L’America Latina sceglie armi russe

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 03/04/2014

6046Gli esperti latinoamericani lo sanno bene, le armi prodotte dalla Russia sono note per la qualità. Rosoboronexport (l’agenzia intermediaria di Stato per le esportazioni/importazioni di prodotti, tecnologie e servizi per la Difesa della Russia) ha una vasta esperienza di proposte nell’emisfero occidentale, dal Messico al Cile. I suoi sforzi non sono falliti. I tempi in cui i militari latino-americani erano sotto stretto controllo del Pentagono sono ormai lontani. Le offerte di aeromobili ad ala rotante e fissa, e di carri armati ai vecchi clienti del complesso militare-industriale degli Stati Uniti, sono diventate argomenti quotidiani… sempre più spesso i latino-americani scelgono produttori russi perché, a differenza delle compagnie statunitensi, non impongono mai condizioni politiche. FIDAE-2014, la Fiera Internazionale della Difesa ed Aerospaziale, s’è svolta il 25-28 marzo 2014 a Santiago del Cile. E’ un altro passo sull’espansione della presenza della Russia sul mercato delle armi latino-americane… L’esposizione russa presentava i prodotti di dieci aziende della Rostekh, come Russian Helicopters, SPA Bazalt, High-Accuracy Complexes e United Shipbuilding Corporation. Negli ultimi dodici anni, la Russia ha venduto più di 14 miliardi di dollari di equipaggiamenti ed aerei militari all’America Latina. Le armi offerte da Rosoboronexport sono vantaggiose sul piano “costo-efficacia”. Piani di cooperazione tecnologica sono allo studio. La produzione congiunta di sistemi di nuova generazione è l’opzione più redditizia. Inoltre, i latino-americani hanno la triste esperienza della cooperazione con gli Stati Uniti, che limita l’accesso alla tecnologia militare d’avanguardia e utilizza la corruzione per vendere armi obsolete.
Durante la fiera gli esperti della Rosoboronexport hanno avuto una serie di colloqui con alti ufficiali di numerosi Paesi latino-americani. Il Cile ha espresso maggiore interesse per l’aereo d’addestramento Jak-130, gli elicotteri d’assalto Mi-17, i sistemi portatili di difesa aerea Igla-S ed armi come il fucile automatico Kalashnikov serie-100. Il radar di sorveglianza navale e terrestre Podsolnukh-E ha attirato particolare attenzione. Il Cile studia l’acquisizione di autocarri pesanti Kamaz e Ural da utilizzare in zone montagnose e nel deserto. I team Kamaz hanno preso i primi tre posti nel recente rally Dakar-2014. Il percorso che attraversa Argentina, Bolivia e Cile passa su un terreno estremamente accidentato. Russia e Perù hanno una lunga cooperazione. Nel dicembre 2013 il Perù ha firmato un accordo da 500 milioni di dollari per acquistare 24 elicotteri da trasporto Mil Mi-171 per il suo esercito. I carri armati T-90S sono i prossimi sulla lista. Un vero e proprio ampio contratto per l’acquisto di 110 veicoli è previsto, così nel 2013 Rosoboronexport ha lasciato che i peruviani testassero il carro armato nelle condizioni locali. É andata proprio bene. Una delegazione peruviana visiterà la Russia e valuterà le capacità di combattimento del carro in prove sul campo. Il Perù prevede un accordo per l’acquisto di mezzi blindati (APC) BTR-80A, che si distingue come il veicolo più affidabile tra gli APC contemporanei.
La cooperazione militare tra Russia e Brasile è un successo. Gli elicotteri sono centrali. Elicotteri  d’attacco Mi-35 e la versione civile del Mi-17 sono già stati consegnati. Il Brasile ha espresso il desiderio di acquistare il Ka-62, in fase di sviluppo. Ha anche acquisito il sistema d’arma combinato d’artiglieria antiaerea e missili superficie-aria a breve-medio raggio russo Pantsir-S1 (SA-22 Greyhound) e il sistema di difesa antiaerea portatile a corto raggio Igla (SA-18 Grouse). A giugno-agosto le parti hanno intenzione di firmare un contratto. I brasiliani hanno ricevuto informazioni dettagliate su Pantsir-S1 grazie agli stretti legami con l’Impresa Federale Statale Unita – Instrument Design Bureau Tula. La russa Rostekh e la brasiliana Odebrecht Defesa e Tecnologia hanno firmato un accordo di cooperazione esteso al 2015. Un altro elemento della cooperazione strategica bilaterale, comprendente sistemi ad alta tecnologia militari. La Russia ha invitato il Brasile a partecipare al programma del caccia di quinta generazione T-50, e s’è offerta anche di avviare la produzione su licenza con un nuovo marchio del Pantsir-S1. I colloqui con il partner brasiliano continuano.
Il Venezuela è un grande importatore latinoamericano di armi russe. Rosoboronexport ha firmato il suo primo contratto il 10 marzo 2005 a Caracas, non badando all’opposizione veemente degli Stati Uniti. Grazie alla Russia l’esercito ha potenziato rapidamente le sue capacità di combattimento. Il Paese è stato il primo a ricevere gli elicotteri da combattimento Mi-35M e l’avanzato sistema russo di difesa aerea antimissile balistico Antej-2500 S-300VM (SA-23 Gladiator/Giant). L’Antej-2500 è stato progettato per abbatter missili balistici a breve e medio raggio, missili da crociera, velivoli ad ala fissa, così come piattaforme ECM e per munizioni a guida di precisione. Il Venezuela ha il sistema di difesa aerea Pechora-2M nell’arsenale, il migliore del suo genere. Si tratta di un sistema missilistico superficie-aria antiaereo a corto raggio progettato per la distruzione di aerei, missili da crociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli aerei a quota bassa e media. La capacità della difesa aerea venezuelana è inoltre integrata dai sistemi Buk-M2 (SA-17 Grizzly), un sistema missilistico semovente superficie-aria a medio raggio per una solida difesa dei suoi cieli. L’arsenale dell’esercito vanta gli MLRS (sistema lanciarazzi multipli) Smerch, pezzi di artiglieria-obici da 155mm MSTA-S. L’aeronautica ha gli aerei da combattimento SU-30MK2 che hanno dimostrato le loro capacità neutralizzando in breve tempo circa due dozzine di aerei dei narcotrafficanti in volo tra Messico, America Centrale, Colombia e Caraibi. La costruzione di una fabbrica di fucili d’assalto K-103 a Maracay, capitale dello stato centrale di Aragua, volge al termine, così come quella della fabbrica per la produzione di munizioni. Tutto sommato, il Venezuela ha speso 12 miliardi dollari per acquistare armi russe.
Altri Stati seguono. Gli esperti militari di ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe) notano sempre più spesso che il Pentagono non è onnipotente. Il desiderio degli Stati latino-americani nel rafforzare la cooperazione militare con la Russia diventa sempre più forte con gli avvertimenti da Washington. Gli elicotteri russi hanno avuto una notevole spinta sul mercato latino-americano. Vi sono oltre 500 velivoli ad ala rotante negli arsenali dei Paesi dell’America latina, dal Messico all’Argentina! L’industria militare russa avrà bisogno di un paio di anni di intensi sforzi per adempiere ai propri obblighi sui sistemi di difesa aerea da consegnare all’America Latina. Veicoli corazzati, sistemi lanciarazzi multipli e armi russi sono sempre al centro dell’attenzione delle fiere per attrezzature militari latinoamericane. Il Pentagono fa del suo meglio per evitare che le armi russe arrivino nella regione, ma i giorni dei regimi fantoccio e dei ministri della Difesa corrotti  diventano storia. Sempre più spesso l’America Latina parla con la propria voce, senza badare a Washington. La Cina, non gli Stati Uniti, sembra essere il principale rivale della Russia sul mercato delle armi latinoamericane.

