Perché spaventarci con le armi chimiche siriane?

Pjotr Lvov (Russia) New Oriental Outlook 2 giugno 2013 – Oriental Review

Le ultime relazioni sulla confisca di due chilogrammi di gas Sarin, una potente neurotossina, in una base di Adana nella Turchia meridionale, a circa 150 km dal confine con la Siria, all’inizio di questa settimana, aggiunge rilevanza al commento perspicace di Pjotr Lvov, esperto sul Medio Oriente di New Oriental Outlook, su chi in realtà ci spaventa con le presunte armi chimiche siriane.

226498Le recenti dichiarazioni di alti funzionari degli Stati Uniti e di altri Paesi riguardo al possibile utilizzo di armi chimiche da parte della Siria contro i combattenti dell’opposizione, sollevano una domanda legittima, in favore ci chi fanno tali dichiarazioni, e perché vengono fatte? La sottosegretaria di Stato statunitense Wendy Sherman ha detto al Congresso che le armi chimiche sono state usate due volte durante il conflitto. Il segretario di Stato John Kerry ha detto in precedenza che c’erano prove che l’esercito siriano ha usato armi chimiche contro i ribelli. Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha anche lui detto di avere “prove” che il governo siriano ha utilizzato armi chimiche contro l’opposizione. In una sua intervista ai media statunitense Erdogan ha detto che negli ospedali turchi si curano pazienti feriti da armi chimiche in Siria. Ha categoricamente respinto l’ipotesi che le unità dell’opposizione abbiano potuto utilizzare armi chimiche.
Per cominciare, abbiamo bisogno di sapere che tipo di armi chimiche possieda Damasco e dove si trovano. Dopo tutto, la Siria è uno dei sette Stati che non hanno firmato la Convenzione 1993 che vieta le armi chimiche e anche se fino a poco tempo fa aveva ufficialmente negato il possesso di armi chimiche, esperti occidentali credono che abbia un arsenale di armi chimiche e biologiche. La Siria ufficialmente ha ammesso di possedere armi chimiche e biologiche per la prima volta il 23 luglio 2012. Damasco ha anche fatto sapere che poteva impiegarle come mezzo di difesa, se aggredita da potenze straniere. Poi ha ripetutamente detto che non le userà contro i propri cittadini in qualsiasi circostanza, anche se i membri dell’opposizione ne entrassero in possesso. Le autorità siriane successivamente hanno detto che i ribelli avevano occupato uno stabilimento chimico vicino a Aleppo ed espresso la preoccupazione che potessero utilizzare componenti per armi chimiche. Il ministero degli Interni siriano ha inviato una lettera al riguardo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e al Segretario Generale Ban Ki Moon. L’impianto in questione è, ovviamente, il Safira Plant presso Aleppo, occupato da Fronte al-Nusra affiliato al-Qaida. Questo impianto è specializzato nella produzione di idrossido di sodio e acido cloridrico. Notizie da Aleppo indicano che le truppe governative hanno ripreso l’impianto, ma il pericolo non è finito perché i ribelli avrebbero rubato quantità di agenti o componenti utilizzabili nella fabbricazione di armi chimiche, per poi usarli contro l’esercito o montare una provocazione. Ciò è evidentemente successo, ma gli Stati Uniti si sono affrettati a dire che sono stati utilizzati non da ribelli, ma dalle forze governative contro i ribelli.
Vorrei mettere in chiaro che le armi chimiche della Siria sono state sviluppate senza l’aiuto sovietico o russo, ma con l’aiuto dei Paesi che ora aderiscono all’opposizione anti-siriana, soprattutto Francia e Germania. L’arsenale di armi chimiche della Siria ha lo scopo di garantire la parità strategica con Israele, che possiede armi nucleari. La Siria vede le armi chimiche come componente essenziale delle proprie forze armate. Il suo programma per sviluppare armi chimiche è iniziato negli anni ’70 con il concorso attivo delle aziende dell’Europa occidentale, soprattutto tedesche e francese, e si basa su tecnologie dal duplice uso, in cui lo stesso impianto produce prodotti sia civili che militari. Così, la Siria ha iniziato a produrre il gas mostarda (un agente vescicante) e agenti nervini organofosforici che utilizzano le stesse materie prime e componenti chiave della propria produzione. La produzione di agenti e componenti chimici è concentrata in prossimità di Damasco, in impianti petrolchimici a Homs (VX), Hama (Sarin, Tabun e VX), Aleppo (nei pressi di Safira).
Quindi, chi ha bisogno di tale dramma sull’uso di armi chimiche? Una cosa è perfettamente chiara, se gli Stati Uniti avessero la prova che l’esercito siriano ha utilizzato armi chimiche, si sarebbero presentati al Consiglio di sicurezza dell’ONU già da tempo. Incidentalmente, neanche Israele, il Paese principalmente minacciato dalle armi chimiche siriane, ha presentato alcuna prova. Comunque periodicamente si lancia l’allarme che agenti per la guerra chimica potrebbero cadere nelle mani degli estremisti dell’opposizione siriana. In altre parole, Israele è preoccupato dall’opposizione islamista radicale, non da Damasco.
La risposta è ovvia. Il mondo ha già visto qualcosa di simile nel 2003, quando le ADM irachene, tra cui armi chimiche, furono utilizzate quale pretesto da Stati Uniti, Gran Bretagna e alleati per occupare quel Paese. Ma non trovarono armi di distruzione di massa (ADM) o programmi per svilupparle. Dieci anni fa, Washington e Londra nervosamente previdero che Saddam Hussein potesse usare armi chimiche. Tra l’altro, la produzione di armi chimiche per uso militare richiede una grande capacità industriale. Le comunità d’intelligence inglese e statunitense dissero a Bush e Blair che gli agenti tossici che Hussein usò nel 1988 contro i curdi nella città di Halabja avevano origine straniera. Esperti inglesi cercarono di scoprire da dove provenissero, ma rimase un mistero. Tuttavia Washington e Londra ritennero necessario attaccare l’Iraq, così dissero al mondo che era urgentemente necessario salvarsi dalle ADM irachene, armi chimiche incluse. Per cominciare, nel febbraio 2003, il segretario di Stato Colin Powell al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,  mostrò delle immagini di alcune inesistenti unità mobili presumibilmente utilizzate per la fabbricazione di armi chimiche e la fermentazione dei batteri dell’antrace, poi l’invasione dell’Iraq venne avviato in primavera. Per inciso, Powell poi chiese scusa al Consiglio di Sicurezza per il suo “show”, dicendo di esser stato fuorviato dai rapporti d’intelligence degli Stati Uniti. E i suoi “quadri” furono disegnati da alcuni studenti di Londra e passati alla CIA dagli inglesi come “prove”. Ora il vecchio spettacolo chiamato “Minaccia chimica da un sanguinario dittatore” è stato ripreso. Tipicamente, gli inglesi sono di nuovo tra i registi dello show, e fonti militari nei Paesi del Golfo Persico hanno fatto “trapelare” informazioni secondo cui tutte le armi chimiche sono state concentrate in cinque basi aeree e tenute sotto controlli speciali.
La guerra delle informazioni della televisione statunitense e britannica, e di al-Jazeera del Qatar, di conseguenza è stata rilanciata. Le agenzie stampa e i media elettronici hanno iniziato a parlare di quanto sia necessario fermare il “dittatore” siriano. L’isteria ha chiaramente un obiettivo, preparare l’opinione pubblica all’azione militare contro la Siria perché la Russia impedisce al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di adottare risoluzioni che diano il permesso d’imporre una no-fly zone nello spazio aereo siriano e di stabilire regioni protette umanitarie per i profughi in Siria. Senza un’aggressione militare diretta della NATO e delle diverse monarchie del Golfo Persico (Qatar e Arabia Saudita, disposti a finanziare l’invasione occidentale della Siria), l’opposizione non ha la capacità di rovesciare il legittimo governo di Assad. Così, il mistero delle armi chimiche siriane è facilmente risolvibile.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

