Una “rivoluzione colorata” in Bosnia

Stefan Karganovic, Rete Voltaire 11 febbraio 2014

I disordini sociali in Bosnia Erzegovina non possono essere distinti da ciò che accade in Ucraina. A Sarajevo come a Kiev sono gli Stati Uniti a manovrare. Ma qui l’obiettivo principale è finirla con la regione autonoma della Republika Srpska.
42076_091021_bosnien_und_herzegowina3-576La rivoluzione colorata” [1] attesa in Bosnia da più di un anno, è finalmente arrivata. Tuttavia, il fatto fondamentale da sottolineare è che, contrariamente a ciò che gli analisti si aspettavano, il “cambio di regime” non è solo destinato alla parte serba, la Republika Srpska. C’è un colpo di Stato in questo momento nel Paese, la Federazione di Bosnia ed Erzegovina e, infine, arriverà nella Republika Srpska. Questo è un fatto molto importante perché suggerisce che i servizi d’intelligence occidentali, e naturalmente i loro Stati, vogliono ripulire il terreno politico nel Paese. Il piano è  sfruttare il malcontento sociale crescente, più che giustificato, per causare il caos totale. Il caos e l’illusione di una “vita migliore” che media e centri di propaganda occidentali incoraggiano nella coscienza delle masse, saranno poi utilizzati per installare un nuovo governo di burattini, non solo nelle regioni ma anche nel governo centrale.
L’obiettivo principale è sempre sbarazzarsi del presidente Milorad Dodik e porre fine alla politica indipendente della Republika Srpska di Banja Luka per installarvi un gruppo dipendente che permetta l’incorporazione dell’entità autonoma serba nello Stato centralizzato bosniaco. Altri obiettivi sono: l’inserimento di tutta la Bosnia-Erzegovina nella NATO e il suo pieno adeguamento alle strutture euro-atlantiche occidentali. Secondo l’attuale costituzione, ciò non è possibile senza il consenso del governo della Republika Srpska. Questo è il motivo per cui il primo passo è la costituzione di un governo così cooperativo. Assai rapidamente, l’attuale protettorato, dall’autonomia assai limitata, si trasformerà in una colonia sotto il controllo totale dell’occidente. I manifestanti in Bosnia, come quelli di Kiev, sono motivati dall’illusione che solo “cacciando i malvagi” avrà una “vita migliore”, un concetto vago e indefinito. Ma non accadrà mai se il compito è affidato alle marionette occidentali che metteranno al potere. Come abbiamo visto in Ucraina,  solo la Russia ha le capacità per migliorare la loro qualità di vita. L’Unione europea ha chiarito che  non ha risorse le materiali per poter contribuire a ricostruire l’Ucraina, anche se ha abbastanza soldi per pagarsi i teppisti di piazza. Ciò che è vero in Ucraina, lo è anche in Bosnia e Republika Srpska.
Le rivolte accesesi pochi giorni fa nella Federazione di Bosnia ed Erzegovina a Tuzla, a Sarajevo e in altre città della Federazione, sono segnate fin dall’inizio della violenza estrema dei manifestanti. Tenuto conto del fatto che le operazioni di “cambio di regime” di solito sono orchestrate attraverso scenari da “resistenza non violenta”, immaginate da Gene Sharp, può sembrare strano che in Bosnia la fase non violenta sia stata semplicemente cancellata. Nella prima fase, il modello usuale secondo cui dopo la provocazione fa seguito l’esplosione delle manifestazioni, prevede invece di costringere il governo ad attaccare i manifestanti pacifici, in modo che possano presentarsi da vittime innocenti. Tuttavia, sembra che qui i mandanti occidentali siano ansiosi di finire il lavoro il più rapidamente possibile nei due Paesi presi di mira, Ucraina e Bosnia-Erzegovina. Questo potrebbe essere il motivo per cui hanno deciso di accelerare il processo d’insediamento al potere dei fantocci, mentre è ancora possibile mantenere l’illusione di una “vita migliore” promossa dall’occidente e prima che le cattive notizie sulla crisi nei Paesi occidentali arrivi alle orecchie delle masse arrabbiate in Oriente. Il modo in cui è guidata la rivolta, è brevemente mostrato da questa immagine, che appare su uno dei siti web di sostegno all’opposizione:
1-4213-9c97eTale suggestiva immagine mostra almeno tre cose. Il primo è l’aggressività dei manifestanti di piazza, compreso l’incendio di pneumatici. Il secondo è il noto simbolo di Otpor, il pugno chiuso, che caratterizza tutte queste operazioni sin dalla prima rivoluzione colorata che mise sotto controllo occidentale Belgrado, nell’ottobre 2000, indicando senza dubbio la vera forza motrice delle manifestazioni attuali. Infine, il testo inglese fuori luogo su un adesivo presunto bosniaco.  Chiaramente un lapsus che sarà corretto, in quanto dimostra molto chiaramente chi sia dietro tale  sciarada. Oltre a quanto descritto, gli altri classici indicatori delle operazioni ispirate dalle idee di Gene Sharp, sono presenti. L’infrastruttura per il cambio di regime, che gli studiosi occidentali in Bosnia hanno costruito pazientemente per due anni, finalmente ha ricevuto il segnale d’attivazione. Ora assistiamo alle attività delle reti altamente organizzate e reciprocamente correlate, che coprono tutta la Federazione inclusa la Republika Srpska, e operano per raggiungere gli stessi obiettivi utilizzando tutti i mezzi della moderna tecnologia a disposizione. Una demagogia adeguatamente vaga, su questioni non chiaramente definite come ad esempio “Il rispetto dei diritti umani”, “un  domani migliore”, senza dubbio ha un ampio sostegno in Bosnia, come l’idea di far smettere le radiazioni avrebbe grande successo a Fukushima. Ma, sorpresa, nessuno dei ribelli propone misure concrete per conseguirli. Tuttavia, l’idea di invitare la polizia ad unirsi ai manifestanti arriva direttamente dal manuale di Sharp. Organizzatori anonimi delle rivolte di Tuzla, con l’acronimo “Udar” (colpo), in ovvio riferimento all’organizzazione politica di Vitalij Klishko in Ucraina. [2]
I governi di entrambe le entità della Bosnia-Erzegovina sono chiaramente impreparati ad affrontare il destino riservatogli. Nella federazione, i politici musulmani stupidamente vedono l’appoggio tattico occidentale come una garanzia a lungo termine, compiendo lo stesso errore del presidente egiziano Hosni Mubaraq prima di loro, che considerava la sua posizione sicura, mentre negli USA gli attivisti del Movimento Giovanile del 6 aprile furono addestrati per rovesciarlo. Nella Republika Srpska non solo la coalizione di governo non è riuscita a valutare la situazione in tempo e a prendere misure efficaci, ma l’opposizione ha anch’essa chiaramente giudicato male gli eventi. I leader dell’opposizione forse si sveglieranno un giorno, e capiranno che anche loro sono stati ingannati dai padroni occidentali, il cui unico scopo è usarli per cacciare il Presidente Dodik e sostituirlo con un nuovo governo protetto e discretamente addestrato dall’occidente.

