Una pipeline dalla Russia all’India attraverso la Cina

Rossijskaja Gazeta, Global Research, 17 aprile 2014

17495I colloqui sulla costruzione del progettato oleodotto Russia all’India dovrebbero concludersi entro la metà del 2014, secondo i funzionari dell’ONGC. Così la Russia cambia direzione politica nell’esportazione energetica mentre la forte domanda di idrocarburi, sia in Cina che in India, tra le maggiori economie del mondo, continua a crescere. I vantaggi sono evidenti, anche quelli relativi ai piani dell’India per divenire membro della Shanghai Cooperation Organization (SCO). La Cina appoggia i rifornimenti via oleogasdotti per l’India, cosa non sorprendente. Una delle opzioni del progetto è la costruzione di un gasdotto dalla regione di Altai al nord dell’India attraverso il nord-ovest della Cina. Il direttore del Centro per gli Studi Strategici sull’Energia della Repubblica popolare cinese, Xia Yishan, dice: “Il progetto è vantaggioso per l’India e la Cina, in quanto consentirà alla Cina di diventare una rotta per il petrolio, oltre ad avere lo ‘status’ di consumatrice del petrolio russo. “Per la Russia, un’ulteriore vantaggio del progetto è rifornire di petrolio il mercato della SCO”. “La Russia e l’India hanno concordato la costituzione di un gruppo congiunto per studiare la possibilità di trasportare direttamente via terra gli idrocarburi” afferma la dichiarazione congiunta di Vladimir Putin e Manmohan Singh di dicembre. La discussione del progetto iniziò nel 2005. Alla fine dello scorso anno, ONGC ne ha sostenuto l’attuazione dicendo: “Il gasdotto dalla Russia appare adeguato. I dettagli del progetto saranno chiariti con i partner russi“. Secondo il direttore dell’agenzia del gas Mikhail Ermolovich, il progetto potrà essere associato alla creazione di una joint venture petrolchimica russo-indiana in Gujarat. Gli investimenti in questa impresa sono stimati 450 milioni di dollari e la sua capacità in 100000 tonnellate di prodotti finiti all’anno. In generale, l’India programma l’aumento significativo delle sue riserve di oro nero, per via dell’aumento della domanda interna. Il segretario del Ministero degli Esteri indiano Ajay Bisaria ha detto che “nel 2013, gli acquisti di petrolio in Russia ammontavano a 176 milioni di dollari, ma l’India intende acquistarne di più. Ciò richiede una rotta via terra“. Fino al 35 per cento del gasdotto passa in territorio montagnoso. Il costo preliminare del progetto sarebbe di 30 miliardi di dollari e il completamento della costruzione è previsto per il 2020-2022.
Riguardo il mercato occidentale, per via della crisi nell’eurozona la domanda di petrolio è assai volatile. Inoltre, se vuole “fare pressione” su Mosca, l’UE può aumentare l’importazione di greggio da Norvegia, Nord Africa, Golfo e Trinidad, ma questo è un problema dell’UE. In aggiunta a ciò, l’UE si lamenta dei prezzi interni bassi di petrolio e gas in Russia, è per questo molte merci prodotte in Russia vengono tassate con restrizioni antidumping. Timur Nigmatullin, analista d’Investkafe ha detto: “L’uso delle cosiddette rettifiche sull’energia da parte dell’Unione europea, appare un tentativo di ridurre uno dei principali vantaggi competitivi della nostra economia. Tale approccio ha introdotto dazi antidumping ingiustificati, motivo per cui le aziende russe ogni anno perdono più di 600 milioni di dollari“. In breve, vi è la necessità di nuovi mercati, in particolare quelli in cui si sviluppano i processi d’integrazione con la partecipazione della Russia. Si tratta soprattutto della SCO. “La crescita dei mutui investimenti in Russia e Cina è accompagnata dalla maggiore attività del business russo e cinese negli altri Paesi della SCO”, ha detto il presidente dell’Organizzazione internazionale dei creditori Robert Abdullin. “La crescita economica in questi Paesi è più favorevole di quanto lo sia nei Paesi industrializzati”. Paesi come India, Pakistan, Mongolia, Vietnam e loro vicini sarebbero naturalmente attratti dalla stretta collaborazione con la SCO, comprese le partnership nell’energia.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

