Le guerre perdute di Obama. Il Fronte dei Caraibi

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 08/08/2014
petrocaribeI Caraibi sono il ventre dell’America, estremamente vulnerabile per la sicurezza della superpotenza.  Basti citare le attività dei cartelli della droga nella regione, che trafficano in decine di tonnellate di droga negli Stati Uniti, aggirandone il sistema di difesa a strati della DEA e delle altre agenzie d’intelligence, e senza particolari problemi. Il confine dei Caraibi degli USA potrebbe diventare altrettanto vulnerabile alla penetrazione di organizzazioni terroristiche. Le guerre combattute dall’impero in Asia hanno fallito, e gli USA saranno costretti ad affrontare per moltissimo tempo le conseguenze negative di tali imprese. Vi sono sempre più organizzazioni terroristiche che agiscono per vendetta contro l’impero, a qualsiasi prezzo. L’amministrazione Obama porta avanti le misure complesse e costose dei servizi di sicurezza per impedire attacchi di rappresaglia sul suolo statunitense. Solo nei Paesi dei Caraibi centinaia di dipendenti delle agenzie d’intelligence lavorano nelle ambasciate statunitensi, utilizzando ogni risorsa operativa, dalla penetrazione di agenti al controllo elettronico. Tuttavia, non vi è alcuna fiducia nell’efficacia di tali misure. Da qui la ben  nascosta ma profonda paura della preparazione di attentati su larga scala, massicci sequestri di ostaggi o sabotaggi di impianti chimici o centrali nucleari. Briefing ufficiali su tali temi sono regolarmente trasmessi alle stazioni degli Stati Uniti: non trascurare, non consentire, fermare in tempo… Questo è esattamente il motivo per cui le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti hanno iniziato ad usare metodi provocatori per spingere “potenziali criminali” ad atti illegali.
Il personale addetto alle operazioni d’intelligence statunitensi, in prima linea nel proteggere il Paese dalle minacce terroristiche, è sottoposto a grave stress. Non tutti i dipendenti possono sopportarlo, con conseguente licenziamento, nel migliore dei casi, e suicidio nel peggiore. L’incidente di George Gaines, 50enne funzionario responsabile della sicurezza regionale presso l’ambasciata statunitense nelle Barbados, è particolarmente rilevante. S’è sparato alla testa sulla spiaggia di Christ Church a Dover. I giornalisti locali hanno interpretato la scelta di un luogo pubblico, per tale atto, in modo inequivocabile: Gaines ha voluto assicurarsi che il suo suicidio avesse la maggiore risonanza dai media e dal pubblico. Inutile dire che l’ambasciata statunitense ha fatto tutto il possibile per assicurarsi che ciò non accadesse. Il corpo del diplomatico è stato portato nell’ambasciata, senza il consenso delle autorità locali o i risultati preliminari degli esperti forensi, e poi trasferito a Miami con il primo volo di una compagnia aerea statunitense. Ad ogni domanda posta dai media delle Barbados, l’ambasciata ha risposto che la morte di Gaines è una “questione privata”, chiedendo di “rispettare la privacy della famiglia“. L’ambasciata degli Stati Uniti nelle Barbados, la più grande delle Piccole Antille, si ‘occupa’ anche delle altre nazioni insulari, Saint Kitts e Nevis, Antigua e Barbuda, Saint Vincent e Grenadine, Dominica e Santa Lucia. Date le numerose richieste di servizio, problemi dei trasporti, restrizioni finanziarie su viaggi e regole severe relative alla sicurezza personale, Gaines non poteva sempre affrontare tali compiti ed è stato criticato dall’ambasciatore davanti a un collega, restandoci estremamente male. Secondo i blogger delle Barbados, il diplomatico era preoccupato che un qualsiasi incidente alla sicurezza ponesse fine alla  carriera. Ha risolto tutte le sue paure con il suicidio.
douglasAl fine di limitare l’influenza di Cuba e Venezuela nei Paesi dei Caraibi, le agenzie d’intelligence ricorrono ampiamente ai metodi della guerra fredda. Sono sempre in corso le operazioni contro l’alleanza Petrocaribe, istituita nel 2005 su iniziativa di Hugo Chavez per fornire petrolio e prodotti derivati all’America Centrale e ai Caraibi a prezzi ridotti. Uno dei piani dell’alleanza Petrocaribe è creare una nuova zona economica. Secondo il Presidente Nicolás Maduro: “Lo scopo dell’alleanza  sono investimenti, commercio e sviluppo dei progetti di produzione congiunti, anche relativi al turismo. Siamo pronti a questa alleanza a livello governativo e privato“. Gli sforzi di Caracas per consolidare i Paesi dei Caraibi sono percepiti da Washington come “comportamento conflittuale“. La posizione degli USA sui piani di Petrocaribe è stata chiarita da Alex Sokoloff, funzionario politico ed economico dell’ambasciata degli Stati Uniti alle Bahamas. Ha avvertito il governo delle isole contro lo sviluppo di legami economici con il Venezuela, dato che non vi è “alcuna cosa come petrolio economico. Lo scenario più probabile (dei venezuelani) è un gravoso credito a lungo termine o altre corde politiche legate a un qualsiasi accordo”. Senza battere ciglio, Alex Sokoloff ha suggerito che le Bahamas usino pannelli solari, in quanto migliore fonte di energia. I reparti speciali del governo degli Stati Uniti non riducono l’intensità delle operazioni per destabilizzare Cuba. Washington non può in alcun modo conciliarsi con il fatto che dopo 50 anni di tentativi falliti per rovesciare il regime di Castro, Cuba mantiene l’indipendenza e continua ad andare per la sua strada. La politica di riforme sociali ed economiche è sostenuta dalla stragrande maggioranza dei cubani. I tentativi di CIA e USAID di creare gruppi per una ‘rivoluzione colorata’ sull’isola, invariabilmente continuano a fallire, e l’ultimo tentativo ha ottenuto pubblicità… Attraverso l’organizzazione statunitense Creative Associates International, studenti provenienti da Costa Rica, Perù e Venezuela sono stati inviati a Cuba per reclutare. Il controspionaggio cubano ha denunciato il tentativo degli agenti ‘studenti’ della CIA d’infiltrare la gioventù di Cuba in tempi relativamente brevi. Le rivelazioni sono state fatte da Associated Press che, credendo che coinvolgere dei giovani in operazioni dubbie fosse un crimine, ha svolto una propria indagine che ha reso pubblica. Le agenzie d’intelligence statunitensi non rifuggono da metodi più radicali. A detta di tutti, furono coinvolti nell’attacco al consolato venezuelano di Willemstad (Curaçao). Un attivista dell’opposizione anti-bolivariana, in contatto con i rappresentanti degli Stati Uniti sull’isola, usò un veicolo per danneggiare l’ingresso e l’interno dell’edificio. A seguito di ordini da Caracas, i diplomatici venezuelani furono temporaneamente ritirati da Curaçao, Aruba e Bonaire per la minaccia di ulteriori attacchi. A Basseterre, capitale di Saint Kitts e Nevis, l’edificio dell’ambasciata venezuelana fu incendiato. La capitale considera l’azione come una sorta di avvertimento al Primo ministro Denzil Douglas, che ammira le riforme in Venezuela e le conquiste sociali di Cuba. Non molto tempo fa, Douglas ha aperto ambasciate del suo Paese a Caracas e l’Avana, e dichiarato nelle cerimonie: “Continueremo ad essere accanto a Cuba nella lotta per l’integrazione in America Latina e nei Caraibi.”
Nel maggio 2013, Helmin Wiels, il leader del partito Pueblo Soberano, che vinse le elezioni nell’ottobre 2012, fu ucciso nell’isola di Curaçao. Wiels voleva la carica di primo ministro e creare una coalizione di centrosinistra. Condivise le idee politiche di Hugo Chavez e aveva relazioni amichevoli con Nicolás Maduro. Wiels sosteneva una politica estera indipendente per l’isola e l’espulsione delle forze armate statunitensi che, con il pretesto di combattere il traffico di droga, effettuavano (e ancora svolgono) operazioni d’intelligence contro il Venezuela. La stazione della CIA operante a Willemstad, nel Consolato Generale, credeva che Wiels fosse un politico estremamente pericoloso per gli interessi degli Stati Uniti. Fu quindi sottoposto a costante sorveglianza. I suoi viaggi furono accuratamente documentati, soprattutto a Caracas e l’Avana, e le sue conversazioni telefoniche registrate, come i suoi contatti internet. Il politico fu ucciso dopo essere stato colpito più volte in un villaggio sulla costa, dove di solito andava a rilassarsi. Non aveva guardie del corpo e gli assassini ne approfittarono. Secondo i media, praticamente tutti coloro coinvolti nell’attentato furono arrestati a seguito di una indagine di polizia. Uno di questi poi si uccise in cella. Un altro, il conducente della vettura che portò gli assassini nel luogo dell’assassinio, fuggì negli USA. Non vi è ancora nessuna informazione su chi esattamente ha ordinato l’assassinio. E’ dubbio che si saprà. Tuttavia non si può ignorare il fatto che scarsa attenzione è stata data al ‘caso Wiels’, come se si stesse cercando di dimenticarlo al più presto possibile. Le teorie sul coinvolgimento della CIA nell’omicidio originariamente apparvero su internet e scomparvero come a un segnale: evidentemente opera di specialisti della NSA.
Al fine di proteggersi, Cuba, Venezuela e alleati lanciano misure aggressive per denunciare le operazioni segrete statunitensi volte a minare i processi d’integrazione nei Caraibi, comprometterne commercio ed economia, così come i legami energetici e militari con Paesi come Cina, Russia e Brasile. La sfiducia negli obiettivi della politica statunitense nella regione ha raggiunto il picco, e l’opposizione dei Caraibi ai diktat imperiali è sempre più netta.

