Il Petro-Rublo russo sfida l’egemonia del dollaro USA. La Cina sviluppa il commercio eurasiatico

Peter Koenig Global Research, 8 aprile 2014

La Russia ha appena lanciato un’altra bomba, annunciando non solo il disaccoppiamento del commercio dal dollaro, ma anche che la commercializzazione dei suoi idrocarburi avverrà in rubli e nelle valute dei suoi partner commerciali, non più in dollari, vedasi La Voce della Russia.

BRICS-mapIl commerciale della Russia degli idrocarburi ammonta a circa un trilione di dollari all’anno. Altri Paesi, in particolare BRICS e BRICS-associati (BRICSA) potrebbe presto seguirne l’esempio e unirsi alla Russia, abbandonando il ‘petro-dollaro’ come unità per il trading di petrolio e gas. Ciò  potrebbe ammontare a decine di miliardi di perdite nella domanda annuale di petrodollari (il PIL degli Stati Uniti era circa 17 miliardi di dollari nel dicembre 2013), togliendo quanto meno un dente importante all’economia degli Stati Uniti. A ciò si aggiunge la dichiarazione di Press TV secondo cui la Cina riapre la vecchia Via della Seta come nuova rotta commerciale collegando Germania, Russia e Cina e permettendo di collegare e sviluppare nuovi mercati, specialmente in Asia centrale, dove il nuovo progetto porterà stabilità economica e politica, e nelle province occidentali della Cina, dove verranno create “nuove aree” di sviluppo. La prima sarà la Lanzhou New Area nel Gansu, una delle regioni più povere della Cina nordoccidentale. “Durante la sua visita a Duisburg, il presidente cinese Xi Jinping ha compiuto un colpo da maestro da diplomazia economica contrastando direttamente lo sforzo della fazione neo-conservatrice di Washington per suscitare un nuovo confronto tra NATO e Russia.” (Press TV, 6 aprile 2014)
Sfruttando il ruolo di Duisburg quale maggiore porto interno del mondo, snodo storico dei trasporti in Europa e centro dell’industria siderurgica della Ruhr in Germania, propone che Germania e Cina cooperino nella costruzione di una nuova “via della Seta economica” che colleghi Cina ed Europa. Le implicazioni della crescita economica per tutta l’Eurasia sono impressionanti“. Curiosamente i media occidentali hanno finora ignorato entrambi gli eventi. Sembra che ci sia il desiderio di accompagnare la falsità delle illusione e arroganza occidentali assieme al silenzio. La Germania, il motore economico d’Europa e quarta economia del mondo (PIL da 3600 miliardi dollari US), all’estremità occidentale del nuovo asse commerciale sarà la calamita che attirerà altri partner commerciali europei della Germania verso la Nuova Via della Seta. Ciò che appare come un futuro vantaggio per Russia e Cina, comporterà anche sicurezza e stabilità, ciò sarebbe una sconfitta letale per Washington. Inoltre, i BRICS si preparano a lanciare una nuova moneta, composta dal paniere di loro valute locali, da utilizzare nel commercio internazionale, nonché una nuova valuta di riserva, sostituendo un dollaro gravato dal debito e piuttosto inutile, una prodezza benvenuta nel mondo. Insieme con la valuta dei nuovi Paesi BRICS (A) arriverà un nuovo sistema di pagamento internazionale, sostituendo negli scambi SWIFT e IBAN, rompendo così l’egemonia della famigerata manipolatrice di oro e valuta di proprietà privata Banca dei regolamenti internazionali (BRI) di Basilea, in Svizzera, detta anche banca centrale di tutte le banche centrali. Per esserne sicuri, la BRI è un’istituzione di proprietà privata a scopo di lucro creata nei primi anni ’30, durante la grande crisi economica del 20° secolo. La BRI fu costituita proprio per questo scopo, controllare il sistema monetario mondiale insieme alla FED, anch’essa di proprietà privata dei Banksters di Wall Street, l’epitome della proprietà privata non regolamentata. La BRI è nota ospitare almeno una mezza dozzina di riunioni segrete all’anno, in cui partecipa l’élite mondiale per decidere il destino di Paesi e intere popolazioni. La sua scomparsa sarebbe un altro gradito nuovo sviluppo.