FMI, BRICS e l’”ideale di potenza”

Dedefensa 17 aprile 2014

9thrtPresso gli “economisti”, secondo un’idea corrente, scrive Tyler Durden citando un testo di RTBH su Zerohedge del 16 aprile 2014, lo status degli Stati Uniti si quaglia e quindi anche la legittimità del FMI: “Gli economisti avvertono che la legittimità del FMI è in gioco, mentre il ruolo statunitense all’estero viene eroso“. Nel suo testo, Durden inizia con commenti introduttivi su due notizie: la minaccia della riduzione dello status degli USA in seno al FMI e l’evoluzione dell’iniziativa BRICS nel creare da sé propri FMI e Banca Mondiale. In entrambi i casi s’illustra il declino accelerato della potenza finanziaria strutturale degli Stati Uniti, che domina e manipola a piacimento le agenzie internazionali. “I Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) hanno compiuto progressi significativi nella creazione di strutture che potrebbero servire come alternativa a FMI e Banca Mondiale (dominati da Stati Uniti e Unione europea), secondo RBTH. Come riporta il WSJ, gli Stati Uniti perderanno il loro potere di veto sul comitato esecutivo del Fondo monetario internazionale nell’ambito di un piano considerato da alcune economie emergenti. I Paesi sono stufi dalla mancata  ratifica degli Stati Uniti, in quattro anni, dell’accordo per ristrutturare il creditore d’emergenza. Inoltre, perde credibilità sulla scena mondiale e, come il ministro delle Finanze del Brasile Mantega riassume, “il FMI non può rimanere paralizzato e rimandare i suoi impegni per la riforma“.”
Quindi spiega questo scontro in seno al FMI, dove gli Stati Uniti lottano da quattro anni contro le riforme strutturali che rimuoveranno parte della loro influenza. Il risultato è il programma degli “emergenti” (BRICS inclusi) che priverà gli Stati Uniti del veto, che in questo caso assicura la maggior parte del loro potere decisionale. È una tipica situazione di reciproca radicalizzazione, il rifiuto radicale degli Stati Uniti di perdere parte della loro influenza e la conseguente offensiva contro il loro potere decisionale. Possiamo quindi supporre che se gli Stati Uniti ancor più si radicalizzeranno sabotando con tutti i mezzi il piano degli “emergenti”, i BRICS giungeranno rapidamente a vedere nella loro iniziativa per avviare strutture finanziarie aggiuntive, un’iniziativa di rottura radicale, di passaggio dal complemento all’alternativa, e ben pesto dall’alternativa al confronto. In effetti, si potrebbe sostenere che questa ipotesi, per concretizzarsi, dipenda solo dagli aspetti tecnici e finanziari della creazione del loro equivalente al binomio FMI/Banca Mondiale… Il testo su RTBH (Russia Beyond the Headlines) di Olga Samofalova, del 14 aprile 2014, fornisce le ultime notizie sullo sviluppo delle organizzazioni avviato dai BRICS per formare il loro equivalente a FMI/Banca Mondiale… “I Paesi BRICS (…) hanno compiuto progressi significativi nella creazione di strutture che saranno alternative a Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale, dominati da Stati Uniti ed Unione europea. Un pool di valute di riserva in sostituzione del FMI, e una banca di sviluppo dei BRICS al posto della Banca Mondiale, saranno operativi al più presto nel 2015, ha detto l’ambasciatore russo itinerante Vadim Lukov. Il Brasile ha già elaborato una Carta per la Banca di sviluppo dei BRICS, mentre la Russia elabora accordi intergovernativi sull’impostazione della banca, ha aggiunto. Inoltre, i Paesi BRICS hanno già concordato l’importo del