Marina Silva, fa parte del piano per destabilizzare il Brasile

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 23/09/2014Bvgqo5fIUAIq2SGWashington ha lanciato un’ampia propaganda a sostegno di Marina Silva, la candidata brasiliana alle presidenziali del Partito socialista brasiliano. Continuano a dire che la sua vittoria è sicura. Le predizioni si riducono soprattutto ai risultati incerti nel primo turno del 5 ottobre. Esperti statunitensi credono che Silva avrà il voto di coloro che sostengono Aécio Neves da Cunha del Partito socialdemocratico brasiliano, pari al 14-16% dell’elettorato. In questo caso la candidata pro-USA otterrà circa il 60% senza lasciare possibilità a Dilma Rousseff, che rappresenta il Partito dei Lavoratori, di un ballottaggio per il 26 ottobre, ma analisti indipendenti esprimono dubbi su tale scenario, affermando che sia un’illusione. Ci sono anche avvertimenti su possibili brogli. L’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, compagno di partito di Dilma Rousseff, sostiene la presidentessa in carica. Dubita che Silva abbia una qualche chance. Secondo lui, non è Silva, ma piuttosto certi media a rappresentare una minaccia reale. Usano a loro vantaggio le difficoltà emerse dalle riforme sociali ed economiche attuate a vantaggio degli interessi del popolo. Il Paese è ancora sulla via del progresso, grandi piani industriali sono implementati. Lula è fiducioso sulla verità che abbatterà le menzogne. Il sostegno dell’ex-presidente a Dilma Rousseff è importante. Di conseguenza Silva potrebbe perdere molti voti. In un’intervista a un giornale, Silva scoppia in lacrime dicendo che non può controllare ciò che l’ex-presidente dice di lei, ma che potrebbe fare del suo meglio per non ricambiarlo con del male. L’ex-presidente ha risposto immediatamente dicendo che Marina Silva non doveva mentire su di lui piangendo, avendo altri motivi per piangere. Il significato è chiaro, Silva non è così sicura della vittoria, emozionandola. Silva faceva parte del Partito dei Lavoratori da più di un quarto di secolo, e fece carriera con Lula. Durante il suo mandato da senatrice, prima di divenire ministro dell’ambiente nel 2003, fu strettamente sorvegliata dagli Stati Uniti. Era sorvegliata da servizi speciali di diversi tipi e da organizzazioni internazionali alla ricerca di promesse future per usarle al servizio degli interessi di Washington. Basta guardare le decorazioni e i premi ricevuti, con l’aiuto degli amici statunitensi, per capire che è al centro della loro attenzione dai lontani anni ’80. Naturalmente, presero in considerazione le caratteristiche specifiche della personalità, tra cui l’inclinazione a compensare la scarsa attrazione fisica con i successi nella carriera politica.
Il Brasile è divenuto un forte Stato sovrano auto-assertivo e dalla grande influenza nell’emisfero occidentale, sfidando l’influenza degli Stati Uniti. I dibattiti a Washington si svolgono a porte chiuse, ma una cosa è evidente: gli Stati Uniti vogliono sostituire Rousseff con qualcuno più flessibile. Marina Silva sembra utile allo scopo. I servizi speciali statunitensi le hanno aperto la strada al successo, eliminando l’altro candidato Eduardo Campos, il leader del Partito socialista. Il suo aereo Cessna 560?L improvvisamente precipitò prima di atterrare e si schiantò. Il sito francese Slate.fr ha elencato l’incidente aereo come uno dei cinque eventi più importanti di questa estate, ignorati ma che potrebbero esercitare una seria influenza politica globale. Prima della tragedia, Dilma Rousseff era considerata vincitrice sicura. Silva s’è unita alla corsa presidenziale complicando le cose al Partito dei Lavoratori che cerca di restare al potere. Non c’è dubbio che il Brasile diverrebbe pro-USA in caso Silva andasse al potere. Lo scandalo dello spionaggio e le dichiarazioni della Presidentessa Rousseff sull’inaccettabilità delle intercettazioni statunitensi in Brasile, diverrebbero un ricordo. UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane, unione intergovernativa che integra le due unioni doganali esistenti: Mercosur e la Comunità delle nazioni andine, nel processo continuo d’integrazione sudamericano) e Mercosur (Mercado Común del Sur, blocco sub-regionale che comprende Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela, con Cile, Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù Paesi associati. L’obiettivo è promuovere il libero scambio e il movimento di merci, persone e valuta) non saranno più al centro della politica estera brasiliana. La riorganizzazione dell’Organizzazione degli Stati Americani, questione importante per gli Stati Uniti, sarà in cima alla lista delle priorità in politica estera. Il Mercosur può continuare ad esistere, ma non come concorrente dell’ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe) che Washington cercava d’imporre fino al 2005, quando l’idea fu rifiutata da Argentina, Brasile, Venezuela e altri Stati. Silva non è molto entusiasta verso le prospettive dei BRICS. Crede che la partecipazione a questo gruppo non porti nessun dividendo, non avendo alcuna intenzione di rafforzare le relazioni con Russia e Cina, e l’alleanza con Venezuela e Cuba non sarebbe più vigente. Tutto ciò che le amministrazioni di Lula Luiz Inácio Lula da Silva e Dilma Rousseff hanno realizzato finora sarà rigettato per compiacere la potenza nordamericana.
BRICS Soros Marina Eduardo La battaglia pre-elettorale è diventata una lotta feroce. Silva non ha tempo da perdere e il compito è troppo pesante. Fa dichiarazioni a secondo la reazione del pubblico. Doveva spiegare l’intenzione di ridurre la produzione di petrolio nelle aree cosiddette “pre-sale” sul fondale marino. Silva espresse il rifiuto del matrimonio gay in passato, ma ha fatto un testa-coda per sostenerlo. Marina Silva (Partito socialista brasiliano) è un’evangelica che appartiene alla conservatrice Assemblea di Dio, ha ritrattato sul sostegno al matrimonio gay il giorno dopo aver presentato il suo piano di governo. Il capitolo su Cittadinanza e identità del programma include “sostegno alle proposte che difendono… il matrimonio civile“. Il team elettorale di Silva ha rilasciato una dichiarazione che corregge il testo. La nuova versione difende “i diritti all’unione civile tra persone dello stesso sesso“, cancellando la parola “matrimonio”, che includerebbe maggiori diritti per la coppia. Nel secondo dibattito tra i principali candidati in vista del primo turno del 5 ottobre, Rousseff ha cercato di reagire tre giorni dopo che il Brasile entrava in recessione, chiedendo all’ambientalista Silva come avrebbe finanziato i circa 60 miliardi di dollari d’impegni politici. “Dove vi proponete di prendere i soldi?” chiese Rousseff, cercando di dare al suo Partito dei Lavoratori (PT), un quarto mandato nella principale potenza dell’America Latina. “In primo luogo, non sono promesse ma impegni,” rispose Silva, che fu ministra dell’ambiente con il predecessore di Rousseff, Luiz Inacio Lula da Silva. Il denaro sarebbe stato preso, ha insistito, “dal nostro Paese ritornando all’efficienza della spesa pubblica. Oggi c’è molto spreco di risorse pubbliche“. Rousseff aveva ragione quando espresse il dubbio che qualcuno con tali opinioni e convinzioni instabili possa governare il Paese. Sempre più brasiliani cominciano a rendersi conto che Silva cambierebbe radicalmente politica conducendo il Paese verso il disastro nazionale. È esattamente ciò che i “burattinai” di Washington vogliono. Silva ha problemi psicologici, è una persona squilibrata, e tutto ciò influenzerebbe il processo decisionale ostacolando lo sviluppo progressivo del Brasile e spezzando l’equilibrio sociale, mentre le forze politiche del Paese imparano ad interagire nel quadro costituzionale. La missione di Washington è creare i presupposti per inscenare una “rivoluzione colorata” in Brasile, usando la “quinta colonna” e i media pro-USA per provocare “proteste civili spontanee”.
Gli Stati Uniti hanno inviato ulteriori esperti nell’ambasciata in Brasile. La stazione dell’Agenzia centrale d’intelligence è presidiata da guerrieri dell’ombra a tempo pieno. Il colonnello Samuel Prugh è un alto ufficiale e addetto della difesa in Brasile. Dall’esperienza unica nella raccolta di dati e d’intelligence umana, ha notevoli conoscenze personali tra i militari brasiliani e conosce bene il Paese. Luiz Inácio Lula da Silva e Dilma Rousseff hanno fatto del loro meglio per evitare un’espressione di pubblico malcontento verso le attività sovversive degli Stati Uniti nel Paese. Saltuariamente i brasiliani usano canali diplomatici protetti per dire a Washington di aver scoperto agenti coperti nell’industria petrolifera, nella rappresentanza diplomatica o nelle forze armate del Paese. Incidenti mai divenuti di dominio pubblico. Dopo il noto scandalo su come la National Security Agency degli Stati Uniti ascoltasse le comunicazioni personali della Presidentessa e spiasse la compagnia petrolifera statale brasiliana, il governo brasiliano ha preso una posizione ferma e richiesto pubbliche scuse dal governo degli Stati Uniti, che s’è rifiutato di scusarsi intensificando l’attività d’intelligence in Brasile. Gli Stati Uniti hanno inviato altro personale nei consolati. Il consolato di Rio de Janeiro si distingue, vi lavorarono 500 membri del personale. John Creamer, Console Generale, dice che 300 di loro vagliano le domande di visto dal primo mattino a tarda notte. Secondo lui, tale processo prima richiedeva sei mesi. Ora uno-due settimane. Gli impiegati dei consolati sono davvero interessati ai visti o sono impegnati a preparare la “Primavera araba” o una “Maidan di tipo ucraino” sotto l’egida dei servizi speciali degli Stati Uniti? Il tempo ce lo dirà.

