Srebrenica: genocidio o propaganda?

De-Construct 4 maggio 2007
Il ‘genocidio di Srebrenica’ è una bufala?
Aleksandar Pavic WorldNetDaily

3678_mudzahedini_5Per più di 10 anni, il termine “Srebrenica” è stato usato per indicare il massacro di “musulmani innocenti” per mano di cristiani, specificamente dall’esercito serbo-bosniaco, secondo cui si presume siano stati massacrati, secondo la versione attualmente accettata dalla maggior parte dei principali media, “tra 7.000 e 8.000 musulmani” quando presero quel paesino nella Bosnia orientale, a metà del luglio 1995. Secondo la leggenda, i serbi di Bosnia catturarono questa “zona protetta dall’ONU” e  procedettero a deportare e giustiziare migliaia di uomini, donne e bambini nel giro di pochi giorni, per poi seppellirli nelle fosse comuni, che sono ancora ricercate dopo quasi 12 anni.

1. Numeri truccati
Lo storico e ricercatore di Belgrado Milivoje Ivanisevic, che ha documentato le vittime della guerra civile jugoslava per più di un decennio, ha recentemente contestato le rivendicazioni in un nuovo opuscolo, “La carta d’identità di Srebrenica“, che documenta che centinaia dei corpi sepolti nel Srebrenica Memorial non furono uccisi nel luglio 1995, quando il presunto genocidio avrebbe avuto luogo, ma che si trattava di persone decedute di morte naturale ben 13 anni prima che gli eventi avessero avuto luogo. L’ultima prova offerta da Ivanisevic indica che il numero di coloro che sono sepolti presso il Complesso Memoriale di Srebrenica, non solo non sono stati uccisi nel luglio del 1995, ma in realtà sono morti molto prima, perfino nei primi anni ’80, più di 10 anni prima che iniziasse la guerra civile in Jugoslavia.

2. I morti votano
Secondo Ivanisevic, a partire dal marzo 2007, più di 12 anni dopo l’evento, un totale di 2.442 corpi vennero sepolti al Memorial. Tra questi, un 914, oltre il 37 per cento, erano sulle liste elettorali delle elezioni del 1996 in Bosnia, tenutesi un anno dopo il presunto “genocidio”. Le liste elettorali furono approvate e controllate dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa [OSCE], che curò le elezioni.

3. I musulmani “massacrati” sono morti di cause naturali
Una seconda scoperta ancora più significativa, indicava il fatto che “almeno 100 persone” sepolte nel Memoriale sono morte per cause naturali. Ivanisevic afferma che i numeri sarebbero ancora più alti se gli fosse stato consentito l’accesso ai registri anagrafici di Srebrenica e delle città circostanti. Tuttavia, tra i diversi nomi, con date di nascita, morte e luogo di morte, vi sono: Fetahija (Nazif) Hasanovic, n. 1955 – m. 15 dicembre 1996, Srebrenica, Sukrija (Amil) Smajlovic, n.1946 – m. 2 maggio 1996, Zaluzje; Maho (Suljo) Rizvanovic, n.1953 – m. 3 gennaio 1993, Glogova; Mefail (Meho) Demirovic, n.1970 – m. 10 maggio 1992, Krasanovici; Redzic (Ahmet) Asim, n.1949 – m. 22 aprile 1992, Bratunac.

4. Presunte “vittime di Srebrenica” uccise prima di Srebrenica
In terzo luogo, Ivanisevic afferma che diverse centinaia di soldati e civili sono stati trasferiti al Memorial di Srebrenica da altri cimiteri e riseppelliti con rituali musulmani. Uno di questi è il corpo di Hamed (Hamid) Halilovic, trasferito dal vicino cimitero di Kazani, che a quanto pare è morto ben 13 anni prima del “genocidio” di Srebrenica. Altri corpi trasferiti da Kazani al Memoriale di Srebrenica comprendono quelli di Osman (Ibro) Halilovic, Nurija (Smajo) Memisevic, Salih (Saban) Alic, Mujo (Hasim) Hadzic, Ferid (Ramo) Mustafic e Hajrudin (Ismet) Cvrk. In quarto luogo, utilizzando registri catturati all’esercito musulmano-bosniaco, Ivanisevic elenca più di una dozzina di nomi di soldati alle cui famiglie furono concessi alloggio e servizi sociali dovuti ai familiari dei soldati uccisi in azione prima dell’11 novembre 1993, quando i documenti vennero catturati dall’esercito serbo-bosniaci. In quinto luogo, sulla base dei documenti acquisiti nello stesso modo, Ivanisevic fornisce i nomi di decine di combattenti dell’esercito musulmano-bosniaco uccisi prima del 7 marzo 1994.

