Bisogna distruggere Qatar e Arabia Saudita per evitare la terza guerra mondiale

John Wayne Tunisie Secret 14 agosto 2014

Non è un mistero che John Wayne, pseudonimo di un ex-alto funzionario degli Interni e degli  Esteri della Tunisia, ostacoli mercenari e traditori in sonno. Seguendo il nostro articolo “Con prove, un oppositore del Qatar accusa il suo Paese di finanziare il terrorismo“, ci ha inviato le cinque osservazioni seguenti.

623930-11-03-31-bashar-al-assadFui il primo al mondo ad aver predetto il ritorno della Guerra Fredda, sulla rivista elettronica tunisina Business News, meno di un anno dopo il 14 gennaio 2011, quando la Siria era immersa in  violenze inaudite e il cui regime laico e nazionalista di Bashar a-Assad, ancora una volta, mostrava al mondo il suo rapporto storico, stretto e leale con la Russia. Sì, la guerra fredda è tornata e i nazionalisti arabi sono felici, perché dopo tutto, l’ex-Guerra Fredda vide il sostegno incrollabile dell’URSS al mondo arabo abbandonato e sabotato dall’occidente a favore di Israele. Chi non ricorda il momento di gloria del Canale di Suez, quando Mosca minacciò di colpire con i missili Parigi e Londra, e quando Israele, Francia e Gran Bretagna si ritirarono davanti a un Nasser determinato e un Canale di Suez chiuso alla navigazione con le navi affondate dal Rais? Quel giorno fu l’indipendenza della Tunisia, uno dei momenti di maggiore orgoglio della mia vita.

La III guerra mondiale è iniziata
Ma questa non è una nuova guerra fredda. È l’inizio della terza guerra mondiale in cui le potenze nucleari NATO e Russia combattono tramite Paesi terzi… Per ora! Ciò che è peggio, è che la fine della guerra nel prossimo futuro è assai improbabile ed è molto probabile che si traduca anche nella morte di milioni di civili inermi, come nella Prima e Seconda Guerra Mondiale. Ma peggio ancora, questa guerra è arrivata alle porte della Russia, in Ucraina, dove l’incoscienza della NATO esegue esercitazioni militari sotto il naso di una Mosca infuriata e la cui costituzione prevede che il Paese, storicamente vicino agli arabi, si riserva il diritto di usare le armi nucleari per proteggere la propria sovranità e integrità territoriale. La III guerra mondiale è cominciata. E se si contano pogrom, abusi, atrocità e uccisioni in Siria, Libia e Iraq, tale guerra avrà presto il suo milione di morti e il genocidio di una minoranza religiosa, come nella seconda guerra mondiale. Mancano i campi di concentramento, ma esistono le prigioni in cui carcerieri libici salafiti, vicini a Bernard Henry Levi, ammucchiano neri africani accusati di lavorare per il regime di Gheddafi. E nel caso dei salafiti in avanzata nell’Iraq, hanno le camere a gas nelle tombe del deserto in cui seppelliscono vivi donne e bambini accusati del reato di essere cristiani.

Il 14 gennaio 2011 ci fu un colpo di Stato della CIA
Tale guerra non è iniziata con un incidente come l’assassinio di un arciduca o l’invasione della Polonia, ma con l’uccisione di un ex-detenuto trasformato in martire del regime per presunti abusi e le cui malefatte furono esagerate presso milioni di tunisini, uno più ignorante dell’altro. Un incidente istigato dalla CIA dopo aver incaricato un ufficiale dell’esercito tunisino, con il complesso dell’uomo bianco, compiendo uno dei colpi più intelligenti della sua storia. Anche più intelligente di quelli a Teheran, Saigon, Santiago, Cile e Guatemala. Il golpe della CIA dal 14 gennaio 2011 fu attuato così abilmente da lasciare ancora dubbi e confusione nella popolazione tunisina, che ancora crede fermamente che la piazza abbia cacciato Ben Ali dal palazzo di Cartagine, una vittoria del popolo che ha galvanizzato le rivoluzioni per la libertà e la dignità in altri Paesi arabi contro i tiranni. Le rivoluzioni di barbuti Gavroche in qamis che brandiscono teste mozze esangui e occhi vitrei. I colpi di Stato della CIA hanno generalmente la firma di tali servizi segreti distruttivi.  Questa volta non è così, in generale non ha alcuna maschera. Saigon e i suoi generali addirittura aspettarono ufficialmente il via libera dall’ambasciata degli Stati Uniti, sotto forma di una telefonata. A Santiago, in Cile, la CIA mobilitò cacciatorpediniere e sottomarini e migliaia di marines che effettuarono anche uno sbarco preventivo. A Teheran, il colpo di Stato contro Mossadeq vide Kermit Roosevelt, nipote del presidente Roosevelt supportato dai mullah di Qom, distribuire biglietti da 100 dollari negli inferi e nelle strade ai bazari iraniani, mentre l’esercito del generale Fazlollah Zahidi arrestava il presidente democraticamente eletto Mossadeq. Il golpe di Teheran fu un colpo di Stato in valuta, costando la modica somma di diecimila dollari. Diecimila dollari per rimuovere dalla carica il presidente di un Paese dal passato millenario così che la Anglo Persian Oil Company, poi chiamata British Petroleum, potesse restare inglese e rifornire le navi dell’impero di Londra che viaggiavano per l’India o il Corno d’Africa attraversando il Canale di Suez. A Tunisi, nel febbraio 2011, le banconote furono distribuite in Avenue Habib Bourguiba da ignoti alla guida di Mercedes, poco prima delle dimissioni di Muhammad Ghannuchi. Non c’è dubbio che l’uso dei dollari sia stato fin troppo evidente. A volte la CIA si rinnova nei suoi colpi, Come quando incaricò il suo servo Qatar di far crollare completamente il regime di Ben Ali e di non  lasciare al potere nessuno dei suoi geniali dirigenti. Gli spazi politici erano favorevoli ai parassiti dell’umanità, i cosiddetti islamisti alimentati nelle loro gabbie del fanatismo spirituale da CIA, MI6 e Mossad. C’è il diritto di porsi la domanda, oggi: quanto è costato il colpo di Stato del 14 gennaio 2011, a Cartagine? Spero sia costato più di diecimila dollari, una somma che sarebbe umiliante e ridicola per la Tunisia, il suo passato e cultura con tremila anni di storia.

Gli ultimi grandi politici francesi sono de Gaulle, Chirac e Le Pen
E questa guerra in cui i cristiani vengono sepolti vivi nel deserto iracheno, ha alla testa CIA, MI6 e Mossad, ma il corpo, e in particolare le banche, sono Qatar e Arabia Saudita, Paesi più ricchi da quando il prezzo del barile è rimasto elevato e stabile dopo che George W. Bush ha cancellato dalla mappa l’Iraq e immerso l’intera regione nella guerriglia permanente tra sciiti e sunniti. I regimi feudali di Golfo e Arabia Saudita hanno il massimo desiderio di perpetuare per secoli la loro sopravvivenza, che dipende dalla creazione di una zona che raccolga gli islamisti del mondo arabo. Tali Paesi non attaccheranno mai Israele, anche se compie un genocidio, in quanto servono lo Stato ebraico indirettamente, ed essendo essi stessi e Israele grandi basi militari statunitensi. Arabia Saudita, Turchia, Qatar e Tunisia come altrove, sono sotto il comando statunitense. Condannano le atrocità di Israele, ma aiutano lo Stato ebraico obbedendo a Washington e promuovendo islamismo e barbarie nel mondo. Hamas è un’astuta creazione del Mossad affinché i palestinesi non abbiano mai uno Stato. Non ci saranno mai più altri accordi di Camp David con l’ostinazione degli islamisti palestinesi, caduti nella trappola della estrema destra israeliana che sogna sempre di radere la moschea di al-Aqsa di Gerusalemme.
Nei miei anni alla Sorbona, mi appassionai della cultura russa soprattutto perché ebbi la possibilità, come a Sadiqi e altrove, di frequentare gli insegnanti di storia più intelligenti e più colti. Per me c’è la civiltà russa e il resto del mondo. I russi, anche se a volte politicamente in pubblico appaiono maldestri nelle convenzioni internazionali in cui il sionismo è dilagante e domina, sono dei notevoli esseri umani. L’URSS ha combattuto il nazismo senza mendicare aiuti agli statunitensi e senza resistere pacificamente con dei governi di Vichy. I russi preferirono perdere dieci milioni di uomini affrontando la sesta armata del Führer, piuttosto che capitolare. La Francia cedette alla Blitzkrieg, ma peggio collaborò con i nazisti per mantenere lo stile di vita aristocratico, raffinato e sofisticato dei suoi politici. Infine, alcuni francesi erano buoni solo a uccidere civili algerini inermi, uccidendoli come si uccide un cane sospettato di avere la rabbia. Certo, la Francia mi ha istruito, ma ciò che rimprovero a questo Paese è il suo colonialismo il cui mascheramento ha attraversato i decenni. La Francia promuove i diritti umani nel mondo pur essendo uno dei Paesi più colonialisti. Falsifica il suo passato genocida in Algeria condannando i genocidi, tranne quelli d’Israele. Gli ultimi grandi politici francesi sono de Gaulle, Chirac e Le Pen. Alcuni nuovi politici francesi sono dei Menachem Begin e Golda Meir in incognito, quando non degli Al Capone, come colui che ha distrutto la Libia e ora gioca al salvatore provvidenziale di una Francia economicamente malconcia. Sì, a volte ho un certo risentimento verso la Francia, anche se la sua cultura mi affascina e alcuni dei suoi grandi capi meritano rispetto. Ma non posso perdonare questo Paese per aver colonizzato il mio popolo e io celebro la sconfitta di Dien Bien Phu più spesso del mio compleanno. E nemmeno intendo soffermarmi sulla campagna militare in Libia con cui la Francia, come tutta le campagne coloniali, ha distrutto questo Paese e il suo povero popolo, aggrappato all’Islam come soluzione al sottosviluppo voluto. E neanche oso affrontare la questione del supporto logistico e delle armi fornite ai salafiti siriani da Francois Hollande, che ora decapitano i cristiani dell’Iraq e giocano a bocce con le loro teste. Sì, molti francesi e alcuni dei loro  politici, come del resto tunisini, sono dei pezzenti. Anche dopo secoli di colonizzazione e abusi impuniti, continuano ad oltraggiare il diritto del popolo arabo e glorificano Israele.

