I mandanti sauditi

Dean Henderson, Left Hook, 29 ottobre 2012

Fox News si svela sempre più essere un programma di psy-op saudita/israeliano per distruggere gli USA, incoraggiando stupidità, arroganza e la combinazione più micidiale e corrosiva di questi due elementi. Ciò non deve sorprendere, dato che il maggior azionista della psy-op Newscorp/Wall Street Journal/Fox News è il sionista Rupert Murdoch. La seconda delle parti interessate è il principe saudita al-Waleed bin Talal. La sottomissione degli statunitensi agli interessi di Israele è ben documentata. Meno noto è il ruolo saudita come finanziatore degli intrighi Mossad/MI6/CIA in tutto il mondo. Sia la Fratellanza Musulmana, che la Casa dei Saud e i cabalisti d’Israele sono stati creati dai loro fratelli massoni dei servizi segreti britannici. L’oligarchia bancaria degli Illuminati gestisce tutte e tre le società segrete e controlla l’economia globale attraverso il monopolio della banca centrale e l’egemonia sul traffico di petrolio, armi e droga. Questa cabala di satanisti guidata dai trilionari Rothschild, disprezza ugualmente le persone di tutte le fedi, siano ebrei, cristiani, musulmani, buddisti o animisti. Il trucco è escluderci e tenerci all’oscuro e divisi. Così i loro spaventapasseri indossano molti cappelli. (Quello che segue è tratto dal Capitolo 5: Affittasi sceicco del Golfo Persico: Big Oil & i suoi banchieri…)

La Casa dei Saud ha storicamente operato come ufficiale pagatore per le avventure militari segrete  ideate dalla City of London. Fa parte dell’inganno su petrolio in cambio di armi e droga, fungendo da carburante della lavanderia degli eurodollari a Londra. I sauditi inviarono oltre 3,8 miliardi dollari alla CIA per addestrare i mujahidin afghani. Il loro emissario era Usama bin Ladin. Diedero 35 milioni di dollari ai contras del Nicaragua. La tangente Northrop/Lockheed destinata ad Adnan Khashoggi, giocava un ruolo chiave nel rifornire l’Impresa di Richard Secord finanziata dalla Casa dei Saud. Ma mentre gli sforzi verso i contras e i mujahidin finirono sulle prime pagine dei  giornali, la Casa dei Saud era occupata a finanziare la contro-insurrezione in tutto il mondo.
In Africa, i sauditi fornirono supporto al Fronte per la Salvezza Nazionale (NFS) che operava dalle basi in Ciad, nel tentativo di rovesciare il presidente libico Muammar Gheddafi. Il Ciad è stato a lungo un paese importante per il dominio della Exxon-Mobil sulla produzione petrolifera del Nord Africa. Nel 1990, a seguito del riuscito contro-colpo di stato sostenuto dalla Libia contro il governo del Ciad che sponsorizzava l’NFS, gli Stati Uniti evacuarono 350 capi del NFS con il finanziamento saudita. Gli Stati Uniti restituirono 5 milioni di dollari di aiuti al governo dittatoriale del Kenya di Daniel Arap Moi, in modo che il Kenya ospitasse i leader del NFS, mentre altri governi africani rifiutarono di prenderseli. Arap Moi poi sostenne le operazioni segrete della CIA in Somalia, che sempre i sauditi finanziavano.
I sauditi finanziarono i ribelli dell’UNITA di Jonas Savimbi in Angola, nel loro brutale tentativo di rovesciare il governo socialista dell’MPLA del presidente Jose dos Santos. Su richiesta della CIA, i sauditi inviarono milioni in Marocco per pagare l’addestramento in quel paese dell’UNITA. L’Angola ha enormi giacimenti di petrolio. Nel 1985, la Chevron e la Texaco gestivano il 75% dei proventi del petrolio dell’Angola. Nel 1990, il 29% del greggio Exxon-Mobil diretto negli USA proveniva dall’Angola. Una relazione annuale della De Beers, il tentacolo della famiglia Oppenheimer che monopolizza il commercio mondiale dei diamanti, si vantava di acquistare  diamanti dall’UNITA. Savimbi venne accolto alla Casa Bianca dal presidente Reagan. I sauditi finanziarono la RENAMO nella campagna terroristica del ‘Piano Rosa’ della CIA, e da loro appoggiata, contro il governo nazionalista del Mozambico. Verso la metà degli anni ’80, sia i sauditi che l’Oman inviarono armi alla RENAMO attraverso le isole Comore, in nome di Israele e dell’apartheid in Sud Africa. Due presidenti delle Comore, Ali Soilah e Ahmed Abdullah Abderemane, furono assassinati dai mercenari che proteggevano il traffico di armi.
Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), ex Zaire del fantoccio degli Illuminati Mobutu Sese-Seko che aveva governato con il pugno di ferro per quasi quattro decenni, aveva operato come cane da guardia della City of London sulle ricche riserve di cobalto, uranio e molibdeno dello Zaire; tutti elementi vitali per il programma militare nucleare degli Stati Uniti. Lo Zaire è anche ricco di rame, cromo, zinco, cadmio, stagno, oro e platino. Mentre Mobutu accumulava oltre 5 miliardi di dollari nei conti bancari svizzeri, belgi e francesi, il popolo dello Zaire viveva nello squallore. Mobutu fu insediato nei primi anni ’60 dopo che l’agente della CIA Frank Carlucci, poi segretario alla difesa di Reagan e Bush, e ora presidente del fondo di investimento della famiglia bin Ladin, Carlyle Group, aveva operato come consulente dei gangster che assassinarono il primo ministro del Congo Patrice Lumumba. Sotto il regno di Mobutu, gli Stati Uniti ebbero basi militari a Kitona e Kamina, da dove la CIA perseguiva le guerre segrete contro l’Angola, il Mozambico e la Namibia, con il finanziamento della Casa dei Saud. La guardia del palazzo di Mobutu, DSP, fu addestrata dal Mossad israeliano. Alla fine degli anni ’70, i sauditi pagarono molto affinché le truppe marocchine salvassero Mobutu dai secessionisti katanghesi guidati da Laurant Kabila. Mobutu fu deposto nel 1998 dalle forze fedeli a Kabila, amico di Fidel Castro. I sauditi cominciarono il finanziamento delle incursioni militari nel Congo dei governi di Rwanda, Uganda e Burundi. Questa destabilizzazione della regione dei laghi causò il genocidio ruandese. Kabila fu assassinato nel 2000, dopo aver rifiutato di giocare per conto degli Illuminati. Più di quattro milioni di persone sono morte nella RDC, negli ultimi dieci anni. Lumumba e Kabila non furono i primi nazionalisti africani presi di mira dagli illuminati.
Nel corso degli anni ’50 e ’60 la CIA e l’intelligence francese assassinarono il nazionalista marocchino Mahdi ben Barqa, la cui Union Nationale des Forces Populaires minacciavano il monarca-fantoccio degli USA, re Hassan II. Il presidente di sinistra della Giunea Sekou Toure e il socialista tunisino Habib Bourgiba furono assassinati dai servizi segreti occidentali. Nel 1993 il presidente sudanese Omar al-Bashir ha accusato i sauditi di fornire armi all’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese (SPLA) di John Garang. La parte meridionale del Sudan, che l’SPLA sta cercando di staccare, è ricca di petrolio. Il Mossad ha rifornito per anni l’SPLA dal Kenya. Nel 1996, l’amministrazione Clinton annunciava aiuti militari a Etiopia, Eritrea e Uganda. L’aiuto venne incanalato per un’offensiva del SPLA su Khartoum. La crisi nel Darfur è il risultato diretto dell’ingerenza di Arabia Saudita/Israele/USA per conto di Big Oil.
Il Presidente algerino Chadli Benjladid accusò i sauditi di finanziare il barbaro Gruppo Islamico Armato (GIA) che, dopo che l’Algeria aveva protestato contro gli USA per l’avvio della Guerra del Golfo, scatenò il terrore contro il popolo algerino. Benjladid fu costretto a dimettersi. Ciò fu seguito dal passaggio frettoloso della legge sugli idrocarburi, che aveva aperto i giacimenti petroliferi del paese storicamente socialista ai Quattro Cavalieri. La CIA ha poi aiutato i terroristi del GIA a recarsi in Bosnia, dove contribuirono a distruggere la Jugoslavia socialista. L’Algeria ha una lunga storia di sfida a Big Oil. Il presidente Houari Boumedienne, uno dei grandi leader arabi socialisti di tutti i tempi, fece appello ad avviare un ordine economico internazionale più giusto, nei suoi discorsi infuocati alle Nazioni Unite. Aveva incoraggiato i produttori a fare del cartello un mezzo per l’emancipazione del Terzo Mondo dai banchieri di Londra.
