L’epidemia di ebola collegata alla CIA

Kurt Nimmo Global Research, 21 ottobre 2014ebola-ciaIl giornalista investigativo ed ex-funzionario della NSA Wayne Madsen ha detto a PressTV che l’ultima epidemia di ebola in Africa potrebbe collegarsi a precedenti epidemie legate alla CIA. “S’è visto nel 1976 quando gli Stati Uniti violarono una legge del Senato che proibiva agli USA d’impegnarsi nella guerra civile angolana, utilizzando lo Zaire come esca della CIA, quindi si vede l’epidemia di ebola in Zaire. Lo stesso anno in cui George HW Bush era direttore della CIA“, ha detto Madsen. “Negli anni ’80 si vide l’esplosione del virus HIV in Zaire e Angola, dove la CIA operava. Penso che ciò che si debba vedere è un’indagine sull’intenso programma di guerra biologica della CIA in Zaire e Angola nel 1976 – 1980; ciò che ha colpito Sierra Leone e altri Paesi è il ceppo di ebola dello Zaire“. Madsen ha detto che la militarizzazione statunitense per l’ebola in Africa occidentale è sospetta. “E’ assai strano che gli Stati Uniti inviano militari quando ovviamente sono necessari operatori sanitari e medici“, ha detto.
Il coinvolgimento militare di CIA e Stati Uniti nell’uso di agenti patogeni biologici come armi è ben documentato. Nel 1970, prove furono svelate dal Comitato Church. “Anche se tale ricerca militare era altamente classificata, nel 1975 la preoccupazione per le rivelazioni sulle miriadi di abusi dell’intelligence comportarono l’indagine completa del Comitato Church, del Senato degli Stati Uniti, che pubblicò un memorandum della CIA che elencava agenti chimici e tossine mortali stoccate a Fort Detrick, tra cui antrace, encefalite, tubercolosi, veleno letale di serpente, tossine dei crostacei e una mezza dozzina di veleni alimentari letali, alcuni dei quali, il comitato seppe, furono spediti negli anni ’60 in Congo e a Cuba per gli infruttuosi tentativi della CIA di assassinare Patrice Lumumba e Fidel Castro“, scrivono Ellen Ray e Willam H. Schaap in Bioterrorismo: la via americana alla guerra.
Citando gli esperimenti di sifilide a Tuskegee e gli esperimenti di epatite-B del 1978 come precedenti, i ricercatori ritengono che anche la CIA sia responsabile dell’epidemia di AIDS nell’Africa centro-occidentale. Molti leader africani, tra cui l’ex-presidente sudafricano Thabo Mbeki e Wangari Mathai, vincitore del Premio Nobel per la Pace, credono che la CIA ne sia responsabile. Negli anni ’80, John Stockwell, ex-paramilitare e agente dell’intelligence della CIA di stanza in Angola, disse che vi erano prove circostanziali che la CIA fosse coinvolta nella diffusione del virus mortale. Stockwell suggerì che l’origine dell’AIDS possa collegarsi ad una vaccinazione contro il vaiolo condotta dall’OMS e che la malattia sia stata utilizzata dall’agenzia intenzionalmente per colpire gay e consumatori di droga.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Brasile sotto pressione della CIA

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 21/10/2014BrazilPresidentDilmaRousseff_largeOltre duemila attivisti politici brasiliani, intellettuali e artisti hanno firmato un manifesto per il 26 ottobre evidenziando le azioni ostili di Washington volte ad impedire la vittoria elettorale di Dilma Rousseff. Il documento, diffuso sulle reti sociali, afferma che l’avvento al potere di Aécio Neves del Partido da Social Democracia Brasileira – PSDB, serve gli interessi dei magnati ed infliggerà danni irreparabili al Paese, eliminando ogni ostacolo all’interferenza diretta degli Stati Uniti negli affari interni brasiliani. Neves è uno strumento obbediente del governo degli Stati Uniti. Washington farà di tutto per raggiungere tale obiettivo e portare il suo candidato al potere, alcune cose sono fatte di nascosto, alcuni trucchi sono usati in modo clandestino. Tutte le informazioni e la propaganda della CIA vengono utilizzate per supportare Neves. Circa 80 milioni di brasiliani hanno accesso ad internet, 150 milioni sono utenti di telefonia cellulare. I servizi speciali statunitensi hanno perfetta padronanza delle tecniche di destabilizzazione. Le recenti proteste e i disordini sociali in Brasile, che hanno minacciato la Coppa del Mondo, dimostrano che tali forze sono pronte a reagire con una “rivoluzione colorata” da attuare in qualsiasi momento. Le attività delle organizzazioni non governative non sono limitate in alcun modo; i loro membri hanno stretti legami con l’ambasciata e il consolato degli Stati Uniti, così come l’USAID. L’intelligence umana è usata per screditare la politica del governo di Dilma Rousseff. Le menzogne sulla sua inefficacia sono sparse con tutti i mezzi disponibili. “Esperti” prevedono crolli nel caso in cui la presidentessa abbia un altro termine. Diffondono risultati discutibili su “valutazione dei sondaggi” complicando la visione della realtà. Pubblicazioni della propaganda sono dedicate a previsioni che spesso usano il termine “piano tecnico”, offrendo molte opportunità alla CIA di manipolare e falsificare i fatti per rafforzare le possibilità del candidato alla presidenza che gli Stati Uniti vogliono veder vincere. Alcuni anni fa, la stessa cosa è avvenuta in Messico. Enrique Penha Nieto, candidato appoggiato dagli USA concorse contro Lopez Obrador, populista e sostenitore di Hugo Chavez. Manipolazioni e manovre per far vincere Penha si diffusero e molti messicani ancora dubitano della sua vittoria, ma Washington disse che l’elezione fu trasparente ed onesta.
Rubens Antonio Barbosa è primo consulente di Aécio Neves su affari internazionali e candidato a ministro degli Esteri. I sostenitori di Rousseff credono che sia il principale agente d’influenza della CIA. E’ stato ambasciatore degli Stati Uniti a Londra. Ora dirige il Consiglio Superiore del Commercio Estero della Federazione delle Industrie dello Stato di Sao Paulo. In conformità con il suo orientamento pro-USA, chiede la “depoliticizzazione della politica estera” e di “riconsiderare le priorità strategiche degli Stati Uniti in relazione a Stati Uniti e Cina”. Dopo lo scandalo spionistico, quando la registrazione della CIA delle telefonate di Dilma Rousseff, del governo, della leadership militare e degli alti dirigenti dei servizi speciali emerse e fu seguita dal rifiuto del presidente Obama di chiedere scusa, il Brasile rafforzò i rapporti con la Cina, principale partner commerciale dal mandato dell’ex-Presidente Lula da Silva. Ora Barbosa dice che in caso Neves vinca gli Stati Uniti occuperanno un (predominante) giusto posto nelle priorità della politica estera del Brasile. C’è una frase di Barbosa che fornisce un indizio di come l’aspirante ministro del Brasile agirà. Ha detto che la tutela degli interessi nazionali non sarà più passiva. La Bolivia ha espropriato due raffinerie della Petrobraz e il governo non ha fatto nulla per proteggere gli interessi del Brasile. Neves e Barbosa promettono di fornire accesso alle compagnie petrolifere statunitensi all’estrazione di petrolio dalla piattaforma continentale brasiliana. La gente di Neves dice che la politica sarà “più pragmatica” e completamente priva dell’approccio ideologico tipico del Partito dei Lavoratori. La posizione su questioni come i rapporti con Mercosur (Mercato comune del Sud, un blocco sub-regionale), BRICS ed altri gruppi internazionali sarà corretta.
Washington si prepara in modo approfondito alle elezioni in Brasile; ed è nella fase finale ora. Il dipartimento di Stato ed i servizi speciali degli Stati Uniti inviano decine di agenti esperti nel Paese, dalla ricca esperienza in operazioni simili svolte nel mondo. Ad esempio, Liliana Ayalde, l’attuale ambasciatrice statunitense in Brasile, ha fatto un buon lavoro in Paraguay facendo del suo meglio per contenere la diffusione dell’“ideologia populista”. Il Brasile è il prossimo. I protagonisti coinvolti nella cospirazione contro Dilma sono i funzionari dell’ambasciata e del consolato degli Stati Uniti in Brasile: Alexis Ludwig (consigliere politico), Paloma Gonsalez (funzionaria politica della sezione economica), Samantha Carl-Yoder (capo della sezione consolare), Kathryn Hoffman (funzionaria politica del Consolato Generale di San Paolo) e Amy Radetzky (capo politico ed economico, Consolato degli Stati Uniti di Rio de Janeiro). E’ sufficiente guardare alla carriera di Radetzky per capire che Washington ha preparato una situazione “non standard” per il Brasile. Nel dipartimento di Stato fu responsabile del controllo degli eventi in Brasile per vedere come influenzassero le relazioni bilaterali e come attuare una politica verso questo Paese. Supervisionava i messaggi dall’ambasciata statunitense nella capitale brasiliana. Poi diresse la speciale sorveglianza su nascita e sviluppo delle crisi nella regione e la preparazione di relazioni sulla situazione per la squadra del segretario di Stato John Kerry al dipartimento di Stato. Ora è stata inviata d’urgenza a Rio! La situazione di crisi ha spinto Radetzky ad andare in Brasile? Lo studioso di politica del Venezuela Eleazar Díaz Rangel definisce l’eventuale sconfitta di Dilma un “disastro”. I governi di Lula da Silva e Dilma Rousseff hanno reso la vita migliore a decine di milioni di persone in Brasile, prive anche dell’elettricità, in precedenza. Il Partito dei Lavoratori ha avviato drastici cambiamenti positivi nel continente sudamericano. Secondo Rangel, l’amministrazione Obama ha mobilitato tutte le forze d’opposizione in Brasile e in altri Paesi dell’America Latina, tutti i media e le agenzie per evitare la rielezione di Dilma. Ci sono fondi per sostenere Neves alle presidenziali. Influenti ambienti finanziari ed economici degli Stati Uniti partecipano al sostegno di Neves.
I brasiliani si mobiliteranno evitando il disastro previsto da Eleazar Díaz Rangel? Lo sapremo tra una settimana.

