Cambiamento di regime in Russia?

Perché Washington vuole farla finita con Putin?
F. William Engdahl GlobalResearch 13 gennaio 2012 

Washington vuole porre fine manifestamente con Putin, ne ha abbastanza! Il messaggio è un po come Kefaya!, Basta!, del movimento egiziano della scorsa primavera. Hillary Clinton e i suoi amici, hanno evidentemente deciso che la possibilità di avere come prossimo presidente russo la persona di Putin, sia un grosso ostacolo ai loro piani. Poco, invece, per capirne il perché. La Russia di oggi, insieme con la Cina e l’Iran in una certa misura, è la spina dorsale, per quanto debole, del solo asse della resistenza efficace in un mondo che sarebbe dominato dall’unica superpotenza globale.
L’8 dicembre, alcuni giorni dopo che i risultati delle elezioni parlamentari russe sono state annunciate, che mostravano un forte calo di popolarità del partito del Primo Ministro Putin, “Russia Unita“, Putin ha accusato gli Stati Uniti e in particolare il ministro degli esteri statunitense Hillary Clinton, di istigare i manifestanti dell’opposizione e le loro proteste contro i risultati delle elezioni. Putin ha detto: “la ministra degli esteri degli Stati Uniti è stata molta veloce nel valutare le elezioni, dicendo che erano parziali e ingiuste, prima ancora di aver ricevuto i materiali degli osservatori dell’Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani (gli osservatori elettorali internazionali dell’OSCE)“. [1]
Putin ha continuato dicendo che i commenti prematuri della Clinton, erano il segnale necessario, atteso dai gruppi di opposizione sostenuti dal governo degli USA nelle loro manifestazioni. I commenti della Clinton, ha detto l’uomo, esperto nel campo dell’intelligence russo, è diventato un “segnale per i nostri attivisti che hanno iniziato il loro lavoro attivo con i ministeri degli affari esteri stranieri.” [2]
I grandi media occidentali hanno scelto sia di minimizzare la dichiarazione di Putin o di concentrarsi quasi esclusivamente sulle dichiarazioni del movimento di opposizione russo che emerge dalla situazione. Non dobbiamo guardare lontano per mostrare che lo stesso Putin ha minimizzato il vergognoso grado di interferenza nel processo politico nel suo paese. In questo caso, il paese è la Tunisia, lo Yemen e perfino l’Egitto. Questo è la seconda potenza nucleare del mondo, anche se resta una più piccola potenza economica. Hillary sta giocando con il fuoco termonucleare.  Democrazia o qualcos’altro?
Nessun errore, Putin non è un campione della pratica di ciò che i più considerano essere la democrazia. Il suo annuncio di qualche mese prima dell’accordo tra lui e l’attuale presidente Medvedev, di scambiare la loro posizione dopo le elezioni presidenziali del 4 marzo, ha sconvolto molti russi come se si trattasse di politica volgare e di accordi di retrobottega. Detto questo, ciò che Washington fa per interferire con il cambio di regime è qualcosa di più di un intervento palese. L’amministrazione Obama, la stessa che ha firmato e convertito in legge una serie di misure che stracciano di fatto i diritti costituzionali degli statunitensi, la Costituzione degli Stati Uniti [3], si pone a giudice supremo del mondo, in modo che altri aderiscano a ciò che si creda sia la democrazia.
Esaminiamo più da vicino le accuse do Putin di interferenza degli Stati Uniti nel processo delle elezioni russe. Se guardiamo, troviamo dichiarato apertamente nel loro rapporto annuale di agosto 2011, che una ONG a Washington dal nome  innocente di National Endowment for Democracy (NED), ha i suoi tentacoli in tutta la Russia.
Il NED finanzia un centro di stampa internazionale a Mosca, dove circa 80 ONG possono organizzare conferenze stampa sul tema di loro scelta. Finanzia molti “gruppi della gioventù attivisti” e workshop sulla leadership per “aiutare i giovani a impegnarsi nell’attivismo politico“. Infatti, spende ufficialmente 2,7 milioni di dollari in decine di programmi in tutta la Russia. Le spese per il 2011 saranno pubblicate successivamente nel 2012. [4]
Il NED finanzia anche dei partiti chiave del sistema di rilevazione e studio del sistema elettorale russo, una parte cruciale per poter piagnucolare di frode elettorale. Finanzia in parte l’organizzazione civica di difesa dei diritti e delle libertà democratiche, Golos. Secondo il rapporto annuale del NED, i fondi sono andati a “una dettagliata analisi del ciclo elettorale in Russia, nell’autunno 2010 e nella primavera 2011, che include una valutazione della stampa, dei disordini politici, delle attività delle commissioni elettorali, e altri aspetti dell’attuazione della legislazione elettorale, sul lungo termine delle elezioni“. [5]
Nel settembre del 2011, poche settimane prima delle elezioni di dicembre, il NED ha finanziato una conferenza a Washington invitando una organizzazione d’indagine “indipendente“, il Centro Levada.  Secondo il sito web di Levada, altro contenitore del finanziamento dal NED, [6] ha condotto una serie di sondaggi, un metodo standard usato in Occidente per analizzare i sentimenti dei cittadini. I sondaggi “profilavano gli umori degli elettori prima delle elezioni della Duma e delle elezioni presidenziali, le percezioni dei candidati e dei partiti politici e la fiducia degli elettori nel sistema di “democrazia gestita” che è stato istituita nell’ultimo decennio”.
Uno degli ospiti della conferenza di Washington era Vladimir Kara-Murza, Consigliere del Parlamento per Solidarnost (Solidarietà), il movimento russo d’opposizione democratica. E’ anche  “consulente dell’opposizione alla Duma di Boris Nemtsov,” secondo la NED. Un altro oratore era del think-tank neo-conservatore Hudson Institute. [7] 
Nemtsov è un personaggio dell’opposizione a Putin ad oggi più importante, ed è anche il presidente di Solidarnost, un nome curiosamente ripreso dai giorni della Guerra Fredda, quando la CIA finanziava l’opposizione  polacca dei lavoratori e del sindacato Solidarnosc di Lech Walesa. Altro su Nemtsov, più avanti in questo articolo.
Il 15 dicembre 2011, sempre a Washington, mentre una serie di azioni anti-Putin è stata innescata dai manifestanti sostenuti dagli Stati Uniti, guidati da Solidarnost e da altre organizzazioni, il NED tenn un’altra conferenza su “L’attivismo giovanile in Russia: una nuova generazione può fare la differenza“, in cui l’oratore principale era Tamirlan Kurbanov, che secondo il NED “è stato responsabile del programma presso la sede di Mosca del National Democratic Institute for International Affairs”, dove era coinvolto “nello sviluppo e nell’espansione della capacità delle organizzazioni politiche e civili, a promuovere la partecipazione dei cittadini nela vita pubblica, in particolare l’impegno politico dei giovani“. [8] L’Istituto è un ramo del NED.