Assad è il Georges Clemenceau degli arabi
Per vincere le guerre, si devono affrontare le infrastrutture e i finanziamenti dei nemici. Alla fine della seconda guerra mondiale, gli Alleati bombardarono ogni notte gli stabilimenti della Ruhr e le raffinerie tedesche. Un Paese senza denaro o petrolio difficilmente può continuare la guerra.  Durante la prima guerra del Golfo, l’esercito statunitense avanzò con i carri armati Abrams in Quwayt seguiti da centinaia di autocisterne. In guerra, è il petrolio la linfa vitale. Questa terza guerra mondiale potrebbe durare anni, soprattutto se si tiene conto del fatto triste che Paesi come Iran e Libano potrebbero essere attaccati dai jihadisti trascinandoli in un conflitto sanguinoso. L’uomo che emerge da questo conflitto come un eroe leggendario non è il Maresciallo al-Sisi, ma il Dottor Bashar al-Assad. Il Maresciallo al-Sisi ha certamente salvato il suo Paese dalle grinfie dell’islam, ma deve spezzare gli accordi di Camp David. Se difficilmente si può battere militarmente Israele, dev’essere isolato e gli arabi vinceranno con una continua guerra fredda che riduca lo Stato ebraico a una repubblica delle banane nel deserto, affollata e avendo, come il Terzo Reich e la Gestapo, dei generali inquisiti dalle Nazioni Unite per aver commesso genocidi in serie. L’aiuto statunitense all’Egitto è una forma di colonizzazione e di pressione per mantenere delle relazioni diplomatiche con Israele prive di significato. Non deve conciliarsi con un Paese che un tempo aveva progettato di sganciare la bomba atomica su Cairo.
Come ho già detto, questo sanguinoso conflitto farà della Siria il Paese arabo militarmente più potente. La Russia ha bisogno della Siria, perché è una zona cuscinetto all’islamismo che ne minaccia la popolazione musulmana. Perché se la Siria cade, le popolazioni musulmane del Caucaso settentrionale, tra Mar Caspio e Mar Nero, cederanno alla Jihad e attaccheranno il Cremlino. Dopo tutto, un sesto della popolazione russa è musulmana. Questa guerra potrebbe essere breve se la Siria e la sua alleata Russia attaccassero le infrastrutture degli sponsor della Jihad globale, cioè Arabia Saudita e Qatar. Senza le loro infrastrutture del gas e petrolio, verrebbero neutralizzati per decenni e travolti dalla bancarotta. La Russia ha fornito alla Siria missili balistici di nuove generazioni, ma questi, anche se molto precisi, possono raggiungere solo città come Ankara e Istanbul. La Turchia di Erdogan è un Paese di pezzenti e colonia israeliana. Non vale un missile russo. Ma se la Russia dovesse inviare in Siria dei missili balistici a lungo raggio che possano colpire il complesso gasifero del Qatar e gli impianti petroliferi in Arabia Saudita, la distruzione di essi sarebbe la svolta nella guerra globale, che potrebbe costare la vita di decine di milioni di innocenti. In ogni guerra serve una strategia di reciprocità. Qatar e Arabia Saudita preparano la loro versione crudele e falso di Islam, per distruggere il mondo arabo a vantaggio dell’espansione israeliana. Questi sono i nemici del mondo arabo e dell’umanità. La distruzione di questi due Paesi farebbe giustizia delle vittime del conflitto, ma anche del profeta Muhammad stesso, la cui parola è usurpata da regimi feudali assetati di sangue e privi di alcun rispetto per lui stesso o la specie umana.
Bashar al-Assad ha iniziato la guerra di logoramento contro i jihadisti della NATO da cui non può che emergere vittorioso. Una vittoria che farà della Siria un Paese distrutto, ma rafforzato, come la Russia, dopo l’Operazione Barbarossa di Hitler. L’Armata Rossa vittoriosa avanzò con i suoi carri armati fino a Berlino. I missili di Bashar devono colpire Doha e Riyadh. Bashar al-Assad è il Georges Clemenceau degli arabi, che devono sostenerne la linea dura.

Syria's President Bashar al-Assad and Russia's President Dmitry Medvedev review the honor guards at al-Shaaeb presidential palace in DamascusF. M. alias John Wayne. Ex-studente al Sadiqi College, laureato in Storia e Scienze Politiche presso l’Università di Parigi – Sorbona. Ex funzionari dei ministeri degli Esteri e degli Interni dei governi tunisini di Habib Burguiba e Zin al-Abidin Ben Ali. Diplomatico di carriera ed esperto di sicurezza e intelligence.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il SIIL e il gioco che nessuno può giocare; neo-con in wonderland

Ziad Abu Fadil Syrian Perspective 14/08/2014Terrorists Stealing Control of IraqUn’espressione inglese viene in mente immediatamente quando si pensa alla sconfitta stupefacente di Obama, NATO, Arabia Saudita Turchia e Qatar da parte del popolo siriano: “Cercare di far entrare dal retro ciò che non può passare davanti”. Non ci può essere alcun dubbio che la Mezzaluna sciita ossessiona i traditori neo-con di Washington DC. Dando anche gli europei un brutto caso di dispepsia, che non andrà via con un’indigestione di antibiotici, antiemetici o farmaci. In quest’ultimo caso e nel caso di Qatar/Turchia, è il gas naturale che promette di essere l’idea fissa per i prossimi 25 anni, mentre la Russia trova nuovi mercati in Cina e gli imprenditori del Levante cominciano a flettere i muscoli imbaldanzendo l’Iran e marginalizzando lo Stato colono sionista. In un certo senso, l’occidente reagisce alla profezia sul suo imminente declino; un declino che promette di essere assai doloroso: un forte shock al sistema. La guerra deve continuare: l’Iraq si trova proprio nel mezzo di tutto ciò. L’episodio siriano evolve verso la grande catastrofe politico-militare estera di Obama; quasi umiliante quanto il titanico errore di GW Bush nell’Iraq di Sadam, costato più di un trilione di dollari e la vita 4500 e più soldati statunitensi, senza contare le centinaia di migliaia di iracheni massacrati senza pietà nell’indifferenza da dio greco. L’unica distinzione di una certa rilevanza tra lo sfortunato ladruncolo Bush e il ratto d’appartamento e truffatore di Chicago Obama, è che quest’ultimo ha avuto il buon senso di non sbottare: “Missione compiuta” in Siria. E’ innegabile che la macchina sionista che controlla la politica estera di Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito punta a confrontarsi con l’uomo della strada. È una battaglia decisiva, e nessun buon senso o comportamento razionale influenzerà la decisione di far dilagare il caos ancora di più, per realizzare i due seguenti obiettivi cruciali per lo Stato dei coloni ebraico-europei nella Palestina Occupata:

1. Dissipare l’influenza iraniana
L’Iran terrorizza la mente sionista. L’Iran sviluppa una base tecnologica che farà concorrenza al sionismo. E’ parte integrante della mentalità ebraica rendersi utile alle maggioranze oppressive tra cui gli ebrei dovevano vivere. Una volta che la loro utilità viene messa in discussione, gli ebrei temono automaticamente il peggio: pogrom, inquisizione, genocidio. E’ imperativo per gli ebrei essere visti dai poteri forti come cruciali per il bene dello Stato. C’è la convinzione che gli ebrei siano intelligenti. Alcuni mattacchioni si sono spinti fino a suggerire che gli ebrei siano di un altro pianeta (anche se non sono più bravi dei giapponesi negli esami d’intelligenza). Gli stessi ebrei favoriscono tale nozione godendo della profezia che si autoavvera e ornandosi del titolo di “popolo eletto” da Dio. Ma per molti secoli gli ebrei in Europa dovettero subire l’onta del tradimento di Caifa, la sua insistenza nel crocifiggere il Figlio di Dio, un’insistenza che inghiottì l’ebraismo in una battaglia per la non-esistenza stessa. Nel mondo musulmano ciò non fa alcuna differenza perché i musulmani non credono che Cristo fu crocifisso. Ma nell’Europa cristiana, dove gli ebrei dovettero attrarre i favori dei re, c’era sempre una tregua labile tra ebrei e plebe cristiana, in debito con loro e alla ricerca di un modo per sottrarsi dagli obblighi. Dovevano essere i migliori musicisti per intrattenere coloro che contano. Dovevano essere i migliori medici per prolungare la vita dei loro oppressori. Dovevano eccellere in matematica per meravigliare gli intellettuali che gli rubavano le idee per fama personale, in cambio della quale avrebbero ricevuto l’approvazione del soggiorno. Attraverso tale processo minaccioso gli ebrei divennero intelligenti e svilupparono un meccanismo per continuare a vivere indottrinando le generazioni alla metodologia della sopravvivenza. Si vede oggi nella loro paura di un Iran risorgente. Si può anche vedere la loro paura di uno Stato palestinese dal vibrante successo economico. In ultima analisi, ovviamente, si tratta di una forma di paranoia.
Il movimento sionista ha cercato di spingere gli Stati Uniti a colpire militarmente l’Iran, con l’argomento che Teheran costruiva l’arma nucleare, per tre volte i loro sforzi fallirono. Ci si potrebbe quindi chiedere: Ziad, se i sionisti controllano la politica Estera statunitense, perché hanno fallito? Come ho già detto, controllano la politica estera… ma non quella militare. Quando Obama fu spinto dallo squilibrato e guerrafondaio John McCain ad attaccare la Siria sulla falsa pista, ormai smascherata, secondo cui il Dr. Assad aveva usato gas Sarin, fu il Pentagono che disse “Niet”, non Kerry. Il presidente degli Stati Maggiori Riuniti degli USA, generale Martin Dempsey, testimoniò apertamente che la Siria non rappresentava alcuna minaccia per gli Stati Uniti e disse ai senatori, in sessione privata, che i russi sarebbero scesi in guerra per questo angolo dell’impero. Disse a Obama che gli Stati Uniti avrebbero perso i bombardieri davanti ai robusti sistemi di difesa aerea della Siria. Il Pentagono tracciò la linea che fermava l’influenza sionista. Al Senato e alla Camera dei rappresentanti, Obama non poté ottenere alcun supporto all’attacco contro la Siria. Il primo obiettivo sionista era Damasco. Vi erano le armi che fluivano nel Sud del Libano, ad Hezbollah, possente forza filo-iraniana che cacciò l’esercito sionista nel 2006. Se la Siria fosse stata distrutta rapidamente, Hezbollah sarebbe diventato oggetto dei capricci della macchina militare sionista e delle scimmie wahabite finanziate dai sauditi e dal Qatar. Come abbiamo già scritto fino alla nausea, tale macchinazione fu attuata dal 2007 dall’ambasciatore statunitense Robert Ford che tira le fila. Sarebbe stata rapida e decisiva. Una questione di mesi. Gli statunitensi contavano sul modello libanese, un esercito fratturato per via settaria. Ma non fecero i conti con il partito Baath. Il piano fallì.

AL-MALAKICosa fare?
2. Il controllo di giacimenti gasiferi e oleodotti: vi sarebbero enormi giacimenti di gas al largo delle coste di Siria, Libano e Cipro. I turchi vogliono accedervi brutalmente. Gli europei, come la Francia, pensano da vecchi colonialisti: controllare Siria e Libano e danneggiare Putin e il suo arrogante monopolio Gazprom. Lo Stato sionista vi sarebbe costretto comunque, dato che gli europei guarderebbero con sospetto lo sfruttamento sionista dei giacimenti di gas al largo delle coste di Gaza, se non a vantaggio dell’Europa. I palestinesi non hanno scelta. Ma la Siria non è caduta. Ora è militarmente più potente di prima. Iran e Russia si sono impegnati a sostenere Assad, un fattore rafforzato dalla massiccia affluenza alle elezioni di luglio in Siria che hanno catapultato il Dr. Assad al terzo mandato con oltre l’80% dei voti. Hezbollah ha dimostrato la sua alleanza con il governo della Siria, aiutandolo in alcune battaglie, soprattutto ad al-Qusayr e Tal Qalaq. Non sembra esserci alcun modo per spezzare la Mezzaluna fatimide dall’Iran a Ras al-Naqura in Libano. Ma i neo-con la pensano diversamente. Come già scritto, i neo-con hanno abbandonato l’idea della Mezzaluna fatimide e ora pensa a una struttura a collana di perle. Il punto debole è il primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi. Per gli ideatori della politica estera statunitense e i loro burattinai sionisti, si doveva attuare il piano.

