Il Venezuela dopo Chavez

Nil Nikandrov, Strategic Culture Foundation 07/03/2013

7_11_12-Chavez-PutinIl leader del Venezuela è scomparso a 58 anni. Non ha avuto il tempo sufficiente per completare neanche la metà dei suoi piani. Un uomo d’azione che ha dato l’esempio alle forze di sinistra del continente. La sua scomparsa certamente rallenterà, forse temporaneamente, le riforme nell’emisfero occidentale associate al suo nome. Recatosi a Cuba per un nuovo intervento chirurgico nel dicembre 2012, ha invitato i sostenitori a restare uniti. Uniti, ha ripetuto la parola tre volte di proposito, perché è l’unità che può garantire la continuazione del suo percorso politico e la sconfitta storica delle forze guidate dall’impero degli Stati Uniti d’America. E’ stato spesso chiamato il liberatore del XXI.mo secolo, in riferimento a Simon Bolivar, che combatté contro il giogo coloniale spagnolo. Ha fatto molto per liberare il Venezuela dalla dipendenza economica e politica dagli Stati Uniti: l’industria petrolifera è stata nazionalizzata, il processo d’integrazione dell’America Latina è stato accelerato.
Il significato storico di Chavez sarà sempre più distinto col passare del tempo…
Il fatto che il presidente Obama abbia offerto le condoglianze al Venezuela per la morte di Chavez ed espresso la speranza per la costruzione di un rapporto costruttivo bilaterale, è stato percepito da molti come un segnale ai leader bolivariani. Una volta che Obama parla di cooperazione, non è interessato al confronto, in modo che Caracas non dovrebbe rifiutare una stretta di mano. E’ tempo per il dialogo, l’interazione e la riduzione della tensione. Ma la tranquillità ostentata di Obama va di pari passo con l’euforia vendicativa sorta a Washington. I sentimenti prevalenti nei circoli dell’establishment degli Stati Uniti sono evidenti: finalmente l’odiato caudillo è morto! La causa della sua morte deve essere ancora precisata, ma apre la strada a nuove azioni sovversive in Venezuela, per esempio, sviluppando contatti con gli avversari di Nicolas Maduro, l’uomo che Chavez ha nominato come suo successore. L’obiettivo principale dei servizi speciali degli Stati Uniti è inserire un cuneo di discordie tra i leader venezuelani, destabilizzare la situazione, rafforzare l’opposizione, in particolare l’ala radicale, e farle cercare vendetta. Le note di pacificazione nelle parole di cordoglio di Washington non sono altro che una cortina di fumo per un’operazione multifase volta a tenere lontano dal potere i “successori di Chavez”… Tutto il resto non sono altro che parole vuote.
La punizione pubblica di un Paese governato da un “regime populista” è da lungo tempo un’idea fissa di alcuni ambienti al vertice della leadership degli Stati Uniti. Pensano che sia il momento giusto per un attacco esplorativo, per verificare la stabilità del regime bolivariano. L’elezione imminente apre promettenti prospettive. L’opposizione ha la possibilità di prendere l’iniziativa. Tutti i sondaggi dicono che Nicolas Maduro è avanti a Capriles Radonsky del 15-20%. Capriles ha perso con Chavez nell’ottobre 2012, ma coloro che tirano i fili da Washington non rispettano le regole. E sarà una dura lotta. Sabotaggi, provocazioni, sovversioni, omicidi politici, tutto è lecito in amore e in guerra, tutto andrebbe fatto per raggiungere l’obiettivo. Se Maduro sarà un chiaro vincitore nelle elezioni, istigheranno disordini nelle città, bloccando le vie di trasporto, accendendo il confronto e poi alzando i toni e il pianto sulle “vittime della repressione del governo”. L’uso della forza per arrivare al potere non è escluso, ma si può tentare con l’aiuto di mercenari e unità per operazioni speciali straniere. Tali scenari hanno già avuto luogo nella storia contemporanea del Venezuela. L’altra opzione è agire mentre i voti vengono contati. I media e gli attivisti pro-USA diffonderanno informazioni su “falsificazioni di massa”, per colpire Maduro. Tali accuse hanno accompagnato tutte le campagne elettorali che Chavez ha vinto, ma sempre con un ampio margine. Ma ora, riguardo Maduro?
Naturalmente, la leadership bolivariana conta sul sostegno di amici e alleati. E’ già stata riconosciuta dall’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América, o ALBA), dalla Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi (Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños, CELAC), dall’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unión de Naciones Suramericanas, UNASUR) e altri. Nicolas Maduro ha un disperato bisogno del sostegno di Cina, Brasile e Russia, Paesi su cui contava Chavez durante l’assunzione di decisioni in politica estera. Igor Sechin, il presidente esecutivo di Rosneft, guiderà la delegazione russa al funerale. Ha fatto molto per promuovere le relazioni Russia-Venezuela. La squadra russa comprende anche Denis Manturov, ministro del Commercio e dell’Industria della Federazione Russa, e Sergej Chemezov, direttore generale della Russian Technologies State Corporation. La composizione della delegazione mostra chiaramente che la visita non sarà limitata  solo a funzioni rappresentative. La delegazione ha l’obiettivo di impedire lo svolgersi degli eventi secondo il piano di destabilizzazione di Washington, e dare ogni possibile aiuto a Nicolas Maduro.
I liberali già prevedono che la Russia soffrirebbe grandi perdite finanziarie e materiali in Venezuela. Dando alle previsioni una tinta artificialmente drammatica: gli Stati Uniti raggiungeranno il loro obiettivo, gli investimenti della Russia nel bacino dell’Orinoco e in altre zone del Venezuela andranno persi, e l’enorme prestito per l’acquisizione di armi russe svanirà nel nulla. L’opposizione al potere spazzerebbe via tutti coloro che non hanno il favore di Washington, come cinesi, russi,  brasiliani… Queste prospettive oscure sono viste da coloro che credono in un solo modello di politica: chi offrirà più soldi ai successori di Chavez sarà il vincitore. Ma Chavez ha costituito una squadra vera e propria. Quindi, non importa quanto duri potranno essere i tempi, non ci saranno disertori nelle file di coloro che lottano per la vittoria della rivoluzione bolivariana.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

La battaglia finale di Chavez: “la mobilitazione del lutto”