Il petroliere indipendente italiano Enrico Mattei iniziò a negoziare con l’Algeria e altri paesi nazionalisti dell’OPEC che volevano vendere il loro petrolio a livello internazionale, senza avere a che fare con i Quattro Cavalieri. Nel 1962 Mattei morì in un misterioso incidente aereo. L’ex agente dell’intelligence francese, Thyraud de Vosjoli, dice che la sua agenzia era coinvolta. William McHale del Time, che aveva seguito il tentativo di Mattei di spezzare il cartello di Big Oil, morì anch’egli in circostanze strane.
Nel 1975 gli Stati Uniti inviarono 138 milioni di dollari in aiuti militari, attraverso l’Arabia Saudita, allo Yemen, nella speranza di rovesciarvi la rivoluzione marxista. Il tentativo fallì e il paese fu diviso tra Nord e Sud Yemen per due decenni, prima di fondersi di nuovo nel 1990. L’aiuto di Stati Uniti/Arabia Saudita a Yemen e Oman continua fino ad oggi, nel tentativo di eliminare i movimenti nazionalisti in quei paesi, che confinano con il regno saudita e i suoi vasti giacimenti petroliferi controllati dai Quattro Cavalieri. Durante il tentativo di partizione della Bosnia dalla Jugoslavia, il re saudita Fuad arrivò a chiedere la fine dell’embargo dell’ONU sulle armi. Quando l’embargo venne tolto, i sauditi finanziarono gli acquisti di armi dei bosniaci musulmani. Più tardi, i sauditi finanziarono il narcotrafficante Kosovo Liberation Army, così come i separatisti albanesi dell’NLA che attaccavano il governo nazionalista di Macedonia. I sauditi finanziarono anche le operazioni segrete della CIA in Italia, dove sborsarono quasi 10 milioni di dollari, nel 1985, per cercare di distruggere il partito comunista.
Recentemente il principe saudita Bandar ha donato un milione di dollari alla Biblioteca presidenziale Bush Sr., e un altro milione alla campagna di alfabetizzazione Barbara Bush. La sera dell’11 settembre 2001, il principe Bandar fumava sigari alla Casa Bianca con il presidente Bush, mentre i membri della famiglia bin Ladin venivano evacuati dagli Stati Uniti nello spazio aereo chiuso a tutto il resto del traffico. I sauditi semplicemente giocarono il loro storico ruolo di ufficiali pagatori di Mossad/MI6/CIA nell’attuazione del 9/11?

Dean Henderson è l’autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I Rothschild mettono le mani sul petrolio del Sud Sudan

Dean Henderson, Counterpsyops 11 ottobre 2012

Il 9 luglio 2011 il Sud Sudan è diventato la 193.ma nazione del mondo. Meno di una settimana dopo  violenze sono scoppiate nel Sud Kordofan, una zona alla nuova frontiera tra Sudan e Sud Sudan,  controllata dal Sudan e ricca di petrolio. Non contenti del sequestro di giacimenti di petrolio del Sud Sudan, il cartello delle otto famiglie di banchieri guidato dai Rothschild, sembra voler spostare la nuova frontiera più a nord, strappando ancora più petrolio greggio al popolo del Sudan. Per decenni i servizi segreti occidentali hanno sostenuto l’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese (SPLA), nel tentativo di consegnare la parte meridionale del Sudan ai quattro cavalieri del petrolio. La regione possiede il 75% delle riserve petrolifere del Sudan.