capitale autorizzato per le nuove istituzioni: 100 miliardi di dollari per ciascuna. “Colloqui sono in corso sulla distribuzione del capitale iniziale di 50 miliardi di dollari tra i partner e sulla localizzazione per la sede della banca. Ciascuno dei Paesi BRICS ha espresso grande interesse ad avere la sede sul proprio territorio”, ha detto Lukov. Si prevede che i contributi al pool delle valute di riserva saranno i seguenti: Cina, 41 miliardi dollari; Brasile, India e Russia, 18 miliardi dollari ciascuno; e Sud Africa, 5 miliardi. L’importo dei contributi riflette la dimensione delle economie dei Paesi. A titolo di confronto, le riserve del FMI, impostate dai diritti speciali di prelievo (DSP), attualmente ammontano a 238,4 miliardi o 369,52 miliardi di dollari. In termini di importi, la valuta di riserva per BRICS è, ovviamente, inferiore a quella del FMI. Tuttavia, 100 miliardi di dollari dovrebbero essere più che sufficienti ai cinque Paesi considerando che li FMI comprende 188 Paesi, che possono richiedere assistenza finanziaria in qualsiasi momento”.
Infatti… se la situazione con tutti i suoi elementi d’interesse e di potenza viene considerata dal punto di vista della comunicazione che influenza la percezione e la visione psicologica che trasmette tale percezione, elementi essenziali della dinamica dei cambiamenti strutturali della politica di oggi, come in molti altri settori che interessano le relazioni internazionali e l’evoluzione della civiltà, non c’è per noi alcun dubbio che la suddetta ipotesi si avvererà e che i Paesi BRICS attueranno le proprie strutture alternative in rottura alle strutture manipolate dagli Stati Uniti (con la complicità di altri Paesi del blocco BAO, certamente). Con questo metro, il destino del nuovo piano “emergente” per riformare il FMI non ha più l’importanza che aveva inizialmente, proprio come ha poche possibilità di riuscire nella sua dimensione reale, quella della redistribuzione del potere, davanti all’opposizione degli Stati Uniti che sembra completamente intrattabile e supportata da un concezione elevata dell’automatismo che non conosce compromessi. Questa valutazione è specifica nell’azione innescata dalla “grande potenza” (v. 9 aprile 2014), e quindi non si tratta nemmeno dei soli aspetti della comunicazione e della psicologia (non più delle componenti politiche e finanziarie), ma di metastoria. Parliamo di un riflesso fondamentale di ciò che è un sistema quasi-autonomo grazie a un’incontrollabile psicologia (degli Stati Uniti) bloccata nella loro concezione paralizzante dell’hubris; Insomma, parliamo del sistema.
È da quasi sei anni (dalla crisi finanziaria del 2008), che l’idea di una riforma del FMI è diventata urgente, proprio a causa della crisi finanziaria, da quattro anni la riforma è “sul tavolo”. Gli Stati Uniti di fatto bloccano questa riforma, potendolo fare per la loro posizione di forza legale, l’unica posizione consentita dall’ideale di potenza che considera solo ciò che l’avvantaggia o ne protegge senza compromessi il potere acquisito. Così hanno provocato questo movimento nel gruppo informale (BRIC o BRICS da quando il Sud Africa è entrato nel gruppo), che inizialmente aveva unità congiunturale e ambizione immediate. La resistenza incondizionata degli USA, arroganti se non indifferenti a situazioni diverse dalla propria, ha suscitato il rafforzamento naturale da BRICS, come in qualsiasi altra situazione, quando una richiesta si basa su una vera e propria potenza. Il paradosso è… che la situazione