5. I macellai della Jihad camuffati da vittime innocenti
Ivanisevic continua a fornire i nomi dei soldati bosniaci musulmani sepolti presso il Memoriale di Srebrenica implicati in numerosi massacri di civili serbi nella zona vicina, in cui vennero uccisi oltre 3.000 serbi. È interessante notare che il comandante della forze dell’esercito bosniaco a Srebrenica, Naser Oric, fu condannato a due anni dal Tribunale penale internazionale per la Jugoslavia, o ICTY, nel giugno 2006 per la sua partecipazione a questi omicidi, alcuni dei quali ripresi in video e diffusi dal giornalista del Washington Post John Pomfret, che lo incontrò nella “zona di sicurezza delle Nazioni Unite” nel 1994. [Bill Schiller sul Toronto Star del Canada]

Il Dipartimento di Stato della Clinton, ancora in carica, condivide il mito
Negli anni ’90, l’amministrazione Clinton ha utilizzato il preteso “genocidio di Srebrenica” per intervenire nella guerra civile bosniaca dalla parte dei musulmani bosniaci e applicare il successivo accordo di pace di Dayton per la Bosnia-Erzegovina, nel novembre 1995, con il riconoscimento reciproco tra Jugoslavia (ora Serbia), Croazia e Bosnia. Più in generale, la burocrazia del Dipartimento di Stato della Clinton ha utilizzato il “genocidio di Srebrenica”, come da allora è stato definito a seguito delle controverse sentenze pronunciate dal Tribunale Penale Internazionale per la Jugoslavia a L’Aia, per giustificare il suo sostegno ai movimenti politici musulmani non solo in Bosnia, ma in Macedonia e nella regione del Kosovo della Serbia, che attualmente cerca l’indipendenza. E poiché la maggior parte degli indirizzi della Clinton è affidata al Sottosegretario di Stato per gli affari politici Nicholas Burns, che continua l’esecuzione della strategia degli Stati Uniti nei Balcani, la sua azione politica è rimasta tale fino ad oggi.
Così, anche se l’indipendenza albanese del Kosovo è pesantemente sostenuta dagli Stati Uniti, dagli inglesi e dai tedeschi, ai serbo-bosniaci, infelici per la prospettiva di rimanere chiusi dentro una Bosnia a maggioranza musulmana, è stata negata l’indipendenza, grazie al “genocidio di Srebrenica” utilizzato come argomento principale, vale a dire che i vantaggi della guerra conseguiti attraverso il “genocidio” non possono essere sanzionati. Molti osservatori, tra cui una recente analisi del Bollettino G2, collega il sostegno occidentale dei musulmani nei Balcani a spese dei cristiani, nel quadro di una più ampia politica per placare i regimi “moderati” sunniti in Medio Oriente, nell’ambito di una coalizione anti-iraniana.

Srebrenica trasformata in un santuario per la Jihad
Tra gli elementi radicali bosniaci musulmani, il racconto di Srebrenica è stato utilizzato non solo per ottenere il sostegno alla causa generale della jihad, suscitando il sentimento tra i musulmani di essere oppressi e perseguitati dai non-musulmani, ma per costruire ciò che alcuni chiamano il “primo santuario musulmano in Europa”, un luogo di ritrovo per i musulmani di tutto il mondo con intenzioni anti-occidentali, anti-europee e anti-cristiane. Il complesso del memoriale di Srebrenica ora serve come luogo di pellegrinaggio dove i musulmani possano vedere, in prima persona, i risultati di quello che credono essere un’atrocità senza precedenti contro i loro compagni di fede.

