Venezuela: deciso avvertimento sui tentativi di destabilizzazione

Nil Nikandrov, Strategic Culture Foundation, 05/03/2013

227710Il Vicepresidente Nicolas Maduro ha recentemente messo in guardia l’opposizione, numerose volte, che qualsiasi tentativo di inscenare un colpo di stato nel Paese sarà irricevibile. E’ così che la dirigenza bolivariana ha reagito alla visita del candidato presidenziale dell’opposizione, Henrique Capriles Radonsky, negli Stati Uniti. Ha perso le elezioni presidenziali dell’ottobre 2012 con Hugo Chavez, ma senza mai ammettere i risultati. E neanche le forze esterne che gli offrono sostegno. L’impero degli Stati Uniti e il sionismo mondiale sono intenti a far sì che Capriles continui a servire i loro interessi. Pensano che sia il momento giusto per il cambiamento di potere in Venezuela. La prolungata malattia del Presidente deve essere utilizzata come pretesto per cambiare l’onda degli eventi, in violazione della Costituzione e della volontà del popolo. Nicholas Maduro ha rigorosamente definito le attività di Capriles una cospirazione.
Per primo Radonsky si è recato in Colombia per incontrare uomini d’affari e discutere la collaborazione e le modalità per aumentare il contrabbando di prodotti alimentari e di prima necessità provenienti dal Venezuela; l’agenda abituale di chi progetta la sovversione economica. Ha inoltre discusso la questione del finanziamento delle formazioni paramilitari colombiane da utilizzare sul suolo venezuelano. Secondo Maduro, i loro leader sono stati consultati per una futura collaborazione. A Miami, Capriles ha avuto contatti con i banchieri venezuelani che avevano lasciato il paese per evitare l’arresto. Alcuni di loro sono stati accusati di sovversione, per esempio, nel coinvolgimento della morte del procuratore Danilo Anderson che indagava sulla partecipazione dei banchieri nella cospirazione dell’aprile 2002 contro il presidente Chavez. Le due parti si sono accordate e i banchieri hanno detto che daranno aiuti finanziari all’opposizione radicale in Venezuela.
Maduro ha detto che Capriles ha avuto colloqui con un influente “clan mafioso di Miami” (probabilmente intendeva gli immigrati cubani) e i rappresentanti di Otto Reich, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Venezuela, allora inviato speciale per l’emisfero occidentale del presidente degli Stati Uniti, come Assistente del segretario di Stato per gli affari nell’Emisfero occidentale, e che oggi lavora per la CIA ed è coinvolto nelle campagne di propaganda contro il Venezuela e altri “regimi populisti”. A New York, Capriles ha incontrato alcuni repubblicani degli Stati Uniti e Roberta S. Jacobson, Assistente del segretario di Stato in carica per gli Affari nell’Emisfero occidentale. Anche i servizi speciali erano coinvolti nei colloqui. Maduro ha detto che il governo sta attentamente monitorando tutti i movimenti di Radonsky sul suolo statunitense. Mario Silva, giornalista e attivista politico venezuelano, conduttore di un programma televisivo, ha riferito che i dirigenti della Tavola Rotonda per l’Unità Democratica (Mesa de la Unidad Democratica, MUD), Jose Ramon Medina e Andres Borjes, un membro del parlamento e un partecipante attivo al tentato golpe dell’aprile 2002, accompagnavano Capriles nel suo viaggio negli Stati Uniti.
Ovviamente, gli emissari dell’opposizione venezuelani coordinano le proprie attività di destabilizzazione con gli Stati Uniti. Gli atti di sabotaggio vengono rinnovati in Venezuela. Centinaia di tonnellate di prodotti alimentari sono portati fuori dal Paese. Alcuni alimenti vengono portati dagli imprenditori in depositi clandestini, alcuni trasportati nei paesi vicini, mentre un’altra parte è destinata a marcire. Le linee e le sottostazioni elettriche sono soggette ad azioni sovversive. L’erogazione di acqua viene regolarmente interrotta. Le violenze di strada, in particolare nei quartieri operai, aumentano. Non sono così diffuse come in Messico, America Centrale, Colombia e Perù, ma il Venezuela ha ancora la reputazione di Stato criminale di primo piano nell’emisfero occidentale, tra cui il traffico di droga e di “merce umana”.
