Malaysian Airlines MH370 – Inside job II Parte

Aangirfan

849411Aeroporto Cotswold (già RAF Kemble), Regno Unito, 2012. Flickr/Airport-dataIl 26 ottobre 2012, vediamo il Boeing 737-4H6 della Malaysia Airlines por fine alla propria esistenza nel Regno Unito. Fu deviato a Gatwick per via della nebbia nella sua destinazione di Kemble. Abbiamo già sentito, di prima mano, come l’aereo volasse sulla sua rotta oblbigatoria. Così sappiamo che il team della Rolls Royce può dirci entro 30 metri dove i motori furono spenti, eppure non hanno mai detto una parola. L’accetto come prova che un’agenzia d’intelligence inglese sappia del destino del volo 370. Questo è un fatto“. Il Volo MH370 della Malaysia scomparso – Pagina 120

article-2589365-1C87F9EE00000578-69_634x350Un articolo suggerisce che il pilota dell’MH370 potrebbe essersi suicidato, ma il pubblico non si fa ingannare. Il pilota dell’MH370 sconvolto per la separazione dalla moglie
Commenti del pubblico al Daily Mail Online:
1. “Questo articolo s’incentra su affermazioni fatte da “Un caro amico che vuole rimanere anonimo” e “Una fonte dell’industria aeronautica che vuole rimanere anonima”. “Rimanendo anonimi non c’è modo di verificare se dicano la verità su chi siano, o se in realtà siano tirapiedi globalisti prestatisi alla disinformazione dei media per occultare i fatti.
2. “Scodinzoliamo? Voglio dire dopo quasi un mese si menziona che il pilota avesse divorziato  prima di salire sull’aereo e che ne era afflitto? Ma via!”
3. “Non ci sarebbe stato alcun bisogno di salire a 15000 piedi per depressurizzare l’aereo e far svenire i passeggeri. Lo stesso effetto sarebbe stato raggiunto alla normale quota di crociera, anche se l’ipossia avrebbe richiesto diverse decine di secondi piuttosto che pochi. Il pilota avrebbe dovuto saperlo, quindi perché perdere tempo con la salita? Inoltre, il transponder è stato spento, come hanno misurato con precisione l’altitudine del velivolo?
C’è una serie di ragioni per credere che il pilota dell’MH370 non si sia suicidato. Per esempio:
1. La rotta lungo i punti intermedi di navigazione non collima con la storia del suicidio.
2. L’esperto di aviazione australiano Neil Hansford accusa il governo malese di essere evasivo in merito a questioni quali le procedure d’imbarco e i passaporti rubati. Dice che i dati indicano che l’equipaggio dell’aereo ne sia coinvolto. Dailymail/News Sky
3. Prima del volo, il passeggero Paul Weeks si tolse anello nuziale ed orologio e li diede alla moglie con istruzioni rigorose di passarli ai figli se gli fosse successo qualcosa. L’aereo scomparso: ‘Già mi manchi’ – ultimo testo di Lost Kiwi/ I passeggeri delle Malaysia Airlines
4. “L‘annuncio che MH 370 era ancora in volo ed individuato sui radar malesi alle 08:11 indica che  la ricerca nel mare della Cina meridionale fu una perdita di tempo farsesca. Eppure qualcuno ha avuto questa informazione ed apparentemente ha lasciato che una ricerca inutile continuasse per quasi una settimana“. In altre parole, vi è stato il tentativo deliberato delle autorità di ingannare  il pubblico.

Etihad 777 flightIl 777/200 è un aereo ‘fly by wire’ con controlli che consentono alla CIA di teleguidarlo… La CIA assieme ai comandi militari ha… rintracciato il Volo 370, monitorandolo di continuo, monitorando l’assassinio dei suoi passeggeri, l’atterraggio, il rifornimento e sapendo esattamente dove si trova“. Volo 370, menzogna della CIA
Il 24 marzo 2014, il primo ministro malese Najib Razak annunciava che, sulla base delle analisi di dati satellitari della società inglese Inmarsat, l’MH370 delle Malayian Airlines era finito nell’Oceano Indiano meridionale, e nessuno a bordo è sopravvissuto. Come la società satellitare inglese Inmarsat ha rintracciato MH370
Nel 2006, un ex-collaboratore di Najib Razak, Abdul Razak Baginda, fu accusato di favoreggiamento dell’omicidio di Altantuya, l’ex-amante mongola. Abdul Razak Baginda e tre membri dell’unità antiterrorismo della Polizia malese che lavoravano per l’allora viceprimo ministro Najib Razak, furono arrestati per l’omicidio.

Altantuya

Altantuya

Altantuya aveva lavorato come traduttrice di Najib Razak su un ‘losco affare’ per l’acquisto di sottomarini dalla Francia. (Omicidio in Malesia) (2.1.1.1 accuse di corruzione per l’acquisto di sottomarini) Najib Razak ha studiato al Malvern College, una scuola privata nel Regno Unito, e presso l’Università di Nottingham nel Regno Unito. Poco prima del decollo, il pilota dell’MH370, il capitano Zaharie Ahmad Shah ricevette una telefonata da una donna misteriosa. La chiamata fu fatta con una scheda telefonica acquistata da una donna con documenti falsi. Il pilota dell’MH370 ha ricevuto una chiamata da una donna misteriosa/MH370: 23 marzo live – Telegraph/Una donna sconosciuta ha utilizzato un documento falso nell’acquistare un telefonino
Questa scoperta suggerisce un altro possibile legame tra il capitano Zaharie e la CIA. Shah era legato all’agente della CIA Anwar Ibrahim. Al momento dell’acquisto di una scheda SIM prepagata  in Malesia si deve compilare un modulo con il numero della carta d’identità o del passaporto. La polizia ha scoperto che la carta SIM fu acquistata ‘di recente’ in un negozio di Kuala Lumpur. Il 23 marzo 2014 si segnala che, stranamente, la moglie di Shah, Faizah Khan, non era stata ancora formalmente interrogata dalla polizia. Il simulatore di volo di Shah, sequestrato in casa sua, aveva certi programmi cancellati. Un programma gli permetteva di atterrare sulla base aerea USA di Diego Garcia. L’FBI ha preso l’attrezzatura relativa ai file cancellati. Il ministro della Difesa malese,  nonché ministro dei Trasporti responsabile della crisi MH370, è Hishammuddin Hussein, che presumibilmente è gay.

chuck_hagel_us_defence_secretary_hishammuddin_hussein_malaysian_defense_minister_640_001Il presunto gay Hishammuddin Hussein con il suo amico Chuck Hagel, segretario della Difesa degli Stati Uniti.

