“In Putin vi è più Lenin che in tutta la sinistra occidentale degli ultimi 50 anni”

Risposta di un marxista-leninista russo alla sinistra occidentale
Valentin Zorin Left.ru agosto 2008

Nota: Di seguito pubblichiamo un commento di Valentin Zorin, caporedattore di Left.ru e Burtsev.ru, all’articolo “Lenin’s Epitaph: Lessons from the Russia – Georgia War”, pubblicato nel blog The ruthless critic of all that exists. Ci scusiamo per qualche irregolarità stilistica dell’originale.

283995Ogni “spietata critica di tutto ciò che esiste” non può essere presa sul serio, a meno che non inizi con una spietata autocritica della critica spietata. È doppiamente vero se il critico spietato appartiene alla sinistra imperialista fin dalla nascita e per istruzione, e per tutta la sua vita (per storia politica, mentalità, pregiudizi culturali, ecc.) Il dogma che “tutto è per il petrolio” dimostra la sua totale ignoranza sulle cause di questa guerra (la guerra dei 5 giorni in Georgia). Ma tale ignoranza non è ingenua. La sinistra imperialista l’usa ancora e ancora per mascherare i piani aggressivi dell’ultra-imperialismo occidentale contro la Russia e tutti gli altri Paesi che si oppongono al loro cammino verso il dominio mondiale. Lo stivale sinistro marcia lealmente assieme allo stivale destro, non un passo indietro! La sinistra occidentale è altrettanto spietatamente ipocrita quanto le sue classi dirigenti.
Proprio come il fascista statunitense Robert Kagan, il nostro “critico spietato” ritiene irrilevante chi ha attaccato chi l’8 agosto (2008). Proprio come il nazistofilo McCain, il nostro critico spietato non sembra curarsi del fatto che questo era il terzo tentativo, da parte degli sciovinisti georgiani, di sterminare gli osseti del sud, dal primo sotto il presidente menscevico Zhordanija nel 1920. Proprio come la stampa corporativa occidentale, il nostro spietato critico di tutto, tranne della sua complicità nel lavaggio del cervello ideologico dell’ultra-imperialismo occidentale, beneficiando delle proverbiali “briciole” dal loro tavolo, in qualche modo si dimentica che l’US Navy entrava nel Mar Nero per riarmare i fascisti georgiani, e non la Marina russa entrava nel Golfo del Messico. E’ la NATO che circonda la Russia, non la Russia che circonda la Gran Bretagna e il suo impero coloniale. Sono i servizi segreti statunitensi e inglesi che fomentano l’odio etnico nell’ex-URSS, non i russi dell’FSB che addestrano separatisti scozzesi e texani. Questi fatti non sembrano importanti per il nostro spietato critico di tutto, tranne che dei suoi pregiudizi. Anche gli onesti osservatori borghesi iniziano a parlare come i critici dell’imperialismo occidentale, di fronte a fatti simili, mentre il nostro critico spietato di tutto, con il labbro superiore irrigidito, non scorge la differenza tra l’aggressore e la sua vittima, tra la banda di ultra-imperialisti occidentali e il nazionalismo dei popoli che vogliono distruggere.
Lenin è e rimarrà nei nostri cuori. Anche in Putin vi è più Lenin che in tutta la sinistra occidentale degli ultimi 50 anni. E’ Putin che ha detto, dopo che poco più di 2000 cittadini russi sono stati uccisi dai fascisti georgiani, che il popolo georgiano è nostro fratello, che la cultura russa è impensabile senza la cultura georgiana. E tu che cosa ne sai o capisci di cultura della Georgia? Tu non sai nemmeno il russo, la lingua di Tolstoj e Lenin, per leggere notizie diverse da quelle dei media aziendali che avvelenano il tuo cervello! Vergognatevi tutti voi, svergognati fottuti occidentali, a destra come a sinistra! Per voi, diventare di nuovo umani è l’unica medicina amara che vi può aiutare. Abbiamo subito perdite a decine di milioni per spezzare la schiena al nazismo tedesco; no, al nazismo occidentale, perché senza tutta la storia genocida dell’occidente, non ci sarebbe stato alcun Hitler. La Russia guiderà i popoli del mondo che voi avete fottuto e sottoposto a genocidio per secoli, e vi distruggeremo. Lo faremo, prima o poi!

j_49MOBfcUgValentin Zorin, Marxista-Leninista Russo

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“The Lone Gladio” rivela la strategia di Washington per il Nuovo Grande Gioco

Christoph Germann, 27 settembre 201410702010Il nuovo testo di Sibel Edmonds The Lone Gladio accompagna il lettore in un viaggio emozionante attraverso il globo, da Cipro Nord e Azerbaigian al sud-est asiatico e nel ventre della bestia degli Stati Uniti. Se i fili della trama sembrano scollegati, vengono brillantemente intrecciati, arrivando a vedere come lavori una delle più importanti operazioni clandestine dei nostri tempi e chi tira le fila da dietro le quinte.
L’operazione Gladio-B è l’arma preferita dalle “compagnie” (Pentagono, NATO, CIA e MI6) nella lotta geopolitica contro Russia e Cina. Tale lotta è in pieno svolgimento in molte parti del mondo, ma da quando i Balcani Eurasiatici sono di primaria importanza per il Nuovo Grande Gioco, la rete ombra paramilitare di Gladio è particolarmente attiva in Asia centrale, Caucaso e Turchia. Il modus operandi della società viene evidenziata nelle prime pagine di The Lone Gladio, quando l’agente di Gladio Greg McPhearson (OG 68) entra in un centro operativo sotterraneo, sotto una moschea nella capitale dell’Azerbaijan Baku, per preparare il prossimo attacco terroristico sul suolo russo. [1] Mentre OG 68 ed i suoi colleghi osservano il “loro” imam trasformare una disperata vedova cecena in un kamikaze, il lettore si domanda se alcune di tali “vedove nere”, che commisero molti dei peggiori attacchi terroristici in Russia, abbiano avuto un trattamento simile [2] Ma una cosa è certa: l’Azerbaigian ha un ruolo centrale nella Gladio-B e altre operazioni d’intelligence di Stati Uniti/NATO nella regione [3]. Pertanto, non sarebbe una sorpresa se Baku difatti ospitasse un centro operativo per coordinare “pianificazione e preparazione di alcuni dei più elaborati attacchi terroristici in Russia, Caucaso e Asia Centrale”. [4] È interessante notare che il centro operativo in The Lone Gladio sia collegato all’edificio dell’addetto militare degli USA, il cui ruolo viene svelato più avanti nel libro. Un altro canale principale delle operazioni di Gladio-B è la Turchia e Sibel Edmonds accenna al ruolo chiave turco nel promuovere l’insurrezione islamista nel Caucaso del Nord della Russia, quando il colonnello Winston Tanner (OG 52) spiega a Greg McPhearson come si prenderà il merito dell’attacco alla Russia: “Il colonnello annuì. “La nostra base cecena attualmente è divisa. Coloro che non ci servono più si prenderanno il merito di questo attacco. Quelli che ci servono gestiranno lo spettacolo successivo dal loro quartier generale ad Ankara”. Greg fece una pausa. “Come possiamo garantirci il silenzio della fazione cecena?” “Non rimarrà nessuno, almeno con informazioni o legami con noi. Ne esfiltriamo cinque, tre dei quali in Turchia, accusati dal FSB. Lasciamo una scia di briciole diretta ai russi. Possono sfogarsi e accusare, ma non andranno lontano. Non hanno le nostre capacità multimediali“. [5] Negli ultimi anni, agenti dei servizi segreti russi hanno eliminato molti ceceni all’estero, la maggior parte dei quali in Turchia. [6] Così nessuno avrebbe creduto ai russi, anche se innocenti.
0722_LGPost The Lone Gladio è stimolante fin dalla prima pagina, sfocando il confine tra finzione e realtà incoraggia il lettore ad osservare più da vicino le informazioni disponibili su attori, luoghi e operazioni elencate da Sibel Edmonds nel suo romanzo. Anche piccoli dettagli meritano maggiore attenzione. Ad esempio, quando il porto di Poti in Georgia viene definito punto di transito per l’eroina afgana della rete del nercotraffico della società, [7] e ciò non è certo casuale. [8] Quando l’analista dell’FBI Elsie Simon, esperto nel nesso Turchia-Asia centrale-Caucaso, s’imbatte in alcuni documenti assai esplosivi, scopriamo molto altro sull’Operazione Gladio-B. [9] Tra gli altri, i documenti rivelano il ruolo della Georgia in tutto ciò. Ascaro della NATO nel Caucaso meridionale fu determinante nel sostenere i “ribelli ceceni” e spesso ciò viene indicato. Due anni fa, il cosiddetto incidente di Lopota scosse il Paese. Dopo che 14 persone furono uccise negli scontri tra forze di sicurezza georgiane e combattenti ceceni, i funzionari georgiani affermarono di aver sventato un tentativo degli insorti di entrare in Georgia dal Daghestan. Ma l’indagine di un avvocato dei diritti umani georgiano, in seguito, concluse che i ceceni “furono reclutati in Europa dai funzionari del ministero degli Interni georgiano, portati a Tbilisi ed addestrati per alcuni mesi all’uso di armi con l’intento di infiltrarli dalla Georgia in Cecenia per aderire alla rivolta islamica“.[10] I lettori di The Lone Gladio si renderanno conto che le operazioni di questo tipo non sono condotte solo dal governo fantoccio del posto, come spesso si è portati a credere. Invece, Pentagono, NATO, CIA e MI6 ne tirano le fili da dietro le quinte. Questa regola vale anche per uno degli agenti più importanti della società nell’Operazione Gladio-B: Fethullah Gülen. Il burattino della CIA Gülen e il suo vasto movimento giocano un ruolo decisivo nel promuovere l’islamizzazione dell’Asia centrale e del Caucaso. Quando Greg McPhearson entra nel principale centro di formazione dei mullah della società di Houston, gestito dal movimento di Gülen, ci racconta come opera: “Il vero scopo di tale centro della società è reclutare e addestrare i candidati prescelti come mullah, predicatori musulmani, poi assegnati a specifiche regioni e nazioni come Azerbaigian, Kirghizistan, Tagikistan e Xinjiang, Qui avrebbero reclutato, indottrinano, soggiogato e formato islamisti fanatici da utilizzare nelle varie operazioni terroristiche progettate e realizzate dalla società, in caso di necessità”. [11]
L’informatrice dell’FBI Sibel Edmonds ha ripetutamente evidenziato le attività dubbie del movimento Gülen nei Balcani Eurasiatici, dove le sue scuole ospitano regolarmente agenti della CIA. [12] Dato il gran numero di combattenti provenienti dall’Asia centrale e dal Caucaso tra i “ribelli siriani”, tale modus operandi sembra essere ancora forte. Soprattutto il governo cinese è attualmente preoccupato dal lavaggio del cervello dei giovani musulmani, per cui ha lanciato la repressione nelle madrasse nel Xinjiang. [13] Ma finché l’azienda cerca di attuare il suo piano sul Turkestan orientale, non ci sarà fine alle violenze nello Xinjiang. [14]
The Lone Gladio è una lettura obbligata per chiunque sia interessato al Nuovo Grande Gioco nei Balcani Eurasiatici. Sibel Edmonds ha scritto un libro rivelatore, facendo luce sull’Operazione Gladio-B e fornendo informazioni assai necessarie per comprendere gli attuali sviluppi in Asia centrale, Caucaso e altrove.

2012621210609-bNote:
[1] Sibel Edmonds, The Lone Gladio (Bend: Sibel Edmonds, 2014) p. 10.
[2] Jim Heinz, “Le ‘vedove nere’ legate al decennale terrorismo in Russia“, Associated Press, 21 gennaio 2014.
[3] Christoph Germann, “The New Great Game Round-Up #39“, Boiling Frogs Messaggio 9 febbraio 2014.
[4] Ibid., Edmonds p.14.
[5] Ibid., Edmonds pp. 14-15.
[6] Sibel Edmonds, “Esclusiva BFP: Base militare comune per le operazioni di USA-NATO-militanti ceceni“, Boiling Frogs Post, 22 novembre 2011.
[7] Ibid., Edmonds p. 146.
[8] “Circa 100 kg di eroina scoperti nel porto di Poti“, Trend News Agency, 3 giugno 2010.
[9] Ibid., Edmonds p. 185.
[10] “I responsabili dello scontro georgiano-ceceno non ancora identificati“, Radio Free Europe/Radio Liberty, 4 settembre 2013.
[11] Ibid., Edmonds p. 307.
[12] Sibel Edmonds, “Il capo dell’intelligence turca svela le operazioni della CIA in Asia centrale tramite il gruppo islamico“, Boiling Frogs Post, 6 gennaio 201.
[13] “La Cina ‘salva’ altri bambini dalle scuole religiose nello Xinjiang“, Reuters, 14 settembre 2014.
[14] Scott Neuman, “Cina: serie di attentati uccide 50 persone nello Xinjiang“, NPR, 26 settembre 2014.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La cooperazione russo-iraniana sulla sicurezza regionale

