L’oligarca del fascismo: Kolomojskij vuole diventare l’unico padrone dell’Ucraina

Danielle Bleitrach Histoire et Societé 9 luglio
1852111_pic_970x641RT spesso molto ben informata ci assicura: l’oligarca ucraino Igor Kolomojskij ha proposto la confisca dei beni, impianti e altre risorse degli imprenditori che finanziano la milizia a est. Ad esempio, in Ucraina, con il pretesto del patriottismo comincia la redistribuzione globale delle proprietà degli oligarchi che per FMI e occidente rappresenta il modo con cui prendere il denaro del Paese, mantenendo un tasso di cambio favorevole a tale esodo, con politiche di austerità,  disoccupazione e privatizzazione. Il massacro del popolo del sud-est, del Donbass, ma anche di Odessa, è per loro un modo per eliminare i concorrenti in tale bottino. Kolomojskij che afferma la propria ebraicità, ha passaporto ucraino ed israeliano, vive a Ginevra ed impiega gli squadroni della morte neo-nazisti di Pravij Sektor anche con l’aiuto degli Stati Uniti, per diventare il padrone e sovrano assoluto dell’Ucraina.
L’idea di Kolomojskij di confiscare le proprietà degli oppositori politici è apparsa sulla pagina facebook di Boris Filatov della regione di Dnepropetrovsk, dov’è governatore, riferendone le  parole: “Lo Stato ora è semplicemente obbligato a confiscare beni, proprietà, azioni dei sostenitori del separatismo. Tutti coloro che hanno sostenuto e continuano a sostenere il terrorismo nel Paese, non solo godono senza motivo e gratuitamente di decine di fabbriche, aziende e servizi di telecomunicazione ucraine, ma ora queste aziende, sulla scia di Janukovich e soci, hanno ordinato l’assassinio dei nostri cittadini“. Kolomojskij ritiene che la proprietà dovrebbe essere trasferita ad una società i cui azionisti siano coloro che finanziano la spedizione punitiva nel sud-est dell’Ucraina, e i parenti dei soldati deceduti. L’idea di Kolomojskij è stata immediatamente sostenuta dall’ultra-nazionalista Pravij Sektor. “Non è liberalismo. E non si può dire che non sia democratico e che non corrisponda ai valori pan-europei“, ha scritto sulla sua pagina facebook Boris Filatov. Il politologo tedesco Guenter Scholz ritiene che Pjotr Poroshenko presto lascerà il posto a Kolomojskij. Secondo lui, l’Ucraina inevitabilmente affronterà una crisi di leadership, e Igor Kolomojskij rientra in tale impasto di appetiti oligarchici e di pseudo nazional-socialismo qual è la confisca di immobili di altri oligarchi. Gunter Scholz spiega: “Vediamo che Poroshenko si comporta come Karzai, ha cercato di negoziare con i clan locali corrotti, mentre la guerra civile rigaurda tutti i nuovi territori dell’Ucraina, spostandone gradualmente i confini occidentali. Questo è esattamente ciò che accade oggi nell’Afghanistan di Karzai. E non possiamo permetterci un secondo Afghanistan ai confini dell’Europa unita. Per evitarlo, sarebbe preferibile che s’installi Kolomojskij che ha dimostrato efficienza e capacità nel gestire la situazione nei territori difficili, dove ora ha autorità”, l’UNN cita l’esperto. “Dovete capire che la situazione in Ucraina peggiora, e qualsiasi ritardo nel prendere le decisioni necessarie (da Poroshenko), minaccia che l’irreversibilità della crisi possa solo aggravarsi“, dice Scholz.

06F08E41-57FD-4FBA-BFE1-C77AE30AA2E7_mw1024_s_nL’oligarca dalle mani insanguinate
In precedenza, gli esperti hanno notato che Igor Kolomoisky è in realtà l’unico che beneficia del cambio di potere in Ucraina. Quando Viktor Janukovich prese il potere, Kolomojskij organizzò  la nomina a governatore della regione di Dnepropetrovsk. La gestione di altri settori fu assegnata ai suoi seguaci. Così, a sua volta, la regione di Donetsk fu diretta da un altro oligarca, Sergej Taruta. La gestione di Odessa andò a un sostenitore e amico di Igor Kolomojskij, Mace. Va notato che Mace poté installarsi dopo la tragedia di Odessa. Il 2 maggio, i sostenitori dell’integrazione europea e gli attivisti “antimajdan” attaccarono la casa dei sindacati. Gli ultranazionalisti lanciarono molotov nell’edificio. Così, secondo i dati ufficiali, 48 persone furono uccise, e altre 48 sarebbero ancora disperse. Il vicesindaco di Odessa Vadim Savenko ritiene che le autorità di Kiev abbiano nascosto la verità sulle vittime. Secondo lui, nell’incendio della “Khatyn di Odessa” sono state uccise 116 persone. L’attacco al campo “antimajdan” fu organizzato e finanziato da Igor Kolomojskij. A Dnepropetrovsk e Odessa si decise che gli assassini degli oppositori di Majdan, a Odessa, si camuffassero da agenti del ministero degli Interni dell’Ucraina, “Est” e “Tempesta“, il cui finanziamento fu assicurato dall’affarista ucraino e politico Igor Kolomojskij, ed anche la candidatura alla presidenza di Petro Poroshenko, l’oligarca re del cioccolato che possedeva numerosi immobili a Sebastopoli.
Igor Kolomojskij creò il suo esercito privato. Hacker hanno scoperto informazioni sul finanziamento dell’oligarca dei battaglioni della Guardia Nazionale “Dnepr-1″, “Doneck-Lugansk”, battaglione speciale PPP Artjomovskij. Grazie agli stretti rapporti con il ministro degli Interni dell’Ucraina Arsen Avakov, Kolomojskij ha legalizzato il suo esercito privato, conferendogli lo status di battaglione della Guardia Nazionale. Gli attivisti hanno non solo il diritto di portare armi, ma le usano nelle regioni recalcitranti dell’Ucraina. Tuttavia, non possiamo dire che la formazione della Guardia Nazionale sia effettuata solo a spese di Kolomojskij. La prima banca ucraina, controllata dall’oligarca, Privat-Bank, a marzo ha ricevuto dalla Banca Nazionale di Ucraina 9 miliardi. Per sostenere il sistema bancario, la BNU ha speso 21 miliardi. In altre parole, “Privat-Bank” ha preso quasi la metà di tale importo. Questo non è il solo denaro ricevuto con il supporto di Kiev. Controllando la “ukrtatnaft” (gas), ha vinto una gara per la fornitura di carburante all’esercito ucraino. Non è un un segreto per la sua cerchia,che il magnate Kolomojskij abbia il monopolio nel Paese. “Il vicecapo dell’amministrazione regionale Gennadij Korban dice che Kolomojskij ha il monopolio sulle forniture di petrolio all’esercito: “Kolomojskij possiede la raffineria petrolifera nazionale ucraina”, e il massacro ad Odessa in realtà mirava a controllare le raffinerie della città. La Privat-Bank, spiega Korban, è anche la prima banca ucraina. Va osservato che in sei mesi in Ucraina sono fallite 5 banche, e secondo gli economisti ucraini, 40 banche hanno chiesto aiuto allo Stato. La BNU ha aiutato Kolomojskij a riprenderle”.