Un nuovo Glasperlenspiel
Jabhat al-Nusra è un flop. Jaysh al-Islam è in ritirata. Jabhat al-Islam muore di fame. L’esercito libero siriano è una barzelletta a Damasco. Prendete tutti i nomignoli più fantasiosi di tutti i gruppi terroristici in franchising, metteteli insieme in un unico piatto e avrete la seguente parabola: zucche ripiene di nulla. Un gioco inventato sul momento, divenuto moda poi svanita nel vecchio sentiero di tutti i giochi da tavolo stupidi, dritto in soffitta, sotto alcune vecchie coperte o qualche foglietto di un gioco trivia. Ma come sbarazzarsi di al-Maliqi? Cos’ha per spingere statunitensi, turchi, sauditi e sionisti ad eliminarlo? La risposta è che esiste. Gli Stati Uniti devono riprendersi dal disastro gigantesco dell’Iraq e del triste record di crimini di guerra e fallimenti in Siria. Per farlo, il gioco deve cambiare. Gli iracheni devono essere convinti che il loro salvatore non sia l’Iran, o le particolari politiche di al-Maliqi, ma gli Stati Uniti. La decisione dell’Iraq di non permettere grandi basi militari statunitensi; di comprare jet Sukhoi dalla Russia; declassare le relazioni diplomatiche al punto che l’esagerata ambasciata statunitense a Baghdad ora sembra una fantasia di WR Hearst; i rapporti stretti di al-Maliqi con il governo siriano, tutto ciò combinato crea una situazione, se volete, che apre le porte a un nuovo piano del Paese delle meraviglie. Tale piano è molto più complicato di quello per spodestare il Dr. Assad. Come ne Das Glasperlenspiel, si tratta di un piano o di un gioco che solo pochi sembrano capire.

rare-bashar-al-assadLa previsione del Dr. Assad e la creazione dello Stato Islamico in Iraq e Siria
Il Dr. Bashar al-Assad ha detto ai Paesi della NATO e ai trogloditi sauditi/wahabiti e del Qatar che scherzando con la Siria fanno oscillare le forze presenti ai limiti delle placche tettoniche regionali.  Aveva mortalmente ragione, prevedendo la diffusione metastatica del terrorismo in altri Paesi arabi all’ombra dell’infelicemente denominata “primavera araba”. Ma come abbiamo già scritto, il piano non riguardava il terrorismo, ma la Mezzaluna fatimide e le risorse naturali. Non importava   che centinaia di migliaia di persone sarebbero dovute morire, così un clown come Guido Westerwelle può abbracciare gli arci-sociopatici inglesi e statunitensi nella necessità di distruggere la Siria e quindi spezzare la Mezzaluna ed Hezbollah (fallendo); e commissionare il gas naturale del Mediterraneo (in attesa) quale preziosa eroina alla fine del tunnel. Ciò che non ha funzionato in Siria è chiaro. Allora, qual è il prossimo punto debole? Chiedere ai cani rabbiosi della cabala neo-con di DC, l'”Iraq!” risponde lo scaltro bianconiglio, un altro neo-con. Mentre leggete questo articolo, ricordate che John Kerry, il bi-polare imbranato/schizofrenico segretario di Stato USA, fa del suo meglio per far dimettere il signor al-Maliqi. Ricordate anche che Hillary Clinton, che fissa la presidenza come una cagna studia il suo padrone gettare un succulento osso nella macchina trituratrice, ne ha già accennato nel suo libro, secondo cui le deboli politiche di Obama hanno creato l’atmosfera appropriata per la proliferazione dei gruppi “islamisti”. Interessante come non menzionasse il fatto che gli alleati degli USA, Arabia Saudita, Qatar, Turchia e lo Stato coloniale sionista, hanno svolto un ruolo attivo nella creazione di tali forze.
Il SIIL non spunta dal nulla. E’ la collaborazione con le forze sadamiste baathiste non è dovuta a somiglianze ideologiche. Di certo, il Baath di Sadam si basava sulla minoranza sunnita che controlla una popolazione a maggioranza sciita. Ma il Baath di Saddam era completamente anti-islamista. Come abbiamo già scritto accuratamente, l’assalto del SIIL su Mosul e il successivo sequestro di armi e munizioni all’esercito iracheno furono compiuti da talpe, ufficiali sadamisti baathisti nelle divisioni presso la città, che ordinarono alle truppe di sbandare e permettere l’invasione. Fu la collusione tra Abu Baqr al-Baghdadi e l’ex-membro del CCR Izat Ibrahim al-Duri che segnò il destino della città e spinse al-Duri nella posizione temporanea di capo del SIIL. (Posizione che ha perso, secondo fonti d’intelligence). In un articolo autorevole dall’Iraq, questo autore ha letto l’indagine secondo cui le cause dei fallimenti dell’esercito iracheno erano ufficiali ex- baathisti che ordinarono alle truppe di gettare le uniformi ed indossare abiti civili per evitare lo sterminio.

Zio Sam lo vuole
Zio Sam non solo vuole l’Iraq, ma ne ha bisogno disperatamente. Ecco ciò che deve fare per arrivarci:
1. Accertarsi che il governo di al-Maliqi appaia fragile, inefficace e flaccido;
2. Gli assassini del SIIL impazziti che uccidono minoranze e sciiti e avanzano rivendicazioni  territoriali, effettivamente respingendo qualsiasi parvenza di governo;
3. Far sembrare distante l’Iran continuando a parlare sui media dell’avanzata dei “taqfiri” mentre non fa nulla. Si vede che gli spettri di Obama sono consapevoli che l’interferenza diretta iraniana agiterebbe una crisi settaria già stressante;
4. Attaccare il SIIL, anche se si tratta di una creazione degli Stati Uniti e un factotum del regime dello psicopatico Erdoghan;
5. Continuare a rafforzare il SIIL, anche se respinto dall’Iraq, verrebbe costretto a trasferirsi in Siria per creare maggiore instabilità contro il Dr. Assad.
Ed ecco quel è la linea di fondo dello Zio Sam:
1. Forzare il nuovo governo iracheno a rivalutare la posizione sulla presenza militare statunitense;
2. Forzare qualsiasi nuovo premier racheno ad accettare batterie di missili antiaerei USA sul suolo iracheno;
3. Forzare qualsiasi nuovo premier iracheno a consentire agli Stati Uniti di sparare agli aerei che riforniscono la Siria;
4. Forzare il premier iracheno a cessare ogni assistenza al governo siriano.
Suona abbastanza malvagio, non è vero? Mentre scrivo, la coalizione sciita irachena ha nominato un  sostituto del signor al-Maliqi, nonostante la qualità fondamentalmente anti-costituzionale del processo indotto dagli statunitensi. Al-Maliqi è molto risoluto sui suoi diritti e non si arrenderà senza combattere. L’Iraq avrà un’altra crisi di governo. Nel frattempo, si noti che gli Stati Uniti hanno un consolato a Irbil, capitale del futuro Stato curdo. Gli Stati Uniti hanno evacuato il consolato dato che l’organizzazione SIIL era troppo vicina e i curdi apparentemente non possono garantirne la sicurezza. Il fatto che gli Stati Uniti non avrebbero mai permesso al SIIL di attaccare il consolato degli Stati Uniti è irrilevante, se si vuole apparire avversari del SIIL. I turchi hanno istituito la sceneggiata degli ostaggi, quando il SIIL attaccò il consolato turco a Mosul. Tutti i diplomatici rientrarono segretamente in Turchia a godersi il sole. Ma gli Stati Uniti sono davvero contrari al SIIL? Il governo degli Stati Uniti non disse nulla del SIIL in Siria, delle persecuzioni di cristiani, sciiti e tribù nell’est. C’è qualcosa che manca? No. Vedete, il piano è continuare la guerra contro la Siria, ma dall’Iraq. E’ la porta sul retro di cui abbiamo appena accennato all’inizio dell’articolo. Ora tutto dovrebbe cominciare ad avere un senso.
Poiché la situazione si evolve, si guardino con attenzione i racconti dei media occidentali. Vedrete che:
1. I peshmergha curdi non affrontano il SIIL
2. L’esercito iracheno addestrato dagli statunitensi non l’affronta proprio
3. L’ascesa delle milizie sciite radicali segna il destino della democrazia in Iraq
4. L’avanzata dello sciismo radicale è giocato dal clero dell’Iran

Bandar è stato davvero licenziato? Ha avuto un crollo? Perché ritorna?
Bandar bin Sultan non può essere licenziato. È il nipote del numero uno, re Abdullah, ed è anche l’unico che conosce le losche trame di Terrorama. Dopo tutto, ne è il principale architetto dal 2002 almeno. È anche il peggiore persianofobo dell’Arabia Saudita per motivi che devono avere a che fare con la sua gelosia per l’intelletto persiano. Quando fu sollevato dal suo incarico di capo dell’Intelligence Generale dello Stato saudita (l’ossimoro più palese del mondo), scomparve negli Stati Uniti e poi riapparve in Marocco, riposatosi presso Marrakesh. Robert Ford, prima delle sue dimissioni, castigò i buffoni del NACOSROF d’Istanbul, quando parlavano di Bandar e della necessità di una maggiore bottino, dicendogli che Bandar non era più in circolazione e che avrebbero dovuto riunirsi per affrontare le sfide essendo un irrilevante gruppo di inutili criminali parassiti, esiliati, malcontenti e ratti d’albergo. Tutti pensavano che fosse finita per Bandar. Nel 2013 il SIIL ampliò le operazioni dall’Iraq, dov’era noto come SII, e in Siria dove si rinominò SIIL. Ciò andò bene ai sauditi fin quando il SIIL iniziò a massacrare i loro preferiti, e di Erdoghan, del Jabhat al-Nusra. I sauditi guardarono con orrore, e così pure Erdoghan, mentre il SIIL cominciò a fare il lavoro dell’esercito siriano eliminando i cattivi. Anche alcuni ingenui siriani pensavano che il Dr. Assad avesse inventato il SIIL, perché era così zelante nel perseguire tutti quei “patrioti” finanziati dai sauditi e supportati dai turchi. Il Dr. Assad deve aver riso crassamente alle continue  celebrazioni del SIIL che tormentava e decapitava il gruppo Nusra, mentre risuonavano le litanie di Ayman al-Zawayhiri che richiamava alla tolleranza, all’unità e all’arbitrato della Shariah. La risata si deve essere sentita per tutta Damasco. La gerarchia saudita non può capire o controllare la nuova anarchia scatenata dal loro nababbo del nichilismo. Bandar è l’unico asino di un Paese in cui regnano gli asini a poter comunicare con l’illustre nuovo califfo Ibrahim Abu Baqr al-Baghdadi e controllarne le azioni, perché Bandar è legato alla CIA. Purtroppo, i sauditi hanno frainteso tutta la situazione. Non è Bandar che ha inventato il SIIL, ma gli Stati Uniti con l’aiuto sionista e turco. I sauditi sono fuori dal giro, e nemmeno lo sanno.