Le speranze vengono riposte nell’istigare il caos… La nuova generazione di studenti è l’obiettivo primario degli sforzi della propaganda. Bloccano strade con manifestazioni teatrali e chiedono al governo di dire tutta la verità sullo stato di salute del Presidente. Gli studenti dell’opposizione (provenienti dalle famiglie abbienti, di norma) sono coinvolti in attività di propaganda e di diffusione di voci antigovernative con l’aiuto dei social network. Dicono che Chavez è condannato. Questa disinformazione viene diffusa dentro e fuori il Venezuela. Gli intrugli di Guillermo Cochez, ex ambasciatore di Panama presso l’Organizzazione degli Stati Americani, che affermano che a Chavez sia stato spento il supporto vitale, vengono ampiamente diffusi. Il quotidiano spagnolo ABC riceve denaro dalla CIA per diffondere storie fabbricate, di norma dei falsi su Chavez. La colombiana Radio Caracol gode di una posizione speciale in tali sforzi. La prima pagina della rivista venezuelana della gioventù antigovernativa CETA, ha mostrato la foto di Chavez con gli occhi chiusi, dicendo che era morto.
Nicolas Maduro e la sua squadra sanno che la propaganda esercita un’influenza negativa. Durante tutto il periodo della malattia di Chavez, i funzionari del governo hanno fornito aggiornamenti regolari su ciò che stava accadendo e con molti dettagli. Nel giugno del 2011 è stato oggetto di un intervento chirurgico a un ascesso pelvico a L’Avana, poi è stato colpito da gonfiore intestinale. Entro la fine di febbraio 2012, Chavez ha subito un nuovo intervento chirurgico. Nel novembre dello stesso anno, stava attraversando un periodo di recupero a Cuba, nell’apposita camera a pressione. Si scoprì che un quarto intervento era richiesto. Dopo di che i media occidentali iniziarono a diffondere menzogne totali dicendo che il presidente era ostaggio dei cubani e che Maduro stava usurpando il potere in Venezuela. Chavez insistette a ritornare per allentare le tensioni. E’ stato trasferito a Caracas, nell’ospedale militare Carlos Arvelo. Il recupero è avviato, ma le regolari relazioni sul suo stato di salute non sono sufficienti a placare l’opposizione. Vuole vedere con i propri occhi se il presidente è veramente vivo e in grado di reagire in modo adeguato alla realtà. In realtà, ciò significa che l’opposizione ha intenzione di convertire il territorio circostante l’ospedale in un epicentro per lo scontro con le autorità. Diosdado Cabello, il presidente dell’Assemblea nazionale, ha messo in guardia contro tali azioni che minacciano di provocare una risposta rapida e risoluta.
Il recupero di Chavez è un processo difficile e lento. È per questo che i suoi parenti più prossimi sono contrari alla pubblicazione di foto che mostrano un leader nazionale impotente. Operazioni e chemioterapia non possono non lasciare tracce. In questo momento, Chavez non può incontrare persone che via radio a causa dei problemi respiratori, essendo intubato non può liberamente parlare. Una squadra mista di medici specialisti di Cuba e Venezuela fa del suo meglio per farlo riposare. Solo i parenti più prossimi e un ristretto gruppo di leader bolivariani ha accesso presso di lui. Anche ai presidenti di Ecuador e Bolivia, Rafael Correa e Evo Morales, è stata rifiutata la possibilità di vederlo. “Ci sono giorni in cui il suo stato di salute è assai difficile, secondo le informazioni dei suoi ministri, ma ora è tornato a Caracas e questo è un grande sollievo“, ha detto Morales. “A volte malattia e malessere sono difficili da combattere, ma naturalmente speriamo di  incontraci presto per poter continuare a collaborare, come abbiamo fatto finora“, ha aggiunto il presidente boliviano.
Il Ministro della Comunicazione e dell’Informazione Ernesto Villegas ha annunciato la creazione del Sistema di informazione e comunicazione bolivariano per combattere gli attacchi psicologici lanciati dalle agenzie degli Stati Uniti. Ha sottolineato che scopo del sistema è neutralizzare gli sforzi sistematici delle forze ostili per mettere a tacere le informazioni relative alle attività del governo. Tutto il Paese deve essere coperto dalla sua trasmissione. I media delle amministrazioni locali (comunas) e degli attivisti bolivariani assistono Radio, TV e stampa statali. Diventerà un mezzo per contrastare gli sforzi propagandistici pro-USA. Finora, i canali TV e le stazioni radio dell’opposizione hanno dominato le trasmissioni. Lo stesso è accaduto con gli organi di stampa. Ora i tempi sono maturi per cambiare tendenza. E’ una questione di mesi, non di anni.
Mentre la possibilità di Chavez di tornare al timone sta svanendo, in qualità di presidente Maduro è sempre più sottoposto a dure critiche dai media pro-USA. Ma ha acquisito la necessaria esperienza politica nel corso degli anni di collaborazione con Chavez. Ha anche una solida reputazione internazionale come capo di Stato. Maduro sa come prendere decisioni equilibrate e ferme, se necessario. Nel caso in cui diventi il Presidente del Venezuela, dovrà rispettare rigorosamente la politica iniziata da Chavez.