Con la nuova via commerciale e il nuovo sistema monetario in formazione, altri Paesi e nazioni, finora presi dagli artigli della dipendenza dagli Stati Uniti, accorreranno verso il ‘nuovo sistema’, isolando man mano l’economia industriale militare (sic) di Washington e la sua macchina da guerra della NATO. Questo mutamento economico potrà mettere l’impero in ginocchio senza spargere una goccia di sangue. Lo spazio per una nuova speranza di giustizia e maggiore uguaglianza, la rinascita di Stati sovrani, può sorgere trasformando la spirale delle tenebre in una di luce.

Peter Koenig è un economista ed ex-impiegato della Banca Mondiale. Ha lavorato a lungo nel mondo dell’ambiente e delle risorse idriche. Scrive regolarmente per Global Research, ICH, Voce della Russia e altri siti Internet. È autore di Implosion, racconto basato sui fatti e su 30 anni di esperienza in tutto il mondo.
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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti perseguono il caos generale: ora tocca all’Asia

Dedefensa, 9 aprile 2014

8860548Dato lo stato generale della situazione mondiale, rafforzata splendidamente dalla crisi ucraina, gli Stati Uniti cercano di capitalizzare l’estensione della svolta in Asia. Perché portare il caos anche in Asia? E’ vero che questa zona è un po’ indietro rispetto alla situazione europea, del Medio Oriente ed anche negli Stati Uniti, soprattutto in relazione alla situazione di Washington, dell’amministrazione Obama, del Congresso e della politica degli Stati Uniti, ecc. Si tratta di correttezza ed equilibrio. Questa è l’ipotesi che siamo portati a fare osservando la tensione ottenuta dagli Stati Uniti con le loro ultime dichiarazioni che promuovono solo il peggioramento delle cattive relazioni, in particolare tra Giappone e Filippine, da un lato, e Cina dall’altra. Il risultato è il progressivo indurimento della posizione della Cina contro gli Stati Uniti, con parole e giudizi di durezza mai vista, espresse in occasione della visita di Chuck Hagel in Cina e prima del viaggio  asiatico di Obama. Tyler Durden sviluppa un’osservazione della situazione su Zerohedge del 9 aprile 2014.
A quanto pare mettendo via i convenevoli diplomatici, i cinesi sono stati diretti con Chuck Hagel, mentre pone le basi per il viaggio in Asia del presidente Obama a fine mese (che dovrà visitare Giappone, Malesia e Filippine, tutti con conflitti territoriali diretti con la Cina). Come riporta Reuters, “Obama deve prestare seria considerazione a tale problema quando si tratta di Asia… La Cina ha già inviato questo messaggio durante gli incontri con Hagel”, ha detto Ruan Zongze, ex- diplomatico cinese presso l’Istituto di Studi Internazionali di Pechino, un think tank legato al ministero degli Esteri della Cina. “Gli Stati Uniti prendono una direzione che non vogliamo vedere, schierandosi con Giappone e Filippine, e la Cina è molto scontenta di ciò.” (…) Questi commenti dalla Cina sono senza precedenti… “il ministro della Difesa cinese Chang Wanquan ha detto ad Hagel che Washington dovrebbe frenare il Giappone e rimproverare le Filippine. Chang ha detto apertamente ad Hagel che “i cinesi non sono contenti” del sostegno degli Stati Uniti al Giappone e al Sud-Est asiatico, secondo una dichiarazione apparsa sul sito del ministero della Difesa cinese. L’influente tabloid Global Times, pubblicato dall’ufficiale Quotidiano del Popolo del Partito Comunista, ha scritto in un editoriale che tali parole forti “non sono state sentite molto in passato”.” Tyler cita ancora Ruan Zongze: “(I funzionari cinesi) sperano che la visita di Obama non sia usata per radunare altri Paesi contro la Cina. Se si ascolta la dura retorica dei vertici dell’amministrazione degli Stati Uniti, questa è una vera e propria preoccupazione.” “Loro (i funzionari cinesi) cercano di capire se è la bassa popolarità statunitense a spingere a fare commenti che non può fare il capo, o se ci si muove in un crescendo…” “Penso che ci sia la preoccupazione che tale dibattito possa essere influenzato in modo sostanziale se Obama facesse commenti molto espliciti in questo viaggio, che potrebbero capovolgere l’equilibrio interno e rendere più difficile per Xi sottolineare come fondamentale il rapporto sino-statunitense“.”