Newswala-i-Brazilian_President_Dilma_Rousseff_former_President__Brazil_Luiz_Inacio_Lula_da_Silva_hands_campaign_Sao_Paulo_Brazil-Av-1La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Agente della CIA candidata presidenziale in Brasile

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 12/09/2014

bvpoi0diqaajbxb1Marina Silva è la candidata presidenziale del Partito socialista. La sua personalità attirò l’attenzione della CIA a metà degli anni ’80, quando frequentava l’Università Federale di San Giovanni d’Acri. Allora aveva grande interesse per il marxismo e divenne membro del clandestino Partito Comunista Rivoluzionario. Ben presto la sua infatuazione a sinistra finì passando alla lotta per la protezione dell’ambiente della regione amazzonica. I servizi speciali degli Stati Uniti sono sempre interessati a tale parte del continente, nella speranza di controllarlo in caso d’emergenza geopolitica. La CIA l’ha contattata, e non fu un caso che nel 1985 entrò nel Partito dei Lavoratori (PT – Partido dos Trabalhadores), aprendole nuove prospettive di carriera politica. Nel 1994 Marina Silva fu eletta al Senato federale per la fama di fervente ambientalista, ed allora le notizie sui suoi legami con la CIA comparvero. Nel 1996 ebbe il Goldman Environmental Prize ed altri premi prestigiosi per la protezione dell’ambiente. I curatori della CIA fecero del loro meglio per aumentarne il prestigio. Per cinque anni fu membro del governo di Luiz Inácio Lula da Silva per poi cambiare partito. Nel 2009 Silva annunciò il suo passaggio dal Partito dei Lavoratori al Partito dei verdi, principalmente per protesta contro le politiche ambientali approvate dal PT. Silva scosse seriamente la politica brasiliana annunciando la sua candidatura, dopo quasi trent’anni. Ebbe quasi 20 milioni di voti nelle elezioni del 2010 come candidata del Partito Verde ed ha accettato la candidatura a vicepresidente di Campos quando i tentativi di creare il Partito della rete della sostenibilità fallirono. Dilma Rousseff, la candidata del PT che vuole continuare le politica indipendente del suo predecessore Lula da Silva, non piace a Washington.
10487406 Il rapporto degli Stati Uniti con il Brasile è peggiorato per lo scandalo sulle intercettazioni. L’US National Security Agency (NSA) spiava Dilma Rousseff e il suo governo. La presidentessa brasiliana sospese anche la visita ufficiale negli Stati Uniti, in segno di protesta. Non ha mai ricevuto scuse o la promessa di fermare le attività di spionaggio. Così ha cominciato ad agire. La presidentessa ha condannato le attività di NSA e CIA in America Latina e preso misure per migliorare la sicurezza delle comunicazioni e controllare i rappresentanti statunitensi nel Paese, esasperando Barack Obama. Nelle elezioni presidenziali in Brasile previste per il 5 ottobre, Washington vuole far decadere Dilma Rousseff. I servizi speciali degli Stati Uniti hanno lanciato una campagna per sbarazzarsi dell’attuale leader brasiliana. In un primo momento provocando proteste di piazza presunte spontanee per modificare e abbandonare le “vecchie politiche”. C’erano gruppi di giovani che protestavano contro propaganda e simboli dei politici politici, soprattutto del Partito dei lavoratori. Marina Silva ha formato il Partito della rete sostenibile. E’ ancora un mistero da dove abbia preso i fondi. La nuova organizzazione deve sostituire i vecchi partiti che presumibilmente sarebbero delle reliquie, ed ascendere. Le elezioni presidenziali del 2014 dovrebbero fare di Marina e del suo partito il cambio del panorama politico del Brasile, rimuovendo le forze politiche “arcaiche”. Terza con 19 milioni di voti, alle ultime elezioni, inizialmente non ebbe l’opportunità di concorrere alle presidenziali non avendo ottenuto le firme necessarie per farvi partecipare il suo Partito della rete sostenibile. Ma la tragedia che ha ucciso Campos e altre sei persone preso São Paulo, il mese scorso, ha dato a Silva l’inattesa seconda possibilità di soddisfare le proprie ambizioni presidenziali. Per divenire il primo presidente nero del Paese, dovrà sconfiggere la prima donna presidente, Rousseff del Partito dei Lavoratori (PT), così come il liberista Aécio Neves del Partito della socialdemocrazia brasiliana (PSDB), che ora è al terzo posto. La Casa Bianca era frustrata, Campos non aveva nessuna possibilità, ma era irremovibile nel concorrere, ignorando i media brasiliani che l’accusavano di corruzione. Anche Dilma Rousseff e il suo team furono pesantemente attaccati. Il 13 agosto la campagna elettorale presidenziale del Brasile finì nello sconcerto quando il jet privato del candidato del Partito socialista Eduardo Campos si schiantò in una zona residenziale nei pressi di San Paolo. Campos e gli altri sei membri dell’equipaggio e passeggeri rimasero uccisi nell’incidente, avvenuto durante il maltempo, mentre il Cessna si apprestava ad atterrare. La morte ha messo in lutto in tutto il Paese, rischiando di essere seguito da speculazioni sull’effetto sul voto presidenziale del 5 ottobre. La Presidentessa Dilma Rousseff dichiarava tre giorni di lutto ufficiale per Campos, che sostenne il governo Lula. L’aereo aveva prestato servizio tecnico regolare e senza difetti. Il registratore di cabina del Cessna era spento, sollevando interrogativi. In precedenza aveva funzionato senza intoppi, ma non registrò le conversazioni nel giorno della tragedia. L’aereo ebbe diversi proprietari (uomini d’affari brasiliani e statunitensi che rappresentavano aziende dalla dubbia reputazione). Alcuni commentatori brasiliani ritengono che si tratti di un assassinio. Prima della tragedia il velivolo fu utilizzato dall’US Drug Enforcement Administration (DEA). Persone inviate dagli ex-proprietari potrebbero aver avuto accesso all’aereo con diversi pretesti. Viene da chiedersi, gli Stati Uniti sono responsabili della tragedia? Chi esattamente? L’aereo decollò da Rio de Janeiro dove una stazione CIA opera nel consolato degli Stati Uniti. Non c’è dubbio che l’ufficio sia utilizzato dall’agenzia. Forse i servizi speciali brasiliani dovrebbero prestare attenzione a coloro che lasciarono il Paese subito dopo l’incidente aereo. La morte di Eduardo Campos ha innalzato le quote di Silva come candidata elettorale del Partito socialista. Se Campos non raccolse mai più del 9-10%, lei avrebbe il 34-35% al primo turno. Le previsioni indicano che il voto aumenterebbe al ballottaggio.
Marina Silva viene dipinta come strenua combattente contro la corruzione che potrebbe placare gli scontri interni, promettendo di lavorare con tutti i gruppi, i partiti e le coalizioni senza distinzioni. E’ difficile dire quale siano le sue reali intenzioni, è sempre difficile dire qualcosa di preciso quando si parla di personaggi sostenuti dagli Stati Uniti, troppo spesso Silva ha cambiato bandiera. Ad esempio, unendosi a Campos ha sostenuto l’idea di tenere alla larga le idee di Chavez (Hugo Chavez, defunto presidente del Venezuela noto per le sue convinzioni socialiste e la politica di sinistra) lontane dal Brasile. Oggi dice che la squadra del Presidente Lula era troppo chavista (pro-Chavez). Quindi, sulla sua proclamata disponibilità a lavorare con tutti? Non c’è dubbio che il Partito dei Lavoratori del Brasile gode di ampio sostegno, ma difficilmente può essere paragonato al partito al potere in Venezuela. Forse la CIA vuole utilizzare Silva per attuare il suo vecchio piano di creare una “cintura della sinistra alternativa” in America Latina per opporsi ai regimi autoritari, populisti e arcaici di Venezuela e Cuba. Silva è sempre più neo-liberale nella campagna elettorale dicendo che non c’è bisogno di un altro “centro di potere”, i BRICS, e di attuare la decisione del blocco d’istituire una banca di sviluppo, un fondo di riserva, ecc. Silva ha dubbi sul Consiglio di difesa sudamericano. Sottovoce chiede di prestare meno attenzione al MERCOSUR (Mercado Común del Sur, blocco sub-regionale che comprende Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela) e UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane: Unión de Naciones Suramericanas, unione intergovernativa che integra le due unioni doganali esistenti, Mercosur e Comunità delle nazioni andina, nell’ambito del processo d’integrazione sudamericano). Secondo lei, lo sviluppo delle relazioni bilaterali dovrebbe avere la priorità. Tali punti di vista sono in contrasto con il processo d’integrazione dell’America Latina. Come reagiranno i brasiliani alla svolta neoliberista del Paese nel caso vincesse? C’è la grande possibilità che si arrivi a disordini sociali, essendo abituati al progresso sociale del Paese. Le persone sono ascoltate, le riforme avviate e il Paese è stabile ed avanza. Se Silva diventasse presidentessa (George Soros, magnate, investitore e filantropo statunitense finanzia la sua campagna con notevoli fondi) ci sarà la seria possibilità di chiudere molti programmi sociali ed economici suscitando ampio malcontento. C’è l’idea che gli uffici degli Stati Uniti in Brasile siano pieni di agenti dei servizi speciali incaricati della missione di stimolare le proteste.