[1] Le “rivoluzioni colorate” hanno per scopo il cambio di regime, non trasformare la società, secondo le teorie formulate da Gene Sharp per la NATO. Vedasi “L’Albert Einstein Institution: non-violenza secondo la CIA“, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 4 giugno 2007.
[2] Vitalij Klishko è un pugile ucraino datosi alla politica nel 2006, sotto l’etichetta del Pora!, il partito fondato dagli uomini di Gene Sharp, controparte del serbo Otpor! Poi, nel 2012, Klishko guidò la coalizione Alleanza democratica ucraina per le riforme, il cui acronimo è Udar (“colpo” in ucraino). È un gioco di parole sulla capacità del pugile e la presa del potere. Ed.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ibran Mustafic: Srebrenica è stato un “caos pianificato”

De-construct

I fantocci della sinistreria occidentale, da quella dei salotti parigini e londinesi, fino ai barboncini rossi e alla mefitica cloaca sionistra italiana, hanno avuto sempre, dai tempi della guerra alla Jugoslavia, un rapporto amoroso e un invaghimento da cheeleaders adolescenziale verso il terrorismo integralista islamista. Naser Oric, criminale di guerra e eroe della nostrana squallida sinistra ‘anti-anti’, resta nei cuori dei lerci guru del sinistrume pattoatlantista, a partire dal più marcio di tutti, lo yachtofilo gallipolese bombardatore della Jugoslavia, Dalema. Oggi, le stesse laide e misere icone della sinistra italiana fanno il tifo per i Naser Oric di Libia e Siria. Per fortuna, non ci saranno giudici amici pattoatlantisti a soccorerli, ma veri e severi giudici, armati, non di buone intenzioni nei loro confronti. (NdT)

Alija Izetbegovich, eroe della NATO e della sinistra occidentale e italiana, nonchè integralista, mafioso, stragista e criminale di guerra.

Alija Izetbegovich signore della guerra bosniaco, eroe della NATO e della sinistra occidentale e italiana, nonchè integralista, mafioso, stragista e criminale di guerra.

Immediatamente prima del 1 aprile 2008, del dibattimento alla corte di appello del tribunale dell’Aja, del caso del signore della guerra e comandante dell’esercito bosniaco musulmana a Srebrenica, Naser Oric, una testimonianza scritta rivela alcuni particolari inediti sul “signore della vita e della morte nella guerra a Srebrenica“, è stata resa pubblicata. Ibran Mustafic, l’autore del libro “Caos pianificato“, che la maggior parte dei leader musulmani bosniaci non avrebbe voluto fosse mai scritto, è un ex deputato del Partito dell’Azione Democratica (SDA, guidato dal signore della guerra musulmano bosniaco Alija Izetbegovic) al parlamento della Bosnia-Erzegovina costituito dopo le elezioni del 1990 e poco prima dell’inizio della guerra civile, ed ex-presidente del comitato esecutivo dell’Assemblea comunale di Srebrenica.
All’inizio della guerra civile bosniaca si scontrò, come dice, con la “giunta di Naser Oric”, suscitando una serie di tentativi per assassinarlo. Nel terzo attentato dell’11 maggio 1995, Mustafic venne gravemente ferito e ritiene un miracolo che sia sopravvissuto. Gli assalti musulmani bosniaci contro Mustafic divennero più frequenti dopo la pubblicazione del libro. L’ultimo ebbe luogo il 25 aprile 2008, quando fu aggredito e picchiato da un gruppo di teppisti al centro di Srebrenica, in pieno giorno. “Mi chiamano traditore“, dice Mustafic, “sostenendo che ho inventato i crimini di Naser Oric, ma quel tipo di stupidità non mi preoccupa per niente. Lo scopo del mio libro non è difendere i serbi, ma non difendere in alcun modo i membri della mia nazione che hanno commesso atrocità! I criminali sono criminali, indipendentemente dal loro nome e dall’origine etnica. Ho categoricamente affermato che Naser Oric è un criminale di guerra senza pari!”