La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Vedasi anche: Il cancro di Chavez è causato da un complotto statunitense?

La DEA aiuta i narcotrafficanti in Sud America

Nil Nikandrov, Strategic Culture Foundation, 14/11/2012

Rodrigo Hinzpeter Kirberg

Pensate ad un accogliente piano bar in una strada tranquilla nel centro di Santiago del Cile, un posto romantico dove le coppie si incontrano, gli artisti e i turisti si sporgono fuori per ascoltare vecchie canzoni. Tale doveva essere il luogo in cui un agente della DEA di stanza presso l’ambasciata degli Stati Uniti incontrava il suo contatto, un alto ufficiale della polizia investigativa (PDI), per discutere gli accordi – quantità, camuffamento, percorsi e protezione – per il solito business del narcotraffico: l’invio di un carico di cocaina dalla Bolivia passando dal valico di Paso de Colina…
L’investigatore della polizia Fernando Ulloa fu il primo a far saltare il coperchio del sistema. Trovò  un giro di droga nel capoluogo di Maipú, scoprendo che dei suoi colleghi permettevano che la cocaina raggiungesse la destinazione. Svelato il mistero, Fernando Ulloa apprese che ogni mese di carichi di 120-200 kg di cocaina venivano messi in scatole etichettate come apparecchi elettronici, e venivano spediti in Cile da un paio di anni, e che in quel paese i veicoli che trasportavano le scatole venivano scortati dagli ufficiali della polizia o dell’esercito, la cui missione era renderne sicuro il transito. A quel punto, però, i tentativi di Ulloa di riferire le conclusioni dell’indagine vennero sventati dai suoi supervisori di Maipú. Poliziotto onesto, Ulloa non avrebbe mai immaginato che le forze dell’ordine avrebbero strenuamente ignorato le sue assolutamente affidabili informazioni. Quando evaporarono le ultime speranze che gli alti vertici della PDI reagissero, Ulloa, con l’aiuto della parlamentare Monica Slakett, poté contattare direttamente il ministro degli interni Rodrigo Hinzpeter Kirberg, e nel maggio 2011 gli consegnò un pesante dossier di prove incriminanti. Il ministro Hinzpeter disse che il problema avrebbe richiesto quattro giorni per essere risolto e per trasmettere le prove al capo del ministero per le inchieste giudiziarie, chiedendo a Ulloa di non parlarne ai media nel frattempo, in modo da evitare di danneggiare la reputazione della PDI. Ulloa non disse ciò che sapeva per un anno, prima di rendersi conto che il traffico attraverso Paso de Colina continuava come se nulla fosse successo; quindi assunse un avvocato per la sua difesa e rese pubblica la questione. L’amministrazione rispose licenziando Ulloa, mettendolo sotto sorveglianza, ascoltando il suo telefono. Minacce anonime contro Ulloa fecero seguito poco dopo.
Ciò che Ulloa doveva capire era che il suo avversario principale era proprio il ministro Hinzpeter, una delle più influenti figure della politica cilena. I legami di Hinzpeter con elementi di destra degli Stati Uniti e di Israele sono noti in Cile, anche se, paradossalmente, la famiglia del ministro ha un passato socialista al fianco di Salvador Allende, e uno dei suoi parenti era noto per aver spiato per conto dei sovietici durante la seconda guerra mondiale, lavorando per il famoso Grigulevich sulle attività degli agenti nazisti e anche dell’FBI. Hinzpeter, al contrario, è un personaggio che appartiene interamente all’epoca liberale. Ambizioso rampollo di una famiglia ebraica, ha frequentato l’Istituto Weizmann e, di nascosto, ha ricevuto addestramento militare in Israele. Hinzpeter si laureò in giurisprudenza al Dipartimento di scienze sociali dell’Universidad Catolica de Chile, dove entrò in un gruppo di studenti pro-Pinochet, e più tardi lavorò per la Simpson Thacher & Bartlett di New York. Si dice che gli ambienti sionisti negli Stati Uniti apprezzassero la nuova promessa Hinzpeter. L’aspirante ministro è stato il più stretto collaboratore di Sebastián Piñera dal 2001, lavorando come suo capo della campagna elettorale, ed è stato nominato capo della polizia nel 2010, quando Piñera divenne presidente. Non c’è dubbio, la promozione aveva la benedizione di Washington. I cileni hanno costantemente discusso su come esattamente la fedeltà di Hinzpeter si divida tra il Cile e altri centri di gravità politica. Nel corso dei due anni del mandato, Hinzpeter preoccupava costantemente il governo e, da una prospettiva più ampia, minacciava la dirigenza del Cile a causa delle sue inclinazioni scandalosamente autoritarie. Piñera doveva ricorrentemente difendere Hinzpeter dal malcontento pubblico che l’accusava per l’uso della forza contro le proteste della popolazione verso l’aumento delle tariffe del gas di Aisén, i giri di vite sulle manifestazioni degli studenti per l’istruzione gratuita, o per la campagna secondo cui il Cile è in qualche modo oggetto delle mire di gruppi radicali islamici.
I blogger cileni individuano regolarmente delle analogie tra la politica perseguita da Hinzpeter e il modo in cui Israele tratta i palestinesi, indicando a volte che il motivo per cui il ministro sia immune dalle responsabilità per la sua durezza sproporzionata, è perché gode del forte sostegno del Mossad. Tra l’altro, Hinzpeter ha ottenuto ulteriore notorietà come partner della CIA e del Mossad nella caccia alle mitiche cellule di al-Qaida quando, nel maggio 2010, lo studente pakistano Muhammad Saif-ur-Rehman Khan è stato arrestato con accuse piuttosto ridicole, in Cile. Con un pretesto banale, il personale dell’ambasciata degli Stati Uniti invitò Khan nella sede diplomatica e lo studente ingenuamente accettò. William Whitaker, presumibilmente un operativo della CIA, lo fece passare attraverso un rilevatore di esplosivi, gli chiese di lasciare il suo cellulare e lo portò in una stanza dell’ambasciata. Poco dopo fu detto a Khan che delle