L’intelligence USA terrorizza il Venezuela

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 16/05/2014

logo_daiDopo la vittoria del successore di Hugo Chavez, Nicolas Maduro, nelle elezioni presidenziali del 2013, la CIA per rovesciarlo ha cercato di utilizzare una versione modernizzata dello scenario cileno. Quarant’anni fa, tale scenario funzionò: nel settembre 1973 il governo di Salvador Allende fu letteralmente distrutto. Una dittatura fascista repressiva s’impose in Cile per molti anni, e i sostenitori di Allende ne furono le vittime. Decine di migliaia di cileni passarono nei centri di tortura e campi di concentramento. Molti furono costretti ad emigrare, ma anche all’estero non si sentirono al sicuro. La polizia segreta di Pinochet braccò le figure più importanti della resistenza e utilizzò veleno ed esplosivi per eliminarle. In Venezuela lo scenario cileno non ha funzionato. I cospiratori, seguendo le istruzioni dei loro sorveglianti della CIA, previdero di provocare un malcontento di massa. Hanno provato di tutto: scarsità artificiale dei generi di prima necessità, sabotaggio dei mezzi pubblici, attacchi contro agenzie governative, e barricate sulle autostrade nelle strade delle aree residenziali. Ovunque sulle città, come segnale di allarmante instabilità, incombeva il fumo nero dei pneumatici in fiamme (un’eco eloquente di Majdan a Kiev)… Tutto ciò sincronizzato e ben organizzato. Nicolas Maduro e il governo bolivariano resistettero da subito. Il presidente Obama, che ha subito sconfitte su quasi tutti i fronti della lotta per l’egemonia degli Stati Uniti, ha autorizzato l’inasprimento delle operazioni per influenzare il regime bolivariano…
Nella città di San Cristobal, Venezuela, fu arrestato il cittadino statunitense T. M. Leininger. Aveva  ferito gravemente un venezuelano che sospettava di lavorare per le agenzie di sicurezza bolivariane; cercò di nascondersi, ma fu arrestato dalla polizia. Quando l’appartamento di Leininger fu perquisito, venne trovato un nascondiglio con armi da fuoco: tre fucili (uno con un mirino telescopico e un silenziatore), due pistole, una consistente scorta di munizioni e diversi abiti mimetici. Lo statunitense è sospettato di aver pianificato atti terroristici. L’indagine è attualmente in corso, e chiarisce l’uso di tali armi da parte dei gruppi dell’opposizione radicale.
La direzione della CIA ha avviato una campagna mediatica in difesa dell’agente arrestato. Presumibilmente sarebbe giunto in Venezuela per motivi umanitari; portando cibo ai parenti poveri. Dice che Leininger per natura non sia incline a violenze e rischi, per non parlare dell’uso di armi. Se qualcosa del genere è accaduto, è solo perché Leininger “non sta completamente bene ed ha manie di persecuzione”. Quest’ultima teoria, presumibilmente ideata dalla madre, è destinata a spiegare perché sono state trovate armi in suo possesso. Si dice che negli ultimi tempi le agenzie di sicurezza venezuelane abbiano arrestato almeno 60 stranieri armati e di regola nelle regioni del Paese considerate dalla CIA promettenti per la creazione di tensioni. Secondo gli investigatori, la CIA recluta terroristi da tutto il mondo per il Venezuela. Le agenzie di sicurezza venezuelane hanno ricevuto informazioni sulle attività delle stazioni della CIA in Colombia, Honduras, Messico, Panama e molti altri Paesi, per il trasferimento “controllato” di combattenti dei cartelli della droga in Venezuela. E’ sufficiente ricordare che alcune delle barricate, al culmine dei moti più intensi dell’opposizione radicale, erano controllate da narcotrafficanti colombiani ricercati dall’Interpol. Le fotografie dei criminali tra i militanti dell’opposizione venezuelana furono diffuse su Internet. Tuttavia, in tali situazioni gli agenti della CIA hanno l’immunità, nonostante l’autorità dell’Interpol e il diritto internazionale. In quasi tutte le grandi città del Venezuela, compresa la capitale, spari furono sentiti spesso durante le manifestazioni antigovernative. La maggior parte delle vittime erano cittadini comuni. Nella prima fase delle operazioni terroristiche per rovesciare il regime, i mercenari della CIA hanno volutamente e costantemente scelto le vittime su entrambi i lati della barricata (proprio come a Kiev). Il loro obiettivo era esacerbare il confronto tra sostenitori del governo e l’opposizione. Nella pratica dell’intelligence statunitense, “le statistiche del massacro” sono un aspetto importante della guerra di sabotaggio contro il Paese da destabilizzare… Nella propaganda della CIA, la seguente tesi prevale: la tendenza all’aumento delle morti violente è la prova del caos e dell’incapacità del governo venezuelano nel normalizzare la situazione e tenere sotto controllo i criminali. I venezuelani sono particolarmente indignati dall’uccisione di artisti e stelle delle serie televisive.