Helmin Wiels, Curacao2La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’intelligence USA terrorizza il Venezuela

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 16/05/2014

logo_daiDopo la vittoria del successore di Hugo Chavez, Nicolas Maduro, nelle elezioni presidenziali del 2013, la CIA per rovesciarlo ha cercato di utilizzare una versione modernizzata dello scenario cileno. Quarant’anni fa, tale scenario funzionò: nel settembre 1973 il governo di Salvador Allende fu letteralmente distrutto. Una dittatura fascista repressiva s’impose in Cile per molti anni, e i sostenitori di Allende ne furono le vittime. Decine di migliaia di cileni passarono nei centri di tortura e campi di concentramento. Molti furono costretti ad emigrare, ma anche all’estero non si sentirono al sicuro. La polizia segreta di Pinochet braccò le figure più importanti della resistenza e utilizzò veleno ed esplosivi per eliminarle. In Venezuela lo scenario cileno non ha funzionato. I cospiratori, seguendo le istruzioni dei loro sorveglianti della CIA, previdero di provocare un malcontento di massa. Hanno provato di tutto: scarsità artificiale dei generi di prima necessità, sabotaggio dei mezzi pubblici, attacchi contro agenzie governative, e barricate sulle autostrade nelle strade delle aree residenziali. Ovunque sulle città, come segnale di allarmante instabilità, incombeva il fumo nero dei pneumatici in fiamme (un’eco eloquente di Majdan a Kiev)… Tutto ciò sincronizzato e ben organizzato. Nicolas Maduro e il governo bolivariano resistettero da subito. Il presidente Obama, che ha subito sconfitte su quasi tutti i fronti della lotta per l’egemonia degli Stati Uniti, ha autorizzato l’inasprimento delle operazioni per influenzare il regime bolivariano…
Nella città di San Cristobal, Venezuela, fu arrestato il cittadino statunitense T. M. Leininger. Aveva  ferito gravemente un venezuelano che sospettava di lavorare per le agenzie di sicurezza bolivariane; cercò di nascondersi, ma fu arrestato dalla polizia. Quando l’appartamento di Leininger fu perquisito, venne trovato un nascondiglio con armi da fuoco: tre fucili (uno con un mirino telescopico e un silenziatore), due pistole, una consistente scorta di munizioni e diversi abiti mimetici. Lo statunitense è sospettato di aver pianificato atti terroristici. L’indagine è attualmente in corso, e chiarisce l’uso di tali armi da parte dei gruppi dell’opposizione radicale.
La direzione della CIA ha avviato una campagna mediatica in difesa dell’agente arrestato. Presumibilmente sarebbe giunto in Venezuela per motivi umanitari; portando cibo ai parenti poveri. Dice che Leininger per natura non sia incline a violenze e rischi, per non parlare dell’uso di armi. Se qualcosa del genere è accaduto, è solo perché Leininger “non sta completamente bene ed ha manie di persecuzione”. Quest’ultima teoria, presumibilmente ideata dalla madre, è destinata a spiegare perché sono state trovate armi in suo possesso. Si dice che negli ultimi tempi le agenzie di sicurezza venezuelane abbiano arrestato almeno 60 stranieri armati e di regola nelle regioni del Paese considerate dalla CIA promettenti per la creazione di tensioni. Secondo gli investigatori, la CIA recluta terroristi da tutto il mondo per il Venezuela. Le agenzie di sicurezza venezuelane hanno ricevuto informazioni sulle attività delle stazioni della CIA in Colombia, Honduras, Messico, Panama e molti altri Paesi, per il trasferimento “controllato” di combattenti dei cartelli della droga in Venezuela. E’ sufficiente ricordare che alcune delle barricate, al culmine dei moti più intensi dell’opposizione radicale, erano controllate da narcotrafficanti colombiani ricercati dall’Interpol. Le fotografie dei criminali tra i militanti dell’opposizione venezuelana furono diffuse su Internet. Tuttavia, in tali situazioni gli agenti della CIA hanno l’immunità, nonostante l’autorità dell’Interpol e il diritto internazionale. In quasi tutte le grandi città del Venezuela, compresa la capitale, spari furono sentiti spesso durante le manifestazioni antigovernative. La maggior parte delle vittime erano cittadini comuni. Nella prima fase delle operazioni terroristiche per rovesciare il regime, i mercenari della CIA hanno volutamente e costantemente scelto le vittime su entrambi i lati della barricata (proprio come a Kiev). Il loro obiettivo era esacerbare il confronto tra sostenitori del governo e l’opposizione. Nella pratica dell’intelligence statunitense, “le statistiche del massacro” sono un aspetto importante della guerra di sabotaggio contro il Paese da destabilizzare… Nella propaganda della CIA, la seguente tesi prevale: la tendenza all’aumento delle morti violente è la prova del caos e dell’incapacità del governo venezuelano nel normalizzare la situazione e tenere sotto controllo i criminali. I venezuelani sono particolarmente indignati dall’uccisione di artisti e stelle delle serie televisive.
Ad aprile e ai primi di maggio le statistiche degli attacchi contro funzionari e dirigenti del partito PSUV e ufficiali delle forze dell’ordine aumentarono bruscamente. Armi da fuoco furono usate in quasi tutti tali casi. Il ministro degli Interni venezuelano Miguel Rodriguez Torres dichiarò che la nuova fase delle operazioni di sabotaggio della CIA si concentrava sugli “omicidi mirati”. E la morte violenta degli obiettivi scelti avrà ripercussioni politiche massime: “Senza dubbio, cercano di attuare un piano segreto per destabilizzare il Paese e rovesciare il Presidente Nicolas Maduro e il governo. Per questo motivo i nemici fanno ricorso agli omicidi mirati”. Tra le vittime il prominente politico bolivariano Eliezer Otaiza. Nei primi anni dell’amministrazione Chavez diresse la DISIP, il servizio di controspionaggio (ora Sebin). Otaiza, che non aveva guardie di sicurezza, è stato assalito da paramilitari su una strada deserta, torturato e poi ucciso con colpi alla schiena. Secondo il parere di alcuni analisti latino-americani, Otaiza aveva segretamente organizzato gruppi di resistenza in Venezuela in caso di aggressione armata dagli Stati Uniti. Diversi ufficiali del controspionaggio militare (DIM) nei vari Stati del Paese sono stati obiettivi di “sparatorie selettive”. Gli agenti del DIM identificano e neutralizzano gli agenti nemici nelle unità militari e proteggono dal sabotaggio i siti strategicamente importanti del Paese. Grazie all’efficienza del DIM, un gruppo di generali dell’aeronautica che progettava una rivolta armata contro il governo, è stato recentemente scoperto. I generali furono addestrati negli Stati Uniti, e dopo la vittoria della rivoluzione bolivariana ebbero legami segreti con i dipendenti dell’ufficio dell’addetto militare dell’ambasciata statunitense a Caracas. Il DIM ricevette dagli ufficiali più giovani i segnali sulla cospirazione dei generali. Tentativi furono fatti per reclutarli nelle attività antigovernative, tra cui organizzare la fuga del pilota di un aereo russo. La contromisure della sicurezza bolivariana contro cospiratori e terroristi guidati dalla CIA diventano gradualmente sempre più efficaci. Gli agenti del Sebin poterono identificare la leadership della congiura, registrare il contenuto delle conversazioni tra i cospiratori venezuelani e i loro sorveglianti della CIA, e accertare i canali per l’importazione di armi ed esplosivi nel Paese e le fonti dei finanziamenti. In alcuni computer portatili sequestrati furono trovate le liste di chavisti da eliminare. Il Sebin ha eliminato la tendopoli dell’opposizione a Caracas che, secondo i piani della CIA, doveva trasformarsi nella Majdan venezuelana. Durante l’operazione, grandi quantità di denaro, armi, bombe molotov e droghe furono trovate nelle tende.
Un grande successo del Sebin è stata l’operazione che ha smascherato una dipendente dello staff  del Presidente Maduro collegata alla stazione CIA. Passava informazioni riservate sulle attività e i movimenti del presidente e del suo entourage all’ambasciata degli Stati Uniti attraverso un parente. Secondo gli scienziati politici venezuelani, la CIA avrebbe potuto usare questi dati per preparare un attentato contro Nicolas Maduro.

sebin12sepLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Agenti della destabilizzazione in Venezuela: la sporca mano del National Endowment for Democracy