Vladimir Evseev New Oriental Outlook 16/07/2014

IranafpakNegli ultimi anni, un Grande (allargato) Medio Oriente che include Asia Centrale e Caucaso, attrae sempre più attenzione dalla comunità internazionale. In passato tale attenzione fu collegata in diversi modi ai giacimenti di petrolio e gas naturale e al loro trasporto nel mondo, così come ai numerosi conflitti regionali, alcuni dei quali armati. Successivamente, a causa del “risveglio islamico” (un termine più preciso di “primavera araba”) e del continuo intervento di Stati Uniti ed  alleati negli affari interni degli Stati stranieri, l’instabilità interna s’è intensificata notevolmente nella regione, fino al punto di divenire una minaccia agli interessi nazionali della Federazione Russa e dei suoi alleati della Collective Security Treaty Organization (CSTO) e dei partner della Shanghai Cooperation Organization (SCO), tra cui i principali attori regionali: Repubblica islamica dell’Iran (IRI) e Turchia. La situazione della sicurezza nel Grande Medio Oriente peggiora. Ad esempio, il problema afghano rappresenta una potenziale minaccia per tutti i Paesi circostanti, come la crescente esportazione illecita di stupefacenti e il radicalismo islamico. Le elezioni presidenziali in Afghanistan, in questo caso non ispirano ottimismo. Il protetto degli statunitensi Ashraf Ghani Ahmadzai, già ministro delle Finanze, ha vinto le elezioni al secondo turno. Sostiene chiaramente la firma dell'”Accordo di cooperazione per la sicurezza e difesa tra Stati Uniti d’America e Repubblica islamica dell’Afghanistan”. Questo garantirà la presenza delle truppe statunitensi nel Paese fino al 2024, quando si prevede che i soldati statunitensi saranno sotto giurisdizione degli USA, cioè non potranno essere portati davanti ai tribunali afghani. Tuttavia, la vittoria nelle elezioni presidenziali afghane è dovuta in gran parte a brogli. Ciò dà all’altro candidato, Abdullah Abdullah, già ministro degli Esteri, motivo con cui sfidare non solo i risultati delle elezioni, ma anche per controbattere con forza gli ascari degli statunitensi. Tutto ciò avviene sullo sfondo della significativa riduzione del numero di truppe straniere in Afghanistan, prevista per la fine del 2014, e del ritiro statunitense dalla base di transito nell’aeroporto internazionale di Manas. Tali soggetti più enfaticamente prevedono la costituzione di un sistema di sicurezza unificato, con la partecipazione di tutti gli Stati interessati come Russia, Iran, Pakistan, India, Uzbekistan, Tagikistan e Turkmenistan. Purtroppo, la Cina è riluttante a partecipare al processo, desiderando accordarsi con i taliban afghani. Presumibilmente ciò darà a Pechino vantaggi significativi, se i taliban arrivassero al potere a Kabul.
La presenza militare degli Stati Uniti in Afghanistan, dopo il 2014, merita una considerazione a parte come fanno, forse, alcuni loro alleati (per esempio, la Germania). Secondo i dati disponibili, tra 6000 e 13600 truppe straniere rimarranno nel Paese, che non basterebbero a contenere i vari estremisti. Per via di elevata corruzione, mancanza di formazione e attrezzature, e vulnerabilità alla propaganda islamista, le forze armate nazionali e le forze dell’ordine non potrebbero fare nulla. In particolare, solo il 7% delle unità dell’esercito afgano (1 su 23 brigate) e il 9% delle unità di polizia hanno sufficiente addestramento nel combattere i taliban, permettendogli di agire con un supporto minimo di truppe estere. Non solo Pechino, ma Washington e Kabul hanno grandi speranze sui negoziati con i taliban afghani. Molto probabilmente, ciò porterà a significative concessioni delle tre parti, con la conseguente “islamizzazione soft” dell’Afghanistan nel migliore dei casi, o la presa  dei taliban dell’autorità a Kabul, nella peggiore. In tale contesto, il traffico di droga in Afghanistan aumenterà significativamente, così come il contrabbando di armi, milizie e radicalismo sul territorio dei vicini Tajikistan, Uzbekistan e Kirghizistan. In uno scenario possibile, i taliban, in collaborazione con i combattenti di al-Qaida e del “movimento islamico uzbeko”, creeranno una base politica e militare nel distretto Warduj, nella provincia del Badakhshan, espandendosi gradualmente ai distretti limitrofi di Jurm e Yumgon. Ciò preparerebbe la presa dei taliban del nord dell’Afghanistan, costituendo una vera e propria minaccia per gli Stati dell’Asia centrale. I leader di detti Stati chiaramente lo sanno, ma non potranno resistere senza aiuti. Allo stesso tempo, Dushanbe e Bishkek contano sull’assistenza militare di Mosca e Tashkent di Washington. E’ del tutto possibile evitare lo scenario negativo degli eventi in Afghanistan, soprattutto se si considera che l’Iran vi ha un’influenza seria, in primo luogo sui prossimi tagiki e hazara. L’Iran ha fornito a questo Paese assistenza economica sostanziale. Ad esempio, nel 2008, l’Iran ha costruito la ferrovia Herat-Khwaf, di cui 76 km in territorio iraniano e 115 km in territorio afgano. E anche sotto la pressione dei narcotrafficanti, l’Iran continua a dare rifugio e lavoro a centinaia di migliaia di rifugiati afghani. Le posizioni di Mosca e Teheran sul problema afghano in gran parte coincidono. La Russia è a favore del ritiro completo delle truppe straniere e del dialogo tra le diverse forze politiche del Paese. Allo stesso tempo, il ritorno dei taliban al potere a Kabul non è auspicabile per la Russia, per via dell’inevitabile crescita delle minacce alla sicurezza non tradizionali che ne deriverebbe. Pertanto, Federazione Russa e Iran devono coordinare i loro sforzi, sia su base bilaterale che attraverso i contatti tra Iran e CSTO.
hakbari20130305192058713Una situazione estremamente complessa rimane nella Repubblica araba siriana (RAS). La conferenza internazionale “Ginevra-2″ ha avuto un successo assai limitato, e le elezioni presidenziali della Siria nel 2014 non sono state riconosciute legittime, ancor prima che avessero luogo, dall’occidente e dagli Stati arabi del Golfo Persico. Ciò ha permesso a Stati Uniti ed alleati di sollevare la questione della necessità di un forte aumento dell’invio di armi, tra cui missili antiaerei portatili e lanciarazzi anticarro, per armare l’opposizione e rovesciare il Presidente Bashar al-Assad.  In particolare, gli Stati Uniti prevedono per la cosiddetta “opposizione moderata” 500 milioni di dollari in diversi tipi di armi e attrezzature militari. Non vi è dubbio che gran parte di esse finirà ai radicali, sia per sequestro che con la vendita sul mercato “nero” della regione. Ciò accade mentre le forze di opposizione si sono radicalizzate, l’esercito libero siriano moderato continua a degradarsi e il suo successore non è solo il fronte islamico, ma lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (SIIL), che poco prima era generosamente finanziato dall’Arabia Saudita. Inoltre, quest’ultima organizzazione ha annunciato la creazione dello Stato islamico (califfato) sul territorio di Iraq e Siria, che potrebbe portare alla disintegrazione dell’Iraq e a mutare i confini di tutti gli Stati circostanti. Oltre a ciò, con il tacito appoggio di Ankara e Washington, il presidente del Kurdistan iracheno Masud Barzani ha invitato il parlamento regionale ad istituire una commissione per la preparazione del referendum per l’indipendenza. Il primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi ha fortemente condannato le azioni della leadership curda, tra cui l’occupazione armata di Kirkuk e delle sue circostanti aree ricche di petrolio. Ciò preoccupa vivamente l’Iran, dove vi è una significativa diaspora curda. L’Iran ha una maggiore influenza sugli iracheni arabi sciiti che costituiscono la maggioranza della popolazione del Paese. Per via del lungo confine tra i due Paesi, i molti santuari religiosi sciiti in Iraq, la necessità di mantenere corridoi per la Siria e una varietà di altre ragioni, l’Iran è attivamente coinvolto nella soluzione della crisi irachena. In particolare, non meno di tre battaglioni della Guardia Rivoluzionaria Islamica e molto probabilmente velivoli iraniani combattono in Iraq, per impedire il rovesciamento del governo di Nuri al-Maliqi e la preservazione dell’integrità territoriale dello Stato. Ancora una volta Mosca e Teheran hanno la stessa posizione. Ciò si riflette, per esempio, sul fatto che il 28 giugno, su richiesta del governo nazionale, cinque aerei d’assalto russi Su-25 siano stati schierati in Iraq nella base di al-Muqtana, nei pressi di Baghdad. Teheran, da parte sua, ha consegnato all’Iraq un gruppo di suoi velivoli senza equipaggio d’intelligence “Ababil”, lanciati dalla base aerea Rashid, sempre vicino Baghdad, e gestiti da specialisti iraniani, avendo quel dominio dell’aria che impedisce alla milizia sunnita di organizzare grandi offensive.
C’è ancora molta incertezza sulla questione nucleare iraniana. Alla fine della presidenza di GW Bush, ciò quasi comportò la guerra regionale dalle conseguenze imprevedibili. Ora la situazione è notevolmente migliorata grazie agli sforzi del presidente iraniano Hassan Rouhani nel risolvere la crisi nucleare, come indicato nel “piano d’azione comune” firmato il 24 novembre 2013 a Ginevra. Nel prossimo futuro un accordo più ampio tra i rappresentanti dell’Iran e i sei mediatori internazionali potrà essere firmato risolvendo la crisi nucleare iraniana. Tuttavia, contrariamente ad alcune aspettative, ciò non rafforzerà i legami statunitensi-iraniani, in primo luogo per le profonde divergenze sulla risoluzione delle crisi siriana, irachena e afgana, e poi per la riluttanza di Washington a rimuovere completamente le sanzioni economiche e finanziarie unilaterali su Teheran. Questo processo prevede dieci anni, quindi per il momento la questione è togliere solo le sanzioni bancarie all’Iran. Ciò, da un lato, conserva la contrapposizione statunitense e iraniana, sebbene a un livello sostanzialmente inferiore. Dall’altra, gli iraniani avranno nuove opportunità d’interazione con partner in ambiti politico-militari ed economici. La Russia è senza dubbio il partner regionale più attraente per l’Iran. Ciò per la coincidenza delle posizioni sulla maggior parte dei problemi regionali e globali, nonché per la persistente volontà di rafforzare non solo la cooperazione politica ed economica, ma anche militare. Di conseguenza, una partnership “costruttiva” tra i due Stati è possibile, e nel lungo termine, anche un partenariato strategico. In particolare, ciò implica, con il sostegno attivo della Russia, l’avvio dei principali gasdotti iraniani verso est (Pakistan, Cina, India). Il coinvolgimento dell’Iran nel processo d’integrazione eurasiatica e della cooperazione tra Iran e Stati membri della CSTO nel Caucaso meridionale e nell’Asia centrale, continuerà. Nella prima fase del processo, quest’ultimo potrà essere realizzato attraverso la creazione dei contatti operativi nell’Associazione Analitica della Collective Security Treaty Organization.
Rouhani and PutinNonostante alcuni problemi, la Turchia ha un’elevata credibilità nella regione, avendo una crescita economica stabile e fungendo da corridoio petrolifero per molti Paesi. In queste circostanze sarebbe utile coinvolgere la Turchia nel dialogo russo-iraniano, rafforzando la stabilità regionale e contrastando minacce non tradizionali come estremismo e terrorismo islamici. L’iniziativa russa d’istituire un centro universale della SCO per contrastare le nuove sfide e minacce che, di regola, provengono da attori non-regionali (Stati Uniti e altri Stati membri della NATO) è estremamente rilevante. E’ chiaro che la situazione nel consiglio di sicurezza regionale dipende in larga misura dall’interazione tra Russia, Iran e Turchia, caratterizzate da rivalità tradizionale e cooperazione durevole. In particolare, Teheran e Ankara costantemente oscillano tra confronto e relazioni diplomatiche reciprocamente favorevoli, avendo numerose divergenze strategiche su sicurezza regionale e cooperazione economica. Entrambi i Paesi hanno apertamente espresso il loro desiderio di diventare leader regionali. Hanno scelto diversi piani di sviluppo politico assieme alle tattiche corrispondenti per influenzare il Grande Medio Oriente. Tuttavia, la leadership di entrambi i Paesi si basa su un approccio ben noto in diplomazia: “una pace imperfetta è meglio di nessuna pace”, già confermata dai risultati della visita del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan a Teheran, alla fine di gennaio 2014, e poi dalla visita del Presidente Hassan Rouhani ad Ankara nella prima metà di giugno. Nel corso della prima visita, l’Iran non ha richiamato l’attenzione sull’atto ostile della Turchia d’installare sistemi missilistici antiaerei Patriot ed altri elementi del sistema di difesa missilistica, o sulle posizioni opposte dei due Paesi sulla Siria. Non possono ancora addivenire a un accordo su questi temi. Di conseguenza, il pragmatismo è necessario alla diplomazia del Presidente Hassan Rouhani, basata sulla comprensione che, sebbene l’Iran giochi un ruolo importante nel Grande Medio Oriente, non sia l’unico. Il Ministero degli Esteri dell’Iran riconosce il diritto della Turchia ad avere la propria politica militare, in gran parte dipendente dagli obblighi di Ankara in conformità all’adesione alla NATO e dalle relazioni da alleato di Washington. Ciò determina la prevedibilità della diplomazia iraniana verso la Turchia, per cui la priorità della cooperazione bilaterale è espandere le relazioni economiche e commerciali. Teheran ha molta esperienza. La  visita del presidente Hassan Rouhani ad Ankara l’ha confermato. L’obiettivo è raddoppiare il commercio turco-iraniano fino a 30 miliardi di dollari all’anno. Hanno inoltre discusso della lotta al terrorismo e all’estremismo nella regione, così come della situazione in Egitto, Siria e Stati arabi del Golfo Persico. Tuttavia, Ankara è preoccupata dalle prospettive delle relazioni iraniano-turche, dopo il possibile miglioramento delle relazioni tra Iran e occidente. E’ chiaro che dalla revoca parziale delle sanzioni economiche e finanziarie contro l’Iran, influenza di Teheran nei processi regionali potrebbe aumentare seriamente. Perciò la Turchia può perdere lo status di superpotenza regionale.  Secondo alcuni esperti russi, le differenze dei possibili modelli di sviluppo di Iran e Turchia favoriscono Teheran, prima di tutto, in politica estera. E la rivalità tra Turchia e Iran segue linee parallele. Ciò costringe Stati Uniti e Unione europea a venire a patti con l’idea che, nel prossimo futuro, potrebbero avere a che fare con l’egemonia regionale di questi Paesi islamici.
Un altro leader regionale, l’Arabia Saudita, basa le sue rivendicazioni sul sostegno alle forze radicali islamiche. Il sostegno dall’occidente è temporaneo, per esempio, su Siria e Iran. In queste circostanze, alcuni negli Stati Uniti e in Europa considerano l’Iran un partner sufficientemente prevedibile e affidabile. L’occidente, ovviamente vincolato dagli obblighi con la NATO, avrebbe preferito una scelta a favore di Ankara. Ma l’Iran non intende fare marcia indietro. Questo è il motivo per cui il suo mercato attrae le aziende occidentali, in modo che, a loro volta, combattano per rilassare le severissime sanzioni economiche e finanziarie contro l’Iran. La Russia, allo stesso tempo, sviluppa la politica di collaborazione con Iran e Turchia. Mosca è interessata a rafforzare la cooperazione politica tra Ankara e Teheran, mentre l’amministrazione statunitense considera inaccettabile qualsiasi interazione iraniana e turca su questioni chiave del Medio Oriente. Tuttavia, le differenze rimangono, in primo luogo sulla questione siriana. E possono anche peggiorare, se Ankara non abbandona i piani per rovesciare il governo legittimo della Siria e di concedere l’indipendenza al Kurdistan iracheno. Ma a dispetto dei seri legami economici della Turchia con Mosca e Teheran, Ankara continua a concentrarsi solo sull’opposizione siriana, e talvolta funge da canale degli interessi statunitensi. Ciò convince della necessità di rafforzare le relazioni bilaterali con l’Iran in tutti i campi, facendone un partner strategico. In futuro questo processo potrebbe includere la Turchia dove, in caso di riduzione sostanziale dell’influenza occidentale, gli interessi nazionali potrebbero probabilmente avere la priorità sugli interessi degli alleati della NATO. Solo quando sarà possibile costruire un nuovo sistema di sicurezza regionale trilaterale, per stabilire pace e stabilità nel Grande Medio Oriente, escludendo eventuali conflitti armati, vi sarà lo sviluppo della cooperazione economica reciprocamente vantaggiosa e il rafforzamento dei processi d’integrazione, nonché il rafforzamento dei legami nella scienza, cultura e sport.
Naturalmente, nel Grande Medio Oriente, così come nelle sue singole parti (ad esempio, il Caucaso meridionale), significative minacce alla sicurezza permangono. Ciò è dovuto ai problemi irrisolti afgani, iracheni e siriani, mancata regolamentazione nella crisi nucleare iraniana, nonché dalla questione del Nagorno-Karabakh e dell’integrità territoriale della Georgia. Ma questo sottolinea solo l’urgente necessità d’istituire un nuovo sistema regionale di sicurezza, basato sugli interessi nazionali di tutti gli Stati, e indipendentemente dalla loro affiliazione ad unioni politico-militari. “Una piattaforma per la stabilità e la cooperazione nel Caucaso” potrebbe esserne la base, come proposto dalla Turchia nell’agosto 2008. Non vi è dubbio che l’attivazione del gruppo di lavoro di Minsk dell’OSCE, un significativo miglioramento delle relazioni russo-iraniane e russo-georgiane, e il rafforzamento dei processi d’integrazione in Asia centrale e nel Caucaso meridionale ridurranno significativamente i possibili conflitti nel Grande Medio Oriente trovando una soluzione pacifica ai problemi attuali. Ci saranno ulteriori opportunità, questa volta, per Armenia, Kirghizistan e forse Tagikistan, entrando nell’Unione economica eurasiatica, in via di formazione. In questo modo, la cooperazione russo-iraniana nella sicurezza regionale viene ulteriormente rafforzata. Ciò permette di pensare a una partnership “costruttiva” tra Russia e Iran e di sollevare la questione della redditività di un futuro partenariato strategico tra i nostri due Paesi.

2Vladimir Evseev, Direttore del Centro di Studi Sociali e Politici, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin lancia l’Unione economica eurasiatica

Dean Henderson 3 giugno 2014

geo-russia1Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un trattato con il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko e il presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbaev per avviare l’Unione economica eurasiatica. La mossa segue l’accordo sul gas naturale da 400 miliardi di dollari firmato con la Cina e l’annuncio che la Russia userà rubli invece dei dollari negli scambi internazionali. L’aggressione occidentale in Ucraina è stata l’ultima goccia per i russi, che hanno già visto questo film nel proprio Paese.