Ciò che è stata la più lunga guerra civile dell’Africa, alla fine terminò quando il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir, sotto pressione, cedette la parte meridionale del suo paese ai vampiri bancari del FMI/Banca Mondiale, dopo un conflitto che ha lasciato più di 2 milioni di morti. [1] Pochi giorni dopo essersi dichiarata nazione sovrana, la società petrolifera statale del Sud Sudan, la Nilepet, costituiva una joint venture con la Glencore International Plc., per commercializzare il suo petrolio. Glencore è controllata dai Rothschild. La joint venture sarà la PetroNile, con il 51 per cento controllato da Nilepet e il 49 per cento dalla Glencore. [2]
Il nuovo presidente del Sud Sudan, Salva Kiir Mayardit, ha firmato una legge che istituisce formalmente la Banca Centrale del Sud Sudan. Il Sudan è uno dei cinque paesi – insieme a Cuba, Corea del Nord, Siria e Iran – la cui banca centrale non è sotto il controllo del cartello delle otto famiglie di banchieri guidate dai Rothschild. Non è dunque un caso che la moneta di questo nuovo feudo petrolifero dei Rothschild, si chiami sterlina del Sud Sudan. [3] Già nel 1993 il presidente sudanese al-Bashir aveva accusato l’Arabia Saudita di fornire armi all’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese (SPLA) di Johnny Garang. Il Mossad israeliano ha anch’esso rifornito lo SPLA per anni attraverso il Kenya, con l’approvazione della CIA.
Nel 1996 l’amministrazione Clinton annunciava che l’aiuto militare a Etiopia, Eritrea e Uganda doveva essere utilizzato per aiutare l’SPLA per un’offensiva contro Khartoum. [4] Quando questo sforzo sanguinoso fallì, gli scagnozzi delle otto famiglie iniziarono ad armare i ribelli in Ciad. Il Ciad è stato a lungo un paese importante per gli schemi produttivi in Nord Africa dell’Exxon-Mobil e della Chevron-Texaco. Il presidente del Ciad, Idriss Deby, che salì al potere nel 1991, era condiscendente con Big Oil. Fu anche classificato 16.mo nella lista dei peggiori dittatori del mondo, nel 2009, sulla rivista Parade. [5]
I ribelli in Ciad  avevano due obiettivi. Gli ufficiali pagatori della casa dei Saud della CIA, fornirono il supporto al Fronte Nazionale per la Salvezza (NFS), che aveva tentato di rovesciare il Presidente libico Muammar Gheddafi. Nel 1990, a seguito del successo del contro-colpo di stato  supportato dai libici contro il governo del Ciad che sponsorizzava la NFS, gli Stati Uniti evacuarono 350 capi del NFS con il finanziamento saudita. Gli Stati Uniti consegnarono 5 milioni di dollari in aiuti al governo dittatoriale del Kenya di Daniel Arap Moi, in modo che il Kenya ospitasse i leader del NFS, che gli altri governi africani si rifiutarono di accogliere. Arap Moi poi figurò nelle operazioni segrete della CIA in Somalia, dove i sauditi avevano finanziato anche la controinsurrezione. [6]
Le agenzie di intelligence occidentali poi utilizzarono il governo del Ciad per finanziare il Movimento Giustizia e Uguaglianza (JEM). Dalle basi in Ciad, questi terroristi lanciavano incursioni nella regione sudanese del Darfur, creando la grave crisi dei rifugiati, durante l’apertura del secondo fronte settentrionale della guerra condotta contro il Sudan sul fianco meridionale, dall’SPLA di Big Oil. [7]
I media occidentali, ovviamente, accusarono del conflitto in Darfur soltanto il governo sudanese e l’idiocrazia liberale seguì presa per il suo stupido naso, come in Jugoslavia. Nel marzo 2009 il tribunale farsa preferito dalle otto famiglie, la Corte penale internazionale (CPI), accusò il presidente sudanese al-Bashir di crimini di guerra. Non vi fu alcuna menzione del JEM nelle accuse del CPI. Nell’agosto 2006, il presidente del Ciad Deby aveva fatto una svolta a sinistra, chiedendo che il Ciad ottenesse la quota del 60% della sua produzione petrolifera nazionale, dopo aver ricevuto per decenni solo le “briciole” dalle società straniere che gestivano il settore. Aveva accusato Chevron e Petronas di rifiuarsi di pagare le tasse, per un totale di 486,2 milioni dollari. [8]
Nel 2008, il presidente sudanese al-Bashir partecipò all’inaugurazione della rielezione di Déby, segnalando la ripresa delle relazioni che posero fine al conflitto nel Darfur. Con al-Bashir ancora seduto in cima a enormi giacimenti di petrolio, le otto famiglie idearono il piano per la secessione del Sud Sudan dal Sudan. Estenuato dai continui attacchi al suo popolo, che avevano lasciato due milioni di morti, al-Bashir è stato costretto all’accordo sulla divisione. Con le violenze che già esplodono nel Sud Kordofan, controllato dal Sudan e ricco di petrolio, sembra che l’SPLA e il suo sponsor Glencore/Rothschild non si accontentino di aver rubato la maggior parte dei giacimenti petroliferi del Sudan. I vampiri li vogliono tutti.