Eva Golinger Global Research, 26 aprile 2014

imagesLe proteste antigovernative in Venezuela volte al cambio di regime sono guidate da diverse persone e organizzazioni strettamente legate al governo degli Stati Uniti. Leopoldo Lopez e Maria Corina Machado, due dei capi pubblici dietro le violente proteste iniziate a febbraio, hanno una lunga storia da collaborazionisti e agenti di Washington. Il National Endowment for Democracy (NED) e l’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) hanno inviato diversi milioni di dollari in finanziamenti ai partiti di Lopez, Primero Justicia e Voluntad Popular, e all’ONG Sumate e alle campagne elettorali di Machado. Queste agenzie di Washington hanno inviato più di 14 milioni di dollari ai gruppi d’opposizione in Venezuela, tra il 2013 e il 2014, anche finanziamenti per le campagne politiche nel 2013 e le proteste antigovernative in corso nel 2014. Tale finanziamento da parte del governo degli Stati Uniti ai gruppi anti-Chavez in Venezuela, continua dal 2001, quando milioni di dollari furono dati alle organizzazioni della cosiddetta “società civile” per attuare il colpo di Stato contro il Presidente Chavez nell’aprile del 2002. Dopo il loro fallimento, l’USAID aprì un Ufficio per le Iniziative per la Transizione (OTI) a Caracas, insieme alla NED, iniettando più di 100 milioni dollari negli sforzi per minare il governo Chavez e rafforzare l’opposizione nei successivi otto anni. All’inizio del 2011, dopo essere stato pubblicamente denunciato per le gravi violazioni del diritto e della sovranità venezuelana, l’OTI ha chiuso i battenti in Venezuela e le sue operazioni furono trasferite agli uffici dell’USAID negli Stati Uniti. Il flusso di denaro ai gruppi antigovernativi non si è fermato, nonostante la promulgazione da parte dell’Assemblea Nazionale del Venezuela della Legge sulla sovranità politica e l’auto-determinazione nazionale alla fine del 2010, che vieta totalmente finanziamenti esteri ai gruppi politici del Paese. Le agenzie degli Stati Uniti e i gruppi venezuelani che ricevono i soldi continuano a violare la legge impunemente. Nelle spese per le operazioni estere dell’amministrazione Obama dal 2012, 5-6 milioni di dollari sono stati inclusi per finanziare i gruppi di opposizione in Venezuela attraverso l’USAID.
Il NED, una “fondazione” creata dal Congresso nel 1983 sostanzialmente per svolgere apertamente il lavoro della CIA, è uno dei principali finanziatori della destabilizzazione in Venezuela, contro l’amministrazione Chavez e ora contro il Presidente Maduro. Secondo il rapporto annuale 2013 del NED, l’agenzia ha inviato più di 2,3 milioni dollari a gruppi e programmi dell’opposizione venezuelana. Di tale cifra, 1,787 milioni di dollari andarono direttamente ai gruppi antigovernativi, mentre altri 590mila dollari furono distribuiti alle organizzazioni regionali che lavorano e sono finanziate dall’opposizione venezuelana. Più di 300mila dollari andarono agli sforzi per allevare una nuova generazione di giovani capi dell’opposizione al governo Maduro. Uno dei gruppi finanziati dal NED per lavorare specificatamente con i giovani è FORMA, un’organizzazione guidata da Cesar Bricenho, legato al banchiere venezuelano Oscar Garcia Mendoza. Garcia Mendoza gestisce il Banco Venezolano de Credito, una banca che filtra il flusso di dollari da NED e USAID ai gruppi d’opposizione in Venezuela, tra cui Sumate, CEDICE, Sin Mordaza, Observatorio Venezolano de Prisiones e FORMA, tra gli altri. Un’altra parte significativa dei fondi del NED in Venezuela, nel 2013-2014, è andata a gruppi e iniziative che operano nei media e gestiscono la campagna per screditare il governo del Presidente Maduro. Alcune delle organizzazioni mediatiche più attive che si oppongono apertamente a Maduro e ricevono fondi dal NED sono Espacio Publico, Instituto Prensa y Sociedad (IPYS), Sin Mordaza e GALI. L’anno precedente, una guerra mediatica senza precedenti è stata condotta direttamente contro il governo venezuelano e il Presidente Maduro, intensificatasi con le proteste degli ultimi mesi.
In diretta violazione della legge venezuelana, il NED ha anche finanziato la coalizione d’opposizione Democratic Unity Table (MUD), tramite l‘International Republican Institute (IRI) statunitense, con 100mila dollari per “condividere le lezioni apprese con (i gruppi antigovernativi) in Nicaragua, Argentina e Bolivia… e consentire l’adattamento dell’esperienza venezuelana in questi Paesi“. Su tale iniziativa, la relazione annuale 2013 del NED afferma esplicitamente il suo obiettivo: “Sviluppare la capacità degli attori politici e della società civile di Nicaragua, Argentina e Bolivia a lavorare alle agende nazionali nei rispettivi Paesi utilizzando le lezioni apprese e le prassi riuscite delle controparti venezuelane. L’Istituto faciliterà lo scambio di esperienze tra la Democratic Unity Table venezuelana e le controparti di Bolivia, Nicaragua e Argentina. L’IRI riunirà questi attori in una serie di attività conformi permettendo l’adattamento dell’esperienza venezuelana in tali Paesi“. L’IRI ha contribuito a costruire i partiti d’opposizione di destra Primero Justicia e Voluntad Popular, e ha collaborato con la coalizione antigovernativa in Venezuela da prima del colpo di Stato contro Chavez del 2002. In realtà, il presidente dell’IRI dell’epoca, George Folsom, salutò apertamente il colpo di Stato e celebrò il ruolo dell’IRI in un comunicato stampa affermando: “L’Istituto ha fatto da ponte tra i partiti del Paese e tutti i gruppi della società civile, aiutando i venezuelani a forgiare una nuova democrazia futura…” Un dettagliato rapporto pubblicato dall’Istituto Spagnolo FRIDE, nel 2010, indica che le agenzie internazionali che finanziano l’opposizione venezuelana violano le leggi sul controllo della valuta inviando i loro dollari ai destinatari. Viene confermato nella relazione del FRIDE anche il fatto che la maggior parte delle agenzie internazionali, con l’eccezione della Commissione Europea, inviano valute estere cambiate sul mercato nero, in chiara violazione della legge venezuelana. In alcuni casi, secondo le analisi del FRIDE, le agenzie hanno aperto conti bancari all’estero per i gruppi venezuelani o importano contanti. L’ambasciata statunitense a Caracas userebbe anche la valigia diplomatica per importare grandi quantità di dollari e di euro nel Paese per  consegnarli illegalmente ai gruppi antigovernativi in Venezuela.
Ciò che è chiaro è che il governo degli Stati Uniti continua ad alimentare gli sforzi per destabilizzare il Venezuela, in chiara violazione della legge. Misure giuridiche ed esecutive forti  saranno necessarie per garantire la sovranità e la difesa della democrazia del Venezuela.

otpor02Eva Golinger è autrice de Il Codice Chavez. Può essere raggiunta sul suo blog.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’America Latina sceglie armi russe

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 03/04/2014

6046Gli esperti latinoamericani lo sanno bene, le armi prodotte dalla Russia sono note per la qualità. Rosoboronexport (l’agenzia intermediaria di Stato per le esportazioni/importazioni di prodotti, tecnologie e servizi per la Difesa della Russia) ha una vasta esperienza di proposte nell’emisfero occidentale, dal Messico al Cile. I suoi sforzi non sono falliti. I tempi in cui i militari latino-americani erano sotto stretto controllo del Pentagono sono ormai lontani. Le offerte di aeromobili ad ala rotante e fissa, e di carri armati ai vecchi clienti del complesso militare-industriale degli Stati Uniti, sono diventate argomenti quotidiani… sempre più spesso i latino-americani scelgono produttori russi perché, a differenza delle compagnie statunitensi, non impongono mai condizioni politiche. FIDAE-2014, la Fiera Internazionale della Difesa ed Aerospaziale, s’è svolta il 25-28 marzo 2014 a Santiago del Cile. E’ un altro passo sull’espansione della presenza della Russia sul mercato delle armi latino-americane… L’esposizione russa presentava i prodotti di dieci aziende della Rostekh, come Russian Helicopters, SPA Bazalt, High-Accuracy Complexes e United Shipbuilding Corporation. Negli ultimi dodici anni, la Russia ha venduto più di 14 miliardi di dollari di equipaggiamenti ed aerei militari all’America Latina. Le armi offerte da Rosoboronexport sono vantaggiose sul piano “costo-efficacia”. Piani di cooperazione tecnologica sono allo studio. La produzione congiunta di sistemi di nuova generazione è l’opzione più redditizia. Inoltre, i latino-americani hanno la triste esperienza della cooperazione con gli Stati Uniti, che limita l’accesso alla tecnologia militare d’avanguardia e utilizza la corruzione per vendere armi obsolete.
Durante la fiera gli esperti della Rosoboronexport hanno avuto una serie di colloqui con alti ufficiali di numerosi Paesi latino-americani. Il Cile ha espresso maggiore interesse per l’aereo d’addestramento Jak-130, gli elicotteri d’assalto Mi-17, i sistemi portatili di difesa aerea Igla-S ed armi come il fucile automatico Kalashnikov serie-100. Il radar di sorveglianza navale e terrestre Podsolnukh-E ha attirato particolare attenzione. Il Cile studia l’acquisizione di autocarri pesanti Kamaz e Ural da utilizzare in zone montagnose e nel deserto. I team Kamaz hanno preso i primi tre posti nel recente rally Dakar-2014. Il percorso che attraversa Argentina, Bolivia e Cile passa su un terreno estremamente accidentato. Russia e Perù hanno una lunga cooperazione. Nel dicembre 2013 il Perù ha firmato un accordo da 500 milioni di dollari per acquistare 24 elicotteri da trasporto Mil Mi-171 per il suo esercito. I carri armati T-90S sono i prossimi sulla lista. Un vero e proprio ampio contratto per l’acquisto di 110 veicoli è previsto, così nel 2013 Rosoboronexport ha lasciato che i peruviani testassero il carro armato nelle condizioni locali. É andata proprio bene. Una delegazione peruviana visiterà la Russia e valuterà le capacità di combattimento del carro in prove sul campo. Il Perù prevede un accordo per l’acquisto di mezzi blindati (APC) BTR-80A, che si distingue come il veicolo più affidabile tra gli APC contemporanei.
La cooperazione militare tra Russia e Brasile è un successo. Gli elicotteri sono centrali. Elicotteri  d’attacco Mi-35 e la versione civile del Mi-17 sono già stati consegnati. Il Brasile ha espresso il desiderio di acquistare il Ka-62, in fase di sviluppo. Ha anche acquisito il sistema d’arma combinato d’artiglieria antiaerea e missili superficie-aria a breve-medio raggio russo Pantsir-S1 (SA-22 Greyhound) e il sistema di difesa antiaerea portatile a corto raggio Igla (SA-18 Grouse). A giugno-agosto le parti hanno intenzione di firmare un contratto. I brasiliani hanno ricevuto informazioni dettagliate su Pantsir-S1 grazie agli stretti legami con l’Impresa Federale Statale Unita – Instrument Design Bureau Tula. La russa Rostekh e la brasiliana Odebrecht Defesa e Tecnologia hanno firmato un accordo di cooperazione esteso al 2015. Un altro elemento della cooperazione strategica bilaterale, comprendente sistemi ad alta tecnologia militari. La Russia ha invitato il Brasile a partecipare al programma del caccia di quinta generazione T-50, e s’è offerta anche di avviare la produzione su licenza con un nuovo marchio del Pantsir-S1. I colloqui con il partner brasiliano continuano.
Il Venezuela è un grande importatore latinoamericano di armi russe. Rosoboronexport ha firmato il suo primo contratto il 10 marzo 2005 a Caracas, non badando all’opposizione veemente degli Stati Uniti. Grazie alla Russia l’esercito ha potenziato rapidamente le sue capacità di combattimento. Il Paese è stato il primo a ricevere gli elicotteri da combattimento Mi-35M e l’avanzato sistema russo di difesa aerea antimissile balistico Antej-2500 S-300VM (SA-23 Gladiator/Giant). L’Antej-2500 è stato progettato per abbatter missili balistici a breve e medio raggio, missili da crociera, velivoli ad ala fissa, così come piattaforme ECM e per munizioni a guida di precisione. Il Venezuela ha il sistema di difesa aerea Pechora-2M nell’arsenale, il migliore del suo genere. Si tratta di un sistema missilistico superficie-aria antiaereo a corto raggio progettato per la distruzione di aerei, missili da crociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli aerei a quota bassa e media. La capacità della difesa aerea venezuelana è inoltre integrata dai sistemi Buk-M2 (SA-17 Grizzly), un sistema missilistico semovente superficie-aria a medio raggio per una solida difesa dei suoi cieli. L’arsenale dell’esercito vanta gli MLRS (sistema lanciarazzi multipli) Smerch, pezzi di artiglieria-obici da 155mm MSTA-S. L’aeronautica ha gli aerei da combattimento SU-30MK2 che hanno dimostrato le loro capacità neutralizzando in breve tempo circa due dozzine di aerei dei narcotrafficanti in volo tra Messico, America Centrale, Colombia e Caraibi. La costruzione di una fabbrica di fucili d’assalto K-103 a Maracay, capitale dello stato centrale di Aragua, volge al termine, così come quella della fabbrica per la produzione di munizioni. Tutto sommato, il Venezuela ha speso 12 miliardi dollari per acquistare armi russe.
Altri Stati seguono. Gli esperti militari di ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe) notano sempre più spesso che il Pentagono non è onnipotente. Il desiderio degli Stati latino-americani nel rafforzare la cooperazione militare con la Russia diventa sempre più forte con gli avvertimenti da Washington. Gli elicotteri russi hanno avuto una notevole spinta sul mercato latino-americano. Vi sono oltre 500 velivoli ad ala rotante negli arsenali dei Paesi dell’America latina, dal Messico all’Argentina! L’industria militare russa avrà bisogno di un paio di anni di intensi sforzi per adempiere ai propri obblighi sui sistemi di difesa aerea da consegnare all’America Latina. Veicoli corazzati, sistemi lanciarazzi multipli e armi russi sono sempre al centro dell’attenzione delle fiere per attrezzature militari latinoamericane. Il Pentagono fa del suo meglio per evitare che le armi russe arrivino nella regione, ma i giorni dei regimi fantoccio e dei ministri della Difesa corrotti  diventano storia. Sempre più spesso l’America Latina parla con la propria voce, senza badare a Washington. La Cina, non gli Stati Uniti, sembra essere il principale rivale della Russia sul mercato delle armi latinoamericane.

