Oggi in Siria e Libia contro gli islamisti, domani in Ucraina contro i banderisti?

Alessandro Lattanzio, 24/9/2014

Ciò che ricevono oggi dagli USA i loro ex-alleati islamisti, in Siria e Iraq, è un monito per ciò che subiranno, domani, i futuri ex-alleati degli USA e della NATO: i banderisti locali e i loro camerati gladiatori atlantisti.

10341569Operazioni in Siria 19-23 settembre
Il 19 settembre, alle ore 11.00 a Raqqa, era previsto un incontro tra i capi del SIIL. L’intelligence militare siriana apprese della riunione ed infiltrò nella città un commando per le operazioni speciali il cui compito era fornire le coordinate del luogo della riunione, che avvenne presso l’Agricultural Research Building. Il commando trasmise le coordinate e piazzò un dispositivo di puntamento radio presso l’edificio. Alle 11:10, la SAAF compì una serie di sortite con attacchi di precisione sul luogo dell’incontro, dove erano presenti anche 8 tra ex-ufficiali dell’esercito iracheno e membri del Baath di Sadam Husayn, oltre ai capi del SIIL. 15 medici furono portati nella zona occupata dal SIIL, tra cui un medico statunitense e uno turco, per soccorrere i sopravvissuti, che furono poi trasferiti presso l’ex base militare di al-Manaqar, prontamente bombardata dalla SAAF sempre su indicazione del commando siriano. I terroristi, tra cui un alto responsabile del SIIL, e i 15 medici furono eliminati.
Il 20 settembre, la 105.ta Brigata della Guardia repubblicana siriana liberava le Torri Fitina a Jubar, dopo aver eliminato 25 terroristi del Jaysh al-Islam. Il capo militare di Jabhat al-Nusra, Abu Abdalrahman al-Baqa, veniva eliminato da Hezbollah a Falita, presso Yabrud. L’EAS e l’Esercito di liberazione della Palestina (ELP) assaltavano le posizioni di Jabhat al-Islamiya ad Adra, eliminando decine di terroristi, tra cui 2 capi di Jabhat al-Islamiya, Hani al-Musa e Anad al-Halmi. L’EAS subiva 9 caduti. Il 21 settembre presso Idlib, l’EAS e le NDF liberavano la città di al-Aziziya, le fattorie Abu Ruayda e Rawdha al-Jalma, i villaggi al-Turaymisa e Luwaybida, le località di Zuru Abu Zayd, Hajiriya al-Saman, Qafr al-Uwayna, al-Qaramita, al-Husayniya, al-Huwayr e la città di Jibin. L’esercito siriano sgomberava così 130 chilometri quadrati, liberando la rotabile Maharda – Salamiya. Il 22 settembre, a Dair al-Zur la SAAF distruggeva le basi del SIIL nei distretti di al-Mayadin e Abuqamal, eliminando 120 terroristi e distruggendo 3 tecniche. Gli attacchi aerei si ebbero in concomitanza dell’attacco della 104.ta Brigata della Guardia Repubblicana dell’EAS alle posizioni del SIIL nel quartiere di Dair al-Zur di al-Hawiqa, eliminando 23 terroristi. Ad Arsal, Hezbollah effettuava un attacco aereo tramite un drone contro una base dei terroristi di Jabhat al-Nusra, eliminandone almeno 23. Le truppe di Hezbollah continuarono l’offensiva sulle basi dei terroristi, eliminando Layth Abu al-Shami, capo di Jabhat al-Nusra in Libano. Inoltre, la SAAF colpiva una postazione dei terroristi nei pressi di un valico di frontiera di al-Zamarani, tra Siria e Libano, eliminando 10 jihadisti. Altri 11 terroristi furono eliminati quando le truppe siriane distrussero una fabbrica di ordigni esplosivi a Sarqah, nella provincia di Idlib.
In concomitanza con l’avanzata dell’EAS, gli USA intervenivano allo scopo di ostacolare i progressi dell’esercito siriano, e il 23 mattina l’US Air Force e Giordania, Arabia Saudita, Bahrayn, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, effettuavano oltre 40 raid su 20 obiettivi del SIIL a Raqqa, Aleppo, al-Hasaqah, Dair al-Zur, Abu Qamal ed Idlib, utilizzando aerei da combattimento F-22, F-15E, F-16 e F-18, bombardieri strategici Rockwell B-1, droni Reaper e 47 missili da crociera Tomahawk sparati dalle navi della flotta statunitense Arleigh Burke e Philippine Sea. Le operazioni erano dirette dal CAOC (Combined Air Operations Center) della base statunitense di al-Udayd in Qatar, sede del Comando aereo avanzato del CENTCOM (Central Command) degli USA. 14 attacchi furono compiuti su Raqqa, “capitale del califfato” del SIIL, contro campi d’addestramento, centri comando, depositi di armi e munizioni, strutture per la produzione di esplosivi e diversi autoveicoli. Furono eliminati 60 terroristi del SIIL quando un Tomahawk centrò l’ospedale di al-Tabqa. Venne anche bombardato un gruppo di Jabhat al-Nusra, il cosiddetto “gruppo Qurasan“, presso Aleppo, eliminando altri 50 terroristi, tra cui un capo di Jabhat al-Nusra, Muhsan al-Fadli al-Quwayt. Va ricordato che Jabhat al-Nusra era stata pagata dal Qatar per rilasciare 40 terroristi del SIIL, in cambio della liberazione dei 46 diplomatici turchi sequestrati dal SIIL a Mosul, nel giugno 2014. Inoltre, la Turchia impiegava il SIIL per contrastare il PKK nel Kurdistan siriano. I terroristi del SIIL avevano le loro basi in Turchia, da dove avviavano i loro assalti contro le cittadine curde nella Siria settentrionale. “Siamo pronti a colpire obiettivi del SIIL in Siria degradandone le capacità“, aveva dichiarato in precedenza il generale Martin Dempsey, presidente del Joint Chiefs of Staff degli USA, “Questa non sarà simile alla campagna shock-and-awe, perché semplicemente il SIIL non è organizzato, ma ci sarà una campagna persistente e durevole“. Il segretario alla Difesa degli USA Chuck Hagel disse che il piano “comprende azioni mirate contro i santuari del SIIL in Siria, tra cui infrastrutture di comando e controllo e della logistica“. Finora gli Stati Uniti avevano lanciato circa 190 attacchi aerei contro il SIIL in Iraq. Il Ministero degli Esteri della Siria affermava che gli Stati Uniti aveva informato l’inviato di Damasco alle Nazioni Unite poche ore prima degli attacchi aerei contro il SIIL in Siria. Intanto le IDF (Forze di Difesa Israeliane) abbattevano un caccia MiG-21UM siriano utilizzando il sistema di difesa aerea Patriot. I due piloti a bordo riuscivano a lanciarsi dall’aereo, abbattuto mentre compiva una missione sulla zona di Qunaytra contro le postazioni dei terroristi islamisti protetti dagli israeliani. Il Ministero degli Esteri russo si dichiarava “profondamente preoccupato” dall’incidente, che “aggrava una situazione già tesa. Chiediamo a tutti i Paesi della regione, e altrove, di mostrare la massima moderazione“, aggiungendo che era di fondamentale importanza non aprire un nuovo “fronte”, ma unire gli sforzi di tutte le parti interessate per combattere la minaccia islamista.
Il 24 settembre, a Tripoli, in Libia, esplodeva la rivolta contro gli islamisti, mentre almeno sei attacchi aerei centravano le postazioni degli islamisti di “Alba della Libia” nel sud della capitale. Molti islamisti furono eliminati assieme a diversi blindati. Il primo ministro Abdullah Abdurahman al-Thani, da Tobruq, invocava la sollevazione “in risposta all’appello dei residenti di Tripoli per liberarli dai militanti“.

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Una modesta proposta: la Russia dovrebbe colpire il SIIL in Siria!

Ziad Fadil Syrian Perspective 22 settembre

547483Il fallimento della politica estera e militare statunitense è ben illustrato da ciò che gli Stati Uniti non dicono. Ho visto Leon Panetta, Scott Pelley e re Abdullah di Giordania umiliarsi nei più patetici momenti di 60 Minutes’ in 40 anni. Durante tutto la puntata, curiosamente limitata all’impavida campagna curda per bloccare il SIIL (i curdi sono alleati degli Stati Uniti, ora, e se lo meritano) e sui fallimenti di Obama ad armare l'”opposizione moderata” (come no!) siriana quando avrebbe dovuto, senza mai menzionare l’attore che potrebbe risolvere tutti i purulenti problemi del calderone chiamato “Pianificazione americana”. Con tutto il parlare del possibile attacco statunitense in Siria contro il SIIL e dell’impetuoso Obama che in TV dice come non esiterebbe a colpire tale organizzazione sociopatica ovunque si trovi, nessuno ha mai pensato a menzionare i russi. Ammettiamolo, Damasco non avrebbe alcun timore di un attacco delle forze armate russe. Mentre Vlad si cura degli affari in giro e l’esercito siriano scaccia i terroristi sul campo, gli Stati Uniti e i loro ritrovati amici curdi potrebbero essere visti sostenere l’esercito iracheno riprendere a contrastare il Califfone, e tutto senza truppe da combattimento statunitensi in Iraq o Siria! SyrPer è sempre all’avanguardia nel pensiero creativo, quando la capitale della nazione dorme o galleggia sul mare dell’irrilevanza. Con i francesi che dichiarano l’indisponibilità ad attaccare i virulenti parassiti del SIIL in Siria, probabilmente per paura di vedersi i loro jet Rafale abbattuti come tanti moscerini fastidiosi dagli S-300, e gli inglesi che zittiscono al parlamento il loro Miles Gloriosus, l’illustre David “Wellington” Cameron, ci sono davvero poche opzioni. Un osservatore mi aveva strappato una risata incontrollabile quando scrisse che i possibili candidati per l’attacco aereo in Siria potevano essere Arabia Saudita ed Emirati! Suggerendo anche la presenza di soldati arabi sul terreno. (Per favore non incolpatemi se vi rovesciate dal ridere. Non rimborserò il pranzo). Costui ovviamente ignora la sospetta assenza di addestrati da sauditi e arabi in tale viavai, (mercenari pakistani esclusi).
A meno che non si voglia impiegare la vantata aeronautica del Libano, davvero non c’è molto da scegliere. Ma Vlad è sempre lì a risolvere il problema che lasci. Con così tanto parlare di violazione del diritto internazionale da parte statunitense, perché il dr. Assad non invita la flotta di Vlad ad inviare i nuovissimi Sukhoj e MiG presso la base aerea di Mazah. I piloti russi acquisirebbero esperienza contro bersagli reali senza il disturbo dei noiosi occidentali che abbaiano “male!”… O qualcosa del genere alle proteste per l’occupazione sovietica dell’Afghanistan o per l’attuale Ucraina. Non vi sembra una soluzione plausibile? Possiamo salvare la faccia dei sauditi facendogli pagare carburante e manutenzione. Come ulteriore incentivo per i sauditi, tutte le parti potranno osservare con sospetto il prossimo trambusto se i sauditi decidessero di usare la loro impressionante potenza militare invadendo il truculento Qatar, liberando il mondo da tale pernicioso batterio. Ma sarebbe troppo semplice e facile. Gli Stati Uniti sostengono pubblicamente il coinvolgimento della Russia mentre segretamente fanno di tutto per sabotarlo. Oh, e Obama accusa i russi di trattare con un regime “illegittimo”, accusando i russi esattamente di ciò che tutti accusano fare gli statunitensi; usare il SIIL per attaccare l’Esercito siriano, anche se diverrebbe un sotterfugio moscovita attaccare il SIIL per farla finita con gli eroi statunitensi del gruppo al-Nusra! Non vi sembra così bizantino? I neocon sionisti avranno continue coliche renali contorcendosi sui freddi pavimenti nella capitale nazionale, trasudando urina e bile e spuntando veleno. “Non può farlo, Capo. Non può!” Hillary avrebbe una giornata campale condannando il malvagio Vlad e John McCain preannuncerebbe la Terza Guerra Mondiale mentre sarebbe misericordioso con il popolo dell’Arizona con una gradita e solitaria dipartita. Già. E’ meglio non pensarci troppo. Le buone idee in questi giorni sono per i piccioni. Vorrei solo che gli statunitensi sappiano quanto ottuso e noioso sia il loro governo.