10001293La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia sempre più visibile sulle coste caraibiche

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 21/03/2014

FidelPutin2La Russia intende assumere un ruolo più attivo sulla scena internazionale, anche nell’emisfero occidentale. Paesi di base della Russia nella regione sono Cuba e Nicaragua. Fin dai tempi dell’Unione Sovietica, i rapporti con questi Paesi furono considerati da Washington una minaccia da “neutralizzare” con qualsiasi mezzo. Dopo il crollo dell’URSS, molte ambasciate, missioni commerciali e uffici stampa russi in America Latina furono chiusi e centinaia di specialisti dell’America Latina rimasero senza lavoro. Negli ultimi dieci anni, il governo russo ha compiuto notevoli sforzi per ricostruire e rafforzare ulteriormente la posizione della Russia a Cuba e Nicaragua. Una solida finestra di dialogo politico con l’Avana fu stabilita ai vertici. Il precedente (dell’era URSS) livello di partnership strategica fu ricostruito. Un documento molto importante che apre prospettive di cooperazione è il programma intergovernativo di cooperazione commerciale ed economica e di ricerca e sviluppo per il 2020. La Russia attribuisce grande importanza nel stabilire contatti diretti tra operatori economici di entrambi i Paesi. Le riforme a Cuba attirano accordi e garantiscono grandi investimenti russi. Tra le aree più promettenti vi sono prodotti petrolchimici, medicina e farmaceutica, energia, in particolare costruzione di nuove unità ed invio di attrezzature per gli impianti di produzione energetica cubani. Specialisti russi continuano a dirigere le esplorazioni petrolifere sull’isola e sui suoi fondali marini. La scoperta di giacimenti di idrocarburi darà nuovo slancio alla cooperazione russo-cubana.
Russia e Nicaragua hanno rinnovato i legami economici e la cooperazione militare dopo il ritorno al potere di Daniel Ortega, il leader della rivoluzione sandinista… Nel 2008 Ortega incontrò il presidente russo alla conferenza dei Paesi dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America che ebbe luogo a Caracas. Diversi mesi dopo il Nicaragua riconobbe l’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud, dando sostegno politico a Mosca dopo la guerra russo-georgiana. La Russia non lasciò il favore senza risposta. La repubblica centroamericana ricevette diverse migliaia di trattori e 50 mietitrebbiatrici, così come 100000 tonnellate di grano. Grazie all’aiuto della Russia, il governo Ortega poté mantenere bassi i prezzi dei prodotti da forno per la popolazione del Paese. Il Parlamento del Nicaragua ha ratificato l’accordo per l’apertura di un centro di scienza e cultura russa a Managua. I nicaraguensi potranno studiare la lingua russa. I migliori studenti riceveranno borse di studio per gli istituti di istruzione superiore russi. I Paesi sviluppano programmi comuni in agricoltura, energia e uso pacifico dello spazio. Un accordo prevede che gli utenti Internet nicaraguensi possano utilizzare i servizi del sistema globale di navigazione satellitare GLONASS, una volta attivato. Il sistema sarà un’alternativa al sistema GPS statunitense. Le relazioni bilaterali nella cooperazione sugli armamenti si sviluppano attivamente. La Russia riarma l’esercito nicaraguense e l’aiuta nell’addestramento dei suoi ufficiali. A questo scopo è stato creato il Centro di Addestramento Maresciallo G. Zhukov. Il Parlamento del Nicaragua ha ratificato la risoluzione del governo che consente alle divisioni navali e aeree russe di visitare la repubblica nella prima metà del 2014, per condividere esperienze e per l’addestramento del personale militare della repubblica centroamericana. Inoltre, il parlamento ha approvato la partecipazione  dal 1° gennaio al 30 giugno 2015 di personale militare russo nei pattugliamenti congiunti delle acque territoriali della repubblica sul Mar dei Caraibi e l’Oceano Pacifico. L’obiettivo principale di queste operazioni è combattere il traffico di droga.
Due anni fa, il Servizio federale del controllo sulla droga della Federazione Russa ha aperto dei corsi a Managua per addestrare la polizia antidroga. Nel maggio-giugno 2014 inizierà nei pressi della capitale la costruzione di un centro permanente per la formazione del personale antidroga. L’addestramento di operatori nei Paesi dell’America centrale è previsto in questo centro. Il segretario esecutivo del Consiglio per la Sicurezza e Difesa dell’Honduras, generale Julian Pacheco, ha dichiarato: “Consideriamo i contatti con la Russia sulla sicurezza molto utili e crediamo che questo Paese possa fornirci assistenza abbastanza sostanziale nello scambio di esperienze e nella lotta alla criminalità organizzata e al traffico di droga”. Il salvadoregno Hugo Martinez, Segretario Generale del Sistema di integrazione centroamericana (SICA), ha un’alta opinione dell’iniziativa della Russia per creare il centro di addestramento in Nicaragua. Ha anche affermato che SICA sostiene l’iniziativa per concedere alla Russia lo status di osservatore nell’organizzazione, che comprende El Salvador, Nicaragua, Honduras, Guatemala, Belize, Costa Rica, Panama e Repubblica Dominicana. I rappresentanti di questi Paesi ritengono che ci siano grandi prospettive di sviluppo delle relazioni tra la regione e la Russia.
Netti progressi sono stati compiuti nelle relazioni tra Russia e Guatemala. Nel novembre 2013 durante una visita ufficiale del ministro degli Esteri guatemalteco Luis Fernando Carrera alla Camera di Commercio e dell’Industria russa v’è stata la presentazione del potenziale economico e d’investimento della Repubblica del Guatemala. Un momento chiave di questo evento è stata la firma di un accordo sulla promozione e protezione reciproca degli investimenti di capitale. La repubblica ha percorso una strada difficile dalla dittatura militare (250000 uccisi e scomparsi) a una democrazia rappresentativa. Solo nel 1986 il Guatemala passò a un governo civile. Gli Stati Uniti continuano a controllare la politica e l’economia di questo Paese, ma parte della sua élite utilizza ogni opportunità per diversificare i collegamenti internazionali e indebolire la sua dipendenza da Washington. Il Guatemala è ricco di risorse per un’attività economica effettiva ed è ricco di minerali e materie prime di base, tra cui giacimenti di idrocarburi. Le relazioni russo-guatemalteche sono sempre più produttive. La Russia esporta concimi minerali e metalli laminati in cambio di caffè, cacao, zucchero, oli vegetali, ecc. Il volume di scambi commerciali è cresciuto da dati minimi ai 130 milioni di dollari di oggi. Imprenditori guatemaltechi mostrano interesse per i camion KamAZ e le automobili GAZ e VAZ russi. Il Guatemala ha interesse nel supporto della Russia per aumentare la capacità di produzione di energia elettrica costruendo centrali idroelettriche, geotermiche ed eoliche, nonché ad attirare investitori russi nei progetti di estrazione di petrolio e gas. Investitori russi intendono partecipare allo sviluppo dei giacimenti di nichel, cobalto, tungsteno, zinco, titanio, mercurio e antimonio guatemaltechi.
I risultati positivi della Russia in America Centrale e nei Caraibi sono ostacolati dai resti della guerra fredda e dal sabotaggio della “quinta colonna” mantenuti dai servizi segreti degli Stati Uniti. La politica di Washington verso l’“infiltrazione” della Russia della regione non è cambiata affatto nel corso degli anni. In tali circostanze, il Mercato comune centroamericano (MCCA), che comprende Guatemala, Costa Rica, Nicaragua, Honduras e El Salvador, auspica la creazione di una zona di libero scambio con l’Unione doganale di Russia, Kazakhstan e Bielorussia. L’ambasciatore guatemalteco Meneses Coronado ha parlato di questi piani in una riunione presso la Camera di Commercio e dell’Industria russa, ed ambasciatori e rappresentanti delle imprese dei Paesi MCAC l’hanno ripreso nelle conversazioni con funzionari e imprenditori di Russia e Bielorussia: “Per il progresso delle nostre economie, abbiamo bisogno di parità e cooperazione reciprocamente vantaggiosa con le potenze industrializzate. Proprio tale possibilità viene offerta dall’Unione doganale, i cui membri facilitano lo sviluppo complessivo di Cuba, Venezuela e Nicaragua”.
L’ex-”cortile” degli Stati Uniti non vuole restare loro appendice.