10001293La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Venezuela colpisce i bankster fascisti

Dean Henderson 18 marzo 2014
558370Il 15 marzo il presidente venezuelano Nicolas Maduro si rivolge all’esercito. Memore del recente putsch CIA/bankster in Ucraina, ha avvertito i teppisti fascisti che incitano alla violenza nel Paese negli ultimi due mesi di “Prepararsi. Stiamo arrivando“, poi ha suonato Give Peace a Chance di John Lennon. La Guardia Nazionale venezuelana ha occupato Plaza Altamira a Caracas e represso un’altra provocazione nel quartiere di Chacao. Improvvisamente il capo dell’opposizione ed oligarca Henrique Capriles ha detto per la prima volta di essere pronto a parlare con il governo Maduro. La violenza è scoppiata in Venezuela a gennaio. Un Paese seduto su ciò che si stimano essere 700 miliardi di barili di petrolio, è diventato l’evento annuale sponsorizzato dai bankster. Il socialismo bolivariano non è gradito dagli Illuminati che vogliono colonizzare il gigantesco giacimento petrolifero del lago Maracaibo. Nel gennaio 2011 l’oligarchia venezuelana e i loro sostenitori CIA/Big Oil indirono una manifestazione a Caracas soprannominata Operazione Venezuela. L’evento, che fu contrastato dai sostenitori del presidente venezuelano Hugo Chavez, segnava l’anniversario della deposizione di Marcos Perez Jimenez in Venezuela nel 1958. Ma come le recenti “rivoluzioni” arancione/velluto/cedro sponsorizzate dalla CIA, la contraddizione è racchiusa nei libri di storia. Jimenez era un dittatore di destra, l’esatto opposto di Chavez.
Nel 1914 la Caribbean Petroleum, controllata da Royal Dutch/Shell scoprì il vasto giacimento di Mena Grande in Venezuela. Le compagnie petrolifere straniere iniziarono ad affollare la zona. Quando fu scoperto il petrolio nel lago di Maracaibo nel 1922, il dittatore venezuelano Juan Vicente Gómez permise agli statunitensi di scrivere la legge petrolifera del Venezuela. Il 27 novembre 1948 il primo presidente democraticamente eletto del Venezuela, Rómulo Gallegos, fu rovesciato da un colpo di Stato guidato dai compari di Jimenez. La democrazia non fu ripristinata che nel 1958, quando fu rovesciato Jimenez. Il presidente Romulo Ernesto Betancourt Bello vinse le elezioni tenutesi quello stesso anno. Il populista Betancourt era stato presidente nel 1945-1948. Aveva trasferito il potere al romanziere Gallegos poco prima del colpo di Stato di destra. Jimenez privatizzò l’economia del Venezuela, mentre inquinò Caracas con i grattacieli di aziende e banche multinazionali. Era vicino all’uomo più ricco del Venezuela Gustavo Cisneros e alla Creole Petroleum. Cisneros era un luogotenente di Rockefeller che sedeva nel consiglio di Bank of Nova Scotia, una delle Big 5 delle banche canadesi. Possedeva le 200 tonnellate di oro recuperate dalle macerie del World Trade Center. Creole Petroleum è una società Exxon-Mobil fondata dalla CIA. Creole e CIA condividono gli uffici a Caracas. La Exxon Mobil della famiglia Rockefeller è la CIA in Venezuela. Bechtel costruì il gasdotto Mena Grande al servizio degli interessi petroliferi della Creole sul Lago di Maracaibo.
Poco dopo le elezioni del 1958, il vice-presidente Richard Nixon visitò il Venezuela, nel tentativo di mantenere Betancourt nella trappola Big Oil/FMI. Nixon fu invece accolto da milioni di manifestanti arrabbiati. Betancourt, che aveva già costretto la Big Oil al sistema di profit-sharing 50-50 durante il suo primo mandato, prese un’altra svolta a sinistra. Iniziò il finanziamento dei rivoluzionari di Castro a Cuba e tentò di nazionalizzare completamente il petrolio del Venezuela. Il presidente Dwight Eisenhower rispose con l’introduzione di quote sul petrolio venezuelano, dando un trattamento preferenziale al greggio messicano e canadese. Betancourt rispose nel settembre del 1960, quando il Venezuela partecipò con Iran, Iraq Arabia Saudita e Quwayt a una riunione a Baghdad per lanciare l’OPEC quale cartello dei produttori per contrastare il potere economico globale dei Quattro Cavalieri e dei loro vari tentacoli. Betancourt avviò un ambizioso programma di riforma agraria e parlò a sostegno dei ribelli di sinistra delle FARC nella vicina Colombia. Nel 1960 sopravvisse ad un tentativo di assassinio da parte di agenti di Rafael Trujillo, il dittatore della CIA della Repubblica Dominicana. E’ probabile che l’Agenzia stessa ne fosse coinvolta. Nei successivi quattro decenni il Venezuela subì la ri-privatizzazione ed espansione dell’industria petrolifera, diventando la prima fonte di petrolio dei Quattro Cavalieri vincolati agli Stati Uniti. Quando i prezzi del petrolio crollarono nei primi anni ’90, il Venezuela, una volta la nazione più moderna dell’America Latina, subì un collasso economico. La sua classe media, già fiorente, cadde nella povertà. Fu un campanello d’allarme.
Nel 1998 il candidato del Movimento Quinta Repubblica Hugo Chavez fu eletto presidente con il sostegno dei lavoratori e dei contadini venezuelani. Si scagliò contro l’egemonia degli Stati Uniti nel suo Paese, annunciò che avrebbe venduto petrolio all’amico Fidel Castro a Cuba, a condizioni favorevoli, e stabilito relazioni diplomatiche con l’Iraq. Annunciò un programma di riforma agraria e mise economisti marxisti nella compagnia petrolifera nazionale PDVSA-Venezuela. Chavez disse di dirottare la ricchezza petrolifera venezuelana dalle banche occidentali a un regime di grande sviluppo per tutta l’America Latina. Il segretario generale dell’OPEC fino al 2002 fu il ministro del Petrolio venezuelano Ali Rodriguez. All’inizio del 2002, la classe dirigente del Venezuela, guidata dal compare di Rockefeller Gustavo Cisneros e dalla banda della sua Bank of Nova Scotia, tentò di rovesciare Chavez. Vi furono indicazioni del coinvolgimento di US Air Force e US Navy. Nell’aprile Chavez fu dimesso. In pochi giorni, in seguito alle proteste rabbiose dalla classe operaia venezuelana, tornò al potere. Il generale pro-USA che guidò il tentativo di colpo venne accusato di tradimento. El jefe fuggì in Colombia dove fu accolto dal governo del narco-terrorista Uribe sostenuto dagli Stati Uniti. Ad ottobre l’oligarchia venezuelana aggredì ancora Chavez. Ancora una volta il putsch fallì. Il 5 dicembre 2002 Chavez affermò che i disordini venezuelani facevano parte di un complotto “per prendersi l’industria petrolifera del Paese”. Il 16 gennaio 2003 Chavez lasciò il Venezuela durante uno sciopero guidato dagli oligarchi petroliferi. Fece appello alle Nazioni Unite, ed incontrò la leadership del gruppo radicale dei Paesi in via di sviluppo dei G-77 in Marocco. Alla fine di febbraio, dopo aver contenuto lo sciopero, Chavez, ben sapendo quale vero potere vi fosse dietro, disse al governo degli Stati Uniti di fare “marcia indietro”.
Il 17 aprile 2003 il direttore generale dell’esercito venezuelano Melvin Lopez disse a USA Today che il governo degli Stati Uniti era direttamente coinvolto nel tentato putsch di febbraio e che aveva la prova che tre elicotteri statunitensi Black Hawk furono avvistati nello spazio aereo venezuelano al momento. La vigilia di Natale del 2005, Chavez tenne un discorso alla nazione in cui disse: “...una minoranza, discendente da coloro che uccisero Gesù Cristo, controlla le ricchezze del mondo“. Disse anche che l’11 settembre fu un lavoro interno. Nel giugno 2007 Chavez ordinò a Big Oil di accettare il ruolo di junior partner della statale PDVSA o di lasciare il Venezuela. Exxon Mobil e Conoco Phillips se ne andarono. Fece amicizia con l’Iran e un’ondata di presidenti di sinistra alleati di Chavez andò al potere in America Latina. Il più radicali furono Evo Morales in Bolivia, Raphael Correa in Ecuador e il sandinista Daniel Ortega in Nicaragua. Insieme hanno usato la ricchezza petrolifera del Venezuela per lanciare il tanto atteso Banco del Sur per contrastare l’egemonia del FMI sul loro continente.
Divenendo l’atteggiamento di Chavez nei confronti dei banchieri internazionali sempre più provocatorio, i Quattro Cavalieri cominciarono a comprare petrolio da nazioni più facilmente corruttibili come Messico e Colombia. Negli anni ’90 Exxon prendeva il 16% del suo petrolio dalla Columbia, mentre Chevron si procurava il 26% del suo greggio USA dal confinante Messico. Un rapporto del maggio 2010 che documenta l’assistenza straniera a gruppi politici in Venezuela, commissionato dal National Endowment for Democracy (NED), rivelava che ogni anno più di 40 milioni di dollari delle agenzie degli Stati Uniti finivano ai gruppi anti-Chavez. Il fondatore della NED, Allen Weinstein, si vantò con il Washington Postciò che facciamo oggi, 25 anni fa veniva fatto clandestinamente dalla CIA“. Nel gennaio 2011 l’amministrazione Obama revocò il visto dell’ambasciatore del Venezuela a Washington, dopo che Chavez respinse la nomina di Larry Palmer ad ambasciatore degli Stati Uniti a Caracas. Palmer era apertamente critico di Chavez e aveva un curriculum spettrale. Lavorò con l’aspirante assassino di Betancourt Rafael Trujillo nella Repubblica Dominicana e fece le capriole con i dittatori appoggiati dagli USA di Uruguay, Paraguay, Sierra Leone, Corea del Sud e Honduras. Palmer doveva sostituire Patrick Duddy, coinvolto nel tentato colpo di Stato contro Chavez nel 2002.
L’ultimo stadio del programma del “socialismo del 21° secolo” di Chavez era riformare il settore finanziario, a lungo dominato dal cartello bancario internazionale. L’Assemblea Nazionale del Venezuela approvò una legge che definì quello bancario un servizio pubblico. La legge impone alle banche del Venezuela di contribuire ai diversi programmi sociali, alla costruzione di alloggi e ad altri bisogni sociali. Protegge i depositanti chiedendo al Sovraintendente degli istituti bancari di lavorare nell’interesse dei clienti delle banche, piuttosto che degli azionisti. Nel tentativo di controllare la speculazione, la legge pose il limite del 20% sulla quantità massima di capitale che una banca può concedere come credito. La legge limita anche la formazione di gruppi finanziari e vieta alle banche di avere interessi nelle società di brokeraggio e nelle compagnie di assicurazione. La Glass-Steagal Act dell’era della Depressione fece la stessa cosa negli Stati Uniti fino a quando il presidente Bill Clinton l’abrogò nel 1995. La legge venezuelana stabilisce inoltre che il 5% dei profitti bancari vada in progetti approvati dai consigli comunali, mentre il 10% del capitale delle banche deve essere messo in un fondo per pagare gli stipendi e le pensioni in caso di fallimento. Secondo il Wall Street Journal, “Chavez minacciò di espropriare le grandi banche se non aumentavano i prestiti ai piccoli imprenditori e ai potenziali acquirenti di casa, questa volta aumentando la pressione, mostrando pubblicamente la sua preoccupazione per la carenza di alloggi per i 28 milioni di abitanti del Venezuela“.
Nel gennaio 2011, il NED finanziato dai banchieri Cisneros/Rockefeller cercò di riscrivere la storia attraverso l’Operazione Venezuela. Mentre i banchieri gemevano senza successo, Chavez espresse questa confutazione, “Ogni banca che sbaglia, … sarà espropriata…” I bankster Illuminati ne avevano abbastanza. Chavez fu subito colpito da un tumore fulminante. Nel 2013, dopo che Chavez cadde nella battaglia con il cancro, il Presidente Maduro dichiarò: “Non abbiamo alcun dubbio che il Comandante Chavez sia stato attaccato con tale malattia, non abbiamo un solo dubbio. I nemici  della nostra terra hanno appositamente cercato di nuocere alla salute del nostro leader. Abbiamo già contatti che indagheranno ulteriormente con una ricerca scientifica. Ci sono stati molti casi nella  storia, tra cui il più recente del leader palestinese Yasser Arafat, di cui è ampiamente risaputo che sia stato avvelenato“.