Marina Silva é como uma nota de 3 reaisLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I BRICS contro il dominio del dollaro

Gli Stati Uniti piazzaforte del male
Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 18/07/2014

modi-brics-story_650_051914125040L’assalto sanguinoso della globalizzazione diventa lentamente un ricordo del passato mentre il risveglio va progressivamente intensificandosi. La guerra lampo degli Stati Uniti volta al dominio globale di Washington con lo slogan della “democrazia unipolare” è considerata un fallimento dal resto del mondo. Ma l’amministrazione Obama non è pronta ad ammettere la sconfitta e continua a cercare pretesti per iniziare guerre con provocazioni e propaganda nera creandosi immaginari nemici. Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, i Paesi che compongono il gruppo dei BRICS, cambiano drasticamente il mondo contemporaneo. Una delle tendenze è abbandonare il sistema finanziario emerso dalla seconda guerra mondiale. I BRICS vogliono mettere fine al predominio del dollaro o all’uso del verdone per comprare tutto ciò che abbia valore materiale, accompagnato dal continuo barare degli Stati Uniti. Intervenendo al VI vertice dei BRICS a Brasilia (15-16 luglio), il Presidente Vladimir Putin ha detto che è matura da tempo la riforma di un sistema finanziario-monetario internazionale che svantaggia il gruppo e ostacola il progresso delle nuove economie mondiali, “Nel caso dei BRICS abbiamo una serie di coincidenti interessi strategici. Prima di tutto, la comune intenzione di riformare il sistema monetario e finanziario internazionale. Nella forma attuale è ingiusta verso i Paesi BRICS e le nuove economie in generale. Dovremmo avere un ruolo più attivo nel sistema decisionale di FMI e Banca Mondiale. Il sistema monetario internazionale dipende molto dal dollaro o, per essere precisi, dalla politica monetaria e finanziaria delle autorità statunitensi. I Paesi BRICS vogliono cambiarlo”. Vi è l’urgente bisogno d’includere i BRICS come partner paritari nel processo decisionale del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.
A Fortaleza i BRICS hanno firmato la dichiarazione e il piano di azione comuni. La dichiarazione riflette la visione comune della situazione politica ed economica nel mondo contemporaneo e definisce i piani di un’ulteriore cooperazione. Il piano definisce le missioni da effettuare entro il prossimo vertice, che si terrà in Russia nel 2015. Tutti i media globali indicano l’attivazione della Nuova Banca di Sviluppo (NDB) a Shanghai e della Disposizione delle riserve per imprevisti (CRA) da 100 miliardi di dollari dei BRICS, che saranno tolti dalle riserve delle banche centrali dei Paesi membri, mentre il capitale per la banca di sviluppo del gruppo proverrà dai bilanci nazionali.  Secondo il Presidente Putin, “La Banca BRICS sarà una delle principali istituzioni multilaterali finanziarie di sviluppo di questo mondo. In termini di crescente concorrenza internazionale. il compito di attivare la cooperazione commerciale e gli investimenti tra gli Stati membri dei BRICS diventa importante” ha detto il leader russo. Avvicinare le economie emergenti è di vitale importanza nel momento in cui il mondo è colpito dalla crisi finanziaria e i Paesi BRICS non possono rimanere estranei ai problemi internazionali, ha detto la presidentessa del Brasile Dilma Rousseff, che ha ammonito il mondo a non vedere la proposta dei BRICS come desiderio di dominio. “Vogliamo giustizia e parità di diritti. L’FMI dovrebbe urgentemente rivedere la distribuzione dei diritti di voto riflettendo l’importanza delle economie emergenti globali”, ha detto Rousseff. Secondo la presidentessa brasiliana, il gruppo deve in gran parte attenuare l’impatto negativo della crisi globale sulle finanze mondiali e la crescita economica. La creazione della nuova Banca di sviluppo e la Disposizione delle riserve per imprevisti (CRA) dei BRICS mostrano che, indipendentemente da differenze culturali, etniche e linguistiche, il gruppo è pronto a creare un’alleanza strategica positiva per contrastare l’instabilità internazionale. Dilma Rousseff sottolinea che il gruppo è emerso non per contrastare qualcuno, ma per seguire i propri interessi. Crede che i BRICS faciliteranno la prosperità del pianeta. I cinque Paesi BRICS rappresentano quasi 3 miliardi di persone con un PIL nominale complessivo di 16039 miliardi di dollari e circa 4 miliardi di dollari di riserve in valuta estera combinate. Dal 2014, le nazioni BRICS rappresentano il 21 per cento dell’economia mondiale. I Paesi BRICS rappresentano oggi l’11% degli investimenti globali di capitale, e il fatturato commerciale è quasi raddoppiato negli ultimi 5 anni. Il fatturato del commercio nel gruppo è raddoppiato negli ultimi anni, ed è solo l’inizio. Gli esperti russi hanno preparato la strategia dei BRICS per la cooperazione economica. L’attuazione permetterà al gruppo di occupare le prime posizioni nell’economia mondiale.
Un vertice BRICS-UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane) ha avuto luogo. La propaganda anti-BRICS aveva previsto la partecipazione solo dei “leader populisti”, il presidente venezuelano Nicolas Maduro, il leader ecuadoriano Rafael Correa, il presidente della Bolivia Evo Morales e, forse, l’”eccentrico” presidente dell’Uruguay José Mujica. Invece, tutti i leader sudamericani sono andati in Brasile a vedere di persona i capi degli Stati BRICS ed informarsi in prima persona sulle attività del gruppo. Commercio ed economia erano in cima alla agenda. Il Sud America vuole ottenere il massimo dai suoi contatti con i “Big Five”. Il Presidente Maduro ha detto che il vertice era volto a proteggere il mondo multipolare. In Venezuela il concetto si riflette nella politica dello Stato deciso nel Secondo Piano nazionale del Venezuela socialista 2013-2019, o Piano Patria. L’obiettivo è garantire l’afflusso di petrodollari necessari allo sviluppo socioeconomico del Paese senza compromettere il massimo recupero petrolifero a lungo termine. Il documento è stato approvato dall’Assemblea Nazionale. Il leader venezuelano crede che il suo Paese abbia bisogno di un nuovo ordine economico creato dai latinoamericani sul loro continente. Ha detto che l’incontro è stato d’importanza storica, facendo riunire i sudamericani che scelgono la propria via allo sviluppo e le cinque nazioni dal più rapido sviluppo mondiale. Vi sono stati incontri bilaterali tra le controparti sudamericane. Vladimir Putin ha avuto colloqui fruttuosi con i presidenti di Bolivia, Uruguay e Venezuela.
Washington ha utilizzato il tema dell’Ucraina per intensificare la propaganda contro la Russia sullo sfondo del vertice BRICS-UNASUR. In precedenza, il 15 luglio, Obama aveva esortato gli inviati europei ad imporre misure più severe contro la Russia. Nel caso in cui i capi europei si rifiutassero d’adottare nuove sanzioni, la Casa Bianca avrebbe agito unilateralmente. Gli ambasciatori dell’Unione europea furono invitati alla Casa Bianca. Gli Stati Uniti hanno esercitato pressioni dure per spingere i Paesi europei ad adottare misure dure contro la Russia, per “punirne l’aggressione”. Le nuove sanzioni, le prime cosiddette “sanzioni settoriali” degli Stati Uniti contro la Russia, hanno colpito un certo numero di banche come, ad esempio: OAO Gazprombank e VEB, ed alcune aziende energetiche russe, come OAO Novatek, Rosneft, e Kalashnikov limitandone l’accesso ai mercati dei capitali degli Stati Uniti. Alcuni alti funzionari sono sulla lista. Prima dell’annuncio delle sanzioni il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha commentato, il 15 luglio, “E’ triste che il presidente di una grande potenza si avvicini a tali questioni da tale posizione”, ha detto ai giornalisti. “Vorrei ricordare anche che tutti i leader dei BRICS hanno sottolineato che, condannando le azioni unilaterali nella politica globale non cercano lo scontro, ma sostengono  sforzi congiunti con la partecipazione di tutte le grandi potenze, cercando d’individuare una soluzione reciprocamente accettabile ai vari problemi”, ha aggiunto il diplomatico russo. A questo proposito Sergej Lavrov faceva riferimento alle parole del Presidente Vladimir Putin che parlava dell’esperienza positiva nella cooperazione sulla questione siriana, durante l’incontro con i leader BRICS del 14 luglio. “Ecco perché dobbiamo, probabilmente, avere un approccio filosofico ad ogni problema, ma ci opponiamo ad azioni unilaterali ed emotivi con ragione e pragmatismo”, ha detto il ministro. I BRICS e la maggioranza dei membri UNASUR criticano le sanzioni degli Stati Uniti. Stampa e blogger dicono che Washington persegue un solo obiettivo, aggravare la situazione al confine tra Russia e Ucraina e versare benzina sul fuoco del conflitto, con l’aiuto del governo di Poroshenko controllato dagli statunitensi. Obama sottolinea che gli Stati Uniti hanno un ruolo speciale nella ricerca delle soluzioni a tali conflitti. Quale problema è stato risolto dagli Stati Uniti durante, ad esempio, gli ultimi 25 anni? Paesi devastati, migliaia di morti, centinaia di capi politici e militari assassinati perché non soddisfacevano gli standard democratici secondo gli USA, unici autentici, non è un egregio esempio d’irresponsabilità? Le persone normali non sono spaventate dal forte desiderio degli Stati Uniti di creare la Pax Americana sulle rovine di altre più antiche e più perfette civiltà? Cosa rifiutata anche dai più stretti alleati dell’impero. Leader ragionevoli guardano con preoccupazione gli Stati Uniti trasformarsi inesorabilmente nel centro globale del male.