L’ultima battaglia per l’Ucraina
Oggi Kolomojskij ha iniziato ad attaccare le attività dei suoi concorrenti nel sud-est dell’Ucraina e si deve osservare il massacro nel Donbass alla luce di tale attacco tra bande di oligarchi che si azzannano con diverse alleanze, mentre povere vittime ne pagano il conto. Tuttavia, secondo il direttore del centro comunicazione Eurasia Aleksej Pilko (Soros, NdT) il magnate ha voluto perseguire contemporaneamente più obiettivi. Il primo è motivare il suo esercito alla guerra. “Kolomojskij vuole stimolare finanziariamente” la punizione. “Infatti, è una pratica della seconda guerra mondiale che le truppe tedesche praticarono massicciamente quando gli vennero offerti i beni confiscati a coloro che sostenevano i guerriglieri. Spesso ebrei. Ironia della storia è un ebreo che segue tali metodi; Kolomojskij non si fermerà, non è un politico, ma un criminale di guerra“. Il piano di Kolomojskij è impadronirsi del Paese. “Ha già annunciato un piano per istituire un governatorato che includa non solo Dnepropetrovsk ma Donetsk, Lugansk e Zaporozhe. Sì, vuole diventare il Gauleiter dell’Ucraina“. Devo dire che con mia grande sorpresa, durante il mio recente soggiorno in Crimea, tutti sapevano delle mene di Kolomojskij senza la minima riflessione sul paradosso di tale ebreo che applica la strategia nazista con l’aiuto di comprovati sostenitori di Bandera. Non ho che sentito del ruolo dell’oligarca spiegandomi che per 23 anni si sono visti montare orrori come le piaghe d’Egitto. Ma tornando ai piani di Kolomojskij, presentati come nazionalsocialismo che punisce gli oligarchi sequestrandogli i beni, dove avrebbe avuto la parte del leone assieme alle vedove dei suoi sodali. Poroshenko appare una figura più o meno di facciata, già oggi non ha alcun controllo. Cerca di porsi da leader nazionale, ma non ci riesce per nulla. Ha tutte le possibilità di essere un mero capro espiatorio, e presto.
D’accordo con questo parere è il politologo Aleksandr Dugin, che si dice sia consigliere di Putin. Secondo lui, Kolomojskij fa parte del gruppo di oligarchi simili a Boris Berezovskij e altri imprenditori dell’epoca che, per amore del denaro, erano disposti a commettere i crimini peggiori. “La loro posizione è indebolita in Russia e Ucraina, ma purtroppo, avanzano“, ha detto l’esperto. “Penso che Kolomojskij sia beneficiario della carneficina in Ucraina orientale. Sappiamo che ordinò l’eccidio di Odessa. Finanzia la spedizione punitiva della lotta contro il terrorismo. Tali mercenari hanno ucciso bambini, donne e anziani russi nella regione del sud-est. Naturalmente investe non solo soldi nella guerra, ma ne ottiene tutti i dividendi“, ha detto Aleksandr Dugin. Secondo lui, l’obiettivo finale di Kolomojskij è strappare tutte le risorse degli oligarchi ucraini che controllavano il sud-est dell’Ucraina. “Notando che i suoi concorrenti perdono la guerra, è pronto a mettere la zampa su di esse, o ciò che ne resta. Kolomojskij e il complice altro oligarca Poroshenko, condividono tali attività”, pensa l’esperto. Dugin è stato oggetto di una campagna in Francia per presentarlo come grande russo ultranazionalista e quindi sospetto di antisemitismo con il pretesto che denuncia certi oligarchi. Per fortuna o purtroppo, Putin e il suo entourage non se ne curano e non sottolineano mai i legami di Kolomojskij con la comunità ebraica russa ed anche ucraina che, con veemenza, denunciano il personaggio, anche se gli Stati Uniti sono ripetutamente intervenuti per cercare di suscitare  condanne dalla comunità ebraica stessa, arrivando a fabbricare falsi antisemiti nel Donetsk (che sappiamo essere opera degli amici di Kolomojskij), ampiamente distribuiti sulle reti sociali pro-Israele, mentre la destra israeliana si rifiutava di avallare tali campagne. Il vantaggio della situazione ucraina è mostrarci come gli interessi di classe sono molto più potenti di qualsiasi appartenenza con cui cercare di far dimenticare la vera forza dei suddetti interessi… Il fascismo organizza tale confusione per preservare i suddetti interessi.

unnamedTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Malaysian Airlines MH17 e guerra finanziaria contro la Russia

Prof. Michel Chossudovsky Global Research, 22 luglio 2014

_76348113_malaysian_airlines777_pic624Mentre i media mainstream accusano a caso Mosca, senza dimostrarlo, di aver orchestrato l’abbattimento del Malaysian Airlines MH17 in collegamento con i ribelli di Donetsk, il contraccolpo della crisi sui mercati finanziari internazionali e sul sistema finanziario russo è passato praticamente inosservato. Inoltre, le minacce politiche e le insinuazioni nei confronti della Federazione russa, sulla scia del disastro del 17 luglio, sono accoppiate alle nuove sanzioni economiche a grandi aziende e istituzioni finanziarie russe.

Informazioni interne e prescienza
La condotta delle operazioni speculative, sia prima che dopo l’incidente del 17 luglio, è una considerazione importante: nel funzionamento dei mercati finanziari mondiali, eventi terroristici, disastri naturali nonché grandi tragedie come quella del MH17, avranno inevitabilmente impatto sul comportamento a breve termine dei mercati finanziari, tra cui i principali mercati azionari, il mercato dei cambi e i mercati energetici e delle materie prime. Va notato che la prescienza di un evento terroristico, come l’incidente del MH17 del 17 luglio sulla zona di guerra dell’Ucraina orientale, offre l’opportunità agli autori, così come a coloro che lo sapevano in precedenza, di effettuare transazioni speculative redditizie sui diversi mercati finanziari. Cui bono? Wall Street o istituti finanziari di Mosca? In altre parole, coloro che hanno progettato l’attacco al MH17 (compresi gli sponsor politici ed economici) avevano informazioni preziose e riservate che potevano essere utilizzate per grandi speculazioni, come le opzioni di DJIA, Borsa di Mosca (MICEX), mercati dei cambi, per non parlare del commercio speculativo (ad esempio opzioni put) e delle azioni delle compagnie aeree. Quanto sopra descritto è routine nel frequente commercio speculativo “risk free” delle maggiori istituzioni finanziarie. I principali attori finanziari che avrebbero saputo del MH17 del 17 luglio, avrebbero fatto miliardi di profitto inatteso con operazioni speculative. Prevedendo l’incidente, speculatori istituzionali potevano con precisione “prevedere” il declino a breve termine del Dow Jones Industrial Average e degli altri principali mercati azionari, delle materie prime e indici forex, ed agire di conseguenza con scommesse speculative usando diversi strumenti finanziari. Inoltre, vi è anche una sovrapposizione tra Wall Street e media finanziari: comunicati stampa tempestivi di Bloomberg, Wall Street JournalFinancial Times, ecc., a seguito di grandi eventi internazionali, spesso esercitano un’influenza determinante sul movimento reale dei principali indicatori finanziari. Allo stesso tempo, questi potenti media finanziari influenzano le percezioni degli investitori sulla futura evoluzione del mercato, in simbiosi con gli interessi dei partner di Wall Street direttamente coinvolti nello svolgimento di importanti operazioni. In realtà, i media finanziari sono sempre grandi attori di Wall Street e City di Londra. Chi sono i principali azionisti di WSJ, Financial Times o Economist? C’è un conflitto di interessi?