BRICS: elementi di un Ordine Globale Emergente

D. Aurobinda Mahapatra, Stop NATO, Global Research, 10 Ottobre 2012

Il 25 settembre 2012, i ministri degli esteri dei BRICS si sono incontrati a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Tra i temi in discussione, quello che ha attirato l’attenzione si concentrava sulla questione della riforma delle Nazioni Unite, in generale, e sull’espansione del Consiglio di sicurezza, in particolare. Il Ministro degli Esteri russo aveva ribadito la posizione del suo Paese nel sostenere la candidatura dell’India a membro permanente del Consiglio. Durante le sessioni delle Nazioni Unite, un altro forum multilaterale comprendente India, Brasile, Germania e Giappone (G4) ha anch’esso supportato l’espansione del Consiglio di sicurezza dell’ONU, per renderlo un corpo veramente rappresentativo delle Nazioni Unite del Mondo. Non è una novità che sia stata fatta la richiesta internazionale di una riforma delle Nazioni Unite. In varie precedenti occasioni, i forum multilaterali come il BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), hanno sottolineato la necessità di un ordine internazionale più giusto ed equo.
L’organismo multilaterale ha ribadito che, se i vari attori globali non coordinano le loro azioni e cooperano per un mondo multipolare, il mondo probabilmente sarà testimone ulteriori caos e instabilità. In questo contesto, è importante analizzare l’efficacia delle Nazioni Unite nel condurre la politica internazionale verso la realizzazione dei suoi obiettivi più alti, adottati sessantacinque anni fa. La Carta delle Nazioni Unite ha rimarcato gli aspetti normativi della politica internazionale e ha proclamato che tutte le nazioni sono uguali e godono di dignità. La realtà ha dimostrato il contrario. L’ONU è attualmente considerata più come una sede per le chiacchiere o gli slogan, in cui i membri esprimono in modo estremo le proprie posizioni, come se fossero i soli sul piedistallo della verità, o come se fossero in una sorta campo in cui i rivali duellano. Inoltre, il potere decisionale è confinato ai membri dotati di veto. Mentre il numero dei membri delle Nazioni Unite è così ampio che include tutte le nazioni del mondo, meno uno o due, in realtà il processo decisionale è limitato a pochissimi. Ciò rappresenta la discrepanza fondamentale tra gli alti ideali espressi dall’augusta entità e il suo funzionamento effettivo. Come notava il filosofo indiano Sri Aurobindo, sottolineando la sua critica alla Società delle Nazioni (il predecessore dell’ONU) nel suo lavoro pionieristico ‘L’ideale dell’unità umana’: a meno che non vi siano vera parità e correttezza nel processo decisionale, gli organismi internazionali verranno meno, qualsiasi sia il modo in cui una sua adesione possa aversi.
La stessa critica vale anche per il funzionamento delle Nazioni Unite. E’ anche importante tenere a mente che il Mondo è cambiato in modo significativo fin dalla fondazione delle Nazioni Unite, nel 1945. Il motivo principale dietro la loro fondazione, nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, era impedire un’altra guerra catastrofica e mantenere la stabilità nel Mondo. Il Mondo allora non era libero dal colonialismo, dalla concentrazione del potere economico nel nord e dall’enorme asimmetria tra le nazioni sviluppate e in via di sviluppo. Dalla sua fondazione fino alla fine della guerra fredda, l’entità ha visto una politicizzazione viziosa tra le potenze rivali e l’uso della sua piattaforma per obiettivi di parte. La situazione è oggi diversa. In primo luogo, la guerra fredda è finita. In secondo luogo, l’ONU ha ampliato il suo ruolo non solo come meccanismo di prevenzione delle guerre, ma ha assunto grandi ruoli in materia di sviluppo umano, ambiente, diritti delle donne, ecc. In secondo luogo, altrettanto importante, l’asimmetria nella distribuzione del potere globale si è ridotta. L’ascesa dei BRICS certamente rientra in questo contesto. I paesi BRICS hanno sostenuto la diffusione della concentrazione del potere a livello globale, e al tempo stesso hanno fortemente sostenuto la riforma di organismi internazionali come Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, le Nazioni Unite e il loro Consiglio di Sicurezza. Ha sostenuto non solo il decentramento del potere politico, ma anche il decentramento del potere economico nella governance globale. I membri del BRICS, come l’India e la Cina, hanno fatto rapidi progressi nello sviluppo e rappresentano le voci emergenti del Sud del Mondo. Da qui, il crescente dibattito sulla governance globale appare saliente nel contesto dei paesi BRICS e di altri organismi multilaterali.
Nel discorso accademico, il concetto di governance globale ha recentemente ottenuto un ascendente. E’ positivo, nel senso che fa notare la crescente consapevolezza, in alcuni protagonisti mondiali, della natura ingestibile dei problemi globali, che si tratti dei cambiamenti climatici, o del fondamentalismo e dell’estremismo, dell’intolleranza religiosa o culturale, o delle crisi finanziarie. Questi problemi superano l’apparato di una singola nazione, per quanto potente possa essere. A meno che non vi sia un coordinamento tra i membri delle Nazioni Unite, i problemi emergeranno in modo sempre più scoraggiante, ogni giorno che passa. La mera proclamazione di un ordine globale equo non funzionerà. Si ha bisogno di due alternanze fondamentali nel processo di decisione globale. In primo luogo, accogliere le potenze emergenti fa parte del processo. In secondo luogo, corollario del primo, ci deve essere il riconoscimento che i problemi non sono nazionali o regionali, ma che anzi trascendono i confini degli Stati nazionali. Prendiamo il caso dell’Afghanistan. Dal 19° secolo, quando gli inglesi tentarono di sottometterlo  fino ad oggi, il problema afghano è una sorta di nodo gordiano che non soccombe alle azioni di una singola nazione, per quanto potente possa essere. Bisogna riconoscere che si tratta di un problema globale, quindi, si ha bisogno di sforzi globali. Simile è il caso del cambiamento climatico. E così è il caso del fondamentalismo e dell’estremismo religioso, o addirittura della pirateria marittima. Questi problemi globali richiedono un’ampia base per il processo decisionale internazionale, accomodante anche per le potenze emergenti del sud.
I BRICS possono svolgere un ruolo positivo nel contribuire alla correttezza dell’ordine globale. Il Ministro degli Esteri dell’India Ranjan Mathai, pur dichiarando il sostegno russo a margine delle Nazioni Unite, ha espresso che la politica indiana si “impegni attivamente verso i partecipanti ai negoziati intergovernativi per le riforme del Consiglio di sicurezza, e si adoperi per una prima espansione del Consiglio, sia ai suoi membri permanenti che non permanenti.” Il G4 ha anch’esso seguito la stessa linea, sostenendo la necessità di “imprimere unanimemente maggiore slancio politico e cooperazione, per dare impulso al processo di riforma” delle Nazioni Unite. Si può sperare che la riluttanza di alcune potenze verso questo processo di riforma, decada al più presto. Questo, infatti, è l’imperativo emergente della governance globale nel 21° secolo.

L’autore è un commentatore indiano. Le sue aree di interesse riguardano i rapporti India-Russia, i conflitti e la pace, e gli aspetti strategici della politica eurasiatica. Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’11 Vendemmiaio della Santa rivoluzione siriana

Fida Dakroub, Mondialisation.ca, 4 settembre 2012

Generale
E’ certamente bello servire il proprio paese, ma il merito di dirlo non è da disprezzare. In politica come in letteratura, sulla barricata come al computer, è possibile illustrarsi; e coloro che compiono delle belle azioni, come quelli che le scrivono, ottengono lodi. Tuttavia, secondo me, anche se non si arriva alla persona che scrive la storia, la stessa gloria di quello che la fa, il suo compito non è meno difficile. In questo senso, non è sufficiente che la narrazione storica risponda alla grandezza delle azioni storiche, ma deve anche salire al rango delle loro apoteosi, altrimenti i vostri lettori accuseranno la vostra scrittura come prosaica e semplicistica. Ciò richiede la necessità di presentare una storia gloriosa nel caso di un evento così maestoso come l’11 Vendemmiaio [1] della Santa rivoluzione siriana, ossia il secondo giorno del mese di ottobre 2011. Questo giorno è stato onorato dalla nascita di un patto sui principi costituzionali che avrebbe elaborato, per così dire, i contorni della Siria di domani.
Come introduzione, la maggior parte dei miei lettori mi pongono due domande che mi sono diventate familiari. Coloro che leggono regolarmente i miei articoli sulla Siria, chiedendomi perché quando parlo della cosiddetta “rivoluzione” siriana, da una parte, e della “coalizione” che si è creata tra l’imperialismo occidentale, l’islamismo del califfato turco e l’oscurantista dispotismo arabo, d’altra parte, usi delle denominazioni che non sono vendute nel mercato dei media, come ad esempio “Santa Rivoluzione” e “Santa Alleanza”.
La risposta alla prima domanda non necessariamente implica l’utilizzo di schemi metafisici o di astratte equazioni geometriche. Basta in questo contesto esaminare il discorso politico dei dirigenti atlantisti e arabi sulla Siria dopo gli eventi dei primi di marzo 2011, per indicare la “corona di luce” intorno la loro testa, e cogliere la “Santità” che irradia.
Per quanto riguarda la seconda domanda, è necessario specificare se sia davvero una semplice alleanza o coalizione, come quella che è stata fondata durante la Seconda Guerra del Golfo (1990 – 1991), quando le principali potenze imperialiste, e i loro subordinati arabi, entrarono in una coalizione globale, limitata nel tempo e nello spazio, cui finalità e obiettivi sono stati chiaramente definiti: detronizzare l’ultimo re di Babilonia, Nabucodonosor [2] Saddam Hussein, bruciare il suo tempio e mettere il suo popolo in cattività. La coalizione finiva una volta che aveva raggiunto i suoi obiettivi. Tuttavia, nel contesto della Siria, la realtà delle cose è diversa dai casi sopra menzionati, non si tratta qui di una coalizione di interessi ciclica e limitata nel tempo e nello spazio, ma piuttosto di una combinazione di interessi strutturale, radicata nel tempo e nello spazio, e che raccoglie, sotto la Sacra Veste [3], tutte le potenze imperialiste e colonialiste da un lato, e i loro subordinati dall’altra parte, come ad esempio l’Islamismo del Califfato Turco, il dispotismo oscurantista arabo islamico e le sue manifestazioni wahabite. In altre parole, lo Spirito Santo della reazione mondiale.
Così, la democrazia democratica, che si eleva così in alto sopra la massa araba, sentiva una infinita pietà per essa. Tanto la democrazia democratica ama la Massa araba, che le ha mandato il suo unico Figlio – la primavera araba – in modo che tutti coloro che credono in essa non siano perduti, ma che abbiano una vita democratica.

La visita di Davutoglu a Damasco, e il messaggio che ha consegnato
Infatti, dal primo giorno della guerra imperialista contro la Siria, ho concepito l’idea di scrivere, in frammenti distinti, la storia della Santa rivoluzione siriana, scegliendo gli eventi che sembravano degni di memoria. Tuttavia, per l’intensità della propaganda imperialista contro la Siria, e per la rinnovata protervia dei media, ho dovuto aspettare un paio di mesi affinché la cospirazione si precisasse e i congiurati si smascherassero, prima di poter raccogliere i dati pertinenti.
Tuttavia, all’inizio dell’agosto 2011, il processo della guerra imperialista contro la Siria prese una dimensione diversa, con la visita a Damasco del capo della diplomazia turca, Ahmet Davutoglu, che era arrivato nella capitale omayyade per portare un messaggio “determinato”, secondo il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan. Due mesi dopo, una folla di oppositori si riunì a Istanbul, battezzata la Mecca di tutti coloro che covano rancore contro il governo siriano, per creare una finestra politica dietro la quale si nascondevano i veri sceneggiatori e registi della Santa rivoluzione siriana. Così nacque il CNS.
A mio parere, questo evento ha segnato una svolta decisiva nella guerra imperialista contro la Siria, perché dopo il parto cesareo del CNS, i congiurati non nascosero il loro ruolo nelle violenze, e l’ingerenza arabo-atlantista negli affari interni di questo paese divenne oramai ufficiale e diretta. E’ stato proprio questo significativo evento che mi ha spinto a realizzare il mio progetto e a svilupparne il significato: trattare brevemente e con la massima precisione possibile la guerra imperialista contro la Siria.