Liliana Ayalde

Liliana Ayalde

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il piano segreto del Sud Africa per creare l’arma ebola

Daniel Taylor, Global Research, 20 ottobre 2014
Wouter-Basson-602x400Nel Sudafrica dell’apartheid nei primi anni ’80, il dottor Wouter Basson lanciò un programma segreto per armi biologiche, chiamato Project Coast. L’obiettivo era sviluppare agenti biologici e chimici che potessero uccidere o sterilizzare la popolazione nera e assassinare nemici politici. Tra gli agenti sviluppati vi erano i virus marburg ed ebola. Basson era immerso negli intrighi, avendo detto all’Alta corte di Pretoria, Sud Africa, che “l’agente della CIA a Pretoria mi minacciò di morte davanti l’ambasciata statunitense sulla Schoeman Street“. Secondo un articolo del 2001 della rivista New Yorker, l’ambasciata statunitense di Pretoria era “terribilmente preoccupata” che Basson rivelasse le profonde connessioni tra Project Coast e Stati Uniti. Nel 2013 Basson fu riconosciuto colpevole di “condotta non professionale” dal consiglio sanitario sudafricano. L’esperta di armi biologiche Jeanne Guillemin scrive nel suo libro Armi biologiche: dall’invenzione dei programmi sponsorizzati dallo Stato al bioterrorismo contemporaneo, “Negli anni di sviluppo del progetto, nel 1982-1987, sviluppò una gamma di agenti biologici (come antrace, colera, i virus marburg ed ebola e la tossina botulinica)...” Il programma di armi biologiche di Basson ufficialmente si concluse nel 1994, ma non vi fu alcuna verifica indipendente che gli agenti patogeni creati siano stati mai distrutti. L’ordine di distruggerli proveniva direttamente da dottor Basson. Secondo il Wall Street Journal, “L’integrità del processo poggia unicamente sull’onestà del dottor Basson“.
david-kelly Basson sostiene di aver avuto contatti con agenzie occidentali che hanno fornito “assistenza ideologica” al Project Coast. Basson ha dichiarato in un’intervista per il documentario Guerra dell’antrace di aver incontrato più volte il dr. David Kelly, il famoso ispettore ONU in Iraq. Kelly era il massimo esperto di armi biologiche del Regno Unito che fu trovato morto vicino casa nell’Oxfordshire, nel 2003. Mentre la versione ufficiale sostiene il suicidio, i medici ne dubitano. In un articolo del 2007 del Mailonline, si afferma che una settimana prima della morte, il dottor Kelly sarebbe stato interrogato dall’MI5 sui suoi legami con il dottor Basson.
Il dr. Timothy Stamps, Ministro della Salute dello Zimbabwe, sospetta che il suo Paese abbia subito un attacco biologico quando Basson operava. Stamps disse a PBS Frontline, nel 1998, che “c’erano prove molto chiare che non si trattasse di eventi naturali. Se fossero causati da inoculazione diretta intenzionale o meno, è una domanda cui dobbiamo rispondere“. Stamps disse specificamente che i virus ebola e marburg erano sospetti, e pensava che il suo Paese fosse stato utilizzato come campo di prova per l’arma ebola. “Parlo di antrace e colera in particolare, ma anche un paio di virus che non sono endemici in Zimbabwe (come) il virus Ebola e, pensiamo anche il virus marburg. Ci chiediamo se in realtà non siano associati alla guerra biologica contro il Paese durante le ostilità… Ebola apparve lungo il (fiume) Zambesi, e ho il sospetto che potesse essere stato un esperimento per vedere se poteva essere utilizzato un nuovo virus per infettare direttamente le persone“.
The Ghanian Times riportava ai primi di settembre dell’epidemia di ebola, notando legami tra Basson e la ricerca su armi biologiche. L’articolo sottolinea che, “…vi sono due tipi di scienziati nel mondo: coloro così preoccupati per il dolore e la morte causate da malattie agli esseri umani anche da sacrificare la propria vita per curare malattie mortali, e coloro che usano le loro abilità scientifiche per uccidere gli esseri umani su ordine del governo…” Infatti, queste idee non sono nuove. Platone scrisse più di 2000 anni fa nella sua opera La Repubblica che una classe dirigente deve guidare la società, “…il cui scopo è preservare la popolazione” e inoltre disse: “Ci sono molte altre cose che si dovranno prendere in considerazione, come ad esempio gli effetti di guerre, malattie e agenti simili, allo scopo, per quanto è possibile, di evitare che lo Stato diventi troppo grande o troppo piccolo“. Come rivelato da The Age, il microbiologo australiano premio Nobel Sir Macfarlane Burnet esortò segretamente il governo australiano, nel 1947, a sviluppare armi biologiche da utilizzare contro i “Paesi sovrappopolati del Sud-Est asiatico”. In un incontro del 1947 con il Comitato per lo sviluppo delle nuove armi ed attrezzature, il gruppo raccomandò che “le possibilità di un attacco alle scorte alimentari dell’Asia del Sud-Est e dell’Indonesia utilizzando agenti da guerra biologica, dovrebbero essere considerate dal piccolo gruppo di studio“.
Tali informazioni forniscono una prospettiva interessante sulla recente inaudita epidemia di ebola. È un fenomeno naturale? Forse tale ceppo di ebola è sfuggito accidentalmente da un laboratorio di armi biologiche? Oppure è stato deliberatamente diffuso?

defense-largeCopyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ebola? E come fanno a saperlo OMS e CDC?