10702010Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Marina Silva, fa parte del piano per destabilizzare il Brasile

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 23/09/2014Bvgqo5fIUAIq2SGWashington ha lanciato un’ampia propaganda a sostegno di Marina Silva, la candidata brasiliana alle presidenziali del Partito socialista brasiliano. Continuano a dire che la sua vittoria è sicura. Le predizioni si riducono soprattutto ai risultati incerti nel primo turno del 5 ottobre. Esperti statunitensi credono che Silva avrà il voto di coloro che sostengono Aécio Neves da Cunha del Partito socialdemocratico brasiliano, pari al 14-16% dell’elettorato. In questo caso la candidata pro-USA otterrà circa il 60% senza lasciare possibilità a Dilma Rousseff, che rappresenta il Partito dei Lavoratori, di un ballottaggio per il 26 ottobre, ma analisti indipendenti esprimono dubbi su tale scenario, affermando che sia un’illusione. Ci sono anche avvertimenti su possibili brogli. L’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, compagno di partito di Dilma Rousseff, sostiene la presidentessa in carica. Dubita che Silva abbia una qualche chance. Secondo lui, non è Silva, ma piuttosto certi media a rappresentare una minaccia reale. Usano a loro vantaggio le difficoltà emerse dalle riforme sociali ed economiche attuate a vantaggio degli interessi del popolo. Il Paese è ancora sulla via del progresso, grandi piani industriali sono implementati. Lula è fiducioso sulla verità che abbatterà le menzogne. Il sostegno dell’ex-presidente a Dilma Rousseff è importante. Di conseguenza Silva potrebbe perdere molti voti. In un’intervista a un giornale, Silva scoppia in lacrime dicendo che non può controllare ciò che l’ex-presidente dice di lei, ma che potrebbe fare del suo meglio per non ricambiarlo con del male. L’ex-presidente ha risposto immediatamente dicendo che Marina Silva non doveva mentire su di lui piangendo, avendo altri motivi per piangere. Il significato è chiaro, Silva non è così sicura della vittoria, emozionandola. Silva faceva parte del Partito dei Lavoratori da più di un quarto di secolo, e fece carriera con Lula. Durante il suo mandato da senatrice, prima di divenire ministro dell’ambiente nel 2003, fu strettamente sorvegliata dagli Stati Uniti. Era sorvegliata da servizi speciali di diversi tipi e da organizzazioni internazionali alla ricerca di promesse future per usarle al servizio degli interessi di Washington. Basta guardare le decorazioni e i premi ricevuti, con l’aiuto degli amici statunitensi, per capire che è al centro della loro attenzione dai lontani anni ’80. Naturalmente, presero in considerazione le caratteristiche specifiche della personalità, tra cui l’inclinazione a compensare la scarsa attrazione fisica con i successi nella carriera politica.
Il Brasile è divenuto un forte Stato sovrano auto-assertivo e dalla grande influenza nell’emisfero occidentale, sfidando l’influenza degli Stati Uniti. I dibattiti a Washington si svolgono a porte chiuse, ma una cosa è evidente: gli Stati Uniti vogliono sostituire Rousseff con qualcuno più flessibile. Marina Silva sembra utile allo scopo. I servizi speciali statunitensi le hanno aperto la strada al successo, eliminando l’altro candidato Eduardo Campos, il leader del Partito socialista. Il suo aereo Cessna 560?L improvvisamente precipitò prima di atterrare e si schiantò. Il sito francese Slate.fr ha elencato l’incidente aereo come uno dei cinque eventi più importanti di questa estate, ignorati ma che potrebbero esercitare una seria influenza politica globale. Prima della tragedia, Dilma Rousseff era considerata vincitrice sicura. Silva s’è unita alla corsa presidenziale complicando le cose al Partito dei Lavoratori che cerca di restare al potere. Non c’è dubbio che il Brasile diverrebbe pro-USA in caso Silva andasse al potere. Lo scandalo dello spionaggio e le dichiarazioni della Presidentessa Rousseff sull’inaccettabilità delle intercettazioni statunitensi in Brasile, diverrebbero un ricordo. UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane, unione intergovernativa che integra le due unioni doganali esistenti: Mercosur e la Comunità delle nazioni andine, nel processo continuo d’integrazione sudamericano) e Mercosur (Mercado Común del Sur, blocco sub-regionale che comprende Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela, con Cile, Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù Paesi associati. L’obiettivo è promuovere il libero scambio e il movimento di merci, persone e valuta) non saranno più al centro della politica estera brasiliana. La riorganizzazione dell’Organizzazione degli Stati Americani, questione importante per gli Stati Uniti, sarà in cima alla lista delle priorità in politica estera. Il Mercosur può continuare ad esistere, ma non come concorrente dell’ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe) che Washington cercava d’imporre fino al 2005, quando l’idea fu rifiutata da Argentina, Brasile, Venezuela e altri Stati. Silva non è molto entusiasta verso le prospettive dei BRICS. Crede che la partecipazione a questo gruppo non porti nessun dividendo, non avendo alcuna intenzione di rafforzare le relazioni con Russia e Cina, e l’alleanza con Venezuela e Cuba non sarebbe più vigente. Tutto ciò che le amministrazioni di Lula Luiz Inácio Lula da Silva e Dilma Rousseff hanno realizzato finora sarà rigettato per compiacere la potenza nordamericana.
BRICS Soros Marina Eduardo La battaglia pre-elettorale è diventata una lotta feroce. Silva non ha tempo da perdere e il compito è troppo pesante. Fa dichiarazioni a secondo la reazione del pubblico. Doveva spiegare l’intenzione di ridurre la produzione di petrolio nelle aree cosiddette “pre-sale” sul fondale marino. Silva espresse il rifiuto del matrimonio gay in passato, ma ha fatto un testa-coda per sostenerlo. Marina Silva (Partito socialista brasiliano) è un’evangelica che appartiene alla conservatrice Assemblea di Dio, ha ritrattato sul sostegno al matrimonio gay il giorno dopo aver presentato il suo piano di governo. Il capitolo su Cittadinanza e identità del programma include “sostegno alle proposte che difendono… il matrimonio civile“. Il team elettorale di Silva ha rilasciato una dichiarazione che corregge il testo. La nuova versione difende “i diritti all’unione civile tra persone dello stesso sesso“, cancellando la parola “matrimonio”, che includerebbe maggiori diritti per la coppia. Nel secondo dibattito tra i principali candidati in vista del primo turno del 5 ottobre, Rousseff ha cercato di reagire tre giorni dopo che il Brasile entrava in recessione, chiedendo all’ambientalista Silva come avrebbe finanziato i circa 60 miliardi di dollari d’impegni politici. “Dove vi proponete di prendere i soldi?” chiese Rousseff, cercando di dare al suo Partito dei Lavoratori (PT), un quarto mandato nella principale potenza dell’America Latina. “In primo luogo, non sono promesse ma impegni,” rispose Silva, che fu ministra dell’ambiente con il predecessore di Rousseff, Luiz Inacio Lula da Silva. Il denaro sarebbe stato preso, ha insistito, “dal nostro Paese ritornando all’efficienza della spesa pubblica. Oggi c’è molto spreco di risorse pubbliche“. Rousseff aveva ragione quando espresse il dubbio che qualcuno con tali opinioni e convinzioni instabili possa governare il Paese. Sempre più brasiliani cominciano a rendersi conto che Silva cambierebbe radicalmente politica conducendo il Paese verso il disastro nazionale. È esattamente ciò che i “burattinai” di Washington vogliono. Silva ha problemi psicologici, è una persona squilibrata, e tutto ciò influenzerebbe il processo decisionale ostacolando lo sviluppo progressivo del Brasile e spezzando l’equilibrio sociale, mentre le forze politiche del Paese imparano ad interagire nel quadro costituzionale. La missione di Washington è creare i presupposti per inscenare una “rivoluzione colorata” in Brasile, usando la “quinta colonna” e i media pro-USA per provocare “proteste civili spontanee”.
Gli Stati Uniti hanno inviato ulteriori esperti nell’ambasciata in Brasile. La stazione dell’Agenzia centrale d’intelligence è presidiata da guerrieri dell’ombra a tempo pieno. Il colonnello Samuel Prugh è un alto ufficiale e addetto della difesa in Brasile. Dall’esperienza unica nella raccolta di dati e d’intelligence umana, ha notevoli conoscenze personali tra i militari brasiliani e conosce bene il Paese. Luiz Inácio Lula da Silva e Dilma Rousseff hanno fatto del loro meglio per evitare un’espressione di pubblico malcontento verso le attività sovversive degli Stati Uniti nel Paese. Saltuariamente i brasiliani usano canali diplomatici protetti per dire a Washington di aver scoperto agenti coperti nell’industria petrolifera, nella rappresentanza diplomatica o nelle forze armate del Paese. Incidenti mai divenuti di dominio pubblico. Dopo il noto scandalo su come la National Security Agency degli Stati Uniti ascoltasse le comunicazioni personali della Presidentessa e spiasse la compagnia petrolifera statale brasiliana, il governo brasiliano ha preso una posizione ferma e richiesto pubbliche scuse dal governo degli Stati Uniti, che s’è rifiutato di scusarsi intensificando l’attività d’intelligence in Brasile. Gli Stati Uniti hanno inviato altro personale nei consolati. Il consolato di Rio de Janeiro si distingue, vi lavorarono 500 membri del personale. John Creamer, Console Generale, dice che 300 di loro vagliano le domande di visto dal primo mattino a tarda notte. Secondo lui, tale processo prima richiedeva sei mesi. Ora uno-due settimane. Gli impiegati dei consolati sono davvero interessati ai visti o sono impegnati a preparare la “Primavera araba” o una “Maidan di tipo ucraino” sotto l’egida dei servizi speciali degli Stati Uniti? Il tempo ce lo dirà.

Newswala-i-Brazilian_President_Dilma_Rousseff_former_President__Brazil_Luiz_Inacio_Lula_da_Silva_hands_campaign_Sao_Paulo_Brazil-Av-1La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Yukio Mishima: nazionalista, genio e morte perfetta