Il New York Stock Exchange
Dopo l’incidente del MH17 del 17 luglio, il Dow Jones Industrial Average (DJIA) è sceso dal picco 17150, successivamente rimbalzando indietro (vedi tabella sotto). La prescienza del MH17 avrebbe consentito di mietere guadagni finanziari sul movimento a breve termine del Dow, da un giorno all’altro.

Tabella 1 Dow Jones Industrial Average (DJIA)
dowjonesjuly172014
Il London Stock Market del 17 luglio
Mentre il NYSE è stato aperto il 17, dopo il disastro ucraino, la borsa di Londra ha aperto il 18 ed ha subito un crollo a breve termine dei titoli, rimbalzando alla fine del 18.

London Stock Exchange FTSE All Share Index
ftsejuly171
La Borsa di Mosca
Il tragico evento del 17 luglio, insieme alle accuse immediate contro la Russia, hanno contribuito a precipitare la caduta della Borsa di Mosca (vedi tabella sotto). Mentre i mercati azionari europei sono stati colpiti, il calo più drammatico è stato registrato dalla Borsa di Mosca, con l’indice MICEX di Mosca calare del 2,3 per cento in un solo giorno e il suo indice in dollari, l’indice RTS, scendere del 3,8 per cento. (Reuters, 18 luglio 2014) (vedi tabella qui sotto). Coloro che sapevano in anticipo dell’incidente del MH17 e delle probabili accuse rivolte contro la Russia dal presidente Obama, avrebbero senza dubbio scommesso sul declino del MICEX e del rublo russo.

Tabella 2 Borsa di Mosca, MICEX Composite Index
MICEXMOSCOWJULY-17
Grafici: Fonte Financial Times, 2014

Il regime delle sanzioni
Le sanzioni economiche dell’amministrazione Obama puntano contro l’industria degli armamenti  della Russia, i principali colossi energetici statali Gazprom e Rosneft e il conglomerato del gas privato Novatek. Le principali istituzioni finanziarie russe sono anche oggetto delle sanzioni. Con amara ironia, la sera del 16 luglio, giorno prima della tragedia del MH17, l’amministrazione Obama aveva annunciato una nuova serie di sanzioni radicali contro la Federazione Russa: Il 16 luglio sera il presidente Barack Obama aveva annunciato nuove sanzioni contro società a grande capitalizzazione della Russia, tra cui grandi società energetiche e bancarie. … “Dobbiamo vedere azioni concrete, e non solo a parole dalla Russia, che infatti s’è impegnata a cercare di porre fine a questo conflitto al confine Russia-Ucraina“, ha dichiarato Obama alla Casa Bianca dopo aver annunciato nuove sanzioni sulle grandi capitalizzazioni della Russia. (Incidente del MH17, nuove sanzioni statunitensi: Attenzione ai Fondi con esposizioni in la Russia, Zaks, 18 luglio 2014).
Vale la pena notare che Rosneft ha un accordo sul gas con Exxon Mobil. Il fine delle sanzioni è la conquista economica, vale a dire indebolire i giganti energetici della Russia con l’obiettivo di modificarne la struttura proprietaria: “L’attacco degli Stati Uniti a una grande azienda (cioè le sanzioni) dimostra che si tratta di affari. Rosneft ha debiti per circa 70 miliardi di dollari, quasi la capitalizzazione di mercato, costringendola a cercare un rifinanziamento persistente e, lasciando da parte qualche finanziamento russo e cinese, solo i mercati internazionali in dollari possono fornire finanziamenti sufficienti. Rosneft dovrà ridurre le proprie spese in conto capitale per via delle sanzioni statunitensi“. (Anders Aslund, Gli Stati Uniti rispondono sul MH17 prima che l’aereo venisse abbattuto, sanzioni imposte alla Russia dopo aver consegnato le armi che hanno abbattuto l’aereo, Market Watch, 18 luglio 2014)
Dopo l’annuncio tempestivo di Obama, il 16 luglio, confermando le nuove sanzioni, il declino dei valori azionari sulla Borsa di Mosca è iniziato all’apertura del 17 luglio, prima dell’incidente del MH17.

Mercati valutari: declino del Rublo
Anche i mercati valutari sono stati colpiti. Mentre l’evento non precipitava un calo significativo del ringgit malese, il rublo russo è sceso dell’1,8 per cento nei confronti del dollaro, il maggiore declino in un giorno dal giugno 2013. (Reuters, 18 luglio 2014). Dopo l’incidente in Ucraina del 17 luglio, il rublo russo ha continuato a diminuire (vedi tabella sotto). Le minacce relative al presunto ruolo della Russia nell’abbattimento del MH17, per non parlare delle nuove sanzioni contro la Russia annunciate il 16 luglio, hanno portato ad una significativa riduzione del rublo russo. Deve essere chiaro che la banca centrale russa deve aver agito per impedire un ulteriore calo del rublo, molto probabilmente utilizzando le sue riserve forex per contrastare l’attacco speculativo contro il rublo, portando ad un significativo deflusso di capitali dalle riserve in dollari della Russia.

Tabella 3 tasso di cambio Rublo russo (RUB) Dollaro US (21 giugno 2014 – 21 luglio 2014)
rubleusexhangerate-june-july-2014Fonte: Exchange Rate.com

Declino dei titoli aerei
C’è stato un significativo calo dei valori azionari delle compagnie aeree quotate al Nasdaq, il 17 luglio, dopo lo schianto di MH17 (vedi tabella sotto), caratterizzata da un tuffo il 17 e una ripresa il 18. Coloro che già sapevano dell’incidente del MH17 potrebbero avere effettuato puntate speculative sicure raccogliendo notevoli profitti. Come indicato nella nostra introduzione, il problema della prescienza è d’importanza cruciale. Per definizione gli autori dell’incidente del MH17 già sapendo avrebbero potuto essere usati dagli enti finanziari partner coinvolti nelle speculazioni. Questa particolare dimensione della prescienza sul MH17 ricorda la vendita allo scoperto dei titoli delle compagnie aeree nei giorni precedenti l’11 settembre, richiedendo ulteriori analisi e indagini. Dovrebbe essere componente dell’indagine sull’incidente del 17 luglio.

NYSE Index Airline (XAL), 15-21 luglio 2014
airlinestock
Il destino delle Malaysian Airlines
Con la misteriosa scomparsa del MH370 a marzo, il numero dei passeggeri MH è sceso del 60 per cento. La situazione finanziaria del Malaysian Airline System (MAS) è sempre più fragile. Dopo l’incidente del MH17, Malaysian Airlines System va verso la completa privatizzazione. “MAS è quasi al 70 per cento di proprietà dell’investitore governativo Kazanah Nasional, che all’inizio di quest’anno espresse interesse per cedere parte delle sue partecipazioni“. (ABC New Australia, 21 luglio 2014)

Il declino annuale delle azioni MAS è dell’ordine del 25,8 (vedi tabella sotto)
Tabella 4. Valore delle azioni della Malaysian Airlines MAS (luglio 2013 – luglio 2014)
MAS-stock-annualFonte: Bloomberg, 2014

Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I militari salveranno l’Ucraina?