La storia della nebulosa NED
Aiutare i giovani a impegnarsi nell’attivismo politico, è precisamente ciò che la stessa NED ha fatto in Egitto negli ultimi anni, in preparazione del rovesciamento di Mubarak. Il NED è stato determinante secondo fonti informate negli Stati Uniti, nelle “rivoluzioni colorate“, fomentate dagli Stati Uniti nel 2003-2004 in Ucraina e Georgia, che ha portato al potere dei burattini pro-NATO. Il NED è stato anche attivo nel promuovere i “diritti umani” in Myanmar, Tibet e nella provincia dello Xinjiang, ricca di petrolio. [9]
Come analisti seri della “rivoluzione arancione” in Ucraina e altre rivoluzioni colorate hanno scoperto, il controllo dei  sondaggi e la capacità di dominare le percezioni dei media internazionali, soprattutto dei grandi  canali televisivi come la CNN e la BBC, sono componenti essenziali del programma di destabilizzazione di Washington. Il Centro Levada si trova in una posizione cruciale in questo senso, per la pubblicazione dei sondaggi d’insoddisfazione verso il regime.
Secondo la sua stessa descrizione, il NED è “una fondazione privata senza scopo di lucro dedicata allo sviluppo e al rafforzamento delle istituzioni democratiche nel mondo. Ogni anno, con il finanziamento del Congresso degli USA, il NED ha sostenuto oltre 1000 progetti di gruppi non governativi all’estero, che lavorano per degli obiettivi democratici in oltre 90 paesi“. [10]
Non potrebbe sembrare più nobile e ben intenzionato. Ad ogni modo, preferiscono omettere la loro vera storia. Nei primi anni ’80, il direttore della CIA Bill Casey convinse il presidente Reagan a creare una ONG plausibile, il NED, per far avanzare l’agenda globale di Washington con metodi diversi dall’azione diretta della CIA . Questo fu parte del processo di “privatizzazione” dei servizi segreti statunitensi, per rendere il loro lavoro più “efficiente“. Allen Weinstein, che ha contribuito a scrivere la legislazione che ha creato il NED, ha detto in un’intervista al Washington Post nel 1991: “Molto di ciò che facciamo oggi è stato fatto clandestinamente dalla CIA, 25 anni fa“. [11] Interessante. La maggior parte dei finanziamenti dal NED proviene dal contribuente attraverso il Congresso. Il NED è, in ogni senso del termine, un feudo della comunità d’intelligence del governo statunitense.
Il NED è stato creato dall’amministrazione Reagan per fungere, di fatto, da CIA privatizzata. per fornire più risorse e libertà di azione. I membri del comitato direttivo del NED tradizionalmente provengono dalla comunità dell’intelligence e dal Pentagono. Tra cui il generale in pensione Wesley Clark, l’uomo che ha bombardato la Serbia nel 1999. I membri chiave legati al servizio delle azioni segrete della CIA, che hanno servito nel comitato direttivo del NED, comprendono Otto Reich, John Negroponte, Elliott Abrams e Henry Cisneros. Il presidente del consiglio del NED nel 2008 è stato Vin Weber, fondatore dell’ultra-conservatrice Empower America e donatore della campagna presidenziale di George W. Bush. L’attuale presidente del NED è John Bohn, ex amministratore delegato della controversa agenzia di rating Moody, che ha svolto un ruolo malsano nel crollo del mercato dei subprime e della sicurezza degli Stati Uniti. Il comitato direttivo attuale del NED comprende l’ultra-conservatore ambasciatore di Bush in Iraq e in Afghanistan, Zalmay Khalilzad. [12]
E’ anche molto istruttivo guardare le persone che sono assurte nelle posizioni di leader dell’opposizione, recentemente, in Russia. Il “poster boy” dei giovani dell’opposizione e in particolare dei media occidentali, è Aleksej Navalny, il cui blog Navalny LiveJournal lo presenta come una quasi-martire del movimento di protesta, dopo aver trascorso 15 giorni nelle carceri di Putin, partecipando a una manifestazione vietata. In una grande manifestazione del giorno di Natale a Mosca, Navalny, che forse era stato intossicati dalla visione di troppi film di Eisenstein sulla rivoluzione del 1917, ha detto alla folla: “Vedo gente a sufficienza per prendere il Cremlino e la Casa Bianca (sede presidenziale russa) ora…” [13]
L’establishment mediatico occidentale tifa per Navalny, la BBC lo ha descritto come “probabilmente l’unica figura  dell’opposizione degna di questo nome in Russia, negli ultimi cinque anni” e la rivista Time l’ha definito “l’Erin Brockovich russo“, un curioso riferimento al film di Hollywood che ha caratterizzato Julia Roberts come investigatrice legale ed attivista. Comunque, la cosa più importante è che Navalny sia della Yale University sulla East Coast degli USA, che è anche l’Università della famiglia Bush (nota: e luogo di residenza della “fratellanzaSkull and Bones), dove è stato un “Fellow World Yale“. [14]
Il carismatico Navalny è  anche nella lista delle persone pagate dal NED per destabilizzare il paese.  Secondo un post sul blog Navalny stesso, il suo LiveJournal, che è sostenuto dal NED (nota: dunque la CIA, il che non significa che sia un “agente“, naturalmente) nel 2007 e 2008. [15] [16]
Con Navalny, i protagonisti del movimento di protesta anti-Putin sono centrati attorno Solidarnost, che è stato creato nel 2008 da Boris Nemtsov, Vladimir Ryzhkov e altri. Nemtsov non è qualcuno che contesta la corruzione. Secondo Business Week Russia del 23 settembre 2007, Nemtsov ha presentato il banchiere russo Boris Brevnov a Gretchen Wilson, cittadino USA e dipendente della International Finance Corporation, una filiale della Banca Mondiale. Con l’aiuto di Nemtsov, Wilson è riuscita a privatizzare la Balakhna Pulp e Paper Mill (nota: società di carta di grandi dimensioni) al prezzo ridicolmente basso di 7 milioni di dollari. La società è stata prosciugata e poi venduta alla Banca Swiss Investment di Wall Street, CS First Boston Bank. I rapporti finanziari dicono che il reddito dell’impianto è stato di 250 milioni di dollari. [17]
La CS First Boston Bank anche pagato tutte le spese di viaggio di Nemtsov al molto esclusivo per forum economico mondiale di Davos, in Svizzera. Nemtsov, quando divenne membro del gabinetto del direttore, il suo protetto Brevnov fu nominato presidente della Unified Energy System di Russia – JSC. Due anni dopo, nel 2009, Boris Nemtsov, oggi il “Signor anticorruzione“, ha usato la sua influenza per liberare Brevnov dalle accuse di appropriazione indebita per miliardi di beni della Unified Energy System di Russia. [18]
Nemtsov anche accettato denaro dal carcere oligarca Mikhail Khodorkovsky nel 1999, quando ha usato i suoi miliardi per cercare di acquistare il Parlamento, o Duma. Nel 2004, Nemtsov ha incontrato l’oligarca miliardario in esilio Boris Berezovsky, in un incontro segreto con altri russi influenti in esilio. Quando Nemtsov è stato accusato di finanziare il suo nuovo partito politico “Per una Russia legale e senza corruzione” con fondi esteri, i senatori statunitensi John McCain, Joe Lieberman e Mike Hammer del Consiglio di Sicurezza Nazionale del presidente Obama, sono volati in suo aiuto. [19]
Molto vicino al delinquente Nemtsov, Vladimir Ryzhkov di Solidarnost è anche molto vicino ai circoli svizzeri di Davos, ed ha anche finanziato una Davos siberiana. Secondo i resoconti della stampa russa di aprile 2005, Ryzkhov formò il comitato 2008 nel 2003, per “attrarre” i fondi di Khodorkovsky imprigionato e per sollecitare fondi dagli oligarchi latitanti come Boris Berezovsky e dalle fondazioni occidentali come la Fondazione Soros. Lo scopo dichiarato della manovra è riunire le forze della “democrazia” contro Putin. Il 23 maggio 2011, Ryzhkov, Nemtsov e altri hanno registrato un nuovo partito politico, Partito della Libertà Popolare, in modo da poter mettere in campo un candidato contro il presidente Putin nel 2012. [20]
Un’altra persona di influenza nel recente movimento anti-Putin è l’ex campione mondiale di scacchi, riciclatosi politico di destra, Gary Kasparov, un altro membro fondatore di Solidarnost. Kasparov è stato identificato alcuni anni fa, come membro del consiglio di think tank neo-conservatore militare di Washington. Nell’aprile 2007, Kasparov ha ammesso che era membro del National Security Advisory Council Center for Security Policy, “un’organizzazione della sicurezza nazionale e senza scopo di lucro, e non di parte, che è specializzata nell’identificazione di politiche, azioni e risorse vitali per la sicurezza degli Stati Uniti.” In Russia, Kasparov è più tristemente conosciuto per i suoi legami con Leonid Nevzlin, l’ex vice presidente della Yukos e partner di Mikahail Khodorskovsky. Nevzlin fuggì in Israele per evitare le accuse mosse contro di lui per omicidio e di aver assunto sicari per eliminare “dei suoi obiettori“, quando era vice presidente della Jukos. [21]
Nel 2009, Kasparov e Boris Nemtsov incontrarono lo stesso Barack Obama per discutere dell’opposizione russa a Putin, e questo su invito personale del presidente statunitense, presso il Ritz Carlton Hotel di Washington. Nemtsov aveva chiesto a Obama di incontrarsi con le forze dell’opposizione russa: “Se la Casa Bianca è d’accordo con il suggerimento che Putin non può parlare che con le organizzazioni pro-Putin … vuol dire che Putin ha vinto, non solo, ma che Putin ha confermato che Obama è debole“, ha detto.Nel corso di questo stesso 2009, Nemtsov è stato invitato a parlare al Council on Foreign Relations (CFR) di New York, senza dubbio il think-tank sulla politica estera più potente degli Stati Uniti. Quindi, non solo il Ministero degli Affari Esteri e NED ha speso milioni per costruire l’opposizione a Putin e una coalizione contro di lui in Russia, ma il presidente degli Stati Uniti intervenne personalmente nel processo. [22]
Ryzhkov, Nemtsov, Navalny e l’ex ministro delle Finanze di Putin, Aleksej Kudrin, sono stati coinvolti nell’organizzazione della manifestazione anti-Putin a Mosca il 25 dicembre, che hanno attirato circa 120 000 persone. [23] Perché è Putin?
La questione rilevante è perché Putin a questo punto? Non dobbiamo guardare lontano per una risposta. Washington e in particolare l’amministrazione Obama, se ne fregano se la Russia è democratica o meno. La preoccupazione principale è l’ostacolo ai piani di Washington al dominio totale del pianeta che Putin rappresenta. Secondo la Costituzione russa, il Presidente della Federazione Russa è il capo di stato, comandante in capo e il titolare delle più alte posizioni della federazione. Dirigerà il controllo della difesa e della politica estera.
Dobbiamo chiederci quale politica? Certamente delle contromisure drastiche contro l’accerchiamento della Russia da parte delle forze della NATO e contro l’installazione di Washington di un pericoloso sistema di missili balistici a intorno alla Russia, questo sarà un punto critico del programma di Putin. L’”aggiornamento dei rapporti russo-americani” d’Hillary Clinton finirà nella spazzatura, se non c’è già. Possiamo anche aspettarci un uso più aggressivo della carta dell’energia russa, con una diplomazia degli oleodotti volta a rafforzare i legami con i membri della NATO, come Francia, Italia e Germania, indebolendo così il supporto alla politica aggressiva della NATO e alle sue misure contro la Russia. Possiamo aspettarci un consolidamento dei legami fra la Russia e l’Eurasia, in particolare con la Cina, l’Iran e forse anche l’India, per rafforzare la debole spina dorsale della resistenza contro i piani del Nuovo Ordine Mondiale sostenuti da Washington.
Ci vorrà più di qualche manifestazione a temperature sotto lo zero, a Mosca e a St Pietroburgo, di una cricca di personaggi della corrotta e nebulosa opposizione come Kasparov e Nemtsov, per far deragliare la Russia. Ciò che è chiaro è che Washington sta spingendo a tutto campo contro l’Iran, la Siria, dove la Russia ha una base vitale navale, la Cina, e ora nella stessa Russia e nei paesi dell’area dell’euro guidata dalla Germania. Si intuisce il tentativo di por fine alla partita, per una superpotenza in declino.
Gli Stati Uniti oggi sono una superpotenza nucleare fallita de facto. Il ruolo del dollaro come valuta di riserva globale non è mai stato così contestato dai tempi di Bretton Woods, nel 1944. Questo ruolo e quello degli Stati Uniti di potenza militare mondiale assoluta, furono le basi del secolo dell’egemonia statunitense dal 1945.
Indebolendo il ruolo del dollaro nel commercio internazionale e, infine, come valuta di riserva, la Cina è in procinto di stabilire relazioni bilaterali commerciali con il Giappone,  cortocircuitando il dollaro. La Russia sta facendo lo stesso con i suoi principali partner commerciali. La ragione principale per cui Washington ha lanciato una guerra monetaria totale aperta contro l’euro, alla fine del 2009, è impedire la minaccia crescente, dalla Cina e da altre nazioni, che si allontanino dal dollaro prendendo l’euro come valuta di riserva. Questo non è un compito facile. In realtà Washington può finanziare le sue guerre in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria e altrove. per il fatto che la Cina e altre nazioni con un surplus commerciale, investono il loro surplus di dollari in titoli di Stato degli Stati Uniti, con l’acquisto del debito degli Stati Uniti. Se questo dovesse cambiare anche di poco, causerebbe un notevole aumento dei tassi di interesse negli USA e la pressione finanziaria su Washington diventerebbe enorme.
Di fronte ad una crescente erosione del suo status di unica superpotenza mondiale, Washington si rivolge ora sempre più alla forza militare dura e pura per mantenere il suo status. Per questo per avere successo, deve essere neutralizzati Russia e Iran e Cina. Questa sarà la chiave nell’agenda del presidente degli Stati Uniti a venire, chiunque sia.