Nicaragua2La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Venezuela colpisce i bankster fascisti

Dean Henderson 18 marzo 2014
558370Il 15 marzo il presidente venezuelano Nicolas Maduro si rivolge all’esercito. Memore del recente putsch CIA/bankster in Ucraina, ha avvertito i teppisti fascisti che incitano alla violenza nel Paese negli ultimi due mesi di “Prepararsi. Stiamo arrivando“, poi ha suonato Give Peace a Chance di John Lennon. La Guardia Nazionale venezuelana ha occupato Plaza Altamira a Caracas e represso un’altra provocazione nel quartiere di Chacao. Improvvisamente il capo dell’opposizione ed oligarca Henrique Capriles ha detto per la prima volta di essere pronto a parlare con il governo Maduro. La violenza è scoppiata in Venezuela a gennaio. Un Paese seduto su ciò che si stimano essere 700 miliardi di barili di petrolio, è diventato l’evento annuale sponsorizzato dai bankster. Il socialismo bolivariano non è gradito dagli Illuminati che vogliono colonizzare il gigantesco giacimento petrolifero del lago Maracaibo. Nel gennaio 2011 l’oligarchia venezuelana e i loro sostenitori CIA/Big Oil indirono una manifestazione a Caracas soprannominata Operazione Venezuela. L’evento, che fu contrastato dai sostenitori del presidente venezuelano Hugo Chavez, segnava l’anniversario della deposizione di Marcos Perez Jimenez in Venezuela nel 1958. Ma come le recenti “rivoluzioni” arancione/velluto/cedro sponsorizzate dalla CIA, la contraddizione è racchiusa nei libri di storia. Jimenez era un dittatore di destra, l’esatto opposto di Chavez.
Nel 1914 la Caribbean Petroleum, controllata da Royal Dutch/Shell scoprì il vasto giacimento di Mena Grande in Venezuela. Le compagnie petrolifere straniere iniziarono ad affollare la zona. Quando fu scoperto il petrolio nel lago di Maracaibo nel 1922, il dittatore venezuelano Juan Vicente Gómez permise agli statunitensi di scrivere la legge petrolifera del Venezuela. Il 27 novembre 1948 il primo presidente democraticamente eletto del Venezuela, Rómulo Gallegos, fu rovesciato da un colpo di Stato guidato dai compari di Jimenez. La democrazia non fu ripristinata che nel 1958, quando fu rovesciato Jimenez. Il presidente Romulo Ernesto Betancourt Bello vinse le elezioni tenutesi quello stesso anno. Il populista Betancourt era stato presidente nel 1945-1948. Aveva trasferito il potere al romanziere Gallegos poco prima del colpo di Stato di destra. Jimenez privatizzò l’economia del Venezuela, mentre inquinò Caracas con i grattacieli di aziende e banche multinazionali. Era vicino all’uomo più ricco del Venezuela Gustavo Cisneros e alla Creole Petroleum. Cisneros era un luogotenente di Rockefeller che sedeva nel consiglio di Bank of Nova Scotia, una delle Big 5 delle banche canadesi. Possedeva le 200 tonnellate di oro recuperate dalle macerie del World Trade Center. Creole Petroleum è una società Exxon-Mobil fondata dalla CIA. Creole e CIA condividono gli uffici a Caracas. La Exxon Mobil della famiglia Rockefeller è la CIA in Venezuela. Bechtel costruì il gasdotto Mena Grande al servizio degli interessi petroliferi della Creole sul Lago di Maracaibo.
Poco dopo le elezioni del 1958, il vice-presidente Richard Nixon visitò il Venezuela, nel tentativo di mantenere Betancourt nella trappola Big Oil/FMI. Nixon fu invece accolto da milioni di manifestanti arrabbiati. Betancourt, che aveva già costretto la Big Oil al sistema di profit-sharing 50-50 durante il suo primo mandato, prese un’altra svolta a sinistra. Iniziò il finanziamento dei rivoluzionari di Castro a Cuba e tentò di nazionalizzare completamente il petrolio del Venezuela. Il presidente Dwight Eisenhower rispose con l’introduzione di quote sul petrolio venezuelano, dando un trattamento preferenziale al greggio messicano e canadese. Betancourt rispose nel settembre del 1960, quando il Venezuela partecipò con Iran, Iraq Arabia Saudita e Quwayt a una riunione a Baghdad per lanciare l’OPEC quale cartello dei produttori per contrastare il potere economico globale dei Quattro Cavalieri e dei loro vari tentacoli. Betancourt avviò un ambizioso programma di riforma agraria e parlò a sostegno dei ribelli di sinistra delle FARC nella vicina Colombia. Nel 1960 sopravvisse ad un tentativo di assassinio da parte di agenti di Rafael Trujillo, il dittatore della CIA della Repubblica Dominicana. E’ probabile che l’Agenzia stessa ne fosse coinvolta. Nei successivi quattro decenni il Venezuela subì la ri-privatizzazione ed espansione dell’industria petrolifera, diventando la prima fonte di petrolio dei Quattro Cavalieri vincolati agli Stati Uniti. Quando i prezzi del petrolio crollarono nei primi anni ’90, il Venezuela, una volta la nazione più moderna dell’America Latina, subì un collasso economico. La sua classe media, già fiorente, cadde nella povertà. Fu un campanello d’allarme.
Nel 1998 il candidato del Movimento Quinta Repubblica Hugo Chavez fu eletto presidente con il sostegno dei lavoratori e dei contadini venezuelani. Si scagliò contro l’egemonia degli Stati Uniti nel suo Paese, annunciò che avrebbe venduto petrolio all’amico Fidel Castro a Cuba, a condizioni favorevoli, e stabilito relazioni diplomatiche con l’Iraq. Annunciò un programma di riforma agraria e mise economisti marxisti nella compagnia petrolifera nazionale PDVSA-Venezuela. Chavez disse di dirottare la ricchezza petrolifera venezuelana dalle banche occidentali a un regime di grande sviluppo per tutta l’America Latina. Il segretario generale dell’OPEC fino al 2002 fu il ministro del Petrolio venezuelano Ali Rodriguez. All’inizio del 2002, la classe dirigente del Venezuela, guidata dal compare di Rockefeller Gustavo Cisneros e dalla banda della sua Bank of Nova Scotia, tentò di rovesciare Chavez. Vi furono indicazioni del coinvolgimento di US Air Force e US Navy. Nell’aprile Chavez fu dimesso. In pochi giorni, in seguito alle proteste rabbiose dalla classe operaia venezuelana, tornò al potere. Il generale pro-USA che guidò il tentativo di colpo venne accusato di tradimento. El jefe fuggì in Colombia dove fu accolto dal governo del narco-terrorista Uribe sostenuto dagli Stati Uniti. Ad ottobre l’oligarchia venezuelana aggredì ancora Chavez. Ancora una volta il putsch fallì. Il 5 dicembre 2002 Chavez affermò che i disordini venezuelani facevano parte di un complotto “per prendersi l’industria petrolifera del Paese”. Il 16 gennaio 2003 Chavez lasciò il Venezuela durante uno sciopero guidato dagli oligarchi petroliferi. Fece appello alle Nazioni Unite, ed incontrò la leadership del gruppo radicale dei Paesi in via di sviluppo dei G-77 in Marocco. Alla fine di febbraio, dopo aver contenuto lo sciopero, Chavez, ben sapendo quale vero potere vi fosse dietro, disse al governo degli Stati Uniti di fare “marcia indietro”.
Il 17 aprile 2003 il direttore generale dell’esercito venezuelano Melvin Lopez disse a USA Today che il governo degli Stati Uniti era direttamente coinvolto nel tentato putsch di febbraio e che aveva la prova che tre elicotteri statunitensi Black Hawk furono avvistati nello spazio aereo venezuelano al momento. La vigilia di Natale del 2005, Chavez tenne un discorso alla nazione in cui disse: “...una minoranza, discendente da coloro che uccisero Gesù Cristo, controlla le ricchezze del mondo“. Disse anche che l’11 settembre fu un lavoro interno. Nel giugno 2007 Chavez ordinò a Big Oil di accettare il ruolo di junior partner della statale PDVSA o di lasciare il Venezuela. Exxon Mobil e Conoco Phillips se ne andarono. Fece amicizia con l’Iran e un’ondata di presidenti di sinistra alleati di Chavez andò al potere in America Latina. Il più radicali furono Evo Morales in Bolivia, Raphael Correa in Ecuador e il sandinista Daniel Ortega in Nicaragua. Insieme hanno usato la ricchezza petrolifera del Venezuela per lanciare il tanto atteso Banco del Sur per contrastare l’egemonia del FMI sul loro continente.
Divenendo l’atteggiamento di Chavez nei confronti dei banchieri internazionali sempre più provocatorio, i Quattro Cavalieri cominciarono a comprare petrolio da nazioni più facilmente corruttibili come Messico e Colombia. Negli anni ’90 Exxon prendeva il 16% del suo petrolio dalla Columbia, mentre Chevron si procurava il 26% del suo greggio USA dal confinante Messico. Un rapporto del maggio 2010 che documenta l’assistenza straniera a gruppi politici in Venezuela, commissionato dal National Endowment for Democracy (NED), rivelava che ogni anno più di 40 milioni di dollari delle agenzie degli Stati Uniti finivano ai gruppi anti-Chavez. Il fondatore della NED, Allen Weinstein, si vantò con il Washington Postciò che facciamo oggi, 25 anni fa veniva fatto clandestinamente dalla CIA“. Nel gennaio 2011 l’amministrazione Obama revocò il visto dell’ambasciatore del Venezuela a Washington, dopo che Chavez respinse la nomina di Larry Palmer ad ambasciatore degli Stati Uniti a Caracas. Palmer era apertamente critico di Chavez e aveva un curriculum spettrale. Lavorò con l’aspirante assassino di Betancourt Rafael Trujillo nella Repubblica Dominicana e fece le capriole con i dittatori appoggiati dagli USA di Uruguay, Paraguay, Sierra Leone, Corea del Sud e Honduras. Palmer doveva sostituire Patrick Duddy, coinvolto nel tentato colpo di Stato contro Chavez nel 2002.
L’ultimo stadio del programma del “socialismo del 21° secolo” di Chavez era riformare il settore finanziario, a lungo dominato dal cartello bancario internazionale. L’Assemblea Nazionale del Venezuela approvò una legge che definì quello bancario un servizio pubblico. La legge impone alle banche del Venezuela di contribuire ai diversi programmi sociali, alla costruzione di alloggi e ad altri bisogni sociali. Protegge i depositanti chiedendo al Sovraintendente degli istituti bancari di lavorare nell’interesse dei clienti delle banche, piuttosto che degli azionisti. Nel tentativo di controllare la speculazione, la legge pose il limite del 20% sulla quantità massima di capitale che una banca può concedere come credito. La legge limita anche la formazione di gruppi finanziari e vieta alle banche di avere interessi nelle società di brokeraggio e nelle compagnie di assicurazione. La Glass-Steagal Act dell’era della Depressione fece la stessa cosa negli Stati Uniti fino a quando il presidente Bill Clinton l’abrogò nel 1995. La legge venezuelana stabilisce inoltre che il 5% dei profitti bancari vada in progetti approvati dai consigli comunali, mentre il 10% del capitale delle banche deve essere messo in un fondo per pagare gli stipendi e le pensioni in caso di fallimento. Secondo il Wall Street Journal, “Chavez minacciò di espropriare le grandi banche se non aumentavano i prestiti ai piccoli imprenditori e ai potenziali acquirenti di casa, questa volta aumentando la pressione, mostrando pubblicamente la sua preoccupazione per la carenza di alloggi per i 28 milioni di abitanti del Venezuela“.
Nel gennaio 2011, il NED finanziato dai banchieri Cisneros/Rockefeller cercò di riscrivere la storia attraverso l’Operazione Venezuela. Mentre i banchieri gemevano senza successo, Chavez espresse questa confutazione, “Ogni banca che sbaglia, … sarà espropriata…” I bankster Illuminati ne avevano abbastanza. Chavez fu subito colpito da un tumore fulminante. Nel 2013, dopo che Chavez cadde nella battaglia con il cancro, il Presidente Maduro dichiarò: “Non abbiamo alcun dubbio che il Comandante Chavez sia stato attaccato con tale malattia, non abbiamo un solo dubbio. I nemici  della nostra terra hanno appositamente cercato di nuocere alla salute del nostro leader. Abbiamo già contatti che indagheranno ulteriormente con una ricerca scientifica. Ci sono stati molti casi nella  storia, tra cui il più recente del leader palestinese Yasser Arafat, di cui è ampiamente risaputo che sia stato avvelenato“.