Naturalmente, tale atteggiamento degli Stati Uniti in Asia verso la Cina contrasta curiosamente con i loro sforzi per dividere Cina e Russia sulla crisi ucraina, come se non ci fosse un coordinamento tra queste due politiche; ovviamente l’ipotesi più accettabile è che il caos sia particolarmente florido nel governo degli Stati Uniti, come abbiamo visto. Pertanto, si prevede il rafforzamento dei legami tra la Cina e la Russia nelle rispettive crisi, dei BRICS, della Shanghai Cooperation Organization, ecc.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ampie opportunità di collaborazione finanziaria per i BRICS

Viktor Kuzmin, RIR, 7 aprile 2014

Il raggruppamento può avviare un sostituto al sistema SWIFT e creare un mercato finanziario pan-eurasiatico senza il dollaro. Inoltre, un accordo sui cieli aperti aiuterebbe ad incrementare il traffico aereo tra i Paesi.
brics-banner2-with-text2-jpegL’attuale crisi per l’Ucraina ha spinto i BRICS ad avviare una politica concertata nel campo finanziario. Gli aderenti al gruppo hanno già deciso di creare la propria banca di sviluppo e gli eventi sull’Ucraina hanno sottolineato l’importanza di questa decisione, dice Vladimir Lupenko, partner della società di consulenza FCG. Mikhail Krylov dell’United Traders ha fiducia che i BRICS possano fare un ulteriore passo avanti e accedere nei pagamenti nelle rispettive valute, consentendo di aumentare le possibilità di proteggere le proprie valute contro una guerra economica. Vassilij Jakimkin del FIBO Group ritiene che i recenti eventi riguardo la Russia dimostrano che i Paesi BRICS utilizzando i codici SWIFT per effettuare pagamenti in dollari o euro, dipendono dall’occidente. Ogni Paese può essere privato di tali codici in qualsiasi momento, rendendo impossibili i bonifici. Ciò significa che i Paesi dell’associazione devono iniziare a creare il proprio SWIFT, pensando allo stesso tempo a creare un proprio sistema di pagamenti. L’inaspettata decisione di VISA e MasterCard di bloccare le operazioni presso le banche russe colpite dalle sanzioni statunitensi dimostra l’elevato livello di dipendenza di tali operazioni dagli Stati Uniti Un altro passo in avanti, secondo Vladimir Rozhankovskij, direttore del dipartimento di analisi del Nord Capital Investment Group, sarebbe creare una borsa pan-eurasiatica “senza dollari” che possa dare la tanto attesa scossa nello sviluppo dei sistemi finanziari regionali. Secondo la valutazione del partner di RusEnergy Mikhail Krutikhin, la Cina può ricavare il maggiore beneficio dalle relazioni tese tra la Russia e l’occidente. “Le sanzioni possono rendere più difficile alle imprese statali russe accedere ai finanziamenti, e i cinesi, che hanno notevoli risorse monetarie a disposizione, hanno la possibilità di investire e fare prestiti in Russia a condizione di partecipare ai progetti che prevedono estrazione e trasporto degli idrocarburi“, ha detto. I membri dei BRICS hanno anche molte opportunità di rafforzare la partnership nei settori reali dell’economia. Secondo il professor Boris Eliseev, esperto presso la Camera dell’aviazione civile pubblica, i Paesi aderenti potrebbero attuare un regime dei cieli aperti nell’ambito dell’associazione. “Questo faciliterà la cooperazione tra i Paesi e lo sviluppo del trasporto dei passeggeri“, ha detto.