Ad aprile e ai primi di maggio le statistiche degli attacchi contro funzionari e dirigenti del partito PSUV e ufficiali delle forze dell’ordine aumentarono bruscamente. Armi da fuoco furono usate in quasi tutti tali casi. Il ministro degli Interni venezuelano Miguel Rodriguez Torres dichiarò che la nuova fase delle operazioni di sabotaggio della CIA si concentrava sugli “omicidi mirati”. E la morte violenta degli obiettivi scelti avrà ripercussioni politiche massime: “Senza dubbio, cercano di attuare un piano segreto per destabilizzare il Paese e rovesciare il Presidente Nicolas Maduro e il governo. Per questo motivo i nemici fanno ricorso agli omicidi mirati”. Tra le vittime il prominente politico bolivariano Eliezer Otaiza. Nei primi anni dell’amministrazione Chavez diresse la DISIP, il servizio di controspionaggio (ora Sebin). Otaiza, che non aveva guardie di sicurezza, è stato assalito da paramilitari su una strada deserta, torturato e poi ucciso con colpi alla schiena. Secondo il parere di alcuni analisti latino-americani, Otaiza aveva segretamente organizzato gruppi di resistenza in Venezuela in caso di aggressione armata dagli Stati Uniti. Diversi ufficiali del controspionaggio militare (DIM) nei vari Stati del Paese sono stati obiettivi di “sparatorie selettive”. Gli agenti del DIM identificano e neutralizzano gli agenti nemici nelle unità militari e proteggono dal sabotaggio i siti strategicamente importanti del Paese. Grazie all’efficienza del DIM, un gruppo di generali dell’aeronautica che progettava una rivolta armata contro il governo, è stato recentemente scoperto. I generali furono addestrati negli Stati Uniti, e dopo la vittoria della rivoluzione bolivariana ebbero legami segreti con i dipendenti dell’ufficio dell’addetto militare dell’ambasciata statunitense a Caracas. Il DIM ricevette dagli ufficiali più giovani i segnali sulla cospirazione dei generali. Tentativi furono fatti per reclutarli nelle attività antigovernative, tra cui organizzare la fuga del pilota di un aereo russo. La contromisure della sicurezza bolivariana contro cospiratori e terroristi guidati dalla CIA diventano gradualmente sempre più efficaci. Gli agenti del Sebin poterono identificare la leadership della congiura, registrare il contenuto delle conversazioni tra i cospiratori venezuelani e i loro sorveglianti della CIA, e accertare i canali per l’importazione di armi ed esplosivi nel Paese e le fonti dei finanziamenti. In alcuni computer portatili sequestrati furono trovate le liste di chavisti da eliminare. Il Sebin ha eliminato la tendopoli dell’opposizione a Caracas che, secondo i piani della CIA, doveva trasformarsi nella Majdan venezuelana. Durante l’operazione, grandi quantità di denaro, armi, bombe molotov e droghe furono trovate nelle tende.
Un grande successo del Sebin è stata l’operazione che ha smascherato una dipendente dello staff  del Presidente Maduro collegata alla stazione CIA. Passava informazioni riservate sulle attività e i movimenti del presidente e del suo entourage all’ambasciata degli Stati Uniti attraverso un parente. Secondo gli scienziati politici venezuelani, la CIA avrebbe potuto usare questi dati per preparare un attentato contro Nicolas Maduro.

sebin12sepLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Agenti della destabilizzazione in Venezuela: la sporca mano del National Endowment for Democracy

Eva Golinger Global Research, 26 aprile 2014

imagesLe proteste antigovernative in Venezuela volte al cambio di regime sono guidate da diverse persone e organizzazioni strettamente legate al governo degli Stati Uniti. Leopoldo Lopez e Maria Corina Machado, due dei capi pubblici dietro le violente proteste iniziate a febbraio, hanno una lunga storia da collaborazionisti e agenti di Washington. Il National Endowment for Democracy (NED) e l’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) hanno inviato diversi milioni di dollari in finanziamenti ai partiti di Lopez, Primero Justicia e Voluntad Popular, e all’ONG Sumate e alle campagne elettorali di Machado. Queste agenzie di Washington hanno inviato più di 14 milioni di dollari ai gruppi d’opposizione in Venezuela, tra il 2013 e il 2014, anche finanziamenti per le campagne politiche nel 2013 e le proteste antigovernative in corso nel 2014. Tale finanziamento da parte del governo degli Stati Uniti ai gruppi anti-Chavez in Venezuela, continua dal 2001, quando milioni di dollari furono dati alle organizzazioni della cosiddetta “società civile” per attuare il colpo di Stato contro il Presidente Chavez nell’aprile del 2002. Dopo il loro fallimento, l’USAID aprì un Ufficio per le Iniziative per la Transizione (OTI) a Caracas, insieme alla NED, iniettando più di 100 milioni dollari negli sforzi per minare il governo Chavez e rafforzare l’opposizione nei successivi otto anni. All’inizio del 2011, dopo essere stato pubblicamente denunciato per le gravi violazioni del diritto e della sovranità venezuelana, l’OTI ha chiuso i battenti in Venezuela e le sue operazioni furono trasferite agli uffici dell’USAID negli Stati Uniti. Il flusso di denaro ai gruppi antigovernativi non si è fermato, nonostante la promulgazione da parte dell’Assemblea Nazionale del Venezuela della Legge sulla sovranità politica e l’auto-determinazione nazionale alla fine del 2010, che vieta totalmente finanziamenti esteri ai gruppi politici del Paese. Le agenzie degli Stati Uniti e i gruppi venezuelani che ricevono i soldi continuano a violare la legge impunemente. Nelle spese per le operazioni estere dell’amministrazione Obama dal 2012, 5-6 milioni di dollari sono stati inclusi per finanziare i gruppi di opposizione in Venezuela attraverso l’USAID.