10541043Il Candidato Manciuriano di Samarra
Assomiglia a Laurence Harvey, ma almeno ha un accento iracheno, a differenza di Harvey, emigrato lituano dalla forte cadenza londinese del West Country che giocava a fare l’americano. Il vero nome di Laurence Harvey era Larushka Misha Skikne. Il supposto vero nome di Abu Baqr al-Baghdadi è Ibrahim bin Awad bin Ibrahim bin Ali bin Muhammad al-Badri al-Samiraiy. Data l’opportunità di oziare sotto la custodia della CIA, e quindi di essere discretamente trasferito nella Palestina occupata presso il comando del Mossad che, sotto la supervisione di agenti della CIA, effettuava certi test su di lui, è diventato l’incubo sunnita/sciita: il sunnita che lavora per il Mossad contro gli sciiti per il bene dell’entità sionista. Ma ciò che non si sa è che gli Stati Uniti non hanno mai dato questa scimmia al Mossad. Semplicemente l’hanno trasferito a un Paese amico per raddrizzargli la mente. Tutti i lettori sono invitati a prendere atto delle recenti dichiarazioni di al-Baghdadi sul conflitto palestinese/sionista. Non ha mai criticato il sionismo e non invoca la guerra contro di esso. Non supporta i palestinesi.
Gli Stati Uniti negano di aver avuto al-Baghdadi per 4 anni. Invece, la storia è che fu “arrestato” da febbraio a dicembre 2004. Gli investigatori hanno scoperto che fu in custodia per 4 anni (2005-2009) a Camp Bucca nel sud dell’Iraq. Ma, non ve n’è alcuna traccia presso il Pentagono. Invece, il Pentagono affermò nel dicembre 2004 che non era una minaccia per gli Stati Uniti. Domanda: dov’era nel 2005-2009? Nessuno lo sa. Non in Afghanistan, come alcuni hanno suggerito, perché non se ne parla da nessuna parte, mentre la sua presunta anima gemella ideologica, Abu Musab al-Zarqawi, viene citata frequentemente nei messaggi su internet di salafiti e taqfiri. Nessuno ha mai  spiegato perché sia semplicemente scomparso. Come gli 11 anni della vita di Cristo che non possiamo spiegare. I servizi segreti militari siriani hanno una versione diversa dei fatti: al-Baghdadi fu arrestato nel febbraio 2004 per attività ritenute sospette dalle autorità militari statunitensi. Quando fu testato dagli psichiatri della CIA per le sue “credenze islamiste radicali” nell’ambito di uno studio sul tema, un medico scoprì che al-Baghdadi aveva certi tratti che ne facevano un candidato ideale per la “manipolazione mentale”. Fu estremamente facile ipnotizzarlo, per esempio, e tendeva a legare con qualsiasi persona che gli mostrasse rispetto. Ha dimostrato di avere un forte interesse su ciò che i cristiani pensano dell’Islam. Inoltre non ha mostrato alcuna avversione per gli ebrei. Al-Baghdadi fu rilasciato dalla CIA nel dicembre del 2004, e fu detto che sarebbe stato trasferito negli Stati Uniti per ulteriori indagini. Fu drogato e portato a Tel Aviv, dove si trovò in un ospedale gestito da statunitensi o personale anglofono. Fu sottoposto a 3 anni di massiccio indottrinamento e, si segnala, ad operazioni sub-craniche ignote all’autore. Quando fu rilasciato nel 2009, fu in Iraq e Turchia con la missione di creare un’organizzazione parallela ad al-Qaida per creare la situazione attuale per reinsediare gli USA e i loro alleati in Iraq. L’azione s’è concretizzata quando gli USA uccisero il suo superiore, Abu Umar al-Baghdadi il 18 aprile 2010, in modo che al-Baghdadi salisse nella leadership. Da allora, indossando un orologio Rolex datogli da uno specialista di psy-ops sionista, iniziò la creazione del nuovo movimento il cui scopo è abbattere il governo sciita filo-iraniano e stabilire un cuscinetto tra Iran e Siria. Il piano di ripiego minimo era controllare vaste aree del territorio iracheno per consentire l’impiego dei missili antiaerei per impedire agli aerei iraniani di rifornire la Siria. Il piano non ha funzionato.
All’inizio al-Baghdadi fece quello che doveva fare; collaborò con Bandar e Robert Ford nella creazione della grande organizzazione di al-Qaida in Siria chiamata Jabhat al-Nusra. Si dice che Ford abbia scelto tale nome perché l’intendeva solo come “supporto” al nascente movimento terrorista siriano, che semplicemente non aveva i mezzi o i numeri per sconfiggere l’esercito siriano. Ma poi si scatenò. Anche se indottrinato da CIA e Mossad a limitare l’influenza di al-Qaida, prese una posizione molto più ostile rompendo con Ayman al-Zawaahiri e al-Nusra (che ha creato) e iniziò a sterminarne i membri in tutta la Siria. Perciò alcuni siriani credono che lavori per Dr. Assad, compiendo una svolta di 180 gradi. Può darsi che gli Stati Uniti abbiano ottenuto ciò che volevano in Iraq. Se gli statunitensi possono architettare la caduta di al-Maliqi e sostituirlo con un leader più malleabile, il piano sarebbe uccidere al-Baghdadi per dimostrare che non è mai stato l’uomo degli USA e liberarsi di un agente canaglia la cui programmazione s’è deteriorata. Non è mai stata l’intenzione degli Stati Uniti creare un nuovo califfo… O si?

1229911Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi è responsabile del genocidio in Iraq?

Nebil Ben Yahmed Tunisie Secret 11 agosto 2014

Il SIIL è una reazione “spontanea” quanto le “rivoluzioni” arabe! Si tratta della continua concentrazione di tutta la feccia islamica-terrorista importata dal mondo arabo e occidentale, dalla cellula madre al-Qaida a Jabhat al-Nusra, Ansar al-Sharia, Ahrar al-Sham, Liwa al-Tawhid… metastasi che la “primavera araba” ha generato. Ramificazioni terroristiche che Qatar e Arabia Saudita hanno finanziato, Turchia ospitato e Stati Uniti d’America ed Europa armato per distruggere la Siria. Come i taliban al tempo della guerra contro l’URSS, il SIIL è sfuggito al controllo degli apprendisti stregoni occidentali.

ISIS-Expansion-IP
Dopo il segnale di Barack Hussein Obama per bombardare alcune posizioni dei barbari islamo-terroristi in Iraq, il ministro degli Esteri francese, assai dinamico, il 10 agosto ha compiuto una visita lampo a Baghdad e Irbil, dove ha promesso aiuto umanitario a migliaia di sfollati. Così c’è voluto un mese per Obama per simulare una reazione aerea per “fermare” l’avanzata delle orde barbariche, e a Francois Hollande per esprimere “umanità” verso i “dannati della terra”. Ci sono voluti centinaia di morti e migliaia di esiliati affinché l’occidente uscisse dal suo complice silenzio.

Genocidio degli yezidi
La registrazione video della richiesta di soccorso della parlamentare irachena Vivian Deqil di etnia yezidi può aver contribuito a tale “consapevolezza” tardiva. Tardiva poiché il cancro s’è già diffuso e gli iracheni, la cui nazione è stata distrutta nel 2003, dovranno badare a se stessi. Obama ha detto: “Per noi, la soluzione non è militare!” “Gli yazidi ora vivono nelle montagne di Sinjar. Signor Presidente, veniamo assassinati sotto la bandiera del ‘non c’è altro Dio se non Allah’. Signor Presidente, ad oggi, 500 giovani yazidi sono stati uccisi”, s’è indignata la deputata irachena. Lo speaker del parlamento iracheno l’interrompe: “Signora, la prego di rispettare la dichiarazione approvata…” La deputata continuava: “Signor Presidente, le nostre donne vengono massacrate e rapite per essere vendute sul mercato degli schiavi. Per favore, i miei fratelli, vi prego, i miei fratelli… una campagna genocida è in corso contro la comunità yazidi. Sì, signor Presidente, seguo la dichiarazione... Per favore, signor Presidente, la mia gente viene uccisa, come tutti gli iracheni vengono uccisi. Sciiti, sunniti, cristiani, turcomanni, shabak sono stati assassinati. E ora gli yezidi. Fratelli, dimenticano le differenze politiche, vogliamo solidarietà umanitaria. Parlo a nome del genere umano. Salvateci! Salvateci! Nelle ultime 48 ore 30000 famiglie sono assediate nelle montagne di Sinjar, senza acqua e cibo. Stanno morendo. 70 bambini sono già morti di sete e di fame. 50 anziani sono morti per il deterioramento delle loro condizioni. Le nostre donne sono rapite e vendute sul mercato degli schiavi. Signor Presidente, chiediamo l’immediato intervento del Parlamento iracheno per fermare questo massacro. Ci sono state 72 campagne genocide contro gli yezidi, e si ripetono nel 21° secolo. Veniamo assassinati, sterminati. Un’intera religione viene distrutta totalmente. Fratelli, mi rivolgo a voi in nome dell’umanità di salvarci! Signor Presidente, vorrei…” E la deputata irachena crolla in lacrime.

Al-Qaida ha già creato due Stati
Non vedo l’attenzione del mondo. In un solo giorno hanno ucciso più di 1000 yezidi nel Sinjar, e il mondo intero è occupato a dire “Save Gaza, Save Gaza“! Questa dichiarazione amara è stata fatta da Karim, un curdo dell’ex-minoranza iracheno, gli yezidi. La piccola città di cui parla, Sinjar, tra Mosul e il confine siriano, è appena caduto nelle mani dello Stato islamico (SI). Questo nuovo attacco ha innescato un esodo in montagna. I jihadisti considerano gli yezidi adoratori del diavolo e non lasciano che la scelta tra convertirsi o morire. 200000 persone sono fuggite da Sinjar, secondo le Nazioni Unite. In montagna, dove sono fuggiti, non hanno acqua e cibo, mentre il caldo è soffocante. Il SIIL ora occupa vaste aree nel nord dell’Iraq, tra cui la seconda città più grande dell’Iraq, Mosul, e parti della Siria. Ieri, abbiamo appreso che il gruppo terrorista aveva occupato una piccola città in Libano. In totale, il gruppo controlla un’area grande quanto la Gran Bretagna. Molte minoranze sono minacciate di estinzione e grandi gruppi di persone fuggono dalle violenze. Ma in Europa, nessuno sembra interessato al genocidio imminente. “Mentre l’occidente dorme, al-Qaida occupa nuove aree. I giornalisti sono ossessionati da Gaza“, ha scritto Afshin Elian su Elsevier.nl. (…) “Ci sono due Stati di al-Qaida: il SIIL in Iraq e Siria, e Ansar al-Sharia a Bengasi. Il parlamento libico ha già abbandonato la capitale. Capite cosa significa: al-Qaida ha già creato due Stati. (…) I media europei vi hanno appena prestato attenzione. Sono troppo occupati con la propria ossessione, vale a dire gli ebrei e la Striscia di Gaza“. Questa settimana, il politico olandese Peter Omtzigt (CDA) ha anche cercato di richiamare l’attenzione sugli “altri” eventi in Medio Oriente: “Il nuovo califfato islamico, fondato dal SIIL è implacabile. Le donne sono lapidate per adulterio, i prigionieri di guerra giustiziati a centinaia, cristiani e altre minoranze espulsi rapidamente. Persone crocifisse e decapitate. Le teste piantate su picche brandite e persone appese alle linee elettriche. Tutto ciò accade nel centenario del genocidio assiro, a Seyfo, e il mondo guarda senza fare nulla“.

