Il momento BRICS di Modi

MK Bhadrakumar, 13 luglio 2014

narendra modi 2 - PTI_0_0_0_0_0 Il manifesto elettorale del Bharatiya Janata Party menzionava i BRICS come priorità della politica estera. Quindi, non c’è motivo di sfatare il prossimo vertice del raggruppamento in Brasile come “eredità” per il primo ministro Narendra Modi, come alcuni detrattori indiani hanno prematuramente detto riguardo l’evento. La dichiarazione di Modi, in viaggio per il Brasile, sottolinea che l’India attribuisce “grande importanza” ai BRICS. La cosa che colpisce dell’affermazione è che Modi non ha evitato di riconoscere che il vertice BRICS in Brasile sarà un evento altamente politico, dato che si svolge “in un momento di agitazione politica, conflitti e crisi umanitaria in varie parti del mondo”. Modi vede il vertice BRICS come un’opportunità per discutere con i suoi omologhi su “come contribuire agli sforzi internazionali nell’affrontare le crisi regionali, le minacce alla sicurezza e ripristinare un clima di pace e stabilità nel mondo” (qui). Basti dire che ha sepolto l’isterismo dei lobbisti anti-BRICS in India secondo cui il raggruppamento dovrebbe limitarsi esclusivamente all’economia e a mantenere a distanza la politica mondiale. Francamente, i lobbisti statunitensi tra noi appaiono sempre più superati. Non riescono a rendersi conto che i Paesi BRICS decollano con le due decisioni storiche formalizzate questa settimana: la creazione della Banca di sviluppo BRICS e il Fondo di riserva contingente. Tutto indica che il presidente russo Vladimir Putin presenterà una terza iniziativa dall’importante natura, la creazione di un’associazione energetica e di un’istituzione politica energetica nell’ambito dei BRICS.
I lobbisti statunitensi a Delhi che osteggiano i BRICS e che vorrebbero che il gruppo sia in qualche modo strangolato nella culla, sono assolutamente giustificati temendo che l’impatto degli ultimi sviluppi permetterà ai Paesi BRICS di guidare il fenomeno della ‘dedollarizzazione’ cioè, in ultima analisi, abbandonare le transazioni in dollari o non accettare la valuta degli Stati Uniti, sfidando il predominio mondiale del dollaro. Infatti, la Cina ne è già il primo motore e l’aspettativa è che entro il prossimo anno, il 30 per cento degli scambi della Cina sarà in renminbi. L’ultima mossa della Cina è stata creare l’Asian Infrastructure Investment Bank, a cui ancora una volta l’India è stata invitata a partecipare, vista anche come piattaforma aperta e inclusiva. La Cina non gradisce chiacchierare e preferisce andare avanti costantemente verso i propri obiettivi, e senza sbagliare c’è lo stretto coordinamento tra Russia e Cina, permettendo ai BRICS di avviare la propria versione delle istituzioni finanziarie globali esistenti, dominate dall’occidente. Naturalmente, “l’ascesa della Cina ha una propria agenda“. Ma chi non ha un ordine del giorno, l’India? Con lo spauracchio della Cina s’innervosisce la leadership indiana sui BRICS, ma non funziona, come vividamente fa notare la decisione, adottata con il consenso di Delhi, di porre la sede dell’Asian Infrastructure Investment Bank a Shanghai. Sì, la Cina investe più del resto dei BRICS e Pechino avrà una grossa voce sulla gestione della banca. E quindi? Finché l’India può attingervi per i suoi progetti infrastrutturali, lo scopo è raggiunto. La scelta non è tra una banca in cui la Cina potrà essere influente e “quelle ideate dall’occidente”. La scelta è sul modo in cui il denaro sarà erogato dalle banche senza condizioni che incidano sulla sovranità. La scelta è decidere quali programmi di sviluppo siano prioritari per le nostre esigenze. La scelta è sulle nuove fonti per gli investimenti nei nostri progetti infrastrutturali.
ecoSe la Cina avanza i propri interessi sfruttando processi multilaterali, BRICS, Shanghai Cooperation Organization, ASEAN, ecc., allora cerchiamo di emularla. Non abbiamo fatto abbastanza rispetto  alla Cina, e quindi perché non può anche l’India? Non è mai troppo tardi per imparare qualcosa d’intelligente dal nostro grande concorrente, che eccelle nella diplomazia economica. Cosa impedisce all’India di fare ciò che Russia e Cina fanno ai nostri occhi, trasformando i BRICS in strumento per promuovere i loro “interessi nazionali illuminati”? In realtà, Modi potrà anche combinare un tour latino-americano con il vertice BRICS in Brasile. Quel continente lontano ha grande empatia verso l’India. In ogni caso, qual è la ricetta per l’India della nostra lobby anti-BRICS? L’isolazionismo? Chiaramente un vicolo cieco nel mondo globalizzato. Il G7? Non scherziamo. Questa è la dura realtà. Dobbiamo essere degli idioti non riuscendo a comprendere dove si trovino gli interessi a medio e lungo termine dell’India, Paese in via di sviluppo che aspira ad emergere nello scacchiere finanziario globale. E’ giunto il momento di rendersi conto che l’appartenenza ai BRICS è un privilegio, tanti Paesi fanno la fila per entrarvi, tocca interamente a noi incassare questo privilegio. Per essere sicuri, ciò che i Paesi BRICS fanno è unire le risorse per investirle nel loro sviluppo, in tal modo sfidando gli accordi monetari globali esistenti e segnalando le loro frustrazioni per la mancanza di progressi nella riforma della governance delle istituzioni finanziarie internazionali. Questo è esattamente il motivo per cui l’India appartiene ai BRICS.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La situazione in Iraq, dal 28 giugno al 9 luglio