Crimini di guerra atroci contro i serbi di Srebrenica
“Caos Pianificato” getta nuova luce sui fatti di Srebrenica durante la guerra e rappresenta la prima ammissione e testimonianza di un bosniaco musulmano di Srebrenica sulle sofferenze dei serbi nella regione di Srebrenica. Oltre a descrivere i crimini commessi dall’esercito bosniaco musulmano sotto il comando di Naser Oric contro i serbi, Mustafic testimonia anche dell’armamento dei musulmani bosniaci prima e durante la guerra civile, compreso il periodo in cui Srebrenica fu dichiarata zona smilitarizzata sotto la protezione delle Nazioni Unite. Descrive anche gli scontri interni tra musulmani bosniaci a Srebrenica, dominata dalla mafia di Naser Oric. Lungi dal rappresentarsi come “colomba” bosniaca musulmana, Ibran Mustafic si presenta come idolatra del movimento ustascia fin dalla prima giovinezza, scegliendo i suoi eroi nei famigerati tagliagole nazisti croati Jure Francetic, Kadrija Softic, Nurif Oric e altri membri della “Legione nera” ustascia  e nei bosniaci musulmani della 13.ma SS Division Handzar, indottrinati al disprezzo e all’odio contro i serbi. Indipendentemente da ciò, il suo resoconto scritto delle atrocità commesse contro i serbi bosniaci dalla banda di teppisti di Naser Oric, suscitò diffuse accuse di “tradimento” tra i musulmani bosniaci.
Nonostante le prove schiaccianti delle atrocità e dei crimini di guerra commessi da Oric e dalla sua banda nella città di Srebrenica e nei villaggi circostanti popolati dai serbi, il tribunale-farsa dell’Aja l’assolse dall’accusa di coinvolgimento diretto nell’omicidio e nelle crudeltà contro i serbi, e dalla responsabilità per la distruzione indiscriminata di interi villaggi, chiese, case e proprietà. Mentre è stato condannato per “non essere riuscito a impedire agli uomini al suo comando di uccidere e maltrattare prigionieri serbi bosniaci”, condannandolo a due anni di carcere, da cui fu  immediatamente rilasciato, dal momento che aveva già trascorso tre anni a l’Aja durante il processo farsa.

Naser Oric è un mostro, un criminale di guerra senza un pari
Tuttavia, il libro di Mustafic offre ulteriori prove del coinvolgimento diretto di Oric in alcuni dei crimini più efferati commessi sul territorio della Bosnia-Erzegovina durante la guerra civile. Probabilmente il capitolo più scioccante del libro è quello cui offre ulteriori prove del primo omicidio di un serbo commesso personalmente da Naser Oric, quello del giudice di Srebrenica Slobodan Ilic. “Quando abbiamo preso il gruppo catturato a Zalazje dal carcere [di Srebrenica] per riportarlo a Zalazje, iniziò il loro assassinio, Slobodan Ilic capitò tra le mie mani. Gli salii sul petto. Era barbuto e irsuto come un animale. Mi guardò senza dire una parola. Tirai fuori la baionetta e glielo conficcai dritto in un occhio, e poi lo girai avanti e indietro. Non fece un solo suono. Poi lo colpì con il coltello nell’altro occhio… Non potevo credere che non reagisse. Francamente, in quel momento ho avuto paura per la prima volta, così gli ho tagliato la gola subito dopo“, Oric ha descritto la sua ‘impresa’ a Mustafic parola per parola quando Mustafic l’andò a visitare una sera.
L’ammissione di Oric è seguita dalla testimonianza dello zio di Mustafic, Ibrahim, che assistette allo stesso massacro. “Naser venne  e mi disse di prepararmi e di recarmi con la bandiera al carcere di Srebrenica. Mi vestì e andai. Quando arrivai al carcere, presero tutti quelli catturati a Zalazje e mi ordinarono di portarli a Zalazje. Quando raggiungemmo il deposito, mi ordinarono di fermarmi e di parcheggiare il camion. Mi misi a distanza di sicurezza. Ma quando vidi la loro ferocia quando l’eccidio iniziò, sentivo tutto il sangue raggelarmi nella testa. Quando Zulfo (Tursunovic)  squarciò con il coltello il petto dell’infermiera Rada, mentre le chiedeva dove stesse la stazione radio, non riuscivo a guardare più. Tornai a Srebrenica a piedi, e quando riportarono il camion indietro, lo presi da Srebrenica per ritornare a casa, a Potocare. L’interno era tutto insanguinato“, Mustafic cita la testimonianza di suo zio. La suddetta infermiera Rada Milanovic risiedette a Srebrenica, anche dopo che la famiglia si era allontanata. Il quartier generale della difesa territoriale di Srebrenica l’aveva assegnata al gruppo del campo medico e all’ospedale locale.