La mafia russa di Wall Street
Verso la fine degli anni ’90 mentre i Quattro Cavalieri si rimpinzavano di petrolio russo e dell’Asia centrale, le banche d’investimento di Wall Street facilitavano il furto del petrolio e laceravano il Tesoro russo. Philbro Energy controllata dalla commerciale petrolifera di Salomon Smith Barney aprì a Mosca. Goldman Sachs fu assunta da Eltsin per attirare capitali stranieri in Russia. A capo del team di Goldman Sachs vi era Robert Rubin, segretario del Tesoro di Clinton. La CS First Boston aveva una partecipazione del 20% in Lukoil, in partnership con BP Amoco. Il viceprimo ministro russo Egor Gajdar era incaricato delle riforme economiche della Russia su mandato del FMI. Gajdar sapeva che il settore del petrolio e del gas era la chiave del piano di Rubin. I partiti dell’opposizione russa gridarono allo scandalo dicendo che gli economisti statunitensi e il FMI prendevano il controllo del sistema economico e politico della Russia. Nel 1994 il direttore dell’FBI di Clinton, Louis Freeh, ostentando i suoi legami istituzionali aprì personalmente un ufficio dell’FBI a Mosca. [749] Nel 1997 l’FBI di Freeh condusse un’indagine timida sul conflitto crescente sugli scandali che coinvolgevano interessi degli alti economisti di Harvard che supervisionavano il programma di privatizzazione della Russia, in tandem con Rubin e Gajdar. La Russia criticò l’indagine dell’FBI, definendola un’insabbiatura. La polemica era incentrata sull’Istituto per lo Sviluppo Internazionale di di Harvard (HIID) e su certi suoi programmi di privatizzazione in Russia. Gli amministratori della HIID Jonathan Hay e Jeffrey Sachs avevano partecipazioni nelle multinazionali che ottennero gli 89 milioni di dollari di prestito dalla Banca Mondiale per la Russia che l’HIID aveva organizzato. Il capo della sicurezza sui titoli della Russia Dmitrij Vasiliev notò questa e altre irregolarità, risolvendo il contratto dell’HIID con il governo russo. [750] Ma non prima che i banchieri d’investimento di Wall Street diventassero ricchi a spese del Tesoro russo, portando al collasso economico russo del 1998.
Nel 1999 la Bank of New York, che collaborava con CS First Boston nella svendita di Lukoil di proprietà russa, fu incriminata da un tribunale di New York per riciclaggio di oltre 10 miliardi di narcodollari dei mafiosi russi, i quali avevano passaporto israeliano. Secondo il Dott. Aldo Milinkovich, consulente di numerose società finanziarie di New York, “Gli israeliani hanno infiltrato e manipolato l’economia post-sovietica in Russia più o meno nello stesso modo in cui si sono infiltrati e manipolano Washington e Wall Street“. [751] Al centro dello scandalo c’era il picchiatore di Bill Casey Itzak “Bruce” Rappaport, che istituì la filiale per lo scambio valutario Benex che riciclava il denaro della droga di tre banchieri russo-israeliani. Mikhail Khodorkovskij era una delle persone più ricche in Russia. Dirigeva la Menatep Bank fin quando non fu chiusa. Nel novembre 2003, il presidente russo Vladimir Putin ordinò l’arresto di Khodorkovskij, togliendogli  la sua quota di controllo della Jukos Oil. Shlomo Mogulevich era chiamato il “Meyer Lansky della Russia” e fu descritto dalla giustizia degli Stati Uniti come un importante trafficante di armi e droga. Konstantin Kagalovskij era incaricato di distribuire i finanziamenti del FMI/Banca Mondiale al governo Eltsin. [752] Tutti e tre erano cittadini israeliani. Rappaport, agente della Banca nazionale di Oman, iniziò ad acquistare la Bank of New York negli anni ’80. Creò Bank of New York-Intermaritime a Ginevra. La società possiede la Swiss American Holdings SA di Panama, che il governo statunitense individuò come fondamentale per lo scandalo del 1998 sul riciclaggio di denaro sporco che coinvolse il primo ministro di Antigua John Fitzgerald. [753] Rappaport  organizzò dagli Stati Uniti il finanziamento per l’acquisto di una fattoria ad Antigua da un agente del Mossad israeliano di nome Sarafati. Il ministero della Difesa israeliano inviava armi tramite la fattoria di Rappaport e Sarafati ai narcoboss colombiani e agli squadroni della morte del padrino José Gonzalo Rodriguez Gacha. Mossad e commandos inglesi addestrarono gli squadroni della morte del cartello di Medellin, secondo un programma finanziato della CIA nel tanto vantato Piano Democrazia del presidente Reagan. La nave panamense Sea Point consegnò a Gacha le armi della CIA raccolte dal presidente panamense Guillermo Endara, insediato dopo il putsch contro Noriega. Nel 1989 quella stessa nave fu fermata al largo della costa messicana mentre trasportava un carico enorme di cocaina. Endara e Gacha erano co-proprietari della lavanderia dei narcodollari panamense Banco Interoceanico.  [754]
La corruzione era il modus operandi nella privatizzazione economica di Russia, Caucaso e dell’Europa orientale. Nel 1996 la fabbrica di aerei di proprietà del governo ucraino vendette una piccola flotta di bimotori turboelica Antonov An-32B ai cartelli della cocaina della Colombia. [755] Nel 1997 Pratt & Whitney, filiale del gigante della difesa statunitense United Technologies, fu  multata di 14,8 milioni di dollari per aver deviato 10 milioni di dollari in aiuti militari statunitensi a un fondo controllato dall’ufficiale dell’aeronautica israeliana Rami Dotan. Il miliardario saudita Sulayman Olayan possedeva una grossa fetta di United Technologies, come James Baker. Il fondo melma fu utilizzato da CIA/Mossad per destabilizzare l’Asia centrale. [756] Un rapporto dell’FSB russo del 1997 citava Alfa Group nel coinvolgimento nel traffico di droga. Alti dirigenti aziendali s’incontrarono con i rappresentanti del cartello di Cali. Il rapporto dichiarava che Alfa lavorava con una famiglia di criminali ceceni responsabile del traffico di droga. Una controllata Alfa Group era la Tjumen Oil, che collaborava con Brown&Root in un progetto di sviluppo su petrolio e gas finanziato da Exim Bank. [757] Brown&Root è una sussidiaria della Halliburton, dove Dick Cheney era presidente e amministratore delegato. A metà febbraio 2001 Alfa Group acquistò la Marc Rich Holdings dall’omonimo finanziere israeliano latitante. Il riccone ora vive in Svizzera, dopo essere stato graziato dal presidente Clinton mentre lasciava la Casa Bianca. Rich è un socio di Rappaport. Halliburton e le sue controllate ricevettero 3,8 miliardi di dollari in contratti federali e prestiti garantiti dai contribuenti nel 1996-2000. [758] Il 9 luglio 2002, tra la marea di scandali contabili societari, Judicial Watch di Washington DC intentò una causa a Dallas contro Cheney e altri amministratori di Halliburton per aver guadagnato milioni vendendo stock option durante il sequestro dei libri di Halliburton, poco prima che le azioni della società crollassero. La SEC annunciò l’indagine sulla Halliburton lo stesso giorno, ma non fece nulla.

I signori della droga ceceni
Mentre la Nimir Petroleum del sostenitore saudita dei taliban sceicco Qalid bin Mahfuz scavava pozzi di petrolio del Kazakistan con Chevron Texaco, la Centgas di Unocal offriva al governo afgano dei taliban 100 milioni di dollari all’anno per gestirne l’oleodotto attraverso l’Afghanistan in un affare orchestrato dal consigliere di Unocal Hamid Karzai, ora presidente dell’Afghanistan. Centgas organizzò riunioni ad alto livello a Washington tra i funzionari taliban e il dipartimento di Stato tramite l’insider dell’Unocal e agente dell’NSA del presidente Bush Jr. Zalmay M. Khalilzad, poi ambasciatore USA nell’Iraq occupato. Nel 2005 Chevron Texaco acquistò Unocal. Bush bloccò  le indagini dell’US Secret Service sulle cellule terroristiche dormienti di al-Qaida negli USA, mentre continuava a negoziare segretamente con i funzionari taliban. L’ultimo incontro fu nell’agosto 2001, appena cinque settimane prima dell’11 settembre. Bush e funzionari sauditi offrirono aiuti ai taliban per sigillare l’affare dei Quattro Cavalieri, dicendo agli islamisti, “O accettate la nostra offerta di un tappeto d’oro, o vi seppelliamo sotto un tappeto di bombe“. [759] Nel 1997 Zbigniew Brzezinski, invecchiato ma sempre nel suo ruolo di intermediario tra le banche internazionali e le loro reti d’intelligence mondiali, scrisse La Grande Scacchiera: la supremazia Americana ed i suoi imperativi geopolitici. Nel suo libro il membro del consiglio di BP Amoco suggerisce che la chiave del potere globale risieda nel controllo dell’Eurasia e che “la chiave per controllare l’Eurasia é il controllo delle repubbliche dell’Asia centrale“. Individuò l’Uzbekistan come chiave per controllare l’Asia centrale. Nel 1999 una serie di esplosioni colpì la capitale uzbeka Tashkent. I militanti islamici di al-Qaida ne furono responsabili. I ribelli, che si definivano Partito Islamico del Turkestan, tentarono di assassinare il Presidente Islam Karimov. Attaccarono la fertile valle di Fergana, nel tentativo di distruggere i raccolti e l’approvvigionamento uzbeko, secondo il Piano Rosa. Due anni prima Enron tentò di negoziare un accordo di 2 miliardi dollari con la Neftegas statale uzbeca, con l’aiuto della Casa Bianca di Bush. [760] Tale sforzo e altri tentativi di privatizzazione furono respinti nel 1998 da Tashkent, e gli attacchi islamisti in Uzbekistan furono scatenati. Dopo che il “tappeto di bombe” cominciò a piovere sul vicino Afghanistan, nell’ottobre 2001, Uzbekistan, insieme ai vicini Kirghizistan e Tagikistan, subito sfoggiò nuove basi militari statunitensi. Nel 2005 il presidente del Kirghizistan Askar Akaev fu deposto nella “rivoluzione dei tulipani”. In pochi giorni Donald Rumsfeld incontrò i nuovi dirigenti. [761]
Sia il libro di Brzezinski che le minacce di Bush ai taliban erano istruttivi dato che apparvero prima degli attacchi dell’11 settembre, pretesto perfetto per il massiccio intervento dell’Asia centrale che Brzezinski, Bush e i loro capi Illuminati sostenevano. Il dr. Johannes Koeppl, ex-funzionario del ministero della Difesa tedesco e consigliere del Segretario generale della NATO Manfred Werner, spiegò tale ondata di “coincidenze” nel novembre 2001, “Gli interessi dietro l’amministrazione Bush, come Council on Foreign Relations, Commissione Trilaterale e Gruppo Bilderberg,  preparavano e ora attuano l’aperta dittatura mondiale (che sarà stabilita) entro i prossimi cinque anni. Non combattono contro i terroristi, ma contro i cittadini“. L’Asia Centrale ora produce il 75% dell’oppio mondiale proprio come i Quattro Cavalieri e i loro tirapiedi della CIA volevano nella regione. Mentre gli Stati Uniti pretendono certificazioni umilianti per giudicare i Paesi sulla loro capacità di fermare il traffico di droga, Big Oil produce il 90% delle sostanze chimiche necessarie per raffinare cocaina ed eroina, che i surrogati della CIA ampliano, raffinano e distribuiscono. I chimici della CIA furono i primi a produrre eroina. Come il candidato presidenziale ecuadoriano Manuel Salgado ha detto, “Questo ordine mondiale professa il culto della ricchezza e del potere economico crescente delle droghe illegali, e non consente alcun attacco frontale diretto per  distruggere il narcotraffico, perché tale attività, che muove 400 miliardi dollari ogni anno, è troppo importante perché la principale potenza mondiale l’elimini. Gli Stati Uniti… puniscono i Paesi che non fanno abbastanza per lottare contro la droga, mentre i loro ragazzi della CIA hanno costruito santuari della corruzione in tutto il mondo con i profitti della droga“. [762] Il “santuario della corruzione” afgano ha prodotto 4600 tonnellate di oppio nel 1998-1999, quando i taliban colpirono la produzione di oppio nei campi di papaveri del nord, dove gli islamisti sponsorizzati da CIA/ISI combattevano in Tajikistan, Uzbekistan, Cecenia, Daghestan e Kashmir. Lo scrittore pakistano Ahmed Rashid dice che i sauditi pagano i conti del movimento. [763]
Gli Stati Uniti avevano molestato l’India socialista per decenni, utilizzando i fondamentalisti del Kashmir basati in Pakistan. Non è un caso che il gasdotto Elefante Bianco della Enron per Dabhol, India, attraversi il Kashmir. Da quando il ministro degli Esteri russo Evgenij Primakov propose il “triangolo strategico” tra India, Russia e Cina come un contrappeso all'”egemonia globale degli Stati Uniti”, nel 1998, i think tank del regime degli Stati Uniti si scervellano su come far fallire l’idea. L’Olin Institute di Harvard propose di attaccare l’India, la parte più debole del triangolo. Non contenti di aver usurpato l’Europa orientale, usando la Polonia di solidarnosc, e della ripartizione delle repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, la banda CFR/Bilderberg ora utilizzava i mujahadin per emarginare ulteriormente la Russia. Nel 1994 35000 combattenti ceceni furono addestrati nel campo Amir Muawia nella provincia di Khost in Afghanistan, il campo costruito da Usama bin Ladin per la CIA. Nel luglio 1994 il comandante ceceno Shamil Basaev si laureò ad Amir Muawia e fu inviato nel campo per le tecniche avanzate di guerriglia di Markazi-i-Dawar, in Pakistan. Incontrò i funzionari pakistani dell’ISI, storicamente distintisi nel compiere i lavori sporchi della CIA. [764] L’altro principale capo ribelle ceceno era l’emiro saudita al-Qatab. Gli islamisti ceceni si presero una grossa fetta del commercio di eroina della Mezzaluna d’oro, lavorando con famiglie  criminali cecene affiliate all’Alfa Group russo che faceva affari con l’Halliburton. Erano anche  legati ai laboratori di eroina albanesi gestiti dall’UCK. Un rapporto dell’FSB russo dichiarava che i ceceni cominciarono ad acquistare beni immobili in Kosovo nel 1997, poco prima della partizione guidata dagli USA del Kosovo dalla Jugoslavia. Il capo ceceno emiro al-Qatab istituì i campi di guerriglia per addestrare i ribelli albanesi dell’UCK. I campi erano finanziati da traffico di eroina, prostituzione e contraffazione. Le reclute furono invitate dal comandante ceceno Shamil Basaev e finanziate dall’Islamic Relief Organization dei Fratelli musulmani della Casa dei Saud. [765]
Il 20 settembre 2002, dopo un incontro alla Casa Bianca sull’Iraq con il presidente Bush, il ministro degli Esteri russo Igor Ivanov schivò tutte le domande su una nuova serie di molestie statunitense all’Iraq. Invece dichiarò che i ribelli ceceni addestrati da al-Qaida contro il suo Paese avevano rifugio sicuro nel più vicino alleato degli Stati Uniti in Asia centrale, il governo della Georgia. L’oleodotto strategico Baku-Tblisi-Ceyhan dei Quattro Cavalieri attraversava proprio la capitale georgiana Tbilisi. Un mese dopo, ribelli suicidi ceceni occuparono un teatro di Mosca, prendendo centinaia di ostaggi. La tempistica era interessante, dato che i russi si rifiutavano di sostenere i piani di Bush per invadere l’Iraq. Quasi 200 persone morirono dopo che le forze speciali russe assaltarono i ceceni. I media statunitensi, fissati su ogni mossa di al-Qaida pochi mesi prima, ignorarono i legami tra i ceceni e le coorti di bin Ladin. Invece accusarono i russi. Una settimana dopo l’incidente, il signore della guerra ceceno Shamil Basaev rivendicò la responsabilità dell’assedio su un sito web dei ribelli. [766] I funzionari del Cremlino videro i commenti di Basaev come una cortina fumogena per proteggere il capo della Cecenia Aslan Maskhadov, che era in Svezia ad una conferenza sulla Cecenia. Basaev fu ucciso in Inguscezia nel luglio 2006.
Dopo tutto il trambusto sul profitto petrolifero del Mar Caspio e dopo le carneficine della CIA nell’Asia centrale e nella Repubblica Russa, a nome dei Quattro Cavalieri, gli enormi giacimenti di oro nero non si concretizzarono. Secondo Statistical Review of World Energy 2003 della BP, i due Paesi su cui Big Oil contava divenissero le prossime Arabia Saudita, Azerbaijan e Kazakistan, dimostrarono riserve di petrolio di soli 63 miliardi e 26 miliardi di barili, rispettivamente. La Russia stessa, lacerata da Big Oil e dai suoi spettri, possedeva solo 22 miliardi di barili di riserve di greggio. E’ anche possibile che BP mentisse, utilizzando la falsa tesi della carenza del “picco del petrolio”, per razionalizzare le limitazioni dei consumatori. Comunque sia, i Quattro Cavalieri ancora una volta, in virtù del loro comportamento senza scrupoli, potrebbero presto essere esclusi dalla parte russa della lotteria petrolifera dell’Estremo Oriente. Dal 2005, una Russia oramai sveglia nazionalizza costantemente il settore energetico. È questa tendenza ha accelerato il putsch in Ucraina.

