniti conduce una campagna ostile contro il progetto, ponendo l’accento sul suo uso ‘probabile’ a fini di spionaggio dalla Russia. Questa preoccupazione dell’ambasciata, dove la maggioranza dei 200 diplomatici statunitensi sono dipendenti delle agenzie di intelligence che intenzionalmente lavorano contro il regime Ortega, non è che ironica.
La Russia sviluppa legami militari con Venezuela e Cuba in modo simile. Sembra che nel prossimo futuro, il problema di porre basi militari russe permanenti con grandi infrastrutture e personale militare dispiegato per lunghi periodi di tempo, non sarà più tale. Il Ministero degli Esteri della Russia ha definito gli articoli sulla creazione di basi militari russe in Argentina, una ‘provocazione’. L’unica base straniera al largo delle coste argentine si trova sulle Isole Falkland, occupate dagli inglesi. La presidentessa argentina Cristina Fernández ha definito le isole “base nucleare” della NATO, “la più grande base esistente a sud del 50° parallelo”. Gli strateghi della NATO provedono di coinvolgere le forze armate della Colombia nelle attività dell’alleanza militare. Nel giugno 2013, Juan Carlos Pinzón, ministro della Difesa nazionale della Colombia, firmò un accordo a Bruxelles sulla cooperazione e lo scambio di informazioni con la NATO. Il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha detto, a tal proposito, che l’accordo è stato stipulato “con l’obiettivo ulteriore” di aderire all’organizzazione. Un articolo sul sito aporrea.org commentava che, prima o poi, ci sarà una risposta adeguata all’espansione militare globale degli Stati Uniti e della NATO: “Se gli Stati Uniti hanno un numero incalcolabile di basi in tutto il mondo, allora è logico supporre che altre potenze inizieranno a creare proprie roccaforti. Se gli Stati Uniti hanno riempito l’Europa di missili puntati contro la Russia, è ovvio che la Russia possa rispondere in modo appropriato. Gli Stati Uniti vanno biasimati per la diffusione delle violenze in tutto il mondo, per la loro volontà di preservare l’egemonia. Dopo la sconfitta in Afghanistan, gli statunitensi sono costretti a ritirarsi dal Paese senza essere riusciti a creare una base con missili puntati soprattutto contro Russia, Cina, India e Iran. Ma il messaggio è chiaro: dalla seconda guerra mondiale, l’unico aggressore sul pianeta sono gli Stati Uniti”.

0905_g20_g19.jpg_1853027552La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’America Latina sceglie armi russe

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 03/04/2014

6046Gli esperti latinoamericani lo sanno bene, le armi prodotte dalla Russia sono note per la qualità. Rosoboronexport (l’agenzia intermediaria di Stato per le esportazioni/importazioni di prodotti, tecnologie e servizi per la Difesa della Russia) ha una vasta esperienza di proposte nell’emisfero occidentale, dal Messico al Cile. I suoi sforzi non sono falliti. I tempi in cui i militari latino-americani erano sotto stretto controllo del Pentagono sono ormai lontani. Le offerte di aeromobili ad ala rotante e fissa, e di carri armati ai vecchi clienti del complesso militare-industriale degli Stati Uniti, sono diventate argomenti quotidiani… sempre più spesso i latino-americani scelgono produttori russi perché, a differenza delle compagnie statunitensi, non impongono mai condizioni politiche. FIDAE-2014, la Fiera Internazionale della Difesa ed Aerospaziale, s’è svolta il 25-28 marzo 2014 a Santiago del Cile. E’ un altro passo sull’espansione della presenza della Russia sul mercato delle armi latino-americane… L’esposizione russa presentava i prodotti di dieci aziende della Rostekh, come Russian Helicopters, SPA Bazalt, High-Accuracy Complexes e United Shipbuilding Corporation. Negli ultimi dodici anni, la Russia ha venduto più di 14 miliardi di dollari di equipaggiamenti ed aerei militari all’America Latina. Le armi offerte da Rosoboronexport sono vantaggiose sul piano “costo-efficacia”. Piani di cooperazione tecnologica sono allo studio. La produzione congiunta di sistemi di nuova generazione è l’opzione più redditizia. Inoltre, i latino-americani hanno la triste esperienza della cooperazione con gli Stati Uniti, che limita l’accesso alla tecnologia militare d’avanguardia e utilizza la corruzione per vendere armi obsolete.