Note:
[1] “South Sudan: The World’s Newest Fragile Oil-Rich Petrostate” John Daly. 11.7.11
[2] “South Sudan’s Oil Company Forms Joint Venture With Glencore to Sell Oil” Matt Richmond. 12.7.11.
[3] “South Sudan Establishes Central Bank As It Receives Its New CurrencyBNO News. 15.7.11
[4] “US to Aid Regimes to Oust Government”, David B. Ottaway. Washington Post. 10.11.96
[5] “The World’s Ten Worst Dictators” Parade Magazine. 23.3.09
[6] “Mercenary Mischief in Zaire”, Jane Hunter. Covert Action Information Bulletin. Spring 1991.
[7] “Sudanese Warplanes Hit Darfur Rebels Inside Chad” Sudan Tribune. 3.6.09
[8] “Petronas Disputes Chad’s Tax Claims” Aljazeera. 30.8.06

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un comandante della CIA per i ribelli libici

Patrick Martin WSWS 28 marzo 2011

Il Consiglio nazionale libico, il gruppo di Bengasi che parla per conto delle forze ribelli che combattono il regime di Gheddafi, ha nominato un collaboratore di lunga data della CIA alla direzione delle operazioni militari. La scelta di Khalifa Hifter, un ex colonnello dell’esercito libico, è stata segnalata da McClatchy Newspapers Giovedi, e il nuovo capo militare è stato intervistato da un corrispondente di ABC News, nella notte di Domenica.
L’arrivo di Hifter a Bengasi è stato riportato da Al Jazeera il 14 marzo, seguito da un ritratto lusinghiero del tabloid britannico violentemente guerrafondaio Daily Mail del 19 marzo. Il Daily Mail ha descritto Hifter come una delle “due stelle militari della rivoluzione“, che “era da poco tornato dal suo esilio negli USA per dare alle forze ribelli una certa coerenza tattica.” Il giornale non faceva riferimento ai suoi rapporti con la CIA.
Il quotidiano McClatchy ha pubblicato un profilo di Hifter, Domenica. Intitolato “Il nuovo leader dei ribelli ha trascorso gran parte degli ultimi 20 anni, nelle periferie della Virginia“, l’articolo osserva che una volta fu comandante superiore del regime di Gheddafi, fino “alla disastrosa avventura militare in Ciad, alla fine degli anni ’80.”
Hifter poi si avvicinò all’opposizione anti-Gheddafi, per emigrare infine negli Stati Uniti, dove ha vissuto fino a due settimane fa, quando è tornato in Libia per prendere il comando a Bengasi. Il profilo di McClatchy conclude: “Fin dal suo arrivo negli Stati Uniti, nei primi anni ’90, Hifter ha vissuto nella periferia di Washington, DC, in  Virginia.” Viene citato un amico che “si è detto non essere sicuro di quello che Hifter ha fatto esattamente per mantenere se stesso, e che Hifter ha avuto soprattutto l’obiettivo di aiutare la sua numerosa famiglia.
Per chi sa leggere tra le righe, questo profilo è una indicazione subdola del ruolo di Hifter come operativo della CIA. Come altro poteva, un alto ex comandante militare libico, entrare negli Stati Uniti nei primi anni ’90, pochi anni dopo l’attentato di Lockerbie, e poi stabilirsi nei pressi della capitale degli Stati Uniti, se non con il permesso e l’assistenza attiva delle agenzie di intelligence degli Stati Uniti? Hifter effettivamente ha vissuto per due decenni a Vienna, in Virginia, a circa cinque miglia dal quartier generale della CIA di Langley.