Dedefensa 6 marzo 2013

hugo-chavez-nicolas-maduroLa morte del presidente venezuelano Hugo Chavez si pone immediatamente sotto gli auspici di una grande crisi: una crisi, non solo nel Paese, cosa ovvia per un tale evento e sapendo le circostanze generali, ma soprattutto anche una crisi generale che oppone il Sistema a forze necessariamente anti-sistema, rientrando completamente nel contesto internazionale. Il governo e, in generale, il “Gruppo Chavez” condotto finora dal Vicepresidente Maduro, hanno immediatamente ed esclusivamente inserito l’evento in questo contesto, e con tutti gli argomenti necessari per farlo.
Due assi sono stati immediatamente scelti per realizzare questo contesto dell’aggressione del Sistema, rappresentato principalmente dagli Stati Uniti e dal loro processo d’interferenza immemorabile e d’intervento illegale in America Latina. Da un lato, un intervento diretto degli Stati Uniti, anche attraverso militari o funzionari dell’ambasciata degli Stati Uniti, con l’espulsione immediata di due ufficiali dell’USAF addetti all’ambasciata e accusati di proporre ai militari venezuelani delle azioni sovversive; dall’altro, i dubbi sulle cause del cancro di cui Chavez è morto. Si hanno i dettagli dei due assi nell’intervento di Maduro, denunciante un piano di destabilizzazione, su Venezuelanalysis.com del 5 Marzo 2013.
Il Vicepresidente Nicolas Maduro ha oggi denunciato piani di destabilizzazione da parte delle destre venezuelana e internazionale, annunciando l’espulsione di due ufficiali degli Stati Uniti per aver minacciato la sicurezza militare. Implicando anche che il cancro di Chavez sia stato “causato dai nemici del Venezuela” … [...] Inoltre, [Maduro] ha detto: “Non abbiamo dubbi che i nemici storici del Paese hanno cercato un modo per danneggiare la salute del presidente Chavez… aggredito con questa malattia”, alludendo alla possibilità di un “attentato scientifico”. “Proprio come è successo a Yasser Arafat… Alla fine ci sarà un’indagine scientifica sulla malattia del Presidente Chavez”, ha detto.” Questo aspetto, una cospirazione per provocare il cancro Chavez, è ovviamente l’asse più originale del contrattacco preventivo del governo venezuelano nel suo ruolo completamente anti-Sistema.
RussiaToday del 5 marzo 2013 mostra i due assi di questo “contrattacco preventivo”, sviluppando in particolare quello relativo alla salute di Chavez. Ci si ricorda delle accuse dello stesso Chavez, citando il suo caso personale e quello della presidente argentina, e avrebbe potuto aggiungere quelli dell’ex presidente brasiliano Lula e dell’attuale presidente Rousseff, essendosi entrambi curati dal  cancro. “Nel dicembre 2011, Chavez speculava sul fatto che gli Stati Uniti potrebbero avere infettato i leader regionali con il cancro, dopo che alla presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner era stato diagnosticato un cancro alla tiroide. “Non voglio fare qualsiasi accusa insensata“, ha detto Chavez alla luce di qualcosa che risultava essere “molto, molto strana.” “Sarebbe strano se [gli Stati Uniti] abbiano sviluppato una tecnologia per indurre il cancro, e nessuno lo sappia?”, si è chiesto.”
Un altro campo di battaglia del dopo-Chavez riguarda l’economia. Su questo punto, da parte del Sistema è in atto un’intensa campagna propagandistica che ruota attorno alla recente svalutazione in Venezuela, e ovviamente contro di essa. Si tratta di screditare in tutti i modi possibili un sistema economico che si oppone direttamente all’ideologia economica del Sistema, di cui può essere visto in tutto il mondo il carattere destabilizzante e dissolvente, la cui generazione di crisi successive  colpisce la sua stessa essenza. Questi attacchi contro il sistema economico del Venezuela utilizzano ogni sorta di apprezzamento possibile, spesso straordinariamente assurdo e hollywoodiano, sulla realtà di questa svalutazione.
Un buon apprezzamento è dato dall’articolo di Mark Weisbrot sul Guardian del 3 marzo 2013. Ecco un breve estratto dove Weisbrot sembra rimproverare un economista del Sistema che avrebbe confuso, nel suo racconto, le false cifre dell’inflazione con le cifre false della svalutazione: “Non sorprende che parecchio di ciò che passa per analisi sulla stampa, si basa su una logica errata e dati sbagliati. Il premio dei numeri sbagliati questa volta va a Moisés Naim, che scrive sul Financial Times che “durante la presidenza di Chávez, il bolivar è stato svalutato del 992%.” I fan dell’aritmetica sapranno subito che questo è impossibile. Che la moneta al massimo può essere svalutata del 100%, a quel punto verrebbe scambiata per zero dollari. A quanto pare, un’amplissima esagerazione viene consentita quando si scrive del Venezuela, e finché è negativa…
L’economista Weisbrot, co-autore del documentario pro-Chavez di Oliver Stone, South of the Border, collabora anche con il sito Venezuelanalysis.com, che ha un forte sostegno dai “dissidenti” pro-Chavez negli Stati Uniti, ed è una buona fonte per seguire gli avvenimenti in Venezuela. Questo sito ha pubblicato, il 5 marzo 2013, un’interessante analisi del Dr. Francisco Dominguez, segretario della Campagna di solidarietà al Venezuela del Regno Unito, su Ricardo Haussmann, collaboratore episodico del Guardian che prende di mira la situazione economica del Venezuela: Haussmann uomo della vecchia era pre-Chavez, e del FMI, poi di Harvard… Questo è l’archetipo dell’attore economico del Sistema che agisce per raccogliere e organizzare le varie forze economiche dominanti anti-Chavez e pro-USA in Venezuela.
Nelle scorse elezioni di ottobre, vinte da Hugo Chavez in modo schiacciante, Haussmann (in qualità di advisor dello sconfitto candidato della  destra Henrique Capriles) aveva dichiarato che l’opposizione di destra avrebbe avuto 200.000 persone presenti ai seggi elettorali, che poi avrebbero annunciato i propri risultati prima di quelli ufficiali. Fortunatamente questo piano, che fu visto da molti fin dall’inizio come una preoccupante  destabilizzazione volta a legittimare dei risultati internazionalmente non riconosciuti, non scattò a causa della dimensione della vittoria di Hugo Chavez, con Capriles stesso che riconosceva i risultati. Questo non è stato il primo, il quotidiano spagnolo ABC aveva pubblicato un falso sondaggio che dichiarava perdente Hugo Chavez. Sicuramente il suo ruolo di consulente del candidato di destra avrebbe dovuto configurare il pezzo per il Guardian. Ciò spiegherebbe meglio i motivi del contenuto dell’articolo. Allo stesso modo, parte dei media britannici ha recentemente ospitato Diego Arria (che negò che il golpe che in Venezuela nel 2002 fosse un golpe!) e la filo-golpista del 2002, deputata estremista di destra (e amica di George W. Bush) María Corina Machado. Entrambi sono firmatari di primo piano di una recente petizione pubblica che invita i militari venezuelani a rovesciare il governo legittimo del Paese.”