Durante la fiera gli esperti della Rosoboronexport hanno avuto una serie di colloqui con alti ufficiali di numerosi Paesi latino-americani. Il Cile ha espresso maggiore interesse per l’aereo d’addestramento Jak-130, gli elicotteri d’assalto Mi-17, i sistemi portatili di difesa aerea Igla-S ed armi come il fucile automatico Kalashnikov serie-100. Il radar di sorveglianza navale e terrestre Podsolnukh-E ha attirato particolare attenzione. Il Cile studia l’acquisizione di autocarri pesanti Kamaz e Ural da utilizzare in zone montagnose e nel deserto. I team Kamaz hanno preso i primi tre posti nel recente rally Dakar-2014. Il percorso che attraversa Argentina, Bolivia e Cile passa su un terreno estremamente accidentato. Russia e Perù hanno una lunga cooperazione. Nel dicembre 2013 il Perù ha firmato un accordo da 500 milioni di dollari per acquistare 24 elicotteri da trasporto Mil Mi-171 per il suo esercito. I carri armati T-90S sono i prossimi sulla lista. Un vero e proprio ampio contratto per l’acquisto di 110 veicoli è previsto, così nel 2013 Rosoboronexport ha lasciato che i peruviani testassero il carro armato nelle condizioni locali. É andata proprio bene. Una delegazione peruviana visiterà la Russia e valuterà le capacità di combattimento del carro in prove sul campo. Il Perù prevede un accordo per l’acquisto di mezzi blindati (APC) BTR-80A, che si distingue come il veicolo più affidabile tra gli APC contemporanei.
La cooperazione militare tra Russia e Brasile è un successo. Gli elicotteri sono centrali. Elicotteri  d’attacco Mi-35 e la versione civile del Mi-17 sono già stati consegnati. Il Brasile ha espresso il desiderio di acquistare il Ka-62, in fase di sviluppo. Ha anche acquisito il sistema d’arma combinato d’artiglieria antiaerea e missili superficie-aria a breve-medio raggio russo Pantsir-S1 (SA-22 Greyhound) e il sistema di difesa antiaerea portatile a corto raggio Igla (SA-18 Grouse). A giugno-agosto le parti hanno intenzione di firmare un contratto. I brasiliani hanno ricevuto informazioni dettagliate su Pantsir-S1 grazie agli stretti legami con l’Impresa Federale Statale Unita – Instrument Design Bureau Tula. La russa Rostekh e la brasiliana Odebrecht Defesa e Tecnologia hanno firmato un accordo di cooperazione esteso al 2015. Un altro elemento della cooperazione strategica bilaterale, comprendente sistemi ad alta tecnologia militari. La Russia ha invitato il Brasile a partecipare al programma del caccia di quinta generazione T-50, e s’è offerta anche di avviare la produzione su licenza con un nuovo marchio del Pantsir-S1. I colloqui con il partner brasiliano continuano.
Il Venezuela è un grande importatore latinoamericano di armi russe. Rosoboronexport ha firmato il suo primo contratto il 10 marzo 2005 a Caracas, non badando all’opposizione veemente degli Stati Uniti. Grazie alla Russia l’esercito ha potenziato rapidamente le sue capacità di combattimento. Il Paese è stato il primo a ricevere gli elicotteri da combattimento Mi-35M e l’avanzato sistema russo di difesa aerea antimissile balistico Antej-2500 S-300VM (SA-23 Gladiator/Giant). L’Antej-2500 è stato progettato per abbatter missili balistici a breve e medio raggio, missili da crociera, velivoli ad ala fissa, così come piattaforme ECM e per munizioni a guida di precisione. Il Venezuela ha il sistema di difesa aerea Pechora-2M nell’arsenale, il migliore del suo genere. Si tratta di un sistema missilistico superficie-aria antiaereo a corto raggio progettato per la distruzione di aerei, missili da crociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli aerei a quota bassa e media. La capacità della difesa aerea venezuelana è inoltre integrata dai sistemi Buk-M2 (SA-17 Grizzly), un sistema missilistico semovente superficie-aria a medio raggio per una solida difesa dei suoi cieli. L’arsenale dell’esercito vanta gli MLRS (sistema lanciarazzi multipli) Smerch, pezzi di artiglieria-obici da 155mm MSTA-S. L’aeronautica ha gli aerei da combattimento SU-30MK2 che hanno dimostrato le loro capacità neutralizzando in breve tempo circa due dozzine di aerei dei narcotrafficanti in volo tra Messico, America Centrale, Colombia e Caraibi. La costruzione di una fabbrica di fucili d’assalto K-103 a Maracay, capitale dello stato centrale di Aragua, volge al termine, così come quella della fabbrica per la produzione di munizioni. Tutto sommato, il Venezuela ha speso 12 miliardi dollari per acquistare armi russe.