Tra quali angosce il CNS è stato elevato dagli Arcangeli
Innanzitutto, si deve rilevare che la creazione del CNS e la dichiarazione del patto “di dignità e libertà”, come piaceva chiamarlo ai messia del CNS, è stata offerta a tutte le opposizioni estere, al coordinamento locale interno, ai Fratelli Musulmani, ai partiti curdi e assiri e a una serie di formazioni politiche e tribali. Così vi fu l'”Ascensione al Cielo” del Consiglio nazionale siriano (CNS), che ha riunito sotto lo stesso burqa gli islamisti salafiti, gli sciovinisti, dei cosiddetti comunisti, dei liberali borghesi e, senza dubbio, gli arrivisti, evidentemente. In questa folla, abbiamo visto per primi i wahhabiti salafiti demonizzare l’Occidente e le sue strutture sociali e culturali, rifiutando il popolo quale fonte del potere legittimo, perché per loro il cielo è l’unica fonte di tutto il potere; poi abbiamo visto i borghesi e i piccolo-borghesi liberali, affascinati dall’adempimento della democrazia occidentale borghese, dalle sue istituzioni politiche e sociali, credendo nell’esperienza occidentale come all’ultima forma di paradiso terrestre, cose che li mette contro ovviamente la precedente componente, quella dei Fratelli Musulmani; poi abbiamo visto i presunti marxisti “rivoluzionari”, disperati e dispersi ai quattro angoli del mondo, residui della guerra fredda e sottoprodotti della smembramento dell’Unione Sovietica, che si dissociano ideologicamente e discorsivamente dagli islamisti e dai liberali, e abbiamo infine visto gli sciovinisti arabi, curdi e assiri, tra i quali, da un lato abbiamo sentito le grida dei sciovinisti arabi nasseriani, semi-socialisti e semi-islamisti appellarsi alla Grande Nazione pan-araba, la cui istituzione richiederebbe necessariamente la distruzione delle minoranze etniche in Siria, in particolare dei curdi; tra costoro abbiamo sentito, dall’altra parte, i nazionalisti curdi festeggiare il Naurouz e gridare Evviva il Grande Kurdistan!, la cui istituzione, certamente, minaccerebbe l’unità della Grande Nazione pan-araba; tra questi e quelli abbiamo sentito anche l’etnia assira esaltare la Santa Assiria e il suo nume tutelare Assur, vero maestro di Ninive [4], le cui mitiche radici risalgono alla storia antica del secondo millennio prima della nostra era comune. In breve, era una straordinaria miscela di contraddizioni, la cui incapacità di incontrarsi su un solo punto comune ideologico non passa inosservato neanche a un plebeo [5] ripiegato sul suo Aventino [6].
Tuttavia, è stato proprio questo amalgama alchemico, sperimentato negli alambicchi dei centri di potere imperialista, che ha elevato gli oppositori della Siria a un livello superiore, al più alto stadio di sviluppo delle idee e pratiche rivoluzionarie, quella della Santa Rivoluzione siriana.
Certo, questi gentiluomini borghesi [7] del CNS condividono due punti comuni abbastanza fragili: 1) l’alloggio in Occidente, 2) l’assenza di un programma di riforme specifico. Per contro, si sono incontrati su un obiettivo: rovesciare il presidente Assad a qualsiasi costo, e dopo di lui che sia il diluvio, non importa il caos, non importa la distruzione del paese!
Infatti, il potenziamento del CNS, questo eroismo vanesio dei suoi membri privi di ogni modestia, l’ascesa al rango degli Arcangeli, questo trionfo momentaneo della forza brutale del terrorismo “universale” benedetto dall’Impero e dai suoi vassalli, tutto [8] è volto all’annientamento di ogni illusione e chimera sulla cosiddetta “rivoluzione” siriana, con la disintegrazione totale del discorso “filantropico” imperialista sulla sua natura pacifica, come sulla sua legittimità rivoluzionaria. Per contro, questa nuova creatura alla Frankenstein, questo Cerbero [9] non sarebbe stato utile che nel contesto di un’acutizzazione dell’aggressività contro la Siria.

Che cosa è successo al CNS e come si è trasformato in Cerbero
Fu proprio in questo periodo critico dello sviluppo della guerra imperialista contro la Siria, che il CNS si è trasformato in Cerbero, quando i suoi creatori rivoluzionari decisero di dichiarare un “patto di libertà e dignità” evocando spaventosamente gli spiriti delle grandi rivoluzioni europee del XIX secolo e la nascita dell’Islam alla Mecca, nel VII secolo, prendendone in prestito i nomi, gli slogan, i discorsi filantropici, le parole d’ordine sociali e politiche, e anche i costumi, per apparire come la nuova tappa della storia di questo travestimento rispettabile, degno per qualsiasi “rivoluzionario” che abbia creduto allo Spirito delle leggi di Montesquieu, al Contratto sociale di Rousseau e alla Giustizia sociale nell’Islam di Sayyid Qutb, e certamente, con il linguaggio preso in prestito dalla prima rivoluzione francese.
Burhan Ghalioun, Bassma Kodmani, Abdel Basset Sayda, tutti i 190 moschettieri del CNS, come pure i partiti nazionalisti curdi, una massa di tribù e di clan di beduini del deserto siriano, e i quarantaquattro di Ali Baba, tutti avvolti nel costume della prima rivoluzione francese, utilizzano una fraseologia presa in prestito dai filosofi dell’Illuminismo [10], con il compito di completare le idee rivoluzionarie, vale a dire il patto dell’11 Vendemmiaio; così Abdel Basset Sayda si è identificato con Robespierre, Bassma Kodmani si traveste da Danton e Burhan Ghalioun ha svolto il ruolo di Camille Desmoulins.
Inoltre, leggendo i principi della dichiarazione del CNS, diventa sempre più difficile liberarsi dall’idea persistente che gli autori di questo accordo “storico”, come la chiama il signor Ghalioun, abbiano l’intenzione di iniziare a scrivere un concerto per pianoforte in Si bemolle minore [11], glorioso quanto l’evento stesso da cui il patto è nato, la Santa rivoluzione siriana. Tuttavia, qualsiasi osservatore casuale, anche senza aver seguito ogni passo del cammino della Santa rivoluzione siriana nei corridoi delle potenze imperialiste, sospetterebbe che la rivoluzione sia destinata a un collasso inaudito. Bastava ascoltare, in questo senso, le urla di trionfo prive di pudore con cui questi signori del Consiglio nazionale siriano (CNS), allora presieduto da Burhan Ghalioun, avevano accolto, felicitandosi l’un con l’altro, gli effetti miracolosi dell’11 Vendemmiaio o del secondo giorno del mese di ottobre 2011.

Secolarismo, materialismo, islamismo, e quello che è divenuto il patto del CNS
Certo, annunciando la sua unificazione nel CNS, l’opposizione siriana aveva compiuto un passo decisivo verso la completa subordinazione alle potenze imperialiste. E’ stato sufficiente che il CNS ricevesse, il 10 ottobre, il sostegno del suo similare Consiglio nazionale di transizione (CNT) libico, per fare in modo che noi ci facessimo una prima idea del futuro che attenderebbe la Siria; e la sera stessa, il CNS ha ricevuto anche la benedizione dell’Unione europea (UE), che si era precipitata a salutare “gli sforzi della popolazione siriana per creare una piattaforma unita, chiedendo alla comunità internazionale di fare lo stesso”. [12]
In primo luogo, in questo patto grandioso, l’inevitabile dichiarazione delle libertà civili (libertà personale, libertà di stampa, di parola, di espressione, di associazione, di riunione, istruzione, culto, ecc.) viene presentato con una divisa costituzionale che la rendeva invulnerabile. Il patto, così sottilmente reso inviolabile, che potrebbe essere derivato dallo sviluppo storico delle idee rivoluzionarie, tuttavia aveva, come Achille, il punto vulnerabile non nel tallone, ma nella testa, o meglio nelle tre teste in cui si perdeva: 1) il discorso liberale borghese di Burhan Ghalioun, 2) il discorso islamista dei Fratelli musulmani, 3) il discorso socialista di alcuni residui della guerra fredda. Poi, come conseguenza di questo tripolarità discorsiva, ciascuna di queste libertà viene proclamata come diritto assoluto del cittadino siriano, ma con la condizione costante che non sia in contraddizione con la rivelazione divina, che si manifesta nel credo islamico dell’era Sahifa [13]. Poi l’inaugurazione di questo patto ha avuto inizio insistendo sul significato storico della “rivoluzione” siriana, che secondo gli autori del patto, metterà la Siria allo stesso livello delle nazioni civili. Infine, il patto termina con una truffa verso l’aspetto universale cosmopolita della Santa rivoluzione siriana, fedele alle anime immortali dei martiri. Prendiamo, per esempio, il primo principio del patto:
La rivolta-rivoluzione in Siria è un punto di svolta nella storia della società e dello Stato siriani. Compie, come tutte le rivoluzioni della “primavera araba”, un salto di qualità, un messaggio umano e un insieme di valori universali, che rappresentano le comuni aspirazioni del popolo siriano e la riconoscenza del sacrificio dei martiri“. [14]
A nostro parere, gli autori del suddetto principio danno grande importanza nel dimostrare la loro “realtà” come risultato logico e normale dell’evoluzione delle lotte rivoluzionarie in Siria, mentre prendono in prestito il linguaggio dal loro patrimonio marxista, e precisamente dal materialismo storico. Lo rivela la frase in prestito “salto di qualità”, dovuto evidentemente a un lungo processo di accumulazione di piccoli salti quantitativi. Tuttavia, tale principio preso in prestito dal materialismo storico, viene immediatamente seguito da un altro, il cui effetto di contrasto non poteva passare inosservato neanche a un apprendista rivoluzionario; perché siamo gettati dal vertice dell’era dell’illuminismo giù all’era dell’Hijrah. Improvvisamente ci ritroviamo in un ambiente disarmonico, quello della Mecca del VII secolo. Leggiamo il seguente principio:
Dal patto di Sahifa stabilito dal Profeta al suo arrivo a Medina, alle dichiarazioni dei diritti umani in tempi moderni, alleanze, accordi e contratti regolavano la vita comune tra i cittadini di uno stesso paese. Il loro contenuto è il passo necessario e indispensabile, soprattutto in tempi di cambiamento, transizione e costruzione. Le loro regole sono dei parametri di riferimento per la società nelle sue diverse componenti, e le basi di uno Stato che difende le libertà fondamentali e ne garantisce la sovranità. Queste regole sono immutabili, qualunque sia la maggioranza elettorale, politica o sociale. Nessuno di esse può essere omessa o parziale“. [15]
Senza dubbio possibile, prendendo la Sahifa come punto di partenza storico, il patto del CNS non solo reca con sé i semi della propria miseria, ma annuncia anche le sue vere intenzioni. Prima di ogni altra cosa, che cosa è il patto di Sahifa? Si tratta di un trattato di pace tra i musulmani, gli arabi non musulmani e gli ebrei di Medina. Il trattato è stato messo per iscritto e ratificato da tutte le parti, verso l’anno 622. Tuttavia, con la presenza più invasiva dei musulmani, le tribù ebraiche cominciarono a irritarsi. Fu l’inizio di un conflitto violento e sanguinoso tra le due comunità.
Ovviamente, il riferimento al Sahifa lascia la fedeltà della “Seconda Repubblica”, come promessa dal CNS, nell’ambiguità; e dei problemi si svelano qui: la Repubblica da dove riceverebbe la sua legittimità, dal popolo o dalla legge divina? Qui, l’amalgama non può essere realizzato, perché si negano reciprocamente, a meno che gli autori di questo patto abbiano voluto attuare i principi della Dialettica della Natura [16].
Meglio ancora, se la “Seconda Repubblica” riceve la sua legittimità dal popolo, ciò dovrebbe portare, sottinteso, a uno stato laico che non aderirebbe ad alcuna religione particolare, che si tratti di una maggioranza o di una minoranza. In questo caso, i Fratelli musulmani, fedeli al credo islamico, si troverebbero distinti nei confronti della società e dello Stato, cosa che porterebbe, ovviamente, a un nuovo conflitto, questa volta più violento e sanguinoso, tra gli islamisti e i moschettieri della “Seconda Repubblica”. Per contro, se la “Repubblica” ricevesse la sua legittimità dalla legge divina, come previsto con l’inserimento della Sahifa, qui tutto il discorso sui diritti umani, le libertà civili, la parità tra le varie componenti della società siriana, sarebbero solo chiacchiere, un dialogo tra pappagalli, perché in una situazione del genere, qualsiasi gruppo che abbia un credo diverso da quello derivante dalla legge divina, perderebbe l’una o l’altra delle libertà e delle dignità promesse dal patto delle “libertà e dignità” del CNS. Inoltre, i diritti umani e quelli delle minoranze (religiose, etniche, linguistiche, sessuali o emotive), non sarebbero al riparo dall’oppressione della Legge divina. Il destino delle minoranze cristiane in Iraq, dopo l’occupazione statunitense, massicciamente e sistematicamente eliminati da gruppi di fanatici, come pure gli attentai quotidiani contro i cristiani copti in Egitto, sono un buon esempio di quello che potrebbe essere il futuro delle minoranze etniche e religiose in Siria, non appena il CNS, con la sua tripolarità discorsiva, prendesse il potere.
Così, Damocle alzò gli occhi e vide una spada che pendeva su di lui, che era trattenuta da un crine di cavallo di Dioniso. [17]