Alessandro Lattanzio, 10/7/2014

iraq-hell-terrorism-650_41628 giugno, un capo dell’ordine Naqshabandi, Qalid Ibrahim, viene ucciso a Baquba dalle forze speciali. Il SIIL distrugge tre moschee sciite: Husaniyah, Ahlulbayt e al-Haqim e tre mausolei, Qadir Ilyas, Imam Sad Ibn Aqil, Ar Mamut a Tal Afar. Il SIIL annuncia che santuari e mausolei nel suo territorio saranno distrutti. A Tiqrit, elicotteri da combattimento attaccano le postazioni dei terroristi prima dell’assalto dell’esercito. Il Tenente-Generale Sabah Fatawi, “I terroristi del SIIL hanno due scelte: fuggire o morire“. L’ammiraglio John Kirby, portavoce del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, dichiara che gli Stati Uniti possono schierare 30000 soldati in Iraq in caso il presidente lo decida. 5 terroristi del SIIL sono eliminati dalle forze di sicurezza a Falluja; 20 autoveicoli dei terroristi distrutti presso Samara; Abu Abdul Hadi, capo del SIIL e altri 29 terroristi sono eliminati a Tiqrit. Qasim Ata, portavoce dell’esercito iracheno, afferma che i velivoli russi Sukhoj Su-25 sosterranno presto le operazioni dell’esercito. Le forniture di aerei militari russi all’Iraq rientrano nei contratti già stipulati e da completare entro la fine dell’estate, afferma l’ambasciatore russo in Iraq Ilja Morgunov. “Prevediamo di fornire 5-10 aeroplani entro la fine dell’estate, se non prima. I contratti furono conclusi nel 2013 e ora sono adempiuti. Non sono per gli aerei, ma anche per altri equipaggiamenti, che verranno consegnati appena pronti“. 5 aviogetti sono stati consegnati con un aereo da trasporto russo An-124. “Il Sukhoj Su-25 è un aereo da supporto aria-terra per le missioni antiterrorismo. In questi tempi difficili abbiamo grande bisogno di tali aeromobili. Con l’aiuto di Dio, potremo schierarli nei prossimi 3-4 giorni a sostegno delle nostre forze di terra, nelle operazioni contro il SIIL“, aveva detto il Tenente-Generale dell’esercito iracheno Anwar Hamad Ahmad. “Abbiamo piloti provetti e altri professionisti. I nostri amici russi hanno anche inviato i propri esperti per aiutarci nella preparazione dei velivoli. Anche la logistica è pianificata“. Gli aerei da combattimento saranno di stanza in una base aerea meridionale, mentre il comandante dell’aeronautica irachena Hamid al-Maliqi ha confermato l’invio di elicotteri d’attacco russi MI-35M e MI-28, per “supportare lo slancio” negli attacchi contro il SIIL. Il comandante ha firmato tre contratti con i russi e ha sottolineato l’importanza degli elicotteri quali “eccellenti armi antiterrorismo“. Se l’Iraq crolla potrebbe destabilizzare l’intero Medio Oriente e le regioni limitrofe, avvertiva il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, “Se crolla l’Iraq, e considerando che la Libia è quasi crollata, e qualcuno vuole che la Siria condivida un destino simile, l’intera regione semplicemente esploderebbe e i disordini diventerebbero sua caratteristica dominante, influenzando non solo Medio Oriente e Nord Africa, ma le regioni adiacenti. Esortiamo tutti a trarre le conclusioni da ciò che è successo in Iraq, Libia e Yemen. Non sono Londra e Washington che dovrebbero decidere,.. come in Iraq nel 2003, ma tutti i Paesi della regione, tutti i vicini dell’Iraq“, aveva detto Lavrov aggiungendo che Russia e Cina dovrebbero partecipare a “questa consultazione”. “Vorrei sottolineare ancora una volta, che tutti i vicini dell’Iraq dovrebbero partecipare ai negoziati, proprio come tutti i vicini della Siria dovrebbero discutere la questione siriana. Credo che un simile approccio dovrebbe essere adottato affrontando la crisi in Afghanistan. Se l’occidente smettesse di pensare di esser l’unico ad elaborare una strategia per tutta la comunità internazionale, la situazione si svilupperebbe in modo assai positivo“.
29 giugno, Qasim Ata afferma che 142 terroristi sono stati eliminati e 51 loro autoveicoli distrutti. Scontri tra le forze di sicurezza e il SIIL a sud di Tiqrit, nel villaggio di al-Rwashid. La milizia turcomanna cerca di spezzare la presa del SIIL sul villaggio sciita Bashir, presso Kirkuk. Unmanned Aerial Vehicles (UAV) dell’esercito iracheno bombardano le basi del SIIL a Mosul. Inoltre, al-Iraqiya TV ha riferito che aerei da combattimento iracheni avevano attaccato un convoglio di decine di autoveicoli del SIIL presso Samara eliminando tutti i terroristi a bordo, “la forza aerea irachena ha lanciato intensi e precisi attacchi aerei su raduni del SIIL presso Mosul”. Un nuovo gruppo di resistenza a Mosul, composto da 183 elementi, soldati e ufficiali dell’esercito, si propone di contrastare la presenza dei terroristi nella provincia di Niniwa.
30 giugno, il capo della più grande tribù sunnita irachena, Ali Hatim Sulaymani, dichiarava che continuerà a sostenere gli islamisti fintanto che Maliqi sarà al potere. Il re dell’Arabia Saudita Abdullah licenziava il viceministro della Difesa principe Qalid bin Bandar bin Abdulaziz, su raccomandazione del ministro della Difesa, principe Salman.