Post-Soviet spaceNote:
[749] “Legendary FBI Director Sets Up Shop in Moscow”. USA Today. 7-5-94
[750] “Russia Cuts Harvard Links in Flap, Throwing Aid Programs into Disarray”. Steve Liesmen & Robert Keatley. Wall Street Journal. 6-2-97. p.A19
[751] “Israelis Behind Bank of New York Scam”. Martin Mann. The Spotlight. 9-6-99. p.5
[752] Ibid.
[753] “US Fails to Recover Drug Money in Antigua”. Michael Allen. Wall Street Journal. 11-2-98. p.A27
[754] Dope Inc.: The Book that Drove Kissinger Crazy. The Editors of Executive Intelligence Review. Washington, DC. 1992. p.19
[755] “Ukraine Leasing Aircraft to Columbian Drug Traffickers”. Los Angeles Times. 2-19-96
[756] “Pratt & Whitney to Settle Israeli Slush Fund Case”. Missoulian. 5-21-97
[757] Center for Public Integrity website. January 2000.
[758] Ibid
[759] Bin Laden: The Forbidden Truth. Jean-Charles Brisard and Guillaume Dasquie. Paris 2001
[760] “Central Asia Unveiled”. Mike Edwards. National Geographic. 2-02
[761] Reaping the Whirlwind: The Taliban Movement in Afghanistan. Michael Griffin. Pluto Press. London. 2001. p.124
[762] “The Geostrategy of Plan Columbia”. Manuel Salgado Tamayo. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.37
[763] Taliban: Militant Islam, Oil and Fundamentalism in Central Asia. Ahmed Rashid. Yale University Publishing. New Haven, CT. 2001. p.145
[764] “Who is Osama bin Laden?” Michel Chossudovsky. CopvCIA 12-17-01
[765] Ibid
[766] “Rebel Warlord Takes Credit for Theatre Seige”. Springfield News Leader. 11-2-02

Dean Henderson è autoe di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Il suo sito è LeftHook.

False bandiere turche e quasi invasione
David Boyajian Veterans Today

map_of_armeniaLa Turchia sembra affezionata alle cosiddette operazioni “false flag”. Nel 1955, per esempio, il governo turco bombardò di nascosto il proprio consolato a Salonicco, in Grecia e ne incolpò i greci. Il giorno seguente, massicce proteste anti-greche orchestrate ad Istanbul uccisero oltre una dozzina di cristiani e causarono centinaia di milioni di danni. Arriviamo al marzo 2014. Un messaggio audio trapelato coglie funzionari turchi tramare per inscenare attacchi militari ‘false flag’ sul proprio territorio e incolparne i siriani. Il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, il generale Yasar Gürel e il capo dell’intelligence Hakan Fidan previdero di usare gli attacchi come scusa per invadere la Siria. Il titolo di questo articolo potrebbe facilmente applicarsi a tale complotto. Per osservare meglio il Caucaso, tuttavia, si può anche descrivere una piano segreto turco per attaccare l’Armenia di vent’anni fa, capovolgendo la geopolitica regionale. Nell’ottobre 1993, due anni dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il ceceno musulmano Ruslan Khasbulatov, presidente, che ci crediate o no, del Parlamento russo, diresse un colpo di Stato contro il presidente Boris Eltsin. Secondo funzionari statunitensi, francesi e greci, Khasbulatov e la Turchia avevano un accordo segreto. Se il colpo di Stato riusciva, Khasbulatov avrebbe ordinato alle truppe russe di ritirarsi dall’Armenia, dove controllava il confine di quest’ultima con la Turchia. Ciò avrebbe spianato la strada per l’invasione turca della nazione cristiana, senza sbocco sul mare e di appena tre milioni di abitanti. La storia ci dice che la Turchia ha sempre voluto occupare l’Armenia. In questo modo avrebbe creato una fascia turcofona musulmana per l’Azerbaijan, sul Mar Caspio, e infine l’Asia centrale. Si chiama panturchismo. Nel 1993, naturalmente, l’Azerbaigian perdeva la guerra contro gli armeni sull’antica provincia a maggioranza armena del Karabakh. L’Azerbaijan desiderava che la Turchia attaccasse l’Armenia e la Turchia era pronta ad aiutare l’Azerbaigian ad invertire le sorti.

Il complotto fallito
Preparando un nuovo genocidio armeno, il presidente turco Turgut Özal aveva minacciato di dare all’Armenia “le lezioni del 1915″. Tansu Ciller, prima ministra della Turchia, avvertì l’Armenia che non sarebbe “rimasta inattiva”. La Turchia ammassava forze sul confine occidentale dell’Armenia e riforniva l’Azerbaigian di armi, consiglieri militari e forze paramilitari. Militanti ceceni e mujahidin afghani furono schierati con gli azeri. Un attacco turco riuscito all’Armenia, unico partner militare della Russia nel Caucaso, avrebbe distrutto ogni influenza russa nella regione che a sua volta avrebbe aumentato la probabilità che la Cecenia, e gran parte del Caucaso settentrionale musulmano, sfuggissero alla presa dell’orso russo. Per un ceceno come Khasbulatov, il sogno si sarebbe avverato. Ma bombardati dai carri armati russi, lo speaker Khasbulatov, il vicepremier Aleksandr Rutskoj e centinaia di parlamentari ribelli e loro sostenitori nel Parlamento si arresero il 4 ottobre 1993. Il colpo di Stato e il complotto per invadere l’Armenia fallirono.

Il patto segreto
Il patto Khasbulatov-Turchia fu svelato da Leonidas T. Chrysanthopoulos nel suo libro Caucasus Chronicles (Londra, Gomidas 2002). Ambasciatore della Grecia in Armenia dal luglio 1993 al febbraio 1994. Chrysanthopoulos è stato ambasciatore in Canada e Polonia, e Segretario Generale dell’organizzazione per la cooperazione economica del Mar Nero d’Istanbul. L’ambasciatrice della Francia in Armenia, France de Harthing, gli disse che “fonti d’intelligence francesi” confermavano che “un’incursione turca in Armenia si avrà immediatamente dopo che Khasbulatov avrebbe ritirato le truppe russe dall’Armenia.” “Questa informazione“, ha scritto Chrysanthopoulos, “fu poi confermata dal mio collega, l’ambasciatore degli Stati Uniti Harry J. Gilmore“. Come “pretesto”, la Turchia avrebbe preteso di essere colpita dalle basi curde del PKK, che in realtà non c’erano mai state in Armenia. Tale “pretesto” è simile, anche se non identico, a una ‘false flag’. L’attacco della Turchia avrebbe avuto “carattere limitato”, anche se non è chiaro cosa significasse “limitato”. Più probabile, sebbene la Turchia non avrebbe trovato il PKK, l’obiettivo era creare un corridoio permanente attraverso l’Armenia, collegandosi alle forze azere e purificando il Karabakh dagli armeni. Stati Uniti e Francia, per quanto è noto, non hanno mai pubblicamente negato l’esistenza del complotto Khasbulatov-Turchia. Inoltre, Chrysanthopoulos non fornisce alcuna indicazione se tali Paesi abbiano cercato di parlare con la Turchia sull’accordo con Khasbulatov. È rilevante oggi tutto ciò?

Le ambizioni della NATO
Sì, perché le attuali politiche turche, statunitensi e della NATO nel Caucaso riecheggiano fortemente il complotto Khasbulatov-Turchia del 1993. Per due decenni, l’occidente ha cercato di penetrare e dominare il Caucaso, Georgia, Azerbaijan e Armenia, e infine attraversare il Mar Caspio per l’Asia Centrale ricca di energia. Un pezzo del piano è già stato parzialmente realizzato: la costruzione di oleodotti e gasdotti dall’Azerbaijan attraverso Georgia e Turchia. Obiettivo rimanente della NATO: assorbire l’intero Caucaso. La NATO potrebbe in tal modo minacciare la Russia da sud, proprio come ora fa pressione da ovest, con l’assorbimento di gran parte dell’Europa orientale (e le speranze della NATO sull’Ucraina). Georgia e Azerbaigian sono incline ad aderire alla NATO. L’Armenia tuttavia no anche se ha ottimi rapporti con la NATO e l’occidente. L’Armenia non può che allearsi con la Russia perché affronta una minaccia esistenziale dal membro della NATO, la Turchia, come il complotto del 1993 dimostra. L’Armenia è il perno del Caucaso. Se la quasi-operazione ‘false flag’ Khasbulatov-Turchia contro l’Armenia riusciva, la Russia avrebbe probabilmente perso e la NATO avrebbe occupato l’intero Caucaso. Nuove provocazioni, tra cui “false flag”, da parte di Turchia e NATO non possono quindi essere escluse. I capi di USA, NATO e Turchia devono essere interrogati sul fatto che le loro politiche nel Caucaso comportino pace o  guerra.

L’autore è un giornalista freelance. Molti dei suoi articoli sono archiviati su Armeniapedia.org.

1993.10_moscow_1993_390Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’isteria bellica degli USA contro la Russia entra nella Zona d’ombra

Jim Dean New Oriental Outlook 03/05/2014

10253771Le tensioni montano con la NATO che gonfia il petto con dispiegamenti militari secondari nella sua recita minacciosa. L’Estonia era in primo piano oggi ricevendo gli aerei della NATO e fingendo di sentirsi minacciata chiedendo una presenza permanente della NATO. Gli onesti sanno che vuole solo il denaro che porta con sé. Kiev ha il suo esercito in piena allerta e ha chiesto la leva ai 18-25enni nel solito abuso del giovane da parte del vecchio, quando si tratta della guerra. Sembra che il presidente ad interim dell’Ucraina Turchinov stesse aspettando i fondi del FMI in modo che il governo abbandonasse i “finanziamenti popolari” dei militari, chiedendo non solo donazioni in denaro per acquistare elmetti e giubbotti antiproiettile, ma anche sapone, asciugamani e biancheria intima. Nel frattempo, i capi dei golpisti sembrano concentrati sulla raccolta di milizie per affrontare l’Oriente ucraino dove sembrano pensare che le milizie siano efficaci contro civili disarmati, esattamente come di solito vengono utilizzate. Se le loro milizie di assassini venissero liquidate nell’operazione, i golpisti potrebbero affermare che sia colpa dei russi chiedendo l’intervento della NATO. Il regime a Kiev mostra tutti i segni di aver bisogno di un disastro per far dimenticare di aver preso il potere con le armi. Quello che vediamo è un attacco orchestrato su più fasi contro la Russia creando non una guerra tradizionale, come alcuni giornalisti vanno saltellando attirandosi l’attenzione, ma le condizioni per ingannare l’opinione pubblica occidentale e farle accettare e sostenere una nuova Guerra Fredda. I capi imbonitori occidentali vogliono imporsi da nostri grandi protettori, pensando che ci dimentichiamo che sono solo tanti ladruncoli.
Adesso pensate che tali strutture politiche occidentali sono le stesse che hanno devastato l’economia negli ultimi dieci anni, dove enormi quantità di ricchezza sono passate dai molti ai pochi. Non ci sono quasi processi contro coloro che ci hanno portato al collasso. Anche i licenziati per negligenza sono pochissimi. Dopo anni di miglioramento delle relazioni con la Russia, dovuto alla guerra al terrorismo e alla più stretta cooperazione tra Est e Ovest nel condividere intelligence e tattica nel combattere la nuova guerra asimmetrica. Abbiamo saputo poi che mentre Bush faceva l’amico di Putin nella lotta contro il flagello del terrorismo, gli Stati Uniti in realtà facevano il doppio gioco sostenendo i ceceni, con i loro avanzi di terroristi mujahidin ed ex-combattenti dispiegati dagli Stati Uniti contro i russi in Afghanistan. Dopo le tensioni delle guerre balcaniche e il fiasco statunitense nella Repubblica della Georgia, i russi ancora non avevano rotto i rapporti con la NATO. Non si facevano giocare da coloro che vogliono isolarli. Gli Stati Uniti hanno sperimentato sul campo i primi attacchi delle truppe fantoccio alla Russia, compiuti da mercenari israeliani e dallo sfortunato esercito georgiano che pensavano di uccidere 300 peacekeeper russi e distruggerne i blindati, lasciando l’Ossezia del Sud indifesa. Si sbagliarono. “Loro” pensano che noi non lo sappiamo… ma invece sì. Sappiamo chi ne era responsabile, e molti dovrebbero essere perseguiti. Anche dopo tale vera aggressione degli Stati Uniti, non abbiamo sentito minacce dalla Russia su sanzioni o presenza di maggiori forze ai loro confini occidentali per scongiurare futuri attacchi. La cooperazione con la NATO è proseguita con il ben coordinato monitoraggio delle rispettive manovre militari, sempre richiedendo decine di osservatori di altri Paesi che verificassero che l’addestramento non venisse utilizzato per preparare un attacco, come gli Stati Uniti aveva fatto in Ossezia del Sud.
Russi e cinesi appoggiarono gli interventi in Libia, poi ampliatisi nella campagna per rimuovere Gheddafi, andò bene ma il popolo della Libia è ora nelle mani di meschini signori della guerra estremisti. Non si sa ancora se gli andrà peggio o meglio. Russia e Cina dissero che era l’ultima volta che si sarebbero fidate della NATO per un simile intervento. Alla NATO importa? Probabilmente no. Si attende da qualche parte che un gruppo elitario decida che la “cooperazione” con la Russia e la Cina sia finita. Un importante cambiamento è iniziato nella pianificazione geopolitica e militare occidentale e in particolare degli Stati Uniti. Sì, c’è stata una gradita ritirata dei nostri esausti militari dall’Iraq e presto dall’Afghanistan. Il bilancio statunitense è in rosso profondo, non solo per i suoi cittadini indebitati, ma anche per il resto del mondo. Vediamo la preparazione per l’avvio di un nuovo tipo di offensiva, in cui non saranno necessarie grandi installazioni militari statunitensi ed enormi spese, ma l’utilizzo di nuovi eserciti di fantocci creati dall’instabilità in Medio Oriente, Balcani e Cecenia. Una nuova svolta finanziaria s’è aggiunta alla miscela, quando i super-ricchi monarchi del Golfo sono stati imbarcati da soci finanziatori per alleviare le preoccupazioni nazionali sulla spesa di guerra in tempo di pace, qualcosa che apprendiamo essere solo un miraggio. Non solo gli israeliani non vogliono la pace con i palestinesi, ma l’occidente ha scelto il conflitto come forza stabilizzante per contrastare il malessere finanziario nazionale. Con grande angoscia d’Israele, l’amministrazione Obama ha deciso di rinunciare al fantasma della minaccia fasulla dell’Iran nucleare, parzialmente creata come originaria giustificazione di USA e NATO per spostare il loro scudo missilistico difensivo/offensivo vicino al confine con la Russia. Pensate alla “capacità di primo attacco”. E ricordate il cambio nella dottrina della Difesa degli Stati Uniti, trasformatasi in offensiva, secondo cui avremmo il diritto di attaccare preventivamente tutti coloro che riteniamo una futura minaccia. Letteralmente carta bianca per attaccare chiunque vogliamo.
984076I russi, naturalmente, non sono stupidi e mai credettero allo scudo missilistico contro una minaccia iraniana. Mentre i colloqui sul nucleare iraniano procedevano, vedendo finalmente abbandonata l’idea della ricerca di armi nucleari mai esistite, l’opinione pubblica ha mai domandato di punire tutti coloro che ci hanno tormentato con le loro bugie e per così tanto tempo? Chi è stato punito, cacciato o dichiarata persona non grata? Mentre la gradita svolta iraniana procede, abbiamo subito visto il “Pivot in Asia” lanciato con grande clamore. Ma dopo tutto ciò, “dov’è la minaccia?” Non importa quante volte lo chiedete, nessuno al governo ve lo dirà. Il termine generico usato è che abbiamo da proteggervi i nostri “interessi” e i nostri alleati. Ma da chi? Chi ha la capacità di farlo e chi vorrebbe farlo? Nessuna risposta è stata mai data, perché dove non c’è alcuna minaccia.
Per quanto folle sembri, siamo nella zona crepuscolare da I Guerra Mondiale. Non intendo il genere in cui avremo milioni di vittime ed economie distrutte, ma il tremendo fallimento della leadership occidentale, come allora, oggi. Siamo in una situazione molto simile con un popolo a cui viene dipinto un quadro fraudolento di ciò che accade, semplicemente per indurci a sostenerli. L’abbiamo fatto e l’hanno fatto. Invece vogliamo la guerra contro i guerrafondai. Se ci sono colpevoli che dovrebbero essere puniti, iniziamo da loro.