George W. Bush e Barack Hussein Obama, primi responsabili di tali crimini contro l’umanità
In un articolo intitolato “Il mucchio selvaggio inghiotte l’Iraq”, pubblicato il 6 giugno 2014 su Le Point, Tahar Ben Jelloun si chiedeva “perché tale tribunale ora giudica l’ex-presidente della Costa d’Avorio Laurent Gbagbo accusato di quattro crimini contro l’umanità, e non George W. Bush?” Drappeggiato nelle vesti dell’intellettuale indignato, ha scritto oggi, “piuttosto che essere davanti la Corte penale internazionale, Bush si gode tranquillamente la pensione nel suo ranch in Texas e indulge nella pittura“. Il nostro scrittore cosmopolita dimentica solo che nel 1991 (prima guerra del Golfo) e nel 2003 (Seconda Guerra del Golfo), fu uno dei principali sostenitori del “dovere d’intervenire” caro a Bernard Kouchner e Bernard Henri Levy, suo fratello cosmopolita. Sì, George W. Bush e il suo barboncino Tony Blair sono responsabili del genocidio iniziato subito dopo il 1991, con l’embargo che in 12 anni fece più di 2 milioni di morti. Sono responsabili del genocidio iniziato nel 2003 e degli 800000 morti fatti fino al 2010, principalmente sunniti e cristiani, di cui oggi a malapena restano 300000, mentre nel 2003 erano 1,65 milioni. Dal 2011, Obama e i suoi seguaci europei e arabi hanno deciso di distruggere il regime siriano e affidare il potere ai loro mercenari islamici. Il costo umano di questa cospirazione islamo-atlantista è di 200000 morti.
Grazie al popolo eroico e al suo esercito patriottico, la Siria resiste alle orde barbariche, anche se ha pagato un prezzo pesante. Come ai tempi degli assassini e degli hillaliani, tali orde barbariche avanzano… e presto appariranno nella terra della “rivoluzione dei gelsomini”, origine di tale tragedia.

BqRsLiSCEAIcJtp1903858211Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo scenario statunitense dell’abbattimento con un missile del volo MH-17 s’ispira a un caso reale della NATO

Valentin Vasilescu Reseau International 12 agosto 2014190806_800Un aereo Antonov An-24 della compagnia aerea rumena TAROM, immatricolato YR-BMJ, si schiantò a 55 miglia a sud-ovest di Bucarest, spargendo detriti per un chilometro quadrato sulla foresta di Malinoasa, presso la città di Visina, contea di Dambovita. Il volo charter operava sulla tratta Otopeni-Belgrado per trasportare sangue per i feriti della rivoluzione. Il volo era direttamente controllato dal nuovo capo della Romania, Ion Iliescu. Tutte sette le persone a bordo, sei membri dell’equipaggio e un passeggero, morirono. L’unico passeggero che ebbe il permesso di salire dalla nuova direzione della Romania, installatasi una settimana prima, era Henry Ian Perry reporter del quotidiano inglese The Sunday Times. Dopo 16 anni di indagini, nel 2006, una relazione finale del procuratore archiviò la procedura come incidente causato dal gelo, cioè formazione di ghiaccio su  ali, impennaggi e fusoliera, anche se quel giorno non c’erano condizioni di gelo. Tra le prove e le dichiarazioni dei membri della commissione d’inchiesta sull’incidente, apparve una causa completamente diversa da quella avanzata dai pubblici ministeri, stabilendo con certezza che l’aereo della TAROM fu abbattuto da “impatto con un oggetto del stabilizzatore orizzontale, probabilmente un missile superficie-aria S-75″. Il missile fu lanciato dalla 182.ma batteria missili antiaerei schierata a 4 km a sud della base aerea di Boteni, a 15 km a nord-ovest dal punto d’impatto dell’An-24. La gittata del S-75 è di 34 km. I membri della commissione d’indagine sugli incidenti aerei dell’aeronautica dimostrarono che, il 28 dicembre 1989, il volo fu autorizzato dal ministero della Difesa e l’aereo aveva lasciato la TMA (area terminal dell’aeroporto) sulla verticale TUSET, entrando nel traffico della rotta aerea UL-5. Ciò era conforme al modulo di decollo per la rotta RNAV, imposta dalle autorità aeronautiche rumene per decollare dall’aeroporto di Bucarest-Otopeni, e che figurava nel piano di volo.

B5Gli investigatori scoprirono anche che l’aereo An-24 fu avvistato sul radar della 182.ma batteria missili antiaerei dopo il decollo, raggiungendo la quota di volo di 800 m, ad una distanza di 8-10 km dalla pista dell’aeroporto Bucarest-Otopeni. Il comandante della batteria chiese al suo superiore, il comandante Ioan Suciu della guarnigione di Boteni, il permesso di lanciare il missile, perché l’aereo non compariva nel programma giornaliero militare trasmesso dal Primo Centro di comando dell’aeronautica militare.

B4Il comandante Suciu era un pilota di caccia con 20 anni di esperienza e sapeva che, volando a 250-300km/h, l’obiettivo poteva essere solo un turboelica civile che aveva raggiunto l’aerovia partendo dall’aeroporto di Bucarest-Otopeni o Bucarest-Baneasa. Il comandante Ioan Suciu quindi vietò il lancio del missile. Tuttavia, la Romania era in massima allerta e il comando della squadra operativa della difesa aerea del territorio poteva annullare l’ordine emesso dal comandante della batteria Suciu. E fu così. Il 28 dicembre del 1989, presso il Primo centro comando della difesa antiaerea territoriale, la squadra operativa di turno era la stessa del 22 dicembre 1989. Questo gruppo era responsabile della guerra radioelettronica, utilizzando il sistema automatizzato Almaz-2 che produce falsi bersagli. La squadra era responsabile della pianificazione e del coordinamento di tutti i voli militari e civili, ma anche della loro eliminazione nello spazio aereo rumeno. Il tenente colonnello Ion Magdalena, era direttore delle operazioni antiaeree della squadra. Fu l’unico di questa squadra che dal 1990 ha avuto una carriera folgorante. Ion Magdalena si diplomò nella Scuola ufficiali della difesa AA e radiolocalizzazione nella stessa classe (1968) del pilota Ioan Suciu. Nel dicembre 1989 Magdalena fu a capo dell’ufficio operazioni antiaeree. Dopo la caduta di Ceausescu, fu promosso tenente-colonnello (un anno prima del normale) il 27 dicembre 1989, e colonnello otto mesi dopo, il 15 agosto 1990, mentre il periodo minimo legale del grado di tenente-colonnello è sette anni. Nel 1990-1993 Magdalena fu a capo della Divisione difesa aerea dello Stato maggiore e nel 1993-1997 consigliere del presidente della Romania, Capo della segreteria del Consiglio Supremo della Difesa Nazionale con il grado di Generale di Brigata (una stella) dal 21 ottobre 1994, quindi con il grado di Maggiore-Generale (due stelle) dal 21 novembre 1996. Quindi dal 1989 al 1998, quando fu arrestato e degradato a soldato semplice, dopo un processo farsa, Ioan Suciu rimase comandante di una base aerea. Il comandante Ioan Suciu fu molto vicino a far fallire il piano per abbattere il volo TAROM stilato dai neoleader installatisi il 22 dicembre 1989, perciò divenne indesiderato e gli fu impedito di parlare con i metodi più abietti. Sulla base di una relazione del tutto falsa su furto e distruzione di prove prodotte da Magdalena, il presidente della Romania ordinò l’arresto e la condanna del comandante Ioan Suciu a 15 anni di carcere. E’ ancora in carcere.
L’unica spiegazione dell’attacco pianificato contro aerei civili dai militari è che fosse parte della “guerra” contro gli inesistenti terroristi, autori di omicidi efferati per terrorizzare la popolazione. Tale guerra, iniziata poche ore dopo l’arresto della coppia Ceausescu, legittimava il potere di “derivazione occidentale” che doveva garantire l’adesione della Romania alla NATO e all’UE. Nel mondo del giornalismo, i colleghi del Sunday Times di Ian Henry Perry, che ora conducono una campagna contro la Russia con la scusa dell’attacco al volo MH17, non cercarono di chiarire presso le autorità rumene le circostanze violente in cui perse la vita.

c8ZZmTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Espansione aggressiva delle operazioni sigint statunitensi