Altri Stati seguono. Gli esperti militari di ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe) notano sempre più spesso che il Pentagono non è onnipotente. Il desiderio degli Stati latino-americani nel rafforzare la cooperazione militare con la Russia diventa sempre più forte con gli avvertimenti da Washington. Gli elicotteri russi hanno avuto una notevole spinta sul mercato latino-americano. Vi sono oltre 500 velivoli ad ala rotante negli arsenali dei Paesi dell’America latina, dal Messico all’Argentina! L’industria militare russa avrà bisogno di un paio di anni di intensi sforzi per adempiere ai propri obblighi sui sistemi di difesa aerea da consegnare all’America Latina. Veicoli corazzati, sistemi lanciarazzi multipli e armi russi sono sempre al centro dell’attenzione delle fiere per attrezzature militari latinoamericane. Il Pentagono fa del suo meglio per evitare che le armi russe arrivino nella regione, ma i giorni dei regimi fantoccio e dei ministri della Difesa corrotti  diventano storia. Sempre più spesso l’America Latina parla con la propria voce, senza badare a Washington. La Cina, non gli Stati Uniti, sembra essere il principale rivale della Russia sul mercato delle armi latinoamericane.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia sempre più visibile sulle coste caraibiche

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 21/03/2014

FidelPutin2La Russia intende assumere un ruolo più attivo sulla scena internazionale, anche nell’emisfero occidentale. Paesi di base della Russia nella regione sono Cuba e Nicaragua. Fin dai tempi dell’Unione Sovietica, i rapporti con questi Paesi furono considerati da Washington una minaccia da “neutralizzare” con qualsiasi mezzo. Dopo il crollo dell’URSS, molte ambasciate, missioni commerciali e uffici stampa russi in America Latina furono chiusi e centinaia di specialisti dell’America Latina rimasero senza lavoro. Negli ultimi dieci anni, il governo russo ha compiuto notevoli sforzi per ricostruire e rafforzare ulteriormente la posizione della Russia a Cuba e Nicaragua. Una solida finestra di dialogo politico con l’Avana fu stabilita ai vertici. Il precedente (dell’era URSS) livello di partnership strategica fu ricostruito. Un documento molto importante che apre prospettive di cooperazione è il programma intergovernativo di cooperazione commerciale ed economica e di ricerca e sviluppo per il 2020. La Russia attribuisce grande importanza nel stabilire contatti diretti tra operatori economici di entrambi i Paesi. Le riforme a Cuba attirano accordi e garantiscono grandi investimenti russi. Tra le aree più promettenti vi sono prodotti petrolchimici, medicina e farmaceutica, energia, in particolare costruzione di nuove unità ed invio di attrezzature per gli impianti di produzione energetica cubani. Specialisti russi continuano a dirigere le esplorazioni petrolifere sull’isola e sui suoi fondali marini. La scoperta di giacimenti di idrocarburi darà nuovo slancio alla cooperazione russo-cubana.
Russia e Nicaragua hanno rinnovato i legami economici e la cooperazione militare dopo il ritorno al potere di Daniel Ortega, il leader della rivoluzione sandinista… Nel 2008 Ortega incontrò il presidente russo alla conferenza dei Paesi dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America che ebbe luogo a Caracas. Diversi mesi dopo il Nicaragua riconobbe l’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud, dando sostegno politico a Mosca dopo la guerra russo-georgiana. La Russia non lasciò il favore senza risposta. La repubblica centroamericana ricevette diverse migliaia di trattori e 50 mietitrebbiatrici, così come 100000 tonnellate di grano. Grazie all’aiuto della Russia, il governo Ortega poté mantenere bassi i prezzi dei prodotti da forno per la popolazione del Paese. Il Parlamento del Nicaragua ha ratificato l’accordo per l’apertura di un centro di scienza e cultura russa a Managua. I nicaraguensi potranno studiare la lingua russa. I migliori studenti riceveranno borse di studio per gli istituti di istruzione superiore russi. I Paesi sviluppano programmi comuni in agricoltura, energia e uso pacifico dello spazio. Un accordo prevede che gli utenti Internet nicaraguensi possano utilizzare i servizi del sistema globale di navigazione satellitare GLONASS, una volta attivato. Il sistema sarà un’alternativa al sistema GPS statunitense. Le relazioni bilaterali nella cooperazione sugli armamenti si sviluppano attivamente. La Russia riarma l’esercito nicaraguense e l’aiuta nell’addestramento dei suoi ufficiali. A questo scopo è stato creato il Centro di Addestramento Maresciallo G. Zhukov. Il Parlamento del Nicaragua ha ratificato la risoluzione del governo che consente alle divisioni navali e aeree russe di visitare la repubblica nella prima metà del 2014, per condividere esperienze e per l’addestramento del personale militare della repubblica centroamericana. Inoltre, il parlamento ha approvato la partecipazione  dal 1° gennaio al 30 giugno 2015 di personale militare russo nei pattugliamenti congiunti delle acque territoriali della repubblica sul Mar dei Caraibi e l’Oceano Pacifico. L’obiettivo principale di queste operazioni è combattere il traffico di droga.
Due anni fa, il Servizio federale del controllo sulla droga della Federazione Russa ha aperto dei corsi a Managua per addestrare la polizia antidroga. Nel maggio-giugno 2014 inizierà nei pressi della capitale la costruzione di un centro permanente per la formazione del personale antidroga. L’addestramento di operatori nei Paesi dell’America centrale è previsto in questo centro. Il segretario esecutivo del Consiglio per la Sicurezza e Difesa dell’Honduras, generale Julian Pacheco, ha dichiarato: “Consideriamo i contatti con la Russia sulla sicurezza molto utili e crediamo che questo Paese possa fornirci assistenza abbastanza sostanziale nello scambio di esperienze e nella lotta alla criminalità organizzata e al traffico di droga”. Il salvadoregno Hugo Martinez, Segretario Generale del Sistema di integrazione centroamericana (SICA), ha un’alta opinione dell’iniziativa della Russia per creare il centro di addestramento in Nicaragua. Ha anche affermato che SICA sostiene l’iniziativa per concedere alla Russia lo status di osservatore nell’organizzazione, che comprende El Salvador, Nicaragua, Honduras, Guatemala, Belize, Costa Rica, Panama e Repubblica Dominicana. I rappresentanti di questi Paesi ritengono che ci siano grandi prospettive di sviluppo delle relazioni tra la regione e la Russia.