Le disavventure del CNS
In ultima analisi, la creazione del CNS ha avuto un ruolo specifico, ma diverso da quella indicata sul Proskenion [18]. Non è un segreto qui che la dichiarazione dell’11 Vendemmiaio miri ad aumentare la pressione sul regime siriano e a portare la campagna contro la Siria a un livello più avanzato. La creazione del CNS mira a fornire anche alla Santa Alleanza una vetrina politica locale, dietro la quale si nascondono i veri congiurati. Inoltre, la Santa alleanza si rende conto fin dall’inizio che la Santa rivoluzione rimane estranea al popolo siriano, e che certamente è destinata alla sconfitta; questo ha creato la necessità di far uscire la Santa rivoluzione dall’impasse in cui si trova, dopo che non è riuscita a mettere radici nel paesaggio siriano. In questo modo, la Santa alleanza ha aumentato, infatti, la pressione contro la Siria e ha creato il nucleo di un futuro governo, che riceverebbe il riconoscimento dai paesi coinvolti nella Santa alleanza come “unico rappresentante legittimo del popolo siriano.”
Tuttavia, a un anno e mezzo della campagna imperialista, la Siria è ancora forte e resiste nell’arena del confronto, più determinata che mai a ottenere una vittoria decisiva, nonostante le atrocità e la barbarie della congiura.

Fida Dakroub, Ph.D
Per contattare l’autrice: FidaDakroub.net

Note:
[1] Il giorno di Vendemmiaio è il primo giorno del Calendario Repubblicano Francese. Corrisponde ai giorni (a seconda dell’anno) del periodo che va dal 22 settembre al 21 ottobre del calendario gregoriano. Così, l’11 vendemmiaio corrisponde al 2 ottobre.
[2] Nabucodonosor II fu re di Babilonia dal 604 al 562 aC. Deve la sua fama al fatto che ha governato il più grande impero mai dominato da Babilonia, dopo il duro assedio di Gerusalemme. Prese la città, bruciò il tempio costruito da Salomone e la casa del re, e conquistò il regno di Giuda. Condusse il popolo ebraico in cattività a Babilonia. Questo è riportato nella Bibbia, nel secondo libro dei Re.
[3] Galbiano (Galbios) e Candido (Candios), due patrizi di Costantinopoli fecero un pellegrinaggio in Terra Santa. Riposarono presso una vecchia ebrea di nome Anna che aveva in suo possesso il vestito di Maria, che aveva lasciato in eredità alla sua serva, il giorno della Dormizione.
[4] Ninive era una città antica dell’Assiria, nel nord della Mesopotamia. Fu un importante crocevia delle rotte commerciali che attraversavano il Tigri. Occupava una posizione strategica sulla strada principale tra il Mar Mediterraneo e l’altopiano iraniano, che le ha portato prosperità, diventando una delle più grandi città della regione.
[5] La plebe (latino plebs, plebis) è una parte del popolo (populus) romano, vale a dire, i cittadini romani distinti dagli schiavi. La plebe – i plebei – si opponeva ai patrizi o alla successiva nobilitas: questa è la parte del popolo che si opponeva all’organizzazione oligarchica della città. Nel linguaggio comune, la plebe è la popolazione.
[6] Il termine si riferisce ad un episodio della prima storia romana, nel 494 aC., durante la rivalità tra patrizi e plebei. È stato riferito da Tito Livio. Oggi, si dice di un uomo irritato, che ignora una situazione su cui non ha alcun controllo, o che si avvolge nel proprio orgoglio dopo un errore, ritirandosi sull’Aventino.
[7] “Le Bourgeois gentilhomme” è una commedia-balletto di Molière, in cinque atti, rappresentata per la prima volta il 14 ottobre 1670, alla corte di Luigi XIV al Chateau de Chambord dalla compagnia di Molière. Il borghese Jordan intende acquisire i modi degli aristocratici. Decide di ordinare un vestito nuovo, più in linea con la sua nuova condizione, e comincia ad imparare l’uso delle armi, la danza, la musica e la filosofia, tutte cose che gli sembrano essenziali per la propria condizione di gentiluomo.
[8] Uso classico del pronome indefinito “tutto” che viene utilizzato per recuperare e sintetizzare una serie di nomi usati in precedenza.
[9] Cerbero era il figlio di Echidna, dal corpo di serpente e il volto di donna, e di Tifone, spesso indicato come un mostro sputa fuoco, che persino gli dei dell’Olimpo temevano. La descrizione di Cerbero nella mitologia greca e nell’arte, lo rappresentava con tre teste, una criniera di serpenti come i capelli di Medusa e la coda di serpente.
[10] L’Illuminismo è una scuola di pensiero che va dagli anni 1720-1730 agli anni 1775-1785, durante il quale si sviluppa lo Sturm und Drang. Questo movimento intellettuale è spesso identificato con l’era dei Lumi.
[11] Il Concerto per pianoforte No. 1 in si bemolle minore, op. 23, di Pjotr Il’ich Chajkovskij fu composta tra il 1874 e il febbraio 1875. La partizione venne rivista durante l’estate del 1879 e di nuovo nel dicembre 1888.
[12] Radio Canada, 10 ottobre 2011. Il Consiglio nazionale siriano riceve ulteriore sostegno, 24 agosto 2012
[13] Il patto di Sahifa dichiarato dal Profeta al suo arrivo a Medina.
[14] Gresh, Alain. 7 ottobre 2011. Syrie, l’opposition à Damas. Le Monde diplomatique. 24 agosto 2012
[15] op. cit.
[16] Friedrich Engels aveva intenzione di scrivere un grande lavoro sulla dialettica nella natura. La prima idea di Engels era dimostrare, sotto forma di critica del materialismo volgare e sulla base della scienza più moderna, la contraddizione tra il pensiero metafisico e pensiero dialettico.
[17] Damocle è la figura chiave in un episodio della storia antica greca a cui si può fare riferimento, come la leggenda della spada di Damocle. Da questa leggenda deriva la frase “Avere la spada di Damocle sopra la testa“, usato per indicare “un pericolo costante che ci può piombare addosso“, come la spada della storia, “che in qualsiasi momento, la situazione è pericolosa.”
[18] Proskenion è il palcoscenico sul quale recitavano gli attori dell’antico teatro greco.

Dottoressa in Studi francesi (UWO 2010), Fida Dakroub è scrittrice e ricercatrice del “Gruppo di Ricerca e Studio sulle letterature e le culture francofone” (GRELCEF) presso l’University of Western Ontario. È un’attivista per la pace e i diritti civili. Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il terzo veto russo-cinese blocca la via alla terza guerra mondiale

Carla Stea, Global Research, 2 agosto 2012

Hanno mostrato solo arroganza, non sincerità.” Ambasciatore cinese Li Baodong, 19 luglio 2012, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