I mass media occidentali perpetuano il mito
L’intero racconto di Srebrenica è stato supportato fondamentalmente dai media mainstream occidentali, con in testa New York Times, Washington Post, Los Angeles Times, Wall Street Journal e i principali media britannici, tedeschi e francesi, che hanno collegato le notizie dai Balcani, nel corso degli anni, con riferimenti al “genocidio di Srebrenica” definendolo, tra le altre cose, “la peggiore atrocità in Europa dalla seconda guerra mondiale“, e “macchia sulla coscienza dell’Occidente“, ecc. Fin dall’inizio, numerose voci di dissenso, sia in occidente che in ex-Jugoslavia, hanno contestato sia i mass media occidentali, sia le accuse e le sentenze dell’ICTY connesse a Srebrenica, ma non hanno ricevuto quasi nessuna pubblicità di sorta.

Il Gruppo di Ricerca su Srebrenica demistifica la menzogna
Nell’estate del 2005, nel 10° anniversario della manifestazione, il “Gruppo di Ricerca su Srebrenica” composto in gran parte de figure accademiche e mediatiche anglo-statunitensi e, così come gli ex funzionari civili ed osservatori militari delle Nazioni Unite, con esperienza sull’ex-Jugoslavia, creò  un sito web in cui l’intera storia del “massacro di Srebrenica” è stata riconsiderata e demistificata. Invece sul dato di 7-8000, i funzionari delle Nazioni Unite e gli esperti del Congresso degli Stati Uniti parlano di “700-800″, “poche centinaia”, “un totale di circa 2.000 musulmani e serbi”, ecc. Henry Wieland, capo della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, che ha passato diversi giorni ad intervistare i profughi di Srebrenica nel luglio 1995, avrebbe detto che non aveva trovato “nessuno che avesse visto con i propri occhi una qualsiasi atrocità.”

I risultati e i verdetti forensi dell’ICTY contestati
I risultati forensi vennero richiamati all’ordine e venne affermato che l’intero processo di scavo e identificazione dei corpi era stato controllato da un’organizzazione fondata dal defunto leader islamico bosniaco Alija Izetbegovic. E un professore canadese di diritto internazionale smontò i verdetti del ICTY su Srebrenica, dimostrando, tra le altre cose, che il generale serbo-bosniaco Radoslav Krstic, condannato a 46 anni, è stato, nel verdetto del tribunale, assolto dalla partecipazione o anche dalla conoscenza del massacro, invece di essere condannato in base alla ricostruzione dell’ICTY della sua “responsabilità di comandante”.
Il testimone dell’accusa, Drazen Erdemovic, un croato bosniaco che misteriosamente apparve nelle file dell’esercito serbo-bosniaco dopo aver precedentemente combattuto nei ranghi dell’esercito musulmano bosniaco, che sostenne di aver partecipato al massacro di 1.200 musulmani a Srebrenica, venne esentato dal contro-interrogatorio perché ritenuto dalla stessa corte “mentalmente instabile” e, in definitiva, ebbe una condanna a cinque anni per la sua “cooperazione”. Eppure, i media, senza eccezioni, hanno ignorato i risultati del gruppo, anche quelli che citano i rapporti degli stessi media presenti sul terreno in quel momento.

Istituto olandese: Srebrenica era un rifugio sicuro per diverse migliaia di armati musulmani bosniaci che devastavano i villaggi serbi nei dintorni
L’Istituto olandese per la documentazione di guerra ha pubblicato un ampio rapporto, nel 2002: “Srebrenica, uno spazio ‘sicuro’“, che dettaglia tra le altre cose che Srebrenica, anche se dichiarata “zona di sicurezza delle Nazioni Unite“, in realtà non è stata mai smilitarizzata, e che molte migliaia di truppe musulmane bosniache vi erano di stanza, da dove organizzavano numerose incursioni letali contro i villaggi serbi nelle vicinanze. L’accusa è stata ulteriormente corroborata dalla relazione del segretario generale dell’ONU all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 15 novembre 1999. Il libro di Ivanisevic sarà presto tradotto in inglese.
Resta da vedere se i mass media occidentali aziendali continueranno ad ignorare questa e altre prove che sfatano l’affermazione che un “genocidio” anti-musulmano ha avuto luogo a Srebrenica, nel luglio del 1995. Alcuni personaggi pubblici nei Balcani hanno chiesto che una commissione internazionale su Srebrenica riesamini le prove e faccia una nuova valutazione più equilibrata e indipendente di ciò che accadde nella Bosnia orientale, durante le ultime fasi della guerra civile, nell’estate del 1995.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I nervi tesi di Hillary l’allucinata