tracce di esplosivo erano state rilevate sul suo telefono e lo studente, che voleva protestare contro la violazione dei propri diritti nel corso del procedimento, venne perquisito e con un interrogatorio stile Abu Ghraib costretto a dichiararsi colpevole di un complotto del tutto immaginario. Nel frattempo, la Polizia Investigativa prese istruzioni dal rappresentante dell’FBI in Cile Stanley Stoy, e perquisì la stanza affittata da Khan. Seguendo il consiglio di Hinzpeter, gli israeliani depistarono gli investigatori, ma non furono in grado di identificare nessuno dei contatti degli studenti come potenziali terroristi. Hinzpeter ordinò alla Direzione dell’Intelligence Politica dei Carabineros (Direcciòn de Inteligencia Politica de Carabineros – Dipolcar) d’intercettare tutte le conversazioni telefoniche di Khan (senza un mandato giudiziario ufficialmente rilasciato), con lo scopo di valutare il grado di coordinamento tra il giovane pakistano e il senatore Alejandro Navarro, che aveva condannato l’intera operazione come una provocazione, e controllare se Khan avesse collegamenti con rappresentanti di regimi populisti.
Hinzpeter subito presentò la versione statunitense dell’arresto, facendo riferimento alle tracce di esplosivo presumibilmente rilevate sui beni di Khan. La notizia si diffuse nei media, senza menzionare il carattere estremamente ipotetico delle accuse, e Khan venne rinchiuso in una prigione di massima sicurezza ad affrontare cicli di interrogatori. Khan, in seguito, espresse l’idea che Hinzpeter avesse programmato di farne il caso di punta, al culmine del più ampio quadro di una campagna anti-estremista in Cile, in modo da giustificare l’adozione di una pesantissima legge anti-estremista. Diverse indagini tecniche vennero eseguite su richiesta di un avvocato di Khan, con il risultato che le tracce di esplosivi esistevano solo sul telefono, ma in nessun altro dei beni dello studente. L’unica spiegazione plausibile, dietro tale paradosso, potrebbe essere che il telefono di Khan era stato messo a contatto con una sostanza esplosiva dagli agenti dell’ambasciata degli Stati Uniti. La PDI probabilmente ha fatto lo stesso nell’appartamento in cui viveva Khan, ma “ulteriori prove” non poterono essere piazzate poiché la pattuglia dei Carabineros appostata per ottenere un mandato di perquisizione, videoregistrava le visite della PDI.
Tutto ciò fu un fallimento epico, e chi ideò il trucco non ebbe altra scelta che fuggire dal Cile. Stanley Stoy riemerse presso l’Unità di Negoziazione Crisi dell’FBI in cui le sue esperienze cilene saranno certamente le benvenute, e William Whitaker trovò lavoro come Console a Tijuana (Messico), con il compito di combattere contro quei cartelli della droga che osano sfidare il controllo della DEA. L’ambasciatore Paul Simons, che per un certo periodo rimase in Cile ad affrontare la curiosità non richiesta dei giornalisti, divenne finalmente il segretario esecutivo della Commissione Interamericana per il Controllo dell’Abuso di Droga (CICAD) dell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS). Solo il ministro Hinzpeter detiene ancora la sua carica e dice ancora che Khan aveva a che fare con i gruppi terroristici islamici e cileni, responsabili di una serie di esplosioni presso istituti bancari. Hinzpeter non sembra essere seriamente turbato da un altro scandalo che scoppiò quando divenne chiaro che i proventi della droga venivano usati per minare i regimi populisti dell’America Latina. È convinto che finché i suoi padroni statunitensi e israeliani gli staranno accanto, non gli succederà nulla.
Il giornale indipendente cileno Panorama affermava il 3 novembre che la DEA e la CIA sono  coinvolte nella filiera della droga che si estende da Bolivia e Perù passando per Paso de Colina. Citando fonti attendibili, il giornalista cileno Patricio Mery ha scritto che l’operazione è gestita dall’ambasciata degli Stati Uniti a Santiago del Cile, con un occhio sull’utilizzo di fondi illeciti per attività sovversive nei paesi populisti. Il resoconto dettagliava il sistema di distribuzione della droga, ma vi sono gravi indizi che la base militare di Concon, costruita con i fondi del SouthCom degli Stati Uniti, potrebbe essere una stazione della filiera. Secondo lo stesso articolo, al momento la DEA e la CIA puntano all’Ecuador, che si sta preparando per le elezioni del 17 febbraio 2013. Il leader del paese R. Correa vanta uno schiacciante 70% di consensi, ma è considerato un politico ostile a Washington, contrastando i grandi progetti per l’Asia Pacifico degli Stati Uniti. Un elemento fondamentale della lista di rimostranze degli USA contro Correa, è la chiusura della base militare statunitense di Manta. Di seguito, Correa ha avvertito spesso che la CIA potrebbe pianificare la manipolazione del risultato delle elezioni ecuadoriane e ha citato la scoperta di Mery sui profitti del narcotraffico impiegati per la sovversione politica. Correa ha egualmente citato le rivelazioni del diplomatico inglese Craig John Murray, secondo cui la CIA ha “ufficialmente” versato 85 milioni di dollari, probabilmente un elemento molto reale, negli sforzi per deviare le elezioni in Ecuador. Correa ha evitato di accusare pubblicamente l’amministrazione cilena di complicità in questo sporco gioco, ma potrebbe aver ripreso la questione recentemente, quando ha incontrato il presidente Piñera.
Hinzpeter sta sottoponendo a un forte stress i rapporti, altrimenti amichevoli, tra il Cile e Ecuador, ma vi sono poche probabilità che tale attività costi al ministro il posto. Piñera difficilmente avrà il coraggio di irritare i potenti protettori di Hinzpeter e, quindi, nessun pericolo incombe attualmente sulla rete del narcotraffico che passa da Paso de Colina.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