Dmitrij Minin Strategic Culture Foundation 21/07/2014
Subject is Porky PoroshenkoGli eventi in Ucraina si svolgono in modo tale che molti iniziano pensare che l’unico via per tenere unito il Paese sia un duro regime militare appena possibile. Molti credono che l’economia stia collassando creando disordini sociali. I flussi finanziari occidentali prolungano la crisi esistente. Ma i flussi di denaro estero sono sempre più sottili per via degli enormi sprechi e dell’appropriazione indebita. Secondo diverse stime, quest’anno il Paese avrà bisogno di altri 30-50 miliardi di dollari. Una somma che l’occidente non è pronto a consegnare. Il primo ministro Arsenij Jatsenjuk ha capito la situazione disperata e s’è dimesso, anche se ciò non è ancora stato accettato dal parlamento. Forse accettarlo sarebbe suicida, ma ogni cosa ha i suoi limiti. Il presidente Poroshenko sembra sicuro di sé, ma perde credito. Deve spendere tempo e fatica per respingere le pugnalate alla schiena politiche di Julija Timoshenko, capo dell’ancora abbastanza forte partito Batkivshina, e degli altri oligarchi, prima di tutto Igor Kolomojskij, governatore di Dnepropetrovsk. La crescente militarizzazione della vita economica e sociale, fa dei pistoleri figure di spicco. La pistola può essere puntata in molte direzioni. Ci sono tanti aspiranti al ruolo di capo. Ciascuno appartiene a un certo gruppo d’interessi. L’idea del pugno di ferro è supportata dagli abusi finanziari ampiamente diffusi nella spedizione punitiva nel Donbas. “Il problema di uno è l’occasione di un altro”. Come si dice in tempo di guerra “Per alcune persone la guerra è guerra, per altri, una manna”, il che significa che certuni soffrono in guerra; altri fanno fortuna. Aleksandr Kuzmuk, parlamentare ed ex-ministro della Difesa, ha detto al parlamento che 11,5 miliardi di Grivne sono state stanziate per la difesa. La somma è svanita. Premi in denaro vanno soprattutto a coloro che operano negli stati maggiori. Secondo Kuzmuk, la situazione è inusuale. Gli effettivi coinvolti nei combattimenti sono sostenuti soprattutto dai parenti che inviano denaro e derrate alimentari. I volontari hanno bisogno di molto aiuto, abbisognano di acqua come di visori agli infrarossi. Un’inchiesta presso lo stabilimento di Zhitomir ha illuminato sulla scomparsa dei componenti di 78 veicoli revisionati. Centraline elettriche, torrette ed altro di 225 veicoli corazzati sono scomparse in una fabbrica di Kiev; quattro carri armati da 6 milioni di Grivne mancano. L’ufficio del pubblico ministero è stordito dalla portata dei furti.
Aleksandr Zhilin, il capo del centro per lo studio dei problemi pubblici applicati, ha detto che durante l’operazione “anti-terrorismo” cinque generali ucraini sono diventati milionari, in dollari, in particolare quelli coinvolti nelle azioni punitive. Vi sono altri esempi di furti e appropriazione indebita. I soldati morti restano sul libro paga riempiendo le tasche dei superiori a Kiev. Secondo l’esperto, se tali enormi fondi continueranno ad essere sottratti, la guerra non finirà mai. Per evitare la coscrizione si deve pagare una tangente di 500 dollari nei centri di reclutamento. Non tanto, può sembrare a prima vista, ma il numero dei renitenti è di centinaia di migliaia, comportando un buon profitto. Una volta in prima linea, solo una tangente consente a un soldato di avere il permesso per andare a casa. L’euforia dopo la cattura di Slavjansk ed alcune altre zone delle repubbliche popolari, evapora. S’inizia a capire che non è una vera vittoria, ma piuttosto un serio fallimento della leadership responsabile dell’operazione. Un osservatore su hvylya.org ne parla criticamente. Secondo lui, Slavjansk non è stata presa in battaglia, è stata solo lasciata dagli insorti senza sparare un colpo. Le forze nemiche hanno lasciato la città senza perdite. E’ una cortina fumogena. E’ impossibile eliminare un gruppo di diverse migliaia con armi pesanti nella città di Donetsk, che ha una popolazione di oltre un milione di abitanti, anche se venissero utilizzate tattiche da guerra network-centrica. Ma le forze ucraine usano la tattica degli anni ’30, ancor più obsoleta dell’arte della guerra dei tempi della seconda guerra mondiale. Un altro autore ucraino ha scritto su Ukraine on Verge of Chaos che il peggio deve accadere ad autunno, quando il tenore di vita cadrà con il collasso economico, il freddo e l’impoverimento, e la gente sarà esasperata e stanca della guerra, le cui perdite incessanti faranno diffondere la sindrome di Donetsk (in stile afgano) tra i militari veterani delle operazioni di combattimento nella regione di Donetsk. I politici populisti sfrutteranno la situazione a proprio vantaggio; i media versano benzina sui sentimenti sciovinisti e militaristi. I tumulti esploderanno attaccando uffici statali e con pubblico linciaggio di parlamentari e funzionari di tutte le forze politiche. Già oggi i parenti dei soldati protestano di fronte alla residenza presidenziale. Vengono informati via cellulari delle cose scioccanti che accadono sul campo, dei comandanti che abbandonano i loro subordinati sul campo di battaglia. Una prima prova di colpo di Stato c’è stata a fine giugno. 300 soldati dei battaglioni organizzati e finanziati dal magnate Igor Kolomojskij, Donbass, Azov e Ajdar, mascherati e in tenuta da combattimento si riunivano a piazza Majdan, a Kiev. Volevano la fine del cessate il fuoco, l’instaurazione del regime militare, armi migliori per i volontari e il permesso di utilizzare ogni mezzo per eliminare le unità di autodifesa del Donbas. Sembrava essere un colpo di Stato militare. Nazionalisti estremisti ben armati della Guardia Nazionale lasciavano il fronte per riunirsi a Kiev con Pravij Sektor e le unità di autodifesa Majdan, chiedendo il cambio di potere dell’esistente regime corrotto. Secondo Sergej Juldashev, il capo dell’ufficio del procuratore di Kiev, 12 edifici amministrativi, tra cui il Palazzo di ottobre e la Casa ucraina, sono ancora occupati dai volontari. Ci potrebbero essere molte armi all’interno. Ad oggi, le unità di autodifesa non hanno alcun desiderio di lasciare gli edifici. Senza dubbio Igor Kolomojskij sarà il primo beneficiario nel caso in cui gli eventi procedano in questo modo.
I media nazionalisti avvertono Poroshenko. Dicono che l’esercito è l’unico attributo del potere legittimo dello Stato. Tutto il resto è degradato. Ma Petro Poroshenko respinge l’esercito. Cioè rifiuta il popolo. Allora chi è il suo alleato? Sembra che presto non avrà nessuno su cui contare. Perde la fiducia della gente. I militari iniziano ad odiarlo. Polizia e servizi di sicurezza sono demoralizzati e corrotti da tempo. Nel modo in cui procede la situazione, non durerà tre anni come Janukovich. C’è sempre il tramonto dopo l’alba. In generale, un possibile modello ucraino va emergendo. Secondo Jurij Romanenko, “il regime autoritario avrà caratteristiche da democrazia militare su base popolare. Senza base sociale solida, il regime semplicemente non resisterà a un nemico potente. Mosca ha fatto di tutto per convincere i russi che la giunta a Kiev governa. Questo è il momento per la giunta di resistere e mostrare quanto sia efficace”. Poroshenko comincia a rendersi conto di essere in pericolo e prende misure preventive. La fretta degli appuntamenti con i vertici militari e della sicurezza indica che si prepara ad affrontare un nemico interno piuttosto che esterno. Valerij Geletej è il neo-ministro della Difesa personalmente fedele al presidente. E’ stato a capo dell’Amministrazione della Sicurezza dello Stato (UDO) specializzata nella protezione dei funzionari governativi. La prima cosa che h fatto assumendo il nuovo ufficio, fu metter fine alla distribuzione di armi ai volontari (mercenari dei magnati) presso i depositi militari. Kolomojskij voleva queste armi per le sue formazioni, ma il ministro della Difesa gli ha detto di rivolgersi direttamente al Comandante Supremo, istigando i radicali disposti a prendere il potere. Poroshenko capisce che continuando la guerra nel Donbas, sprona sentimenti militaristi e ambizioni personali nel Paese, segnando la data del suo rovesciamento, che verrebbe accompagnato da spargimenti di sangue.
Le riforme economiche sono impossibili, date le circostanze. Il presidente ucraino è minacciato; vi sono forze che esigono la guerra fino a una fine vittoriosa. Ma è impossibile vincere una guerra contro il proprio popolo. Le divisioni non sono limitate ai campi di battaglia; esistono nelle menti e nei cuori della popolazione. Non importa quante azioni di combattimento si compiranno, le divisioni rimarranno. Ma chi chiede di continuare la guerra fino alla vittoria, guadagnerà forza diventando sempre più pericoloso. Il presidente Poroshenko ha l’istinto dell’autoconservazione e cercherà una tregua e un compromesso con i connazionali? Nel suo caso è l’unica possibilità di rimanere al potere. La gente lo sosterrebbe se scegliesse di agire di questo modo.