542697Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete iscirvervi sul suo sito Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I flash mob antigovernativi: prima in Ucraina e poi in Venezuela

Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 24 febbraio 2014
POLITICAL-VECTOR-MAP-VENEZUELASostenuta dagli Stati Uniti nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, l’opposizione trae ispirazione dalle proteste antigovernative che si svolgono oltre Atlantico in Ucraina. Non essendo riusciti a vincere le elezioni in Venezuela, non ottenendo un mandato dalla maggioranza della popolazione negli ultimi anni, i capi dell’opposizione ora utilizzano le tattiche delle rivoluzioni colorate e la strategia insurrezionale usate in Ucraina. L’obiettivo dei capi dell’opposizione in Venezuela è galvanizzare i manifestanti antigovernativi creando una crisi politica a Caracas. I capi dell’opposizione vi lavorano, incoraggiando i manifestanti ad agire con l’obiettivo finale di rovesciare il governo venezuelano. Gli stessi capi dell’opposizione e i loro sostenitori esteri usano il pretesto delle innegabili preoccupazioni riguardanti criminalità in aumento, corruzione politica e crisi economica in Venezuela, camuffando ciò che appare essenzialmente un tentativo di colpo di Stato. Le preoccupazioni socio-economiche di una parte della popolazione vengono utilizzate per legittimare l’azione e le violenze urbane per rovesciare il governo. E’ ironico che molti di coloro che si oppongono al governo venezuelano in nome della democrazia, dell’uguaglianza e della sicurezza, siano stati aperti sostenitori dei governi autocratici e corrotti prima dell’era Chavez. Si tratta di perdita di memoria o d’ipocrisia sfacciata. Quando gli stessi oligarchi che governano e finanziano l’opposizione venezuelana e sostengono e incoraggiano le proteste antigovernative erano al potere, in Venezuela, la corruzione dilagava, la povertà era molto più alta, come l’inflazione. Il Venezuela non era nemmeno una vera democrazia.
Nonostante il mandato democratico del partito al potere in Venezuela, che ha ottenuto il maggior numero di seggi alle elezioni comunali del dicembre 2013, l’opposizione in Venezuela sostenuta dagli Stati Uniti vuole usare i flash mob per espellere il governo e prendere il potere nel Paese. Dei 337 sindaci eletti nel dicembre 2013, alla fine 256 erano del partito di governo e della  coalizione di forze politiche filo-governative. Ciò equivale alla vittoria nel 76% dei comuni del Paese sudamericano, confermando che la maggioranza della popolazione sostiene il partito attualmente al potere in Venezuela e i suoi alleati politici. Nonostante i suoi difetti, il Partito Socialista Unito del Venezuela e i suoi alleati politici hanno uno dei mandati più democratici di tutto il mondo. In termini di voto equo, il governo di Caracas ha più legittimità democratica che i governi di Paesi come Gran Bretagna, Canada, Francia e Stati Uniti, che si presentano come campioni e modelli di democrazia. Il Partito Socialista Unito e le sue coalizioni, come la Coalizione del Grande Polo Patriottico (GPP), hanno ottenuto diverse volte più voti di quanto nessuno degli attuali governi di Gran Bretagna, Canada, Francia o Stati Uniti hanno mai avuto. Ogni volta che venivano esaminate questioni costituzionali o importanti riguardanti le strutture politiche del Venezuela, il governo e il partito di governo hanno lasciato che gli elettori venezuelani decidessero attraverso i referendum. Dal 1999, quando iniziò l’era Chavez in Venezuela, fino al 2014 si sono svolti sei referendum per la Costituzione nazionale, le strutture sindacali e anche quando l’opposizione mise sotto accusa il Presidente Hugo Chavez attraverso un ricorso alle urne dopo un ballottaggio elettorale. Oltre a quattro elezioni presidenziali, si sono svolte anche quattro elezioni parlamentari per l’Assemblea nazionale e quattro elezioni regionali per governatori e governi regionali. L’elezione di Nicolas Maduro a presidente nell’aprile 2013, pochi mesi dopo che Hugo Chavez aveva vinto le elezioni presidenziali nell’ottobre 2012, ha ribadito il sostegno e la fiducia verso il governo di oltre la metà della popolazione. Inoltre, non solo si ebbero quattro elezioni comunali, ma anche i vicesindaci cominciarono ad essere democraticamente scelti alle urne, invece di essere nominati; fu il capo dell’opposizione supportata dagli Stati Uniti che preferì che i dirigenti comunali fossero designati al di fuori del processo elettorale, piuttosto che permettere al popolo di decidere votando.