La carta vincente, naturalmente, è ampliare la cooperazione su petrolio e gas. La Russia non ha necessariamente bisogno dell’Unione europea e degli Stati Uniti per sostenere la produzione del petrolio e lo sviluppo di nuovi giacimenti. “La Russia ha appreso a produrre gli oleogasdotti. Acquisto impianti ed altro in Cina o li riunisce sotto il suo controllo, e le piattaforme vengono ordinate in Corea e Cina“, spiega Mikhail Krutikhin. Tecnicamente, il riorientamento delle esportazioni di petrolio dall’ovest all’est potrebbe effettuarsi in 1-2 anni. E’ più difficile con il gas, dove notevoli investimenti saranno necessari. Tuttavia, questo problema può essere risolto se Cina e India decidono di diventarne clienti “ancorando” ad oriente il gas siberiano. In altri settori, il Brasile è pienamente in grado d’incrementare la partnership con la Russia nel settore agricolo e, a quanto pare, dovrà sbrigarsi perché l’Europa non potrà tecnicamente fornire alla Russia carne di maiale a seguito della diffusione dell’influenza suina africana. Cina ed India possono inserirsi nei piani russi per l’esplorazione dello spazio e la produzione di energia nucleare più sicura. L’India può anche acquisire maggiore cooperazione tecnico-militare con la Russia e ulteriore accesso alle tecnologie militari russe.
Secondo la valutazione di Vassilij Jakimkin, la Cina potrà rafforzare la propria posizione di leadership nello sviluppo e produzione dell’elettronica, l’India nella farmaceutica e il Brasile supererà UE e USA nella produzione biotecnologica e del bestiame. Sud Africa, Cina e Russia potranno anche guidare certi settori agricoli, se non avranno problemi. È certo che “nel prossimo futuro, i Paesi BRICS potranno sempre più promuovere le loro priorità commerciali ed economiche strategiche, lavorando per acquisire, mantenere e rafforzare i propri progressi economici, ma ciò non sarà possibile senza liberarsi dalle incertezze finanziarie“. L’analista finanziario di FxPro, Aleksandr Kuptsikevich ritiene che i Paesi in via di sviluppo più forti devono investire nelle reciproche economie oltre che sui mutui scambi. “La crescita dei BRICS negli ultimi anni si basa soprattutto sui capitali provenienti da Paesi sviluppati, ma ora i capitali dei Paesi in via di sviluppo possono essere usati al posto dei capitali del mondo sviluppato. Mi sembra che le imprese in Russia e Cina siano abbastanza forti per tentare l’espansione sui mercati esteri. Gli iniziali timidi tentativi diverrebbero più dinamici“, ha detto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina: verso la repubblica nazi-atlantista del Banderastan

Alessandro Lattanzio 8/4/2014

Non credo che alla Russia importi se un’Ucraina sfasciata si unisce alla NATO, chiamandosi “Repubblica Nazista del Banderastan”. La Russia ci guadagnerà se si riprende di nuovo tutto ciò che ha ceduto dagli anni ’20, annettendosi uno Stato con metà popolazione e l’80% dell’industria del Banderastan. Nel frattempo, l’UE avrà preso a bordo il caso disperato di un’economia gestita da gente che farà fare all’ungherese Jobbik la figura del liberaldemocratico. La NATO avrà acquisito carne da cannone e un fronte con una Russia risorgente; ma anche uno Stato fallito che la Russia conosce bene e può gestire, parlando d’intelligence, a volontà. Ci vorrà del tempo alla CIA per fornire parrucche e corsi di lingua ucraina ai suoi agenti, ne sono sicuro”.