Netti progressi sono stati compiuti nelle relazioni tra Russia e Guatemala. Nel novembre 2013 durante una visita ufficiale del ministro degli Esteri guatemalteco Luis Fernando Carrera alla Camera di Commercio e dell’Industria russa v’è stata la presentazione del potenziale economico e d’investimento della Repubblica del Guatemala. Un momento chiave di questo evento è stata la firma di un accordo sulla promozione e protezione reciproca degli investimenti di capitale. La repubblica ha percorso una strada difficile dalla dittatura militare (250000 uccisi e scomparsi) a una democrazia rappresentativa. Solo nel 1986 il Guatemala passò a un governo civile. Gli Stati Uniti continuano a controllare la politica e l’economia di questo Paese, ma parte della sua élite utilizza ogni opportunità per diversificare i collegamenti internazionali e indebolire la sua dipendenza da Washington. Il Guatemala è ricco di risorse per un’attività economica effettiva ed è ricco di minerali e materie prime di base, tra cui giacimenti di idrocarburi. Le relazioni russo-guatemalteche sono sempre più produttive. La Russia esporta concimi minerali e metalli laminati in cambio di caffè, cacao, zucchero, oli vegetali, ecc. Il volume di scambi commerciali è cresciuto da dati minimi ai 130 milioni di dollari di oggi. Imprenditori guatemaltechi mostrano interesse per i camion KamAZ e le automobili GAZ e VAZ russi. Il Guatemala ha interesse nel supporto della Russia per aumentare la capacità di produzione di energia elettrica costruendo centrali idroelettriche, geotermiche ed eoliche, nonché ad attirare investitori russi nei progetti di estrazione di petrolio e gas. Investitori russi intendono partecipare allo sviluppo dei giacimenti di nichel, cobalto, tungsteno, zinco, titanio, mercurio e antimonio guatemaltechi.
I risultati positivi della Russia in America Centrale e nei Caraibi sono ostacolati dai resti della guerra fredda e dal sabotaggio della “quinta colonna” mantenuti dai servizi segreti degli Stati Uniti. La politica di Washington verso l’“infiltrazione” della Russia della regione non è cambiata affatto nel corso degli anni. In tali circostanze, il Mercato comune centroamericano (MCCA), che comprende Guatemala, Costa Rica, Nicaragua, Honduras e El Salvador, auspica la creazione di una zona di libero scambio con l’Unione doganale di Russia, Kazakhstan e Bielorussia. L’ambasciatore guatemalteco Meneses Coronado ha parlato di questi piani in una riunione presso la Camera di Commercio e dell’Industria russa, ed ambasciatori e rappresentanti delle imprese dei Paesi MCAC l’hanno ripreso nelle conversazioni con funzionari e imprenditori di Russia e Bielorussia: “Per il progresso delle nostre economie, abbiamo bisogno di parità e cooperazione reciprocamente vantaggiosa con le potenze industrializzate. Proprio tale possibilità viene offerta dall’Unione doganale, i cui membri facilitano lo sviluppo complessivo di Cuba, Venezuela e Nicaragua”.
L’ex-”cortile” degli Stati Uniti non vuole restare loro appendice.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Venezuela colpisce i bankster fascisti

Dean Henderson 18 marzo 2014
558370Il 15 marzo il presidente venezuelano Nicolas Maduro si rivolge all’esercito. Memore del recente putsch CIA/bankster in Ucraina, ha avvertito i teppisti fascisti che incitano alla violenza nel Paese negli ultimi due mesi di “Prepararsi. Stiamo arrivando“, poi ha suonato Give Peace a Chance di John Lennon. La Guardia Nazionale venezuelana ha occupato Plaza Altamira a Caracas e represso un’altra provocazione nel quartiere di Chacao. Improvvisamente il capo dell’opposizione ed oligarca Henrique Capriles ha detto per la prima volta di essere pronto a parlare con il governo Maduro. La violenza è scoppiata in Venezuela a gennaio. Un Paese seduto su ciò che si stimano essere 700 miliardi di barili di petrolio, è diventato l’evento annuale sponsorizzato dai bankster. Il socialismo bolivariano non è gradito dagli Illuminati che vogliono colonizzare il gigantesco giacimento petrolifero del lago Maracaibo. Nel gennaio 2011 l’oligarchia venezuelana e i loro sostenitori CIA/Big Oil indirono una manifestazione a Caracas soprannominata Operazione Venezuela. L’evento, che fu contrastato dai sostenitori del presidente venezuelano Hugo Chavez, segnava l’anniversario della deposizione di Marcos Perez Jimenez in Venezuela nel 1958. Ma come le recenti “rivoluzioni” arancione/velluto/cedro sponsorizzate dalla CIA, la contraddizione è racchiusa nei libri di storia. Jimenez era un dittatore di destra, l’esatto opposto di Chavez.