“Il ponte era immerso nel sangue serbo”
Mustafic ha anche raccontato altri crimini contro i serbi nella città di Srebrenica, più o meno noti. Ha ricordato che, dopo l’assalto contro il villaggio Jezestica, “Kemo di Pale [nei pressi di Sarajevo] si portava appresso una testa mozzata per spaventare la gente“. Descrive l’omicidio della famiglia Stjepanovic. I membri della famiglia Stjepanovi? furono trascinati fuori dal loro appartamento a Srebrenica dal battaglione dei macellai di Oric, nel luglio 1992, e portati nella vicina Potocare. “Andjelija Stjepanovic (74 anni) e suo figlio Mihajlo (50 anni) furono tra coloro che vennero brutalmente uccisi. Un bosniaco musulmano di Potocari descrisse poi come tutto il ponte, dove fu abbattuta questa povera gente, fosse letteralmente immerso nel sangue. Il killer della famiglia Stjepanovic era Kemo Mehmedovic di Pale, fedele seguace delle atrocità di Naser. Oggi il boia vive in Austria, e ci sono tonnellate di esempi simili a Srebrenica. E’ un peccato che nessuno di questi mostri in forma umana abbia affrontato le proprie responsabilità nei crimini, e il loro principale organizzatore, colui che gli ordinava di uccidere, Naser Oric, gira oggi in libertà“, ha commentato uno dei pochi serbo-bosniaci sopravvissuti all’inferno della reclusione di Srebrenica. I dettagli sconosciuti della tortura e dell’uccisione dei malati gravi Krsto Dimitrovski e della moglie Velinka, di Srebrenica, furono anche rivelati nel libro di Mustafic, accusando Ejub Golic, ex comandante del “battaglione indipendente della collina” del villaggio di Glogovo. Golic fu prosciolto dalle accuse sollevate contro di lui per questo crimine.

Il tribunale dell’Aja ha un occhio di riguardo per i criminali di guerra bosniaci musulmani
Oltre a raccontare questi e molti altri episodi di torture e omicidi selvaggi dei serbi che ebbero la sfortuna di rimanere nella città di Srebrenica occupata dai macellai di Oric, Mustafic descrive anche come la sua testimonianza contro i mostri musulmani di Srebrenica al tribunale dell’Aja venne respinta, e perché non ebbe occasione di dire alla Corte che cosa realmente fosse il “porto sicuro di Srebrenica” prima che il generale Mladic la riprendesse. “Fui, infatti, chiamato a testimoniare davanti al tribunale dell’Aja come testimone dell’accusa [nel processo contro Oric], e credo che avrei dovuto essere l’ultimo testimone dell’accusa. Dopo tre giorni trascorsi per la preparazione, ci fu un grande scontro tra il procuratore e io stesso. Prima di tutto, l’atto d’accusa contro Naser era del tutto ridicolo. Fu accusato di cose che non aveva commesso, e non di quelle di cui era colpevole. In secondo luogo, il Tribunale dell’Aja iniziò sempre più a sembrare alla sfilata di Carla Del Ponte, per cui un certo numero di processi si trasformò in un circo. Infine, mi offesi quando cercarono di ricattarmi, minacciandomi di sette anni di carcere o 200.000 euro di multa. Non potevo rimanere in silenzio quando vidi quel foglio, e dissi al procuratore: ‘Giusto! Il mio scopo nel venire qui a testimoniare era avere effettivamente una pena più grave di quella di Erdemovic [un altro criminale di guerra musulmano bosniaco], premiato dal tribunale dell’Aja per l’ammissione di aver preso parte personalmente a più di 140 omicidi!’ Dopo tutto ciò, quando arrivai al tribunale, attesi per due ore, ma alla fine fui informato che i giudici avevano deciso di non farmi testimoniare e che potevo tornare a casa“, ha scritto Mustafic.

Srebrenica come porto sicuro per criminali di guerra, delinquenti e mafiosi
Riguardo la situazione nel “porto sicuro di Srebrenica”, Mustafic ha scritto che, quando la regione fu dichiarata zona smilitarizzata e posta sotto la protezione delle Nazioni Unite, non ci furono “provocazioni” da parte dell’esercito serbo-bosniaco. Nonostante ciò, secondo Mustafic, le truppe musulmane di Oric continuarono a scavare trincee intorno alla città di Srebrenica e, assieme all’aiuto umanitario, venivano consegnate armi nella “zona demilitarizzata”, il tutto sotto gli occhi  del battaglione olandese dell’UNPROFOR. Mustafic scrive che, anche se dei cartelli furono  collocati intorno alla città di Srebrenica dichiarando “zona demilitarizzata, ogni operazione militare è severamente vietata, secondo l’articolo 60 del protocollo 1 della Convenzione di Ginevra“, la consegna di armi, munizioni, uniformi ed esplosivi non fu mai interrotta. L’equipaggiamento militare, nonostante la risoluzione ONU che vietava i sorvoli della Bosnia-Erzegovina, veniva consegnato con gli elicotteri. Nello stesso modo, l’accordo firmato dal generale Ratko Mladic da parte serbo-bosniaca e Sefer Halilovic da parte dei musulmani bosniaci, che prevedeva che “non a un solo soldato che si trovasse all’interno, o entrasse nella zona smilitarizzata, fatta eccezione per i membri dell’UNPROFOR, era permesso portare armi, esplosivi o munizioni“, fu ritenuto completamente inutile dalle truppe bosniache musulmane di Srebrenica.
Mustafic scrive che ci furono 18 voli per la consegna di armi, la maggior parte effettuati quando  Srebrenica, come zona presumibilmente demilitarizzata, era sotto la protezione del Corpo di pace delle Nazioni Unite [UNPROFOR]. Mustafic fa notevoli accuse alle truppe olandesi a Srebrenica, sostenendo che erano pienamente consapevoli delle quotidiane violazioni commesse dalla banda di Oric, ma scelsero di osservare il silenzio, sperando di uscirsene indenni. “Ovviamente, gli olandesi accettarono di pattugliare le linee insieme alle nostre truppe solo al fine di non assumersene la responsabilità, e per mostrare al mondo che Srebrenica era una zona demilitarizzata. In effetti, all’epoca, il battaglione olandese, che avrebbe dovuto avere circa 600 soldati, ne aveva circa 250 , mentre la 28.ma divisione [di Oric] era composta da 5.500 uomini presumibilmente demilitarizzati“, ha scritto Mustafic. “Quando la battaglia per Srebrenica iniziò, uno dei nostri teppisti, probabilmente su ordine, uccise un soldato del battaglione olandese. Questo contribuì a sciogliere l’intero sistema di responsabilità degli olandesi“, ha rivelato Mustafic.