3349151Migliaia di persone sventolando bandiere russe sono scese nelle piazze delle città dell’Ucraina orientale di Donetsk, Lugansk, e Kharkov occupando gli uffici governativi. Il 6 aprile, oltre 2000 manifestanti russofoni occupavano i locali del governo provinciale della città di Donetsk, nell’oriente dell’Ucraina. I manifestanti issarono la bandiera russa sul palazzo governativo e inalberavano cartelli con gli slogan “Donetsk, città russa”, “referendum sull’indipendenza e l’unificazione con la Russia”, “I Berkut hanno salvato l’Ucraina”, “Svegliati, popolo ucraino”, “Che sia un’unione dei popoli fratelli” e “fuori la NATO”. La milizia popolare occupava anche l’edificio del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina. A Lugansk venivano occupate la filiale della Banca Nazionale e l’edificio della Direzione Provinciale del Servizio di Sicurezza. La milizia popolare chiede all’amministrazione regionale di Lugansk di “non riconoscere il governo a Kiev” e di “assumere il controllo politico della regione“. Le persone radunatesi a Piazza Lenin, a Donetsk, presentarono una petizione in favore degli agenti di Berkut, falsamente accusati di aver sparato ai rivoltosi di Majdan. I manifestanti chiedono che la “giunta illegale a Kiev” ponga fine a repressioni e persecuzioni politiche e non molesti l’esercizio del diritto all’autodeterminazione, perseguendo l’esempio della Crimea. I manifestanti chiedono ai funzionari una sessione speciale sul referendum, altrimenti organizzeranno l’iniziativa per risolvere la questione. I manifestanti non riconoscono le cosiddette autorità a Kiev e chiedono anche la liberazione del ‘governatore popolare’ Aleksandr Kharitonov, incarcerato da metà marzo, e di altri 15 attivisti filo-russi. Così sei attivisti anti-Majdan furono rilasciati. A Kharkov 10000 manifestanti russofoni si sono scontrati con elementi neonazisti e circa 1500 attivisti pro-russi occupavano la sede dell’amministrazione regionale di Kharkov. Gli organizzatori delle proteste invitarono i partecipanti “a sostenere Donetsk e Lugansk, dove sono stati occupati edifici governativi“. Il 7 aprile, nella sessione del Consiglio del popolo del Donbass, a Donetsk, veniva dichiarata l’autonomia da Kiev proclamando la Repubblica Popolare di Donetsk. Polizia e servizi di sicurezza ucraini non interferivano nonostante le minacce dei golpisti a Kiev. Il Consiglio si proclamava unico organo legittimato della regione fino al referendum generale da tenersi non oltre l’11 maggio. “La Repubblica Popolare del Donetsk costruirà le sue relazioni in linea con il diritto internazionale e sulla base dell’uguaglianza e dei vantaggi reciproci. Il territorio della repubblica rientra nei confini amministrativi riconosciuti della regione di Donetsk ed è indivisibile e inviolabile. Questa decisione entrerà in vigore dopo il referendum“. Inoltre il Consiglio di Donetsk s’è indirizzato al presidente russo Vladimir Putin, chiedendo l’invio di una forza di pace nella regione. “Senza il vostro sostegno sarà difficile resistere alla giunta di Kiev. Lo chiediamo al Presidente Putin perché possiamo affidare la nostra sicurezza solo alla Russia“. Una manifestazione contro la repressione politica in Ucraina si svolgeva anche nella città meridionale di Odessa.
