La guerra delle sanzioni: Washington minaccia la Russia sull’”accordo anti-petrodollari”

Mosca si vendica, accordi commerciali bilaterali con “il Gold Standard dei Petro-Rubli”
Tyler Durden Global Research, 5 aprile 2014

Russia100rubles04frontSulla scia del possibile “Santo Graal” dell’accordo gasifero tra Russia e Cina (2) e dell’accordo Russia-Iran sul “baratto” petrolifero (3), sembra che gli Stati Uniti siano molto preoccupati per l’onnipotenza del loro petrodollaro.
- Gli USA avvertono Russia e Iran contro il possibile accordo petrolifero
- Gli USA dicono che tale accordo innescherebbe delle sanzioni
- Gli USA hanno espresso preoccupazioni al governo iraniano tramite ogni canale
Abbiamo il sospetto che le sanzioni avranno più denti di pochi divieti di visto, ma come abbiamo notato in precedenza, è altrettanto probabile che sarà un’altra epica debacle geopolitica dovuta a ciò che originariamente doveva essere una dimostrazione di forza, che invece si trasforma rapidamente nella definitiva conferma della debolezza. Come abbiamo spiegato all’inizio della settimana, la Russia sembra perfettamente felice di far capire di essere disposta ad utilizzare il baratto (e “il cielo non voglia” l’oro) e prossimamente altre valute “regionali”, al posto del dollaro statunitense, a scorno invece di quanto previsto dal blocco occidentale, che sembra essere fallito danneggiando perciò l’intoccabilità del Petrodollaro…
Se Washington non fermerà questo accordo, sarà il segnale per gli altri Paesi che gli Stati Uniti non rischieranno ulteriori dispute diplomatiche a spese delle sanzioni“. Ed ecco Voce della Russia, “la Russia si prepara ad attaccare il petrodollaro”: “ La posizione del dollaro come valuta di base del commercio globale dell’energia fornisce agli Stati Uniti una serie di vantaggi sleali. Sembra che Mosca sia pronta ad evitare tali vantaggi”. (4) I “petrodollari” sono uno dei pilastri della potenza economica degli USA perché creano la forte domanda estera di banconote statunitensi, permettendo agli Stati Uniti di accumulare impunemente enormi debiti. Se un acquirente giapponese compra un barile di petrolio saudita, deve pagarlo in dollari anche se nessuna compagnia petrolifera statunitense tocca quel barile. Il dollaro da tempo ha una posizione dominante nel commercio globale, tanto che anche i contratti sul gas della Gazprom con l’Europa hanno prezzi e sono pagati in dollari statunitensi. Fino a poco prima, una parte significativa degli scambi UE-Cina avveniva in dollari. Ultimamente, la Cina ha tentato, presso i BRICS, di sloggiare il dollaro dalla posizione di prima valuta globale, ma la “guerra delle sanzioni” tra Washington e Mosca ha dato impulso al tanto atteso lancio del petrorublo sottraendo le esportazioni energetiche russe alla valuta statunitense. I principali sostenitori di questo piano sono Sergej Glazev, consigliere economico del presidente russo, e Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft, la maggiore compagnia petrolifera russa e stretto alleato di Vladimir Putin. Entrambi assai decisi nel tentativo di sostituire il dollaro con il rublo russo. Ora, alcuni alti funzionari russi portano avanti il piano.
In primo luogo, è stato il ministro dell’Economia Aleksej Uljukaev a dire al notiziario Russia 24 che le compagnie energetiche russe dovrebbero abbandonare il dollaro. “Devono essere più coraggiose firmando contratti in rubli e valute dei Paesi partner“, ha detto. Poi il 2 marzo, Andrej Kostin, amministratore delegato della statale VTB Bank, ha dichiarato alla stampa che Gazprom, Rosneft e Rosoboronexport, azienda statale specializzata nelle esportazioni di armi, inizieranno ad operare in rubli. “Ho parlato con le direzioni di Gazprom, Rosneft e Rosoboronexport e non sono preoccupate di passare al rublo per l’esportazione. Hanno solo bisogno di un meccanismo per farlo“, ha detto Kostin ai partecipanti della riunione annuale dell’Associazione delle banche russe. A giudicare dalla dichiarazione fatta nella stessa riunione da Valentina Matvenko, speaker della Camera alta del Parlamento russo, è lecito ritenere che nessuna risorsa verrà risparmiata per creare tale meccanismo. “Alcuni decisori ‘teste calde’ hanno già dimenticato che la crisi economica globale del 2008, che colpisce ancora il mondo, ha avviato il crollo di alcuni istituti di credito di Stati Uniti, Gran Bretagna e altri Paesi. Questo è il motivo per cui riteniamo che eventuali azioni finanziarie ostili siano una lama a doppio taglio e anche il minimo errore gli tornerà contro come il boomerang degli aborigeni“, ha detto. Sembra che Mosca abbia deciso il responsabile del “boomerang”. Igor Sechin, l’amministratore delegato di Rosneft, nominato a presiedere il consiglio di amministrazione della Borsa di San Pietroburgo, una borsa specializzata. Nell’ottobre 2013, intervenendo al World Energy Congress in Corea, Sechin ha chiesto un “meccanismo globale per il commercio del gas naturale” e suggerito che “era opportuno creare una borsa internazionale tra i Paesi partecipanti, in cui le operazioni possano essere registrate in valute regionali“. Ora, uno dei leader più influenti della comunità di commercio energetico globale ha lo strumento perfetto per realizzare questo piano. Una borsa in cui i prezzi di riferimento del petrolio e del gas naturale russi saranno fissati in rubli anziché in dollari, infliggendo un forte colpo ai petrodollari. Rosneft ha recentemente firmato una serie di grandi contratti per le esportazioni di petrolio in Cina ed è prossima a firmare un “accordo jumbo” con le aziende indiane. In entrambe le occasioni non si parla in dollari. Reuters riferisce che la Russia è prossima a una transazione beni-per-petrolio con l’Iran che darà a Rosneft circa 500000 barili di petrolio iraniano al giorno da vendere sul mercato globale. Casa Bianca e russofobi del Senato sono lividi e cercano di bloccare la transazione perché apre certi serissimi scenari sgradevoli per i petrodollari. Se Sechin decide di vendere il petrolio iraniano in rubli attraverso la borsa russa, tale mossa aumenterà le possibilità del “petrorublo” di danneggiare i petrodollari.
Si può dire che le sanzioni statunitensi hanno aperto il vaso di Pandora dei problemi per la banconota statunitense. La rappresaglia russa sarà sicuramente spiacevole per Washington, ma cosa succederà se altri produttori e consumatori del petrolio decidessero di seguire l’esempio della Russia? Il mese scorso la Cina ha aperto due centri per elaborare i flussi commerciali in yuan, a Londra e a Francoforte. I cinesi preparano una mossa simile contro il biglietto verde? Lo scopriremo presto. Infine, chi è curioso di ciò che può succedere, non solo in Iran, ma in Russia, è invitato a leggere “Dal petrodollaro al petro-oro: Gli Stati Uniti cercano di tagliare l’accesso dell’Iran all’oro“. (5)