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 06/08/2014

zRC135W_OF844Come ha recentemente testimoniato la missione “Ferret” di un aereo spia dell’aeronautica statunitense, RC-135 Rivet Joint, presso la spazio aereo russo di Kaliningrad, una missione d’intelligence elettronica volta a costringere i russi ad accendere il radar e altri sistemi per raccoglierne i dati, la National Security Agency degli Stati Uniti ha adottato un atteggiamento aggressivo. Le operazioni recentemente ampliate della NSA contro la Russia e la Cina accompagnano la retorica da Guerra Fredda del presidente Obama, divenuta più aggressiva verso i due Paesi…
La missione ‘Ferret’ del RC-135 contro Kaliningrad avvenne il 18 luglio, il giorno dopo che il volo 17 malese fu abbattuto sull’Ucraina orientale. Addetti della NATO diffondono informazioni secondo cui il jet di linea malese è stato abbattuto da cannoni di aerei, non da un missile lanciato da terra, come affermato in precedenza dai governi occidentali e dal regime di Kiev. Solo l’Ucraina aveva mezzi aerei in zona che potessero abbattere l’aereo malese. L’abbattimento dell’aereo malese del 17 luglio, durante le operazioni della NATO nel Mar Nero, il giorno prima della penetrazione dei sistemi di difesa aerea russi da parte del RC-135 sul Baltico, suggerisce fortemente che amministrazione Obama e NATO hanno deciso di impegnarsi militarmente con la Russia. Inoltre, gli Stati Uniti hanno informato la Svezia di aspettarsi ulteriori violazioni del suo spazio aereo da parte degli aerei spia statunitensi, come avvenuto dopo il confronto tra l’RC-135 e un jet da combattimento russo sul Baltico, il 18 luglio. La Svezia, come altre nazioni europee, non è un innocuo spettatore dell’aumento delle tensioni tra NATO e Russia. La Svezia, un non-membro della NATO, non è stata mai così vicina alla piena adesione alla NATO ed è anche una “Terza Parte” attiva dell’alleanza dei ‘Cinque occhi’, i partner della NSA nell’intelligence elettronica. In realtà, la Forvarets Radioanstalt (FRA), l’agenzia d’intelligence elettronica della Svezia, ha rapporti classificati con la NSA dal 1954. La FRA permette alla NSA di intercettare i cavi sottomarini nel Baltico dal territorio svedese. L’accordo del 2011 tra FRA e NSA permette alla NSA di intercettare il traffico sui cavi sottomarini riguardanti “leadership, politica interna e d’energia” russi. Svezia e Finlandia, ufficialmente “neutrali”, sono parte delle operazioni d’intelligence aggressive della NSA come i loro vicini della NATO Norvegia e Danimarca. In realtà, una diapositiva da PowerPoint rivelata da Edward Snowden mostra che numerose nazioni “non allineate” hanno stretti rapporti con NSA e i suoi partner in Canada, Australia, Gran Bretagna e Nuova Zelanda. Tra essi Algeria, Etiopia, India, Pakistan e Tunisia. Le copie dei documenti della NSA indicano chiaramente che il personale della NSA si recava in India, Arabia Saudita, Giappone, e altri Paesi per collaborare con i partner della NSA nel creare nuovi sistemi di sorveglianza delle comunicazioni. Personale NSA ha anche addestrato le intelligence elettroniche estere nella moderna intercettazione, analisi ed elaborazione dei segnali elettronici. I documenti di viaggio indicano anche numerose visite estere e interne del personale tecnico della NSA per programmi “classificati”. Secondo i documenti, i costi di viaggio e diaria del personale della NSA nei Paesi partner sono a carico delle agenzie d’intelligence dei Paesi ospitanti.
Nel giugno 2013, gli ingegneri della NSA andarono a Riyadh, in Arabia Saudita per motivi non specificati. Tuttavia, è stato recentemente rivelato dai documenti di Snowden che NSA e ministero degli Interni saudita crearono un’alleanza di intelligence elettroniche con “terze parti”. I costi del viaggio degli ingegneri della NSA in Arabia Saudita furono, secondo il documento, a carico del Regno di Arabia Saudita. Nel 2013, il personale della NSA andò a Tachiarai, in Giappone, per “addestrarvi i partner” e a Chitose e Tokyo per la revisione del programma “IBIS-1″. Tachiarai, nella prefettura di Fukushima, è una delle principali stazioni d’intelligence elettronica giapponesi. Il lavoro a Chitose richiedeva uno “Space Systems Analyst” della NSA, indicando che IBIS è un’operazione d’intercettazione satellitare, molto probabilmente diretta contro satelliti militari e per comunicazioni cinesi. Tale missione sarebbe in linea con l’obiettivo dichiarato da Obama del “perno” militare e d’intelligence statunitense in Asia contro la Cina. I costi del viaggio in Giappone furono a carico della Direzione Sigint giapponese (DFS). Ma la Cina non è la sola ad affrontare l’aumento delle operazioni d’intelligence aggressive della NSA. Finlandia e Svezia ospitano le operazioni della NSA dirette contro la Russia. Nel 5-10 maggio 2013, il personale della NSA si recò all’impianto Sanders della Lockheed Martin a Merrimack, New Hampshire, per collaudare in fabbrica un sistema Sigint acquisito dall’Intelligence Research Establishment finlandese. Il rapporto ‘terzi’ tra NSA-Finlandia contro Russia e Bielorussia viola la vecchia neutralità della politica estera della Finlandia. Nel giugno e luglio 2013, personale della NSA andò a Varsavia e Olsztyn, in Polonia, per installare un sistema Sigint, nome in codice AMBERWIND. I costi furono a carico dell'”agenzia d’intelligence polacca”. Olsztyn è una stazione Sigint polacca contro le comunicazioni russe a Kaliningrad, quartier generale della Flotta russa del Baltico. Con le operazioni NSA a Olsztyn e le missioni Ferret del Rivet Joint contro Kaliningrad, la NSA indica il ritorno a un atteggiamento da Guerra Fredda nelle operazioni aggressive contro la Russia, usando Finlandia, Polonia e Svezia per incrementarle a livello locale.
Un accordo del 2013 tra NSA e Unità 8200, agenzia d’intelligence elettronica d’Israele, autorizza una maggiore cooperazione tra NSA e israeliani nelle cyber-operazioni contro Russia e Cina e nella condivisione dell’intelligence raccolta sulle repubbliche islamiche ex-sovietiche dell’Asia centrale. La NSA migliora le capacità d’intelligence militare del Giappone revanscista contro la Cina,  aumentando anche la cooperazione con l’India sulle attività d’intelligence dei segnali sulle regioni di frontiera nel sud della Cina, Tibet e Yunnan. Nell’agosto 2013, personale della NSA andò a New Delhi, in India per l’installazione un sistema Sigint dal nome in codice TIGERFIRE. I costi furono sostenuti dall’Aviation Research Center indiano (ARC). Si ritiene che il personale della NSA abbia consegnato il TIGERFIRE alla principale stazione d’intercettazione satellitare della Research and Analysis Wing (RAW) indiana, a Secunderabad, nel nuovo Stato di Telangana. I siti web indiani hanno costantemente pubblicizzato la richiesta di personale Sigint d’assumere presso aziende come la “Comint Systems and Solutions Pvt Ltd” di Secunderbad. L’Australia è un’importante alleato di “Seconda Parte” della NSA nelle intercettazioni della Cina, in particolare nella stazione d’intercettazione satellitare di Geraldton, nei pressi di Perth, in Australia occidentale. Personale NSA s’è recato presso gli alleati ‘secondari’ della NSA, come Australia, Nuova Zelanda, Canada e Gran Bretagna, Paesi anglofoni noti come i Cinque occhi, per migliorarvi i sistemi di sorveglianza e condurre attività addestrative. Nel 2013, gli ingegneri della NSA furono a Blenheim, Nuova Zelanda, per discutere del un nuovo sito per l’intelligence elettronica con personale del Government Communications Security Bureau (GCSB) della Nuova Zelanda. La Nuova Zelanda è il partner NSA responsabile del monitoraggio delle comunicazioni delle nazioni insulari del Sud Pacifico, così come delle comunicazioni via satellite trans-Pacifico. Gran parte delle intercettazioni passa per la stazione d’intercettazione satellitare di Waihopai, nei pressi di Blenheim. A gennaio e febbraio, personale addestrativo della NSA visitò il Communications Security Establishment (CSEC) del Canada per dei corsi di formazione. Il CSE condivide la responsabilità con la NSA verso le comunicazioni latinoamericane e caraibiche. Il CSEC è particolarmente aggressivo contro le comunicazioni di Brasile, Messico, Venezuela e Bolivia. La NSA ha anche ricevuto un finanziamento dal Government Communications Headquarters della Gran Bretagna (GCHQ) a Cheltenham, in Inghilterra, per lavoro classificato presso la NSA di Washington (NSAW), quartier generale della NSA di Fort Meade, Maryland. Finanziato dalla GCHQ, personale della NSA s’è recato a Cheltenham l’anno scorso per installarvi “WB Quad“. “WB” sta per banda larga, indicando un sistema utilizzato per intercettare le comunicazioni via satellite a banda larga. “Quad” potrebbe essere un riferimento all’architettura d’intelligence “Quad” sviluppata da NSA, National Reconnaissance Office, National Geospatial-Intelligence Agency e Defense Intelligence Agency, per condividere le banche dati delle quattro agenzie. L’anno scorso, il personale della NSA si recò a Honefess, Norvegia, per l’installazione del WB Quad. I costi furono sostenuti dal Servizio informazioni norvegese (NIS). Personale NSA fu anche presso il CSEC di Ottawa per installarvi “WB Quad”. Anche nel 2013, personale della NSA si recò a Cheltenham e presso la stazione d’intercettazioni dei cavi sottomarini e satellitari del GCHQ di Bude, Cornovaglia, per addestrarvi gli analisti d’intelligence elettronica del GCHQ. Nell’aprile 2013, il personale GCHQ visitò Bowie, Maryland, per un seminario sul tema “GCHQ’s Data Mining Research”.
Proprio mentre la Central Intelligence Agency di Obama ha pensato bene di spiare i computer del senato degli Stati Uniti, la NSA conduce un’aggressiva campagna di raccolta d’intelligence nella neo-Guerra Fredda contro Russia e Cina.

nwo-world-mapLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, la resistenza s’intensifica