Nel 1914 la Caribbean Petroleum, controllata da Royal Dutch/Shell scoprì il vasto giacimento di Mena Grande in Venezuela. Le compagnie petrolifere straniere iniziarono ad affollare la zona. Quando fu scoperto il petrolio nel lago di Maracaibo nel 1922, il dittatore venezuelano Juan Vicente Gómez permise agli statunitensi di scrivere la legge petrolifera del Venezuela. Il 27 novembre 1948 il primo presidente democraticamente eletto del Venezuela, Rómulo Gallegos, fu rovesciato da un colpo di Stato guidato dai compari di Jimenez. La democrazia non fu ripristinata che nel 1958, quando fu rovesciato Jimenez. Il presidente Romulo Ernesto Betancourt Bello vinse le elezioni tenutesi quello stesso anno. Il populista Betancourt era stato presidente nel 1945-1948. Aveva trasferito il potere al romanziere Gallegos poco prima del colpo di Stato di destra. Jimenez privatizzò l’economia del Venezuela, mentre inquinò Caracas con i grattacieli di aziende e banche multinazionali. Era vicino all’uomo più ricco del Venezuela Gustavo Cisneros e alla Creole Petroleum. Cisneros era un luogotenente di Rockefeller che sedeva nel consiglio di Bank of Nova Scotia, una delle Big 5 delle banche canadesi. Possedeva le 200 tonnellate di oro recuperate dalle macerie del World Trade Center. Creole Petroleum è una società Exxon-Mobil fondata dalla CIA. Creole e CIA condividono gli uffici a Caracas. La Exxon Mobil della famiglia Rockefeller è la CIA in Venezuela. Bechtel costruì il gasdotto Mena Grande al servizio degli interessi petroliferi della Creole sul Lago di Maracaibo.
Poco dopo le elezioni del 1958, il vice-presidente Richard Nixon visitò il Venezuela, nel tentativo di mantenere Betancourt nella trappola Big Oil/FMI. Nixon fu invece accolto da milioni di manifestanti arrabbiati. Betancourt, che aveva già costretto la Big Oil al sistema di profit-sharing 50-50 durante il suo primo mandato, prese un’altra svolta a sinistra. Iniziò il finanziamento dei rivoluzionari di Castro a Cuba e tentò di nazionalizzare completamente il petrolio del Venezuela. Il presidente Dwight Eisenhower rispose con l’introduzione di quote sul petrolio venezuelano, dando un trattamento preferenziale al greggio messicano e canadese. Betancourt rispose nel settembre del 1960, quando il Venezuela partecipò con Iran, Iraq Arabia Saudita e Quwayt a una riunione a Baghdad per lanciare l’OPEC quale cartello dei produttori per contrastare il potere economico globale dei Quattro Cavalieri e dei loro vari tentacoli. Betancourt avviò un ambizioso programma di riforma agraria e parlò a sostegno dei ribelli di sinistra delle FARC nella vicina Colombia. Nel 1960 sopravvisse ad un tentativo di assassinio da parte di agenti di Rafael Trujillo, il dittatore della CIA della Repubblica Dominicana. E’ probabile che l’Agenzia stessa ne fosse coinvolta. Nei successivi quattro decenni il Venezuela subì la ri-privatizzazione ed espansione dell’industria petrolifera, diventando la prima fonte di petrolio dei Quattro Cavalieri vincolati agli Stati Uniti. Quando i prezzi del petrolio crollarono nei primi anni ’90, il Venezuela, una volta la nazione più moderna dell’America Latina, subì un collasso economico. La sua classe media, già fiorente, cadde nella povertà. Fu un campanello d’allarme.
Nel 1998 il candidato del Movimento Quinta Repubblica Hugo Chavez fu eletto presidente con il sostegno dei lavoratori e dei contadini venezuelani. Si scagliò contro l’egemonia degli Stati Uniti nel suo Paese, annunciò che avrebbe venduto petrolio all’amico Fidel Castro a Cuba, a condizioni favorevoli, e stabilito relazioni diplomatiche con l’Iraq. Annunciò un programma di riforma agraria e mise economisti marxisti nella compagnia petrolifera nazionale PDVSA-Venezuela. Chavez disse di dirottare la ricchezza petrolifera venezuelana dalle banche occidentali a un regime di grande sviluppo per tutta l’America Latina. Il segretario generale dell’OPEC fino al 2002 fu il ministro del Petrolio venezuelano Ali Rodriguez. All’inizio del 2002, la classe dirigente del Venezuela, guidata dal compare di Rockefeller Gustavo Cisneros e dalla banda della sua Bank of Nova Scotia, tentò di rovesciare Chavez. Vi furono indicazioni del coinvolgimento di US Air Force e US Navy. Nell’aprile Chavez fu dimesso. In pochi giorni, in seguito alle proteste rabbiose dalla classe operaia venezuelana, tornò al potere. Il generale pro-USA che guidò il tentativo di colpo venne accusato di tradimento. El jefe fuggì in Colombia dove fu accolto dal governo del narco-terrorista Uribe sostenuto dagli Stati Uniti. Ad ottobre l’oligarchia venezuelana aggredì ancora Chavez. Ancora una volta il putsch fallì. Il 5 dicembre 2002 Chavez affermò che i disordini venezuelani facevano parte di un complotto “per prendersi l’industria petrolifera del Paese”. Il 16 gennaio 2003 Chavez lasciò il Venezuela durante uno sciopero guidato dagli oligarchi petroliferi. Fece appello alle Nazioni Unite, ed incontrò la leadership del gruppo radicale dei Paesi in via di sviluppo dei G-77 in Marocco. Alla fine di febbraio, dopo aver contenuto lo sciopero, Chavez, ben sapendo quale vero potere vi fosse dietro, disse al governo degli Stati Uniti di fare “marcia indietro”.