1 luglio, l’aeronautica irachena attaccava gli islamisti a Samara. La Turchia registrava un forte calo delle esportazioni in Iraq, pari al 21% rispetto l’anno precedente. Hossein Amir Abdul Allahaan, viceministro degli Esteri iraniano, durante la sua visita a Mosca dichiarava la volontà dell’Iran di fornire attrezzature militari a Baghdad, contro “il tentativo degli Stati Uniti di fare dell’Iraq una seconda Ucraina. … Anche se l’Iraq ha un forte esercito, l’Iran è pronto ad inviarvi consulenti militari per aiutarlo nella battaglia contro il SIIL. Tutte le fazioni irachene dovrebbero rispettare la costituzione del Paese“. Gli Stati Uniti inviavano altri 200 militari in Iraq assieme a droni ed elicotteri, per proteggere i propri interessi. Secondo l’ONU 2417 iracheni furono uccisi a giugno. Il capo del SIIL di Kirkuk, il ceceno Abu Baqr al-Shishani, veniva eliminato dai servizi di sicurezza iracheni. Altri 50 terroristi del SIIL eliminati ad ovest di Mosul. Scontri a Baquba, 1 soldato e 3 terroristi uccisi. Due IED esplodevano a Baghdad uccidendo 9 civili. I seguaci del movimento anti-iraniano del religioso sciita Mahmud al-Hasani al-Sarqi si scontravano a Qarbala con la polizia, 25 persone sarebbero morte. Il movimento blocca anche le strade per Nasiriya e Basrah. L’aeronautica siriana bombardava le posizioni del SIIL a Raqah, distruggendo il centro di ricerca agricolo usato dai terroristi come deposito per gli autoveicoli, un campo di addestramento usato dai terroristi come centro comando, una postazione a 10 chilometri dalla città e le basi del SIIL di Raqah, al-Manaqir e al-Hamrat, e le raffinerie di petrolio. Gli attacchi aerei distrussero numerosi autoveicoli sottratti dai terroristi all’esercito iracheno ed inviati in Siria.
2 luglio, altri 5 aerei Sukhoj Su-25 arrivavano in Iraq. L’aeronautica irachena ora possiede 10 Su-25 forniti dalla Russia, assieme a 7 elicotteri russi, 3 Mil Mi-28 e 4 Mi-35M. Altri 24 Mi-28NE e Mi-35M saranno consegnati entro il 2016 con un contratto da 4,2 miliardi di dollari firmato nel 2012. Secondo fonti inglesi altri 7 Su-25 iraniani sarebbero arrivati a Baghdad per sostenere le operazioni delle forze armate irachene contro il SIIL. I velivoli sarebbero pilotati dai Pasdaran della Guardia rivoluzionaria islamica (IRGC). Gli aerei sarebbero schierati, assieme ai Su-25 russi, nella base aerea Imam Ali. Secondo ACIG.org, l’Iran ha fornito agli iracheni 3 velivoli da combattimento Su-25UBKM e 4 Su-25KM. Tiqrit veniva sgombrata dai terroristi. L’ambasciatore iracheno negli Stati Uniti, Luqman al-Fayli, dichiarava: “Baghdad non può aspettare oltre l’assistenza degli Stati Uniti“, sottolineando che l’Iraq potrebbe rivolgersi ad altri governi per gli aiuti militari, come Iran e Turchia. Il dr. Haydar al-Abadi, portavoce di Maliqi, dichiarava, “Dobbiamo stare attenti a non farci coinvolgere in una guerra settaria: gli sciiti non sono contro sunniti, e il SIIL ha una propria agenda sull’Iraq. Qualunque cosa facciamo, anche se nominassimo un primo ministro sunnita, saranno contro di noi. Combatteranno anche contro Alawi perché è laico, anche se non sciita“. I Su-25 attaccavano le posizioni del SIIL ad Anbar e Babylon, eliminando 60 terroristi. Athil al-Nujayfi, governatore di Niniwa, chiedeva la creazione di un “territorio sunnita” in Iraq, sottolineando che la regione è ricca di petrolio, come i 15 giacimenti recentemente scoperti nella provincia di Anbar, oltre ad ampie risorse idriche. Il SIIL a Mosul chiedeva alle tribù alleate e ai combattenti baathisti di deporre le armi e giurare fedeltà al loro califfo. I capi di al-Qaida giordana Abu Muhammad al-Maqdisi e Muhammad Shalabi condannavano il SIIL. Scontri tra terroristi del SIIL e combattenti Naqshabandi ad Himrin, provincia di Niniwa, che lasciavano 4 morti. I terroristi del SIIL conquistavano la cittadina siriana di Buqamal, occupata dal rivale Jabhat al-Nusra. Il SIIL avanzava verso la roccaforte di Jabhat al-Nusra, Shuhayl. Masud Barzani incontrava il capo della Coalizione nazionale siriana Ahmad al-Jarba.
3 luglio, aeromobili iracheni bombardavano un convoglio di autocisterne del SIIL  presso il villaggio di al-Safra, a sud di Kirkuk. Il raid ha distruggeva 3 autocisterne e ne danneggiava altre 6. I peshmerga si scontravano con i militanti del SIIL a Baquba. Da Jurf al-Saqar, provincia di Babil, venivano cacciati i terroristi del SIIL, mentre l’aviazione bombardava Shurqat, nella provincia di Salahudin. Abu al-Ula al-Shami, capo del SIIL responsabile del reclutamento, veniva eliminato dalle forze di sicurezza ad Anbar. Usama al-Nujayfi, capo del partito Mutahidun, affermava di “aver ricevuto la conferma dal vicepresidente statunitense Joe Biden della ‘necessità di un cambio’ nel Paese. Maliqi è ormai il passato“, e giustificava l’indipendenza curda. La coalizione dello Stato di Diritto guidata da Nuri al-Maliqi dichiarava che non avrebbe permesso ad Usama al-Nujayfi di occupare la carica di presidente, primo ministro o presidente del parlamento. Il portavoce Muhammad al-Sayhud dichiarava: “la nostra convinzione è che Nujayfi abbia fallito nel processo politico iracheno“. L’esercito iracheno liberava il villaggio di Awja, a sud di Tiqrit, eliminando 50 terroristi.
4 luglio, scontri tra SIIL e peshmerga a Jalawa, provincia di Diyala. Il comando delle forze speciali degli Stati Uniti diventava operativo ad Irbil, nel Kurdistan iracheno. Le forze antiterrorismo del governo iracheno eliminavano 80 terroristi e 12 autoveicoli nella provincia di Salahudin, e controllavano Qarbala e le altre città coinvolte nella rivolta di Mahmud al-Sarqi. I velivoli Sukhoj Su-25 iracheni effettuavano attacchi a Kirkuk contro obiettivi del SIIL. 30 terroristi del SIIL venivano eliminati nell’assalto alla raffineria di Baiji. Maliqi dichiarava “Non rinuncerò mai alla mia candidatura a primo ministro“.