Lee Jay Walker Modern Tokyo Timesmishim12Yukio Mishima afferma: “Se valutiamo così altamente la dignità della vita, come possiamo non valutare anche la dignità della morte? Nessuna morte può essere definita futile“. Questo osservazione è scioccante per molte persone che non hanno mai letto Mishima, o letto profondamente il suo lavoro. Poi la sua morte incombe sulla realtà o irrealtà, poiché in ultima analisi si liberò o si dedicò a una mera illusione?
In realtà, da dove iniziare quando si scrive su Mishima? Inoltre, un critico deve affermare che conosce l’argomento dal lavoro interiore dell’individuo di cui scrive? Oppure immagini e riflessioni avrebbero maggiore profondità, grazie alle immagini degli ultimi momenti di Mishima? Dopo tutto, milioni di buddisti e cristiani hanno letto i libri sacri, ma la storia ci dice che il Buddismo Zen ha sostenuto il nazionalismo fino in fondo in Giappone, negli anni 30 e 40. Pertanto, i templi buddisti di Kyoto nel secolo scorso salutarono il massacro di cinesi inermi. Allo stesso modo, gli aborigeni in Australia si chiedono dove siano l’amore e la pace cristiani? Adolf Hitler rispettava l’Islam in quanto Muhammad avviò la schiavizzazione dei non-musulmani nella jihad, imponendo il potere dalla legge islamica Sharia e della dhimmitudine. Secondo Hitler, il cristianesimo era debole, mentre l’Islam era forte perché questa fede giustificava le guerre sante con il Corano e gli Hadith, radicati nella realtà della guerra e della concentrazione del potere. Quindi, forse è meglio guardare le istantanee e poi formulare le idee; perché Mishima certamente fece così. Dopo tutto, il nazionalismo come tutte le ideologie e o modelli di pensiero si basa su miti, ma con elementi di verità. Se la verità esiste veramente. Detto ciò, la mia istantanea di Mishima è la sua morte, perché le istantanee della storia fluivano nel suo sangue, ma finendo con l’arrampicarsi sugli specchi. Dopo tutto, la morte di Mishima non ha mutato il Giappone o riportato il Paese all’età di Edo, quando il senso di un Giappone isolato non esisteva pienamente per via del complesso sistema daimyo. Sì, un Giappone isolato esisteva, in certa misura, ma era un mito perché il daimyo Shimazu commerciò ed invase Ryukyu (Okinawa). Allo stesso tempo, la completa nipponizzazione del nord era in corso e presto gli Ainu si dissolsero nella schiatta e nella realtà coloniale linguistica giapponese. Pertanto, i momenti finali di Mishima furono un dramma totale, perché le sue azioni furono inutili. Tuttavia, dicendo ciò, Mishima morì di morte desiderata, nonostante i momenti finali siano una realtà che non si può pienamente percepire. Presumo che per quei fugaci minuti e secondi prima del decesso autoindotto, mente e spirito di Mishima fossero in estasi perché parte della sua fantasia divenne la realtà desiderata. Ma ben presto un articolato nazionalista non sarebbe stato, al dunque, per nulla impressionato da Mishima. perché l’occidentalizzazione continua a venare la psiche giapponese.
img_1 Nella breve memoria di Mishima, “Sole e Acciaio”, è chiara la sua ossessione degli ultimi dieci anni per la scrittura e un culturismo estremo. Questo libro fu pubblicato nel 1968 e riflette la psiche di Mishima che fuse la penna con l’allenamento fisico e i concetti sul “nuovo Giappone” che tradiva il “vecchio e glorificato Giappone”. Sole e Acciaio parla di come Mishima si sbarazza del suo precedente romanzo “Confessioni di una maschera”, perché ora Mishima costruiva l’uomo forte. In altre parole, l'”Ubermensch” di Nietzsche nasceva nell’io e nello spirito di Mishima. Mishima ora puntava ad allontanarsi dal suo genio letterario e a sprofondare nel mondo del “corpo e dell’azione”. Tuttavia se, come sostenuto, desiderava liberarsi e abbandonare il “potere della parola”, formandosi da “guerriero” nella sua visione del mondo, allora non ci riuscì. Gli ultimi giorni struggenti della sua vita si basarono sul “potere delle parole” e delle “idee”, derivanti dalla passione interiore in cui confusione, nazionalismo, ricerca dell’attenzione e uomo d’acciaio si fusero nella morte che l’ha glorificato. Mishima evidenziò anche la dualità con cui costantemente lottò, quando afferma: “Molte persone esprimono incredulità che un simile processo possa già essere al lavoro fin dai primi anni di una persona. Ma, senza ombra di dubbio, è ciò che mi è successo, gettando così le basi di tendenze contraddittorie in me, nella determinazione ad andare avanti lealmente, nella funzione corrosiva delle parole, svolgendo il lavoro della mia vita. E il desiderio d’incontrare la realtà in qualche campo in cui le parole non giochino alcun ruolo”. E’ chiaro che la dualità di Mishima deve avergli causato enorme ansia, insieme allo sviluppo di un forte ego basato su potere e forza. Dopo tutto, se si guarda il filmato della sua “rivolta illusoria”, allora si può vedere una passione e uno spirito difficile da trovare nell’ego altrui. Forse Mishima semplicemente combatteva contro se stesso? O forse l’ego ha superato la realtà o forse “la droga della vita” si fuse nella “droga di una morte glorificata?” Qualunque cosa stesse realmente accadendo nella sua mente, certamente credeva in se stesso, perché la trama nazionalista desiderata veniva ignorata dalle masse. Mishima aveva una natura complessa, perché aveva poco tempo per i cosiddetti intellettuali, venerando gli uomini d’azione. Nella sua mente s’identificava con samurai famosi, forti capi militari e persone che si sacrificarono. Ciò trascinò la sua anima, perché vedeva l’abilità letteraria come debolezza, ma come poteva Mishima esprimersi ed ispirare gli altri senza le “parole della passione?” L’allenamento fisico ossessivo di Mishima indicava la creazione del sé guerriero, ma i guerrieri che si sacrificarono avevano qualcosa da sacrificare. Mishima non aveva nulla da sacrificare, perché le sue azioni non furono solo inutili, ma dovute al mondo illusorio che si era creato. La maggior parte delle cricca letteraria del Giappone, negli anni ’60, era di sinistra, e i suoi libri erano incentrati su modelli di pensiero militaristi e nazionalisti. Mishima quindi si fissò sul Bunburyodo e una morte che facesse appello al suo ego. “Il mare della fertilità”, scritto da Mishima in quel periodo era una raccolta di quattro libri molto intriganti. L’anno successivo iniziò l’addestramento in una base militare e formò il suo esercito privato. Mishima era ormai negli ultimi anni di vita ed era intento alla fine nobile desiderata. Mishima nel 1969 su Runaway Horses affermava: “In che situazione strana tende a ritrovarsi un uomo all’età di trentotto anni! La sua giovinezza appartiene al lontano passato. Tuttavia, il periodo della memoria inizia con la fine della giovinezza e ad oggi non ha una singola vivida impressione. Quindi persiste nel sentire che nulla più che una barriera fragile lo separa dalla giovinezza. Ascoltando sempre con la massima chiarezza i suoni di questo dominio vicino, ma senza poterne penetrare la barriera“.
Mishima, nato nel 1925, era molto giovane durante la Seconda Guerra Mondiale ma poté partecipare all’ultimo anno di guerra; era scusato. All’epoca deve esser stato ossessionato dall'”uomo d’acciaio”, perché il suo amico Hasuda, collega scrittore, afferma: “Credo che si debba morire giovani, alla sua età”. Hasuda fu fedele alla parola, perché si suicidò. Sembra che l’omosessualità possa anche aver tormentato Mishima, poiché in Confessioni di una maschera (1949) si occupa di emozioni interiori e passioni. Tuttavia, se Mishima conosceva bene la storia di molti samurai, allora avrebbe creduto che l’omosessualità fosse la forma più pura di sesso. Inoltre, molti leader del Giappone nel periodo pre-Edo ed Edo ebbero concubini maschi. Pertanto, Mishima si vergognò dell’etica cristiana arrivata in Giappone con la Restaurazione Meiji (1868)? Se no, allora molti “uomini d’acciaio” del vecchio Giappone ebbero relazioni omosessuali e questo andava inteso alla luce della realtà. Dopo tutto, la lealtà nel vecchio Giappone era per il sovrano daimyo e i compagni samurai. Pertanto, la compassione era ritenuta cosa per deboli, a causa della natura della vita. Non sorprende che forti legami maschili prendessero piede nella psiche dei samurai e tale realtà culturale sia all’opposto dell’immagine dell’omosessualità nel Giappone moderno, percepita per deboli. Il Wakashudo aveva diversi modi di avviare i ragazzi nel “vecchio Giappone” e nella mentalità dei samurai, le donne venivano viste femminilizzare gli uomini indebolendone lo spirito. Il sistema Wakashudo fu spesso abusato dal clero buddista per proprie gratificazioni sessuali, in passato. Tuttavia, il sistema dei samurai si basava sulla creazione di “un processo di apprendimento secondo un codice etico” impiantando lealtà e forti legami per cui, in tempi di difficoltà, i samurai rimasero attaccati all’istruzione ricevuta. Mishima, gonfiando i muscoli e dalle competenze marziali ben levigate, divenne l'”uomo d’acciaio”. Tuttavia, fu contaminato dalle pose femminili fusesi nel suo martirio. Posò volentieri di fronte alle telecamere e le immagini di San Sebastiano ucciso da molte frecce o del samurai che invoca il suicidio rituale, giocarono la sua psiche e il suo essere. Il mondo di Mishima era reale e surreale, perché potere e forza si fusero, ma avendo una natura femminile seppellita nell’anima. Mishima dichiarò: “Il tipo più appropriato di vita quotidiana, per me, fu la quotidiana distruzione mondiale; la pace è il più duro e anormale modo di vivere”. Pertanto, il 25 novembre 1970, si avverò ciò che Mishima era divenuto. Tale realtà si basava su visioni suicide, quindi il suo mondo illusorio sfociò in un fine violenta. Tuttavia, la verità di Mishima fu la fine violenta e caotica entro una realtà struttura. Dopo tutto, Mishima stilò dei piani successivi alla morte. Inoltre, Mishima si dedicò per tale giorno da anni, ma ora il tempo della recitazione era finito, in parte, perché ancora si agitava nel mondo dell'”ego”. Nel suo mondo illusorio il “sé” avrebbe agito collettivamente con forza, a sua volta generando “uno spirito” tratto dal sogno di Mishima di morte glorificata. Eppure, non era un soldato, dopo tutto aveva mentito, non avendo combattuto per il Giappone; quindi, la retorica nazionalista fu proprio tale e il 25 novembre fu più una”redenzione personale” che pose fine alla “dualità della sua anima”. L’uomo delle parole sarebbe morto nel “paradiso dell’estremo dolore”, perché l’ultima sciabolata che lo decapitò non fu netta, furono necessari diversi tentativi. Dopo tutto, non era un soldato, non era un samurai e lo non erano neanche i suoi fedeli seguaci. L’atto finale è la prova che i “sognatori” sono proprio ciò; quindi, il finale non fu una bella immagine di serenità, ma una scena “infernale stupida e di follia autoindotta”. Il mondo illusorio di Mishima non poteva cambiare nulla, perché non riusciva a riscrivere la storia. Sì, dopo di lui si poté riscrivere la storia e forse questa era cui Mishima anelava?
Nonostante ciò, Mishima è un genio letterario e aveva più spirito ed ego della maggior parte delle persone. Il suo potere poggiava sui “demoni interni con cui lottava” e su una cultura che glorificava il sacrificio di sé. Tuttavia, Mishima non aveva nulla da sacrificare, perché l’ultimo evento della sua vita non scosse il Giappone, essendo più che altro “egoismo” nato dall'”irrealtà”. Eppure, l’opera di Mishima è molto particolare e nel XX secolo affianca i più grandi scrittori internazionali. Pertanto, il ragazzo di Tokyo fu enigmatico e dalla cruda passione. Purtroppo la passione di Mishima manca oggi e forse è qui che il suo “genio risiede”. In Mishima si può immaginare l’energia del passato e il visionario. Pertanto, le mancanze nella sua vita furono le mancanze di tutti; ma ciò va trascurato, perché ignorare gli scritti di Mishima significa ignorare una forza potente nell’energia letteraria del Giappone. Mishima, a differenza della maggior parte degli scrittori, trascese la nazione a cui apparteneva, perché la sua scrittura colpisce un nervo scoperto nell'”animo interiore”.

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Nell'anime Toshokan Sensou (La guerra delle biblioteche), i miliziani della censura vestono la stessa divisa dei 'soldati' di Mishima.

Nell’anime Toshokan Sensou (La guerra delle biblioteche), i miliziani della censura vestono la stessa divisa dei ‘soldati’ di Mishima.

Yukio Mishima Cyber Museum
Omaggio a Yukio Mishima
Yukio Mishima

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’incombente pantano statunitense in Iraq e in Siria

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 19/09/2014

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McCain e l’ex-capo dell’ELS Salim Idris; cerchiato, al-Baghdadi