Il 17 aprile 2003 il direttore generale dell’esercito venezuelano Melvin Lopez disse a USA Today che il governo degli Stati Uniti era direttamente coinvolto nel tentato putsch di febbraio e che aveva la prova che tre elicotteri statunitensi Black Hawk furono avvistati nello spazio aereo venezuelano al momento. La vigilia di Natale del 2005, Chavez tenne un discorso alla nazione in cui disse: “...una minoranza, discendente da coloro che uccisero Gesù Cristo, controlla le ricchezze del mondo“. Disse anche che l’11 settembre fu un lavoro interno. Nel giugno 2007 Chavez ordinò a Big Oil di accettare il ruolo di junior partner della statale PDVSA o di lasciare il Venezuela. Exxon Mobil e Conoco Phillips se ne andarono. Fece amicizia con l’Iran e un’ondata di presidenti di sinistra alleati di Chavez andò al potere in America Latina. Il più radicali furono Evo Morales in Bolivia, Raphael Correa in Ecuador e il sandinista Daniel Ortega in Nicaragua. Insieme hanno usato la ricchezza petrolifera del Venezuela per lanciare il tanto atteso Banco del Sur per contrastare l’egemonia del FMI sul loro continente.
Divenendo l’atteggiamento di Chavez nei confronti dei banchieri internazionali sempre più provocatorio, i Quattro Cavalieri cominciarono a comprare petrolio da nazioni più facilmente corruttibili come Messico e Colombia. Negli anni ’90 Exxon prendeva il 16% del suo petrolio dalla Columbia, mentre Chevron si procurava il 26% del suo greggio USA dal confinante Messico. Un rapporto del maggio 2010 che documenta l’assistenza straniera a gruppi politici in Venezuela, commissionato dal National Endowment for Democracy (NED), rivelava che ogni anno più di 40 milioni di dollari delle agenzie degli Stati Uniti finivano ai gruppi anti-Chavez. Il fondatore della NED, Allen Weinstein, si vantò con il Washington Postciò che facciamo oggi, 25 anni fa veniva fatto clandestinamente dalla CIA“. Nel gennaio 2011 l’amministrazione Obama revocò il visto dell’ambasciatore del Venezuela a Washington, dopo che Chavez respinse la nomina di Larry Palmer ad ambasciatore degli Stati Uniti a Caracas. Palmer era apertamente critico di Chavez e aveva un curriculum spettrale. Lavorò con l’aspirante assassino di Betancourt Rafael Trujillo nella Repubblica Dominicana e fece le capriole con i dittatori appoggiati dagli USA di Uruguay, Paraguay, Sierra Leone, Corea del Sud e Honduras. Palmer doveva sostituire Patrick Duddy, coinvolto nel tentato colpo di Stato contro Chavez nel 2002.
L’ultimo stadio del programma del “socialismo del 21° secolo” di Chavez era riformare il settore finanziario, a lungo dominato dal cartello bancario internazionale. L’Assemblea Nazionale del Venezuela approvò una legge che definì quello bancario un servizio pubblico. La legge impone alle banche del Venezuela di contribuire ai diversi programmi sociali, alla costruzione di alloggi e ad altri bisogni sociali. Protegge i depositanti chiedendo al Sovraintendente degli istituti bancari di lavorare nell’interesse dei clienti delle banche, piuttosto che degli azionisti. Nel tentativo di controllare la speculazione, la legge pose il limite del 20% sulla quantità massima di capitale che una banca può concedere come credito. La legge limita anche la formazione di gruppi finanziari e vieta alle banche di avere interessi nelle società di brokeraggio e nelle compagnie di assicurazione. La Glass-Steagal Act dell’era della Depressione fece la stessa cosa negli Stati Uniti fino a quando il presidente Bill Clinton l’abrogò nel 1995. La legge venezuelana stabilisce inoltre che il 5% dei profitti bancari vada in progetti approvati dai consigli comunali, mentre il 10% del capitale delle banche deve essere messo in un fondo per pagare gli stipendi e le pensioni in caso di fallimento. Secondo il Wall Street Journal, “Chavez minacciò di espropriare le grandi banche se non aumentavano i prestiti ai piccoli imprenditori e ai potenziali acquirenti di casa, questa volta aumentando la pressione, mostrando pubblicamente la sua preoccupazione per la carenza di alloggi per i 28 milioni di abitanti del Venezuela“.