5 luglio, la Tunisia ritirava il personale diplomatico in Iraq. I curdi scoprivano finanziariamente e politicamente difficile dichiarare l’indipendenza, dato che per poter vendere il petrolio devono raffinarlo presso gli impianti di Baghdad. Una nave cisterna carica del loro greggio era al largo del Marocco in attesa di acquirenti. Le tribù irachene eliminavano un capo del SIIL, Nasir Sabat. Il pilota iraniano colonnello Shojat Alamdari Murjani cadeva in combattimento in Iraq, presso il santuario sciita di Samara. Il SIIL distruggeva un santuario sunnita, la tomba del nipote del secondo Califfo Umar ibn Qatab a Mosul. Rinforzi arrivavano alla raffineria di Baiji mentre si ebbero scontri tra il personale della sicurezza e milizie filogovernative con i terroristi a Babil, a sud di Baghdad. 2 civili venivano uccisi da 2 autobombe a Basrah. Husayn Firas al-Mashadani, l’emiro di al-Qaida in Iraq, veniva eliminato dalle forze di sicurezza irachene. Il primo ministro Nuri al-Maliqi avvertiva che un referendum sullo Stato curdo nel nord dell’Iraq è incostituzionale, “Nessuno ha il diritto di sfruttare gli eventi attuali per imporre il fatto compiuto, come è già accaduto nella regione curda“.
L’ambasciatore iracheno in Sud Africa, dr. Hisham al-Alawi, dichiarava “L’insurrezione non è solo un problema iracheno, ma internazionale, quindi richiede cooperazione internazionale per essere sconfitta. Le nostre forze di sicurezza hanno ripreso il controllo del campus universitario di Tiqrit e continuano le operazioni di rastrellamento in città, ma ci vorrà del tempo dato che gli insorti hanno piazzato molte bombe. Abbiamo ricevuto jet Sukhoj dalla Russia e attendiamo la consegna di alcuni jet F-16 dagli Stati Uniti. L’Iran ha offerto assistenza militare, se il nostro governo lo richiede, quindi abbiamo supporto morale e materiale da tutto il mondo. Gli insorti hanno ucciso più di 2000 uomini disarmati, donne e bambini nel tentativo di seminare paura tra la popolazione civile, così almeno mezzo milione di persone è fuggito dalle aree che controllano. Gli insorti provengono per lo più dell’apparato di sicurezza della vecchia dittatura. Hanno cercato di dipingerla come un conflitto settario, ma non è così, il capo dell’esercito e il capo delle forze speciali sono sunniti, 9 delle 14 divisioni sono guidate da generali sunniti. Abbiamo diviso il reddito tra le province sulla base della popolazione e le due province più povere sono infatti quelle sciite, a sud di Baghdad. Abbiamo avuto tre elezioni negli ultimi dieci anni e ridotto la disoccupazione dal 30 per cento nel 2003 all’11 per cento dell’anno scorso. Siamo impegnati in uno Stato federale democratico e unito nel rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto. I ribelli hanno commesso crimini di guerra, ucciso 14 importanti imam sunniti e distrutto santuari. Questo è un modello visto in altre parti del mondo, motivo per cui diciamo che è una minaccia globale e dobbiamo avere la cooperazione internazionale per sconfiggerlo“.
miraq 6 luglio, 20 terroristi vengono eliminati nella provincia di Salahudin, a Tiqrit, mentre un capo del SIIL e due guardie del corpo vengono eliminati da una IED, a nord-est di Baquba. Masud Barzani dichiarava a un giornale tedesco che la partizione dell’Iraq è inevitabile e che la Turchia è ormai un “buon vicino” del Kurdistan. Il ministero della Difesa iracheno inviava un battaglione di carri armati a supporto delle forze governative che combattono a Jurf al-Saqir, a nord di Babil. L’ex primo ministro iracheno Iyad Allawi incontrava funzionari turchi a Istanbul chiedendo a Maliqi di dimettersi. 3 civili uccisi a Baquba. L’esercito iracheno distruggeva 8 autoveicoli del SIIL presso la raffineria di Baiji e 5 autoveicoli di un convoglio del SIIL presso Falluja. Il giornale curdo Ozgur Gundem, del Partito dei lavoratori curdo, affermava che l’operazione avviata dal SIIL contro Mosul seguiva un piano stabilito in un incontro ad Amman, il 1° giugno, tra esponenti di Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Giordania, Turchia e il leader del Kurdistan Masud Barzani. Parteciparono alla riunione il capo dell’intelligence giordana e rappresentante del re Salah Qalab, il rappresentate del Partito Democratico del Kurdistan Azad Bervari, il vicepresidente dell’intelligence curda Masrur Barzani noto come “Juma”, rappresentanti del partito Baath, due delegati dell’esercito dei mujahidin, e rappresentanti di Ansar al-Islam, Ansar al-Sunnah, esercito della ‘Comunità vittoriosa’ maghrebina, “Brigate della Rivoluzione del 1920″, Esercito dell’Islam e un libico residente a Mosul. L’obiettivo della riunione era l’occupazione di Mosul e l’avanzata su Baghdad, con cui imporsi sull’Iraq, mentre Barzani riceveva il sostegno di Gran Bretagna, Israele e Turchia all’indipendenza del Kurdistan iracheno. Secondo la rete irachena al-Sumarya, il capo del SIIL, Abu Baqr al-Baghdadi, sarebbe in Siria dopo essere stato gravemente ferito in un raid aereo ad Anbar. Secondo il rappresentante del Parlamento internazionale iracheno, dr. Haydar al-Shara, “Le forze di sicurezza irachene hanno effettuato un’operazione nella città di Qaim, al confine con la Siria. Grazie ad intelligence accurata e con l’aiuto dell’aeronautica, avrebbero ferito gravemente il capo del SIIL. Dopo essere stato colpito, al-Baghdadi e vari elementi della sua organizzazione sono fuggiti nella vicina Siria, dove al-Baghdadi potrebbe essere morto per le ferite”. Iran e Russia concordi nel sostenere congiuntamente l’Iraq contro il