rafforza la potenza (dei BRICS), a sua volta ispirata all’ideale di potenza che infine diventa una forza ribelle a quella principale (gli Stati Uniti) sempre ispirata dall’ideale di potenza; così la produzione centrale dell’ideale di potenza viene sfidata da una produzione parallela di tale ideale di potenza. (Allo stesso modo, seguendo lo stesso percorso politico, diciamo che i BRICS hanno per obiettivo generale entrare nel sistema per raccogliere i frutti delle loro varie competenze, affrontando la resistenza egemonica degli Stati Uniti, o del blocco BAO, cioè i principali rappresentanti del sistema, sviluppando eventualmente azioni e politiche che s’identificano solo come antisistema). Appare chiaro che se gli Stati Uniti avessero sviluppato una posizione diversa, incline al compromesso, accettando la riforma del FMI senza lamenti, i contestanti attuali non si sarebbero raggruppati come hanno fatto e continuano a fare e ancor meno  avrebbero iniziato a sviluppare un’alternativa come fanno oggi. Invece, un processo d’integrazione della potenza avrebbe avuto luogo, che avrebbe potuto essere armonioso, e il sistema in generale ne sarebbe uscito rafforzato nella sua coesione, assorbendo i BRICS come tale (nuova forza costituente del FMI). La direzione è esattamente contraria. Lungi dall’essere un complemento al binomio FMI/Banca Mondiale, la struttura sviluppata in tali condizioni dai BRICS naturalmente diventa una struttura concorrente, sempre con la stessa ispirazione all’ideale di potenza che conduce all’opposizione al primo ideale di potenza, e di nuovo ricreando l’antagonismo sistema contro antisistema. Troviamo così la sostantivata ispirazione della ragione sovvertita dalla modernità, rappresentata dall’ideale di potenza, lo stesso processo logico delle attività di trasmutazione dall’attività da superpotenza che caratterizza il binomio FMI/Banca Mondiale a una situazione che distrugge tutti gli attori interessati alla partita, coloro già nel sistema e coloro che aspirano a entrarvi…
Così effettivamente vediamo, in generale, l’azione del raggruppamento BRICS. Non riteniamo, secondo i nostri piani, che questo gruppo si sviluppi per creare un’alternativa stabile, che avrebbe preso il posto di tutto ciò che è formato dal blocco BAO, stabilizzando il sistema e dicendo di aprire una “nuova era”. Per noi l’iniziativa BRICS, qualunque cosa i suoi membri vogliano e sebbene le loro intenzioni siano sempre sensibili alla possibilità di disposizione, è necessariamente una “lotta alternativa” che si scontrerà, e già si scontra, con l’opposizione del blocco BAO (Sistema) nel settore finanziario, come in tutti i settori, anche geopolitico (la Russia nel caso ucraino). L’ideale di potenza è questa concezione, tale falsa costruzione intellettuale che assegna a coloro che s’ispirano all’imperativo della vittoria con l’unico argomento della vittoria quale affermazione della potenza, così come la necessità di non cedere il potere quando s’é quasi onnipotenti. Nella parte che illustra l’approccio dei BRICS, il blocco delle potenze BAO, gli USA, ecc. nel cuore del sistema, è abbastanza grande da creare scontri la cui vittima principale sia il sistema stesso. Sempre secondo il processo superpotenza-distruzione. Il futuro dei BRICS non è inglobare il sistema e usarlo a proprio vantaggio (il sistema), cioè in realtà salvarlo, ma al contrario partecipare alla sua distruzione. Non è una strategia, una vendetta o l’asserzione di una predominanza, ma è una necessità metastorica.