De Defensa 7 luglio 2012

I nervi di Hillary Clinton – ci dispiace, ma non sono riuscito a rigettare questo giudizio pseudo-medico, – diventano molto imbarazzanti. Sono sballati, incontrollabili e fanno sembrare gli incontri internazionali all’ora libera nelle strutture psichiatriche. Bisogna dire che se non ci fosse quel tipo di intrattenimento (ovvero, i nervi di Hillary), le riunioni degli “Amici della Siria” sarebbero eventi molto imbarazzanti per la noia che genera il vuoto instancabilmente alimentato dalla ripetizione del racconto ipnotico, ed anche allucinato, dei ripetitori del blocco BAO.
Esprimiamo la nostra convinzione intuitiva che “i nervi di Hillary“, allo stesso tempo sono, naturalmente, un caso unico e personale, e riflettono anche lo stato psicologico di una comunità burocratica, il Dipartimento di Stato in questo caso, che sembra anche essere una così convincente illustrazione dello stato psicologico delle leadership politiche del blocco BAO. La presenza al suo fianco, nel ruolo d’influenza essenziale di portavoce, Victoria Nuland, la moglie del neocon Robert Kagan ed ex ambasciatrice statunitense alla NATO, lei stessa passionaria del neoconservatorismo, unito a un iperliberalismo convulsamente interventista di tendenza femminista, è una garanzia della potenza e dell’estensione di questo stato psicologico presso l’ufficio della Segretaria di Stato Clinton. (Certamente non parliamo di “forma mentis“, che sarebbe un grande onore per tale pollame). (Per Hillary e Nuland, sono la perspicace fermezza e la capacità di manovra delle donne in politica a essere sostituite dall’isteria femminista, sempre in transito verso la radicalizzazione estrema.) Non si è ancora finito di misurare le devastazioni della pandemia psicologica degli isterici falchi liberali, di cui Hillary è il rappresentante emblematico, nelle strutture di un ministero che, da George Kennan a James Baker e allo scialbo Warren Christopher (Segretario di Stato dal 1993 al 1997), aveva saputo coltivare la misura e una certa tenuta senza rinunciare mai al cinismo e al pseudo-idealismo americanista, così efficaci.
In breve, in attesa di altro, e oltre, ciò introduce l’intervento e le attività della piromane Hillary Clinton, in occasione della pomposa riunione degli “Amici del popolo siriano”, come si dicono ufficialmente, ieri a Parigi. La diplomazia che si pretende dalla tradizione molto grande e pomposamente seria, in tutti i suoi stati ipomaniacali, costituisce uno spettacolo straordinario e avido dell’era postmodernista. Vediamolo, per esempio con Russia Today (lasciando il sistema della stampa impolverarsi), il 6 luglio 2012.
• L’intervento di Hillary ha fatto particolare sensazione per le sue osservazioni estremamente aggressive contro la Russia e la Cina: “La Russia e la Cina devono pagarla per la loro opposizione alla caduta di Assad” … Alcuni notano che durante la guerra fredda, nessun segretario di Stato ha fatto commenti così aggressivi contro la Russia (URSS). Niente di cui stupirsi. “Non credo che la Russia e la Cina stiano pagando alcun prezzo per niente – niente – appoggiando il regime di Assad. L’unico modo per cui ciò cambi, è che ogni nazione presente qui, chiarisca direttamente e con urgenza a Russia e Cina che la pagheranno“, ha avvertito Clinton.
Il viceministro degli esteri della Russia, Sergej Rjabkov, ha detto che l’Occidente opera nel quadro dei termini amico-o-nemico, che ha definito superato. “Rifiutiamo categoricamente che tale questione sia anche posta riguardo la situazione attuale in Siria e il ‘sostegno’ della Russia al presidente Bashar Assad. Non è questione di supportare qualche figura o dirigente politico. È una questione di gestione di una crisi nel paese dentro un quadro politico normale“, ha detto Rjabkov. “Purtroppo, non siamo in grado di avere la comprensione necessaria dei nostri partner occidentali. L’Occidente trova ancora attraente i termini “amico-nemico”. Consideriamo tale terminologia una cosa del passato“, ha spiegato Rjabkov.