terrorismo, affermava il Viceministro degli Esteri iraniano per gli affari arabi e africani Hossein Amir-Abdollahian. “Teheran e Mosca sostengono fermamente l’Iraq nella sua lotta contro il terrorismo e sosterranno nettamente la nazione e il governo iracheni nel proteggere unità, indipendenza e l’integrità territoriale irachene“. Iran e Russia si oppongono a qualsiasi cospirazione per la disintegrazione dell’Iraq, “Teheran e Mosca hanno stretto in molti casi una comune e coordinata posizione sugli sviluppi regionali. Se Maliqi viene riproposto come primo ministro dell’Iraq, lo sosterremo con forza; e chiunque altro venga eletto nell’ambito del risultato delle recenti elezione, sarà anch’egli sostenuto dalla Repubblica islamica dell’Iran. È una questione interna dell’Iraq”. Il generale di brigata iraniano Masud Jazayri indica negli USA il cervello dei gruppi terroristici nella regione.
7 luglio, il Viceministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian visiterà Oman, Quwayt ed Emirati Arabi Uniti. Il comandante delle forze Basiji iraniane, Generale di brigata Mohammad Reza Naqdi, dichiarava che un nuovo fronte di resistenza contro l’occidente si formerebbe in Iraq se gli Stati Uniti continueranno a proteggere i terroristi. Citibank e Standard Chartered Bank ritiravano i loro uffici dall’Iraq, come HSBC aveva già fatto a crisi iniziata. Il governo iracheno affermava di combattere contro SIIL, baathisti e l’ordine Naqshabandi. Il Kurdistan iracheno ha bisogno di 6 milioni di litri di benzina al giorno, per alimentare oltre 600000 vetture, ma ne produce solo 3,2 milioni di litri. Il governo locale ricorre al razionamento. La protezione del santuario di Samara dell’Imam Asqari veniva assegnata alle Brigate Badr guidate da Haji al-Amari e alla Asayb Ahlal Haq guidata da Qais al-Qazali, la periferia era assegnata alle Brigate della Pace di Muqtada Sadr, mentre la polizia federale veniva allontanata. Un alto comandante delle forze irachene, Maggior-Generale Najm Abdullah Sudan, della 6° Brigata, rimaneva ucciso nelle operazioni antiterrorismo presso Baghdad, dove 60 terroristi venivano eliminati dalle forze di sicurezza irachene. L’alleanza del Kurdistan dichiarava che non parteciperà ai colloqui per la formazione del governo fino a quando non sarà scelto un nuovo Primo ministro. Le forze peshmerga effettuavano operazioni contro il SIIL a Jalawla, presso Diyala. L’esercito e l’aviazione iracheni distruggevano 15 autoveicoli del SIIL a Baiji, provincia di Salahudin, mentre altri 125 terroristi venivano eliminati a Baghdad e dintorni. Il Primo ministro iracheno licenziava il comandante delle forze di terra irachene, Tenente-Generale Ali Ghaidan Majid, insieme al suo vice maggiore Abdul Rahman al-Handal e al suo capo di stato maggiore, Generale di brigata Hasan Abdul Razaq. La motivazione era la ritirata da Mosul di giugno.
8 luglio, l’esercito iracheno assaltava Tiqrit da nord. Muqtada Sadr incontrava la leadership delle Brigate della Pace a Samara. Ad al-Zwaya, a nord di Tiqrit, l’esercito distruggeva 3 autoveicoli del SIIL. Il religioso sunnita e capo degli Studiosi in Iraq, shayq Qalid al-Mulla dichiarava che nelle città sunnite verranno organizzati i Battaglioni di Difesa Nazionale per lottare contro i terroristi, in sintonia con l’appello lanciato da Sistani. Una bomba uccideva 3 poliziotti presso Samara. Diverse bombe a Baghdad uccidevano 3 civili e ne ferivano 17. Maliqi nominava il Generale Raid Shair Jawdat nuovo capo della polizia irachena. Abdulqadir Hamat, ex-colonnello dell’esercito baathista veniva eliminato assieme a 33 terroristi nei raid aerei governativi su Tal Afar. Altri 38 terroristi rimanevano feriti. Un ex-jihadista turco afferma che oltre 6000 islamisti turchi sono stati addestrati dal SIIL. Masud Barzani affermava che i curdi non sono più soggetti alla costituzione irachena. I curdi sosteevano di aver eliminato 200 terroristi del SIIL. Il Consiglio provinciale di Najaf vietava la vendita di merci saudite. L’inviato cinese in Medio Oriente Wu Sike  incontrava il premier iracheno Nuri al-Maliqi, affermando che la Cina è saldamente al fianco degli iracheni nella loro lotta per preservare la sovranità e l’indipendenza contro il terrorismo. Iraq e Cina hanno piena fiducia reciproca e sincera amicizia, dichiarava il Primo ministro, ringraziando il governo cinese per il sostegno a sovranità e indipendenza dell’Iraq, promettendo che Baghdad continuerà a promuovere la cooperazione con Pechino in tutti i settori. Invitava inoltre la Cina a partecipare alla ricostruzione del Paese. “La stabilità dell’Iraq è essenziale per la pace e la stabilità del Medio Oriente e del mondo”, dichiarava Wu. La Cina esorta la comunità internazionale a fare di più per aiutare l’Iraq, sottolineando che continuerà a fornire sostegno materiale all’Iraq.
9 luglio, 3 autobombe esplodevano a Hila, provincia di Babil, uccidendo 3 civili e ferendone 11. Abu Usama al-Musrati, emiro di Sadiya, veniva eliminato insieme a due guardie del corpo in un attentato nella provincia di Diyala. Aerei Sukhoj Su-25 bombardavano le posizioni del SIIL a Babil, eliminando 28 terroristi, mentre unità antiterrorismo del governo, in coordinamento con l’aviazione, assaltavano le posizioni del SIIL nella provincia di Salahudin. Agenti dei servizi segreti del Qatar venivano arrestati negli Emirati Arabi Uniti. La Coalizione nazionale siriana sostituiva Ahmad al-Jarba con Hadi al-Bahra, un agente dell’Arabia Saudita.