Note
[1] Alexei Druzhinin, Putin says US encouraging Russian opposition, RIA Novosti, Mosca, 8 dicembre 2011
[2] Ibidem.
[3] Jonathan Turley, The NDAA’s historic assault on American liberty, guardian.co.uk, 2 gennaio 2012
[4] National Endowment for Democracy, Russia, from NED Annual Report 2010, Washington, DC, pubblicato nell’agosto 2011
[5] Ibidem.
[6] Ibidem.
[7] NED, Elections in Russia: Polling and Perspectives, 14 settembre 2011
[8] NED, Youth Activism in Russia: Can a New Generation Make a Difference?, 15 dicembre 2011 
[9] F. William Engdahl, Full Spectrum Dominance: Totalitarian Democracy in the New World Order, 2010, edizione Engdahl press. Il libro descrive in dettaglio le origini del NED e delle varie ONG sui “diritti umani” sponsorizzate dagli USA e come sono stati utilizzati per rovesciare i regimi non amichevole, per una più ampia agenda geopolitica degli Stati Uniti.
[10] National Endowment for Democracy, About Us.
[11] David Ignatius, Openness is the Secret to Democracy, Washington Post National Weekly Edition, 30 settembre – 6 ottobre 1991, 24-25.
[12] F. William Engdahl, Op. Cit., p.50.
[13] Yulia Ponomareva, Navalny and Kudrin boost giant opposition rally, RIA Novosti, Mosca, 25 dicembre 2011.
[14] Yale University, Yale World Fellows: Alexey Navalny, 2010.
[15] Alexey Navalny, emails between Navalny and Conatser, (sinteti in inglese dell’autore su  www.warandpeace.ru).
[16] Ibidem.
[17] Business Week Russia, Boris Nemtsov: Co-chairman of Solidarnost political movement, Business Week Russia, 23 settembre 2007 .
[18] Ibidem.
[19] Ibidem.
[20] Russian Mafia.ru, Vladimir Ryzhkov: Co-chairman of the Party of People’s Freedom
[21] Russian Mafia.ru, Garry Kasparov: The leader of United Civil Front, http://www.rumafia.com/person.php?id=1518 .
[22] The OtherRussia, Obama Will Meet With Russian Opposition, 3 luglio 2009 
[23] Julia Ponomareva, op. cit.