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

NATO, Russia: armi o diplomazia

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 04/04/2014

10172725La NATO deve avere una presenza costante nei Paesi che si sentono “vulnerabili” alla Russia, ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama il 26 marzo in una riunione con i capi europei a Bruxelles. Obama ha insistito sul fatto che i piani d’emergenza dovevano essere esaminati ed “aggiornati” per “fare più nell’assicurare la presenza regolare della NATO in alcuni di quei Stati che possano sentirsi vulnerabili”. Le osservazioni sono state fatte durante il tour in Europa del presidente degli Stati Uniti. Gli alleati della NATO scattarono sull’attenti, battendo i tacchi e dicendo: “Sissignore”. L’1-2 aprile 2014 i ministri degli Esteri si sono riuniti per la prima volta da quando la Crimea ha aderito alla Russia. Il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha detto che le azioni della Russia indicano che non si “continuerà come prima”. “Così oggi, sospendiamo ogni cooperazione pratica con la Russia, militare e civile”, ha detto in conferenza stampa. La NATO ha rilasciato una forte dichiarazione che condanna l’“annessione illegale” alla Russia della regione di Crimea dell’Ucraina. L’alleanza ha sospeso ogni forma di cooperazione pratica con la Russia per l’Ucraina e ordinato ai pianificatori militari di elaborare misure volte a rafforzarne le difese e rassicurare i membri est europei. Le misure potrebbero includere l’invio di soldati ed equipaggiamento della NATO negli alleati dell’Europa orientale, ulteriori esercitazioni, garantendo che la forza di reazione rapida della NATO sia dispiegata più velocemente e rivedere i piani militari della NATO. I pianificatori militari torneranno con proposte dettagliate tra poche settimane. Vi è una vasta gamma di opzioni da studiare. Ad esempio, si prevede di aprire basi militari permanenti negli Stati baltici. L’aviazione della NATO prenderà parte a pattugliamenti aerei nella regione dopo che le esercitazioni di routine hanno assunto nuovo significato per la crisi. Diversi membri dell’alleanza, compresi Stati Uniti, Regno Unito e Francia, hanno offerto altri aerei militari. La NATO offre all’Ucraina maggiore accesso alle esercitazioni dell’alleanza e sostegno per lo sviluppo dell’esercito. L’operazione congiunta di addestramento antidroga in Afghanistan si concluderà dopo che la sessione attuale scadrà. Il programma per la fornitura di pezzi di ricambio e addestramento per gli elicotteri di fabbricazione russa forniti alle forze afghane finiranno anche. L’iniziativa congiunta di condivisione dei dati radar tra i Paesi ai confini della NATO vedrà spenta la parte russa dell’operazione. La missione della Russia presso la NATO rimarrà aperta e il blocco è disposto a parlare con i russi a livello di ambasciatori od oltre, ma è chiaro che se ci dovessero essere futuri colloqui, l’Ucraina sarà in cima all’ordine del giorno. In un comunicato congiunto che annuncia la sospensione della cooperazione, i ministri hanno detto che il dialogo politico in seno al Consiglio NATO-Russia potrebbe continuare, “se necessario a livello di ambasciatori e soprattutto per permettere di scambiare punti di vista, prima di tutto su questa crisi”. I capi della politica estera europei hanno anche detto che avrebbero rivisto le relazioni della NATO con la Russia nella prossima riunione di giugno.
La NATO e l’Ucraina intensificheranno la cooperazione e promuoveranno le riforme della Difesa in Ucraina attraverso addestramento e altri programmi. L’Ucraina ha dato alla NATO una lista dei desideri delle “attrezzature tecniche” necessarie alle proprie forze armate, che non comprende armi, come ha detto il ministro degli Esteri dell’Ucraina Andrej Deshitsja in conferenza stampa dopo l’incontro con i ministri della NATO. Ha detto che la NATO avrebbe inviato degli esperti a Kiev la prossima settimana per vedere di cosa ha bisogno l’Ucraina. Europa e Stati Uniti collaborano per ridurre la dipendenza dell’Ucraina dall’energia russa sviluppando fonti alternative di gas naturale. Il segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry ha detto: “lavoriamo in sincronia per aiutare l’Ucraina a trasportare gas naturale in Polonia e Ungheria e sviluppare una rotta attraverso la Slovacchia”, aggiungendo che gli Stati Uniti sperano anche di esportare più gas naturale in futuro. “Gli sviluppi in Ucraina hanno messo i problemi della sicurezza energetica sulla ribalta e dimostrano la necessità di rafforzare la sicurezza energetica in Europa”, ha detto una dichiarazione congiunta rilasciata dal Consiglio energetico UE-USA tenutosi a Bruxelles, a fianco dei colloqui NATO. Separatamente, la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha votato in massa sostenendo un disegno di legge che fornisce aiuti all’Ucraina e impone sanzioni alla Russia per la Crimea. Il disegno di legge passa ora al presidente Barack Obama per la firma. In un comunicato, la Casa Bianca ha detto che il presidente ha accolto con favore la mossa. “Questa legislazione ci permetterà di fornire un sostegno fondamentale all’Ucraina attraverso garanzie sui prestiti che faciliteranno l’accesso ai finanziamenti necessari per l’Ucraina, mentre ci vogliono passi essenziali per ripristinare la stabilità economica e riavere crescita e prosperità”, si leggeva. Nel frattempo, il segretario alla Difesa statunitense Chuck Hagel ha detto che Washington avrebbe intensificato la cooperazione militare con la Polonia e gli Stati baltici per mostrare solidarietà agli alleati nella crisi in Ucraina. “Il dipartimento della Difesa avanza misure per sostenere i nostri alleati”, ha detto Hagel al Comitato dei Servizi Armati del Senato.