542697Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete iscirvervi sul suo sito Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA contro Venezuela: la guerra fredda diventa calda

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 08/03/2014

5137b7ce047c2_800x533Durante il recente carnevale in Venezuela, le sacche isolate di proteste studentesche nelle grandi città si sono estinte per magia. O per essere più precisi, sono morte nelle zone privilegiate delle città. Gli organizzatori delle proteste antigovernative avevano assicurato al mondo che il carnevale non avrebbe avuto luogo, e che la tradizionale passeggiata nelle spiagge caraibiche sarebbe stata annullata, in quanto “l’insoddisfazione del popolo” aveva raggiunto l’apice. Ancor un po’ e il regime sarebbe crollato, il Presidente Nicolás Maduro e i suoi compagni sarebbero scappati a Cuba, e il Paese sarebbe tornato alla “vera democrazia”. Le proteste sono state ampiamente seguite dai principali canali televisivi occidentali, ma ora completo silenzio. I venezuelani festeggiano e si rilassano. Un ruolo importante nell’informazione e la guerra psicologica contro il Venezuela appartiene alle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti. Tutta la presidenza di Hugo Chavez è stata oggetto di una pesante guerra di informazioni cui gli Stati Uniti posero accento per compromettere l’idea stessa della costruzione del Socialismo del 21° secolo in Venezuela. Chavez non ha mai promesso un rapido successo in questo cammino, ma la sua politica sociale ben congegnata ha realizzato molte cose. Secondo i sondaggi, i venezuelani sono tra  i popoli più felici dell’emisfero occidentale. Le conquiste della Rivoluzione Bolivariana nella sanità, istruzione e alloggi accessibili ha garantito il sostegno popolare a Chavez. Il solido fronte interno ha permesso a Chavez di contrastare con successo le operazioni sovversive degli USA non solo in Venezuela ma anche in campo internazionale. Uno dei punti centrali di tale guerra d’informazione fu la creazione del canale TV TeleSur con il sostegno dei Paesi latino-americani alleati, e quindi la successiva creazione della stazione radio RadioSur. Reti televisive e radiofoniche locali sono state organizzate nel Venezuela, e uno studio cinematografico nazionale aperto, che produce lungometraggi patriottici. Un nuovo film venezuelano appare sugli schermi del Paese quasi ogni settimana, attirando così tanti spettatori quanti film d’azione di Hollywood. Documentari vengono prodotti, che svelano la politica degli Stati Uniti in America Latina, tra cui il sequestro di giacimenti petroliferi e la rimozione di politici sgraditi a Washington.
Dopo la morte di Chavez, la guerra di informazione e propaganda contro il suo successore, Nicolás Maduro, s’è ancor più ampliata. Washington ha deciso che era venuto  il momento opportuno per rovesciare il regime. Ciò ha coinvolto l’intero arsenale della destabilizzazione di Washington, dai paramilitari colombiani infiltrati nel Paese per compiere attentati terroristici, al sabotaggio economico e finanziario, all’uso del social networking su Internet. Parlando alle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri del Venezuela Elias Jaua ha detto che i media d’opposizione venezuelani e esteri partecipano a una campagna attiva per rovesciare il Presidente Maduro. Jaua ha poi spiegato che si “riferiva a campagne ben preparate attuate per mezzo di influenti reti televisive”. Ha osservato che figure di spicco del mondo artistico statunitense ed europeo “che non sanno nemmeno dove sia il Venezuela”, venivano utilizzate per compromettere il governo. Le recenti dichiarazioni alla cerimonia di premiazione degli Oscar, per esempio. In particolare, si riferiva al canale televisivo CNN, che non è solo utilizzato dalla CIA per diffondere informazioni false sul Venezuela, ma che anche sviluppa stereotipi negativi sul governo venezuelano e il Presidente Maduro. C’è stata anche una parziale copertura delle proteste di piazza degli studenti, che la CNN ha descritto tranquille, senza menzionare le proteste dei gruppi militanti che hanno bloccato strade, incendiato  auto, attaccato agenti di polizia e minacciato infrastrutture urbane, come la metropolitana. Tra le altre cose, gli attivisti dell’opposizione spargevano per strada strisce chiodate causando un forte aumento degli incidenti stradali. C’era anche la pratica di stendere fili di nylon lungo le strade per contrastare i motociclisti che trasportano merci, medicinali, posta e così via. Questi motociclisti sono di solito fedeli alle autorità, e vengono quindi considerati dall’opposizione una forza ostile. La  CNN, tuttavia, non riporta questi particolari.
I media internazionali tacciono anche gli sforzi del Presidente Maduro per instaurare un dialogo pacifico in Venezuela, cercando comprensione reciproca con l’opposizione e gli ambienti oligarchici del Paese che organizzano e finanziano privatamente una prolungata campagna di disobbedienza civile. La tolleranza delle autorità venezuelane è sempre più percepita come una debolezza. A seguito della parziale, e talvolta anche insinuante copertura degli eventi in Venezuela, i corrispondenti della CNN sono stati espulsi dal Paese. I giornalisti di Associated Press, Agence France-Presse, Agencia EFE, Reuters e altri diffondo un’interpretazione faziosa delle azioni del Venezuela. Non riesco a pensare a un momento in cui i giornalisti occidentali accreditati in Venezuela abbiano mostrato la minima indipendenza nella loro interpretazione degli eventi. Il conformismo generale verso il modo di Washington di valutare gli eventi politici internazionali è caratteristica di quasi tutti i giornalisti occidentali nel Paese. Il governo di Maduro fa tutto il possibile per contrastare la propaganda ostile con cui Washington cerca di aggravare la situazione in Venezuela, per avere così il pretesto d’interferire direttamente negli affari interni del Paese. Il governo venezuelano ha più volte ricevuto minacce ed avvertimenti dall’amministrazione statunitense, cui ha chiesto che il governo liberasse gli studenti arrestati durante le proteste di piazza e colloquiasse con l’opposizione. Barak Obama ne ha parlato nel corso di una riunione con i colleghi canadese e messicano a Toluca (Messico) il 20 febbraio 2014. Una dichiarazione dal senatore repubblicano John McCain suonava come un ultimatum: “Dobbiamo essere pronti a usare la forza militare per entrare in Venezuela e stabilirvi la pace”. Il senatore notava che l’operazione avrebbe comportato l’impiego dei soldati di Colombia, Perù e Cile. Inoltre, ha sottolineato che vi sono capi democratici in Venezuela pienamente preparati ad assumersi la responsabilità di governo del Paese con il pieno consenso degli USA, dandogli la libertà. McCain ha anche spiegato esattamente il motivo per cui Washington ha bisogno dei fantocci “democratici” in Venezuela. In primo luogo, garantire l’invio di idrocarburi negli Stati Uniti. I rifornimenti di petrolio dal Nord Africa e Medio Oriente richiedono solitamente 45 giorni, ma solo 70 ore dal Venezuela.
Spiegando la situazione nel Paese e la posizione del governo venezuelano, il ministro degli Esteri Elias Jaua ha compiuto un tour in America Latina e in Europa, mentre il ministro dell’Energia venezuelano Rafael Ramirez ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin e membri del governo cinese. La presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner ha dichiarato che vi è la reale minaccia di un “colpo di Stato morbido” in Venezuela: “non sono qui a difendere il Venezuela o il Presidente Nicolás Maduro. Sono qui a difendere il sistema democratico di un Paese, proprio come abbiamo fatto con la Bolivia, l’Ecuador e qualsiasi altro Paese della regione, non importa se di sinistra o destra. La democrazia non appartiene alla destra o alla sinistra, la democrazia è mostrare rispetto verso la volontà popolare. Sarebbe fatale per la regione, per i grandi progressi nell’integrazione che l’America Latina ha fatto negli ultimi anni, se lasciamo che venti stranieri spazzino e distruggano un nostro Paese fratello”. Cristina Fernández ha anche ricordato che ci sono state 19 elezioni in Venezuela negli ultimi 14 anni, di cui solo una persa dal partito di governo. In conformità con la Costituzione, un referendum abrogativo potrà svolgersi nel 2016. Questo è l’unico modo legittimo di cambiare il governo. La stragrande maggioranza dei leader latinoamericani è della stessa opinione di Cristina Fernández.
Gli analisti politici prestano attenzione ai tempi degli sforzi statunitensi per sostituire i governi in Venezuela e Ucraina. Washington vuole mostrare al mondo che è ancora una superpotenza in grado di dirigere il corso degli eventi in diverse parti del Mondo, verso qualunque direzione ad essa utile. Obama vorrebbe concludere la presidenza con vittorie spettacolari in Europa orientale e in America Latina: trasformando l’Ucraina in uno Stato satellite, garantendo la presenza militare statunitense alle frontiere della Russia, e compiendo un cambio di regime significativo in Venezuela al fine di di fargli pagare i progetti d’integrazione latino-americana indipendente…