Tutto ciò definisce una situazione molto particolare, che non è inaspettata considerando la personalità e l’influenza del defunto, nonché la condanna e l’odio con cui lo perseguiva il Sistema, ma una situazione che resta, tuttavia, straordinaria. Questa morte apparentemente “naturale” (di malattia) è stata chiaramente presentata e già accettata, e dovrebbe essere sempre più vista come una morte per attentato o aggressione dal Sistema, direttamente o indirettamente, a scelta. Questa presentazione e percezione della morte di Chavez, fanno si che sia più molto l’occasione della mobilitazione che del lutto o, se si vuole, di una “mobilitazione del lutto”, che sarebbe il massimo contributo diretto di Chavez alla lotta anti-Sistema. Sembra molto probabile che le elezioni presidenziali (entro 30 giorni, secondo le dichiarazioni del ministro degli Esteri del Venezuela) saranno sotto il segno della mobilitazione: contro l’aggressione del Sistema (gli Stati Uniti e gli economisti del Sistema), anche propriamente o indistintamente considerata responsabile della morte per assassinio di Chavez con un attentato tecnologico-medico, o di una sovversione generalizzata.
Il richiamo generale ai sospetti sulle cause del cancro di Chavez dovrebbe svolgere un ruolo importante nel comportamento e nella mobilitazione della popolazione per le elezioni. E anche se la situazione in America Latina sia coerente a ciò che si percepisce, questa mobilitazione  prevedibilmente supererà i confini del Venezuela, perché riguarda logicamente tutti i nuovi regimi dell’America Latina, dall’estrema-sinistra di Morales in Bolivia, al centro-sinistra di Rousseff e Lula in Brasile. (Usiamo queste nozioni di “sinistra” per facilità, quando si dovrebbero piuttosto indicare queste tendenze come anti-Sistema.) Non diremo che assolutamente tutti apprezzavano Chavez, ma tutto deve essere necessariamente interdipendente, almeno l’immediato dopo-Chavez, nella misura in cui la pressione del Sistema contro il Venezuela di Chavez comporta un attacco contro l’intero continente per il suo attuale orientamento anti-Sistema. Si può arrivare all’ipotesi che tutto è possibile, in talune circostanze, come nel caso di un brutale tentativo di “golpe” contro il regime di Chavez, in cui uno dei vicini, anche il potente Brasile, prenderebbe in considerazione un intervento militare basandosi sulla reazione popolare in Venezuela. Questo tipo di assunzione può portare a situazioni di grande destabilizzazione, in cui il Sistema non esce sempre vincitrice, anzi lontano da ciò, perché a livello continentale vi è la possibilità di un furioso indurimento anti-Sistema, in tali circostanze.
Ma si farà un tentativo diretto e brutale di destabilizzazione? La dottrina del “diritto alla stupidità“, come ha affermato Kerry ad uso universale del Sistema, non è impossibile. L’espulsione di due ufficiali dell’USAF potrebbe essere un segno, perché cercare di fomentare un colpo di stato delle forze armate venezuelane, nelle condizioni attuali, è una tattica brutale che delimita in modo efficace, nelle condizioni attuali (popolarità Chavez, sospetti sulle cause della sua morte, la solidarietà in America Latina), la famosa “stupidità”. (Che i due ufficiali abbiano effettivamente complottato o meno è secondario, il fatto essenziale è che la percezione di tale iniziativa sarebbe troppo in sintonia con i metodi degli Stati Uniti per essere categoricamente rifiutata: in questo caso, il sospetto sulla base dell’esperienza storica crea la verità della questione, altrimenti sarebbe quasi impossibile determinarlo oggettivamente…)
L’assunzione di un tale tentativo attivo e brutale è da prendere in considerazione, se non altro perché tutte le menti sono d’accordo sulla sua possibilità, e non si deve mai disperare di un sistema in cui più poteri non sono coordinati tra di loro e la passione anti-Chavez così ampiamente diffusa, accentuano il riferimento alla “dottrina della stupidità.” E’ su questo terreno che il regime di Chavez dovrebbe logicamente correggere le tattiche per lanciare il dopo-Chavez, e andare rapidamente a nuove elezioni per sfruttarne l’emozione, in particolare sulla mobilitazione che dovrebbe accompagnare questa emozione. Si aggiunga, come ulteriore vantaggio dei successori di Chavez, che l’opposizione è tutt’altro che unita intorno all’avversario di Chavez dell’ottobre 2012, Henrique Capriles.
La cosa più notevole della situazione, ancora una volta, si trova nel campo della comunicazione. L’attacco contro Chavez da parte della comunicazione del Sistema, e in particolare da quando era malato, è stato di tale potenza, coinvolgendo tutti gli aspetti della “dottrina della stupidità”, che l’idea dell’aggressione occulta si è istituzionalizzata. La morte di Chavez non sarebbe vista come naturale, ma causata da un’attentato. La mobilitazione diventerebbe assolutamente naturale, e se questa sarà la mentalità dominante, ovviamente sarà vantaggiosa per il regime; la responsabilità generale della crisi viene vista come il risultato di questo attacco costante e massiccio contro Chavez. Gli stessi metodi della comunicazione, “l’aggressione morbida” come contro la Russia, devono essere falsati in questo caso, perché in America Latina vi è il peso della brutalità storica del Sistema (Stati Uniti) in questa regione, disprezzata e considerata il giardino o il cortile degli Stati Uniti.
Si scaccia difficilmente l’atavismo storico della brutalità, in particolare quando si carica di questa stupidità del Sistema che sembra andare di pari passo con l’attività da superpotenza del Sistema, il suo odio totale per tutti i principi di legittimità della sovranità, il suo gusto per la dipendenza dell’illegalità, arrivando alla tossicodipendenza, ecc. Tutto questo è stato fatto per anni contro Chavez. Il risultato è che la morte di Chavez, qualunque sia la sua causa, viene facilmente percepita come un attacco del Sistema, giustificando tutte le paure e quindi la mobilitazione generale per il contrattacco “preventivo” delle accuse pubbliche del governo, l’espulsione degli ufficiali USAF come l’espulsione di agenti del KGB nei momenti di tensione durante la guerra fredda, e così via.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Yoani María Sánchez – Blogger del dipartimento di Stato e della CIA