Pianificazione militare
I pianificatori militari hanno avuto dai ministri degli esteri della NATO l’ordine di studiare le opzioni militari. La possibilità di potenziali installazioni per le forze di terra, mare e aria viene studiata. L’elemento aereo ha già iniziato con il rafforzamento dei pattugliamenti della NATO sulle repubbliche baltiche e le esercitazioni dell’US Air Force con il suo omologo polacco. Altri  aeromobili potrebbero presto essere inviati. Secondo Der Spiegel, la Germania valuta se inviare 6 velivoli per il pattugliamento dello spazio aereo dell’Europa orientale, e il numero totale di aerei NATO nella regione sarà almeno raddoppiato, dice l’articolo. Il portavoce del ministero della Difesa tedesco ha detto a Reuters che tale questione sarà decisa dai politici, ma ha confermato che l’esercito potrebbe prendere parte ai pattugliamenti degli aerei AWACS dello spazio aereo di Romania e Polonia, così come ai voli di addestramento nell’ambito della missione di polizia aerea della NATO sul Baltico. L’alleanza cerca come poter utilizzare le sue forze navali e anche come dispiegare le forze di terra. L’elenco delle opzioni dovrebbe essere pronto entro il 15 aprile. Il generale Philip Breedlove, comandante supremo alleato della NATO in Europa e capo del Comando europeo delle forze armate USA, ha detto che “monitora il pieno impiego delle prossime esercitazioni della NATO” per vedere se si possono rafforzare. Il presidente romeno Traian Basescu ha detto che gli Stati Uniti avevano chiesto di aumentare il numero di truppe e aerei di stanza in una base aerea nel Paese, che confina con l’Ucraina. Nei prossimi giorni, 175 marine di Camp Lejeune in North Carolina saranno inviati in Romania, nell’ambito dello sforzo per rinforzare la presenza del Corpo dei marine in Europa per affrontare imprevisti. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha detto che il ritmo con cui la NATO aumenta la sua presenza militare in Polonia è insoddisfacente. Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, che ha detto in precedenza che sarebbe stato soddisfatto se la NATO inviasse due brigate pesanti in Polonia, ha detto nella riunione della NATO che avrebbe accolto tutte le forze della NATO stanziatevi.
Come il Guardian ha riferito, un documento riservato di sette pagine diffuso dal settimanale tedesco Der Spiegel, propone esercitazioni e addestramento congiunti tra l’alleanza e tre Paesi (Armenia, Azerbaigian e Moldavia) per migliorare l’“interoperabilità” dei militari con la NATO ed espanderne la partecipazione alle operazioni di “difesa intelligente” della NATO. Il documento ha inoltre proposto l’apertura di un ufficio di collegamento della NATO in Moldova, di fornire addestramento all’Armenia e dei programmi in Azerbaigian per assicurare i giacimenti di petrolio e di gas sul Mar Caspio. Un certo numero di esercitazioni si svolgerà in Ucraina quest’anno, tra cui: l’esercitazione di squadriglie aeree ucraino-polacche, le esercitazioni ucraino-polacche Ordine 2014 di unità di polizia militare, le esercitazioni ucraino-statunitensi Rapid Trident 2014, le esercitazioni aeree ucraino-polacche Cieli sicuri 2014, le esercitazioni ucraino-statunitensi Sea Breeze 2014, le esercitazioni multinazionali Light Avalanche 2014, le esercitazioni multinazionali delle unità di fanteria di montagna Carpazi 2014, e le esercitazioni Sud 2014 di unità meccanizzate ucraino-moldavo-rumene.