F. William Engdahl è l’autore di A Century of War: Anglo-American Oil Politics and the New World Order, può essere contattato tramite il suo sito web all’indirizzo: www.engdahl.oilgeopolitics.net

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Rivoluzione Bianca”, bandiere rosse e le forze delle tenebre

Jean-Marie Chauvier 27 Dicembre 2011 Le Monde diplomatique -Mondialisation

“I” russi contro Putin? Una “rivoluzione bianca” (o arancione)? Una “Primavera russa” come la “primavera araba” contro un “sistema bloccato” o la “dittatura” di Putin? L’imminenza del temuto “ritorno dell’URSS“? Ogni volta che si tratta di questo paese, la tendenza a esagerare e alla caricatura sembra incontenibile. I frequenti errori nella prognosi dei media, tuttavia, dovrebbero incoraggiare l’umiltà.
Le nuove turbolenze russe hanno un punto di partenza: la legge del 4 dicembre 2011, attesa come una semplice formalità per stabilire il successo – assicurato e prefabbricato – di Vladimir Putin per le presidenziali del marzo 2012, e supposto volta a garantirgli due mandati consecutivi fino al 2024. Prospettiva terrificante per gli avversari. Il voto sarebbe senza sorprese. Secondo il Centro Levada, un’organizzazione di exit poll liberale “la grande maggioranza dei russi si dicono certi della vittoria di “Russia Unita”, il 4 dicembre e l’apatia degli elettori in questa situazione è vantaggiosa per Vladimir Putin(1)”.
Principale fonte di meraviglia: i risultati che hanno premiato il partito di governo. Chiaramente, quest’ultimo non è troppo “assoluto” … Rispetto al 2007, Russia Unita (ER) è sceso dal 64,30% al 49,32%, il Partito Comunista (KPRF) dal 11,57% torna al 19,19% e il suo rivale di sinistra Russia Giusta (SR), socialdemocratica, è passata dal 7,74% al 13,24%, il partito (di estrema destra) Liberaldemocratico (LDPR) dall’8,14% all’11,67%, il partito liberale Jabloko dall’1,59% al 3,43%, un punteggio che non gli permette di entrare alla Duma.

Risultati delle legislative russe del 4 dicembre 2011 
Partito                                       Voti  (numero %)             Seggi (numero %)
Russia Unita                            32379135  49,32                     238 52,9 
Partito Comunista
della Federazione Russa      12599507  19,19                      92  20,4 
Russia Giusta                          8695522     13,24                      64  14,2 
Partito Liberal
Democratico di Russia          7664570   11,67                      56  12,4
Jabloko                                     2252403      3,43                          0 0 

Seconda sorpresa: a causa degli attivisti dell’opposizione, della sorveglianza dell’organizzazione non governativa (ONG) Golos – finanziata dagli Stati Uniti attraverso l’USAID e il National Endowment for Democracy (NED) – e gli osservatori dell’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE), delle “frodi massicce” sono state evidenziate. Immediatamente, la protesta si è espressa nelle strade. Degli scontri si hanno avuto luogo, ed egli arresti – arresti a volte semplici, a volte con condanne e detenzioni di diversi giorni. Ma la visione della Russia “in fiamme e  fuoco” è stata esagerata da alcuni media occidentali – il culmine è stato raggiunto da Fox News, tra cui reportage su incidenti in Russia  “illustrati” da immagini delle sommosse in Grecia (2). Culmine di questa prima ondata di protesta: la riunione di 30 000-40 000 partecipanti il 10 dicembre a Mosca.  Relativo successo – visto gli 11-15.000.000 di abitanti della grande Mosca e la mancanza di mobilitazione nel resto della provincia – ma un successo inaspettato dopo diciassette anni (dal 1993) di apatia politica.
Incredibilmente“, direbbe chi non ne avesse già visto parecchie: la rivolta del 1992-1993 contro la “terapia d’urto“, scandita dai bombardamenti del Parlamento del 5 ottobre 1993, scioperi e proteste contro ritardi salariali nel 1998-1999, 500.000 manifestanti nel 2005 contro la rimozione di vari benefici sociali. Ma è vero: mai una protesta politica di questo tipo su questa scala, trascinando una nuova generazione, era stata vista. Le ragioni e gli obiettivi di questa rivolta non sono meno diversi.
Ci sono tre componenti: una radicale contestazione “antisistema“, l’opposizione istituzionale soprattutto comunista e la nuova ondata, spontanea e piena di incognite, di blogger apparentemente senza affiliazione politica, anche se …