1535591Fonti:
Electronic Resistance
ITAR-TASS
Iraqi News
Nsnbc
Nsnbc
PressTV
Reseau International
Reseau International
RussiaToday
The Aviationist
The BRICS Post
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Voice of Russia

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Cina e India: partnership e cooperazione strategiche

Vladimir Odintsov New Oriental  Outlook 07/10/2014
10390931Cina e India sono due superpotenze in rapido sviluppo legati da relazioni piuttosto complesse. Formalmente parlando, entrambe le nazioni hanno lo status di grandi nazioni in via di sviluppo  regionali, ciascuna concentrata sulla “propria” regione: l’India è focalizzata sull’Asia meridionale, dov’è uno dei principali membri dell’Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC) mentre la Cina guarda verso l’Est asiatico. A questo proposito, relazioni bilaterali attivamente sviluppate tra Cina e India si sono osservate nelle ultime settimane, avviate a una crescita stabile e dinamica senza effettivamente accrescere l’attenzione su se stesse. Negli anni la Cina è diventata il principale partner commerciale dell’India e il volume degli scambi tra questi Paesi cresce annualmente ad una velocità pazzesca. I Paesi hanno deciso di aumentare gli scambi dagli attuali 80 miliardi di dollari a 100 miliardi entro il 2015. Le imprese cinesi svolgono un ruolo importante nel miglioramento delle infrastrutture indiane e hanno una posizione stabile sul mercato indiano in settori come elettricità, comunicazioni e metallurgia. Negli ultimi anni, attraverso BRICS, BASIC, G20 e altre associazioni, Cina e India hanno perseguito una cooperazione efficace in settori come la lotta alla crisi finanziaria e al cambiamento climatico, sostegno al mondo multipolare, democratizzazione delle comunicazioni internazionali, nonché tutela dei diritti dei Paesi in via di sviluppo. Questi due Paesi sono le potenziali superpotenze di domani, e si contenderanno la leadership globale. Le fondamenta di questa rivalità sono già visibili in molti settori, in particolare nei mercati degli idrocarburi così come delle materie prime e degli investimenti. Oltre l’economia, reciproca rivalità e cautela accresciuta sono esibite negli ambiti militari e politici, in gran parte dovute alle conseguenze della guerra sino-indiana del 1962.
L’India a lungo era allarmata dal costante sviluppo e riarmo dell’Esercito di liberazione del popolo cinese, dai piani di sviluppo della flotta oceanica cinese e dalla creazione del “filo di perle”, la serie di basi militari dell’Esercito di liberazione del popolo cinese nell’Oceano Indiano, che numerosi strateghi della difesa indiani vedono come escalation ulteriore della superiorità militare cinese  sull’India. Per certi ambienti politici indiani contrastare la Cina è più importante che opporsi al nemico secolare pakistano. Tale atteggiamento prudente viene periodicamente intensificato dalla partecipazione attiva della Cina nella modernizzazione delle forze armate pakistane, spingendo la corsa agli armamenti e costringendo il Paese a concentrare un folto gruppo militare ai confini. Tuttavia, negli ultimi 15 anni, la Cina ha avuto una posizione neutrale sul conflitto indo-pakistano sul Kashmir, proponendo un dialogo costruttivo con l’India. A sua volta, la Cina è preoccupata dalla cooperazione militare tra India e Paesi che temono l’ascesa della Cina, mirando a creare un sufficiente contrappeso geopolitico al regno celeste. Tuttavia, nonostante la presenza di alcuni problemi e contrasti nelle relazioni sino-indiane, ciò che dovrebbe essere notato è l’assenza della predisposizione ad essere nemici. Oggi, lo sviluppo del contesto economico e politico globale dipende in modo significativo dalle relazioni tra questi due Paesi, ancora basate sulla rivalità regionale e internazionale. L’attuale battaglia ha visto un certo vantaggio di Pechino, che non solo è avanti New Delhi con un PIL superiore di 4,5 volte, ma che dimostra anche una totale indipendenza da Washington e dall’occidente. Un segno di ciò è stata la prima visita ufficiale all’estero della nuova amministrazione cinese, svoltasi non negli Stati Uniti ma a Mosca, portando alla conclusione di una serie di contratti impressionanti tra Cina e Russia su energia, commercio, economia e difesa.
Per ora, l’India non mostra alcuna indipendenza dall’occidente. Con le varie dichiarazioni sul “corso indipendente”, New Delhi, con un chiaro sguardo verso gli Stati Uniti, sostiene “l’unificazione delle forze democratiche in Asia” sotto l’auspicio di Washington, pur essendo consapevole che tale unificazione “ha chiare motivazioni anticinesi”. Tale ambito giustifica l’accresciuto interesse verso lo sviluppo dei contatti indo-cinesi delle ultime settimane, ben oltre i limiti della comunicazione quotidiana e sempre più dall’importanza globale e concreta, nella regione e altrove. Le comunicazioni tra i due Paesi dimostrano che la Cina è particolarmente attiva in materia. La Cina dimostra anche di percepire l’India come partner naturale per la cooperazione regionale e internazionale, aprendo nuove opportunità ad entrambe le nazioni, in particolare alla Cina. L’ambasciatore cinese a New Delhi Wei Wei ha avviato una discussione abbastanza dettagliata sulla tesi di Pechino per sviluppare i legami con l’India, nell’intervista al quotidiano indiano Hindi. In particolare, ha rilevato le seguenti aree di interesse nelle relazioni bilaterali in sviluppo:
Sviluppare attivamente gli scambi in politica estera ai vertici governativi, come in particolare la visita ufficiale a New Delhi del ministro degli Esteri cinese Wang Yi, l’8 giugno, inviato speciale di Pechino per stabilire contatti diretti con la nuova amministrazione indiana, nonché la riunione dei leader a margine del vertice BRICS in Brasile.
Promuovere una pragmatica cooperazione bilaterale in tutti i settori, soprattutto nello sviluppo di infrastrutture, produzione, agricoltura, soprattutto sui grandi programmi come i trasporti ferroviari e i parchi industriali.
Pechino promuove l’espansione degli investimenti cinesi in India e l’India promuove ulteriormente l’interesse delle imprese indiane per il mercato cinese.
Sviluppo di scambi culturali e umanitari tra le nazioni, intensificare la cooperazione tra città gemellate.
Promuovere la cooperazione negli affari regionali e internazionali, stretto coordinamento delle posizioni su questioni chiave nell’ambito di BRICS, cooperazione Cina-Russia-India, G20 e East Asia Summit.
Ulteriori sforzi per risolvere le differenze tra i due Paesi per mantenere pace e tranquillità nelle zone di confine, e per risolvere la questione dei confini da definire.
Pechino vede il neoeletto premier indiano Narendra Modi un “manager efficace” che si concentrerà sugli aspetti economici del partenariato e il rispetto degli interessi nazionali approfondendo le riforme, migliorando l’economia e aumentando il benessere della popolazione. Queste aree di cooperazione bilaterale erano al centro dei colloqui di giugno avviati dal ministro degli Esteri cinese Wang Yi, accuratamente osservati dalle comunità politica ed economica non solo nella regione, ma anche occidentali. La particolare importanza del viaggio del ministro degli Esteri cinese a New Delhi è sottolineata anche dal fatto che è stata la prima visita ufficiale all’estero di un alto funzionario in India, dopo l’elezione di Narendra Modi al governo indiano.
Con palese delusione, la Casa Bianca ha dovuto ammettere che la visita a New Delhi dell’assistente del segretario di Stato per gli affari dell’Asia meridionale e centrale, Nisha Biswal, nello stesso momento, non era paragonabile a quella del ministro cinese, sia in termini di qualità dei contatti che del contenuto della visita. Washington si rende conto che il nuovo governo indiano cerca di affermarsi negli affari interni, soprattutto nella propria regione, avvicinando la posizione di leader del Movimento dei Paesi Non Allineati all'”autonomia strategica” e concentrandosi sulla risoluzione delle questioni relative alla sviluppo interno, principali obiettivi dell’India nella ricerca di partner stranieri per rafforzare la propria leadership regionale e ampliare i contatti sulla scena mondiale. Lo sviluppo attivo dei legami bilaterali tra Cina e India, avutosi negli ultimi giorni, può anche essere un importante elemento di prova affinché Washington rivaluti l’approccio politico verso Pechino e New Delhi, così come della declinante influenza statunitense nella regione e, sempre più, in altre regioni, dovuta alla politica perdente perseguita dalla Casa Bianca negli ultimi anni.