Il miele è dolce, ma le api pungono
A seguito della riunione della NATO, il ministro degli esteri polacco Radoslaw Sikorski, il cui Paese ha guidato lo sforzo per avvicinare Kiev all’UE, ha detto ai giornalisti che “il resto d’Europa non è sempre con noi”. Praticamente nessuno nei circoli ufficiali dell’UE, dell’Est o dell’Ovest, vuole la NATO in Ucraina. La Russia è il quarto partner commerciale della Germania, al di fuori dell’Unione europea, e suo maggiore fornitore di energia. Tra le aziende francesi con investimenti in Russia c’è la Renault, in parte di proprietà del governo francese. Attraverso una partnership con Nissan, quest’anno Renault ha avviato l’aumento di quasi il 75 per cento della partecipazione nella grande fabbrica automobilistica della Russia. Il 2 aprile, il quotidiano estone Ohtuleht ha pubblicato un editoriale che esprime preoccupazione sui legami economici tra la Russia e le economie dell’Europa occidentale dipendenti dalle sue forniture di gas. “Quale governo oserà suggerire ai propri elettori di trascorrere il prossimo inverno in un appartamento freddo solo per una penisola che nessuno sa indicare sulla mappa?” Andrejs Pildegovics, segretario di Stato per gli Esteri della Lettonia, ha detto che la sua nazione cerca di costruire il consenso alla soluzione diplomatica, mantenendo “le sanzioni sul tavolo”. “L’Ucraina non è un membro della NATO, non è sotto l’ombrello nucleare e non ci sono obblighi di proteggerla”, ha detto. Il Washington Post avverte che l’occidente può essere controbilanciato. Dice che la Russia concentrerà le risorse sul lancio dell’Unione eurasiatica, il prossimo anno. L’articolo nota, “Questa nuova alleanza non è il ritorno dell’Unione Sovietica, è geograficamente molto più ambiziosa, le esportazioni russe di petrolio e materiale militare aiuteranno l’Unione Eurasiatica ad assemblare un capitale geopolitico ben oltre i confini europei”, sottolineando un punto molto importante con cui fare i conti trattando la questione, “Pochissime nazioni possono produrre le armi e l’energia di cui hanno bisogno. Tra queste la Russia. India e Cina, ad esempio, hanno grandi forze militari che dipendono dalla tecnologia russa. Gazprom mette a punto un massiccio accordo sul gas con la Cina, basandosi su un accordo petrolifero precedente, e Rosneft ricerca un accordo a lungo termine con l’India. Nessuna di esse è stata in disaccordo con la Russia sulla scena internazionale; entrambe sono tra le 69 nazioni che non hanno condannato il “referendum” della Crimea alla Nazioni Unite”. Il Washington Post osserva che la Russia è ampiamente supportata in Europa dalle forze di destra e conservatrici. Potranno uscire vincenti nel voto di maggio per il Parlamento europeo, formando un dirompente blocco anti-EU e pro-Russia. Il giornale sollecita, “l’UE demoralizzata e divisa contrasterà la promessa  lanciata dall’Unione Eurasiatica. Il suo appello andrebbe ben al di là dei benefici commerciali e di traffico, magari promuovendo una valuta di riserva alternativa minando le istituzioni internazionali dominate dall’occidente”. La Russia ha ampi legami con India, Cina e Vietnam, fornisce grande supporto materiale a Siria, Iran e Venezuela e guida i rapporti con i Paesi BRICS. Insieme, questi Paesi rappresentano oltre il 20 per cento della produzione economica globale. Il giornale avverte che “la loro cooperazione potrebbe trasformarsi in un’alleanza militare con capacità di proiezione”.

La Russia invoca la ragione: far lavorare la diplomazia
Il 2 aprile, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha parlato per telefono con il segretario di Stato USA John Kerry. Esprimendo preoccupazione per le decisioni prese dalla NATO “che non aiutano l’attuazione di questi compiti”. Lavrov non ha annunciato alcuna misura di ritorsione, e ha sottolineato la necessità di sforzi congiunti per promuovere il “dialogo in Ucraina” sull’unità nazionale. Un alto funzionario del dipartimento di Stato ha detto che Kerry ha ribadito l’obiettivo della de-escalation della crisi e ha chiesto colloqui tra i governi russo e ucraino. “Il linguaggio delle dichiarazioni assomiglia piuttosto alla giostra verbale della Guerra Fredda”, ha detto in un comunicato il portavoce del ministero degli Esteri Aleksandr Lukashevich, osservando che la NATO prese tale decisione nella guerra della Russia contro la Georgia nel 2008, e poi riprese la cooperazione di sua spontanea volontà. “Non è difficile immaginare chi ci guadagnerà dalla sospensione della cooperazione tra la Russia e la NATO nella lotta a minacce e sfide moderne alla sicurezza internazionale ed europea, in particolare nella lotta contro terrorismo, pirateria, catastrofi naturali e di origine antropica”, ha detto Lukashevich. “In ogni caso, non saranno certamente la Russia o gli Stati membri della NATO”. Nel frattempo Mosca ha respinto le accuse della NATO che la Russia stia rimuginando piani aggressivi contro i Paesi occidentali. “Le rivendicazioni sui piani presumibilmente aggressivi di Mosca che minacciano i Paesi della NATO sono assolutamente infondate”, così l’agenzia Interfax citava l’inviato russo presso la NATO Aleksandr Grushko. Grushko ha aggiunto: “le mosse della NATO per proteggere i Paesi dell’Europa orientale non hanno senso”. La NATO ha iniziato le esercitazioni aeree il 1° aprile sulla repubblica ex-sovietica della Lituania con atterraggi di emergenza ed operazioni di ricerca e salvataggio. “Lo scopo di tali esercitazioni è risvegliare gli istinti da Guerra Fredda e dimostrare la necessità della NATO nelle condizioni di sicurezza attuali”, ha detto Grushko, aggiungendo che la Russia “in ogni caso” prenderà tutte le misure necessarie per garantire in modo affidabile la propria sicurezza. “Gli istinti da guerra fredda si sono risvegliati nella NATO, adottandone la retorica conseguente”, citava Aleksandr Grushko la pagina Twitter ufficiale della missione della Russia presso la NATO. “‘L’alleanza è in pericolo!’ Sembra che i contribuenti dovranno pagare i giochi militari”, ha detto. “L’ultima volta (nel 2008) ci fu un congelamento di tre mesi, e lo scongelamento a dicembre”, ha detto riferendosi alla breve guerra della Russia con la Georgia. “Cosa posso dire: è una guerra fredda, quindi sono ancora congelati”, ha scritto su Twitter.
Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha detto che la Russia voleva risposte dalla NATO sulle attività dell’alleanza militare occidentale in Europa orientale. “Abbiamo rivolto domande all’alleanza militare del Nord Atlantico. Non solo aspettiamo risposte, ma che siano completamente basate sul rispetto delle regole concordate”, ha detto Lavrov in una conferenza congiunta con l’omologo kazako. Ha detto che la Russia ha il diritto di spostare truppe sul suo territorio e che le forze attualmente vicine al confine con l’Ucraina sarebbero rientrare nelle loro basi permanenti dopo aver compiuto le esercitazioni militari.
Bisogna fare i conti la realtà e i fatti della vita. La NATO dovrebbe pensarci seriamente prima di seguire il sentiero del confronto aperto con la Russia, invece di usare la diplomazia per risolvere le differenze e trovare un terreno comune per affrontare la questione ucraina in modo positivo.