Jim W. Dean, direttore editoriale di VeteranToday, produttore/commentatore di Heritage TV Atlanta, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Illuminati contro la Russia

I piani degli imperialisti della City di Londra per la Russia
Dean Henderson 29 aprile 2014 map_ktk_enIeri l’UE e gli USA hanno imposto ulteriori sanzioni alla Russia, mentre 150 truppe statunitensi sbarcano nella vicina Estonia per le esercitazioni militari. Due mesi dopo che il presidente democraticamente eletto dell’Ucraina Viktor Janukovich è fuggito dal Paese per il putsch orchestrato da MI6/CIA/Mossad a Kiev, l’occidente continua l’aggressione alla Russia, nonostante i ripetuti tentativi diplomatici del presidente russo Vladimir Putin. Quindi cosa c’è di nuovo? La City dei banchieri di Londra guidata dai Rothschild da due secoli ha grandi piani imperialisti per le ricche risorse naturali della Russia, sempre ostacolati dagli zar o dallo stalinismo nazionalista. Putin ha sventato i loro ultimi tentativi, quando ha incarcerato l’israeliano dalla doppia cittadinanza Mikhail Khodorkovskij e ri-nazionalizzato gran parte dell’industria energetica russa. Non è un caso che uno dei funzionari russi sanzionati ieri sia Igor Sechin, presidente del colosso petrolifero russo Rosneft, di cui BP detiene ancora una quota del 20%.

Alleanza blasfema
hersh_malta_2 Mentre i sindacati bancari internazionali avevano sempre trattato con l’Unione Sovietica, l’accesso alle sue vaste risorse petrolifere rimase limitata fino a quando Ronald Reagan entrò alla Casa Bianca nel 1980, determinato a frantumare l’Unione Sovietica e aprirne i giacimenti petroliferi ai Quattro Cavalieri. Il suo uomo di punta fu il direttore della CIA Bill Casey, le cui connessioni con i cattolici Cavalieri di Malta furono sfruttate a fondo. La “santa mafia” segreta dell’Opus Dei del Vaticano era dietro l’ascesa al Papato del cardinale polacco Karol Wojtyla. Wojtyla divenne Papa Giovanni Paolo II e lanciò l’offensiva dell’Opus Dei/Vaticano per eliminare i movimenti della teologia della liberazione dall’America Latina e il comunismo dall’Europa orientale. Il fascismo aiutò naturalmente Karol Wojtyla. Durante gli anni ’40 era un commesso dell’industria chimica nazista IG Farben. Wojtyla vendeva ai nazisti il cianuro usato nei loro campi di sterminio di Auschwitz. Uno dei suoi migliori amici era il dr. Wolf Szmuness, ideatore nel 1978 dello studio sull’epatite B del Center for Disease Control degli Stati Uniti, attraverso cui il virus dell’AIDS fu inoculato nella popolazione gay. [722] Nel 1982 Reagan incontrò Papa Giovanni Paolo II. Prima della riunione, Reagan firmò l’NSD-32 che autorizzava una vasta gamma di attività economiche, diplomatiche e segrete per “neutralizzare la presa dell’Unione Sovietica sull’Europa orientale“. Nel corso della riunione i due decisero di lanciare un programma clandestino per strappare l’Europa dell’Est ai sovietici. La Polonia, Paese di origine del Papa, era la chiave. Sacerdoti cattolici, AFL-CIO, National Endowment for Democracy, Banca del Vaticano e CIA si schierarono tutti.
Il Vaticano è il maggiore proprietario al mondo di titoli azionari, utilizzando la filiale svizzera del Banco di Roma per svolgerne le  attività in modo discreto. Il fascista italiano Benito Mussolini fornì generose esenzioni fiscali al Vaticano, di cui gode ancora. La riconciliazione del Grande Oriente massone con il Vaticano fu sostenuta dal Banco Ambrosiano del capo della P-2 Roberto Calvi. Le relazioni tra il Vaticano e la massoneria erano tese dall’11° secolo, quando i greci ortodossi si divisero dai cattolici romani. Emersero le fazioni dei Cavalieri Templari e dei Cavalieri Ospedalieri di S. Giovanni. Quest’ultima fu la fazione cattolica. Cambiò nome in Cavalieri di Malta, dall’isola dove trovò rifugio dopo la sconfitta delle Crociate con l’aiuto del Vaticano. Malta è una base degli intrighi di CIA/MI6/Mossad. Nel 13° secolo papa Clemente V, sostenuto dal re di Francia Filippo, accusò i Cavalieri Templari di eresia protestante, citando la loro passione per il traffico di droga, armi, gioco d’azzardo e prostituzione. Queste attività sono ciò che resero i Templari “ricchi sfondati”. Papa Clemente diede una lezione bruciando sul rogo, un venerdì 13, il capo dei Templari Jacques de Molay. [723] I templari presero il loro bottino e fuggirono in Scozia per fondare la Massoneria di Rito Scozzese. Finanziarono la Casa di Windsor che controlla la Gran Bretagna e presiede il vertice della massoneria mondiale. I membri loggia massonica iscrivono i figli alla De Molay Society, in onore del pirata templare bruciato. Il tentativo di Calvi di conciliare società segrete protestanti e cattoliche fu un successo. Divenne il finanziatore del movimento polacco Solidarnosc, mentre l’inquinata Continental Illinois Bank del segretario al Tesoro di Nixon David Kennedy inviava i fondi della CIA dalla Banca di Cicero del vescovo Paul Marcinkus per finanziare Solidarnosc. [724]
Il Vaticano collaborò con la nobiltà nera europea, i Bilderberger e la CIA per lanciare la società ultrasegreta JASON e armare i dittatori sudamericani per reprimere la teologia della liberazione. Nel 1978, quando Papa Giovanni Paolo II prese il potere, il Vaticano emise un francobollo commemorativo con una piramide egizia e il Roshaniya, l’occhio che tutto vede. [725] Il Vaticano e gli Illuminati si ricongiunsero. Gli incontri di Reagan con Papa Giovanni Paolo II furono l’affermazione di tale nuova potente alleanza che si concentrò sulla rovina dell’Unione Sovietica. Anche prima che Reagan incontrasse il Papa, la CIA aveva un agente presso il ministero della Difesa polacco, il colonnello Ryszard Kuklinski. Kuklinski faceva capo al Vaticano e contribuì ad organizzare Solidarnosc guidata dalla ricca famiglia Radziwill, che aveva finanziato gli assassini di JFK via Permindex. La maggior parte dei capi di Solidarnosc erano vecchi ricchi aristocratici. Il precursore di Solidarnosc fu l’Alleanza Nazionale dei solidaristi, una squadra fascista russo/est-europea finanziata dalla RD/Shell di Sir Henry Deterding e dal presidente della Vickers Arms Corporation Sir Basil Zacharoff. Sir Auckland Geddes della Rio Tinto Zinc, che finanziò golpe fascista di Francisco Franco in Spagna, finanziò anche i solidaristi. Il nipote di Geddes, Ford Irvine Geddes, fu presidente della Inchcape Peninsular & Orient Navigation Company nel 1971-1972. [726] Il quartier generale dei solidaristi degli Stati Uniti era la Fondazione Tolstoj, nello stesso edificio della Julius Klein Associates che armò i famigerati squadroni della morte sionisti Haganah e banda Stern che usurparono le terre palestinesi per fondare Israele. Klein era un insider dell’MI6 alla Permindex contribuendo ad organizzare l’assassinio di JFK. Il figliastro dei solidaristi, il movimento Solidarnosc, fu spacciato dai media occidentali come grande forza liberatrice polacca. Con gli aiuti della CIA, Solidarnosc rovesciò il governo comunista di Varsavia. Il loro uomo di paglia Lech Walesa divenne presidente della Polonia. Nel 1995 Walesa fu sconfitto dall’ex-leader comunista Aleksander Kwasniewski. Walesa fu premiato per aver leccato stivali lavorando alla Pepsi.
Il direttore della CIA Casey richiese costante attenzione sull’Europa orientale dalla CIA. Casey s’incontrò spesso con il cardinale di Philadelphia John Krol per discutere di Solidarnosc. Utilizzò i suoi collegamenti con i Cavalieri di Malta, appoggiandosi pesantemente su fratello Vernon Walters, il cui curriculum spettarle si legge come un romanzo di James Bond. L’ultima incarnazione di Walter fu da ambasciatore itinerante di Reagan presso il segretario di Stato del Vaticano cardinale Agostino Casaroli. [727] Nel 1991 Walters era ambasciatore USA alle Nazioni Unite, dove rullò con successo i tamburi di guerra contro l’Iraq. Era nelle Fiji quello stesso anno, poco prima della caduta di quel governo di sinistra. Altri Cavalieri di Malta coinvolti nel tentativo di destabilizzazione dell’Europa orientale furono Richard Allen, dell’NSA di Reagan e vice di Robert Vesco, il giudice William Clark dell’NSA di Reagan, l’ambasciatore di Reagan in Vaticano William Wilson e Zbigniew Brzezinski. Altri cavalieri di spicco dei Cavalieri di Malta erano Prescott Bush, il segretario al Tesoro di Nixon William Simon, il golpista nixoniano Alexander Haig, il sostenitore dei Contra J. Peter Grace e l’agente venezuelano dei Rockefeller Gustavo Cisneros.
La squadra di Reagan seguiva una strategia in cinque parti nel tentativo di distruggere l’Unione Sovietica. In primo luogo, perseguì il concetto di Star Wars della JASON Society, nel tentativo di coinvolgere i sovietici in una corsa alle armi spaziali sapendo che Mosca non poteva permettersi. In secondo luogo, la CIA avrebbe lanciato operazioni segrete in Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria nel tentativo di rovesciare quei governi filo-sovietici. Mentre Walesa spuntò in Polonia, il poeta Vaclev Havel divenne il cavaliere bianco della CIA in Cecoslovacchia. Come Walesa, Havel divenne impopolare e subito cacciato dalla presidenza di burattino. Un componente del programma di destabilizzazione della CIA era comprare armi da queste nazioni dell’Est europeo per armare i ribelli sponsorizzati dalla CIA in Nicaragua, Afghanistan, Angola e Mozambico, usando la BCCI e successivamente la BNL. Gli Stati Uniti volevano anche mettere le mani sull’avanzato arsenale sovietico. La Polonia vendette segretamente agli Stati Uniti una serie di avanzate armi sovietiche per 200 milioni di dollari. La Romania fece lo stesso. Entrambi i Paesi videro i loro debiti esteri ridotti significativamente. [728] Il terzo componente della strategia di Reagan fu finanziare la privatizzazione economica del contingente del Patto di Varsavia. In quarto luogo, gli Stati Uniti avrebbero coperto le onde radio est-europee e sovietiche di propaganda filo-occidentale da fronti come Radio Liberty, Radio Free Europe e Voice of America. La CIA finanziò giornali e riviste locali.
La Compagnia fu aiutata nell’Unione Sovietica dai suoi compari del Mossad con il tentativo del magnate dei media e ufficiale pagatore del Mossad Robert Maxwell. Quando Maxwell minacciò di svelare l’incontro tra il capo del KGB Vladimir Krjuchkov e un capo del Mossad a bordo del suo yacht privato, in cui il colpo di Stato contro Mikhail Gorbachev venne discusso, il Mossad ordinò l’eliminazione di Maxwell. Il 4 novembre 1991, quando navigava presso le isole Canarie, Maxwell fu assassinato da un commando israeliano. L’esodo di massa degli ebrei russi negli insediamenti occupati da Israele in Palestina faceva parte del patto segreto tra Mossad e Krjuchkov, ancora in una prigione di Mosca per il suo ruolo nel tradimento del colpo di Stato contro Gorbaciov. [729] Ma fu il quinto e ultimo componente della strategia di Reagan che attrasse i Quattro Cavalieri. Gli spettri di Reagan avviarono una guerra economica contro l’Unione Sovietica, comprendente il congelamento dei trasferimenti tecnologici, contraffazione del rublo russo e sponsorizzazione di gruppi islamici separatisti nell’Asia centrale e nel Caucaso sovietici. I jihadisti furono incaricati di sabotare un importante metanodotto transcontinentale che i sovietici stavano costruendo. I sovietici avevano più gas naturale di qualsiasi altro Paese sulla terra e videro nel completamento di questo gasdotto una vacca da mungere per il 21° secolo. [730] Big Oil voleva il latte della mucca.