10458649La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, il consolidamento delle Repubbliche popolari

Alessandro Lattanzio, 23/7/20141511916Il 16 luglio 2014, alle 5:00 la milizia avviava una massiccia offensiva contro la Guardia Nazionale presso Savr-Mogila, Stepanovka e Marinovka. Le colonne militari ucraine continuavano a ritirarsi attraverso Kozhevnja, Novopetrovskoe, Grigorovka e Amvrosevka, sotto il tiro dell’artiglieria della milizia composta da cannoni semoventi Gvozdika e MLRS Grad. Inoltre le truppe golpiste abbandonavano anche Slavjansk e Kramatorsk. L’area d’Izvarino veniva completamente abbandonata dalle forze ucraine. Qui il comandante della 24.ma brigata meccanizzata, colonnello Aleksandr Pavljuk, era fuggito lasciando la brigata in balia di se stessa, la 72.ma brigata meccanizzata era praticamente distrutta, avendo perso 200 soldati, e il 15.mo e il 95.mo battaglione della 79.ma brigata, assieme alla brigata d’artiglieria Zaporozhja, si ritiravano in disordine. Nell’assalto su Lugansk, l’esercito ucraino aveva perso oltre 40 carri armati. Presso Savr-Mogila, la milizia abbatteva 1 aereo d’attacco ucraino che aveva lanciato 4 missili. Pesanti combattimenti presso Marinovka, che veniva per due volte bombardata da aerei golpisti. I majdanisti in ritirata verso Provale Marinovka subivano gravi perdite presso Birjukovo, dove i miliziani tendevano un’imboscata. Con la liberazione di Marinovka, al confine con la Federazione russa, l’accerchiamento di gran parte delle forze d’assalto ucraine ad opera dalle Forze Armate della Novorossija veniva completato, intrappolando oltre 6000 effettivi majdanisti, 300 blindati e 150 pezzi di artiglieria e sistemi lanciarazzi delle 24.ma, 51.ma e 72.ma brigate meccanizzate, 79.ma brigata aeroportata, 1.ma brigata d’artiglieria, 3° e 9° reggimenti della Guardia nazionale e notevoli forze della guardia di frontiera, tra cui le unità di Lugansk e Donetsk, ed avamposti mobili di altre unità. Durante i combattimenti, le forze si sono ridotte a 2500-3000 effettivi, divisi in tre gruppi quasi privi di comunicazioni tra essi e le altre unità delle forze armate ucraine. In pratica le milizie dell’autodifesa hanno sconfitto 4 brigate meccanizzate e 2 aeromobili, 1 battaglione corazzato, 3 squadre delle forze speciali e 6 battaglioni d’artiglieria.
Il 17 luglio 1 Su-25 ucraino veniva abbattuto su Dmitrevka, mentre presso Kozhevnja, a sud di Dmitrievka, al confine con la Russia, un gruppo da ricognizione e sabotaggio della milizia distruggeva un carro armato e un BTR di un convoglio majdanista bloccato dopo la distruzione del ponte di barche sul fiume Mius. A Snezhnoe, un velivolo cargo Antonov An-26, delle forze aeree ucraine, veniva abbattuto dall’unità antiaerea del battaglione Oplot. Sarebbero andati perduti anche 4 elicotteri Mi-8 delle forze majdaniste. A sud di Mospino, a Svetloe, il gruppo da ricognizione del 2° battaglione attaccava un checkpoint majdanista distruggendo 1 BTR, 1 autocarro Kamaz, 1 autobus e 1 sistema ATGM Konkurs ed eliminando oltre 50 naziguardie, dopodiché gli ucrainisti abbandonavano la posizione. A Stara Krasnjanka (80 km a nordovest da Lugansk) la milizia distruggeva una postazione e 1 BMP dei mjadanisti. La milizia abbatteva un aereo ucraino entrato nello spazio aereo russo, a 6000 metri di quota, alle 19:00 del 16 luglio. Presso Metalist, le milizie del 2° battaglione attaccavano le unità majdaniste infliggendo perdite significative, mentre i miliziani del battaglione Kalmius, in un’imboscata a una colonna ucraina presso Karlovka, distruggeva 2 BMP-2 e catturava il veicolo comando, completo di sistema di trasmissione, documenti e mappe, della 93.ma brigata meccanizzata ucraina.
Il 18 luglio, il bombardamento della giunta fascista di Kiev su Lugansk uccideva  44 civili. Il gruppo da ricognizione e sabotaggio del 1.mo Battaglione della milizia attaccava un checkpoint majdanista presso Ostroe, distruggendo 1 BTR nemico, mentre 8 carri armati majdanisti venivano catturati nei villaggi di Tonenkoe e Severnij, poi bombardati dagli MLRS majdanisti.
Il 20 luglio, a Lugansk, durante la notte un gruppo majdanista tentava di lasciare l’aeroporto, ma la milizia lo respingeva eliminando 4 golpisti e ferendone 15.
L’esercito ucraino avrebbe perso almeno 1600 uomini nelle operazioni contro l’Ucraina del sud-est, tra il 9 e il 15 luglio, cui vanno aggiunti 4723 feriti, 35 carri armati, 96 blindati (BTR e BMP), 38 pezzi di artiglieria, 7 aerei, 2 elicotteri e 104 autoveicoli. Le milizie di autodifesa avevano subito la perdita di 48 combattenti, 64 feriti, 2 carri armati, 8 pezzi di artiglieria e 8 autoveicoli. 496 civili sono stati uccisi dai majdanisti e altri 762 feriti. Quindi, le forze di autodifesa del Donbas hanno compiuto progressi significativi nel corso delle ultime 12 settimane, eliminando 5780 effettivi majidanisti ed un generale della giunta di Kiev, e distruggendo 96 BMP, 2 cannoni d’assalto 2S9 Nona, 100 BTR, 35 T-64, 5 MLRS BM-27 Uragan, 5 MLRS BM-21 Grad, 10 autocarri Kamaz e 12 autocarri Ural-4320, 1 aereo cargo Iljushin Il-76, 1 velivolo da ricognizione Antonov An-30, 8/10 aerei d’attacco al suolo Su-25, 2 cacciabombardieri Su-24, 2 aerei cargo Antonov An-26, 1 aereo da collegamento An-2, 18 elicotteri Mi-24 e Mi-17. I mezzi nemici requisiti dalle milizie sono  2 carri armati T-34, 7 carri armati T-64, 2 cannoni d’assalto 2S9 Nona, 17 blindati BTR, 7 blindati BMP, 5 autobus, 1 autocarro Kamaz, 1 mortaio da 82 millimetri 2B9 Vasilek, 1 sistema anticarro 9K111 Fagot, 3 lanciagranate automatici AGS-17, 1 aereo d’attacco al suolo Su-25, 1 sistema di difesa aerea missilistica Strela-10M.
10410680I combattimenti continuavano presso Lugansk, dove la 24.ma e la 72.ma brigate erano accerchiate, e a nord-ovest di Aleksandrovka, che la giunta aveva preso il 13 luglio e perso il 15. A Lisichansk-Rubezhnoe-Severodonetsk, i golpisti  bombardavano sistematicamente le posizioni della milizia, nel tentativo di distruggere la raffineria di Lisichansk. Scontri anche a Popasnaja e Shaste. Ad ovest di Gorlovka e Donetsk, la milizia distruggeva una serie di punti di controllo majdanisti infliggendogli perdite significative. Il Primo ministro della RPD Aleksandr Borodaj annunciava che la difesa aerea della milizia aveva i complessi SAM Strela-10M,La difesa aerea della milizia da oggi possiede i complessi Strela-10M”. Borodaj osservava che la quota massima di questi complessi è 5000 metri, “Questi complessi, che abbiamo catturato, vengono attualmente aggiornati dal nostro arsenale per essere pienamente operativi“.