William Engdahl, New Eastern Outlook 20/10/2014

1053358_ebola-obama-et-hollande-demandent-a-la-communaute-internationale-de-faire-plus-web-tete-0203856348995C’è qualcosa di perversamente strano sul trambusto intorno ai cosiddetti focolai di ebola. Un africano è ricoverato in un ospedale di Dallas per sintomi, curato, rilasciato e riammesso, il “primo” caso ebola negli Stati Uniti. Ciò che i guardiani della verità nei media mainstream non si chiedono è quanto sia affidabile il test che decide se qualcuno è affetto da Ebola. I ricercatori hanno deciso che, per esempio, la prova che dovrebbe determinare se qualcuno abbia l’AIDS, l’esame sul sangue HIV inventato negli anni ’80 dall’ex-ricercatore sul cancro Robert Gallo, non indica se qualcuno ha il virus. Determina solo se il sangue ha un certo livello di cosiddetti “anticorpi HIV”. Il test di Gallo fu brevettato da lui e dalla sua squadra prima dell’annuncio sensazionale che avesse “identificato” il virus specifico che causa ciò che Gallo definiva, “l’epidemia più spaventosa del 20° secolo, che oggi chiamiamo AIDS”. Gallo aveva volutamente predeterminato il suo test HIV. Quando lo provò su siero del sangue di donatori sani, dimostrò che il 10% dei sani, secondo il test di Gallo, erano positivi all’HIV. Poiché non riusciva a commercializzare un simile test presso i medici, Gallo alterò arbitrariamente la sensibilità della misura della reazione. L’industria farmaceutica fu contenta di commercializzare i costosi farmaci chemioterapici AZT. Milioni di esseri umani sono stati condannati all’inferno, stigmatizzati dall’HIV come risultato del test di Gallo. Al mondo venne detto che un “virus letale” potrebbe infettare la popolazione mondiale. Infezioni quali sarcoma di Kaposi e polmonite Pneumocistis carinii furono trasformati in assassini feroci. Pochi scienziati onesti esaminarono criticamente i test di base che Gallo proteggeva con il suo brevetto. Uno scienziato coraggioso che mise in discussione l’ipotesi di Gallo su HIV-AIDS fu Kary Mullis, che nel 1996 scrisse “L’ipotesi dell’HIV/AIDS è un errore infernale“. Mullis vinse il premio Nobel per la chimica nel 1993, ma le sue osservazioni devastanti furono ignorate dai sempre vigili media mainstream e dai medici. Nel 1983 Gallo arbitrariamente trasformò la correlazione in causalità e disse di aver scoperto il “virus” che causa l’immunodeficienza acquisita o AID, poi chiamata “sindrome” o AIDS. Gallo appena prima dell’annuncio aveva brevettato il solo test noto per determinare se qualcuno ha l’AIDS. Un utente abituale di certi farmaci come il nitrito di amile o popper, o anche una donna incinta, si sarebbe rivelato positivo all’HIV con il test di Gallo. I timori su una nuova piaga globale furono alimentati sui media da scienziati irresponsabili. Gallo vendette il suo test dell’AIDS a cinque società farmaceutiche e si sedette di nuovo a raccoglierne i proventi.

Il test su ebola
KaryMullis_byKentClemenco_12361662351 Ora di nuovo leggiamo storie terrorizzanti simili sui mass media, questa volta sulla paura di ebola alimentata dall’OMS controllata dall’industria farmaceutica a Ginevra, sotto gli esperti del Gruppo di consiglieri scientifici della direttrice generale Margaret Chan, collegati ai giganti di Big Pharma, e all’US Centers for Disease Control di Atlanta. Cosa è esattamente il test su ebola utilizzato da medici e operatori sanitari in Sierra Leone o Liberia per “provare” che una persona ne è malata? Quando l’africano è stato nuovamente ricoverato nell’ospedale di Dallas, il capo del CDC Tom Frieden dichiarò che al paziente fu diagnosticato l’ebola con un test “molto accurato. Un test PCR del sangue”. Ma quel test PCR del sangue non è molto preciso. Piuttosto è assai viziato. Come sottolinea Jon Rappoport, “Tra i problemi del test PCR è che è aperto ad errori. Il campione prelevato dal paziente in realtà è un virus o un pezzo di virus? O è solo una parte irrilevante dei resti? Un altro problema è insito nel metodo del PCR. Il test si basa sull’amplificazione di un minuscolo granello di materiale genetico prelevato da un paziente che soffia milioni di volte fin quando viene osservato e analizzato. I ricercatori che l’utilizzano affermano che, a seguito del procedimento, possono anche dedurre la quantità di virus presente nel paziente. Questo è fondamentale, perché se un paziente ha milioni e milioni di virus ebola in corpo, non vi è assolutamente alcun motivo di pensare che ne sia malato o se ne ammali“. Può il test del sangue PCR dire quanto virus ebola ci sia nel corpo di una persona? Lo stesso Kary Mullis citato sull’ipotesi HIV/AIDS ha inventato il test PCR nel 1983, per cui ebbe il premio Nobel. Ne parlò con il giornalista John Lauritsen anni fa avvertendo contro un uso improprio. Lauritsen riporta: “Sui test virali, che tentano di utilizzare il PCR per contare il virus, Mullis ha dichiarato: “Il PCR quantitativo è un ossimoro”. Il PCR ha lo scopo di identificare le sostanze qualitativamente, ma per sua natura non può stimarne il numero. Anche se vi è una errata impressione comune che i test virali effettivamente contino il numero di virus nel sangue, non possono rilevare per nulla i virus infettivi; possono rilevare solo le proteine che si crede, in alcuni casi a torto, essere unici per l’HIV. I test rilevano le sequenze genetiche del virus, ma non il virus stesso”. Né il test PCR di Mullis può contare il numero di virus ebola nel sangue di una persona. Eppure il CDC afferma, a torto secondo Mullis, che si può. Può essere che l’intera campagna terroristica sull’ebola lanciata dall’OMS di Chan e dal CDC sia una finzione e che l’industria farmaceutica sia pronta a smerciare i suoi non testati “vaccini dell’ebola”? Alcuni anni fa, nel 2009, Margaret Chan, a capo dell’OMS, dichiarò senza fondamento scientifico, che l’influenza suina H1N1 era una pandemia globale allarmando e costringendo i governi di tutto il mondo ad accumulare milioni di dosi di vaccini contro l’influenza non testati. In un discorso, all’epoca, Chan dichiarò solennemente: “A fine aprile, si annunciava la nascita di una nuova influenza del virus A. Questo particolare ceppo dell’H1N1 non era presente presso gli esseri umani. Il virus è completamente nuovo. Il virus è contagioso, si diffonde facilmente da una persona all’altra e da un Paese all’altro. Ad oggi, quasi 30000 casi confermati sono stati segnalati in 74 Paesi… Sulla base delle prove disponibili, e delle valutazioni di esperti delle prove, i criteri scientifici per una pandemia influenzale sono stati raggiunti. Ho quindi deciso di alzare il livello di allerta pandemica influenzale da fase 5 a fase 6”. Non disse che l’OMS aveva cambiato la definizione di allerta pandemica lo stesso aprile 2009 a definizione puramente geografica da una precedente più severa. Chan, i suoi consiglieri e il CDC devono pensare che siamo tutti imbecilli e senza memoria, mentre cercano di alimentare timori simili sul pericolo allarmante di ebola. Non c’era una pandemia di H1N1 nel 2009. Il numero di decessi attribuibili anche alla normale influenza, era in modo imbarazzante (per lei almeno) basso.