E’ il petrolio, stupido!
pipelinemapQuando l’ultimo presidente dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov annunciò la perestrojka e la glasnost per privatizzare l’economia del Paese, aiutò gli Illuminati a distruggerlo. Gorbaciov fu ingannato, complice inconsapevole, un agente della CIA o vittima dell’operazione Presidio di controllo mentale del Tempio di Set? Comunque sia, svolse un ruolo chiave nello smantellamento dell’Unione Sovietica. I sovietici controllavano non solo le vaste risorse della propria nazione, ma le risorse dei Paesi del Terzo Mondo e del Comecon, alleati dei sovietici. Nell’ambito della perestrojka dovevano cessare gli aiuti sovietici a queste nazioni in via di sviluppo, per alleviare il peso del crescente debito sovietico che, come il debito degli Stati Uniti, s’era accumulato con decenni di spesa militare della Guerra Fredda. Il debito delle due superpotenze era detenuto dalle stesse banche internazionali che ora utilizzavano la leva del debito per scegliere un vincitore e aprire le risorse russe e del Terzo Mondo ai loro tentacoli aziendali. [731]
Quando il Muro di Berlino cadde e Gorbaciov fu rovesciato in favore del sicario del FMI Boris Eltsin, i Quattro Cavalieri si precipitarono a Mosca per concludere accordi petroliferi. Petrolio e gas naturale sono sempre stati la principale esportazione sovietica e così rimase per la nuova Russia. Nel 1991 il Paese guadagnò 13 miliardi dollari in valuta forte dalle esportazioni di petrolio. Nel 1992 Eltsin annunciò al mondo che l’industria petrolifera della Russia da 9,2 miliardi di barili al giorno sarebbe stata privatizzata. Il sessanta per cento delle riserve siberiane della Russia non è mai stato sfruttato. [732] Nel 1993 la Banca Mondiale annunciò un prestito di 610 miliardi dollari per modernizzare l’industria petrolifera della Russia, di gran lunga il più grande prestito nella storia della banca. L’International Finance Corporation controllata dalla Banca Mondiale, acquistò le azioni di diverse società petrolifere russe e fece un ulteriore prestito alla Conoco di Bronfman per l’acquisto della Siberian Polar Lights Company. [733] Il principale mezzo di controllo dei banchieri internazionali sul petrolio russo era Lukoil, inizialmente per il 20% di BP Amoco e Credit Suisse First Boston, dove l’inviato in Jugoslavia di Clinton e architetto degli accordi di pace di Dayton Richard Holbrooke aveva lavorato. Il procuratore generale di Bush padre, Dick Thornburgh, che orchestrò il cover-up della BNL, ora era Chief Financial Officer della CS First Boston. Una manciata di oligarchi sionisti russi, noti collettivamente come mafia russa, possedeva il resto di Lukoil, che operò da Saudi Aramco della Russia dei Quattro Cavalieri, un partner di Big Oil per i progetti nel Paese che richiedevano quantità veramente impressionanti di capitale. Questi progetti riguardavano l’isola Sakhalin, noti come Sakhalin I, una venture da 15 miliardi di dollari della Exxon Mobil; e Sakhalin II, un accordo da 10 miliardi di dollari della Royal Dutch/Shell che includeva Mitsubishi, Mitsui e Marathon Oil come partner. i piani siberiani erano ancor più grandiosi. RD/Shell è un partner al 24,5% di Uganskneftegasin, che controlla un enorme giacimento di gas naturale siberiano. A Prjobskoe, BP Amoco gestisce un progetto da 53 miliardi di dollari. A Timan Pechora sul Mar Glaciale Artico, un consorzio composto da Exxon Mobil, Chevron Texaco, BP Amoco e Norsk HYDRO gestisce una joint venture da 48 miliardi di dollari. Nel novembre 2001 la Exxon Mobil annunciò l’intenzione d’investire altri 12 miliardi di dollari in un progetto su petrolio e gas nell’Estremo Oriente russo. RD/Shell annunciò un investimento di 8,5 miliardi di dollari per le concessioni nell’isola Sakhalin. BP Amoco fece annunci simili. [734] Nel 1994 Lukoil produsse 416 milioni di barili di petrolio, diventando così il quarto maggiore produttore al mondo dopo RD/Shell, Exxon Mobil e la co-proprietaria BP Amoco. I suoi quindici miliardi di barili di riserve di greggio erano secondi al mondo dopo Royal Dutch/Shell. [735]
Il Caucaso sovietico, con l’incoraggiamento di Langley, presto si separò dalla Russia. La mappa dell’Asia centrale fu riscritta con Kazakhstan, Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan, Kirghizistan, Armenia, Azerbaigian, Ucraina e Georgia che dichiaravano l’indipendenza. Il gasdotto sovietico contro cui Reagan ordinò gli attacchi, trasportava gas naturale ad est, al porto sul Nord Pacifico di Vladivostok, e ad ovest al porto sul Mar Nero di Novorossijsk, dai più ricchi noti giacimenti di gas naturale del mondo, sotto ed a ridosso del litorale del Mar Caspio, nel cuore del Caucaso. I Quattro Cavalieri ambivano a queste risorse più che in ogni altra parte del mondo. Volevano costruire i propri gasdotti privati, una volta messe le mani sui giacimenti di gas del Mar Caspio che contengono, secondo una stima, 200 miliardi di barili di greggio. Le privatizzazioni dell’industria petrolifera furono rapidamente annunciate nelle nuove repubbliche dell’Asia centrale che ebbero, in virtù della loro indipendenza, il controllo delle vaste riserve di petrolio e di gas del Mar Caspio. Nel 1991 Chevron ebbe colloqui con il Kazakistan. [736] Le repubbliche dell’Asia centrale divennero i più grandi beneficiari degli aiuti dell’USAID, così come dei prestiti di Exim Bank, OPIC e CCC. Azerbaigian, Turkmenistan e Kazakistan ne furono particolarmente favoriti. Questi Paesi controllano il litorale del Mar Caspio, insieme a Russia e Iran. Nel 1994 il Kazakistan ricevette 311 milioni di dollari in aiuti statunitensi e altri 85 milioni di dollari per smantellare le armi nucleari sovietiche. Il presidente Clinton incontrò il presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbaev. Firmarono una serie di accordi, dal disarmo alla cooperazione nella ricerca spaziale. Il Kazakistan, con una stima di 17,6 miliardi di barili di riserve petrolifere, era una parte  strategica del sistema di armi nucleari sovietiche ed ospitava il programma spaziale sovietico. I due leader firmarono un accordo che prevedeva la protezione degli investimenti delle multinazionali statunitensi. L’Istituto di libero scambio e della Camera di Commercio degli Stati Uniti invitò i funzionari kazaki a studiare le arti più sottili del capitalismo globale. I Quattro Cavalieri si mossero in fretta. Chevron Texaco rivendicò il primo premio da 20 miliardi di dollari, il giacimento Tenghiz, poi arraffò un altro giacimento petrolifero a Koroljov. Exxon Mobil firmò un accordo per sviluppare una concessione offshore sul Mar Caspio. [737] Tengizchevroil è per il 45% di Chevron Texaco e per il 25% di Exxon Mobil. [738] Il presidente della NSA di George W. Bush e poi segretaria di Stato Condaleeza Rice, esperta di Asia centrale, era nel CdA di Chevron assieme a George Schultz nel 1989-1992. Anche una petroliera prese il suo nome.
Grazie al Mar Caspio, l’Azerbaigian riceveva centinaia di milioni di dollari in aiuti statunitensi. BP Amoco guidava un consorzio di sette giganti del petrolio che versarono inizialmente 8 miliardi di dollari per sviluppare tre concessioni al largo della capitale Baku, storico campo base di Big Oil nella regione. [739] BP Amoco e Pennzoil, recentemente acquisita da Royal Dutch/Shell, presero il controllo della compagnia petrolifera dell’Azerbaigian il cui consiglio di amministrazione includeva l’ex-segretario di Stato di Bush Sr. James Baker. Nel 1991 il super-fantasma di Air America Richard Secord si presentò a Baku sotto la copertura dell’Oil MEGA. [740] Secord & Company fornirono addestramento militare, vendevano armi israeliane, passavano “sacchetti marroni pieni di contanti” e spedirono oltre 2000 combattenti islamici dell’Afghanistan con l’aiuto di Gulbuddin Hekmatyar. L’eroina afgana inondò Baku. L’economista russo Aleksandr Daskevich disse che 184 laboratori di eroina furono scoperti della polizia di Mosca nel 1991, “Ognuno era gestito da azeri che utilizzavano il ricavato per comprare armi per la guerra dell’Azerbaigian contro l’Armenia nel Nagorno-Karabakh“. [741] Una fonte d’intelligence turca afferma che Exxon e Mobil erano dietro il colpo di stato del 1993 contro il presidente azero Abulfaz Elchibey. Gli islamisti aiutarono Secord. Usama bin Ladin istituì un’ONG a Baku da cui attaccare i russi in Cecenia e Daghestan. Venne insediato il più flessibile presidente Haydar Aliev. Nel 1996, per volere del presidente dell’Amoco, fu invitato alla Casa Bianca ad incontrare il presidente Clinton, il cui NSA era Sandy Berger che aveva 90000 dollari di azioni dell’Amoco. [742] I separatisti armeni sostenuti dalla CIA occuparono le regioni strategiche del Nagorno-Karabakh e Nakhnichevan confinante con Turchia e Iran. Quando il presidente turco Turgut Ozal menzionò l’intervento in Nakhnichevan in sostegno degli azeri, il premier turco Sulayman Demirel subito lo smentì dall’alleato chiave degli Stati Uniti. Queste due regioni sono fondamentali per Big Oil che progettava di costruire un gasdotto dal Mar Caspio attraverso la Turchia fino al porto russo sul Mar Nero di Novorrossijsk. La stessa rotta era utilizzata dai mafiosi turchi Lupi grigi nel loro traffico di eroina dall’Asia centrale all’Europa. Quando il lupo grigio Mehmet Ali Agca cercò di assassinare papa Giovanni Paolo II nel 1981, la CIA usò la sua Gladio cercando di accusarne il governo comunista della Bulgaria. Lukoil possiede il 26% del porto russo sul Mar Nero di Novorossijsk. Il suo presidente Vait Alekperov voleva costruire l’oleodotto del Caspio attraverso Groznij, in Cecenia, mentre i Quattro Cavalieri preferivano passare per la Turchia. Il supporto della CIA a separatisti armeni e ribelli islamici ceceni assicurò il caos a Groznij. Alekperov finalmente accettò la rotta turca. Nel 2003 il dipartimento della Difesa propose una borsa per l’addestramento militare da 3,8 milioni dollari all’Azerbaigian. Più tardi, ammise che ciò era volto a proteggere l’accesso al petrolio degli Stati Uniti. Come Michael Klare ha detto, “Lentamente ma inesorabilmente, l’esercito statunitense si converte nel servizio globale di protezione del petrolio“. [743]
Il Turkmenistan, che confina con il Mar Caspio a sud-est, è una virtuale repubblica del gas, con massicci giacimenti di gas naturale. Ha anche vasti giacimenti di petrolio, rame, carbone, tungsteno, zinco, uranio e oro. Il giacimento di gas più grande è presso Dauletabad, nel sud-est del paese, vicino al confine afghano. Centgas di Unocal avviò la costruzione di un oleodotto che collegava i giacimenti petroliferi di Chardzhan ai giacimenti petroliferi siberiani più a nord. Cruciale per Centgas era il gasdotto da Dauletabad, attraverso Afghanistan e Pakistan, all’Oceano Indiano. [744] Tra i consulenti del progetto vi era Henry Kissinger. Unocal ora fa parte di Chevron. Con i Quattro Cavalieri che avevano un saldo controllo delle riserve del Mar Caspio, nacque il Caspian Pipeline Consortium. Chevron Texaco ebbe una quota del 15% e gli altri tre Cavalieri e Lukoil si divisero il resto. La sicurezza delle pipeline fu fornita dalla società israeliana Magal Security Systems, collegata al Mossad. Azerbaigian e Turkmenistan hanno rapporti particolarmente affettuosi con Israele grazie all’ambasciatore speciale Yusef Maiman, presidente del gruppo israeliano Mehrav. Mehrav è coinvolto nel progetto turco per deviare l’acqua del Tigri e dell’Eufrate nel sud-est della Turchia a scapito dell’Iraq. [745] Il gasdotto del Caspio fu ostruito da Bechtel in partnership con GE e Wilbros Group. Il gasdotto divenne operativo nel novembre 2001, appena due mesi dopo l’11 settembre. Bechtel costruì anche le infrastrutture del giacimento di Tengiz della Chevron Texaco. Nel 1995 Bechtel guidò un consorzio finanziato da USAID per ristrutturare le industrie energetiche di undici nazioni dell’Europa orientale, in linea con i mandati del FMI. Bechtel ricevette un contratto enorme per aggiornare molte fonderie di alluminio russe in difficoltà, in tandem con Pechiney. Lukoil contrattò con la ABB Lummus Crest del New Jersey (formatosi quando i giganti metalmeccanici Asea Brown Boveri e Lummis Crest si fusero) per costruire una raffineria da 1,3 miliardi dollari nel porto di Novorossijsk e aggiornare per 700 milioni di dollari la raffineria di Perm. L’amministrazione Bush programmava un’ulteriore serie di oleodotti sul Mar Caspio per collegare Tenghiz al Mar Nero. Un oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan fu costruito da un consorzio dei Quattro Cavalieri guidato da BP Amoco. Lo studio legale che rappresenta il consorzio della BP è la Baker Botts della famiglia di James Baker. Il gasdotto BP Amoco attraversa la Georgia passando per la capitale Tblisi.
Nel febbraio 2002 gli Stati Uniti annunciarono l’intenzione di inviare 200 consiglieri militari ed elicotteri d’attacco in Georgia per “radicarvi il nostro terrorismo”. [746] L’implementazione fu una cortina fumogena per proteggere la pipeline. Nel settembre 2002 il ministro degli Esteri russo Igor Ivanov accusò la Georgia di ospitare i ribelli ceceni. Nell’ottobre del 2003 il presidente georgiano Eduard Shevardnadze fu costretto a dimettersi con una rivoluzione incruenta. Secondo un articolo dell’11 dicembre 2003 sul sito del Partito Socialista Mondiale, la CIA sponsorizzò il colpo di Stato. Nel settembre 2004 centinaia di bambini russi furono uccisi quando i separatisti ceceni presero il loro edificio scolastico. Il presidente russo Vladimir Putin disse dell’incidente, “Certi ambienti politici in occidente vogliono indebolire la Russia, proprio come i romani volevano indebolire Cartagine“. Ha accusato “i servizi segreti stranieri” di complicità negli attacchi. Il suo consigliere Aslanbek Aslakhanov andò oltre affermando sul Canale 2 russo “Costoro non parlavano con la  Russia, ma con altri Paesi. Erano controllati. I nostri sedicenti amici hanno lavorato per decenni a smembrare la Russia… (sono i burattinai) e finanziatori del terrorismo”. La russa KM News titolò “Il sequestro della scuola fu pianificato a Washington e Londra“. [747] Lukoil incarna la corruzione dilagante in Russia dal crollo sovietico. La corruzione è la norma. Lukoil regalò un jet di lusso al sindaco di Mosca, al capo della Gazprom (il monopolio del gas naturale statale) e al presidente del Kazakistan Nazarbaev. Alla metà degli anni ’90 Lukoil annunciò che avrebbe venduto una quota del 15% agli azionisti stranieri attraverso il suo primo proprietario e consulente finanziario CS First Boston e la Bank of New York. [748] Nel 2002 annunciò l’intenzione di svendere un altro grande asset. Secondo Kurt Wulff dell’impresa d’investimento petrolifera McDep Associates, i Quattro Cavalieri scatenatisi nei loro nuovi pascoli dell’Estremo Oriente, videro tale aumento delle attività finanziarie, nel 1988-1994: Exxon Mobil – 54%, Chevron Texaco – 74%, Royal Dutch/Shell – 52% e BP Amoco - 54%. I Cavalieri avevano più che raddoppiato il loro patrimonio in sei anni. Questo salto di qualità della potenza mondiale anglo-statunitense aveva a che fare con l’acquisizione dell’industria petrolifera ex-sovietica e il conseguente impoverimento dei suoi legittimi proprietari.

Caspian-pipelines-mapNote
[722] Behold a Pale Horse. William Cooper. Light Technology Publishing. Sedona, AZ. 1991.
[723] The Robot’s Rebellion: The Story of the Spiritual Renaissance. David Icke. Gateway Books. Bath, UK. 1994. p.94
[724] Hot Money and the Politics of Debt. R.T. Naylor. The Linden Press/Simon & Schuster. New York. 1987. p.78
[725] Ibid. p.165
[726] Dope Inc.: The Book that Drove Kissinger Crazy. The Editors of Executive Intelligence Review. Washington, DC. 1992
[727] “The Unholy Alliance”. Carl Bernstein. Time. 2-24-92. p.28
[728] “US Obtained Soviet Arsenal from Poland”. Eugene Register-Guard. 2-13-94
[729] The Other Side Of Deception. Victor Ostravsky. HarperCollins Publishers. New York. 1994.
[730] Bernstein. p.28
[731] “The Dismantling of the Soviet Union”. Peter Symon. Philippine Currents. November/December 1991.
[732] “Drilling for a Miracle”. Fred Coleman. US News & World Report. 12-7-92. p.54
[733] Evening Edition. National Public Radio. 6-18-93
[734] “Exxon’s Russian Oil Deal Makes Other Firms Feel Lucky”. Wall Street Journal. 12-13-01
[735] “The Seven Sisters Have a Baby Brother”. Paul Klebnikov. Forbes. 1-22-96. p.70
[736] Taliban: Militant Islam, Oil and Fundamentalism in Central Asia. Ahmed Rashid. Yale University Publishing. New Haven, CT. 2001. p.145
[737] “Christopher Promises Aid to Oil-Rich Kazakhstan”. AP. Northwest Arkansas Morning News. 10-24-93
[738] 10K Filings to SEC. Exxon Mobil and Chevron Corporations. 3-28-01
[739] “The Quietly Determined American”. Paul Klebnikov. Forbes. 10-24-94. p.48
[740] Azerbaijan Diary: A Rogue Reporter’s Adventures in a Oil-Rich, War-Torn, Post-Soviet Republic. Thomas Goltz. M.E. Sharpe. Armonk, NY. 1999. p.272
[741] “al-Qaeda, US Oil Companies and Central Asia”. Peter Dale Scott. Nexus. May-June, 2006. p.11-15
[742] See No Evil: The True Story of a Ground Soldier in the CIA’s War on Terrorism. Robert Baer. Crown. New York. 2002. p.243-244
[743] Blood and Oil: The Dangers and Consequences of America’s Growing Dependency on Imported Petroleum. Michael T. Klare. Metropolitan/Henry Holt. 2004. p.6-7
[744] Escobar. Part I
[745] “The Roving Eye: Pipelineistan, Part II: The Games Nations Play”. Pepe Escobar. Asia Times Online. 1-26-02
[746] “Wolf Blitzer Reports”. CNN. 2-27-02
[747] “Paranotes: Russian School Seige Conspiracy”. Al Hidell. Paranoia. Issue 37. Winter 2005.
[748] Klebnikov. 1-22-96. p.72

Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La strada per Mosca passa da Kiev: un colpo di Stato che minaccia la Russia

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 25 febbraio 2014

La presa del potere a Kiev dell’opposizione è un colpo di Stato eseguito con la forza, che ignora almeno la metà della popolazione ucraina. Eppure, non lo si saprebbe ascoltando i media e le reti come CNN o Fox News, o leggendo i titoli di Reuters e della British Broadcasting Corporation (BBC). Gli eventi a Kiev vengono ingannevolmente presentati da questi media e dai cosiddetti governi “occidentali” che li supportano, direttamente o indirettamente, come il trionfo del potere del popolo e della democrazia in Ucraina.

ucraina_stasL’ipocrisia assoluta è all’opera. Quando proteste e rivolte simili scoppiarono in Gran Bretagna e Francia, le prese di posizione e i toni utilizzati dai soggetti di cui sopra furono assai diversi. Questi attori definirono le proteste e le rivolte in Gran Bretagna e Francia come questioni di ordine pubblico, usando un linguaggio assai favorevole ai governi inglese e francese. Quando vi furono dichiarazioni di preoccupazione per i diritti e la sicurezza dei manifestanti da parte del governo degli Stati Uniti e della Commissione europea, quando la forza fu usata dai governi inglese e francese o quando dei manifestanti morirono? Anche senza ignorare, trascurare o svalutare le perdite di vite a Kiev, le radici della violenza devono essere analizzate onestamente. Nella stessa nota, si deve intendere che l’opposizione ucraina e i suoi sostenitori hanno agito scontrandosi violentemente con il governo ucraino. Non si argomenta contro il diritto dei cittadini di protestare, ma i disordini o l’uso delle armi per cacciare un governo democraticamente eletto, è una questione diversa che nessun governo di Stati Uniti o Unione europea accetterebbe sul proprio territorio. Quando le leggi dei Paesi statunitense ed europei appaiono minacciate, pesanti doppi standard emergono. Universalmente, le leggi penali di tali governi vietano l’assemblea dei cittadini per rovesciare il governo. Le leggi considerano chi sostiene, aiuta, consiglia o predica per il rovesciamento del governo o la sovversione politica criminale e la minaccia allo Stato. Negli Stati Uniti “chiunque abbia intenzione di provocare il rovesciamento o la distruzione di qualsiasi governo e stampa, pubblica, edita, diffonde, questiona, vende, distribuisce o rende pubblico qualsiasi scritto o stampato che sostiene, consiglia o insegna dovere, necessità, opportunità o proprietà nel rovesciare o distruggere un qualsiasi governo degli Stati Uniti con la forza o la violenza, o tenta di farlo, è considerato un criminale secondo il codice penale. Se due o più persone addirittura si incontrano per parlare di rimuovere il governo in molti di questi Paesi, possono essere imprigionati. Nel caso degli Stati Uniti, come afferma il codice penale statunitense, queste persone sono multate ai sensi del presente titolo o imprigionate a non più di 20 anni, o entrambe, e non sono eleggibili in nessuna carica degli Stati Uniti o in qualsiasi dipartimento o agenzia della stessa, per i cinque anni immediatamente successivi alla condanna.” Washington e l’Unione Europea hanno aiutato e incoraggiato apertamente gli atti di cui sopra, sostenendo la campagna dell’opposizione ucraina, anche inviando funzionari e politici ad incoraggiare le forze antigovernative in Ucraina. L’ironia è che questo è esattamente il tipo di comportamento che Stati Uniti ed Unione europea vietano sul proprio territorio e non tollererebbero mai contro se stessi. Se fosse soltanto un caso di etnocentrismo, tale atteggiamento potrebbe essere chiamato eccezionalismo. Tuttavia, non lo è, sinceramente si tratta di un cambio di regime spietato perpetrato da governi soliti nel nascondersi ipocritamente dietro la democrazia e l’umanitarismo.