Mentre l’amministrazione Obama cerca alleati affidabili per affrontare lo Stato islamico in Siria e Levante (SIIL) e il dipartimento della Difesa nomina ufficialmente il nuovo spauracchio islamista radicale, eclissando “al-Qaida”, a “nemico pubblico numero uno” globale, gli Stati Uniti sono sull’orlo di un altro pantano mediorientale. Più si scava nelle operazioni riguardo lo “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante” (ISIL) o come viene variamente chiamato “Stato Islamico in Iraq e al-Sham” (SIIS), “al-Dawlah” (Stato) o “Daiish” (“al-Dawla al-Islamiya fi Iraq wa al-Sham“), più collegamenti tra il gruppo islamista e i servizi segreti occidentali e israeliani vengono svelati. Il SIIL deriva dall’organizzazione della Base della Jihad nel Paese dei due Fiumi o al-Qaida in Iraq (AQI), guidata da Abu Musab al-Zarqawi. Come sull’attuale capo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi, interrogativi circondano Zarqawi. Come detto su una pagina PowerPoint della Forza multinazionale in Iraq (MNFI), Zarqawi era una figura minacciosa creata da operazioni psicologiche, attività multimediali e operazioni speciali del Pentagono per sfruttare la xenofobia di gruppi etnici e religiosi iracheni, come sciiti, sunniti moderati, sufi e curdi. In una diapositiva del 2004 dal titolo “Risultato”, la MNFI si vantava che la sua minaccia fasulla Zarqawi avesse conseguito i risultati desiderati: “Abu Musab al-Zarqawi rappresenta oggi:
a. il terrorismo in Iraq
b. combattenti stranieri in Iraq
c. sofferenza del popolo iracheno (attentati alle infrastrutture)
d. negazione alle aspirazioni irachene (dirompente perdita di sovranità)
La pagina si conclude con la descrizione degli effetti della promozione di Zarqawi a massima minaccia terroristica all’Iraq, e cioè: “Eliminare il sostegno popolare a una rivolta potenzialmente supportata, impedendo all’insurrezione di ‘mettere radici’ tra la popolazione“.
Secondo il Washington Post, il generale Mark Kimmitt, direttore degli affari pubblici del Comando Centrale degli Stati Uniti in Iraq, dichiarò in una conferenza del 2004 presso il CENTCOM che “Il programma psyop Zarqawi è la campagna d’informazione di maggior successo fino ad oggi.” Dopo la debacle in Iraq, molti terroristi di Zarqawi controllati dall’intelligence USA passarono in Siria, dove minacciarono il governo del Presidente Bashar al-Assad. Alcuni di tali elementi infiltrarono il confine della Siria minacciando il governo sciita a Baghdad e il governo regionale curdo di Irbil. L’ultimo spauracchio è Abu Baqr al-Baghdadi, ex-aiutante di Zarqawi, proclamatosi “emiro” del nuovo califfato in Iraq e Siria. Il vero nome di Zarqawi era Ahmad Fadil Nazal al-Qalaylah, nato nella città giordana di Zarqa. Abu Musab al-Zarqawi fu un alias quanto Abu Baqr al-Baghdadi è un alias dell’attuale capo del SIIL. Al-Baghdadi, nativo di Samara in Iraq, è in realtà Ibrahim ibn Awad Ibrahim ibn Ali ibn Muhammad al-Badri al-Samarai. Prima di unirsi ai mujahidin contro i sovietici, Zarqawi era un noto ubriacone e drogato, difficilmente roba per islamisti finanziati da Arabia Saudita ed emirati del Golfo. Come Baghdadi, Zarqawi si proclamò “emiro di al-Qaida nel Paese dei due Fiumi“, cioè l’Iraq. Alcune fonti d’intelligence statunitensi hanno affermato che Zarqawi era un “mito” inventato dai neocon per giustificare le operazioni militari statunitensi in Iraq. I leader sunniti e sciiti iracheni sono raramente d’accordo, ma tuttavia, un capo degli insorti sunniti disse al Daily Telegraph che credeva che Zarqawi fosse un agente statunitense o israeliano e il leader sciita iracheno Muqtada al-Sadr affermò che Zarqawi era un falso le islamista taqfirista alle dipendenze degli Stati Uniti.
zarqawi_narrowweb__200x294Mentre Zarqawi veniva spacciato come uno dei più pericolosi nemici degli USA, l’uomo che gli succedette a capo del SIIL in Siria, Abu Baqr al-Baghdadi, è uno degli alleati più fidati degli USA. Al-Baghdadi, insieme ai capi del Fronte al-Nusra, inizialmente sottopose le sue forze all’esercito libero siriano. Tuttavia, vi sono indicazioni che al-Baghdadi sia una creatura della CIA, come Zarqawi. Nabil Naim, ex-capo di al-Qaida e fondatore del Partito Democratico della Jihad islamica in Libano, disse alla rete televisiva al-Maydin di Beirut che il SIIL è una creazione di CIA e Mossad. Naim dichiarò anche che lo scopo del SIIL è attuare la politica del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu del “Clean Break” o Taglio netto: la nuova strategia per stabilire il Reame, nel 1996 ideato dai neoconservatori sionisti statunitensi. Il Taglio netto gettò le basi per l’US Syrian Accountability Act del 2003, il piano interventista statunitense in Siria per rovesciare Assad. Al-Baghdadi sarebbe stato addestrato dal Mossad ed istruito sulla teologia islamista in Israele per un anno. Naim ha anche detto che il capo del Fronte al-Nusra, Muhammad al-Julani, che ha giurato fedeltà al SIIL, è un agente della CIA. Il discorso videoregistrato di al-Baghdadi alla Grande Moschea al-Nuri di Mosul, in cui afferma di essere il califfo di tutti i musulmani, è ritenuto un falso da un funzionario del governo iracheno. L’Esercito libero siriano (ELS) e il suo Fronte dei rivoluzionari in Siria (SRF), sostenuti da neo-conservatori statunitensi come i senatori John McCain e Lindsey Graham, così come da ONG neocon come la Fondazione per la Difesa delle Democrazie, hanno stretti legami con SIIL e al-Nusra. Il capo del SRF, Jamal Maruf*, dichiarò pubblicamente che il SRF combatterà il SIIL ma non “al-Qaida: anche se ci sono poche prove in Siria e Iraq che indichino differenze tra i due gruppi“. ELS e SIIL si unirono nell’invasione del Libano e nella battaglia di Arsal ad agosto. SIIL e ELS presero diversi ostaggi dopo aver attaccato le unità dell’esercito libanese e la polizia locale. I capi dell’ELS dichiararono che i terroristi di SIIL e al-Nusra si unirono per attaccare le unità libanesi ad Arsal e nel Qalamun.
Ci sono tutte le prove che il SIIL abbia legami significativi con Israele. Anche se vi sono affermazioni contrarie, il SIIL ha assorbito la maggior parte dei terroristi islamisti di Jabhat al-Nusra, affiliato ad al-Qaida in Siria. Il Fronte al-Nusra ha coordinato l’occupazione di posizioni dell’esercito siriano sul Golan con la Forza di Difesa israeliana (IDF). Piuttosto che colpire le posizioni di al-Nusra sul lato siriano del Golan, gli israeliani attaccarono le postazioni dell’esercito siriano, sostenendo le campagne di al-Nusra in particolare e del SIIL in generale. Vi sono notizie secondo cui l’esercito israeliano avrebbe dato le coordinate dell’esercito siriano, di Hezbollah e dei “Comitati di Difesa della Patria” delle milizie alawite, sciite, cristiane e druse, ad al-Nusra/SIIL lanciando missili e droni dal lato israeliano del confine. Gli israeliani sono ottimisti verso il SIIL, il quotidiano israeliano Haretz ha riferito che le autorità israeliane permettono ai turisti israeliani, armati di macchine fotografiche e binocoli, di visitare le alture del Golan e la valle di Qunaytra per testimoniare la lotta dei jihadisti di al-Nusra/SIIL contro l’esercito siriano. Israele ha anche fornito telescopi per seguire i combattimenti nella valle. Gli israeliani si portano pranzo, caffè e sdraio trascorrendo l’intera giornata a guardare gli arabi uccidersi.
In Germania, un volontario musulmano tedesco, Kreshnik Berisha, è sotto processo per appartenenza al SIIL. Berisha, prima di entrare nel SIIL, giocava per la TuS Makkabi di Francoforte, la prima squadra di calcio ebraica della Germania. La compiacenza israeliana verso i jihadisti suggerisce un accordo tra il governo israeliano e i jihadisti siriani per non far debordare il conflitto dal Golan in Israele. In cambio, i jihadisti siriani ricevono un certo tipo di controllo operativo da Mossad e IDF, con l’ordine tassativo di non attaccare obiettivi israeliani. Israele maschera l’infiltrazione e l’esfiltrazione dei guerriglieri di al-Nusra/SIIL in Siria sostenendo di fornire assistenza medica ai ribelli siriani feriti. Tali attività furono notate dai peacekeeper delle Nazioni Unite di Filippine e Fiji, che furono attaccati da al-Nusra/SIIL. I terroristi presero in ostaggio 45 peacekeeper delle Fiji e non li rilasciarono finché il Qatar pagò un grosso riscatto, arricchendo così le casse già considerevoli del SIIL. Un altro gruppo siriano “moderato”, che riceverebbe aiuti da Arabia Saudita e Israele, è il “fronte meridionale”, raggruppamento guidato da un certo Bashar al-Zubi. Nelle battaglie interne in Iraq, Siria, Libano e probabilmente presto in Giordania e Sinai, lealtà mutevoli, grandi tasche degli arabi del Golfo e rapporto sempre più stretto tra sionisti di destra israeliani e casa dei Saud, forniscono gli ingredienti per un pantano. Grazie ai neocon che precipitano gli Stati Uniti in un altro pasticcio assoluto, gli USA non vedranno terminare il flusso di sacchi per cadaveri all’obitorio della Dover Air Force Base, in Delaware.

caliphate-isis-terrorism-state*Maruf è stato eliminato dall’aeronautica militare siriana il 18 settembre, assieme ai vertici della sua organizzazione terroristica. NdT

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I veri rosso-bruni: il PD e i nazisti del battaglione Azov

Alessandro Lattanzio, 17/9/2014

L'ex-pornogiornale ufficiale del PD, l'Unità, affermò che la strage di Odessa fu opera delle stesse vittime. Alla luce dei legami tra la banda Mogherini/Pittella e Gladio neonazista in Ucraina, ora appare chiara la ragione politica di tale oscena affermazione.

L’ex-pornogiornale ufficiale del PD, l’Unità, affermò che la strage di Odessa fu opera delle stesse vittime. Alla luce dei legami tra la banda Mogherini/Pittella e Gladio neonazista in Ucraina, appare chiara la ragione politica di tale oscena affermazione.

L’inglobamento dell’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica mette a serio repentaglio la sicurezza energetica ed economica dell’UE, che vedrebbe naufragare la possibilità di rafforzare la propria economia tramite l’integrazione di un Paese dalle enormi potenzialità umane, agricole, industriali come l’Ucraina
Matteo Cazzulani, responsabile del Partito Democratico metropolitano per i rapporti con il dissenso ucraino

E sì, certamente la Russia di Putin ha rivitalizzato un atteggiamento di egemonia regionale che accentua la competizione con “l’Occidente”, senza dubbio alcuno“.
Federica Mogherini, ministra degli Esteri del PD nel governo Renzi

International Conference on Libya“Il responsabile dell’Ufficio Affari  Internazionali dei Democratici di Sinistra (DS) e parlamentare Luciano Vecchi, nell’aprile 2006 discusse del chiaro arretramento democratico della Russia, come dimostra il suo crescente  coinvolgimento nella politica interna di Bielorussia e Ucraina e l’oppressione interna delle ONG. Vecchi raccontò come prevedesse d’incontrare un contatto russo membro di un piccolo partito di opposizione, ma che poco prima cancellò l’incontro perché “Putin aveva appena firmato un decreto eliminando il nostro partito“. Vecchi dichiarò che la Russia è un punto interrogativo perché è strategicamente molto importante per l’Italia come partner energetico, ma vi erano preoccupazioni sul suo arretramento democratico. Come osservò Vecchi, vi è purtroppo assai poca differenza tra la Russia moderna e la Russia totalitaria: prima c’era un solo partito, ora ce sono molti, ma solo una conta. Vecchi era accompagnato da Federica Mogherini”. Wikileaks

Per chi votano i banderisti in Italia?
“Per le elezioni Europee del 25 maggio vogliamo segnalarvi dei nomi di politici Italiani che si sono impegnati per la causa Ucraina. Lo facciamo in maniera bipartisan così che ogniuno possa scegliere senza tradire la propria fede politica. Sono politici del PD, Forza Italia e Partito Radicale. Altri non sono stati inserite in quanto hanno posizioni non a favore o comunque non siamo venuti a conoscenza della loro attività in supporto della democrazia in Ucraina.

imagesWOS250K4ORESTE ROSSI
Forza Italia, è il parlamentare Italiano con il 100% delle presenze in Parlamento. Ha dimostrato sensibilità verso l’Ucraina interessandosi al nuovo corso democratico e presentando alcune delle nostre proposte al Parlamento Europeo in tema di sicurezza ma anche riguardo la problematica dei Marshrutka. Si è attivato presso una grande azienda farmaceutica per il nostro progetto dei farmaci oncologici. Si presenta nelle circoscrizioni di Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta.

0GIANNI PITTELLA
Partito Democratico, è stato il primo politico a giungere a Kiev nel mese di Gennaio e a portare la sua solidarietà al popolo Ucraino dal palco di Maidan, si è sempre espresso a favore del nuovo corso. E’ stato vice Presidente del Parlamento Europeo e si presenta a queste elezioni nella CIRCOSCRIZIONE MERIDIONALE

patrizia-toiaPATRIZIA TOIA
Partito democratico si presenta nella circoscrizione Nord Ovest e collabora con Matteo Cazzulani nostro personale amico e grande difensore in Europa dell’Ucraina. Pertanto invitiamo tutti coloro che si riconoscono in questi due partiti a scrivere il voto di preferenza dei candidati sopra citati alla lista collegata (e nelle circoscrizioni ove si presentano) in quanto potremo avere degli interlocutori diretti all’Europarlamento per poter veicolare le nostre proposte o proporre delle problematiche.
Essendo il nostro gruppo Apartitico è gradito evitare polemiche tra appartenenti di partiti differenti (almeno in questa occasione), in questa fase cerchiamo solo di supportare i pochi che hanno dimostrato sensibilità e vicinanza al nostro comune interesse che si chiama UCRAINA.”

voerzio3Sul sito dei banderisti in Italia, sotto l’appello a sostenere la raccolta fondi per la Guardia Nazionale (gli squadroni della morte neonazisti ucraini), vi era il programma della Festa dell’’Unità Ucraina’ (ovvero, lo sterminio dei russofoni e degli oppositori ucraini antifascisti ed antigolpisti), il programma della kermesse vedeva l’intervento di Anna Zafesova, giornalista russofoba, dei neonazisti Mauro Voerzio e Fabio Prevedello ed infine di Matteo Cazzulani, “analista, saggista, esperto di politica dell’Europa Centro-Orientale e di questioni energetiche… delegato del PD metropolitano milanese per i rapporti con il dissenso ucraino, ha fatto parte della missione a Kyiv del Vicepresidente del Parlamento Europeo Gianni Pittella”; in sostanza aveva partecipato alla pianificazione del golpe atlantista (Gladio) a Kiev, dove gli elementi neonazisti locali stavano ‘mettendo su un esercito parallelo, strutturato non solo a Kiev e non solo per difendere la piazza’, come ci spiega compiaciuta della sua esperienza golpista, la nostra ministra degli Esteri Federica Mogherini (BlogMog).
L’unità più famosa della Guardia nazionale ucraina, il battaglione Azov, per conto del quale il nazista Fontana, intervenuto alla kermesse di Milano dei banderisti del 14 settembre, tra una spiegazione di come traesse godimento spirituale nel bruciare vive le persone nella casa dei sindacati di Odessa o di come rivivesse la gioventù perduta bombardando le case con gente inerme dentro, lanciava un appello lacrimevole in aiuto dei ‘bisognosi’ tirapiedi armati dell’oligarca mafioso Kolomojskij, “C’è urgenza di tutto, dagli anfibi alle mimetiche, ai giubbotti antiproiettile. Ho visto i combattenti del battaglione Kiev. Vanno in trincea con le scarpe da ginnastica” (Fonte: Popoff Quotidiano)

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Fontana (Stan Ruinas) si vanta di aver partecipato al massacro di Odessa.

Cazzulani, assieme ai giovani fascisti di majdan: ""

Cazzulani, esponente del PD arringa i fascisti di Majdan: “un giovane deputato di uno dei partiti di opposizione … ci spiega con disinvoltura inconsapevole che stanno mettendo su un esercito parallelo, strutturato non solo a Kiev e non solo per difendere la piazza.”