L’esperto di aviazione australiano Neil Hansford accusa il governo malese di non raccontare la storia completa di ciò che è successo. Ha detto a Sky News: “Trovo in ogni intervista con i malesi che c’è un bel po’ di vaghezza, negazione delle procedure di imbarco e controllo dell’elenco dei passaporti rubati, e continue incoerenze“. Secondo Neil Hansford: “Nulla di ciò che sento mi dice alcunché dei due passeggeri dai passaporti rubati” ha detto. “Se si dirigevano in  Germania, perché dovevano essere su un aereo malese per la Cina? Semplicemente non ha senso“.
Neil Hansford presidente di Strategic Solutions Aviation, dice:
1. Ciò che è successo all’MH370 non è stato un incidente.
2. Le prove indicano che l’equipaggio dell’aereo è coinvolto.
3. La scomparsa “è stata ben studiata e pianificata”.
4. Gli investigatori malesi non hanno mai avuto il controllo dell’incidente.
Daily Mail

ADF assistance to Malaysia Airlines MH370.Tony Ryals (Wolfblitzzer0) ci ha allertato su Paul Weeks, un passeggero sull’MH370. Il neozelandese Paul Weeks è un ingegnere meccanico di Perth, Australia. Prima del volo, Weeks si tolse anello nuziale e orologio che diede alla moglie con l’istruzione rigorosa di passarli ai figli se gli fosse successo qualcosa. La signora Weeks ha detto che suo figlio Lincoln di 3 anni le disse: “Sai papà è andato via… e sulla strada papà si è perso“. I media descrivono Weeks come un ex-soldato della Nuova Zelanda. Poco prima d’imbarcarsi sul volo MH370 volo, Weeks inviò un messaggio alla moglie dicendo che i loro figli significavano tutto per lui. I passeggeri delle Malaysia Airlines
Tony Ryals osserva che vi è un Paul Weeks ingegnere meccanico specializzato in Boeing 777. Paul Weeks – LinkedIn
E che dire del pilota e di sua moglie? Secondo quanto riferito, la moglie e i tre figli del pilota del volto MH370 Zaharie Shah sparì di casa il giorno prima del volo. Il pilota Zaharie Shah dell’MH370 Malaysia Airlines
Il pilota dell’ MH370 Zaharie Ahmad Shah era legato ad Anwar Ibrahim, che sarebbe un agente della CIA. Anwar Ibrahim, CIA, bar gay

diego-garcia-to-Iran01Secondo quanto riferito la CIA dispone di prigioni segrete a Diego Garcia.

Cinque grandi aziende di comunicazione tecnologica high-tech legate ai militari avevano dipendenti e dirigenti sulla lista passeggeri dell’MH370. Le aziende sono: “China Telecom, Business Machines Corp., Freescale di Austin, International Business Machines (IBM), ZTE Corp. e Huawei Technologies Co. In totale, 26 esperti di alta tecnologia sulla lista dei passeggeri”. Il dirigente di China Telecom Hualian Zhang, vicepresidente della rete pianificazione di Global China Telecom, appariva sulla lista dei passeggeri. Il dipendente della ZTE Li Yanlin, un ingegnere che fa parte del team di installazione e manutenzione attrezzature delle telecomunicazioni della società appare sulla lista dei passeggeri. La società di telecomunicazioni cinese Huawei, con legami militari, ha due dipendenti nella lista, ma ha rifiutato di identificarli”. Spie sull’aereo della Malaysia
La National Security Agency degli Stati Uniti (NSA) ha creato “porte” nelle reti gestite dalla società di telecomunicazioni cinese Huawei, secondo un rapporto. Il rapporto proviene da un documento dell’ex-contractor della NSA Edward Snowden e fu divulgato da New York Times e Der Spiegel. Huawei spia per la Cina, afferma l’ex-capo della CIA Michael Hayden. La Freescale Semiconductor, una società degli Stati Uniti, aveva 20 dirigenti a bordo del Malaysia Airlines MH370. Dodici erano malesi, mentre otto erano cittadini cinesi. Il 3 marzo 2014, appena cinque giorni prima che l’MH370 scomparisse, Freescale lanciava un nuovo elemento da guerra elettronica per i sistemi radar militari. Gli azionisti di Freescale includono gli investitori di private equity del il Gruppo Carlyle, i cui passati consiglieri inclusero l’ex-presidente USA George Bush Sr e tra i cui investitori in passato vi era la famiglia bin Ladin. Aereo malese: 20 a bordo lavoravano per la guerra elettronica…
Secondo quanto riferito, “i 20 nerd tecnologici a bordo capita che lavorassero per la Cina nella progettazione ‘classificata’ dei principali software di controllo per calcolatori di bordo/internet, di cui trasportavano l’hardware adatto sull’aereo… Il jet sarebbe atterrato a Diego Garcia, e l’hardware e il software scaricati con i nerd“. Il Volo MH370 scomparso della Malaysia – pagina 83 – David Icke

diego_garciaIl 20 marzo 2014, un funzionario della ricerca e soccorso australiano ha detto che aerei furono inviati a controllare due oggetti eventualmente legati al volo scomparso delle Malaysia Airlines, avvistati su immagini satellitari nell’Oceano Indiano a circa 2500 chilometri a sud-ovest di Perth. Fu previsto che “il relitto dell’aereo sarebbe stato poi attentamente depositato (presumibilmente da un aereo) lontano da Diego Garcia…Dirottato verso gli USA?
Da Diego Garcia agli USA? “Se supponiamo che l’aereo sia stato dirottato a Diego Garcia, è ragionevole supporre che l’aereo e i suoi passeggeri non sarebbero stati trattenuti lì a tempo indeterminato“. Il Volo 370 della Malaysia Airlines dirottata a Diego Garcia e poi in South Carolina?
Se dobbiamo seguire la logica di alcuni teorici della cospirazione che seguono questo e altri forum, l’aereo e i suoi passeggeri sarebbero volati verso la costa orientale degli Stati Uniti, sopra l’Oceano Atlantico per sfuggire al controllo (e relativamente meno distante). Certo, la livrea dell’aereo sarebbe stato ridipinta. Il relitto dell’aereo sarebbe poi stato attentamente depositato  (presumibilmente un aereo) lontano da Diego Garcia… Quattro giorni dopo la scomparsa dell’MH370, una curiosa esercitazione ebbe luogo nelle coste sud-orientali degli Stati Uniti. “Aerei da caccia avrebbero ‘scortato’ un aereo.” Dirottato verso gli USA?
I membri della Carolina Air National Guard del Sud conducono un’esercitazione della difesa aerea lungo la costa. Il sergente maggiore della Guardia Edward Snyder dice che le persone potrebbero vedere jet da combattimento scortare un aereo civile sulle aree di North Charleston e Myrtle Beach.” La SC Air National Guard pianifica esercitazioni costiere
MH370: l’ambasciata indonesiana deplora l’articolo di Utusan Malesia. Carolina Mason lo collega all’attentato del centro commerciale in Kenya

map_of_diego_garciaGli investigatori hanno scoperto che Diego Garcia è uno dei 5 aeroporti nell’Oceano Indiano caricati nel simulatore di volo del capitano Zaharie Ahmad Shah. Base militare statunitense e aeroporti dell’Asia meridionale nel simulatore del pilota dell’MH370
Diego Garcia è una base militare degli Stati Uniti. Il simulatore del capitano Zaharie Ahmad Shah è stato rimosso da casa ed è stato rivelato oggi che i dati furono cancellati.

tumblr_inline_n2kagsCjSF1suyqf0E’ chiaro, controllando la rotta SIA68, che l’MH370 si è accodato sulla scia di SIA68 alle 18:00 UTC circa, e nei successivi 15 minuti l’ha seguito… il Volo 68 delle Singapore Airlines l’ha proceduto sul Mar delle Andamane nel Golfo del Bengala e, infine, nello spazio aereo dell’India… E’ mia convinzione che MH370 probabilmente seguiva la scia SIA68 sullo spazio aereo di India e Afghanistan...” Il volo 370 delle Malaysian Airlines scomparso dietro il SIA68/SQ68