BRICS_main_pic_tempTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Petro-Rublo russo sfida l’egemonia del dollaro USA. La Cina sviluppa il commercio eurasiatico

Peter Koenig Global Research, 8 aprile 2014

La Russia ha appena lanciato un’altra bomba, annunciando non solo il disaccoppiamento del commercio dal dollaro, ma anche che la commercializzazione dei suoi idrocarburi avverrà in rubli e nelle valute dei suoi partner commerciali, non più in dollari, vedasi La Voce della Russia.

BRICS-mapIl commerciale della Russia degli idrocarburi ammonta a circa un trilione di dollari all’anno. Altri Paesi, in particolare BRICS e BRICS-associati (BRICSA) potrebbe presto seguirne l’esempio e unirsi alla Russia, abbandonando il ‘petro-dollaro’ come unità per il trading di petrolio e gas. Ciò  potrebbe ammontare a decine di miliardi di perdite nella domanda annuale di petrodollari (il PIL degli Stati Uniti era circa 17 miliardi di dollari nel dicembre 2013), togliendo quanto meno un dente importante all’economia degli Stati Uniti. A ciò si aggiunge la dichiarazione di Press TV secondo cui la Cina riapre la vecchia Via della Seta come nuova rotta commerciale collegando Germania, Russia e Cina e permettendo di collegare e sviluppare nuovi mercati, specialmente in Asia centrale, dove il nuovo progetto porterà stabilità economica e politica, e nelle province occidentali della Cina, dove verranno create “nuove aree” di sviluppo. La prima sarà la Lanzhou New Area nel Gansu, una delle regioni più povere della Cina nordoccidentale. “Durante la sua visita a Duisburg, il presidente cinese Xi Jinping ha compiuto un colpo da maestro da diplomazia economica contrastando direttamente lo sforzo della fazione neo-conservatrice di Washington per suscitare un nuovo confronto tra NATO e Russia.” (Press TV, 6 aprile 2014)
Sfruttando il ruolo di Duisburg quale maggiore porto interno del mondo, snodo storico dei trasporti in Europa e centro dell’industria siderurgica della Ruhr in Germania, propone che Germania e Cina cooperino nella costruzione di una nuova “via della Seta economica” che colleghi Cina ed Europa. Le implicazioni della crescita economica per tutta l’Eurasia sono impressionanti“. Curiosamente i media occidentali hanno finora ignorato entrambi gli eventi. Sembra che ci sia il desiderio di accompagnare la falsità delle illusione e arroganza occidentali assieme al silenzio. La Germania, il motore economico d’Europa e quarta economia del mondo (PIL da 3600 miliardi dollari US), all’estremità occidentale del nuovo asse commerciale sarà la calamita che attirerà altri partner commerciali europei della Germania verso la Nuova Via della Seta. Ciò che appare come un futuro vantaggio per Russia e Cina, comporterà anche sicurezza e stabilità, ciò sarebbe una sconfitta letale per Washington. Inoltre, i BRICS si preparano a lanciare una nuova moneta, composta dal paniere di loro valute locali, da utilizzare nel commercio internazionale, nonché una nuova valuta di riserva, sostituendo un dollaro gravato dal debito e piuttosto inutile, una prodezza benvenuta nel mondo. Insieme con la valuta dei nuovi Paesi BRICS (A) arriverà un nuovo sistema di pagamento internazionale, sostituendo negli scambi SWIFT e IBAN, rompendo così l’egemonia della famigerata manipolatrice di oro e valuta di proprietà privata Banca dei regolamenti internazionali (BRI) di Basilea, in Svizzera, detta anche banca centrale di tutte le banche centrali. Per esserne sicuri, la BRI è un’istituzione di proprietà privata a scopo di lucro creata nei primi anni ’30, durante la grande crisi economica del 20° secolo. La BRI fu costituita proprio per questo scopo, controllare il sistema monetario mondiale insieme alla FED, anch’essa di proprietà privata dei Banksters di Wall Street, l’epitome della proprietà privata non regolamentata. La BRI è nota ospitare almeno una mezza dozzina di riunioni segrete all’anno, in cui partecipa l’élite mondiale per decidere il destino di Paesi e intere popolazioni. La sua scomparsa sarebbe un altro gradito nuovo sviluppo.
Con la nuova via commerciale e il nuovo sistema monetario in formazione, altri Paesi e nazioni, finora presi dagli artigli della dipendenza dagli Stati Uniti, accorreranno verso il ‘nuovo sistema’, isolando man mano l’economia industriale militare (sic) di Washington e la sua macchina da guerra della NATO. Questo mutamento economico potrà mettere l’impero in ginocchio senza spargere una goccia di sangue. Lo spazio per una nuova speranza di giustizia e maggiore uguaglianza, la rinascita di Stati sovrani, può sorgere trasformando la spirale delle tenebre in una di luce.

Peter Koenig è un economista ed ex-impiegato della Banca Mondiale. Ha lavorato a lungo nel mondo dell’ambiente e delle risorse idriche. Scrive regolarmente per Global Research, ICH, Voce della Russia e altri siti Internet. È autore di Implosion, racconto basato sui fatti e su 30 anni di esperienza in tutto il mondo.
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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti perseguono il caos generale: ora tocca all’Asia