Pipistrelli della frutta nell’OMS e nel CDC?
E’ utile ribadire ciò che l’OMS definisce come sintomi di ebola. Il rapporto ufficiale dell’OMS su Ebola, che ora ha rinominato EVD per “malattia del virus ebola”, afferma “i primi focolai di EVD si ebbero in villaggi remoti in Africa centrale, nei pressi di foreste pluviali tropicali, ma la più recente epidemia in Africa occidentale ha coinvolto importanti zone urbane e rurali… Si pensa che i pipistrelli della frutta della famiglia Pteropodidae siano naturali veicoli del virus ebola. Ebola è introdotto nella popolazione umana tramite stretti contatti con sangue, organi, secrezioni o altri fluidi corporei di animali infetti come scimpanzé, gorilla, pipistrelli della frutta, scimmie, antilopi forestali e istrici malati o morti nelle foreste pluviali“. Poi il rapporto ufficiale dell’OMS su ebola del settembre 2014, afferma: “Può essere difficile distinguere l’EVD da altre malattie infettive come malaria, febbre tifoide e meningite“. OMS poi elenca i sintomi possibili di ebola: “i sintomi di ebola comprendono improvvisa insorgenza di febbre, stanchezza, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola, seguiti da vomito, diarrea, eruzioni cutanee, sintomi di compromissione renale e disfunzione del fegato e, in alcuni casi, emorragie interne ed esterne“. Tali sintomi, febbre, affaticamento, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola, vomito, diarrea, eruzioni cutanee, si verificano su molte persone nelle regioni più povere dell’Africa occidentale, devastate dalle guerre per diamanti insanguinati e petrolio, con sanità pubblica e infrastrutture idriche devastate. E il “test altamente accurato del sangue PCR” citato dal CDC non è affatto preciso nell’identificare la concentrazione di virus ebola. Dovremmo osservare le ultime storie dell’orrore su ebola in modo razionale e sobrio, compresa l’accuratezza dei test che CDC utilizza; o prima sottoponiamo a vaccinazioni obbligatorie e quarantena, o ci lasciamo sopraffare dalla paura.

downloadF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, s’è laureao in politica alla Princeton University ed è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IlManifesto e il fascinoso nazismo ucraino

Alessandro Lattanzio, 20/10/2014800_externalIl fecciume di sinistra italiano continua a tessere elogi alle strappone naziste di George Soros e Federica Mogherini, come dimostra l’accoglienza entusiastica che i pornofilm propagandistici delle Femen, presentati all’ennesimo festival ‘cinofilo’ di Bologna, ricevono da parte del pornoquotidiano virtuale ilmanifesto, ultimo sopravvissuto della serie di testate della sinistra integralista anticomunista, come Liberazione e l’Unità, sempre in prima linea, assieme ai camerati de ilfattoquotidiano, nell’aggredire e infangare chiunque si trovi sulla strada dell’impero statunitense, come Jugoslavia, Libia, Siria, Iran e ultimamente Novorossija. Oggetto del pezzaccio di propaganda pecoreccio-hollywoodiana del fantasma virtuale manifestarolo (scritto dall’ennesima esimia nullità lgbt e ripreso acriticamente dai vari lerci siti post-sessantottini fluttuanti sul nulla virutale che esprimono), è la propaganda autoelogiativa delle attività delle ‘kompagne’ Femen, che si descrivono così, “Noi siamo un piccolissimo gruppo che catalizza la forza di una piazza intera piena di gente che protesta per gettare in faccia al potere la sua violenza, mettendo al centro la questione gender. Quanto sta accadendo in Ucraina, a loro avviso, è un po’ la grande eco della resistenza che le Femen avevano iniziato nell’aprile 2008, con migliaia di azioni anche fuori dal loro paese, subendo una repressione di violenza inaudita. Per esempio in Bielorussia, dove ad azione nemmeno iniziata sono state caricate su un furgone dalla polizia, scortate al confine e lasciate in mezzo al nulla dopo essere state picchiate duramente. A piedi e al buio hanno dovuto orientarsi per arrivare nel paese oltreconfine, mentre Kitty è stata trattenuta per ore in un ufficio del Kgb di Minsk”. Quindi, ecco cosa scriveva l’11 giugno 2014 lo squallido e nauseante porno-giornalaccio sorosiano ilmanifesto, sempre prodigo e attivo nel supportare qualsiasi crimine atlantista nel mondo, e che ora si aggrappa alle tette delle troie della NATO per istigare ulteriormente la propaganda naziatlantista contro la Novorossija e la rinascita della Russia. Rivoltante e stomachevole fogliaccio, cui il ‘sommo solone’ Manlio Dinucci presta la penna per legittimare da ‘sinistra’, dal fianco ‘antimperialista’, tale cloaca, de ilmanifesto, che continua a traboccare di propaganda atlantista e marketing ideologico sorosiano. Ripeto, l’articoletto è stato scritto l’11 giugno 2014 quando era chiaramente noto a chiunque cosa siano le Femen e la loro partecipazione attiva e diretta al massacro di Odessa; crimine che non ha smosso il fard e il liner del vladimirluxurismo vigente nella redazione de ilmanifesto e nelle menti bacate della vecchia oltraggiosa ciabatta Rossanda e dei due vecchi ipocriti Dinucci e Parlato.

Evgenija Krajzman, una duecetta delle Femen mentre sollazza la stragressivistà del pornogiornale il Manifesto.

Evgenija Krajzman, una ducetta delle Femen, a Odessa il 2 maggio 2014, davanti alla Casa dei sindacati incendiata dai nazisti di Gladio. Krajzman qui sollazza la ‘stragressività’ cercata ed esaltata dal pornogiornale di punta della sinistra ilmanifesto. Sulla pagina fb è scritto: Avanti Odessa, avanti Ucraina! Per l’unità del Paese, sottolineando un totale entusiastico appoggio alla strage di Odessa. Manlio Dinucci, solone ‘antimperialista’, presta la sua firma alla cloaca imperialista de ilmanifesto, che per mezzo dei testi di una scribacchina nazi-lesbica, supporta una campagna mediatica russofoba, atlantista e filo-nazista in Italia.

Riferimenti:
Les Crises
Indybay

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Tra gli amici di Krajzman, nome ebraico, compare ovviamente Pravij Sektor. Krajzman rappresentava le Femen al massacro di Odessa. Ilmanifesto non ha mai condannato tale crimine, essendo partecipe al circuito della propaganda naziatlantista ucraina, alimentata anche dall’oligarca sionista mafioso Kolomojskij. Dinucci e Parlato svolgono la funzione di proteggere a ‘sinistra’ l’infiltrazione e la diffusione di tale propaganda naziatlantista.

Il fascino discreto dei nazisti ucraini
Vladimir Novkov, Nevskoe VremjaNovorossia