Dopo la prima Guerra del Golfo Persico, nel 1990-1991, autorizzata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con l’adozione della risoluzione 678, permettendo che “tutti i mezzi necessari” fossero utilizzati contro l’Iraq, le Nazioni Unite venivano sempre più spesso, e in senso peggiorativo, indicate come “una filiale del Pentagono degli Stati Uniti”. Dopo la serie di attacchi terroristici contro strutture delle Nazioni Unite negli anni successivi, Lakhdar Brahimi, inviato speciale delle Nazioni Unite ed ex ministro degli esteri dell’Algeria ha spiegato questa violenta ostilità contro le Nazioni Unite in una conferenza stampa, affermando che le Nazioni Unite non sono più considerate imparziali, ma sono ora percepite, in molte aree globali di conflitto, parte del conflitto.
Il 19 luglio 2012, per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite, un terzo doppio veto è stato rilasciato da Russia e Cina, impedendo alle Nazioni Unite di diventare una delle parti del conflitto in Siria, e ripristinando la legittimità delle Nazioni Unite quali organizzazione internazionale indipendente e imparziale, non più usata come strumento e dominata da uno Stato membro. Ancora più significativo, il terzo veto russo-cinese priva le forze USA-NATO della possibilità di chiedere che le loro azioni siano sostenute dalla comunità internazionale, e ha negato qualsiasi autorità morale per la successiva azione militare USA-NATO in Siria, e oltre, smascherando tale azione militare come una pura aggressione.
Il 19 luglio, l’ambasciatore cinese Li Baodong ha affermato, in una dichiarazione di voto:
Abbiamo sostenuto con forza il consenso tra i membri del Consiglio di Sicurezza tramite consultazioni. Tuttavia, il progetto di risoluzione S/2012/538 presentato da Regno Unito, Stati Uniti e Francia è in assoluta contraddizione con tali scopi … In primo luogo, il progetto di risoluzione è seriamente danneggiato, e il suo contenuto squilibrato cerca di mettere pressione su una sola parte. L’esperienza ha dimostrato che tale pratica non aiuterebbe a risolvere il problema siriano, ma solo a far deragliare la questione dal percorso politico. Non solo farebbe aggravare ulteriormente la crisi, ma ne causerebbe anche la diffusione in altri paesi della regione … Durante le consultazioni sulla bozza di risoluzione di oggi, i paesi sponsor non hanno dimostrato alcuna volontà politica o cooperazione, adottando un approccio rigido e arrogante alle ragionevoli preoccupazioni fondamentali degli altri paesi interessati, e rifiutandosi di effettuare le revisioni …. la Cina è impegnata a raggiungere un consenso, ha lavorato duro per una estensione uniforme del mandato dell’UNSMIS e sostenuto gli sforzi di Kofi Annan per la mediazione. Al contrario, alcuni paesi sono ansiosi di interferire negli affari interni di altri paesi, per alimentare le fiamme e seminare discordia in completo disprezzo delle possibili conseguenze. Questa volta hanno ripetuto il loro vecchio trucco di fissare precondizioni come ostacoli alla proroga del mandato UNSMIS, e l’hanno accompagnato con l’invocazione del capitolo VII della Carta e la minaccia di sanzioni, nel tentativo di cambiare o addirittura rinnegare il difficile consenso raggiunto dal gruppo di azione, nel corso della riunione di Ginevra. Hanno mostrato solo arroganza, non sincerità durante le consultazioni.”
L’ambasciatore russo Vitalij Churkin ha dichiarato:
I membri occidentali del Consiglio di Sicurezza hanno rifiutato di escludere un intervento militare. I loro calcoli, nell’utilizzare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per promuovere i loro piani per imporre i propri disegni agli Stati sovrani, non prevarranno. Stanno sostenendo le proprie intenzioni geopolitiche, che non hanno nulla in comune con gli interessi legittimi del popolo siriano. Questo ha portato ad una escalation del conflitto, che ha raggiunto proporzioni tragiche …. Il loro approccio è particolarmente ambiguo, dato quello che si è successo ieri a Damasco. Mi riferisco al grave attentato terroristico“.
Il 18 luglio, i terroristi hanno tentato un colpo di stato contro il governo del presidente siriano Assad, massacrando il suo ministro della Difesa, il generale Daoud Rajha, il suo vice e cognato di Assad, Assef Shawkat, e il generale Hassan Turkmani, ex Ministro della Difesa. Diversi altri ministri del governo sono stati gravemente feriti, in quanto hanno partecipato alla riunione di alto livello a Damasco. Anche se un gruppo islamico siriano, Liwa al-Islam, ha rivendicato l’attacco alla “sala di controllo delle crisi nella capitale Damasco“, con la guardia del corpo del presidente Assad che ha fatto detonare l’esplosivo, un ricercatore presso la Columbia University, Younes Abouyoub ha dichiarato: “Questa può essere una grande operazione di intelligence che coinvolge servizi segreti stranieri. Prima di tutto la tempistica di questa azione, il fatto che ha preso di mira tre figure di spicco del governo siriano, dimostra che sono professionisti, non dilettanti … non è l’operato di una o due persone, questo è stata una operazione molto attentamente pianificata, ben organizzata e realizzata.” Il corrispondente di guerra Eric Margolis ha aggiunto che: “L’operazione era troppo ben disposta per essere stata effettuata da un dilettante, perché tale vertice tra i funzionari di alto profilo, normalmente dalla sicurezza più dura, rendeva impossibile a un singolo attentatore suicida infiltrarsi … può esserci stato dell’esplosivo nascostovi prima dell’incontro …. il danno riportato ha superato di gran lunga i danni che possono essere causati da un uomo con un giubbotto da suicida.”
In modo grossolanamente irrazionale e in violazione di ogni logica, Regno Unito, Stati Uniti e Francia hanno sostenuto che gli omicidi premeditati dei migliori  ministri della sicurezza del presidente siriano Assad, giustificavano l’adozione della risoluzione 2043, ai sensi del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, che avrebbe imposto sanzioni contro il governo Assad, e aperto la strada a un’azione militare contro il governo siriano. Le contorsioni necessarie per arrivare a questa distorsione della realtà orwelliana, spiegano anche il vergognoso fallimento del Consiglio di Sicurezza nel condannare questi omicidi terroristici. Anche se l’opposizione siriana è innegabilmente intrisa di terroristi armati, identificati nientedimeno che dall’autorità del capo dell’intelligence degli Stati Uniti, James Clapper, come operativi di al-Qaida, questo non ha impedito alle potenze occidentali, Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia di abbracciarli, ed opporsi a qualsiasi dichiarazione del Consiglio di sicurezza di condanna delle loro attività terroristiche. Se la Russia aveva già avanzato l’argomento specioso che il suo governo non è “sposato” al governo di Assad, ciò non ha avuto alcun effetto, dato che anche se ci fosse stato un tale “matrimonio”, la possibilità di divorzio è a disposizione di chi ha abbastanza onore e principio sufficiente per terminare un superficiale, putrefatto “matrimonio” che minaccia di coinvolgere gli altri quali “danni collaterali”. Tuttavia, il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, per motivi incontestabili, ha denunciato il rifiuto del Consiglio di Sicurezza nel condannare gli attentati terroristici del 18 luglio a Damasco, e il fallimento dell’Occidente nel ripudiare il suo matrimonio con il terrorismo, (che ha avuto inizio durante l’amministrazione Carter, con l’armamento e il finanziamento dei terroristi islamici in Afghanistan). Lavrov ha dichiarato: “Questo è il sostegno diretto del terrorismo. Si tratta di una posizione sinistra. Non riesco a trovare parole per esprimere il nostro atteggiamento verso ciò“.
Secondo il New York Times del 24 luglio 2012: “A febbraio, il direttore della National Intelligence degli Stati Uniti, James Clapper, ha detto in una audizione del Congresso che c’erano “tutte le caratteristiche di un attacco stile al-Qaida” in una serie di attentati contro obiettivi di sicurezza e di intelligence a Damasco. Lui e altri testimoni della comunità di intelligence l’attribuiscono alla diffusione in Siria del ramo iracheno di al-Qaida …. Daniel Byman, un esperto di antiterrorismo, professore alla Georgetown University e borsista presso la Brookings Institution, ha detto che è chiaro che al-Qaida sta cercando di diventare più attiva in Siria. Come ha già fatto in Somalia e Mali, e prima ancora in Cecenia e Yemen, il gruppo sta cercando di trasformare un conflitto locale a proprio vantaggio. ‘Non c’è alcun dubbio che al-Qaida voglia fare questo, e in realtà sono abbastanza bravi in questo genere di cose’, ha detto. ‘Hanno fatto bene a prendere un conflitto locale e renderlo globale’“. 
Nonostante l’avvertimento a febbraio di James Clapper, secondo cui “la serie di attentati contro obiettivi della sicurezza e dell’intelligence del governo a Damasco, portava tutte le caratteristiche di un attacco di al-Qaida” il 21 giugno 2012, la prima pagina del New York Times dichiarava, con un articolo di Eric Schmitt: “La CIA ha detto di aiutare a inviare armi ai ribelli siriani … Un piccolo numero di ufficiali della CIA sta operando segretamente nel sud della Turchia, aiutando gli alleati a decidere quali combattenti dell’opposizione siriana riceveranno armi attraverso il confine, per combattere il governo siriano, secondo degli ufficiali delle intelligence statunitense e arabe. Le armi, tra cui fucili automatici, granate, munizioni e alcune armi anticarro, sono state inviate per lo più attraverso il confine turco, per mezzo di un’oscura rete di intermediari della fratellanza musulmana in Siria, e pagate da Turchia, Arabia Saudita e Qatar, dicono i funzionari.”
Il servizio di intelligence tedesco, il BND, ha rivelato che “circa 90 attacchi terroristici, che possono essere attribuiti alle organizzazioni vicine ad al-Qaida o a gruppi jihadisti, sono stati effettuati in Siria tra la fine di dicembre e l’inizio di luglio”. “Almeno tre grandi quotidiani tedeschi – Die Welt, Die Frankfurter Allgemeine Zeitung e Bild hanno pubblicato articoli che attribuiscono la responsabilità del massacro del 25 maggio nella città siriana di Houla, alle forze dei ribelli antigovernativi… scrive sul Bild il corrispondente di guerra tedesco Jurgen Todenhofer, accusando i ribelli di ‘uccidere deliberatamente civili e poi presentarli come vittime del governo.’ Ha descritto questa ‘strategia del marketing della strage’ come  tra le cose più disgustose che abbia mai sperimentato in un conflitto armato’“.  
Dopo il veto russo del 19 luglio, l’ambasciatore russo Vitalij Churkin ha dichiarato esplicitamente che uno degli obiettivi geopolitici degli implacabili tentativi occidentali di distruggere il governo siriano di Assad, è indebolire il suo alleato, l’Iran. L’Ambasciatore Churkin ha subito chiarito che ciò implica l’integrità della Russia, che a sua volta, è obiettivo di ciò che il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, il 12 marzo, al Consiglio di Sicurezza, ha descritto come “ingegneria geopolitica”. E questa ingegneria geopolitica è già molto avanzata. Anche in Russia.