Cos’è il PD? Un partito di nazisti, agenti di Gladio e impiegati di Soros
Di seguito discorso di Matteo Cazzulani, responsabile per i rapporti del PD metropolitano milanese con il dissenso ucraino, pronunciato durante il dibattito alla prima Festa dell’Unità ucraina assieme alla giornalista Anna Zafesova, al saggista Massimiliano Di Pasquale, al reduce del Maidan Mauro Voerzio e al Presidente dell’Associazione Maidan Fabio Prevedello.
«logogladioEssere europei significa non solo battersi affinché nel proprio orticello i principi fondanti dell’Unione Europea siano rispettati, ma anche perché Democrazia, Libertà, Pace e Diritti Umani e Civili siano valori estesi e condivisi anche da popoli europei per storia, cultura e tradizione che, per motivi di ordine geopolitico ed energetico, ancora non appartengono all’UE. Ho sempre disprezzato l’atteggiamento della gran parte degli italiani, che per ogni guerra prende le parti di una o dell’altra fazione con la medesima leggerezza con la quale si sceglie quale squadra tifare allo stadio. Non ho neppure mai tollerato l’etichetta di “filoucraino” che mi è stata posta da molti giornalisti invidiosi della mia indipendenza e persino da alcuni compagni di Partito gelosi della mia competenza specifica su un’Area geografica, l’Europa Centro-Orientale, di cui in Italia poco si sa e male si parla. Sostengo la causa degli ucraini, che si difendono dall’aggressione militare di Putin, proprio perché non sono “filoucraino”. Sono un europeo che, da convinto europeista, è consapevole che la violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina – Paese europeo per storia, cultura e tradizioni – rappresenta una minaccia politica a cui l’Europa non può non dare una risposta risoluta schierandosi a favore del Diritto all’Indipendenza del popolo ucraino. Sono dalla parte dell’Ucraina, e contro l’aggressione militare di Putin nel Donbas, anche perché sono “filorusso”: la vittoria della Rivoluzione della Dignità, con cui gli ucraini hanno posto fine all’epoca autoritaria di Yanukovych, ha permesso non solo agli ucraini, ma anche agli stessi russi di sperare in un futuro di libertà e progresso.
L’indipendenza di un’Ucraina libera e pienamente integrata nell’UE e nella NATO è condicio sine qua non per l’evoluzione della Russia dal regime autocratico di Putin a una democrazia liberale che possa finalmente portare i russi a vivere in pace con i suoi vicini e, una volta superata per sempre la sua tradizionale tendenza imperiale – tipica dell’epoca zarista, sovietica e putiniana – a integrarsi appieno nel sistema politico e culturale europeo. Stare dalla parte dell’Ucraina aggredita da Putin, oggi significa sostenere il pieno Diritto alla Libertà, alla Democrazia e alla Pace sia per il popolo ucraino che per quello russo: un Diritto inalienabile che appartiene a tutti, senza distinzione alcuna di etnia, sesso e religione.
Il sostegno all’Ucraina non è una posizione di odio verso la Russia, ma una questione di civiltà che deve vedere tutti noi europei coinvolti affinché l’Ucraina sia in grado di guardare al futuro – chiamato UE e NATO – senza il timore di essere aggredita da un autocrate, Putin, che legge il presente con le lenti del passato sovietico e zarista. Inoltre, sostenere gli ucraini significa supportare un processo di democratizzazione che può finalmente portare anche la Russia ad abbracciare gli ideali della Comunità Euroatlantica e a considerare l’Europa e la NATO come un partner leale con cui è possibile, e opportuno, collaborare per un futuro di pace e progresso condiviso».
(La “democratizzazione che la Russia deve abbracciare assieme agli ideali della Comunità Euroatlantica).


La democratizzazione ucraina secondo Cazzulani, applicata a un deputato antigolpista.


I capi responsabili del massacro di Odessa, camerati e sodali di Voerzio, Prevedello, Fontana e Cazzulani


Odessa, un passaggio che il nazipiddino Cazzulani ignora, ma con cui i suoi camerati di Euromajdan tengono a mostrarci il concetto di democrazia, civiltà e amore euro-atlantici.

La dmeocrazia piove su Donestk

La democrazia promessa da Cazzulani piove su Donetsk

E con la democrazia piove anche la civiltà della NATO

E con la democrazia piove anche la civiltà della NATO

La popolazione di Donestk e del Doinbas ricorderà con affetto la passione del piddino Cazzulati, l'amore dei nazisti Voerzio, Prevedello e di Pasquale, lo spirito del terrorista mercenario Fontana

La popolazione di Donetsk e del Donbas ricorderà con affetto la passione del piddino Cazzulani, l’amore dei nazisti Voerzio, Prevedello e di Pasquale, lo spirito disinteressato del terrorista mercenario Fontana

gladio

Il 'saggista' Di Pasquale, o meglio, agiografo del nazismo banderista galiziano, dedica un suo libretto a un giovane fan della democrazia ucraina.

Il ‘saggista’ Massimiliano Di Pasquale, o meglio, agiografo del nazismo banderista galiziano, dedica un suo libretto a un giovane fan della democrazia ucraina.

nazi-soldier-shaking-hands“Abbiamo scelto Slaviansk in quanto città simbolo di questa guerra, occupata per alcuni mesi dai terroristi del Donbass e poi liberata dall’esercito Ucraino. Noi non chiederemo alle persone se parlano russo od Ucraino, non gli chiederemo se parteggiano per gli uni o per gli altri, NOI porteremo un messaggio di solidarietà e fratellanza universale che speriamo possa riscaldare i loro cuori.Italia-ucraina
(Mettendo sullo stesso piano i russi e gli Ucraini, chi con la prima lettera maiuscola e chi con quella minuscola).

Slovjansk, donna beneficiata dal gran cuore dell'associazione Italia-Ucraina, di Pravij Sektor Italia, del PD e dei servizi segreti italiani

Slavjansk, donna riscaldata dal ‘gran cuore’ dell’associazione Italia-Ucraina, di Pravij Sektor Italia, del PD e dei servizi segreti italiani

Qui di seguito è descritto cosa sia il battaglione ‘Azov‘, per cui il Partito Democratico, tramite il figuro Cazzulani, suo esponente ufficiale lombardo, si sbraccia per fargli avere finanziamenti dai cittadini italiani.

Dopo mesi dal nostro ritorno in Crimea, siamo stati allertati dal presidente degli esperantisti dell’Ucraina, un ebreo, su tale personaggio abominevole. Ciò che non dice l’articolo seguente è che a Majdan, come rilevato dal quotidiano israeliano Haaretz, c’erano ad inquadrare i battaglioni nazisti degli ex-agenti del Mossad prossimi a Kolomojskij. Né i legami tra Bernard Henry Levy e tale spazzatura sono svelati, quando recentemente BHL s’è recato in TV per presentare tale putredine; inoltre lo stesso BHL ha fatto uno spettacolo sulla coscienza intellettuale europea (lui stesso) ad Odessa, la città dove l’oligarca ha compiuto la sua Oradour sur Glane nella casa dei sindacati. Personalmente ho completamente rotto con certi israeliani socialdemocratici che difendono “la pace ora”, o sono vicini a J. Call, che riprende compiaciuto la propaganda di Kolomojskij, sostenendo sulla loro rete la tesi del falso opuscolo antisemita prodotto da tale spazzatura. Proprio allora faceva assassinare il sindaco di Kharkov (ebreo come lui), ma rifiutando il fascismo banderista. Il paradosso di chi riprende tale spazzatura presso la socialdemocrazia israeliana, come nella sinistra intellettuale si riprende BHL. In Francia, la socialdemocrazia pubblica le menzogne sull’Ucraina e la virtù democratica di questi bastardi. La cosa triste sono i comunisti che si fanno travolgere da tali torbidi senza dire nulla e senza lottare a fianco di coloro che si difendono, lasciando alla destra e all’estrema destra la cura di rivelare i fatti e nel senso che immaginiamo. Danielle Bleitrach, Histoire et Societé

I frutti della collaborazione tra PD e neonazisti italiani in Ucraina:

Pittella e Cazzulati

Pittella e Cazzulani

I bisognosi che il nazista Voerzio e il piddino Cazzulani aiutano.

I bisognosi che l’ex-vigile urbano nazista Voerzio e il giovane piddino Cazzulani aiutano.

L'opportunità di Fontana, il filantropismo di Voerzio, la democraticità di Cazzulani

L’opportunità di Fontana, il filantropismo di Voerzio, la democraticità di Cazzulani

Battaglione Azov, milizia neonazista internazionale finanziata dall’oligarca israelo-ucraino I. Kolomojskij
Solidarité Internazionale 17 settembre 2014

BotspkyCYAA9-Nw.jpg largePropaganda mediatica è ben definita, anche se caricaturale: i combattenti per la libertà europeisti in marcia per schiacciare gli infidi separatisti filo-russi. I nostri amici di Junge Welt e di altri giornali interessati all’obiettività, hanno studiato i “battaglioni di volontari”, riportando storie edificanti.
Cosa accade in Ucraina? La confusione regna in un Paese in cui il popolo è ostaggio di rivalità inter-imperialiste, calcoli di oligarchi corrotti ora tutti allineati nel campo filo-occidentale, pronti a finanziare orde fasciste per conservare i propri privilegi. Di fronte alle fragile coesione e morale dei militari ucraini, le autorità utilizzano gruppi paramilitari: oltre alla carta bianca a servizi segreti (SBU), compagnie mercenarie statunitensi (ad esempio, Blackwater), la “Guardia Nazionale” viene integrata da combattenti dei gruppi di estrema destra, i “battaglioni di volontari” civili. Tali “battaglioni” furono autorizzati dal ministro dell’Interno Arsen Avakov nell’aprile 2014, permettendo la creazione di gruppi paramilitari per 12000 uomini (le dimensioni di una divisione di fanteria!). Ora si valuta la loro integrazione nell’esercito regolare. Il battaglione ‘Azov‘ con i battaglioni ‘Dnepr‘ e ‘Donbass‘ fa parte di tali battaglioni di volontari. E’ indicativo del contenuto politico controrivoluzionario di tali gruppi fascisti, così come dei calcoli di coloro che li finanziano.

Il braccio armato del partito nazista “raggruppamento nazionalsociale”
Il battaglione Azov si compone di circa 500 combattenti, tutti civili dalle stesse convinzioni: quella di un “nuovo ordine” basato sulla superiorità della razza bianca, una “rivoluzione nazionale” antidemocratica, antisemita, anticomunista, ma dietro Stati Uniti ed Unione europea. La spina dorsale del battaglione è composta da attivisti dell'”Adunata nazionalsociale” (SNA), tra cui il capo del battaglione Andrej Belitzkij, che non è altro che il capo del ramo paramilitare della SNA “Patrioti ucraini”. SNA fu fondata nel 2008 e si dichiara apertamente nazista, è nata dalla fusione di alcuni gruppuscoli neo-nazisti. Ha apertamente criticato il partito fascista Svoboda per la sua moderazione, la sua parte “liberale” (sic), ma anche i neo-nazisti di “Settore destro”, accusati di debolezza, anche se il rapporto tra SNA e Settore destro è stretto. SNA ufficialmente, come si può vedere sul loro sito, mira a “guidare la rivoluzione nazionale” e la “pulizia etnica dell’Ucraina”, “guidando i popoli bianchi nella lotta mondiale per la sopravvivenza, contro il nemico subumano, i semiti”. Sulla base del programma nazista, Andrej Belitzkij può impostare obiettivi più concreti: “la missione storica della nostra nazione in questo momento critico è guidare le razze bianche in una crociata finale per la sopravvivenza“.

I simboli del battaglione: wolfsangel, sole nero, divisa banderista
Il battaglione Azov ha scelto come simbolo il “wolfsangel” su sfondo bianco, il simbolo della SNA e vecchio riferimento iconografico nazista, preso dalla 2° divisione SS Panzer “Das Reich“, responsabile del massacro di Oradour-sur-Glane. Su tale emblema: oltre ai colori ucraini (blu e giallo) e il simbolo nazista “wolfsangel”, vi sono anche il sole nero sullo sfondo, presumibilmente ideato dal capo nazista Heinrich Himmler, che rappresenta le tre svastiche divenire un’identità e mitico riferimento dei gruppi neonazisti degli ultimi decenni. Il motto del battaglione: “Morte al nemico!” adottato come saluto dalle truppe del nazionalista ucraino Stepan Bandera, che collaborò con i nazisti nel 1941: “Gloria all’Ucraina” paragonabile a “Gloria agli eroi”. Le forze neo-naziste come SNA passano ora all’offensiva, non solo militare ma anche politica, illustrando la fascistizzazione dell’Ucraina in cui l’estrema destra continua a radicalizzarsi: Svoboda, Settore Destro e infine SNA.

Il battaglione Azov al servizio di Ljashko, il deputato di estrema destra che vuole distruggere il Partito Comunista!
L’ascesa di tale battaglione è correlata a quello della nuova stella politica ucraina, Oleg Ljashko, capo del populista Partito Radicale di estrema destra, che ha avviato il procedimento per bandire il partito comunista. Ljashko appare spesso mentre insulta poliziotti, minaccia funzionari di arresto o assassinio sul posto, costringendo sindaci a cedergli i poteri. Spesso è accompagnato dal “battaglione Azov“, di cui è il padrino politico. Il ruolo militare del “battaglione Azov” è ancora più oscuro. La maggior parte dei combattenti non ha un vero e proprio addestramento militare, se non il loro fanatismo ideologico. Hanno partecipato alla presa di Marjupol, dove uccisero una ventina di persone. Sembra che l’esercito usi i battaglioni di volontari per “sgombrare il terreno” nel corpo a corpo, come nella periferia di Donetsk, preferendo combattere a distanza. In ogni caso è ciò che dice il capo del battaglione Andrej Belitzkij. Si sappia che Andrej Belitzkij fu condannato per comportamento violento durante una manifestazione a sostegno del suo camerata del SNA Igor Mosijchuk colpevole di un attentato dinamitardo nel 2011, come Belitzkij, Mosijchuk è stato graziato dal nuovo potere. Il deputato fascista populista Oleg Ljashko di recente ha detto che più della metà dei combattenti del battaglione “Azov” sono ex-detenuti o criminali: “Preferisco che tali ex-prigionieri combattano tale guerra che delle persone innocenti muoiono per mano del nemico“.