L’opposizione in Venezuela è antidemocratica
L’opposizione sostenuta da Washington ha cercato di conquistare il Venezuela senza il processo elettorale, senza preoccuparsi della democrazia o di ciò che la maggioranza dei cittadini venezuelani vuole. Se i capi dell’opposizione non ottenevano sostegno popolare o non vincevano alle urne, usavano l’inganno e qualsiasi opzione che gli permettesse di conquistare il Paese sudamericano, anche uso della forza, incitamento alla violenza, tentativi di golpe, intensa propaganda, collusione continuata con il governo degli Stati Uniti e fluttuazioni dolose dei prezzi. I capi delle proteste antigovernative nel 2014 sono gli stessi capi dell’opposizione che hanno sostenuto e contribuito al colpo di Stato del 2002, eseguito da un piccolo gruppo di ufficiali coordinati dall’ambasciata degli Stati Uniti in Venezuela e dal suo ambasciatore Charles Shapiro. Sebbene gli Stati Uniti neghino ogni coinvolgimento, l’ambasciatore Shapiro andò subito dai capi del colpo di Stato, facendosi fotografare con gioia assieme a loro, dopo che i loro soldati rapirono li Presidente Chavez. Con l’accesso ai documenti governativi federali degli Stati Uniti grazie al FOIA (Freedom of Information Act, la legge sulla libertà di informazione, ndt), venne dimostrato oltre ogni dubbio che la CIA aveva anche ricevuto i piani del colpo di Stato cinque giorni prima che l’opposizione venezuelana si lanciasse alla conquista illegale ed effimera del Venezuela. I capi dell’opposizione continuano a mentire spudoratamente da allora. Ironia della sorte, sono anche i principali beneficiari dei diversi meccanismi democratici del ricorso politico e giuridico che Hugo Chavez ha creato per il Venezuela, aumentando la partecipazione democratica, il coinvolgimento del popolo e ogni forma d’opposizione democratica al governo. I capi dell’opposizione hanno usato uno di questi rimedi contro il governo, nel 2004, con una petizione per la rimozione del Presidente Chavez, arrivando al referendum nazionale. Tuttavia, la direzione dell’attuale opposizione si rifiuta di riconoscere i risultati elettorali del referendum del 2004, che aveva avviato per rimuovere Chavez attraverso il richiamo alle urne degli elettori, semplicemente perché i risultati non riflettono i suoi desideri. Nello stesso referendum del 2004, i capi dell’opposizione cercarono anche di manipolare gli elettori venezuelani creando una crisi politica con l’aiuto di una registrazione manipolata per screditare il governo Chavez accusandolo di frode. La loro tesi era fuorviante, perché la registrazione era una parodia che già circolava diversi mesi prima delle elezioni. La direzione dell’opposizione aveva semplicemente scelto di usarlo come scusa per denunciare una frode, delegittimare il referendum e nel suo complesso il governo venezuelano. I membri dell’opposizione boicottarono le elezioni parlamentari nel 2005, dopo aver scatenato una crisi elettorale. Originariamente, il Consiglio Elettorale del Venezuela volle scannerizzare le impronte digitali per garantire la registrazione degli elettori, ma l’opposizione venezuelana si rifiutò di parteciparvi. Uno dei motivi per la scelta dell’uso degli scanner per le impronte digitali, era ridurre le frodi o tentativi di frode alle elezioni. Dopo che il Consiglio Nazionale Elettorale rinunciò ad installare gli scanner, i principali partiti di opposizione boicottarono comunque le elezioni parlamentari del 2005, e nonostante tutto tentarono di delegittimare il governo venezuelano. I capi dell’opposizione cercarono di utilizzare questioni tecniche nel tentativo di manipolare la legge e prendere anche il controllo del governo, per dividerlo dai suoi alleati. Quando il Presidente Chavez si ammalò ed infine morì, le forze d’opposizione cercarono di usare dei pretesti costituzionali ai sensi dell’articolo 233 della Costituzione venezuelana, per assumere la presidenza ad interim, nella speranza di creare una frattura tra lui e il Vicepresidente Maduro che avrebbe diviso e indebolito i chavisti e il Partito Socialista Unito. In seguito Nicolas Maduro vinse le elezioni presidenziali nell’aprile 2013, e la Coalizione per l’unità democratica (MUD) d’opposizione, del governatore Henrique Capriles Radonski, si rifiutò addirittura di riconoscere i risultati delle elezioni denunciando senza cerimonie una frode. Con il sostegno iniziale del governo degli Stati Uniti, il governatore Capriles si rifiutò di accettare i risultati anche dopo un controllo di più della metà dei voti fatto su sua insistenza. Capriles poi chiese che tutti i voti venissero contati, cosa concessa dal Consiglio Nazionale Elettorale. Capriles, tuttavia, fece ulteriori richieste, tra cui l’invito alla revisione completa del registro degli elettori e un fondamentale tracciamento di tutti i voti espressi (non solo il conteggio dei voti). E anche quando il Consiglio Nazionale Elettorale, con grande difficoltà, cercò di soddisfare le sue crescenti pretese ed effettivamente verificò che Maduro aveva vinto le elezioni onestamente, il governatore Capriles si rifiutò di ammettere la sconfitta e disse che le elezioni erano una bufala. Anche il governo degli Stati Uniti fu costretto a ritirargli il sostegno. Dopo la sua sconfitta, il governatore Capriles esortò i suoi sostenitori ad istigare violenze per le strade degli Stati Uniti.
Organizzazioni come Human Rights Watch (HRW) ignorarono completamente il ruolo svolto da Capriles e dall’opposizione nel fomentare le violenze, cogliendo l’opportunità invece di criticare il governo venezuelano. HRW infatti disse delle violenze urbane, che i capi del MUD  innescarono: “Sotto la guida del Presidente Chavez e ora del Presidente Maduro, l’accumulo di potere dell’esecutivo e l’erosione delle garanzie dei diritti umani, hanno permesso al governo di intimidire, censurare e perseguire i suoi critici”. Non una volta, le azioni violente dell’opposizione o la corruzione dei suoi capi, negli Stati e nei comuni che amministrano, furono menzionate da HRW. Il governatore Capriles e i capi dell’opposizione in Venezuela hanno deliberatamente cercato violenze e perdite di vite, per delegittimare il governo venezuelano e giustificare la strategia dell’opposizione che agisce fuori da qualsiasi contesto democratico. Non può essere sottolineato abbastanza che i suoi obiettivi sono aumentare il caos politico e disturbare la stabilità politica del Venezuela, al fine di creare un vuoto per giustificare azioni estranee al quadro democratico del mandato elettorale. Gli obiettivi degli oligarchi venezuelani che controllano l’opposizione non è una società giusta o rimuovere corruzione e criminalità dal Venezuela. I loro obiettivi sono  riaffermare e consolidare i loro privilegia nella società venezuelana e annullare le riforme che Hugo Chavez ha attuato aiutando i poveri del Venezuela. Vogliono che la legge si prenda cura dei loro bisogni e serva solo a stabilire il loro dominio. Attraverso le loro grandi aziende private hanno aumentato i prezzi. Inoltre, in molti casi la criminalità organizzata è collegata agli oligarchi dell’America Latina. Alla domanda sull’eredità di Chavez, molti fan dei partiti di opposizione riconoscono che Chavez ha aiutato i poveri, ma insistono sul fatto che Chavez “non ha fatto nulla per il Paese”. Secondo ciò che indica la ricerca sulla psicologia delle classi, i privilegi e la percezione della concessione del diritto di Paul Piff, dell’Università della California di Berkeley, tale atteggiamento si spiega con la psicologia dell’auto-attribuzione del “diritto” che motiva l’opposizione venezuelana: molti di questi individui (chiaramente “individui” nel senso di individualisti) si vedono come “il Paese” ed escludono i venezuelani poveri dalla partecipazione nel Paese. Di conseguenza, ridurre il divario tra ricchi e poveri o migliorare la qualità della vita dei cittadini meno fortunati del Venezuela, non significa niente per tali sostenitori dell’opposizione, e non vale neppure, psicologicamente parlando, qualsiasi cosa favorevole al miglioramento della società venezuelana.