23390La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I flash mob antigovernativi: prima in Ucraina e poi in Venezuela

Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 24 febbraio 2014
POLITICAL-VECTOR-MAP-VENEZUELASostenuta dagli Stati Uniti nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, l’opposizione trae ispirazione dalle proteste antigovernative che si svolgono oltre Atlantico in Ucraina. Non essendo riusciti a vincere le elezioni in Venezuela, non ottenendo un mandato dalla maggioranza della popolazione negli ultimi anni, i capi dell’opposizione ora utilizzano le tattiche delle rivoluzioni colorate e la strategia insurrezionale usate in Ucraina. L’obiettivo dei capi dell’opposizione in Venezuela è galvanizzare i manifestanti antigovernativi creando una crisi politica a Caracas. I capi dell’opposizione vi lavorano, incoraggiando i manifestanti ad agire con l’obiettivo finale di rovesciare il governo venezuelano. Gli stessi capi dell’opposizione e i loro sostenitori esteri usano il pretesto delle innegabili preoccupazioni riguardanti criminalità in aumento, corruzione politica e crisi economica in Venezuela, camuffando ciò che appare essenzialmente un tentativo di colpo di Stato. Le preoccupazioni socio-economiche di una parte della popolazione vengono utilizzate per legittimare l’azione e le violenze urbane per rovesciare il governo. E’ ironico che molti di coloro che si oppongono al governo venezuelano in nome della democrazia, dell’uguaglianza e della sicurezza, siano stati aperti sostenitori dei governi autocratici e corrotti prima dell’era Chavez. Si tratta di perdita di memoria o d’ipocrisia sfacciata. Quando gli stessi oligarchi che governano e finanziano l’opposizione venezuelana e sostengono e incoraggiano le proteste antigovernative erano al potere, in Venezuela, la corruzione dilagava, la povertà era molto più alta, come l’inflazione. Il Venezuela non era nemmeno una vera democrazia.
Nonostante il mandato democratico del partito al potere in Venezuela, che ha ottenuto il maggior numero di seggi alle elezioni comunali del dicembre 2013, l’opposizione in Venezuela sostenuta dagli Stati Uniti vuole usare i flash mob per espellere il governo e prendere il potere nel Paese. Dei 337 sindaci eletti nel dicembre 2013, alla fine 256 erano del partito di governo e della  coalizione di forze politiche filo-governative. Ciò equivale alla vittoria nel 76% dei comuni del Paese sudamericano, confermando che la maggioranza della popolazione sostiene il partito attualmente al potere in Venezuela e i suoi alleati politici. Nonostante i suoi difetti, il Partito Socialista Unito del Venezuela e i suoi alleati politici hanno uno dei mandati più democratici di tutto il mondo. In termini di voto equo, il governo di Caracas ha più legittimità democratica che i governi di Paesi come Gran Bretagna, Canada, Francia e Stati Uniti, che si presentano come campioni e modelli di democrazia. Il Partito Socialista Unito e le sue coalizioni, come la Coalizione del Grande Polo Patriottico (GPP), hanno ottenuto diverse volte più voti di quanto nessuno degli attuali governi di Gran Bretagna, Canada, Francia o Stati Uniti hanno mai avuto. Ogni volta che venivano esaminate questioni costituzionali o importanti riguardanti le strutture politiche del Venezuela, il governo e il partito di governo hanno lasciato che gli elettori venezuelani decidessero attraverso i referendum. Dal 1999, quando iniziò l’era Chavez in Venezuela, fino al 2014 si sono svolti sei referendum per la Costituzione nazionale, le strutture sindacali e anche quando l’opposizione mise sotto accusa il Presidente Hugo Chavez attraverso un ricorso alle urne dopo un ballottaggio elettorale. Oltre a quattro elezioni presidenziali, si sono svolte anche quattro elezioni parlamentari per l’Assemblea nazionale e quattro elezioni regionali per governatori e governi regionali. L’elezione di Nicolas Maduro a presidente nell’aprile 2013, pochi mesi dopo che Hugo Chavez aveva vinto le elezioni presidenziali nell’ottobre 2012, ha ribadito il sostegno e la fiducia verso il governo di oltre la metà della popolazione. Inoltre, non solo si ebbero quattro elezioni comunali, ma anche i vicesindaci cominciarono ad essere democraticamente scelti alle urne, invece di essere nominati; fu il capo dell’opposizione supportata dagli Stati Uniti che preferì che i dirigenti comunali fossero designati al di fuori del processo elettorale, piuttosto che permettere al popolo di decidere votando.