Anche se il tenore di vita del popolo russo è notevolmente migliorato durante il primo termini di Putin da presidente, al momento della sua rielezione di quest’anno, l’opposizione guidata da Aleksej Navalny e Boris Nemtsov si è formata, effettuando molteplici manifestazioni contro sia il partito di Putin, Russia Unita, che contro Putin stesso, rieletto presidente, sia prima che dopo la sua elezione. E, naturalmente, i piani abortiti per assassinare lo stesso Putin, organizzato da operativi ucraini, è al vertice della lista delle azioni terroristiche contro la Russia.
All’inizio del 2011, Navalny era stato invitato a visitare New York, e ha parlato in occasione di eventi ampiamente pubblicizzati presso la New York Public Library, e in altri luoghi pubblici. Le recenti manifestazioni di Mosca, guidate da Navalny e Nemtsov, avevano il potenziale di destabilizzare il governo di Putin. Quando il nuovo ambasciatore statunitense McFaul è giunto a Mosca, tra le sue prime attività vi furono gli incontri con i leader dell’opposizione in Russia. Come furono destati i sospetti, lo stesso Putin ha accusato il Segretario di Stato Hillary Clinton di essere la forza responsabile di aver fomentato i disordini civili. Numerosi intellettuali russi sospettavano le agenzie degli Stati Uniti, come il NED ed altre, di istigare questi disturbi che minacciavano disordini civili, o peggio la Russia stessa. Nel tentativo di smascherare e controllare gli sforzi stranieri per destabilizzare il governo russo, entrambe le camere del Parlamento russo, la Duma di Stato e il Consiglio della Federazione, hanno approvato una legge, firmata dal presidente Putin, che chiede alle ONG finanziate da enti esteri, impegnate in attività politiche in Russia, di registrarsi come agenti stranieri. Questo disegno di legge è stato ispirato, e modellato, su una legge quasi identica degli Stati Uniti, le organizzazioni che richiedono di operare negli Stati Uniti, ma sono finanziate dall’estero, devono iscriversi come agenti stranieri del paese finanziatore delle loro attività.
Le provocazioni delle agitazioni sociali e politiche nella Federazione russa, sono state esacerbate dal sito Kavkaz Center, ospitato e finanziato da Finlandia e Svezia, e istigato da Doku Umarov, indicato quale terrorista internazionale dal Comitato sulle sanzioni contro i taliban e al-Qaida del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (ai sensi della risoluzione 1267) per aver organizzato numerose attività terroristiche, tra cui la presa di ostaggi e il massacro di centinaia di bambini della scuola di Beslan, nel settembre del 2003, e l’attentato suicida all’aeroporto di Mosca, Domodedevo, nel gennaio 2011 che uccise 35 persone. Umarov è anche nella lista delle Nazioni Unite dei terroristi internazionali per le sue connessioni con il Movimento islamico dell’Uzbekistan, l’Unione della Jihad islamica, il Battaglione Sabotaggio dei Martiri ceceno, e altre organizzazioni terroristiche. Il Kavkaz Center di Umarov ha inesorabilmente istigato movimenti islamisti separatisti violenti nelle grandi comunità musulmane, residenti in pace fino a quel momento, in tutta la Federazione Russa.
E’ una coincidenza che il 19 luglio, la storica giornata in cui il terzo doppio veto è stato rilasciato da Russia e Cina al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Andrew Roth avesse riportato sul New York Times:
Mosca – Un alto funzionario musulmano è stato ucciso e un altro è stato ferito in due diversi attacchi, giovedì, nella centrale repubblica russa del Tatarstan, un focolaio di violenza inusuale in un settore spesso additato come un modello di relazioni interreligiose. Il capo dell’istruzione islamica della regione, Valiulla Yakupov, è stato ucciso davanti alla sua abitazione nella mattinata di giovedì a Kazan. Meno di un’ora dopo, Ildus Faizov, il Mufti capo della regione Tatarstan, è stato ricoverato in ospedale dopo che una bomba è esplosa nell’auto che stava guidando a Kazan, hanno detto gli inquirenti russi. Faizov, che è stato proiettato fuori dall’automobile dalla forza dell’esplosione, ha subito la frattura delle gambe. Il comitato antiterrorismo della Russia ha detto, in una dichiarazione, che motivi diversi per l’attentato sono oggetto di indagine, tra cui le recenti dichiarazioni contro la crescita del radicalismo religioso nella Repubblica, fatta dall’organizzazione di Faizov, il Consiglio Islamico Spirituale del Tatarstan. Rustam Minnikhanov, presidente del Tatarstan, ha detto in una dichiarazione che l’attentato era un ‘ovvia sfida’ all’Islam tradizionale sostenuto da Faizov e dal Consiglio Spirituale Islamico. Faizov, che è stato eletto gran Mufti della regione nel 2011, si è battuto contro l’avanzata del radicalismo nella repubblica. Ad aprile, aveva detto in una dichiarazione pubblica, che migliaia di missionari stranieri erano entrati in Tatarstan, e che delle sette radicali musulmane erano emerse, pronte anche ad uccidere la popolazione locale per promuovere i propri obiettivi.’ Jakupov fu anche un aperto critico dell’Islam radicale, e aveva chiesto il divieto del wahhabismo in Russia. Nel 2010, tre islamisti furono uccisi in uno scontro a fuoco con la polizia nella regione del Tatarstan di Nurlatskij, aumentando i timori di una rivolta armata simile a quella nel Caucaso del Nord della Russia“. NewsLanc.com ha dichiarato: “L’attentato è avvenuto nella capitale della più importante, prospera e influente repubblica musulmana della Federazione russa … Quello che è successo, in realtà, è l’assassinio dei leader ufficiali dell’Islam moderato in Russia, il paese con la più grande popolazione musulmana in Europa.”
L’enorme importanza di questo attacco terroristico contro i leader musulmani moderati in Tatarstan, è dovuto alla sua posizione sul Volga. La Russia è attualmente coinvolta nelle insurrezioni separatiste dei terroristi islamici nel sud della Russia, nel Caucaso del Nord. Se le insurrezioni terroristiche, paragonabili a quelle in Cecenia e altrove nel Caucaso del Nord della Russia, eruttassero sul Volga, nell’Oriente della Russia e porta d’ingresso delle colossali ricchezze del petrolio, del gas e dei minerali della Siberia, la Russia potrebbe restare intrappolata in guerre su due fronti, sia nel sud e che nella parte orientale della Russia. Bashkurtistan, un’altra repubblica musulmana sul Volga, potrebbe anch’essa infettarsi con i movimenti terroristici islamici separatisti. Se le repubbliche islamiche sul Volga riuscissero a staccarsi dalla Federazione russa, la Russia, il più grande paese del mondo, potrebbe essere ridotta alle dimensioni della Francia, dall’Ucraina al Volga, perdendo il controllo delle enormi riserve di petrolio e gas ad est del Volga, che attualmente sostengono gran parte dell’economia russa, e forniscono all’Europa gran parte del petrolio e del gas.
Anche se la Russia è minacciata esistenzialmente dalle basi NATO che circondano il suo territorio, e una minaccia al suo deterrente nucleare viene posta dalla difesa antimissile, è possibile che queste minacce esterne siano meno letali rispetto al possibile smembramento della Federazione russa, minacciato dalla diffusione del terrorismo separatista dei movimenti islamici. E’ anche una coincidenza interessante che l’assassinio terroristico dei leader ufficiali dell’Islam moderato in Russia, si sia verificato subito dopo l’istituzione della base di transito della NATO sul Volga, a Uljanovsk, vicinissimo al Tatarstan.
Anche la Cina è nel mirino di questa insurrezione terroristica islamica,  convenientemente per l’agenda occidentale di indebolire, e possibilmente paralizzare, il potere competitivo di questi due giganti globali, la Russia e la Cina minacciata dalla violenta insurrezione della sua popolazione uigura musulmana, nella Cina occidentale.
I paesi USA-NATO sono impantanati nella crisi economica, destinata a peggiorare, e una guerra di vasta scala può essere percepita come un modo per accrescere le rispettive economie. E’ possibile che i rischi enormi della guerra possano scoraggiare i politici più saggi, nel qual caso, l’uso dell'”Islam come una spada“, perfezionato da Zbigniew Brzezinski, che ha progettato la politica dell’amministrazione Carter di addestramento, finanziamento e armamento dei  terroristi musulmani in Afghanistan, per provocare l’invasione dell’Unione Sovietica, ad un costo enorme per la sua integrità sociale ed economica, può essere l’arma scelta per erodere la forza di Russia e Cina. L’Ambasciatore della Russia presso la NATO, Dmitrij Rogozin, ha dichiarato, nel dicembre scorso, che l’interferenza della NATO nella cosiddetta “primavera araba” ha portato all’“imposizione della sharia in stati precedentemente relativamente laici.” Ha chiesto “fino a che punto la NATO è consapevole del fatto che l’avvento dell’Islam radicale in tutte le regioni in cui proietta la sua forza, sia il risultato delle sue azioni.”
La “primavera araba” ha portato i Fratelli musulmani al potere in ogni paese dove si sia verificata. Infatti, in Egitto, Hillary Clinton è stata bersagliata con dei pomodori, e gli Stati Uniti sono accusati di portare al potere i Fratelli Musulmani. La sharia è la forma più brutale di dominazione capitalistica, mantenendo le popolazioni terrorizzate e sottomessa ovunque sia inflitta. Attualmente si parla di smembramento e partizione della Siria, simile allo smembramento della Jugoslavia, e piani per lo smembramento della Russia e della Cina potrebbero essere sul tavolo delle potenze USA-NATO. Il veto russo-cinese del 19 luglio potrebbe avere interrotto questi piani, e distrutto qualsiasi forza morale che le potenze USA-NATO avrebbero rivendicato per le loro più evidenti avventure napoleoniche militariste. In mancanza di coerenza morale e legittimità che il supporto della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avrebbe potuto conferire, sostenendo tramite le pubbliche relazioni la vendita dell’aggressione al pubblico credulone, un pubblico che finirebbe per pagare il costo delle guerre imperialistiche, gli stessi USA-NATO possono eventualmente esserne erosi, come successe alle forze napoleoniche che furono mortalmente fermate nei pressi di Borodino, in Russia, nel 1812. In seguito alla battaglia decisiva di Borodino, l’enorme ma demoralizzato esercito napoleonico subito dopo si disintegrò, e infine l’impero napoleonico, a sua volta, crollò. Nonostante la più intensa pressione per la capitolazione, nel corso della crisi siriana, il triplo doppio veto di Russia e Cina al Consiglio di Sicurezza dell’ONU regge il confronto con l’analisi di Tolstoj della componente psicologica degli eventi storici, una componente che considerava infine decisiva. E’ essenziale che le persone di Regno Unito, Francia e Stati Uniti, impediscano che si verifichi lo schieramento di “fine estate” delle armi di distruzione di massa navali nel Mediterraneo orientale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La battaglia di Damasco è iniziata