La protesta politica “antisistema
Spesso chiamata “arancione” in riferimento all’Ucraina nel 2004, è stata rinominata dal leader liberale Boris Nemtsov “rivoluzione bianca” o “di neve“. Nastri bianchi sono stati distribuiti in maniera massiccia. Questo ricorda la simbologia delle “rivoluzioni colorate“. La scelta del bianco, in Russia, inoltre, non è del tutto innocente (3). Le formazioni più evidenti (soprattutto nei media occidentali) sono il movimento Solidarnost e il Partito della Libertà Popolare (Parnas). Chi parla di più in loro nome è Boris Nemtsov, che sembra fare il gran ritorno.
Braccio destro di Boris Eltsin negli anni ’90, ex consigliere del presidente dell’Ucraina Viktor Jushenko (2004-2010), ex leader dell’Unione delle Forze di Destra (SPS), il signor Nemtsov ha fondato nel 2008, con l’ex dissidente sovietico Vladimir Bukovskij e i co-organizzatori del Fronte Unito Civico Garry Kasparov e Ilija Jashin, il Movimento Democratico Unito Solidarnost, una coalizione di partiti e di difensori dei diritti umani.
Il suo nuovo partito di destra liberale, il Parnas, conta altre personalità ben note in Occidente: Vladimir Ryzhkov, un altro ex leader degli anni di Eltsin, e Mikhail Kasjanov, che ha coperto diverse responsabilità economiche e finanziarie negli anni ’90, ed è stato primo ministro del primo periodo (il più liberale, 2000-2004) di Putin. In rotta con lui, è diventato uno dei responsabili politici della Russia più ascoltato negli Stati Uniti e in Europa.
Il movimenti per i diritti umani Memorial, e altre ONG della società civile, sono anche parte di questa prima componente, che si manifesta anche con una condanna del sistema sovietico, con una differenza molto chiara dai partiti e dai gruppi di sinistra o “patriottici” (4).
C’è un caso particolare, quello di Eduard Limonov. Questo scrittore, creatore del Partito Nazional-Bolscevico (NBP) nel 1994, bandito nel 2007 per “estremismo“, è stato co-fondatore con l’ex campione di scacchi, Garry Kasparov, delle principali iniziative dell’opposizione plurale, insieme a vari dirittumanitaristi e democratici: Altra Russia, Forum Civico Unito, le marce degli scontenti, l’Assemblea nazionale e il Comitato di salvezza nazionale, comprendente l’estrema sinistra del ROT Front. Alleato dei liberali, ma in disaccordo con loro, sui fondamentali, (la loro responsabilità nella catastrofe sociale degli anni ’90), imprime ad Altra Russia una nuova direzione nazionale, simboleggiata dalla adozione della bandiera imperiale nero-giallo-bianca. Intende presentarsi alle elezioni presidenziali del 2012.
Nuova stella della controversia, una ecologista: Evgenia Chirikova, amimatrice di un movimento per la difesa della foresta di Khimki, a nord di Mosca, contro la proposta autostrada Mosca-San Pietroburgo, in  costruzione da parte della società francese Vinci.
Il movimento liberale ha anche le simpatie dei media dell’opposizione, che ne condividono le opinioni – Novaja Gazeta, la radio Ekho Moskvy, il quotidiano economico e finanziario Vedomosti (5) e molti siti web, oramai  più influenti della stampa, o addirittura in grado di competere con il monopolio ufficiale dei canali televisivi più importanti.
All’interno e al “margine” di questa disputa, si trova il famoso partito Jabloko, membro dell’Internazionale liberale, dell’economista ed intellettuale Grigorij Javlinskij. A differenza degli altri liberali, Jabloko ha mantenuto qualcosa dello spirito umanistico dell’intellighenzia liberale ex sovietica, e non ha approvato la “terapia shock” degli anni ’90. Sostiene  un liberalismo sociale e il rispetto della democrazia, in contrapposizione al “pinochetismo” della destra liberale dura.
La protesta ha anche richiamato, ancora assai moderatamente, dei movimenti neo-fascisti e nazionalisti, fortemente contestati nel corso dell’adunata del 10 dicembre, dagli anarchici. Bandiere rosso-nere contro bandiere nero-giallo-bianche.
Alleate, ma non allineati ai liberali, le forze radunate nel Levyi front (Fronte di sinistra) sono guidate dal signor Sergej Udaltsov, 34 anni, un seguace vibrante dell’auto-organizzazione delle persone, per un ritorno ai soviet, per finirla col sistema capitalistico, non solo con Putin. Incarcerato per dieci giorni e gravemente malato, la figura emblematica della nuova sinistra radicale stava opportunamente lontana dalla scena pubblica, facilitando l’imposizione della leadership liberale, già pesantemente supportata dai media e da ogni altro sostegno politico e finanziario occidentale. Udaltsov e i suoi amici incarnano anche una sinistra sociale, non solo focalizzata sulle elezioni, senza farsi illusioni sulla democrazia rappresentativa, e più in sintonia con le proteste popolari sparse in tutta la Russia, restrizione se non annientamento del potere governativo su questioni specifiche: occupazione, alloggi, prezzi dell’energia, istruzione e assistenza sanitaria (di cui si richiede un ritorno alla gratuità), asili nido, progetti urbanistici (6).

La sinistra istituzionale
Questa è la seconda componente delle proteste. L’opposizione principale in termini di iscritti ed elettori, è il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) guidato da Gennadij Zjuganov, che sembra essere il ricettacolo della voce delle proteste. Il programma di questo partito è “sovietico“, cosa che non dispiace agli anziani e alle classi popolare: la nazionalizzazione di settori chiave, il “ritorno all’amicizia dei popoli“, la restaurazione dell’istruzione e della medicina gratuite.  Il KPRF ha organizzato delle importanti manifestazioni nel sud della Russia, in Siberia e nell’Estremo Oriente. Il suo comizio a Mosca, 18 dicembre, non superava i 5000 partecipanti, il che sembra escludere l’”onda di marea rossa” o il “ritorno dei comunisti” temuto da alcuni.
Il partito Russia Giusta di Mironov, il cui discorso è più riformista, si ritiene sia manipolato dal Cremlino. Spinto da quest’ultimo, infatti, occupa tuttavia una nicchia in cui viene riconosciuta la necessità della social-democrazia.
I partiti della sinistra istituzionale hanno un grave handicap: la classe operaia che sostengono, probabilmente in gran parte sconcertata, precaria, stigmatizzata da vent’anni di capitalismo aggressivo, rimane in gran parte assente dalla scena politica. Sarà la prima, tuttavia, a soffrire di un altro evento di attualità, dalle conseguenze sociali inosservate ma molto pesanti: l’ingresso della Russia nella World Trade Organization.
I due partiti entrano di forza nella Duma, in un modo che non condivide il radicalismo della protesta esterna del sistema: parteciperanno al gioco parlamentare. Tanto più che il PC ha chiaramente preso le distanze dal liberali arancioni. Il 17 dicembre, Zjuganov ha ricordato i precedenti della Jugoslavia, Georgia e Ucraina. Ha chiamato i leader liberali il “collettivo Pope Gapon“, riferendosi al ben noto prete,  in Russia, che aveva giocato un ruolo provocatorio nella Domenica di sangue del 1905. Il finanziamento statunitense agli oppositori russi, è d’altronde rivendicato dagli Stati Uniti, non solo dalle diverse fondazioni che pubblicano regolarmente gli elenchi delle loro donazioni, ma il portavoce del Dipartimento di Stato, Mark Toner, ha detto il 6 dicembre che i fondi alle ONG e ai “media indipendenti” russi sarebbe stati aumentati nel 2012 (soprattutto per le presidenziali di marzo) fino a poco più di 9 milioni di dollari (7).

