Una dichiarazione di guerra contro la Russia?

Alexander Latsa RIAN 31/10/2012

Recentemente un noto teologo sunnita, lo sceicco Youssef Qaradawi ha fatto dei commenti alquanto sorprendenti e inaspettati, affermando semplicemente che “Mosca (la Russia) è recentemente diventata un nemico dell’Islam e dei musulmani, il nemico numero uno ( …) e la Russia è responsabile della morte dei civili in Siria.” Durante il suo sermone pronunciato a Doha (capitale del Qatar), ha detto che i pellegrini musulmani alla Mecca quest’anno dovrebbero pregare “per la distruzione di Russia, Cina e Iran, che secondo lui sono i peggiori nemici dei musulmani e degli arabi, perché supportano il regime di Bashar al-Assad con la forza delle armi.” Questo teologo aveva anche lanciato una fatwa per l’omicidio di Gheddafi, all’inizio del 2011, una fatwa che  paradossalmente si è vista realizzare tramite gli eserciti occidentali. Sheikh Yusuf al Qaradawi, qatariota di origine egiziana, è ben noto e molto popolare in tutto il mondo musulmano. Radicale e vicino alla confraternita dei Fratelli musulmani, ritiene che “la democrazia non sia compatibile con la Sharia” e anche che “la punizione inflitta agli ebrei da Hitler fosse la volontà di Dio e se Dio vuole, la prossima punizione sarà inflitta agli ebrei dai musulmani.” E’ anche un forte sostenitore degli attentati suicidi di Hamas in Israele e dice anche che l’Islam tornerà in Europa, ma questa volta da conquistatore.
Nel 2002, lo sceicco, che è anche presidente di una istanza teologica che si chiama Consiglio Europeo per la Fatwa e la Ricerca (CEDF), è stato accolto con grande clamore in Francia. Nel 2004, gli venne anche chiesto dal governo francese di contribuire alla liberazione di ostaggi francesi in Qatar. Poi la marea cambiò, e benché la molto formale UOIF (Unione delle Organizzazioni Islamiche di Francia) sia affiliata con il CEDF,  quest’anno allo sceicco è stato vietato di entrare in Francia dall’ex presidente Nicolas Sarkozy in persona.
Queste osservazioni che emergono nel bel mezzo del conflitto siriano, illustrano perfettamente non solo le tensioni che circondano la Russia da parte delle frange più radicali del mondo musulmano, la guerra che cova in seno al mondo musulmano, ma anche le alleanze dirette, indirette o che si stanno  creando indirettamente. Gli occidentali, che si sono fatti a lungo delle illusioni sulla primavera araba, possono chiaramente vedere come la situazione non stia oscillando verso una società democratica, ma verso un inverno islamista. Tuttavia, la politica dei due pesi e due misure dell’occidente non è mai stata così evidente.
L’analista francese Alexandre Del Valle ha osservato  recentemente, e con molto stupore, che le potenze occidentali erano, per esempio, pronte ad attuare la loro visione dirittumanitarista e interventista per proteggere i sunniti siriani, ma non hanno visto  la necessità di intervenire contro il massacro di due milioni di cristiani in Sud Sudan tra il 1960 e il 2007 da parte della dittatura militare-islamista di Khartoum*. Ci si può infatti chiedere perché la Siria venga messa al bando delle nazioni con il pretesto che sarebbe una dittatura, mentre l’Arabia Saudita e il Pakistan sono considerati “normali”. Semplicemente perché le armi nucleari del Pakistan potrebbe essere diretto contro l’India, alleato della Russia? Semplicemente perché le dittature wahhabite del Golfo Persico sono appassionate alleate degli USA, e da molto tempo? Queste monarchie sono ormai centri dell’Islam radicale e totalitario, che minaccia sia la Siria che il Caucaso, che vari quartieri sensibili delle capitali occidentali.
Il nuovo grande gioco orientale sta probabilmente bruciando le dita di chi pensava che gli stati arabi fossero pedine utilizzabili per raggiungere degli obiettivi geostrategici. Tunisia, Egitto e Libia sono ora sotto il controllo politico dei Fratelli musulmani, a cui lo sceicco Youssef al-Qaradawi chiede di indire la guerra santa contro la Russia. Anche in Marocco è primo ministro un Fratello musulmano. Questi paesi vogliono che i loro salafiti e takfiristi più radicali combattano all’estero, in Siria o in Mali. Il mondo sciita (Iran-Siria-Hezbollah-Iraq) è ora sotto la tremenda pressione dell’asse radicale sunnita, l’asse che ha preso il potere ovunque la primavera araba abbia avuto successo, e che gode del sostegno delle democrazie occidentali. Conseguenza ultima di queste eruzioni, il Libano è ora sul punto di esplodere e la Giordania è sotto pressione.
Tuttavia non sorprende se il ministro degli esteri russo, all’inizio di questo mese, aveva ribadito che “gli europei non sanno nulla del Medio Oriente (…) e potrebbero destabilizzare l’intera regione, a cominciare da Libano e Giordania.” la Russia, anche se minacciata dalla nebulosa islamico-takfirista, non perde la bussola e ancora  logicamente difende i regimi nazionalisti e/o secolari della regione. La Russia ha ottenuto la giusta ricompensa per una politica estera equilibrata verso il mondo musulmano, grazie alla firma di contratti per la vendita di armamenti del valore di oltre 4 miliardi di dollari con l’Iraq. Mentre la guerra in Siria è forse al suo inizio, e mentre un candidato alla Casa Bianca ha descritto la Russia come il principale nemico degli USA(!) e al-Qaida invoca ufficialmente la guerra contro la Siria Bashar al-Assad, i politici europei dovrebbero chiedersi se la loro “collaborazione” con i nemici della libertà e della democrazia non possa ritorcerglisi contro e contro la loro gente molto più velocemente di quanto pensano.