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nashya-chan: come distruggere con un tratto di matita la propaganda BAO (Blocco Americanista-Occidentalista)

Alessandro Lattanzio, 26 marzo 2014

Natalia_Poklonskaya_by_phanc002Con la nomina del nuovo procuratore generale della Repubblica Autonoma di Crimea, Natalija Pokhlonskaja, Mosca infligge un notevole colpo alla propaganda mediatica occidentalista-hollywoodiana rappresentata dall’orridume delle Femen, le cubiste dell’imperialismo del XXI secolo, che i loro referenti e mandanti (e mezzani), Radio Free Europe/Liberty (ovvero la CIA) e George Soros, finanziatore di ogni golpe colorato mascherato da carnevalata giovanil-democratica, nonché loro agente presso i mass media occidentali, soprattutto presso organi come MTV (finanziata da Soros stesso) e RAI3/TG3, utilizzano per spacciare in modo mirato e sistematico presso il pubblico o segmenti specifici del pubblico occidentale, la paccottiglia vomitata dai ‘pensatoi’ massmediatici anglosassoni. La pornografia integralista rappresentata dalle Femen, affiancata da un invertitismo sessuale/di genere elevato a modello totalitario di vita, sono le ultime armi mediatiche impiegate dall’industria della disinformazione occidentale/occidentalista. Armi, però, spuntate, poiché ideate per un pubblico esclusivamente occidentalista dal pensiero ottusamente occidento-centrico di cui sono preda le dirigenze atlantiste, della NATO e dell’UE,  impedendogli antropologicamente di comprendere che presso la vasta maggioranza del resto del mondo, al di fuori dei confini dei salotti più o meno alternativi della NATO/UE, le Femen vengono percepite semplicemente per quel che sono, delle prostitute, mentre il discorso integralista sull’omosessualità militante e interventista non può scalfire di certo gli ambiti socio-culturali esterni al Non-mondo occidentale. Si pensi ai viados e ai transgender presenti e accettati in realtà come il Brasile o la Thailandia. Figurarsi quale sconvolgimento potrebbero mai procurare in queste regioni le chiacchiere sul ‘matrimonio per tutti’ e altra consimile réclame televisiva. E in certe regioni, in Africa od Oceania, per esempio, merito anche dell’ideologia religiosa americanista spacciatavi, essere di gusti sessuali alternativi è realmente un gravissimo rischio.
Tornando su Nashya-chan, infatti, il fenomeno che in questi giorni la vede oggetto dell’interesse degli ‘otaku’ di tutto il mondo è merito, non a caso, dei giapponesi, che nonostante la presenza materiale degli USA nel loro Paese, sono riusciti a produrre un sistema massmediatico e culturale nazional-popolare autenticamente indipendente e distinto dalla macchina disinfo-mediatica di Hollywood.
Se l’imperialismo culturale americanista ha deciso d’incentrare il proprio apparato sull’immagine ‘realistica’ degli esseri umani (o meglio, sulle figure degli attori che interpretano film, telefilm, soap opera), in realtà riflettendo solo una stilizzazione oltraggiosamente appiattita e schematica dal gretto scopo utilitaristico, nemico/amico, american/unamerican sul piano politico, o per segmenti di mercato sul piano economico; in Giappone, invece, si è deciso di puntare sull’animazione. Sebbene la potente industria degli Anime del Giappone sia nata negli anni ’60, essa si basa su un retaggio ultrasecolare. In Giappone è assai diffusa la produzione dei Manga, la formula locale dei fumetti occidentali, ma dal carattere assai più libero e democratico poiché non si tratta soltanto si usufruire della produzione, ma di parteciparvi direttamente. Gli autori di Manga in Giappone sono migliaia; e a migliaia si cimentano nella realizzazione di tali serie non solo nel disegno dei personaggi, ma anche nella sceneggiatura e nella elaborazione caratteriale dei personaggi, spesso, quasi sempre, molto più profondi e umani delle macchiette hollywoodiane spacciate dai media occidentalisti. Umani a una dimensione contro personaggi disegnati che assumono quadridimensionalità grazie ai loro creatori ed autori, che come detto, sono gli eredi di una pratica ultrasecolare. Il Giappone dal 1608 al 1868 visse in pace, senza partecipare a guerre o subire particolari tumulti. I samurai, disoccupati, quindi iniziarono a posare la katana per dedicarsi ai libri, a studiarli e a scriverli. La lettura divenne un’occupazione nazionale e popolare. Ed oggi, come già indicato, questa tradizione si riflette sugli autori di Manga (i mangaka); e i Manga a loro volta sono alla base del 90% degli Anime (le animazioni) prodotti in Giappone. Come detto, l’imponente industria dell’animazione giapponese nacque negli anni ’60, anche con un indiretto imput sovietico, ma è esplosa nel 1995, quando l’industria subì un notevole processo di ristrutturazione, infatti da allora sono stati prodotti oltre 3000 serie di Anime, su un totale di circa 6000 serie prodotte in 50 anni.
E Nashya-chan, Natalija Pokhlonskaja, che c’entra?
Natalia-Poklonskaya6x Quasi sempre, le protagoniste oggettive e soggettive dei Manga/Anime sono le ragazze, le donne. Ovviamente la donna concepita nel pur moderno Giappone contemporaneo, difficilmente riflette l’idealtipo occidentalista, men che meno oggi, anche nei casi più estremi, quando si tratta perfino di guerriere terrestri o aliene, soldatesse di eserciti immaginari, o meno, raffigurate nella panoplia quasi infinita di caratteri e generi presenti nella produzione dei Manga/Anime: in sostanza il personaggio, donna, ma anche uomo, perfino nelle controfigure malvagie, viene sempre tenuta nell’ambito della dimensione umana, al contrario dei personaggi-monstre hollywoodiani. Quindi, una figura come il Procuratore Generale di Crimea Natalija Pokhlonskaja, non poteva non attrarre l’interesse dei mangaka del lontano Giappone dal tradizionalismo futuristico. L’aspetto di donna in divisa, con poteri, ma che apparendo con netta immagine di donna, resta nella sua dimensione umana. E’ questo che ha intrigato la produzione nazional-popolare giapponese, riflessa poi sul sempre più ampio pubblico mondiale dei Manga/Anime. Una fortuna che riguarda l’estranea Pokhlonskaja e che invece ignora le laide professioniste dell’immagine quali Femen, Madonna, Lady Gaga o Mily Cyrus, il cui squallore mai concederà loro l’onore di divenire acclamati personaggi dell’universo Manga/Anime. Quindi non a caso proviene dall’oriente questo notevole colpo mediatico del mondo multipolare, oramai sempre più esausto dell’invasione mediatico-disinformativa hollywoodiano-atlantista.