L’opposizione in Venezuela è antidemocratica
L’opposizione sostenuta da Washington ha cercato di conquistare il Venezuela senza il processo elettorale, senza preoccuparsi della democrazia o di ciò che la maggioranza dei cittadini venezuelani vuole. Se i capi dell’opposizione non ottenevano sostegno popolare o non vincevano alle urne, usavano l’inganno e qualsiasi opzione che gli permettesse di conquistare il Paese sudamericano, anche uso della forza, incitamento alla violenza, tentativi di golpe, intensa propaganda, collusione continuata con il governo degli Stati Uniti e fluttuazioni dolose dei prezzi. I capi delle proteste antigovernative nel 2014 sono gli stessi capi dell’opposizione che hanno sostenuto e contribuito al colpo di Stato del 2002, eseguito da un piccolo gruppo di ufficiali coordinati dall’ambasciata degli Stati Uniti in Venezuela e dal suo ambasciatore Charles Shapiro. Sebbene gli Stati Uniti neghino ogni coinvolgimento, l’ambasciatore Shapiro andò subito dai capi del colpo di Stato, facendosi fotografare con gioia assieme a loro, dopo che i loro soldati rapirono li Presidente Chavez. Con l’accesso ai documenti governativi federali degli Stati Uniti grazie al FOIA (Freedom of Information Act, la legge sulla libertà di informazione, ndt), venne dimostrato oltre ogni dubbio che la CIA aveva anche ricevuto i piani del colpo di Stato cinque giorni prima che l’opposizione venezuelana si lanciasse alla conquista illegale ed effimera del Venezuela. I capi dell’opposizione continuano a mentire spudoratamente da allora. Ironia della sorte, sono anche i principali beneficiari dei diversi meccanismi democratici del ricorso politico e giuridico che Hugo Chavez ha creato per il Venezuela, aumentando la partecipazione democratica, il coinvolgimento del popolo e ogni forma d’opposizione democratica al governo. I capi dell’opposizione hanno usato uno di questi rimedi contro il governo, nel 2004, con una petizione per la rimozione del Presidente Chavez, arrivando al referendum nazionale. Tuttavia, la direzione dell’attuale opposizione si rifiuta di riconoscere i risultati elettorali del referendum del 2004, che aveva avviato per rimuovere Chavez attraverso il richiamo alle urne degli elettori, semplicemente perché i risultati non riflettono i suoi desideri. Nello stesso referendum del 2004, i capi dell’opposizione cercarono anche di manipolare gli elettori venezuelani creando una crisi politica con l’aiuto di una registrazione manipolata per screditare il governo Chavez accusandolo di frode. La loro tesi era fuorviante, perché la registrazione era una parodia che già circolava diversi mesi prima delle elezioni. La direzione dell’opposizione aveva semplicemente scelto di usarlo come scusa per denunciare una frode, delegittimare il referendum e nel suo complesso il governo venezuelano. I membri dell’opposizione boicottarono le elezioni parlamentari nel 2005, dopo aver scatenato una crisi elettorale. Originariamente, il Consiglio Elettorale del Venezuela volle scannerizzare le impronte digitali per garantire la registrazione degli elettori, ma l’opposizione venezuelana si rifiutò di parteciparvi. Uno dei motivi per la scelta dell’uso degli scanner per le impronte digitali, era ridurre le frodi o tentativi di frode alle elezioni. Dopo che il Consiglio Nazionale Elettorale rinunciò ad installare gli scanner, i principali partiti di opposizione boicottarono comunque le elezioni parlamentari del 2005, e nonostante tutto tentarono di delegittimare il governo venezuelano. I capi dell’opposizione cercarono di utilizzare questioni tecniche nel tentativo di manipolare la legge e prendere anche il controllo del governo, per dividerlo dai suoi alleati. Quando il Presidente Chavez si ammalò ed infine morì, le forze d’opposizione cercarono di usare dei pretesti costituzionali ai sensi dell’articolo 233 della Costituzione venezuelana, per assumere la presidenza ad interim, nella speranza di creare una frattura tra lui e il Vicepresidente Maduro che avrebbe diviso e indebolito i chavisti e il Partito Socialista Unito. In seguito Nicolas Maduro vinse le elezioni presidenziali nell’aprile 2013, e la Coalizione per l’unità democratica (MUD) d’opposizione, del governatore Henrique Capriles Radonski, si rifiutò addirittura di riconoscere i risultati delle elezioni denunciando senza cerimonie una frode. Con il sostegno iniziale del governo degli Stati Uniti, il governatore Capriles si rifiutò di accettare i risultati anche dopo un controllo di più della metà dei voti fatto su sua insistenza. Capriles poi chiese che tutti i voti venissero contati, cosa concessa dal Consiglio Nazionale Elettorale. Capriles, tuttavia, fece ulteriori richieste, tra cui l’invito alla revisione completa del registro degli elettori e un fondamentale tracciamento di tutti i voti espressi (non solo il conteggio dei voti). E anche quando il Consiglio Nazionale Elettorale, con grande difficoltà, cercò di soddisfare le sue crescenti pretese ed effettivamente verificò che Maduro aveva vinto le elezioni onestamente, il governatore Capriles si rifiutò di ammettere la sconfitta e disse che le elezioni erano una bufala. Anche il governo degli Stati Uniti fu costretto a ritirargli il sostegno. Dopo la sua sconfitta, il governatore Capriles esortò i suoi sostenitori ad istigare violenze per le strade degli Stati Uniti.
Organizzazioni come Human Rights Watch (HRW) ignorarono completamente il ruolo svolto da Capriles e dall’opposizione nel fomentare le violenze, cogliendo l’opportunità invece di criticare il governo venezuelano. HRW infatti disse delle violenze urbane, che i capi del MUD  innescarono: “Sotto la guida del Presidente Chavez e ora del Presidente Maduro, l’accumulo di potere dell’esecutivo e l’erosione delle garanzie dei diritti umani, hanno permesso al governo di intimidire, censurare e perseguire i suoi critici”. Non una volta, le azioni violente dell’opposizione o la corruzione dei suoi capi, negli Stati e nei comuni che amministrano, furono menzionate da HRW. Il governatore Capriles e i capi dell’opposizione in Venezuela hanno deliberatamente cercato violenze e perdite di vite, per delegittimare il governo venezuelano e giustificare la strategia dell’opposizione che agisce fuori da qualsiasi contesto democratico. Non può essere sottolineato abbastanza che i suoi obiettivi sono aumentare il caos politico e disturbare la stabilità politica del Venezuela, al fine di creare un vuoto per giustificare azioni estranee al quadro democratico del mandato elettorale. Gli obiettivi degli oligarchi venezuelani che controllano l’opposizione non è una società giusta o rimuovere corruzione e criminalità dal Venezuela. I loro obiettivi sono  riaffermare e consolidare i loro privilegia nella società venezuelana e annullare le riforme che Hugo Chavez ha attuato aiutando i poveri del Venezuela. Vogliono che la legge si prenda cura dei loro bisogni e serva solo a stabilire il loro dominio. Attraverso le loro grandi aziende private hanno aumentato i prezzi. Inoltre, in molti casi la criminalità organizzata è collegata agli oligarchi dell’America Latina. Alla domanda sull’eredità di Chavez, molti fan dei partiti di opposizione riconoscono che Chavez ha aiutato i poveri, ma insistono sul fatto che Chavez “non ha fatto nulla per il Paese”. Secondo ciò che indica la ricerca sulla psicologia delle classi, i privilegi e la percezione della concessione del diritto di Paul Piff, dell’Università della California di Berkeley, tale atteggiamento si spiega con la psicologia dell’auto-attribuzione del “diritto” che motiva l’opposizione venezuelana: molti di questi individui (chiaramente “individui” nel senso di individualisti) si vedono come “il Paese” ed escludono i venezuelani poveri dalla partecipazione nel Paese. Di conseguenza, ridurre il divario tra ricchi e poveri o migliorare la qualità della vita dei cittadini meno fortunati del Venezuela, non significa niente per tali sostenitori dell’opposizione, e non vale neppure, psicologicamente parlando, qualsiasi cosa favorevole al miglioramento della società venezuelana.

Gli studenti sono persone, e non devono essere sfruttati
Le immagini degli studenti attivisti sono una caratteristica fondamentale della proteste antigovernative a Caracas. Vale la pena citare la dichiarazione del Consiglio per gli Affari dell’Emisfero (COHA) del 14 febbraio 2014 sulle proteste dell’opposizione in Venezuela. COHA ha detto di considerare “con grande preoccupazione la violenza perpetrata contro il governo democraticamente eletto e la popolazione civile causando in Venezuela, al 12 febbraio 2014, tre morti, 61 feriti e 69 arresti“. Il COHA anche notato nello stesso documento che lo spargimento di sangue a Caracas si è verificato “sulla scia di manifestazioni generalmente pacifiche per il 200° anniversario della battaglia di La Victoria, una battaglia in cui gli studenti giocarono un ruolo cruciale nella vittoria contro le forze realiste, durante la guerra d’indipendenza del Venezuela.” Gli studenti non devono essere sfruttati quali partigiani o sostenitori delle libertà civili e della democrazia. La percezione che descrive gli studenti senza alcuna reale considerazione della situazione, è fantasiosa se non sbagliata e scollegata dalla realtà. Gruppi di studenti possono anche rappresentare i diversi interessi di classe o individui che contestano apertamente l’uguaglianza e la giustizia nella società e nel mondo. Lo sfruttamento degli studenti e dei movimenti studenteschi quali difensori della giustizia, concede un assegno in bianco e credito morale a tali gruppi, mentre studenti e movimenti studenteschi dovrebbero essere sostenuti in base a motivazioni e cause che difendono. Nel Paese latinoamericano vicino al Venezuela, El Salvador, gli studenti tirocinanti delle scuole di medicina delle università private si rifiutano di permettere agli studenti salvadoregni delle scuole di medicina di Cuba, di fare gli stessi esami. Hanno falsamente sostenuto che gli standard medici cubani sono più bassi, paragonando l’istruzione con il costo di università e scuole mediche. Chiesero che i medici istruiti a Cuba facessero un ulteriore anno di tirocinio. Anche se il governo salvadoregno ha risposto che i risultati dei test ne confermano la qualifica, gli studenti delle scuole di medicina locali fecero ricorso a dimostrazioni e tattiche politiche bloccando gli esami e cercando di interferire nel sistema sanitario salvadoregno, piuttosto che lasciare che i punteggi dei test parlassero da soli. Questi studenti di medicina salvadoregni, per lo più provenienti da università private, in realtà volevano eliminare i loro concorrenti meglio addestrati imponendo ulteriori restrizioni a coloro istruitisi a Cuba, costringendoli a un ulteriore anno di tirocinio. Le proteste dei medici in El Salvador era chiaramente una questione di competizione economica e di interessi personali e non di giustizia, imparzialità, professionalità e standard. Se è una questione di standard, i medici istruiti a Cuba sono superiori. Gli studenti delle scuole di medicina infine costrinsero il governo salvadoregno ad imporre restrizioni agli studenti di medicina di Cuba, piuttosto che risolvere la questione attraverso gli esami universali che tutti i laureati delle facoltà di medicina devono passare; il che significa che fecero pressione per ignorare il modo più logico ed equo di risolvere il problema. Inoltre, non è irrilevante notare che ogni volta che il governo salvadoregno ha chiesto ai medici dei volontari per le iniziative per la salute delle comunità, furono sempre i medici istruiti a Cuba a farsi avanti e ad offrire i propri servigi, non i loro colleghi delle scuole locali.
Tornando al Venezuela, è importante identificare la natura del coinvolgimento degli studenti nelle proteste antigovernative e va osservato che gli studenti sono in realtà divisi in un campo filo-governativo e uno antigovernativo. E’ anche essenziale notare che i capi dell’opposizione antigovernativa si nascondo dietro gli studenti per avere maggiore sostegno nel loro scopo di delegittimare il governo venezuelano. Secondo il COHA: “Mentre alcuni gruppi di studenti  marciavano per celebrare la Giornata dello studente, i manifestanti antigovernativi colsero l’occasione per protestare contro la carenza occasionale di alcune materie prime, la criminalità persistente e per chiedere la liberazione degli studenti arrestati nelle precedenti manifestazioni.” E’ anche importante notare che gli studenti della fazione dietro cui si nascondono i capi dell’opposizione, di solito provengono da famiglie privilegiate che possono permettersi di mandare i figli nelle università e negli istituti post-secondari d’istruzione superiore private. La percezione degli studenti di queste università e scuole private possono essere radicalmente diverse da quelle delle loro controparti nelle università pubbliche, su temi come l’economia neoliberista, privilegi e governo. Anche se un lavoro di indagine e di ricerca sul tema è necessario, gli studenti degli istituti privati in Venezuela e di altre parti socialmente polarizzate dell’America Latina, sono più disposti a sostenere i colpi di Stato, ad avere una diversa percezione dell’uso dei militari nel rovesciare governi legittimi, così come sull’ineguale distribuzione delle ricchezze. Tali opinioni sono psicologicamente condizionate dal pensiero comunitarista martellato da propaganda, colleghi, famiglie e media che vegliano sui loro status sociale e stile di vita.