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 3/01/2013

502826_yoani%20sanchez%20passaportoTutte le agenzie occidentali assieme segnalano la notizia che Yoani María Sánchez Cordero, una blogger cubana di 37 anni, ha ottenuto il permesso di lasciare Cuba. Ha cercato di ottenerlo da cinque anni, ora l’ha avuto. Sánchez era un po’ delusa dal fatto che la sua partenza era ben lungi dall’essere un evento al centro dell’attenzione pubblica. Nessuna azione drammatica: non ci sono interrogazioni, ne richieste, non c’era nulla da utilizzare per denigrare il “regime dei fratelli  Castro”.
Yoani viaggerà per 80 giorni in dieci paesi, tra cui Spagna, Svizzera, Germania, Italia e Stati Uniti. Il Brasile è il Paese da cui ha iniziato… La sua prima apparizione si è dimostrata un errore: un gruppo di manifestanti di sinistra ha manifestato contro la proiezione di un documentario dal titolo calunnioso “Cuba-Honduras Connection”, dedicato al contenimento della libertà di espressione nei Paesi governati da “regimi dittatoriali”. Yoani Sánchez ha un ruolo, raccontare la lotta per la democrazia a Cuba, usando dei social network per adunare i giovani. Ha una avversione verso la vita a Cuba e sogna “una vera democrazia per tutti”.
La blogger è frustrata per il fatto che dei “sostenitori del regime dei fratelli Castro in Brasile” hanno interrotto la proiezione. Ha chiesto al governo di Dilma Rousseff di avere una posizione “più energica e più dura” sulla questione dei diritti umani verso il governo di Raúl Castro. Secondo lei, “C’è mancanza di durezza o di franchezza quando si parla del tema dei diritti umani sull’isola. C’è stato troppo silenzio. La gente non deve dimenticare”. La sua guardia del corpo è stata rafforzata dopo il primo incidente. Alcuni media hanno riferito che La Habana era pronta ad usare qualsiasi mezzo al fine di interrompere il tour della blogger. Il ministro degli Esteri brasiliano Patriota ha smentito tali voci. Ha detto che non ci sono ostacoli alla visita. Yoani si è fermata nell’hotel più alla moda, reputato tra i più sicuri, per i cittadini degli Stati Uniti. Il suo soggiorno è a spese (per gentile concessione dell’ospite) dell’associazione degli hotel brasiliana.
La fama acquisita da Yoani grazie ai social network è una questione di particolare attenzione. Come poteva una blogger quasi ordinaria che critica i servizi comunali e i problemi di trasporto dell’Habana, diventare una figura chiave nelle campagne propagandistiche lanciate dal dipartimento di Stato USA e dalla CIA contro Cuba? Era emigrata in Svizzera nel 2002, dopo un matrimonio fittizio. Probabilmente i servizi speciali degli Stati Uniti hanno messo gli occhi su di lei come promettente agente d’influenza. Molti latino-americani vivono in Svizzera e la CIA vi è sempre stata ben collegata e ben posizionata. Aveva tutti gli ingredienti per l’operazione. Laureata in filologia, ambiziosa e con una particolare attitudine per l’analisi e l’improvvisazione. La blogger ha cercato di compensare la sua mancanza di attrazione fisica con l’abilità intellettuale e i successi in politica e nel giornalismo. Gli agenti della CIA l’hanno usata a loro vantaggio, promettendole “carriera sicura”, fama internazionale e protezione dalle “repressioni” del governo cubano.
Diventata esperta di computer in Svizzera, fu introdotta alla programmazione e ad altre qualifiche. Tale formazione è stata utile in seguito. Ha detto che in un certo numero di occasioni ha finto di essere una turista tedesca per avere accesso alle connessioni internet in hotel destinati agli stranieri. Non una volta ha nascosto il riconoscimento di avere le necessarie informazioni dalle riunioni di partito. La blogger era capace di scomparire quando veniva osservata e seguita, in modo di poter incontrare il suo collegamento della missione degli interessi degli Stati Uniti a L’Avana. Ma non sempre ha usato l’arte della cospirazione per le sue riunioni con gli statunitensi. Più di una volta li ha incontrati in pieno giorno, nel suo appartamento: comportamento del tipo “non ho nulla da nascondere e faccio tutto apertamente”. Sanchez tornò a Cuba nell’estate del 2004.
Nell’aprile 2007 lanciò il blog Generazione Y pieno di riflessioni sferzanti sulla vita cubana. Fin dall’inizio era rivolto principalmente ai giovani. Yoani si presenta come una giovane cubana che rimugina sulle ragioni giuste e sbagliate delle “dure condizioni di vita”. Ha detto, in un’intervista, che una volta aveva “molti problemi e storie mai discusse sulla stampa o in televisione. Era tutto molto confuso con lo scetticismo…, il blog ha permesso di sbarazzarmi di molti demoni: apatia, paura, inerzia. Con la terapia del blog ha fatto breccia in molti cuori catturati dagli stessi demoni”.
Il dipartimento di Stato e la CIA hanno fatto del loro meglio per promuovere il blog nel più breve tempo possibile. I post della blogger sono stati tradotti in venti lingue. I testi sono stati raccolti e archiviati secondo i temi, e poi resi pubblici sotto forma di libri. Quattro ingombranti volumi sono stati pubblicati nel 2010-2011. Il numero di questioni affrontate è cresciuto col passare del tempo. Lo stato dell’economia cubana, sentimenti pubblici, voci su possibili cambiamenti al vertice, il blog viene indicato come fonte d’informazione più attendibile dai media occidentali. Huffington Post, Miami Herald, New York Times, lo spagnolo el Pais e il Clarin argentino hanno iniziato a collaborare con lei. Un flusso di prestigiosi riconoscimenti internazionali ha fatto seguito. Nell’aprile del 2008 ha vinto il premio giornalistico Ortega y Gasset del quotidiano spagnolo el País. In poco tempo ha ricevuto una ventina di premi per un totale pari a oltre 250 mila dollari. Il Times degli Stati Uniti non perse tempo ad inserire il suo nome nell’elenco annuale delle 100 persone più influenti del pianeta, Foreign Policy l’ha definita uno dei dieci più importanti intellettuali latino-americani.
I rapporti della missione degli Stati Uniti a La Habana, resi pubblici da Wikileaks, parlano di promettenti giovani dissidenti “non tradizionali”, come Yoani Sánchez, in grado d’influenzare la vita sociale e politica cubana dopo che i fratelli Castro non ci saranno. Questo spiega perché il presidente Obama presti tanta attenzione a ciò che fa Sánchez. Nel 2007 ha risposto a sette domande della blogger. Questo è ciò che sembrava, in pratica. La missione degli Stati Uniti ha posto le domande e le risposte in nome del presidente. Poi le ha inviate a Washington per l’approvazione da parte del dipartimento di Stato e della Casa Bianca. Dopo che il documento è tornato alla missione, li ha rinviati a Sánchez. Nel 2011, Sanchez ha ricevuto il premio International Women of Courage dalla segretaria di Stato USA. Michelle Obama e Hillary Clinton presero parte alla cerimonia. Secondo lei, non importava la persecuzione delle autorità cubane, Sanchez seguiva la sua strada dicendo cose che non potevano essere raccontate da altri.
Nel 2012 la blogger è stata candidata al Premio Nobel della Pace dal partito spagnolo Unione, Progresso e Democrazia (Unión Progreso y Democracia). Il premio è andato all’Unione europea. Senza dubbio sarà nominata di nuovo. Le sue probabilità aumenteranno in caso di repressione da parte del governo. Ma la leadership cubana è riservata, anche nel caso della guerra dell’informazione intermittente condotta nei suoi confronti dalla blogger. Ma lei ha il supporto sull’Isola? Scarso. I cubani conoscono bene gli esempi degli altri Paesi che hanno rifiutato il socialismo.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Le celebrità anti-moderne contro il nuovo Brasile