0,,17516185_303,00La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin in America Latina

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 16/07/2014

Putin-CastroDurante il suo tour latino-americano, il Presidente Putin non ha mai detto che il viaggio è la risposta alle provocazioni di USA e NATO ai confini russi. Non ha mai fatto dichiarazioni di natura conflittuale, non importa se gli USA sfruttano la grave crisi in Ucraina per flettere i muscoli lungo i confini russi. La Russia e i suoi politici subiscono continue minacce e offese dagli Stati Uniti. Il viaggio riguarda Cuba, Nicaragua, Argentina e Brasile. Nulla di simile è mai accaduto ai tempi dell’Unione Sovietica. La visita di numerosi Stati sarà routine. Vi sono inviti, ordini del giorno adempiuti e precisati. C’è ogni motivo per parlare di rinascita delle relazioni latinoamericane-russe… L’isolamento della Russia è una bolla, una fantasia di Foggy Bottom, solo un altro tentativo di avverare un sogno che riflette il fallimento di Obama nel percepire adeguatamente gli eventi  mondiali. La seria supposizione che gli Stati Uniti avranno altre possibilità di costruire un mondo unipolare, ne suscita il rifiuto anche dagli alleati di Washington. Solo gli anglosassoni sembrano accettarlo. Lo stile amichevole e costruttivo di Putin nel comunicare con i suoi partner latinoamericani, il suo impegno al raggiungimento di accordi reciprocamente vantaggiosi nell’economia, finanza, politica e cultura è molto apprezzato dai leader latinoamericani e trova risposte positive tra la gente comune. Le attività dei blogger confermano l’efficacia della visita del presidente. Ecco alcuni esempi:
Putin è un politico eccezionale che visita l’America Latina. La nuova strategia russa è un nuovo motivo per Obama di arrabbiarsi. I latino-americani fanno paragoni a favore della Russia. L’ambasciata degli Stati Uniti fa quel che vuole qui, in Paraguay; i media trascurano le notizie sulla visita. Chi pensa capisce bene quello che succede”.
“Hai ragione, amigo dal Paraguay; molti Paesi latinoamericani erano satelliti degli USA, tra cui il mio preferito, Kiskeya (Repubblica Dominicana)”.
“I legami tra Russia e Cuba sono sempre più forti facilitando pace, progresso, lotta contro la povertà e per l’uguaglianza sociale in America Latina. Questo è un esempio della strategia positiva di Putin volta alla coesistenza pacifica. L’impero degli Stati Uniti, le sue società petrolifere e di armi devastano interi territori, come Siria e Ucraina. Fiumi di sangue scorrono per consentire agli Stati Uniti di acquisire risorse petrolifere e minerarie. Ecco perché l’America Latina accoglie con favore il presidente russo e l’amico popolo russo”.
“E’ grande la Russia che tende una mano per salvare l’America Latina dal giogo statunitense. La caduta dell’impero, che si presenta ancora come la principale economia mondiale, si avvicina. Hugo Chavez ha detto che sarebbe successo a metà secolo. Gli Stati Uniti saccheggiano gli Stati latino-americani con il cosiddetto contributo finanziario, mentre ne arraffano le risorse minerarie. Gli USA lo fanno in Perù, Paraguay, Suriname e America Centrale. Negli Stati sull’istmo centroamericano solo il Nicaragua ha conservato la sovranità, grazie all’aiuto di Cina e Russia”.
“Qualunque cosa ho letto sul Presidente Putin mi convince che sia un grande leader. Ci sono pochi politici così sinceri e modesti”.
I media occidentali percepiscono la visita come una sfida geopolitica della “Russia al contrattacco!” Lo spagnolo El Pais è un media antirusso utilizzato dai servizi speciali degli Stati Uniti per spargere informazioni ostili sui “regimi populisti” nell’emisfero occidentale. Questa volta dà rilievo speciale alla cooperazione militare tra Russia e Paesi dell’America latina. I commenti di questo tipo sono usati per scopi antirussi dipingendo l’interazione militare come “aggressione armata”. Ecco come i voli dei bombardieri strategici (per rifornirsi) e l’approdo di navi da guerra sono dipinti. L’idea che tali visite siano usate per far riposare gli equipaggi e la manutenzione tecnica, suscita panico al Pentagono e tra i militari statunitensi situati in decine di basi in Colombia, Guatemala, Honduras, Paraguay e altri Paesi. I media USA sembrano seguire la visita di Putin su istruzione di Obama. La propaganda statunitense risuscita i fantasmi raccapriccianti dell’aggressione russa all’Ucraina, quando il presidente russo lo trova come il momento propizio per visitare l’America Latina. I media statunitensi usano il modello tradizionale, ignorare o denigrare. “I russi fanno promesse che non mantengono mai”. Come i grandi accordi firmati a L’Avana, compresa l’estrazione di petrolio. Il debito multi-miliardario di Cuba viene cancellato eliminando una dissonanza nel rapporto bilaterale. A Managua il Presidente Putin ha avuto intensi colloqui con il Presidente Daniel Ortega, che ha definito storica la visita. Ha detto che un presidente russo era sul suolo nicaraguense per la prima volta nella storia, e che il popolo era felice di dargli il benvenuto. Ortega ha confermato la volontà irremovibile di sviluppare la cooperazione con Mosca. Ha detto che Managua è pronta ad unirsi alle iniziative di pace mondiali della Russia. La risoluzione dei conflitti non viene raggiunta dai bombardamenti, ma da approcci ragionevoli e dalla volontà del popolo. Il Nicaragua è un alleato vero e provato della Russia in America Latina. Ortega è stato uno dei primi a sostenere la Russia sull’adesione della Crimea alla Federazione russa con il referendum di marzo. La Russia concede al Nicaragua un significativo aiuto economico e finanziario, fornisce grano, autobus e automobili Lada Kalina utilizzate dai tassisti. La Russia ha interesse a partecipare alla costruzione del canale interoceanico, alternativo al Canale di Panama, non escludendone la partecipazione alla difesa da attacchi marittimi o aerei. Il programma di cooperazione militare con le forze armate sandiniste ha grandi prospettive.