La fondazione dello Stato musulmano, sigillata dal sangue sacrificale degli innocenti
Osserva inoltre che le truppe musulmane di Srebrenica compirono delle imboscate dal “porto sicuro” dell’ONU, uccidendo membri dell’esercito serbo-bosniaco, e usarono la condizione di area protetta di Srebrenica per lanciare attacchi contro i circostanti villaggi serbi, come il raid dei comandanti di Oric, Ekrem Salihovic e Ibrahim Mandzic, contro il villaggio serbo-bosniaco Visnjica, dove uccisero i civili e incendiarono il borgo. “Quando ho detto a Madzic che tali attacchi potrebbero giustificare l’assalto dell’esercito serbo-bosniaco a Srebrenica, disse: ‘Questa non è un’azione iniziata da noi. Abbiamo ricevuto ordini da Sarajevo“, testimonia Mustafic, aggiungendo che poi apprese che “l‘ordine di attaccare i villaggi serbi intorno a Srebrenica era stato firmato dal generale Enver Hadzihasanovic [dell'esercito musulmano bosniaco, dal comando di Sarajevo]… Chiaramente, volevano provocare una reazione per risolvere il problema di Srebrenica”. Tuttavia, si è scoperto che il “problema” che i leader bosniaci musulmani e i loro sponsor stranieri volevano risolvere, era molto più ampio di una città della Bosnia-Erzegovina, si trattava del modo di strappare il dominio su tutta la repubblica bosniaca dopo la distruzione della Jugoslavia, anche se i bosniaci musulmani erano solo una delle tre grandi nazioni che vivono in Bosnia-Erzegovina, e ancora oggi non sono la maggioranza. L’unico modo che pensavano potesse essere utile per farlo, era che i serbi bosniaci fossero completamente sterminati o, altrimenti, accusare l’intera nazione serba con l’accusa di “genocidio”, consentendo la totale assimilazione delle proprietà e delle terre dei serbi. Ibran Mustafic confermò questa affermazione nel luglio 1996: “Secondo le nostre abitudini [bosniaco musulmano], quando qualcuno finisce le fondamenta di una casa, un animale deve esservi macellato sopra. Sembra che Srebrenica sia stato l’agnello sacrificale per la fondazione di questo Stato [musulmano]“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Srebrenica: genocidio o propaganda?

De-Construct 4 maggio 2007
Il ‘genocidio di Srebrenica’ è una bufala?
Aleksandar Pavic WorldNetDaily

3678_mudzahedini_5Per più di 10 anni, il termine “Srebrenica” è stato usato per indicare il massacro di “musulmani innocenti” per mano di cristiani, specificamente dall’esercito serbo-bosniaco, secondo cui si presume siano stati massacrati, secondo la versione attualmente accettata dalla maggior parte dei principali media, “tra 7.000 e 8.000 musulmani” quando presero quel paesino nella Bosnia orientale, a metà del luglio 1995. Secondo la leggenda, i serbi di Bosnia catturarono questa “zona protetta dall’ONU” e  procedettero a deportare e giustiziare migliaia di uomini, donne e bambini nel giro di pochi giorni, per poi seppellirli nelle fosse comuni, che sono ancora ricercate dopo quasi 12 anni.

1. Numeri truccati
Lo storico e ricercatore di Belgrado Milivoje Ivanisevic, che ha documentato le vittime della guerra civile jugoslava per più di un decennio, ha recentemente contestato le rivendicazioni in un nuovo opuscolo, “La carta d’identità di Srebrenica“, che documenta che centinaia dei corpi sepolti nel Srebrenica Memorial non furono uccisi nel luglio 1995, quando il presunto genocidio avrebbe avuto luogo, ma che si trattava di persone decedute di morte naturale ben 13 anni prima che gli eventi avessero avuto luogo. L’ultima prova offerta da Ivanisevic indica che il numero di coloro che sono sepolti presso il Complesso Memoriale di Srebrenica, non solo non sono stati uccisi nel luglio del 1995, ma in realtà sono morti molto prima, perfino nei primi anni ’80, più di 10 anni prima che iniziasse la guerra civile in Jugoslavia.