Il ‘presidente’ golpista Aleksandr Turchinov ha minacciato misure antiterrorismo contro coloro che si ribellano alle ‘autorità’ di Kiev, “Quello che è successo ieri è la seconda fase dell’operazione speciale della Federazione russa contro l’Ucraina” perciò un “comando anti-crisi è stato istituito ieri sera. Abbiamo intensificato le misure di sicurezza al confine orientale del Paese, considerando la passività delle forze dell’ordine locali, che saranno rafforzate con personale di altre regioni”. A sua volta il ‘ministro’ degli Esteri ad interim ucraino Andrej Deshitsa annunciava che il governo golpista a Kiev prenderà misure “molto dure” contro i manifestanti russofoni. Quindi i golpisti a Kiev pianificano un’”operazione di pulizia” in Ucraina orientale, mentre Turchinov ha cancellato la visita alla Conferenza dei presidenti dei parlamenti dell’Unione europea in Lituania. Il ‘ministro’ degli interni ucraino, il golpista Arsen Avakov, conferma che “Queste unità speciali sono pronte a risolvere compiti immediati senza prestare attenzione alle peculiarità locali. Invito tutte le teste calde ad astenersi da critiche e panico ed aiutare la polizia a prendere la situazione sotto controllo“. Le ‘autorità’ a Kiev hanno già aperto più di 20 procedimenti penali contro i manifestanti anti-Majdan. Agenti della sicurezza in Crimea avevano sventato un attacco presso la città di Saki, la notte del 6 aprile. Un gruppo di 10 individui aveva attaccato un checkpoint e occupato un edificio nelle sue vicinanze. Quando la polizia è arrivata sul posto fu aggredita da cinque soggetti che cercarono di rubare le armi degli agenti. “Durante lo scontro uno degli aggressori è stato arrestato e un altro è morto, gli altri tre sono fuggiti. Dopo essere stato ferito, un militare s’è difeso uccidendo un ufficiale dell’esercito ucraino, Stanislav Karachevskij“.
Intanto il rappresentante permanente degli Stati Uniti presso l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), Daniel B. Baer, ha dichiarato che qualsiasi referendum in Ucraina sarà considerato illegale da Washington. Il ministero degli Esteri russo invece esorta Kiev a bloccare i preparativi volti ad istigare la guerra civile. L’Ucraina starebbe inviando unità speciali della polizia nelle regioni del sud-est, nel tentativo di contrastare le proteste antigovernative. “Secondo le nostre informazioni, unità delle truppe interne e della guardia nazionale, nonché militanti armati della formazione illegale ‘Fazione Destra’, si avviano verso il sud-est dell’Ucraina e la città di Donetsk“, ha detto il ministero. “Siamo particolarmente preoccupati dal coinvolgimento dei 150 mercenari statunitensi della società privata Greystone Ltd., vestiti con l’uniforme delle unità speciali della polizia ucraina Sokol. Gli organizzatori di tale istigazione hanno una gravissima responsabilità minacciando diritti, libertà e vita dei cittadini ucraini, così come la stabilità dell’Ucraina“. Secondo Lavrov i golpisti di Kiev non sono “In grado di stabilizzare la situazione in Ucraina se ignorano gli interessi delle regioni meridionali e orientali. Il rifiuto del dialogo indica che se non si prendono cura dei loro diritti, nessuno si curerà di loro“.
Il direttore dell’FSB russo Aleksandr Bortnikov ha riferito che il capo di al-Qaida nel Caucaso, Doku Umarov, è stato neutralizzato con un’operazione militare chirurgica nel primo trimestre del 2014, mentre centinaia di terroristi sono stati arrestati. I servizi di sicurezza russi hanno effettuato 33 operazioni antiterrorismo nei primi tre mesi del 2014, eliminando 13 capi islamisti e 65 terroristi, arrestandone altri 240. Già a gennaio, il Presidente della Repubblica autonoma russa della Cecenia, Ramzan Kadyrov, annunciò che Umarov era stato ucciso. Alla fine di dicembre 2013, un braccio destro di Doku Umarov, Islam Atev, era stato eliminato durante uno scontro a fuoco con la polizia russa nella regione di Khasavjurt, nel Daghestan. L’emirato del Caucaso guidato da Umarov, e altri gruppi terroristici islamici nel Caucaso, vengono finanziati dall’Arabia Saudita ed operano in collegamento con le intelligence occidentali e degli Stati Uniti. La conferma dell’eliminazione di Doku Umarov arriva un mese dopo che il capo di Fazione Destra ucraina, Dmitrij Jarosh, ricercato per terrorismo dalla Russia e dall’Interpol, e collaboratore di Umarov nella guerra in Cecenia, aveva istigato al-Qaida a sostenere il movimento Euro-Majdan a Kiev compiendo attentati in Russia. 10153065Fonti:
ITAR-TASS
Moon of Alabama
Nsnbc
RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
RTL
TeleSurTV
Voice of Russia

L’occidente e il boomerang delle sanzioni antirusse

Boris Novoseltsev Strategic Culture Foundation 06/04/2014
russia-mapI tentativi dei capi occidentali di creare l’illusione che ognuno approvi l’idea d’imporre sanzioni contro la Russia si scontra con la discrepanza evidente tra tale immagine truccata e il reale stato delle cose. Molti, negli Stati Uniti e in Europa, considerano le sanzioni un errore, e nei Paesi asiatici e in Africa non vi è alcun sostegno alle sanzioni occidentali contro la Russia, a livello statale o tra l’opinione pubblica. In primo luogo, i Paesi europei non sono pronti a pagare i problemi dell’Ucraina di tasca loro. La disputa sulle sanzioni è il pomo della discordia nell’Unione europea. Mentre la burocrazia di Bruxelles sostiene le sanzioni, diversi governi nazionali esprimono opinioni diverse sulla questione. L’ambasciatore polacco in Ucraina H. Litwin, per esempio, ha dichiarato: “Ci sono interi settori dell’economia polacca dai legami molto forti con la Russia, e senza questi legami la Polonia avrà serie difficoltà. E ciò è una grave minaccia all’economia dei Paesi europei”. Il tema delle sanzioni contro la Russia ha scatenato uno scambio di battute pungenti tra Gran Bretagna e Francia. La prima ha accusato la seconda di non agire abbastanza duramente sulla questione delle sanzioni contro la Russia. Ad esempio, non ha deciso di rifiutare di vendere alla Russia due portaelicotteri, continuando a prepararle per la consegna. In risposta, il ministro degli Esteri francese L. Fabius ha suggerito che la Gran Bretagna debba dare l’esempio congelando i beni degli oligarchi russi a Londra. Mentre la Germania è più decisa di altri nel sostenere le sanzioni, nei fatti si limita ad una gamma molto ristretta dato che Berlino non può opporsi agli industriali tedeschi che chiedono che il governo rinsavisca e non crei difficoltà alle migliaia di ditte tedesche che lavorano con la Russia. La cancelliera tedesca Angela Merkel, dopo l’incontro con la presidentessa sudcoreana Park Geun-hye a Berlino, affermava di voler risolvere la crisi in Ucraina con mezzi politici e senza imporre sanzioni economiche contro la Russia, “non m’interessa l’escalation; al contrario lavoro per attenuare le tensioni della situazione”, ha detto Merkel.
Il politologo C. Bambery ha fatto la seguente valutazione della situazione: “la Gran Bretagna non vuole imporre sanzioni, le economie di entrambi i Paesi ne soffrirebbero subito. I francesi non supportano questa idea e neanche Angela Merkel. Così, le tre maggiori economie europee non vogliono imporre sanzioni contro la Russia. Gli Stati Uniti potrebbero naturalmente farlo, ma l’Europa gioca un ruolo più importante, essendo il primo partner commerciale della Russia. E se gli europei non supportano le sanzioni, è improbabile che succeda qualcosa”. Alcuni Paesi europei sono contro l’imposizione di sanzioni, ma non sono pronti ad opporsi apertamente a Bruxelles, così prendendo una propria strada. Ad esempio, Bulgaria, Lettonia e Cipro hanno chiesto un risarcimento a Bruxelles per il boicottaggio di Mosca. E’ evidente che l’Unione europea non disponga di molto denaro e nessuno sarà d’accordo con tale risarcimento. In alcuni Paesi europei, per esempio la Repubblica ceca, i membri del parlamento hanno dichiarato chiaramente che non supportano le sanzioni contro la Russia per la sua politica sull’Ucraina.