Alessandro Lattanzio, 12/8/20141526920Il comandante di battaglione della 51.ma brigata meccanizzata Pavel Protsjuk veniva dimesso per non aver saputo catturare Savrovka. Protsjuk affermava che Kiev annunciò la cattura di Savrovka prima ancora che la 51.ma vi arrivasse. Protsjuk disse “Nessuno ci ha assegnato un compito preciso. Ci hanno detto solo di una missione di due giorni. Prendemmo razioni per due giorni, ma ci impiegammo due giorni per arrivarci. I rapporti della ricognizione indicavano che a Savrovka (Saur-Mogila) vi erano degli “sconosciuti” e un posto di blocco con la bandiera rossa. Al comandante dissero via radio che erano dei nostri. Subito ci dirigemmo a piedi, “gli sconosciuti” ci spararono immediatamente con mortai, mitragliatrici e fucili da cecchino. Subimmo un paio di feriti e il capo delle comunicazioni, maggiore Khmelnitskij, venne ucciso. Per riassumere, ci siamo ritirati. Chiedemmo l’intervento dell’artiglieria, invano. Questo il 28 luglio. E al comandante dissero che se nella prossima ora catturava la collina, sarebbe stato processato. Comunque, ci siamo separati e avvicinati alla difesa perimetrale. Alle 05:00… abbiamo chiesto aiuto per evacuare i nostri 18 feriti, e due ‘separatisti’ catturati. E alle 20:00 il comandante inviò un gruppo di assalto verso Savrovka, 3 BMP, 3 T-64 e fanteria. Riferiamo allo stato maggiore che Saur-Mogila era nostra. Il comandante ordinava di porsi in cima e stabilire il perimetro difensivo, ma subito dal “checkpoint con la bandiera rossa” (che avevamo già distrutto) una mitragliatrice ci sparò con proiettili “traccianti” e perforanti, e mentre il convoglio stava risalendo la collina venne bombardato da cannoni semoventi. Ma riuscimmo ad impostare il perimetro difensivo. 3 BMP erano al vertice e 1 carro armato T-64 si trovava nelle vicinanze. Subito dopo i mortai e gli obici nemici ci bombardarono con proiettili a frammentazione dalle 21:30 alle 04:00. I BMP furono incendiati e il personale si nascose dove possibile. Molti erano nel panico, abbandonando veicoli e munizioni. Il comandante disse: “Dobbiamo ritirarci, perché ci uccideranno tutti qui”. Il comandante radunò tutti e li riportò agli autoveicoli. I cannoni avevano distrutto 2 BMP, solo uno era ancora in funzione, e i 3 carri armati furono danneggiati. Abbiamo trasferito il carburante dai mezzi danneggiati a quelli funzionanti. Ci ritirammo, e il comandante ricevette ancora l’ordine di catturare la cima. Che l’intero battaglione muoia, ma la cima deve essere catturata… Così, alla fine ci siamo ritirati ancora di più, e bombardammo Savrovka per l’intera giornata con i “Grad” e gli obici. Il 27 luglio Kiev annunciò che la nostra brigata aveva catturato Savrovka. Nessuno può catturarla, anzi da lì bombardarono la 30.ma brigata, la 95.ma brigata (di cui sono rimasti, forse, 150 soldati), la 72.ma, la nostra 51.ma e il 3.zo reggimento. … Io non sono un tattico, sono solo un soldato, ma capisco perché dobbiamo prendere Savr-Mogila (Savrovka), non transiterebbe l’artiglieria pesante destinata a Snezhnoe, la cui strada passa nelle vicinanze. Ma non capisco una cosa: da dove i separatisti prendono così tante munizioni, ci hanno “bombardato” per tre giorni. E solo noi”.
_-Fh8_7eZT4 Riguardo alla dissoluzione del gruppo ucraino nella sacca meridionale, a sud di Donetsk e Lugansk, la decisione di ritirarsi nel territorio della Russia fu presa dagli ufficiali del 72.ma brigata meccanizzata e del Servizio delle guardie di frontiera nazionale per mancanza di munizioni, rifornimenti e carburante. “In due settimane abbiamo combattuto in modo efficace, senza munizioni e carburante. Ho avuto la capacità di nutrire la mia unità per più di due settimane. Eravamo anche a corto di razioni. Il personale era esausto non tanto dai bombardamenti, ma dalla disperazione. Inoltre il centro non ci aiutava in alcun modo e nell’ultima settimana aveva addirittura smesso di parlarci, ci aveva già sepolto“, così spiegava la decisione il comandante di battaglione Vitalij Dubinjak, fuggito in Russia con centinaia di suoi soldati. “Onestamente parlando, non ci aspettavamo che saremmo stati trattati in questo modo, potrei dire in modo fraterno. Chi ci invia ordini dall’alto, in realtà mente dicendo che combattiamo contro la Russia. Nessuno russo ci ha nemmeno guardato di traverso, capiscono che siamo ostaggi della situazione. Qui ci hanno curato, i feriti sono stati soccorsi, siamo stati nutriti. Ci siamo lavati per la prima volta in un mese e ci hanno dato vestiti e condizioni per riposarci, posso darvi per certo che dopo aver attraversato questo tritacarne, non torneremo in tale macello una seconda volta. Ho salvato la vita dei miei ragazzi e gli ho detto, lasciateli combattere da soli che inviino i loro figli a morire, ne abbiamo avuto abbastanza. Nei loro calcoli non esistiamo e non ci dovrebbero tener più in considerazione“, ha riassunto Dubinjak. Il comandante del battaglione ucraino riconosceva che l’azione militare nel Sud-Est era già divenuta una guerra civile. “Certo, io non saprò guardare negli occhi le madri dei miei ragazzi morti. Ma so per certo che tale mattatoio civile deve essere fermato. Ho già visto abbastanza lacrime dei residenti e tormenti dei miei ragazzi. La cosa più importante è che siamo vivi e che poi ci preoccuperemo di come tornare a casa“. In definitiva, con la resa dei militari ucraini, 70 mezzi militari venivano consegnati alla Milizia, tra cui 18 sistemi lanciarazzi multipli Grad, sistemi missilistici Osa e 15 carri armati, segnando la fine della 72.ma brigata meccanizzata dell’esercito ucraino. Nella sacca meridionale rimanevano i resti della 79.ma aeroportata e della 24.ma corazzata, e un battaglione della 72.ma.
Secondo Kiev, dal 30 luglio al 3 agosto 2014 le forze armate ucraine subirono la perdita di 357 militari, 38 guardie di frontiera e 59 paramilitari, oltre alla distruzione di 30 carri armati T-64, 63 blindati BRDM/BTR/BMP, 5 cannoni semoventi 2S9 Nona e almeno 20 autoveicoli. Infine le Milizie catturarono altri 2 carri armati, 2 BMD, 2 cannoni antiaerei da 23 mm e 1 autocarro Kamaz.
Il 5 agosto, a Zaporozhja, 40 km ad ovest di Donetsk, il battaglione di mercenari neonazisti Dnepr subiva un’imboscata da un commando federalista, sostenendo gravi perdite. Ad Avdjovka, le milizie respingevano le forze ucraine. A Dokuchaevsk, il battaglione neonazista Shahktjorsk assassinava 18 civili. A Marjupol, il deputato del partito radicale, e pedofilo neonazista, Oleg Ljashko, rapiva il locale capo della polizia Oleg Morgun, più tardi rilasciato dal ministero degli Interni ucraino.
Il 6 agosto, a Slavjansk si ebbero combattimenti sul colle Karachun tra truppe majdaniste e commando dei miliziani della Repubblica di Donetsk. A Marinka, la milizia respingeva l’attacco del battaglione Azov che subiva gravi perdite, oltre a 3 carri armati e diversi blindati distrutti. Da parte sua la milizia aveva 2 miliziani caduti e altri 5 feriti. La sera del 6 agosto, la giunta di Kiev continuava l’offensiva verso la periferia di Donetsk e le linee da Savrovka a Latishevo. La milizia si ritirava da Marinka, ma a sud, dopo aver fallito nell’aprire un corridoio per la sacca meridionale, i reparti meccanizzati majdanisti puntavano a nord, cercando di colpire Latishevo e Snezhnoe. Ma nei pressi di Latishevo e Rassipnoe, la manovra veniva sventata respingendo i majdanisti. L’offensiva di Kiev dei primi di agosto 2014 puntava ad accerchiare Donetsk e a spezzare i collegamenti tra le due repubbliche popolari di Novorossija. Durante la serata del 6 agosto i majdanisti bombardavano la periferia di Donetsk, uccidendo tre civili, mentre i majdanisti intrappolati nella sacca meridionale ingaggiavano combattimenti tra Snezhnoe e Dmitrovka, dove due convogli golpisti furono respinti dal fuoco dell’artiglieria della milizia, presso Djakovo, mentre i resti della 79.ma brigata e la 24.ma brigata meccanizzata tentavano uno sfondamento su Mjusinsk. Scontri anche a Pervomajskoe e Limanchuk, a sud di Snezhnoe. La milizia cercava di respingere il nemico a nord-est di Mjusinsk, per impedirne il congiungimento con il gruppo majdanista che avanzava verso Enakievo da Orlovka. La milizia e i cosacchi del Don respinsero la 24.ma brigata meccanizzata, eliminando 250 majdanisti, distruggendo 17 BMP, 27 BTR, 7 carri armati, 7 MLRS, catturando un centinaio di altri mezzi pesanti e facendo diversi prigionieri, tra cui ufficiali e sottufficiali, mentre circa 1000 effettivi della 79.ma brigata meccanizzata ucraina riuscivano a ritirarsi abbandonando gran parte del loro equipaggiamento. Infine, 150 soldati ucraini avrebbero chiesto di aderire alla milizia e 4 ufficiali ucraini della 72.ma brigata, sospettati di avere bombardato un posto di confine russo a Gukovo, regione di Rostov sul Don, venivano arrestati dalle autorità di Donetsk.
In questa fase le forze erano impegnate in combattimenti intorno a tre aree strategiche:
Gorlovka, a nord di Donetsk, a Debaltsevo, ad ovest di Donetsk e lungo l’asse che collega le due repubbliche.
Shahktjorsk, sull’asse meridionale che collega le due repubbliche, teatro di una potente offensiva della 25.ma brigata aeromobile ucraina, la manovra falliva dopo che la 25.ma brigata aveva subito gravi perdite.
Savrovka – Marinovka dove si chiudeva la sacca lungo il confine con la Russia in cui era intrappolato ciò che rimaneva del corpo di spedizione della junta di Kiev.
Il 7 agosto la difesa aerea di Novorossija, presso Enikevo, abbatteva 1 caccia multiruolo MiG-29 ucraino, oltre a 1 aereo da ricognizione e a 1 aereo da trasporto ucraini. Dopo un’ora e mezza di bombardamento preliminare sulla linea difensiva Snezhnoe-Torez-Ivanovka, 3 battaglioni corazzati della 81.ma brigata meccanizzata, con il sostegno del 74.mo reggimento delle Forze Speciali ucraine, attaccavano finendo però su un campo minato steso la notte precedente dai miliziani. 19 blindati vi rimasero distrutti e decine di majdanisti furono catturati, assieme ad altri 8 BMP e 4 carri armati. Alle 22:30, la bandiera della Guardia Nazionale cosacca veniva issata sul checkpoint Dolzhanskij, al confine tra Ucraina e Russia, da parte dell’unità Prapor che compiva una missione assegnata dal Generale federalista N. I. Kositsin. Nello scontro i majdanisti perdevano 2 blindati. Presso Savrovka, a Quota 277 (Savr-Mogila), il Battaglione Vostok respingeva l’ennesimo assalto majdanista, subendo 8 caduti e 11 feriti. I majdanisti vi avevano perso 2 BMP e 4 BTR. Il Gruppo Sabotaggio-Ricognizione (“SSR”) del battaglione aveva anche abbattuto 1 elicottero ucraino.
L’8 agosto, Gorlovka veniva bombardata dai majdanisti uccidendo cinque civili. Nelle ultime due settimane nella città, i bombardamenti dei golpisti avevano ucciso 40 civili e ferito altri 130. Guerriglieri di Zaporozhe distruggevano un convoglio della Guardia nazionale ucraina, la notte del 7 agosto presso Malinovka. 1 autocarro Ural venne distrutto mentre 1 autocarro KrAZ, 1 autocarro KamAZ e 2 blindati “Hummer” furono catturati. Inoltre veniva preso un prigioniero, un uomo in mimetica senza insegne, probabilmente un mercenario straniero.
xQTlrPBnuJA Il 9 agosto mattina, un gruppo corazzato della 24.ma brigata meccanizzata, respinto da Mjusinsk, irrompeva a Krasnij Luch; contemporaneamente a Fashevka e Vakhrushevo, presso Debaltsevo, avveniva l’attacco di un alto gruppo corazzato ucraino. In totale, gli assalti coinvolsero 60 blindati e 700 soldati ucraini. La situazione fu assai critica e l’assalto ucraino minacciava l’accerchiamento di Donetsk. Ma la guarnigione federalista di Krasnij Luch bloccava l’avanzata majdanista nella cittadina, respingendola dopo diverse ore di combattimenti. La milizia continuava il contrattacco sloggiando i majdanisti dai villaggi Khrustalnij e Vakhrushevo. Una batteria di artiglieria della RPD distruggeva un convoglio madjanista a nord di Pantelejmonovka e un’altra unità golpista presso Illovajsk veniva distrutta completamente. In tali ultimi assalti, i majdanisti avevano perso almeno 250 effettivi e subito la cattura di 30 tra blindati e pezzi d’artiglieria. Un funzionario del ministero della Difesa ucraino, affermava: “3427 soldati sono ancora dispersi e si presume morti. Non c’è speranza che qualcuno delle 72.ma, 24.ma e 51.ma brigate, della 79.ma aeroportata e del 3.zo reggimento delle forze speciali sia rimasto vivo. Nelle ultime due settimane, solo quattro gruppi tra 7 e 18 persone hanno rotto l’accerchiamento”. Al 9 agosto, la 72.ma brigata meccanizzata contava solo 467 soldati, sottufficiali e ufficiali, la 24.ma brigata meccanizzata 473, la 51.ma brigata meccanizzata non più di 136, la 79.ma aeroportata indipendente 369 e il 3.zo reggimento Spetsnaz era ridotto a livello del suo battaglione da ricognizione. Intorno alle 5:00, nella città di Konotop, Oblast di Sumi, vi furono quattro forti esplosioni nell’impianto di riparazione aeronautico Aviakon, responsabile della manutenzione e riparazione degli elicotteri militari Mi-8 e Mi-24 ucraini. A Novoja Kondrashevka (Lugansk), i bombardamenti ucraini uccidevano due donne.
Il 10 agosto, ad Ilovajsk (35 km ad est di Donetsk), i majdanisti si ritiravano dopo che per tre giorni avevano cercato di catturarla, perdendo almeno 20 blindati e circa 500 mercenari. Secondo  Tatjana Dvorjadkina, co-presidente della Repubblica Popolare di Donetsk (RPD), “500 mercenari del battaglione Azov della Guardia nazionale ucraina sono stati uccisi nei pressi di Ilovajsk. Abbiamo avuto conferma che vi erano lettoni tra i mercenari“. Inoltre, i volontari serbi del Battaglione Jovan Sevic della milizia di Donetsk, distruggevano “2 carri armati, 1 cannone semovente con i loro equipaggi, nonché 1 mortaio dei neo-banderisti“. A Gorlovka, una colonna ucraina subiva un’imboscata dalla milizia del Comandante Igor Bezler. Oltre 20 mezzi, tra cui 3 carri armati, furono distrutti. A Krasnij Luch, a 50 km a sudovest da Lugansk, la milizia resisteva a un nuovo grande assalto ucraino, che veniva infine respinto.
La sacca meridionale (detta anche Calderone) era ridotta a sacche frammentate di truppe disperse. Degli oltre 700 soldati ucraini fuggiti in Russia il 60% ha chiesto asilo, mentre un accordo veniva raggiunto: i majdanisti abbandonavano i loro mezzi intatti ricevendo il permesso di abbandonare la sacca a bordo di autobus. Il gruppo che invece aveva tentato la sortita per uscire dalla sacca era costituito soprattutto da mercenari. Nel tentativo di spezzare l’assedio, perse gli equipaggiamenti e dei circa 700 mercenari che tentarono di rompere l’accerchiamento, 225 soltanto riuscirono a fuggire. Tutte le unità ucrainiste superstiti si concentravano tra l’aeroporto di Lugansk e la città di Antratsit, nel sud-est di Novorossija. All’inizio dell’operazione, il 13 luglio, il raggruppamento armato ucraino che poi venne circondato, era composto, da 1 battaglione carri armati della 72.ma brigata meccanizzata, 3 battaglioni meccanizzati (2 della 72.ma brigata meccanizzata e 1 della 24.ma brigata meccanizzata), 2 battaglioni della 79.ma aeroportata, 1 battaglione del 3.zo reggimento forze speciali, distaccamenti carri armati, ricognizione e cecchini delle 51.ma e 72.ma brigate meccanizzate, 1.ma brigata corazzata, 79.ma aeroportata, 6 batterie di artiglieria delle 72.ma, 51.ma e 24.ma brigate meccanizzate e della 79.ma aeroportata. L’organico complessivo del gruppo, comprendeva 5500 effettivi, 70 carri armati, 200 blindati, 130 cannoni e MLRS.  Di tale organico, il 10 agosto non restavano che 500 effettivi in grado di combattere, essendo almeno 3500 i morti o dispersi subiti dal corpo di spedizione della junta di Kiev. Le truppe federaliste avevano recuperato almeno 22 carri armati, 43 blindati, 12 lanciarazzi Grad, 8 semoventi d’artiglieria. Inoltre, 2 brigate ucraine, la 95.ma e la 30.ma meccanizzate, cercarono di spezzare l’accerchiamento dall’esterno, passando per Shakhtjorsk, Stepanovka, Latishevo, Peredergievo, Mjusinsk e Debaltsevo. L’11 agosto, l’unità della milizia che difendeva Savr-Mogila, 100 km a est di Donetsk, si ritirava dopo aver subito un pesante bombardamento dai majdanisti, perdendo il comandante dell’unità, 4 caduti e 18 feriti. Per due mesi la collina di Savr-Moghila aveva resistito all’assalto dei 5500 uomini del Corpo di spedizione meridionale della junta di Kiev, in seguito liquidato dalle milizie di Lugansk e Donetsk.
Il 7 agosto, il premier della RPD Aleksandr Borodaj si dimetteva. Borodaj era collegato al gruppo di Surkov, “il nostro uomo al Cremlino”. Con la nomina di Antjufeev a luglio, veniva avviato un radicale rimaneggiamento della leadership politico-militare della RPD; oltre a Borodaj furono dimessi Pushilin, Lukjanchenko, Khodakovskij e Pozhidaev. Zakharchenko, comandante di “Oplot“, prendeva il posto di Borodaj. In questo modo si subordinavano tutte le risorse della RPD all’obiettivo della difesa militare.
va7fxpP2kgQ Il comitato investigativo della Federazione Russa affermava che armi proibite venivano utilizzate contro i civili in Ucraina orientale, “Il comitato investigativo della Federazione russa ha prove incontestabili per un procedimento penale contro l’Ucraina per impiego di mezzi e metodi di guerra vietati nelle regioni di Donetsk e Lugansk“, affermava il portavoce del comitato Vladimir Markin. “Il materiale su tali crimini sarà consegnato agli appositi tribunali internazionali, come abbiamo già fatto per i crimini delle truppe georgiane contro i civili in Ossezia del Sud“. Il Ministero della Difesa russo dichiarava di sapere che bombe al fosforo o a grappolo furono utilizzate dai majdanisti nel bombardamento di Slavjansk del 12 giugno, di Slavjansk e Kramatorsk il 21 giugno, di Semjonovka il 24 giugno e il 29 giugno, di Lisichansk il 7 luglio e di Donetsk il 23 luglio. Il 6 agosto, a Kiev arrivava una squadra del Comando Europeo degli Stati Uniti “Su richiesta del dipartimento di Stato, una piccola squadra di valutazione dell’US European Command arriva oggi presso l’ambasciata a Kiev per valutare, consigliare e fornire raccomandazioni all’ambasciata degli Stati Uniti e al suo staff sull’eventuale sostegno degli Stati Uniti a Paesi Bassi, Australia, Malaysia e altri partner che conducono le operazioni di recupero dell’aereo della Malaysia” abbattuto dai golpisti ucraini il 17 luglio nei cieli di Donetsk. Nel frattempo, il Canada iniziava a fornire all’Ucraina materiale militare, elmetti, binocoli balistici, giubbotti antiproiettile, kit di pronto soccorso, tende e sacchi a pelo. “L’equipaggiamento logistico fornito consentirà alle autorità di sicurezza e di frontiera ucraine di monitorare la circolazione di beni e persone. E’ ciò che l’Ucraina ci ha chiesto e offriamo“, aveva detto il premier canadese Harper in relazione all’arrivo a Kharkov di un velivolo-cargo C-17 Globemaster III canadese che trasportava 4,5 milioni di dollari di materiale militare “che l’Ucraina utilizzerà per assicurare e proteggere il suo confine orientale”.
La Federazione Russa, nel frattempo, vietava l’importazione di frutta, verdura, carne, pesce e prodotti caseari da Unione europea, Stati Uniti, Canada, Norvegia e Australia. Mentre si svolgevano le esercitazioni presso il poligono di tiro di Ashuluk nella regione russa di Astrakhan, il 6 agosto, dove l’esercito russo si addestrava in manovre che prevedevano un conflitto tra due Stati immaginari, coinvolgendo dal 4 all’8 agosto circa 6500 militari, 800 mezzi e oltre 100 aerei ed elicotteri, così come sistemi missilistici superficie-aria S-300, Sergej Shojgu, ministro della Difesa della Russia, dichiarava che “le unità di mantenimento della pace dovranno essere in stato di prontezza operativa. Il mondo è cambiato, ed è cambiato drammaticamente come si vede dagli ultimi esempi, quindi le unità di peacekeeping possono essere attivate senza preavviso“. Dall’11 al 16 agosto, nella regione di Pskov si svolgevano le manovre della 76.ma Divisione paracadutisti della Guardia, coinvolgendo 3000 paracadutisti e  blindati aerolanciati dai velivoli da trasporto Il-76, come i sistemi di artiglieria 2S25 Sprut, 2S9 Nona e D-30, e sistemi missilistici Strela-10 e Igla. “Per eseguire gli attacchi aerei contro obiettivi a terra di un nemico ipotetico, e il sostegno al trasporto aereo e aviosbarco dei paracadutisti (…) più di 30 aerei ed elicotteri saranno utilizzati“, tra cui cacciabombardieri Su-24, elicotteri da combattimento Mi-28 e Mi-24 e da trasporto Mi-8. Infine, truppe russe e cinesi avviavano le esercitazioni militari congiunte antiterrorismo Missione di Pace 2014, della Shanghai Cooperation Organization (SCO), presso la base di Zhurihe, nella Mongolia Interna della Cina. Più di 7000 soldati provenienti da 5 Paesi prenderanno parte alle esercitazioni del 24-29 agosto. “L’esercitazione sarà la quinta manovra multinazionale nel quadro della SCO e avrà lo scopo di scoraggiare le “tre forze del male” del terrorismo, separatismo ed estremismo, salvaguardando la pace e la stabilità regionale e migliorando la capacità di coordinamento delle forze armate nella lotta al terrorismo“, dichiarava il Ministero della Difesa cinese. La Russia vi inviava anche 4 jet Su-25 e 8 elicotteri Mi-8MT.