La DEA coordina il traffico di droga in America Latina

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 03/11/2012

L’ispettore Franklin Chase Brewster, 39 anni, a capo delle indagini sui casi particolarmente importanti di traffico di droga a Panama, è stato avvelenato il 3 luglio 2006. Brewster, come molti altri membri del personale, teneva il cibo portato da casa nel frigo che si trovava in uno degli uffici. Dopo aver pranzato e bevuto l’acqua da una bottiglia di plastica, si senti male e cominciò a lamentare mancanza di respiro, febbre, vertigini e nausea. Mezz’ora dopo, ancora cosciente, chiese di essere portato al National Hospital. Due settimane più tardi morì tra dolori lancinanti. Gli investigatori panamensi dichiararono alla stampa che, con ogni probabilità, Brewster era stato avvelenato con pesticidi organofosfati… Brewster era un agente di successo, un brillante laureato presso l’Accademia della DEA (Drug Enforcement Administration – Ufficio del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti). Si era specializzato nei cartelli della droga colombiani, e aveva condotto numerose operazioni di successo scoprendo i canali per il riciclaggio dei narcodollari, e aveva partecipato allo smascheramento dei complici del boss della droga panamense Pablo Rayo Montano. Brewster non fu coinvolto in alcun caso di discredito. Era molto apprezzato per la sua carriera ed era un padre di famiglia esemplare.
Si potrebbe pensare che l’assassinio del massimo esperto nella lotta al narcotraffico avrebbe mobilitato tutte le strutture della polizia di Panama, e allarmato l’agenzia DEA, che gestisce almeno un centinaio di agenti “sotto copertura”. Niente di tutto questo è accaduto. La morte di Brewster è stata considerata una cosa ordinaria. Due giorni dopo, il suo corpo veniva cremato. L’inchiesta sull’omicidio fu effettuata violando molte procedure d’indagine, snaturando le prove e, di fatto, confondendo la pista. Una dimostrazione dell’indifferenza del caso Brewster della DEA, è stata l’analisi, in un laboratorio presso la sede dell’FBI. Dei campioni di pelle, tessuti, sangue, liquido gastrico e i dati del passaporto di Brewster erano stati erroneamente attribuiti alla vittima, ma alcune delle provette dei campioni, in realtà, contenevano i biomateriali di un’altra persona. Secondo alcuni giornalisti panamensi, i rappresentanti della DEA hanno deliberatamente creato le condizioni per evitare il riconoscimento dei dati, rendendoli inadatti agli esami. Joseph Evans era il ‘responsabile’ delle indagini della DEA, mentre l’addetto agli affari legali David Vatli rappresentava l’FBI. Fu lui che aveva inviato alle autorità inquirenti di Panama i documenti e il biomateriale di Brewster destinati al laboratorio medico dell’FBI: “Nessuna traccia di pesticidi organofosfati era stata rilevata, l’atropina era stata identificata, come l’ossima e la lidocaina”. Il primo farmaco dimostra le cure presso il National Hospital; la lidocaina è un elemento dissonante e non si adatta alle cure. Il documento era stato inviato via fax, senza un adeguato procedimento legale presso l’Ambasciata degli Stati Uniti. Le conclusioni tossicologiche non furono messe a disposizione delle autorità panamensi. E’ importante notare che, in seguito, in una lettera ufficiale al quotidiano Panama America, l’FBI ha negato l’esistenza di tale documento, dicendo che qualche sconosciuto potrebbe aver inviato un fax fasullo. Il giorno dopo la morte di Brewster, una certa organizzazione criminale diffuse un comunicato sulla “riuscita operazione Factura Roja” minacciando i funzionari panamensi che lavoravano con l’FBI e la DEA.