I Blogger
La terza componente è la più recente e la meno prevedibile. Dispone di questa nuova tecnologia non ancora molto diffusa qualche anno fa: il controllo di Internet e delle reti sociali (Vkontakte, Twitter, più raramente Facebook) che i giovani manifestanti liberale o anche di sinistra usano.
Ma la massa degli utenti di queste reti è formata soprattutto dalla giovane generazione nata in coincidenza o dopo la caduta dell’URSS, che ha poco a che fare con la politica e le sue organizzazioni, ed esprime una rabbia spontanea sugli aspetti più scioccanti della vita pubblica: la corruzione, l’appropriazione indebita di fondi e beni pubblici, la criminalità organizzata a tutti i livelli, “il partito dei delinquenti e dei ladri“, identificato con Russia Unita. Il potenziale di mobilitazione dei social network, secondo uno studio di Aleksej Sidorenko, ammonterebbe a 185.000 manifestanti (8).
Diversi osservatori hanno cercato di descrivere una sociologia di questa nuova ondata. Appartiene alla classe media beneficiaria della crescita degli anni di Putin, dei giovani di elite in cerca di una scalata sociale più veloce. Ciò che raccoglie gli “indignati” di Mosca, non sarebbe dunque la stessa cosa di quelli di Madrid e altrove in Europa occidentale: la disuguaglianza sociale, l’insicurezza, la disoccupazione, la mancanza di prospettive per i giovani laureati, in una struttura sociale stagnante in cui anche molti posti sono già occupati e difesi dai privilegiati delle generazioni precedenti.
Secondo il sociologo Leontij Byzov, “molteplici fattori coincidono. In primo luogo, il sorgere di una nuova generazione di giovani che non ricordano il “trauma degli anni ’90.” Non hanno paura del cambiamento, la preferiscono alla “prigione dorata” della stabilità Putinista. I giovani della classe media vogliono la mobilità sociale e sognare una folgorante carriera (9).” Ma a questa osservazione sociologica, se ne aggiunge un altra politica. La vedette della mobilitazione degli utenti di Internet è il blogger Aleksej Navalnyj. E’ dietro allo slogan popolare che fa di Russia Unita il “partito dei delinquenti e dei ladri“. Ben noto negli Stati Uniti dove ha studiato, giocherebbe un ruolo politico su due livelli. In primo luogo, sarebbe legato, come altri, alla National Endowment for Democracy di Washington. Dall’altra, ha partecipato alla ‘Marcia russa‘ (10): sarebbe la passerella ideale tra l’estrema destra nazionalista e la “rivoluzione bianca“. Un matrimonio a priori contronatura, questa sintesi, tuttavia, tenta alcuni dei giovani ribelli, e potrebbe essere un cocktail esplosivo, molto destabilizzante (11). Nel corso delle riunioni preparatorie della nuovo manifestazione di protesta, prevista per il 24 dicembre, diverse questioni che dividono sono state discusse. Tra questi: il pericolo di essere riuniti agli etno-nazionalisti e alle polemiche sulla leadership liberale (Nemtsov e altri) e dal suo patronato statunitense. Il movimento popolare intende preservare il suo carattere democratico, pacifico e la sua spontaneità.

Note
(1) Corinne Deloy, «Pas de suspense sur le résultat des élections législatives en Russie» (PDF), Fondation Robert Shuman, 28 novembre 2011.
(2) «Protester’s Express Outrage Over Russian Elections – Fox News», su Youtube.
(3) Si ricordi che, nel 1917-1922, la guerra civile aveva opposto rossi e bianchi.
(4) “Patrioti” qui nel senso ristretto di nazional-comunisti e  di patrioti di Stato, con l’eccezione degli etno-nazionalisti.
(5) Pubblicato in collaborazione con il Financial Times e il Wall Street Journal.
(6) Un inventario perpetuo di queste lotte è richiesto dal sito dell’Istituto di azione collettiva (IKD) guidato dalla sociologa franco-russa Carine Clément.
(7) Conferenza stampa del 5 dicembre, sul sito del Dipartimento di Stato .
(8) Aleksej Sidorenko, «Russie: La contestation post-électorale sur les réseaux sociaux», GlobalVoices, 9 dicembre 2011.
(9) Donna Welles, «Russie: “Pourquoi les Russes manifestent-ils maintenant?”», 12 dicembre 2011.
(10) Manifestazione annuale, il 4 novembre, dei neo-nazisti e di altri movimenti anti-immigrazione.
(11) Dall’esplosione  xenofoba del dicembre 2010, a Piazza del Maneggio a Mosca, dei contatti ci sono stati tra il movimento degli ultras e membri di Altra Russia.

Un’ultima parola sulla Russia 2011, “l’urgenza dei Manager”?
Jean-Marie Chauvier Mondialisation 28 dicembre 2011 

Che cosa farà Putin non è più interessante. Non c’è più spazio per i capi, ma necessitano dei manager.” (Julia Latynina, Novaja Gazeta 26-12-2011)