NICARAGUA-RUSSIA-PUTIN-ORTEGABuenos Aires è un’altra tappa. I colloqui Russia-Argentina si sono svolti in un’atmosfera estremamente cordiale. Le ragioni sono evidenti. Il Presidente Putin e la Presidentessa Cristina Kirchner hanno opinioni simili sulle principali questioni internazionali. Ritengono che la Carta delle Nazioni Unite debba essere rispettata quale documento fondante per mantenere la pace sul pianeta. Gli accordi raggiunti includono: un contratto prolungato tra i governi sull’energia nucleare, che prevede la costruzione di centrali nucleari, la ricerca congiunta e la generazione di isotopi per l’industria e le esigenze mediche. Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato accordi sull’energia nucleare con l’Argentina, nell’ambito del viaggio latino-americano volto a costruire l’influenza della Russia nella regione. L’Argentina ha costruito centrali elettronucleari per il suo programma nucleare riducendone la dipendenza dai combustibili fossili, nel pieno della crisi energetica. Putin e la Presidentessa Cristina Fernandez hanno detto che la società atomica russa Rosatom sarà coinvolta nella costruzione di un’unità della centrale nucleare argentina Atucha III. “Si tratta di accordi molto importanti”, ha detto Fernandez, assente dal pubblico per una settimana per via di un’infezione alla gola. “L’Argentina è leader nell’America Latina nella produzione elettronucleare”, ha detto Fernandez alla conferenza stampa congiunta al palazzo presidenziale. “Riaffermiamo i nostri legami di amicizia e i legami strategici”. L’Argentina ha uno dei più grandi giacimenti di petrolio e gas di scisto del al mondo, ma solo poche aziende hanno preso impegni per svilupparli. I membri della delegazione russa hanno visitato Vaca Muerta, un giacimento nella provincia di Neuquen. “Ne parliamo con la Russia, uno dei principali produttori mondiali di gas e petrolio del mondo. Ma noi argentini abbiano i nostri e sembra che altri l’abbiano notato”, ha detto Fernandez. Secondo stime preliminari Vaca Muerta può produrre energia sufficiente a soddisfare le esigenze di Argentina e Paesi del Cono Sud. I capi di Stato si sono scambiati regali tradizionali. Il Presidente Putin ha dato a Cristina Kirchner uno squisito scrigno d’argento come dono. Cristina gli ha regalato un bandoneon, strumento musicale per il tango.
La tappa brasiliana non sarà meno fruttuosa. La Presidentessa Dilma Rousseff ha contributo notevolmente al successo dei colloqui, abolendo alcune formalità. Putin l’ha ringraziata per l’atteggiamento ben augurante. Rousseff ha sottolineato che vi sono grandi prospettive nella cooperazione su sfruttamento del petrolio, costruzione delle ferrovia e sfera militare. Il Brasile è consapevole della posizione leader nella produzione di armi della Russia. Alcuni esperti latinoamericani dicono che il saluto particolarmente caldo di Rouseff all’ospite russo, sottolinea il malcontento per le recenti rivelazioni sullo spionaggio statunitense su suolo brasiliano. Rousseff ha dimostrato che atteggiamento positivo e fiducia sono possibili nel rapporto tra Stati. Gli Stati Uniti possono strappare una pagina dal libro Russia-Brasile.

Russian President Vladimir Putin Visits Argentina

bildeLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La crisi ucraina accelera la ristrutturazione del mondo

Pierre Charasse Rete Voltaire Città del Messico (Messico) 29 aprile 2014

La crisi ucraina non ha cambiato radicalmente la situazione internazionale, ma ne ha precipitato gli sviluppi. La propaganda occidentale, che non è mai stata più forte, nasconde la realtà del declino occidentale alle popolazioni della NATO, ma non ha ulteriori effetti sulla realtà politica. Inesorabilmente, Russia e Cina, assistite dagli altri BRICS, occupano il loro giusto posto nelle relazioni internazionali.

Brics1La crisi ucraina ha evidenziato la dimensione della manipolazione della pubblica opinione occidentale da parte di importanti media come le reti televisive CNN, Foxnews, Euronews e molti altri, così come tutta la stampa alimentata dalle agenzie occidentali. Quanto il pubblico occidentale sia male informato è impressionante, eppure è facile accedere alla ricca informazione di ogni fonte. E’ assai preoccupante vedere quanti cittadini siano attratti da una russofobia mai vista nemmeno nei momenti peggiori della guerra fredda. L’immagine fornita dal potente apparato mediatico occidentale all’inconscio collettivo è che i russi siano “barbari” di fronte al mondo occidentale “civilizzato”. È molto importante che il discorso di Vladimir Putin del 18 marzo, dopo il referendum in Crimea, sia stato letteralmente boicottato dai media occidentali [1], in modo da fornire grande spazio alle reazioni occidentali, ovviamente tutte negative. Tuttavia, nel suo discorso Putin ha spiegato che la crisi in Ucraina non è stata innescata dalla Russia, presentando con grande razionalità la posizione russa e gli interessi politici legittimi del suo Paese nell’era post-conflitto ideologico. Umiliata dal trattamento riservatole dall’occidente dal 1989, la Russia si sveglia con Putin riprendendo la politica da grande potenza, cercando di ricostruire le linee della tradizionale forza storica della Russia zarista e dell’Unione Sovietica. La geografia controlla spesso la strategia. Dopo aver perso gran parte dei suoi “territori storici” e della sua popolazione russa e non-russa, con Putin la Russia ha impostato un grande progetto nazionale e patriottico recuperando il suo status di superpotenza, di attore “globale”, consolidando in primo luogo la sicurezza delle sue frontiere terrestri e marittime. Questo è esattamente ciò che vuole impedire l’occidente nella sua visione del mondo unipolare. Ma buon giocatore di scacchi, Putin ha anticipato diverse mosse grazie a una profonda conoscenza della storia, del mondo reale, delle aspirazioni della gran parte della popolazione dei territori precedentemente controllati dall’Unione Sovietica. Conosce perfettamente l’Unione europea, le sue divisioni e debolezze, la vera capacità militare della NATO e lo stato dell’opinione pubblica occidentale, riluttante a vedere un aumento della spesa militare in tempi di recessione economica. A differenza della Commissione europea i cui piani coincidono con quelli degli Stati Uniti rafforzando il blocco politico-economico-militare euro-atlantico, i cittadini europei in maggioranza non vogliono l’allargamento ad est dell’UE, né all’Ucraina o Georgia, o in qualsiasi altro Paese dell’ex Unione Sovietica.
Adottando e minacciando sanzioni, l’Unione europea s’è pedissequamente allineata a una Washington dimostratasi incapace di “punire” la Russia sul serio. Il suo peso effettivo non è all’altezza delle sue sempre proclamate ambizioni nel plasmare il mondo a propria immagine. Il governo russo, molto attento e reattivo, applica “risposte graduali” beffandosi delle misure punitive occidentali. Putin, freddo, si prende il lusso di annunciare che aprirà un conto presso la Banca Rossija di New York per depositarvi lo stipendio! Non ha menzionato la limitazione della fornitura di gas all’Ucraina e all’Europa occidentale, ma ognuno sa che ha questa carta nella manica, di già costringendo gli europei a pensare a una completa riorganizzazione del loro approvvigionamento energetico, cui serviranno anni per concretizzarsi. Errori e divisioni occidentali hanno messo la Russia in una posizione di forza. Putin gode di una popolarità eccezionale nel suo Paese e nelle comunità russe nei Paesi vicini, e possiamo essere sicuri che i suoi servizi d’intelligence hanno penetrato profondamente i Paesi ex-dell’Unione Sovietica fornendogli informazioni di prima mano sui rapporti di forza interni. Il suo apparato diplomatico usa forti argomenti nel rimuovere il monopolio “occidentale” dell’interpretazione del diritto internazionale, in particolare sulla spinosa questione dell’autodeterminazione. Come ci si poteva aspettare, Putin non esita a citare il precedente del Kosovo per diffamare il doppio standard dell’occidente, le sue incongruenze e il ruolo destabilizzante svolto nei Balcani. Mentre la propaganda dei media occidentali è a pieno ritmo dal referendum del 16 marzo in Crimea, le grida occidentali hanno improvvisamente ceduto di tono e al  vertice G7 dell’Aja, a margine della conferenza sulla sicurezza nucleare, non ha più minacciato di escludere la Russia dal G8 come sbandierato un paio di giorni prima, ma semplicemente ha annunciato che “non avrebbe partecipato al vertice di Sochi”. Ciò le permette di riattivare in qualsiasi momento il forum privilegiato per il dialogo con la Russia, fondato nel 1994 su sua espressa richiesta. Prima ritirata del G7. Obama a sua volta s’è affrettato ad annunciare che non ci sarà alcun intervento della NATO in aiuto dell’Ucraina, ma solo la promessa della cooperazione nella ricostruzione del potenziale militare ucraino, composto in gran parte da obsoleti equipaggiamenti sovietici. Seconda ritirata. Ci vorranno anni per mettere in piedi un esercito ucraino degno di questo nome, e ci si chiede chi pagherà considerando la situazione delle finanze del Paese. Inoltre, non sappiamo esattamente quale sia lo stato delle forze armate ucraine dopo l’invito di Mosca, con un certo successo, agli eredi ucraini dell’Armata Rossa ad unirsi all’esercito russo rispettandone i gradi. La flotta ucraina è già completamente passata sotto il controllo russo.  Infine, un’altra spettacolare sconfitta degli Stati Uniti: ci sarebbero state avanzate conversazioni segrete tra Mosca e Washington per far adottare una nuova costituzione all’Ucraina, insediando a Kiev per le elezioni del 25 maggio un governo di coalizione da cui sarebbero esclusi gli estremisti neo-nazisti, e soprattutto imponendo la neutralità all’Ucraina, la sua “finlandizzazione” (consigliata da Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski) [2], vietandone l’entrata nella NATO, ma consentendo accordi economici con l’UE e con l’Unione doganale eurasiatica (Russia, Bielorussia, Kazakistan).  Se viene concluso un tale accordo, per l’UE sarà un fatto compiuto e dovrà rassegnarsi a pagare il conto dell’accordo Russia-USA. Con tali garanzie Mosca si considererà soddisfatta dai requisiti di sicurezza, rimettendo piede nell’ex-sfera d’influenza con l’accordo di Washington, astenendosi dal fomentare il separatismo delle altre province ucraine o della Transnistria (provincia della Moldova popolata da russa) e ribadendo il suo forte rispetto dei confini europei. Il Cremlino allo stesso tempo darà una via d’uscita onorevole ad Obama. Un colpo da maestro per Putin.