Il NED, una “fondazione” creata dal Congresso nel 1983 sostanzialmente per svolgere apertamente il lavoro della CIA, è uno dei principali finanziatori della destabilizzazione in Venezuela, contro l’amministrazione Chavez e ora contro il Presidente Maduro. Secondo il rapporto annuale 2013 del NED, l’agenzia ha inviato più di 2,3 milioni dollari a gruppi e programmi dell’opposizione venezuelana. Di tale cifra, 1,787 milioni di dollari andarono direttamente ai gruppi antigovernativi, mentre altri 590mila dollari furono distribuiti alle organizzazioni regionali che lavorano e sono finanziate dall’opposizione venezuelana. Più di 300mila dollari andarono agli sforzi per allevare una nuova generazione di giovani capi dell’opposizione al governo Maduro. Uno dei gruppi finanziati dal NED per lavorare specificatamente con i giovani è FORMA, un’organizzazione guidata da Cesar Bricenho, legato al banchiere venezuelano Oscar Garcia Mendoza. Garcia Mendoza gestisce il Banco Venezolano de Credito, una banca che filtra il flusso di dollari da NED e USAID ai gruppi d’opposizione in Venezuela, tra cui Sumate, CEDICE, Sin Mordaza, Observatorio Venezolano de Prisiones e FORMA, tra gli altri. Un’altra parte significativa dei fondi del NED in Venezuela, nel 2013-2014, è andata a gruppi e iniziative che operano nei media e gestiscono la campagna per screditare il governo del Presidente Maduro. Alcune delle organizzazioni mediatiche più attive che si oppongono apertamente a Maduro e ricevono fondi dal NED sono Espacio Publico, Instituto Prensa y Sociedad (IPYS), Sin Mordaza e GALI. L’anno precedente, una guerra mediatica senza precedenti è stata condotta direttamente contro il governo venezuelano e il Presidente Maduro, intensificatasi con le proteste degli ultimi mesi.
In diretta violazione della legge venezuelana, il NED ha anche finanziato la coalizione d’opposizione Democratic Unity Table (MUD), tramite l‘International Republican Institute (IRI) statunitense, con 100mila dollari per “condividere le lezioni apprese con (i gruppi antigovernativi) in Nicaragua, Argentina e Bolivia… e consentire l’adattamento dell’esperienza venezuelana in questi Paesi“. Su tale iniziativa, la relazione annuale 2013 del NED afferma esplicitamente il suo obiettivo: “Sviluppare la capacità degli attori politici e della società civile di Nicaragua, Argentina e Bolivia a lavorare alle agende nazionali nei rispettivi Paesi utilizzando le lezioni apprese e le prassi riuscite delle controparti venezuelane. L’Istituto faciliterà lo scambio di esperienze tra la Democratic Unity Table venezuelana e le controparti di Bolivia, Nicaragua e Argentina. L’IRI riunirà questi attori in una serie di attività conformi permettendo l’adattamento dell’esperienza venezuelana in tali Paesi“. L’IRI ha contribuito a costruire i partiti d’opposizione di destra Primero Justicia e Voluntad Popular, e ha collaborato con la coalizione antigovernativa in Venezuela da prima del colpo di Stato contro Chavez del 2002. In realtà, il presidente dell’IRI dell’epoca, George Folsom, salutò apertamente il colpo di Stato e celebrò il ruolo dell’IRI in un comunicato stampa affermando: “L’Istituto ha fatto da ponte tra i partiti del Paese e tutti i gruppi della società civile, aiutando i venezuelani a forgiare una nuova democrazia futura…” Un dettagliato rapporto pubblicato dall’Istituto Spagnolo FRIDE, nel 2010, indica che le agenzie internazionali che finanziano l’opposizione venezuelana violano le leggi sul controllo della valuta inviando i loro dollari ai destinatari. Viene confermato nella relazione del FRIDE anche il fatto che la maggior parte delle agenzie internazionali, con l’eccezione della Commissione Europea, inviano valute estere cambiate sul mercato nero, in chiara violazione della legge venezuelana. In alcuni casi, secondo le analisi del FRIDE, le agenzie hanno aperto conti bancari all’estero per i gruppi venezuelani o importano contanti. L’ambasciata statunitense a Caracas userebbe anche la valigia diplomatica per importare grandi quantità di dollari e di euro nel Paese per  consegnarli illegalmente ai gruppi antigovernativi in Venezuela.
Ciò che è chiaro è che il governo degli Stati Uniti continua ad alimentare gli sforzi per destabilizzare il Venezuela, in chiara violazione della legge. Misure giuridiche ed esecutive forti  saranno necessarie per garantire la sovranità e la difesa della democrazia del Venezuela.

otpor02Eva Golinger è autrice de Il Codice Chavez. Può essere raggiunta sul suo blog.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’America Latina sceglie armi russe

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 03/04/2014

6046Gli esperti latinoamericani lo sanno bene, le armi prodotte dalla Russia sono note per la qualità. Rosoboronexport (l’agenzia intermediaria di Stato per le esportazioni/importazioni di prodotti, tecnologie e servizi per la Difesa della Russia) ha una vasta esperienza di proposte nell’emisfero occidentale, dal Messico al Cile. I suoi sforzi non sono falliti. I tempi in cui i militari latino-americani erano sotto stretto controllo del Pentagono sono ormai lontani. Le offerte di aeromobili ad ala rotante e fissa, e di carri armati ai vecchi clienti del complesso militare-industriale degli Stati Uniti, sono diventate argomenti quotidiani… sempre più spesso i latino-americani scelgono produttori russi perché, a differenza delle compagnie statunitensi, non impongono mai condizioni politiche. FIDAE-2014, la Fiera Internazionale della Difesa ed Aerospaziale, s’è svolta il 25-28 marzo 2014 a Santiago del Cile. E’ un altro passo sull’espansione della presenza della Russia sul mercato delle armi latino-americane… L’esposizione russa presentava i prodotti di dieci aziende della Rostekh, come Russian Helicopters, SPA Bazalt, High-Accuracy Complexes e United Shipbuilding Corporation. Negli ultimi dodici anni, la Russia ha venduto più di 14 miliardi di dollari di equipaggiamenti ed aerei militari all’America Latina. Le armi offerte da Rosoboronexport sono vantaggiose sul piano “costo-efficacia”. Piani di cooperazione tecnologica sono allo studio. La produzione congiunta di sistemi di nuova generazione è l’opzione più redditizia. Inoltre, i latino-americani hanno la triste esperienza della cooperazione con gli Stati Uniti, che limita l’accesso alla tecnologia militare d’avanguardia e utilizza la corruzione per vendere armi obsolete.