Il viso fresco di Poklonskaja, che parla alla stampa circondata da microfoni ha ispirato i fan-art giapponesi e russi. La maggior parte delle immagini sono disegnate nello stile manga enfatizzandone grottescamente l’aspetto “simpatico” o “kawaii” di Pokhlonskaja. Dopo la prima apparizione sul repository mangaka giapponese Pixiv, le immagini si sono diffuse viralmente sui forum RuNet e imageboards, come Pikabu.ru, ispirandone varianti memetiche.
_natalia_poklonskaya__by_mikhailn-d7babnu L’11 marzo 2014, Pokhlonskaja è stata nominata Procuratore Generale della Repubblica Autonoma di Crimea e alla prima apparizione a una conferenza stampa definì i golpisti ucraini “diavoli di cenere“; il video venne caricato su YouTube. Non sapeva che avrebbe fatto sensazione su Internet, durante quella notte e nel lontano Giappone, dove non capendo una parola di ciò che diceva, sarebbe stata ammirata non per quello che era diventata, ma per come appariva. Infatti, il 13 marzo, il video venne ricaricato sul canale giapponese YouTubi News, ricevendo così 228000 visualizzazioni e 120 commenti nei primi quattro giorni. Il 15 marzo, il notiziario giapponese RocketNews24 postò diverse foto di Pokhlonskaja e riferì del fandom sul pubblico ministero formatosi tra i netizen giapponesi. Il 16 marzo, su Lowyat Forum venne creato un thread su Pokhlonskaja, indicandola come “nuovo procuratore sexy di Putin“, e il giorno seguente sulla pagina Facebook della comunità venne lanciata la pagina dal titolo “Natalia Poklonskaya“, con numerose foto ed illustrazioni del procuratore di Crimea. Nelle prime 20 ore, la pagina raccolse 1400 mi piace. Il 18 marzo, un thread su Pokhlonskaja fu creato nella pagina internazionale di 4chan la più importante comunità anglofona online del Giappone, con oltre 700000 messaggi al giorno emessi da circa sette milioni di visitatori quotidiani. “È assai più probabile vedere vecchi stoici con impressionanti uniformi sedersi dietro dei microfoni durante le conferenze stampa del mondo reale, piuttosto che attraenti giovani donne ai vertici militari/governativi, molto più abbondanti nel mondo degli anime. Nelle ultime stagioni ne abbiamo viste molte:
Premier New JOIR Sashinami Shouko (Valvrave)
Ammiraglio Ridgett (Suisei no Gargantia)
Tenente/Capitano Vicecomandante in capo Amane (Majestic Prince)
Direttrice Chouno Ami (Girls und Panzer)
Tenente Takamura Yui (Muv-Luv Alternative)”
Ma anche l’ex-premier ucraina Julija Timoshenko ebbe l’onore di esser oggetto di un anime, nel ruolo di boss mafioso:tymosh-animeFonti:
Rabujoi
Know Your Meme
IBTimes
Global Voices online

Cina chiave dell’ottimismo dell’Africa… e del rinnovato militarismo occidentale

Finian Cunningham, Strategic Culture Foundation, 03/02/2014

africaChinaC’è un nuovo ottimismo in Africa sul futuro luminoso dello sviluppo del continente. E in questo futuro la Cina gioca un ruolo chiave nel portare capitali d’investimento, infrastrutture, tecnologia e know-how. La Cina letteralmente aiuta a costruire il futuro dell’Africa. Mekonnen, un 19.enne   ingegnere meccanico etiope ritorna dalla capitale, Addis Abeba, nella città natale di Shire, nella regione settentrionale. “Ho molto fiducia nell’Etiopia e nell’Africa, sulla via di un promettente sviluppo”, dice Mekonnen. È il primo membro della famiglia ad andare all’università, e seduto sul bus con il suo computer portatile e lo smartphone, Mekonnen cattura lo sguardo e lo spirito ottimista dell’Africa moderna. La strada per Shire, quasi 1100 chilometri attraverso gli altopiani dell’Etiopia, è stata recentemente completata da una società di costruzioni cinese. Simili reti stradali, costruite da ditte cinesi, s’irradiano dal Addis Abeba collegando villaggi, città, regioni periferiche e Paesi vicini dell’Africa orientale. Solo pochi anni fa questi luoghi remoti e il loro popolo erano isolati. La Cina fornisce all’Etiopia le connessioni nelle telecomunicazioni con  telefoni cellulari e internet praticamente ovunque. La copertura delle rete deve ancora migliorare, ma i grandi benefici allo sviluppo sociale sono già elevati. Servizi pubblici, imprese e commercio, istruzione e strutture sanitarie sono solo alcuni dei settori migliorati in questi ultimi anni, attraverso la diffusione delle telecomunicazioni moderne.
Storicamente, Addis Abeba è la capitale diplomatica dell’Africa, la città sede dell’Unione africana, l’organizzazione che rappresenta le oltre 50 nazioni del continente. L’anno scorso ha visto l’inaugurazione della nuova sede dell’UA, un edificio che sovrasta il centro di Addis. Il finanziamento e la costruzione del nuovo complesso dell’AU sono un regalo del governo cinese per celebrare il 50° anniversario della fondazione dell’organizzazione. Un simbolo che la dice lunga sul partenariato strategico crescente tra Cina e Africa. Un altro importante progetto cinese ad Addis è la costruzione di una rete ferroviaria per la città. Ci vorranno altri due anni per completarla, ma enormi vantaggi nel trasporto andranno ai sei milioni di abitanti della città. Un collegamento anche stradale è in corso, tra la capitale etiope e Gibuti, a nord-est. Quest’ultimo Paese è strategicamente situato sul Corno d’Africa all’ingresso del Mar Rosso sull’Oceano Indiano. Questo snodo commerciale promuoverà il grande sviluppo economico dell’Etiopia, in gran parte grazie al coinvolgimento della Cina. La storia della partnership di sviluppo dell’Etiopia con la Cina è tipico di ciò che accade nel continente. Negli ultimi tre anni, la Cina avrebbe stanziato 100 miliardi dollari