Sul piano politico, i successi della milizia dell’autodifesa sabotavano i colloqui segreti tra il politico ed affarista moscovita Vladislav Surkov e gli oligarchi ucrainia Akhmetov e Kolomojskij, per il tramite dell’agente del Mossad e gorbacioviano Sergej Kurginjan. In sostanza l’oligarchia moscovita (ad esempio Fridman), rappresentata da Surkov, cercava di negoziare con gli oligarchi ucraini la creazione di una “grande Transnistria” composta dalle Repubbliche di Lugansk e Donetsk al cui vertice porre Oleg Tsarjov. Altri esponenti coinvolti in tali trattative erano il sindaco di Donetsk Lukjanchenko (poi fuggito a Kiev), il presidente del parlamento di Novorossija Denis Pushilin (dimissionato), il ministro della sicurezza Khodakovskij (licenziato, mentre il battaglione Vostok che comandava è stato rinominato brigata ed assegnata allo stato maggiore di Strelkov) e il generale della polizia Pozhidaev (che era al ministero degli Interni, da cui è stato epurato subito dopo l’arrivo di Strelkov a Donetsk). Tutti costoro erano collegati all’oligarca di Kharkov Rinat Akhmetov, mentre Antjufeev è stato nominato per imporre la legge marziale a Donetsk ed imporre le dimissioni agli elementi inaffidabili nell’ambito dell’amministrazione di Donestk. Dopo il riavvio dell’azione militare nell’Ucraina orientale, gli oligarchi ucraini in contatto con Mosca, divennero oggetto di una campagna mediatica, una volta scoperti i contatti del deputato di Kolomojskij, Korban, con Kurginjan. Da allora la campagna contro Kolomojskij sui media ucraini ha assunto notevoli dimensioni, e il SBU ha reso pubbliche le registrazioni audio ai danni di Kolomojskij per mettergli contro i neofascisti che finanzia. Nel frattempo gli appelli di Kolomojskij, Filatov e Korban affinché le proprietà di Akhmetov venissero confiscate venivano ignorati dai media locali, che iniziavano a difendere Akhmetov, avendo già consegnato Marjupol alla giunta, e che stava per consegnare anche Donetsk. Dopo l’interruzione dei colloqui, la giunta golpista esitava a distruggere città e infrastrutture, perché il controllo del Donbas può avvenire solo militarmente. Intanto la milizia iniziava a ricevere carri armati, artiglieria, blindati, obici D-30, cannoni semoventi Gvozdika ed MLRS in quantità abbastanza significativa e in pochi giorni. In una settimana la milizia ricevette più armi che nei 3 mesi precedenti, permettendo il 13-14 luglio la controffensiva anti- majdanista iniziata il 13 luglio. Ciononostante la giunta dispone di quantità superiori in effettivi e mezzi, grazie all’aiuto materiale, tecnico ed organizzativo di Stati Uniti e NATO. Quindi la giunta ha continuato l’offensiva, anche dopo la sconfitta subita sul fianco meridionale del Donetsk, attaccando i punti più deboli del fronte del Donetsk. In relazione all”incidente’ del volo MH17, il provocatore Kurginjan arrivava ad affermare che “Strelkov voleva uccidere Putin, e quindi dobbiamo capire che è lui che ha colpito il Boeing“… La provocazione della giunta con il Boeing malese veniva così raccolta dal partito dei disfattisti russi, diffondendo la tesi che dietro l’abbattimento del Boeing ci potesse essere Strelkov e la milizia della RPD, che veniva attaccata sia dagli Stati Uniti e dalla loro giunta di Kiev, che dai compradores disfattisti russi e dai loro agenti mediatici come Kurginjan. L’accusa che Strelkov volesse uccidere Putin era necessaria per spaventare chi volesse sostenere Strelkov, sia tra l’opinione pubblica che ai vertici della dirigenza della Federazione Russa. Il senso complessivo di tale operazione era screditare Strelkov sui media, vera quinta colonna atlantista, al contrario dei buffoni liberal-pederasti, e gettare le basi della sua sostituzione. Non andrebbe escluso che una parte del territorio di Donetsk venisse svenduta per raggiungere tale obiettivo, permettendo così di attaccare Strelkov. La variante ideale era affidare la leadership militare della RPD a Surkov, al fine di evitare qualsiasi iniziativa ed avviare i negoziati con la giunta di Kiev. Se Strelkov e gli altri comandanti sul campo, come Mozgovoj, restano in circolazione, tali piani sono impossibili ed i disfattisti dovranno spendere tempo e capitale politico per distruggere Strelkov.
10526126 Il 21 luglio, le forze majdaniste cercarono di sfondare preso la stazione ferroviaria di Donetsk, che veniva bombardata da vari sistemi lanciarazzi Grad e da aerei da guerra ucraini. Dzerzhinsk, Rubezhnoe e Soledar venivano occupate e 7 miliziani uccisi. A Borovskoe (40 km a nordovest di Lugansk), l’assalto di decine di blindati majdanisti falliva. Anche gli attacchi da ovest e sud, su Juvilejne, Georgovka e Rozkishne, fallivano con la perdita di 3 carri armati e un aereo d’attacco ucraini. Il ministro della Difesa della Repubblica popolare del Donetsk Igor Strelkov osservava che “unità dell’esercito ucraino hanno fatto irruzione da Avdivka in direzione della stazione ferroviaria. Nello stesso tempo, le nostre posizioni sono attaccate a Peskij, Karlovka e Netajlova. Carri armati e veicoli d’assalto corazzati della fanteria sono utilizzati con il massiccio sostegno dell’artiglieria“. Il 22 luglio, pesanti combattimenti intorno gli aeroporti di Lugansk e Donetsk e nella sacca a sud, intorno alle forze golpiste intrappolate. Il leader della Repubblica Popolare di Lugansk Valerij Bolotov ordinava la controffensiva contro l’esercito ucraino, “Considerando la situazione attuale, la resa di Severodonetsk e Lisichansk, e la situazione umanitaria a Lugansk, ho ordinato la controffensiva per sbloccare Lugansk“, che non è stata circondata e “danni considerevoli sono stati inflitti al nemico e un gruppo (di truppe ucraine) rimane intrappolato presso l’aeroporto della città“. Il bombardamento di Lugansk ha ucciso 5 civili. Una piccola unità della nazigardia di 8 elementi veniva distrutta in un agguato alla frontiera tra Kherson e Novorossija. I loro corpi furono allineati lungo la strada, ed armi e attrezzature portate via.
Gli Stati Uniti prevedono d’espandere l’assistenza tecnico-militare all’Ucraina; un disegno di legge presentato al Congresso prevede la fornitura di servizi e addestramento per la difesa all’Ucraina, e l’invio di armi anticarro, antiaereo e leggere, blindati, veicoli polivalenti, gommoni e giubbotti antiproiettile. L’Ucraina deve adottare lo “stato d’emergenza sull’informazione” e la censura, dichiarava Vasilij Kostitskij, presidente della Commissione nazionale ucraina sulla tutela della morale pubblica. Un altro moralista, Dmitrij Jarosh, annunciava la creazione del “Corpo dei volontari ucraini” composto da squadristi di “Pravij Sektor“, per formare un’”unità da combattimento potente simile alle SS” per contrastare “i terroristi del sud-est”.