Brigate internazionali del fascismo
495px-SS-Panzer-Division_symbol_svg Da dove provengono questi combattenti? Sono ancora per la maggior parte ucraini, anche se un numero crescente proviene non solo dalla Russia, ma anche da Paesi occidentali: Svezia, Italia, Irlanda, Francia, Finlandia, Norvegia. Il battaglione Azov ha anche lanciato una campagna di reclutamento internazionale di “volontari” per l’Ucraina, un appello che impressiona i gruppuscoli neo-nazisti di tutta Europa. Il reclutatore è il francese Gaston Besson. Mercenario e militante di estrema destra, ha combattuto in Laos, Cambogia, Birmania, Suriname e soprattutto in Croazia. Ha partecipato alla guerra in Bosnia a fianco delle HOS (Hrvastke Obrambene Snage), le forze di difesa croate, ala paramilitare del fascista “Partito croato dei diritti”, nostalgici dei collaborazionisti ustasha dei nazisti. Sostiene di ricevere “15, 16 domande al giorno, anche se solo 2-3 sono serie“. Chi vuole impegnarsi riceve da Besson una risposta scritta che l’informa che non sarà pagato e che resterà a lungo lontano dalla famiglia. Ancora più importante, chiarisce il senso politico: “Non dimentichiamo che siamo il braccio armato del SNA, e che siamo vicini a “Settore destro”. Siamo socialisti, nazionalisti, radicali“. Tale messaggio ha attirato i combattenti fascisti da tutto il mondo.
Due ritratti sintomatici di tale “brigata internazionale” di estrema destra. Il primo è lo svedese Mikael Skillt, cecchino dell’esercito e della guardia nazionale. È un attivista noto di Svenskarnas Party (svedese), organizzazione neonazista fondata nel 2008 sulle ceneri del “Fronte Socialista Nazionale”. Skillt mostra con orgoglio i suoi tatuaggi nazisti, presi in prestito dalla mitologia norrena, presentato dalla BBC come ‘combattente’ per il potere bianco innamoratosi degli indignati di Majdan con i loro scudi di legno e sbarre di ferro. Balzò da Stoccolma ad Azov. Il secondo, Francesco Saverio Fontana, sulla cinquantina. è italiano, fa parte di “Casa Pound“, organizzazione neo-fascista relativamente influente a Roma. Fontana è stato da giovane in Avanguardia Nazionale, gruppo terroristico di destra degli anni ’70, ramo giovanile del Movimento Sociale Italiano (MSI), successore del Partito Nazionale Fascista italiano. Fontana dice di essere stato sedotto dalle barricate di Kiev, che gli ricordavano la giovinezza in Avanguardia nazionale, incoraggiandolo a riprendere servizio in Ucraina.

Igor Kolomojskij, l’oligarca israelo-ucraino dietro tali battaglioni
Chi finanzia questi gruppi? Un nome, quello dell’oligarca miliardario Igor Kolomojskij, il secondo più ricco del Paese, l’uomo più potente del Paese dopo l'”oligarca sanguinario” Rinat Akhmatov. Kolomojskij è stato nominato governatore della regione chiave di Dnepropetrovsk, nel processo di feudalizzazione del Paese, mentre un altro oligarca, Sergej Taruta, è a capo della regione di Donetsk. La Russia accusa del finanziamento del ‘battaglione Azov‘ l’oligarca Kolomojskij, non solo via stampa (Voce della Russia), ma da parte del ministro degli Esteri Sergej Lavrov. Anche se dobbiamo stare attenti, come in qualsiasi propaganda di guerra, tale informazione non sorprende, Kolomojskij è noto per i suoi stretti legami con la formazione neo-nazista “Settore destro“. Il nuovo governatore di Donetsk, Sergej Taruta, fu costretto a lamentarsi il 20 agosto sul sito “LB.ua” di un “governatore pubblicamente associato al capo di Settore destro, Dmitrij Jarosh”. Fonti meno probabili di alimentare la propaganda filo-russa, il Wall Street Journal, ha recentemente confermato che Kolomojskij ha finanziato diversi battaglioni oltre ad Azov, come il Dnepr soprannominato “battaglione Kolomojskij”. È istruttiva che tale alleanza tra virulenti antisemiti e un sionista convinto non sia un problema per la milizia neo-nazista, o per il miliardario che orgogliosamente sostiene Israele (ha anche fondato un enigmatico “Parlamento ebraico” nel 2011!). Quanto tempo durerà la propaganda occidentale, basata su menzogne, ipocrisie, contraddizioni tra ideologia e pratica? In tempi bui, il “coraggio” è “cercare la verità e dirla”.

Stemma della 9.na Divisione Panzer SS ìHoenstaufenì

Stemma della 9.na Divisione Panzer SS Hoenstaufen

Stemma di Gladio/Stay Behind

Stemma di Gladio/Stay Behind

Pravij Sektor

Stemma di Pravij Sektor

Fonti:
Wall Street Journal, 27 giugno 2014: “Ukraine’s secret weapon : feisty oligarch Ihor Kolomoisky”;
The Daily Telegraph, 11 agosto 2014: “Ukraine crisis: the neo-nazi brigade fighting pro-russian separatists”;
Frankfurter Rundschau, 10 agosto 2014: “Neonazis in Haüserkampf”;
La voix de la Russie, 15 giugno 2014: “Moscou exige de punir les auteurs de l’attaque contre l’ambassade de la Russie”;
La voix de la Russie, 13 agosto 2014: “Les symboles nazis des forces armées d’Ukraine et des bataillons de Kiev”;
LB.ua, 20, 20 agosto 2014: intervista a Sergej Taruta;
Junge Welt, 25 agosto 2014: “Kreuzzug für Weiße Rassen”;
Junge Welt, 12 settembre 2014: “Die stimmung sinkt”;

Questi pensionati di Donetsk, non saranno più un minaccioso peso per il libero e democratico golpista di Kiev, andato al potere con l'aiuto del PD

Questi pensionati di Donetsk, non saranno più un minaccioso peso per il libero e democratico governo golpista di Kiev, andato al potere con l’aiuto del PD.

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Un’altra opportunità del nazista Fontana, sodale di Cazzulani, responsabile dei rapporti con la ‘dissidenza’ ucraina del Partito Democratico

Madre e figlia liberate da Mogherini/Pittella/Cazzulani

Madre e figlia liberate dal battaglione Mogherini/Pittella/Cazzulani

Ecco la beneficienza ucraina del nazipiddino Cazzulani e dei suoi camerati di Pravij Sektor Prevedello&Voerzio
L’arciprete di Lugansk Vladimir Moretskij, rapito dall’esercito della giunta ucraina e recentemente liberato, ha raccontato in quali condizioni lui ed i suoi compagni venivano tenuti durante la prigionia. Il sacerdote ha raccontato che i prigionieri venivano sistematicamente torturati.
“Se vi dico che ci picchiavano è come non dire niente. In realtà ci massacravano. Ci hanno pestati, ci hanno spaccato le ossa, per colpirci non usavano solo le mani e le gambe ma anche il calcio dei loro fucili” – ha raccontato Moretskij. L’ex prigioniero ha anche raccontato che Nadezhda Savchenko, militare e pilota dell’aviazione ucraina attualmente in stato di arresto in Russia (accusata di complicità nell’uccisione di 3 giornalisti Russi), divenuta eroina e povera vittima per i media del regime ucraino, si è fatta notare in modo particolare per il suo sadismo e la sua cattiveria: “E’ stata lei ad aver suggerito di usare tutto il nostro gruppo di prigionieri per poter tirare su dei soldi con il traffico di organi. Quando gli altri si sono rifiutati di darci via per gli organi, ha suggerito di spararci e di non sprecare soldi per consegnarci all’SBU (Servizi di sicurezza Ucraini). La Savchenko ha preso parte personalmente alle nostre torture. Aveva l’abitudine di farci una lezioncina dopo che ci aveva picchiati. Non potrò mai dimenticare la sua voce” – ha aggiunto Vladimir Moretskiy. Il prete ha anche riferito che i prigionieri venivano sempre tenuti con le mani legate mentre venivano torturati. Venivano posti faccia al muro e poi colpiti dai soldati ucraini. Il sacerdote Vladimir Moretskij era stato catturato dagli sgherri della giunta lo scorso mese di maggio e accusato di preparare “un gruppo terroristico” sul territorio dell’Ucraina. A giugno i media ucraini avevano chiesto il rilascio di Moretskij che però è stato liberato solo pochi giorni fa.

Video con l’intervista (in Russo) a Vladimir Moretskij

Il battaglione Ajdar, finanziato e capeggiato dall’oligarca ucraino Igor Kolomojskij, ha iniziato la distruzione della centrale di Lugansk
Il 17 settembre, è stata fatta saltare in aria una parte della centrale termoelettrica di Schastye, vicino Lugansk. E’ stato riferito dal servizio stampa del Consiglio Comunale della città di Lugansk. “Alle 17:00 ci sono state delle esplosioni nella centrale termoelettrica di Lugansk. La centrale fornisce energia elettrica a circa il 98 per cento della regione di Lugansk. E’ stata distrutta? Ancora non lo sappiamo” – ha riferito la nota del servizio stampa del Consiglio Comunale. Ricordiamo che lo scorso 3 settembre, Sergej Melnichuk, comandante del nazi-battaglione “Ajdar” aveva riferito davanti ad una telecamera che nel caso in cui la città di Shastie fosse stata liberata dalla Resistenza, il suo battaglione avrebbe fatto saltare in aria la centrale termoelettrica. I criminali del battaglione di Igor Kolomojskij, cittadino d’Israele, sono ormai noti per le loro azioni terroristiche. Saccheggiano tutto ciò che possono e danneggiano le infrastrutture civili, facendo “terra bruciata” ovunque passino. Gli stessi modi operativi che Israele ha messo in atto in Palestina.
Di seguito il video del 3 settembre con la dichiarazione di Sergej Melnichuk, lo sgherro di Kolomoisky che comanda il battaglione Ajdar. Riascoltiamo le parole di questo terrorista.

L’ultima lettera di Anna Mogova, giornalista della Crimea che ha lavorato nel Donbas, a suo fratello Andrej
“I nazisti sono capaci di uccidere gli uomini, stuprare le donne nelle loro case e portare via i loro figli …” Anna Mogova, giornalista della agenzia di stampa Vector Crimea, lo scorso 24 agosto è stata catturata dai nazisti ucraini su una strada vicino alla città di Makeevka, nella Repubblica di Donetsk. In macchina insieme a lei c’era un altro giornalista, Aleksej Shapovalov. Dalle informazioni pervenute, Anna Mogova si troverebbe tra le mani dell’SBU ucraina nella città di Kharkov. L’SBU della giunta di Kiev opera come la Gestapo ai tempi del reich. Ad Anna Mogova non è stato concesso nemmeno di chiamare i suoi familiari od il suo giornale. Non si hanno notizie di Aleksej Shapovalov. Questa è la sua ultima lettera prima che venisse rapita dai boia della giunta ucraina: “Andrej, puoi immaginare degli uomini armati che arrivano improvvisamente a casa tua ed appiccano il fuoco? Puoi immaginare che violentano tua moglie, uccidono nostra madre e portano tua figlia in un collegio speciale per ragazzi disadattati? Queste persone stanno facendo tutto questo nel silenzio e senza che nessuno lo sappia, e lo fanno ogni volta che vogliono, perché i rappresentanti dell’esercito e del governo li copriranno dicendo che stanno combattendo contro il terrorismo! Ho delle fotografie di case nelle quali fino al 5 agosto abitavano delle persone. Il 6 agosto, in quelle case la vita è stata messa in silenzio. Per sempre. L’ottanta per cento dei miliziani del Donbas sono locali. In un gruppo trovi idraulici, persone che conoscono molte lingue, persone con un master e anche criminali. Molti di loro hanno perso le loro case a causa di quello che sta facendo il governo, molti hanno perso i loro parenti più stretti, ma nonostante questo non si sono abbandonati al dolore e mantengono il coraggio e la loro umanità. Non si mettono in fila tra i rifugiati, le lacrime non sono per loro e non si girano i pollici. Molti di loro non hanno mai servito nell’esercito, ma, quando li si guarda, credimi, puoi esser certo che formano il miglior esercito del mondo. E giustamente! Si dice che il lupo è più pericoloso quando non ha più nulla da perdere. Qui ci sono tante persone così ed è per questo che non li spezzeranno”. Crimea Vector

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Anna Mogova, giornalista crimeana rapita dai nazisti dell’SBU, la polizia politica banderista

Vita Zaveruga

Vita Zaveruga

Vita Zaveruga nel nazibattaglione Ajdar

Vita Zaveruga nel nazibattaglione Ajdar

L’ucrofascista Vita Zaveruga ha partecipato, assieme al mercenario neonazista Francesco Fontana, al massacro di Odessa, e oggi partecipa, con il nazibattaglione Ajdar, alla devastazione della Repubblica Popolare di Lugansk. Il nazibattaglione Ajdar fa parte della Guardia nazionale ucraina, organizzazione armata irregolare di stampo nazi-fascista che riceve finanziamenti dalle associazioni benderiste di Voerzio e Prevedello, e legittimità politico-ideologica dal PD tramite il burocratello lombardo Cazzulani e i suoi mandanti, l’eurodeputato Pittella e la ministra degli Esteri Mogherini.

Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna

Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (servizio di spionaggio italiano all’estero)

Grazie ai combattenti di Novorossija che affrontano questa mostruosità a nome di tutti noi
Histoire et Societé 17 settembre 2014

Oggi veniamo a sapere della creazione dell’esercito unificato di Novorossija che unisce le forze delle repubbliche di Donetsk e di Lugansk. Dobbiamo sostenere il Donbas, in cui lavoratori, intellettuali e contadini non solo hanno preso le armi per impedire che il proprio popolo venisse assassinato come ad Odessa, moderna Oradour sur Glane perpetrata da individui che indossano i simbolo di coloro che avevano fatto le stesse cose in Francia.

L’emittente pubblica tedesca ZDF, che per questo è minacciata di una grossa multa, ha trasmesso il video di soldati ucraini con simboli nazisti. Nel telegiornale della sera di qualche giorno fa, trasmise i video di soldati ucraini con simboli nazisti sui loro elmetti. Ora viene perseguitata per una disposizione che vieta la pubblicazione di simboli nazisti, una vergogna che dimostra il grado di ipocrisia dei media occidentali e su chi e per cosa s’impone la censura. Il corrispondente Bernhard Lichte ha mostrato le immagini di un soldato che indossa un elmetto con le infami rune “SS” del corpo d’élite di Hitler. Un altro soldato aveva una svastica sul suo equipaggiamento del battaglione Azov con il Sole Nero. Il video è stato ripreso la scorsa settimana in Ucraina da un team dell’emittente norvegese TV2. Il battaglione Azov è la maggiore unità di volontari che combatte contro il popolo della Nuova Russia. Fu fondato dall’Assemblea nazionale socialista, un’alleanza di partiti di destra ultra-nazionalisti. Molti membri del battaglione Azov sono probabilmente neonazisti. Nei colori del battaglione nazista Azov c’è un emblema simile al wolfsangel usato durante il nazismo. Grazie ai combattenti di Novorossija che affrontano questa mostruosità a nome di tutti noi.

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Patrioti di Novorossija. In Italia s’è scatenata presso l’estrema sinistra una campagna denigratoria contro le Repubbliche Popolari di Novorossija, bollandole come fasciste, mentre tacciono sui crimini dei naziatlantisti ucraini, quando non li approvano apertamente. Le punte di lancia di tale miserabile azione di supporto al golpe di Gladio in Ucraina sono quasi tutte le sigle presunte ‘trotzkiste’, i sionisti di contropiano e militant, aut e altri anarchici che supportano i makhnoisti galiziani affiancati ai banderisti, le varie sigle della sinistra pacifinta che predicano pace e amore tra massacratori e massacrati, il fatto quotidiano, organo ufficiale di tale palude sinistra. Altri, come Gino Strada e il suo feudo Emergency, mantengono un silenzio plumbeo dopo aver esaltato la ‘rivoluzione’ golpista. Tutti costoro, stelline della costellazione social-colonialista nostrana, sono allineati alla sovversione nazitatlantista in Ucraina e sono sostenitori delle spedizioni punitive contro i lavoratori e la popolazione di Novorossija.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

PS: il ‘fotogiornalista’, la donna assassinata e il marito grasso e calvo

Slovjansk, donna beneficiata dal gran cuore dell'associazione Italia-Ucraina, di Pravij Sektor Italia, del PD e dei servizi segreti italiani

Slavjansk, donna beneficiata dal gran cuore dell’associazione Italia-Ucraina, di Pravij Sektor Italia, del PD e dei servizi segreti italiani

Al di là delle opinioni personali che si possono condividere o meno, ritengo l’articolo profondamente offensivo nei confronti di persone che non conosco personalmente e anche nei miei confronti.
Sono l’autore della foto del corpo della donna in terra con i cartoni che la ricoprono, la foto è stata scattata non a Slavyansk come dice la didascalia che avete (spero in buona fede) messo voi ma a Donetsk il 26 Maggio, proprio all’inizio delle operazioni ATO.
Quel giorno ci furono diverse sparatorie nei pressi della stazione ferroviaria che hanno visto diversi civili morti, noi giornalisti (io, alcuni colleghi francesi e un altro collega italiano) nel tornare indietro verso la stazione visto che abbiamo tentato di raggiungere le linee filorusse siamo stati nel mirino di qualche cecchino, sopra le nostre teste volavano i proiettili, non so dire se fossero per ucciderci o per spaventarci (io onestamente propendo per la seconda ipotesi), al nostro ritorno davanti la stazione ferroviaria ci siamo ritrovati davanti lo “spettacolo” orrendo di questa donna colpita alla testa e di un signore grasso e calvo che affermava di essere suo marito (ma non era abbastanza disperato per essere uno che ha perso la propria moglie in quella maniera) e che incolpava Bandera e Pravy Sektor dell’uccisione della moglie.
Il signore grasso e calvo, così come molte persone nel Donbass non sono riusciti a spiegarmi il motivo di cotanta sicurezza nell’affermare che siano stati gli ukraini ad uccidere la moglie visto che a tutt’ora (21 Settembre 2014) ancora non sono riusciti ad entrare nel centro della città.
Non ero presente quando la donna è stata colpita ma il giorno dopo, prima della fuga dalla città ho potuto guardare la scena e (pur non avendo la certezza matematica) credo che il colpo che ha ucciso la donna fosse partito dal tetto della stazione.
Nel caso vogliate verificare quanto dico di seguito posto il link
Chiedo pertanto un azione di rettifica da parte Vostra.
Certo di una Vostra gentile risposta invio:
Distinti Saluti
Cosimo Attanasio

Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna

Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna

Cosimo Attanasio, ‘fotogiornalista’, scrive ciò sulla foto relativa alla donna uccisa a Slavjansk, e al relativo marito ‘grasso’ che non piangeva abbastanza per i suoi gusti; il senso dell’affermazione di Attanasio è voler raccontarci che i golpisti ucraini (majdanisti, naziguardie e neonazisti vari) non uccidono civili, non bruciano persone, non bombardano città, che la strage di Odessa è colpa dei ‘pro-russi’, e nel caso specifico, arrivare ad insinuare che la moglie del marito ‘grasso e calvo’ sia stata uccisa dai ‘pro-russi’ per ingannare la presunta imparzialità di Attanasio stesso.
Ora, Primo: Attanasio si sente offeso per i giudizi espressi dall’articolo verso ‘persone che non conosce'; ma tali persone le conosce benissimo e probabilmente Attanasio avrà anche avuto a che fare con il neonazista Voerzio, di cui è un fan come si evince dalla sua pagina facebook tutt’altro che equivocabile, dove tra l’altro appare il suo entusiasmo per le puttane atlantiste anarco-sorosiane Pussy Riot. Attanasio è nettamente schierato con i neonazisti e golpisti di Gladio; quindi può dire ciò che vuole, ma la sua parola vale infinitamente meno di quelle del marito ‘grasso e calvo’ della donna assassinata, con la cui tragedia Attanasio costruisce la sua carriera di fotografo ‘indipedente’ (nome in codice, presso la NATO, per propagandista embedded). Infatti, se si va nella pagina delle foto di Attanasio sulle proteste a Odessa contro il massacro della casa dei Sindacati, Attanasio non ci pensa due volte a descrivere la manifestazione di cittadini odessiti come ‘assalto alla polizia di Odessa’, volendo attribuire ai ‘pro-russi’ intenti aggressivi con cui giustificare il massacro compiuto dai suoi amici ucrofascisti. Infatti, lo stesso sito che ospita tale serie di foto, Demotix, ci tiene a far sapere che il titolo scelto da Attanasio esprime soltanto un suo pregiudizio: “Please note: the text contained in “Assault on police headquarters – Odessa” has not been corrected, edited or verified by Demotix and is the raw text submitted by the photojournalist. All views and opinions expressed are that of the independent photojournalist and do not represent the views of Demotix Ltd. These details have been included in order to provide as much information as possible to the Media buyer” (Demotix). Demotix stessa prende le distanze da ciò che appare chiaramente un pregiudizio politicamente orientato di Attanasio. Come è un suo pregiudizio affermare che la donna assassinata (lui dice a Donetsk, ma a questo punto è lecito dubitare delle affermazioni di tale figuro filo-banderista), sarebbe stata uccisa dai separatisti pro-russi, come vorrebbe insinuare. Si tratta delle solite propaganda di guerra e guerra d’informazione cui ‘giornalisti’ e ‘fotogiornalisti’ occidentali, sempre più embedded alle intelligence della NATO, si prestano a diffondere e perpetuare con entusiasmo.
A conferma dei ‘pregiudizi’ (eufemismo) di Attanasio, basta questo passaggio sulla sua ‘esperienza’, guarda caso, a Slavjansk: “Quella di Slaviansk viene presentata come una sollevazione dal basso, ma i capi e le persone che presidiano gli ingressi non sono del posto e neppure soldati semplici russi: sono forze speciali di Mosca. Col tempo s’impara a riconoscerli. Al comando dove ci hanno portati c’erano anche donne che preparavano il tè e aiutavano gli uomini. È lì che hanno controllato il nostro lavoro“. LaStampa
Lui riusciva a distinguere i russi di Russia dai russi di Novorossija? Addirittura a capire che erano Speznats? O erano i suoi accompagnatori ucrofascisti a raccontarglielo? Avrà denunciato all’SBU, la polizia politica banderista con cui il suo amico Voerzio ha stretti contatti, le donne che davano il thè agli ‘invasori russi’?
Piccoli James Bond marciscono.

Alessandro Lattanzio


A Slavjansk, i camerati di Attanasio non hanno fatto nulla di male.

Le probabilità di un’aggressione alla Siria

Ghaleb Kandil New Orient News 12/09/2014
Tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal – Reseau International
10151331Molti sostenitori della Resistenza si preoccupano legittimamente delle manovre degli Stati Uniti con il pretesto della lotta al terrorismo, dopo aver per anni assemblato e sostenuto economicamente e logisticamente le reti terroristiche per colpire e distruggere lo Stato siriano. Tutte le marionette locali delle agenzie d’intelligence occidentali e miliardi di dollari sono stati messi a disposizione della coppia terroristica internazionale David Petraeus e Bandar bin Sultan, per la campagna contro la Siria. Tuttavia, queste due eminenti figure dell'”intelligence occidentale e del Terzo Mondo” hanno perso la scommessa ed infine sono stati licenziato per il fallimento totale dei loro tentativi davanti la solidità dello Stato, del popolo, dell’esercito nazionale e del suo comandante, il Presidente Bashar al-Assad. Ma ora ci chiediamo, ancora una volta, se l’impero statunitense sconfitto e il suo seguace saudita minacciato dal “cataclisma del SIIL”, non useranno la loro guerra al terrorismo per coprire l’aggressione alla Siria, i raid dell’aviazione degli Stati Uniti sulle posizioni dell’esercito nazionale siriano faciliterebbero l’avanzata dei gruppi terroristici nella regione, che saranno addestrati in Arabia Saudita [1], oltre a quelli già addestrati in Giordania [2] avendo l’incarico di staccare la striscia di confine adiacente le alture del Golan e le Fattorie di Shebaa al comando di agenti segreti sionisti. [3] La risposta è ovvia e immediata, ogni sciocchezza è possibile da parte delle potenze coloniali e delle forze reazionarie ad esse asservite, quando affrontano disperazione e sconfitta. Pertanto, la prima cosa da fare è prepararsi al peggio, ed è ciò che è sempre all’ordine del giorno della Direzione siriana e del suo Esercito, e sempre considerato dall’Asse della Resistenza e dai suoi alleati Russia, Cina, India e Paesi BRICS. Infatti, una tale stupida e potenzialmente assai pericolosa avventura è ancora più probabile dato che circostanze e ragioni che costrinsero Obama ad annullare l’assalto minacciato alla Siria, lo scorso anno, sono ancora più gravi oggi; la potenza dell’Esercito nazionale siriano s’è rafforzato in tutti i settori, compresa la Difesa aerea, per ammissione del Capo di stato maggiore dell’esercito degli Stati Uniti, generale Martin Dempsey, e il partenariato e la cooperazione militare tra Repubblica araba siriana, Federazione Russa ed Iran s’è rafforzata. La Russia, che aveva espresso la propria disapprovazione intercettando dei missili diretti sulla Siria nel settembre 2013 [4], ha ulteriori motivi per lanciare messaggi più forti e seri; il confronto USA-Russia in Ucraina e la sanzioni occidentali l’hanno ancora più convinta della correttezza della visione siriana sulla mentalità coloniale di Stati Uniti e NATO che minaccia il mondo intero! Per l’Iran, la posizione è ancor più chiara essendo la Siria considerata baluardo del Medio Oriente libero!
Non è un caso che il “circo degli Stati Uniti” a Jidah [5] coincide con l’annuncio dell’aumento di dieci volte del commercio russo-iraniano e con la dichiarazione di Mosca di sostenere la strategia per sviluppare l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), facendone un’alleanza internazionale attiva [6] in tutte le regioni, in particolare con l’Iran. Inoltre, la stessa griglia di lettura va applicata alle notizie provenienti da Russia, Cina e Iran [7]: un avvertimento netto contro qualsiasi attacco alla sovranità degli Stati; implicitamente anche la sovranità della Repubblica araba siriana. Dichiarazioni che saranno tradotte efficacemente sul suolo siriano, con il sistema di cooperazione militare e di sicurezza con gli alleati della Siria che sarà attivato e sviluppato a tempo debito. Ciò è necessario per scoraggiare gli Stati Uniti dalla loro orgia brutale contro uno Stato che si batte contro il terrorismo da solo, al posto di alleati e nemici! Detto ciò, e in previsione di uno stupido attacco, in ogni caso è necessario ricordare la dichiarazione del ministro siriano Walid Mualam, che sinteticamente ha detto che qualsiasi operazione aerea in territorio siriano senza previo coordinamento con il governo della Siria, sarà considerato un attacco che richiederà la legittima risposta difensiva. [8] Gli Stati Uniti, nella loro cosiddetta guerra al terrorismo, ideata per colpire la Siria, hanno scelto di continuare ad armare e finanziare altri gruppi terroristici per demolirla e ostacolarla. Vestono i loro agenti e mercenari di mille maschere, in collaborazione con i governi turco, qatariota e saudita, impantanati fino alla testa nel terrorismo taqfirista. Ciò conferma che “l’alleanza di Jidah” non è volta a contenere il terrorismo o a distruggerlo, ma ad usarlo ancora! Inoltre, l’evasività della Turchia [9] e la riluttanza inglese e tedesca offuscano il quadro della situazione. Naturalmente, la visita di Staffan de Mistura (nuovo inviato delle Nazioni Unite in Siria) a Damasco e il suo incontro con il Presidente Bashar al-Assad, sottolineano la priorità della lotta al terrorismo, parallelamente alla carnevalata della conferenza di Jidah, suggerendo a molti osservatori che gli Stati Uniti cercano di rassicurare Damasco. Alcuni credono che abbiano finalmente deciso di domare i loro agenti prima di mutare copione con lo Stato siriano. Ma la storia ci spinge a considerare le sempre cattive intenzioni degli Stati Uniti e a comportarci di conseguenza, in primo luogo. E se mai si dovesse stringerne la mano e sorridergli, nulla vieta di mostrare le zanne, come la Siria può fare al lupo americano e alle sue iene regionali, se necessario!