La costruzione delle montature sulle manifestazioni antigovernative e la dissimulazione delle rivolte
Vengono diffuse storie distorte sulle proteste antigovernative. Molti manifestanti antigovernativi dalle legittime rimostranze su crimine e inflazione, vengono a loro volta ingannati dai capi delle manifestazioni. Come già accennato, non si può negare il problema della criminalità o dell’inflazione in Venezuela, ma ancora una volta non si sottolinea abbastanza che le motivazioni dell’opposizione non sono rimostranze socio-economiche. Tali denunce sono solo un pretesto dei capi dell’opposizione per manipolare i manifestanti. Inoltre, si dovrebbe sapere che dall’inizio l’opposizione venezuelana è proprietaria di quasi tutti i media in Venezuela. L’opposizione ha le mani letteralmente sulla maggior parte delle informazioni, mentre il governo possiede solo la televisione pubblica e riceve sostegno da stazioni radio locali, ed è autorizzato dalla legge ad usare tutte le reti presenti in Venezuela per diffondere importanti messaggi pubblici. In questo contesto, la leadership dell’opposizione usa i suoi media per presentare una falsa immagine degli eventi e distorcere pesantemente l’immagine delle proteste antigovernative venezuelane nella sua essenza elettorale, nascondendo i disordini e il vandalismo verificatisi con esse. Il ministro della Comunicazione e Informazione Delcy Rodriguez ha commentato dicendo che il governo dovrebbe perseguire coloro che consapevolmente coprono le violenze urbane tramite deformazioni mediatiche. L’opposizione venezuelana ha condotto una perpetua propaganda di guerra. La distorsione delle proteste antigovernative è solo il capitolo più recente. L’opposizione ora partecipa a una propaganda simile a quella lanciata a Palazzo Miraflores, nel 2002, che portò al tentato colpo di Stato contro il Presidente Chavez. I capi dell’opposizione causarono violenze e poi quando il sangue fu versato per le loro deliberate provocazioni, usarono la carneficina per giustificare la rimozione forzata di Hugo Chavez, eletto democraticamente. La leadership opposizione s’impegnò in una campagna disonesta. Immagini ritoccate e notizie false furono sparse dai sostenitori dell’opposizione per ritrarre il governo venezuelano come un regime autoritario che brutalizzava manifestanti civili disarmati. Immagini poco lusinghiere di poliziotti e soldati di Argentina, Brasile, Bulgaria, Cile, Egitto, Grecia e Singapore furono usate e diffuse sui social media e i mass media dall’opposizione venezuelana per ritrarre gli eventi in Venezuela nel febbraio 2014, comprese anche immagini di sostenitori del governo feriti dall’opposizione e l’immagine ritoccata di un video porno-gay dove la polizia forza un cittadino a una violenza orale, diffuso dall’attrice anti-Chavez Amanda Gutierrez come brutale stupro di gruppo di un manifestante antigovernativo disarmato a Caracas, da parte della polizia antisommossa governativa.

Chi è Leopoldo Lopez Mendoza?
Il capo della protesta attuale contro il governo in Venezuela va studiato. Leopoldo Lopez Mendoza è un ex-dipendente della Petroleos de Venezuela SA (PDVSA) ed ex sindaco di Chacao. Proviene da una delle famiglie più ricche del Venezuela. La famiglia Lopez fa parte dell’oligarchia anti-Chavez che governava il Venezuela come se fosse una proprietà personale. Il suo background di famiglia e la sola ricchezza materiale non dovrebbero essere usati per sostenerlo, come nel caso delle sue singole azioni. Lopez stesso non può esser definito sostenitore della democrazia. La sua storia dice che ha apertamente supportato la sospensione della democrazia in Venezuela e fu coinvolto nel sostegno al governo golpista del 2002, a Caracas. Non solo ha firmato il decreto Carmona per sciogliere tutte le istituzioni democratiche del Paese, grazie a cui venivano eletti tutti i funzionari giudiziari ed esecutivi dei rami legislativi del governo, fu anche una delle figure chiave che incitarono le proteste antigovernative e le violenze a Palazzo Miraflores, che servirono da pretesto per dichiarare illegittimo Chavez. Diversi anni dopo, nel 2007, Lopez e Alejandro Pena Esclusa furono registrati mentre ordivano una crisi politica in Venezuela per creare instabilità. Mentre Esclusa parlava, Lopez ne prese le distanze. Lopez non dice mai nulla di tale registrazione sulla strategia della destabilizzazione, ma la sua attività tra il 2002 e il 2014 dimostra che se n’è servito. Lopez ha la reputazione di disonesto e corrotto, cosa che afferma essere un’invenzione di Chavez. I fatti però parlano da soli. Mentre Lopez era  dipendente della compagnia petrolifera nazionale statale del Venezuela, PDVSA, fece in modo che sua madre, che lavorava sempre per la PDVSA, ricevesse almeno 160mila dollari di fondi nel 1998. Lopez ha detto di non aver fatto nulla di male e che usò semplicemente il denaro per creare Primero Justicia, gruppo d’opposizione. La legge venezuelana, comunque, proibisce chiaramente le donazioni dallo Stato o da qualsiasi suo organo o da funzionari pubblici. La legge venezuelana vieta anche che i dipendenti delle istituzioni statali facciano donazioni direttamente ai familiari o a qualsiasi organizzazione che coinvolga famigliari, per via degli evidenti conflitti d’interesse e dei rischi posti da tali atti. Il nuovo governo venezuelano non si rese conto di quanto Lopez e sua madre avevano sottratto ai fondi pubblici, durante il periodo d’irresponsabilità pre-Chavez, fin quando Lopez fu indagato per corruzione e scoperto colpevole di uso illegale di fondi pubblici durante il suo mandato a sindaco di Chacao. Poi Lopez poté continuare il suo mandato di sindaco fino al suo termine nel 2008, sotto una stretta sorveglianza dopo di che divenne ineleggibile a qualsiasi carica pubblica fino al 2014, per la condanna per corruzione.

Chi ha perpetrato le violenze a Caracas?
Il 2014 è arrivato e ora Leopoldo Lopez è tornato ai suoi vecchi trucchi della provocazione. Anche in questo caso va detto che per giustificare il colpo di Stato del 2002, i capi dell’opposizione venezuelana assicurano che ci sarebbero stati spargimento di sangue e perdite di vite. Lopez e le sue orde si assicurarono lo spargimento di sangue e le perdita di vite, piazzando uomini armati tra i manifestanti che spararono alle forze di sicurezza. Dopo che diciannove persone rimasero uccise, i media dell’opposizione s’inventarono una storia fasulla per giustificare il colpo di Stato, presso il popolo venezuelano e la comunità internazionale, quale nobile risposta a un governo che aveva perso legittimità uccidendo la propria gente. In tale contesto è importante chiedersi chi ha perpetrato le violenze a Caracas? Le violenze sono dovute ad elementi armati dell’opposizione sostenuta dagli Stati Uniti, per giustificare il colpo di Stato del 2002 con lo spargimento di sangue. La stessa modalità per istigare le violenze fu utilizzata di nuovo nel 2014. Prove video mostrano almeno un uomo armato istigare le violenze durante le proteste. I video di Caracas mostrano anche la brutalità scatenata dalle forze antigovernative, infliggendo violenze e caos, attaccando passanti e agenti, anche veicoli dei trasporti pubblici e passeggeri. Questa è la stessa gente che attaccò gli ospedali pubblici e cliniche nel 2013 per perturbare la vita quotidiana dopo che Maduro salì al potere. Inoltre, i sostenitori di Lopez attaccarono funzionari ed uffici governativi con mazze da baseball e bottiglie molotov, facendo tutto il possibile per provocare un scontro con il chiaro scopo, come descritto da Lopez stesso, di dissolvere il governo venezuelano. Gli stessi oligarchi che controllano la maggior parte dei media in Venezuela hanno condotto la guerra economica per paralizzare il governo e il Paese, al fine di radunare abbastanza cittadini per rovesciare lo Stato. Anche se cercano di ritrarre Lopez come una scheggia impazzita che agisce da sola, gli oligarchi vedono il Presidente Maduro come un leader debole e cercano di usare la crisi sia per concessioni, segrete o pubbliche, che per amplificare le tensioni nel Partito Socialista Unito, per spezzarlo.
La strategia del poliziotto buono e del poliziotto cattivo è stata utilizzata in Venezuela? Mentre una fazione dell’opposizione applica la forza, l’altra apre negoziati con il governo. Mentre la pressione viene applicata sulle piazze da Lopez, Capriles avvia il dialogo con Maduro. A tale proposito le proteste antigovernative in Venezuela, in particolare gli scontri violenti, furono usate dall’opposizione per trarre quei vantaggi politici che l’opposizione non ha mai ottenuto con mezzi democratici negli ultimi anni. Oltre a demonizzare un governo democraticamente eletto, tale strategia è stata applicata anche nelle proteste antigovernative in Ucraina.

La sfida geostrategica agli Stati Uniti della Repubblica Bolivariana del Venezuela
Gli Stati Uniti hanno anche un ruolo sostenendo tutto ciò. Non ci si confonda, il governo degli Stati Uniti è attivo nelle proteste e rivolte antigovernative in Venezuela, così come ha giocato un ruolo nelle proteste e violenze antigovernative in Ucraina e Siria. L’ambasciata degli Stati Uniti è costantemente in contatto con l’opposizione, per rovesciare il governo di Caracas. Come nel caso dell’Ucraina, il governo statunitense sostiene la leadership dell’opposizione e ha reso dichiarazioni distorte a loro favore. Nel corso degli anni, il governo degli Stati Uniti ha ripetutamente mentito definendo il Venezuela una dittatura e l’opposizione dei democratici esclusi dalla vita pubblica. Il Venezuela e le organizzazioni che ha creato nell’emisfero occidentale sono viste come le principali minacce regionali politiche, economiche e strategiche a Washington. L’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) e la Comunità degli Stati latino-americani e dei Caraibi (CELAC) sono considerate minacce al predominio degli Stati Uniti e concorrenti dell’Organizzazione degli Stati americani (OSA) e di qualsiasi progetto economico regionale degli Stati Uniti, come ad esempio l’Area di Libero Scambio delle Americhe (ALCA) per l’America Latina e i Caraibi. Un cambio di regime a Caracas sarebbe il presupposto per lo smantellamento del blocco bolivariano costituito da Venezuela, Nicaragua, Cuba, Bolivia, Ecuador, Fronte di Liberazione Nazionale Farabundo Marti in El Salvador, e altri in America Latina. Nonostante la disinformazione mediatica e tutta la pressione sull’economia venezuelana, molti venezuelani ancora continuano a sostenere il governo e a votare per il Partito Socialista Unito e i suoi alleati politici. La maggioranza della popolazione venezuelana sostiene il governo, grazie ai miglioramenti significativi che l’era Chavez gli ha apportato, migliorando la qualità di vita a numerosi venezuelani. Non dobbiamo illuderci, la Repubblica Bolivariana del Venezuela è un Paese profondamente polarizzato e ha ancora molti problemi, ma è diventato un posto molto migliore in cui vivere durante l’era Chavez. Gli autocrati venezuelani del passato ora sfilando come democratici, allo scopo di riprendersi semplicemente tutti i loro vecchi privilegi.

23390Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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