di investimenti in quasi ogni Paese africano. Le attività investite comprendono industrie del petrolio e del gas, infrastrutture civili come università, ospedali e trasporti, nonché una vasta gamma di attività minerarie. La famosa ricchezza mineraria dell’Africa è ciò che in gran parte spinse i colonizzatori europei al famigerato assalto all’Africa di oltre un secolo fa. Nonostante i decenni di sfruttamento rapace europeo, fin quando gli Stati africani ebbero l’indipendenza politica negli anni ’60, il continente possiederebbe ancora alcuni dei più grandi giacimenti di risorse naturali della Terra, come petrolio e gas, oro, argento, diamanti e molti metalli industrialmente preziosi come ferro, stagno, rame, molibdeno e tungsteno. Di particolare valore strategico sono le prodigiose riserve di minerale di uranio, il combustibile nucleare primario, in diversi Paesi africani.
Il coinvolgimento della Cina nello sviluppo dell’Africa si basa su una pianificazione strategica durevole. Con una popolazione in espansione di oltre un miliardo di persone, il governo di Pechino sa che deve assicurarsi l’approvvigionamento di materie prime anche in futuro. Vede giustamente l’Africa come fonte cruciale. Ma a differenza del retaggio europeo in Africa, basato su conquista militare, oppressione e sfruttamento spietato a senso unico, la Cina adotta l’approccio di un partenariato totalmente diverso, nel suo rapporto con l’Africa. Ciò riflette in parte la differenza  filosofico-politica ed etico-culturale, ma è anche un calcolo pragmatico della Cina per stringere un contratto strategico sostenibile con l’Africa. E gli africani apprezzano la reciproca opportunità di sviluppo offerta dalla Cina. Per decenni, l’Africa era sinonimo di povertà e di privazione. Questa definizione, dalle sfumature razziste, implicava che il continente nero fosse intrinsecamente arretrato. La realtà, tuttavia, è che la povertà dell’Africa è una manifestazione del sottosviluppo imposto dagli europei, derivante dalla natura del rapporto da sfruttamento intensivo. La nominale indipendenza politica dalle potenze coloniali europee non poteva superare l’eredità della povertà cronica imposta. Enormi ricchezze venivano semplicemente estratta dall’Africa dai colonizzatori europei con un trascurabile ritorno in investimento e sviluppo. La Repubblica dell’Africa Centrale ne offre un esempio classico. L’ex colonia francese ha una superficie equivalente alla Francia, ma una popolazione pari al sette per cento. Il Paese africano ha una ricchezza naturale abbondante in minerali e agricoltura. Eppure, anche prima della recente epidemia di conflitti, povertà e fame erano dilaganti. Nei decenni di dominio coloniale, i francesi hanno solo lasciato in eredità una sola strada nel Paese oltre la capitale amministrativa Bangui. La Francia ha saccheggiato questa colonia, come ha fatto altrove in Africa, con uno spericolato processo estrattivo delle materie prime. Gran parte dell’oro che si trova nel Tesoro Nazionale della Francia di Parigi proviene dalla Repubblica Centrafricana. La stessa eredità di sviluppo stentato e privazioni strutturali in Africa fu lasciata dalle altre ex-potenze coloniali europee. Inoltre, gli istituti finanziari occidentali, in particolare il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, aggravarono le catene coloniali dell’Africa con pratiche usurarie. Le disposizioni finanziarie predatorie avevano poco a che fare con un vero  sviluppo e più con la massimizzazione dei profitti di Wall Street o dei governi occidentali, intrappolando tali Paesi con debiti infiniti. Ciò provocò la corruzione tra le élite politiche africane, che esacerbò il sottosviluppo. In netto contrasto, la Cina ha iniettato liquidità in Africa con favorevoli termini di rimborso e volte allo sviluppo di infrastrutture specifiche. Gran parte della finanza cinese avviene sotto forma di sovvenzioni, operando in modo che gli imprenditori cinesi possano costruire un’università o una rete stradale in cambio di una concessione mineraria a detrimento dei concorrenti occidentali.
Gli africani comprensibilmente agiscono per fare sfruttare la ricchezza formidabile dei loro Paesi e per godere dei benefici di un sano sviluppo atteso da tempo. Gli africani vedono la Cina portare quel capitale d’investimento vitale di cui erano affamati da decenni a causa dell’eredità coloniale europea. Ma ora, grazie alla Cina, le regole del gioco cambiano rapidamente in favore dell’Africa. Non è un caso che le capitali occidentali cerchino segretamente di rinnovare la presenza militare in Africa. Su questo punto, i francesi sembrano essere avanti con quattro grandi interventi militari negli ultimi quattro anni in Costa d’Avorio, Libia, Mali e attualmente Repubblica centrafricana… Il pretesto dichiarato pubblicamente della “preoccupazione umanitaria” è una cinica copertura delle rivalità con la Cina sulle risorse naturali. Mentre i cinesi non hanno alcuna presenza militare in Africa e fanno affari in modo del tutto legale, le potenze occidentali ricorrono alle vecchie abitudini dei sotterfugi e del militarismo. Tuttavia, i tempi sono cambiati in modo significativo. Gli africani hanno imparato ad amare le lezioni della storia e sanno che i loro migliori interessi sono con la Cina e le economie asiatiche di Corea del Sud e Giappone.
Come Mekonnen, il giovane studente universitario, ha detto: “Tutti i Paesi africani hanno grandi ricchezze naturali e potenzialità, e la Cina ci fornisce quella possibilità di svilupparci che non abbiamo mai avuto”.