10659277Uno dei miei colleghi giornalisti si lamentava con amara ironia dei tanti presi dalla febbre della guerra dell’informazione che paragonano i radicali ucraini ai nazisti. Presumibilmente è propaganda, ma non si dovrebbe perdere completamente il buon senso! Molti di noi hanno, se non genitori, amici o parenti in Ucraina. Rimangono come sempre gente semplice che lavora, visita gli amici, si innamora, hanno figli. Quindi di quali nazisti preoccuparsi? In risposta ho chiesto al mio collega, come lui immagini i nazisti veri? Si suppone abbiano corna e zanne, artigli? Oppure vadano in giro con un’uniforme nazista ornata di svastiche ogni giorno a sparare a qualunque cosa che si muova con le loro “Schmeissers”? I tedeschi divennero nazisti dal 1933, ma allo stesso tempo non cambiarono esternamente e neanche internamente. Continuavano ad amare come prima i loro figli e le loro mogli, ascoltavano buona musica e poesia. Probabilmente aiutavano le vecchiette ad attraversare la strada. È difficile dire cosa li rese diversi da ciò che erano prima di divenire nazisti. In un primo momento rimasero persone abbastanza normali e anche rispettabili. E’ solo ora, con il senno del poi vediamo che non erano normali. La caratteristica dei nazisti tedeschi era la loro fede nella loro eccezione, la convinzione di essere il popolo eletto. Eletti non per ricchezza o per talento, ma solo perché appartenevano alla grande razza tedesca, la schiatta degli “ariani”. La seconda caratteristica distintiva è la totale assenza di rimorso e compassione per coloro che non avevano il loro stesso sangue. Al contrario, l”inferiore’ umiliava il vero ariano testimoniandone origini dubbie. Penso che non valga la pena di continuare ad elencare altri tratti, tutti sanno la Storia. Ma torniamo ai nostri affari ucraini. Sono d’accordo con il mio collega che sull’Ucraina spesso si parli dei nazisti in modo spiritoso, o in assenza di argomenti. Dove è più facile attaccare un’etichetta per arrivare al fondo delle cose. Gli ucraini che ho incontrato puntano l’indice alla testa e si chiedono se siamo diventati matti in Russia, prendendoli per nazisti. No, non siamo pazzi. Io onestamente cerco di vedere chiaramente e sapere se ci sono nazisti nell’Ucraina contemporanea. Penso che ci siano, non perché qualche moccioso di “Pravij Sektor” o dei cosiddetti ultras del calcio usino simboli nazisti leggermente camuffati, riprendano l’uniforme della Wehrmacht con berretto, giacca, cintura. Non perché sia stato tradotto in ucraino il saluto nazista “Sieg Heil!”, come “Gloria all’Ucraina-Gloria agli eroi”. E’ solo il mimetismo di un senso di debolezza e infantilismo: presumibilmente, se vi piacciono i grandi e terribili soldati nazisti, ereditereste parte della loro gloria e forza.
Uomini e donne seri e rispettabili, che lavorano onestamente in ufficio e in fabbrica, pagano le tasse, crescono i figli, non indossano svastiche ma camicie ricamate, al massimo. E almeno non si ritengono dei nazisti. Sono solo convinti della loro superiorità sui “vatniks” (“piumini” indumenti indossati in Russia d’inverno dai lavoratori che lavorano all’esterno, e soprannome dato al popolo della regione mineraria del Donbas, in riferimento alle sue origini proletarie) e “dorifora” (alludendo ai colori del nastro di San Giorgio, emblema patriottico russo) in altri termini ai russi tout court, pur essendo ucraini. Oggi, per un vero ucraino i russi non sono abbastanza umani, proprio come gli schiavi per gli ariani. E come gli ariani, oramai estinti, compassione o semplice comprensione per i “vatniks” sono una vergogna, quasi un tradimento. Le donne ucraine sono sinceramente preoccupate per i loro mariti e figli inviati a combattere, e piangono ad ogni notifica di morte dall’area in cui si svolge l’operazione antiterrorismo (eufemismo di Kiev per evitare di parlare di guerra civile), una semplice reazione umana e normale. Ma quando bruciano vivi coloro che manifestavano contro Majdan nella Casa de sindacati di Odessa, quando strangolato donne in gravidanza, quando uccidono i feriti con mazze da baseball, queste madri e mogli, con i loro mariti e figli fanno gli spiritosi scambiandosi sui social network battute su “grigliate come Odessa” o “bistecche ben cotte”. Mentre i quotidiani assassini di “terroristi” nel sud-est, compresi bambini, sono motivo d’orgoglio per la classe media ucraina. Andava bene quando s’invocava lo sterminio di milioni di persone del proprio Paese pur di non avere più impedimenti ad essere orgogliosamente degli europei, che agli occhi degli ucraini “di coscienza”, sono sinonimo di razza suprema. E non solo per gli ucraini “di coscienza”. Molto prima di Majdan a Kiev, la fede nella superiorità intrinseca dei valori europei divenne un’ossessione per i popoli baltici. “Il vaccino contro il nazismo”, come ha osservato Vladimir Putin, perde la sua efficacia in certi Paesi d’Europa. E ciò non si vede sempre. Apparentemente, gli ucraini che ci sono così vicini e cari, sono rimasti gli stessi di prima: non indossano una divisa nera, si possono sempre visitare, possiamo parlare russo in pace per le strade di Kiev e Lvov. Forse non tutti diventano nazisti, o meglio non tutti hanno partecipato alla Marzabotto di Odessa. Ma qual è la differenza tra i nazisti convinti e coloro che li supportano? Per coloro che vengono uccisi, nessuna. Così non s’inquietano.

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Il ripugnante pornogiornale ilmanifesto ha sempre svolto operazioni di disnformazione diosorientamento, dipingendo a tinte fosche tutti gli avversari dell'imperialismo atlantista, e giustificando sempre le guerre d'aggressione e gli interventi 'umanitari' della NATO. Tale cloaca deve seguire il destino di altri fogli della propaganda atlantista, come l'Unità e Liberazione.

Il ripugnante pornogiornale ilmanifesto ha sempre svolto operazioni di disinformazione dipingendo a tinte fosche tutti gli avversari dell’imperialismo atlantista, e giustificando sempre le guerre d’aggressione e gli interventi ‘umanitari’ della NATO. Tale cloaca deve seguire il destino di altri fogli della propaganda atlantista, come l’Unità e Liberazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iran e la guerra per procura in Kurdistan

Eric Draitser New Eastern Outlook 16/10/2014

tumblr_mqep8m3Mwo1s6c1p2o1_1280Nella guerra contro il SIIL (Stato islamico) che si svolge in Iraq e Siria, un eventuale cambio di alleanze, che potrebbe modificare sostanzialmente l’equilibrio di potere nella regione, si svolge senza che nessuno sembri notarlo. In particolare, il rapporto nascente tra Repubblica islamica dell’Iran e regione semi-autonoma del Kurdistan del nord dell’Iraq può mutare il panorama politico del Medio Oriente. Naturalmente, un tale sviluppo è parte di una più ampia azione geopolitica dall’Iran, e avrà conseguenze significative per tutti gli attori regionali. Tuttavia, Turchia, monarchie del Golfo e Israele avranno più da perdere da tale sviluppo. Mentre l’Iran ha vecchie controversie con elementi della propria minoranza curda, ha palesemente preso l’iniziativa di favorire i curdi iracheni nella guerra contro gli estremisti del SIIL. Come il presidente curdo Massud Barzani ha spiegato a fine agosto, “La Repubblica islamica dell’Iran è stato il primo Stato ad aiutarci… fornendoci armi e attrezzature”. Questo fatto da solo, insieme ad accuse plausibili anche se non confermate, del coinvolgimento militare iraniano nell’Iraq curdo, dimostra chiaramente l’alta priorità che Teheran concede alla cooperazione con il governo di Barzani e il popolo curdo nella lotta ai militanti filo-sauditi e filo-qatariori del SIIL. La domanda è perché? Cosa spera di ottenere l’Iran da un coinvolgimento in questa lotta? Cosa rischia di perdere? E come potrebbe cambiare la regione?

L’equazione iraniana
Mentre molte sopracciglia si aggrottano sul coinvolgimento iraniano al fianco dei curdi nella lotta contro il SIIL, forse non dovrebbe sorprendere. Teheran ha costantemente puntellato le sue relazioni con Irbil, sia come genuino desiderio di formare un’alleanza che come contromisura alla cacciata dell’alleato e partner ex-primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi. Dalla guerra statunitense in Iraq iniziata nel 2003, e soprattutto dopo che le truppe statunitensi l’hanno lasciato nel 2011, l’Iran si è posizionato come attore chiave, e per certi versi dominante, in Iraq. Non solo aveva un’influenza significativa con Maliqi e il suo governo, ma vedeva l’Iraq come opportunità per spezzare l’isolamento imposto da Stati Uniti, Unione europea e Israele per il controverso programma nucleare. Per l’Iran, l’Iraq di Maliqi era un ponte fisico (collegando l’Iran ai suoi alleati Siria e in Libano meridionale) e politico (da intermediario nei negoziati con l’occidente). Inoltre, l’Iraq di Maliqi doveva essere il fulcro di una nuova strategia economica che includeva il proposto gasdotto Iran-Iraq-Siria, un progetto che avrebbe fornito all’Iran accesso al mercato europeo dell’energia, consentendo così alla Repubblica islamica di togliere al Qatar il dominio regionale nell’esportazione del gas all’Europa. Inoltre, l’Iraq era in prima linea nella continua lotta dell’Iran contro i gruppi terroristici filo-occidentali, il più infame dei quali è il Mujahidin-e-Khalq (MeK). Fu il governo di Maliqi che chiuse Camp Ashraf, la base da cui il famigerato MeK operava conducendo una continua guerra terroristica contro l’Iran. Naturalmente non è un segreto che il MeK sia il beniamino della dirigenza neocon, lodato da quasi ogni architetto, supporter e attuatore della guerra in Iraq di Bush. Visto così, l’Iraq era una necessità economica e politica per l’Iran, che non poteva semplicemente far scivolare di nuovo nell’orbita di Washington. E così, con l’emergere del SIIL e il conseguente rovesciamento del governo Maliqi tramite pressioni e propaganda globali occulte, che lo ritraevano come un dittatore brutale pari a Sadam Husayn, l’Iran chiaramente dovette ricalcolare la propria strategia. Sapendo di non poter fidarsi del nuovo governo di Baghdad, più o meno scelto dagli Stati Uniti, Teheran vede chiaramente una nuova opportunità nel Kurdistan.