2. I morti votano
Secondo Ivanisevic, a partire dal marzo 2007, più di 12 anni dopo l’evento, un totale di 2.442 corpi vennero sepolti al Memorial. Tra questi, un 914, oltre il 37 per cento, erano sulle liste elettorali delle elezioni del 1996 in Bosnia, tenutesi un anno dopo il presunto “genocidio”. Le liste elettorali furono approvate e controllate dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa [OSCE], che curò le elezioni.

3. I musulmani “massacrati” sono morti di cause naturali
Una seconda scoperta ancora più significativa, indicava il fatto che “almeno 100 persone” sepolte nel Memoriale sono morte per cause naturali. Ivanisevic afferma che i numeri sarebbero ancora più alti se gli fosse stato consentito l’accesso ai registri anagrafici di Srebrenica e delle città circostanti. Tuttavia, tra i diversi nomi, con date di nascita, morte e luogo di morte, vi sono: Fetahija (Nazif) Hasanovic, n. 1955 – m. 15 dicembre 1996, Srebrenica, Sukrija (Amil) Smajlovic, n.1946 – m. 2 maggio 1996, Zaluzje; Maho (Suljo) Rizvanovic, n.1953 – m. 3 gennaio 1993, Glogova; Mefail (Meho) Demirovic, n.1970 – m. 10 maggio 1992, Krasanovici; Redzic (Ahmet) Asim, n.1949 – m. 22 aprile 1992, Bratunac.

4. Presunte “vittime di Srebrenica” uccise prima di Srebrenica
In terzo luogo, Ivanisevic afferma che diverse centinaia di soldati e civili sono stati trasferiti al Memorial di Srebrenica da altri cimiteri e riseppelliti con rituali musulmani. Uno di questi è il corpo di Hamed (Hamid) Halilovic, trasferito dal vicino cimitero di Kazani, che a quanto pare è morto ben 13 anni prima del “genocidio” di Srebrenica. Altri corpi trasferiti da Kazani al Memoriale di Srebrenica comprendono quelli di Osman (Ibro) Halilovic, Nurija (Smajo) Memisevic, Salih (Saban) Alic, Mujo (Hasim) Hadzic, Ferid (Ramo) Mustafic e Hajrudin (Ismet) Cvrk. In quarto luogo, utilizzando registri catturati all’esercito musulmano-bosniaco, Ivanisevic elenca più di una dozzina di nomi di soldati alle cui famiglie furono concessi alloggio e servizi sociali dovuti ai familiari dei soldati uccisi in azione prima dell’11 novembre 1993, quando i documenti vennero catturati dall’esercito serbo-bosniaci. In quinto luogo, sulla base dei documenti acquisiti nello stesso modo, Ivanisevic fornisce i nomi di decine di combattenti dell’esercito musulmano-bosniaco uccisi prima del 7 marzo 1994.

5. I macellai della Jihad camuffati da vittime innocenti
Ivanisevic continua a fornire i nomi dei soldati bosniaci musulmani sepolti presso il Memoriale di Srebrenica implicati in numerosi massacri di civili serbi nella zona vicina, in cui vennero uccisi oltre 3.000 serbi. È interessante notare che il comandante della forze dell’esercito bosniaco a Srebrenica, Naser Oric, fu condannato a due anni dal Tribunale penale internazionale per la Jugoslavia, o ICTY, nel giugno 2006 per la sua partecipazione a questi omicidi, alcuni dei quali ripresi in video e diffusi dal giornalista del Washington Post John Pomfret, che lo incontrò nella “zona di sicurezza delle Nazioni Unite” nel 1994. [Bill Schiller sul Toronto Star del Canada]

Il Dipartimento di Stato della Clinton, ancora in carica, condivide il mito
Negli anni ’90, l’amministrazione Clinton ha utilizzato il preteso “genocidio di Srebrenica” per intervenire nella guerra civile bosniaca dalla parte dei musulmani bosniaci e applicare il successivo accordo di pace di Dayton per la Bosnia-Erzegovina, nel novembre 1995, con il riconoscimento reciproco tra Jugoslavia (ora Serbia), Croazia e Bosnia. Più in generale, la burocrazia del Dipartimento di Stato della Clinton ha utilizzato il “genocidio di Srebrenica”, come da allora è stato definito a seguito delle controverse sentenze pronunciate dal Tribunale Penale Internazionale per la Jugoslavia a L’Aia, per giustificare il suo sostegno ai movimenti politici musulmani non solo in Bosnia, ma in Macedonia e nella regione del Kosovo della Serbia, che attualmente cerca l’indipendenza. E poiché la maggior parte degli indirizzi della Clinton è affidata al Sottosegretario di Stato per gli affari politici Nicholas Burns, che continua l’esecuzione della strategia degli Stati Uniti nei Balcani, la sua azione politica è rimasta tale fino ad oggi.
Così, anche se l’indipendenza albanese del Kosovo è pesantemente sostenuta dagli Stati Uniti, dagli inglesi e dai tedeschi, ai serbo-bosniaci, infelici per la prospettiva di rimanere chiusi dentro una Bosnia a maggioranza musulmana, è stata negata l’indipendenza, grazie al “genocidio di Srebrenica” utilizzato come argomento principale, vale a dire che i vantaggi della guerra conseguiti attraverso il “genocidio” non possono essere sanzionati. Molti osservatori, tra cui una recente analisi del Bollettino G2, collega il sostegno occidentale dei musulmani nei Balcani a spese dei cristiani, nel quadro di una più ampia politica per placare i regimi “moderati” sunniti in Medio Oriente, nell’ambito di una coalizione anti-iraniana.