1920174La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ministro della difesa russo sostenuto dal suo omologo cinese

Reseau International 4 aprile 2014
CHINA-BEIJING-XU QILIANG-RUSSIAN DEFENSE MINISTER-MEETING (CN)A Kajrakum (Tagikistan) il 4 aprile si svolge la riunione dei ministri della Difesa della Shanghai Cooperation Organization (SCO) con la partecipazione del ministro della Difesa della Federazione Russa, Generale Sergej Shojgu, del ministro della Difesa della Repubblica del Kazakhstan Adilbek Jaksibekov, del ministro della Difesa della Repubblica popolare cinese, Colonnello-Generale Chang Wanquan, del ministro della Difesa della Repubblica del Kirghizistan Talajbek Omuralaev, del ministro della Difesa della Repubblica del Tagikistan, Tenente-Generale Sherali Mirzo, del Primo Viceministro della Difesa della Repubblica di Uzbekistan, Tenente-Generale Bahodyr Tokhmatov.
I ministri della Difesa dei Paesi aderenti alla SCO hanno discusso i risultati della cooperazione nel 2013 e l’ulteriore sviluppo delle relazioni militari. Le parti hanno scambiato opinioni sulle questioni di attualità nella sicurezza internazionale e regionale. Un altro argomento è stato discusso: la preparazione delle esercitazioni antiterrorismo congiunte per le “missioni di pace”, che si terranno quest’anno sul territorio della Repubblica Popolare Cinese.
Parlando al vertice, il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha discusso la situazione in Ucraina: “La minaccia per lo Stato ucraino è la profonda crisi politica ed economica, non la Russia. Vediamo di uscire dalla crisi solo con una soluzione politica sulla base degli interessi e dei diritti del popolo di Ucraina“. Il capo del Ministero della Difesa russo ha preso atto, con rammarico, che in quel Paese è stato applicato lo scenario elaborato nella “primavera araba”, e che le nuove miopi misure ucraine possono causare il crollo dello Stato. “La vittoria nella direzione a Kiev di neonazisti che promuovono il sentimento anti-russo può trasformarsi in tragedia non solo per l’Ucraina, ma anche per l’Europa“, ha detto il ministro della Difesa russo. Una situazione molto più difficile, ha detto il Generale Sergej Shojgu, emerge nelle regioni orientali e meridionali dell’Ucraina, “dove i nazionalisti cercano di imbavagliare la popolazione russofona, anche con la violenza“. “Il popolo di Crimea in questa situazione ha sollevato la questione con fermezza e senza compromessi, con il referendum per la riunificazione con la Russia seguito dall’83% dei cittadini, e approvata con oltre il 97% dei voti“, ha ricordato il ministro della Difesa russo, rilevando che il referendum si è svolto nel pieno rispetto delle procedure democratiche e delle norme del diritto internazionale, come è stato confermato dagli osservatori internazionali. “Nessuno nega i risultati del referendum e dell’affluenza, ma il risultato della volontà della Crimea semplicemente non viene riconosciuta. Secondo certe forze la Crimea ha votato illegalmente la secessione da Ucraina, ma meno di 10 anni fa, il tribunale dell’ONU ha riconosciuto che il Kosovo non violava il diritto internazionale. È un doppio standard“, ha detto il capo del ministero della Difesa russo. Ulteriore tensione, ha detto il Generale Sergej Shojgu, è stata creata dall’isteria su una presunta occupazione russa dalle regioni orientali dell’Ucraina, così come dalla retorica di Stati Uniti e di certi Paesi europei contro la Russia. Il ministro della Difesa russo ha detto che la Russia ringrazia tutti coloro che hanno espresso comprensione per il suo operato in Crimea, “Grazie colleghi per il vostro supporto. La solidità della nostra posizione si basa sulla volontà di milioni di persone volte all’unità nazionale e sul sostegno delle principali forze politiche e sociali“, ha detto il Generale Sergej Shojgu.
A Kajrakum inoltre s’è tenuto un incontro bilaterale tra il ministro della Difesa russo e il ministro della Difesa della Repubblica popolare cinese, Colonnello-Generale Chang Wanquan. Il Generale Shojgu ha espresso gratitudine alla leadership cinese nel sostenere la posizione della Russia sulla Crimea. Il capo del ministero della Difesa russo ha detto che la Russia e la Cina sono legate da rapporti di partnership strategica da molti decenni amichevoli e costruttivi. “Penso che i nostri incontri contribuiscano anche a rafforzare i partenariati reciprocamente vantaggiosi“, ha detto il ministro della Difesa russo. A sua volta, il ministro della Difesa cinese ha espresso preoccupazione per “la proliferazione delle rivoluzioni colorate in certe regioni del mondo“. Ha aggiunto che i contatti tra i militari governativi di Russia e Cina ispirano la natura durevole che le parti sono disposte a sviluppare ulteriormente.
La Cina ha dato un suggerimento molto chiaro e forte: sosterrà tutte le iniziative per contrastare le rivoluzioni russe fomentate dall’occidente nel suo ambiente, soprattutto nei Paesi dell’Asia centrale, e la cooperazione militare russo-cinese non sarà influenzata dagli eventi in Ucraina, al contrario. Dato il ruolo dell’Esercito popolare di liberazione nel sistema governativo cinese (ricordiamo che il presidente della Commissione militare centrale del PC cinese è il Segretario Generale Xi Jinping), questo avviso dovrebbe essere preso molto sul serio in occidente.