L’agenzia era molto familiare con il lavoro politico e militare di Hifter. Un articolo del Washington Post del 26 Marzo 1996 descrive una ribellione armata contro Gheddafi in Libia e utilizza una variante ortografia del suo nome. L’articolo cita testimoni della ribellione che segnalano che “il suo capo è il colonnello Khalifa Haftar, di un gruppo tipo contra, basato negli Stati Uniti è chiamato Libyan National Army“.
Il confronto è con le forze terroristiche “contra” finanziate e armate dal governo USA negli anni ’80, contro il governo sandinista in Nicaragua. Lo scandalo Iran-Contra, che ha scosso l’amministrazione Reagan nel 1986-87, riguardava la scoperta della vendita illegale di armi degli Stati Uniti all’Iran, e del loro ricavato utilizzato per finanziare i Contras, sfidando il divieto del Congresso. Democratici del Congresso coprirono lo scandalo e respinsero le richieste per mettere sotto accusa Reagan, per la sua sponsorizzazione delle attività palesemente illegali di una cricca di ex agenti dell’intelligence e di consiglieri della Casa Bianca.
In un libro del 2001, Manipulations africaines, pubblicato da Le Monde diplomatique, porta la connessione con la CIA ancora più indietro, al 1987, riferendo che Hifter, allora un colonnello esercito di Gheddafi, fu catturato in combattimento in Ciad durante la ribellione sostenuta dai libico contro il governo sostenuto dagli USA di Hissène Habré. Ha disertato aderendo al Fronte di Salvezza Nazionale libico (LNSF), il principale gruppo anti-Gheddafi che aveva l’appoggio della CIA statunitense. Ne organizzò la milizia, che operava in Ciad fino a quando Habré fu rovesciato dal rivale, supportato dai francesi, Idriss Déby, nel 1990.
Secondo questo libro, “la forza di Haftar, creata e finanziata dalla CIA, in Ciad, sparì nel nulla con l’aiuto della CIA, poco dopo che il governo fosse stato rovesciato da Idriss Déby.” Il libro cita anche un rapporto del Congressional Research Service del 19 dicembre 1996, secondo cui il governo degli Stati Uniti forniva aiuti finanziari e militari al LNSF e che un numero di membri del LNSF vennero trasferiti negli Stati Uniti.
Queste informazioni sono disponibili a chiunque conduca anche una sommaria ricerca su Internet, ma non è stata riportata dai mass media controllati dalle aziende negli Stati Uniti, fatta eccezione della notizia del McClatchy, che evita ogni riferimento alla CIA. Nessuna delle reti televisive, intenta a lodare i “combattenti per la libertà” della Libia orientale, si è preoccupato di segnalare che queste forze sono ora comandate da un collaboratore di lunga data dei servizi d’intelligence degli Stati Uniti.
Né i liberali né la “sinistra” entusiasta dell’intervento USA-Europa in Libia l’hanno notato. Essi sono troppo occupati nel salutare l’amministrazione Obama per il suo  approccio alla guerra multilaterale e “consultivo“, apparentemente così diversa da quello unilaterale e da “cowboy” di Bush in Iraq. Il risultato è lo stesso: la morte e la distruzione che piovono sulla popolazione, e la sovranità e l’indipendenza calpestate di un paese ex-coloniale non significano nulla per questi apologeti dell’imperialismo.
Il ruolo di Hifter, giustamente descritto 15 anni fa come leader di un “gruppo tipo contra“, dimostra le vere forze di classe al lavoro nella tragedia libica. Eventualmente ci sia stata una vera opposizione popolare espressa nella rivolta iniziale contro la dittatura corrotta di Gheddafi, la ribellione è stata sequestrata dall’imperialismo.
L’intervento degli Stati Uniti ed Europeo in Libia, è rivolto non a portare la “democrazia” e “libertà“, ma all’installazione al potere di tirapiedi della CIA che governano brutalmente come Gheddafi, consentendo anche alle potenze imperialiste di saccheggiare le risorse petrolifere del paese e d’utilizzare la Libia come base delle operazioni contro le rivolte popolari che spazzano il Medio Oriente e Nord Africa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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