Separatist rebels remove a Soviet era T-54 tank from a historical museum in DonetskFonti:
Alawata
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Asie Centrale
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Eugene DF
ITAR-TASS
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StopNATO
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MH-17: attenzione al “Camaleonte”

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 21/07/2014
USS_Vella_Gulf_CG-72_01L’esercitazione NATO nel Mar Nero, di 10 giorni, denominata in codice “Sea Breeze 2014” è finita.  L’esercitazione, che comprendeva l’uso di aeromobili da guerra elettronica ed intelligence elettronica come il Boeing EA-18G Growler e il Boeing E-3 Sentry Airborne Warning and Control System (AWACS), è coincisa con l’abbattimento del volo MH17 delle Malaysian Airlines nella parte orientale dell’Ucraina, a 40 miglia dal confine russo. Navi e aerei della NATO avevano posto sotto totale sorveglianza radar ed elettronica le regioni di Donetsk e Lugansk. MH-17 è stato abbattuto sulla regione dove le forze separatiste russofone combattono contro l’alleanza tra forze armate ucraine e forze mercenarie private che rispondono a un oligarca miliardario ucraino-ebraico. L’esercito statunitense ha rivelato che l’esercitazione di 10 giorni ha coinvolto “il monitoraggio del traffico commerciale”. A causa della sofisticazione della guerra elettronica e d’intelligence di Sea Breeze, si può presumere che il monitoraggio del traffico commerciale includesse anche il monitoraggio della rotta del MH-17. In passato le esercitazioni NATO-Ucraina in Crimea furono chiamate “Sea Breeze”. L’esercitazione Sea Breeze di quest’anno con l’Ucraina, approvata da un Parlamento ucraino allo sbando, era avvolta nel mistero con il Pentagono che affermava che fosse solo “programmata e di non poterne annunciare ancora le date”. Tuttavia, 200 effettivi dell’US Army normalmente assegnati alle basi in Germania, si trovavano in Ucraina durante il volo del MH-17. Partecipavano a Rapid Trident II della NATO. Il ministero della Difesa dell’Ucraina guidava l’esercitazione. Sea Breeze includeva l’incrociatore lanciamissili USS Vella Gulf. Il radar AEGIS AN/SPY1 dell’incrociatore “può tracciare tutti i velivoli su una vasta regione. Ad esempio, il centro dei test degli AEGIS a Moorestown, New Jersey, poteva vedere il Boeing 747 del volo TWA 800, quando scomparve dagli schermi radar nel 1996, nei pressi di East Moriches Bay, Long Island. Secondo il personale della Lockheed Martin che operava nel centro di prova AEGIS del New Jersey, la marina ordinò di spegnere il radar SPY1 per “manutenzione” poco prima dell’abbattimento del TWA 800. Dal Mar Nero, il Vella Gulf poteva monitorare il Malaysian Airlines MH17 ed eventuali missili sparati contro l’aereo. Anche gli aeromobili AWACS e d’intelligence elettronica (ELINT) statunitensi sorvolavano la regione del Mar Nero, al momento del sorvolo del MH-17 dell’Ucraina. I velivoli Growler possono bloccare i sistemi radar di tutte le minacce terra-aria.
L’annuncio degli Stati Uniti delle manovre militari Sea Breeze e Rapid Trident II si ebbe il 21 maggio 2014, anche sul sito dell’ufficio del vicepresidente Joe Biden. Il figlio di Biden, Hunter Biden, è stato appena nominato direttore della società del gas e petrolio ucraino Burisma Holdings, Ltd., di proprietà di Igor Kolomojskij, l’oligarca mafioso ucraino-israeliano, noto come il “Camaleonte”. Kolomojskij ha creato un suo esercito di mercenari, i cui missili Buk sarebbero stati utilizzati per abbattere l’MH-17. Kolomojskij, governatore dell’Oblast di Dnepropetrovsk nella parte orientale dell’Ucraina, ha minacciato attacchi terroristici contro i funzionari russofoni dell’Ucraina orientale, anche l’omicidio. Burisma è una tipica operazione RUIM (mafia russo-ucraina-israeliana), con filiali in paradisi fiscali come Cipro e Isole Vergini inglesi. Fa parte della grande holding di Kolomojskij chiamata Privat Group. Kolomojskij sarebbe il secondo uomo più ricco dell’Ucraina, ed ha forti legami presso l’aeroporto internazionale Borispol di Kiev, dove le truppe del ministero degli Interni ucraini avrebbero assaltato la torre di controllo del traffico aereo, poco prima che l’MH-17 venisse abbattuto. Un controllore del traffico aereo spagnolo, che sapeva del coinvolgimento del ministero degli Interni ucraino nell’abbattimento del MH-17, sarebbe stato minacciato da individui descritti come truppe di “Majdan”, un riferimento alla rivolta di piazza Majdan che ha rovesciato il governo ucraino all’inizio dell’anno. Il controllore spagnolo, identificato solo come “Carlos”, ha sentito che l’abbattimento del MH-17 è stata opera dei sostenitori dell’ex-prima ministra ucraina Julija Timoshenko e del ministro degli Interni Arsen Avakov. Kolomojskij è un alleato politico di Timoshenko e Avakov. Kolomojskij, fino al 2012, possedeva le Aerosvit Airlines, che utilizzavano Borispol come hub, e Donbassaero, nell’aeroporto di Donetsk. Aerosvit affittava i suoi aerei, tra cui un Boeing 767, dalla Boeing Capital. Dopo la dichiarazione di fallimento, Aerosvit e Donbassaero cessarono le attività nell’aprile 2013. Tra le altre compagnie aeree di Kolomojskij vi sono Skyways Express, presso l’aeroporto Arland di Stoccolma, City Express, nell’aeroporto di Göteborg in Svezia, e Cimber Sterling, negli aeroporti di Sønderborg e Copenaghen Kastrup, in Danimarca, tutti presentarono istanza di fallimento nel 2012. Kolomojskij continua ad essere attivo nell’aviazione commerciale. Il suo gruppo privato possiede Dniproavia, che ha sede presso l’aeroporto di Dnepropetrovsk. Kolomojskij ha contatti con la sicurezza israeliana ottenendo pieno accesso alle infrastrutture di sicurezza aeroportuali in Europa e nel mondo.