*DelValle è un autore francese che scimmiotta i neocon, e l’affermazione gratuita sul Sudan, fa ben comprendere le sue tendenze atlantiste e sioniste. Se è stupito per la piega presa presa dall’occidente, ciò accade per il semplice fatto che a condurre i giochi, a Washington, sia una fazione atlantista rivale a quella dei neocon. Un indice del caos che impera ai massimi vertici della NATO. NdT.

I pareri espressi in questo articolo non coincidono necessariamente con la posizione di RIA Novosti.
Alexandre Latsa è un giornalista francese che vive in Russia e gestisce il sito Dissonance volto a dare una “visione diversa della Russia.”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia conduce il gioco in Medio Oriente?

Dedefensa 27 ottobre 2012

Una breve nota de La Voce della Russia, tratta dall’intervista al diplomatico russo Venjamin Popov, suggerisce che una nuova impressione generale sulla diplomazia russa comincia ad essere apprezzata… Si tratta del nuovo atteggiamento dei paesi arabi del Golfo Persico, dal conservatorismo e dal filo-americanismo pronunciati, nei confronti della Russia. Questo cambiamento sarebbe dovuto proprio e paradossalmente alla posizione che la Russia ha preso ed ha mantenuto continuamente senza mostrare segni di debolezza fin dall’inizio dell’anno, verso la crisi in Siria. (Effettivamente e simbolicamente la politica russa è percepita nella sua continuità dal voto negativo della Russia, il 4 febbraio, contro una risoluzione delle Nazioni Unite, bloccando l’azione “umanitaria” del BAO contro la Siria, che avrebbe provocato un intervento.) La Voce della Russia del 26 ottobre 2012 fornisce alcune informazioni tratte dall’intervista a Popov. Questa nuova posizione araba, secondo Popov, è ovviamente molto più favorevole alla Russia, in particolare per la posizione chiara e ferma con cui si è sbarazzata di ogni impegno settario e ideologico: “Il mondo islamico di oggi è ben lungi dall’essere omogeneo e vede la coesistenza di varie tendenze. Tuttavia, la posizione della Russia rimane la stessa: sviluppare i rapporti economici con l’intera regione…”
• Il 19-21 ottobre 2012 vi è stato un importante forum ad Istanbul, organizzato dalla Fondazione Carnegie per il Medio Oriente. Popov riporta i risultati principali, tra cui l’adozione da parte di diversi paesi della posizione russa sulla soluzione della crisi siriana attraverso i canali diplomatici… “E’ stato un convegno importante, frequentato da delegazioni russa, cinese e iraniana. La Siria non era presente. I partecipanti hanno discusso del conflitto siriano in modo piuttosto franco, ed ho visto che il mondo arabo sta cominciando a cambiare atteggiamento verso la posizione della Russia sulla Siria. I paesi sembrano essere finalmente dell’idea della Russia e l’apprezzano. Iraq, Libano, Egitto e Giordania, hanno tutti parlato di una soluzione politica della crisi, esattamente ciò che la Russia chiede. Le cose sono cambiate molto, rispetto all’inizio del 2012, quando i nostri partner arabi erano abbastanza scettici sulle proposte russe. Oggi, tutti capiscono che la via d’uscita politica dalla crisi non è possibile senza la Russia e la Cina, e che l’equilibrio del potere sta cambiando.”
• A novembre, ci sarà un importante incontro tra i ministri degli esteri della Russia e dei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman, Qatar). La cosa si presenta di particolare importanza. “I ministri degli esteri hanno deciso di incontrarsi in Arabia Saudita il prossimo novembre. Credo che questo forum sarà cruciale per l’ulteriore cooperazione della Russia con il Golfo Persico. Avrà luogo dopo le elezioni degli Stati Uniti e, credo si concentrerà sulla Siria.” Secondo molti aspetti e secondo molti punti di vista, si può considerare che la crisi siriana è stata ed è, per gli attori esterni, una partita al rilancio: si perde tutto o si prende tutto, raddoppiando i propri vantaggi. Questo potrebbe essere il caso della Russia, ma con una soddisfazione ulteriore; aver condotto il “gioco” in modo studiato, strutturato, ben definito, supportato su principi e non su esclamazioni esagerate, e che potrebbe essere, in ultima analisi, la ragione di un possibile esito felice della posizione della Russia in Medio Oriente.