• Un altro punto rilevante dell’intervento di Clinton è che è emerso il famoso caso degli elicotteri russi venduti, anni fa, alla Siria, e rispediti in Russia per manutenzione e ristrutturazione, e che erano sulla via del ritorno in Siria quando la controversia è scoppiata tre settimane fa, a causa di Hillary Clinton. (Vedasi 15 giugno, 21 e 22 giugno 2012.) “La segretaria di Stato USA ha ulteriormente criticato la Russia per la manutenzione degli elicotteri della Siria di fabbricazione sovietica. Due settimane fa Hillary Clinton si è scagliata contro la Russia per la riparazione di tre elicotteri siriani, dicendo che la loro presenza “aumenterà il conflitto in maniera drammatica.” Il Ministero degli Esteri russo ha smentito rapidamente le accuse. “Nel 2008 ci fu un contratto per ripararli. Dovranno ancora essere assemblati, dopo la consegna“, ha detto Lavrov. “Per questo intero processo ci vorranno almeno tre mesi. Quindi, sei si parla di qualcosa che abbiamo appena venduto alla Siria, e che dovrebbe essere messo in azione, non si dice affatto il vero“, ha aggiunto.
• In un altro articolo, commentando ciò, Russia Today ha intervistato due commentatori statunitensi. I loro commenti, assieme alla relazione sull’intervento di Clinton, è sufficiente a completare la documentazione del dossier. (Articolo del 6 luglio 2012.) “Ma se la riunione di Parigi ha rivelato che gli Stati Uniti possono ancora detenere una propria soluzione al problema siriano, e non sono disposti al compromesso“, dice Mark Almond, professore di Relazioni Internazionali presso l’Università Bilkent in Turchia. “La signora Clinton converte un problema regionale, una crisi [Tra] la Siria e i suoi vicini, in un problema potenzialmente globale“, ha detto Almond a RT. “Quei paesi che non sono d’accordo con ogni parola della signora Clinton, sono considerati sostenitori della tirannia e nemici del bene. Ciò crea una risposta globale molto più pericolosa.” […] “Forse la signora Clinton parla semplicemente per la frustrazione del fatto che la sua politica non ha ancora raggiunto l’obiettivo di rovesciare Assad“, ha sostenuto il professor Almond, aggiungendo che Clinton è conosciuta per l’uso di una aspra retorica verso chi non le piace.
Questa sembra una svolta che dovrebbe essere sconcertante, se ci fosse il senso che l’accordo raggiunto, la scorsa settimana, quello che gli Amici della Siria oggi vogliono attuare nel paese arabo. Questo dimostra ancora una volta che, fin dall’inizio di questa crisi, l’obiettivo era quello di rimuovere Bashar al-Assad e il suo governo“, ha detto a RT James Corbett, redattore del sito The Corbett Report. [...] [A Parigi] “Clinton ha chiesto a altre 60 nazioni del  gruppo degli Amici della Siria, di aderire all’azione per far capire a Cina e Russia che subiranno dei contraccolpi per le loro azioni in Siria“, dice Corbett. “Ciò indica che gli Stati Uniti non hanno una grande leva diplomatica da usare direttamente contro Russia e Cina.”
… In aggiunta a tutte queste osservazioni e questi commenti interessanti, l’informazione che Clinton ha anche “minacciato” (è questo il termine?) di proporre una terza risoluzione alle Nazioni Unite per consentire una “No-Fly Zone“, o un trucco del genere, per mascherare l’intervento straniero. Infatti, è in piena inversione della logica diplomatica … Dopo aver insultato russi e cinesi, “minacciandoli” anche di una terza risoluzione delle Nazioni Unite, che avrebbe bisogno dei loro voti per passare, mentre oppongono il loro veto come  dito medio di prassi, ecco che appare un nuovo tipo di diplomazia, diciamo: “diplomazia ipomaniacale”. Probabilmente, l’assai fico presidente BHO, ricordandosi dell’esistenza del mondo tra le cene per raccogliere dai sostenitori centinaia di migliaia di dollari per la sua rielezione, le consiglierà di dimenticare questa “minaccia”, per non subire una terza sconfitta alle Nazioni Unite.