Dedefensa, 9 aprile 2014

8860548Dato lo stato generale della situazione mondiale, rafforzata splendidamente dalla crisi ucraina, gli Stati Uniti cercano di capitalizzare l’estensione della svolta in Asia. Perché portare il caos anche in Asia? E’ vero che questa zona è un po’ indietro rispetto alla situazione europea, del Medio Oriente ed anche negli Stati Uniti, soprattutto in relazione alla situazione di Washington, dell’amministrazione Obama, del Congresso e della politica degli Stati Uniti, ecc. Si tratta di correttezza ed equilibrio. Questa è l’ipotesi che siamo portati a fare osservando la tensione ottenuta dagli Stati Uniti con le loro ultime dichiarazioni che promuovono solo il peggioramento delle cattive relazioni, in particolare tra Giappone e Filippine, da un lato, e Cina dall’altra. Il risultato è il progressivo indurimento della posizione della Cina contro gli Stati Uniti, con parole e giudizi di durezza mai vista, espresse in occasione della visita di Chuck Hagel in Cina e prima del viaggio  asiatico di Obama. Tyler Durden sviluppa un’osservazione della situazione su Zerohedge del 9 aprile 2014.
A quanto pare mettendo via i convenevoli diplomatici, i cinesi sono stati diretti con Chuck Hagel, mentre pone le basi per il viaggio in Asia del presidente Obama a fine mese (che dovrà visitare Giappone, Malesia e Filippine, tutti con conflitti territoriali diretti con la Cina). Come riporta Reuters, “Obama deve prestare seria considerazione a tale problema quando si tratta di Asia… La Cina ha già inviato questo messaggio durante gli incontri con Hagel”, ha detto Ruan Zongze, ex- diplomatico cinese presso l’Istituto di Studi Internazionali di Pechino, un think tank legato al ministero degli Esteri della Cina. “Gli Stati Uniti prendono una direzione che non vogliamo vedere, schierandosi con Giappone e Filippine, e la Cina è molto scontenta di ciò.” (…) Questi commenti dalla Cina sono senza precedenti… “il ministro della Difesa cinese Chang Wanquan ha detto ad Hagel che Washington dovrebbe frenare il Giappone e rimproverare le Filippine. Chang ha detto apertamente ad Hagel che “i cinesi non sono contenti” del sostegno degli Stati Uniti al Giappone e al Sud-Est asiatico, secondo una dichiarazione apparsa sul sito del ministero della Difesa cinese. L’influente tabloid Global Times, pubblicato dall’ufficiale Quotidiano del Popolo del Partito Comunista, ha scritto in un editoriale che tali parole forti “non sono state sentite molto in passato”.” Tyler cita ancora Ruan Zongze: “(I funzionari cinesi) sperano che la visita di Obama non sia usata per radunare altri Paesi contro la Cina. Se si ascolta la dura retorica dei vertici dell’amministrazione degli Stati Uniti, questa è una vera e propria preoccupazione.” “Loro (i funzionari cinesi) cercano di capire se è la bassa popolarità statunitense a spingere a fare commenti che non può fare il capo, o se ci si muove in un crescendo…” “Penso che ci sia la preoccupazione che tale dibattito possa essere influenzato in modo sostanziale se Obama facesse commenti molto espliciti in questo viaggio, che potrebbero capovolgere l’equilibrio interno e rendere più difficile per Xi sottolineare come fondamentale il rapporto sino-statunitense“.”
Naturalmente, tale atteggiamento degli Stati Uniti in Asia verso la Cina contrasta curiosamente con i loro sforzi per dividere Cina e Russia sulla crisi ucraina, come se non ci fosse un coordinamento tra queste due politiche; ovviamente l’ipotesi più accettabile è che il caos sia particolarmente florido nel governo degli Stati Uniti, come abbiamo visto. Pertanto, si prevede il rafforzamento dei legami tra la Cina e la Russia nelle rispettive crisi, dei BRICS, della Shanghai Cooperation Organization, ecc.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Scontro navale tra Corea del Nord e del Sud