Come l’Unione europea ha favorito il golpe
Ciò che è avvenuto a Kiev è un colpo di Stato attraverso la manipolazione delle emozioni e le speranze di un segmento significativo della popolazione ucraina, da parte dai capi dell’opposizione. Va sottolineato che molti sostenitori dell’opposizione fanno ciò che credono sia giusto per il loro Paese e che essi stessi sono vittime dei loro capi corrotti. Si deve anche sottolineare, a prescindere da quale parte sostenga, che il popolo ucraino è vittima di politici corrotti. Sia il partito di governo che di opposizione si sono alternati al potere sfruttando l’Ucraina per vantaggio personale. La leadership dell’opposizione ha sostanzialmente usurpato il potere mentre l’Unione europea e gli Stati Uniti gli hanno dato pieno sostegno. Ciò è stato fatto tramite i tentativi di UE e USA nel legittimare la presa del potere dell’opposizione con il colpo di Stato a Kiev quale culmine della rivolta popolare in Ucraina. Anche se l’opposizione non è veramente unita, i suoi capi hanno grossolanamente rifiutato di compiere qualsiasi obbligo, dopo l’accordo mediato tra loro e il governo ucraino da parte dell’Unione europea, attraverso la troika di Francia, Germania e Polonia. Il governo ucraino e la Russia hanno giustamente accusato l’Unione europea e i mediatori europei di rifiutare di adempiere ai loro obblighi assicurandosi che l’opposizione rispetti l’accordo mediato dall’UE. Invece l’Unione europea ha consentito ai capi dell’opposizione ucraina d’ignorare i loro impegni e violare grossolanamente l’accordo. Mentre una fazione dell’opposizione trattava un’altra proseguiva la pressione dalle piazze, rifiutandosi di fermarsi fin quando il governo è stato estromesso. L’accordo firmato tra il governo ucraino e l’opposizione, il 21 febbraio 2014, non aveva alcuna clausola o termine tuttavia che concedesse all’opposizione diritti per occupare il potere esecutivo, legislativo e giudiziario dell’Ucraina o per creare unilateralmente una nuova legislazione. Qualsiasi informazione secondo cui l’accordo permette che ciò avvenga, è falsa e fuorviante. Invece l’accordo è stato utilizzato come travestimento per l’acquisizione dello Stato da parte dell’opposizione. In verità, l’Unione europea ha contribuito a mediare l’accordo per potenziare l’opposizione ucraina. La conversazione telefonica trapelata sulle proteste in Ucraina tra Victoria Nuland del dipartimento di Stato e Geoffrey Pyatt, l’ambasciatore statunitense a Kiev, hanno anche indicato che Stati Uniti e UE pianificavano la creazione di un nuovo governo in Ucraina. Il nastro su Nuland rivela che Washington lavorava per un nuovo governo dell’opposizione in Ucraina con figure che avrebbero facilmente adempiuto alle pretese di USA e UE. Ciò di cui Nuland e Pyatt parlavano è il cambio di regime in Ucraina, che non ha nulla a che fare con ciò che il popolo ucraino vuole, ma solo con ciò che il governo degli Stati Uniti e i suoi alleati vogliono dall’Ucraina. Se il governo degli Stati Uniti crede davvero che il popolo ucraino abbia il diritto di determinare il proprio futuro, non si sarebbe impegnato a nominare le figure del governo ucraino o a cercare di configurare il governo ucraino. Invece Washington avrebbe lasciato la formazione del governo di Kiev al popolo ucraino.

Camuffare nel parlamento nella Rada il colpo di Stato
I leader dell’opposizione cercano d’ingannare platealmente gli ucraini e il mondo sequestrando il ramo legislativo del governo del Paese. Vi sono forti possibilità che ciò sia fatto con il coordinamento e l’incoraggiamento dei governi di Stati Uniti e Unione europea. Per legittimarsi, l’opposizione ucraina usa il Parlamento ucraino o Verkhovna Rada. La Rada era già un luogo fortemente danneggiato da politici notoriamente disonesti che dominavano sia la maggioranza che l’opposizione della camera, semplice notaio legislativo. In altre parole, la leadership dell’opposizione ucraina cerca di legittimare il colpo di Stato a Kiev utilizzando l’anchilosata Rada ucraina. La Rada non era nel pieno decoro in tale votazione. L’opposizione ha inizialmente usato l’instabilità e la fuga del governo per dichiarare opportunisticamente legittimi i contestati voti alla Rada. Ciò è accaduto mentre circa la metà dei parlamentari ucraini era assente o in clandestinità per le violenze e i disordini a Kiev. In altre parole, i leader dell’opposizione hanno usato l’assenza di circa la metà dei parlamentari nella Rada per dare una finta legalità al loro colpo di Stato, cogliendo l’occasione approvando una legge parlamentare che sarebbe stata respinta se tutti i membri della Rada fossero stati presenti e votanti. Anche se sotto il controllo dell’opposizione, la Rada aveva ancora un numero sufficiente di parlamentari per tenere una sessione di emergenza, ma vi furono serie questioni procedurali, tecniche, giuridiche, etiche e costituzionali su ciò che accadeva. Per indire una sessione di emergenza, la Rada ha bisogno di almeno 226 dei suoi parlamentari. Sotto la guida dell’opposizione vi erano inizialmente 239 deputati, ma ciò non autorizzava l’opposizione ad approvare una qualsiasi legge o a far finta che la Rada operasse in sessione costituzionale regolare. Inoltre, vi erano importanti procedure specifiche necessarie da seguire, che i partiti dell’opposizione ignorarono e violarono. Il maggiore partito dell’Ucraina, il Partito delle Regioni e gli altri partiti filo-governativi o indipendenti non erano presenti al voto alla Rada. Anche se un numero crescente di deputati filo-governativi ora inizia a negoziare con l’opposizione e una fazione dei deputati del Partito delle Regioni è tornata alla Rada per proteggersi, l’assenza di molti deputati e il fatto che tutti parlamentari ucraini non fossero nella Rada a contestare l’azione dell’opposizione rende, per lo meno, la normativa passata discutibile. Esaminando altri fattori, le leggi approvate dalla Rada sono ancora più discutibili. Il presidente della Rada (portavoce o presidente), Volodimir Rybak, non era presente alla lettura delle proposte nella Rada. Rybak si sarebbe dimesso dal suo incarico. Non solo la persona eletta presidente della Rada da una sessione costituzionale deve essere presente al voto, ma il presidente della Rada deve approvare gli atti adottati firmandoli prima che siano trasmessi al ramo esecutivo del governo, per la promulgazione. Né i decreti possono divenire leggi o essere promulgati dopo il voto alla Rada senza la firma finale presidenziale. L’unico modo con cui un veto presidenziale può essere ribaltato è che i due terzi dei deputati della Rada sostengano un disegno di legge dopo il veto presidenziale, in questo caso il presidente o il presidente della Rada devono firmare il disegno di legge per adottarlo come legge.
L’opposizione ha cercato di aggirare l’approvazione presidenziale e l’assenza del presidente della Rada. Invece i capi dell’opposizione hanno scelto unilateralmente il nuovo presidente, Oleksandr Turchynov, in modo da far avanzare la loro agenda politica senza essere contestati. La nomina di Turchynov a presidente della Rada è stata pensata per dare agli atti parlamentari dell’opposizione ucraina una legittimità. L’opposizione ha nominato Turchynov affermando di aver seguito la costituzione, perché un presidente della Rada supervisionasse le proposte dei partigiani e li approvasse. Inoltre, Oleksandr Turchynov non solo sorveglia e approva gli atti unilaterali dell’opposizione ucraina, ma li trasforma in leggi essendo anche il presidente dell’Ucraina in carica. Ciò che ha fatto Turchynov, tuttavia, è illegale per una serie di motivi. In primo luogo, la maggioranza della Rada, cioè di tutti i deputati del Parlamento ucraino, deve nominare prima un nuovo presidente o portavoce della Rada per sovrintendere alla votazione parlamentare. Ciò non è avvenuto perché molti membri della Rada mancavano quando fu scelto. In secondo luogo, Turchynov non può assumere il ruolo di presidente della Rada, da primo vice-presidente o assumendo la carica di presidente ad interim, fin quando il presidente Viktor Janukovich si dimette o viene processato dalla Rada, cosa che non è avvenuta quando è stato nominato presidente. Usando le divisioni nella gerarchia sconcertata del partito delle Regioni, l’opposizione ha cercato di coprire la sua incostituzionalità. Dopo che Turchynov è stato nominato presidente della Rada, l’opposizione ha fatto sì che una fazione del Partito delle Regioni ritornasse alla Rada e che una serie di deputati indipendenti mettesse sotto accusa il presidente Janukovich. Questi parlamentari del Partito delle Regioni ed indipendenti collaborano con l’opposizione al fine di mantenere il posto o garantirseli con il nuovo regime politico a Kiev. La Rada è ora solo un ente di approvazione controllato dall’opposizione, che già agisce illecitamente. Anche se c’è ancora incertezza o discussioni se la versione 2004 o 2010 della Costituzione ucraina sia attiva, l’articolo 82 della Costituzione ucraina (a prescindere di qualsiasi versione) stabilisce che la Rada è la sola “competente, a condizione che non meno dei due terzi della sua composizione costituzionale siano stati eletti“. Si discute dei nuovi regolamenti sui media e dell’espulsione dei media russi dall’Ucraina. Svelando quanto siano false loro inclinazioni democratiche, i capi dell’opposizione minacciano di usare la Rada per vietare, inoltre, i partiti che gli si oppongono. Ciò include il divieto del Partito delle Regioni di Viktor Janukovich. Il Partito delle Regioni non è solo il partito politico più ampio, detiene anche quasi il quaranta per cento dei seggi della Rada. Nessun altro partito politico si avvicina al suo sostegno, nel panorama politico ucraino o nella Rada. Escludendo i seggi parlamentari dei suoi alleati nella Rada unicamerale, con 442 seggi, il Partito delle Regioni ne occupa 165 da solo. I partiti politici e coalizioni di opposizione comprendenti l’Unione pan-ucraina Patria (Batkivshchyna), l’Alleanza democratica per la riforma ucraina e Svoboda, hanno in totale 167 seggi. Non vi è alcun dubbio su chi abbia la maggioranza del sostegno degli elettori ucraini. La messa al bando del Partito delle Regioni annulla essenzialmente la scelta elettorale della maggioranza degli ucraini. I capi dell’opposizione vogliono anche utilizzare illecitamente la Rada per mettere fuori legge il Partito Comunista ucraino. Il Partito Comunista ucraino ha definito la cosiddetto protesta EuroMaidan/Euromaidan un colpo di Stato eterodiretto contro l’Ucraina e il suo popolo. Le minacce dell’opposizione di vietare il Partito Comunista ucraino, e addirittura di ucciderne gli aderenti per le strade, sono volte a punirlo per la posizione e il sostegno dato al governo ucraino contro le proteste antigovernative a Kiev.