20110329105145Fonti:
Function.mil.ru
Arms-expo.ru
Le Monde Russe

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La soluzione Renminbi: l’egemonia del dollaro sfidata da Cina e Germania

Global Research, 1 aprile 2014
PKLa parola dollaro non compare neanche. “Il volume di operazioni che possono essere effettuate in valuta cinese nei centri finanziari internazionali e tedeschi non è commisurato all’importanza della Cina nell’economia globale“, ha spiegato la Bundesbank in modo asciutto a Berlino, dopo aver firmato un protocollo d’intesa con la Banca popolare di Cina. Il Presidente Xi Jinping e la cancelliera Angela Merkel assistevano. Era una faccenda seria, tutti sapevano di cosa si tratta e  nessuno osava dirlo. L’accordo precisa che le due banche centrali dovrebbero cooperare su compensazione e regolamento dei pagamenti in renminbi, allontanandosi dall’egemonia del dollaro quale valuta di pagamento e riserva. Non è un accordo tra la Cina e un centro finanziario prestanome come il Lussemburgo o Londra che lavorano su accordi simili, ma tra due dei più grandi esportatori mondiali, dal commercio bilaterale di quasi 200 miliardi dollari nel 2013. Le società tedesche hanno investito massicciamente in Cina negli ultimi 15 anni. E di recente, le società cinesi, molte delle quali almeno in parte di proprietà statale, hanno iniziato a rastrellare  nuovo denaro in Germania.
La “soluzione dei pagamenti in renminbi”, un meccanismo reale di pagamenti bancari o di camera di compensazione, non è stata ancora decisa, ma sarà un passo importante per la Cina per internazionalizzare il renminbi e affossare la dipendenza dal dollaro. È Francoforte, città “patria di due banche centrali“, come il membro del comitato esecutivo della Bundesbank Joachim Nagel ha sottolineato, che ne fa “un luogo particolarmente adatto“. Come valuta dei pagamenti mondiale, il renminbi è ancora piccolo ma cresce a passi da gigante: a febbraio, il cliente ha avviato pagamenti istituzionali in uscita e in entrata in RMB, che rappresentavano solo l’1,42% del traffico, ma fissando un nuovo record, secondo SWIFT, la cooperativa infiltrata dalla NSA che collega oltre 10000 banche, aziende, NSA e altre agenzie d’intelligence di tutto il mondo. Nonostante il peso  della Cina, seconda maggiore economia, lo yuan è solo all’ottavo posto come valuta dei pagamenti, dietro il franco svizzero. Dollaro ed euro primeggiano. A febbraio il dollaro rappresentava il 38,9% e l’euro il 33,0% dei pagamenti. A gennaio dello scorso anno, per esempio, l’euro era al primo posto con il 40,2%, mentre il dollaro solo il 33,5%. Mentre la Cina si allontana dal dollaro, la sua quota nei pagamenti continuerà a scendere. E la Merkel, il cui compito è mantenere insieme la zona euro stringendo nastro adesivo e filo di salvataggio intorno al collo degli altri Paesi, non l’ha dimenticato: “Siamo molto grati alla Cina che, nella crisi dell’euro, la considera una moneta stabile“, ha detto durante la conferenza stampa. “La Cina non ha mai messo in discussione la sua fiducia nell’euro, e trovo che sia molto importante...”
Francoforte quale centro commerciale off-shore del renminbi è attivo dal 2012. Un comitato direttivo è stato istituito nel luglio 2013 comprendente il ministero dell’Economia del land dell’Assia, il ministero delle Finanze federale e la Bundesbank. Nell’ottobre 2013, il “RMB Initiative Group“, che comprende quattro banche cinesi a Francoforte, giganti dei servizi finanziari tedeschi e la Bundesbank, si riunì per la prima volta. Il gruppo di lavoro che si occupa dell’istituzione della soluzione della compensazione in RMB è guidato dalla Bundesbank e conta la SWIFT tra i suoi membri. Società e associazioni di categoria tedesche supportano l’iniziativa. E’ stato “un importante passo in avanti nell’intensificare le relazioni economiche della Germania con la Cina“, ha detto il membro del comitato esecutivo della Bundesbank Carl-Ludwig Thiele. Seguendo l’evento, la Xinhua News Agency ha delineato la strategia a “tre punte” della Cina nel promuovere l’internazionalizzazione del RMB: “facilitare il commercio internazionale e gli investimenti denominati e stabiliti in RMB, incoraggiare i centri di servizio off-shore sviluppando i prodotti finanziari off-shore denominati in RMB, e incoraggiare le banche centrali a detenere attività in RMB nelle loro riserve di valuta estera“. Una definizione sintetica per rompere l’egemonia del dollaro come valuta di pagamento, d’investimento e di riserva. Strategia della Cina dal 2009.
All’epoca, la crisi finanziaria negli Stati Uniti spaventò il governo della Cina, che finora era seduto su montagne di carta svalutata degli Stati Uniti e che improvvisamente minacciavano di evaporare, come i titoli garantiti dalle ipoteche Fannie Mae e Freddie Mac che la Cina in qualche modo pensava valessero qualcosa, quando in realtà non era così, almeno finché la Cina non fece abbastanza pressioni sull’amministrazione Bush per garantirsi che la Fed ne acquistasse per gonfiarne il valore. La Cina fu salvata dal contribuente statunitense e dalla Fed, ma l’episodio ha insegnato al governo una lezione: sbarazzarsi del dollaro. E così agisce con attenzione e in modo sistematico, passo dopo passo, ma inesorabilmente come ha detto Xinhua, seguendo una strategia “multi-fronte” che comprende accordi in valute bilaterali d’ampio respiro, con un Paese alla volta.
Rispetto alla Cina, la Russia è un pesce piccolo in termini di relazioni commerciali e finanziarie con gli Stati Uniti. Ma anch’essa c’è arrivata. Il primo colpo di avvertimento ufficiale è stato sparato prima che iniziasse l’assalto al sistema del dollaro. Non da un qualsiasi consulente di Putin, ma dal ministro dell’Economia ed ex Vicepresidente della Banca centrale della Russia. Un’escalation importante.