Srebrenica trasformata in un santuario per la Jihad
Tra gli elementi radicali bosniaci musulmani, il racconto di Srebrenica è stato utilizzato non solo per ottenere il sostegno alla causa generale della jihad, suscitando il sentimento tra i musulmani di essere oppressi e perseguitati dai non-musulmani, ma per costruire ciò che alcuni chiamano il “primo santuario musulmano in Europa”, un luogo di ritrovo per i musulmani di tutto il mondo con intenzioni anti-occidentali, anti-europee e anti-cristiane. Il complesso del memoriale di Srebrenica ora serve come luogo di pellegrinaggio dove i musulmani possano vedere, in prima persona, i risultati di quello che credono essere un’atrocità senza precedenti contro i loro compagni di fede.

I mass media occidentali perpetuano il mito
L’intero racconto di Srebrenica è stato supportato fondamentalmente dai media mainstream occidentali, con in testa New York Times, Washington Post, Los Angeles Times, Wall Street Journal e i principali media britannici, tedeschi e francesi, che hanno collegato le notizie dai Balcani, nel corso degli anni, con riferimenti al “genocidio di Srebrenica” definendolo, tra le altre cose, “la peggiore atrocità in Europa dalla seconda guerra mondiale“, e “macchia sulla coscienza dell’Occidente“, ecc. Fin dall’inizio, numerose voci di dissenso, sia in occidente che in ex-Jugoslavia, hanno contestato sia i mass media occidentali, sia le accuse e le sentenze dell’ICTY connesse a Srebrenica, ma non hanno ricevuto quasi nessuna pubblicità di sorta.

Il Gruppo di Ricerca su Srebrenica demistifica la menzogna
Nell’estate del 2005, nel 10° anniversario della manifestazione, il “Gruppo di Ricerca su Srebrenica” composto in gran parte de figure accademiche e mediatiche anglo-statunitensi e, così come gli ex funzionari civili ed osservatori militari delle Nazioni Unite, con esperienza sull’ex-Jugoslavia, creò  un sito web in cui l’intera storia del “massacro di Srebrenica” è stata riconsiderata e demistificata. Invece sul dato di 7-8000, i funzionari delle Nazioni Unite e gli esperti del Congresso degli Stati Uniti parlano di “700-800″, “poche centinaia”, “un totale di circa 2.000 musulmani e serbi”, ecc. Henry Wieland, capo della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, che ha passato diversi giorni ad intervistare i profughi di Srebrenica nel luglio 1995, avrebbe detto che non aveva trovato “nessuno che avesse visto con i propri occhi una qualsiasi atrocità.”

I risultati e i verdetti forensi dell’ICTY contestati
I risultati forensi vennero richiamati all’ordine e venne affermato che l’intero processo di scavo e identificazione dei corpi era stato controllato da un’organizzazione fondata dal defunto leader islamico bosniaco Alija Izetbegovic. E un professore canadese di diritto internazionale smontò i verdetti del ICTY su Srebrenica, dimostrando, tra le altre cose, che il generale serbo-bosniaco Radoslav Krstic, condannato a 46 anni, è stato, nel verdetto del tribunale, assolto dalla partecipazione o anche dalla conoscenza del massacro, invece di essere condannato in base alla ricostruzione dell’ICTY della sua “responsabilità di comandante”.
Il testimone dell’accusa, Drazen Erdemovic, un croato bosniaco che misteriosamente apparve nelle file dell’esercito serbo-bosniaco dopo aver precedentemente combattuto nei ranghi dell’esercito musulmano bosniaco, che sostenne di aver partecipato al massacro di 1.200 musulmani a Srebrenica, venne esentato dal contro-interrogatorio perché ritenuto dalla stessa corte “mentalmente instabile” e, in definitiva, ebbe una condanna a cinque anni per la sua “cooperazione”. Eppure, i media, senza eccezioni, hanno ignorato i risultati del gruppo, anche quelli che citano i rapporti degli stessi media presenti sul terreno in quel momento.