La balcanizzazione dell’Ucraina? L’Ucraina seguirà la via della Jugoslavia?
Sembra che forse il peggio debba ancora venire. L’Ucraina è destinata a fare la fine dell’ex-Jugoslavia? La questione è stata dibattuta sempre più seriamente. Andrej Vorobjov, diplomatico russo a Kiev, ha anche commentato, con grande angoscia per il governo ucraino, che la federalizzazione può essere la soluzione migliore per l’Ucraina e che l’Ucraina era già in uno Stato federale de facto. Le ragioni dietro l’angoscia per i commenti sulla federalizzazione sono l’ansia crescente delle autorità e dei cittadini ucraini sulla possibilità che il loro Paese possa dividersi o frammentarsi. Prima della presa del potere dell’opposizione a Kiev, nel febbraio 2014, l’Ucraina era già un Paese dalla società polarizzata. La parte occidentale dell’Ucraina è sotto l’influenza e il controllo dell’opposizione, mentre le porzioni orientali e meridionali sono sotto l’influenza e il controllo del Partito delle Regioni e dei suoi alleati politici. Le azioni dell’opposizione esterne al quadro della democrazia, hanno aperto la porta all’illegalità e al decentramento del potere governativo. Diverse aree dell’Ucraina sono cadute nelle mani delle milizie d’opposizione. La milizia di Aleksandr Muzychko, uno dei capi dell’opposizione ultra-nazionalista e fervente oppositore della Russia, che combatté a fianco dei separatisti ceceni a Groznij contro l’esercito russo, ora controlla diverse città occidentali dell’Ucraina. Minaccia la guerra contro il governo ucraino utilizzando carri armati e armi pesanti. La macchinazioni politiche di tutti sono attive. Dopo l’avvento dell’opposizione, funzionari del partito delle Regioni del presidente Janukovich gli attribuiscono la responsabilità dei morti a Kiev e lo condannano come vigliacco e traditore, praticamente ignorando il ruolo che i capi dell’opposizione hanno giocato nell’accendere la crisi politica e le perdite di vite. Temendo le frange violente dell’opposizione, il Partito delle Regioni ha inoltre condannato la campagna di intimidazioni e minacce dell’opposizione nei confronti del Partito delle Regioni e dei suoi sostenitori. Vi sono deputati della Rada, parlamentari del Partito delle Regioni, che restano nelle regioni orientali e meridionali dell’Ucraina avendo paura di tornare a Kiev per via  delle milizie dell’opposizione, in cui hanno il sopravvento. Vi sono rapporti su un parlamento parallelo creato nella parte orientale e meridionale dell’Ucraina, che potrebbe effettivamente dividere il Paese come la Bosnia, divisa quando i serbi bosniaci crearono il proprio parlamento parallelo dopo che quello di Sarajevo ignorò la formula comunitaria della Bosnia, che sostanzialmente garantiva il diritto di veto alle comunità bosniaca, croata e serba di Bosnia  permettendo la co-esistenza. Il silenzio inaudito sulla metà dell’Ucraina, che i media mainstream di Stati Uniti e Unione europea si rifiutano di riconoscere, ora s’inasprisce e prepara l’ampliamento delle violenze a Kiev. Si teme la diffusione delle violenze perpetrate dall’opposizione militante. Le violenze hanno già iniziato a toccare Kharkov.
Ora la penisola di Crimea russofona chiede la secessione, annullando la decisione di Nikita Krusciov di staccare la penisola di Crimea dalla Russia sovietica per premiare l’Ucraina sovietica a simbolo dell’unità e dei legami tra la Russia e l’Ucraina. Se la penisola di Crimea dovesse separarsi, ci sono suggerimenti che la Russia possa intervenire militarmente nella penisola. Se questo dovesse accadere, avverrebbe attraverso un invito dei funzionari della Crimea e della Rada autonoma (Duma o Parlamento) della Crimea, che già nel giugno 2006 crearono una legislazione che vieta alle forze della North Atlantic Treaty Organization (NATO) di entrare nel territorio della Crimea, mentre definiva Viktor Jushenko, il presidente pro-NATO dell’Ucraina, fantoccio di Stati Uniti ed Unione europea. La preoccupazione per l’intervento russo è stata anche affrontata con ironia ipocrita e l’indiretto avvertimento di Susan Rice al Cremlino di non inviare truppe in Ucraina. La Repubblica Autonoma di Crimea, sede della minoranza musulmana dell’Ucraina, non è l’unico luogo in Ucraina minacciato d’intervento per il colpo di Stato a Kiev. Per affrontare l’opposizione violenta e armata ucraina, che ha destabilizzato Kiev, delle contro-milizie si sono formate in luoghi come gli oblast di Kharkov e Donetsk nelle parti orientali e meridionali dell’Ucraina. Funzionari ucraini provenienti da queste regioni dell’Ucraina, hanno anche detto che non riconoscono la Rada di Kiev come legittima e che la legislazione da essa adottata è illegale e nulla. La politica polarizzata dell’Ucraina si sovrappone ai confini della religione organizzata. Mentre la maggioranza degli ucraini è cristiana appartenente alla Chiesa Russa Ortodossa di Ucraina (chiamata semplicemente Chiesa ortodossa ucraina), c’è anche una divisione tra loro legata alla politica nazionalista. Circa la metà dei seguaci della Chiesa ortodossa ucraina guarda al Patriarca Kirill di Mosca come suo patriarca e primate supremo della Chiesa ortodossa ucraina, ma l’altra metà appartiene alla porzione sfuggita alla Chiesa ortodossa ucraina, che segue il Patriarca Filaret di Kiev. Almeno in termini nominali, ultra-nazionalisti e sostenitori dell’opposizione per lo più seguono il Patriarcato di Kiev e coloro che sostengono il Partito delle Regioni, in genere guardano a Mosca come centro spirituale. Queste divisioni possono essere manipolate per uno scenario di tipo jugoslavo. Il quadro si complica quando si esaminano le minoranze religiose in Ucraina. Cattolici ucraini, uniati della Chiesa greco-cattolica e cattolici romani, in genere sembrano favorire l’opposizione e l’integrazione con l’Unione europea. Vi è effettivamente crescente risentimento verso i cattolici ucraini, visti come agenti polacchi dai membri della Chiesa ortodossa ucraina. Nonostante la ben nota e pubblicizzata avversione per gli ebrei di una parte dell’opposizione (vi sono anche opinioni negative analoghe sugli ebrei, storicamente esistite in Ucraina, tra alcuni sostenitori del governo), gli ebrei ucraini sono divisi tra pro-governativi e antigovernativi. Secondo il Jerusalem Post e l’Agenzia telegrafica ebraica, gli ebrei ucraini hanno preso parte alle proteste antigovernative a fianco degli ultra-nazionalisti ucraini. I musulmani ucraini, tre quinti dei quali tartari di Crimea, d’altra parte sembrano sostenere in generale la parte filo-governativa, anche se vi è il supporto musulmano ai partiti di opposizione. I musulmani ucraini, tuttavia, sono prudenti e non supportano la dissoluzione dell’Ucraina o i sentimenti separatisti esistenti tra la comunità russa.

Le linee offuscate tra ucraini e russi
La politica del Paese dell’Europa orientale è ancora più complicata dal fatto che la lingua russa è prevalente nelle regioni orientali e meridionali dell’Ucraina. C’è un contenzioso sui numeri esatti. Per via della vicinanza delle due lingue, russa e ucraina, in alcune parti dell’Ucraina è difficile capire se la popolazione locale parla un dialetto ucraino o russo. Ancora più sconcertante, i confini tra identità e lingua ucraina e russa non sono netti. A parte le lingue e il fatto che ucraino e russo una volta erano una sola lingua, c’è una linea sfocata su chi sia etnicamente ucraino e chi russo. Circa il trenta per cento degli ucraini si considera russo con madrelingua russa, e che sono russofoni secondo il governo ucraino, ma solo circa la metà di questi cittadini ucraini russofoni è in realtà etnicamente Russkye (di etnia russa). Il lavoro sociologico condotto nel 2004 afferma che il numero di russofoni è in realtà molto più alto, e che russo e ucraino sono effettivamente usati quasi allo stesso modo. C’è anche una minoranza di etnia russa che parla ucraino come prima lingua e una molto più grande minoranza di ucraini etnici che parla russo come prima lingua. Molti cittadini ucraini sono anche bilingue e c’è anche preferenza per l’uso del russo come lingua commerciale e quotidiana in molte parti dell’Ucraina. Nell’ambito del processo storico e sociologico, gli ucraini etnici hanno adottato l’identità dei russi etnici e viceversa, russi hanno adottato l’identità di ucraini etnici. Quando è stato richiesto, molti cittadini ucraini non erano nemmeno sicuro se fossero Russkye o di etnia ucraina. Se qualcosa va ricordato delle cause della Prima Guerra Mondiale e della Seconda Guerra Mondiale, dovrebbe essere il nazionalismo e il sentimento di eccezionalità usati come oppiacei per catturare e manipolare i cittadini per supportare la guerra e l’ascesa degli opportunisti. I capi dell’opposizione ucraina hanno deliberatamente promosso e alimentato sentimenti ultra-nazionalisti per accecare e manipolare i loro seguaci. Il nazionalismo ucraino, in particolare nell’occidente filo-Unione Europea, è stato formulato sulla base di insani sentimenti antirussi e sul concetto distorto di superiorità culturale dell’Unione europea e inferiorità culturale degli slavi orientali (in particolare russi, ma anche ucraini e bielorussi). Le molteplici convergenze tra ucraini e russi e il complesso rapporto tra le identità ucraine e russe  causarono gli atteggiamenti decisamente antirussi dell’opposizione tradizionale, che in parte apertamente glorifica Adolf Hitler, il Terzo Reich e l’invasione dell’Unione Sovietica, minacciando la solidarietà sociale ucraina e le future relazioni di Kiev con la Russia e gli altri Paesi confinanti con l’Ucraina.

Rivoluzione per la democrazia o sovversione dell’Unione europea?
La crisi in Ucraina non ha avuto luogo perché il governo ucraino è corrotto o usava la forza contro i manifestanti in Piazza dell’Indipendenza a Kiev. E’ iniziata perché il governo ucraino ha rifiutato di firmare l’accordo di associazione UE-Ucraina nel novembre 2013. Questo è il motivo per cui le violenze a Kiev hanno avuto incondizionatamente copertura politica dalla dirigenza di Stati Uniti e Unione europea, legittimandole internazionalmente, ma ha anche avuto il sostegno dei media sotto forma di parzialità a favore dell’opposizione. I social media erano saturi di propaganda e video fasulli, come il video del Council for Foreign Relations “Io sono un ucraino” di YouTube, che dipinge un quadro distorto delle ragioni della rivolta antigovernativa. Come  propaganda che ignora le motivazioni delle proteste antigovernative, il video “Io sono un ucraino” ignora del tutto il fatto che le proteste a Kiev non furono avviate da rivendicazioni democratiche, ma dal rifiuto del governo ucraino nel firmare l’accordo con l’Unione europea. In realtà, il governo ucraino e il Partito delle Regioni erano inizialmente assai favorevoli all’accordo di associazione con l’Unione europea, ma dopo che l’UE si rifiutò di rinegoziare l’accordo o di dare garanzie finanziarie e sollievo economico a Kiev per le perdite commerciali e i superiori prezzi del gas che l’Ucraina avrebbe dovuto affrontare a seguito della firma dell’accordo. Inoltre, gli oligarchi ucraini allineati con il presidente Janukovich e il suo Partito delle Regioni si resero conto che l’accordo avrebbe permesso alle imprese dell’Unione europea di smantellare le proprie aziende e sostituirne il monopolio con quelli corporativi dell’UE. L’accordo UE avrebbe costretto l’Ucraina a cambiare molte leggi e regolamenti commerciali penalizzando le imprese degli oligarchi ucraini e, in termini economici, consentendo a che l’Ucraina venisse saccheggiata e ridotta a colonia dell’Europa orientale. Il governo ucraino non ha firmato l’accordo UE perché è filo-russo. Anche se il Partito delle Regioni si rivolge politicamente agli ucraini filo-Russia, chi dice o pensa che la leadership del Partito delle Regioni sia filo-russo o che il Partito delle Regioni sia filo-russo, è grossolanamente male informato o appiattito. Per molti anni la leadership del Partito delle Regioni ha anche apertamente detto di non essere ostile alla NATO e Viktor Janukovich, da primo ministro, attuò anche le politiche d’integrazione alla NATO che il presidente Leonid Kuchma perseguiva. Il governo ucraino non ha firmato l’accordo dell’Unione europea per l’associazione UE-Ucraina, per via dei propri interessi e non per sentimenti positivi verso la Russia. Se solo l’accordo avesse mirato all’economia ucraina senza mettere in discussione i monopoli e i privilegi degli oligarchi ucraini, il presidente Janukovich e il governo ucraino avrebbero firmato senza alcuna esitazione. L’accordo UE, tuttavia, era semplicemente impossibile e suicida per gli oligarchi e l’economia ucraini. L’accordo con l’UE in aggiunta avrebbe costretto l’Ucraina a tagliare i suoi rapporti commerciali con i principali partner economici, la Russia e gli altri membri del Commonwealth degli Stati Indipendenti (CSI), senza avere alcuna alternativa. Sarebbe stato politicamente mortale per il Partito delle Regioni.

La corsa euro-atlantica verso l’Eurasia: usare Kiev contro la Russia e oltre…
Il sostegno di Stati Uniti ed Unione europea all’opposizione ucraina, anche se in parte, ha per scopo trascinare l’Ucraina nella loro orbita e circondare, isolare ed infine sovvertire la Federazione russa. Gli orangisti rinascenti e la nuova coalizione dell’opposizione hanno formato un nuovo fronte, che può essere definito fronte neo-orangista, intensamente volto a trascinare l’Ucraina nell’orbita euro-atlantica di Washington e Commissione europea con l’eventuale adesione a enti e strutture sovranazionali come NATO ed Unione Europea. Questi politici dell’opposizione crearono il caos dopo la rivoluzione arancione, quando diressero l’Ucraina. Resta da vedere se potranno ri-orientare l’Ucraina nella zona euro-atlantica (la parola “euro-atlantica” mimetizza il ruolo degli Stati Uniti in Europa, che più propriamente dovrebbe essere chiamata area euro-statunitense). Quando i capi dell’opposizione dominavano l’Ucraina, erano occupati a rubare e a combattersi per perseguire gli obiettivi di Stati Uniti ed Unione europea. Julija Tymoshenko, quando era prima ministra, e il presidente orangista Viktor Jushenko erano ancora occupati ad accusarsi di corruzione e tradimento. C’era una simultanea campagna per cancellare la storia e i profondi legami storici dell’Ucraina con la Russia dall’era sovietica e pre-sovietica. Non solo la Federazione Russa fu demonizzata e la lingua russa discriminata dall’opposizione e dagli elementi ultra-nazionalisti, ma i cittadini ucraini russi o con opinioni favorevoli ala Russia e all’integrazione eurasiatica furono anche dipinti come traditori, stranieri e nemici dell’Ucraina. Tutti i ricordi della storia comune con la Russia furono attaccati, compresi i monumenti ai soldati caduti che difesero l’Ucraina e l’Unione Sovietica dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale o, come viene detta in Ucraina e in Russia, la Grande Guerra Patriottica.
Riguardo Siria e Iran, è stato ripetutamente affermato molte volte che la strada per Teheran passa per Damasco, e che gli Stati Uniti e i loro alleati hanno preso di mira la Siria per colpire l’Iran. Riguardo l’Ucraina e la Russia, un assioma molto simile è applicabile. La strada per Mosca passa da Kiev. L’acquisizione dell’Ucraina è parte integrante di una campagna geo-strategica contro i russi, come la campagna del cambio di regime contro Damasco, in misura minore. Il cambio di regime in Ucraina è parte di una guerra occulta e palese nei confronti della Federazione russa. La Rada del governo fantoccio in Ucraina eliminerà uno dei partner più importanti di Mosca. Se l’Ucraina aderisce a UE e NATO, minaccerà direttamente i confini occidentali della Russia e la sicurezza di una delle più importanti basi navali russe, con la base della Flotta russa del Mar Nero a Sebastopoli in Crimea. Se si aggraveranno, gli eventi in Ucraina colpiranno la sicurezza e le relazioni diplomatiche di tutti i Paesi dell’Europa orientale. La Polonia è già vista con diffidenza da Bielorussia e Russia. Il governo polacco, nella sua interazione con l’Ucraina, ha agito come il governo turco ha agito nei confronti della Siria. Con l’appoggio dei governi di Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e Francia, Varsavia ha sostenuto le forze antigovernative ucraine in molteplici modi, proprio come Ankara ha sostenuto le forze antigovernative e le operazioni di cambio di regime in Siria in diversi modi. La Russia non è sola. La Federazione russa non è l’unico Paese preoccupato di quanto è successo in Ucraina. L’allontanamento dell’Ucraina dalla Russia si propone inoltre d’isolare la Russia dall’Europa e ridurre l’Unione Eurasiatica formata da Russia, Kazakistan e Bielorussia in un progetto prevalentemente asiatico, invece che in un progetto europeo e asiatico. I governi bielorusso e kazako sono preoccupati. Paesi come Armenia, Kirghizistan, Iran e Cina guardano gli eventi a Kiev con preoccupazione. L’Ucraina è un partner di questi Paesi che vedono il conflitto in Siria e le rivolte antigovernative in Ucraina e Venezuela parte della guerra globale che gli Stati Uniti hanno intrapreso contro di loro e i loro alleati. Le opinioni degli iraniani non sono molto diverse da quelle dei russi. L’Iran ha espresso preoccupazione che ciò che è stato avviato a Kiev comporti l’eventuale disgregazione dell’Ucraina con ampie conseguenze destabilizzanti nella regione del Caucaso, che condivide il Mar Nero con l’Ucraina e si unisce all’Iran. Il capo delle forze armate iraniane ha anche commentato il colpo di Stato come “passaggio dall’indipendenza alla dipendenza.” Giusto per dare un’idea sull’importanza del valore che questo gruppo di Paesi da all’Ucraina, va osservato che i cinesi hanno firmato il 5 dicembre 2013 un accordo bilaterale annunciando che l’Ucraina era un partner strategico di Pechino. Nell’accordo vi è l’impegno cinese a fornire a Kiev protezione militare con l’ombrello nucleare cinese. I governi di Ucraina, Cina e Russia hanno discusso l’ammissione dell’Ucraina nell’Accordo di cooperazione di Shanghai (SCO).
Non c’è dubbio che il governo ucraino sia corrotto, ma l’opposizione non è migliore ed è altrettanto corrotta. Non si può negare, tuttavia, che quando si tratta del sostegno popolare del popolo ucraino, il Partito delle Regioni e i suoi alleati politici ne ricevono uno maggiore rispetto all’opposizione che ha sequestrato il Paese con l’uso della forza e delle intimidazioni. Né quei funzionari del partito della Regioni, ruffiani timorosi verso l’opposizione al potere, possono giustificare o nascondere il colpo di Stato a Kiev cercando di decidere se salvarsi la pelle o la situazione. Anche se è innegabile che l’opposizione abbia originariamente pianificato il colpo di stato, solo quando i mezzi democratici sono esauriti può essere legittimo un tale uso della forza. I capi dell’opposizione ucraina hanno galvanizzato i loro sostenitori mobilitandoli a Kiev e spingendo un’escalation violenta, mentre la metà pro-governativa del Paese è rimasta immobile. Come già detto in precedenza, ai numeri mostrati per le strade di Kiev dall’opposizione corrispondono i numeri altrettanto grandi o forse anche più grandi, di ucraini che vi si oppongono. Che dire delle loro opinioni sul futuro dell’Ucraina?

1ukraine_map_region_vote-1024x576Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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