20120630_ASD001_0Vladimir Odintsov, commentatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Oriental  Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dollaro KO per accerchiamento? I cinesi campioni del mondo nel GO

Caro Reseau International 5 luglio 2014

Bank-of-China_2556148bSun Tzu: vincere la guerra senza combattere
Dall’inizio di luglio, le notizie dalla Cina sono strettamente collegate… e tutte importanti. In primo luogo, per la Cina stessa.

1) La Banca centrale della Cina ha ratificato un accordo con Londra per la conversione yuan/sterlina
Il London Stock Exchange Group (LSEG) ha firmato accordi con due banche statali cinesi per incrementare il commercio off-shore in yuan nel Regno Unito. Una partnership con Bank of China (BoC) consente a LSEG e agenzie del credito di valutare e stabilire le regole di compensazione comuni e il processo di finanziamento dei futuri prodotti denominati in yuan, afferma una dichiarazione pubblicata sul sito del LSEG. La Bank of China, il terzo maggiore istituto di credito in Cina per attività, mira a diventare membro del LSEG. “La Cina potrà abbreviare il processo d’internazionalizzazione della sua moneta di almeno 10 anni, se potrà attingere al mercato europeo“, ha detto Dai. “Londra è un buon punto di partenza, perché la città ha esperienza nel trading di valute estere e perché i risultati dei suoi mercati finanziari hanno un forte impatto sui Paesi dell’eurozona“.

2) La Cina contatta e firma convenzioni con due banche centrali europee:
• La Banca centrale del Lussemburgo
• La Banque de France
La banca centrale ciense ha firmato due protocolli d’intesa con le banche centrali europee. Il contenuto dell’accordo è molto importante perché indica che la firma di questo protocollo d’intesa è il primo passo verso la creazione di un’infrastruttura per la compensazione e il regolamento delle operazioni in renminbi a Parigi. Ciò significa che ora i flussi di capitale non saranno più controllati dai due istituti di compensazione europei Euroclear e Clearstream, anche se Clearstream è di proprietà di Deutsche Boerse sulla carta, dato che sembra che gli azionisti siano statunitensi, ed Euroclear appartiene a JP Morgan. Perché il Lussemburgo? Perché questo Paese è il primo per detenzione di capitale, indispensabile per effettuare quei trasferimenti, che di solito avvenivano nei paradisi fiscali statunitensi o inglesi, avvengano in Asia in modo discreto. Firmando separatamente con le banche centrali nazionali, la Cina neutralizza qualsiasi opposizione di Draghi a riguardo.

3) La Cina crea una banca mondiale concorrente
Finora 22 Paesi hanno partecipato al progetto volto a creare una nuova “Via della Seta”, l’antica rete commerciale tra Asia ed Europa che collega la città di Xian in Cina alla città di Antiochia in Turchia. L’istituto per lo sviluppo dovrebbe portare il nome d’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) e coprire un’area che si estende dalla Cina al Medio Oriente. Il finanziamento dovrebbe essere utilizzato per sviluppare tali infrastrutture nella regione, tra cui una colossale linea ferroviaria che colleghi Pechino a Baghdad, secondo fonti citate dal Financial Times.

4) La Cina ha i mezzi per le sue ambizioni, dato che le banche cinesi raccolgono oggi un terzo dei profitti globali
I tre principali investitori mondiali, nel 2013, erano la cinese PetroChina con 50,2 miliardi dollari, la russa Gazprom (44,5 miliardi) e la brasiliana Petrobras (41,5 miliardi). Total è il settimo maggiore investitore con 30,8 miliardi, davanti EDF (17.mo con 18,4 miliardi) e GDF Suez (43.mo con 10,4 miliardi). Questi Paesi non hanno abbandonato il potere sovrano di creare moneta, in cui lo Stato ha il controllo delle società, avendo cinesi, russi e brasiliani capito che la liberalizzazione dei servizi energetici non favorisce gli investimenti.

5) La Cina ha firmato un accordo di libero scambio totale con la Svizzera
Il primo trattato di questo tipo del Regno di Mezzo con un Paese europeo. Gli svizzeri si mettono al riparo da deliri e diktat dell’Unione europea, spesso dettati da Washington.

6) Il prossimo vertice dei BRICS sarà cruciale: la nuova architettura finanziaria
In particolare un fondo di riserva monetaria chiamato Accordo sui Fondi di Riserva (Contingent Reserve Arrangement – CRA) e una banca di sviluppo, chiamata Banca BRICS, avranno funzioni di sostegno multilaterale nella bilancia dei pagamenti e nei fondi per il finanziamento degli investimenti. De facto, i BRICS si allontanano da Fondo monetario internazionale (FMI) e Banca Mondiale (BM), istituzioni insediate 70 anni fa nell’orbita del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America. In piena crisi, le due iniziative aprono spazi alla cooperazione finanziaria, a fronte della volatilità del dollaro, e al finanziamento alternativo di Paesi in crisi, senza sottoporli alle condizioni dei programmi di adeguamento strutturale e ristrutturazione economica. Il nuovo vertice dei BRICS mette il FMI sottochiave… Inoltre, contrariamente al “Chiang Mai Initiative” (che include Cina, Giappone, Corea del Sud e le 10 economie dell’Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico), il CRA dei BRICS può fare a meno del supporto del FMI nei suoi prestiti, assicurandosi una maggiore autonomia da Washington. La guerra valutaria delle economie centrali capitaliste contro le economie della periferia ne richiede l’attuazione in tempi brevi.

7) L’Argentina è invitata al vertice
In questo contesto, è chiaro che la dedollarizzazione accelera in modo inedito. Il potere degli Stati Uniti deriva anche dal fatto che il dollaro è la valuta globale standard. Se perde tale ruolo, gli Stati Uniti non avranno più potere o controllo, saranno un Paese come tutti gli altri. Ed è la de-dollarizzazione che probabilmente causa la massiccia fuga di capitali dagli Stati Uniti, il primo Stato in pericolo di fallimento, incapace di finanziarsi. Così cercano d’immaginare soluzioni deliranti come tassare la rivendita delle obbligazioni del tesoro. Ma quale investitore sarebbe abbastanza sciocco da comprare attività finanziarie che non può vendere senza rischiare gravi perdite finanziarie? O decidono di estendere unilateralmente le scadenze obbligazionarie. O, come appena annunciato da Lagarde, arraffare le assicurazioni, avendo il doppio vantaggio di causare panico in Europa facendo rientrare i capitali negli USA. Ma tali decisioni sono totalmente inefficaci, peggio ancora, aggravano la situazione, come indubbiamente dimostra l’ammenda alla BNP, ricattata politicamente per la consegna di armi alla Russia, probabilmente in obbedienza anche  alla logica di provare con tutti i mezzi a rimpatriare i capitali negli Stati Uniti. Perché ci vorrebbe una vera e propria strategia politica per imporre una politica economica e sociale alla finanza che la rifiuta, una strategia possibile solo se lo Stato mantiene l’autorità suprema di creare denaro… Come nel caso dei Paesi BRICS, perciò la loro strategia è coerente, efficiente e utile all’interesse generale dei popoli che rappresentano. Gli interessi dei finanzieri che gestiscono gli Stati Uniti (azionisti della FED) oggi sono contraddittori, non hanno strategia e sono antagonisti ai loro clienti, così come ai popoli statunitense e dei vassalli europei. In Europa, più che negli Stati Uniti, non vi sono più piloti… e il dollaro sta per essere messo KO dalla strategia coerente della Cina e dei Paesi BRICS, promettendo qualche turbolenza in estate dall’enorme impatto economico e sociale.