Istituto olandese: Srebrenica era un rifugio sicuro per diverse migliaia di armati musulmani bosniaci che devastavano i villaggi serbi nei dintorni
L’Istituto olandese per la documentazione di guerra ha pubblicato un ampio rapporto, nel 2002: “Srebrenica, uno spazio ‘sicuro’“, che dettaglia tra le altre cose che Srebrenica, anche se dichiarata “zona di sicurezza delle Nazioni Unite“, in realtà non è stata mai smilitarizzata, e che molte migliaia di truppe musulmane bosniache vi erano di stanza, da dove organizzavano numerose incursioni letali contro i villaggi serbi nelle vicinanze. L’accusa è stata ulteriormente corroborata dalla relazione del segretario generale dell’ONU all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 15 novembre 1999. Il libro di Ivanisevic sarà presto tradotto in inglese.
Resta da vedere se i mass media occidentali aziendali continueranno ad ignorare questa e altre prove che sfatano l’affermazione che un “genocidio” anti-musulmano ha avuto luogo a Srebrenica, nel luglio del 1995. Alcuni personaggi pubblici nei Balcani hanno chiesto che una commissione internazionale su Srebrenica riesamini le prove e faccia una nuova valutazione più equilibrata e indipendente di ciò che accadde nella Bosnia orientale, durante le ultime fasi della guerra civile, nell’estate del 1995.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’arresto del Generale Ratko Mladic – un ordine imperiale

REPUBBLICA SERBA DI KRAIJNA – GOVERNO IN ESILIO
11,080 Zemun, Magistratsski trg 3, Serbia
3077-028, vladarsk@gmail.com n. 1345/11 – 27.05.2011

L’arresto del generale Ratko Mladic è un ordine imperiale, cui il regime collaborazionista della Repubblica di Serbia è stato obbligato ad obbedire.
I serbi sono stati una nazione costitutiva di Ungheria, Austria, Venezia, Regno di Jugoslavia e Jugoslavia comunista dal 15° secolo all’inizio degli anni ’90 del 20° secolo. Tuttavia, il regime croato ha privato i serbi dei loro diritti costitutivi, espellendo l’80% di loro dalla Repubblica Serba di Krajina (una zona protetta dalle Nazioni Unite, in base alla risoluzione 743/1992) e sottratto le loro proprietà private. Quando la Croazia ha scatenato una campagna di terrore contro i serbi, nel 1991 (come aveva fatto anche durante la seconda guerra mondiale, quando aveva istituito i campi di sterminio per serbi, ebrei e zingari), il generale Ratko Mladic ha servito nell’esercito federale jugoslavo, a Knin, nella Repubblica Serba di Krajina. In quell’anno, Ratko Mladic era riuscito ad evitare che una unità paramilitare croata espellesse la popolazione serba dalla Dalmazia. Il 6 aprile, il generale Ratko Mladic aveva impedito l’aggressione della Croazia alla Bosnia-Erzegovina. Il 3 aprile 1992, l’esercito croato aveva attaccato la comunità serba di Kupres, con l’espulsione e l’assassinio di civili serbi. Il Generale Ratko Mladic scacciò le forze croate e impedì l’escalation di atrocità croate tra la popolazione civile della comunità di Kupres, in Bosnia-Erzegovina, che era allora una unità federale della Jugoslavia.
La NATO e l’ex Comunità europea hanno aiutato i politici croati e bosniaci musulmani della Bosnia ed Erzegovina (BiH) a procedere all’irregolare secessione della Bosnia-Erzegovina dalla Jugoslavia, ignorando la volontà della nazione serba di rimanere nella Jugoslavia. Da quel momento, le formazioni paramilitari croate e bosniache musulmane iniziarono ad espellere e uccidere cittadini serbi in tutta la BiH. Ratko Mladic, come comandante dell’esercito federale jugoslavo e poi generale dell’esercito della Repubblica Srpska, ha condotto azioni per impedire alle forze paramilitari croate e bosniaco-musulmane nel realizzare le loro intenzioni genocide contro la popolazione serba. Il Tribunale dell’Aja è stato organizzato dalle nazioni della NATO, che ha orchestrato il crollo della Jugoslavia. Il regime collaborazionista serbo ha recentemente dato seguito all’ordine di cattura della NATO e dell’UE, del generale Ratko Mladic (che ha difeso il suo paese e il suo popolo). Il tribunale dell’Aja non è un tribunale di giustizia. A questo cosiddetto giudice non è consentito parlare del fatto che la NATO creò le condizioni per la disintegrazione della Jugoslavia. Ratko Mladic aveva lottato contro la realizzazione del loro piano per distruggere la Jugoslavia.
Il Governo e il Parlamento della Repubblica Serba di Krajina dichiarano che l’arresto del generale Ratko Mladic è un terribile atto immorale da parte del presidente e dello stato serbi. Il governo di Boris Tadic è assai peggiore del governo collaborazionista di Milan Nedic della Seconda guerra mondiale. Il governo di Milan Nedic accettò tutti i profughi serbi fuggiti dai territori che furono occupati dai nazisti e dalla Croazia e si prese cura di loro. Tuttavia, l’attuale governo Quisling serbo consegna i serbi che sono riusciti a fuggire dalle mani delle formazioni armate croato-musulmane, tra il 1990 e il 1995. L’attuale regime Quisling della Bosnia ed Erzegovina ha anche arrestato il serbo della Krajina Mile Dakic, mentre faceva ritorno in Serbia, dopo un incontro a Banja Luka dedicato al genocidio croato di serbi, ebrei e zingari nel campo della morte di Jasenovac, durante la seconda guerra mondiale. Mile Dakic non era un membro degli organi militari e statali della Repubblica Serba di Krajina, ma ha scritto libri e ha esaminato i crimini contro i serbi, durante il crollo della Jugoslavia. Pertanto, è stato arrestato dalle forze collaborazioniste della Bosnia-Erzegovina.

Milorad Buha (Presidente del governo della Repubblica Serba di Krajina) e Rajko Lezaic (Presidente del Parlamento della Repubblica Serba di Krajina)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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