James Cameron e altri ricchi Hollywoodivi hanno torto se pensano di poter continuare a infastidire il Brasile
John Conroy Spiked-online, 6 febbraio 2012

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Schwarzenegger, il capotribù kayapo e Cameron

Il regista James Cameron, direttore di Terminator, Titanic e, più recentemente di Avatar, lavora oramai a un notevole side-project da alcuni anni. Ma gli appassionati del cinema di Cameron non dovrebbero sperarci, però. Questo side-project è più politico che cinematografico. Ha cercato di impedire al governo brasiliano di costruire a Belo Monte la terza più grande diga idroelettrica del mondo, sul fiume Xingu che attraversa la foresta pluviale amazzonica.

Che un regista occidentale abbia un tale interesse per ciò che accade nelle regioni interne brasiliane non è una cosa senza precedenti. Da qualche tempo, dalla ‘Foresta di smeraldo’ di John Boorman (1985) o da Medicine Man di John McTiernan (1992), diversi cineasti trattano delle foreste del Brasile come fonte per scenografie e attori con cui impostare e girare le loro favole sulla distruzione ambientale. Ma Cameron è leggermente diverso. Quando girò Avatar nei tardi anni 2000, dopo aver scritto la sceneggiatura 15 anni prima, la sua storia della civiltà tecnologica contro la natura e le popolazioni indigene faceva a meno delle foreste reali in favore di quelle in CGI (computergrafica. NdT). Il risultato è stato un racconto moralistico ambientalista presentato nelle pennellate digitali più vivide, ampie e semplicistiche. Ma Cameron non si è fermato lì. Invece ha deciso di partire dal suo mondo in CGI prendendo sul serio le sue inconsistenti fantasie.
Nell’aprile 2010, mentre il governo brasiliano procedeva alla concessione di una licenza ambientale per il progetto della diga di Belo Monte, Cameron colse l’occasione. Si può notare nell’appello di Cameron: il conflitto lanciato dai gruppi indigeni e dalle ONG contro una diga che fornirebbe energia alle società minerarie della foresta amazzonica, sembrava replicare il racconto ecologico- morale di Avatar. Fu così che Cameron, seguito da star del cinema come Sigourney Weaver, l’allora governatore della California Arnold Schwarzenegger e l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, si mise al fianco del gruppo indigeno Kayapo nella campagna contro la diga. A seguito delle proteste, la Procura Federale Brasiliana sospese il processo di autorizzazione e Cameron poi produsse il documentario celebrativo ‘Messaggio da Pandora’ (un riferimento al pianeta immaginario di Avatar). Per Cameron, il suo racconto moralistico in CGI diveniva realtà.
Dopo l’intervento di alto profilo di Cameron, la pressione internazionale iniziava a montare sul governo brasiliano. La Commissione interamericana per i diritti umani dell’Organizzazione degli Stati americani (OSA) ha chiesto che il progetto della diga sia sospeso a causa del presunto danno che avrebbe inflitto ai gruppi indigeni. Una potente lobby in Brasile, ispirata dalla campagna virale ‘non voto’ di Leonardo DiCaprio, ha deciso di utilizzare la televisione e internet per minare i progressi del progetto della diga, con il canale televisivo Globo e i suoi più popolari attori di soap-opera che producevano una serie di video e annunci che attaccano la diga. Come DiCaprio e i suoi amici stelle delle soap-opera, come Corda incantata, Mordi e soffia, Quel bacio, Macho Man e Cuore insensibile, hanno assunto un tono di tale finta incredulità verso chiunque possa sostenere la diga o pensi che sia un bene per la nazione. In una trasmissione particolarmente beffarda, due attori hanno deriso il consumo di energia del loro stesso pubblico televisivo, mentre nutrono la loro dipendenza dalle soap opera. Ma poi è successo qualcosa di molto curioso.
Un’altra tribù brasiliana, che di solito ha così paura di farsi vedere al di fuori del suo habitat naturale, ha reagito. Dei giovani studenti universitari e i loro professori hanno girato un film, a zero costi di produzione, che mina ogni argomento usato da Cameron, ONG, Kayapo e TV Globo. Questi sono i miti che contesta:
• Gli indiani non hanno un posto dove vivere. In realtà, uno studente della Brasilia University, che ha fatto ben poco altro che studiare l’impatto del progetto sulle terre indigene, ha risposto che non una delle terre indigene della regione verrà inondata. Ci sono 12 territori indigeni vicino al progetto, su un’area di 56.000 chilometri quadrati, con 2.200 persone indigene che ci vivono. E’ due volte e mezzo il Galles. Trenta riunioni consultive si sono tenute nei villaggi tribali e sono state videoregistrate.
• La diga e le sue riserve inonderanno e distruggeranno 640 chilometri quadrati di foresta pluviale. Non esattamente. Il bacino si estenderà su una superficie di 502,8 chilometri quadrati, di cui 228 chilometri quadrati sono già nel corpo del fiume stesso.
• La diga prosciugherà d’acqua il Parco Nazionale Xingu. Questo non è vero. Gli studenti hanno prodotto una mappa che rivela che il parco sul fiume è di fatto a 1300 km a monte della diga.
• Per otto mesi all’anno la regione a monte della diga è quasi un deserto, e renderà la diga inefficiente e in grado di generare solo un terzo della sua capacità installata. L’implicazione qui è che ci sia acqua sufficiente per azionare le turbine a piena potenza. Tuttavia, durante il periodo dell’anno dell’acqua alta, il fiume riversa 28 million litri di acqua al secondo sulle turbine, creando una straordinaria produzione di energia, potenziale, di 11.233 megawatt (MW). Anche a livelli più bassi il fiume, ad ottobre, offre 800.000 litri al secondo. La produzione  media annua di energia di Belo Monte sarà di 4.571 MW, ovvero il 41 per cento della capacità di produzione potenziale, non un terzo. Questo alimenterà il 40 per cento del consumo totale di energia residenziale del Brasile.