CinaAfrica1La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Premier che svelò i documenti Top Secret della NSA da morto

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 11.01.2014

11.siIn un’intervista con la rete reazionaria Fox News, l’ex-direttore della CIA James Woolsey disse che l’informatore dell’US National Security Agency Edward Snowden “dovrebbe essere perseguito per tradimento. Se condannato da una giuria di suoi pari, dovrebbe essere impiccato”. Woolsey, un convinto neo-conservatore, fu licenziato da direttore della CIA dal presidente Bill Clinton nel 1995.  Clinton credeva che Woolsey non fosse stato abbastanza aggressivo verso gli alti funzionari della CIA riguardo la faccenda dell’alto funzionario della CIA Aldrich Ames, scopertosi vecchio agente dell’intelligence sovietica. Alcuni addetti ai lavori della CIA ritengono che Woolsey pensava che se la CIA s’impegnava nella “caccia alla talpa” di massa, altri agenti, in particolare quelli leali ad Israele, Paese con cui Woolsey ha un sospetto stretto rapporto, sarebbero stati scoperti. Woolsey naturalmente è l’ultima persona al mondo il cui parere sul destino di Snowden dovrebbe avere credibilità. Tuttavia, il destino di Snowden pesa sui vertici del governo degli Stati Uniti… Alcuni della NSA credono che il presidente Obama dovrebbe offrire a Snowden l’amnistia, se l’informatore auto-esiliato si impegnasse a non rivelare altri segreti della NSA. La maggior parte degli esperti legali concorda sul fatto che una tale amnistia sarebbe discutibile per motivi giuridici e che potrebbe essere una trappola dell’intelligence, che agita una carota per attirare Snowden in una trappola e condannarlo a vita o, come Woolsey e i suoi amici neocon vorrebbero, su un lettino per l’esecuzione e l’iniezione letale. I sostenitori della NSA sostengono che Snowden abbia inflitto un danno irreparabile agli Stati Uniti e alla sicurezza nazionale dei loro alleati, svelando tra 50000 e 60000 documenti classificati della NSA. Tuttavia, ad oggi, nemmeno il due per cento del totale stimato di documenti è stato reso noto.
Nel 2006, un altro individuo svelò solo una piccola parte delle operazioni di sorveglianza della NSA e dei suoi partner dell’intelligence elettronica dei “Cinque occhi”, rivelando postumo informazioni classificate. Tuttavia, questo individuo, David Lange, ex-Primo ministro di uno dei Paesi dei Cinque occhi, la Nuova Zelanda, è morto nel 2005. Il 15 gennaio 2006, il Sunday Star Times of New Zealand riferì che tra i documenti archiviati del defunto del Primo ministro Lange vi era un documento di 31 pagine, il TOP SECRET UMBRA HANDLE VIA COMINT CHANNELS ONLY del Government Communications Security Bureau (GCSB) della Nuova Zelanda e relativo alle intercettazioni delle comunicazioni per conto della National Security Agency (NSA). Le intercettazioni riguardavano Sud Pacifico e Antartide. Il GCSB aveva due grandi stazioni d’intercettazione delle comunicazioni a Waihopai e Tangimoana. Waihopai, il cui nome in codice era IRONSAND, intercettava comunicazioni satellitari straniere trans-Pacifico. La relazione annuale 1985-1986 del GCSB dichiarava che tra gli obiettivi della sorveglianza vi erano i dispacci diplomatici delle Nazioni Unite. Il rapporto afferma inoltre che i compiti principali del GCSB erano tradurre ed analizzare “la maggior parte del traffico raccolto… (proveniente) da GCHQ/NSA”. Il GCHQ è il Quartier generale governativo per le comunicazioni della Gran Bretagna, l’agenzia incaricata dalla NSA di condurre “operazioni” d’intercettazione presso le delegazioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in previsione dell’invasione statunitense dell’Iraq. Il memo delle operazioni della NSA fu svelato alla stampa inglese dall’analista della GCHQ Katharine Gun. Le procedure penali contro Gun furono successivamente abrogate.
Con la rivelazione della classificazione UMBRA da numerose fonti, la NSA ne abbandonò l’utilizzo. Fu sostituita da categorie quali “TOP SECRET/COMINT/NOFORN” e “TOP SECRET/COMINT/X1”. Il rapporto della Nuova Zelanda afferma inoltre che i compiti del GCSB includevano “le relazioni d’intelligence sui messaggi telex provenienti dal Sud Pacifico e trasmessi via collegamenti satellitari”. Aggiungendo che le segnalazioni “aumentarono nel corso dell’anno… Un totale di 171 segnalazioni furono pubblicate riguardanti Salomone, Fiji, Tonga e le organizzazioni internazionali che operano nel Pacifico. Il traffico grezzo di queste segnalazioni veniva fornito dall’US National Security Agency (NSA)”. Il rapporto aveva anche rivelato che 238 rapporti d’intelligence del GCSB sui cablo diplomatici giapponesi, intercettati utilizzando “il traffico grezzo di GCHQ/NSA”, furono ostacolati dal nuovo sistema di codifica giapponese. “L’adozione del governo giapponese di un nuovo efficiente sistema di cifratura ha ridotto seriamente le analisi del bureau”, afferma il rapporto. Il GCSB “faceva affidamento sull’acquisizione e la trasmissione dal GCHQ delle intercettazioni satellitari dal Pacifico francese” per la traduzione e l’analisi del GCSB. Il traffico diplomatico cinese intercettato da NSA e GCHQ veniva inviato anche al GCSB per l’analisi e la traduzione. La relazione afferma che gli obiettivi di Tangimoana nel 1985 e nel 1986 erano “le attività civili, navali e militari francesi nel Sud Pacifico; civili francesi in Antartide, diplomatiche vietnamite; nordcoreane ed egiziane; commerciali e scientifiche sovietiche; civili sovietiche nell’Antartico; di pesca sovietiche; navali argentine; civili non-sovietiche nell’Antartico (comprese le comunicazioni indiani e polacche), diplomatiche della Germania orientale, giapponesi, filippine; delle Forze Armate sudafricane; diplomatiche laotiane (e) delle Nazioni Unite”. Inoltre, la stazione della Nuova Zelanda di Tangimoana ricevette 165174 messaggi dai suoi obiettivi, ottenendo “un incremento di circa 37000 dal 1984/85”. Il rapporto aggiunge, “i rapporti sul target sovietico sono aumentati del 20% rispetto all’anno precedente”. Il GCSB fu anche responsabile delle intercettazioni delle comunicazioni di Nuova Caledonia e Polinesia francese (entrambi territori francesi), Vanuatu, Kiribati, Nauru e Tuvalu. Poiché Waihopai intercettava il grosso del traffico Intelsat del Pacifico, le comunicazioni delle Samoa statunitensi (i cui abitanti sono cittadini statunitensi) sarebbero state a disposizione della NSA e degli altri Cinque Occhi, ma per via del ruolo di leader operativo della rete dei Cinque Occhi della NSA, la Nuova Zelanda e similmente Australia, Gran Bretagna e Canada non avevano accesso all’intelligence della NSA o di Waihopai/IRONSAND. L’intelligence comprendeva intercettazioni delle comunicazioni da Niue e Isole Cook (territori della Nuova Zelanda), Norfolk Island (territorio australiano) e Samoa (Samoa Occidentali).
Lange ha sempre creduto che la sua agenzia SIGINT, GCSB, su ordine della NSA e degli statunitensi, fosse poco chiara sulla sorveglianza delle comunicazioni nel Paese. I suoi timori incontrarono quelli del Primo ministro australiano Gough Whitlam quando chiesero agli statunitensi della natura esatta delle loro basi in Australia, tra cui la grande struttura in Alice Springs. Lange e Whitlam furono entrambi dimessi con un “golpe costituzionale” concepito da CIA e NSA. Il  documento sullo spionaggio della GCSB di Lange è molto simile ai documenti del Centro Comunicazioni del Governo Inglese (GCHQ) diffusi da Snowden e intitolati “Bude Sigint Development Reports”. Il documento della GCHQ indica le intercettazioni GCHQ/NSA della base del GCHQ di Bude, in Cornovaglia, nome in codice CARBOY, e della base TIMBERLINE della NSA di Sugar Grove, Virginia occidentale sulle comunicazioni di Muhammad Ibn Chambas, funzionario della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS); di varie corporazioni di Pechino, dell’ONG Medici del Mondo (Medecins du Monde), dell’UNICEF di Ginevra e dell’Istituto delle Nazioni Unite per la ricerca sul disarmo, delle imprese francesi Thales e Total, dell’ambasciata tedesca in Ruanda, del team di sicurezza della Skype estone, di un ambasciatore francese, del commissario anti-trust dell’Unione Europea Joaquin Almunia, del Primo ministro israeliano Ehud Olmert, dell’Istituto di Fisica presso l’Università Ebraica di Gerusalemme, del ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, dei ministeri tedeschi a Berlino, delle comunicazioni tedesche verso Turchia e Georgia, e del Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite (guidato da uno dei successori del Partito Laburista del primo ministro Lange, Helen Clark).
Che siano le rivelazioni di Lange del 2006 o di Snowden del 2013, i documenti trapelati dell’alleanza spionistica anglo-statunitense dimostrano solo una cosa: grandi e piccoli vengono spiati solo perché comunicano qualcosa che gli intercettatori delle agenzie d’intelligence vogliono sentire. Non ci sono quasi attività antiterrorismo o anche presunto controspionaggio. E’ lo spionaggio a vantaggio dello spionaggio.

nsa_waihopaiLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’alleanza Russia-India-Cina è un’idea necessaria

Rakesh Krishnan Simha RIR 24 ottobre 2013

Vladimir Putin, Chinese Xi Jinping, Manmohan Singh,L’economista e primo ministro dell’India Manmohan Singh è solitamente economico con le parole, ma ciononostante offre l’indizio che qualcosa succede nei BRICS. A Mosca ha ringraziato la Russia per il sostegno all’India, quando “i nostri amici erano pochi“. Il giorno dopo a Pechino ha detto, “La Cina è il nostro grande vicino.” Questo è lo stesso Premier che nel settembre 2008, poche settimane prima che George W. Bush lasciasse la carica da presidente statunitense più impopolare a memoria, “Il popolo dell’India ti ama.” Non importa se Singh fosse semplicemente gentile o se davvero non avesse idea di cosa stesse dicendo. Quello che conta fu che il Primo ministro mostrò scarsa capacità di giudizio, mostrando agli statunitensi le sue carte.