Gli studenti sono persone, e non devono essere sfruttati
Le immagini degli studenti attivisti sono una caratteristica fondamentale della proteste antigovernative a Caracas. Vale la pena citare la dichiarazione del Consiglio per gli Affari dell’Emisfero (COHA) del 14 febbraio 2014 sulle proteste dell’opposizione in Venezuela. COHA ha detto di considerare “con grande preoccupazione la violenza perpetrata contro il governo democraticamente eletto e la popolazione civile causando in Venezuela, al 12 febbraio 2014, tre morti, 61 feriti e 69 arresti“. Il COHA anche notato nello stesso documento che lo spargimento di sangue a Caracas si è verificato “sulla scia di manifestazioni generalmente pacifiche per il 200° anniversario della battaglia di La Victoria, una battaglia in cui gli studenti giocarono un ruolo cruciale nella vittoria contro le forze realiste, durante la guerra d’indipendenza del Venezuela.” Gli studenti non devono essere sfruttati quali partigiani o sostenitori delle libertà civili e della democrazia. La percezione che descrive gli studenti senza alcuna reale considerazione della situazione, è fantasiosa se non sbagliata e scollegata dalla realtà. Gruppi di studenti possono anche rappresentare i diversi interessi di classe o individui che contestano apertamente l’uguaglianza e la giustizia nella società e nel mondo. Lo sfruttamento degli studenti e dei movimenti studenteschi quali difensori della giustizia, concede un assegno in bianco e credito morale a tali gruppi, mentre studenti e movimenti studenteschi dovrebbero essere sostenuti in base a motivazioni e cause che difendono. Nel Paese latinoamericano vicino al Venezuela, El Salvador, gli studenti tirocinanti delle scuole di medicina delle università private si rifiutano di permettere agli studenti salvadoregni delle scuole di medicina di Cuba, di fare gli stessi esami. Hanno falsamente sostenuto che gli standard medici cubani sono più bassi, paragonando l’istruzione con il costo di università e scuole mediche. Chiesero che i medici istruiti a Cuba facessero un ulteriore anno di tirocinio. Anche se il governo salvadoregno ha risposto che i risultati dei test ne confermano la qualifica, gli studenti delle scuole di medicina locali fecero ricorso a dimostrazioni e tattiche politiche bloccando gli esami e cercando di interferire nel sistema sanitario salvadoregno, piuttosto che lasciare che i punteggi dei test parlassero da soli. Questi studenti di medicina salvadoregni, per lo più provenienti da università private, in realtà volevano eliminare i loro concorrenti meglio addestrati imponendo ulteriori restrizioni a coloro istruitisi a Cuba, costringendoli a un ulteriore anno di tirocinio. Le proteste dei medici in El Salvador era chiaramente una questione di competizione economica e di interessi personali e non di giustizia, imparzialità, professionalità e standard. Se è una questione di standard, i medici istruiti a Cuba sono superiori. Gli studenti delle scuole di medicina infine costrinsero il governo salvadoregno ad imporre restrizioni agli studenti di medicina di Cuba, piuttosto che risolvere la questione attraverso gli esami universali che tutti i laureati delle facoltà di medicina devono passare; il che significa che fecero pressione per ignorare il modo più logico ed equo di risolvere il problema. Inoltre, non è irrilevante notare che ogni volta che il governo salvadoregno ha chiesto ai medici dei volontari per le iniziative per la salute delle comunità, furono sempre i medici istruiti a Cuba a farsi avanti e ad offrire i propri servigi, non i loro colleghi delle scuole locali.
Tornando al Venezuela, è importante identificare la natura del coinvolgimento degli studenti nelle proteste antigovernative e va osservato che gli studenti sono in realtà divisi in un campo filo-governativo e uno antigovernativo. E’ anche essenziale notare che i capi dell’opposizione antigovernativa si nascondo dietro gli studenti per avere maggiore sostegno nel loro scopo di delegittimare il governo venezuelano. Secondo il COHA: “Mentre alcuni gruppi di studenti  marciavano per celebrare la Giornata dello studente, i manifestanti antigovernativi colsero l’occasione per protestare contro la carenza occasionale di alcune materie prime, la criminalità persistente e per chiedere la liberazione degli studenti arrestati nelle precedenti manifestazioni.” E’ anche importante notare che gli studenti della fazione dietro cui si nascondono i capi dell’opposizione, di solito provengono da famiglie privilegiate che possono permettersi di mandare i figli nelle università e negli istituti post-secondari d’istruzione superiore private. La percezione degli studenti di queste università e scuole private possono essere radicalmente diverse da quelle delle loro controparti nelle università pubbliche, su temi come l’economia neoliberista, privilegi e governo. Anche se un lavoro di indagine e di ricerca sul tema è necessario, gli studenti degli istituti privati in Venezuela e di altre parti socialmente polarizzate dell’America Latina, sono più disposti a sostenere i colpi di Stato, ad avere una diversa percezione dell’uso dei militari nel rovesciare governi legittimi, così come sull’ineguale distribuzione delle ricchezze. Tali opinioni sono psicologicamente condizionate dal pensiero comunitarista martellato da propaganda, colleghi, famiglie e media che vegliano sui loro status sociale e stile di vita.

La costruzione delle montature sulle manifestazioni antigovernative e la dissimulazione delle rivolte
Vengono diffuse storie distorte sulle proteste antigovernative. Molti manifestanti antigovernativi dalle legittime rimostranze su crimine e inflazione, vengono a loro volta ingannati dai capi delle manifestazioni. Come già accennato, non si può negare il problema della criminalità o dell’inflazione in Venezuela, ma ancora una volta non si sottolinea abbastanza che le motivazioni dell’opposizione non sono rimostranze socio-economiche. Tali denunce sono solo un pretesto dei capi dell’opposizione per manipolare i manifestanti. Inoltre, si dovrebbe sapere che dall’inizio l’opposizione venezuelana è proprietaria di quasi tutti i media in Venezuela. L’opposizione ha le mani letteralmente sulla maggior parte delle informazioni, mentre il governo possiede solo la televisione pubblica e riceve sostegno da stazioni radio locali, ed è autorizzato dalla legge ad usare tutte le reti presenti in Venezuela per diffondere importanti messaggi pubblici. In questo contesto, la leadership dell’opposizione usa i suoi media per presentare una falsa immagine degli eventi e distorcere pesantemente l’immagine delle proteste antigovernative venezuelane nella sua essenza elettorale, nascondendo i disordini e il vandalismo verificatisi con esse. Il ministro della Comunicazione e Informazione Delcy Rodriguez ha commentato dicendo che il governo dovrebbe perseguire coloro che consapevolmente coprono le violenze urbane tramite deformazioni mediatiche. L’opposizione venezuelana ha condotto una perpetua propaganda di guerra. La distorsione delle proteste antigovernative è solo il capitolo più recente. L’opposizione ora partecipa a una propaganda simile a quella lanciata a Palazzo Miraflores, nel 2002, che portò al tentato colpo di Stato contro il Presidente Chavez. I capi dell’opposizione causarono violenze e poi quando il sangue fu versato per le loro deliberate provocazioni, usarono la carneficina per giustificare la rimozione forzata di Hugo Chavez, eletto democraticamente. La leadership opposizione s’impegnò in una campagna disonesta. Immagini ritoccate e notizie false furono sparse dai sostenitori dell’opposizione per ritrarre il governo venezuelano come un regime autoritario che brutalizzava manifestanti civili disarmati. Immagini poco lusinghiere di poliziotti e soldati di Argentina, Brasile, Bulgaria, Cile, Egitto, Grecia e Singapore furono usate e diffuse sui social media e i mass media dall’opposizione venezuelana per ritrarre gli eventi in Venezuela nel febbraio 2014, comprese anche immagini di sostenitori del governo feriti dall’opposizione e l’immagine ritoccata di un video porno-gay dove la polizia forza un cittadino a una violenza orale, diffuso dall’attrice anti-Chavez Amanda Gutierrez come brutale stupro di gruppo di un manifestante antigovernativo disarmato a Caracas, da parte della polizia antisommossa governativa.