Perché il Kurdistan?
Mentre gli imperativi per l’Iran ad impegnarsi in Iraq sono chiari, rimane la domanda su ciò che specificamente il Kurdistan offre a Teheran come necessità strategica e geopolitica della proiezione di potenza. Per capire il movente iraniano, si deve esaminare come curdi e Kurdistan rientrano nelle relazioni nazionali ed internazionali dell’Iran. Prima di tutto l’Iran, come Iraq, Siria e Turchia, ospita una considerevole minoranza curda costantemente manipolata da Stati Uniti e Israele, ed usata come pedina nella partita a scacchi geopolitica con la Repubblica islamica. Con il caos in Iraq e Siria, e la continua oppressione ed emarginazione della minoranza curda in Turchia, sembra che un Kurdistan indipendente che possa modificare sostanzialmente la mappa regionale sia una possibilità sempre più praticabile. Quindi, al fine di evitare ogni possibile destabilizzazione curda dell’Iran e del suo governo, Teheran sembra aver iniziato un alleanza, invece che di contrastare, con gli interessi curdi in Iraq. Probabilmente l’Iran vede in questa alleanza un tacito, se non palese, accordo che una qualsiasi indipendenza curda non venga usata come arma contro Teheran. In secondo luogo, schierandosi con il governo di Barzani e fornendogli sostegno materiale e tattico, l’Iran chiaramente manovra per posizionarsi contro i rivali regionali. Da un lato, l’Iran riconosce la minaccia rappresentata dal membro della NATO Turchia, il cui governo guidato da Erdogan e Davutoglu è intimamente coinvolto nella guerra contro la Siria e nell’armamento e finanziamento del SIIL e degli altri gruppi terroristici nel Paese. Mentre Ankara ha pubblicamente rifiutato di partecipare ad operazioni militari in Siria, le sue azioni dimostrano il contrario. Ospitando e rifornendo i terroristi tramite CIA ed altre agenzie d’intelligence, fomentando la guerra civile in Siria, la Turchia si è dimostrata parte integrante del tentativo USA-NATO-GCC di effettuare un cambio di regime. Ovviamente non sfugge ai curdi esattamente ciò che la Turchia ha fatto e continua a fare. Non solo conduce una guerra ultradecennale contro il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), ma ha sempre rifiutato di considerare la propria minoranza curda come qualcosa di diverso da cittadini di seconda classe. E ora, dato il ruolo centrale che Erdogan, Davutoglu & Co. giocano nel fomentare la guerra in Siria, permettono ai loro ascari terroristici del SIIL di massacrare altri curdi. Non dovrebbe quindi sorprendere che molti curdi vedano la Turchia, e non Siria o Iran, come grave minaccia e nemico del proprio popolo. E così l’Iran colma il vuoto, offrendo ai curdi non solo sostegno materiale, ma anche politico e diplomatico. Dal punto di vista di Teheran, la Turchia continua ad essere il rappresentante dell’agenda USA-NATO-GCC; Ankara ha svolto un ruolo chiave nel bloccare lo sviluppo economico iraniano, in particolare sull’esportazione di energia. Va ricordato che la Turchia è uno dei principali attori nella corsa all’energia nel Caspio, fornendo gli oleodotti necessari sia al TANAP (Trans-Anatolian Pipeline) che al progetto di gasdotto Nabucco ovest, tra gli altri. Tali progetti sono sostenuti dagli Stati Uniti in concorrenza al South Stream della Russia (gasdotto russo verso l’Europa meridionale) e alla proposta pipeline Iran-Iraq-Siria. In sostanza quindi la Turchia dovrebbe essere un potente pezzo degli scacchi utilizzato per bloccare le mosse iraniane verso l’indipendenza economica e l’egemonia regionale.
Le aperture iraniane verso i curdi e il coinvolgimento nella lotta contro il SIIL in generale, devono essere interpretati come un passo contro i rivali regionali dell’Iran, Arabia Saudita e Qatar. Entrambi implicati nell’organizzazione e finanziamento di gruppi e reti di terroristi operanti sotto la bandiera del SIIL, usato come ascaro per spezzare l'”Asse della Resistenza” tra Hezbollah, partito Baath siriano e Iran. Gli interessi economici e politici di Arabia Saudita e Qatar, in particolare delle famiglie regnanti di tali Paesi, sono evidenti; la loro presa sul potere è possibile solo mantenendo il dominio sul commercio dell’energia. Nell’Iran, le monarchie del Golfo vedono una potente e ricca nazione che, data l’opportunità di svilupparsi economicamente, probabilmente li eliminerebbe quali leader regionali. Quindi, naturalmente, devono attivare le loro reti jihadiste per privare l’Iran dei suoi due alleati strategici Iraq e Siria, spezzando così il legame con Hezbollah e rompendo l’arco sciita. Una politica di potenza, in sostanza, grazie a cui ora i curdi pagano con la propria vita le aspirazioni meschine dei monarchi del Golfo. Infine, l’azione in Kurdistan degli iraniani rappresenta una nuova fase della lunga guerra per procura tra Iran e Israele. Non è un segreto che, come detto sopra, alcune fazioni e organizzazioni curde siano state a lungo assai vicine a Tel Aviv. In realtà, il rapporto ultradecennale tra i due è uno dei motivi principali dell’acquiescenza curda ai piani occidentali contro Iraq e Iran. Come il blogger filo-israeliano e auto-proclamatosi “saggio prodigioso” Daniel Bart ha scritto: “Ci fu un assai stretta cooperazione tra Israele e KDP nel 1965-1975. In quel periodo vi erano di solito circa 20 specialisti militari di stanza in una località segreta nel sud del Kurdistan. Rehavam Zeevi e Moshe Dayan erano tra i generali israeliani che prestarono servizio in Kurdistan… Gli israeliani addestrarono l’esercito curdo di Mustafa Barzani e persino ne guidarono le truppe in battaglia… La cooperazione “segreta” tra Kurdistan e Israele fu principalmente in due campi. Il primo nell’intelligence e questo è difficilmente notevole avendo avuto la metà del mondo, tra cui molti Stati musulmani, tali rapporti con Israele. Il secondo è l’influenza a Washington”. Bart, basandosi sul lavoro dello scrittore e ricercatore israeliano Shlomo Nakdimon, ha ragione nel sottolineare che l’intelligence israeliana, tra cui alcuni dei più celebri (o famigerati, a seconda della prospettiva) leader israeliani, ebbe rapporti con la leadership curda per più di mezzo secolo. Anche se le prove sono scarse, coloro che seguono da vicino la vicenda in generale credono che la cooperazione tra Tel Aviv e Irbil sia aumentata drammaticamente, soprattutto dopo l’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003, infatti Israele ha probabilmente agenti segreti e ufficiali dei servizi segreti in Kurdistan, e da qualche tempo. Questo non è certamente un segreto per gli iraniani, convinti (e probabilmente a ragione) che molti degli omicidi, attentati e altri atti terroristici perpetrati da Israele siano stati pianificati e organizzati dal territorio curdo. Tale pensiero è sostenuto dalle indagini del giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh che notò nel 2004: “Gli israeliani hanno avuto lunghi legami con i clan Talabani e Barzani (in) Kurdistan e molti ebrei curdi emigrati in Israele hanno ancora molti contatti. Ma a un certo momento, prima della fine dell’anno (2004), non mi è chiaro esattamente quando, sicuramente direi sei/otto mesi fa, Israele ha iniziato a collaborare con alcuni commando curdi, apparentemente con l’idea di alcuni comandanti israeliani di unità d’élite antiterrorismo, o terroristiche a seconda dei punti di vista, di accelerare l’addestramento dei curdi”. I leader iraniani sono profondamente consapevoli della presenza di forze speciali ed intelligence israeliane in Kurdistan, sapendo che in ultima analisi Teheran è nel mirino. Così l’Iran ha chiaramente approfittato di un’opportunità per affermare la propria influenza sul Kurdistan, inserendosi in quello che era, finora, un dominio degli israeliani. Resta da vedere come Tel Aviv risponderà.
Mentre il mondo guarda con orrore la continua avanzata del SIIL in Iraq e Siria, c’è un’altra storia che si svolge, quella di come l’Iran, da tempo demonizzato come paria regionale, trasformi un caos volto a distruggerlo con i suoi alleati in un possibile trampolino per una futura cooperazione. E’ la storia di ex-nemici che terrorismo e guerra per procura hanno avvicinato, esponendo al mondo il tradimento dei governi una volta visti come alleati. E’ la storia di alleanze mutevoli come la sabbia del deserto. Ma in questa storia, il prossimo capitolo deve ancora essere scritto.