In Asia l’idea di imporre sanzioni contro la Russia ha incontrato un rifiuto ancora più deciso.  L’India ha dichiarato in modo inequivocabile che si oppone alle sanzioni contro la Russia: in primo luogo Delhi non considera le sanzioni strumento della politica estera, e in secondo luogo riconosce che la Russia ha interessi legittimi in Ucraina. Il 25 marzo in occasione del vertice sulla sicurezza nucleare all’Aja, i ministri degli Esteri dei BRICS hanno confermato ufficialmente il loro impegno a un tale approccio: “L’escalation di linguaggio ostile, sanzioni e contro-sanzioni, e forza non contribuisce a una soluzione sostenibile e pacifica, secondo il diritto internazionale, i principi e gli scopi della Carta delle Nazioni Unite. I leader dei Paesi africani hanno una posizione simile. Il  Giappone è incline verso tale posizione. Secondo un sondaggio condotto dal centro di ricerca del primo quotidiano finanziario Nikkei e dalla rete Tokyo TV, il 52% degli intervistati crede che il Giappone debba “avere una propria linea diplomatica” sugli eventi in Ucraina. E ancora prima, il 7 marzo, il ministro degli Esteri giapponese F. Kishida ha dichiarato che “il Giappone non impone sanzioni alla Russia, ma decide in base agli sviluppi della situazione, osservando strettamente le reazioni degli altri Paesi”. La Cina non ha intenzione di “giocare alle sanzioni” o di seguire chicchessia in tale gioco. Il 17 marzo Shi Mingde, l’ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Germania, ha dichiarato: “Le sanzioni potrebbero portare a misure di ritorsione e avviare una spirale dalle conseguenze imprevedibili. Non vediamo nessun prerequisito per imporre sanzioni”.
Riguardo gli Stati Uniti, non tutti sono entusiasti dell’iniziativa di Obama. La comunità imprenditoriale statunitense ha lanciato una campagna piuttosto attiva per evitare che la Casa Bianca prenda decisioni che danneggino l’economia. La logica degli affari è semplice e comprensibile: le sanzioni economiche “potrebbero limitare le possibilità degli statunitensi di fare  affari nel Paese con l’ottava economia del mondo”. Il professore di Harvard Richard Pipes, specialista di storia russa, ha dato una valutazione molto diretta sull’insensatezza degli Stati Uniti nell’imporre sanzioni contro la Russia: “Quando parliamo di sanzioni nei confronti di un grande Paese come la Russia, la cui economia è strettamente intrecciata con le economie di tutti i Paesi più importanti del mondo, le sanzioni appariranno più che altro assurde che non un vero e proprio strumento, disponendo la Russia di mezzi non meno potenti per rispondere”. E soprattutto, dice Pipes, l’imposizione di sanzioni alla Russia non aiuterà assolutamente l’Ucraina, i cui problemi sono molto più di natura sistemica della semplice “perdita della Crimea”. L’occidente semplicemente complica le relazioni con la Russia senza alcun vantaggio riducendo la possibilità di un compromesso con la Russia su altre questioni. Preservare tali opportunità è di grande importanza per l’occidente. Il 26 marzo il portavoce del dipartimento di Stato degli Stati Uniti M. Harf ha espresso la speranza che “il conflitto in Ucraina” non pregiudichi la collaborazione di Washington e Mosca sulla questione siriana. Tuttavia, è chiaro che tale speranza è giustificata soltanto se la Casa Bianca non decide il confronto con la Russia cercando una via d’uscita dalla crisi ucraina.
Molto probabilmente, l’occidente revocherà le sanzioni alla Russia nel prossimo futuro, senza tante storie. Da una parte ciò consentirà ai politici occidentali di ascoltare le preoccupazioni dei loro ambienti finanziari e industriali, e dall’altro gli permetterà di salvare la faccia. Anche se va detto che  hanno già ricevuto uno schiaffo in “faccia”: la reazione alla riunificazione della Crimea con la Russia, denuncia in primo luogo l’ipocrisia e la doppia morale occidentali verso il resto del mondo, e in secondo luogo dimostra la possibilità limitata d’influenzare la politica mondiale usando ultimatum e ricatti. Ciò avrà conseguenze di vasta portata.

10003993La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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