Chi è Leopoldo Lopez Mendoza?
Il capo della protesta attuale contro il governo in Venezuela va studiato. Leopoldo Lopez Mendoza è un ex-dipendente della Petroleos de Venezuela SA (PDVSA) ed ex sindaco di Chacao. Proviene da una delle famiglie più ricche del Venezuela. La famiglia Lopez fa parte dell’oligarchia anti-Chavez che governava il Venezuela come se fosse una proprietà personale. Il suo background di famiglia e la sola ricchezza materiale non dovrebbero essere usati per sostenerlo, come nel caso delle sue singole azioni. Lopez stesso non può esser definito sostenitore della democrazia. La sua storia dice che ha apertamente supportato la sospensione della democrazia in Venezuela e fu coinvolto nel sostegno al governo golpista del 2002, a Caracas. Non solo ha firmato il decreto Carmona per sciogliere tutte le istituzioni democratiche del Paese, grazie a cui venivano eletti tutti i funzionari giudiziari ed esecutivi dei rami legislativi del governo, fu anche una delle figure chiave che incitarono le proteste antigovernative e le violenze a Palazzo Miraflores, che servirono da pretesto per dichiarare illegittimo Chavez. Diversi anni dopo, nel 2007, Lopez e Alejandro Pena Esclusa furono registrati mentre ordivano una crisi politica in Venezuela per creare instabilità. Mentre Esclusa parlava, Lopez ne prese le distanze. Lopez non dice mai nulla di tale registrazione sulla strategia della destabilizzazione, ma la sua attività tra il 2002 e il 2014 dimostra che se n’è servito. Lopez ha la reputazione di disonesto e corrotto, cosa che afferma essere un’invenzione di Chavez. I fatti però parlano da soli. Mentre Lopez era  dipendente della compagnia petrolifera nazionale statale del Venezuela, PDVSA, fece in modo che sua madre, che lavorava sempre per la PDVSA, ricevesse almeno 160mila dollari di fondi nel 1998. Lopez ha detto di non aver fatto nulla di male e che usò semplicemente il denaro per creare Primero Justicia, gruppo d’opposizione. La legge venezuelana, comunque, proibisce chiaramente le donazioni dallo Stato o da qualsiasi suo organo o da funzionari pubblici. La legge venezuelana vieta anche che i dipendenti delle istituzioni statali facciano donazioni direttamente ai familiari o a qualsiasi organizzazione che coinvolga famigliari, per via degli evidenti conflitti d’interesse e dei rischi posti da tali atti. Il nuovo governo venezuelano non si rese conto di quanto Lopez e sua madre avevano sottratto ai fondi pubblici, durante il periodo d’irresponsabilità pre-Chavez, fin quando Lopez fu indagato per corruzione e scoperto colpevole di uso illegale di fondi pubblici durante il suo mandato a sindaco di Chacao. Poi Lopez poté continuare il suo mandato di sindaco fino al suo termine nel 2008, sotto una stretta sorveglianza dopo di che divenne ineleggibile a qualsiasi carica pubblica fino al 2014, per la condanna per corruzione.

Chi ha perpetrato le violenze a Caracas?
Il 2014 è arrivato e ora Leopoldo Lopez è tornato ai suoi vecchi trucchi della provocazione. Anche in questo caso va detto che per giustificare il colpo di Stato del 2002, i capi dell’opposizione venezuelana assicurano che ci sarebbero stati spargimento di sangue e perdite di vite. Lopez e le sue orde si assicurarono lo spargimento di sangue e le perdita di vite, piazzando uomini armati tra i manifestanti che spararono alle forze di sicurezza. Dopo che diciannove persone rimasero uccise, i media dell’opposizione s’inventarono una storia fasulla per giustificare il colpo di Stato, presso il popolo venezuelano e la comunità internazionale, quale nobile risposta a un governo che aveva perso legittimità uccidendo la propria gente. In tale contesto è importante chiedersi chi ha perpetrato le violenze a Caracas? Le violenze sono dovute ad elementi armati dell’opposizione sostenuta dagli Stati Uniti, per giustificare il colpo di Stato del 2002 con lo spargimento di sangue. La stessa modalità per istigare le violenze fu utilizzata di nuovo nel 2014. Prove video mostrano almeno un uomo armato istigare le violenze durante le proteste. I video di Caracas mostrano anche la brutalità scatenata dalle forze antigovernative, infliggendo violenze e caos, attaccando passanti e agenti, anche veicoli dei trasporti pubblici e passeggeri. Questa è la stessa gente che attaccò gli ospedali pubblici e cliniche nel 2013 per perturbare la vita quotidiana dopo che Maduro salì al potere. Inoltre, i sostenitori di Lopez attaccarono funzionari ed uffici governativi con mazze da baseball e bottiglie molotov, facendo tutto il possibile per provocare un scontro con il chiaro scopo, come descritto da Lopez stesso, di dissolvere il governo venezuelano. Gli stessi oligarchi che controllano la maggior parte dei media in Venezuela hanno condotto la guerra economica per paralizzare il governo e il Paese, al fine di radunare abbastanza cittadini per rovesciare lo Stato. Anche se cercano di ritrarre Lopez come una scheggia impazzita che agisce da sola, gli oligarchi vedono il Presidente Maduro come un leader debole e cercano di usare la crisi sia per concessioni, segrete o pubbliche, che per amplificare le tensioni nel Partito Socialista Unito, per spezzarlo.
La strategia del poliziotto buono e del poliziotto cattivo è stata utilizzata in Venezuela? Mentre una fazione dell’opposizione applica la forza, l’altra apre negoziati con il governo. Mentre la pressione viene applicata sulle piazze da Lopez, Capriles avvia il dialogo con Maduro. A tale proposito le proteste antigovernative in Venezuela, in particolare gli scontri violenti, furono usate dall’opposizione per trarre quei vantaggi politici che l’opposizione non ha mai ottenuto con mezzi democratici negli ultimi anni. Oltre a demonizzare un governo democraticamente eletto, tale strategia è stata applicata anche nelle proteste antigovernative in Ucraina.

La sfida geostrategica agli Stati Uniti della Repubblica Bolivariana del Venezuela
Gli Stati Uniti hanno anche un ruolo sostenendo tutto ciò. Non ci si confonda, il governo degli Stati Uniti è attivo nelle proteste e rivolte antigovernative in Venezuela, così come ha giocato un ruolo nelle proteste e violenze antigovernative in Ucraina e Siria. L’ambasciata degli Stati Uniti è costantemente in contatto con l’opposizione, per rovesciare il governo di Caracas. Come nel caso dell’Ucraina, il governo statunitense sostiene la leadership dell’opposizione e ha reso dichiarazioni distorte a loro favore. Nel corso degli anni, il governo degli Stati Uniti ha ripetutamente mentito definendo il Venezuela una dittatura e l’opposizione dei democratici esclusi dalla vita pubblica. Il Venezuela e le organizzazioni che ha creato nell’emisfero occidentale sono viste come le principali minacce regionali politiche, economiche e strategiche a Washington. L’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) e la Comunità degli Stati latino-americani e dei Caraibi (CELAC) sono considerate minacce al predominio degli Stati Uniti e concorrenti dell’Organizzazione degli Stati americani (OSA) e di qualsiasi progetto economico regionale degli Stati Uniti, come ad esempio l’Area di Libero Scambio delle Americhe (ALCA) per l’America Latina e i Caraibi. Un cambio di regime a Caracas sarebbe il presupposto per lo smantellamento del blocco bolivariano costituito da Venezuela, Nicaragua, Cuba, Bolivia, Ecuador, Fronte di Liberazione Nazionale Farabundo Marti in El Salvador, e altri in America Latina. Nonostante la disinformazione mediatica e tutta la pressione sull’economia venezuelana, molti venezuelani ancora continuano a sostenere il governo e a votare per il Partito Socialista Unito e i suoi alleati politici. La maggioranza della popolazione venezuelana sostiene il governo, grazie ai miglioramenti significativi che l’era Chavez gli ha apportato, migliorando la qualità di vita a numerosi venezuelani. Non dobbiamo illuderci, la Repubblica Bolivariana del Venezuela è un Paese profondamente polarizzato e ha ancora molti problemi, ma è diventato un posto molto migliore in cui vivere durante l’era Chavez. Gli autocrati venezuelani del passato ora sfilando come democratici, allo scopo di riprendersi semplicemente tutti i loro vecchi privilegi.