Avvertenza
PS: Tutti i calcoli degli articoli citati, in particolare sulle nuove banche di sviluppo e mondiali in via di creazione, sono in dollari per semplicità semantica e facilità giornalistica. Non penso che nel contesto attuale, in particolare nel caso della BNP, queste banche conservino gran parte delle loro attività in dollari.YuanFonti:
China
Xinhua
Agence Ecofin
Contrepoints
Romandie
Swissinfo
Reseau International
Reseau International
Zerohedge
Zerohedge

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia reagisce alle sanzioni e avvia la battaglia contro il dollaro

Stefan Hedlund Global Research, 1 luglio 2014

L’Unione europea prevede nuove sanzioni economiche contro la Russia per la crisi in Ucraina, i cui termini scadono il 30 giugno. Ma il presidente russo Vladimir Putin capovolge il piano degli Stati Uniti stimolando una ‘de-dollarizzazione’ globale, scrive il professor Stefan Hedlund.
185076156La Russia compie un attacco concertato allo status del dollaro statunitense quale valuta di riserva globale ed è in procinto di abbandonare il ‘petrodollaro’ quale unità di trading per petrolio e gas. Le compagnie energetiche russe hanno l’ordine di abbandonare il dollaro e firmare contratti in rubli e monete dei Paesi partner. Il desiderio di ridurre l’uso dei dollari è in linea con l’obiettivo della Cina di promuovere l’uso internazionale dello yuan cinese. Altre nazioni emergenti vorrebbero vedere ridotta l’egemonia statunitense. Un attacco della Russia al dollaro sarebbe devastante e potrebbe, in teoria, innescare il crollo del mercato azionario negli Stati Uniti. Tuttavia, lo status del verdone quale valuta di riserva globale non è ancora gravemente minacciato per la semplice ragione che le alternative sono peggiori. Ma l’attacco russo può spingere l’economia globale a un ulteriore passo sulla via di un sistema senza valute di riserva. Se le banche centrali del mondo vendessero i loro  titoli di Stato degli USA, l’economia statunitense sarebbe inondata di dollari, causando un picco dell’inflazione e tassi d’interesse stellari. Il conseguente aumento del costo del finanziamento del debito pubblico sarebbe mostruoso, e per tornare a un equilibrio fiscale si dovrebbero chiudere così tanti programmi sociali da causare disordini per le piazze. E’ improbabile che accada ma è un quadro che fa riflettere sulla partita che la Russia gioca, e cosa potrebbe accadere se Washington persiste nel rifiutare di darsi un ordine interno.
Negli ultimi decenni, il mondo è così abituato al biglietto verde come valuta di riserva ‘naturale’ globale, che gli avvertimenti sulla possibile fine di tale finanziamento a basso costo del deficit degli Stati Uniti vengono regolarmente ignorati. Non vengono attuate misure per prepararsi al declino del biglietto verde. All’indomani della crisi dei mutui subprime che innescò la recessione del 2008, e l’umiliante degradazione del rating sovrano degli Stati Uniti nel 2011, gli avvertimenti cominciarono a chiedere per quanto tempo si potesse andare avanti così. I maggiori detentori di debito degli Stati Uniti sono Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), che hanno iniziato a cercare di mollare il dollaro. Dal crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, la Russia  dipendeva dai dollari. Nei turbolenti anni ’90, il verdone dominava sostituendo il rublo collassato, offrendo un mezzo di scambio e una riserva valutaria. Con l’impennata dei prezzi del petrolio iniziata nel 2001, la Banca Centrale russa ha potuto stabilizzare la valuta e il ruolo del dollaro s’è ridotto. Ma l’economia russa rimane fortemente intrecciata alla circolazione del dollaro, dalle grandi aziende con riserve in valuta estera (forex) di dollari, a banche e imprese indebitate in dollari, alle aziende off-shore basate sui dollari, soprattutto per l’esportazione di energia, scambiata in dollari.  Con le minacce di sanzioni economiche avanzate dall’occidente, il Cremlino si sentiva veramente vulnerabile, decidendo quindi di ridurre tale vulnerabilità. Gli esperti bancari ed energetici russi hanno discusso con i funzionari governativi il modo per eliminare il dollaro dalle operazioni d’esportazione. Il ministro dell’Economia Aleksej Uljukaev ha invitato le aziende energetiche russe ad essere coraggiose firmando contratti in rubli e valute dei Paesi partner. Si è parlato di introdurre una ‘valuta di scambio esecutiva’ per cui le aziende potrebbero essere costrette a trattare una percentuale delle operazioni in rubli russi o yuan cinesi. Rosneft ha concluso uno swap ‘prodotti-per-petrolio’ con l’Iran per 500000 barili di petrolio iraniano al giorno da vendere sui mercati globali. E il recente accordo da 400 miliardi di dollari sul gas di Gazprom con la Cina è visto come modo per allontanarsi dal dominio dei dollari.
Ciò che salva il biglietto verde, per qualche tempo ancora, sono le alternative scadenti. Una moneta di riserva globale funzionante deve essere sia liquida che ‘profonda’, cioè deve essere venduta rapidamente e in grandi quantità senza un impatto significativo sul prezzo. Nonostante la cattiva gestione dell’economia degli Stati Uniti, il dollaro USA rientra ancora in tale regola. L’euro è sceso ben al di sotto delle grandi visioni iniziali, ma rimane un second best. Né sterlina né yen vi si avvicinano.

Russia’s-central-bankStefan Hedlund è professore e direttore presso il Centro di studi russi ed eurasiatici dell’Università di Uppsala, Svezia. É un economista specializzato nella Russia.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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