Note:
[1] L’Arabia Saudita ospiterà campi di addestramento per i ribelli siriani
[2] Washington parteciperà all’addestramento dei ribelli siriani [in Giordania]
[3] Israele in terra siriana: una striscia di confine fino a Damasco: “L’Asse della Resistenza osserva da vicino le pendici orientali del monte Hermon. Fonti attendibili indicano che Israele ha intenzione di occupare la striscia di confine dei villaggi drusi che si estende fino al Rif di Damasco, apparentemente per difendersi dai massacri commessi dai gruppi terroristici siriani… Allo stesso tempo, Israele non si risparmia nel rifornire armi ai terroristi di “Jabhat al-Nusra”, assieme ad assistenza chirurgica e supporto logistico, al fine d’imporre il dominio sulle posizioni dell’Esercito nazionale siriano nella zona centrale di Qunaytra. Insomma, l’Asse della Resistenza si prepara ad affrontare una situazione già vista con l'”esercito di Lahd” nel sud del Libano“. (Antoine Lahd ex-generale dell’esercito libanese, tra il 1984 e il 2000 fu il capo dell’ASL, la milizia libanese alleata dell’esercito israeliano nel sud del Libano).
[4] Il retroscena del lancio di due missili nel Mediterraneo
[5] Coalizione contro l’IS: i Paesi del Golfo si sono riuniti a Jidah
[6] La NATO non è più la principale alleanza militare del mondo; i primi risultati del vertice SCO di Dushanbe
[7] La guerra contro l’IS: Washington vuole “violare la sovranità degli stati”, secondo Teheran
[8] Mualam: la Siria è disposta a collaborare regionalmente e internazionalmente nella lotta al terrorismo
[9] La Turchia non parteciperà alle operazioni contro i jihadisti dell’IS

syria-harra-falls-as-syrian-army-continues-advance-01-jan-14Ghaleb Kandil direttore del Centre New Orient News (Libano)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Qualcuno già combatte il SIIL: l’Esercito Arabo Siriano

Tony Cartalucci New Eastern Outlook 15/09/2014

13921221000486_PhotoI1Dal 2011, l’Esercito Arabo Siriano (EAS) ha intrapreso una guerra implacabile sul territorio siriano contro ciò che fin dall’inizio ha chiamato invasione di estremisti settari armatissimi ed eterodiretti. In retrospettiva, la natura ridicola degli articoli del Guardian, come “I ribelli siriani si uniscono per cacciare Assad e sostenere la democrazia” è chiara. L’articolo riporta affermazioni sulla Siria in linea con le storie raccontate in occidente, affermando: “In uno degli scontri più feroci dall’insurrezione, le truppe siriane finalmente hanno preso il controllo della città di Rastan, dopo cinque giorni di intensi combattimenti con i disertori dell’esercito schieratisi con i manifestanti. Le autorità siriane hanno detto che combattono bande terroriste”. Col senno del poi, e dopo aver esaminato l’evidente situazione sui campi di battaglia della Siria oggi, le autorità siriane hanno chiaramente ragione. Poco dopo che la NATO effettuò con successo il “cambio di regime” in Libia nel 2011, sotto il falso pretesto dell'”intervento umanitario”, armando, finanziando e sostenendo via aerea i mercenari settari in Libia, ha iniziato ad infiltrarli costantemente in Siria dal confine settentrionale con il membro della NATO Turchia. I terroristi dell’organizzazione terroristica, secondo il dipartimento di Stato, del Gruppo combattente islamico libico (LIFG), contattò ufficialmente i terroristi che combattono in Siria per offrirgli armi, denaro, addestramento e combattenti. Il London Telegraph riferiva nell’articolo “I capi libici islamici incontrano il libero gruppo dell’opposizione armata siriana“, che: “Gli incontri indicano i crescenti legami tra il nuovo governo della Libia e l’opposizione siriana. Il Daily Telegraph ha rivelato che le nuove autorità libiche avevano offerto denaro e armi alla crescente insurrezione contro Bashar al-Assad. Belhaj ha anche discusso l’invio di combattenti libici per addestrare le truppe, ha detto la fonte”. Infatti, i vertici, anche nel lontano 2011-2012, dei cosiddetti “ribelli moderati” erano legati ad al-Qaida, confermando le dichiarazioni del governo siriano di lottare contro il terrorismo straniero, e non una “rivolta pro-democrazia”. Oggi, l’occidente ha espunto ogni retorica “pro-democrazia”, con l’estremismo settario che chiaramente guida i militanti dalle frontiere della Siria con Libano e Iraq. Invece, l’occidente non s’è rassegnato ai tentativi di distinguere i gruppi come al-Nusra affiliati ad al-Qaida. e la loro controparte dello Stato islamico (SIIL), sostenendo che quest’ultimo deve essere affrontato con urgenza, anche a costo di cooperare ancora con l’ex-organizzazione terroristica designata dal dipartimento di Stato USA.

La lunga guerra della Siria
77829 Mentre i combattimenti feroci in Siria iniziarono nel 2011, la guerra dell’estremismo settario eterodiretto iniziò una generazione prima. Nel 1976-1982 il padre del presidente siriano Bashar al-Assad, Hafiz al-Assad, avviò la grande guerra ai Fratelli musulmani. Dopo la dissoluzione dell’organizzazione in Siria, fuggirono e successivamente furono ricostituiti da Stati Uniti e Arabia Saudita, divenendo al-Qaida nelle montagne dell’Afghanistan, combattendo l’Unione Sovietica. Nella relazione del 2008 del Centro antiterrorismo (CTC) dell’US Army di West Point, “Dimamitardi, conti bancari e sangue: al-Qaida da e per l’Iraq“, affermava inequivocabilmente che: “Nella prima metà degli anni ’80 il ruolo dei combattenti stranieri in Afghanistan era trascurabile ed ignorato dagli osservatori esteri. Il flusso di volontari provenienti dal centro dei Paesi arabi era solo un rivolo, anche se c’erano legami significativi tra i mujahidin e i musulmani dell’Asia centrale, soprattutto tagiki, uzbeki e kazaki. Individui come il suddetto Abu al-Walid, furono reclutati con campagne di sensibilizzazione ad hoc avviate in Afghanistan, ma nel 1984 le risorse versate nel conflitto da altri Paesi, in particolare Arabia Saudita e Stati Uniti, aumentò come l’efficacia e la raffinatezza dei reclutamenti. Solo allora gli osservatori stranieri notarono la presenza di volontari stranieri. La repressione dei movimenti islamici in Medio Oriente contribuì ad accelerare la partenza dei combattenti arabi per l’Afghanistan. Un processo importante fu la brutale campagna del regime siriano di Hafiz Assad contro il movimento jihadista in Siria, guidato dall'”avanguardia combattente” (al-Talia al-Muqatila) dei Fratelli musulmani siriani. Il giro di vite avviò l’esodo dei militanti dell’avanguardia negli Stati arabi confinanti. Nel 1984, molti di loro si diressero da Arabia Saudita, Quwayt e Giordania al sud-est Afghanistan per combattere i sovietici”. Nonostante termini come “repressione” e “brutale campagna,” è chiaro che il CTC si riferisce ai pesantemente armati e militarizzati movimenti estremisti su cui gli USA presumibilmente conducono “repressive e brutali” campagne in tutto il pianeta, anche nel vicino Iraq. E’ anche chiaro che la Siria combatte l’estremismo settario da decenni, di cui l’attuale violenza protratta è semplicemente l’ultimo capitolo. E’ anche chiaro che Stati Uniti ed Arabia Saudita certamente puntellano l’estremismo regionale dei Fratelli musulmani e delle sue varie fazioni armate, come di al-Qaida e quindi del SIIL. La Siria combatte una lunga guerra contro gli ascari dell’imperialismo, i terroristi armati fino ai denti ed infiltrati che agiscono da mercenari e da pretesto, se tutto il resto fallisse, per i loro Stati-sponsor d’intervenire direttamente per fermare il caos sparso dai loro piani.

C’è solo un logico alleato nella guerra al SIIL
Se l’occidente fosse veramente interessato a combattere il SIIL, avrebbe un solo alleato nella regione, l’Esercito Arabo Siriano che combatte ferocemente il SIIL ed i suoi affiliati dal 2011, e i suoi predecessori da decenni. Ciò che l’occidente invece propone è aumentare l’armamento e il finanziamento dei cosiddetti “moderati” del SIIL, al-Nusra e innumerevoli altre fazioni estremiste, svelando l’ipocrisia e la doppiezza assoluta delle sue intenzioni in Medio Oriente e Nord Africa (MENA). Si tratta di geopolitici incendiari che cercano di spegnere le fiamme dei loro crimini gettando benzina sull’inferno che infuria. Infatti, dal 2011 i cosiddetti “moderati” dell'”esercito libero siriano” collaborano apertamente con il LIFG, organizzazione terroristica per gli Stati Uniti. Sarebbe inoltre confermato che l'”esercito libero siriano” combatte al fianco della filiale di al-Qaida (se non sua componente integrale) al-Nusra nel territorio che ora sarebbe controllato dal SIIL. Il SIIL infatti non nasce da moderati idealisti, solo il racconto per nascondere l’esistenza e l’entità degli aiuti esteri al SIIL in Siria, e ora in Iraq e in Libano, è cambiato. Fin dall’inizio, e in effetti, prima della guerra in Siria, una grossa forza mercenaria genocida e settaria fu prevista per devastare la regione per conto degli Stati Uniti e dei loro partner regionali, il piano fu svelato già nel 2007. Il giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh avvertì, in un profetico articolo sul New Yorker del 2007, intitolato “The Redirection, la nuova politica dell’amministrazione avvantaggia i nostri nemici nella guerra al terrorismo?” che: “Per minare l’Iran sciita, l’amministrazione Bush ha deciso in effetti di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione collabora con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, in operazioni clandestine volte ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli USA inoltre partecipano ad operazioni clandestine contro l’Iran e la sua alleata Siria. Sottoprodotto di tali attività è il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti dalla visione militante dell’Islam ed ostili agli USA, e inclini verso al-Qaida”. Non si può più negare che l’occidente sia la causa, non la soluzione, del caos che lentamente devasta tutto il Medio Oriente e oltre. Non si può negare che l’unica vera forza regionale che combatte al-Qaida e la miriade di suoi alias sia il governo siriano con l’appoggio degli alleati Libano, Iraq, Iran e anche della Russia. L’occidente che posa da “nemico” del SIIL creando una coalizione composta dagli stessi patrocinatori dell’organizzazione terroristica, illustra l’audacia concessa all’occidente con i suoi immensi potere ed influenza ingiustificati, potere ed influenza che devono essere ridimensionati per risolvere veramente le violenze in Medio Oriente ed evitare che un caos simile sia istigato in altre parti del mondo.

1852Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore di geopolitica a Bangkok, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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