Conseguenze geopolitiche della crisi ucraina
Il G7 non ha calcolato che prendendo misure per isolare la Russia, oltre al fatto di applicare a se stesso una “punizione sado-masochista” secondo Hubert Vedrine, ex-ministro degli Esteri francese,  abbia precipitato un processo già ben avviato di profonda ristrutturazione del mondo a beneficio del gruppo non-occidentale guidato da Cina e Russia intorno ai BRICS. In risposta al comunicato del G7 del 24 marzo [3], i ministri degli Esteri dei Paesi BRICS hanno espresso il loro rifiuto di tutte le misure per isolare la Russia e hanno immediatamente colto l’occasione per denunciare lo spionaggio statunitense contro i loro leader chiedendo in buona misura agli Stati Uniti di ratificare la nuova distribuzione dei diritti di voto in seno a FMI e Banca Mondiale, quale primo passo verso un “ordine mondiale più equo” [4]. Il G7 non si aspettava una risposta così rapida e virulenta dai BRICS. Questo episodio suggerisce che il G20, di cui G7 e BRICS sono i pilastri principali, potrebbe subire una grave crisi prima del prossimo vertice a Brisbane (Australia) il 15 e 16 novembre, soprattutto se il G7 continua a marginalizzare e punire la Russia. E’ quasi certo che una maggioranza nel G20 condannerà le sanzioni contro la Russia, così isolando il G7. Nella loro dichiarazione, i ministri dei Paesi BRICS hanno ritenuto che decidere che ne sia membro e quale sia il suo scopo dipenda dai suoi membri, messi tutti “su un piano di parità“, e che nessuno dei suoi membri “può deciderne unilateralmente natura e carattere“. I ministri hanno chiesto di risolvere l’attuale crisi nel contesto delle Nazioni Unite “con calma, competenza, rinunciando a linguaggio ostile, a sanzioni e contro-sanzioni”. Un duro colpo per il G7 e l’UE! Il G7, infilatosi in un vicolo cieco, viene avvertito di fare concessioni significative se vuole continuare ad avere una certa influenza nel G20. Inoltre, due importanti eventi sono annunciati per le prossime settimane.
Primo, Vladimir Putin si recherà in visita ufficiale in Cina a maggio. I due giganti sono in procinto di firmare un importante accordo energetico che intacca sostanzialmente il mercato globale dell’energia, sia strategicamente che finanziariamente. Le operazioni non saranno più in dollari ma nelle valute nazionali dei due Paesi. Riguardo la Cina, la Russia non avrà alcun problema a venderle la propria produzione di gas nel caso l’Europa occidentale decida di cambiare fornitore. E nello stesso evento Cina e Russia potrebbero firmare un accordo di partnership industriale per la produzione di 25 caccia Sukhoj, altamente simbolico. Dall’altra parte, durante il vertice dei Paesi BRICS in Brasile a luglio, la Banca di sviluppo del gruppo, annunciata nel 2012, potrebbe prendere forma e offrire un’alternativa a FMI e Banca mondiale, sempre riluttanti a cambiare le loro regole operative, dando più peso alle economie emergenti e alle loro valute rispetto al dollaro. Infine, vi è un aspetto importante del rapporto tra Russia e NATO poco commentato dai media, ma molto rivelatore dello stato di dipendenza dell'”occidente” quando ritirerà le sue truppe dall’Afghanistan. Dal 2002, la Russia ha accettato di cooperare con i Paesi occidentali nella logistica per le truppe nel teatro afgano. Su richiesta della NATO, Mosca ha autorizzato il transito di materiale non letale per l’ISAF (International Security Assistance Force), via aerea o terrestre tra Dushanbe (Tagikistan), Uzbekistan ed Estonia, attraverso la piattaforma multimodale di Uljanovsk in Siberia. Si tratta niente di meno di trasmettere i rifornimenti di migliaia di uomini che operano in Afghanistan, tra cui tonnellate di birra, vino, torte, hamburger, lattuga fresca, il tutto trasportato da aerei civili russi dato che le forze occidentali non dispongono di mezzi aerei sufficienti per supportare un dispiegamento militare di tale portata. L’accordo NATO-Russia dell’ottobre 2012 estende la cooperazione all’installazione di una base aerea russa in Afghanistan, con 40 elicotteri, in cui il personale afghano viene addestrato nella lotta antidroga a cui gli occidentali hanno rinunciato. La Russia ha rifiutato di consentire il transito nel suo territorio di attrezzature pesanti, ponendo un serio problema alla NATO al momento del ritiro delle sue truppe. Infatti non possono passare da Kabul a Karachi via terra, a causa degli attacchi ai convogli da parte dei taliban. Essendo impossibile la via del Nord (Russia), le attrezzature pesanti sono state portate da Kabul agli Emirati Arabi Uniti e poi spedite ai porti europei, quadruplicando il costo della ritirata. Per il governo russo l’intervento della NATO in Afghanistan è stato un fallimento, ma il suo ritiro “precipitoso” prima della fine del 2014, aumenterà il caos e comprometterà la sicurezza della Russia, causando una recrudescenza del terrorismo.
La Russia ha anche importanti accordi con l’occidente negli armamenti. Il più importante è probabilmente quello firmato con la Francia per la produzione nei rispettivi arsenali di due portaelicotteri francesi da 1,3 miliardi di dollari [5]. Se il contratto viene annullato per le sanzioni, la Francia dovrà restituire gli importi già versati più le sanzioni contrattuali e rimuovere migliaia di posti di lavoro. La cosa peggiore è probabilmente la perdita di fiducia sul mercato degli armamenti francesi, come rilevato dal Ministero della Difesa russo. Non dimentichiamo che senza l’intervento della Russia, i Paesi occidentali non sarebbero mai stati in grado di raggiungere un accordo con l’Iran sulla non-proliferazione nucleare, o con la Siria sul disarmo chimico. Questi sono fatti che i media occidentali tacciono. La realtà è che a causa della sua arroganza, ignoranza della storia e goffaggine, il blocco occidentale precipita nella decostruzione sistemica dell’ordine mondiale unipolare offrendo a Russia e Cina, sostenute da India, Brasile, Sud Africa e molti altri Paesi, la “l’ opportunità” di rafforzare l’unità del blocco alternativo. L’evoluzione è in corso, lentamente e gradualmente (nessuno vuole dare un calcio al formicaio destabilizzando improvvisamente il sistema globale), ma ad un tratto tutto va più veloce e l’interdipendenza cambia le regole del gioco. Al G20 a Brisbane sarà interessante vedere cosa farà il Messico, dopo i vertici del G7 a Bruxelles a giugno e dei BRICS in Brasile a luglio. La situazione è molto fluida e si evolverà rapidamente, richiedendo grande flessibilità diplomatica. Se il G7 persiste nella sua intenzione di emarginare o escludere la Russia, il G20 potrebbe disintegrarsi. Il Messico, catturato nelle reti del TLCAN e del futuro TPP, deve scegliere tra il Titanic occidentale che affonda o adottare una linea indipendente seguendo i suoi interessi di potenza regionale dalle ambizioni globali, avvicinandosi ai BRICS.