Nel gennaio 2011, il NED finanziato dai banchieri Cisneros/Rockefeller cercò di riscrivere la storia attraverso l’Operazione Venezuela. Mentre i banchieri gemevano senza successo, Chavez espresse questa confutazione, “Ogni banca che sbaglia, … sarà espropriata…” I bankster Illuminati ne avevano abbastanza. Chavez fu subito colpito da un tumore fulminante. Nel 2013, dopo che Chavez cadde nella battaglia con il cancro, il Presidente Maduro dichiarò: “Non abbiamo alcun dubbio che il Comandante Chavez sia stato attaccato con tale malattia, non abbiamo un solo dubbio. I nemici  della nostra terra hanno appositamente cercato di nuocere alla salute del nostro leader. Abbiamo già contatti che indagheranno ulteriormente con una ricerca scientifica. Ci sono stati molti casi nella  storia, tra cui il più recente del leader palestinese Yasser Arafat, di cui è ampiamente risaputo che sia stato avvelenato“.

542697Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete iscirvervi sul suo sito Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA contro Venezuela: la guerra fredda diventa calda

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 08/03/2014

5137b7ce047c2_800x533Durante il recente carnevale in Venezuela, le sacche isolate di proteste studentesche nelle grandi città si sono estinte per magia. O per essere più precisi, sono morte nelle zone privilegiate delle città. Gli organizzatori delle proteste antigovernative avevano assicurato al mondo che il carnevale non avrebbe avuto luogo, e che la tradizionale passeggiata nelle spiagge caraibiche sarebbe stata annullata, in quanto “l’insoddisfazione del popolo” aveva raggiunto l’apice. Ancor un po’ e il regime sarebbe crollato, il Presidente Nicolás Maduro e i suoi compagni sarebbero scappati a Cuba, e il Paese sarebbe tornato alla “vera democrazia”. Le proteste sono state ampiamente seguite dai principali canali televisivi occidentali, ma ora completo silenzio. I venezuelani festeggiano e si rilassano. Un ruolo importante nell’informazione e la guerra psicologica contro il Venezuela appartiene alle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti. Tutta la presidenza di Hugo Chavez è stata oggetto di una pesante guerra di informazioni cui gli Stati Uniti posero accento per compromettere l’idea stessa della costruzione del Socialismo del 21° secolo in Venezuela. Chavez non ha mai promesso un rapido successo in questo cammino, ma la sua politica sociale ben congegnata ha realizzato molte cose. Secondo i sondaggi, i venezuelani sono tra  i popoli più felici dell’emisfero occidentale. Le conquiste della Rivoluzione Bolivariana nella sanità, istruzione e alloggi accessibili ha garantito il sostegno popolare a Chavez. Il solido fronte interno ha permesso a Chavez di contrastare con successo le operazioni sovversive degli USA non solo in Venezuela ma anche in campo internazionale. Uno dei punti centrali di tale guerra d’informazione fu la creazione del canale TV TeleSur con il sostegno dei Paesi latino-americani alleati, e quindi la successiva creazione della stazione radio RadioSur. Reti televisive e radiofoniche locali sono state organizzate nel Venezuela, e uno studio cinematografico nazionale aperto, che produce lungometraggi patriottici. Un nuovo film venezuelano appare sugli schermi del Paese quasi ogni settimana, attirando così tanti spettatori quanti film d’azione di Hollywood. Documentari vengono prodotti, che svelano la politica degli Stati Uniti in America Latina, tra cui il sequestro di giacimenti petroliferi e la rimozione di politici sgraditi a Washington.
Dopo la morte di Chavez, la guerra di informazione e propaganda contro il suo successore, Nicolás Maduro, s’è ancor più ampliata. Washington ha deciso che era venuto  il momento opportuno per rovesciare il regime. Ciò ha coinvolto l’intero arsenale della destabilizzazione di Washington, dai paramilitari colombiani infiltrati nel Paese per compiere attentati terroristici, al sabotaggio economico e finanziario, all’uso del social networking su Internet. Parlando alle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri del Venezuela Elias Jaua ha detto che i media d’opposizione venezuelani e esteri partecipano a una campagna attiva per rovesciare il Presidente Maduro. Jaua ha poi spiegato che si “riferiva a campagne ben preparate attuate per mezzo di influenti reti televisive”. Ha osservato che figure di spicco del mondo artistico statunitense ed europeo “che non sanno nemmeno dove sia il Venezuela”, venivano utilizzate per compromettere il governo. Le recenti dichiarazioni alla cerimonia di premiazione degli Oscar, per esempio. In particolare, si riferiva al canale televisivo CNN, che non è solo utilizzato dalla CIA per diffondere informazioni false sul Venezuela, ma che anche sviluppa stereotipi negativi sul governo venezuelano e il Presidente Maduro. C’è stata anche una parziale copertura delle proteste di piazza degli studenti, che la CNN ha descritto tranquille, senza menzionare le proteste dei gruppi militanti che hanno bloccato strade, incendiato  auto, attaccato agenti di polizia e minacciato infrastrutture urbane, come la metropolitana. Tra le altre cose, gli attivisti dell’opposizione spargevano per strada strisce chiodate causando un forte aumento degli incidenti stradali. C’era anche la pratica di stendere fili di nylon lungo le strade per contrastare i motociclisti che trasportano merci, medicinali, posta e così via. Questi motociclisti sono di solito fedeli alle autorità, e vengono quindi considerati dall’opposizione una forza ostile. La  CNN, tuttavia, non riporta questi particolari.