Thierry Meyssan Réseau Voltaire Damasco (Siria) 19 luglio 2012

Le potenze occidentali e del Golfo hanno lanciato la più grande operazione di guerra segreta dai tempi dei Contras in Nicaragua. La battaglia di Damasco non è destinata a rovesciare il presidente Bashar al-Assad, ma a spezzare l’esercito siriano per meglio assicurare il dominio di Israele e degli Stati Uniti in Medio Oriente. Mentre la città si sta preparando a un nuovo assalto dei mercenari stranieri, Thierry Meyssan traccia il punto della situazione.


Da cinque giorni Washington e Parigi hanno lanciato l’operazione “Vulcano di Damasco, e terremoto in Siria.” Non è una nuova campagna di bombardamenti aerei, ma un’operazione militare segreta, simile a quella utilizzata ai tempi di Reagan in America Centrale.
40-60000 Contras, soprattutto libici, sono arrivati in pochi giorni nel paese, il più delle volte dal confine giordano. La maggior parte di loro sono aggregati all’esercito libero “siriano”, struttura paravento delle operazioni segrete della NATO, posta sotto il comando turco. Alcuni sono affiliati a gruppi di fanatici, tra cui al-Qaida, posti sotto il comando del Qatar o della fazione della famiglia reale saudita dei Sudeiri. Tra l’altro, hanno preso alcuni posti di frontiera, e poi si sono trasferiti nella capitale, dove hanno seminato confusione attaccando dei bersagli casuali che trovavano: gruppi di poliziotti o militari isolati.
Mercoledì mattina, una esplosione ha distrutto il quartier generale della Sicurezza Nazionale, dove si incontravano alcuni membri del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Avrebbe ucciso il Generale Daoud Rajha (Ministro della Difesa), il Generale Assef Shawkat (Viceministro) e il Generale Hassan Turkmani (sostituto Vicepresidente della Repubblica). Le modalità  dell’operazione rimangono incerte: potrebbe essere stato un attentatore suicida o il lancio da un drone stealth.
Washington spera che la decapitazione parziale dell’apparato militare induca alcuni alti ufficiali a disertare con le loro unità, o addirittura a rivoltarsi contro il governo civile. Non è accaduto nulla. Il presidente Bashar al-Assad ha immediatamente firmato i decreti di nomina dei loro successori e la continuità dello Stato è stata garantita impeccabilmente.
A Parigi, Berlino e Washington, i mandanti dell’operazione si sono scatenati nella squallida farsa della condanna delle azioni terroristiche, mentre riaffermano il proprio sostegno politico e logistico militare ai terroristi. Senza vergogna, hanno concluso che la responsabilità di questi omicidi non era dei colpevoli, ma delle vittime che avevano rifiutato di dimettersi sotto pressione e di consegnare la loro patria agli appetiti occidentali.
Caracas e Teheran hanno inviato le loro condoglianze alla Siria, sottolineando che l’attentato è stato commissionato e finanziato dalle potenze occidentali e del Golfo. Anche Mosca ha espresso le sue condoglianze e ha detto che le sanzioni richieste del Consiglio di Sicurezza contro la Siria, equivalgono al sostegno politico dei terroristi che l’attaccano.
I canali televisivi nazionali hanno cominciato a trasmettere musica militare e canzoni patriottiche. Interrompendo i programmi, il Ministro dell’Informazione Umran al-Zou’bi ha chiesto la mobilitazione di tutti: non è più il tempo delle dispute politiche tra governo e opposizione, è la nazione che viene attaccata. Ricordando l’articolo della Komsomolskaja Pravda, in cui ho descritto l’operazione mediatica di demoralizzazione preparata dalle reti TV del Golfo e occidentali [1], ha avvertito i suoi connazionali del suo imminente lancio. Poi, ha smentito le menzogne delle reti TV del Golfo secondo cui una rivolta era scoppiata nella quarta divisione e delle esplosioni avrebbero devastato la sua principale caserma.
I canali nazionali hanno trasmesso più volte, per ore, degli annunci che indicavano come ricevere i loro programmi su Atlantic Bird, in caso di interruzione dei satelliti Arabsat e Nilesat.
In Libano, Sayyed Hassan Nasrallah ha ricordato la fratellanza d’armi che unisce Hezbollah alla Siria contro l’espansionismo sionista, ed ha assicurato l’esercito siriano sul suo sostegno.
L’attentato è il segnale della seconda parte dell’operazione. I commando infiltratisi nella capitale hanno  poi attaccato diversi obiettivi, più o meno scelti. Così, un gruppo di 100 Contras ha attaccato la casa adiacente al mio appartamento, al grido di Allah Akbar! Un alto funzionario militare vi risiedeva. Dieci ore di combattimento ininterrotto vi hanno fatto seguito.
Considerando che, all’inizio della notte, l’esercito reagiva con misura, l’ordine veniva restaurato con più ritardo che usando la forza indiscriminatamente. Non si trattava più di combattere contro dei terroristi giunti per destabilizzare la Siria, ma di affrontare un’invasione straniera occulta, e di salvare la patria in pericolo.
L’aviazione è entrata in azione per distruggere le colonne dei mercenari diretti verso la capitale.
In tarda mattinata, è tornata la calma a poco a poco in città. I Contras ed i loro collaboratori sono stati dappertutto costretti a ritirarsi. Il traffico è stato restaurato sulle strade principali, e degli sbarramenti sono stati installati nel centro della città. La vita riprendeva. Tuttavia, ancora si sentono degli spari sparsi qua e là. La maggior parte delle attività sono chiuse, e ci sono lunghe code davanti alle panetterie.
Tutti si aspettano che l’assalto finale venga lanciato nella notte di giovedì e venerdì, e per tutto il giorno di venerdì. Non c’è dubbio che l’esercito siriano uscirà vittorioso ancora una volta, perché il rapporto di potenza è a suo vantaggio, e che l’esercito di leva sia sostenuto dalla popolazione, compresa l’opposizione politica interna.
Come previsto, Arabsat e Nilesat hanno scollegato il segnale televisivo di al-Dunya nel bel mezzo del pomeriggio. L’account Twitter di al-Dounia è stato dirottato dalla CIA, per diffondere dei falsi messaggi che annunciano il ritiro dell’esercito siriano.
Le reti TV del Golfo hanno annunciato il crollo della valuta, preludio della caduta dello Stato. Il governatore della Banca centrale, Adib Mayaleh, ha parlato alla televisione nazionale smentendo la disinformazione e confermando il tasso di cambio di 68,30 lire siriane per un dollaro USA.
Rinforzi sono stati dispiegati intorno alla piazza degli Omayyadi per proteggere gli studi televisivi pubblici, che sono considerati un obiettivo prioritario per tutti i nemici della libertà. Degli studi di ricambio sono stati installati presso l’hotel Rosa di Damasco, dove si crogiolano gli osservatori delle Nazioni Unite. La presenza di coloro che hanno lascito perpetrare l’attacco alla capitale, senza interrompere la loro pigrizia, serve da protezione de facto dei giornalisti siriani che cercano di informare i loro concittadini che rischiano la vita.
Al Consiglio di Sicurezza, Russia e Cina si sono opposte per la terza volta ponendo il veto a una bozza di risoluzione occidentale e del Golfo, volta a rendere possibile un intervento militare internazionale. I loro rappresentanti hanno instancabilmente denunciato la propaganda volta a far passare l’attacco straniero contro la Siria per una rivolta repressa nel sangue.
La battaglia di Damasco dovrebbe riprendere stasera.

[1] “La NATO sta preparando una grande operazione di disinformazione“, Réseau Voltaire, 10 giugno 2012.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La debacle in Siria

Thierry Meyssan Réseau Voltaire Damasco (Siria) 4 aprile 2012

Con 83 Stati e organizzazioni intergovernative rappresentati, la seconda conferenza degli “amici” della Siria è stato un successo mediatico. Ma questa messa in scena non riesce a nascondere la sconfitta della NATO e del GCC in Siria, incapace di rovesciare il regime dopo un anno di guerra a bassa intensità, e ora costretta ad allontanarsene davanti al fronte russo-sino-iraniano. Thierry Meyssan decifra questa strana conferenza diplomatica, in cui le parole sono state pronunciate non per di dire, ma per nascondere.

Il presidente Bashar al-Assad ha visitato Homs il 27 marzo 2012. Ha visitato il quartiere di Bab Amr dove i takfiristi siriani [1] e i combattenti stranieri avevano proclamato, per un mese, un emirato islamico indipendente. Ha assicurato i residenti sfollati che lo Stato avrebbe ricostruito le loro case “molto meglio di prima“, e che avrebbero potuto presto tornare a casa. Migliaia di persone, per lo più sunniti, erano state costrette a fuggire per evitare di cadere sotto la dittatura degli islamisti. In loro assenza, le case sono state saccheggiate e centinaia sono state fatte saltare dai ribelli, se non erano state distrutte dai combattimenti.
Bashar al-Assad, che rimane il capo di stato più popolare del mondo arabo, ha incontrato gli homsiti, ma ha rinunciato al tradizionale bagno di folla per la presenza sempre possibile di qualche terrorista isolato.
La guerra a bassa intensità è finita “una volta per tutte“, ha detto Jihad Makdissi, portavoce del ministero degli esteri siriano. Il paese, le cui principali infrastrutture energetica e delle telecomunicazioni, sono state sabotate, entra in una fase di ricostruzione.
Nel frattempo, la NATO e il GCC hanno continuato i loro maneggi. Una riunione del Consiglio nazionale siriano si è tenuta per adottare un “Patto Nazionale” accettabile per l’opinione pubblica occidentale. Si trattava di dare una parvenza laica e democratica ad un organismo dominato dalla Fratellanza Musulmana, che vuole l’instaurazione della sharia e di un regime islamico. Il programma scritto dai fratelli è stato curato dai consulenti per la comunicazione e arricchito da alcune espressioni politicamente corrette. È stato adottato durante uno strano scrutinio, in cui i fratelli hanno votato contro e vi hanno fatto partecipare degli sconosciuti che l’hanno votato, in modo che il testo passasse senza che avessero nulla da negare. Il Consiglio dispone di un testo programmatico che impegna solo coloro che lo leggono, e che la maggioranza dei suoi membri permanenti spera di calpestare al più presto.
Da parte loro, il Segretario Generale della Lega Araba e il suo omologo delle Nazioni Unite, hanno nominato un inviato speciale congiunto, Kofi Annan, per negoziare una via d’uscita dalla crisi. Si è assunto la responsabilità di un piano in sei punti, una versione leggermente modificata della proposta russa fatta alla Lega. Ha ottenuto l’assenso del presidente al-Assad, a condizione che tali disposizioni non siano distorte nel loro senso e usate per infiltrare nuovamente armi e combattenti.
E’ in questo contesto che la NATO e il GCC hanno convocato la seconda conferenza degli “Amici” della Siria, la prima Domenica di Aprile a Istanbul. 83 Stati e organizzazioni intergovernative vi hanno partecipato, sotto la presidenza dal turca [2].
Come hanno fatto nel loro precedente incontro a Tunisi, il 24 febbraio, i partecipanti hanno in primo luogo riaffermato il loro sostegno a “una transizione politica guidata dai siriani verso uno stato civile, democratico, pluralista, indipendente e libero, uno Stato che rispetti i diritti delle persone indipendentemente dalla loro etnia, religione o genere“[3], una posizione di distrazione, tra l’altro, che proviene da paesi che non sono né civili, né democratici, né pluralisti, né indipendenti, né liberi e che discriminano i loro cittadini in base alla loro etnia, religione o genere, come l’Arabia Saudita e il Qatar.
Poi, gli “Amici” della Siria hanno espresso il loro fermo sostegno al piano in sei punti di Kofi Annan, anche se la presidenza turca della Conferenza  proponeva l’armamento e il finanziamento dei ribelli, in violazione del piano Annan.
Su questa linea, la Conferenza ha ascoltato le relazioni del Consiglio nazionale siriano. Ha accolto con favore l’adozione formale del Patto Nazionale e la volontà dei membri del Consiglio di lavorare insieme, dimenticando che la riunione del Consiglio si è conclusa tra grida, porte sbattute e le dimissioni di 24 delegati curdi. Di conseguenza, ha riconosciuto il Consiglio come “un” legittimo rappresentante del popolo siriano, e come organizzazione che rappresenta i gruppi di opposizione siriani.
Queste lodi immeritate non devono essere intese riflettenti l’ignoranza o la cecità della situazione, ma come una caramella diplomatica per far dimenticare piacevolmente una grande delusione. In effetti, la Conferenza ha rifiutato di riconoscere il Consiglio come “il” rappresentante del popolo siriano, vale a dire, come parlamento in esilio che potesse nominare un governo in esilio e reclamare la sede siriana alle Nazioni Unite. Questo rifiuto dimostra che gli “Amici” della Siria hanno rinunciato al cambio di regime e che disperano che il Consiglio giunga a governare. La sua funzione s’è limitata oramai a partecipare alle campagne mediatiche contro il proprio paese. In questa prospettiva, il dipartimento di propaganda della Casa Bianca ha bisogno di controllare la comunicazione di tutta l’opposizione siriana. Pertanto, la Conferenza ha preteso di avere un solo contatto, il Consiglio, per cui è stato detto a tutti i gruppi di opposizione di confluirvi.