23390Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli agenti degli Stati Uniti istigano la guerra civile in Venezuela

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 25/02/2014
579559Leopoldo López, il leader dell’opposizione radicale del Movimiento Voluntad Popular, ha deciso di consegnarsi alle forze governative. Cosa l’ha spinto a farlo? Ricevendo la notizia che il mandato d’arresto era stato emesso, si dava latitante cercando di fuggire all’estero. Ha cambiato idea dopo che il Servizio d’Intelligence Nazionale Bolivariana (Servicio Bolivariano de Inteligencia Nacional – SEBIN) ha reso pubblica la registrazione di una conversazione telefonica. Due uomini di un gruppo di emigrati di ultra-destra, a Miami discutevano dei piani per liquidare fisicamente Lopez incolpandone il governo di Nicolas Maduro. Numerosi gruppi terroristici inviati in Venezuela hanno complici nelle squadre di Lopez. Il residente dell’US Central Intelligence Agency a Caracas conosceva i piani dei terroristi. Non ha mai mosso un dito per proteggere Lopez. Era condannato ad affrontare una fredda esecuzione, politicamente motivata dagli interessi degli Stati Uniti. I cospiratori speravano che con tale “sacrificio” avrebbero dato impulso alla destabilizzazione del Paese facendo scendere la gente in piazza. L’assassinio doveva consolidare la posizione di leader di Enrique Capriles, vecchio rivale di Lopez, nell’opposizione. Le tensioni sono alte in Venezuela.  Lopez ha creato molti problemi al regime al potere. Al che, Diosdado Cabello Rondo, Presidente dell’Assemblea nazionale (parlamento) ha avvertito personalmente la famiglia di Lopez della minaccia imminente. La moglie di Lopez ha detto in un’intervista alla CNN che non aveva dubbi che la registrazione fosse autentica. La famiglia Lopez conosceva bene le persone coinvolte nella conversazione spiata. Lopez è stato personalmente accompagnato da Diosdado Cabello al Palazzo di Giustizia, ricevendo garanzie che l’indagine sulle manifestazioni del 12 febbraio sarebbero state giuste ed imparziali. Le azioni del leader dell’opposizione radicale hanno provocato perdite umane, danni ad edifici amministrativi e infrastrutture della città, come la metropolitana. Senza dubbio Lopez è colpevole, perché ha invocato “azioni risolute”. Ora è nel carcere di massima sicurezza, e l’inchiesta è in corso.
Parlando con i dipendenti della PDVSA (la compagnia petrolifera e del gas  statale venezuelana Petrolio del Venezuela – Petroleos de Venezuela, SA), il Presidente Nicolas Maduro ha detto che i reazionari venezuelani, finanziati da Miami, volevano assassinare il politico di ultra-destra Lopez, un proprio compagno di viaggio, e innescare la guerra civile nel Paese. Maduro ricorda che i congiurati istituirono un fondo miliardario per attività estremiste e l’assassinio di militanti. Tuttavia, ha detto che Leopoldo Lopez sarà protetto. Il presidente ha detto che suo padre e sua madre erano contro di loro (i bolivariani), ma nei loro cuori si sono resi conto che le autorità salvano la vita del figlio. Maduro ha detto che un altro gruppo di diplomatici statunitensi è stato espulso dal Paese, sostenendo che promisero visti preferenziali e che usarono la loro copertura diplomatica per infiltrarsi nelle università e incitare disordini tra gli studenti. Il ministro degli Esteri venezuelano Elias Jaua ha detto che i tre sono: la seconda segretaria Breeann Marie McCusker, e i viceconsoli Jeffrey Gordon Elsen e Kristofer Lee Clark. L’espulsione non crea seri problemi ai servizi speciali degli Stati Uniti coperti dall’ambasciata, avendo più di 200 agenti. Tecnicamente è già abbastanza difficile per la SEBIN sorvegliarli. Non è escluso che il numero dei diplomatici sarà limitato per impedirne la sovversione. Non c’è dubbio che un tale passo diminuisce il peso della CIA e di altre agenzie ostili operanti nel Paese. Gli studiosi politici venezuelani dicono all’unanimità che l’ambasciata degli Stati Uniti a Caracas è il principale centro di coordinamento della stampa antigovernativa. L’obiettivo strategico di Washington è controllare le ricchezze del Venezuela, le sue risorse minerarie. La missione dei cospiratori è colpire alle fondamenta il regime e annichilirne la  leadership, soprattutto il Presidente Nicolas Maduro, successore di Hugo Chavez. E’ sempre più evidente che Washington persegue l’obiettivo di scatenare una sanguinosa guerra civile in Venezuela, che sarebbe il pretesto per l’intervento militare diretto dell’impero. I trampolini del Comando Sud delle forze armate degli Stati Uniti sono già schierati lungo il confine tra Venezuela e Colombia, nei Paesi dell’America centrale e dei Caraibi. La IV Flotta si prepara regolarmente a bloccare le coste venezuelane e a impedire eventuali tentativi dell’ALBA (l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America – Trattato del Commercio dei Popoli; Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América – Tratado de los Comercios de los Pueblos) a dare aiuto.
La guerra economica imperversa da quando il regime di Chavez andò al potere, accelerandosi con il mandato di Maduro. I media venezuelani parlano di enormi quantità di merci contraffatte provenienti dal Venezuela, soprattutto alimentari e benzina, quotidianamente confiscate al confine con Colombia, Guyana e Brasile. Gli imprenditori non sono contenti delle azioni del governo volte ad impedire che il processo sfugga di mano. Così imboscano i beni di consumo. Secondo l’intelligence popolare bolivariana, vi sono nascondigli segreti di zucchero, olio vegetale, latte in polvere ecc. Le merci vengono immediatamente confiscate e vendute attraverso Mercal, la rete di negozi statale. Di conseguenza gli incendi aumentano, incendiando i negozi del “popolo” che vendono merci a basso prezzo. Al governo si oppone la Fedecámaras (Federazione venezuelana delle camere di commercio (la Federación de Cámaras y Asociaciones de Comercio y Producción de Venezuela) composta dalle camere di commercio di dodici gruppi commerciali: banche, agricoltura, commercio, costruzioni, energia, produzione, media, industria mineraria, allevamento, assicurazioni, trasporti e turismo. Hanno i loro canali televisivi e stazioni radio, giornali e portali internet. Fino all’80% dei media appartiene agli oppositori del governo. Inutilmente Chavez e Maduro hanno cercato di raggiungere un compromesso con i loro proprietari. La campagna  calunniosa contro il governo non si ferma mai. Di volta in volta gli influenti mass media seguono le istruzioni della CIA. Maduro e Diosdado Cabello sono regolarmente attaccati, anche minacciati direttamente di seguire il destino di Saddam Hussein e Gheddafi. Le minacce fascistoidi vengono rivolte alle famiglie dei bolivariani, compresi i bambini. Questo terrorismo mediatico è rivolto contro tutti i politici invisi all’impero, anche nello spazio post-sovietico. Viene spesso rivolta domanda  dagli utenti di internet, in quale Paese Maduro troverà rifugio sicuro se rovesciato dalla sollevazione popolare? La stessa domanda viene posta ora sul presidente ucraino Janukovich.
Le forze dell’ordine impediscono i molti tentativi di creare tensioni utilizzando la “tecnica di Maidan” e la “rilevante esperienza ucraina” per rovesciare il governo legittimo. Gruppi di giovani appositamente addestrati vengono utilizzati dopo esser stati arruolati a Miami, Costa Rica, Panama e altri Paesi. Decine di auto e autobus bruciati, blocchi stradali, barricate… Sempre più spesso i rapporti della polizia parlano di crimini immotivati, spari casuali contro i passanti, istigando il malcontento pubblico su un governo che non sarebbe in grado di fermare i criminali dilaganti. In precedenza tali tattiche furono usate in Messico dai cartelli della droga, ed ora sono affinate ulteriormente dalla Central Intelligence Agency degli Stati Uniti… Infine, vi è il coordinamento di attività volte a rovesciare i governi alleati di Venezuela, Ucraina e Russia. Potrebbe essere un tentativo di vendicarsi del fallimento in Siria?

582-1prkvH.St.84
La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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