000_mvd6580355_03Eric Draitser è analista geopolitico indipendente di New York City, fondatore di StopImperialism.org, ed editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

ANPI, la Gladio dei neocon dall’Iran all’Ucraina

Nazipiddini in rotta confessano: “tutta colpa di Aurora
Alessandro Lattanzio, 15/10/2014

La verità sarà rivelata un giorno. La verità non muore mai. Non m’interessa quello che succede. Ho avuto tre infarti e non ho figli, quindi se vogliono mandarmi in tribunale o in prigione, ne vale la pena per la verità“.

Campagna promozionale dell'ANPI a Kharkov a sostegno dei camerat...  compagni diversamente antifascisti in Ucraina.

Campagna promozionale dell’ANPI a Kharkov a sostegno dei camerat… compagni diversamente antifascisti in Ucraina.

voerzio3L’ANPI di Vittorio Veneto infine ripiega dal proposito di indire un’inziativa in sostegno ai golpisti naziatlantisti a Kiev, probabilmente un rigurgito di nostalgismo per le operazioni combinate anti-jugoslave tra X MAS, brigata partigiana anticomunista Osoppo, cosacchi del generale ex-sovietico traditore Vlassov, unità di CIC, SOE, Abwehr e Brandenburg, indicendo per il 18 ottobre tale “iniziativa”, in linea con la kermesse naziatlantisa tenutasi il 14 settembre a Buscate (Milano), sotto il patrocinio del PD-PdL-Lega, dove si raccoglievano sia fondi per finanziare le bande neonaziste ucraine, sia le appassionate testimonianze del mercenario neo-fascista Fontana, preso dall’entusiasmo che provava nel bruciare vive persone ad Odessa e ad uccidere donne e anziani a Donetsk. Fontana viaggia tranquillamente tra “fronte interno” italiano e “prima linea” ucraina con il beneplacito dei servizi segreti italiani (legatissimi al PD, che ne ha nominato i vertici), tramite la rete Gladio, cui aderiscono non solo i nazisti Voerzio, Prevedello e Di Pasquale ma anche “giornalisti freelance” come Attanasio e soprattutto l’agente d’influenza statunitense Cazzulani, giovane promessa del PD, “esperto” di Europa orientale, Ucraina, Polonia, ecc. oltre che “pasionario” portavoce in Italia della “pasionaria” Julija Timoshenko, oligarca mafiosa, mandante di omicidi e una delle principali responsabili del disastro socio-economico ucraino; ma non per questo lo “spirito di solidarietà democratico” del PD viene meno, e il legalismo può anche andare all’inferno se si tratta di seguire gli ordini della CIA e della sua agente nel governo italiano Federica Mogherini.
Matteo Cazzulani, in partenza per gli Stati Uniti, destinazione Filadelfia, dove svolgerà attività di collaborazione con istituzioni democratiche italo-americane, è stato negli anni scorsi un giovane giornalista attento osservatore dei fatti di Polonia e Ucraina. Ha scritto sulla rivoluzione arancione, ha seguito come corrispondente da Kyiv il processo contro la Tymoshenko. In questo libro offre una chiave interpretativa fondamentale per capire la crisi dell’Ucraina di oggi, cerniera energetica tra Europa e Russia”. Le perle si saggezza dell’agente della sovversione statunitense Matteo Cazzulani, come questa, “La mentalità sovietica e l’anti americanismo culturale sono i più solidi alleati della propaganda di Putin”, ricordano abbastanza caninamente le perle di saggezza dell’agente della CIA Mogherini: “E sì, certamente la Russia di Putin ha rivitalizzato un atteggiamento di egemonia regionale che accentua la competizione con “l’Occidente”, senza dubbio alcuno”.

Matteo Cazzulani, 'esperto' di Ucraina e braccio destro di Gainni Pittalla

Matteo Cazzulani, ‘esperto’ di Ucraina e braccio molto destro dell’eurodeputato PD Gianni Pittella

A proposito di giornalisti e free-lance, ecco cosa ne dice il giornalista tedesco, con 25 anni di carriera, Udo Ulfkotte sulle menzogne diffuse dai mass media. Afferma che lui stesso fu convinto a mentire, ed oggi denuncia la propaganda di guerra dei media contro la Russia. “Stanco delle menzogne ​e di vivere in una repubblica delle banane senza una vera stampa indipendente. Alcuni suoi colleghi fanno parte di organizzazioni atlantiche che sostengono la propaganda degli Stati Uniti. Molti giornalisti sono “agente sotto copertura non ufficiali“. Udo Ulfkotte infatti ha lavorato sia per la Frankfurter Allgemeine Zeitung che per la CIA. Il suo compito era diffondere la propaganda filo-USA e filo-UE. (Ricorda un certo Cazzulani e un certo Attanasio?) “Organizzazioni atlantiste invitano i giornalisti, corteggiandoli pagandogli i viaggi e quindi corrompendoli, divenendo progressivamente “agenti sotto copertura non ufficiali” di cui la CIA può negare qualsiasi legame, se necessario. Ciò é particolarmente vero per i giornalisti tedeschi, inglesi, israeliani, australiani, neozelandesi e naturalmente francesi” (e italiani). Peggio, il giornalista dice che gli venne recapitato un articolo già scritto su Gheddafi e gli chiesero di firmarlo per pubblicarlo sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung. (Cazzulani ha un ‘negro’ alla casa Bianca?) L’articolo era stato scritto dall’intelligence tedesca BND. “La verità sarà rivelata un giorno. La verità non muore mai. Non m’interessa quello che succede. Ho avuto tre infarti e non ho figli, quindi se vogliono mandarmi in tribunale o in prigione, ne vale la pena per la verità“. Tanto di cappello Signor Ulfkotte. Fawkes

Ma ovviamente il “partigiano” Antonini, che dovrebbe quindi avere circa novant’anni, ci tiene ad indicare che il nemico sono i ‘rosso-bruni’, come insegna il famoso bardo dell’“antifascismo” targato Mondadori, (della nota famiglia rossa dei Berlusconi), Valerio Evangelisti.