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BtTHLiuIgAAqWo9Fonti:
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Eurasian Union
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Interfax
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RussiaToday
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Russie Politics
The BRICS Post
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Zerohedge

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Gli attacchi aerei fasulli di Obama aiutano il SIIL

Aanirfan 11 agosto 2014

ica-mi6-isis-iraq.siIl SIIL iniziò l’invasione dell’Iraq dal membro della NATO, la Turchia guidata da un ‘ebreo’.
Secondo il Financial Times, gli attacchi aerei degli USA in Iraq “non sono riusciti a fermare l’avanzata del SIIL e possono essere visti come una vittoria propagandistica del gruppo… Finora le forze statunitensi non sono riuscite a colpire edifici, depositi di armi o la leadership del SIIL nel deserto presso Mosul”. Ryan Crocker, ex-ambasciatore statunitense in Iraq ha detto al Financial Times: “Un paio di bombe da 500 libbre dagli F-18 e un paio di attacchi dei droni non possono fermare il SIIL. Abbiamo avuto la possibilità di colpire la loro leadership e le loro strutture di comando e controllo, ora è finita… Se diciamo che ciò serve a proteggere Irbil, che il SIIL non ha mai voluto (occupare), la missione è finita e possiamo andarcene a casa“. Abdulla Hawaz, commentatore politico curdo, ha detto al Financial Times: “il SIIL avanza e le sue capacità d’attacco non sono indebolite“. Wladimir van Wilgenburg, analista ad Erbil della Fondazione Jamestown, ha detto al Financial Times: “Ho visto sui social media che il SIIL in realtà non sembra impensierito dell’intervento USA. Sul piano della propaganda, il coinvolgimento statunitense non è poi così male per loro“. Gli USA aiutano il SIIL – Financial Times

Obama non uccide gli agenti del Mossad
Aanirfan 10 agosto 2014

LiveLeak-dot-com-50ec6ffd7b3a-mccainsyria1John McCain e il capo del SIIL Simon Elliot, alias al-Baghdadi. Il momento da urlo di John McCain: fotografato sorridente con il SIIL

10541043Simon Elliot, il capo del SIIL è un agente del Mossad ed è stato fotografato con John McCain, anch’egli agente del Mossad. Il SIIL è diretto da Simon Elliot, agente del Mossad
Il SIIL (ora chiamato SI) è stato addestrato da statunitensi ed israeliani ed è guidato da israeliani. Il capo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi addestrato da Israele/ Il SIIL creato e spalleggiato da Israele

1459750Al-Baghdadi (Simon Elliot) con McCain. Il momento da grido di John McCain: fotografato sorridente con il SIIL
Il ruolo del SIIL è uccidere musulmani ed indebolire tutti i nemici d’Israele. Un funzionario curdo ha detto del SIIL, “Tutto ciò che hanno è statunitense, tutto fino agli ultimi mezzi con armi pesanti, gli Humvee” (Dailymail)

June 18, 2014Obama li ha usati in Siria e Libia e ora li usa in Iraq, non piacendogli il governo iracheno e volendo compiacere Israele. Il SIIL in Iraq: un disastro made in USA/ I ‘grandi alleati’ degli Stati Uniti  finanziano il SIIL
Obama non ha intenzione di bombardare gli agenti del Mossad, non ha alcuna intenzione di salvare gli Yazidi. La crisi irachena: la valle della morte, il 70 per cento di loro sono morti

iraq-5.siL’obiettivo del Mossad è distruggere tutti i Paesi musulmani guidando le istituzioni musulmane. Tutti gli islamisti lavorano per il Mossad. Potere ebraico/ Islam Yaken – cripto-ebrei nel SIIL/ Bashir, lavorare per il Mossad

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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