Durante la fiera gli esperti della Rosoboronexport hanno avuto una serie di colloqui con alti ufficiali di numerosi Paesi latino-americani. Il Cile ha espresso maggiore interesse per l’aereo d’addestramento Jak-130, gli elicotteri d’assalto Mi-17, i sistemi portatili di difesa aerea Igla-S ed armi come il fucile automatico Kalashnikov serie-100. Il radar di sorveglianza navale e terrestre Podsolnukh-E ha attirato particolare attenzione. Il Cile studia l’acquisizione di autocarri pesanti Kamaz e Ural da utilizzare in zone montagnose e nel deserto. I team Kamaz hanno preso i primi tre posti nel recente rally Dakar-2014. Il percorso che attraversa Argentina, Bolivia e Cile passa su un terreno estremamente accidentato. Russia e Perù hanno una lunga cooperazione. Nel dicembre 2013 il Perù ha firmato un accordo da 500 milioni di dollari per acquistare 24 elicotteri da trasporto Mil Mi-171 per il suo esercito. I carri armati T-90S sono i prossimi sulla lista. Un vero e proprio ampio contratto per l’acquisto di 110 veicoli è previsto, così nel 2013 Rosoboronexport ha lasciato che i peruviani testassero il carro armato nelle condizioni locali. É andata proprio bene. Una delegazione peruviana visiterà la Russia e valuterà le capacità di combattimento del carro in prove sul campo. Il Perù prevede un accordo per l’acquisto di mezzi blindati (APC) BTR-80A, che si distingue come il veicolo più affidabile tra gli APC contemporanei.
La cooperazione militare tra Russia e Brasile è un successo. Gli elicotteri sono centrali. Elicotteri  d’attacco Mi-35 e la versione civile del Mi-17 sono già stati consegnati. Il Brasile ha espresso il desiderio di acquistare il Ka-62, in fase di sviluppo. Ha anche acquisito il sistema d’arma combinato d’artiglieria antiaerea e missili superficie-aria a breve-medio raggio russo Pantsir-S1 (SA-22 Greyhound) e il sistema di difesa antiaerea portatile a corto raggio Igla (SA-18 Grouse). A giugno-agosto le parti hanno intenzione di firmare un contratto. I brasiliani hanno ricevuto informazioni dettagliate su Pantsir-S1 grazie agli stretti legami con l’Impresa Federale Statale Unita – Instrument Design Bureau Tula. La russa Rostekh e la brasiliana Odebrecht Defesa e Tecnologia hanno firmato un accordo di cooperazione esteso al 2015. Un altro elemento della cooperazione strategica bilaterale, comprendente sistemi ad alta tecnologia militari. La Russia ha invitato il Brasile a partecipare al programma del caccia di quinta generazione T-50, e s’è offerta anche di avviare la produzione su licenza con un nuovo marchio del Pantsir-S1. I colloqui con il partner brasiliano continuano.
Il Venezuela è un grande importatore latinoamericano di armi russe. Rosoboronexport ha firmato il suo primo contratto il 10 marzo 2005 a Caracas, non badando all’opposizione veemente degli Stati Uniti. Grazie alla Russia l’esercito ha potenziato rapidamente le sue capacità di combattimento. Il Paese è stato il primo a ricevere gli elicotteri da combattimento Mi-35M e l’avanzato sistema russo di difesa aerea antimissile balistico Antej-2500 S-300VM (SA-23 Gladiator/Giant). L’Antej-2500 è stato progettato per abbatter missili balistici a breve e medio raggio, missili da crociera, velivoli ad ala fissa, così come piattaforme ECM e per munizioni a guida di precisione. Il Venezuela ha il sistema di difesa aerea Pechora-2M nell’arsenale, il migliore del suo genere. Si tratta di un sistema missilistico superficie-aria antiaereo a corto raggio progettato per la distruzione di aerei, missili da crociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli aerei a quota bassa e media. La capacità della difesa aerea venezuelana è inoltre integrata dai sistemi Buk-M2 (SA-17 Grizzly), un sistema missilistico semovente superficie-aria a medio raggio per una solida difesa dei suoi cieli. L’arsenale dell’esercito vanta gli MLRS (sistema lanciarazzi multipli) Smerch, pezzi di artiglieria-obici da 155mm MSTA-S. L’aeronautica ha gli aerei da combattimento SU-30MK2 che hanno dimostrato le loro capacità neutralizzando in breve tempo circa due dozzine di aerei dei narcotrafficanti in volo tra Messico, America Centrale, Colombia e Caraibi. La costruzione di una fabbrica di fucili d’assalto K-103 a Maracay, capitale dello stato centrale di Aragua, volge al termine, così come quella della fabbrica per la produzione di munizioni. Tutto sommato, il Venezuela ha speso 12 miliardi dollari per acquistare armi russe.