Subito dopo la morte di Brewster, degli statunitensi s’identificarono come agenti dell’FBI, “ma senza un mandato”; erano tre dei più stretti collaboratori di Brewster nella divisione per le indagini sui casi di particolare importanza. Furono portati in camere appositamente attrezzate di un hotel di lusso a Panama City, e interrogati con il poligrafo. Il tutto venne fatto per intimidirli: minacce, aggressioni e ricatto. Durante gli interrogatori divenne chiaro ai panamensi che non avevano a che fare con l’FBI. Riconobbero uno di loro, John Warner, come ufficiale della marina degli Stati Uniti. Quando Giaconda Velez (“uno dei sospetti”) disse che lo statunitense non era dell’FBI, ma della marina, Warner uscì immediatamente dalla stanza e non ricomparve più. Gli interrogatori non ebbero successo. Forse gli statunitensi stavano cercando di creare l’impressione di voler cercare le risposte all’omicidio di Brewster, da cui dipendeva, in gran parte, il successo della DEA a Panama. Sulla base dei materiali di questo caso clamoroso, la giornalista messicana Adela Coryate, che aveva lavorato per molti anni a Panama, nel 2011 scrisse e pubblicò il libro Sulle tracce del narcotraffico. In qualità di giornalista del quotidiano Panama America, doveva coprire gli eventi che circondavano la morte dell’ispettore Brewster. Tutto puntava al fatto che il suo allontanamento interessava influenti forze politiche a Panama, finanziate dai signori della droga, e l’Ambasciata degli Stati Uniti, che aveva cercato di utilizzare Brewster per raccogliere la sporcizia riguardante alcuni membri del governo panamense. In particolare, utilizzando le più moderne attrezzature, il dipartimento di Brewster si era impegnato in centinaia di intercettazioni di telefoni cellulari (“Operazione Matador“). Il compito era stato formulato in modo specifico: i materiali dovevano essere così convincenti da consentire l’assunzione dei politici più promettenti come agenti d’influenza. Anche se Panama, negli ultimi anni, è stata sistematicamente “integrata” nei piani geo-strategici degli USA, tuttavia devono sempre curarne la continuità e prepararsi a un fidato cambiamento della leadership panamense, affinché continui ad affidarsi a Washington. A quanto pare, Brewster aveva rifiutato di lavorare contro il suo governo. Con questo aveva firmato la sua condanna a morte.
È a Washington che la giornalista si era recata per raccogliere le informazioni mancanti per il suo libro. Negli Stati Uniti incontrò l’opposizione delle autorità. Fu minacciata di arresto e di essere processata con l’accusa di cercare di violare il segreto di Stato. Coryate fu costretta a fuggire dagli Stati Uniti. Ma non si arrese e continuò a raccogliere materiale, trovando molte incongruenze nel modo in cui l’indagine era stata condotta; dei fatti furono nascosti e le circostanze sulla morte di Brewster furono falsificate. Inoltre richiamò l’attenzione sulle statistiche dei sequestri di droga della DEA, a Panama e in altri paesi dell’America Latina. I conti non tornavano, sembrava che centinaia di tonnellate di cocaina, eroina e allucinogeni sintetici sequestrati fossero scomparsi nel nulla. Se davvero è così, cosa è successo? Quali sono i mercati? E chi c’è dietro?
Nuove versioni sui motivi dell’eliminazione di Brewster emergevano nel frattempo. In risposta agli articoli di Adela Coryate, mi sono imbattuto in dichiarazioni (citando fonti della polizia) secondo cui Brewster è stato ucciso per essersi rifiutato di partecipare alle operazioni della mafia “interna” della DEA, al contrabbando di cocaina dalla Colombia a Panama e poi negli Stati Uniti e in Europa. Le tecniche delle intelligence statunitensi coinvolte nel traffico di droga sono ben note: spietati attentati ai concorrenti e creazione di canali sicuri per il trasferimento delle droghe nei mercati. Sempre più spesso, il traffico di droga, nelle discussioni riservate su questo tema, viene visto nei circoli più importanti negli Stati Uniti come una strategica fonte di entrate per il Tesoro, in una situazione di imminente collasso finanziario ed economico. I dipendenti della DEA e dell’FBI, oggetto dell’”indagine” sul delitto Brewster, furono prematuramente ritirati dal paese. L’agente dell’FBI David Vatli ritornò negli Stati Uniti. A Panama, si sparse la voce che era stato licenziato, ma su questo punto ci sono seri dubbi. Joseph Evans fu assegnato in Messico, dove fino a poco tempo fa coordinava le operazioni del suo dipartimento con la polizia messicana. Un modo per non disperdere personale esperto. Tutti i successivi capi della DEA di Panama seguirono la politica strategica dell’ufficio centrale.