In breve, c’è pochissimo da imparare seguendo l’intervento di Hillary Clinton da un punto di vista politico. Colei che abbracciava Lavrov il 29 giugno, e che lo insultava sette giorni più tardi, non va sottoposta ad una qualsiasi analisi.  Da quando minaccia il mondo intero di attaccare la Siria, e considerando che gli Stati Uniti di solito non hanno bisogno del permesso di nessuno per questo tipo di sport, possiamo concludere che il Pentagono prende assai poco seriamente le “minacce” di Clinton. (In effetti, vorrebbe consigliargli, dopo tutto, di attaccare la Siria come i suoi soci e collaboratori hanno fatto nel 2001, in Afghanistan, e in Iraq nel 2003, e lei stessa attraverso suo marito Bill, in Kosovo nel 1999, passando con la benedizione dell’ONU e il consenso dei russi. Ma è ancora necessario avere il peso della potenza, in mancanza dell’audacia per farlo.)
Perciò, è l’aspetto psichiatrico – pardon psicologico, – a cui siamo interessati. In questo caso, non è l’insulto minaccioso lanciato ai russi e ai cinesi che appare essere il fatto più notevole della questione, ma la riemersione dell’affare degli elicotteri. Questo caso è abbastanza documentato da poter essere considerato chiuso; regolato sia dalla reazione del Pentagono che dalla reazione russa, si è rivelato un errore tecnico della squadra del Dipartimento di Stato, causato dal suo zelo pubblicitario ed ideologico; ma che sia usato ancora una volta, passando dall’approccio del comprensibile errore nel rigore alla menzogna assolutamente provata e usata in nome di una logica implacabilmente emotiva e manipolatrice della ragione, ci illumina ampiamente sullo stato psicologico prevalente presso il Dipartimento di Stato, e presso la Segretaria di Stato stessa. È positivo che il contributo di Hedi Doukhar compaia questo 7 luglio 2012, concentrandosi sull’aspetto psicologico, – depressione maniacale, terrore, ecc., – che sviluppiamo per studiare il comportamento delle dirigenze politiche del blocco BAO. E’ da questa parte che ci si deve muovere per comprendere il comportamento di Clinton, psicologicamente esausta, che assorbe di fatto le menzogne come una droga, permettendole di tenere a galla la sua narrazione, eventualmente con l’aggiunta di droghe vere, acutizzando la sua aggressività come la sua continua incapacità a piegare la realtà alla sua volontà.
Forse la signora Clinton parla semplicemente di frustrazione per il fatto che la sua politica non ha ancora raggiunto l’obiettivo di rovesciare Assad” suggerisce il professor Almond. Infatti, professore, siamo per il principio della cosa, ben al di là della sua operatività. Ciò che è notevole nel progresso dello stato psicologico delle leadership politiche del blocco BAO, illustrato dalla Clinton, che n’è il caso più estremo, è l’indebolimento considerevole osservato constatando un tale scoppio che lega l’incapacità di controllare se stessi e la completa indifferenza nel dimostrare pubblicamente l’impotenza in cui vi si trovano. Questa esplosione, che si presuppone consapevole e attentamente valutata, sotto forma di un discorso preparato, e non di un momentaneo slancio del temperamento, aggiunge pessimismo alla diagnosi. Non solo queste persone non si controllano più e mostrano la loro impotenza completa, ma procedono in maniera artificiale, che prevede l’esposizione di questo stato senza cogliere le conseguenze derivanti; strutturano la dimostrazione del loro crollo psicologico, raggiungendo il climax del paradosso di strutturare con pugno di ferro la loro stessa decostruzione. La loro patologia psicologica non è più distinguibile come tale, è la loro psicologia è diventata pura patologia, come una cosa naturale, con l’uso confessato e senza alcuna dissimulazione dell’arsenale di questa malattia; menzogne, invettive, irresponsabilità. Sono completamente immersi nel racconto terrorizzato trascritto in termini di aggressività sfrenata.
In effetti, queste persone sono capaci di tutto. In generale, questa non è la ricetta per la vittoria decisiva di una causa, ma piuttosto l’accelerazione decisiva del disastro derivante dalla collisione tra la narrativa vigente e la verità del mondo. Aspettiamo per vedere.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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