Altri Stati seguono. Gli esperti militari di ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe) notano sempre più spesso che il Pentagono non è onnipotente. Il desiderio degli Stati latino-americani nel rafforzare la cooperazione militare con la Russia diventa sempre più forte con gli avvertimenti da Washington. Gli elicotteri russi hanno avuto una notevole spinta sul mercato latino-americano. Vi sono oltre 500 velivoli ad ala rotante negli arsenali dei Paesi dell’America latina, dal Messico all’Argentina! L’industria militare russa avrà bisogno di un paio di anni di intensi sforzi per adempiere ai propri obblighi sui sistemi di difesa aerea da consegnare all’America Latina. Veicoli corazzati, sistemi lanciarazzi multipli e armi russi sono sempre al centro dell’attenzione delle fiere per attrezzature militari latinoamericane. Il Pentagono fa del suo meglio per evitare che le armi russe arrivino nella regione, ma i giorni dei regimi fantoccio e dei ministri della Difesa corrotti  diventano storia. Sempre più spesso l’America Latina parla con la propria voce, senza badare a Washington. La Cina, non gli Stati Uniti, sembra essere il principale rivale della Russia sul mercato delle armi latinoamericane.

10001293La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Venezuela colpisce i bankster fascisti

Dean Henderson 18 marzo 2014
558370Il 15 marzo il presidente venezuelano Nicolas Maduro si rivolge all’esercito. Memore del recente putsch CIA/bankster in Ucraina, ha avvertito i teppisti fascisti che incitano alla violenza nel Paese negli ultimi due mesi di “Prepararsi. Stiamo arrivando“, poi ha suonato Give Peace a Chance di John Lennon. La Guardia Nazionale venezuelana ha occupato Plaza Altamira a Caracas e represso un’altra provocazione nel quartiere di Chacao. Improvvisamente il capo dell’opposizione ed oligarca Henrique Capriles ha detto per la prima volta di essere pronto a parlare con il governo Maduro. La violenza è scoppiata in Venezuela a gennaio. Un Paese seduto su ciò che si stimano essere 700 miliardi di barili di petrolio, è diventato l’evento annuale sponsorizzato dai bankster. Il socialismo bolivariano non è gradito dagli Illuminati che vogliono colonizzare il gigantesco giacimento petrolifero del lago Maracaibo. Nel gennaio 2011 l’oligarchia venezuelana e i loro sostenitori CIA/Big Oil indirono una manifestazione a Caracas soprannominata Operazione Venezuela. L’evento, che fu contrastato dai sostenitori del presidente venezuelano Hugo Chavez, segnava l’anniversario della deposizione di Marcos Perez Jimenez in Venezuela nel 1958. Ma come le recenti “rivoluzioni” arancione/velluto/cedro sponsorizzate dalla CIA, la contraddizione è racchiusa nei libri di storia. Jimenez era un dittatore di destra, l’esatto opposto di Chavez.
Nel 1914 la Caribbean Petroleum, controllata da Royal Dutch/Shell scoprì il vasto giacimento di Mena Grande in Venezuela. Le compagnie petrolifere straniere iniziarono ad affollare la zona. Quando fu scoperto il petrolio nel lago di Maracaibo nel 1922, il dittatore venezuelano Juan Vicente Gómez permise agli statunitensi di scrivere la legge petrolifera del Venezuela. Il 27 novembre 1948 il primo presidente democraticamente eletto del Venezuela, Rómulo Gallegos, fu rovesciato da un colpo di Stato guidato dai compari di Jimenez. La democrazia non fu ripristinata che nel 1958, quando fu rovesciato Jimenez. Il presidente Romulo Ernesto Betancourt Bello vinse le elezioni tenutesi quello stesso anno. Il populista Betancourt era stato presidente nel 1945-1948. Aveva trasferito il potere al romanziere Gallegos poco prima del colpo di Stato di destra. Jimenez privatizzò l’economia del Venezuela, mentre inquinò Caracas con i grattacieli di aziende e banche multinazionali. Era vicino all’uomo più ricco del Venezuela Gustavo Cisneros e alla Creole Petroleum. Cisneros era un luogotenente di Rockefeller che sedeva nel consiglio di Bank of Nova Scotia, una delle Big 5 delle banche canadesi. Possedeva le 200 tonnellate di oro recuperate dalle macerie del World Trade Center. Creole Petroleum è una società Exxon-Mobil fondata dalla CIA. Creole e CIA condividono gli uffici a Caracas. La Exxon Mobil della famiglia Rockefeller è la CIA in Venezuela. Bechtel costruì il gasdotto Mena Grande al servizio degli interessi petroliferi della Creole sul Lago di Maracaibo.
Poco dopo le elezioni del 1958, il vice-presidente Richard Nixon visitò il Venezuela, nel tentativo di mantenere Betancourt nella trappola Big Oil/FMI. Nixon fu invece accolto da milioni di manifestanti arrabbiati. Betancourt, che aveva già costretto la Big Oil al sistema di profit-sharing 50-50 durante il suo primo mandato, prese un’altra svolta a sinistra. Iniziò il finanziamento dei rivoluzionari di Castro a Cuba e tentò di nazionalizzare completamente il petrolio del Venezuela. Il presidente Dwight Eisenhower rispose con l’introduzione di quote sul petrolio venezuelano, dando un trattamento preferenziale al greggio messicano e canadese. Betancourt rispose nel settembre del 1960, quando il Venezuela partecipò con Iran, Iraq Arabia Saudita e Quwayt a una riunione a Baghdad per lanciare l’OPEC quale cartello dei produttori per contrastare il potere economico globale dei Quattro Cavalieri e dei loro vari tentacoli. Betancourt avviò un ambizioso programma di riforma agraria e parlò a sostegno dei ribelli di sinistra delle FARC nella vicina Colombia. Nel 1960 sopravvisse ad un tentativo di assassinio da parte di agenti di Rafael Trujillo, il dittatore della CIA della Repubblica Dominicana. E’ probabile che l’Agenzia stessa ne fosse coinvolta. Nei successivi quattro decenni il Venezuela subì la ri-privatizzazione ed espansione dell’industria petrolifera, diventando la prima fonte di petrolio dei Quattro Cavalieri vincolati agli Stati Uniti. Quando i prezzi del petrolio crollarono nei primi anni ’90, il Venezuela, una volta la nazione più moderna dell’America Latina, subì un collasso economico. La sua classe media, già fiorente, cadde nella povertà. Fu un campanello d’allarme.