Fare le mosse giuste
Ma a Pechino, le parole di Singh hanno suscitato quello che è forse l’affermazione più significativa mai fatta sull’India dagli imperscrutabili cinesi. Quella India-Cina, ha detto il premier cinese Li Keqiang, è la “più importante amicizia bilaterale del mondo“. Non è una semplice dichiarazione, ma uno spostamento tettonico. In realtà, il suggerimento che l’atteggiamento di Pechino verso l’India si stesse ammorbidendo era evidente nell’inedito editoriale su China Daily dell’anno scorso: “La questione dei confini è solo una piccola parte delle relazioni Cina-India.” Il giornale, che riflette la politica ufficiale della Cina, continuava dicendo che i due Paesi sono “partner cooperativi, rivali non competitivi, in quanto hanno molto più in comune che differenze“. I due Paesi hanno firmato un accordo sui confini che la parte cinese ha descritto documento legale da “pietra miliare” nel regolare il comportamento delle truppe di entrambe le parti.

Tripla Intesa
L’arrivo a Pechino lo stesso giorno dei primi ministri di India e Russia, spinse gli strateghi politici a domandarsi se il presidente cinese Xi Jinping stesse cercando di sviluppare una nuova alleanza. Secondo il taiwanese China Times Group News: “L’ex primo ministro russo Evgenij Primakov ebbe per primo l’idea di un’alleanza trilaterale tra Russia, Cina e India negli anni ’90, con un importante passo avanti verificatosi nel luglio 2006 al G8 di San Pietroburgo, quando sul momento il Presidente Vladimir Putin organizzò un incontro tra i leader dei tre Paesi“.

Sindrome cinese
La Cina ha le sue ragioni per cercare conforto nella compagnia di India e Russia. Nonostante la sua spettacolare crescita economica e le alte spese militari, il gigante asiatico sente la pressione della strategia del contenimento dell’occidente. Il Perno asiatico degli USA vede intere flotte dell’US Navy, che una volta pattugliavano gli Oceani Atlantico e Indiano, dirigersi verso il Pacifico. L’enorme presenza di marines a Darwin, in Australia, è specificamente rivolta contro Pechino. La leadership cinese è quindi pronta a neutralizzare i piani statunitensi per imbottigliare le proprie ambizioni nella regione Asia-Pacifico. Pechino si rende conto che non importa quanto potente  diventi, da sola non può affrontare la potenza combinata di Stati Uniti, India e Giappone, con Taiwan, ASEAN e Australia che forniscono un importante supporto. Solo alleandosi con l’India e la Russia, ritengono gli intelligenti Han, daranno un vero scacco matto agli sforzi statunitensi per acquisire una posizione dominante nella regione.

Delhi disillusa
Il diplomatico statunitense Henry Kissinger ha detto una volta di India e Cina: “Serve al meglio ai nostri scopi avere strette relazioni con ciascun di loro, che piuttosto loro averne di reciproche.” Beh, Henry il tuo tempo è scaduto. L’India difficilmente sarà lieta di svolgere il ruolo di sceriffo degli USA in Asia meridionale. Sarebbe umiliante per un Paese come l’India, che aspetta di essere un grande giocatore nei prossimi decenni. La maggior parte degli indiani la crede destinata ad essere una grande potenza, mentre l’occidente si riduce a delle sacche isolate intorno il Nord America e l’Europa. Il declino dell’economia statunitense, che sembra eccessivamente dipendente dalle guerre, è un campanello d’allarme fastidioso per la cricca della Banca Mondiale che opera nel ministero delle Finanze indiano. Se il modello di crescita statunitense non può più nutrire gli statunitensi, come può funzionare per Paesi meno ricchi come l’India? Mentre le tradizioni democratiche occidentali non hanno portato benefici a gran parte del pianeta, il modello rivale di prosperità autoritaria abbracciata da Russia e Cina da i suoi chiari risultati. Gran parte della grande attività economica ha adesso origine in Asia. La grande novità da Pechino di questa settimana, è la firma di un accordo petrolifero da 85 miliardi di dollari tra Russia e Cina. Altre mega-offerte seguiranno mentre la Russia delinea dei gasdotti transcontinentali per alimentare le fameliche economie d’Oriente.

Gioco di potere
Un’importante spinta all’alleanza Cina-Russia-India darà vita alla tanto dormiente Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Mentre il BRICS è un gruppo economico, la SCO può diventare  un’alleanza militare pari alla NATO, che potrebbe scongiurare l’avventurismo occidentale o islamista in Eurasia. I media occidentali raramente mancano di evidenziare la natura eterogenea dei membri BRICS, in particolare l’infiammabilità del confine tra India e Cina. Nello stesso tempo, la SCO viene derisa come Club dei Dittatori. Con grande dispiacere dell’occidente, la cosa cambierà con l’ingresso dell’India che eliminerà l’immagine non democratica della SCO. Inoltre, una SCO militarizzata potrebbe eliminare la possibilità di un conflitto militare India-Cina, e forse anche India-Pakistan.

Rabbia rossa o specchietto per le allodole
Non tutti sono convinti che ci sarà la triplice alleanza. Zhou Fangyin, stratega globale presso l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, ha detto a Duowei News che le probabilità di un’alleanza Cina-Russia-India è prossima allo zero. La tempistica della Cina nel formare alleanze non è ancora quella giusta, ha detto Zhou, aggiungendo che le aree di cooperazione in questo momento sono estremamente limitate. Un altro ostacolo è il fastidioso, ma “sempiterno” amico della Cina, il Pakistan. Pechino ha firmato un trattato di amicizia con Islamabad, nel 2005, in modo che qualsiasi alleanza con l’India dovrà aspettare la scadenza del trattato nel 2015. In ogni caso, il Pakistan è più una merce di scambio da utilizzare contro l’India e gli Stati Uniti.

Necessità storica
Ma queste sono piccole questioni irritanti. Il quadro più grande è che l’India e la Cina non sono nemici naturali, e dopo che Pechino ha scaricato il comunismo negli anni ’70, non c’è neanche rivalità ideologica. Se l’India può accettare dei confini scarabocchiati attraverso l’Himalaya dai colonialisti inglesi, intenti a distruggere le civiltà di entrambi i lati di esso, una pace totale può aversi in Himalaya. Come al solito, le voci più equilibrate sulle relazioni India-Cina provengono dall’occidente. Taylor Fravel, professore associato di Scienze Politiche e membro del Programma di studi sulla sicurezza presso il Massachusetts Institute of Technology, ha dichiarato: “La Cina vede l’India quale potenza emergente che può aiutarla a limitare l’influenza degli Stati Uniti in varie arene, soprattutto nelle istituzioni internazionali“. Nel 2007, l’economista Angus Maddison aveva fatto una delle rivelazioni più sorprendenti del 20° secolo, con il suo studio finanziato dell’OCSE sull’economia mondiale. Ha detto che nell’anno 1001 dC, l’India era il Paese più ricco del mondo, rappresentando un terzo del PIL mondiale, seguita dalla Cina e dall’Impero Romano. Dopo gli assalti islamici, l’India cedette il primo posto alla Cina nel 1700, con i due che sommavano il 50 per cento dell’economia globale. Con il 1900, dopo che le potenze coloniali europee avevano spogliato entrambi i Paesi delle loro ricchezza e industria, la Cina e l’India scesero a circa il 3 e l’1 per cento rispettivamente.
La marea cambia. Potere finanziario, potenza manifatturiera e valore militare sono tutti in movimento in Oriente. Un’intesa India-Cina terrebbe il passo con questo sconvolgimento storico. Aggiungendo la Russia si accelererebbe tale processo.