Konstantin Asmolov Nuovo Oriental Outlook 09/04/2014

northkorea-8bf0bab48301cbf27686e2d795f8969354e64714-s6-c30Il 31 marzo 2014 c’è stato uno scontro a fuoco in mare tra Corea del Nord e del Sud, durante cui  nessuno è rimasto ferito. Ciò s’è verificato per i seguenti motivi:
A differenza degli anni precedenti, nel 2014, la Corea democratica ha fatto ricorso ad una risposta simmetrica allo svolgersi regolare delle esercitazioni militari di Corea del Sud e Stati Uniti nelle vicinanze del confine marittimo della Corea democratica, importante punto controverso. Il nocciolo della questione è che nel 1953, la frontiera terrestre fu decisa da entrambe le parti, mentre il confine marittimo fu imposto unilateralmente al Nord, lasciando la maggior parte del Mar Giallo, tra cui diverse isole d’importanza strategica, alla Corea del Sud. La Corea democratica non riconosce tale confine e sostene che vada stabilito più a sud. Quindi, c’è un contenzioso sulle acque tra i due Paesi.  Tale problema persiste ancora oggi. Nel 2007, nel corso di un summit tra i leader di Corea del Nord e del Sud, Kim Jong-il e Roh Moo-hyun s’incontrarono per risolvere il problema. L’equivalente di una zona demilitarizzata doveva essere aperta alle imbarcazioni civili di entrambi i Paesi. Tuttavia, nel 2008, il partito conservatore andò al potere in Corea del Sud abbandonando questi piani. Il confine marittimo rimase fonte di tensioni. Ciò divenne più evidente nel 2010, durante l’incidente con la corvetta Cheonan e il bombardamento di Yeonpyeong.
Nell’incidente che ha avuto luogo alla fine di marzo, i nordcoreani inizialmente lanciarono diversi missili a corto raggio. Poi, secondo i militari della Corea del Sud, lanciarono due missili Rodong, dei missili balistici. Ciò portò ad una “condanna de jure” da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e alla prevedibile reazione della Corea democratica. Infine, la Corea democratica ha annunciato un’esercitazione dell’artiglieria dopo aver informato il Sud e “chiuso” l’area in cui i proiettili dovevano cadere. La maggior parte cadde nelle acque della Corea del Nord, ma alcuni di essi (i dati differiscono) caddero sulle acque contese. La presidentessa Park Geun-hye e i rappresentanti della leadership militare della Corea del Sud affermarono ripetutamente che, “Replicheremo adeguatamente alle provocazioni della Corea del Nord“. Ciò causò il bombardamento sudcoreano delle acque nordcoreane, dopo l’evacuazione della popolazione dalle isole nella zona del possibile conflitto, nel caso in cui la Corea democratica rispondesse. Sulla base dei dati attuali, tuttavia, la situazione non degenerava. Tutti i bombardamenti finirono nelle acque ed entrambe le parti fecero i dovuti appelli ad evitare provocazioni. Anche se non è chiaro come la situazione si svilupperà, i mass media sudcoreani hanno riferito razionalmente, sottolineando che i sud-coreani furono informati delle imminenti esercitazioni d’artiglieria. In questo contesto, si dovrebbe prestare attenzione alla pronta risposta della Cina. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hong Lei, quel giorno ha invitato le parti interessate nella penisola coreana a mantenere sobrietà, moderazione e cautela, nelle parole e negli atti, per evitare un’ulteriore escalation del conflitto. Questo è un buon segno, dato che le prime relazioni sul bombardamento fecero riferimento al bombardamento del 2010, quando a causa di un errore tecnico avutosi durante un’esercitazione, e al desiderio di superiorità, le acque nordcoreane furono bombardate. La Corea democratica in risposta bombardò la base militare più vicina della Corea del Sud. Nel bombardamento due soldati e due operai militari furono uccisi. Sebbene la reazione della Corea del Sud dimostrasse scarsa preparazione, rispose al bombardamento infliggendo al nemico dei danni. Ciò fu seguito dal netto peggioramento della situazione, bloccato da una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU convocato da Russia e Cina. Il caso fu risolto senza spargimento di sangue.
Le relazioni inter-coreane oggi sono una combinazione di due tendenze opposte, dichiarazioni di pace e fiducia combinate ad azioni contrastanti. La situazione sarà descritta più in dettaglio nei prossimi articoli, ma vale la pena notare ora che la prudenza dei militari e dei politici di entrambi i Paesi sono volte ad evitare un’escalation del conflitto. Anche se le esercitazioni della Corea del Sud prevedono azioni offensive, compreso l’uso di vettori nucleari, e la Corea del Nord non esclude lo svolgimento di test nucleari in risposta ad ulteriori provocazioni da parte del Sud, non vi è stato alcun aggravarsi della situazione in questo momento, ed è una buona cosa.

NLL-and-DPRK-alternativeKonstantin Asmolov, PhD, Senior Fellow presso il Center for Korean Studies dell’Institute for Far Eastern Studies, in esclusiva per la rivista online “Nuovo Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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