• Se guarderemmo meno televisione non avremmo bisogno della diga. Questa è pura fantasia. Il Brasile per raggiungere solo il cinque per cento di crescita del PIL annuo tra il 2010 e il 2020, dovrà aumentare del 60 per cento la sua capacità di produzione d’energia, da 460million a 730 milioni megawatt. Guardare meno la TV avrebbe fatto poca differenza su tale domanda di energia.
• Una soluzione migliore sarebbe l’energia eolica e solare. Sì, il costo della diga dovrebbe essere di 13 miliardi di dollari. Ma né vento né l’energia solare sono opzioni migliori. Infatti, per produrre la stessa energia dal vento, costerebbe 23 miliardi dollari; con la tecnologia solare costerebbe 153 miliardi di dollari.
Come gli studenti, il governo brasiliano non era disposto a tollerare questi attacchi pigri e privi di fondamento da Cameron e Co. Non solo ha rifiutato la richiesta dell’OSA di sospendere il progetto, ma ha ritirato il suo ambasciatore dall’OSA e ha sospeso tutti i finanziamenti all’organizzazione. Questo mese, la diga ha avuto il via libera. La fiducia del Brasile e l’indignazione creativa degli studenti riflette una nuova fiducia in se stessi, derivanti da tassi di crescita straordinari del Paese e dal desiderio palpabile di sviluppare il proprio potenziale economico.
In passato le cose erano diverse. Nel 1985, John Boorman girò il film ‘Foresta di smeraldo‘, un assalto frontale contro la promessa di sviluppo presentata dall’energia e dall’industria in Amazzonia. Racconta la storia del rapimento del figlio di un ingegnere statunitense nella diga, da parte degli indiani dell’Amazzonia. Anni dopo, l’ingegnere ritorna e, invece di salvare suo figlio, si unisce al giovane Tommie per combattere a fianco degli indiani. Tre anni dopo la ‘Foresta di smeraldo’, Sting e le ONG verdi montarono un’influente campagna internazionale contro il progetto di Belo Monte (allora conosciuto come il progetto della diga Kararao) e riuscì, in alleanza con il gruppo degli indigeni Kayapo, a costringere la Banca mondiale a ritirare il prestito per il progetto. Il film e la campagna furono parte di un crescente movimento verde che fabbricò la finzione della foresta amazzonica e delle popolazioni indigene come simboli di un mondo incantato, moralmente  superiore e privo dell’influenza della modernità distruttiva.
Naturalmente, l’allora campagna anti-diga poté fruttare i problemi economici del Brasile. Nei primi anni ’80, i creditori stranieri avevano rifiutato l’invio di capitali a un Brasile fortemente indebitato, e il Paese fu costretto ad accettare un programma di austerità del FMI. Dopo anni di crescita esponenziale, il Brasile era un gigante umiliato che dipendeva dalla Banca mondiale per gli investimenti, in particolare riguardo le sue infrastrutture. Oggi, tuttavia, la situazione è cambiata. Cameron e i suoi amici sbattono contro un muro di mattoni.
Purtroppo, questo rimprovero a James Cameron e soci arriva dopo che danni considerevoli sono già stati inflitti al progetto. Anche se Cameron dovrà limitare le sue fantasie anti-sviluppo ad Avatar 2 e 3, Belo Monte ha subito forti riduzioni in dimensioni e impatto. Il progetto originale risale a oltre 30 anni fa. Nel 1979, il piano prevedeva sei dighe, rispetto alle due che rimangono oggi, con quattro dighe a monte per il controllo del livello delle oscillazioni del fiume, in modo da massimizzare la produttività delle turbine a valle. Dopo la campagna contro la diga ispirata da Sting nel 1989, le  dimensioni del bacino sono state ridotte di due terzi. L’ultima campagna ha ridotto ancora di più le sue dimensioni e capacità di potenza.
Ogni economia moderna sfrutta l’energia idroelettrica, a causa del suo basso costo e della sua abbondanza. Tuttavia il Brasile, che possiede alcuni dei più grandi sistemi fluviali del mondo, ha utilizzato meno della metà dei suoi 800TWh economicamente sfruttabili di energia idroelettrica. Nel 1979, i piani nazionali prevedevano 279 dighe da costruire entro il 2010, ma solo 158 furono completate. Oggi, la Presidente Dilma Rousseff ha deciso di assecondare la crescente domanda di l’energia per l’industria e i consumi interni del proprio Paese. Questo mese, ha annunciato l’inizio della costruzione di ulteriori 61 centrali idroelettriche, la maggior parte delle quali nella regione amazzonica. Fa parte del secondo piano di crescita accelerata del Brasile, PAC2. In un sondaggio, più della metà del Paese sostiene Belo Monte, ma ancora il ministro dell’Energia del Brasile ha sentito la necessità di offrire una scusa e un costoso ramo d’olivo a James Cameron: ‘Questo nuovo modello di dighe idroelettriche è quasi come un film di fantascienza, ricordandoci Avatar. ‘ Le dighe saranno costruite con enormi piattaforme petrolifere, per evitare un permanente sviluppo e impatto umano sulla foresta. Le linee di trasmissione sono sospese sopra la boscaglia e tutti i lavoratori saranno trasportati in elicottero, rendendo le strade inutili.
Oggi, il Brasile non è in vena di farsi fermare, ma ancora deve andare adottare misure straordinariamente difensive per placare i fantasisti anti-sviluppo, sia nazionali che esteri.