Nel 1998 il candidato del Movimento Quinta Repubblica Hugo Chavez fu eletto presidente con il sostegno dei lavoratori e dei contadini venezuelani. Si scagliò contro l’egemonia degli Stati Uniti nel suo Paese, annunciò che avrebbe venduto petrolio all’amico Fidel Castro a Cuba, a condizioni favorevoli, e stabilito relazioni diplomatiche con l’Iraq. Annunciò un programma di riforma agraria e mise economisti marxisti nella compagnia petrolifera nazionale PDVSA-Venezuela. Chavez disse di dirottare la ricchezza petrolifera venezuelana dalle banche occidentali a un regime di grande sviluppo per tutta l’America Latina. Il segretario generale dell’OPEC fino al 2002 fu il ministro del Petrolio venezuelano Ali Rodriguez. All’inizio del 2002, la classe dirigente del Venezuela, guidata dal compare di Rockefeller Gustavo Cisneros e dalla banda della sua Bank of Nova Scotia, tentò di rovesciare Chavez. Vi furono indicazioni del coinvolgimento di US Air Force e US Navy. Nell’aprile Chavez fu dimesso. In pochi giorni, in seguito alle proteste rabbiose dalla classe operaia venezuelana, tornò al potere. Il generale pro-USA che guidò il tentativo di colpo venne accusato di tradimento. El jefe fuggì in Colombia dove fu accolto dal governo del narco-terrorista Uribe sostenuto dagli Stati Uniti. Ad ottobre l’oligarchia venezuelana aggredì ancora Chavez. Ancora una volta il putsch fallì. Il 5 dicembre 2002 Chavez affermò che i disordini venezuelani facevano parte di un complotto “per prendersi l’industria petrolifera del Paese”. Il 16 gennaio 2003 Chavez lasciò il Venezuela durante uno sciopero guidato dagli oligarchi petroliferi. Fece appello alle Nazioni Unite, ed incontrò la leadership del gruppo radicale dei Paesi in via di sviluppo dei G-77 in Marocco. Alla fine di febbraio, dopo aver contenuto lo sciopero, Chavez, ben sapendo quale vero potere vi fosse dietro, disse al governo degli Stati Uniti di fare “marcia indietro”.
Il 17 aprile 2003 il direttore generale dell’esercito venezuelano Melvin Lopez disse a USA Today che il governo degli Stati Uniti era direttamente coinvolto nel tentato putsch di febbraio e che aveva la prova che tre elicotteri statunitensi Black Hawk furono avvistati nello spazio aereo venezuelano al momento. La vigilia di Natale del 2005, Chavez tenne un discorso alla nazione in cui disse: “...una minoranza, discendente da coloro che uccisero Gesù Cristo, controlla le ricchezze del mondo“. Disse anche che l’11 settembre fu un lavoro interno. Nel giugno 2007 Chavez ordinò a Big Oil di accettare il ruolo di junior partner della statale PDVSA o di lasciare il Venezuela. Exxon Mobil e Conoco Phillips se ne andarono. Fece amicizia con l’Iran e un’ondata di presidenti di sinistra alleati di Chavez andò al potere in America Latina. Il più radicali furono Evo Morales in Bolivia, Raphael Correa in Ecuador e il sandinista Daniel Ortega in Nicaragua. Insieme hanno usato la ricchezza petrolifera del Venezuela per lanciare il tanto atteso Banco del Sur per contrastare l’egemonia del FMI sul loro continente.
Divenendo l’atteggiamento di Chavez nei confronti dei banchieri internazionali sempre più provocatorio, i Quattro Cavalieri cominciarono a comprare petrolio da nazioni più facilmente corruttibili come Messico e Colombia. Negli anni ’90 Exxon prendeva il 16% del suo petrolio dalla Columbia, mentre Chevron si procurava il 26% del suo greggio USA dal confinante Messico. Un rapporto del maggio 2010 che documenta l’assistenza straniera a gruppi politici in Venezuela, commissionato dal National Endowment for Democracy (NED), rivelava che ogni anno più di 40 milioni di dollari delle agenzie degli Stati Uniti finivano ai gruppi anti-Chavez. Il fondatore della NED, Allen Weinstein, si vantò con il Washington Postciò che facciamo oggi, 25 anni fa veniva fatto clandestinamente dalla CIA“. Nel gennaio 2011 l’amministrazione Obama revocò il visto dell’ambasciatore del Venezuela a Washington, dopo che Chavez respinse la nomina di Larry Palmer ad ambasciatore degli Stati Uniti a Caracas. Palmer era apertamente critico di Chavez e aveva un curriculum spettrale. Lavorò con l’aspirante assassino di Betancourt Rafael Trujillo nella Repubblica Dominicana e fece le capriole con i dittatori appoggiati dagli USA di Uruguay, Paraguay, Sierra Leone, Corea del Sud e Honduras. Palmer doveva sostituire Patrick Duddy, coinvolto nel tentato colpo di Stato contro Chavez nel 2002.