Il successo impressionante della protesta del 24 dicembre a Mosca sembra montare la testa degli oppositori radicali. Alcuni, e i più confezionati dei loro sostenitori in Occidente, credono di avere raggiunto l’obiettivo: eliminare Putin. Siamo davvero sulla soglia di un simile sconvolgimento?
La scrittrice e polemista Julija Latynina attribuisce anche a Hillary Clinton e all’Unione europea un ruolo chiave nel cambiamento del clima in Russia: il Cremlino “le ascolta“, si ferma dal reprimere le manifestazioni, e finge di avviare riforme politiche.
Il numero dei partecipanti all’adunata di viale Sakharov di Mosca – i 120.000 secondo gli organizzatori, ampiamente riportati dai nostri media – sono ovviamente esagerati. Le stime più attendibili variano tra 60 e 80.000. L’aggiunta di alcune decine di migliaia nel resto della Russia, non fa che da 70 a 130.000 manifestanti in un Paese di 141 milioni di abitanti.* La battaglia delle cifre è certamente relativa. Lo stesso numero di manifestanti in Belgio (paese di dieci milioni) può essere inefficace, s’è implicitamente concordato tra governo e sindacati, si tratta di un “momento” necessario per esprimere il dissenso. Lo stesso numero si riunì in una piazza a Kiev per settimane, sotto le telecamere del mondo nel 2004, imponendo un cambio di potere. Dipende dai rapporti di forza, dalla determinazione dei manifestanti, dall’esistenza di una leadership, dall’importanza del supporto esterno. In Russia, la “rivoluzione bianca” deve ancora avvenire, tanto più che si è dimostrata multicolorata.
Nel diluvio di commenti euforici dai nostri notiziari, il corrispondente a Mosca di France 2  ha portato un tocco di realismo: “La Russia è tagliata in due.” In altre parole, “la Russia contro Putin” non è un’osservazione più accurata, anche se la popolarità del “leader nazionale” è in declino.
Si osserva anche che, se la protesta è grande, è anche molto varia e molto eclettica. I leader liberali del movimento sono stati fischiati in occasione dell’adunata dalla sinistra, dagli anarchici e dai nazionalisti. Solo il “blogger” leader Aleksei Navalnyij sembra aver fare l’unanimità: il campione dell’anti-corruzione legato alla destra estrema e (cosa che nessuno ricorda) e alla NED. Per quanto riguarda i comunisti, sono sia presenti cje assenti: presente alla manifestazione, assente sul palco. Ci Tornerò.
Quindi non c’è nessun maremoto o movimento coerente, né una leadership in grado di generare la “rivoluzione bianca” auspicata dal leader liberale Boris Nemtsov.
Ma non importa, per ora.
Qual è l’equilibrio di potere nel paese? “Radicalmente cambiato“, dice Marie Mendras, una specialista ancor più critica verso il “sistema Putin” rispetto al corrispondente de “Le Monde“. Stima ragionevole, o prematura?
La domanda è sapere se l’affronto a Putin – che non è che una, ripetuta dalla televisive ufficiale e sistematizzata su Internet – sia un affronto prodotto come effetto nell’ambiente “che conta” davvero, laggiù come qui, i politici, “i mercati“, l’oligarchia politico-affaristica. Se risulta che Putin non è più una garanzia di “stabilità“, come lo era nel 1999, dopo il caos degli anni di Eltsin, se si conferma che non è più l’arbitro finale nella lotta dei clan che aggrappati al potere, allora sì, la questione della sua sostituzione potrebbero sorgere.
Ho notato alcuni eventi rimasti sullo sfondo.
Il primo è la partecipazione all’adunata di un prossimo di Putin, l’ex ministro delle finanze Aleksej Kudrin. Ha incarnato l’ala più liberale del governo, così come l’ex primo ministro Mikhail Kasjanov, che si è unito all’opposizione. Queste persone possono avere un peso maggiore rispetto all’organizzatore Boris Nemtsov, troppo compromesso nell’amministrazione Eltsin degli anni ’90. Un altro è il candidato presidenziale di un altro liberale “duro” vicino a Putin, l’oligarca Mikhail Prokhorov, noto per le sue scappatelle “sessuali” a Courchevel, che è stato anche fischiato alla manifestazione del 24 dicembre .
Abbiamo a che fare con uno schizzo del raggruppamento della destra liberale dura e filo-occidentale…
Non bisogna dimenticare il contesto. L’adesione all’OMC (diventando una realtà) e la necessità della “modernizzazione“, ispirano il discorso dell’elite russa sul bisogno di una “perestrojka No. 2“, ossia una nuova strategia di misure shock impopolari. Il che implicherebbe un potere forte.  “L’urgenza dei Manager“?
Questo sarebbe il paradosso della contestazione democratica, rafforzare la tendenza verso l’autoritarismo, facendo vacillare l’autorità, (sempre più relativa) di Vladimir Putin. Noi ci si ferma li. Un animatore della sinistra altermondialista, Boris Kagarlitskij, ci annuncia al contrario un movimento popolare che rovescerebbe il sistema in un senso “anti-capitalista“. La gara è tra le tre forze più o meno strutturate del movimento: i liberali, i nazionalisti e il “Fronte di sinistra” più legato alle proteste “sociali“.
Ma un altro fatto attira la mia attenzione: il ruolo ambiguo (o ambivalente?) del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) guidato da Gennadij Zjuganov.
Il voto elettorale del partito è di quasi il 20%, un possibile alleato dei socialdemocratici di Russia Giusta (13%), entra con forza alla Duma (Camera bassa del parlamento). Ha partecipato a proteste contro le “elezioni finte” e tiene le sue manifestazioni dove si sente anche gridare “Russia senza Putin!“. D’altra parte, il KPRF si tiene (finché è necessario) lontano dalle tribune dove i liberali e il “blogger” Navalnyi danno il tono. La spiegazione ufficiale? La minaccia “arancione“, o una destabilizzazione orchestrata da Washington.
Tuttavia, la tv comunista “Rossa” su Internet**, da la parola a un intellettuale “patriottico“, vicino al partito, Serguei Kughinjan, che critica la mancanza di fermezza del PC  e avverte. In sostanza, la “Perestrojka n°1 ha portato l’URSS alla dissoluzione. La Perestrojka n°2 che preparano i liberali e i loro sostenitori occidentali potrebbe portare alla distruzione della Federazione russa“.
Questo commento allarmistico entra in un clima pessimista, quasi apocalittico, diffuso in Russia, come da noi alle soglie del 2012. Ma sono passati anni da quando il tema della “sopravvivenza dello stato russo” è discusso, per molte ragioni.
Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali di marzo, la nebbia russo si dissiperà. Prima di ciò – capodanno del 1° gennaio dell’anno universale e quello russo del 13 gennaio – la Russia festeggerà …  banchettando  per due settimane buone.Dopo aver superato la sbornia a fine gennaio, il dibattito riprenderà. С новым годом!

* In realtà, le decine di migliaia di manifestanti, nel resto della Russia, non erano neanche 9000. NdT
** Si riferisce a KrasnoeTV il canale TV via web del Partito Comunista dei Lavoratori di Russia – Partito Rivoluzionario dei Comunisti. Una formazione nata dalle ceneri del PCUS, e che si pone su una linea più rigorosamente ideologica rispetto a quella di Zjuganov.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA coprono goffamente le tracce della loro sedizione in Russia

I propagandisti di Wall Street si attivano a coprire i legami degli USA con i manifestanti russi
Tony Cartalucci - Landdestroyer

11 dicembre 2011 – Mentre le prove cominciano a uscire, puntando il dito accusatore contro i sempre più illegittimi occupanti finanziario-corporativi dei governi dell’Occidente, che hanno costruito i movimenti di opposizione russi e sono dietro i continui disordini che ora riempiono le strade della Russia, i media corporativi hanno già iniziato a riscrivere gli avvenimenti mentre si svolgono.