John Conroy è un produttore televisivo, regista e giornalista.

* Tutte le ricerche da parte degli studenti possono essere verificate presso i siti web International Rivers, Norte Energia e della coalizione di ONG ambientali amazzonici ed organi governativi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Il cancro di Chavez è causato da un complotto statunitense?

Contrainjerencia 6 gennaio 2013

gty_hugo_chavez_ll_110929_wblogNel dicembre 2011, il presidente venezuelano Hugo Chavez aveva detto gli Stati Uniti potrebbero aver sviluppato la tecnologia per indurre il cancro su alcuni leader latino-americani, dopo che alla sua alleata e omologa dell’Argentina, Cristina Fernandez, era stato diagnosticato il male. “E’ molto, molto, molto strano che il cancro abbia colpito il presidente (del Paragay, Fernando) Lugo, e Dilma (Rousseff, presidente del Brasile). Grazie a Dio, Lugo ha superato il male (…) poi è toccato a me e “bam”, entrando in un anno elettorale, un paio di giorni dopo Lula e ora Cristina“, aveva detto Chavez alla televisione. Oggi che il leader bolivariano è ricoverato in ospedale a L’Avana, in una situazione descritta come “delicata”.
Il sito Contrainjerencia che individua e denuncia l’ingerenza straniera in America Latina, chiede ai lettori di rispondere a un sondaggio la cui domanda è la seguente: “Considerando ciò che ha subito il leader venezuelano Hugo Chávez, e l’ostilità imperiale verso di lui… pensi che il cancro possa essere il risultato di un complotto statunitense?
In quel discorso del 2011, Chavez aveva invitato i leader della Bolivia, Evo Morales, e dell’Ecuador, Rafael Correa, ad essere attenti alla salute. “La buona volontà si prenderà molta cura di Evo, Evo attenzione, attenzione Correa, naturalmente non si sa (…) quante cose siano state sviluppate dai paesi più potenti“. “Stanno cercando di destabilizzare nientedimeno che la Russia, una potenza nucleare mondiale, vedendo fino a che punto arriva la follia dell’impero, e tutta l’orchestra dei media internazionali scommette contro il candidato presidenziale Vladimir Putin“, aveva detto.

L’esercito USA ha pensato di uccidere dei leader con le radiazioni, durante la Guerra Fredda
Robert Burns – The Associated Press 9 ottobre 2007
Army Times