Lance Heberle fu coinvolto in una operazione multipla contro il generale boliviano René Sanabria, che attraverso il controspionaggio militare curava la lotta contro il traffico di droga nel suo paese. Veniva spesso indicato come il “miglior allievo della DEA”. Tuttavia, non aveva potuto resistere alla tentazione di arricchirsi rapidamente. Nella città cilena di Arica, Sanabria si incontrava con “narcotrafficanti della Colombia”, accettando di collaborare con loro. Come deposito ricevette una valigia contenente 170 mila dollari. L’intera conversazione venne registrata dagli operatori cileni e statunitensi. La prima spedizione di cocaina verso gli Stati Uniti avvenne tramite il “corridoio verde” organizzato dal generale. Ispirato da questo successo e per proseguire l’attività, Sanabria si recò a Panama, dove venne arrestato dal personale di Heberle e subito trasferito negli Stati Uniti. Dopo un breve processo, con prove inconfutabili, l’ex generale è stato condannato a 17 anni di carcere. Naturalmente, Sanabria incastrò gran parte del governo di Evo Morales, per il quale la lotta contro il traffico di droga è una questione di principio. La coltivazione delle foglie di coca è una tradizione millenaria del popolo, ma la produzione e il traffico di cocaina sono un crimine! In Bolivia, i soci più vicini di Sanabria vennero arrestati o messi sotto inchiesta. L’entourage del Presidente non ha alcun dubbio: nel prossimo futuro la DEA userà Sanabria per screditare il governo, come vendetta per l’espulsione dalla Bolivia del personale delle agenzie.
Panama appare spesso nei rapporti della DEA sulla lotta contro il traffico di droga, in parte a causa della sua posizione geografica e per l’aumento del traffico attraverso il Canale di Panama. La zona di libero scambio crea le condizioni favorevoli per le banche per il riciclaggio dei narcodollari. Come sempre, l’attività rilevante della DEA a Panama è occuparsi delle riserve finanziarie dei cartelli della droga. Pertanto, le operazioni dal carattere sempre più regionale sono condotte senza una sufficiente preparazione, con elementi d’improvvisazione e rischio per i dipendenti. Nel maggio di quest’anno, al Tocumen International Airport di Panama City, due honduregni e un colombiano sono stati arrestati su un aereo con due piloti statunitensi. A bordo sono stati trovati valigie contenenti milioni di dollari. L’equipaggio e i passeggeri sono stati arrestati, ed è iniziata l’indagine durante la quale si è dovuta spiegare la presenza della DEA nell’aeroplano statunitense. L’operazione non era riuscita perché, per ovvie ragioni, nessuno ha reclamato le valigie. Episodi simili, nelle attività della DEA, si verificano sempre più spesso. Sempre più spesso il Congresso degli Stati Uniti mette in discussione la natura della DEA: vuol lottare contro il riciclaggio di denaro o al contrario favorire le attività criminali di questo tipo?
Utilizzando il solito schema della DEA, nel proteggere il personale, Heberle, capo dell’agenzia a Panama, è stato assegnato a un nuovo compito: consigliere politico del comando della IV flotta della marina statunitense, la cui competenza comprende l’America Centrale, i Caraibi e il Sud America. Heberle metterà in comunicazione, in forma ufficiale, il Dipartimento di Stato e il comando della flotta, dando consigli analitici nelle varie operazioni della flotta nella regione. In pratica, le operazioni di Heberle nella DEA non verranno interrotte. Il dibattito sull’uso delle navi della IV flotta dell’US Navy per trasportare stupefacenti dall’America Latina ai porti della costa orientale degli Stati Uniti continua nella blogosfera. La nomina di Heberle è un’altra conferma importante che il traffico di droga, coordinato dallo Stato (anche “sotto la copertura” della marina militare), esiste davvero ed è gestito dalla DEA.

È gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USAID: destabilizzazione e spionaggio, pilastri della guerra globale

Un miliardo di dollari investiti annualmente in operazioni d’interferenza di USAID/CIA
Jean-Guy Allard, Mondialisation, 2 ottobre 2012, michelcollon.info

Gli Stati Uniti investono un miliardo di dollari, ogni anno, in operazioni “umanitarie” in America Latina e nei Caraibi attraverso la sua Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (USAID), ha rivelato Mark Feierstein, direttore dell’agenzia dello stato nordamericano accusata di essere una facciata della dirigenza nordamericana. Feierstein, un impiegato federale con un passato legato alle attività d’interferenza, ha detto a Miami che Haiti, dove l’USAID ha compiuto attività controverse – Colombia, Messico, America Centrale e Perù sono nella “lista delle priorità” dell’organizzazione.

In un momento di eccessiva gioia celebrativa del “successo” di questa società controllata del Dipartimento di Stato, Feierstein ha apertamente dichiarato che “cinque milioni” saranno destinati  per la “democrazia” in Venezuela, quest’anno. Tuttavia, l’USAID si è ritirata dal paese per paura della legge per la difesa della sovranità e l’autodeterminazione politica nazionale. Questa legge vieta, dalla fine del 2010, i finanziamenti esteri ai partiti politici. Un “settore molto importante di questa agenzia è legato alla democrazia e ai programmi sviluppati per rafforzare le istituzioni nella maggior parte dei paesi della regione“, si giustifica, senza riferirsi alla violazione della legge. Nel caso del Venezuela, cinque milioni di dollari saranno stanziati all’assistenza tecnica per la “promozione e tutela della democrazia e dei diritti umani“, ha insistito Feierstein.

“Stratega” di un candidato assassino
Nel 2002, il capo regionale dell’USAID, specialista in interferenze, è stato lo stratega della campagna dell’ex presidente boliviano Gonzalo “Goni” Sánchez de Lozada e del suo Movimento rivoluzionario nazionalista (MNR). “Goni” è colui che ordinò un massacro durante la famosa “guerra del gas” nell’ottobre 2003. Risultato: 67 morti e 400 feriti, per lo più civili. Latitante fuggito dalla giustizia boliviana, ora vive negli Stati Uniti. Gli ideali di Feierstein sono così umanitari che è stato successivamente nominato, negli anni ’90, “Project Manager” in Nicaragua, nell’operazione del National Endowment for Democracy (NED), filiale dell’USAID; direttore per l’America Latina e i Caraibi del National Democratic Institute, un altro strumento di interferenza imperiale finanziato dall’USAID; e Consigliere speciale dell’ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Organizzazione degli Stati Americani (OAS).
Lo stesso giorno della conferenza stampa dell’ufficiale statunitense, il presidente boliviano Evo Morales ha denunciato gli Stati Uniti che, attraverso l’USAID, spiano “la Bolivia e altri paesi dell’America Latina“. “Sono convinto che alcune ONG, in particolare quelle finanziate dall’USAID, siano la quinta colonna dello spionaggio, non solo in Bolivia, ma in tutta l’America Latina“, ha accusato Evo Morales nel corso di una conferenza stampa ad Oruro.

In Messico, il potenziale impatto sugli Stati Uniti
Per quanto riguarda Colombia e Messico, Feierstein ammette che la sua organizzazione “fornisce assistenza su questioni di sicurezza”, senza esplicitare. “In Messico, dice, la battaglia è contro il traffico di droga“, mentre in Colomba cerca “di consolidare i progressi in termini di sicurezza.” “Questi problemi sono diventati prioritari per l’USAID“, ha confessato Feierstein. In Messico, l’organismo degli Stati Uniti moltiplica le attività, “perché il potenziale impatto può essere importante per gli Stati Uniti, in caso di instabilità dovuta alle violenze criminali“. Non ha menzionato l’onnipresenza, nel paese azteco, confermata da queste stesse agenzie di sicurezza, di FBI, DEA e CIA… l’USAID destina circa 180 milioni dollari in Colombia e 50-60 milioni in Perù, Messico, Honduras e Guatemala, secondo il funzionario. “Siamo molto soddisfatti” per i progressi compiuti ad Haiti, ha detto, affermando che “nel campo della produzione agricola, l’USAID ha lavorato con gli agricoltori” (sic). L’USAID “potrebbe raddoppiare o addirittura triplicare la produzione degli ultimi due anni.” Ha mostrato grande entusiasmo per un parco industriale che sarà avviato nel nord di Haiti da società statunitensi. Tuttavia, evita di ricordare che l’USAID, prima e dopo il terremoto, ha organizzato, diretto e finanziato diverse organizzazioni politiche del paese, in coordinamento con il Dipartimento di Stato e in parallelo alla presenza di 10000 uomini del Comando Sul del Pentagono.  L’USAID ha anche giocato un ruolo chiave nel rovesciamento del presidente Jean-Bertrand Aristide, nel 2004.
A Cuba, dove l’USAID spende i suoi milioni in operazioni di destabilizzazione che affida ad imprenditori, i fondi sono distribuiti da Mark Lopes, vice amministratore e “rappresentante personale” del senatore cubano-statunitense Bob Menendez, degno esponente della mafia cubano-americana del Campidoglio di Washington, complice di tutte le “iniziative” legislative ostili a Cuba e Venezuela. Negli ultimi anni è stata segnalata, nell’America Latina, la presenza dell’USAID in Bolivia, Brasile, Colombia, Cuba, Ecuador, Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Perù, Repubblica Dominicana e Venezuela. In molte occasioni, è stato dimostrato che l’USAID oltre a fornire una copertura ai funzionari della CIA, ha reclutato, addestrato e finanziato elementi che si sono poi dimostrati agenti al servizio degli interessi degli Stati Uniti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio –  SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 151 follower