Il Centro di Responsabilità siriano
Chiusa la questione disciplinare, la Conferenza ha registrato ufficialmente la creazione di tre nuovi organi. In primo luogo, su iniziativa del Dipartimento di Stato statunitense, un centro di intelligence è stato incaricato di “raccogliere, confrontare, analizzare” tutte le informazioni disponibili sulle violazioni dei diritti umani commesse dalle autorità siriane, in vista del loro futuro giudizio da parte di una corte internazionale [4].
A Damasco, ricordiamo che per anni gli Stati Uniti hanno pensato di incolpare il presidente Bashar Assad della responsabilità dell’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafik Hariri. Hanno poi lavorato alla raccolta di false testimonianze e nell’istituzione del Tribunale speciale per il Libano. Abbiamo sentito i vassalli di Washington, in Medio Oriente, profetizzare che il presidente siriano sarebbe stato legato mani e piedi e trascinato a L’Aia. Ricordiamo inoltre che le false testimonianze accumulate contro Assad sono crollate tra scandali di corruzione, e che Washington ha deciso di dirigere il sua dispositivo pseudo-legale contro altri obiettivi.
Resta il fatto che questo centro avrà principalmente il compito di coordinare il lavoro delle ONG già sovvenzionate direttamente o indirettamente da Washington, come ad esempio Amnesty International, Human Rights Watch e la Federazione Internazionale dei Diritti Umani. Per questo lavoro di segreteria, il Dipartimento di Stato ha subito rilasciato 1,25 milioni di dollari e messo a disposizione il personale necessario.

Il Gruppo di lavoro sulle sanzioni
La Conferenza ha istituito un gruppo di lavoro sulle sanzioni. Si tratta ufficialmente di coordinare le azioni di Stati Uniti, Unione Europea, Lega Araba, ecc. per renderle più efficaci. I siriani hanno risposto sottolineando che le sanzioni li colpirebbero, ma avrebbero danneggiato anche alcuni dei loro vicini. Pertanto, il documento finale sottolinea inoltre che il gruppo farà in modo che tali sanzioni non danneggino paesi terzi, cosa che include l’apertura di vie commerciali alternative.
Infatti, la Lega Araba era stata costretta a sospendere le sanzioni che aveva decretato, perché minacciavano direttamente l’economia dei propri membri. Ad esempio, la Giordania s’è trovata brutalmente privata di oltre due terzi delle sue importazioni, e avrebbe dovuto essere privata dell’acqua potabile che le viene fornita dalla Siria. In una settimana, la sua economia era crollata.
Il gruppo di lavoro incaricato della sanzioni sembra la quadratura del cerchio. La sua prima riunione si è svolta a Parigi nella seconda metà di aprile, vale a dire, prima delle elezioni presidenziali francesi e dell’atteso cambiamento politico che ne deriverà.

Il Gruppo di lavoro sulla ripresa economica e lo sviluppo della Siria
Terzo e ultimo organo creato dalla Conferenza: il Gruppo di lavoro per la ripresa economica e lo sviluppo. In origine era previsto che il Consiglio nazionale siriano avrebbero formato il primo governo dopo la caduta del presidente siriano Bashar al-Assad. In questa prospettiva, doveva ricevere una sostanziale assistenza finanziaria, che gli avrebbe consentito di mobilitare una popolazione resa esausta dalle sanzioni. La promessa di questa manna aveva attratto in seno al Consiglio ogni tipo di squalo possibile.
Dato che da una parte non si tratta più di un cambiamento di regime e, dall’altra, si annuncia l’inasprimento delle sanzioni, perché aiutare il Presidente al-Assad a rilanciare l’economia e lo sviluppo del suo paese? E perché questo gruppo di lavoro è co-presieduto dagli Emirati Arabi Uniti e dalla Germania?
La nostra ipotesi, fino a nuovo avviso, è che questo gruppo di lavoro debba camuffare il pagamento delle riparazioni di guerra da parte della Francia, in cambio della restituzione dei suoi ufficiali detenuti in Siria. I nostri lettori e ascoltatori sanno che 19 soldati francesi sono stati arrestati in Siria e che tre di loro sono stati restituiti al Capo di Stato Maggiore, ammiraglio Edouard Guillaud, durante la sua visita in Libano. I negoziati proseguono tra le due parti attraverso gli Emirati Arabi Uniti. La Francia ha ammesso che i prigionieri sono suoi cittadini, anche se tutti hanno la doppia cittadinanza algerina o marocchina, ma nega che si tratti di militari in missione. Sostiene che si tratta di jihadisti, venuti a combattere su propria iniziativa e a sua insaputa. La Siria ha sostenuto che gli apparati di comunicazione della NATO che avevano, provano che stavano agendo sotto questa bandiera. In ogni caso, la Francia potrebbe pagare un risarcimento per la loro liberazione, ma la sua quantità è difficile da stabilire. La Siria chiede un risarcimento per i danni di guerra, per le migliaia di morti e per le infrastrutture distrutte. La Francia nota che se ci fosse stata una guerra segreta, non l’avrebbe condotta da sola e non sarebbe quindi l’unica responsabile. Nel caso in cui la Francia dovesse pagare, si rifiuterebbe di riconoscere pubblicamente il motivo per il movimento dei fondi. Dovrebbe quindi rendere anonima tale somma con l’aiuto del suo partner tedesco.
Washington ha rinunciato a cambiare il regime siriano, perché non ne ha i mezzi militari. Inizialmente, piuttosto che riconoscerlo il segretario alla difesa Leon Panetta ha sottolineato che l’intervento militare non farebbe che complicare la situazione sul terreno e gettare il paese nella guerra civile, invece di impedirla. Poi, il Capo di Stato Maggiore, il generale Martin Dempsey, e il comandante del CentCom, il generale James Mattis, hanno ammesso che l’US Air Force non avrebbe potuto bombardare la Siria, se le fosse stato ordinato, perché il paese è stato dotato dalla Russia del più efficace sistema antiaereo di tutto il mondo. Inoltre, i generali statunitensi hanno ammesso di continuare a monitorare lo spazio aereo della Siria, non più per fornire informazioni all’esercito libero siriano, ma per assicurarsi che non si impadronisca degli arsenali chimici e biologici. In altre parole, non solo Washington ha abbandonato il cambio di regime con la forza, ma si assicura che ciò non si verifichi, in modo di non entrare in conflitto con la Russia, la Cina e l’Iran.
Invece, Washington strumentalizza il caso siriano per mettere in imbarazzo Mosca e Pechino. La creazione del centro di responsabilità siriano, si riassume nella creazione di una nuova campagna di propaganda anti-siriana, non per aprire la strada ad un intervento NATO, ma per accusare la Russia e la Cina di essere delle dittature solidali con un’altra dittatura. E le sanzioni non hanno più lo scopo di demoralizzare la borghesia e farla rivoltare contro il regime, ma di costringere la Russia e la Cina a pagarla per la Siria.
E’ su questo sfondo che si deve interpretare il trambusto di Alain Juppé. Il ministro degli esteri francese sa che le sue dichiarazioni anti-siriane sono vacue, ma non gli resta che lasciare l’incarico al più presto, e che il suo successore si rifiuti di accettarne le conseguenze in nome dell’alternanza politica. La sua tracotanza permanente serve sia ad alimentare il dossier che il Centro di Responsabilità siriano prepara, che a soddisfare una lobby il cui supporto troverà utile quando sarà all’opposizione.
A questo proposito, Damasco, che anticipa la sconfitta elettorale di Nicolas Sarkozy, ha inviato un diplomatico di alto livello a Parigi. Ha incontrato il suo amico, l’ex ministro degli esteri socialista, che l’ha introdotto da Francois Hollande. La Siria conosce perfettamente i legami tra il candidato socialista e Israele e Qatar. Ma è sicura che il prossimo presidente francese si schiererà prima di tutto sulle posizioni degli Stati Uniti, e quindi cesserà ogni sostegno all’opposizione armata.

Note:
[1] I takfiristi sono musulmani settari che credono di detenere la pura verità e intendono eliminare gli eretici. I loro principali leader spirituali hanno trovato rifugio in Arabia Saudita, dove fanno appello a “uccidere un terzo dei siriani, affinché gli altri due terzi vivano”, vale a dire, a uccidere tutti i non-sunniti.
[2] «Chairman’s Conclusions Second Conference Of The Group Of Friends Of The Syrian People», Voltaire Network, 1 aprile 2012.
[3] «A Syrian-led political transition leading to a civil, democratic, pluralistic, independent and free state; one which respects people’s rights regardless of ethnicity, belief or gender»
[4] «State Department on Syria Accountability Clearinghouse», Voltaire Network, 2 aprile 2012.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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