clip_image011In uno dei più lunghi segreti della Guerra Fredda, l’esercito ha esplorato la possibilità di usare veleni radioattivi per assassinare “persone importanti”, come capi militari o civili, secondo dei documenti recentemente declassificati ottenuti dall’Associated Press. Approvato ai più alti livelli dell’esercito nel 1948, il ben occultato piano, perseguito dai militari nel “nuovo concetto di guerra”, usava materiale radioattivo prodotto con la bomba atomica, per contaminare il territorio o basi militari, fabbriche o formazioni di truppe del nemico. Gli storici militari che hanno svolto ricerche sul grande programma di guerra radiologica, hanno detto che non avevano mai avuto prima una prova che esso includesse la ricerca di un’arma per assassinio. Mirare a personaggi pubblici, in questi attacchi, non è una cosa inaudita.
L’anno scorso, un ignoto aggressore aveva usato una piccola quantità di polonio radioattivo-210 per uccidere il critico del Cremlino Alexander Litvinenko, a Londra. Non sono citate persone vittime dell’arma per assassinio, nei documenti governativi declassificati in risposta ad una richiesta del Freedom of Information Act presentata dall’AP nel 1995. I documenti vecchi di decenni sono stati rilasciati di recente all’AP, pesantemente censurati dal governo per rimuovere le note relative agli agenti della guerra radiologica e altri dettagli. La censura riflette la preoccupazione per il potenziale utilizzo di veleni radioattivi come arma; si tratta  più di una nota storica, ma si crede che ciò venga studiato dagli attuali terroristi per attaccare obiettivi statunitensi. I documenti non danno alcuna indicazione se l’arma radiologica per l’assassinio mirato di individui di alto rango sia mai stata usata o addirittura sviluppata dagli Stati Uniti, e resta poco chiaro fino a che punto sia arrivato il programma dell’esercito.
Una nota del dicembre 1948 delinea il programma, e un altro promemoria di quel mese indicava che era avviato. Le sezioni principali di diverse relazioni successive, nel 1949, sono state rimosse dalla censura prima del rilascio all’AP. Lo sforzo più ampio sugli usi offensivi della guerra radiologica apparentemente finì nel 1954, almeno in parte a causa della condanna del Dipartimento della Difesa, secondo cui le armi nucleari erano una scommessa migliore. Se il lavoro è passato a un’altra agenzia, come la CIA, non è chiaro. Il progetto è stato definitivamente approvato nel novembre 1948 ed iniziò il mese successivo, solo un anno dopo la creazione della CIA, nel 1947. Fu un periodo turbolento della scena internazionale. Nell’agosto 1949, l’Unione Sovietica testò con successo la sua prima bomba atomica, e due mesi dopo i comunisti di Mao Zedong trionfarono nella guerra civile cinese.
Mentre gli scienziati statunitensi sviluppavano la bomba atomica, durante la seconda guerra mondiale, venne riconosciuto che agenti radioattivi, utilizzati o creati nel processo di produzione, avevano un potenziale letale. La prima relazione pubblica del governo sul progetto della bomba, pubblicata nel 1945, rilevava che i prodotti radioattivi della fissione di un reattore alimentato ad uranio, avrebbero potuto essere estratti e utilizzati “come forma particolarmente crudele di gas velenosi.” Tra i documenti comunicati all’AP, vi è una nota dell’esercito del 16 dicembre 1948, etichettata segreto, che descrive un programma accelerato per sviluppare una varietà di materiali radioattivi per scopi militari. I lavori per un’”arma sovversiva per l’attacco di individui o di piccoli gruppi” venne indicata come una priorità secondaria, da limitarsi a studi di fattibilità e a sperimentazioni. Le priorità indicate erano:
• Armi per contaminare “zone popolate o comunque critiche per lunghi periodi di tempo.”
• Munizioni combinanti esplosivi ad alto potenziale con materiale radioattivo “per infliggere danni fisici e contaminazione radioattiva nello stesso tempo.”
• Armi aeree e/o di superficie che avrebbero diffuso contaminazione su una zona da evacuare, rendendola così inutilizzabile da parte delle forze nemiche.
L’obiettivo dichiarato era produrre un prototipo per la prima e la seconda arma prioritaria, entro il 31 dicembre 1950. La quarta priorità riguardava “munizioni per attaccare singoli individui” con agenti radioattivi per i quali non vi è “alcuna possibilità di terapia.” “Questa classe di munizioni venne proposta per l’utilizzo da parte di agenti segreti o unità sovversive, in attacchi letali contro piccoli gruppi di individui importanti, ad esempio, in occasione di riunioni di leader civili o militari“, ha detto.
L’assassinio di figure straniere da parte di agenti del governo degli Stati Uniti non era esplicitamente vietata per legge, fino a quando il presidente Gerald R. Ford firmò un ordine esecutivo nel 1976, in risposta alle rivelazioni che la CIA aveva tentato, nel 1960, di uccidere il presidente cubano Fidel Castro, anche per avvelenamento. Il 16 dicembre 1948, l’appunto indicava che un attacco letale contro individui, utilizzando materiale radioattivo, doveva essere eseguito in modo da rendere impossibile rintracciarne il coinvolgimento del governo degli Stati Uniti; un concetto noto come “negazione plausibile”, fondamentale per le azioni segrete statunitensi. “L’origine della munizione, il fatto che un attacco è stato effettuato e il tipo di attacco non devono essere determinabili, se possibile”, diceva. “La munizione non deve essere appariscente e deve essere facilmente trasportabile.”
Agenti radioattivi furono ritenuti ideali per questo impiego, indica il documento, a causa della loro elevata tossicità e per il fatto che gli individui interessati non potevano sentirne l’odore, il gusto o comunque percepire l’attacco. “Dovrebbe essere possibile, ad esempio, sviluppare una munizione molto piccola che potrebbe funzionare in modo impercettibile e che avrebbe creato un’invisibile ma altamente letale concentrazione in una stanza, con gli effetti evidenziabili solo dopo l’attacco“. “Il periodo per gli effetti letali potrebbe, si ritiene, essere controllato dalla quantità di agente radioattivo disperso. Le tossicità dovrebbero essere tali che dovrebbero richiedere concentrazioni relativamente elevate, in base al peso, per dei primi effetti letali, e che anche tali concentrazioni possano essere maneggiabili.”
Tom Bielefeld, un fisico di Harvard che ha studiato il problema delle armi radiologiche, ha detto che mentre non aveva mai sentito parlare di questo progetto, gli obiettivi tecnici sembravano fattibili. Bielefeld ha osservato che il polonio, l’agente radioattivo usato per uccidere Litvinenko nel novembre 2006, è il solo ad avere le caratteristiche adatte per la missione letale descritta nella nota del 16 dicembre 1948. Barton Bernstein, professore di storia della Stanford che ha fatto ricerche approfondite sugli sforzi militari degli Stati Uniti nella guerra radiologica, ha detto di non credere che questo aspetto sia già venuto alla luce. “Questo è uno di quegli elementi che ci sorprende, ma non ci deve scandalizzare, perché nella guerra fredda tutti i modi di uccidere le persone, in ogni modo disumano, barbaro e peggio ancora, venivano periodicamente contemplati agli alti livelli del governo statunitense, in quello che veniva visto come una guerra giusta contro un nemico odiato e odioso“, ha detto Bernstein.
“Il progetto era gestito dal Corpo Chimico dell’US Army, comandato dal Magg. Gen. Alden H. Waitt, e supervisionato dall’ormai defunta agenzia delle Forze Armate, Programma per le Armi Speciali. Il Primo capo del progetto fu il Maggior-Generale Leslie R. Groves, capo dell’esercito nel Progetto Manhattan che realizzò le prime bombe atomiche. Il progetto radiologico venne approvato dal successore di Groves“, il Maggior-Generale Kenneth D. Nichols. I documenti rilasciati erano nei dossier del Programma Armi Speciali delle Forze Armate, in possesso dei National Archives.
Tra i funzionari indicati nella nota del 16 dicembre vi erano Herbert Scoville, Jr., direttore tecnico del Programma Armi Speciali delle Forze Armate e successivamente vicedirettore della CIA per la ricerca, e Samuel T. Cohen, fisico della Rand Corp. che aveva lavorato al Progetto Manhattan. Il primo via libera all’esercito nel proseguire il programma di armi radiologiche venne dato nel maggio 1948, un momento della storia degli Stati Uniti, dopo il riuscito bombardamento atomico del Giappone alla fine della seconda guerra mondiale, in cui l’esercito era impaziente di esplorare le implicazioni della scienza atomica nella guerra futura.
Una nota del luglio 1948 delinea l’intento del programma, prima di specificare di aver ricevuto l’approvazione finale, il cui obiettivo chiave era la contaminazione di lunga durata di aree terrestri di grandi dimensioni, in cui i residenti, a meno che le aree non fossero state abbandonate, probabilmente sarebbero morti per le radiazioni tra uno e 10 anni. “Si pensi che si trattava di un nuovo concetto di guerra, i cui risultati non potevano essere previsti“, affermava.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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