BRICS-ToonNote
[1] “Discours de Vladimir Poutine sur l’adhésion de la Crimée“, Vladimir Poutine, Réseau Voltaire, 18 marzo 2014.
[2] “Henry Kissinger propone di finlandizzare l’Ucraina“, Réseau Voltaire, 8 marzo 2014.
[3] “Déclaration du G7 sur la Russie“, Réseau Voltaire, 24 marzo 2014.
[4] “Conclusions of the BRICS Foreign Ministers Meeting”, Voltaire Network, 24 March 2014.
[5] “La Francia non venderà armi alla Russia?“, Réseau Voltaire, 20 mars 2014.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I BRICS svolgono un ruolo di bilanciamento globale

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 26 marzo 2014

531981I ministri degli Esteri dei Paesi BRICS hanno ribadito, durante il loro incontro a margine del vertice sulla sicurezza nucleare a L’Aja, la loro posizione contro le sanzioni come strumento per risolvere il conflitto sull’Ucraina. Ancora più importante, come membri del corpo economico globale dei G20, si oppongono a qualsiasi idea di vietare alla Russia di prendere parte al prossimo vertice. Sostengono la decisione che l’organismo multilaterale non può agire unilateralmente. I BRICS possono giocare un ruolo di collegamento tra la Russia e l’occidente. Brasile, India, Cina e Sud Africa, insieme alla Russia, hanno ribadito la loro posizione comune nel disinnescare la crisi. La dichiarazione congiunta del gruppo dell’Aja n’è un chiaro riflesso. Le sanzioni potranno causare ritorsioni, così anche la forza. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ammesso che le sanzioni avranno un “effetto dirompente” sull’economia globale. L’intensificazione delle sanzioni e delle controsanzioni può avere un impatto sulla situazione economica della Russia, ma anche l’occidente, Europa compresa, sarà colpito dalle ripercussioni. L’Europa è fortemente dipendente dall’energia russa. Anche la situazione economica ucraina si deteriorerà con le sanzioni, essendo il Paese fortemente dipendente dalle risorse energetiche e dal mercato russi.
Un fattore importante da seguire è il ruolo del BRICS nella crisi. I BRICS sono relativamente un fenomeno recente. Non c’erano durante la Guerra Fredda. Sarebbe forse un esercizio fruttuoso a posteriori valutare l’impatto dei BRICS o di un gruppo simile sulla politica della Guerra Fredda. L’affermazione del gruppo sul dialogo e la riconciliazione, l’accento sul ruolo delle Nazioni Unite e l’opposizione alle sanzioni non solo ne aumentano visibilità e ruolo internazionali, ma anche ne fanno un attore globale. I ministri degli Esteri del raggruppamento, nella loro dichiarazione congiunta, hanno affermato, “L’escalation di linguaggio ostile, sanzioni, contro-sanzioni e forza non contribuisce a una soluzione durevole e pacifica secondo il diritto internazionale, compresi i principi e le finalità della Carta delle Nazioni Unite“. Alla proposta del ministro degli Esteri australiano di escludere la Russia dalla riunione di novembre del G20, a Brisbane, i ministri hanno dichiarato: “I ministri hanno rilevato con preoccupazione le ultime dichiarazione nei media sul prossimo vertice del G20 che si terrà a Brisbane, nel novembre 2014. L’adesione al G20 appartiene ugualmente a tutti gli Stati membri e nessuno Stato membro può deciderne unilateralmente natura e  carattere“. I membri dei BRICS hanno un ruolo cruciale nella formazione del G20 e delle sue decisioni e agenda. Nella riunione di San Pietroburgo in Russia a settembre, i membri del gruppo si sono impegnati “a continuare a cooperare nel rafforzare l’economia globale” .
I recenti sviluppi nella crisi non sono così negativi. Il ministro degli Esteri russo ha incontrato il ministro degli Esteri ad interim ucraino all’Aja. L’incontro, primo tra i più alti funzionari dalla crisi, è stato salutata da molti come passo positivo verso l’attenuazione della crisi. Secondo un articolo, Lavrov ha delineato i passi che il nuovo governo ucraino deve fare per disinnescare la crisi. Il ministro russo ha anche incontrato il suo omologo statunitense. Le visite programmate del Presidente Putin in Germania ad aprile e a maggio in Francia, sono ancora previste. La situazione in Ucraina e l’emergente confronto ricordano la guerra fredda, quando il confronto Est-Ovest era una parola spesso ripetuta nella politica internazionale. Uno dei diplomatici di quel periodo, Henry Kissinger, in un recente editoriale ha sostenuto che tale degrado non sarà redditizio per nessuno. La crisi ucraina deve essere vista con “calma ed equilibrio” (usando una frase dalla dichiarazione congiunta dei ministri BRICS), pur tenendo in considerazione gli interessi di tutte le parti coinvolte. Gli interessi della Russia nel suo estero vicinanze, tra cui l’Ucraina, non sono solo geopolitici, ma anche storici e culturali. Kissinger ha affermato che per la Russia, “L’Ucraina non può mai essere un Paese straniero. La storia russa iniziò da ciò che si chiamava Rus di Kiev. La religione russa si diffuse da lì. L’Ucraina ha fatto parte della Russia per secoli, e la loro Storia è intrecciata anche prima di allora“. Le parti coinvolte nel conflitto devono tener conto di queste dinamiche, e allo stesso tempo vi è la necessità di affrontare il conflitto dal punto di vista non-violento e  pacifico.
I BRICS possono essere un sistema di bilanciamento dei valori tra l’Oriente e l’occidente. Possono anche rafforzare dialogo e decisioni, mentre allo stesso tempo hanno un ruolo nel compensare  politiche volte a destabilizzare l’ordine mondiale. L’idea di escludere la Russia dal G20 contribuirebbe ad alimentare il conflitto, invece di risolverlo. Bisogna menzionare che il G20, in cui Paesi emergenti ed economie sviluppate sono membri, s’è dimostrato più rappresentativo ed efficace nell’affrontare le questioni economiche globali. Con tutti i Paesi BRICS membri del G20, il raggruppamento, che ha approccio e politica equilibrati, è nella posizione migliore per svolgere un ruolo maggiore nella risoluzione dei conflitti.

Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano su conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, e sugli aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I limiti della globalizzazione e la cooperazione economica dei BRICS

Aleksandr Salitzkij Strategic Culture Foundation 14/01/2014

8286393751_f615346299_zAll’inizio del dicembre 2013 il ministero dello Sviluppo Economico (MSE) russo ha ospitato un convegno internazionale BRICS: Prospettive per la Cooperazione e lo Sviluppo, organizzato da dipartimento Asia e Africa del MED, Russian Foreign Trade Academy (RFTA) e Ufficio della pianificazione russo in sostegno ai programmi di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP). L’evento aveva una serie di proposte interessanti. Ha anche dimostrato che le nozioni esistenti sulla globalizzazione e il policentrismo sono piuttosto vaghe. La stessa affermazione dei BRICS (inizialmente il triangolo Russia – India – Cina) risale al noto evento del 1999, quando l’allora Primo Ministro russo Evgenij Primakov rientrò dal volo diretto negli Stati Uniti per una visita, proprio quando la NATO iniziò a bombardare la Jugoslavia. V’era la sensazione che fosse il momento per imporre dei limiti alla globalizzazione politica (come attuata dall’occidente alla fine del XX.mo secolo) mentre i suoi aspetti economici finivano sotto dure critiche dopo la crisi del 1997-1998… Ecco perché sarebbe probabilmente servito allo scopo accettare la definizione iniziale dei BRICS come sorta di “consenso negativo” (1), rifiuto collettivo del mondo unipolare che si affermava a cavallo del nuovo secolo, come molti credevano in quei giorni. I grandi Paesi delle periferia e semi-periferia erano troppo grandi per dipendere dal nucleo del sistema globale. Il “nucleo” non riusciva nel tentativo d’imporre la propria volontà, quindi era l’occasione per passare ai metodi violenti (i bombardamenti della Jugoslavia del 1999). Anni sono passati da allora dimostrando che una struttura policentrica mondiale è un vero e utile contrappeso. Da un lato non si rifiuta la globalizzazione, dall’altra parte se ne critica collettivamente la versione occidentale, rafforzando la sovranità nazionale dei grandi Stati che non appartengono all’occidente o a gruppi regionali da esso istituiti.
L’avvento del policentrismo nel nuovo secolo ha coinciso con i notevoli risultati economici dei membri dei BRICS sullo sfondo del rallentamento e delle crisi emergenti dei Paesi sviluppati. Il crescente peso economico e politico dei BRICS, divenuto particolarmente tangibile dopo la crisi del 2008-2009, non è sufficiente per consentire a questi Paesi di cambiare drasticamente l’ordine mondiale. Sono troppo piccoli per cambiarlo, ma abbastanza grandi per migliorarlo. Ecco perché il loro obiettivo principale potrebbe essere definito come mantenimento di una crescita economica abbastanza grande per affrontare gli importanti problemi infrastrutturali, sociali, tecnologici ed ecologici. La crescita va orientata al rafforzamento del policentrismo nel microsistema. Il policentrismo include i singoli caratteri degli Stati membri dei BRICS. L’individualismo è inconcepibile senza progetti socio-economici indipendenti. Le decisioni non standard dovrebbero essere perseguite dai responsabili della strategia per la cooperazione economica dei BRICS. Le decisioni non devono essere più mirate ad utilizzare al massimo le interazioni (commercio, investimenti, ecc), ma piuttosto nel prevedere un sostegno all’indipendenza. L’obiettivo è definito dalle posizioni dei membri dei BRICS, in cui nessuno sembra guidare un gruppo d’integrazione regionale occidentale (lo stesso “consenso negativo”). C’è anche un consenso positivo tra i Paesi BRICS. L’indipendenza sostenuta è necessaria a mantenere un vero policentrismo o il ruolo delle  potenze regionali competenti. La loro crescita economica è di straordinaria importanza per i piccoli Paesi confinanti, che spesso non hanno mercati alternativi in cui vendere i loro prodotti. È opportuno adottare il principio d’intercambiabilità e del regionalismo nel rapporto con Paesi e Stati limitrofi. C’è qualcosa di molto diverso da menzionare riguardo il rapporto tra gli Stati membri dei BRICS (potenzialmente due di essi sono più grandi di tutti i gruppi regionali). Ad esempio, il coordinamento affidabile dei progetti di sviluppo a lungo e medio-lungo termine. Con l’idea di evitare d’infliggere danni ai partner regionali e che le azioni globali collettive sono efficaci.
Due aspetti sono i principali fattori dei vincoli concettuali che determinano lo sviluppo della strategia di cooperazione economica. Uno è che la globalizzazione continuerà ed è importante non lasciare che il processo di cooperazione dei BRICS “ne sia in ritardo”. Spronando diverse proposte relative all’introduzione di preferenze reciproche e la ricerca della “globalizzazione di nuovo tipo”. Comunque, il postulato che la globalizzazione continuerà non è indiscutibile. C’è la sensazione che il processo rallenti o addirittura finisca dopo aver raggiunto i suoi limiti. Cosa confermata dai dati sugli investimenti diretti negli ultimi anni e dalle dinamiche piuttosto lente del commercio mondiale, un terzo del quale rientra nel conteggio ricorrente dei beni in circolazione lungo le filiere globali del valore che, secondo diverse stime, rappresentano il 60-80 per cento del commercio mondiale (non è un limite?).
Gli autori del rapporto 2013 della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) dice direttamente che il ritorno alla strategia di pre-crisi incentrata sull’esportazione non è possibile per via della stagnazione della domanda dei consumatori nei Paesi in via di sviluppo. L’alternativa è dare impulso alla domanda interna e regionale dei consumatori nei Paesi in via di sviluppo in ritardo e fornire incentivi alla crescita delle industrie nazionali orientate verso questi mercati. Cosa cui molti programmi (insourcing, reshoring) dei Paesi sviluppati sono dedicati. In realtà questi programmi sostituiscono le importazioni. Un altro fattore determina l’esaurimento della globalizzazione. I servizi rappresentano una quota notevole della domanda dei consumatori, mentre l’economia cresce. La maggior parte dei servizi (a differenza delle materie prime) non può rientrare nelle partecipazione internazionali per via dei limiti imposti da lingue nazionali, cultura, ecc. Non è escluso che siamo al limite tra due grandi ondate di sviluppo economico mondiale, forse è l’inizio della fase focalizzata sullo sviluppo non esterno ma interno. Pur guardando ai due progetti transoceanici sponsorizzati dagli Stati Uniti, si può notare il desiderio di isolarsi da certe tendenze globali. Una delle ragioni che spiegano la dissolvenza della globalizzazione sono gli ampi divari dello sviluppo tra le regioni interne degli Stati, particolarmente grave per i membri dei BRICS.  Ecco perché non è necessario accelerare la cooperazione nei BRICS per spingerla lungo le vecchie rotaie “globali”, che potrebbe anche rivelarsi perniciosa in un certo senso. Inoltre, la “nuova globalizzazione” nei BRICS tende al trattamento preferenziale della Cina da parte degli altri Stati-membri, quando le conseguenze della sua espansione economica esterna non sono state studiate sufficientemente, il fenomeno è recentissimo e il Paese è assai competitivo e implacabile, se si può dire così. Poco si sa presso i partner degli obiettivi della politica finanziaria e monetaria della Cina. Forse questi temi delicati devono essere discussi nei BRICS, in futuro, con ulteriori misure per proteggere lo sviluppo dei mercati interni.
brics-logo630Il secondo aspetto impone vincoli concettuali alla strategia dello sviluppo economico dei BRICS, ed è la necessità di creare strutture organizzative parallele alle differenti entità globali. Questa ridondanza è quasi giustificata. Pur condividendo il malcontento per l’inefficienza degli istituti globali, in particolare degli organismi finanziari, si possono porre altre domande. Si deresponsabilizzano le strutture globali esistenti? Un’altra domanda: gli istituti paralleli a quelli globali creati nel quadro dei BRICS, ridurranno il divario tra l’economia finanziaria e l’economia reale? La maggior parte degli esperti ritiene che ciò sia il principale svantaggio dei sistemi finanziari e creditizi di molti Paesi. Gli esperti sul commercio e lo sviluppo della Conferenza delle Nazioni Unite ritengono che sia indispensabile rivedere il ruolo delle banche centrali nei modelli di sviluppo, in particolare allontanandone il loro status indipendente in modo che il divario possa essere ridotto. Indipendenza nazionale (intraregionale) e riduzione dei divari (anche tra i “portali” nazionali della globalizzazione e le periferie interne) potrebbe essere una solida base su cui raggiungere un consenso positivo sul proseguimento della cooperazione economica tra i membri dei BRICS, oltre a definirne l’ideologia e i criteri per progetti concreti. Il sostegno collettivo del gruppo è auspicabile nei rispettivi piani dei singoli membri, per esempio, il progetto orientale della Russia o lo sviluppo delle regioni occidentali della Cina.

1) Questa è una buona definizione dello studioso brasiliano Renato Naumann.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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