L’ultimo stadio del programma del “socialismo del 21° secolo” di Chavez era riformare il settore finanziario, a lungo dominato dal cartello bancario internazionale. L’Assemblea Nazionale del Venezuela approvò una legge che definì quello bancario un servizio pubblico. La legge impone alle banche del Venezuela di contribuire ai diversi programmi sociali, alla costruzione di alloggi e ad altri bisogni sociali. Protegge i depositanti chiedendo al Sovraintendente degli istituti bancari di lavorare nell’interesse dei clienti delle banche, piuttosto che degli azionisti. Nel tentativo di controllare la speculazione, la legge pose il limite del 20% sulla quantità massima di capitale che una banca può concedere come credito. La legge limita anche la formazione di gruppi finanziari e vieta alle banche di avere interessi nelle società di brokeraggio e nelle compagnie di assicurazione. La Glass-Steagal Act dell’era della Depressione fece la stessa cosa negli Stati Uniti fino a quando il presidente Bill Clinton l’abrogò nel 1995. La legge venezuelana stabilisce inoltre che il 5% dei profitti bancari vada in progetti approvati dai consigli comunali, mentre il 10% del capitale delle banche deve essere messo in un fondo per pagare gli stipendi e le pensioni in caso di fallimento. Secondo il Wall Street Journal, “Chavez minacciò di espropriare le grandi banche se non aumentavano i prestiti ai piccoli imprenditori e ai potenziali acquirenti di casa, questa volta aumentando la pressione, mostrando pubblicamente la sua preoccupazione per la carenza di alloggi per i 28 milioni di abitanti del Venezuela“.
Nel gennaio 2011, il NED finanziato dai banchieri Cisneros/Rockefeller cercò di riscrivere la storia attraverso l’Operazione Venezuela. Mentre i banchieri gemevano senza successo, Chavez espresse questa confutazione, “Ogni banca che sbaglia, … sarà espropriata…” I bankster Illuminati ne avevano abbastanza. Chavez fu subito colpito da un tumore fulminante. Nel 2013, dopo che Chavez cadde nella battaglia con il cancro, il Presidente Maduro dichiarò: “Non abbiamo alcun dubbio che il Comandante Chavez sia stato attaccato con tale malattia, non abbiamo un solo dubbio. I nemici  della nostra terra hanno appositamente cercato di nuocere alla salute del nostro leader. Abbiamo già contatti che indagheranno ulteriormente con una ricerca scientifica. Ci sono stati molti casi nella  storia, tra cui il più recente del leader palestinese Yasser Arafat, di cui è ampiamente risaputo che sia stato avvelenato“.

542697Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete iscirvervi sul suo sito Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA contro Venezuela: la guerra fredda diventa calda

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 08/03/2014

5137b7ce047c2_800x533Durante il recente carnevale in Venezuela, le sacche isolate di proteste studentesche nelle grandi città si sono estinte per magia. O per essere più precisi, sono morte nelle zone privilegiate delle città. Gli organizzatori delle proteste antigovernative avevano assicurato al mondo che il carnevale non avrebbe avuto luogo, e che la tradizionale passeggiata nelle spiagge caraibiche sarebbe stata annullata, in quanto “l’insoddisfazione del popolo” aveva raggiunto l’apice. Ancor un po’ e il regime sarebbe crollato, il Presidente Nicolás Maduro e i suoi compagni sarebbero scappati a Cuba, e il Paese sarebbe tornato alla “vera democrazia”. Le proteste sono state ampiamente seguite dai principali canali televisivi occidentali, ma ora completo silenzio. I venezuelani festeggiano e si rilassano. Un ruolo importante nell’informazione e la guerra psicologica contro il Venezuela appartiene alle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti. Tutta la presidenza di Hugo Chavez è stata oggetto di una pesante guerra di informazioni cui gli Stati Uniti posero accento per compromettere l’idea stessa della costruzione del Socialismo del 21° secolo in Venezuela. Chavez non ha mai promesso un rapido successo in questo cammino, ma la sua politica sociale ben congegnata ha realizzato molte cose. Secondo i sondaggi, i venezuelani sono tra  i popoli più felici dell’emisfero occidentale. Le conquiste della Rivoluzione Bolivariana nella sanità, istruzione e alloggi accessibili ha garantito il sostegno popolare a Chavez. Il solido fronte interno ha permesso a Chavez di contrastare con successo le operazioni sovversive degli USA non solo in Venezuela ma anche in campo internazionale. Uno dei punti centrali di tale guerra d’informazione fu la creazione del canale TV TeleSur con il sostegno dei Paesi latino-americani alleati, e quindi la successiva creazione della stazione radio RadioSur. Reti televisive e radiofoniche locali sono state organizzate nel Venezuela, e uno studio cinematografico nazionale aperto, che produce lungometraggi patriottici. Un nuovo film venezuelano appare sugli schermi del Paese quasi ogni settimana, attirando così tanti spettatori quanti film d’azione di Hollywood. Documentari vengono prodotti, che svelano la politica degli Stati Uniti in America Latina, tra cui il sequestro di giacimenti petroliferi e la rimozione di politici sgraditi a Washington.