Foto: Wall Street e la macchina mediatica di Londra sostengono che le proteste in Russia sono “senza leader” e non sono organizzate da movimenti di opposizione politica – anche se intervista gli organizzatori della protesta, come il leader dell’opposizione nella foto, Boris Nemtsov, ripreso mentre costruisce una apparentemente “spontanea” protesta, con una troupe di leader di ONG e partiti di opposizione finanziati dalla NED degli USA, che tifano per quello che è chiaramente un’altra rivoluzione colorata finanziata dall’occidente.

Uno straordinario pezzo del revisionismo negli eventi, è intitolato “Mosca brucia mentre le protesta per le elezione si diffondono“, cercando disperatamente di dipingere le proteste come “senza guida“, anche se lo stesso articolo intervista degli “organizzatori“. Citando degli anonimi e molto probabilmente inesistenti manifestanti, l’articolo presente sul Sydney Morning Herald insiste sulle affermazioni dei manifestanti: “Sono venuto da solo. L’ho saputo sul web.” Ma l’articolo poi afferma (enfasi aggiunta), “e ieri sera, grazie al web, gli organizzatori si aspettavano più di 30.000 persone a manifestare contro quello che considerano i risultati truccati delle elezioni di domenica scorsa, perché è così che molti si sono iscritti in una lista di adesione su Facebook.”
Mentre l’articolo sostiene che nessun partito politico ha reclutato i manifestanti, precedenti servizi dei media occidentali contraddicono tutto ciò, come il Telegraph di Londra che riproduce un post del blog del leader dell’opposizione, finanziato dalla statunitense NED, Boris Nemtsov, che dichiarava prima delle proteste del 10 dicembre: “Parlo dei picchetti a Petrovka 38 (la principale stazione di polizia) e al Simferopol Boulevard, dove i fermati sono detenuti, e di altre azioni ancora. Iniziamo da oggi. Prenderò parte a tutto ciò io stesso. Sabato, 10 dicembre, un incontro generale si terrà a Piazza della Rivoluzione (a Mosca) alle due, per protestare contro queste elezioni false.
Il Daily Mail ha inoltre riferito, “e l’organizzatore del raduno di Mosca, il politico dell’opposizione Vladimir Ryzhkov, ha annunciato che ci sarà un’altra protesta il 24 dicembre che, dice, sarà due volte più grande“, e RIA Novosti riferisce “su un palcoscenico blasonato con il logo “Power Return to the People” degli esponenti dell’opposizione più noti della Russia, dai leader culturali come Navalny e al critico musicale dell’opposizione Artèmij Troitsky, ai politici dell’opposizione Boris Nemtsov, Vladimir Ryzhkov e il giovane leader di Solidarnost, Ilija Jashin, si rivolgono a una folla saltellante“.

Immagini: il leader del movimento dell’opposizione Vladimir Ryzhkov non è solo un beneficiario dei finanziamenti statunitensi, ma è lui stesso un tesserato del Movimento Mondiale per la democrazia (WMD) della NED statunitense. La pagina “Chi siamo” di WMD indica chiaramente che il gruppo è una filiale del National Endowment for Democracy finanziato dal Dipartimento di Stato.

Va notato che il consigliere politico di Boris Nemtsov, Vladimir Kara-Murza, è anche membro “attivista” del gruppo di Ilija Jahsin, Solidarnost, e un partecipante di un recente seminario, finanziato dal NED, dal titolo “Elezioni in Russia: sondaggi e prospettive“. Il gruppo Solidarnost di Ilija Jahsin appoggia la campagna “Strategia 31” finanziata dal NED degli USA, in tandem con il Gruppo Helsinki di Mosca, una ONG finanziata da NED, Ford Foundation, USAID e Open Society di Soros. Da segnalare anche i legami di Alex Navalny con la National Endowment for Democracy, come anche che egli è uno dei co-fondatori di DA! (Democratic Alternative), un movimento attivista finanziato dal NED, come afferma il suo curriculum su Yale World Fellows.

Immagine: Una schermata dal “Gruppo Helsinki di Mosca” chiaramente  sovvenzionato da proventi dall’estero. Il significato di questo gruppo e delle sue proteste, indicano niente meno il finanziamento estero della sedizione dispiegantesi nelle strade della Russia.

Quasi senza guida, appena disorganizzata, quasi anche indigena, la presenza di gruppi e leader dell’opposizione, così come appelli per proteste future già fatte da agenti come Vladimir Ryzhkov e il suo partner Boris Nemtsov, membro del comitato direttivo del Wold Democracy Mouvement finanziato dal NED degli Stati Uniti, getta dubbi molto gravi non solo sulle indicazioni senza senso del Sydney Morning Herald sulla natura spontanea della protesta e la sua legittimità, ma sull’integrità giornalistica dell’Herald stessa, adattandosi a trovare tali assurdità per la stampa. Alla fine dell’articolo, l’Herald scrive “Washington Post“, un nome già sinonimo di propaganda e di interessi compromessi impigliati con all’agenda delle élite corporative-finanziarie di Wall Street e Londra.
E anche se il tentativo del Sydney Morning Herald e Washington Post di rappresentare le proteste russe come spontanee, rivolte apolitiche contro i brogli elettorali “dichiarati” da Golos, finanziato da USAID e NED statunitensi, un’agenzia di monitoraggio elettorale che è stata presa mentre inviava e-mail al suo sponsor statunitense, cospirando contro leadership della Russia, la vera leadership centralizzata di queste proteste dalla chiara motivazione politica, ha già fatto appello a un altro giro di disordini per il 24 dicembre. Non solo le proteste e le loro illegittime leadership sono finanziate dagli USA, ma distorcono spudoratamente la percezione pubblica facendole vedere come qualsiasi cosa, tranne che come sedizione finanziata dall’estero, i media copeorativi hanno ancora una volta ingannato il pubblico cercando di adempiere all’agenda-guida corporativo-finanziera di Wall Street e di Londra.

Immagine: Uno screenshot dal sito web dell’US National Endowment for Democracy (NED) che indica i suoi finanziamenti all’agenzia “indipendenti” di monitoraggio del voto Golos. Anche l’USAID finanzia Golos fondi. Le accuse urlate da Golos di brogli elettorali, sono state citate come giustificazione retorica per la troupe dei gruppi di opposizione finanziati dalla NED, per convergere sulle strade della Russia.

Guardatevi da questi revisionisti e dalle sempre più infondate, e anche ridicole piatte affermazioni fatte dai media. Fare i nomi, seguire le affiliazioni, le organizzazioni di ricerca, cliccare su “Chi siamo”, seguire i soldi, e scoprire la verità che i media aziendale volontariamente nascondono al pubblico. Esporre sia questa doppia agenda perseguita in Russia, così come i bugiardi malafede, che viene spacciata in tutti i media occidentali. E soprattutto, boicottare e sostituire gli interessi corporativi di questa agenda, per cominciare.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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