igor-kolomoisky-wants-splash-80m-fence-ukraine-keep-russians-awayLe forze di Kolomojskij sono dotate di armi avanzate, ottenute dalle scorte ucraine e dal mercato nero. Le forze di Kolomojskij avrebbero il sistema missilistico superficie-aria Buk che sarebbe stato usato per abbattere l’MH-17. Le forze di Kolomojskij comprendono militari regolari ucraini; unità di neo-nazisti dall’ovest ucraino, mercenari stranieri, tra cui georgiani, romeni e suprematisti bianchi di Svezia e Germania; ed ex-commando baschi blu dell’Israeli Defense Force, divisi principalmente in quattro battaglioni: battaglione Azov; battaglione Ajdar, battaglione Donbass e battaglione Dnepr-1 (o Dnipro-1) di 2000 effettivi, responsabile delle persone intrappolate e bruciate vive all’interno del palazzo dei sindacati del 2 maggio a Odessa, e del mortale bombardamento della stazione di polizia di Marjupol il 9 maggio. Dnipro-1 ha anche una forza di riserva di 20000 membri. Il nucleo dell’esercito di Kolomojskij sono i fedelissimi di Kolomojskij, ardenti camicie brune naziste che usano pistole, sbarre di ferro e bastoni per prendere il controllo di fabbriche ed uffici ucraini che Kolomojskij ha espropriato ai cosiddetti simpatizzanti dei “separatisti”. Alcuni georgiani dell’esercito di Kolomojskij si sarebbero addestrati all’uso dei sistemi missilistici Buk, precedentemente venduti dall’Ucraina alla Georgia del presidente Mikheil Saakashvili. Kolomojskij ha utilizzato “le consulenze” dell’ex-presidente Saakashvili a Dnepropetrovsk nella campagna militar-politica contro le repubbliche popolari separatiste di Donetsk e Luhansk. Kolomojskij ha messo una taglia di un milione di dollari sul parlamentare ucraino Oleg Tsarjov, fuggito in Russia dopo essere stato picchiato da elementi di destra a Kiev. Kolomojskij ha scelto di “comandare” il suo esercito dalla sicura Svizzera, lontano dal fronte e relativamente protetto dall’arresto, se i suoi legami con gli attacchi terroristici saranno mai perseguiti dalle autorità governative legittime. Kolomojskij ha una potente “polizza di assicurazione” contro eventuali procedimenti legali. Conta sulla potente lobby israeliana negli Stati Uniti a sostegno della sua causa. Kolomojskij ha pubblicamente detto che l’Ucraina è la “seconda patria” del popolo ebraico. E con “la lobby” dalla sua, Kolomojskij ha accesso ai vertici del dipartimento della Difesa, NATO e US Intelligence Community.
Un Boeing 777 delle Malaysian Airlines, dello stesso tipo del volo MH-17 e del volo 370 delle Malaysian Airlines, scomparso dall’8 marzo sulla rotta Kuala Lumpur – Pechino, è conservato in un hangar presso il Ben Gurion International Airport di Tel Aviv. Il Boeing 777 israeliano, con numero di serie 28416, porta la registrazione di coda 9M-MRI della Malaysia, è stato venduto alla GA Telesis LLC di Fort Lauderdale, in Florida, il 21 ottobre 2013. Il Boeing 777 è stato ri-registrato con il numero di coda N105GT degli Stati Uniti e fu prima conservato presso l’aeroporto di Tarbes Lourdes, nei Pirenei, e il 4 novembre 2013 è stato trasferito a Tel Aviv, dove è stato avvistato l’ultima in un hangar. GA Telesis è stata fondata dal suo CEO, Abdol Moabery. GA Telesis è una società globale di leasing per aeromobili ed ora è di proprietà di Bank of America Merrill Lynch e Century Tokyo Leasing. Moabery, un ex-ufficiale della Marina degli Stati Uniti, in precedenza ha lavorato per l’Aviation Systems International, Inc. come vicepresidente esecutivo, e per la CS Aviation Services, Inc. come direttore vendite e marketing. Entrambe le ex-società di Moabery sono parzialmente di proprietà di George Soros, in parte autore del colpo di Stato ucraino che ha spodestato il Presidente Viktor Janukovich. CS (Chatterjee-Soros) Aviation Services, Inc. è in comproprietà con Purnenda Chatterjee, che gestisce il Gruppo Chaterjee, un’impresa di investimenti. Chatterjee Group possiede Winston Partners di Alexandria, in Virginia, un’impresa di investimenti co-fondata da Marvin Bush, figlio di George HW Bush. Winston possiede entità aziendali nelle Isole Cayman, Isola di Man, Curacao e Delaware. Una delle entità della Winston, Winston Capital Fund, ha un altro investitore della famiglia Bush, l’ex-governatore della Florida Jeb Bush. È interessante notare che Marvin Bush fu consigliere della HCC Insurance Holdings Ltd, un ri-assicuratore del World Trade Center di New York. I rapporti d’affari di Marvin riguardano anche l’acquisto e l’affitto di aeromobili commerciali. Il presidente esecutivo della GA Telesis Composite Repair Group LLC, che sarebbe responsabile del retrofit del Boeing 777 malese a Tel Aviv, è Aviv Tzur, cittadino israeliano già presidente dell’Ultimate Aircraft Composites (UAC), ditta israeliana fusasi con GA Telesis. UAC, come GA Telesis, è specializzata in riparazione e retrofit di aeromobili. UAC ha avuto anche contratti con il governo israeliano.
La presenza di un Boeing 777 delle Malaysian Airlines a Tel Aviv, la misteriosa scomparsa di un secondo Boeing 777 malese in volo da Kuala Lumpur a Pechino, e l’attacco a un terzo Boeing 777 delle Malaysian tra Amsterdam a Kuala Lumpur, sull’Ucraina orientale, è più di una coincidenza. Schiphol di Amsterdam è un centro delle attività del Mossad in Europa occidentale. La ICTS, di proprietà israeliana, controlla la sicurezza a Schiphol per passeggeri e merci. La ICTS permise al cittadino nigeriano Umar Farouk Abdulmutallah di superare la normalmente rigorosa sicurezza di Schiphol, nel Natale 2009, salendo su un Airbus delle Northwest Airlines diretto a Detroit. Mentre si avvicinava a Detroit, Abdulmutallah, che venne fatto salire a bordo dalla ICTS ad Amsterdam senza un passaporto o visto degli Stati Uniti, cercò di far esplodere materiale esplosivo cucito nelle mutande. L’occupazione del centro di controllo del traffico aereo a Borispol degli alleati di Kolomojskij, poco prima dell’abbattimento del MH-17, e i forti legami di Kolomojskij con Israele, che beneficia immensamente dall’abbattimento del MH-17 perché allontana l’attenzione dei media mondiali dall’invasione via terra di Gaza iniziata proprio quando le prime notizie sulla sorte di MH-17 venivano trasmesse, potrebbe essere la verità della fine del volo MH17 delle Malaysian Airlines e della morte orribile dei suoi 298 passeggeri ed equipaggio.

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SONY DSCLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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