Xi Jinping meets Merkel in BerlinCopyright Blacklisted News 2014 – Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il BRICS antisistema

Dedefensa

001aa018f83f114a5ea612In questi ultimi avvenimenti (Ucraina), abbiamo parlato della posizione dei BRICS attraverso la posizione di molti suoi membri o collettive. Abbiamo parlato della posizione dell’India (7 marzo 2014), la posizione della Cina in connessione con i Paesi BRICS (28 marzo 2014) e infine la posizione dei BRICS che avverte de facto il blocco BAO (gli australiani che ospitano il prossimo vertice) che non ci sarà G20 senza la  Russia e che sostengono la Russia all’ONU astenendosi nella votazione all’Assemblea Generale su una mozione di condanna (senza nominare sempre la Russia) sul referendum di Crimea (29 marzo 2014). Su The Diplomat del 31 marzo 2014, ripreso da Zerohedge il 31 marzo 2014, Zachary Zeck sviluppa un’analisi del comportamento dei BRICS dall’inizio della crisi ucraina. Parte dalla constatazione, sorpresa, sorpresa, del comportamento dei BRICS tale crisi, di solito oggetto “sexy” dell’infotainment della stampa-sistema, che si vanta degli interessi finanziari ed economici, ma poco interessata a quest’aspetto. Qualche ritardato può forse osservare che tale sostegno della posizione Russia dei BRICS ha a che fare con la mancanza d’interesse per i BRICS di tale infotainment… (La composizione della “parola” tra “informazione” ed “intrattenimento” ci delizia letteralmente, che trovata), i ritardati, com’è noto, sono in ritardo sulla raffinatezza intellettuale, ma questa volta ciò non impedisce che un giudizio semplicistico dica la verità. Zeck sviluppa alcuni fatti che abbiamo ricordato. In particolare, sottolinea il fatto che la questione dell’autodeterminazione non ha in alcun modo scoraggiato i BRICS nel difendere la Russia. Il 7 marzo 2014, abbiamo riportato: “L’interesse nostro è che il testo ha adottato varie precauzioni, ad esempio, non nominando la Russia, in modo da non avanzare implicitamente l’accusa principale del blocco BAO di un’”aggressione russa” all’Ucraina. Tale disposizione, che i “padrini” del blocco BAO hanno suggerito alle autorità correnti a Kiev, è stata presa principalmente per stimolare il voto favorevole della Cina: la Russia non essendo stata contestata, avrebbe permesso alla Cina di esprimere un’adesione estremamente contraria ad autodeterminazione e secessione. Ma la menzione della Crimea nella risoluzione ne faceva un “documento conflittuale” (secondo Churkin), la Russia era dunque indirettamente indicata e la Cina decise di astenersi. C’è chiaramente un rapporto di causa ed effetto a dimostrazione che la Cina è molto attenta alla posizione russa e sa che non può nascondersi dietro argomentazioni formali per condannarla anche incidentalmente“. Zeck osserva che i Paesi BRICS non hanno necessariamente le stesse posizioni su varie questioni accessorie, ma qui affermano la propria solidarietà politica assumendo posizioni anti-blocco BAO. Ciò riguarda spesso i casi in cui sia coinvolto il blocco BAO quando mette a repentaglio la sovranità di terzi, come nei casi libico e siriano… L’Ucraina è un caso opposto, dato che il Paese accusato di attaccare la sovranità di un terzo è proprio la Russia. Ciò spiega le esitazioni iniziali della Cina. E’ su questo punto che Zeck conclude la sua analisi rilevando che i Paesi BRICS, sostenendo la Russia in questo caso, dimostrano che l’atteggiamento anti-blocco BAO appare più una scelta attiva (“offensiva critica”) rispetto all’atteggiamento iniziale di “solidarietà difensiva”…
Tuttavia, nel caso dell’Ucraina, è stata la Russia a violare la santità della sovranità di un altro Stato.  Eppure, il raggruppamento BRICS ha sostenuto la Russia. Vale la pena notare che i Paesi BRICS sostengono la Russia con un possibile grave costo, visto che sono costretti ad affrontare almeno un potenziale movimento secessionista nel proprio territorio. L’India, per esempio, ha una lunga storia di confini fluidi e oggi lotta con potenziali movimenti secessionisti delle popolazioni musulmane, oltre alla minaccia alla sicurezza della potente guerriglia maoista. La Cina soffre in particolare peri   tibetani e uiguri che aspirano a staccarsi dallo Stato cinese dominato dagli Han. Anche tra gli Han della Cina, tuttavia, vi sono divisioni regionali che da tempo contestano il controllo centrale del vasto Paese. Le richieste di secessione della regione del Capo in Sud Africa sono cresciute negli ultimi anni, e il Brasile da tempo affronta un movimento secessionista nel sud della sub-regione, dominato demograficamente da immigrati europei. La Russia, naturalmente, affronta una serie di gruppi secessionisti interni che potrebbero un giorno portare Mosca a rimpiangere la sua annessione della Crimea. Il fatto che i Paesi BRICS supportano la Russia, nonostante queste preoccupazioni, suggerisce che le sue tendenze antioccidentali possono avere un peso maggiore rispetto a quanto  precedentemente creduto. Infatti, oltre il sostegno alla Russia nella dichiarazione dei ministri degli Esteri, le potenze emergenti hanno anche criticato aspramente gli Stati Uniti (non direttamente) per i programmi di sorveglianza informatica svelati da Edward Snowden. Il sostegno dei BRICS e di altre potenze non occidentali alla Russia suggerisce anche che la creazione di un ordine internazionale sarà estremamente difficile, data l’assenza di principi condivisi su cui bararsi. Anche se l’occidente generalmente celebra il fatto che l’Assemblea generale dell’ONU abbia approvato la risoluzione che condanna il referendum in Crimea, il fatto che 69 Paesi si siano astenuti o votato contro dovrebbe essere un campanello d’allarme. Sembra che l’era post-Guerra Fredda dominata dall’occidente sia finita. Ma ancora non esiste nulla per sostituirla”.