L’appartenenza alla SCO potrebbe avvicinare l’India e il Pakistan
Boris Volkhonskij, RIR 18 ottobre 2013

U158P5029T2D639667F24DT20131024071731Ai primi di ottobre, durante la visita del ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid a Mosca, il suo omologo russo Sergej Lavrov ha sostenuto in modo inequivocabile la volontà dell’India di diventare membro a pieno titolo della Shanghai Cooperation Organization (SCO), dove attualmente l’India ha lo status di osservatore. Non v’è dubbio che la questione sarà discussa la prossima settimana, durante la visita di Manmohan Singh in Russia. La domanda che l’India (e il Pakistan) passino dallo status di Paese osservatore a membro a pieno titolo della SCO, fu emesso tempo fa. S’è sempre considerato (e in molti modi, questo era vero) che la Cina avrebbe inequivocabilmente supportato l’adozione del Pakistan, e la Russia avrebbe sostenuto la domanda dell’India. Nel 2011, durante una visita a Mosca del presidente pakistano Asif Ali Zardari, la leadership russa sostenne la volontà del Pakistan di diventare membro a pieno titolo dell’organizzazione. Sembrava che la questione dell’accettazione simultanea dei due Paesi dell’Asia meridionale alla SCO si sarebbe risolta molto rapidamente. Tuttavia, ciò non è ancora avvenuto e il problema si trascina in una serie di lungaggini burocratiche; nessuno si opponeva apertamente, ma non s’è visto un gran progresso.
Nel frattempo, l’importanza dell’adesione di India e Pakistan alla SCO (credo sia evidente a tutti che questi due Paesi possono essere accettati solo contemporaneamente) è ovvia, soprattutto in vista del ritiro delle truppe straniere dall’Afghanistan, prevista per la fine del 2014. Se i vicini dell’Afghanistan non vogliono che questo Paese diventi una fonte di continue minacce di terrorismo, estremismo religioso e traffico di droga, i Paesi di questa vasta regione, che copre una parte del Medio Oriente e dell’Asia centrale, meridionale e orientale in diversa misura, dovrebbero accettare la responsabilità dello Stato di cose in Afghanistan. È importante notare che sia l’Afghanistan che il vicino occidentale Iran siano anche essi osservatori della SCO, quindi il successo complessivo dipenderà dall’attività coerente nell’organizzazione. Quando si parla di Afghanistan e del ruolo dei Paesi vicini nella soluzione pacifica della situazione in questo Paese, dobbiamo ricordarci quanto segue. Sia l’India che il Pakistan hanno legami di lunga data con l’Afghanistan, ma ognuno di questi Paesi supporta diverse e, non è esagerato dire, opposte forze. Il Pakistan ha forti legami con i taliban, e l’India è praticamente l’avversario più implacabile dei taliban sulla scena mondiale. Pertanto, se ogni forza esterna (aggiungeremmo altri Paesi vicini, ognuno che aiuta certi gruppi etnici e religiosi in Afghanistan, ad esempio, l’Iran, Uzbekistan, ecc.) cerca di mutare a proprio vantaggio l’equilibrio di forze nella guerra che dilania il Paese, allora la situazione potrebbe svilupparsi verso lo scenario più sfavorevole, quello implementato in Afghanistan nei primi anni ’90, vale a dire una guerra a tutto campo. Deve essere chiaro che il gioco a somma zero è impossibile in Afghanistan, e tentativi di trarre benefici a spese dell’altro porteranno inevitabilmente ad una situazione negativa per tutti. Per impedirlo, c’è bisogno di una piattaforma autorevole, dove molte questioni controverse possano essere risolte in anticipo, in modo che l’interazione dei Paesi confinanti con l’Afghanistan possa caratterizzarsi nella cooperazione e nel coordinamento degli sforzi, piuttosto che nello scontro. La SCO è la piattaforma naturale e più conveniente per ciò.
La questione afghana è urgente e richiede la rapida adesione della SCO da parte dell’India, ma è solo uno dei tanti problemi della regione. Uno degli ostacoli che impediscono oggettivamente la piena partecipazione dell’India nell’organizzazione è la connettività con l’Asia centrale, dove si trova la maggior parte degli attuali membri dell’organizzazione. Vie terrestri dall’India al nord attraversano l’Himalaya o il Pakistan, con cui i rapporti sono scarsi, o attraverso l’Afghanistan, dove la guerra non cessa da diversi decenni e minaccia di continuare nel prossimo futuro. Tuttavia, dato lo status dell’Iran di osservatore della SCO e la sua possibile adesione a membro a pieno titolo in futuro, l’appartenenza alla SCO apre all’India grandi opportunità per promuovere un progetto quasi dimenticato come il corridoio dei trasporti Nord-Sud, che collegherebbe i porti della costa occidentale dell’India con i porti dell’Iran ed altri, attraverso una rete ferroviaria e stradale, con l’Afghanistan, Asia centrale, Caucaso del Sud, Russia e Nord Europa. L’attuazione di questo progetto non solo contribuirebbe a una maggiore integrazione dei Paesi di questa vasta regione, ma potrebbe anche disinnescare notevolmente le tensioni sull’Iran. Va anche notato come i vecchi conflitti tra India e Pakistan potrebbero influenzare l’interazione dei due Paesi nella SCO. Recentemente è stato osservato un miglioramento dei rapporti tra i due Paesi. Tuttavia, la questione del Kashmir non ha ancora perso la sua asprezza. Naturalmente, l’adesione di India e Pakistan nella SCO non influenzerà direttamente la risoluzione della controversia, mentre la posizione dell’India rimane la stessa, si tratta di una questione di relazioni bilaterali e l’impegno di terzi nella sua risoluzione è inaccettabile. Tuttavia, se guardiamo al futuro (anche molto distante), possiamo vedere che ogni possibile sviluppo di forme d’integrazione multilaterali può risolvere anche i problemi più vecchi e apparentemente irrisolvibili. Ricordiamoci delle questioni territoriali in Europa che portarono a due guerre mondiali. Eppure oggi, nessuno menziona le vecchie discussioni su Alsazia e Lorena, e la capitale dell’Alsazia, Strasburgo, è diventata la capitale di un’Europa unita. Naturalmente, le condizioni in Asia di oggi sono lontane da quelle esistenti in Europa alla vigilia della creazione dell’Unione europea. Ma ancora la storia non finisce domani.

L’autore è direttore del dipartimento del Centro Asia e Medio Oriente dell’Istituto russo di Studi Strategici.

Traduzioni di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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