I media internazionali tacciono anche gli sforzi del Presidente Maduro per instaurare un dialogo pacifico in Venezuela, cercando comprensione reciproca con l’opposizione e gli ambienti oligarchici del Paese che organizzano e finanziano privatamente una prolungata campagna di disobbedienza civile. La tolleranza delle autorità venezuelane è sempre più percepita come una debolezza. A seguito della parziale, e talvolta anche insinuante copertura degli eventi in Venezuela, i corrispondenti della CNN sono stati espulsi dal Paese. I giornalisti di Associated Press, Agence France-Presse, Agencia EFE, Reuters e altri diffondo un’interpretazione faziosa delle azioni del Venezuela. Non riesco a pensare a un momento in cui i giornalisti occidentali accreditati in Venezuela abbiano mostrato la minima indipendenza nella loro interpretazione degli eventi. Il conformismo generale verso il modo di Washington di valutare gli eventi politici internazionali è caratteristica di quasi tutti i giornalisti occidentali nel Paese. Il governo di Maduro fa tutto il possibile per contrastare la propaganda ostile con cui Washington cerca di aggravare la situazione in Venezuela, per avere così il pretesto d’interferire direttamente negli affari interni del Paese. Il governo venezuelano ha più volte ricevuto minacce ed avvertimenti dall’amministrazione statunitense, cui ha chiesto che il governo liberasse gli studenti arrestati durante le proteste di piazza e colloquiasse con l’opposizione. Barak Obama ne ha parlato nel corso di una riunione con i colleghi canadese e messicano a Toluca (Messico) il 20 febbraio 2014. Una dichiarazione dal senatore repubblicano John McCain suonava come un ultimatum: “Dobbiamo essere pronti a usare la forza militare per entrare in Venezuela e stabilirvi la pace”. Il senatore notava che l’operazione avrebbe comportato l’impiego dei soldati di Colombia, Perù e Cile. Inoltre, ha sottolineato che vi sono capi democratici in Venezuela pienamente preparati ad assumersi la responsabilità di governo del Paese con il pieno consenso degli USA, dandogli la libertà. McCain ha anche spiegato esattamente il motivo per cui Washington ha bisogno dei fantocci “democratici” in Venezuela. In primo luogo, garantire l’invio di idrocarburi negli Stati Uniti. I rifornimenti di petrolio dal Nord Africa e Medio Oriente richiedono solitamente 45 giorni, ma solo 70 ore dal Venezuela.
Spiegando la situazione nel Paese e la posizione del governo venezuelano, il ministro degli Esteri Elias Jaua ha compiuto un tour in America Latina e in Europa, mentre il ministro dell’Energia venezuelano Rafael Ramirez ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin e membri del governo cinese. La presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner ha dichiarato che vi è la reale minaccia di un “colpo di Stato morbido” in Venezuela: “non sono qui a difendere il Venezuela o il Presidente Nicolás Maduro. Sono qui a difendere il sistema democratico di un Paese, proprio come abbiamo fatto con la Bolivia, l’Ecuador e qualsiasi altro Paese della regione, non importa se di sinistra o destra. La democrazia non appartiene alla destra o alla sinistra, la democrazia è mostrare rispetto verso la volontà popolare. Sarebbe fatale per la regione, per i grandi progressi nell’integrazione che l’America Latina ha fatto negli ultimi anni, se lasciamo che venti stranieri spazzino e distruggano un nostro Paese fratello”. Cristina Fernández ha anche ricordato che ci sono state 19 elezioni in Venezuela negli ultimi 14 anni, di cui solo una persa dal partito di governo. In conformità con la Costituzione, un referendum abrogativo potrà svolgersi nel 2016. Questo è l’unico modo legittimo di cambiare il governo. La stragrande maggioranza dei leader latinoamericani è della stessa opinione di Cristina Fernández.
Gli analisti politici prestano attenzione ai tempi degli sforzi statunitensi per sostituire i governi in Venezuela e Ucraina. Washington vuole mostrare al mondo che è ancora una superpotenza in grado di dirigere il corso degli eventi in diverse parti del Mondo, verso qualunque direzione ad essa utile. Obama vorrebbe concludere la presidenza con vittorie spettacolari in Europa orientale e in America Latina: trasformando l’Ucraina in uno Stato satellite, garantendo la presenza militare statunitense alle frontiere della Russia, e compiendo un cambio di regime significativo in Venezuela al fine di di fargli pagare i progetti d’integrazione latino-americana indipendente…

23390La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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