Le impressioni qui sopra riportate non sono improvvisate, uscite di punto in bianco, e non abbiamo scelto di appoggiarvici solo per il loro valore. Al contrario, confermano un cambiamento percettibile da diverse settimane, con il conseguente fallimento della ribellione per far cadere il governo di Assad; il fallimento dell’unificazione della ribellione che ha messo in evidenza che la maggior parte dei paesi del blocco BAO ha giocato un gioco molto più grande di sé, e che non può  alimentare o continuare, constatando che la posizione molto assertiva a favore della ribellione siriana sta cominciando a sfumare rapidamente (in Turchia, Arabia Saudita). D’altra parte, la straordinaria diffusione di notizie del blocco BAO e dei suoi alleati, la manipolazione delle informazioni, ecc., definisce un atteggiamento segnato anch’esso dall’azzardo, ma assai rapidamente fallimentare; una comunicazione assai offensiva che soffoca e trascina tutto con il suo ritmo molto elevato, ma inconcludente e che s’impantana rapidamente nelle sue contraddizioni, nelle sue gravi deformazioni, ecc., mentre la narrazione fabbricata allo scopo si dissolve… Questo è chiaramente ciò che è successo.
E’ tempo di constatare in mezzo a questo paesaggio che muta, che un attore ha mantenuto imperturbabile il suo corso, che corrisponde alla logica e alla conservazione nell’attuale  situazione di disordine. Ciò alla fine si riconosce e si fa notare. I russi hanno sempre detto e ripetuto che la loro posizione è stata motivata fin dall’inizio dal  desiderio strutturale di appoggiarsi ai principi fondamentali, in sostanza alla sovranità, anche prima di prendere in considerazione gli interessi e le alleanze. Se i loro interessi e alleanze coincidevano con questa preoccupazione fondamentale, tanto meglio, ma è anche il risultato della loro scelta iniziale: questi interessi e alleanze sono anche, per natura e logica, il prodotto dello stesso principio politico. Oggi, sembra che i russi stiano per convincere alcuni dei loro “partner”, di cui sono stati avversari indiretti per diversi mesi, della validità della loro scelta. Questo riconoscimento riguarda meno la Russia stessa che la paura del disordine e dell’impasse della destrutturazione, contro cui si attivano i russi. Questi risultati sono attualmente ipotetici, con tutti gli infortuni e le reazioni ostili possibili, ma l’innegabile vantaggio della Russia è di apparire al centro di una evoluzione molto più che soltanto politica.
La “coalizione” anti-Assad, disparata, instabile, unita da interessi dispersivi e da impulsi politici spesso dipendenti dall’umore, è di una debolezza che può sorprendere. La Turchia sta attualmente rivedendo la propria politica, l’Arabia Saudita esita sempre più, come i paesi del Golfo Persico, i paesi del blocco BAO sono sempre più distratti dalla propria situazione interna, e sono al termine di una logica che agisce in base ad esigenze stravaganti ed irragionevoli. Oltre ai specifici cambiamenti nei paesi arabi, i russi, ovviamente, hanno il vantaggio di avere buoni rapporti con quelli con una posizione diversa (Iran e Iraq). Infine, dobbiamo menzionare la visita di Lavrov in Egitto, prevista per novembre, oltre alle riunioni con i paesi del Golfo Persico. La Russia potrebbe chiudere il 2012 con la possibilità di una situazione completamente rovesciata rispetto a quella che i paesi del blocco BAO s’accanivano a descrivere al suo inizio. Il racconto grottesco della Russia potenza isolata e alla deriva, sarà dimenticato.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

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