Il counicato del compagno 'diversamente' antifascista Di Pasquale.

Il comunicato del compagno ‘diversamente’ antifascista Di Pasquale.

Annullato il Convegno di Vittorio Veneto sulla crisi ucraina
Il Convegno intitolato Ucraina: terra di confine? previsto per sabato prossimo e organizzato dalla sez. Anpi di Vittorio Veneto, con la partecipazione di giornalisti e opinionisti vicini alla causa del nazionalismo ucraino, senza contrappesi e contraddittori, è stato annullato. Le motivazioni sono state addotte nel comunicato stampa diramato l’11 u. s. dal Direttivo della sezione stessa. La notizia aveva comprensibilmente suscitato clamore e proteste: per una volta ancora, a seguito del Convegno di Cadoneghe del 17 febbraio su Foibe e Confine orientale, invece tenutosi, articolazioni locali della nostra Associazione esprimevano il proposito di legittimare personaggi e sodalizi da sempre ostili all’Antifascismo, danneggiando seriamente l’immagine dell’Anpi. All’esterno non è contemplabile che si tratti di iniziative locali, ragion per cui, specialmente oggi con i social, ove tutto diviene fonte autorevole, si è immediatamente passati a trarre delle conclusioni generali sull’Associazione. Ne sono sortiti lettere e interventi, non tutti, va da sé, disinteressati. Se in molti sostengono giustamente che l’Anpi non debba in alcun modo supportare un nazionalismo come quello ucraino, coi suoi diretti, e fattivi, riferimenti al collaborazionismo filonazista nella Seconda guerra mondiale (si pensi alle famigerate SS ucraine che hanno seminato terrore e morte in tutta Europa, Italia compresa); altri, cui l’Antifascismo non può interessare di meno, hanno colto l’occasione per intorbidire le acque e infangare. È il caso del provocatore e calunniatore Alessandro Lattanzio, il cui post sul suo blog rossobruno “Aurora”, intitolato Anche l’Anpi al fianco dei nazisti ucraini, è stato il più condiviso e divulgato nella rete. (Bingo!)
Non bisogna dar pretesti a questi diffamatori. L’annullamento di questo Convegno è un passo avanti. È bene che l’Anpi promuova una seria riflessione sull’argomento in oggetto e, in linea con le sue prerogative e il suo Statuto, sostenga la causa delle organizzazioni antifasciste che si stanno battendo contro la giunta golpista di Kiev, nel ricordo dell’immenso tributo di sangue dato dalle popolazioni sovietiche per la sconfitta del nazifascismo.

Silvio Antonini
Presidente Cp Anpi Viterbo

Antifa supporter degli ucrofascisti

Antifa supporter degli ucrofascisti

Sì, perché se non fosse stato per il sito Aurora del “calunniatore e provocatore” Alessandro Lattanzio, il convegno di supporto ai nazisti attivi in Ucraina si sarebbe tenuto tranquillamente, con Antonini (e quelli come lui) che sempre tranquillamente avrebbe applaudito all’espressione di democrazia dell’ANPI in supporto della propaganda di coloro che in Ucraina uccidono e perseguitano antifascisti e comunisti, abbattono statue di Lenin, distruggono monumenti all’Amata Rossa e ai Partigiani che, al contrario del “partigiano” Antonini e dei suoi camerati della miniburocrazia nazipiddina, combatterono (e combattono) realmente il fascismo invasore in Ucraina. Ma non è la prima volta che l’ANPI, che Antonini dipinge come baluardo della democrazia e della resistenza, agisce da cinghia di trasmissione della sovversione atlantista, fiancheggiandone le reti terroristiche come Gladio. Tralasciando lo squallidissimo spettacolo dell’ANPI che supporta esplicitamente sionismo e azioni belliche d’Israele, qui e qui. E tralasciando le infinite kermesse dell’ANPI a supporto della sovversione atlantista-sionista in Medio Oriente e delle guerre civili scatenate dagli islamisti eterodiretti dalle intelligence della NATO, qui.
Maryam20Rajavi203 L’ANPI s’é scagliata anche contro l’Iran. Difatti va ricordato che l’ANPI, che blatera in continuazione di resistenza e lotta per la democrazia, seguendo sempre gli ordini del Mossad e della CIA trasmessi via PD, presenziò e sostenne la campagna propagandistica in Italia dell’organizzazione terroristica dei Mujahidin e-Kalq. I Mujahidin e-Kalq è un’organizzazione dedita al terrorismo stragista in Iran dove, su ordine del Mossad e delle intelligence statunitensi, compie agguati contro le forze dell’ordine locali, assassina ricercatori e scienziati iraniani ed iracheni, piazza bombe ed autobombe in località pubbliche, per terrorizzare la popolazione iraniana che supporta la propria Patria. La provincia di Cuneo, con il supporto dell’ANPI, infatti, organizzò un evento ospitando degli esponenti del MeK, “Rahimi ha risposto alle numerose domande dei presenti, tratteggiando il volto della Resistenza, che vede in prima linea proprio le donne, non a caso alla guida del Consiglio nazionale della Resistenza con Maryam Rajavi, di stanza a Parigi. Un’istanza immediatamente accolta dall’assessora provinciale alle Pari opportunità, Anna Mantini, moderatrice dell’incontro, che ha promesso la presentazione a breve di un apposito ordine del giorno provinciale per invocare il rispetto dei diritti universali in Iran (qui)”. Maryam Rajavi, così elogiata dai miserabili burocratelli nazipiddini dell’ANPI/PD, è il capo di tale l’organizzazione terroristico-stragista, una setta di estremisti armati e appoggiati dai vari nemici dell’Iran, da Sadam Husayn ai neocon statunitensi e al Mossad (qui).
All’inizio del 2013 il MeK aveva aperto un ufficio a Washington, registrandosi sotto lo pseudonimo di Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), come lobby. È interessante notare che la registrazione include la dichiarazione che non riceve soldi da governi stranieri, sollevando la domanda se il MeK prenda denaro negli Stati Uniti”. (qui)

La compagna 'partigiana' iraniana dell'ANPI  Maryam Rajavi con Ileana Ros-Lehtinen, deputata neocon statunitense, è a capo della fazione anti-iraniana estremista del Congresso USA.

La compagna ‘partigiana’ iraniana dell’ANPI Maryam Rajavi con Ileana Ros-Lehtinen, deputata neocon statunitense, a capo della fazione anti-iraniana estremista del Congresso USA.

Maryam Rajavi e il rabbino Daniel Zucker, a capo del gruppo Americans for Democracy in the Middle East, accanito supporter sionista del the MEK

Maryam Rajavi e il rabbino Daniel Zucker, a capo del gruppo Americans for Democracy in the Middle East, accanito supporter sionista del MeK

Quindi è comprensibile l’irritazione di Antonini e degli altri mercenari burocratici nazipiddini per le “calunnie” del sottoscritto “rosso-bruno” contro l’ANPI, ente che pretende di onorare la Resistenza organizzando convegni per legittimare e supportare i vari arnesi della sovversione atlantista: gladiatori italiani, islamisti mediorientali, nazisti ucraini e terroristi sionisti. Insomma la feccia della Storia con cui Antonini, Cazzulani e camerati del PD si accompagnano, supportandone e legittimandone di fatto i crimini, in coerenza con la linea geopolitica dettata da CIA e Mossad.

L'ANPI nella realtà.

L’ANPI nella realtà.

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PS: Venghino siori, Venghino, iscrivetevi laddove nazipididni e nazisti senza complessi si danno la mano: Boicottiamo Aurora e Alessandro Lattanzio. Più gente entra, più bestie si vedono.

Katjusha, proteggimi tu (attenzione ai deboli di cuore e di animo, questo è un anime rosso-bruno):

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