Dopo la morte di Chavez, la guerra di informazione e propaganda contro il suo successore, Nicolás Maduro, s’è ancor più ampliata. Washington ha deciso che era venuto  il momento opportuno per rovesciare il regime. Ciò ha coinvolto l’intero arsenale della destabilizzazione di Washington, dai paramilitari colombiani infiltrati nel Paese per compiere attentati terroristici, al sabotaggio economico e finanziario, all’uso del social networking su Internet. Parlando alle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri del Venezuela Elias Jaua ha detto che i media d’opposizione venezuelani e esteri partecipano a una campagna attiva per rovesciare il Presidente Maduro. Jaua ha poi spiegato che si “riferiva a campagne ben preparate attuate per mezzo di influenti reti televisive”. Ha osservato che figure di spicco del mondo artistico statunitense ed europeo “che non sanno nemmeno dove sia il Venezuela”, venivano utilizzate per compromettere il governo. Le recenti dichiarazioni alla cerimonia di premiazione degli Oscar, per esempio. In particolare, si riferiva al canale televisivo CNN, che non è solo utilizzato dalla CIA per diffondere informazioni false sul Venezuela, ma che anche sviluppa stereotipi negativi sul governo venezuelano e il Presidente Maduro. C’è stata anche una parziale copertura delle proteste di piazza degli studenti, che la CNN ha descritto tranquille, senza menzionare le proteste dei gruppi militanti che hanno bloccato strade, incendiato  auto, attaccato agenti di polizia e minacciato infrastrutture urbane, come la metropolitana. Tra le altre cose, gli attivisti dell’opposizione spargevano per strada strisce chiodate causando un forte aumento degli incidenti stradali. C’era anche la pratica di stendere fili di nylon lungo le strade per contrastare i motociclisti che trasportano merci, medicinali, posta e così via. Questi motociclisti sono di solito fedeli alle autorità, e vengono quindi considerati dall’opposizione una forza ostile. La  CNN, tuttavia, non riporta questi particolari.
I media internazionali tacciono anche gli sforzi del Presidente Maduro per instaurare un dialogo pacifico in Venezuela, cercando comprensione reciproca con l’opposizione e gli ambienti oligarchici del Paese che organizzano e finanziano privatamente una prolungata campagna di disobbedienza civile. La tolleranza delle autorità venezuelane è sempre più percepita come una debolezza. A seguito della parziale, e talvolta anche insinuante copertura degli eventi in Venezuela, i corrispondenti della CNN sono stati espulsi dal Paese. I giornalisti di Associated Press, Agence France-Presse, Agencia EFE, Reuters e altri diffondo un’interpretazione faziosa delle azioni del Venezuela. Non riesco a pensare a un momento in cui i giornalisti occidentali accreditati in Venezuela abbiano mostrato la minima indipendenza nella loro interpretazione degli eventi. Il conformismo generale verso il modo di Washington di valutare gli eventi politici internazionali è caratteristica di quasi tutti i giornalisti occidentali nel Paese. Il governo di Maduro fa tutto il possibile per contrastare la propaganda ostile con cui Washington cerca di aggravare la situazione in Venezuela, per avere così il pretesto d’interferire direttamente negli affari interni del Paese. Il governo venezuelano ha più volte ricevuto minacce ed avvertimenti dall’amministrazione statunitense, cui ha chiesto che il governo liberasse gli studenti arrestati durante le proteste di piazza e colloquiasse con l’opposizione. Barak Obama ne ha parlato nel corso di una riunione con i colleghi canadese e messicano a Toluca (Messico) il 20 febbraio 2014. Una dichiarazione dal senatore repubblicano John McCain suonava come un ultimatum: “Dobbiamo essere pronti a usare la forza militare per entrare in Venezuela e stabilirvi la pace”. Il senatore notava che l’operazione avrebbe comportato l’impiego dei soldati di Colombia, Perù e Cile. Inoltre, ha sottolineato che vi sono capi democratici in Venezuela pienamente preparati ad assumersi la responsabilità di governo del Paese con il pieno consenso degli USA, dandogli la libertà. McCain ha anche spiegato esattamente il motivo per cui Washington ha bisogno dei fantocci “democratici” in Venezuela. In primo luogo, garantire l’invio di idrocarburi negli Stati Uniti. I rifornimenti di petrolio dal Nord Africa e Medio Oriente richiedono solitamente 45 giorni, ma solo 70 ore dal Venezuela.
Spiegando la situazione nel Paese e la posizione del governo venezuelano, il ministro degli Esteri Elias Jaua ha compiuto un tour in America Latina e in Europa, mentre il ministro dell’Energia venezuelano Rafael Ramirez ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin e membri del governo cinese. La presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner ha dichiarato che vi è la reale minaccia di un “colpo di Stato morbido” in Venezuela: “non sono qui a difendere il Venezuela o il Presidente Nicolás Maduro. Sono qui a difendere il sistema democratico di un Paese, proprio come abbiamo fatto con la Bolivia, l’Ecuador e qualsiasi altro Paese della regione, non importa se di sinistra o destra. La democrazia non appartiene alla destra o alla sinistra, la democrazia è mostrare rispetto verso la volontà popolare. Sarebbe fatale per la regione, per i grandi progressi nell’integrazione che l’America Latina ha fatto negli ultimi anni, se lasciamo che venti stranieri spazzino e distruggano un nostro Paese fratello”. Cristina Fernández ha anche ricordato che ci sono state 19 elezioni in Venezuela negli ultimi 14 anni, di cui solo una persa dal partito di governo. In conformità con la Costituzione, un referendum abrogativo potrà svolgersi nel 2016. Questo è l’unico modo legittimo di cambiare il governo. La stragrande maggioranza dei leader latinoamericani è della stessa opinione di Cristina Fernández.
Gli analisti politici prestano attenzione ai tempi degli sforzi statunitensi per sostituire i governi in Venezuela e Ucraina. Washington vuole mostrare al mondo che è ancora una superpotenza in grado di dirigere il corso degli eventi in diverse parti del Mondo, verso qualunque direzione ad essa utile. Obama vorrebbe concludere la presidenza con vittorie spettacolari in Europa orientale e in America Latina: trasformando l’Ucraina in uno Stato satellite, garantendo la presenza militare statunitense alle frontiere della Russia, e compiendo un cambio di regime significativo in Venezuela al fine di di fargli pagare i progetti d’integrazione latino-americana indipendente…

23390La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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