Queste osservazioni suggeriscono a Zachary Zeck di valutare un nuovo approccio nell’evoluzione della posizione dei BRICS sulla crisi ucraina, uno sviluppo compiuto discretamente, mentre il blocco BAO concentra la propria isteria mobilitando tutte le sue capacità intellettuali sull’imbroglio ucraino e “il maggiore crimine contro il diritto internazionale nel ventunesimo secolo”, idem per il referendum ucraino. E’ vero che il dossier viene presentato in modo tale da evidenziare che i Paesi BRICS abbiano una posizione rischiosa e coraggiosa nel sostenere la Russia e de facto il principio di autodeterminazione e secessione, un ovvio rischio per la propria stabilità, comportando una notevole evoluzione politica del gruppo. Risulta quindi che un’analisi accettabile suggerisca l’effetto devastante proprio dell’isterismo del blocco BAO, per il suo unilateralismo stravagante in occasione delle manifestazioni svoltesi apertamente dal novembre 2013 almeno, con la piena responsabilità di UE e USA direttamente impegnate in un processo completamente illegale e simile a un colpo di Stato in Ucraina. Senza rumore eccessivo, e in più nell’ignoranza quasi completa del sistema-stampa sul processo, che suggerisce il buon funzionamento della propria tendenza all’auto-censura e dell’arroganza occidentalista e americanista, i BRICS hanno fatto un passo da gigante nella coesione politica, con il passaggio dalla “solidarietà difensiva” a quella “offensiva critica”. Evidenziato questo punto, si rimane stupiti dal continuo martellamento e dalla continua affermazione sulla certezza dell’isolamento della Russia, mentre è supportata dall’importante peso economico e demografico dei BRICS, ben inteso, dei Paesi che sostengono questa posizione. Sotto questa luce, possiamo considerare più che mai la tendenza dei BRICS che raggruppa 96 Paesi contro 100, che al momento della votazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite erano assenti o avevano votato contro o si erano astenuti in relazione alle pressioni del blocco BAO a sostegno della mozione proposta. (Come notato dai russi che aggiungono l’argomento dei soliti mezzi di pressione e ricatto del blocco BAO, il racket degli USA in testa, per strappare l’adesione di molti dei Paesi a sostenuto della mozione). In tali circostanze, la constatazione dell’egocentrismo del blocco BAO non può avere altra spiegazione che una vera patologia psicologica che ne compromette gravemente il giudizio politico; la diagnosi non è certo nuova, ma la malattia s’aggrava; il caso ucraino lo dimostra più dei casi precedenti, come Siria, Libia e Iran.
Così si compie de facto, e ancora una volta di nascosto, la profonda rottura delle posizioni lungo la faglia sistema-antisistema, in condizioni che rendono trascurabile la tesi secondo cui i BRICS lavorano sempre secondo le norme del sistema. L’evento è antisistema nella misura in cui il suo motore, al momento cruciale della decisione, si basa implicitamente sull’insopportabilità del  comportamento del sistema del blocco BAO, il comportamento del sistema suscita il comportamento antisistema. Questa frattura indica che, nel caso della necessità del sostegno di una chiara posizione, i Paesi BRICS ragionano, senza la necessità di esserne consapevoli, con modalità antisistema. Paesi prudenti come l’India e la Cina sono spinti dall’urgenza di avere posizioni nette. La differenza tra sistema e antisistema è dimostrata dalla capacità d’integrare i Paesi BRICS su posizioni inaccettabili per il BAO, soprattutto bloccando gli Stati Uniti nelle crisi susseguenti,  fornendo un argomento convincente nel determinare la loro posizione ostile al blocco al momento delle decisioni cruciali nelle crisi future, come nel caso dell’Ucraina. Nel caso che c’interessa, è vero che lo scandalo Snowden/NSA, particolarmente pronunciato in Brasile e forse in India, ha contribuito ad influenzare la posizione comune nella crisi ucraina. (Sappiamo che il blocco BAO è un caso contrario, ovviamente. Le proteste anti-USA per lo scandalo Snowden/NSA vengono dimenticare istantaneamente quando si forma un nuovo ragruppamento, come nel caso dell’Ucraina. Gli USA immediatamente ridiventano completamente virtuosi nell’interpretazione e nella narrativa comune del blocco, mostrando un comportamento del sistema che fa del pavlovismo un esercizio da principianti). Ciò crea una solidarietà antisistema nei BRICS, tanto più antisistema quanto le posizioni specifiche di questi Paesi sono distanti, con tradizionali controversie bilaterali (come India e Cina) spesso divergenti, se non oltre; ora il riflesso antisistema domina su tutti. Crediamo che, nonostante la loro appartenenza tecnica al sistema, sotto molti aspetti, il comportamento dei BRICS (e dei Paesi e forze che attraggono) sarà sempre più determinato da una logica superiore, in riferimento al grande confronto della crisi di collasso del sistema, e che può definirsi solo come antisistema. Anche se a volte ciò è contrario ai loro interessi specifici, in un caso particolare (come nell’autodeterminazione e secessione nella crisi ucraina), la logica superiore di tipo antisistema domina il loro comportamento. E i BRICS, geo-strategicamente incoerenti, giungono ad una coerenza politica fondamentale, ma sul campo metapolitico che rinvia a quello meta-storico, senza la necessità che ciò avvenga in quanto tale. In questo senso, i media del sistema, che rilanciano il comportamento inaccettabile del blocco BAO nella crisi ucraina, evidenziano la natura dell’integrazione che in tale crisi, nella crisi generale del collasso del sistema, gioca un ruolo chiave  mettendo in secondo piano la logica geostrategica.

BRICS_FlagsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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